Primo Piano

Mons. Becciu: niente politica sulla pelle di chi migra

Città del Vaticano - “Una chiarezza sull’argomento era necessaria, che siano solo i Paesi fisicamente più esposti come l’Italia o la Grecia ad assumersi il peso dell’accoglienza e non tutta l’Unione Europea non è giusto ma che si utilizzino le navi cariche di esseri umani per far avanzare posizioni politiche è inaccettabile”. Così ieri, interpellato dall’agenzia Ansa, è intervenuto sul tema dell’accoglienza dei migranti e della linea del governo italiano il sostituto della Segreteria di Stato Vaticana, mons. Angelo Becciu, che sarà creato cardinale nel Concistoro di oggi pomeriggio.
“Ricordo - ha aggiunto mons. Becciu - quanto il Papa ha recentemente detto: gli immigrati sono esseri umani non numeri! Sarà impopolare oggi difendere gli emarginati ma né il Papa, né la Chiesa possono venir meno alla loro missione”.
 

La Porta di Lampedusa compie dieci anni

Lampedusa - Anniversario significativo per il monumento più noto dell’isola: dieci anni fa veniva inaugurata a Lampedusa la “Porta d’Europa”, opera dello scultore Mimmo Palladino su progetto dell’associazione milanese Amani e dell’editore e poeta Arnoldo Mosca Mondadori. Costruita con speciale ceramica refrattaria e collocata sulla punta del Cavallino Bianco, è diventata un simbolo potente. Una Porta che apre e ricorda migliaia di migranti morti nel Mediterraneo. “Un simbolo – spiegano i promotori – che aiuti a non dimenticare e che inviti, ognuno secondo le proprie credenze religiose o laiche, alla riflessione e alla meditazione su quanto tragicamente sta avvenendo ogni giorno di fronte a tutti noi. Nel 2008 lanciammo un appello che purtroppo è ancora drammaticamente attuale. Oggi sempre più persone si sentono autorizzate a fare dichiarazioni aggressive e spietate. Restare in silenzio di fronte a tutto questo significa essere complici. Non dobbiamo temere di riaffermare in modo non violento, fermo e deciso, i valori costituzionali, evangelici e umani fondamentali”. La grande Alda Merini volle dedicare alla porta la poesia, “Una volta sognai” in cui si vedeva come una tartaruga cui si aggrappavano i bambini buttati in acqua, metafora della terra che salva. E il comboniano padre Kizito Sesana scrisse parole ancora attuali: “Non possiamo più pensare al nostro piccolo mondo europeo come centro dell’universo, ma c’è al di là dei nostri confini, che perdono sempre più di significato, un nuovo grande mondo ribollente di vita. Chiudere questa porta vorrebbe dire chiudersi alla storia e al futuro”. (P.Lam. - Avvenire)
 

Vescovi Malta: “ancora una volta il nostro Paese ha fatto un grande gesto”

Valletta - Hanno seguito il lavoro diplomatico compiuto dal governo maltese nei giorni scorsi per dare una prospettiva ai 234 migranti che si trovano sulla Lifeline e ora i vescovi di Malta esprimono il loro apprezzamento per “la decisione del governo di concedere l'autorizzazione a questa nave perché entri a Malta”. Lo scrivono in una nota rilanciata dal Sir, mentre la nave sta attraccando al porto di Senglea. “Ci rendiamo conto che non sia stata la decisione più facile, ma era indispensabile fare tutto il necessario per garantire che ogni vita venisse salvata”. “Nonostante la piccola dimensione” dell’isola di Malta “ancora una volta il nostro Paese ha fatto un grande gesto”, si legge nella dichiarazione. I vescovi auspicano che “un Paese molto più grande” lo imiti ed esprimono la loro “gratitudine a tutti coloro che prendono parte all'operazione umanitaria, in particolare i membri delle Forze Armate”. 
Il messaggio è firmato da mons. Charles J. Scicluna, arcivescovo di Malta, dal vescovo di Gozo mons. Mario Grech, e dal vescovo ausiliare eletto di Malta mons. Joseph Galea Curmi.
 

Mons. Galantino: “l’accoglienza deve avvenire sempre nel contesto della legalità”

Roma - “Quello che mi fa paura in questo momento è la mancanza di memoria. Abbiamo appena celebrato la 104ª giornata del rifugiato e del migrante: 104 anni da quando la Chiesa cattolica ha a cuore le storie di quanti devono lasciare la propria terra”. A parlare è mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei e presidente dell’Apsa, alla  tavola rotonda sul tema “Immigrazione e lavoro”, promossa questa mattina a Roma da Ue.Coop. “Sono tornato lunedì dal Libano – racconta – dove abbiamo in corso un progetto di accoglienza di profughi siriani ed ora sto andando a Fiumicino dove arriveranno grazie ai corridoi umanitari 139 profughi eritrei”. “Per quanto riguardo l’invito ‘aiutiamoli a casa loro’ – prosegue – , i missionari laici e religiosi partiti dall’Italia fanno proprio questo. Con i fondi dell’8×1000 sono stati approvati 724 progetti di promozione e educazione nei Paesi del terzo mondo per 85 milioni”. Galantino accenna quindi al progetto “Liberi di partire liberi di restare” e sottolinea che “l’accoglienza deve avvenire sempre nel contesto della legalità, primo passo per una gestione intelligente della mobilità umana. Non sta alla Chiesa – conclude – decidere chi deve entrare e chi deve uscire. A me prete spetta accogliere chiunque sia nel bisogno per farlo un po’ più uomo o un po’ più donna”.
 

Papa Francesco: impariamo dai Santi Pietro e Paolo

Città del Vaticano - “Dopodomani è la Solennità dei Santi Pietro e Paolo, Patroni di Roma. Impariamo da questi Apostoli del Signore la capacità di testimoniare con coraggio il Vangelo di Gesù, al di là delle proprie differenze, conservando la concordia e l’amicizia che fondano la credibilità di qualsiasi annuncio di fede”. E’ quanto ha detto papa Francesco queste mattina al termine dell’Udienza Generale in Piazza San Pietro.
Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il nuovo ciclo di catechesi sui Comandamenti, ha incentrato la sua meditazione sul tema: “L’amore di Dio precede la legge e le dà senso”, tratto dal Libro del Deuteronomio. Durante la meditazione di quest’ultima Udienza Generale prima della pausa estiva, il pontefice ha sottolineato che “la vita cristiana è anzitutto la risposta grata a un Padre generoso”. “I cristiani che seguono solo dei doveri - ha detto -  denunciano di non avere una esperienza personale di quel Dio che è nostro. Porre la legge prima della relazione non aiuta il cammino di fede”. Il papa ha quindi chiesto “quante cose ha fatto Dio per me ?” (R.I.)
 

Genfest 2018: muri e respingimenti non sono l’ultima parola

Roma - Difesa dei confini, respingimenti forzati, alleanze di stati per proteggere identità nazionali ed economie, quote umane per il controllo dei flussi migratori. Cosa c’è dietro quelle che sono diventate le parole-chiave di questi ultimi giorni?  “Spesso è la paura la madre di ogni steccato e atteggiamento protezionistico – spiega Maria Voce, presidente dei Focolari”. “Eppure per i giovani questa non sembra essere la soluzione definitiva. Credono invece che i confini siano orizzonti, punti di partenza, diversità di cui arricchirsi”.
È per questo che i giovani dei Focolari hanno scelto per il loro prossimo evento mondiale che si terrà a Manila dal 6 all’8 luglio prossimi, il grande tema dei confini, come dice il titolo “Beyond all borders” (oltre ogni confine). Invitano a un coraggioso cambio di prospettiva con cui guardare popoli, culture ed economie; un capovolgimento necessario, dicono, in questi tempi di esasperazione dei particolarismi e chiusure sociali.
Nato nel 1973 da un’idea di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, il Genfest giunge quest’anno alla sua undicesima edizione e per la prima volta si terrà fuori dall’Europa, nella capitale filippina, dal 6 all’8 luglio prossimi. Attesi 6.000 giovani da tutto il mondo, dai 18 ai 30 anni, mentre altre migliaia partecipano alle 23 edizioni locali in corso.
“Abbiamo scelto l’Asia perché nel mondo sei giovani su dieci vivono lì – spiega Kiara Lauren, filippina, dei Giovani per un Mondo Unito dei Focolari, promotori dell’evento. “Nonostante i problemi e il divario socio-economico, questo continente parla al mondo di speranza e di voglia di cambiamento. Non ci riconosciamo in questo contesto geo-politico internazionale che spesso sacrifica popoli interi a scapito di un élite. Vogliamo portare i singoli e le nostre nazioni a guardare fuori dal proprio perimetro personale, culturale, religioso, politico, per incontrare gli altri e lasciarsi contaminare dalla diversità. Il Genfest sarà un laboratorio unico al mondo: chi entrerà troverà gli strumenti per poter operare un cambio in sé stesso e nel proprio ambiente, per passare – come ha invitato recentemente papa Francesco a Loppiano – “dall’io al noi”.
Largo spazio avranno le testimonianze: l’impegno congiunto di giovani statunitensi e messicani sulla frontiera dei loro paesi; gesti di aiuto e riconciliazione in situazioni di conflitto in Africa e Medio Oriente, attività di supporto alla popolazione in campi profughi e accoglienza nelle città, l’impegno per un nuovo modo di fare politica, il dialogo tra religioni diverse, ecc. 
Nel pomeriggio del 7 luglio il Genfest propone l’azione Hands for Humanity: i ragazzi potranno scegliere tra 12 attività di solidarietà, accoglienza e riqualificazione urbana da svolgere in diversi punti di Manila. Lo scopo è sperimentare che i piccoli gesti possono cambiare la realtà attorno a sé, oltre a raccogliere idee esportabili e imitabili nei propri paesi. 
C’è poi la Explo, acronimo composto dalle parole “Exposition” e “Exploration”: si tratta di una mostra interattiva che conduce il visitatore attraverso un’esperienza sensoriale immersiva nella storia dell’umanità, raccontata dalla prospettiva della fraternità universale: “Non dunque la storia come la conosciamo – racconta Erika Ivacson, artista ungherese curatrice della mostra – fatta di guerre, conquiste, armistizi. Racconteremo invece ciò che ha permesso all’umanità di progredire dal punto di vista della pace, dell’amicizia tra persone, popoli e culture L’ultima tappa sarà interamente dedicata alla domanda: e io cosa posso fare?”.
Saranno ben 110 i forum e workshop su temi chiave per la costruzione di società aperte e solidali: dalle tecniche di pulizia urbana e cura del territorio, alle forme di impresa sociale, alla gestione dei conflitti personali e politici, all’uso dei social media per la pace, e molto altro.   
 

Accoglienza migranti: mons. Galantino, “interiorizzare l’invito del Papa. Ognuno si assuma le proprie responsabilità”

Roma - “Bisogna avere anzitutto motivazioni molto forti. Motivazioni molto forti, almeno per noi credenti, sono quelle scritte nel Vangelo, nella Sacra Scrittura dove il bisognoso ha necessità di essere accolto e ascoltato”. Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nominato ieri da Papa Francesco presidente dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), risponde così ai giornalisti che gli chiedono come è possibile raggiungere l’obiettivo indicato dal Pontefice di “accogliere tanti rifugiati quanti si può e quanti si può integrare, educare, dare lavoro”. A margine dell’assemblea elettiva Ue.Coop e della presentazione dei risultati dell’indagine Ue.Coop/Ixe’ su “Gli italiani e l’immigrazione”, in corso oggi a Roma, mons. Galantino afferma: “Abbiamo bisogno anzitutto di interiorizzare questo invito all’accoglienza che naturalmente, come da sempre ha detto il Papa e come da sempre dicono uomini e donne di Chiesa, va collocata storicamente e per la quale ognuno deve assumersi le proprie responsabilità”. Sulla sua nomina a presidente dell’Apsa il presule dichiara sorridendo: “Devo ancora vedere di cosa si tratta. Evidentemente è un atto di fiducia del Santo Padre nei miei confronti. Spero di non deluderlo. Come dissi quando mi nominò segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ha avuto un bel coraggio”. (SIR)
 

Ue.Coop: oltre 1 mln di immigrati e rom in fila a mense poveri

Roma - In Italia sono oltre un milione i migranti, gli stranieri e le comunità rom che hanno ricevuto aiuti alimentari sotto forma di pacchi dono o accesso alle mense dei poveri durante l’anno. E’ quanto emerge da una analisi di Ue.Coop presentata nel corso dell’Assemblea elettiva “Un’altra cooperazione” a Roma a Palazzo Rospigliosi sede della Coldiretti, dalla quale emerge che si tratta di oltre 1/3 del totale dei 2,7 milioni che hanno beneficiato in Italia di questo tipo di assistenza nel 2017, sulla base dei dati sugli aiuti alimentari distribuiti con i fondi Fead attraverso l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea).  
Ad avere bisogno di aiuto per mangiare - sottolinea la Ue.Coop - sono dunque oltre il 20% dei 5,1 milioni di stranieri presenti in Italia, secondo il bilancio demografico dell’Istat per il 2017.
Secondo un’analisi Ue.Coop su dati Istat, le famiglie composte da soli stranieri faticano molto più di quelle italiane ad arrivare a fine mese, con la spesa media degli italiani che è superiore del 56% rispetto a quella degli stranieri che possono spendere in media mille euro in meno (1.679 euro contro 2.624 euro). La scarsa disponibilità di denaro obbliga i nuclei familiari composti da migranti a concentrare le risorse su beni e servizi essenziali: il 22% è destinato alla spesa alimentare e il 36,8% all’abitazione, mentre sono nettamente più contenute per ricreazione, spettacoli e cultura e per servizi ricettivi e di ristorazione. Solo la spesa per le comunicazioni è più elevata, per la necessità di contattare parenti e amici nei propri paesi di origine.
Una situazione di difficoltà che - rileva Ue.Coop - diventa ancora più evidente nel caso di diversi indicatori, a partire da quello sulla povertà. Secondo un’analisi Ue.Coop su dati Istat, quasi una famiglia straniera su tre (29,2%) si trova in situazione di povertà assoluta, contro il 5,1% delle famiglie composte da soli italiani, con punte di oltre il 40% nel Mezzogiorno. La situazione non migliora – afferma Ue.Coop – se si prendono in esame i dati sulla povertà relativa, dove le famiglie italiane in difficoltà sono il 10,5% del totale, contro il 34,5% di quelle straniere.
Anche il grado di istruzione degli stranieri - evidenzia Ue.Coop - è ancora inferiore a quello degli italiani: tra gli stranieri di 15-64 anni, oltre la metà ha conseguito al massimo la licenza media, il 35,1% ha un diploma di scuola superiore e il 10,7% una laurea (mentre sono laureati il 17,2% degli italiani di 15-64 anni).
Secondo l’analisi Ue.Coop su dati Istat, complessivamente gli stranieri rappresentano l’8,5% dell’intera popolazione italiana, con un incremento nel 2017 di 97.412 unità, trainato soprattutto dall’arrivo di uomini (+67.593 unità, pari a +2,8%) mentre è più contenuto l’incremento delle donne (+29.819, pari a +1,1%).  
 
 

Vescovi Germania: “no a perseguire interessi politici a scapito delle vite umane”

Berlino - Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk) ha rilasciato una dichiarazione sul salvataggio in mare dei rifugiati nella regione del Mediterraneo al termine della riunione tenuta ieri a Berlino e ripreso dal Sir. “Più di 13mila persone in cerca di protezione, dall’inizio del 2015, sono annegate nel Mediterraneo, più di mille già quest’anno. Nelle ultime settimane e giorni, la situazione già precaria è peggiorata ulteriormente. Alle navi di salvataggio è negato l’ormeggio nei porti europei. Questo mira a scoraggiare gli sforzi di salvataggio marittimo e a perseguire interessi politici a scapito delle vite umane”. I vescovi tedeschi ricordano che “il dovere di soccorrere le persone in difficoltà è sancito dal diritto internazionale. O lo Stato stesso assume questo compito o deve consentire alle organizzazioni non governative di agire supportandole. Chi blocca entrambe le possibilità, accetta la sofferenza e la morte dei rifugiati in maniera esplicita. Come chiesa, contraddiciamo vigorosamente la tendenza a farlo. Gli standard di base dell’umanità non dovrebbero mai essere contestati. Il confine dell’Europa non deve essere il limite della morte”. Il Consiglio permanente della Dbk ribadisce che “la drammatica situazione nel Mediterraneo mostra che le risposte comuni nello spirito della solidarietà europea sono più che mai necessarie”. Il documento richiama tutti gli Stati dell’Unione europea al proprio impegno: “Gli stati del sud dell’Unione europea non devono essere lasciati soli. Invece dell’egoismo nazionale, l’Europa ha bisogno di un’equa divisione delle responsabilità, in cui ogni Stato fornisce il proprio contributo”.
 

Assisi: oggi preghiera per la pace nello Yemen

Assisi - Una preghiera intensa e sentita per lo Yemen. È questa l’intenzione di preghiera per la pace di oggi, 27 di giugno, un appuntamento che si ripete ogni mese, voluto dal vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino e portato avanti dalla Commissione diocesana per lo “Spirito di Assisi”.
Oggi l’invito rivolto a tutti, sia religiosi che laici, è di pregare nei vari momenti e nelle celebrazioni eucaristiche della giornata per le popolazioni dello Yemen colpite dalla guerra. “Già nel mese di gennaio – precisa il vescovo – avevo chiesto di riservare un ricordo speciale al conflitto in corso nello Yemen nella preghiera mensile secondo lo ‘spirito di Assisi’. Vi avevamo fatto riferimento unendoci alla denuncia delle esportazioni di ordigni esplosivi dall’Italia verso l’Arabia Saudita, che li utilizza proprio per bombardare le città yemenite. Nell’appuntamento di preghiera di oggi del prossimo 27 giugno – prosegue -, vi chiedo di tornare a pregare per quella terra e quel popolo. Non dimentichiamo certo tanti altri punti critici del pianeta, e di mese in mese, cerchiamo di metterne a fuoco qualcuno. Ma ritorniamo questo mese sullo Yemen anche perché il conflitto che lì si svolge è  tanto cruento quanto dimenticato”. Ricordando l’appello lanciato a tal proposito da Papa Francesco all’Angelus di domenica 17 giugno, rivolto “alla comunità internazionale perché non risparmi alcuno sforzo per portare con urgenza al tavolo dei negoziati le parti in causa ed evitare un peggioramento della già tragica situazione umanitaria”, il vescovo ricorda che “le truppe della coalizione a guida saudita hanno accerchiato la città di Hodeidah che conta circa 700mila abitanti e, tra questi, 300mila bambini. In attesa che anche l’informazione e l’impegno internazionale facciano la loro parte – conclude -, noi ci rivolgiamo con fiducia al Dio della pace. Crediamo nella forza umile della preghiera, per ottenere che i cuori siano toccati e le armi si fermino almeno di fronte ai bambini”.
 

Mons. Regattieri: “non abbiamo pane per 200 persone?”

Cesena - “Come possiamo fare festa tranquilli e sereni sapendo che 200 e più fratelli e sorelle stanno vagando per il Mediterraneo, in un’odissea che ci copre di vergogna?”. A dirlo, in occasione della festa del patrono, il vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Douglas Regattieri: “stiamo smentendo e tradendo la tradizionale nostra ospitalità. È vergognoso questo sballottaggio europeo di poveri migranti in balia delle onde marine». Poi la richiesta di perdono al Signore per il cinismo di questi giorni. “Non abbiamo pane per 200 persone? – ha continuato il vescovo –. Non abbiamo case per queste persone? L’Italia non ha dove collocare 200 persone? Signore, pietà di noi. Pietà del nostro egoismo”.​
 

La Diocesi di Teggiano-Policastro e i corridoi umanitari Cei

Teggiano - La diocesi di Teggiano-Policastro sarà in prima linea per l’accoglienza di alcuni “fratelli” eritrei provenienti dall’Etiopia, grazie all’interessamento del vescovo mons. Antonio De Luca, vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Campana. La formula dei corridoi umanitari...

Bressanone: due nigeriani vestono due giovani sacerdoti novelli

Bressanone - Michael Lezuo, altoatesino di 28 anni, e Peter Kocevar, 29, sloveno, sono i due nuovi sacerdoti della diocesi di Bolzano-Bressanone. Il rito di ordinazione si è svolto nel duomo di Bressanone gremito di fedeli e familiari dei due giovani.  A vestire i due novelli sacerdoti sono stati due giovani migranti, Gabriel e Iredia, di origine nigeriana, arrivati in Italia “sulla barca”. Per due anni sono stati ospiti di un centro di accoglienza a Bolzano, in attesa che venisse accolta la loro domanda di asilo. Da gennaio di quest’anno vivono a San Candido. Nel momento centrale della liturgia di ordinazione, il vescovo, mons. Ivo Muser, e gli oltre 70 concelebranti hanno imposto le mani sul capo di ciascun candidato (come gli apostoli facevano con chi veniva inviato in missione) in segno di accoglienza nella comunità presbiteriale. “Non dimenticate queste mani vuote all’inizio del vostro percorso. Vi richiamano alla missione primaria del sacerdote, che non è quella del fare, dell’organizzare, dell’avere tutto sotto controllo, bensì quella del servizio sacramentale“, ha detto monsignor Muser. Monsignor Muser ha esortato i due nuovi sacerdoti a considerare Cristo come il tesoro più prezioso della vita: “Tramandate con generosità, con umiltà e con profondo rispetto ciò che non vi appartiene, ma che tra breve vi sarà affidato”.
 

Cei: domani 139 profughi in arrivo con i corridoi umanitari

Roma - Arrivano domani, mercoledì 27 giugno, con un volo di linea dell’Ethiopian Airlines proveniente da Addis Abeba, 139 profughi del Corno d’Africa che erano rifugiati nei campi del Tigrai in Etiopia. Il loro ingresso in Italia è reso possibile grazie al Protocollo di intesa con lo Stato italiano, firmato dalla CEI (che agisce attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes) e...

Associazioni scalabriniane: cercare alternative umane e adeguate, per ordinare la migrazione

Roma - “Noi Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane con la missione di seguire i migranti e i rifugiati, preoccupate e impegnate ad accompagnare nel cammino e nei processi migratori i nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati nel mondo, ci uniamo alla voce delle Chiese, delle organizzazioni civili e delle organizzazioni internazionali di fronte alle politiche migratorie disumane che il presidente Trump e il suo governo hanno preso”. E’ quanto dichiarano in una nota una serie di organizzazioni Scalabriniane. “Le politiche di immigrazione degli Stati Uniti, rappresentate dal presidente Trump, segnano - si legge nella nota - il desiderio e la volontà più profonda: quella dello Stato di ‘tolleranza zero’ nei confronti della popolazione migrante. Non è solo il presidente Trump che si vanta di menzionare la strumentalizzazione di bambini e adolescenti e la sanguinosa separazione dei genitori e delle madri: è l'intero apparato dello Stato che giustifica che le decisioni politiche prese e le proposte siano corrette. Sono le autorità con un maggior raggio di azione che non osano ad avere una politica umana di rispetto, protezione ed empatia nei confronti di questa popolazione violando le politiche economiche e sociali dei Paesi del G20 e del G8 contro lo sviluppo, la promozione e lo stesso essere umano”. “Hanno oltrepassato il tollerabile - aggiungono - con l'uso di bambini e adolescenti migranti come moneta per attuare la ‘politica di tolleranza zero’ che ha raggiunto l'estremo, senza scrupoli, senza etica e senza morale. Se c'è qualcosa per cui oggi alziamo le nostre voci e ci uniamo a quelle di tutte le altre organizzazioni, Chiese, movimenti e organizzazioni internazionali che ci hanno preceduto con la loro denuncia, è perché chiediamo un rispetto umano, degno e che promuova il diritto superiore della tutela del bambino e dell'adolescente”. Le associazioni scalabriniane chiedono l'unificazione delle famiglie, per “non ripetere il dramma e la crudeltà che rappresenta la separazione che genera altra violenza sia per i bimbi sia per le loro famiglie, violenza che già hanno avuto per la fuga dal proprio Paese di origine. Inoltre chiediamo il rispetto del diritto internazionale e dei trattati internazionali che sostengono, proteggono e promuovono i diritti dei bambini e degli adolescenti: per stare con le loro famiglie, vivere in pace, giocare, ridere, sognare. Chiediamo ai Paesi di origine di fermare il lassismo sulle politiche di sviluppo e di radicazione, in modo che le persone non siano costrette a migrare nelle condizioni in cui oggi emigrano. Uno stop, questo, che avvenga prima del pianto straziante che richiede giustizia e che per il quale da oltre 10 anni non abbiamo visto cambiamenti favorevoli per l'esercizio del diritto a non migrare per trovare condizioni decenti”. “Esortiamo a considerare le cause che costringono a far fuggire disperatamente le famiglie con i loro bambini e adolescenti, queste sono già traumatiche, aggiungendo inoltre le dure condizioni del viaggio. Invitiamo a cercare alternative umane e adeguate, per ordinare la migrazione considerando il contesto globale e non solo parziale e vantaggioso per il Paese in cui arrivano. Condanniamo gli arresti, le detenzioni, le criminalizzazioni e le deportazioni immediate che coinvolgono i bambini, perché questo li traumatizzerà per il resto della loro vita. La storia ci dice cosa è meglio scrivere per la speranza di un mondo migliore rispetto a quello che stiamo vivendo, sapendo che tutti, non importa in quale nazione siano nati, sono stati affidati a una missione e che con reciproco rispetto raggiungeranno il bene dell'umanità. Come Suore Missionarie Scalabriniane, vi invitiamo a incontrare il Gesù di Nazareth che si fa Bambino e si presenta piccolo, vulnerabile, fragile e richiede da parte nostra, la cura, la protezione, l’affidamento, la protezione, la promozione e l'integrazione come pure raccomandato da Papa Francesco”.
La nota è stata firmata dall’Associazione delle Suore Scalabriniane di Tegucigalpa (Honduras), l’Assmi - Associazione Scalabriniana di Servizio ai migranti di San José (Costa Rica), l’Smr - Servizio migranti e rifugiati di Città del Messico (Messico), l'Associazione civica - Padre Giuseppe Marchetti di Jalisco (Messico), l’Ascala - l’Associazione Scalabriniana al servizio della mobilità umana, di San Pedro de Macoris (Repubblica Dominicana), l’Associazione civica Madre Assunta di Tijuana (Messico), la Missione Scalabriniana di Quito (Ecuador), l’Imdh, l’Istituto dei diritti umani di Brasilia (Brasile), il Csem - il Centro Scalabriniano di studi migratori di Brasilia (Brasile), l’Ascm - l’Associazione Scalabriniane con i migranti di Roma (Italia), l’Assmi - l’Associazione Scalabriniane a servizio per/con i migranti di Roma (Italia) e l’Associazione “Porta sul mondo” di Piacenza (Italia).
 

Insalaco: “soffiare sul fuoco dello scontro sociale rischia di esporre gli stranieri a episodi di intolleranza”

Roma - “Mai come nell'attuale momento storico il fattore migratorio è terreno di conflitto e luogo di un'esasperata polarizzazione tra i favorevoli e i contrari, come se bastasse alzare un muro in mezzo al mare per fermare la disperazione di chi cerca di mettere in salvo la propria vita”. E’ quanto ha detto questa mattina l’avv. Luca Insalaco parlando sul tema “Cittadinanza e integrazione: politiche migratorie in Italia” durante i lavori del corso “Lineamenti di pastorale migratoria” in corso a Roma su iniziativa della Fondazione Migrantes.  Per Insalaco è “pericoloso alimentare l'attuale clima d'odio contro i migranti, assunti a capro espiatorio di tutti i mali della nostra società. Soffiare sul fuoco dello scontro sociale rischia di esporre gli stranieri a episodi di intolleranza e di violenza, come testimoniano le cronache di questi giorni. È evidente  - ha aggiunto - che non sarà la chiusura dei porti o la creazione di centri di detenzione in Libia, a scapito della tutela dei diritti umani, a fermare l'esodo di popoli in fuga da guerre, persecuzioni, disastri ambientali e povertà estrema. Se non si agisce sulle cause delle migrazioni l'Europa dovrà fare i conti ancora per molti decenni con moltitudini di genti che bussano alla sua porta in cerca di una vita migliore”. 
Migranti  ha poi detto, “lo siamo stati anche noi e per motivi economici”.  Gli scandali legati alla "mala accoglienza" sono “sotto gli occhi di tutti e sono legati a una gestione emergenziale di ciò che è ormai diventato strutturale e non può essere più definito un fenomeno. Episodi di corruzione avvengono in tutti i settori pubblici, dalla gestione dei rifiuti all'acqua, eppure nessuno propone di eliminare l'acqua. Evidentemente è più facile dire che la soluzione al problema  risiede l'eliminazione delle persone piuttosto che vigilare sull'impiego dei soldi pubblici e sull'accreditamento delle strutture deputate all'accoglienza”. Se veramente si vuole favorire l'integrazione dei migranti che da anni risiedono nel nostro Paese, se si vuole combattere lo sfruttamento lavorativo di migliaia di stranieri, occorre, per il professionista, “riconoscere un permesso di soggiorno a chi risiede in Italia da molti anni riuscendo a integrarsi dal punto di vista socio economico e a trovare un lavoro. Lo stesso vale per i richiedenti asilo che hanno trovato un lavoro e che rischiano di finire nelle sacche dello sfruttamento e dell'irregolarità in caso di diniego della richiesta di protezione internazionale. I dati ci dicono che gli stranieri residenti ogni anno versano 8 miliardi di contributi e ne ricevono 3 in prestazioni. Avviare un processo di regolarizzazione di chi da anni lavora onestamente in Italia non è questione di destra o di sinistra ma una scelta di buon senso”.
 

Cei: ok del Viminale a 139 profughi in Italia

Roma - Sono 139 i profughi che domani, mercoledì 27 giugno, all'alba arriveranno all'aeroporto di Roma Fiumicino. Uomini, donne e bambini strappati alla vita disumana dei campi profughi. Un corridoio umanitario reso possibile grazie al protocollo siglato dal Ministero dell'Interno e dalla Conferenza Episcopale Italiana che finanzia interamente il progetto. L’intero viaggio dei profughi è documentato dalle telecamere del Tg2000, il telegiornale di TV2000, e dall’inviato Vito D’Ettorre. Da qualche settimana i rifugiati si trovano nella capitale dell’Etiopia, Addis Abeba, per sbrigare tutte le formalità necessarie per ottenere il visto dall' ambasciata italiana. Impronte digitali, registrazioni, controlli. La Caritas Italiana (che opera insieme a Migrantes nel progetto dei corridori umanitari promossi dalla Cei) da mesi è al lavoro nei campi profughi in Etiopia per selezionare i casi vulnerabili. Ad attendere i profughi a Roma ci saranno gli operatori che li accoglieranno e si occuperanno della loro integrazione nelle diverse diocesi italiane.
“Sono davvero emozionato”, ha spiegato, ai microfoni del Tg2000, Uddin eritreo scappato dal suo Paese perché perseguitato dal regime di Asmara. Con la famiglia sarà accolto ad Assisi. “Non vedo l’ora di andare ad Assisi - ha proseguito l’eritreo - Io sono grato fin da adesso alle persone che in Italia ci accoglieranno. Conoscere persone nuove vuol dire imparare ed apprezzare una nuova cultura. E’ esattamente quello che voglio fare. Ho imparato anche qualche parola d’italiano come ‘buongiorno’ e ‘buonanotte’. La vita nel campo profughi dove ho vissuto è durissima: il cibo non è abbastanza, le cure mediche sono scarse. Le baracche sono fatte di plastica e lamiera. Non si possono chiamare case, ci piove dentro e quando fa caldo è insopportabile viverci. Il campo profughi non è un posto adatto agli esseri umani. Grazie Italia”.
 

Chiese d’Europa: da oggi l’incontro degli addetti stampa a Roma

Roma - Sarà la relazione del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Consiglio delle conferenze episcopali europee, ad aprire oggi pomeriggio l’incontro di tre giorni su “Comunicare Cristo e la Chiesa in Europa” di addetti stampa e portavoce delle Chiese cattoliche di tutta Europa, organizzato come ogni anno dallo stesso Ccee e, in questa tappa romana, dalla Cei. Tra i temi di questi giorni un ruolo centrale avranno i prossimi eventi ecclesiali. Parleranno dei percorsi di comunicazione scelti l’irlandese Martin Long (Incontro mondiale delle famiglie in agosto a Dublino) e don Ariel Beramendi (Sinodo dei giovani a ottobre in Vaticano) mentre la strategia online degli organizzatori della Gmg di Panama arriverà attraverso un video. Oltre all’udienza generale del Papa, domani, previsto anche l’intervento del segretario vaticano per la Comunicazione monsignor Lucio Adrian Ruiz e di Natasa Govekar, alla guida della Direzione teologico-pastorale.
 

Tv2000: dai migranti ai campi nomadi

Roma - Esiste la serata televisiva perfetta? Probabilmente no. Qualcuna può semmai avvicinarsi. Non c’è andata lontana, ad esempio, quella di giovedì scorso su Tv2000, che nelle due ore del prime time ha messo in fila Angeli del mare, Speechless e Happy. Di Angeli del mare ne ha parlato “Avvenire” nei giorni scorsi nella pagina degli spettacoli. Qui basta ricordare che si tratta di un docureality sulla vita di chi salva i migranti dal mare, ideato dal regista e attore Simone Gandolfo. Un ottimo lavoro, di grande forza e di stringente attualità. Con Speechless si è cambiato genere e registro. Dal docureality si è passati alla sitcom e dal drammatico al comico. Senza perdere il legame con la realtà e l’attualità.
Speechless (che significa muto) tratta infatti il tema della disabilità e dei problemi che ogni giorno affronta chi è costretto a muoversi su una sedia a rotelle. Lo fa con ironica leggerezza, con il sorriso, senza pietismi, ma anche senza sconti per nessuno. La serie, che arriva dagli Stati Uniti e approda per la prima volta in chiaro su Tv2000, segue le vicende della famiglia Di Meo: padre, madre e tre figli di cui il maggiore affetto da paralisi cerebrale infantile che comunica tramite un puntatore laser per indicare parole, lettere e numeri su una tastiera fissata alla sua carrozzina mentre gli altri leggono ad alta voce quello che scrive. Il ragazzo (interpretato da un attore realmente disabile) dimostra ingegno e senso dell’umorismo. Nella puntata in questione convince il padre ad aiutarlo in una violenta partita ad hockey per disabili in cui finirà per rimetterci i denti, ma non il buon umore e la forza per dimostrare a tutti di essere uguale agli altri. Di diversità si occupa anche Happy, il docureality di Chiara Salvo che incontra e racconta cinque “diversi” (dal down all’anziano) facendoli interagire con personaggi famosi. Nella puntata di giovedì le protagoniste erano una giovane rom e l’attrice e conduttrice radiofonica Michela Andreozzi, che hanno scoperto più cose in comune di quanto si potesse immaginare. Ma soprattutto, essendo in gran parte registrata in un campo rom, la puntata è divenuta, come nel caso di Angeli del mare, di stringente attualità. (Andrea Fagioli)