Primo Piano

Bologna: alla consulta regionale la presentazione del Rapporto Migrantes “Italiani nel Mondo”

Bologna - Si concluderà oggi a Bologna la tre giorni della Consulta degli Emiliani romagnoli con l’inaugurazione con una mostra fotografica dal titolo “Emigrare ieri, emigrare oggi: il lungo viaggio degli emiliano-romagnoli nel mondo”, visitabile fino all’8 novembre una raccolta di immagini, dati e storie per restituire uno spaccato del fenomeno migratorio regionale e della sua evoluzione nel tempo, da fine ‘800 ai giorni nostri.
La raccolta esposta, curata dalla Consulta, vede tra le immagini della vecchia emigrazione una riedizione della mostra “Lo sguardo altrove” e alcune opere in rame dell’artista scultore Nicola Zamboni donate alla Consulta dall’Istituto Fernando Santi e tra le immagini della nuova emigrazione contributi diretti delle nostre giovani comunità nel mondo.
In mattinata anche il convegno sul tema “L’emigrazione emiliano-romagnola tra passato e presente” presso la Sala Polivalente “Guido Fanti” che vedrà studiosi, esperti e protagonisti in una tavola rotonda di riflessioni e contributi sul fenomeno emigratorio regionale moderati da Fabrizio Binacchi della Emilia-Romagna. In apertura la presidente dell’Assemblea legislativa Simonetta Saliera consegnerà i diplomi di benemerenza a Ilde Campolunghi in Valdatta (Cile) e Nilde Nervi (Argentina) per avere reso onore alla nostra regione nel mondo con il proprio lavoro e impegno civile.
Dopo l’introduzione da parte del Presidente Gian Luigi Molinari e del Vice presidente Alessandro Cardinali, gli interventi passeranno dagli aspetti storici, sociologici e culturali del fenomeno – a cura di  Lorenzo Bertucelli e di Marco Moschetto dell’Università di Modena e Reggio Emilia -, a quelli statistici e numerici dal passato ad oggi– a cura di Fausto Desalvo dell’Università di Bologna – fino alla presentazione del Rapporto degli Italiani nel mondo 2018 della Fondazione Migrantes a cura di Delfina Licata. E’ il primo appuntamento di presentazione del Rapporto dopo quella ufficiale di mercoledì scorso a Roma.
Il convegni si concluderà con   le testimonianze dirette di due giovani emiliano-romagnoli emigrati:  Fabio Balboni – economista attualmente residente a Londra  e Valentina Imbeni, insegnante presso la International School di San Francisco (Usa).
 
 
 

Umani 100%: presentato a Roma il Festival della Migrazione

Roma - “In Italia non c’è un pericolo di invasione ma di fuga: sono più italiani e immigrati formati che escono dal nostro Paese rispetto a chi arriva”. Lo ha detto don Gianni De Robertis, Direttore Generale di Fondazione Migrantes nel presentare in Senato la terza edizione del Festival della migrazione di Modena ‘Umani 100%’. Il Festival mette al centro l’inclusione e l’integrazione. Per tre giorni, da venerdì 9 a domenica 11 novembre, sotto la Ghirlandina si susseguiranno incontri, seminari, spettacoli, mostre, film, libri e, tra le novità dell’edizione 2018, il ‘Pranzo dei popoli’.
Romano Prodi, presidente onorario del comitato scientifico, il card. Francesco Montenegro, Carlotta Sami, Ilvo Diamanti, mons. Matteo Zuppi, Claudia Lodesani, Antonio Decaro, Paolo Ruffini, Marco Damilano, mons. Giancarlo Perego, Elisabetta Soglio, mons. Erio Castellucci, Matteo Marani, Vincenzo Morgante sono solo alcuni dei protagonisti della tre giorni che intende far incontrare e riflettere culture e persone.
Don Giovanni De Robertis prosegue: “Credo che la sfida delle migrazioni oggi non riguardi tanto l’accoglienza ma la capacità di costruire un paese dove le diversità, la presenza di persone di paesi, culture e religioni diverse, sappiano comporsi in una realtà più ricca. Per troppo tempo forse abbiamo pensato che era sufficiente salvare chi annegava (e purtroppo continua anche oggi ad annegare nell’indifferenza di tanti!) in mare e portarlo in qualche porto italiano. Invece questo è solo il primo passo. La vera sfida è, come ci ha ricordato papa Francesco, proteggere, promuovere, integrare. Senza queste azioni non c’è vera accoglienza, anzi questa può essere addirittura controproducente”.
Il senatore Edoardo Patriarca spiega: “La politica in questi anni ha affrontato il fenomeno con una prospettiva emergenziale. Finchè non decideremo di vedere la migrazione come fenomeno strutturale, da gestire con politiche di respiro e lunga visione, continueremo a vivremo la migrazione come un problema e non come opportunità. Il Festival vuole proprio innescare processi virtuosi”.
Tra le novità di questa edizione il ‘Pranzo dei popoli’ di sabato 10 novembre, il laboratorio interattivo ‘Alle radici’ allestito ad hoc per gli studenti delle superiori dal 6 al 15 novembre; il libro ‘Abbecedario delle migrazioni’ edito da Giappichelli che è stato realizzato a cura del Festival della migrazione con contributi di alto livello e verrà presentato nel corso della tre giorni modenese. “Tra i temi – sottolinea Teresa Marzocchi del comitato scientifico – l’inclusione nella città, i ‘diritti clandestini’, l’economia, lo sport fino al ruolo delle religioni.
Il Festival della migrazione è promosso da Porta Aperta, Fondazione Migrantes, Crid del Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Università di Modena e Reggio Emilia, Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Unipolis, Bper Banca, Conad, Menù e Coop Alleanza 3.0.
Sono ben 50 gli aderenti, tra enti locali, mondo accademico e sindacale, realtà ecclesiali e religiose, associazioni. (R.I.)
 

Mattarella: “andare oltre la logica emergenziale, governare il fenomeno migratorio rimuovendone le cause profonde”

Roma - Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha aperto, questa mattina, alla Farnesina, i lavori della seconda “Conferenza ministeriale Italia-Africa” che vede riuniti a Roma oltre 50 delegazioni di Paesi africani, i vertici dell'Unione Africana e i rappresentanti delle principali organizzazioni internazionali. Alla sessione inaugurale è intervenuto anche il Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi.
Rispetto alle migrazioni, per il Capo dello Stato italiano,  “il principale obiettivo per il futuro dipende dalla nostra capacità di collaborare per andare oltre la logica emergenziale, governando il fenomeno, rimuovendone le cause profonde”. Per Mattarella “la dinamica demografica, le crisi ambientali e climatiche, i conflitti hanno alimentato nel continente africano un movimento di popolazioni senza precedenti”. “Una ininterrotta catastrofe umanitaria – l’ha definita Mattarella – nei confronti della quale l’Italia, consapevole della natura globale e non sporadica di questi movimenti migratori, si è dimostrata sensibile, non ultimo con l’accoglienza, dal 2015 ad oggi, di circa 475.000 migranti, con un approccio integrato e su più livelli, fondato sui principi di responsabilità condivisa e partenariato tra i Paesi di origine, transito e destinazione dei flussi”. Il presidente della Repubblica ha ricordato che l’Italia sostiene “attivamente le politiche di cooperazione con i Paesi africani volte ad affrontare le cause che spingono le persone ad abbandonare i propri Paesi e a regolare la gestione dei fenomeni migratori, contrastando i trafficanti di esseri umani e tutelando i diritti umani, in forte connessione con l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni”. Mattarella ha assicurato che “al di là della fisiologica dialettica politica e del serrato confronto su temi così rilevanti per il nostro avvenire – migrazioni, crescita economica, integrazione politica, sicurezza e contrasto al terrorismo – troverete sempre nell’Italia il più attento e sensibile fra gli interlocutori”. “Ci unisce – ha rimarcato il presidente – un’idea di destino comune che ha radici antiche e che è determinante per favorire stabilità, prosperità e sicurezza nei nostri continenti”.
 

Andorra: al via i primi corridoi umanitari

Roma - Andorra ha accolto questa mattina le prime due famiglie di profughi siriani provenienti dal Libano, grazie al protocollo firmato tra la Comunità di Sant’Egidio e il Principato per l’apertura, anche in questa nazione, dei Corridoi Umanitari. 
I due nuclei familiari, composti da 4 genitori e 3 bambini, andranno ad abitare ad Andorra la Vella e Sant Julia de Lloria. L’accoglienza e l’integrazione sarà possibile grazie alla tutela del governo di Andorra e alla generosità di parrocchie, associazioni e società civile, compresi singoli cittadini, che hanno offerto il loro impegno gratuito e volontario. Il progetto prevede l’arrivo, nei prossimi mesi, di altri rifugiati, in tutto 20 in due anni: un numero piccolo ma significativo per il piccolo Principato andorrano. 
Le prime due famiglie sono giunte con un volo diretto da Beirut a Barcellona, poi hanno proseguito il loro viaggio in pulmino fino ad Andorra. “Scappiamo della guerra - hanno raccontato commossi - e andiamo verso un paese in pace. Ad Andorra, il paese che ci ha voluto accogliere e nel quale si apre per noi un futuro migliore, diciamo grazie con tutto il nostro cuore”.
Per l’apertura dei corridoi umanitari, il parlamento di Andorra ha dovuto approvare una legge di protezione temporanea e transitoria per motivi umanitari, la llei de protecció temporal i transitòria per raons humanitàries (Llei 4/2018, 22 de març). Con questa norma si è creato il quadro legislativo per la creazione di corridoi umanitari in un paese che non appartiene né all’UE, né allo spazio Schengen.​
 

Uecoop: + 10,9% stranieri nelle cooperative

Roma - Oltre 45mila stranieri lavorano nel mondo delle cooperative con una crescita del 10,9% negli ultimi cinque anni. E’ quanto afferma l’Unione europea delle cooperative Uecoop questa mattina. 
Con il lavoro regolare - sottolinea Uecoop – lo straniero trova una sua collocazione nella società, evita il rischio di cadere nelle mani della malavita, sfugge alla povertà, partecipa alla crescita delle comunità oltre a pagare le tasse e i contributi pensionistici. Il lavoro - secondo l’indagine Uecoop/Ixè - viene percepito come una delle misure strategiche per l’inserimento dei migranti da oltre 6 italiani su 10 favorevoli a tirocini gratuiti nelle aziende con percorsi si inserimento a cui affiancare corsi obbligatori di lingua italiana secondo l’83% degli italiani. In questo senso - conclude Uecoop - le coop italiane svolgono una funzione strategica tanto che sono aumentate anche le imprese cooperative gestite da stranieri, dall’edilizia all’assistenza socio sanitaria, dal commercio ai servizi di pulizia arrivate a 5.248 con un balzo del 14,6% dal 2013 a oggi.
 

Scalabriniani: p. Chiarello nuovo Superiore generale

Roma - Il XV° Capitolo generale degli scalabriniani, riuniti a Rocca di Papa, hanno eletto P. Chiarello Leonir Mario nuovo superiore generale.  “Ringraziamo p. Leonir per aver accolto questo nuovo servizio, gli assicuriamo la nostra preghiera e gli formuliamo i nostri auguri per un fecondo ministero”, si legge in una nota.
P. Leonir Chiarello è stato finora il direttore esecutivo del SIMN (Scalabrini International Migration Network) e il suo rappresentante permanente presso le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali. Ha conseguito la laurea in Filosofia presso l'Università di Caxias do Sul, Brasile, una laurea e un master in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, e un master in Scienze Sociali e Politiche presso l'Università Alberto Hurtado di Santiago, Cile .
Prima di dirigere il SIMN, p. Leonir ha lavorato in America Latina: dall'ottobre 1996 all'agosto 1997, con comunità di migranti a Bahia Blanca, in Argentina; dal settembre 1997 al giugno 2006, in Cile, come consigliere (1998-2001) e vicepresidente esecutivo (2001-2006) della Commissione episcopale per le migrazioni del Cile (INCAMI).
È stato fondatore e direttore del Centro Integrado de Atencion al Migrante (CIAMI) di Santiago (2000), fondatore e primo presidente della Fondazione Scalabrini e la ONG Scalabrini del Cile (2003-2006), e Consigliere della Sezione di Mobilità Umana del Consiglio Episcopale Latinoamericano - CELAM (2003-2006).
Per il suo impegno nei confronti dei migranti peruviani a rischio in Cile, p. Chiarello ha ricevuto un Commendation Order of Merit per Distinguished Alan García Pérez, il 12 luglio 2007.
A p. Leonir gli auguri di un proficuo lavoro da parte della Migrantes.
 
 
 

Modena: dall’8 all’11 novembre il Festival della Migrazione

Roma - Umani 100%: la terza edizione del Festival della Migrazione di Modena mette al centro l’inclusione e l’integrazione. Per tre giorni, da venerdì 9 a domenica 11 novembre, sotto la Ghirlandina si susseguiranno incontri, seminari, spettacoli, mostre, film, libri e, tra le novità dell’edizione 2018, il ‘pranzo dei popoli’.
Romano Prodi, il card. Francesco Montenegro, Carlotta Sami, Ilvo Diamanti, Mons. Matteo Zuppi, Claudia Lodesani, Antonio Decaro, Julio Velasco, Paolo Ruffini, Vincenzo Morgante, Marco Damilano, Mons. Gian Carlo Perego, Elisabetta Soglio, Mons. Erio Castellucci, Matteo Marani sono solo alcuni dei protagonisti della tre giorni che intende far incontrare e riflettere culture e persone.
Don Giovanni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes della CEI, spiega: “Credo che la sfida delle migrazioni oggi non riguarda tanto l’accoglienza ma la capacità di costruire un paese dove le diversità, la presenza di persone di paesi, culture e religioni diverse, sappiano comporsi in una realtà più ricca. Per troppo tempo forse abbiamo pensato che era sufficiente salvare chi annegava (e purtroppo continua anche oggi ad annegare nell’indifferenza di tanti!) in mare e portarlo in qualche porto italiano. Invece questo è solo il primo passo. La vera sfida è, come ci ha ricordato papa Francesco, proteggere, promuovere, integrare. Senza queste azioni – conclude il direttore Migrantes - non c’è vera accoglienza, anzi questa può essere addirittura controproducente”.
Luca Barbari, presidente di Porta Aperta, associazione promotrice insieme a Fondazione Migrantes, Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, fa eco alle parole di don De Robertis: “Il Festival della Migrazione cresce e vuole diventare grande con un’idea molto definita: quella di superare la fase emergenziale e puntare sull’inclusione delle persone che hanno trovato accoglienza e prospettive nel nostro Paese. Il tema del ‘diritto al viaggio – partire, arrivare, restare’, che ci accompagna, si focalizza dunque sul restare coniugando diritti e doveri.
Vogliamo dire in questi giorni che è determinante che l’Europa torni ad avere una voce chiara e netta sui propri valori fondanti e intendiamo far risuonare le parole, queste sì chiarissime, di Papa Francesco che ci spingono a proseguire il cammino sulla strada dell’inclusione delle persone che arrivano nel nostro Paese. Tenendo presente – conclude Barbari – che è anche indispensabile consentire l’arrivo in Italia in modo regolare”.
Tra le novità di questa edizione il ‘pranzo dei popoli’ di sabato 10 novembre, con una decina di etnie che prepareranno un grande pranzo aperto a tutta la cittadinanza; il laboratorio teatrale dei ‘Cantieri Meticci’ che diventerà uno spettacolo nel tardo pomeriggio di domenica 11 novembre; il laboratorio interattivo ‘Alle radici’ allestito ad hoc per gli studenti delle superiori dal 6 al 15 novembre; il libro ‘Abbecedario delle migrazioni’ edito da Giappichelli che è stato realizzato a cura del Festival della Migrazione e che verrà presentato nel corso della tre giorni modenese.
I temi delle sessioni vanno dall’inclusione nella città ai cosiddetti ‘diritti clandestini’; dall’economia all’inclusione tramite lo sport; dal contributo delle religioni alle sfide che le migrazioni ci mettono di fronte.
Il Festival della Migrazione è promosso da Porta Aperta, Fondazione Migrantes, Crid del Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Università di Modena e Reggio Emilia, Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Unipolis, Bper Banca, Conad, Menù e Coop Alleanza 3.0.
Sono ben 50 gli aderenti, tra enti locali, mondo accademico e sindacale, realtà ecclesiali e religiose, associazioni.
L’iniziativa è stata presentata oggi al Senato della Repubblica.
 

Scalabriniane: una staffetta di preghiera per celebrare i 123 anni dalla fondazione

Roma - Una staffetta di preghiera in tutto il mondo a sostegno dei migranti e della vita consacrata. Questo è l’obiettivo di una iniziativa promossa dalla Congregazione delle suore missionarie scalabriniane (che sin dalla loro fondazione si occupano del sostegno ai migranti) per i 123 anni dalla loro nascita. La Congregazione in questi anni è oggetto di una riorganizzazione e di uno sviluppo di nuove attività specie nei luoghi di frontiera. Proprio di recente a Roma sono state aperte le case del progetto "Chaire Gynai", in collaborazione con le Suore Cabriniane, che permette alle donne rifugiate con bambini di poter avviare concreti percorsi di integrazione. La staffetta è partita ieri e si conclude oggi della nascita.
“La preghiera corale in diverse parti del mondo, elevata al Signore, ci offre la possibilità di metterci spiritualmente in uscita per raggiungere le periferie del mondo, particolarmente i deserti, i mari, le frontiere, le case dove abitano i migranti e i rifugiati”, spiega suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale.
La Congregazione ha come fondatore il beato Giovanni Battista Scalabrini (già vescovo di Piacenza) e come cofondatori la beata Assunta Marchetti e il venerabile servo di Dio Giuseppe Marchetti. Il suo servizio quotidiano si rivolge ai migranti in Europa, America, Asia, Africa.
 

Castelnuovo di Porto: un incontro su “L’accoglienza che funziona”

Roma - Esistono in Italia modelli virtuosi di accoglienza dei richiedenti asilo. È a questi modelli che guarda l’incontro “L’accoglienza che funziona” che si terrà venerdì 26 ottobre, alle 10, a Palazzo Colonna a Castelnuovo di Porto. “Sicurezza, integrazione e cooperazione sono le parole chiave da cui ripartire – afferma Riccardo Travaglini, sindaco del Comune laziale -. Il nostro Comune è fortemente coinvolto dalla problematica dell’immigrazione, avendo sul nostro territorio uno dei più grandi Cara d’Italia, che accoglie circa 900 persone. Provengono da diversi Paesi tra cui anche il Sudan. Ho tenuto ad organizzare questo incontro perché sono convinto che affrontare la problematica da un punto di vita conoscitivo e di confronto con gli operatori del settore, impegnati nei Paesi di origine, sia un approccio serio e responsabile. Il fenomeno migratorio è epocale e ineludibile e, dunque, non si può certamente liquidarlo con politiche miopi e disumane di respingimento e reclusione. L’unica strada possibile è la buona cooperazione, specialmente in Paesi chiave come il Sudan, dove la cooperazione internazionale è ancora agli albori e dove progetti promossi anche da enti locali come il nostro possono fare la differenza”. L’incontro internazionale, organizzato in collaborazione con l’Aics (Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo) e con il Cisp (Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli), vedrà ospite Mahamoud Zinelabdin, responsabile della Commissione per il disarmo, la smobilitazione, e la reintegrazione della Repubblica del Sudan. L’appuntamento di Castelnuovo di Porto è il primo di una serie di incontri che hanno come obiettivo quello di mettere in piedi “un’accoglienza che funziona”, vale a dire un’accoglienza che punta al superamento dei Cara attraverso il sistema Sprar, i progetti di integrazione dal basso e la formazione alla cittadinanza globale.
 

Festival della Migrazione: oggi la presentazione al Senato

Modena - Si svolgerà a Modena dal 9 all’11 novembre la terza edizione del Festival della Migrazione “Umani 100%. L’iniziativa sarà presentata a Roma oggi, giovedì 25 ottobre, alle ore 12 presso sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica nel corso si una conferenza stampa.  Saranno presenti Don Giovanni De Robertis, Direttore Generale Fondazione Migrantes;  Alberto Caldana, Consigliere di Porta Aperta; Edoardo Patriarca, Maria Elisabetta Vandelli, Presidente IntegriaMo; Teresa Marzocchi del Comitato scientifico del Festival della migrazione. Il Festival della migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, Associazione Porta Aperta, Crid Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Università di Modena e Reggio Emilia, Comune di Modena, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e di aziende del territorio. Sono 50 i soggetti aderenti, tra enti locali, mondo accademico, realtà ecclesiali e religiose, associazioni.
 

De Robertis e Licata: “la vera emergenza è la mobilità italiana” 64,7% negli ultimi 12 anni

Roma - “Se c’è oggi una emergenza in Italia relativa al mondo della mobilità, questa non riguarda il numero dei migranti che arrivano nel nostro Paese – un numero di persone sempre più limitato e che per lo più intendono proseguire il viaggio verso altri Paesi – ma il numero crescente di italiani e persino di immigrati, che in questi ultimi anni sta uscendo”. Lo ha affermato don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, aprendo a Roma la presentazione della XIII edizione del “Rapporto Italiani nel mondo”, “l’unico strumento in Italia che ci dà una fotografia il più possibile completa e attendibile di quella che è oggi l’emigrazione italiana”. “Un esodo che non può non far riflettere – ha osservato -, che dice come sempre meno l’Italia sia un Paese per giovani, e che rischia di avere conseguenze gravi per il nostro futuro”. Basti pensare, come ha ricordato Delfina Licata, curatrice del Rapporto “Italiani nel mondo”, che dal 2006 al 2018 “la mobilità italiana è aumentata del 64,7%” e che dall’Italia se ne vanno anche “circa 25.000 migranti, che tornano nei loro Paesi: Bangladesh, Pakistan, India, Brasile”. Ma il dato più eclatante è la crescita, negli ultimi anni, degli over 50: “Più 20% nella fascia tra i 50 e i 64 anni, molti sono disoccupati che si ricollocano all’estero, ma anche genitori e nonni che si ricongiungono ai figli e nipoti espatriati”.
 

Cercando la felicità

Roma - Storie di speranza, di successi e anche di dolore. Sono le storie degli italiani all’estero, più di 5 milioni e 100.000 a gennaio 2018 secondo i dati dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Quasi 130.000 hanno lasciato l’Italia nel 2017 e tra questi le fasce di età che sono maggiormente aumentate di numero sono quelle degli over 50: molti sono migranti-nonni che si ricongiungono a figli e nipoti. Tra questi, però, non mancano situazioni di disagio, come quelle degli illegali in Australia o di chi vive per strada a Londra.
A presentare i dati, contenuti nell’edizione 2018 del Rapporto italiani nel mondo, la Fondazione Migrantes. Al termine della presentazione, svoltasi a Roma presso la Domus Mariae mercoledì 24 ottobre, è intervenuto il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI.
“Accanto alla consapevolezza della propria cultura di origine, – ha detto il Cardinale – c’è un altro elemento che oggi svolge una funzione sociale di grande importanza: la necessità del migrante di costruire una relazione con l’altro. Il bisogno, cioè, di essere riconosciuto e di poter avere la possibilità di contribuire allo sviluppo di quel territorio e di quella comunità che con carità e responsabilità lo accoglie.
“Come Conferenza Episcopale Italiana – ha aggiunto infine – abbiamo promosso la campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, perché la libertà di andare non nega quella di rimanere o di tornare e ricominciare. Viaggiare è un diritto all’interno del quale ne vive uno più grande, il diritto all’esistenza. Un’esistenza, però, non rassegnata, non di accomodamento, ma realizzando sogni, ricercando ciò che mi fa stare bene, la felicità”.
 
 

Migrantes: Il diritto al viaggio come diritto all’esistenza

Roma - «Siate voi pellegrini sulla strada dei vostri sogni». È l’augurio che Papa Francesco ha rivolto ai giovani italiani che hanno accolto l’invito della Conferenza Episcopale Italiana e delle loro diocesi a mettersi in cammino verso Roma ad agosto 2018, alla vigilia del Sinodo tuttora in corso.
Una metafora, quella del Pontefice, che richiama il viaggio e la mobilità che mai come oggi devono essere parte integrante del cammino formativo dei giovani – ma anche degli italiani e delle popolazioni in generale – affinché ci si arricchisca delle relazioni con l’altro e l’altrove.
Più volte si è tornati sulla necessità della circolazione della mobilità, sulla necessità che la mobilità sia circolare, che alla scelta di partire corrisponda cioè la possibilità di tornare. Lasciare la libertà di decidere, di andare, di afferrare opportunità perché viaggiare è un diritto all’interno del quale ne vive uno più grande, il diritto all’esistenza. Un vivere però non rassegnato, non di accomodamento, ma realizzando sogni, ricercando ciò che fa stare bene, correndo incontro alla felicità. Il diritto, quindi, a un’esistenza felice in uno spazio, un’unica e sola Terra che è di tutti e non di alcuni, madre quando accoglie e matrigna quando costringe ad andare via, ma dove ogni persona ha il diritto di vivere felice e rincorrere i sogni anche al costo di essere multisituata, continuamente di passaggio, stabilmente in mobilità, sottolinea la Fondazione Migrantes che questa mattina a Roma ha presentato il rapporto Italiani nel Mondo.
 
 

Rapporto Italiani nel Mondo: vivere nella differenza ma senza diffidenza

Roma - I grandi spazi metropolitani cosmopoliti, portano con sé la promessa di una libertà illimitata e contemporaneamente il rischio di un forte anonimato, specialmente per i più vulnerabili.
Migrare significa allontanarsi umanamente da ciò che è certo per conoscere l’ignoto e questo potrebbe portare a casi di perdita dell’orientamento nel percorso che ci si è dati. Si ricorre – si legge nel rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes presentato oggi a Roma -  della perciò ai succedanei sintetici o allo stordimento con droghe o con alcool e il malessere viene sopito senza però essere affrontato. Il malessere della generazione neo-mobile si tramuta in varie e diverse per gravità, forme depressive: malinconie, perdite senza rimpianti, amori non corrisposti, separazioni, delusioni o fallimenti, ma anche i successi inaspettati e le scelte difficili possono tramutarsi alcune volte in disperazione. E quando lo spaesamento metropolitano e la sofferenza urbana non vengono riconosciuti e “accolti”, si passa a patologie ben più gravi come lo stato di povertà e di abbandono, la perdita dell’autonomia e dell’equilibrio nella propria vita fino alla vita in strada e diventa non difficile incontrare dei senza fissa dimora italiani nelle principali capitali europee oppure degli italiani illegalmente presenti sul territorio di una nazione che vengono messi in stato di detenzione ed espulsi.
Il caso di Londra è emblematico. Da gennaio a luglio 2018 sono stati 3.800 gli interventi realizzati dall’Ufficio Servizi Sociali del Consolato Generale di Londra. Con una media di 21 interventi al giorno, o 633 al mese, gli interventi hanno riguardato tipologie molto ampie di aiuto a residenti e turisti, includendo anche il supporto a chi è vittima di furti, o ha problemi di salute, o di cui viene segnalata la scomparsa. Sono almeno 126 gli italiani che vivono in povertà estrema nella Capitale inglese. La nazionalità italiana è al quarto posto tra quelle europee presenti a Londra tra i senza fissa dimora. Solo nel 15% dei casi di tratta di donne. Di molti non si conosce la nazionalità né il sesso. La metà di loro ha un problema di salute mentale, seguito da situazioni di difficoltà causate da alcool e droga.
 

Card. Bassetti: il testo integrale alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Migrantes

Roma – Pubblichiamo integralmente il testo del card. Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, pronunciato in conclusione dei lavori della presentazione del rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes questa mattina a Roma

È possibile, di fronte a un tema così vasto, quale è quello delle migrazioni oggi, davanti alla complessità delle cose ascoltate questa mattina, poter fare una conclusione?
Credo proprio di no, ma è importante comunque lasciarci con alcuni buoni propositi da mettere in pratica tornando nei nostri luoghi di lavoro, ma anche nei nostri luoghi di vita in generale (le nostre case, i nostri quartieri, la parrocchia, ecc.) perché la migrazione e i migranti, fanno parte della nostra quotidianità di cittadini, di famiglie, di popolo di un Paese che vive da sempre la mobilità (verso l’estero, dal Sud al Nord, tra le regioni, e così via) come parte integrante del suo vissuto.
E allora più che concludere vorrei dare delle indicazioni operative, concentrare cioè l’attenzione di noi tutti alle tradizionali proposte che la Fondazione Migrantes, attraverso questo strumento culturale della Chiesa italiana, ci affida ogni anno con questo voluminoso studio.
Bisogna riflettere sul fatto che non vi è una materia umana così cangiante come la mobilità, per lo studio della quale occorre un costante aggiornamento e rinnovamento degli approcci di studio e delle metodologie usate.
È per questo che la Conferenza Episcopale Italiana si è dotata di “braccia operative” come la Fondazione Migrantes. Per studiare i fenomeni sociali e intervenire a favore di essi. In questo caso specifico si parla dei migranti, di tutti i migranti del mondo anche se oggi sotto i riflettori ci sono gli italiani con questo studio.
E ogni anno resto io stesso stupito dalle informazioni che ci arrivano da questi ricercatori. Pensiamo a 64 “teste diverse” che si sono messe insieme da ogni parte del mondo per realizzare 500 pagine, che oggi abbiamo il piacere di stringere tra le mani, in cui ci viene descritta quella che è oggi l’emigrazione italiana e ci si danno, tra le righe, anche le tracce per risolvere le sue problematicità.
Da più tempo e da più parti si sono levate le richieste dell’insegnamento dell’emigrazione italiana come materia di studio. Vi sono state in questi anni diverse proposte di legge a tale riguardo. Un tale insegnamento, al pari dei corsi di lingua italiana all’estero, completano quel processo virtuoso di valorizzazione e mantenimento delle radici linguistiche e culturali e dei legami con l’Italia da parte di chi risiede fuori dei confini nazionali e, allo stesso tempo, di attrazione di flussi migratori, da parte del Belpaese e perfezionano la formazione delle nuove generazioni proiettandole verso l’interculturalità e la contemporaneità.
Accanto alla consapevolezza della propria cultura di origine, c’è un altro elemento che oggi svolge una funzione sociale di grande importanza: la necessità del migrante di costruire una relazione con l’altro. Il bisogno, cioè, di essere riconosciuto e di poter avere la possibilità di contribuire allo sviluppo di quel territorio e di quella comunità che con carità e responsabilità lo accoglie. Il riconoscimento porta all’ammissione della differenza, all’individuazione degli specifici caratteri identificativi che, nel caso dei migranti, significano un tale mondo di sfaccettature che è difficile partire da categorizzazioni a priori. Solitamente, però, oggi la mobilità in uscita dalla Penisola si lega a immagini positive, mentre i caratteri negativi li si associano a chi arriva sulle nostre coste. Eppure non si deve dimenticare che la migrazione porta con sé delle difficoltà e queste ultime, nel caso specifico degli italiani nel mondo, sono molteplici e di diversa natura.
Migrare significa, ad esempio, allontanarsi umanamente da ciò che è certo per conoscere l’ignoto e questo potrebbe portare a casi di perdita dell’orientamento nel percorso che ci si è dati.
Il malessere della generazione neo-mobile si tramuta in varie, e diverse per gravità, forme depressive: malinconie, perdite senza rimpianti, amori non corrisposti, separazioni, delusioni o fallimenti, ma anche in successi inaspettati e le scelte difficili possono tramutarsi alcune volte in disperazione.
E quando lo spaesamento metropolitano e la sofferenza urbana non vengono riconosciuti e “accolti” si passa a patologie ben più gravi come lo stato di povertà, la perdita dell’autonomia e dell’equilibrio nella propria vita fino alla vita in strada.
E anche di questo si parla nel testo con mio grande favore perché la migrazione, per tutti, è gioia e dolore, è vittoria ed è fallimento. E noi lo sappiamo bene da sacerdoti in primis quando raccogliamo gli sfoghi di chi vive situazioni difficili se non proprio tragiche. Ben vengano allora gli approfondimenti sugli italiani illegali in Australia, quelli che vivono in strada a Londra.
Il riconoscimento della cittadinanza è un tema caldo oggi. Questo Rapporto sottolinea l’importanza di un riconoscimento che non sia finalizzato all’uso e al consumo personale del possesso di un passaporto che apra le porte dell’Europa – anche se le vicende di Paesi che si trovano in situazioni gravi a livello politico ed economico come il Venezuela meritano attenzione costante e soprattutto lavoro per rispondere alle esigenze della comunità lì residente – ma all’esaltazione di una identità fortemente legata a un territorio in cui non solo ci si riconosce, nonostante non ci si è nati ma lo si conosce attraverso i racconti dei propri genitori o nonni e in cui si vorrebbe dare il proprio contributo concreto.
Le famiglie. Dall’Italia si parte dalla notte dei tempi verso qualsiasi destinazione più o meno lontana, all’interno dei confini della Penisola (migrazione interna) o verso l’estero. E, come spiega anche il Rapporto della società geografica italiana, si parte persino dal “ricco” Nord: dalla Lombardia come dal Veneto. Da sempre, quindi, le famiglie italiane hanno fatto i conti con esperienze di distacco e lontananza, sconvolgendo equilibri di vita e legami sentimentali. Anche nell’attuale fase migratoria in cui le abitudini globali rendono più veloci e liquidi gli spostamenti e le permanenze, i rapporti affettivi vengono messi a dura prova.
La famiglia, però, ha regole tutte sue dettate dall’affetto e dall’amore che poco hanno a che fare con la burocrazia e così molte famiglie, dopo aver vissuto e sofferto a lungo la distanza, fanno in modo di crearsi un futuro che risponda a un’unica esigenza: insieme in qualsiasi luogo. Da qui le tante partenze di nuclei familiari giovani con minori al seguito a cui ora si stanno aggiungendo, o ricongiungendo, nonni che non ci stanno a non vedere crescere i loro nipoti.
Quindi, ancora più fondamentale diventa il ruolo di accoglienza e accompagnamento delle strutture esistenti nei luoghi di destinazione sia a livello istituzionale che privato. Consolati, patronati, associazioni e le stesse Missioni cattoliche italiane sono oggi chiamate a rinnovarsi e svecchiarsi mantenendo però la “vecchia identità” per le storiche comunità presenti e acquisendo nuove competenze e nuove caratteristiche per rispondere pienamente alle esigenze di accoglienza e accompagnamento dei nuovi migranti stabilmente in movimento.
E di una “famiglia qualunque”, ma divenuta importante e al centro dell’attenzione del mondo, si parla in particolare nelle pagine del Rapporto Italiani nel Mondo 2018. Quella di Papa Francesco. E lo si fa in un modo che a me ha colpito molto. Attraverso, cioè, una lettera datata 23 marzo 1929 con la quale la Empresa de Pavimentos y Construcciones “Juan L. Bergoglio y Hnos.” della città di Buenos Aires (con sede in Calle 25 de Mayo 67) si rivolge al podestà del comune di Pola, in Istria, per interessarlo sulla possibilità di ingaggiare manodopera specializzata da impiegare nelle cave di granito che la ditta possiede nel Sud del Brasile.
L’azienda Bergoglio apparteneva a Juan [Giovanni] Lorenzo Bergoglio, fratello di Giovanni Angelo, nonno dell’attuale pontefice Jorge Mario Bergoglio. I nonni paterni di Jorge Mario Bergoglio raggiungono l’Argentina nel gennaio 1929. Papa Francesco ricorda, in un libro dove racconta di sé, la presenza oltreoceano della sua famiglia: «Tre fratelli di mio nonno si trovavano già qui [in Argentina] dal 1922 e avevano fondato un’impresa che realizzava pavimenti a Paraná. […] l’impresa gli andava bene. [I nonni] Vennero per aggiungersi a questa impresa.[…] Papà era figlio unico e iniziò a lavorarvi come contabile, muovendosi a Paraná, Santa Fe e Buenos Aires». In poco tempo, tuttavia, la situazione dell’azienda precipitò: «Venne la recessione economica. Il Presidente dell’azienda, fratello di mio nonno (si chiamava Juan – come mio nonno – ma il secondo nome era Lorenzo) si ammala di leucemia e linfosarcoma […] Le due cose – la recessione e la morte di Juan Lorenzo – rovinarono l’impresa. Dovettero vendere tutto, persino la loro Cappella del Cimitero (ancora esiste a Paranà il “Palazzo Bergoglio” di 4 piani, dove vivevano i quattro fratelli), e i miei nonni e papà restarono senza nulla». Il racconto di papa Francesco richiama anche il legame con il Brasile dei fratelli Bergoglio: nei primissimi anni Trenta «uno dei miei prozii, il presidente della ditta, era già morto di cancro, un altro ricominciò da capo con buoni risultati, il più giovane emigrò in Brasile, mentre mio nonno, con duemila pesos presi a prestito, comprò un negozio. Mio padre, che era contabile e che nella vecchia ditta lavorava come amministratore, divenne suo aiutante, facendo la consegna delle merci con una cesta, finché non riuscì a trovare un posto in un’altra ditta. Ripartirono da capo con la stessa naturalezza con cui avevano cominciato al loro arrivo».
 
Questa storia ha un grande insegnamento: bisogna immedesimarsi in ciò che significa vivere la migrazione per poter “mettersi in viaggio in modo includente”. Lo scrivevo di recente per un libro dove ho anche espresso un concetto molto vicino a quanto leggo tra le proposte della Migrantes per il 2018. Mi riferisco, al “diritto al viaggio come diritto all’esistenza”. Come Conferenza Episcopale Italiana abbiamo promosso la campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, perché la libertà di andare non nega quella di rimanere o di tornare e ricominciare. Viaggiare è un diritto all’interno del quale ne vive uno più grande, il diritto all’esistenza.
Un’esistenza, però, non rassegnata, non di accomodamento, ma realizzando sogni, ricercando ciò che mi fa stare bene, la felicità. “È diritto alla vita che cresce sotto il medesimo cielo e l’unico sole per ogni persona, soprattutto per i bambini e le generazioni emergenti in questo spaccato storico. Quando affermo “è un mio diritto” forse mi può far bene pronunciare tale frase non davanti ad uno specchio, o nel riflesso del mio smartphone, ma guardando il volto di una persona davanti a me. Perché il volto è un viaggio, costringe a camminare, mangiare, gioire e soffrire insieme prima ancora che ragionare”.
 

Migrantes: la neo mobilità giovanile italiana nel mondo

Roma - Dopo aver dedicato lo Speciale ai luoghi di arrivo nel 2016 e ai territori di partenza nel 2017, il Rapporto Italiani nel Mondo 2018 della Fondazione Migrantes – presentato questa mattina a Roma -  pone l’attenzione su una precisa categoria di migranti italiani oggi in partenza: i giovani e i giovani adulti, coloro cioè che hanno una età compresa tra i 20 e i 40 anni e che hanno lasciato l’Italia nell'ultimo anno o, al massimo, negli ultimi 5 anni spostando la propria residenza in determinati paesi del mondo.
Si è definito questo movimento neo-mobilità, volendone sottolineare “la contemporaneità sicuramente, ma anche la fluidità che, in questo caso, diventa sinonimo di difficile categorizzazione e, quindi, di complessità di un fenomeno che, seppure sia sempre più presente nel dibattito pubblico, resta poco conosciuto nella sua reale consistenza numerica e nelle sue effettive caratteristiche”. Si è pensato che, per avvicinarsi il più possibile alla realtà dei numeri e dei fatti, fosse produttivo analizzare questa specifica tipologia dei migranti italiani di oggi, quelli che – spiega la Migrantes -  frettolosamente da più parti vengono definiti “cervelli in fuga”, dando per scontato per loro un titolo di studio medio-alto e la positiva riuscita del progetto migratorio. Purtroppo “non è così per tutti e i dati, quando non espressamente quantitativi sicuramente qualitativi, lo descrivono molto bene” delineando una “categoria” composita ed eterogenea.
Per rispondere a tanta complessità, si è scelta la divisione per destinazioni. Sono stati così individuati 25 paesi del mondo volutamente di tutti i continenti. Albania, Algeria, Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Emirati Arabi, Francia, Germania, India, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta, Nuova Zelanda, Portogallo, Regno Unito, Romania, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica e Svizzera.
La scelta è stata fatta prevalentemente – spiega la curatrice del Rapporto Delfina Licata - in base alla preferenza della destinazione manifestata da parte di chi è partito di recente dall’Italia. Sono state però selezionate anche nazioni che si sono particolarmente distinte per crescita numerica in questi ultimi anni (come, ad esempio, gli Emirati Arabi o la Cina), paesi “storici” dell’emigrazione italiana (come l’Argentina o il Cile) e destinazioni “particolari” (come la Nuova Zelanda, Malta o l’Islanda) che danno riscontro di quanto oggi la mobilità italiana sia spinta da un ventaglio plurimo di motivazioni che vanno dalla ricerca dell’indipendenza economica e di una occupazione a necessità di ordine sentimentale e/o culturale, dal bisogno di sentirsi professionalmente realizzati all’urgenza di inseguire nuove opportunità di vita, dal voler confrontarsi con altre realtà al rifiuto di un sistema nazionale, quello italiano per l’appunto, in cui non ci si identifica più.
 

Italiani nel mondo: la presentazione del presidente Migrantes mons. Di Tora

 
Roma - Pubblichiamo integralmente il testo del presidente della Fondazione Migrantes mons. Di Tora alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo
 
Buongiorno e un caro benvenuto in questa giornata di riflessione dedicata alla mobilità italiana, un appuntamento nel mese di ottobre che si ripete da ben tredici anni.
In tredici anni tante cose sono cambiate: in meglio, in peggio, poi di nuovo in meglio e oggi, permettetemi questa riflessione personale non positiva all’inizio del mio intervento, in peggio per quanto riguarda specificatamente il tema della mobilità umana, immigrazione in Italia ed emigrazione dall’Italia.
 
L’argomento specifico della giornata odierna è l’emigrazione italiana, ma al centro dei nostri momenti di incontro, di questo come di altri che abbiamo tenuto – penso ad esempio alla presentazione del Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes di un mese fa – vi deve essere la mobilità italiana tout court.
 
A poco serve distinguere la direzione di questi flussi, ovvero se coinvolge chi arriva o chi parte, stranieri o italiani. Ciò che appare compromettere ogni cosa è la rappresentatività che si fa della mobilità, non corrispondente assolutamente a ciò che accade, in quanto distorta, fuorviante e fuorviata.
 
Si legge nel Rapporto Italiani nel Mondo 2018 che “in Italia, secondo l’ultimo Rapporto Audiweb, a causa della pigrizia o della fretta, passiamo meno di 1 ora al mese sui siti di informazione. Si tratta di quasi 2 minuti al giorno che significano non arrivare quasi mai alla fine di un articolo e decidere in meno di 6 secondi se il contenuto sia giusto o sbagliato. Sui social media, il tempo addirittura si dimezza a tre secondi per decidere se cliccare o passare oltre e risulta che più del 40% degli utenti commenta un post non per averlo letto, ma sulla base del titolo, della foto che lo correda o dei commenti lasciati da altri utenti”.
 
Viviamo, quindi, il tempo della mal-informazione, si legge, “la quale genera la semplificazione della realtà e la cattiva abitudine di una lettura emotiva, per cui ci si abbandona nel credere senza riserve costruendo una realtà altra spesso più che distante da ciò che è vero e il disagio percepito si trasforma in rabbia sociale e voglia di irrazionale rivalsa”.
 
La mobilità è stata, e tuttora è, il tema più preso di mira dalle distorsioni del dibattito pubblico probabilmente perché diventato capro espiatorio del disagio sociale avvertito da tempo in Italia e che stenta ad essere risolto. Povertà diffusa, deficit demografico, invecchiamento inesorabile, disoccupazione spietata e trasversale nelle classi di età: sono solo alcuni degli elementi che hanno portato gli italiani, oggi, agli atteggiamenti di stanchezza e rancore sempre più noti e ricorrenti nelle pagine di cronaca.
 
La guerra tra poveri sta causando diffuse folle rabbiose, ripetuti episodi di violenza e razzismo, numeri sempre più ampli di cittadini disillusi e stanchi e crescita inesorabile di partenze. È su queste ultime che si concentrano le pagine del volume della Migrantes che presentiamo oggi.
 
Quanti sono gli italiani che stanno lasciando l’Italia oggi, quanti cittadini italiani risiedono all’estero e dove, chi sono gli italiani all’estero in questo momento: sono solo alcune delle domande alle quali si cercherà di dare risposta questa mattina.
 
Per farlo abbiamo illustri relatori che ascolteremo e il caporedattore del Rapporto Migrantes che rappresenta ben 64 autori che quest’anno hanno contribuito dall’estero e dall’Italia.
La migrazione tutta e italiana anche, è un fenomeno complesso in continua e costante trasformazione. Non servono solo le statistiche e gli studi. Occorre che lo studio arrivi sulle scrivanie dei decisori politici e soprattutto occorre che lo studioso affianchi le istituzioni, le indirizzi per giusti e nuovi percorsi di lavoro per e con i migranti.
Ed è per questo che sono particolarmente lieto di vedere in sala diversi rappresentanti delle istituzioni, del mondo delle associazioni, studenti, accademici.
Il passaggio dallo studio all’azione è fondamentale, ma di difficile realizzazione.
Sono ritornato su questo punto anche lo scorso anno, me lo ricordo, ma noto che è ancora difficile istituire ad esempio un tavolo di lavoro tra tecnici del tema e rappresentanti istituzionali, cosa che auspicato da tempo in modo non solo da riconoscere i problemi nella loro complessità, ma soprattutto per tentare una via di risoluzione praticabile.
Un grazie anche a chi è qui oggi; a chi segue costantemente il lavoro della Migrantes accanto ai migranti e ai migranti italiani. In particolare, mi sia consentito, ai rappresentanti delle istituzioni, del mondo sociale, della società civile, ai collaboratori qui presenti, ai direttori diocesani, ai delegati nazionali, i missionari con gli italiani all’estero, alle strutture impegnate nella mobilità degli italiani, ai tanti amici in sala.
Ringrazio i membri della Commissione Scientifica del Rapporto Italiani nel Mondo e tutti gli autori che hanno lavorato all’edizione del 2018. Ringrazio gli autori presenti in sala e chi dall’estero o dalle altre parti di Italia non è potuto venire. Ringrazio i relatori che ci accingiamo ad ascoltare, l’on. Merlo, il dott. Sciacqua, e il dott. Schiavone. Ringrazio Tv2000 che da anni ci accompagna nella nostra opera di sensibilizzazione. Un grazie alla moderatrice della giornata, Francesca Fialdini.
Giunga a tutti voi la mia personale riconoscenza e quella della Chiesa italiana per l’impegno profuso, per il lavoro di servizio prestato e per l’attenzione agli uomini e alle donne migranti.
 

Migrantes: dall’Italia partono giovani e giovani adulti

Roma - I dati relativi alle partenze dell’ultimo anno dall’Italia comunicano che in questo momento stiamo assistendo ad un cambiamento: a partire sono sicuramente i giovani (37,4% sul totale partenze per espatrio da gennaio a dicembre 2017) e i giovani adulti (25,0%), ma le crescite più importanti le si notano dai cinquant’anni in su: +20,7% nella classe di età 50-64 anni; +35,3% in quella 65-74 anni; +49,8% in quella 75-84 anni e +78,6% dagli 85 anni in su.
E’ uno dei dati presenti nell’edizione 2018 del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma.   
Come leggere questi dati? Sicuramente ci si trova di fronte alle necessità di provvedere – spiega la Migrantes -  alla precarietà lavorativa di italiani dai 50 in su rimasti disoccupati e soprattutto privi di prospettive in patria (definiti nel Rapporto Italiani del Mondo “migranti maturi disoccupati”). Si tratta di persone lontane dalla pensione o che hanno bisogno di lavorare per arrivarvi e che, comunque, hanno contemporaneamente la necessità di mantenere la famiglia. In quest’ultima, infatti, spesso si annida la precarietà a più livelli: la disoccupazione cioè può coinvolgere anche i figli, ad esempio, già pronti per il mondo del lavoro o ancora studenti universitari.
In questo stato di cose si inseriscono gli anziani per risolvere o tamponare la precarietà: la famiglia, cioè, si amplia fino a comprendere i nonni, scrivono i ricercatori Migrantes. Con il passare del tempo e l’evoluzione della mobilità italiana stanno emergendo “nuove strategie di sopravvivenza tra i genitori-nonni che sono inizialmente il trascorrere periodi sempre più lunghi all’estero con figli e nipoti già in mobilità”, fino al completo trasferimento di tutto o di buone parti dell’anno solare (si tratta del “migrante genitore-nonno ricongiunto”).
Un altro profilo da considerare è il “migrante di rimbalzo” ovvero chi, dopo anni di emigrazione all’estero soprattutto in paesi europei (Germania, Svizzera e Francia) oppure oltreoceano (Argentina, Cile, Brasile, Stati Uniti) è rientrato in Italia per trascorrere la propria vecchiaia “in paese”, ma rimasto vedovo/a, e magari con i figli nati, cresciuti e lasciati all’estero, decide di ripercorrere la via del rientro nella nazione che per tanti anni lo ha accolto da migrante e che oggi, stante le difficili condizioni socio-economiche vissute dall’Italia, gli assicura un futuro migliore.
Un ultimo profilo che emerge dallo studio Migrantes  sul quale porre l’attenzione è il “migrante previdenziale”. Che siano pensionati “di lusso”, colpiti da precarietà o sull’orlo della povertà, si tratta di numeri sempre più importanti. Le traiettorie tracciate da queste partenze sono ben determinate: si tratta – si legge nel volume - di paesi con in corso una politica di defiscalizzazione, territori dove la vita costa molto meno rispetto all’Italia e dove il potere d’acquisto è, di conseguenza, superiore. Ma non è solo il lato economico a far propendere o meno per il trasferimento: vi sono anche elementi altri, più inerenti alla sfera privata quali il clima, l’humus culturale, la possibilità di essere accompagnati durante il trasferimento e la permanenza. Quanto detto appare evidente considerando le mete principali: Marocco, Thailandia, Spagna, Portogallo, Tunisia, Santo Domingo, Cuba, Romania. Sono luoghi in cui la vita è climaticamente piacevole, dove è possibile fare una vita più che dignitosa (affitto, bolletta, spesa alimentare) e dove a volte con il costo delle assicurazioni sanitarie private si riesce a curarsi (o almeno a incontrare un medico specialista rispetto al problema di salute avvertito) molto più che in Italia.
 

Migrantes: le partenze dall’Italia nell’ultimo anno

Roma - Da gennaio a dicembre 2017 si sono iscritti all’AIRE quasi 243 mila italiani di cui il 52,8% per espatrio ovvero 128.193 italiani. E’ uno dei dati presenti nell’edizione 2018 del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma.   
Nell’ultimo anno la crescita è stata del +3,3%, considerando gli ultimi tre anni la percentuale sale a +19,2% e per l’ultimo quinquennio arriva addirittura a +36,2%.
Il 37,4% di chi parte (quasi 48 mila persone) ha tra i 18 e i 34 anni. I giovani adulti, ovvero la classe tra i 35 e i 49 anni, sono un quarto del totale (poco più di 32 mila persone). Un’attenzione a sé meritano le fasce di età più mature. Infatti, se l’incidenza nel 2018 è dell’11,3% per chi ha tra i 50 e i 64 anni (valore assoluto: 14.500 circa) è il 7,1% dai 65 anni e oltre (valori assoluti: 5.351 persone per la classe 64-74 anni; 2.744 per la classe 75-84 anni e poco più di mille anziani per chi ha dagli 85 anni in poi).
Non si deve pensare che si tratti di una mobilità prevalentemente maschile (anche se i maschi sono il 55% del totale) poiché si rileva il peso importante delle partenze dei nuclei familiari. A sottolinearlo, i 24.570 minori (il 19,2% del totale), di cui il 16,6% ha meno di 14 anni e ben l’11,5% meno di 10 anni.
Nell’ultimo anno gli italiani sono partiti da 107 province differenti e sono andati in 193 località del mondo di ciascuna realtà continentale. Milano, Roma, Genova, Torino e Napoli sono le prime cinque province di partenza. Si tratta di grandi aree metropolitane a riprova del fatto che le attuali partenze coinvolgono i territori che ospitano importanti università e multinazionali che spingono per avere relazioni internazionali.
La prima regione di partenza è la Lombardia (21.980) seguita, a distanza, dall’Emilia-Romagna (12.912), dal Veneto (11.132), dalla Sicilia (10.649) e dalla Puglia (8.816).
La Germania (20.007) torna ad essere, quest’anno, la destinazione preferita distanziando, di molto, il Regno Unito (18.517), la Francia (12.870).
Con oltre 6 mila arrivi in meno, il Regno Unito registra un decremento del -25,2%. Il Portogallo, invece, registra la crescita più significativa (+140,4%). Da evidenziare, anche, la crescita del Brasile (+32,0%) e quelle della Spagna (+28,6%) e dell’Irlanda (+24,0%).