Primo Piano

Ismu: gli ultimi aggiornamenti sulle migrazioni verso l’Europa

Milano - Durante i primi sei mesi di quest’anno sono sbarcati in Italia, Grecia, Spagna e Cipro 45mila migranti. Il flusso verso l’Italia risulta diminuito dell’80% rispetto a quello registrato nello stesso periodo dell’anno scorso: dal 1° gennaio al 2 luglio 2018 infatti sono sbarcati sulle coste italiane quasi 17mila migranti (mentre nel 2017 furono oltre 84mila). Restano molto significative in termini relativi le presenze di minori non accompagnati tra gli sbarcati: oltre il 16% del totale (2.593 minori soli arrivati tra gennaio e il 25 giugno).
Lo fa notare oggi la Fondazione Ismu in un report aggiornato sulle migrazioni verso l’Europa. Il 2018 segnala in questi nuovi sbarchi un cambio nelle nazionalità: prevalgono i tunisini (3mila persone), gli eritrei, i sudanesi, mentre i nigeriani sono scesi al quarto posto. La decisione del Governo italiano di chiudere i porti sta determinando – scrive l’Ismu – “un aumento importante del numero dei migranti riportati a terra in Libia. L’UNHCR riferisce infatti che nell'ultima settimana, dal 21 al 28 giugno, sono state 2.425 le persone intercettate in operazioni di salvataggio in mare e poi sbarcate in Libia. Il picco è stato toccato il 24 giugno, quando sono tornati in Libia quasi mille migranti in un solo giorno. Sono sempre di più quindi i migranti che rischiano di morire tentando inutilmente di lasciare la Libia”.
Secondo i dati forniti dall’Ismu dal primo gennaio al 2 luglio 2018 sono stati 1.137 i morti e i dispersi nel Mediterraneo, in larga maggioranza sulla rotta centrale dalla Libia verso l’Italia. Da settembre 2015 al 2 luglio 2018 sono stati trasferiti dall’Italia in un altro Stato Membro 12.723 richiedenti protezione internazionale. Si tratta quasi esclusivamente di cittadini eritrei (95% dei casi). Tra i trasferiti 1.168 minori accompagnati e 262 minori soli. I richiedenti protezione internazionale sono stati accolti soprattutto dalla Germania, dove è stato ricollocato il 43% dei migranti.
 

CCEE: la cultura dell’incontro al centro della riunione a Ciprio

Nicosia - La cultura dell’incontro è stata al centro della riunione annuale dei Segretari Generali delle Conferenze Episcopali in Europa, riunitisi dal 29 giugno al 2 luglio a Cipro, l’Isola degli Apostoli Paolo e Barnaba. A Nicosia, i Segretari Generali hanno confermato il loro impegno nella promozione della cultura dell’incontro all’interno della Chiesa, nei rapporti ecumenici e con tutto il mondo. Questo richiede un atteggiamento di simpatia e di disponibilità verso l’altro, e la libertà di poter essere sé stesso, si legge in una nota: “i veri incontri hanno una dimensione verticale, con Dio, e orizzontale, con i fratelli, e per questo la Chiesa, impegnata a dare ragioni di speranza al Continente, esce e va all’incontro dell’altro per annunciare il Vangelo di Gesù, che porta al mondo la vera giustizia e la pace”.
Il tema La cultura dell’incontro è stato sviluppato innanzitutto con una riflessione sull’Europa e la Chiesa in Europa da parte del Segretario Generale, mons. Duarte da Cunha, che dopo 10 anni, finirà a settembre la sua missione presso il CCEE. Successivamente, l’arcivescovo Maronita di Cipro, mons. Youssef Soueif, che ha ospitato l’incontro, ha presentato una riflessione sul “cibo spirituale di cui ha bisogno l’Europa”, seguiti da gruppi di lavoro volti ad approfondire le sfide e le esperienze d’incontro promosse dalle Conferenze Episcopali. Finalmente, la testimonianza di alcune reti ecclesiali europee (Comece, Caritas Europa e Giustizia e pace) – esperienze di frontiere con il mondo della politica, della cultura, della povertà – che ha mostrato come la loro missione diventa testimonianza di speranza solo se nasce da un’esperienza di fede vissuta.
Anche se molti sono gli aspetti che potrebbero indurci a tracciare una visione negativa dell’attuale situazione del Continente, tuttavia, è possibile “scorgere segni che mostrano che l’Europa sta vivendo un Kairos (un momento, un’occasione propizia) in cui riecheggia la voce di Gesù che dice ai suoi discepoli ‘Non abbiate paura… Io sono con voi’ (Mt 28 5.20)”.
Nella sua riflessione sull’Europa e sulle sue necessità più profonde, l’arcivescovo maronita si è soffermato su tre parole chiavi che sono anche tre categorie teologiche, l’Oeconomia della salvezza (la presenza e l’azione di Dio nella storia), la Koinonia (la comunione) e la Diaconia (il servizio).  I cristiani hanno la certezza che Dio è sempre presente e attivo nella storia, trasformando le realtà che tocca. Questa è l’Oeconomia della salvezza. Dopo la creazione, che testimonia l’amore di Dio, la caduta dell’uomo non è stata l’ultima parola e Dio, in Gesù Cristo, ha rinnovato l’umanità con il suo perdono dandole una vita nuova. La Chiesa incarna quell’alleanza tra Dio e l’umanità che testimonia che Dio ama il mondo. Ecco come la Chiesa, essendo in sé una comunione diventa speranza per l’Europa. La vita in Cristo, con Cristo e per Cristo è la bellezza e la salvezza dell’Europa. Il servizio (diaconia) all’altro - in particolare al più povero - a cui è chiamato ogni cristiano, risponde alla terza e ultima categoria teologica affrontata da Mons. Soueif. La cura dell’umano in tutte le sue dimensioni è proprio il carisma e il dono che può offrire la Chiesa in Europa. Il cristiano non può separare il proprio rapporto con Dio e il servizio per i fratelli.
In altri termini, la Chiesa in Europa, che nasce dall’incontro con Dio, è al servizio di quella cultura dell’incontro che crea occasione per la riconciliazione e la purificazione dei cuori. Questo è particolarmente evidente ed è un impegno costante e urgente che la Chiesa cattolica a Cipro sta portando avanti nel favorire occasioni di incontro per la pace nell’Isola divisa tra parte greca e parte turca dal 1974.
Nei gruppi di lavoro, i Segretari Generali si sono interrogati su come le Conferenze Episcopali sviluppano la cultura dell’incontro e quali sono i fattori condizionanti, i punti e luoghi chiavi che aiutano la promozione tale cultura. Emerge l’importanza di un atteggiamento di disponibilità ad incontrare, ad ascoltare e a condividere nel rispetto e apprezzamento della diversità culturale di ognuno.  Un’attenzione particolare andrebbe data all’educazione alla cultura dell’incontro.
Questo incontro è stato anche una significativa opportunità di mettere insieme informazioni e promuovere scambi attorno a temi di attualità e di comune importanza. Durante i lavori, è stato presentato il rapporto annuale sulle attività del CCEE.
A Cipro i partecipanti hanno incontrato vari metropoliti ortodossi e hanno visitato l’arcivescovado ortodosso dell’Isola. Hanno anche visitato la sede centrale della televisione ecumenica cristiana TV SAT7.
Nel corso dell’incontro sono intervenuti p. Jerzy Kraj, Vicario Patriarcale per i Cattolici Latini in Cipro, mons. Wahib Khawaja, Segretario Generale dell’Assemblea dei Patriarchi e Vescovi Cattolici di Libano e p. Pietro Felet, Segretario generale dell’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa che hanno informato sui lavori e la situazione delle realtà che rappresentano. L’incontro è stato scandito da vari momenti di preghiera e da numerose occasioni d’incontro con le diverse comunità cattoliche locali.
Da Cipro I Segretari Generali hanno pregato per tutte quelle situazioni che, in Europa, necessitano della pace e per la pace nel Medio Oriente.
 
 

Università Bergamo: un master sul diritto delle migrazioni

Bergamo – “Essere preparati, competenti, pronti, ferrati nei diritti che riguardano i migranti. Capaci di indicare percorsi di integrazione nelle realtà che sempre più si confrontano con la presenza degli immigrati”.
Il Master in Diritto delle Migrazioni, che si tiene all’Università degli Studi di Bergamo, vuole rispondere a queste esigenze e alla crescente domanda di competenze professionali necessarie per affrontare le complesse tematiche connesse ai processi migratori.
Giunto alla sua IX edizione, il Master è strutturato con un approccio multidisciplinare e ha la durata di un anno. E’ realizzato in collaborazione con OIM (International Organization for Migration), ICMC (International Catholic Migration Commission) e CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati).
Il percorso didattico prevede  stages presso gli enti e le organizzazioni internazionali e nazionali che collaborano con il Master e presso strutture altamente qualificate coinvolte nella gestione del fenomeno migratorio.
Le iscrizioni sono aperte da ieri, 2 luglio 2018 e si chiuderanno il 7 gennaio 2019.
Tutte le informazioni didattiche, la modalità di iscrizione, il costo e le scadenze sono pubblicate all’interno della pagina web del corso: http://sdm.unibg.it/corso/diritto-delle-migrazioni-migration-law/
 

Usa: i vescovi incontrano le famiglie nei centri di detenzione per migranti

Washington D.C. - Una delegazione di vescovi cattolici provenienti da Long Island e Scranton, in Pennsylvania, domenica pomeriggio ha incontrato a McAllen in Texas i bambini separati dai genitori che si trovano nei centri di detenzione per migranti creati sul confine tra gli Stati Uniti e il Messico. Ne ha dato notizia il Catholic News Service. La visita, durante la quale i vescovi hanno parlato e pregato insieme ai bambini, rientra nella missione conoscitiva che i presuli hanno iniziato sul confine, in un momento in cui è ancora molto forte il dibattito sulla politica di tolleranza zero adottato dall'amministrazione Trump che ha portato alla separazione delle famiglie dei migranti. La delegazione è stata guidata dal card. Daniel DiNardo, Presidente della Conferenza Episcopale Usa e arcivescovo di Galveston-Houston.
I vescovi nel visitare il Catholic Charities Respite Center nella città di McAllen, in Texas - che dal 2014 ha fornito assistenza a oltre 100mila migranti arrivati dall'America Centrale - hanno scelto di mettersi al servizio, come tutti gli altri volontari, servendo zuppa di pollo e tortillas ai bambini appena arrivati con i loro genitori.
Suor Norma Pimentel che è la coordinatrice del centro ha dettato i tempi ai suoi volontari, senza fare alcuna eccezione per i vescovi. “Ti stiamo mettendo al lavoro, cardinale”, ha scherzato suor Norma rivolgendosi all'arcivescovo di Houston e al presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. Tre uomini dell'Honduras si sono fermati a parlare con il vescovo Bambera, spiegandogli le motivazioni che li hanno spinti a compiere un viaggio di tre settimane così pericoloso con i loro figli. “I vescovi si stanno fermando a parlare con la gente e a capire la sofferenza di molti”, ha spiegato ancora il vescovo della diocesi di Brownsville, Daniel Flores. “Fa parte dello scopo della vita cristiana parlare con le persone e ascoltare le loro sofferenze”.
L'ultima volta che una delegazione di vescovi americani si era recata in visita sul confine è stata nel 2014 quando il cardinale Sean O'Malley, durante la celebrazione della Messa, diede l'eucarestia attraverso le sbarre della barriera ai fedeli che si trovavano oltre confine. (I.Sol)
 
 

Ucraina: Rom nel mirino

Kiev -  Ancora violenze contro i rom nell’ovest dell’Ucraina. Una donna di 30 anni è stata uccisa nella cittadina di Berehove, nella regione ucraina di Zakarpattya, ha reso noto la polizia locale, limitandosi a parlare di morte per “ferite alla gola”. Esponenti della comunità rom ucraina hanno denunciato che la vittima è stata sgozzata in strada e che a ucciderla sono stati assalitori non identificati. La polizia considera l’omicidio come premeditato ma precisa di “non avere elementi al momento” per poter parlare di crimine di odio. Dall’inizio dell’anno sono stati almeno una decina gli attacchi contro i rom. La scorsa settimana sono state arrestate, nella regione di Leopoli, sette persone accusate di essere coinvolte nell’attacco del 23 giugno contro un campo rom. Nell’agguato è stato ucciso un 24enne e ferite quattro persone: un bambino di dieci anni, due ragazzi di 19 e una donna di 30.
 

Migranti: 218 morti nei naufragi in 48 ore

Milano  - Sono 218 i migranti che hanno perso la vita in mare in 48 ore, tra venerdì e sabato. Ma è giallo sul numero esatto delle vittime e dei dispersi. “Secondo testimonianze raccolte dai nostri funzionari in Libia – informa Flavio Di Giacomo, portavoce dell’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni - il numero dei migranti dispersi nel naufragio confermato domenica è salito a 114. I sopravvissuti sono solo 16 e non 41 come inizialmente indicato dai libici”. Si tratta di 91 uomini, 20 donne e tre bambini. Nuovi morti quindi che si sommano ai 100 di venerdì scorso, nel naufragio in cui persero la vita anche i tre bimbi di 1 anno.
Dall’inizio del 2018, conferma l’OIM, sono circa 1.200 i migranti morti annegati nel Mediterraneo. Il 28 giugno la cifra ufficiale era di 972 ai quali si aggiungono i 104 morti in mare al largo della Libia venerdì scorso e i 114 confermati nel naufragio di sabato. Per quanto riguarda la cosiddetta rotta centrale, quella dal Nord Africa all’Italia, i morti al 28 giugno erano 635 ma il numero nelle ultime ore è salito a oltre ottocento.
 

Corridoi umanitari CEI: accoglienza nella diocesi di Salerno-Campagna-Acerno

Salerno – La diocesi di Salerno-Campagna Acerno insieme a Caritas diocesana, Ufficio Migrantes, con la Provincia Francescana dei Frati Minori ed il Terzo Ordine Francescano Secolare ha aderito all’accoglienza di una famiglia eritrea attraverso i Corridoi Umanitari, resi possibili grazie al protocollo siglato dal Ministero dell'Interno e dalla Conferenza Episcopale Italiana (che finanzia interamente il progetto attraverso l’8 per mille devoluto alla Chiesa Cattolica).
Dal 27 Giugno, una famiglia eritrea, proveniente dal campo profughi di Shimelba, estremo lembo nord dell’Etiopia, a pochi km dall’Eritrea, è stata accolta nella diocesi campana come “vicini, prossimi, fratelli”.
La famiglia, per un anno, verrà accompagnata ad inserirsi nella comunità attraverso il supporto di famiglie legate alle chiesi locali, che si occuperanno di accompagnarne il percorso di integrazione sociale e lavorativa, garantendo servizi, corsi di lingua italiana, inserimento scolastico per i minori, cure mediche adeguate.
 

Migrantes Catania: iniziative per la Giornata del Rifugiato

Catania - Accoglienza, solidarietà e testimonianze di integrazione per non dimenticare. Questo lo spirito che ha animato i festeggiamenti in occasione della Giornata del Rifugiato, celebrata a Catania con una grande festa in piazza Università. Alla realizzazione e alla promozione dell'iniziativa ha contribuito, al pari di altre associazioni cittadine, anche l'Ufficio Pastorale Migrantes di Catania diretto da Giuseppe Cannizzo, che ha coordinato i balli in costume tradizionale della comunità cingalese e dei gruppi di musica e danza della comunità mauriziana di Catania. Nel corso della serata si sono inoltre alternate numerose esibizioni artistiche, riflessioni e testimonianze legate al tema dell’integrazione, necessarie per ricordare l’anniversario della Convenzione dell’Onu firmata nel 1951. Un momento di sensibilizzazione e un’occasione per conoscere la cultura, la storia e i processi di integrazione di molti rifugiati e comunità straniere che sono ormai parte della vita della città, sottolinea il direttore Migrantes.
In occasione della Festa, è stata promossa la campagna #WithRefugees  che chiede ai governi tre impegni fondamentali: garantire che ogni bambino rifugiato abbia un’istruzione; garantire che ogni famiglia rifugiata abbia un posto sicuro in cui vivere; garantire che ogni rifugiato possa lavorare o acquisire nuove competenze per dare il suo contributo alla comunità.
La Festa è stata organizzata, con il patrocinio della diocesi e del Comune di Catania, dall'Ufficio Pastorale Migrantes di Catania, dal Centro Astalli Catania, dalla Caritas Diocesana, dalla Croce Rossa Italiana (Comitato di Catania), dall’ UNHCR, dal Movimento dei Focolari, da Pax Christi Catania, da Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, dalla Comunità Islamica di Sicilia, dall’Istituto San Giuseppe, dal Consorzio Il Nodo, Cooperativa Prospettiva, Associazione Isola Quassùd, Comunità Isole Mauritius, Comunità Sri Lanka, Africa Unita, Associazione Penelope, Locanda del Samaritano/Missionari Vincenziani.
 
 

Osservatore Romano: “Accordo Ue vago. A piangere sono rimasti i migranti”

Roma – “A piangere sono rimasti solo i migranti”. È l’amara conclusione dell’articolo di prima pagina, firmato dal vicedirettore Giuseppe Fiorentino, che L’Osservatore Romano ha dedicato ieri al Consiglio europeo di Bruxelles. Al termine del quale, scrive il quotidiano d’Oltretevere, è stato raggiunto un accordo “talmente vago e poco stringente che ognuno può leggere a proprio favore, consentendo a tutti di cantare vittoria”. Gli unici ad “aver guadagnato qualcosa di concreto sono però i Paesi del gruppo di Visegrad e la Germania, “che hanno ottenuto la cancellazione dei ricollocamenti obbligatori”. E mentre a Bruxelles “i leader europei dibattevano tra minacce e veti incrociati per giungere praticamente al nulla – fa notare ancora l’articolo –, al largo delle coste libiche si è consumata l’ennesima tragedia costata la vita a oltre cento migranti, con le ong che affermano di non potere intervenire a causa della recente stretta alle loro attività di ricerca e salvataggio”.
 
 

Don De Robertis: i migranti sono “persone umane”

Roma - Fino a quando “non ci renderemo conto del valore di ogni essere umano, purtroppo continueremo a lasciare queste persone morire oppure in condizioni disumane, come quelle in cui vivono in tanti campi profughi o in Libia”. E’ quanto ha detto il Direttore Generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, in una intervista pubblicata sul sito della Campagna CEI “Liberi di partire, liberi di restare”.
Il sacerdote ha sottolineato che si tratta di “persone umane”: se “non prendiamo coscienza di questo, non potremmo mai affrontare nel mondo giusto il fenomeno delle migrazioni”. “In Italia e in Europa – ha poi sottolineato don De Robertis - si sta diffondendo un clima di ostilità e di xenofobia”. “Gran parte degli immigrati – spiega – viene parcheggiata in grandi centri, l’87 per cento dei richiedenti asilo, i minori non accompagnati, compiuti i 18 anni, non sanno più dove andare: per il migrante che arriva in Italia cioè è un terno a lotto sapere se potrà o no costruirsi un futuro”. Tutto ciò, rileva, “non è imputabile agli immigrati, ma allo Stato che finanzia i diversi Cas, Cara e cooperative che a volte rubano”. “Perché non si affidano i migranti a tante associazioni che gratuitamente offrono la loro disponibilità?”, si chiede il direttore di Migrantes ricordando che “in Italia tanti Sprar ospitano al di sotto della loro capienza perché non vengono loro assegnate le persone”. “Si accusano le associazioni di lucrare, ma sono spesso le istituzioni che hanno affidato i migranti a quelle associazioni corrotte”, denuncia don De Robertis sottolineando che “i migranti non sono gli artefici, ma le vittime di questo sistema”.
 
 

Card. Montenegro: “non accoglierli è non credere in Dio”

Agrigento - “È una civiltà, ma purtroppo anche una religione (ma si può chiamare religione, se è così?) che disconosce i diritti degli uomini, che fabbrica i poveri, e poi non li vuole perché danno fastidio, e li lascia morire”. Lo ha detto l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro, nell’omelia della messa per la festa del patrono san Calogero, celebrata ieri nel santuario dedicatogli. “I migranti, i poveri sono un termometro per la nostra fede. Non accoglierli, soprattutto chiudendo loro il cuore, è non credere in Dio – ha aggiunto il porporato –. È Gesù a venire da noi su un barcone, è lui nell’uomo o nel bambino che muore annegato, è Gesù che rovista nei cassonetti per trovare un po’ di cibo”. Sottolineando come “ogni migrante è una storia e una vita che, ci piaccia o no, s’intreccia con le nostra”, l’arcivescovo ha ricordato che “i poveri e i migranti hanno un nome come noi, sognano come noi, sono pieni di paure come noi, sperano come noi, vogliono una famiglia come noi, credono in qualcosa o in qualcuno come noi, osano come o più di noi, desiderano essere trattati come noi”. Quindi, l’invito a “lasciarci scuotere la coscienza dal fatto che tanti bambini, uomini, donne, perdano la vita in mare”. “La parola di Dio ci mette in guardia dall’essere ipocriti. Corriamo il pericolo di essere ipocriti quando stacchiamo la preghiera dalla vita; quando mettiamo la maschera dei buoni e poi, quando accadono le tragedie, sempre più frequenti, ci giriamo dall’altra parte, come se la cosa non ci interessasse, semmai recitiamo qualche preghiera per acquietare la nostra coscienza”. Così il card. Montenegro ha concluso affermando che “non sono solo il coltello o la pistola a uccidere, ma anche l’ipocrisia, il buonismo, il silenzio e l’indifferenza”. “È vero che non possiamo risolvere noi problemi complessi come quelli dell’immigrazione e della povertà ma come cristiani abbiamo il dovere della compassione, uno dei nomi più belli della carità”.
 
 

Papa Francesco: sabato a Bari per una giornata di Preghiera per il Medio Oriente

Città del Vaticano - Nicaragua, Siria, Eritrea ed Etiopia e Medio Oriente. Papa Francesco guarda all’attualità ed invita a pregare per Paesi e situazioni particolari in questo momento a partire dal Medio Oriente. Sabato prossimo, 7 luglio. Ha infatti convocato a bari una giornata ecumenica  preghiera e di riflessione “sulla sempre drammatica situazione di quella regione, dove tanti fratelli e sorelle nella fede continuano a soffrire e imploreremo ad una voce sola: Su di te sia pace. Chiedo a tutti di accompagnare con la preghiera questo pellegrinaggio di pace e unità", ha detto ieri al termine della preghiera dell’Angelus alla quale hanno assistito, secondo la Gendarmeria Vaticana, 20mila fedeli.
IL pontefice ha anche pregato per il Nicaragua: “desidero unirmi agli sforzi che stanno compiendo i vescovi del Paese e tante persone di buona volontà nel loro ruolo di mediazione e di testimonianza per il processo di dialogo nazionale in corso sulla strada della democrazia". E poi la situazione in Siria che "rimane grave", in particolare "nella provincia di Daraa, dove le azioni militari di questi ultimi giorni hanno colpito scuole e ospedali e hanno procurati migliaia di nuovi profughi”, ha detto il pontefice rinnovando l’appello perché alla popolazione “già duramente provata da anni siano risparmiate ulteriori sofferenze". Il pensiero del pontefice, è andato quindi ad Etiopia ed Eritrea: “In mezzo a tanti conflitti, è doveroso segnalare una iniziativa che si può definire storica e si può dire che è una buona notizia”, ha detto papa Francesco: in questi giorni, dopo venti anni i governi di Etiopia ed Eritrea “sono tornati a parlare insieme di pace. Possa questo incontro accendere una luce di speranza per il Corno d’Africa e per il continente africano”, ha quindi pregato il pontefice. (R. Iaria)
 
 

A proposito di sbarchi

"Come Chiesa lavoriamo in spirito di giustizia, solidarietà e condivisione” e “facciamo la nostra parte sul versante educativo e culturale, aiutando a superare paure, pregiudizi e diffidenze”, ha scritto nei giorni scorsi il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, rilanciando l’appello di papa Francesco a “chinarci con compassione sui più deboli” e a “non lasciare in balìa delle onde chi lascia la sua terra affamato di pane e di giustizia”. 
Così, mentre nel nostro Paese e in Europa infuria il dibattito sui migranti, la Chiesa italiana continua il suo impegno sul fronte dell’accoglienza, dell’integrazione e dell’accompagnamento di quanti sono costretti a fuggire dalla propria terra come pure di quelli che si trovano nei Paesi di origine e di transito. 
Grazie alla Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, che mette a disposizione 30 milioni di euro dai fondi dell’8xmille, sono 21 i progetti in fase di realizzazione per un totale di 10.730.000 euro a cui se ne aggiungono 40, per uno stanziamento di 2.466.270 euro, nelle diocesi italiane. 
(don Leonardo Di Mauro, don Francesco Soddu, don Michele Autuoro, 
don Gianni de Robertis e don Bruno Bignami)
 

Cassano allo Ionio: mons. Savino saluta i profughi eritrei arrivati ieri

Cassano allo Ionio - Sono appena arrivati in Italia e, dopo essere stati accolti dai rappresentati della Chiesa italiana e del Governo, a Roma Fiumicino, sono partiti e arrivati nella loro nuova casa denominata “Casa del deserto”, realizzata dalla Parrocchia Santa Maria Maddalena a Morano Calabro, nella diocesi di Cassano all’Jonio, grazie ai fondi dell’8 per mille della Conferenza Episcopale Italiana e al contributo di tanti volontari.
Due mamme eritree con i loro rispettivi figlioletti, hanno dormito per la prima volta sotto un tetto diverso e particolarmente sicuro, grazie ai corridoi umanitari che la CEI ha predisposto insieme con la Fondazione Migrantes, la Caritas Italiana e la Comunità di Sant’Egidio, facendo arrivare dall’Etiopia, mercoledì 27 giugno, 139 profughi.
Il Vescovo di Cassano all’Jonio, mons. Francesco Savino, si è recato stamani a far loro visita, intrattenendosi e ascoltandoli grazie al mediatore culturale, alla presenza, tra gli altri, del direttore della Caritas diocesana, Raffaele Vidirie del parroco di Santa Maria Maddalena, don Franco Gimigliano. Ieri sera, ad accompagnare da Roma a Morano i fratelli eritrei, c’era anche l’ex parroco di Morano, don Gianni Di Luca.
«C’è un bellissimo clima di famiglia - ha commentato mons. Savino - tra i volontari e le mamme.»
A loro ha detto: "Sentitevi parte integrante della famiglia che è la Chiesa, la diocesi, di cui ora fate parte, al di là delle nostre appartenenze, di stirpe, di razza, o di religione."
«La Chiesa di Cassano all’Jonio - ha poi dichiarato il presule - fa dell’inclusione una scelta prioritaria. Nessuno deve sentirsi escluso nel momento in cui entra nella nostra diocesi, che vuole essere la diocesi dell’accoglienza, dell’ascolto, dell’integrazione, della legalità.»
«L’inclusione - ha continuato mons. Savino - fa di tutti noi una famiglia. Lì dove c’è l’esclusione non c’è la civiltà, non c’è democrazia. Oggi la sfida si chiama inclusione. Se la democrazia non si organizza sull’inclusione ed esclude qualcuno, soprattutto le persone che scappano, dalla guerra, dalla fame e dalle persecuzioni, non è una democrazia nella civiltà. Non c’è la civiltà lì dove non si accolgono le persone. Direi che il paradigma su cui la diocesi, la Chiesa, oggi più che mai, deve lavorare, a livello educativo, si basa su tre parole: accoglienza, integrazione, legalità. Se noi riusciremo ad essere una Chiesa-Famiglia che integra, che accompagna, che ascolta, nella legalità e nel rispetto delle leggi, io sono convinto - ha proseguito mons. Savino - che il Signore, per dirla con il Magnificat di sua Madre, "grandi cose il Signore farà in mezzo a noi" grazie a questa presenza. Questa presenza sarà il segno profetico di un Regno di Dio - ha concluso il Vescovo di Cassano - che c’è e che sta per compiersi, perché lì dove c’è la solidarietà, la condivisione, l’inclusione che diventa integrazione, lì c’è un Regno di Dio che si sviluppa, lì c’è un Regno di Dio che è Regno di pace, di giustizia, di amore.»
 

Migrantes: celebrazione cattolico-bizantina a conclusione del corso di formazione​

Roma - Si concluderà con una Divina Liturgia nella Basilica di santa Sofia a Roma, in rito cattolico bizantino, l’edizione 2018 del Corso di Formazione della Fondazione Migrantes al quale hanno partecipato 65 persone provenienti da 47 diocesi italiane.
La celebrazione sarà preceduta da una visita guidata dalla Basilica e seguita da alcune testimonianze dei fedeli ucraini presenti in Italia.
Il 28 gennaio scorso la Basilica, importante centro spirituale e culturale per tutti gli ucraini che vivono nel nostro Paese, è stata visitata da papa Francesco. In Italia vivono oggi 200mila ucraini con 145 comunità greco-cattoliche. Alcune sono piccole, composte da 20-30 fedeli, la maggioranza di 250-300, e alcune superano mille persone, e in grande città come Napoli, Roma, Milano vanno oltre le cinquemila. A seguirli 62 i sacerdoti che per dare un carattere più concreto ed organizzativo al servizio pastorale sono divisi in tre vicariati: uno al Nord, uno al Sud e un altro al Centro con un coordinatore per ogni zona. 
“E’ un segno importante e bello – dice il direttore Migrantes don Gianni De Robertis – questo momento con una realtà immigrata presente a Roma e non solo. Un momento di ascolto, di preghiera e di convivialità”.
 

Latino americani in Italia: a Bologna il convegno della Confraternita “Signore dei Miracoli”

Bologna - Sarà Bologna la sede del V Convegno Nazionale della Confraternita “Signore dei Miracoli” che si svolgerà il 30 giugno e 1 luglio prossimo presso il collegio Ospitalità San Tommaso d’Aquino promosso dalla comunità peruviana e latinoamericana residente in Italia. Al centro del convegno il documento della Conferenza Episcopale Italiana “Educare alla vita buona del Vangelo”. La comunità sud americana ha portato “questa fede popolare in molte parrocchie italiane”, dice il coordinatore nazionale Migrantes p. Emerson Campos Aguilar: “esistono già molte cappellanie dove si vive questa devozione”. Tra gli interventi previsti quello del coordinatore nazionale, di mons. Andrea Caniato e l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi che presiederà una liturgia eucaristica somenica 1 luglio, alle 7,30 del mattino, nella Cappella dei santi peruviani Rosa De Lima e Martino di Porres ne convento di San Domenico.
 

Chiesa Ucraina: una “vera tragedia” l’attacco al campo rom

Una “vera tragedia”. Così la Chiesa greco cattolica dell’Ucraina definisce l’attacco ad un campo rom nel villaggio di Sokolniki, non lontano da Lviv, e che ha causato la morte, tra sabato e domenica scorsa, di una persona e il ferimento di altri quattro. Azioni queste - sottolinea la Chiesa greco cattolica -  “non degne di una nazione europea” e che danneggiano l’Ucraina. Ogni abitante, “a prescindere dalla sua appartenenza etnica, religiosa o nazionale, deve a pieno titolo sentirsi un rispettato cittadino”, mentre è compito del governo “difendere i suoi diritti e le libertà”. Da qui anche l’esortazione a  tutti i cittadini “ad opporsi fermamente a questo tipo di comportamenti che non hanno nulla in comune con le regole e le norme cristiane e umane”.