Primo Piano

Don Maffeis: 34 finora le diocesi disponibili accoglienza migranti Diciotti

Roma - L’accoglienza dei migranti della Diciotti è valutata in queste ore caso per caso”, attraverso il contatto personale cercando di capire le storie di ciascuno per offrire la soluzione migliore". A parlare è il sottosegretario Cei, don Ivan Maffeis  spiegando all’Ansa che le diocesi che fino ad oggi hanno dato la disponibilità sono 34. "Non abbiamo chiesto niente, è - ha detto il sacerdote - una risposta spontanea. La storia della Chiesa è una storia di accoglienza" ma "il nostro è un ruolo di supplenza" rispetto alla "politica europea". Per don Maffeis è “improprio parlare solo di Cei perchè la nostra Chiesa è presente e radicata nel territorio. C’è un tessuto comunitario e l’accoglienza è capillare, parrocchia per parrocchia, anche per piccoli nuclei perché l’obiettivo è sempre l’attenzione alla persona".
 

Nave Diciotti: i racconti dei salvati

Rocca di Papa - Non sono donne, sono ragazzine, hanno da 19 a 24 anni. Non sono uomini, sono ragazzi. Hanno volti scavati. Pelle ancora troppo lucida e graffiata da sale e sole. Colpiscono i loro polsi, su tutto: esili, troppo. Nell’ultimo anno mangiavano ogni due giorni un piatto di 'pasta' – a volerla definire così – da dividere in otto e bevevano un quarto di litro d’acqua a testa. Un ragazzo ha i documenti e una foto insieme alla moglie, è grosso e piazzato, adesso invece a soffiargli addosso lo faresti cadere.
Le loro famiglie, in Eritrea, hanno pagato 9.800 euro per farli scappare. Il viaggio, per molti di loro, è durato un anno e mezzo, sono stati venduti anche sei volte da bande ad altre bande. Molti hanno i corpi segnati. Sono i cento sbarcati sabato a tarda sera dalla 'Diciotti' e adesso accolti al 'Mondo migliore', centro a Rocca di Papa (ben lontano dal paese) gestito dalla cooperativa Auxilium. Novantadue ragazzi e otto ragazze. Quando sono arrivati, l’altra notte, l’emozione è stata forte e non soltanto per loro. Hanno sorriso e non lo facevano da chissà quanto tempo. A qualcuno le lacrime sono scese sul sorriso.
Li hanno visitati tutti, c’è voluto da mezzanotte alle nove e mezza di ieri mattina, la malattia più... grave trovata è una tonsillite con qualche placca. Nessuno ha malattie infettive, né croniche. A proposito, neppure alcuna scabbia. Piuttosto, tante pelli seccate dall’acqua salina e dal vento. E tutti molto provati, denutriti. Anemici. Un ragazzo è tornato ieri sera in infermeria, aveva tenuto nascosto un problema al ginocchio che ha da giorni, poi il dolore è cresciuto troppo e ha chiesto di nuovo del medico. Dovrebbe avere liquido nell’articolazione, forse deve aver sbattuto. O forse altro. Molti, fra loro, raccontano di torture.
Sono nati tutti in Eritrea e tutti vengono dalla Libia, hanno vissuto con la violenza fuori e dentro. Le ragazze sono state stuprate e per sopravvivere si sono create una corazza. Sono diventate dure. Durissime. I loro volti sono quelli di sfingi, non mostrano emozioni, quasi non sorridono, quasi non guardano neppure negli occhi. Ciò che le ha sbranate l’hanno chiuso nell’angolo più intimo di se stesse, lo costringono a restar lì, muto. Si raggomitolano sulla sedia, le gambe tirate su, ginocchia strette al petto con le braccia intorno, dentro i pantaloni e le magliette finalmente puliti, finalmente dignitosi, che hanno distribuito la scorsa notte. A loro anche solamente tutto questo sembra vero a tratti.
Hanno anche finalmente riposato. In un letto. In una stanza. I fantasmi non li abbandonano ancora, lo confidano, la paura e l’ansia sono svanite. Sanno di essere in un Paese libero. Sanno di essere protetti. Hanno voluto fare un applauso, lungo, forte, agli italiani, all’Italia, al Papa, alla Chiesa, l’altra notte, poco dopo essere arrivati. Gli operatori di Auxilium li hanno abbracciati. Uno a uno. E ieri, quegli stessi operatori, avevano scritto sulle facce di non avere dormito, ma anche soddisfatta fierezza. Non è un caso se qui vengono più di duecento persone da Rocca di Papa a fare regolarmente volontariato con i migranti.
Il tempo, qui, in questi giorni, sembra essere concetto in qualche modo relativo, elastico, amico. I cento della 'Diciotti' hanno fatto colazione, ieri mattina. Più tardi hanno pranzato. Spaesati, ancora quasi increduli, felici. Nel pomeriggio hanno iniziato i colloqui, singoli, con gli psicologi. Chiedono loro anche se hanno parenti o amici in Italia e dove, così da indirizzarli nella struttura diocesana più vicina che ha dato disponibilità all’accoglienza e sono tante, più dei posti necessari, da Sud a Nord, da una trentina di diocesi. Che i ragazzi raggiungeranno entro qualche giorno. Ogni spesa sarà coperta dalla Chiesa italiana, che già ha accolto nell’ultimo triennio oltre 26mila migranti e spesso in famiglie e parrocchie. Nel pomeriggio gli altri ospiti del centro, soprattutto nigeriani, malesi, ivoriani ed eritrei, hanno organizzato una partita di calcetto come benvenuto ai cento, che hanno apprezzato, ma non hanno giocato. Troppo stanchi, non ce l’avrebbero fatta. (Pino Ciociola)
 

Cei: da oggi Summer School con giovani cristiani e musulmani sui temi dell’integrazione

Firenze - La formazione sui temi della cittadinanza e dei “valori costituzionali, insieme a quello di approfondire tematiche legate alla convivenza in un contesto pluralista”. Questo l’obiettivo della Summer School che si aprirà oggi a Impruneta (Fi) su iniziativa dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale italiana. La Summer School , che si svolgerà fino a domenica  2 settembre - è rivolta ai giovani. Saranno 40 tra i 18 e i 30 anni, per metà musulmani e per metà cristiani. Si tratta, spiegano all’Ufficio Cei, di una prima esperienza a livello nazionale di “convivenza, confronto e condivisione”. “L’organizzazione di queste giornate – aggiungono – nasce ‘dalla base’, ed è stata presa in carico proprio da un gruppo ‘misto’ di giovani cristiani e musulmani, appoggiati dallo staff dell’Ufficio Cei e dal ‘Gruppo di interesse per l’Islam’, che fa capo all’Ufficio stesso”.
I partecipanti al termine della Summer School presenteranno un documento rivolto alle autorità religiose e politiche con proposte sui temi della cittadinanza e dell’integrazione.
 

Italiani nel mondo: oggi il 53mo anniversario della tragedia di Mattmark

Roma - Sono le 17.15 di lunedì 30 agosto 1965 quando a Saas-Fee, una località turistica della Svizzera, una parte del ghiacciaio dell'Allalin si staccò provocando una valanga che travolse le baracche di alloggio degli operai che stavano costruendo la diga del lago Mattmark a 2120 metri di altezza. I morti accertati furono 88: 56 italiani, 23 svizzeri, 4 spagnoli, 2 tedeschi, 2 austriaci e un apolide.
Alla vigilia di questo anniversario la Comunità italiana in Svizzera ricorda il sacrificio degli 88 operai morti: “il sol pensiero a ritroso ci ripropone - scrive in una nota il segretario generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero - fotogrammi sbiaditi, ma per alcuni versi ancora attuali, di un periodo di grandi trasformazioni, che avrebbero contribuito a  modellare la modernità. Dal ricordo di quegli anni affiorano la piena occupazione nel mondo del lavoro, il contributo allo  sviluppo economico e sociale, l’avanzamento della legislazione svizzera in termini di diritti, la valorizzazione delle culture presenti in questo piccolo Paese al centro dell’Europa e in
particolare il difficile cammino dell’accoglienza, che con il tempo ne ha modificato abitudini e comportamenti civili e civici”. Per Schiavone in quel ricordo è “insita una parte della recente storia degli  italiani in Svizzera, della storia del nostro paese e dei tratti caratterizzanti il fenomeno migratorio, che con virulenza ritornano ad alimentare il discorso pubblico nel nostro continente”.
Per ricordare questo anniversario l’Associazione Bellunesi nel Mondo propone su Radio ABM uno speciale dedicato alla tragedia, con testimonianze e approfondimenti per cercare di far luce sull’accaduto e mantenere viva la memoria della sciagura, spiegano all’Associazione. (Raffaele Iaria)
 

Mons. Pizziol: la vicenda Diciotti “mi ha turbato”

Vicenza - “Ho dato la disponibilità per un gruppetto di quattro, cinque persone. Perché noi facciamo solamente accoglienza mirata, mettendo i profughi in un’abitazione con dei volontari che possano seguirli in tutto. Dalle necessità quotidiane, alla lingua”. Lo dice oggi, in una intervista al Corriere del Veneto il vescovo di Vicenza, mons. Beniamino Pizziol parlando dell’accoglienza dei profughi  della nave Diciotti presi in carico dalla Conferenza episcopale italiana. Il presule, tre anni fa, fu tra i primi vescovi ad aprire le porte dell’Episcopio ai migranti.  “Non me la prendo con nessuno – dice mons. Pizziol - ma la vicenda della Diciotti mi ha turbato”.
Attualmente la diocesi veneta ospita migranti in 17 appartamenti occupati, con quattro, massimo cinque persone per ciascuno: “tutti – spiega mons, Pizziol - gli ospiti hanno sempre accanto un gruppo di volontari, legati prevalentemente alle parrocchie o alla chiesa comunque. Ma si tratta di un’accoglienza mediata tramite le Prefetture. Quella della Diciotti, invece, sarà un’esperienza nuova”. (R.I.)
 

Giornate formazione missionaria: per costruire fraternità il filo rosso è la Parola di Dio

Assisi - Vocazione, futuro, profezia e nuovi esodi: quattro passi per altrettante giornate, quelle di formazione e spiritualità missionaria, volute dall’Ufficio CEI per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese e vissute alla Domus Pacis di Assisi da domenica scorsa ad ieri – mercoledì 29 agosto –  dai 230 rappresentanti del mondo missionario delle diverse diocesi italiane.
Quattro passi ma un unico filo rosso che li tiene uniti: la Parola di Dio, che emerge sempre più come una realtà irrinunciabile. Una Parola che grazie al contributo dei vari relatori in questi giorni è stata presente con sincerità, autorità e competenza ed è servita per abbattere muri e creare ponti. Ponti tra giovani e adulti, tra laici e sacerdoti, tra uomini e donne, tra tutti e ciascuno.
Dalla Parola di Dio ha preso il via anche l’ultima giornata, con la celebrazione eucaristica nel Refettorietto della Basilica di Santa Maria degli Angeli, nel ricordo di don Gianantonio Allegri, presbitero della diocesi di Vicenza e fidei donum in Camerun, che ieri ha chiuso i suoi occhi alla terra e li ha aperti al cielo dopo una aggressiva malattia che lo ha spento prematuramente. Ma la Parola di Dio è stata spezzata anche nella lectio, guidata da Luca Moscatelli, biblista, che ha sottolineato come l’esodo sia un’esperienza da vivere quotidianamente nell’incontro con il Signore: un esodo da se stessi, una dinamica da non tradire.
I partecipanti tornano nelle proprie diocesi consapevoli che la formazione non termina oggi ma inizia nel quotidiano di ciascuno.
Negli spunti che a conclusione del convegno le moderatrici delle singole giornate hanno voluto focalizzare, è stata data risonanza ad alcune sollecitazioni che devono accompagnare il rientro nei propri ambienti di vita ecclesiale.
Per esempio: ascoltare il grido dei giovani, perché essi sono stanchi delle banalità: “Non c’è bisogno di tante parole: quello che conta – ci dicono – è la pienezza di vita”; l’idea di camminare insieme, cioè di costruire fraternità, che è la sfida del prossimo futuro della Chiesa: camminare insieme è il riconoscerci a vicenda, il vedere i giovani come nostro specchio, l’essere disposti come adulti a mettersi in gioco.
«La fraternità – ha riassunto Antonella Marinoni, moderatrice della Tavola Rotonda di ieri e appartenente alla Comunità Missionarie Laiche – è addirittura la profezia di oggi».
Quali sono le condizioni di possibilità di una buona riuscita della fraternità?
Certamente il risvegliare immagini di fraternità attraverso la Parola, l’ascolto, la meditazione, le esperienze di Chiesa multiforme nell’alterità, nelle diversità di carismi; il sentirsi sempre in uno stato permanente di conversione, che significa disponibilità a cambiare: la condizione del discepolato dice che siamo persone che possono continuamente imparare; il nutrire gratitudine per sentirsi una minoranza qualificata, una comunità che resiste: cambiare il risentimento e la lamentazione in bellezza della riconoscenza.
E’ importante mettere a fuoco anche quali sono le difficoltà nel creare fraternità, come: le frontiere invisibili che separano di fatto le categorie (esempi: il linguaggio, le risposte sempre pronte, il non farsi domande; il non ascoltare); le ferite vissute e non rielaborate; il narcisismo, che non è il vedere in maniera demoniaca l’autorealizzazione di sé, ma è il dimenticare il pronome “noi”, la gratuità e il dono; il giudizio reciproco, tirando conclusioni affrettate sulle alterità.
Sono, questi, suggerimenti da cui ripartire, non certo una ricetta da prendere come tale.
Don Michele Autuoro, direttore di Missio, nel concludere la mattinata ha infatti sottolineato come l’intento di queste giornate fosse dare spunti, aprire porte, perché ognuno potesse avviare processi nei propri ambienti ecclesiali ma soprattutto a livello personale: «Queste giornate – ha detto – non dovevano rivelarsi un incontro di pastorale giovanile su come approcciare i giovani. Piuttosto, invece, si sono aperte prospettive e processi a cui dare seguito all’insegna di una fiducia e di una speranza proprie del mondo giovanile».
E’ stata una giovane partecipante, che ha condiviso con profondità la propria riflessione biblica con gli adulti nei laboratori di gruppo, a sintetizzare al meglio il mandato di questo evento: «Non è scontato – ha detto Chiara – incontrare adulti disposti a mettersi in gioco con noi giovani: vi ringrazio per questa occasione e per averci chiesto di essere qui. Credo, infatti, che si debba uscire da una dinamica di confronto che logora vicendevolmente, per abbracciare una dinamica di dialogo, che è quello che abbiamo fatto in questi giorni tra giovani e adulti. Grazie». (Chiara Pellicci - Missio)
 

Don Maffeis: accoglienza migranti “Diciotti” gratuita e a carico della Chiesa italiana

Roma - “Non si può pensare di compiere un gesto di solidarietà verso persone in difficoltà, e poi non essere conseguenti anche
sul piano economico. Va chiarito che l’accoglienza sarà gratuita, a carico della Chiesa italiana, in strutture delle nostre diocesi. Altri tipi di soluzione avrebbero svilito il senso del nostro intervento”. Don Ivan Maffeis, in una intervista oggi al quotidiano “Il Mattino” spiega il senso della scelta della Conferenza Episcopale Italiana nell’accoglienza di 100 migranti arrivati in Italia con la Nave Diciotti. La Cei – ha detto il sacerdote - sottosegretario - si impegna “simbolicamente a sostenere l’accoglienza con i fondi dell’otto per mille, ma in realtà l’esperienza ci insegna che nessuna diocesi ha mai chiesto in passato rimborsi. È il segno tangibile di quella solidarietà e di quella condivisione che caratterizza le nostre realtà ecclesiali. Sui territori la gente è molto più disponibile e generosa di quanto si possa pensare”. Don Maffeis ha spiegato che l’iniziativa Cei è stata una risposta a “un’emergenza umanitaria, ma non c’è alcuna intenzione di mettere in difficoltà i cittadini di Rocca di Papa. Si tratta di pochi giorni. Una volta curate, e una volta chiarita la composizione dei nuclei familiari, queste persone saranno ricollocate in piccoli gruppi nelle diverse diocesi che hanno offerto la loro disponibilità spontaneamente. Torino, Brescia, Bologna, Agrigento, Cassano all’Jonio, Rossano Calabro, per citarne solo alcune”.
“Abbiamo - ha poi aggiunto rispondendo alle domande del giornalista Francesco Lo Dico - già 28mila migranti accolti in strutture ecclesiastiche. Ma la risposta non può essere quella dell’emergenza: dev’essere politica. La Chiesa continuerà a fare quello che ha sempre fatto.  E si augura di poter fare di più. Il Paese è molto più solidale di quanto non sembri sui social. Ma il tema deve essere affrontato insieme. La Chiesa continuerà a fare la sua parte, senza per questo sostituirsi a uno Stato o a un governo”
 

Migranti Diciotti: la disponibilità all’accoglienza della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi

Molfetta - Il vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, mons. Domenico Cornacchia - membro della Commissione Episcopale per le Migrazioni - ha comunicato al direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, la disponibilità ad accogliere due nuclei familiari presso la Casa di accoglienza “don Tonino Bello” di Molfetta.
“Un gesto – spiega la diocesi  - non nuovo per la diocesi che proprio quest’anno ha celebrato il 25° anniversario della morte di don Tonino Bello con la straordinaria presenza del Santo Padre – che la vede quotidianamente impegnata ad offrire aiuto alle situazioni di disagio, tanto di persone del territorio diocesano ed extradiocesano, quanto di immigrati senza fissa dimora, tramite le Caritas parrocchiali, i centri di ascolto cittadino, alcuni istituti religiosi”.
Nell'accoglienza saranno  coinvolte le comunità parrocchiali, associazioni e movimenti ecclesiali.

Migranti Nave Diciotti: inizia il conto alla rovescia per il collocamento nelle diocesi

Roma - “Entro pochi giorni i 100 migranti eritrei che ieri sera sono arrivati qui a Rocca di Papa, presso la struttura Mondo Migliore, saranno collocati nelle Diocesi italiane che, spontaneamente, hanno promesso loro accoglienza. Come Caritas Italiana stiamo monitorando le offerte con l’attenzione alla storia personale di questi fratelli”. Così spiega don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, a cui da una trentina di diocesi – da nord a sud del Paese – è giunta disponibilità a farsi carico di un piccolo numero di migranti.
“I giovani stanno bene – aggiunge il direttore sanitario, Maurizio Lopalgo –: sono stanchi e denutriti, provati dal viaggio, ma non presentano segni di malattie organiche. Il breve tempo che trascorreranno tra noi li aiuterà a recuperare le forze per continuare il lor percorso”.
“Al momento dell’arrivo – confida il direttore della Cooperativa Auxilium che gestisce il Centro – la cosa più commuovente è stato l’applauso dei circa 300 migranti già ospiti della struttura. Un grazie va detto all’Amministrazione comunale, alla popolazione di Rocca di Papa e alle Forze dell’Ordine. Ora questi migranti hanno bisogno di essere aiutati a ritrovare serenità e un clima di normalità”.
È questa la ragione per cui, insieme alla “gratitudine per la copertura giornalistica finora assicurata”, si chiede – si legge in una nota - agli operatori dell’informazione di comprendere la scelta di non far accedere alla struttura Mondo Migliore”.
 

Teleradio Padre Pio: ritornano gli appuntamenti con #StoriePossibili

San Giovanni Rotondo - Da martedì 25 settembre alle 19.15 andrà in onda, su teleradio Padre Pio, “#StoriePossibili”: 17 puntate da 12 minuti, firmati da Paola Russo e prodotti da Padre Pio Tv e CoralloSAT.
Si tratta di reportage che raccontano di realtà (lavorative e non) che hanno fatto dell’inclusione sociale e dell’integrazione il loro punto di forza.
#StoriePossibili perché? Perché - spiegano i promotori - oggi “il bene non basta immaginarlo, bisogna farlo”.
 

Nave Diciotti: accoglienza con fondi 8Xmille

Roma - L’intera operazione dell’accoglienza dei 100 migranti della nave “Diciotti” soccorsi dalla Guardai Costiera italiana e arrivati ieri al Centro Mondo Migliore di Rocca di Papa sarà  coperto integralmente dai fondi 8xmille messi a disposizione dalla Conferenza Episcopale Italiana, e si pone in continuità  con un programma consolidato di accoglienza diffusa con cui la Chiesa Italiana ha fatto suo l’appello del Papa, accogliendo negli ultimi tre anni oltre 26mila migranti, spesso in famiglie e parrocchie.
 

Mondo Migliore: la storia del Centro

Roma - La struttura “Mondo Migliore” che ospiterà per qualche giorno i 100 migranti soccorsi dalla nave della Guardia Costiera italiana “Diciotti” - per poi essere trasferiti in diverse diocesi italiane - si trova sulla via dei Laghi, nel Comune di Rocca di Papa. Una struttura che può ospitare fino a seicento migranti. Ieri, prima dell’arrivo dei nuovi ospiti erano presenti 250 migranti.  Una struttura realizzata e inaugurata da papa Pio XII, poi donata dallo stesso papa Pacelli a padre Riccardo Lombardi, gesuita, fondatore del “Movimento per un Mondo Migliore”. Fu Pio XII personalmente - riferisce il card. Angelini in uno scritto pubblicato nel volume “Verso un Mondo Migliore” scritto da Raffaele Iaria ed edito da Ancora - che mi fece conoscere il suo vivo desiderio al riguardo e per questo, con l’Unione Uomini di Azione Cattolica, presi l’iniziativa della costruzione. Il terreno che si voleva destinato al Centro Internazionale per un Mondo Migliore era sulla via dei Laghi, di fronte a Castel Gandolfo, dall’altra parte del lago di Albano. Era l’anno 1954”. Il movimento “avanza irresistibilmente -  dice in quel tempo Padre Lombardi - con l’aiuto delle anime docili allo Spirito Santo, superando ogni umana progettazione”. I lavori vanno veloci e il centro viene inaugurato l’8 novembre 1956 da Pio XII. La solenne inaugurazione – ricorda ancora il cardinale Angelini – avvenne con la presenza del papa: un evento eccezionale per quel tempo. In dono ha lasciato uno “splendido ostensorio regalatogli dal Comune di Castel Gandolfo” il giorno prima. Qui nasce il Centro Internazionale del Movimento per un Mondo Migliore, con una dozzina di sacerdoti e religiosi appartenenti a diversi ordini e congregazioni che promosse per decenni le Esercitazioni per un Mondo Migliore e ne organizzò la diffusione in una cinquantina di nazioni del mondo.
Nel settembre del 1965 padre Lombardi invitò papa Paolo VI a visitare il centro di Rocca di Papa. Montini rispose che per quell’anno non era possibile, e Lombardi ci rimase male. Pochi giorni dopo, si legge nel testo citato - però, la sorpresa: il papa si presenta, quasi all’improvviso, il 1 settembre, al Centro Internazionale mentre era in corso un ritiro spirituale al quale partecipavano 50 vescovi. “Trovo tanti vescovi, ma sono venuto per il Centro”, dice Paolo VI. Due anni dopo la morte di padre Lombardi (1979) il Centro di Rocca di Papa fu venduto a un istituto religioso, gli Oblati di Maria Vergine  e che hanno conservato per lungo tempo la funzione di casa di esercizi spirituali per gruppi di grandi dimensioni. Un’attività che per anni era stata preminente nel Gruppo, ma che allora stava cedendo il passo alla sperimentazione dei nuovi progetti pastorali, anche se il Gruppo non ha mai abbandonato le Esercitazioni per un Mondo Migliore, che considera uno strumento-chiave della sua missione, spiega l’autore del volume. Ad aprile 2017 la struttura è diventata un Centro di accoglienza straordinaria (Cas), fino allo scorso ottobre, quando si è trasformata in centro soprattutto destinato alla ricollocazione, gestito dalla Cooperativa Auxilium.
Il 6 dicembre scorso è stato visitato da mons. Giovanni Angelo Becciu, allora Sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato. All’entrata di Mondo Migliore è stato accolto dal coro di cinquanta bambini. Il presule ha firmato la bandiera della Pace realizzata due anni prima dai rifugiati dei centri Auxilium. (L.M.)
 

Nave Diciotti: arrivati a Rocca di Papa i 100 migranti che saranno ospitati nelle diocesi italiane

Rocca di Papa - E’ arrivato a Rocca di Papa intorno alle 2 di questa notte il secondo pullman con a bordo i migranti della nave “Diciotti”. Un altro pullman era arrivato intorno alle 22,30 nel Centro Accoglienza Straordinaria (CAS) presso la struttura "Mondo Migliore" gestita dall'Associazione Auxilium. Si tratta in particolare di 92 uomini e 8 donne, tra cui 4 coppie, tutti eritrei. Subito dopo il saluto dei responsabili del Centro  i 100 migranti hanno potuto rifocillarsi, sottoporsi ad una prima visita medica e ricevere una borsa con un kit di prodotti igienici e vestiario per le esigenze dei primi giorni. All'esterno del Centro si è registrata una protesta degli abitanti del luogo. Un altro gruppo invece li ha accolti con striscioni di benvenuto. “Si tratta di una situazione temporanea  ha detto il sottosegretario della Cei, don Ivan Maffeis. Qui, infatti, i profughi resteranno alcuni giorni prima di essere destinati nelle varie diocesi italiane che hanno dato la loro disponibilità, come abbiamo scritto in questi giorni.
 

Lager libici: i pm chiedono i video visti dal Papa

Roma - Una procura della Repubblica ha richiesto e acquisito i video dei lager libici mostrati a Papa Francesco, immagini di cui il quotidiano Avvenire ha dato notizia ieri. Le scene sono state riprese dai migranti riusciti a sfuggire dai centri di detenzione gestiti dalle autorità di Tripoli.
Il Pontefice ne ha parlato in aereo durante il viaggio di ritorno da Dublino, a seguito dell’Incontro mondiale delle famiglie.
“Ho visto un filmato in cui si vede cosa succede a coloro che sono mandati indietro – ha detto Bergoglio –. Sono ripresi i trafficanti, le torture più sofisticate. Prima di rimandarli in Libia bisogna pensarci bene”.
I reportage di  Avvenire sui centri in Libia sono stati acquisiti dalla Corte Internazionale di giustizia dell’Aja, riferisce oggi il quotidiano cattolico.
 

Nave Diciotti: i migranti rimarrano pochi giorni al Centro Mondo Migliore

Roma -“Dalle comunicazioni che abbiamo avuto resteranno pochi giorni all’interno del Centro e poi verranno accolti dalle diocesi in Italia che hanno dato disponibilità”. È quanto racconta al Sir Domenico Alagia, direttore della cooperativa San Filippo Neri che gestisce per conto della Auxilium i servizi di accoglienza nel Centro Mondo Migliore di Rocca di Papa, a poche ore dall’arrivo qui di 100 migranti della Nave Diciotti. È questo il “numero” delle persone che il Centro si appresta ad accogliere a fronte delle comunicazioni “ufficiali” ricevute. “L’orario preciso non lo sappiamo”, dice Alagia: “sappiamo che sono partiti dal porto di Messina questa mattina intorno alle 10.30. Noi li aspettiamo quindi in tarda serata”. E aggiunge: “Abbiamo destinato un’ala separata della struttura. Attiveremo per loro il protocollo che utilizziamo normalmente per tutti gli sbarchi che abbiamo ricevuto in questi due anni. Per noi non è niente di straordinario. Verrà quindi attivato il protocollo sanitario e la presa in carico dal punto di vista socio-psicologico che è molto importante per queste persone, soprattutto per quello che hanno appena passato. Subito verranno presi in carico anche dai mediatori culturali che li accompagneranno in questo periodo di poco tempo che resteranno all’interno del Centro e poi inizieremo a dare subito delle informazioni: nozioni di italiano, riferimenti per capire dove si trovano, basi di educazione civica. Tutte le informazioni minime per far loro capire soprattutto il percorso che dovranno fare e che sarà comunque un percorso di integrazione sul territorio italiano. Verrà quindi spiegato loro già da qui il percorso che faranno”.

L’Asgi: “Trasferire i profughi a Tirana contro la loro volontà sarebbe illegittimo”

Roma - I migranti arrivati in Italia a bordo della Diciotti “non potranno in alcun modo essere trasferiti in Albania contro la loro volontà: nessuna norma nazionale o internazionale lo consente”. A ricordarlo, con una nota è stata l’Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, ricordando che l’Albania “non è parte dell’Unione europea” e che “il suo sistema normativo in materia di protezione internazionale non è conforme al Sistema comune europeo di asilo”. Eventuali trasferimenti, dunque, potranno avvenire “solo per effetto della libera scelta del richiedente”. L’Asgi ha ricordato d’altronde che “l’unica strada per una gestione comune degli arrivi è quella della riforma del regolamento Dublino”.
 

Nave Diciotti: molte le diocesi che hanno espresso disponibilità all’accoglienza migranti

Roma - In queste ore sono molti i vescovi italiani che hanno dato la loro disponibilità per l’accoglienza dei migranti  della nave “Diciotti”. I migranti sono sbarcati dopo alcuni giorni di permanenza nel porto di Catania. La diocesi di Teggiano-Policastro aderisce all'appello rivolto dalla Cei  per “fronteggiare l'emergenza dei profughi sbarcati dalla nave Diociotti”, dice il vescovo mons. Antonio De Luca, delegato Migrantes della Conferenza Episcopale della Campania a www.migrantesonline.it. Il presule offre la disponibilità all'accoglienza per “contribuire alla soluzione umanitaria in favore dei nostri fratelli migranti” ed è già in contatto con i referenti nazionali per organizzare “quanto è richiesto dalle prescritte procedure”. Sempre al Sud disponibilità anche da parte della diocesi calabrese di Cassano allo Ionio. “Ho dato alla Cei – ha detto il vescovo mons. Francesco Savino - la disponibilità ad accogliere alcuni immigrati. Nelle prossime ore sapremo quanti saranno”. Il presule ritiene che su quella nave “si sia consumata una delle pagine più tristi della storia del nostro tempo. Ci troviamo – ha detto - di fronte ad una vera e propria emergenza di umanità”. Gli immigrati “non vengono in Italia in crociera, fuggono da Paesi dove ci sono guerre, fame e persecuzione, lasciando anche gli affetti più cari”. La diocesi calabrese nello scorso anno ha aperto due centri per immigrati minori non accompagnati, ha accolto, nell’ambito del progetto Cei “Corridoi Umanitari” due famiglie eritree. Disponibilità anche da parte dell’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Francesco Cacucci che ha manifestato alla Conferenza episcopale italiana la disponibilità della diocesi barese ad “accogliere alcuni fratelli e sorelle sbarcati dalla nave Diciotti”.

Dal Sud al Nord con la diocesi di Vercelli che si è detta disponibile all’accoglienza attraverso l’Ufficio Migrantes, la diocesi di Ferrara-Comacchio e la diocesi di Brescia che ha messo a disposizione sei posti: tra queste  anche una famiglia. “L’apertura della Cei mi ha fatto molto piacere e mi premeva dare un segnale concreto” ha spiegato ieri il vescovo, mons. Pierantonio Tremolada: “ovviamente ci rimettiamo, per tutti i dettagli, alle decisioni della Cei ma noi ci siamo. E stiamo provando ad avviare contatti con le altre sedi lombarde per procedere in modo solidale”. (R.I.)

 

Consulta Laici Sicilia: vicenda “Diciotti” interpella tutti

Palermo - La vicenda della nave “Diciotti”, approdata a Catania, con tutto “il suo carico di dramma umano, ci ha inquietato e ci ha interpellato come cittadini e come cristiani”. Lo si legge in una nota della Consulta diocesana delle Aggregazioni Laicali di Catania di concerto con la Consulta Regionale della Sicilia che  “plaude” epilogo e allo sforzo di chi si è “speso per lo sbarco, per l’assistenza dei migranti e per l’applicazione delle garanzie, internazionali e comunitarie, contemplate.
La concezione solidaristica e personalistica è – si legge nella nota a firma del segretario generale della Consulta regionale Stefano Vitello -  della  il fondamento della convivenza civile e il criterio regolativo della politica. E’ questa concezione che va fortemente richiamata come ispirazione, guida ed orientamento della sana politica, facendola divenire concretamente arte nobile, quale per definizione è, sì da essere indispensabile, puntuale e prezioso strumento di accoglienza e di promozione umana integrale”. Da qui l’invito ad “ogni uomo di buona volontà, ogni legislatore ed amministratore ad impegnarsi nella custodia e nella garanzia di questi principi e valori, applicandoli con intelligenza, coraggio e creatività individuando nelle reali situazioni soluzioni alte - comunitariamente perseguite, rispettose delle necessità e dei bisogni di tutti, prodigandosi nel facilitare azioni d’integrazione e di sussidiarietà - superando così particolarismi e conflittualità dialettiche, che possono ostacolare, vanificare minare ogni sano gesto di solidarietà”.
La Consulta delle Aggregazioni laicali della Sicilia fa appello anche all’Unione Europea affinché, di fronte alle grandi sfide che l’attraversano, “sappia essere efficace promotrice di valori universali e mantenere fedeltà alle sue più sane radici aprendo la speranza ad una storia migliore”. (R.I.)

 

Nave Diciotti: arriveranno stasera i migranti accolti dalla Cei

Roma - Sono partirti questa mattina da Messina i migranti arrivati a Catania a bordo della nave “Diciotti”  della Guardia Costiera italiana. I migranti arriveranno in un centro di accoglienza di Rocca di Papa . Da qui saranno poi smistati nelle varie diocesi italiane che hanno dato la disponibilità all’accoglienza. Una disponibilità corale da parte delle diocesi italiane dal Nord al Sud del Paese. “È stata una risposta spontanea, noi non abbiamo fatto alcun appello”, ha detto il sottosegretario della Cei, don Ivan Maffeis ricordando che la Chiesa italiana ha una “tradizione d’accoglienza reale”. Dopo una permanenza che non si preannuncia lunga i migranti raggiungeranno i luoghi di accoglienza. Gli stranieri giungeranno a destinazione nella serata di oggi dopo circa 11 ore di viaggio a bordo di pulman. A Messina sono rimasti coloro che dovranno essere trasferiti in Albania e Irlanda, nazioni che hanno dato la disponibilità  ad accoglierli.