Primo Piano
Don Maffeis: 34 finora le diocesi disponibili accoglienza migranti Diciotti
Nave Diciotti: i racconti dei salvati
Le loro famiglie, in Eritrea, hanno pagato 9.800 euro per farli scappare. Il viaggio, per molti di loro, è durato un anno e mezzo, sono stati venduti anche sei volte da bande ad altre bande. Molti hanno i corpi segnati. Sono i cento sbarcati sabato a tarda sera dalla 'Diciotti' e adesso accolti al 'Mondo migliore', centro a Rocca di Papa (ben lontano dal paese) gestito dalla cooperativa Auxilium. Novantadue ragazzi e otto ragazze. Quando sono arrivati, l’altra notte, l’emozione è stata forte e non soltanto per loro. Hanno sorriso e non lo facevano da chissà quanto tempo. A qualcuno le lacrime sono scese sul sorriso.
Li hanno visitati tutti, c’è voluto da mezzanotte alle nove e mezza di ieri mattina, la malattia più... grave trovata è una tonsillite con qualche placca. Nessuno ha malattie infettive, né croniche. A proposito, neppure alcuna scabbia. Piuttosto, tante pelli seccate dall’acqua salina e dal vento. E tutti molto provati, denutriti. Anemici. Un ragazzo è tornato ieri sera in infermeria, aveva tenuto nascosto un problema al ginocchio che ha da giorni, poi il dolore è cresciuto troppo e ha chiesto di nuovo del medico. Dovrebbe avere liquido nell’articolazione, forse deve aver sbattuto. O forse altro. Molti, fra loro, raccontano di torture.
Sono nati tutti in Eritrea e tutti vengono dalla Libia, hanno vissuto con la violenza fuori e dentro. Le ragazze sono state stuprate e per sopravvivere si sono create una corazza. Sono diventate dure. Durissime. I loro volti sono quelli di sfingi, non mostrano emozioni, quasi non sorridono, quasi non guardano neppure negli occhi. Ciò che le ha sbranate l’hanno chiuso nell’angolo più intimo di se stesse, lo costringono a restar lì, muto. Si raggomitolano sulla sedia, le gambe tirate su, ginocchia strette al petto con le braccia intorno, dentro i pantaloni e le magliette finalmente puliti, finalmente dignitosi, che hanno distribuito la scorsa notte. A loro anche solamente tutto questo sembra vero a tratti.
Hanno anche finalmente riposato. In un letto. In una stanza. I fantasmi non li abbandonano ancora, lo confidano, la paura e l’ansia sono svanite. Sanno di essere in un Paese libero. Sanno di essere protetti. Hanno voluto fare un applauso, lungo, forte, agli italiani, all’Italia, al Papa, alla Chiesa, l’altra notte, poco dopo essere arrivati. Gli operatori di Auxilium li hanno abbracciati. Uno a uno. E ieri, quegli stessi operatori, avevano scritto sulle facce di non avere dormito, ma anche soddisfatta fierezza. Non è un caso se qui vengono più di duecento persone da Rocca di Papa a fare regolarmente volontariato con i migranti.
Il tempo, qui, in questi giorni, sembra essere concetto in qualche modo relativo, elastico, amico. I cento della 'Diciotti' hanno fatto colazione, ieri mattina. Più tardi hanno pranzato. Spaesati, ancora quasi increduli, felici. Nel pomeriggio hanno iniziato i colloqui, singoli, con gli psicologi. Chiedono loro anche se hanno parenti o amici in Italia e dove, così da indirizzarli nella struttura diocesana più vicina che ha dato disponibilità all’accoglienza e sono tante, più dei posti necessari, da Sud a Nord, da una trentina di diocesi. Che i ragazzi raggiungeranno entro qualche giorno. Ogni spesa sarà coperta dalla Chiesa italiana, che già ha accolto nell’ultimo triennio oltre 26mila migranti e spesso in famiglie e parrocchie. Nel pomeriggio gli altri ospiti del centro, soprattutto nigeriani, malesi, ivoriani ed eritrei, hanno organizzato una partita di calcetto come benvenuto ai cento, che hanno apprezzato, ma non hanno giocato. Troppo stanchi, non ce l’avrebbero fatta. (Pino Ciociola)
Cei: da oggi Summer School con giovani cristiani e musulmani sui temi dell’integrazione
I partecipanti al termine della Summer School presenteranno un documento rivolto alle autorità religiose e politiche con proposte sui temi della cittadinanza e dell’integrazione.
Italiani nel mondo: oggi il 53mo anniversario della tragedia di Mattmark
Alla vigilia di questo anniversario la Comunità italiana in Svizzera ricorda il sacrificio degli 88 operai morti: “il sol pensiero a ritroso ci ripropone - scrive in una nota il segretario generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero - fotogrammi sbiaditi, ma per alcuni versi ancora attuali, di un periodo di grandi trasformazioni, che avrebbero contribuito a modellare la modernità. Dal ricordo di quegli anni affiorano la piena occupazione nel mondo del lavoro, il contributo allo sviluppo economico e sociale, l’avanzamento della legislazione svizzera in termini di diritti, la valorizzazione delle culture presenti in questo piccolo Paese al centro dell’Europa e in
particolare il difficile cammino dell’accoglienza, che con il tempo ne ha modificato abitudini e comportamenti civili e civici”. Per Schiavone in quel ricordo è “insita una parte della recente storia degli italiani in Svizzera, della storia del nostro paese e dei tratti caratterizzanti il fenomeno migratorio, che con virulenza ritornano ad alimentare il discorso pubblico nel nostro continente”.
Per ricordare questo anniversario l’Associazione Bellunesi nel Mondo propone su Radio ABM uno speciale dedicato alla tragedia, con testimonianze e approfondimenti per cercare di far luce sull’accaduto e mantenere viva la memoria della sciagura, spiegano all’Associazione. (Raffaele Iaria)
Mons. Pizziol: la vicenda Diciotti “mi ha turbato”
Attualmente la diocesi veneta ospita migranti in 17 appartamenti occupati, con quattro, massimo cinque persone per ciascuno: “tutti – spiega mons, Pizziol - gli ospiti hanno sempre accanto un gruppo di volontari, legati prevalentemente alle parrocchie o alla chiesa comunque. Ma si tratta di un’accoglienza mediata tramite le Prefetture. Quella della Diciotti, invece, sarà un’esperienza nuova”. (R.I.)
Giornate formazione missionaria: per costruire fraternità il filo rosso è la Parola di Dio
Quattro passi ma un unico filo rosso che li tiene uniti: la Parola di Dio, che emerge sempre più come una realtà irrinunciabile. Una Parola che grazie al contributo dei vari relatori in questi giorni è stata presente con sincerità, autorità e competenza ed è servita per abbattere muri e creare ponti. Ponti tra giovani e adulti, tra laici e sacerdoti, tra uomini e donne, tra tutti e ciascuno.
Dalla Parola di Dio ha preso il via anche l’ultima giornata, con la celebrazione eucaristica nel Refettorietto della Basilica di Santa Maria degli Angeli, nel ricordo di don Gianantonio Allegri, presbitero della diocesi di Vicenza e fidei donum in Camerun, che ieri ha chiuso i suoi occhi alla terra e li ha aperti al cielo dopo una aggressiva malattia che lo ha spento prematuramente. Ma la Parola di Dio è stata spezzata anche nella lectio, guidata da Luca Moscatelli, biblista, che ha sottolineato come l’esodo sia un’esperienza da vivere quotidianamente nell’incontro con il Signore: un esodo da se stessi, una dinamica da non tradire.
I partecipanti tornano nelle proprie diocesi consapevoli che la formazione non termina oggi ma inizia nel quotidiano di ciascuno.
Negli spunti che a conclusione del convegno le moderatrici delle singole giornate hanno voluto focalizzare, è stata data risonanza ad alcune sollecitazioni che devono accompagnare il rientro nei propri ambienti di vita ecclesiale.
Per esempio: ascoltare il grido dei giovani, perché essi sono stanchi delle banalità: “Non c’è bisogno di tante parole: quello che conta – ci dicono – è la pienezza di vita”; l’idea di camminare insieme, cioè di costruire fraternità, che è la sfida del prossimo futuro della Chiesa: camminare insieme è il riconoscerci a vicenda, il vedere i giovani come nostro specchio, l’essere disposti come adulti a mettersi in gioco.
«La fraternità – ha riassunto Antonella Marinoni, moderatrice della Tavola Rotonda di ieri e appartenente alla Comunità Missionarie Laiche – è addirittura la profezia di oggi».
Quali sono le condizioni di possibilità di una buona riuscita della fraternità?
Certamente il risvegliare immagini di fraternità attraverso la Parola, l’ascolto, la meditazione, le esperienze di Chiesa multiforme nell’alterità, nelle diversità di carismi; il sentirsi sempre in uno stato permanente di conversione, che significa disponibilità a cambiare: la condizione del discepolato dice che siamo persone che possono continuamente imparare; il nutrire gratitudine per sentirsi una minoranza qualificata, una comunità che resiste: cambiare il risentimento e la lamentazione in bellezza della riconoscenza.
E’ importante mettere a fuoco anche quali sono le difficoltà nel creare fraternità, come: le frontiere invisibili che separano di fatto le categorie (esempi: il linguaggio, le risposte sempre pronte, il non farsi domande; il non ascoltare); le ferite vissute e non rielaborate; il narcisismo, che non è il vedere in maniera demoniaca l’autorealizzazione di sé, ma è il dimenticare il pronome “noi”, la gratuità e il dono; il giudizio reciproco, tirando conclusioni affrettate sulle alterità.
Sono, questi, suggerimenti da cui ripartire, non certo una ricetta da prendere come tale.
Don Michele Autuoro, direttore di Missio, nel concludere la mattinata ha infatti sottolineato come l’intento di queste giornate fosse dare spunti, aprire porte, perché ognuno potesse avviare processi nei propri ambienti ecclesiali ma soprattutto a livello personale: «Queste giornate – ha detto – non dovevano rivelarsi un incontro di pastorale giovanile su come approcciare i giovani. Piuttosto, invece, si sono aperte prospettive e processi a cui dare seguito all’insegna di una fiducia e di una speranza proprie del mondo giovanile».
E’ stata una giovane partecipante, che ha condiviso con profondità la propria riflessione biblica con gli adulti nei laboratori di gruppo, a sintetizzare al meglio il mandato di questo evento: «Non è scontato – ha detto Chiara – incontrare adulti disposti a mettersi in gioco con noi giovani: vi ringrazio per questa occasione e per averci chiesto di essere qui. Credo, infatti, che si debba uscire da una dinamica di confronto che logora vicendevolmente, per abbracciare una dinamica di dialogo, che è quello che abbiamo fatto in questi giorni tra giovani e adulti. Grazie». (Chiara Pellicci - Missio)
Don Maffeis: accoglienza migranti “Diciotti” gratuita e a carico della Chiesa italiana
sul piano economico. Va chiarito che l’accoglienza sarà gratuita, a carico della Chiesa italiana, in strutture delle nostre diocesi. Altri tipi di soluzione avrebbero svilito il senso del nostro intervento”. Don Ivan Maffeis, in una intervista oggi al quotidiano “Il Mattino” spiega il senso della scelta della Conferenza Episcopale Italiana nell’accoglienza di 100 migranti arrivati in Italia con la Nave Diciotti. La Cei – ha detto il sacerdote - sottosegretario - si impegna “simbolicamente a sostenere l’accoglienza con i fondi dell’otto per mille, ma in realtà l’esperienza ci insegna che nessuna diocesi ha mai chiesto in passato rimborsi. È il segno tangibile di quella solidarietà e di quella condivisione che caratterizza le nostre realtà ecclesiali. Sui territori la gente è molto più disponibile e generosa di quanto si possa pensare”. Don Maffeis ha spiegato che l’iniziativa Cei è stata una risposta a “un’emergenza umanitaria, ma non c’è alcuna intenzione di mettere in difficoltà i cittadini di Rocca di Papa. Si tratta di pochi giorni. Una volta curate, e una volta chiarita la composizione dei nuclei familiari, queste persone saranno ricollocate in piccoli gruppi nelle diverse diocesi che hanno offerto la loro disponibilità spontaneamente. Torino, Brescia, Bologna, Agrigento, Cassano all’Jonio, Rossano Calabro, per citarne solo alcune”.
“Abbiamo - ha poi aggiunto rispondendo alle domande del giornalista Francesco Lo Dico - già 28mila migranti accolti in strutture ecclesiastiche. Ma la risposta non può essere quella dell’emergenza: dev’essere politica. La Chiesa continuerà a fare quello che ha sempre fatto. E si augura di poter fare di più. Il Paese è molto più solidale di quanto non sembri sui social. Ma il tema deve essere affrontato insieme. La Chiesa continuerà a fare la sua parte, senza per questo sostituirsi a uno Stato o a un governo”
Migranti Diciotti: la disponibilità all’accoglienza della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi
Nell'accoglienza saranno coinvolte le comunità parrocchiali, associazioni e movimenti ecclesiali.
Migranti Nave Diciotti: inizia il conto alla rovescia per il collocamento nelle diocesi
“I giovani stanno bene – aggiunge il direttore sanitario, Maurizio Lopalgo –: sono stanchi e denutriti, provati dal viaggio, ma non presentano segni di malattie organiche. Il breve tempo che trascorreranno tra noi li aiuterà a recuperare le forze per continuare il lor percorso”.
“Al momento dell’arrivo – confida il direttore della Cooperativa Auxilium che gestisce il Centro – la cosa più commuovente è stato l’applauso dei circa 300 migranti già ospiti della struttura. Un grazie va detto all’Amministrazione comunale, alla popolazione di Rocca di Papa e alle Forze dell’Ordine. Ora questi migranti hanno bisogno di essere aiutati a ritrovare serenità e un clima di normalità”.
È questa la ragione per cui, insieme alla “gratitudine per la copertura giornalistica finora assicurata”, si chiede – si legge in una nota - agli operatori dell’informazione di comprendere la scelta di non far accedere alla struttura Mondo Migliore”.
Teleradio Padre Pio: ritornano gli appuntamenti con #StoriePossibili
Si tratta di reportage che raccontano di realtà (lavorative e non) che hanno fatto dell’inclusione sociale e dell’integrazione il loro punto di forza.
#StoriePossibili perché? Perché - spiegano i promotori - oggi “il bene non basta immaginarlo, bisogna farlo”.
Nave Diciotti: accoglienza con fondi 8Xmille
Mondo Migliore: la storia del Centro
Nel settembre del 1965 padre Lombardi invitò papa Paolo VI a visitare il centro di Rocca di Papa. Montini rispose che per quell’anno non era possibile, e Lombardi ci rimase male. Pochi giorni dopo, si legge nel testo citato - però, la sorpresa: il papa si presenta, quasi all’improvviso, il 1 settembre, al Centro Internazionale mentre era in corso un ritiro spirituale al quale partecipavano 50 vescovi. “Trovo tanti vescovi, ma sono venuto per il Centro”, dice Paolo VI. Due anni dopo la morte di padre Lombardi (1979) il Centro di Rocca di Papa fu venduto a un istituto religioso, gli Oblati di Maria Vergine e che hanno conservato per lungo tempo la funzione di casa di esercizi spirituali per gruppi di grandi dimensioni. Un’attività che per anni era stata preminente nel Gruppo, ma che allora stava cedendo il passo alla sperimentazione dei nuovi progetti pastorali, anche se il Gruppo non ha mai abbandonato le Esercitazioni per un Mondo Migliore, che considera uno strumento-chiave della sua missione, spiega l’autore del volume. Ad aprile 2017 la struttura è diventata un Centro di accoglienza straordinaria (Cas), fino allo scorso ottobre, quando si è trasformata in centro soprattutto destinato alla ricollocazione, gestito dalla Cooperativa Auxilium.
Il 6 dicembre scorso è stato visitato da mons. Giovanni Angelo Becciu, allora Sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato. All’entrata di Mondo Migliore è stato accolto dal coro di cinquanta bambini. Il presule ha firmato la bandiera della Pace realizzata due anni prima dai rifugiati dei centri Auxilium. (L.M.)
Nave Diciotti: arrivati a Rocca di Papa i 100 migranti che saranno ospitati nelle diocesi italiane
Lager libici: i pm chiedono i video visti dal Papa
Il Pontefice ne ha parlato in aereo durante il viaggio di ritorno da Dublino, a seguito dell’Incontro mondiale delle famiglie.
“Ho visto un filmato in cui si vede cosa succede a coloro che sono mandati indietro – ha detto Bergoglio –. Sono ripresi i trafficanti, le torture più sofisticate. Prima di rimandarli in Libia bisogna pensarci bene”.
I reportage di Avvenire sui centri in Libia sono stati acquisiti dalla Corte Internazionale di giustizia dell’Aja, riferisce oggi il quotidiano cattolico.
Nave Diciotti: i migranti rimarrano pochi giorni al Centro Mondo Migliore
L’Asgi: “Trasferire i profughi a Tirana contro la loro volontà sarebbe illegittimo”
Nave Diciotti: molte le diocesi che hanno espresso disponibilità all’accoglienza migranti
Dal Sud al Nord con la diocesi di Vercelli che si è detta disponibile all’accoglienza attraverso l’Ufficio Migrantes, la diocesi di Ferrara-Comacchio e la diocesi di Brescia che ha messo a disposizione sei posti: tra queste anche una famiglia. “L’apertura della Cei mi ha fatto molto piacere e mi premeva dare un segnale concreto” ha spiegato ieri il vescovo, mons. Pierantonio Tremolada: “ovviamente ci rimettiamo, per tutti i dettagli, alle decisioni della Cei ma noi ci siamo. E stiamo provando ad avviare contatti con le altre sedi lombarde per procedere in modo solidale”. (R.I.)
Consulta Laici Sicilia: vicenda “Diciotti” interpella tutti
Palermo - La vicenda della nave “Diciotti”, approdata a Catania, con tutto “il suo carico di dramma umano, ci ha inquietato e ci ha interpellato come cittadini e come cristiani”. Lo si legge in una nota della Consulta diocesana delle Aggregazioni Laicali di Catania di concerto con la Consulta Regionale della Sicilia che “plaude” epilogo e allo sforzo di chi si è “speso per lo sbarco, per l’assistenza dei migranti e per l’applicazione delle garanzie, internazionali e comunitarie, contemplate.
La concezione solidaristica e personalistica è – si legge nella nota a firma del segretario generale della Consulta regionale Stefano Vitello - della il fondamento della convivenza civile e il criterio regolativo della politica. E’ questa concezione che va fortemente richiamata come ispirazione, guida ed orientamento della sana politica, facendola divenire concretamente arte nobile, quale per definizione è, sì da essere indispensabile, puntuale e prezioso strumento di accoglienza e di promozione umana integrale”. Da qui l’invito ad “ogni uomo di buona volontà, ogni legislatore ed amministratore ad impegnarsi nella custodia e nella garanzia di questi principi e valori, applicandoli con intelligenza, coraggio e creatività individuando nelle reali situazioni soluzioni alte - comunitariamente perseguite, rispettose delle necessità e dei bisogni di tutti, prodigandosi nel facilitare azioni d’integrazione e di sussidiarietà - superando così particolarismi e conflittualità dialettiche, che possono ostacolare, vanificare minare ogni sano gesto di solidarietà”.
La Consulta delle Aggregazioni laicali della Sicilia fa appello anche all’Unione Europea affinché, di fronte alle grandi sfide che l’attraversano, “sappia essere efficace promotrice di valori universali e mantenere fedeltà alle sue più sane radici aprendo la speranza ad una storia migliore”. (R.I.)