Primo Piano

P. Beltrami: migrazioni fenomeno stabile e duraturo

Roma - “Le migrazioni sono un fenomeno stabile e strutturale per cui la pastorale in ambito migratorio costituisce parte integrante dell’attività della chiesa locale”. Lo ha detto questa sera p. Gabriele Beltrami, responsabile Ufficio Comunicazioni Sociali degli Scalabriniani, intervenuto al corso “Lineamenti di pastorale migratoria” promosso dalla Fondazione Migrantes. Dopo un percorso storico-magisteriale dall’Ottocento ad oggi, sui documenti della Chiesa sulle migrazioni il religioso ha sottolineato che nella Chiesa locale, autoctoni e migranti “devono assumere una mentalità di comunione per intraprendere la strada dell’integrazione pastorale al fine di realizzare l’unità nella pluralità”.
P. Beltrami ha concluso evidenziando la “paternità dei Pontefici nei secoli, e una maternità, quella della Chiesa, che continuano a contribuire a costruire una società più giusta, in cui l’uomo sia considerato nella sua statura di essere creato a somiglianza di Dio, ed in cui il migrante è accolto, non più come straniero, ma come amico”.
 

Milano: un documento del Consiglio pastorale diocesano sulle migrazioni

Triuggio - “Vorremmo che nessuno rimanga indifferente, che nessuno dorma tranquillo, che nessuno si sottragga a una preghiera, che nessuno declini le sue responsabilità”. E’ quanto si legge in un documento dal titolo “Inquietudine e disagio” diffuso ieri dal Consiglio Pastorale Diocesano di Milano, riunitosi a Triuggio per svolgere il ruolo di assemblea sinodale per il Sinodo Minore “La chiesa dalle genti. Responsabilità e prospettive”. Durante il dibattito è emerso un condiviso disagio per vicende su cui la cronaca quotidiana attira l’attenzione e suscita emozioni e reazioni in tutti gli Italiani. “Che cosa sta succedendo nel Mediterraneo, in Italia e in Europa?”, si chiede il Consiglio pastorale diocesano insieme all’arcivescovo mons. Mario Delpini: “i cristiani che sono cittadini italiani vorrebbero sapere, vorrebbero capire. Può bastare un titolo di giornale per leggere una situazione? Può bastare uno slogan per giustificare una decisione? Pensiamo di aver diritto a una informazione comprensibile, pacata, argomentata”.
 Quello che succede, nel Mediterraneo, in Italia e in Europa “può lasciare indifferenti i cristiani? Possono i cristiani stare tranquilli e ignorare i drammi che si svolgono sotto i loro occhi? Possono coloro che partecipano alla Messa della domenica essere muti e sordi di fronte al dramma di tanti poveri, che sono, per i discepoli del Signore, fratelli e sorelle? Gli innumerevoli gesti di solidarietà, la straordinaria generosità delle nostre comunità può consentire di ‘avere la coscienza a posto’ mentre intorno a noi c’è gente che soffre troppo, che fa troppa fatica, che paga a troppo caro prezzo una speranza di libertà e di benessere”, sono le domande che si pone il documento: “di fronte al fenomeno tanto complesso della mobilità umana, delle migrazioni, delle tragedie che convincono ad affrontare qualsiasi pericolo e sofferenza pur di scappare dal proprio paese, la comunità internazionale, l’Europa, l’Italia possono rassegnarsi all’impotenza, a interventi maldestri, a logorarsi in discussioni e contenziosi, mentre uomini e donne, bambini e bambine muoiono in mare, vittime di mercanti di esseri umani? I governanti che i cittadini italiani hanno eletto possono sottrarsi al compito di spiegare quello che stanno facendo, di argomentare di fronte ai cittadini il loro progetto politico, che onori la costituzione, la tradizione del popolo italiano, i sentimenti della nostra gente?”.
 

Migrantes: aperto il corso di formazione annuale

Roma - “Non siamo né i più competenti né quelli che hanno maggiore disponibilità di tempo ma certamente il nostro servizio ha a che fare con la compassione di Gesù per la folla che ai suoi occhi appare un gregge senza pastore, una folla così simile a quella dei migranti così spesso preda di lupi e mercenari”. A dirlo oggi pomeriggio il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, aprendo il Corso di Formazione “Linee di pastorale migratoria” promosso dalla Fondazione Migrantes e rivolto ai Direttori Migrantes regionali e diocesani di recente nomina e i loro Collaboratori; ai Cappellani etnici (di recente nomina) che svolgono il ministero nelle Diocesi italiane e ai missionari per gli italiani all’estero di nuova nomina che devono perfezionare il loro “Attestato provvisorio” rilasciato dalla Cemi (Commissione Episcopale per le Migrazioni) e ricevere al termine del Corso l’ “Attestato definitivo”; ai religiosi, religiose, laici impegnati nel volontariato e interessati alle migrazioni e ai seminaristi. All’edizione 2018 del Corso parteciperanno 65 corsisti provenienti da 47 diocesi italiane che ascolteranno diversi interventi guidati da don De Robertis e dal presidente mons. Guerino Di Tora che celebrerà questa sera la liturgia eucaristica al termine della prima giornata.
 

Card. Parolin: “occorre una risposta comune sulle migrazioni”

Città del Vaticano - “Credo che ci debba essere una risposta comune a questo problema. Certamente i porti chiusi non sono una risposta. Però la risposta può venire soltanto da una collaborazione tra tutti i Paesi europei”. A dirlo è stato il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, ha risposto al Sir parlando della questione – al centro ieri a Bruxelles – della gestione dei flussi dei migranti nel Mediterraneo e della responsabilità dell’Europa. “Ecco la domanda”, ha esordito Parolin: “L’Europa dov’è? C’è ancora? E, come si dice, se ci sei, batti un colpo”. “Credo che si debba insistere su questo”, ha poi aggiunto il segretario di Stato: “La problematica delle migrazioni è una problematica che esige il coinvolgimento di tutti. Non può essere rigettata sulle spalle di alcuni soltanto ma deve essere assunta responsabilmente da tutta Europa e da tutta la comunità internazionale però sempre in quella linea e in quell’orizzonte di umanità e solidarietà che non può mancare di fronte a questi problemi”. Il cardinale che ha parlato, a margine del simposio “Defending International Religious Freedoom: Partnership and action” in corso a Roma, ha poi detto in vista dell’incontro di Papa Francesco con il presidente Macron, che la questione migrazioni “certamente sarà uno dei temi che si affronterà con il presidente francese”.
 

Ue.Cop: una ricerca sull’immigrazione in Italia

Roma - Una indagine sull'atteggiamento degli italiani nei confronti dell’immigrazione, sarà presentata mercoledì, 27 giugno i  durante l’assemblea elettiva nazionale di Ue.Coop - Unione Europea delle Cooperative.
L’assemblea si aprirà con l’introduzione del presidente uscente di Ue.Coop Luigi Giampaolino e la tavola rotonda sul tema “Immigrazione e lavoro” alla quale partecipano Giovanni Tria Ministro dell'Economia e delle Finanze, Gian Marco Centinaio Ministro delle Politiche Agricole e del Turismo, mons. Nunzio Galantino segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, Roberto Moncalvo Presidente della Coldiretti, Francesco Greco procuratore capo di Milano e Gherardo Colombo. Introduce il presidente dell’Istituto di Ricerca Ixe’ Roberto Weber con la presentazione dei risultati dell’Indagine Ue.Coop/Ixe’ su “Gli italiani e l’immigrazione”.
 

Card. Betori: “la ricerca di un maggiore coinvolgimento dei Paesi Ue non giustifica le nostre chiusure verso i migranti”

Firenze - “La logica dello scarto tocca la persona umana quando questa trova chiusa la porta dell’accoglienza, perché c’è chi non la ritiene sufficientemente giustificata per chi aspira a una condizione di pace, a fuggire dagli spettri della fame confidando nella condivisione fraterna dei beni della terra, a una possibilità di vita migliore per sé e per i propri cari”. Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori, durante l’omelia della messa che ha celebrato ieri in cattedrale nella festa di san Giovanni Battista, patrono della città. “Ci sono ovviamente dei limiti connessi alla misura delle risorse di cui si dispone – ha aggiunto -, ma non possiamo dire che il nostro è un Paese che non può condividere perché esso stesso in stato di povertà”. Quindi, l’invito a guardare l’esempio dell’accoglienza di profughi in Paesi come il Libano per “doverci vergognare di un solo rifiuto”. Il cardinale è consapevole che “non mancano anche tra noi sacche di miseria e disagio”, ma “questo dovrebbe sollecitare piuttosto una più equa distribuzione dei beni e una presa in carico di tutte le povertà, senza eccezioni. E se è vero che tutti i Paesi in Europa devono condividere i nostri sforzi, la ricerca di un maggiore coinvolgimento degli altri non può giustificare nostre chiusure”. Di qui l’invito ad “aprire corridoi umanitari” e “promuovere politiche concrete di sviluppo nei paesi di partenza dei migranti”. “Se ne accompagni l’accoglienza con percorsi di integrazione e non si mettano i poveri contro i poveri per scopi di propaganda”. Un clima di divisione è – ha sottolineato l’arcivescovo – “sempre nocivo per una società, soprattutto quando prende a pretesto le origini etniche”. “La dignità della persona umana è un principio irrinunciabile e precede cittadinanza, provenienza, etnia, cultura, religione”.
 

Vescovi Usa: una settimana per conoscere, agire e pregare per la libertà religiosa nel mondo.

La Chiesa statunitense ha lanciato il 22 giugno una campagna in cui per sette giorni si tratterà un tema scottante che ha risvolti nella scelta di vivere la fede. E per ogni giorno un vescovo a capo di una delle commissioni della Conferenza episcopale, riferisce l'agenzia SIR,  offre un brevissimo commento che incoraggia ad agire da cristiani liberi di fronte ai temi sociali più scottanti della società americana. Migranti, obiezione di coscienza di fronte all’aborto, famiglie, linguaggio e politica, epidemia nel consumo di droghe, persecuzioni in Medioriente sono luoghi di frontiera dove i cristiani “sono chiamati a vivere con integrità e fedeli al Vangelo”, ha commentato il vescovo mons. Michael Burbidge, capo della Commissione delle comunicazioni per la Conferenza episcopale Usa, che ha aperto la campagna ponendo come modelli Tommaso Moro e John Fisher di fedeltà alla Chiesa e al servizio dei fratelli.
Mons. Joe Vasquez, presidente della Commissione per i migranti, nel suo messaggio ha voluto sottolineare che “la Chiesa e il servizio di assistenza ai migranti è stato fortemente attaccato anche per le scelte fatte nel campo dell’aborto. Oggi ci viene chiesto di scegliere tra la vita di un bambino non nato e un migrante, ma non possiamo accettare questo ricatto: noi siamo chiamati ad assistere tutti”. Il vescovo di Philadelfia, Charles Chaput, nel secondo giorno di campagna ha messo in guardia dal linguaggio politico disonesto: “Un pericolo per la democrazia e un pericolo anche per le leggi e le politiche pubbliche”. E ha suggerito di agire sui rappresentanti eletti al Congresso perché agiscano “secondo carità e giustizia, nel rispetto della fede e della libertà e dignità umana”. Altri temi della campagna sono la libertà di insegnamento per le istituzioni cattoliche, la difesa dei cristiani in Medioriente per cui si chiedono anche donazioni consistenti che consentano la permanenza nelle terre che hanno visto nascere il cristianesimo; la libertà di coscienza del personale sanitario di fronte alle richieste di aborto. Quest’ultimo tema è terreno di scontro sia negli ospedali che nelle corti poiché tanti dei dipendenti vengono denunciati perché rifiutano di sottostare a regolamenti che autorizzano l’aborto anche oltre il terzo mese di vita. La campagna affronta anche una delle emergenze sociali più drammatiche per le famiglie: la crisi legata al consumo di oppioidi.
Tanti bambini, figli di genitori tossicodipendenti sono spesso lasciati a lungo tempo in strutture di assistenza poiché, in alcuni Stati, si escludono i gruppi e le famiglie cattoliche che potrebbero occuparsi di affidamento temporaneo. “La campagna ci ricorda che la nostra fede non è una questione privata ma va proclamata dai tetti e necessita di testimoni, soprattutto tra i giovani, affamati di vita spirituale e di amicizia con Dio e alla ricerca di chi sappia testimoniarli e non solo proclamarli”, ha concluso monsignor Robert Bannon, vescovo ausiliare di Los Angeles, presidente della Commissione per l’evangelizzazione, che ha invitato ad esercitare la libertà religiosa, condividendo e non imponendo un’esperienza e una vita di fede improntata sul Vangelo.
 

Torino: mons. Nosiglia a pranzo con immigrati e rom

Torino - Mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, ieri, nella festività di San Giovanni, ha voluto pranzare, dopo la solenne concelebrazione eucaristica nella Cattedrale della città, con alcune famiglie di diverse etnie di Torino.
Tra queste una famiglia rom proveniente dai campi della città, composta da 6 persone tra cui 4 minori e seguita dalla associazione Aizo;una famiglia congolese di 8 persone tra cui 6 minori, aiutata e seguita dalla Migrantes e  una famiglia italiana di 5 persone tra cui 3 minori.
L’invito di mons. Nosiglia, che ha celebrato anche il 50mo della sua ordinazione sacerdotale, è voluto essere vuole “un richiamo al dovere dell’ospitalità che, al di là del pasto, può essere svolta da ogni famiglia e comunità della nostra città anche per altre circostanze utili ad attuare l’invito del comandamento: ‘ama il prossimo tuo come te stesso’”. Un gesto che sta sotto “il segno dell’incontro reciproco fraterno e amicale e di stile familiare, che aiuta a non aver paura dell’altro anche diverso da sé e instaura invece relazioni autentiche fra gli abitanti della stessa città che è di tutti e in cui è doveroso prestare attenzione alle persone in maggiore difficoltà”.



 

Card. Bassetti: salvaguardare sempre le vite umane

Roma - “A mio avviso non c’è bisogno di un censimento quanto piuttosto dell’applicazione delle leggi esistenti. Come Chiesa non possiamo non ricordare le parole rivolte ai rom da Paolo VI: ‘Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore’”. Lo ha detto oggi il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei in una intervista...

Migrantes: da lunedì il Corso di formazione “Linee di pastorale migratoria”

Roma - Partirà lunedì 25 giugno la nuova edizione del Corso di Formazione  “Linee di pastorale migratoria” promosso dalla Fondazione Migrantes e rivolto ai Direttori Migrantes regionali e diocesani di recente nomina e i loro Collaboratori; ai Cappellani etnici (di recente nomina) che svolgono il ministero nelle Diocesi italiane e ai missionari per gli italiani all’estero di nuova nomina che devono perfezionare il loro “Attestato provvisorio” rilasciato dalla CEMI (Commissione Episcopale per le Migrazioni) e ricevere al termine del Corso l’ “Attestato definitivo”; ai religiosi, religiose, laici impegnati nel volontariato e interessati alle migrazioni e ai seminaristi.
All’edizione 2018 del Corso parteciperanno 68 corsisti provenienti da 47 diocesi italiane che ascolteranno diversi interventi guidati dal Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis e dal Presidente mons. Guerino Di Tora che celebrerà la liturgia eucaristica al termine della prima giornata.
 
 

Tv2000: nuovo docu-film “L’odissea americana dei bambini migranti”

Roma – “L’odissea americana dei bambini migranti” è il nuovo documentario dedicato alla questione migranti trasmesso su  Tv2000 questa sera, venerdì 22 giugno alle 19.30 e alle 23.45. Il docu-film realizzato dal regista Andrea Salvadore e ambientato al confine tra Messico e Stati Uniti si aggiunge alla serie di docu-film “Angeli del mare”, di Simone Gandolfo sull'opera e il soccorso della Guardia Costiera a Lampedusa, attualmente in onda dal lunedì al venerdì alle 20.45 sull’emittente della CEI.
L’odissea americana è  stato girato tre anni fa nel Texas, alla vigilia del viaggio di Papa Francesco a Cuba e negli Usa, nella diocesi di Brownsville in Texas retta dal vescovo Daniel Ernest Flores.  
La chiesa si trova al confine con il Messico e in questi giorni è  stata al centro delle cronache: la parrocchia di Sacred Heart a McAllen, la cittadina con uno dei più grandi centri di detenzione per migranti senza documenti. Si raccontano le storie delle madri e dei bambini fuggiti dalla violenza delle gangs del Guatemala, Honduras e Salvador. Nel retro della parrocchia è stato organizzato un centro di accoglienza che commuove ad entrarci e quando arrivano le madri con i bambini scatta l’applauso dei volontari e il grido 'Bienvenidos'. Solo nell'ultimo mese 2500 bambini sono stati separati dalle loro madri, dopo l’ordine esecutivo di Trump poi ritirato.
 

Mons. De Luca: suscitare un sussulto di umanesimo cristiano nella prospettiva dell’accoglienza

Napoli - “Morire di speranza” è stato il tema della veglia di preghiera che si è svolta ieri a Napoli su iniziativa di diverse associazioni e movimenti. Tra questi l’Ufficio Migrantes e la Caritas di Napoli e la Comunità di Sant’Egidio.
Il vescovo di Teggiano-Policastro, mons. Antonio De Luca, delegato della Conferenza Episcopale Campana per il settore Migrantes, ha citato la recente lettera della Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI “Comunità accoglienti. Uscire dalla paura” a 25 anni dal precedente documento “Ero forestiero e mi avete ospitato” condividendone la suggestione “al fine di suscitare un sussulto di umanesimo cristiano nella prospettiva dell’accoglienza, che resta la sfida originaria e specifica della carità cristiana”.
 

Papa Francesco: accogliere, accompagnare, sistemare, integrare i migranti

Roma – Papa Francesco ha visitato ieri Ginevra per un pellegrinaggio ecumenico in occasione del 70° anniversario dell’istituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese. Il papa ha ringraziato i primi ecumenisti che, “spinti dall'accorato desiderio di Gesù, non si sono lasciati imbrigliare dagli intricati nodi delle controversie, ma hanno trovato l’audacia di guardare oltre e di credere nell'unità, superando gli steccati dei sospetti e della paura”. Persone – ha detto – che “con l’inerme forza del Vangelo, hanno avuto il coraggio di invertire la direzione della storia, quella storia che ci aveva portato a diffidare gli uni degli altri e ad estraniarci reciprocamente, assecondando la diabolica spirale di continue frammentazioni”. E sul volo del ritorno rispandendo ai giornalisti sul tema dei migranti e rifugiati  ha ricordato i quattro verbi da adottare nei loro confronti: “accogliere, accompagnare, sistemare, integrare”. “Ogni Paese deve fare questo con la virtù della prudenza – ha aggiunto Francesco -. Perché un Paese deve accogliere tanti rifugiati quanti ne può integrare, educare, dare lavoro. Questo è il piano. Qui stiamo vivendo un’ondata di rifugiati che fuggono dalla guerra e dalla fame da tanti Paesi dell’Africa, da guerre e persecuzioni da tanti Paesi del Medioriente”. Poi, Francesco ha ricordato che “Italia e Grecia sono stati generosissimi” nell’accoglienza. Per il Medioriente, invece, “la Turchia ne ha ricevuti tanti dalla Siria, come il Libano e la Giordania”. Il Papa ha ricordato anche il “problema del traffico dei migranti”. In particolare, nel caso dell’Africa il pontefice ha sottolineato che “il problema della fame si può risolvere”. “Tanti governi europei stanno pensando a un piano d’urgenza per investire intelligentemente in quei Paesi per dare lavoro ed educazione”. Infine, l’attenzione al problema migratorio in America, dove “la gente lascia la campagna per andare in città”, ma “c’è anche una migrazione esterna”. Il Papa ha concluso la sua visita, di una sola giornata, con una celebrazione eucaristica al Palaexpo per la comunità cattolica. Oltre 40mila i partecipanti: tra questi oltre 1000 italiani della Missione Cattolica di Ginevra a altrettanti dalle diverse Missioni Cattoliche di Lingua Italina in Svizzera. “Guai a chi specula sul pane! Il cibo di base per la vita quotidiana dei popoli dev'essere accessibile a tutti”, è stato il monito lanciato qui dal pontefice che ha spiegato come “chiedere il pane quotidiano è dire anche: ‘Padre, aiutami a fare una vita più semplice’". "La vita è diventata tanto complicata, per molti è come drogata". Si corre – ha aggiunto - dal mattino alla sera, “tra mille chiamate e messaggi, incapaci di fermarsi davanti ai volti, immersi in una complessità che rende fragili e in una velocità che fomenta l’ansia”. In questo contesto “s’impone una scelta di vita sobria, libera dalle zavorre superflue. Una scelta controcorrente”. (Raffaele Iaria)
 
 

Attraverso la parola

Firenze - Le parole non sono solo parole, le parole sono necessarie a capire di chi stiamo parlando, a chi stiamo parlando, come ci stiamo rivolgendo, come consideriamo il nostro interlocutore, qual è o quale vuole essere il nostro atteggiamento dei confronti dell’ “altro”, l’uguale o il diverso che sia, quello che fa parte del “nostro” gruppo o quello che fa parte del “loro”.  Il linguaggio verbale e quello non verbale si intrecciano permettendo agli individui di comprendersi a vicenda. Non sono solo parole. Se si sbaglia a definire un fenomeno, per una sorta di “effetto domino”, si continueranno a commettere errori, uno dopo l’altro e ci si può dimenticare in fretta che i nostri soggetti sono persone, in carne ed ossa.
L’utilizzo  degli stereotipi non ha mai smesso di caratterizzare i discorsi sui Rom; stereotipi e pregiudizi sono lievitati dal 1300 ad oggi per motivi storici, politiche scolastiche, politiche a breve termine, uso improprio dei mezzi di comunicazione, atteggiamenti di chiusura, incomprensioni... Per non parlare di cosa succedeva durante gli anni della scienza razziale o del Porrajmos, lo sterminio di Rom e Sinti durante la Seconda guerra mondiale. Le definizioni di stereotipo sono molte, ma qui considero quella di Brown che dice “Valutare qualcuno attraverso uno stereotipo significa attribuirgli certe caratteristiche considerate proprie di tutti o quasi tutti i membri del gruppo a chi questi appartiene”, ovvero le persone tendono a prendere in considerazione ciò che va a confermare la propria idea, ma si tratta appunto di una tendenza e non di inevitabilità e quindi è possibile, fattibile, porre attenzione e domandarsi qualche secondo in più, perché sto arrivando a queste conclusioni? Quali sono i miei dati e quali le mie fonti? Sono mosso dallo sdegno e dalla rabbia? Dalla semplicità di una risposta rapida e immediata? O ho dei dati oggettivi che vanno a corroborare la mia ipotesi?
Le schedature, i censimenti, non sono una novità di adesso, basta guardare il passato. Dillmann per esempio, capo della polizia di Monaco, nel 1905 scheda 3.350 persone della Baviera. Lista di nomi, che risulterà utilissima al Terzo Reich. Solo 10 anni fa, nel 2008 i prefetti di Roma, Milano e Napoli, nominati commissari straordinari per l’ “Emergenza nomadi”, consegnano al ministro dell’Interno della Repubblica Italiana del tempo, un “censimento” di 12.346, in vista della costruzioni di “villaggi attrezzati” [Piasere 2017], iniziando così il processo di segregazione che, come spiega lo stesso Leonardo Piasere, nel suo libro “L’antiziganismo”, non è altro che una forma di sterminio indiretta. “Segregazione, espulsione e disseminazione, se istituzionalizzate da politiche ad hoc, possono costituire le modalità storicamente diverse di un unico anelito zingaro”,[Piasere 2015].  E’ vero però che solo il buon utilizzo delle parole non basta: sapere di chi stiamo parlando e con chi stiamo parlando è la base  per costruire un dialogo sincero.
Vorrei fare un appello: ascoltarsi di più, capirsi nel profondo è la base da cui si può ripartire. L’integrazione, l’ inclusione o come la vogliamo chiamare, dovrebbe avere lo scopo di guardare e non solo di vedere la persona che si ha davanti, poiché sebbene apparteniamo a dei gruppi, siamo prima di tutto persone. Non è solo un discorso buonista, ma conoscere chi abbiamo davanti realmente, permette di trovare interventi adeguati e risolvere situazioni e problematiche oggettive. Gli stereotipi sono spesso necessari a velocizzare il pensiero umano, ma vanno saputi usare. La realtà multiforme aiuta a dare senso al mondo in cui viviamo, la diversità che si incontra è la base di un dialogo sincero, per la costruzione di qualcosa  di più.
Concludo con questa frase di Bauman: “Penso che la cosa più eccitante, creativa e fiduciosa nell’azione umana sia precisamente il disaccordo, lo scontro tra diverse opinioni, tra diverse visioni del giusto, dell’ingiusto, e così via. Nell’idea dell’armonia e del consenso universale, c’è un odore davvero spiacevole di tendenze totalitarie, rendere tutti uniformi, rendere tutti uguali. Alla fine questa è un’idea mortale, perché se davvero ci fosse armonia e consenso, che bisogno ci sarebbe di tante persone sulla terra? Ne basterebbe una: lui o lei avrebbe tutta la saggezza, tutto ciò che è necessario, il bello, il buono, il saggio, la verità. Penso che si debba essere sia realisti che morali. Probabilmente dobbiamo riconsiderare come incurabile la diversità del modo di essere umani”.
Non serve trovare quindi una cura, serve trovare gli strumenti per rendere questa diversità sempre più una risorsa. (Irene Certini – studentessa di Sesto Fiorentino)
 
 
 

Mons. Semeraro: la carità, chiunque la faccia, viene dallo Spirito Santo

Roma - “Ci sono memorie e memorie. Alcune ci confortano, ci danno pace, sollievo e addirittura ci rallegrano; altre, invece, ci turbano, c’inquietano, ci fanno star male. A dire il vero, la questione seria sarebbe la perdita della memoria e questo non vale solo per il nostro io psichico. Diremo pure che le memorie belle possono portare al rischio di acquietare, magari anche troppo sino ad addormentare. Le memorie provocatorie, invece, no: tengono svegli! Alcune memorie si possono rifiutare, allontanare, rimuovere. Le memorie provocatorie, al contrario, quando si accettano nella loro sfida possono anche aiutare a vivere”. Lo ha detto questa sera mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano, presiedendo nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, u na veglia di preghiera ecumenica  promossa dalla Fondazione Migrantes,  Centro Astalli, Comunità di Sant’Egidio, Caritas Italiana, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Acli, Associazione Papa Giovanni XXIII, Casa Scalabrini 634. Una preghier “Morire di Speranza” dedicato in particolare alla memoria di quanti perdono la vita nei viaggi verso l’Europa. “Questa – ha detto il presule -  è una preghiera in memoria... ‘di quanti perdono la vita nei viaggi verso l’Europa’. Ironia della parola! A parte la mitologia greca, per alcuni il termine ‘europa’ deriverebbe dal semitico ereb che indica il tramonto, il morire del sole. Occidente, appunto! Morire cercando la vita, ma in realtà muovendosi verso la morte. È il dramma, che offre lo spunto per la nostra preghiera di memoria”.
E riprendendo la lettera del Vangelo di matteo, tratta bdal capitolo 25, mons. Semeraro ha sottolijneato che mell’annuncio sul giudizio finale il Figlio dell’uomo “farà entrare nella vita eterna persone che hanno dato da mangiare e da bere, hanno curato, visitato e servito uomini e donne senza chiedere loro: tu chi sei? È quell’anonimato che viene dallo Spirito Santo”. “Più volte – ha poi concluso -  nei suoi scritti san Tommaso d’Aquino ha ripetuto che ‘la verità, chiunque la dica, viene dallo Spirito Santo’. Più importante qui è proprio quel chiunque. Forse, facendo una trascrizione (spero non indebita), si potrebbe anche tradurre: la carità, chiunque la faccia, viene dallo Spirito Santo. Proprio considerando, poi, quell’amore donato a chiunque, il Figlio dell’uomo dirà: l’avete fatto a me”.
Durante la preghiera le organizzazioni promotrici hanno ricordato che dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell'Europa almeno 35.000 persone. Lo scoreo anno sono state 3.116  coloro che hanno perso la vita mentre tentavano di raggiungere l'Europa via mare, con una media di quasi 10 morti al giorno. E il 2018 purtroppo “si mostra altrettanto agghiacciante: da gennaio ad oggi risultano morte 587 persone”, secondo il dato aggiornato al 22 aprile 2018..  La preghiera “Morire di speranza” vuole essere un momento per non dimenticare “la speranza di tante persone e la sofferenza di chi cerca protezione in Europa; per non rassegnarsi o assuefarsi alle tragedie ma impegnarsi per un mondo più umano e giusto”. Le associazioni promotrici chiedono ai governi, ai legislatori e alla comunità europea di “porre in essere ogni sforzo per proteggere i profughi e salvaguardare la vita e la dignità dei migranti. Aprire vie legali per chi ha diritto di chiedere asilo, attivare programmi adeguati di reinsediamento per i rifugiati e stabilire quote d’ingresso per i lavoratori stranieri sono misure non derogabili per governare il complesso fenomeno delle migrazioni e rendere le nostre società più inclusive e per questo sicure”.  (Raffaele Iaria)
 

Maria, Regina della gioia albanese

Genazzano - Domenica 27 maggio scorso, sul colle di Genazzano, vicino Roma, si respirava la gioia di ritrovarsi intorno a Maria patrona dell’Albania. A Lei si chiedeva di intercedere presso il Figlio perché la Comunità albanese in Italia possa trasformare la difficoltà della lontananza dalla propria terra di origine in una condizione di serenità familiare e sicurezza di lavoro nella nuova società di approdo. Provenivano da diverse parti d’Italia ed erano circa un migliaio i fedeli albanesi che per un giorno hanno quasi, per così dire, invaso la piccola cittadina di Genazzano dove per tradizione l’icona della Vergine del Buon Consiglio, proveniente dall’Albania, si ritrova e viene venerata come loro protettrice; a Lei, infatti, ancora oggi si affidano le intenzioni di preghiere per questo popolo che ha vissuto con il comunismo il periodo peggiore dell’età moderna in Europa. Dai volti dei partecipanti al pellegrinaggio a Genazzano di quest’anno trapelava una maggiore distensione e un sorriso invitante alla gioia; sembra leggere in questi che la situazione del migrante albanese in Italia è notevolmente cambiata anche grazie all’impegno profuso dai diversi sacerdoti che seguono i gruppi sparsi nella nazione con spirito di inclusione sotto l’aspetto sociale ma soprattutto religioso. L’aiuto, il conforto, l’incoraggiamento sono i termini che oggi si declinano con la gioia di aver ritrovato un nuovo spazio che aiuta le famiglie a realizzare le aspirazioni più diverse. Non sempre negli anni passati si respirava questo elemento Pasquale e proprio grazie anche a questi eventi nazionali, oggi, senza timore, possiamo dire che, con l’aiuto della Vergine di Scutari a Genazzano, la Migrantes nazionale italiana può ravvisare le prime nuove gemme di quest’albero albanese che ha messo buone radici in un terreno fecondo di accoglienza italiana. Il vescovo, mons. G. Frendo, nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Albanese, nell’omelia della solenne celebrazione al Santuario, ha voluto ringraziare i presenti e i collaboratori per il lavoro svolto nelle rispettive sedi di immigrati albanesi e innalzare preghiere augurali al Signore perché i giovani raccolgano nello spirito di questo evento l’invito ad essere testimoni in terra straniera dei valori albanesi e l’amore mariano che li contraddistingue. Simbolicamente, il vescovo, ha voluto abbracciare tutti i bambini raccolti intorno all’altare testimoniando non solo l’amore di Gesù verso l’infanzia ma anche l’attenzione che l’episcopato albanese ha per questa giovane realtà albanese in Italia. Non a caso ogni anno la Conferenza Episcopale Albanese ha voluto essere presente, se non al completo, almeno con alcuni rappresentanti, come è avvenuto anche quest’anno con mons. A. Massafra, Metropolita di Scutari e già Presidente della Conferenza episcopale Albanese. Con loro ben dieci sacerdoti albanesi hanno voluto concelebrare l’evento e valorizzare questo progetto che è portato avanti dalla Migrantes della C.E.I. e con particolare attenzione dalla Migrantes della diocesi di Roma rappresentata dal suo direttore mons. P. Felicolo. Alla fine della celebrazione eucaristica hanno salutato i fedeli gli ambasciatori albanesi presso la Santa Sede e presso lo Stato Italiano rispettivamente sig.ra M. Dodaj e sig.ra A. Bitri Lana. Le autorità locali rappresentate dal Sindaco sig. F. Ascenzi e la Comunità dei Padri Agostiniani come ogni anno hanno facilitato la realizzazione di questo evento con spirito di discrezione e accoglienza fortemente apprezzato da tutti. La festa è continuata negli spazi esterni della villa comunale nella maniera più semplice ma con spirito di convivialità albanese e con canti e balli tradizionali. Concludendo, dunque, i due momenti, spirituale e conviviale, che hanno segnato la festa a Genazzano vogliono essere entrambi annunziatori di una gioia e serenità ritrovata sotto il manto della Vergine della gioia e l’augurio per il futuro del popolo albanese. (Ferraro don Pasquale - Coordinatore Nazionale per la pastorale degli immigrati albanesi in Italia)
 

Luca Vullo a Lampedusa con lo spettacolo “La voce del corpo” e un documentario sull’isola

Lampedusa - Il regista siciliano Luca Vullo torna a Lampedusa per un doppio appuntamento inaugurando il cartellone di eventi Notti d’estate - Edizione 2018, manifestazione organizzata da Hub Turistico Lampedusa e Nuovo Service nell’ambito della programmazione degli eventi estivi di Lampedusa e Linosa. Domenica 24 giugno presenterà il suo One Man Show “La voce del corpo” e successivamente lunedì 25 giugno alle ore 22.00 in Piazza Brignone ,si terrà la proiezione del suo nuovo documentario Ccà semu, girato nella piccola isola terra di approdo e di accoglienza per migliaia di migranti.
La proiezione, cui seguirà un incontro-dibattito con il regista, è in programma  Il documentario, prodotto dall'Università UCL di Londra in collaborazione con la Ondemotive Productions, è frutto di una ricerca socio-antropologica condotta dalla Prof.ssa Michela Franceschelli e dalla ricercatrice Adele Galipò, volta ad analizzare gli effetti dell’emigrazione sui lampedusani e su Lampedusa.Questo film racconta Lampedusa - “simbolo della fratellanza tra i popoli” come afferma uno dei protagonisti del documentario, porto aperto che accoglie da sempre chi fugge da guerre o semplicemente alla ricerca di un futuro migliore - dal punto di vista dei lampedusani, il modo in cui stanno vivendo questi anni di flussi migratori che richiamano l’attenzione di tutta Europa. Attraverso i racconti degli abitanti il film si sofferma sui cambiamenti della vita nell’isola da quando gli sbarchi sono diventati un aspetto della quotidianità. Ci sono le voci del sindaco in carica Salvatore Martello e dell’ex sindaca Giusi Nicolini, che per aver accolto con dignità numerosi rifugiati e migranti ha ricevuto il premio Unesco per la Pace; ci sono quelle del dottore dell’isola Pietro Bartolo e del parroco don Carmelo La Magra che auspicano che l’isola torni a essere crocevia di popoli e il mare che la circonda non si trasformi in luogo di morte; ma ci sono anche i punti di vista diversi di anziani e giovani riguardo la percezione dell’arrivo dei migranti, il racconto di momenti tragici vissuti e le riflessioni sulla mancanza di informazione che spesso porta alla diffusione di false credenze. “Alla luce del nuovo scenario politico, questo documentario è diventato ancora più importante, perché Lampedusa è certamente il luogo più rappresentativo quanto ad accoglienza e i lampedusani sono un popolo che meglio di tutti ha saputo essere solidale e accogliente - spiega il regista Luca Vullo -. Non conosciamo i problemi degli isolani, non sappiamo come vivono e neanche come i fenomeni migratori abbiano stravolto - se lo hanno fatto - la loro vita. È forse la prima volta che si affronta questo tema dal punto di vista di chi abita l’isola, perché di fatto sappiamo pochissimo sugli autoctoni e su che cosa significhi vivere in mezzo al Mediterraneo”.
 
 
 

“Rondine Cup”: calcio batte pregiudizi

Torino - Un torneo di calcio, come i tanti che si svolgono in questi mesi estivi negli oratori e nelle associazioni di promozione sociale, dove lo sport unisce, include, soprattutto fa sentire gli atleti parte di una comunità che accoglie e accompagna, in particolare chi è più fragile e indifeso.
È l’iniziativa che la cooperativa sociale «Gruppo Arco» ha organizzato ieri, 20 giugno, in sinergia con il Comune di Torino, il progetto Sprar della Prefettura (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e l’AMMP (Associazione Maria Madre della Provvidenza), attraverso una competizione calcistica che ha riunito, in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, alcune delle comunità di minori stranieri non accompagnati (Msna) accolte a Torino. «Rondine Cup» è il nome del torneo, che si è giocato presso la sede della cooperativa Arco in Borgo San Paolo (via Capriolo 18), dedicato alla comunità di 15 minori soli, «Casa Rondine», ospitata presso la struttura. Hanno preso parte – riferisce il settimanale diocesano “La Voce e il Tempo” -  alle partite le comunità torinesi «Casa Rondine» del Gruppo Arco, «Casa che accoglie» dei Salesiani di Borgo San Paolo e di San Salvario, «Centro Civico Zero», «Nuova Aurora» dei Gruppi di volontariato vincenziano nel quartiere San Donato, le cooperative sociali «Biosfera» e «Tenda» e la fondazione «Difesa dei fanciulli». Dopo gare a gironi le otto squadre partecipanti sono state premiate dall’arcivescovo mons. Cesare Nosiglia che ha incontrato i ragazzi uno ad uno.
 

“Io sono il benvenuto”: una serata al Museo Egizio di Torino

Torino - Nella Settimana del Rifugiato, il Museo Egizio organizza la serata "Io sono il Benvenuto”, caratterizzata da un vasto programma di attività che si svolgono negli spazi museali e a cui tutto il pubblico può accedere liberamente.
L’appuntamento è per sabato 23 giugno 2018, dalle ore 19:00 alle ore 23:30: la musica diventa protagonista, con 8 cori che si alternano tra le sale del Museo e non solo. Dalle 19:00, l'ingresso è gratuito. In cambio, a ciascun visitatore viene chiesto di scrivere o disegnare un messaggio di benvenuto e posizionarlo sulla Welcome Wall, una grande parete simbolo di apertura e accoglienza.
 

Card. Zenari: in Siria “catastrofe umanitaria spaventosa con 12 mln sfollati”

Roma - Le cifre della Siria sono spaventose. Un quarto dei siriani sono rifugiati ma oltre a questi 5,5 milioni di rifugiati bisogna aggiungere i 6 milioni di sfollati interni. È una catastrofe umanitaria di proporzioni mai viste prima”. Lo ha detto il Nunzio Apostolico in Siria, il card. Mario Zenari, in un'intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. “Questi 12 milioni di siriani – ha aggiunto il card. Zenari - che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e quartieri perché distrutti dalle bombe sognano di ritornare al proprio focolare. Qualcuno in alternativa sognerà anche il barcone o altre strade ma la grande maggioranza vuole tornare a casa. E nonostante le case siano ormai distrutte senza finestre, porte, acqua ed elettricità restano sempre il focolare di ciascun siriano. Per questo deve essere fermata subito la guerra e la violenza”.