Primo Piano

Lampedusa: le celebrazioni in occasione del quinto anniversario della visita di Papa Francesco

Lampedusa – L’isola di Lampedusa si prepara a ricordare il quinto anniversario della visita di Papa Francesco, l’8 luglio 2013. A presiedere una solenne celebrazione eucaristica sarà l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro alle ore 19,00. La celebrazione sarà preceduta  dalla lettura a più voci dell’omelia di papa Francesco dell’8 luglio 2013. La giornata si aprirà alle 8,00 con una celebrazione eucaristica presieduta dal parroco, don Carmelo La Magra.
Le celebrazioni inizieranno domani pomeriggio, sabato 7 luglio, con l’apertura della mostra “Immagini e oggetti della visita del Papa” seguita alle 19,00 da una celebrazione eucaristica e alle 21,30 dalla proiezione del documentario “Iuventa” sull’esperienza di chi salva le vite in mare. Questa mattina, in ricordo di quel viaggio, papa Francesco ha presieduto, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, una Messa per i Migranti defunti, per i sopravvissuti e per coloro che li assistono.
 

Papa Francesco: grazie a chi si occupa dei bisogni dei migranti

Città del Vaticano – Un ringraziamento a coloro che sono impegnati ogni giorno a fianco dei migranti e a chi presta loro soccorso in mare è arrivato questa mattina da papa Francesco durante la celebrazione, nella basilica di san Pietro in vaticano, per i Migranti, in occasione del quinto anniversario della visita a Lampedusa avvenuta l88 luglio del 2013. A coloro che sono stati salvati – ha detto il papa in lunga spagnola -  “voglio ribadire la mia solidarietà  e incoraggiamento, poiché conosco bene le tragedie dalle quali state scappando”. A loro il pontefice ha chiesto “continuare ad essere  testimoni di speranza in un mondo sempre più preoccupato per il suo presente, con pochissima visione del futuro e riluttanza a condividere”. Papa Francesco ha quindi chiesto ai migranti di avere “rispetto per la cultura e le leggi del Paese che accoglie” per mettere in campo elaborare insieme “il cammino dell’integrazione”.
Alla celebrazione circa 200 migranti accompagnati da tanti volontari. Tra i concelebranti mons. Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma, segretario della Commissione CEI per le Migrazioni e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio (R.I.)
 

Dov’è tuo fratello? Domanda più che mai attuale

di p. Camillo Ripamonti* Roma - Grazie, papa Francesco, perché ancora una volta e ogni volta ti metti accanto ai rifugiati, dalla loro parte cammini con loro. Anche oggi, con la preghiera, totalmente al fianco di chi vive l'esperienza del cammino, del viaggio, come condizione umana.
Sono passati 5 anni dal tuo primo viaggio apostolico che sorprese tutti perché fatto a Lampedusa, isola minuscola al centro del Mediterraneo, allora crocevia di rotte di disperati in cerca di salvezza. Simbolo di un Paese, porta d' Europa, in cui la Sicilia era terra di benvenuto per un continente già allora chiuso e distante ma sempre meno di quanto non lo sia oggi. Dov'è tuo fratello? Ammonisti un' Europa cieca e indifferente. Dov' è tuo fratello? Un interrogativo che apre al cambiamento, alla conversione. Purtroppo ancora oggi riusciamo a dare alla domanda che, nel Libro della Genesi, Dio rivolge a Caino, solo una risposta amara. Mio fratello è morto in mare perché non è stato soccorso, è morto perché ha messo la sua vita in mano a dei trafficanti, solo e disperatamente per mancanza di alternative legali e sicure. È morto perché governanti irresponsabili hanno trovato negli ultimi della terra un capro espiatorio per nascondere incapacità e pigrizia nel creare un futuro possibile per tutti, perché hanno preferito erigere muri impenetrabili e chilometri di filo spinati che edificare case con le porte aperte e finestre da cui far entrare energie per un'avvenire comune e di pace. È morto e probabilmente nessuno lo sa, nessuno lo nota.
Dov' è tuo fratello?
Nel Mediterraneo, mare di morte, dove purtroppo oggi dobbiamo ammettere che non c'è solo nostro fratello, ma anche le nostre sorelle e persino i nostri figli innocenti. Mio fratello è in quel mare di morte, lontano da sua madre, che non potrà seppellirlo, ucciso da egoismo e menzogna, schiacciato da una mistificazione mediatica e politica che trasforma le vittime in carnefici, i fratelli in nemici. Sordi e ciechi al dolore dei nostri fratelli, non sappiamo più piangere per il dolore altrui, le lacrime sono compassione umana che sgorga da cuore e occhi. Oggi abbiamo occhi aridi e cuori induriti, siamo senza compassione per chi chiede aiuto, per chi viene verso di noi. Grazie, papa Francesco, perché in questo anniversario hai voluto intorno a te i rifugiati arrivati via mare e con loro chi salva le vite, chi ogni giorno si spende per accogliere, integrare, costruire nel silenzio, con un'operosità che non fa notizia, un futuro in cui ci sia spazio per tutti, in cui l' altro è dono e ricchezza. In questo anniversario, che celebriamo in un momento tanto difficile, è giusto ringraziare i tanti uomini e donne di buona volontà che ogni giorno con passione, motivazione e competenza lavorano perché arrivi presto quel domani in cui la paura sia antico ricordo e nuovi anticorpi vincano il male più grande della nostra generazione: quella globalizzazione dell' indifferenza che ammala le nostre società di assuefazione alla morte e al dolore dell' altro. Grazie, papa Francesco, per essere stato a Lampedusa 5 anni fa, cominciando il tuo viaggio di pastore dalle periferie esistenziali, offrendoci una nuova geografia che mette al centro del mondo coloro che abitano ai margini, compiendo quella rivoluzione necessaria in cui la pietra scartata diventa testata d' angolo di una nuova umanità e di un nuovo umanesimo. (*Presidente Centro Astalli)
 
 

Papa Francesco: Dio vuole nostre mani per soccorrere migranti

Città del Vaticano - “Di fronte alle sfide migratorie di oggi, l’unica risposta sensata è quella della solidarietà e della misericordia; una riposta che non fa troppi calcoli, ma esige un’equa divisione delle responsabilità, un’onesta e sincera valutazione delle alternative e una gestione oculata”. Lo ha detto questa mattina papa Francesco durante la Messa per i Migranti celebrata nella basilica di San Pietro, nel quinto anniversario della sua visita a Lampedusa, primo viaggio apostolico del pontificato. Per il papa “politica giusta è quella che si pone al servizio della persona, di tutte le persone interessate; che prevede soluzioni adatte a garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità di tutti; che sa guardare al bene del proprio Paese tenendo conto di quello degli altri Paesi, in un mondo sempre più interconnesso. E’ a questo mondo che guardano i giovani”. C’è, ha detto, una “ ipocrisia sterile di chi non vuole ‘sporcarsi le mani’”: “si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura  nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.
Papa Francesco ha ricordato i tanti poveri oggi “calpestati!”: “Quanti piccoli vengono sterminati! Sono – ha detto - tutti vittime di quella cultura dello scarto che più volte è stata denunciata”. E tra il pontefice annovera i migranti e i rifugiati, che “continuano a bussare alle porte delle Nazioni che godono di maggiore benessere”. Ricordando il suo viaggio, l8 luglio del 2013, nell’Isola di Lampedusa, ha richiamato il suo appello rivolto quel giorno: «“Dov’è il tuo fratello? La voce del suo sangue grida fino a me”, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi». “ Purtroppo – ha detto oggi -  le risposte a questo appello, anche se generose, non sono state sufficienti, e ci troviamo oggi a piangere migliaia di morti”.
Riprendendo il vangelo del giorno, tratto dal cap. 11 di Matteo, Papa Francesco ha sottolineato come il “Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio – talvolta complice – di molti. In effetti, dovrei parlare di molti silenzi: il silenzio del senso comune, il silenzio del ‘si è fatto sempre così’, il silenzio del ‘noi’ sempre contrapposto al ‘voi’. Soprattutto, il Signore ha bisogno del nostro cuore per manifestare l’amore misericordioso di Dio verso gli ultimi, i reietti, gli abbandonati, gli emarginati”, ha affermato papa Bergoglio. Francesco ha quindi detto: “seguiamo con attenzione il lavoro della comunità internazionale per rispondere alle sfide poste dalle migrazioni contemporanee, armonizzando sapientemente solidarietà e sussidiarietà e identificando risorse e responsabilità” e ha chiesto allo Spirito Santo di “illuminare la nostra mente e di infiammare il nostro cuore per superare tutte le paure e le inquietudini e trasformarci in docili strumenti dell’amore misericordioso del Padre, pronti a dare la nostra vita per i fratelli e le sorelle, così come ha fatto il Signore Gesù Cristo per ciascuno di noi”. (Raffaele Iaria)
 

La Pira e gli studenti internazionali

Firenze - Per Giorgio La Pira ieri papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto di venerabilità, ndr -  il Vangelo è il riferimento principale, il vademecum della sua vita. Ne vive le parole sine glossa, al modo di Francesco d’Assisi, nell’impegno per i poveri, alla Costituente, nell’attività di sindaco, come in quella di professore universitario di Diritto Romano, con i giovani che lo apprezzano e lo ammirano, per la capacità di porsi al loro fianco indicando la strada.
Da educatore qual’ era, uomo capace di “intendere e misurare il valore ideale e pratico del problemi più urgenti della vita umana”, La Pira vede nelle generazioni nuove la possibilità di realiz­zare il sogno planetario della pace e della giustizia.
“Tutti i muri sono spezzati [...], tutti gli schemi mentali di divisione sono tolti; i confini del popoli sono trasformati da muri in ponti che uniscono! [...] Le generazioni nuove sono [...] come le rondini: sentono il tempo, sentono la stagione: quando viene la primavera essi si muovono [...] sospinti da un invincibile istinto vitale – che indica loro la rotta e i porti! -­ verso la terra nuova la primavera è in fiore! [...]. [Occorrono] piani mondiali [...] per sradicare ovunque la fame, la disoccupazione e la miseria (ancora due miliardi di denutriti); per sradicare ovunque l'ignoranza (un uomo su due non sa ancora leg­gere); per combattere ancora la malattia [...]; per sradicare ovunque la schiavitù e la tirannia (il colonialismo, il fascismo ed il nazismo; il razzismo; l'antisemitismo; il nazionalismo; la statalismo, il dogma­tismo, l'ateismo di Stato, lo stalinismo)!”. (G. La Pira, Discorso alla Conferenza Internazionale della Gioventù per la pace e il disarmo, Firenze 26 febbraio, 1964)
Le lezioni di La Pira sono sempre gremite, come docente universitario mostra una sorprendente originalità nel suo insegnamento e, di fronte ai giovani allievi, considera “la Cattedra uno strumento sacro”, come scrive nel '33 al giurista siciliano Salvatore Pugliatti. “Io mi sforzo di mostrare le bellezze geometriche del diritto romano. Credilo, c'è tanta luce in questo panorama di istituti che of­frono allo sguardo linee architettoniche così belle! II Diritto Romano va insegnato così: mostrando queste prospettive ricche di simmetria; solo così il nostro insegnamento ha una funzione educativa di grande importanza [...]". (Lettera a Pugliatti; Archivio)
Sa ascoltare i giovani, comprenderne il percorso di ricerca culturale e spirituale, riesce a comunicare loro le sue idee, apre un dialogo, ed essi ricambiano sempre con entusiasmo la sua stima. Durante il Sessantotto ne coglie le attese e chiarisce le istanze positive che li muovono nella richiesta di un cambiamento globale del Sistema.
“Tra l'utopia e l'auto annientamento dell'umanità (con gli armamenti nucleari e la guerra); non è [...] più coraggioso, più degno della razza umana […] optare per l'utopia e tentare di farla diventare realtà?" (Lettera a Pino Arpioni, luglio 1968).
Gli ultimi sette anni della sua vita, La Pira sarà ospite dell’amico Pino Arpioni, in via Capponi, a Firenze. Continuerà anche da questa sede il suo incessante lavoro di operatore di pace, con la gioia di condividere la casa con un gruppo di studenti dell'Opera per la Gioventù.
Il prof. Salem Al-Sheik, originario dell’Egitto, oggi noto studioso,  ricorda il suo primo incontro con La Pira, quand’era studente a Firenze: “fu un incontro casuale. Era il 1962. Camminavo in via Cavour, quando mi venne incontro un signore con le braccia aperte. Mi disse:  – Ciao carissimo! Come stai? – Mi dette la mano e aggiunse: - Da che parte della Sardegna vieni?- Gli risposi stupito che ero egiziano ed egli esclamò. – L’Egitto, Nasser. Grande popolo di antica civiltà -. Proseguì :- Come vedi, siamo tutti fratelli. Se mi avessi incontrato per le strade del Cairo, mi avresti preso per un italiano? Vedi, siamo tutti figli di Abramo, cristiani, ebrei, musulmani, discendenti dallo stesso capofamiglia-. Un amico passò di lì per caso, salutò La Pira col titolo di Professore, e mi di fece capire che avevo l’onore di parlare col Sindaco.  – Quando vuoi, vieni a trovarmi in Palazzo Vecchio! - , fu il saluto cordiale di La Pira. Quando mi recai nel suo studio, La Pira mi accolse con lo stesso calore, lasciando altri interlocutori, probabilmente più importanti di me. La Pira era ossessionato dalla necessità del dialogo. Ricordo chiaramente le sue parole:– Dobbiamo abbattere il muro della diffidenza, per poi riunirci intorno a un tavolo per discutere -.  Da un educatore così rispettoso della mia identità, così fiducioso nelle potenzialità dei giovani che stimava oltre misura, non si poteva che restare conquistati.  L’incontro con La Pira in Palazzo Vecchio fu per me una lezione straordinaria durata oltre tre ore; mi rivelò una grande verità: la centralità spirituale del Mediterraneo.  L’incontro con Educatori così, ha prodotto in me la riflessione di una vita, determinando la formazione spirituale e culturale del mio essere attuale”.   (Maurizio Certini)
 
 
 

Austria: sale l’impegno salesiano per i migranti

Vienna - Ogni anno oltre mille giovani immigrati di età inferiore ai 18 anni vengono accompagnati senza genitori o parenti come rifugiati in Austria. La maggior parte di loro non ha cura e alloggio adeguati all’età. Il lavoro della Famiglia Salesiana austriaca inizia qui e sostiene i giovani richiedenti asilo, rifugiati e migranti nella loro situazione di vita in un Paese che politicamente manifesta alcune resistenze all’accoglienza. Un bel segno in direzione opposta viene dunque dal mondo salesiano; infatti alla fine di giugno – come riferisce l’agenzia di stampa dei figli di Don Bosco – don Petrus Obermüller, superiore dell’Ispettoria salesiana dell’Austria, ha presieduto la benedizione solenne di un nuovo edificio della "Don Bosco Flüchtlingswerk", associazione impegnata nell’accoglienza e nel servizio ai giovani profughi.
La struttura, che si trova a Vienna, è in grado di ospitare fino a trenta profughi minorenni non accompagnati; il tutto in ambienti nuovissimi, accessoriati ma sobri, pensati per offrire un senso di casa, familiarità e autonomia, in puro stile salesiano. Don Obermüller ha sottolineato il grande lavoro svolto dall’associazione e ha affermato che «la nuova casa è uno spazio dove i giovani profughi potranno crescere, formarsi, fare un percorso di integrazione». Suor Maria Maul, Figlia di Maria Ausiliatrice, superiora dell’Ispettoria di Austria e Germania, ha aggiunto che anche Don Bosco oggi s’impegnerebbe con tutte le forze per questi minori bisognosi di protezione. E darebbe loro tutta la sua fiducia. (Marco Pappalardo – Avvenire)
 

Don Maffeis: gli auguri a Paolo Ruffini

Roma - “È una nomina che valorizza un professionista di primo piano, che ha contribuito in maniera decisiva a far crescere Tv2000 e il Circuito radiofonico InBlu; un amico stimato, che ha saputo far squadra, paziente e lungimirante”. Così don Ivan Maffeis, Sottosegretario CEI e Presidente di Rete Blu nonché Direttore di questa testata – parla della nomina a Prefetto del Dicastero per la Comunicazione di Paolo Ruffini, finora Direttore di TV2000, rete televisiva della Conferenza Episcopale Italiana. “Nel ringraziare il Santo Padre per questa fiducia – ha aggiunto don Maffeis - siamo certi di trovare nel dott. Ruffini un interlocutore prezioso per continuare una collaborazione fruttuosa a servizio della missione della Chiesa”.
 
 

Bologna: domani la conclusione del master in medicina delle migrazioni

Bologna – Terminerà domani al Centro studi missionari Identes di Bologna il terzo modulo dell’Executive master su “Salute globale e migrazioni”, sesta edizione del “Master in medicina delle emarginazioni, delle migrazioni e delle povertà”. La quarta ed ultima settimana di lezioni si svolgerà a Roma dal 24 al 28 settembre sul tema: “La salute dei richiedenti asilo e rifugiati: tutele e aree critiche”, focus sulle “ferite invisibili”.
 

Dicastero della Comunicazione: Paolo Ruffini nuovo Prefetto

Città del Vaticano - Paolo Ruffini, Direttore di Rete di TV2000, è il nuovo Prefetto del Dicastero per la Comunicazione. La nomina è arrivata questa mattina da parte di Papa Francesco. Nato a Palermo nel 1956, giornalista professionista, ha lavorato con diverse testate giornalistiche. Dal 2014 era direttore di rete di Tv2000, la tv della Conferenza Episcopale Italiana. Durante la sua carriera ha ricevuto diversi premi di giornalismo e ha preso parte a numerosi convegni di studio circa il ruolo dei cristiani nell'informazione, l'etica della comunicazione e i nuovi media.
A Paolo Ruffini gli auguri di un proficuo lavoro da parte della nostra testata e della Fondazione Migrantes.
 

Torino: oratori con stranieri e rom

Torino - L’oratorio estivo arriva anche al campo Rom di via Germagnano alla periferia nord di Torino: fra il degrado che nell’insediamento nomadi continua ad essere al limite della dignità umana gli animatori dell’oratorio San Pio X di Falchera con il parroco don Adelino Montanelli, in rete con l’Ufficio per la Pastorale Migrantes di Torino, la Comunità Abramo e il Comune, tutti i mercoledì, parallelamente alle attività in parrocchia, regalano alcune ore di gioco ai bambini che vivono lì con il tipico stile dell’oratorio. Allo stesso modo la parrocchia Cafasso ha avviato un progetto di inclusione di bambini rom.
Sono solo due degli esempi di integrazione e accoglienza, forse i più forti, che gli oratori estivi incarnano: in queste settimane – si legge sul settimanale “La Voce e il Tempo” - oltre 200 centri oratoriani sono mobilitati in tutta la diocesi piemontese dove, soprattutto nei quartieri periferici torinesi e della prima cintura segnati dall’emergenza, diventano la “casa” per le famiglie del territorio. Alcuni centri si colorano con oltre trenta nazionalità, appartenenti a diverse religioni. La maggior parte delle estate ragazzi oratoriane  conta il 25% di iscritti di origine straniera, in alcuni si supera ampiamente il 50%. Non si tratta solo delle ordinarie attività aggregative: gli oratori aprono anche alla sera e nei week-end coinvolgendo a tutto campo le famiglie dei propri quartieri: numerosi i progetti che favoriscono l’inclusione degli stranieri, dei migranti, dei disabili, dei ragazzi svantaggiati. Nel numero di questa settimana del giornale Stefano Di Lullo racconta diverse esperienze.
 

Migrantes: fermarsi a pregare e riflettere sulla nostra indifferenza

Roma - “Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia (la morte nel Mediterraneo di centinaia di migranti), che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente, come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore!”.
Così diceva Papa Francesco nella sua omelia a Lampedusa l’8 luglio 2013. Purtroppo invece uomini, donne, bambini, continuano a morire nella generale indifferenza: 1.137 i morti e i dispersi nel Mediterraneo solo nel periodo che va dal 1 gennaio al 2 luglio 2018, nota oggi la Fondazione Migrantes alle vigilia di una celebrazione per i Migranti presieduta da papa Francesco in occasione del V anniversario della sua visita a Lampedusa, primo viaggio del suo pontificato.
Domani nella Basilica di San Pietro a Roma e sabato 7 luglio a Bari, proprio davanti “a quel mare che tanti cercano di attraversare per fuggire da situazioni difficili e di guerra”, sottolinea il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, e dove “invece trovano così spesso la morte, ci uniremo alla preghiera di papa Francesco, per domandare al Signore ‘la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi …per chiedergli perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, perdono per chi si è accomodato e si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi. Perdono Signore!’”.
 
 

Mons. Regattieri: “chiudere i porti è un controsenso”

Cesena – “I porti sono fatti per partire e per attraccare, e per consentire un porto e un rifugio a chi è in difficoltà in mare. Chiudere i porti è un controsenso”. A dirlo è stato il vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Douglas Regattieri,  domenica scorsa concludendo – come riferisce il settimanale diocesano “Corriere Cesenate - le celebrazioni per la festa del patrono e del Santissimo Crocifisso a San Piero in Bagno. Il presule ha ricordato che l’accoglienza va gestita bene, le cose vanno fatte con attenzione e prudenza, ma – scrive il settimanale - comunque ciò che deve prevalere deve essere lo spirito di accoglienza e non la volontà di chiusura e di isolamento.
 

Boeri: “sistema non regge senza nuovi ingressi di immigrati”

Roma - Tito Boeri lo dice con grande chiarezza: «Il nostro sistema pensionistico è in grado di reggere alla sfida della longevità, finché si manterrà l'adeguamento automatico dell'età pensionabile. Ma non ha al suo interno meccanismi correttivi per compensare un calo degli ingressi nel mercato del lavoro”. Nella Relazione annuale presentata alla Camera il presidente dell'Inps ha fatto un esplicito riferimento ai temi sui quali tanto ha insistito nella sua gestione: il declino demografico e la riduzione dei flussi migratori che, assieme a modifiche "pesanti" alla legge Fornero, rischiano di mettere in crisi i conti della previdenza. Una disamina che traccia, col supporto delle cifre, un quadro allarmato e fatta con precisazioni sempre molto chiare: «Tutti sono d’accordo - ha detto a esempio - sul fatto che bisogna contrastare l’immigrazione irregolare. Bene, ma si dimentica un fatto importante: per ridurre l’immigrazione clandestina il nostro Paese ha bisogno di aumentare quella regolare».
 
 

Pozzallo: una veglia di preghiera per i migranti morti in mare

Pozzallo -  “Il numero dei migranti morti nel Mediterraneo aumenta, spaventosamente, ogni giorno. Non si può rimanere indifferenti davanti a questa tragedia umanitaria”. Per questo, la Diocesi di Noto, la Caritas diocesana, la fondazione Migrantes, l’associazione We Care, in collaborazione col comune di Pozzallo, hanno organizzato una veglia di preghiera per “ricordare” e “non dimenticare tanti fratelli e sorelle morti durante le drammatiche traversate”. Una veglia – spiegano i promotori -  per “chiedere perdono a Dio, per l’indifferenza che ci ha fatto perdere di vista il bene del nostro prossimo, per ogni forma di sfruttamento, che è causa di tanta povertà nel mondo, per la mancata risposta di carità verso i bisogni dei poveri e degli ultimi di questa terra”. La veglia si svolgerà venerdì 6 luglio presso l’Anfiteatro Pietrenere di Pozzallo, città simbolo degli sbarchi, con inizio alle ore 21,30.
 

Blessing Okoedion: da schiava a eroe

Roma – “Sono molto onorata di essere qui oggi e voglio ringraziare ed esprimere tutto il mio apprezzamento per il lavoro instancabile e appassionato di molti movimenti che, in tutto il mondo, lottano contro la tratta di esseri umani e per ricostruire la dignità perduta di moltissime persone”. Sono le parole di Blessing Okoedion, giovane donna nigeriana trafficata in Italia e messa su una strada - e ora impegnata come mediatrice culturale - che ha ricevuto il 28 giugno a Washington il prestigioso riconoscimento di “eroe” contro la tratta dal Dipartimento di Stato Usa.
In occasione della presentazione del “Trafficking in Persons Report” (Tip Report), il Segretario di Stato americano, Michael Richard Pompeo, ha attribuito questo riconoscimento a nove persone, provenienti da altrettanti Paesi, che si sono distinte per il loro impegno contro le moderne schiavitù. Tra di loro, appunto, Blessing Okoedion, che in Italia ha vissuto la più orribile esperienza della sua vita, ma ha trovato anche il coraggio di ribellarsi, di denunciare e di mettersi al servizio di altre donne che stanno vivendo la sua stessa esperienza, aiutandole a trovare il coraggio di ribellarsi pure loro a trafficanti e sfruttatori.
Blessing ha scritto anche un libro, per raccontare la sua storia: Il coraggio della libertà (con Anna Pozzi, ed Paoline, 2017), che è appena stato tradotto anche in inglese: The Courage of Freedom (sempre Ed. Paoline).
“Vorrei che altre donne e ragazze nigeriane possano conoscere la mia storia - dice Blessing - perché possano vincere la paura e spezzare le catene invisibili di questa schiavitù. Dobbiamo unire le nostre voci per dire “basta” alla tratta di esseri umani”. “È capitato anche a me di essere una di quelle donne - ha raccontato Blessing durante la cerimonia di Washington -. Sono arrivata in Europa nel 2013 con un visto di lavoro di due anni. Ma era tutto un inganno. Quando sono giunta in Italia ho scoperto che l’impiego che mi era stato prospettato non esisteva. I miei sfruttatori mi hanno detto che ero in debito con loro di 65 mila euro e che avrei dovuto ripagarli attraverso la prostituzione. In quel momento ho capito di essere caduta nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Grazie a suor Rita Giaretta e a Casa Rut di Caserta sono riuscita a rimettermi in piedi, a riconquistare la mia dignità e a lottare per la libertà di altre donne e bambini africani, dicendo instancabilmente “no” alla tratta di esseri umani”.  
«È bello e importante che oggi Blessing riceva questo prestigioso riconoscimento - commenta suor Rita Giaretta - perché premia il coraggio, la determinazione e l’impegno di una donna che ha vissuto sulla sua pelle il dramma della tratta, ma che ha saputo anche ribellarsi, denunciare ed esporsi in prima persona per contrastare questo vergognoso fenomeno e per incoraggiare altre ragazze  a fare lo stesso. Questo riconoscimento a Blessing è un grande segno di incoraggiamento: per tutte noi di Casa Rut che da oltre vent’anni ci battiamo accanto a queste donne; per le giovani migranti che cercano di riprendersi la loro dignità di persone; ma anche per noi “occidentali”, che abbiamo confuso il benessere con il possesso di beni materiali e che abbiamo invece bisogno sempre di più di riprenderci innanzitutto il senso della vita. Grazie Blessing perché dai a tutti noi una grande speranza!».
 
 

Mons. Bettazzi: “no a navi bloccate e a porti chiusi”

Ivrea -  “Ci siamo resi conto che Lei, al recente vertice Ue, ha fatto sentire fortemente la voce dell’Italia; ma siamo stati delusi dalla sordità della maggioranza dei rappresentanti dell’Europa (me lo lasci notare, anche delle nazioni tradizionalmente più ‘cristiane’) e dell’incapacità dell’insieme di mantenere le tradizioni ‘umane’ del nostro Continente e dell’ispirazione iniziale della sua unità”. Lo scrive, con riferimento alla questione immigrati, il vescovo emerito di Ivrea, mons. Luigi Bettazzi, 95 anni e già presidente di Pax Christi, in una lettera aperta al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Siamo”, aggiunge il presule, “e parlo di tanti di cui ho colto il pensiero – altrettanto delusi che, nella difficoltà di ottenere consensi più ampi, l’Italia rimanga su posizioni di chiusura, forse (ma solo ‘forse’ se guardiamo al nostro passato coloniale o ci proiettiamo sul nostro futuro demografico) comprensibili sul piano della contrattazione, non su quello del riferimento a vite umane”. E ancora: “Siamo tanti a non volerci sentire responsabili di navi bloccate e di porti chiusi, mentre ci sentiamo corresponsabili di Governi che, dopo avere sfruttato quei Paesi e continuando a vendere loro armi, poi reagiscono se si fugge da quelle guerre e da quelle povertà; non vogliamo vedere questo Mediterraneo testimone e tomba di una sorta di genocidio, di cui diventiamo tutti in qualche modo responsabili”. “Vorremmo davvero – scrive ancora Bettazzi – che l’Italia, consapevole della sua tradizione di umanità (prima romana, poi cristiana) non accettasse di divenire corresponsabile di una tragedia, che la storia ha affidato al nostro tempo e da cui non possiamo evadere”. “Al di là di un’incomprensibile indifferenza o di un discutibile privilegio ( ‘prima gli italiani’ – quali italiani? – o ‘prima l’umanità’?!), credo che, nell’interesse della pace, aspirazione di ogni persona e di ogni popolo, l’Italia possa e debba essere – per sè e per tutta l’Europa – pioniera di accoglienza, controllata sì, ma generosa”, la conclusione del presule. (Sir)
 
 
 
 

Papa: messa nel V anniversario del viaggio a Lampedusa

Città del Vaticano - Una Messa per i Migranti, all’Altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro. La celebrazione sarà presieduta da Papa Francesco, venerdì 6 luglio, alle ore 11.00. La Messa coincide – spiega il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke - con il quinto anniversario della visita di Papa Francesco a Lampedusa avvenuta l’8 luglio 2013. “Sarà – ha detto Burke -  un momento di preghiera per i defunti, per i sopravvissuti e per coloro che li assistono”.
Alla celebrazione è prevista la presenza di circa 200 persone, fra i quali rifugiati e persone che li seguono e se ne prendono cura.
 
 

Diocesi Ferrara-Comacchio: sabato veglia di preghiera ecumenica guidata da mons. Perego

Ferrara - Una veglia di preghiera ecumenica per “accompagnare” lo svolgimento della giornata di preghiera e riflessione di Papa Francesco con i Patriarchi e i Capi delle Chiese Orientali cattoliche ed ortodosse, sabato 7 luglio a Bari. A promuoverla, accogliendo l’invito del Pontefice, è la diocesi di Ferrara-Comacchio. La veglia, presieduta dall’arcivescovo mons. Gian Carlo Perego, sabato 7 luglio alle 21 nella Basilica di Santa Maria in Vado, è  promossa dall’Ufficio Migrantes, Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, Ufficio liturgico, e dalla Caritas diocesana.
 
 

Il cuore dei migranti nell’opera di Orna Ben-Ami

Ferrara - Popoli in cammino, che lasciano la propria terra con la morte nel cuore. Madri e padri che tengono una pena a guinzaglio, come fosse un cane, e dall’altra stringono forte un figlio, un bambino che piange perché ha paura di andare in quella nuova terra sconosciuta, al di là del mare. Chi ha letto il capolavoro di Vasilij Grossman, Vita e destino, questi tragici scenari li può ritrovare davanti alle opere di Orna Ben-Ami. Dopo il Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento e la petrosa Matera la mostra dell’artista israeliana Entire Life in Package. Storie di migrazioni approda a Ferrara (fino al 10 settembre). In un luogo storicamente deputato all’accoglienza, la Casa dei Romei, vengono esposti i lavori emozionali della Ben-Ami che ha esperienza diretta del conflitto israeliano - palestinese: durante il servizio militare è stata la prima donna corrispondente della radio militare Galgalei-Zahal.
La radio e gli studi di storia internazionale l’hanno condotta a rimodulare il suo linguaggio che adesso la fa esprimere con il ferro e la fotografia. Il ferro è quello che salda e che forgia per dare vita agli oggetti da inserire nelle fotografie - concessegli dall’archivio Reuters - che sono quelle che si possono vedere anche nella mostra ferrarese. Qualcosa di molto di più di una semplice esposizione d’arte questa che si snoda nelle sale della Casa dei Romei. Opere in dialogo con gli affreschi trecenteschi di Vitale da Bologna della bella dimora nobiliare estense. È un impatto forte quello che si prova dinanzi «l’oggetto che predomina sulla persona. Spesso le immagini sono sovraesposte, gli scatti abbassati di intensità e i migranti quasi colti di sorpresa in cammino o in un momento di riposo paiono ombre, fantasmi, mentre l’elemento materico di ferro fuso emerge e diventa protagonista», spiega il curatore della mostra Ermanno Tedeschi. Un allestimento promosso dall’avvocato Francesco Ferroni che con la sua associazione culturale “Umanità” alimenta il dibattito sulla problematica dei migranti. Una “piaga” che ha colpito la sensibilità del direttore del Museo Casa Romei, Andrea Sardo, che, anche da semplice visitatore, si meraviglia della potenza evocativa del messaggio lanciato dalla Ben-Ami. Milioni di uomini e donne in cammino richiudono il loro passato in altrettanti «life packages», i pacchi di vita. Con una maestria che oscilla tra l’alto artigianato e un’arte assolutamente originale, mette la sua valigia di ferro saldato tra le mani rugose dell’anziana bosniaca, ritratta nella foto di Corinne Dufka (Reuters) durante la guerra della ex Jugoslavia - 1992 -. Umanità ferita, divenuta ombra di se stessa e ciclicamente ridotta a cosa. Folla incolonnata, in fuga, che il viaggio ha reso informe e metallica come le sagome sul pavimento che si possono schivare o calpestare (il visitatore per lo più le schiaccia) o quelle che si specchiano - in un fermo immagine - su una pozzanghera e ritrovano la loro anima riflessa, liquida (l’opera “Reflected”, foto Stoyan-Nenov, Macedonia 2015). C’è una stanza di Casa Romei in cui il dialogo tra la storia rinascimentale e quelle dei giorni più bui del Ventesimo secolo si fa ancora teneramente più duro, ed è quella dei giochi in cui c’è “L’orsetto nella scatola” o la struggente “La rifugiata e la bambola” (foto M. Azakir, Lebanon 2016). Una bambina che vuole essere la memoria di tutte le piccole vittime dimenticate di questa inarrestabile diaspora dei migranti. Un cammino da ultimi della terra ai quali la Ben-Ami tenta di restituire dignità, meritandosi l’encomio dello scomparso Presidente d’Israele Shimon Peres: «Orna tu hai dimostrato che non c’è nulla di più morbido del ferro, e nulla di più forte di una donna». (Massimiliano Castellani – Avvenire)
 

Vescovi Perù: aperto il centro di informazione e orientamento per migranti venezuelani

Lima - È stato inaugurato a Lima, nella sede della Conferenza Episcopale Peruviana (CEP), il centro di informazione e orientamento per i migranti venezuelani, che sempre più numerosi arrivano in Perù. La Chiesa peruviana, informa l’agenzia Sir, cerca così di dare una risposta, almeno parziale, all’ondata di venezuelani in fuga dal loro Paese. In Perù vivono attualmente 350mila venezuelani, ma il numero è in crescita e potrebbe presto arrivare al mezzo milione. Il Perù è il terzo Paese di destinazione dopo la Colombia e gli Stati Uniti. Il nuovo centro, ha spiegato nei giorni scorsi il presidente dei vescovi, mons. Miguel Cabrejos, darà orientamento e appoggio ai migranti venezuelani, farà loro conoscere i propri diritti e le informazioni necessarie per poter rimanere nel Paese, scelta già fatta da 60mila venezuelani giunti in Perù.
“La Conferenza Episcopale – ha detto mons. Cabrejos – vuole così moltiplicare gli sforzi per trovare soluzioni che permettano di migliorare le condizioni di vita di questi fratelli migranti e il loro sviluppo umano integrale”.