Primo Piano

Miur: quasi la metà degli studenti con cittadinanza non italiana è di origine europea

30 Luglio 2019 - Roma - Sono oltre 200 i paesi di cui sono originari gli studenti con cittadinanza non italiana presenti nella scuola italiana come si evince dal Report “Gli alunni con cittadinanza non italiana A.S. 2017-2018” (stranieri-in-Italia) pubblicato dal Miur. Tra i paesi europei la cittadinanza più rappresentata si conferma quella Rumena con più di 158 mila studenti. Gli studenti di origine rumena con quelli Albanesi (114 mila unità) rappresentano nell’insieme quasi un terzo degli alunni stranieri in Italia. Nel periodo 2007/2008 - 2017/2018 la quota degli studenti di nazionalità Rumena è aumentata di 2,6 punti percentuali passando dal 16,2% al 18,8%  a fronte di una diminuzione della quota degli studenti Albanesi (da 14,8% al 13,6%). Nello stesso periodo sono aumentati anche gli studenti di origine Moldava e Ucraina che nel 2017/2018 raggiungono rispettivamente 25.500 e 20.000 unità, rientrando così nel gruppo delle comunità più rappresentate. Gli studenti Marocchini, circa 103 mila (12,3%) costituiscono la comunità più consistente del continente africano nonché la terza in valore assoluto in Italia, sebbene nel tempo si rilevi una diminuzione in termini percentuali (da 13,3% del 2007/2008 all’attuale 12,3%). Il secondo stato africano per numerosità di studenti è l’Egitto che, con quasi 23 mila studenti, è stabilmente presente negli ultimi anni nel gruppo delle prime dieci cittadinanze più rappresentate. Nell’ambito delle comunità asiatiche la cittadinanza più numerosa è senz’altro quella Cinese con oltre 53 mila studenti (6,3%). Dal 2007/2008 al 2017/2018, la presenza degli studenti cinesi è più che raddoppiata passando da 27 mila a 53 mila unità. È da notare anche che è la cittadinanza che ha registrato l’aumento più consistente nell’ultimo anno di quasi 4 mila unità (+7,7%). Seguono gli studenti di origine Pakistana che continuano a rappresentare il 2,4% degli studenti. In valore assoluto la graduatoria delle cittadinanze degli studenti nati in Italia rispecchia quella già nota del numero complessivo degli studenti stranieri. Il gruppo più numeroso è quello degli studenti con cittadinanza Rumena (91.389) seguito dagli studenti con cittadinanza Albanese, (85.144), Marocchina (76.978) e Cinese (43.552). Tuttavia, il rapporto tra gli studenti nati in Italia con una data cittadinanza e il corrispondente totale prospetta una diversa graduatoria tra i paesi. Considerando le percentuali più elevate si nota che la comunità in cui gli studenti nati in Italia più incidono è quella Cinese nella quale essi rappresentano ben l’82,3% del totale (43.552 su 52.928). Seguono gli alunni di seconda generazione con cittadinanza Marocchina e Albanese che rappresentano entrambe circa il 76% del totale degli studenti di stessa nazionalità. Quarti in graduatoria, sempre rispetto ai valori percentuali, gli studenti Filippini nati in Italia che rappresentano il 67% del totale dei connazionali.

Mons. Nosiglia su vicenda Moi

30 Luglio 2019 - Torino – “Mi auguro che questa esperienza possa rappresentare un modello anche per altri ambiti di particolare criticità e precarietà, nella nostra città, come sono la situazione dei campi rom, dei senza dimora, della accoglienza nei dormitori e in genere, della situazione di famiglie e giovani circa il lavoro e la casa”. E’ quanto ha detto poco fa l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, durante la conferenza stampa sulla liberazione delle ultime due palazzine occupate all'ex Moi Una vicenda che come Diocesi e come ufficio Migrantes diocesano è stata vissuta – ha detto il presule - come “una sfida e una opportunità che poteva segnare la vita della nostra Città e costituire anche un modello per l’intero Paese. C’è voluto del tempo: fin dall’inizio abbiamo deciso di non procedere allo sgombro forzato, ma di accompagnare le persone perché potessero comprendere quanto il progetto che avevamo stabilito fosse vantaggioso per dare dignità e speranza in un futuro migliore alle numerose persone coinvolte. Oggi siamo dunque soddisfatti di aver potuto offrire il nostro apporto a una impresa complessa e non facile, ma necessaria anche per il bene vivere delle persone immigrate coinvolte, del quartiere e della città”. Per Mons. Nosiglia la scelta “vincente” è stato l’impegno congiunto e collaborativo tra diversi soggetti istituzionali: Comune, Prefettura, Regione, Compagnia di S. Paolo e Diocesi. Si è attuato il metodo dell’Agorà che “abbiamo promosso in questi anni, quello, cioè, di programmare insieme, agire insieme, sostenere uniti progetti di inclusione e di integrazione di valore umano, civile, lavorativo, abitativo e sociale. Il progetto MOI contempla- ha quindi aggiunto - uno spostamento degli abitanti delle palazzine in strutture più umane e dignitose per tutti, in appartamenti o locali non affollati, con un percorso che tiene conto di ogni singola persona e delle sue esigenze e potenzialità, li qualifica con un cammino di formazione (lingua, cultura, mestiere..), un lavoro e un accompagnamento sostenuto da persone qualificate e preparate”. Il vescovo ha vaie volte incontrato le persone che piano piano venivano accolte: “ascoltarli e parlare dei loro problemi, attese e difficoltà è servito per non farli sentire soli e nello stesso tempo sollecitarli a operare con impegno per accogliere il progetto e sostenerlo con la loro buona volontà e impegno. In questi ultimi mesi si è andata sempre più consolidando la convinzione che era necessario terminare tutto entro l’estate. Questo per motivi validi e concreti dovuti al crescente degrado degli stabili e delle condizioni di vita dei loro abitanti, a un numero di persone con particolari condizioni socio-sanitarie sia sul piano psichico sia di fragilità”. Più si prolungava nel tempo la situazione, più aumentavano gli ospiti che, “forse per poter usufruire del progetto, si aggiungevano a quelli già esistenti. È vero che la scelta di affrontare insieme le ultime due palazzine ha suscitato qualche perplessità e preoccupazioni in particolare nelle persone coinvolte. È stata comunque una scelta fatta insieme, come tavolo istituzionale, e con la disponibilità di tutte le componenti a sostenerla nel migliore dei modi garantendo ad ogni persona un sostegno e presa in carico delle sue specifiche problematiche e necessità”. La diocesi e la Migrantes diocesana hanno posto in risalto alcuni punti da tenere in considerazione a partire dalla la centralità di ogni singola persona, l’attenzione a quelle più fragili e che necessitano di cure e accompagnamento particolari, la conferma del progetto per tutti anche se per alcuni mesi alcuni andranno in strutture offerte da Comuni vicini. Poi, dopo il bando del Comune di Torino in autunno, saranno ricollocati in appartamenti come gli altri, avranno una adeguata qualificazione, un lavoro, e un accompagnamento personalizzato; è previsto anche, per chi lo desidera liberamente, il ritorno al proprio Paese con un appropriato sostegno. Considerato poi che il tempo previsto dal Progetto dei 18 mesi prima di scadere, era almeno per alcuni non sufficiente data la complessità della loro situazione, si è deciso – ha spiegato mons. Nosiglia - che i tempi saranno misurati sulla base della effettiva soluzione dei diversi problemi propri di ciascuna persona e della sua raggiunta autonomia”. L’arcivescovo ha quindi voluto ringraziare tutti i componenti del tavolo istituzionale e tecnico che hanno dato un apporto decisivo alla soluzione del problema. Tra questi il direttore Migrantes della diocesi di Torino, Sergio Durando.

Miur: il 63% degli studenti con cittadinanza non italiana è rappresentato dalle seconde generazioni

30 Luglio 2019 - Roma - La costante crescita degli studenti nati in Italia da genitori emigrati nel nostro paese caratterizza significativamente l’evolversi della presenza degli studenti con background migratorio. Nel quinquennio 2013/2014 - 2017/2018 questo gruppo di studenti è passato da circa 415 mila unità a 531 mila con un incremento di quasi 116 mila unità (+28% circa). Nell’ultimo anno la crescita è stata di oltre 28 mila unità (+5,7%). Sul totale degli studenti con cittadinanza non italiana la quota dei nati in Italia supera il 63%  mentre in rapporto al totale degli studenti rappresenta il 6,1 % (era 4,7% nel 2013/2014). Lo si evince dal Report “Gli alunni con cittadinanza non italiana A.S. 2017-2018” (stranieri-in-italia) pubblicato dal Miur. Nei diversi ordini di scuola, la proporzione dei nati in Italia sul totale degli studenti stranieri è dell’84,4% nella scuola dell'infanzia, del 75,2% nella primaria e raggiunge il 56,7% nella scuola secondaria di primo grado. Nella scuola secondaria di secondo grado gli studenti con cittadinanza non italiana nati in Italia sono ancora una minoranza (31,8%). Considerando la dinamica delle iscrizioni è tuttavia facilmente prevedibile che nel giro di qualche anno raggiungeranno la maggioranza anche in questo grado di istruzione. Nel 2017/2018 gli studenti italiani e gli studenti con cittadinanza non italiana nati all’estero sono diminuiti, nel confronto con l’anno scolastico precedente rispettivamente di 93 mila e quasi 13 mila unità, mentre come si è detto gli studenti nati in Italia da genitori stranieri sono aumentati di oltre 28 mila unità limitando il calo complessivo degli studenti totali a 77.000 unità. Anche tra le seconde generazioni vi sono, tuttavia, segnali di una tendenza alla contrazione, in particolare tra i bambini nell’età dell’infanzia. Infatti, l’aumento rilevato di 28.500 unità deriva da un aumento di 29.825 studenti nella scuola primaria e secondaria di I e II grado a fronte di un calo di quasi 1.600 bambini nella scuola dell’Infanzia. In effetti, è rilevabile che dall’A.S. 2014/2015 il contingente dei bambini con cittadinanza non italiana nati Italia presenti nella scuola dell’Infanzia tende a diminuire, così come accade per i bambini italiani e per quelli nati all’estero. Per quel che riguarda la dimensione nazionale, a fronte dell’aumento registrato dagli studenti nati in Italia, gli studenti che entrano per la prima volta nella scuola italiana tendono in realtà a diminuire. Considerando l’ultimo quinquennio, tra il 2013/2014 e il 2017/2018 i dati dei frequentanti (infanzia esclusa) registrano un saldo negativo di oltre 9 mila unità, di cui oltre 2 mila tra l’anno scolastico 2016/2017 e il 2017/2018. La riduzione ha interessato esclusivamente gli studenti della scuola di primaria diminuiti di oltre 3mila unità, pari al 35% rispetto all’anno precedente .

Aversa: domenica 28 luglio otto ragazzi nigeriani hanno ricevuto il battesimo

30 Luglio 2019 - Aversa - Domenica scorsa, 28 luglio, nella parrocchia Santa Maria a Piazza in Aversa, la Celebrazione del Battesimo di otto ragazzi nigeriani. La celebrazione è stata presieduta dal parroco don Gaetano Rosiello con la presenza di don Evaristo Rutino, direttore dell’ufficio Migrantes diocesano e di Padre Laurianus, Cappellano delle Comunità Francofone presenti nella diocesi di Aversa. “È stato sicuramente un bel momento di gioia e di condivisione spirituale”, commenta don Evaristo: “una preziosa occasione per continuare essere Chiesa che accoglie, promuove e integra i tanti fratelli stranieri presenti nel nostro contesto diocesano, realizzando concretamente quella parola di Gesù che dovrebbe essere vissuta come impegno da parte di tutti: ‘Ero forestiero e mi avete accolto’”. Prima di ricevere il sacramento del battesimo, i ragazzi nigeriani hanno svolto un cammino di preparazione, affiancati dalle rispettive famiglie di appartenenza. “Mi sento di ringraziare il parroco della Chiesa di Santa Maria a Piazza per l’accoglienza e per la testimonianza di fede dimostrate”, ha aggiunto don Evaristo:  “un ringraziamento sincero va anche alla comunità parrocchiale, così attenta e sensibile alla problematica dell’integrazione dei fratelli migranti, che ha preparato anche un momento di festa e di fraternità al termine della celebrazione”.  

Miur: la Lombardia è la regione con il più alto numero di studenti con cittadinanza non italiana

30 Luglio 2019 - Roma - Il dato nazionale del 9,7% di alunni con cittadinanza non italiana sul totale riassume una distribuzione territoriale “tutt’altro che omogenea”. Spiega il Miur  nel Report “Gli alunni con cittadinanza non italiana A.S. 2017-2018” (stranieri-in-Italia). La Lombardia è la regione con il più alto numero di studenti con cittadinanza non italiana (213.153), circa un quarto del totale presente in Italia (25,3%), laddove la regione assorbe il 15,1% degli studenti con cittadinanza italiana. Negli ultimi tre anni la regione ha registrato un aumento di oltre 9.000 studenti stranieri a fronte di un calo di oltre 11 mila studenti italiani. Viceversa, nelle scuole della regione Campania sono iscritti appena il 3% del totale studenti con cittadinanza non italiana, a fronte del 12,1% di studenti con cittadinanza italiana. Le altre regioni con il maggior numero di studenti stranieri sono l’Emilia Romagna, Veneto, Lazio e Piemonte che ne assorbono una quota compresa all’incirca tra il 9% e il 12%. La presenza degli studenti con cittadinanza non italiana nelle diverse regioni incide, però, in misura diversa quando si studia il fenomeno in rapporto alla popolazione scolastica locale e alle sue dinamiche di crescita e/o diminuzione. Da questo punto di vista la regione in cui gli studenti con cittadinanza non italiana più incidono nel contesto scolastico locale è l’Emilia Romagna dove oltre il 16% degli studenti non ha la cittadinanza italiana. Segue la Lombardia con il 15,1%, al terzo e al quarto posto si collocano la Toscana (13,8%) e l’Umbria (13,7%) seguite dal Veneto (13,3%) e Piemonte (13,2%). In pratica per ogni 5 studenti italiani uno è straniero. Nell’ambito delle regioni meridionali l’incidenza degli studenti con cittadinanza non italiana è ovunque inferiore alla media nazionale del 9,7%. In particolare in Abruzzo gli studenti con cittadinanza non italiana incidono per il 7,4%, benché la regione accolga un numero modesto di studenti (1,6%) mentre in Campania l’esiguo numero di studenti con cittadinanza non italiana in rapporto alla ragguardevole consistenza della popolazione scolastica regionale fa sì che la loro incidenza non superi il 2,6%.  A livello provinciale si osserva che le prime 10 province con il maggior numero di studenti con cittadinanza non italiana assorbono da sole il 41,4% del totale. Prima in graduatoria è la provincia di Milano con 88.957 studenti (+3.838 rispetto al 2016/2017), seguita da Roma con 62.328 e Torino con 39.342 presenze. Tra le altre province figurano Brescia (32.950 studenti), Bergamo (25.435), Firenze (22.034), due province dell’Emilia Romagna (Bologna 21.531 e Modena 18.326) e due del Veneto (Verona 19.946 e Treviso 17.971).  

Miur: i tassi di scolarità degli studenti con cittadinanza non italiana sono prossimi a quelli degli italiani

30 Luglio 2019 - Roma - I tassi di scolarità degli studenti con cittadinanza non italiana sono prossimi a quelli degli italiani sia nella fascia di età 6-13 anni (intorno al 100%), corrispondente alla scuola del 1° ciclo, sia nella fascia 14-16 anni, corrispondente al primo triennio di secondaria di II grado (nella quale scendono al 90%). Al contrario, a 17 e 18 anni di età (ultimo biennio di secondaria II grado) il tasso di scolarità degli studenti con cittadinanza non italiana diminuisce fino al 65,8% rispetto al 79,7% degli studenti italiani. E’ quanto emerge dal Report del Miur sugli alunni stranieri con cittadinanza non italiana 2017/2018 (stranieri-in-italia). Pur tenendo presente che i dati di base utilizzati per il calcolo dei tassi portano a sovrastimare – spiega il Miur - la situazione effettiva della scolarità tra gli studenti con cittadinanza non italiana e non considerando al momento la problematica del ritardo scolastico interessa “rilevare l’interruzione della frequenza scolastica che avviene a 17 e 18 anni e che di conseguenza impedisce a oltre un terzo degli studenti con cittadinanza non italiana di realizzare una formazione più completa per l’inserimento nel mondo del lavoro”. L’altro ambito educativo in cui la scolarità degli studenti con cittadinanza non italiana è “nettamente inferiore” a quella degli italiani, è la scuola dell’Infanzia. Tra i 3 e i 5 anni i bambini con cittadinanza non italiana presenti nelle scuole rappresentano il 79% (77% nel 2016/2017) dei bambini con cittadinanza non italiana residenti in Italia, mentre il dato raggiunge il 94% per i bambini italiani.

L’ Italia capovolta

30 Luglio 2019 - Londra - Londra, Trafalgar square. Lo senti ridere nel retrobottega, guardandosi la foto. Il responsabile inglese del ristorante non riesce a trattenersi e si eclissa dietro… È appena passata una ragazza italiana, una delle centinaia di giovani che sbarcano ogni giorno a Londra, nella sua maratona quotidiana di curriculum da presentare per un impiego. La foto, quasi un’attricetta in posa, nasconde una pretesa di seduzione. Viene proprio da chiedersi come gli ultimi tempi hanno educato da noi le giovani generazioni…No, qui non si seduce. Anzi, non si mette neppure la foto nel curriculum. Si guarda alla sostanza. A quello che sai fare. Altro mondo qui, pragmatico, attento alle cose, ai fatti. La forza della cultura inglese si chiama, appunto, concretezza. « È l’Italia capovolta », mi fa Cinzia, londinese ormai da un paio d’anni e me lo spiega. « Non devi sgarrare, nè scoraggiarti. Gli inglesi ti osservano, ti fanno salire sempre più in alto, ti danno delle opportunità. Ma guardano sempre quanto vali. Le raccomandazioni qui non hanno presa ! » La seduzione, invece, è il nostro stile. Quasi un nostro handicap permanente. Perfino nella politica. E questo ha un rapporto con l’estetica, il gusto del bello, che troviamo nel nostro stesso DNA di italiani. Un leader da noi ce la mette tutta per sedurre, incantare, promettere, sorridere, « incartare » l’altro. Alcuni ne sono un vero modello. Il nostro popolo, poi, è sensibilissimo alla seduzione di un capo. Si lascia trasportare. Perde la testa, neutralizza lo spirito critico. Ma la seduzione non porta affatto lontano. Il pifferaio magico della favola di Grimm seduce con le sue note i topi del villaggio per poi, senza farsi accorgere, annegarli nell’acqua del fiume vicino… Sedurre,- etimologicamente, condurre con sè - ha tuttavia anche un altro senso, ben più alto. Nobile, anzi. Quando un leader si nutre di valori, ha una visione davanti a lui, qualcosa di grande e di bello che lo incanta. Lo illumina. Con questa luce sa trascinare un popolo. E viene in mente Mosè, mentre scendeva luminoso dalla montagna. Una vera forza per trascinare poi verso la terra promessa tutto un popolo. Ci viene in mente un papa venuto dal fondo del mondo, che ha rubato il nome al figlio più bello e più povero di Assisi. A Francesco, infatti, altro non restava. Ecco leaders che hanno una visione. Non curano i propri interessi. Non coltivano ambizione, nè arroganza. Non mettono gli uni contro gli altri come tribuni o capifazione. Il vero leader conduce verso la « terra promessa di Dio », cioè la fratellanza tra gli uomini. Fa di elementi dispersi di un popolo una comunità vera. Sa intravedere le forze migliori, le qualità negli altri. Le energie nascoste. Le sa stimolare, risvegliare, rimettere in cammino. Esercita l’arte della maieutica, del « dare alla luce ». Il leader che si profila da superuomo, invece, non sarà mai un vero leader. Ma un uomo di potere. Il vero leader è uomo di servizio : serve un ideale, una comunità, un cammino arduo da fare tutti insieme. Sì, un leader sarà sempre un direttore d’orchestra. L’anima di una bella sinfonia. L’artefice di una straordinaria unità tra strumenti e talenti differenti. Ma un direttore d’orchestra si mostrerà solo di spalle. Non è una primadonna. L’umiltà resterà, nonostante tutto, la sua dote più grande. Un leader, come insegna papa Francesco, inizia sempre dagli ultimi, da chi è rimasto indietro… I giovani. I poveri. Gli emigranti. Per ricostruire l’umanità del nostro mondo. (Renato Zilio – Direttore regionale Migrantes Marche)

Mons. Mazzocato: “i friulani emigrati hanno esportato i loro valori cristiani”

30 Luglio 2019 - Udine -  Si è conclusa domenica a Tolmezzo la XVI Convention dei friulani nel mondo promossa dall’associazione Friuli nel Mondo, con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e del Comune di Tolmezzo. Al centro della convention il tema  “L’ingegno dei carnici, patrimonio del Friuli e del mondo”. A presiedere la liturgia eucaristica nel Duomo della città l’arcivescovo di Udine, Mons. Andrea Bruno Mazzocato che nell’omelia ha evidenziato che uno dei patrimoni che gli emigranti friulani hanno portato con sé ovunque andavano è stata “la loro fede cristiana. In questa fede – ha spiegato - sono stati sostenuti da molti sacerdoti che, inviati dai vescovi di Udine, si sono fatti a loro volta emigranti per accompagnare i loro fedeli in terre lontane”. Pensando a questi emigranti che “nel loro bagaglio portavano la fede e le preghiere ricevute fin da piccoli in famiglia e in parrocchia”, Mons. Mazzocato ha evidenziato che “grazie a questa fede sono diventati una benedizione anche per i paesi nei quali si sono stabiliti”. Dove sono emigrati i friulani certamente hanno portato “il loro ingegno, la loro industriosità, la capacità di lavorare e di soffrire. Ma hanno anche – ha aggiunto il presule - ricostruito le loro tradizioni cristiane; a volte hanno eretto chiese attorno alle quali hanno tessuto rapporti di fraternità e solidarietà”. Non solo beni materiali, quindi ma anche - ha quindi detto Mons. Mazzocato - i loro valori cristiani che sono stati una benedizione per tutti”.    

Sae: adesione all’appello di Clarisse e Carmelitane

29 Luglio 2019 - Assisi - È stata votata e approvata l’adesione dei partecipanti alla plenaria della sessione ecumenica del Sae alla lettera inviata dalle clarisse e carmelitane scalze al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in favore dei migranti e rifugiati che cercano protezione in Italia. L’incontro si è concluso sabato scorso ad Assisi.

8xmille a Piacenza: nel Paese dei progetti realizzati farsi prossimo, anche con la scuola d’italiano

29 Luglio 2019 - Piacenza - In classe vengono da Iraq, Perù, Moldavia, Afghanistan, Senegal e Ghana. È la sequenza delle ondate migratorie degli ultimi anni. Sono rifugiati, badanti, lavoratori in cerca di un impiego migliore. I primi passi per imparare la nostra lingua fanno parte dei servizi di orientamento lavorativo, assistenza legale e segretariato sociale. Le lezioni sono necessarie per trasmettere una nuova cultura, la conoscenza di diritti e doveri, dare opportunità sul territorio, favorire la crescita personale. Tutti strumenti di base per costruire dialogo e integrazione. Quest'opera fa parte della campagna informativa 8xmille promossa dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa della CEI. Scopri altri progetti sulla mappa 8xmille.

Miur: circa 850mila gli alunni stranieri in Italia

29 Luglio 2019 -

Roma - Nell’anno scolastico 2017/2018 le scuole italiane hanno accolto complessivamente 8.664.000 studenti di cui circa 842.000 con cittadinanza non italiana. Rispetto al precedente Anno Scolastico la popolazione scolastica è calata complessivamente di oltre 77 mila unità, pari allo 0,9%. Gli studenti con cittadinanza italiana hanno registrato una flessione di 93 mila unità (-1,2%) a fronte di una crescita di quasi 16 mila studenti con cittadinanza non italiana (+1,9%), per cui la loro incidenza sul totale passa da 9,4% a 9,7%.

E’ quanto emerge dal Report del Miur sugli alunni stranieri con cittadinanza non italiana 2017/2018. Per il Miur al contempo, i dati di trend mostrano che la presenza degli annunci con cittadinanza non italiana tende a stabilizzarsi. Nel decennio 2008/2009 - 2017/2018 gli studenti stranieri sono complessivamente aumentati del 33,7% (+212 mila unità) un ritmo di crescita “assai lontano da quello verificatosi nel decennio precedente che aveva raggiunto il picco di oltre il 500% (+500 mila unità)”.

Tv2000 prende il largo con gli “Angeli del mare”

29 Luglio 2019 - Roma – “Angeli del mare”. Questo il titolo di una trasmissione televisiva che andrà in onda dal 31 luglio ogni mercoledì (ore 20,45) su Tv 2000. La trasmissione, di Simone Gandolfo, racconterà la quotidiana assistenza ai barconi provenienti dall'Africa. La serie è stata realizzata in collaborazione con la Guardia Costiera, la Croce Rossa, Medici senza frontiere e con il patrocinio del Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale – sezione migranti e rifugiati -, di UNHCR e Save the Children. Gli “Angeli del mare” sono donne e uomini della Guardia Costiera addestrati a intervenire in situazioni limite, in cui anche una piccola distrazione può essere fatale. Salvare la vita dei naufraghi non è infatti solo questione di tecnica, ma di cuore e di coraggio. La serie, realizzata nella base della Guardia Costiera di Lampedusa, racconta le vicende umane e professionali di tutti gli eroi di frontiera che attraverso il loro lavoro ed il loro servizio salvano bambini, donne e uomini spinti in mare dall'emergenza migratoria che dal Nord-Africa si sposta verso l’Europa. Nella prima puntata siamo su nave Diciotti della Guardia Costiera: viene avvistato un barchino in mezzo al Mediterraneo, sono migranti di origine siriana. Tra questi migranti siriani, c’è una famiglia talassemica, e una bambina in condizioni preoccupanti. Il salvataggio nasconde molte insidie, il piccolo barchino comincia ad imbarcare acqua mettendo a rischio la vita delle persone a bordo…. Al porto di Catania, intanto, arriva una nave Save the Children con molte donne e bambini a bordo. Gli operatori di Croce Rossa Italiana e di Save the Children si preparano all’accoglienza. La comunità Don Bosco 2000, che si occupa dell’accoglienza ai minori non accompagnati, attraverso due operatori racconta come l’integrazione è necessaria per rendere i migranti partecipi di un percorso inclusivo nella società. La puntata si chiude con grave caso sanitario a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera, protagonista è una bambina talassemica che deve ricevere cure appropriate il prima possibile.  

Una foto che parla di accoglienza

29 Luglio 2019 - Benevento – Una foto, scattata in un piccolo paesino della provincia di Benevento, Campoli del Taburno, sta facendo il giro del web. Nell'immagine tre signore, zia Nicolina, zia Vincenza e zia Maria sono sedute all'aperto e in braccio tengono tre bambini ospiti del centro di accoglienza. Lo scatto è stato pubblicata sulla pagina Facebook "Sei di Campoli se...." che è stata inondata di commenti positivi. “Integrazione, accoglienza, bellezza scrive Orsola, che in poche parole riesce a sintetizzare tutto quello che esprime la foto. Poi il ricordo, quasi nostalgico, di uno dei nipoti delle anziane: “Pensare che 37 anni fa ero su quelle stesse gambe – scrive Federico – avvolto dallo stesso sorriso e adesso a km di distanza e con qualche anno in più, sono contentissimo di poter condividere le stesse emozioni con un bambino che non conosco ma che merita tutto e di più, sei bellissima nonna, ovviamente belle e belli i soggetti ritratti”.    

Papa Francesco: appello alla comunità internazionale per evitare tragedie in mare

29 Luglio 2019 - Città del Vaticano - Papa Francesco torna a parlare di migranti e a chiedere l’impegno della comunità internazionale. Lo scorso 8 luglio, durante una celebrazione nella Basilica di San Pietro, nel sesto anniversario del suo viaggio a Lampedusa aveva detto che i migranti “sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie”. E ieri, nel dopo Angelus, ha ricordato le recenti vittime di un naufragio avvenuto nelle acque del Mediterraneo. “Ho appreso con dolore – ha detto il Pontefice - la notizia del drammatico naufragio, avvenuto nei giorni scorsi nelle acque del Mediterraneo, in cui hanno perso la vita decine di migranti, tra cui donne e bambini. Rinnovo un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con prontezza e decisione, per evitare il ripetersi di simili tragedie e garantire la sicurezza e la dignità di tutti”. Da qui l’invito a “pregare insieme a me per le vittime e per le loro famiglie. E anche domandare col cuore: ‘Padre, perché?’”. E poi un minuto di silenzio. Durante l’Angelus Papa Francesco, commentando il vangelo della domenica,   ha parlato del Padre Nostro, “sintesi di ogni preghiera”. (R.Iaria)  

Diocesi di Ferrara-Comacchio su famiglie sinti: “scelte politiche tutelino la dignità, la vita delle persone e delle famiglie”

27 Luglio 2019 - Ferrara – La situazione del possibile trasferimento di alcune famiglie sinti “sta a cuore alla Chiesa di Ferrara-Comacchio che, da subito, attraverso i propri organismi istituzionali, la Caritas Diocesana e la Migrantes, ma anche attraverso importanti voci dell’associazionismo cattolico laicale, ha ribadito la necessità di superare una situazione di vita segnata da provvisorietà e incertezza, ma anche di non disperdere un importante patrimonio sociale raggiunto in questi anni sul piano scolastico, sanitario, lavorativo e familiare, per continuare nella stessa direzione, anche nel cambiamento del luogo della residenza delle famiglie Sinte interessate”. Lo si legge in una nota dell’Ufficio stampa della diocesi ferrarese dopo che i media locali stanno informando di un progetto di trasferimento di alcune famiglie di Sinti, minoranza italiana attestata per la prima volta a Bologna nel 1422, dall’area di sosta di Ferrara ad un nuovo stanziamento abitativo nel territorio del Comune. Per la diocesi è necessario un progetto che “aiuti a passare dalla provvisorietà abitativa alla definitività abitativa, a salvaguardare il risultato scolastico raggiunto, a tutelare la salute, a intensificare l’impegno professionale e lavorativo, a favorire un impegno responsabile e di cittadinanza: sono i cinque obiettivi previsti anche dalla Strategia nazionale in riferimento alle minoranze Rom e Sinti e recepiti anche a livello regionale dalla Regione Emilia-Romagna, con adeguate risorse a disposizione e finanziamenti europei finora rimasti inutilizzati”. “Non può sussistere dunque nella Chiesa - e in chi voglia ascoltare - alcuna chiusura, tanto più se a priori, nei confronti di alcuno e di alcuna famiglia di uomini, donne e bambini”, evidenzia la nota: “nel caso in questione si tratta di pochi nuclei familiari, aggregati secondo la tradizione dei Sinti in una più larga comunità, con quattordici minori; sono quaranta persone italiane in situazioni di necessità e nella attesa di migliori condizioni abitative e di vita; cittadini nondimeno dotati dei diritti e delle libertà garantite dalla Costituzione (cfr. art. 13 e art. 35). Sono persone e famiglie che, pur nella povertà, indicano alcuni valori: la famiglia e la vita”. La nota ricorda le parole del card. Angelo Bagnasco visitando una comunità dei Sinti di Bolzaneto, nel 2014: “Talvolta, i figli, sono considerati un limite, un peso”, nella comunità sinta “i figli sono una grande ricchezza…E’ un insegnamento che tutti dovremmo raccogliere ossia che, nonostante le difficoltà materiali, che non sono poche, da voi i figli sono accolti come un grande dono”. “Un insegnamento da raccogliere anche nella nostra città. Certo, il bene comune della famiglia umana è razionale: è il bene di tutti e di ciascuno, della comunità ospitante, nella sua armonia. In tal senso – conclude la nota della diocesi -il progetto di trasferimento andava e va tuttora pensato di concerto tra Enti locali, Istituzioni, organismi sussidiari e forze sociali e vive (cfr. Benedetto XVI, Deus caritas est, n. 28) della comunità coinvolta, in trasparenza e serenità. Accoglienze preparate e disseminate nel più vasto territorio, accompagnate da un progetto condiviso con il mondo del Terzo settore e della stessa realtà ecclesiale, possono effettivamente risolvere le congestioni, i problemi comuni che si sono prodotti nei luoghi di più elevato disagio sociale della nostra città”. Da qui l’auspicio della Chiesa di Ferrara-Comacchio ad un “ragionevole tempo dichiarato e supportato di ‘stato di emergenza’ delle famiglie Sinte, che prevede l’intervento anche della Protezione civile, valutando la permanenza temporanea nell’area di sosta con provvedimenti minimi necessari sul piano della sicurezza, della sicurezza sanitaria e sociale – come già fatto in altri contesti cittadini -, che possano permettere di avviare un progetto definitivo proposto dal Comune e dalle Istituzioni, condiviso con le famiglie Sinte e supportato dal mondo del Terzo settore, che garantisca alla città un passaggio urbanistico importante sul piano della sicurezza, della vita sociale e un futuro migliore per tutti. Naturalmente tocca a chi governa la città le scelte e le decisioni. A tutti, però, tocca vigilare e collaborare, perchè le scelte politiche tutelino la dignità, la vita delle persone e delle famiglie che vivono nella nostra città”. (R.I.)  

Campo nomadi nel ferrarese: associazioni si rivolgono al Sindaco per trovare soluzioni dignitose

26 Luglio 2019 - Ferrara - “Lo sgombero forzato delle famiglie è l’ultimo atto in un percorso che non trova altri sbocchi, dopo che gli stessi siano stati cercati in modo serio e responsabile”. E’ quanto scrivono, in una lettera aperta al sindaco di Ferrara, 47 tra associazioni ed enti della città. “Con un atteggiamento quantomeno contraddittorio, questa amministrazione – si legge nel testo - ha deciso uno sgombero, in tempi strettissimi, di nuclei familiari, non singoli individui, di cittadini sinti italiani e residenti al campo con regolare autorizzazione comunale dal 1989, senza aver preventivamente pensato a come ricollocare gli stessi, addossando l'onere e la responsabilità dell'accoglienza a varie Associazioni di volontariato ferraresi. Ricordiamo che nel campo sono anche presenti adulti e bambini con disabilità certificata e seguiti dai servizi sociali”. “Dispiacciono veramente molto, e preoccupano - prosegue il testo -, i toni e le affermazioni del vice-Sindaco che continua a chiamare in causa in maniera sarcastica e poco rispettosa le Associazioni che si ostina a definire 'buoniste' ”. Al sindaco di Ferrara viene dunque chiesto quali siano “le azioni di disponibilità e collaborazione che il Comune di Ferrara ha intenzione di mettere in campo con le Associazioni che dovrebbero farsi carico di una situazione di emergenza”, auspicando che “l'iter amministrativo e burocratico venga ponderato e condiviso”. I firmatari della lettera aperta (tra questi l’Ufficio Migrantes della diocesi, il Centro missionario diocesano, le Acli, l’Azione Cattolica, etc) ricordano “che lo sgombero forzato delle famiglie è l’ultimo atto in un percorso che non trova altri sbocchi, dopo che gli stessi siano stati cercati in modo serio e responsabile” e che in caso di sgombero è “necessario indicarne la data esatta fornendo alle famiglie un adeguato preavviso in modo che possano prepararsi. Agire diversamente – concludono - sarebbe una grave violazione dei diritti umani e la premessa per l’instaurarsi di un clima di tensione e di non collaborazione con le famiglie di italiani sinti cui si chiede un cambiamento radicale”.    

Sant’Egidio: volontari con i profughi a Lesbo e Samos

26 Luglio 2019 - Atene – Lesbos e Samos non sono solo due bellissime isole greche. Sono anche il punto di approdo di migliaia di profughi – soprattutto dalla Siria e dall’Afghanistan, ma anche dal Cameroun e dal Congo - che vi arrivano dopo viaggi lunghi e difficili, sperando di raggiungere l’Europa. La costa europea in effetti è proprio di fronte, un braccio di mare, la si vede bene, ma è inaccessibile. E i profughi restano nell’isola un tempo interminabile, in condizioni di vita estremamene difficili e dure. A Lesbos, che con quasi 90.000 persone residenti, è la terza maggiore isola greca per superficie e l'ottava del Mediterraneo, c’è un campo profughi formale, quello di Mòria, che può ospitare all’incirca 3.100 persone, e un altro, informale, esattamente al lato, dove ce ne sono più di 4.000. Circa un terzo sono bambini o adolescenti. Ma quasi ogni giorno, in qualche punto dell’isola, c’è un nuovo arrivo e la cifra cresce, giorno dopo giorno, si legge sul sito della Comunità di Sant’Egidio. Ci si arriva salendo su per una collina di ulivi, lontano dalla strada principale dove passa tutto il traffico isolano. Appena si arriva, la prima cosa che si nota è il vasto accampamento di tende, che confina con un'area delimitata da una recinzione in filo spinato. Qui, da qualche giorno sono “sbarcati” circa 35 volontari della comunità di sant’Egidio, i primi di un gruppo ben più consistente che si alternerà fino alla fine del mese di agosto. È “un arrivo di solidarietà e di amicizia”, spiegano i volontari che hanno aperto anche “il ristorante dell’amicizia” per i profughi dell’isola: non lontano dai campi tutte le sere, dal lunedì al venerdì, si potrà cenare insieme. Anche a Samos, un’isola molto più piccola “abbiamo pensato di distribuire dei ‘buoni acqua’ per i profughi con i quali possono ricevere gratuitamente delle bottiglie. Anche a Samos si prepara l’apertura del ristorante dell’amicizia”.

MAECI: pubblicato l’annuario statistico 2019

26 Luglio 2019 - Roma - 5.822.159 italiani iscritti in anagrafe consolare, 1.856.967 visti di ingresso in Italia rilasciati, 370.963 passaporti emessi dalla rete consolare, 49.655 interventi di tutela e assistenza a favore di connazionali all’estero, 67.720 iscritti ai corsi di lingua italiana presso gli Istituti Italiani di Cultura. Sono questi alcuni dei dati contenuti nell’ Annuario Statistico  2019 del Ministero degli Affari Esteri e delle Cooperazione Internazionale diffuso in questi giorni. All’azione condotta dal Ministero degli Esteri a favore dell’internazionalizzazione del sistema economico italiano, si accompagna l’attenzione per i connazionali all’estero (quasi 6 milioni, con un aumento del 4% sul 2017) che ha generato – scrive il segretario generale del Ministero, Elisabetta Belloni – “una crescita, sia dei servizi amministrativi erogati (con incrementi che oscillano tra il +3% e il +13% a seconda dei settori), sia del numero di interventi di tutela e assistenza consolare (48.528 in totale, con un aumento del 12% rispetto al 2017), particolarmente delicati in alcune aree del mondo (la crisi del Venezuela ne è un esempio). Il nesso fra cultura, economia e politica acquista per noi – aggiunge -  una valenza particolare per il ruolo di potenza culturale che ci viene riconosciuto”. Nel corso del 2018 la rete ha organizzato e programmato quasi 9.000 eventi (+10% rispetto all’anno precedente) in diversi settori di attività tra i quali la lingua italiana, l’arte contemporanea, l’alta cucina e il design. Tutti segnali “molto incoraggianti che dimostrano l’interesse verso il nostro Paese e lo stile italiano in genere, un interesse testimoniato anche dal crescente numero di visti emessi (poco meno di 1.900.000 nel 2018, l’80% dei quali per turismo)”. Secondo l’annuario la comunità più numerosa è quella in Argentina (977.417 Italiani), cui segue quella in Germania, in Svizzera, in Brasile e in Francia. Gli incrementi più alti rispetto all’anno precedente si sono registrati in Brasile (+ 9,4%), Spagna (+ 9%) e Regno Unito (+ 8,1%). Nel testo anche il dato relativo ai detenuti italiani all’estero che è in diminuzione nel 2018  anche se “c’è da segnalare la persistente difficoltà incontrata nella rilevazione a causa delle norme in materia di privacy che in alcuni Paesi sono molto stringenti e rendono complessa l’acquisizione delle notizie sulla fase processuale/grado di giudizio”. (R.I.)

Save the Children: “Europa inerme di fronte alla tragedia che continua a consumarsi alle sue porte”

26 Luglio 2019 - Roma -  “L’ennesima tragedia del mare avvenuta nelle scorse ore non può che metterci di fronte alle nostre responsabilità. La morte di centinaia di uomini donne e bambini è lo specchio dell’incapacità di gestire il fenomeno migratorio”: lo ha affermato Raffaela Milano, direttrice Programmi Italia–Europa di Save the Children, commentando la notizia del naufragio, ieri, a largo delle coste libiche. Save the Children ritiene “assolutamente inaccettabile che l’Europa rimanga inerme di fronte alla tragedia che continua a consumarsi alle sue porte”. Secondo le ultime stime disponibili, nei primi 5 mesi dell’anno, evidenzia l’organizzazione, “1 persona su 14 tra quelle che hanno provato ad attraversare il Mediterraneo ha perso la vita e in questi casi i minori sono i più vulnerabili. Mentre la situazione della sicurezza in Libia peggiora giorno dopo giorno, i rifugiati e i migranti hanno poche opzioni: o rimangono intrappolati nel Paese o fuggono attraverso il Mediterraneo o il deserto nigerino. Tra loro sono tantissimi i minori, adolescenti e talvolta poco più che bambini, spesso in viaggio da soli”. “Salvare vite umane deve essere la preoccupazione principale degli Stati membri dell’Ue – ha aggiunto Milano -. È inoltre indispensabile che la comunità internazionale, e in primo luogo l’Europa, moltiplichi gli sforzi per realizzare vie di accesso sicure dalle aree di crisi o di transito, per evitare che decine di migliaia di persone continuino a vedersi costrette ad affidarsi ai trafficanti, mettendo in serio pericolo la propria vita, per attraversare il Mar Mediterraneo, come questa ennesima tragedia ci ha purtroppo dimostrato”.  

Centro Astalli: “cordoglio” per le vittime e “preoccupazione” per i superstiti dopo il naufragio di ieri

26 Luglio 2019 - Roma – “Ripristinare immediatamente le operazioni di ricerca e soccorso in mare”; “attivare un piano di evacuazione dei migranti dalla Libia, dove la loro vita è in pericolo a causa di violenze e soprusi che sono prassi quotidiana”; “prevedere percorsi di ingresso legale in Europa per i migranti oggi costretti a dover ricorrere al traffico di essere umani in assenza di vie sicure e regolamentate” e “aprire canali umanitari per chi scappa da guerre, persecuzioni ed estrema povertà e ha diritto a chiedere protezione e accoglienza in Europa”. Lo chiede il Centro Astalli dopo la notizia di un nuovo naufragio che ha coinvolto circa 300 persone e che registra un centinaio di dispersi come riferiscono i superstiti riportati in Libia. Il Centro Astalli, esprime “profondo cordoglio” per le vittime e “preoccupazione per la sorte dei migranti riportati in Libia, paese in guerra e quindi porto non sicuro”.