Primo Piano

Vedere. E avere compassione

11 Luglio 2022 - Città del Vaticano - Su una strada che scende da Gerusalemme due uomini si incontrano occasionalmente: uno è ferito, anzi mezzo morto, come leggiamo in Luca. L’altro è uno straniero, proveniente dalla regione della Samaria, che non conosce la legge, come il sacerdote e il levita – quel sistema di cinquecento e più comandamenti e divieti che andavano ad aggiungersi ai dieci comandamenti, per gli ebrei dell’antica Alleanza – ma sa vedere la sofferenza di una persona e si ferma a soccorrere. Il brano è molto noto, il buon Samaritano, e giunge dopo due domande che un dottore della legge ha rivolto a Gesù; un dialogo tra lo scriba, l’esperto della Torà, e Gesù in cammino verso Gerusalemme: Cosa devo fare per ereditare la vita eterna? Chi è il mio prossimo? Domande che hanno una risposta fatta non di parole, ma di azioni, di gesti. “Che cosa sta scritto nella legge? Come leggi?” gli chiede Gesù; e il dottore della legge cita a memoria il Deuteronomio – Sh’ma Israel… Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima… - e il Levitico – “amerai il tuo prossimo come te stesso”. La risposta, gli ricorda Gesù, è nell’ascolto della Parola: “fa questo e vivrai”. Il racconto del Samaritano, che “ebbe compassione” dell’uomo malmenato dai briganti e lasciato sul bordo della strada, e lo ha soccorso, chiede un comportamento da imitare; l’altro, con le sue povertà, le sue difficoltà, è il prossimo che incontriamo sul nostro cammino e che ci interpella con la sua presenza. Ricorda Papa Francesco, che i primi cristiani erano chiamati “discepoli della via, cioè del cammino”. Il credente somiglia molto al Samaritano, dice all’Angelus: “come lui è in viaggio, è un viandante. Sa di non essere una persona ‘arrivata’, ma vuole imparare ogni giorno, mettendosi al seguito del Signore Gesù”. Il Signore “non è un sedentario, ma sempre in cammino”, così il cristiano: “camminando sulle orme di Cristo, diventa un viandante, e impara – come il Samaritano – a vedere e ad avere compassione”. Lo scriba e il levita “vedono il malcapitato ma è come se non lo vedessero, passano oltre, guardano da un’altra parte”. Francesco ricorda che il Vangelo “ci educa a vedere, guida ognuno di noi a comprendere rettamente la realtà, superando ogni giorno preconcetti e dogmatismi”; ci insegna a seguire Gesù, a “avere compassione, a accorgerci degli altri, soprattutto di chi soffre, di chi ha bisogno”. La parabola evangelica non chiede di “colpevolizzare o colpevolizzarsi”, ma di non andare oltre e fermarsi; “dobbiamo riconoscere quando siamo stati indifferenti e ci siamo giustificati, ma non fermiamoci lì. Lo dobbiamo riconoscere, è uno sbaglio, ma chiediamo al Signore di farci uscire dalla nostra indifferenza egoistica e di metterci sulla Via. Chiediamogli di vedere e avere compassione” di quanti incontriamo “lungo il cammino, soprattutto di chi soffre ed è nel bisogno, per avvicinarci e fare quello che possiamo per dare una mano”, afferma Francesco. Vedere e non andare oltre. Come nel gesto dell’elemosina, già ricordato dal Papa. Compiuto il gesto “tu tocchi la mano della persona alla quale dai la moneta […] guardi gli occhi di quella persona?”. Vedere, dunque, e avere compassione: “se tu dai l’elemosina senza toccare la realtà, senza guardare gli occhi della persona bisognosa, quella elemosina è per te, non per lei. Pensa a questo: io tocco le miserie, anche quelle miserie che aiuto? Io guardo gli occhi delle persone che soffrono, delle persone che aiuto?” Nelle parole pronunciate dopo la preghiera mariana dell’Angelus, Francesco torna a guardare alla guerra in Ucraina – “prego per tutte le famiglie, specialmente per le vittime, i feriti, i malati; prego per gli anziani e per i bambini. Che Dio mostri la strada per porre fine a questa folle guerra” – e rivolge un appello per la pace nello Sri Lanka: “imploro coloro che hanno autorità di non ignorare il grido dei poveri e le necessità della gente”. Infine, rivolge un pensiero speciale al popolo della Libia, che soffre per i gravi problemi sociali e economici, e chiede soluzioni nel dialogo costruttivo e nella riconciliazione nazionale. (Fabio Zavattaro - Sir)

Mons. Damiano: ”urgono vie legali d’accesso”

9 Luglio 2022 -
Lampedusa - Mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento, ha affidato ad un videomessaggio il ricordo del IX anniversario della visita di Papa Francesco a Lampedusa (8 luglio 2013). Era l’8 luglio 2013 quando Papa Francesco nell’omelia data a Lampedusa – dice mons. Damiano – pronunciava queste parole: «E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore».  Sono trascorsi 9 anni – prosegue mons. Damiano – e ciò che accadde in quegli anni continua ad accadere. Uomini, donne e bambini in fuga, fratelli e sorelle in umanità continuano a morire nel Mediterraneo e non solo. «… siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro! Ritorna la figura dell’Innominato di Manzoni. La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti “innominati”, responsabili senza nome e senza volto». Su questa indifferenza risuona l’appello divino: «dov’è il tuo fratello?»  Non è emergenza – conclude mons. Damiano –  è movimento di popoli in fuga. Urge un sistema per una accoglienza degna, trasferimenti rapidi e vie legali d’accesso. Adesso. 
Mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento, ha affidato ad un videomessaggio il ricordo del IX anniversario della visita di Papa Francesco a Lampedusa (8 luglio 2013)

Istat: oltre 1 milione i minorenni nati in Italia da genitori stranieri

8 Luglio 2022 - Roma - Sono oltre 1 milione i minorenni nati in Italia da genitori stranieri (di seconda generazione in senso stretto), il 22,7% dei quali (oltre 228mila) ha acquisito la cittadinanza italiana. Il dato, riferito al 2020, è dell'Istat ed è contenuto nel Rapporto 2022 dell'Istat. Tra il 2011 e il 2020 quasi 400mila ragazzi stranieri hanno acquisito la cittadinanza per trasmissione dai genitori. Nello stesso periodo si sono registrate oltre 57mila acquisizioni di cittadinanza per elezione da parte di nati in Italia al compimento del diciottesimo anno di età. Considerando i requisiti previsti dalla proposta per lo ius scholae, la platea di aventi diritto - sottolinea l'Istat - è stimabile in circa 280mila ragazzi. Risiede in Lombardia oltre il 25% dei potenzialmente interessati alla variazione della legge. Gli studenti con background migratorio (stranieri + italiani per acquisizione della cittadinanza) iscritti nelle scuole italiane nell’anno scolastico 2019/2020 superano il milione. Tra i dati quelli degli alunni con cittadinanza acquisita che sono circa 264mila e rappresentano il 3% degli alunni nelle scuole primarie, il 3,6% nelle scuole secondarie di primo grado e il 3,5% di quelle secondarie di secondo grado. Nel 2021, le famiglie con almeno uno straniero - si legge ancora nel rapporto - sono 2 milioni e 400mila, il 9,5% del totale. Quasi tre su quattro hanno componenti tutti stranieri mentre è mista poco più di una famiglia su quattro. Più della metà delle famiglie con almeno uno straniero vive nel Nord del Paese, circa un quarto nel Centro e la restante parte nel Mezzogiorno (18,7%). L’11,3% degli alunni stranieri delle scuole secondarie giudica la propria famiglia abbastanza o molto povera. Si colloca nella modalità intermedia “né ricca né povera” l’84,1% degli stranieri e l’86,3% degli italiani. A sentirsi molto o abbastanza ricchi sono invece il 4,5% degli stranieri e il 9,7% degli italiani. I ragazzi stranieri hanno percepito il peggioramento della situazione economica durante la pandemia più degli italiani, il 39,1% contro il 28,7%. Tra gli alunni stranieri delle scuole secondarie il 78,5% pensa in italiano. Rispetto all’autovalutazione delle competenze, circa tre ragazzi su quattro dichiarano di parlare e leggere ‘molto bene’ l’italiano, ancora di più sono coloro che pensano di comprenderlo molto bene, meno numerosi invece quelli che ritengono di scriverlo altrettanto bene. “Il futuro mi affascina” è la risposta fornita dal 51,6% dei ragazzi stranieri; per le ragazze la percentuale è molto più contenuta mentre assume maggiore rilievo la modalità “il futuro mi fa paura”, scelta dal 38,5% delle alunne e dal 24,0% degli alunni. Rispetto al Covid-19 i giovani stranieri delle scuole secondarie - evidenzia l'Istituto di Statistica italiano - si dicono molto o abbastanza preoccupati nel 46,4% dei casi mentre l’11,9% è per niente preoccupato (tra i ragazzi italiani la preoccupazione è maggiore). Più in generale, il 34,7% si dichiara molto preoccupato per le malattie (32,7% tra gli italiani). Al centro dell’attenzione degli alunni stranieri delle scuole secondarie è invece l’ambiente, che preoccupa molto il 60,5% degli intervistati, timore condiviso anche dai ragazzi italiani. Per molti giovani il futuro è altrove. Il 59% degli alunni stranieri delle scuole secondarie da grande vuole vivere all’estero contro il 42% degli italiani. Questo desiderio è più diffuso tra le ragazze (66,3%) rispetto ai coetanei maschi (52%).      

Papa Francesco: “favorire lo sviluppo del potenziale dei migranti e dei rifugiati”

8 Luglio 2022 -
Città del Vaticano - In occasione dell’anniversario della visita di Papa Francesco a Lampedusa, la Sezione Migranti e Rifugiati (M&R) del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale pubblica un nuovo video del Santo Padre nell’ambito campagna comunicativa promossa in vista della 108ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (Gmmr). Nel video, disponibile in sei lingue, Papa Francesco sottolinea l’importanza di dare valore al contributo che migranti e rifugiati offrono alla crescita socio-economica delle comunità che li ricevono; promuovere i loro talenti permette ai membri delle comunità stesse di crescere insieme come società. Una migrante del Sud Sudan, Lucy, dà testimonianza di come questo sia possibile. Fuggita dal suo Paese per arrivare in Kenya, Lucy è stata accolta e sostenuta e ora mette a disposizione le sue abilità e il suo lavoro per la crescita dell’intera collettività che un giorno le ha aperto le porte. Anche in questo terzo video – fa notare il citato Dicastero pontificio in una  nota – il papa pone una domanda che interpella tutti: “come possiamo favorire lo sviluppo del potenziale di migranti e rifugiati?”.

Istat: 5.193.669 gli stranieri in Italia

8 Luglio 2022 - Roma - Al 1° gennaio 2022 gli stranieri residenti in Italia sono 5.193.669. In tre anni sono cresciuti meno di 200mila unità. Lo evidenzia l'Istat nel rapporto 2022 presentato a Roma oggi. Secondo l'Istituto di Statistica ammontano a circa 1 milione e 500mila le persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana al 1° gennaio 2020. I nuovi cittadini hanno un’età media più alta di oltre 4 anni rispetto ai cittadini stranieri residenti e sono soprattutto di origine albanese e marocchina. Nell’ultimo decennio si è assistito a una contrazione senza precedenti dei flussi per motivi di lavoro, a una sostanziale stabilità di quelli per ricongiungimento familiare e a una rapida crescita degli arrivi di persone in cerca di protezione internazionale, si sottolinea nel Rapporto: durante il 2021 si è registrata una ripresa delle concessioni di nuovi permessi – in totale quasi 242mila, +127% rispetto al 2020 – e anche i nuovi documenti per asilo sono tornati a crescere: ne sono stati emessi quasi 31mila (+129% in un anno). Nel 2021 la maggior parte dei permessi per asilo e protezione è stata concessa a cittadini del Pakistan (6.090 nuovi documenti rilasciati) seguiti a distanza dai cittadini del Bangladesh (quasi 5mila permessi) e della Nigeria (oltre 3mila). La struttura di genere della presenza straniera è nell’insieme equilibrata: il rapporto tra i sessi è di 95 donne ogni 100 uomini. Il bilanciamento generale - sottolinea l'Istat -  cela però forti squilibri all’interno delle diverse collettività: per ucraini e russi la componente femminile supera il 75% della presenza totale. Alcune collettività, come quelle del Bangladesh, egiziana e pakistana, risultano invece sbilanciate al maschile e la percentuale di donne si aggira tra il 28 e il 34%. Nel 2021 ha un permesso di soggiorno valido il 47% dei migranti entrati nel 2007. Gli ucraini sono i più stabili sul territorio, i cinesi i meno stabili. Solo il 6,8% ha ottenuto la cittadinanza italiana tra il momento dell’ingresso, nel 2007, e il 2021. Per i migranti giunti in Italia nel 2012 o nel 2016 la quota di chi ha un documento ancora valido al 1° gennaio 2021 si aggira intorno al 35%. La propensione a stabilirsi in Italia è più bassa tra gli arrivati nell’ultimo decennio. Secondo il dati Istat la comunità romena è distribuita lungo tutta la Penisola secondo un modello insediativo chiaramente diffusivo che supera il dualismo Nord-Sud. Gli albanesi sono insediati soprattutto nel Centro Italia e nelle aree costiere dell’Emilia-Romagna. Per i marocchini, abbastanza presenti sul territorio, spiccano aree a maggiore concentrazione nelle zone nord-orientali, in Emilia-Romagna e nella Val Padana. I cinesi sono concentrati in zone specifiche come il comune di Roma, l’area di Prato, ma anche alcune aree del Sud e del Nord-est, soprattutto Emilia-Romagna e Veneto. Gli egiziani mostrano un modello insediativo chiaramente metropolitano con due centri maggiori, Roma e Milano. Gli ucraini presenti nel nostro Paese al 1° gennaio 2021 sono 236mila e rappresentano la quinta collettività per numero di residenti (il 4,6% di tutti gli stranieri). Sono invece circa 30mila quelli che hanno acquisito la cittadinanza italiana. La stabilizzazione della presenza ucraina non si è accompagnata a un riequilibro dei rapporti di genere, le donne sono ancora il 77,6% dei residenti.  

Stranieri e nuovi cittadini nel Rapporto Istat 2022

8 Luglio 2022 - Roma - Sul fronte dell’immigrazione l’ultimo decennio è stato caratterizzato dal radicamento sul territorio dei migranti arrivati nei decenni passati e da un rilevante mutamento dei nuovi flussi in arrivo. Gli ingressi per motivi di lavoro si sono ridotti molto, a fronte di una sostanziale stabilità di quelli per ricongiungimento familiare e di una forte quanto improvvisa crescita dei migranti in cerca di protezione internazionale, di cui i profughi ucraini sono l’ultimo tragico esempio. Lo si legge nel Rapporto Istat 2022 presentato questa mattina a Roma. Secondo l'Istat sono cresciuti numericamente i giovani di origine straniera nati in Italia da genitori stranieri, quelli arrivati prima del compimento dei 18 anni, i ragazzi figli di coppie miste. In deciso aumento anche le persone che hanno ottenuto la cittadinanza italiana per acquisizione. Molti ragazzi, italiani e stranieri, immaginano il loro futuro in un paese diverso dall’Italia. Si tratta di un aspetto da non sottovalutare perché rischia di far disperdere un capitale umano prezioso, soprattutto per un Paese che invecchia sempre più e sempre più velocemente.

Mattarella: non è “salutare respingere le persone sulle navi”

8 Luglio 2022 - Roma – In Africa si rischia un “nuovo impoverimento, rappresentato dall’emigrazione disordinata e irregolare verso Occidente di tante energie giovanili che sarebbero preziose per lo sviluppo del continente. Le crisi internazionali, pandemica, climatica, unitamente alle conseguenze scatenate dalla Federazione Russa con la guerra, aprono a spinte accentuate di nuove emigrazioni”. A dirlo il presidente della Repubblica Italiana, Segio Mattarella in visita in Zambia.  Aprire "canali formali" nei Paesi di origine per fermare il problema dei migranti alla fonte "lavorando insieme", convinti "che non sia salutare respingere le persone sulle navi una volta che hanno avuto accesso nei nostri Paesi", in modo da evitare questo fenomeno in anticipo, "in modo proattivo", ha detto il capo dello stato per gestire al meglio il fenomeno migratorio. Mattarella ha fatto sue le parole del presidente dello Zambia, Hakinde Hichilema al Parlamento Europeo, sottolineando che l'apertura di questi canali "contribuirà anche a ridurre la migrazione illegale".

Il Coe ricorda don Pedretti nel centenario della nascita

8 Luglio 2022 - Milano - «Don Francesco ha portato tante persone a trovare la bellezza nel servizio al prossimo, sul territorio lombardo come in ambito internazionale». Così André Siani, presidente del Coe (Centro orientamento educativo) di Barzio (Lecco), ritrae don Francesco Pedretti a cento anni dalla nascita. Nato ad Albairate (Milano) il 10 luglio 1922, don Pedretti ha lasciato un segno indelebile nella vita della Chiesa ambrosiana. E non solo con la fondazione del Coe in Valsassina, 63 anni fa. Era uomo dallo sguardo profondo e globale, che da Lecco ha saputo raggiungere l’America Latina, l’Asia e soprattutto l’Africa. È lui stesso a scriverlo, ancora giovanissimo, in una lettera indirizzata nel 1938 all’arcivescovo di Milano, il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster: «Mi rivolgo umilmente a Vostra Eminenza per implorare il consenso onde diventar missionario. Mi attrae da tempo questo ideale». Tanto che quando molti anni dopo fu incaricato della Pastorale missionaria diocesana, «si dedicò senza riserve a questo servizio nella convinzione che la missione non é qualcosa di nostro, ma 'è il piano di Dio per il quale siamo scelti e inviati, per il quale Dio ci fa credito di collaborazione', diceva. E con quello spirito ha creato il Coe», sottolinea Siani. Don Pedretti se n’è andato nel silenzio di una malattia vissuta nell’affetto della sua comunità di Barzio, il 9 luglio 1999. «Ora resta il suo esempio e la nostra gratitudine per aver ispirato questa esperienza di educazione diocesana e internazionale». Don Pedretti è stato anche tra gli artefici della costituzione della Focsiv – la Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario – esattamente 50 anni fa. «Ogni persona che incontrava era per lui significativa, anche quando le circostanze rendevano meno facile l’incontro e il dialogo», aggiunge Siani. Domenica a Barzio dalle 9,30 il Coe ricorda don Pedretti con una giornata di eventi (il programma in coeweb.org) aperti dalla tavola rotonda col presidente del Coe, Siani, il pedagogista Vittore Mariani, docente alla Cattolica di Milano e autore del volume Crescere nella gioia. L’attualità del pensiero pedagogico di don Francesco Pedretti, Mario Colletto volontario in Repubblica democratica del Congo e responsabile della formazione dei volontari internazionali per il Coe e che insieme ad altri soci-volontari ha curato la pubblicazione Il volontario è... Dagli appunti di Don Francesco Pedretti, e l’architetto Bianca Triaca, promotrice e curatrice di progetti sul patrimonio culturale in Africa del Coe. Alle 12 nella chiesa di Sant’Alessandro, la Messa presieduta dal vicario generale della diocesi di Milano, l’ausiliare Franco Agnesi. Nei progetti iniziati o ispirati da don Pedretti, non c’è spazio per l’assistenzialismo: si coopera allo sviluppo dei popoli in campo educativo e sanitario rendendo protagoniste le comunità aiutate. Sua eredità è anche il Festival del Cinema Africano di Milano (oggi Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina) che ogni anno si ripropone di «educare al dialogo tra uomini di diverse culture e si afferma come invito alla conoscenza aperta degli altri popoli e al dialogo con tutti in un cammino d’integrazione culturale e di fraternità», come scriveva Pedretti in uno dei suoi 74 diari. (Luca Cereda - Avvenire)    

Vangelo Migrante: XV Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 10, 25-37)

7 Luglio 2022 - Le parabole rappresentano la punta più alta e rifinita del linguaggio di Gesù. Non sono l’eccezione: per Lui, parlare in parabole era la norma, si dice nel Vangelo. Questa domenica ci imbattiamo in una delle più belle e avvincenti: quella del buon Samaritano. Gesù la offre ad un dottore della legge che gli aveva posto delle domande: “che cosa devo fare per avere la vita eterna? (…) chi è il mio prossimo?” Alla prima Gesù gli chiede di indagare nella Legge e di rispondersi. E questi, mostrandosi preparato, richiama i comandamenti dell’amore per Dio e per il prossimo. Per  una interpretazione tutta umana, gli esperti avevano ridotto ‘il prossimo’ quasi esclusivamente ai connazionali; al tempo di Gesù erano state introdotte ulteriori restrizioni e fioccavano polemiche. Nel tentativo di coinvolgere Gesù, il dottore gli pone la seconda domanda. Gesù opera uno spostamento di senso e richiama il cuore della Legge che le deduzioni umane avevano snaturato, come a dire: “il tuo prossimo non è colui che tu fai entrare nell’orizzonte della tue attenzioni ma prossimo sei tu quando ti prendi cura di un uomo. Non chi tu ami; ma tu quando ami …”. E presenta una vicenda concreta, probabilmente tratta da un episodio di cronaca. “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico”, esordisce la parabola. Di lui non si sa nulla: nome, provenienza, spessore morale, status, capacità. Non sappiamo il suo nome ma sappiamo il suo dolore: malmenato dai briganti, ferito e faccia a terra; da solo non ce la fa. È un uomo-figura di milioni di altri uomini derubati, malmenati, … bombardati, naufraghi in mare, sulle strade della storia, che continuamente scendono da Gerusalemme a Gerico. Per primi, un sacerdote ed un levita con le convinzioni di cui sopra, passano oltre: il malcapitato non appartiene al proprio gruppo religioso; il contatto con un sangue diverso da quello dei sacrifici rischia di contaminarli. Figure emblematiche: toccano le cose di Dio nel tempio e non toccano la carne della creatura di Dio sulla strada. Messaggio forte: gesti, oggetti religiosi, riti e regole ‘sacre’ possono oscurare la legge di Dio, fingere una fede che non c’è e usarla a piacimento. Chi tira fuori l’anima profonda della Legge e del messaggio di Gesù, invece, è un eretico, uno straniero, un samaritano in viaggio: vide, ebbe compassione, gli si fece vicino. Egli appartiene a quelli che persino i discepoli qualche domenica fa, volevano punire. Gesù indugia su di lui e si compiace nel descrivere minutamente i suoi gesti grondanti umanità. Vide: quello che c’è da fare è a portata di mano. Accorgersene e accoglierlo è già un punto di partenza. Non si tratta di essere bravi da andare a cercare chi ha bisogno di noi: occorre cominciare da chi c’è, dice Gesù. Ebbe compassione: la compassione è un movimento viscerale interiore che nessun altro può fare al posto nostro e vale più delle regole cultuali o liturgiche; più di quelle dottrinali. Surclassa le leggi antiche (è uno straniero) ed ignora le distinzioni moralistiche: soccorrere chi se lo merita, gli altri no! Gli si fece vicino: gli schemi per fare del bene, fanno dimenticare il bene. Non si guarisce con le analisi del sangue, quelle aiutano a fare la diagnosi. Si guarisce quando qualcuno interviene. Il realismo di Gesù ci sorprende? Ma questo è quello che Lui ha fatto con noi: si è fatto straniero, ‘peccato’ in nostro favore, dice san Paolo, ci ha soccorso, ci ha curato le ferite con l’olio, ci ha ricoverato in una locanda (la Chiesa). E tornerà a pagare il rimanente per le nostre cure. Intanto, chi è stato stabilizzato in salute vada a battersi perché su quella strada nessuno più sia malmenato … (p. Gaetano Saracino)

Viminale: da inizio anno sbarcate 30.373 migranti sulle nostre coste

7 Luglio 2022 -
Roma - Sono  30.373 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 5.033 sono di nazionalità bengalese (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (4.967, 16%), Tunisia (4.308, 14%), Afghanistan (3.291, 11%), Siria (1.766, 6%), Costa d’Avorio (1.114, 4%), Eritrea (830, 3%), Iran (761, 2%), Guinea (753, 2%), Sudan (571, 2%) a cui si aggiungono 6.979 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Ucraina: Acnur, da febbraio 8 milioni di profughi

7 Luglio 2022 - Roma - Sono più di 8,79 milioni le persone che hanno lasciato l’Ucraina dal 24 febbraio, quando è iniziata l’aggressione militare russa. Lo ha dichiarato l’Acnur, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite che si occupa di rifugiati. Un flusso continuo di civili in fuga dal conflitto. Ieri, intervenendo alla Camera, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha detto che sono 12.550 i profughi provenienti dall’Ucraina accolti nei Cas, i Centri di accoglienza straordinaria, e 1.095 quelli ospitati nella rete Sai, il Sistema di accoglienza e integrazione. I Cas attivi sul territorio dall’inizio dell’emergenza sono aumentati di 986 strutture, con la realizzazione di 7.905 posti in più.    

Accoglienza, corridoi umanitari e Ius scholae vie d’integrazione

7 Luglio 2022 - Roma - Se non c’è accoglienza non c’è futuro, perché quando si parla di integrazione in realtà si parla di qualcosa che è «vitale» per il nostro Paese. E soprattutto il modello ormai consolidato dei corridoi umanitari ha dimostrato di saper attivare il 'rinascimento' della società civile italiana. L’occasione è la presentazione del volume di Mario Marazziti Porte aperte. Viaggio nell’Italia che non ha paura, organizzata dall’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Francesco Di Nitto, che diventa spunto per una riflessione a tutto tondo sulla necessità di affrontare il tema dell’immigrazione e dell’integrazione in maniera diversa, prendendo spunto proprio dall’esperienza dei corridoi umanitari. Ma è lo Ius scholae a tornare spesso al centro del dibattito. «Sono quindici anni che i miei predecessori hanno detto che la cittadinanza garantisce l’integrazione – sottolinea il presidente della Cei, l’arcivescovo di Bologna cardinale Matteo Zuppi –, mi auguro che la politica faccia la politica». La realtà è che il nostro Paese ha bisogno di persone, in particolare in alcuni settori produttivi, «la politica deve guardare al futuro. Qualcuno pensa che la lettura della Chiesa sull’accoglienza sia una lettura di parte, ma senza accoglienza non c’è futuro. Non si arrivi tardi». Quella dei corridoi umanitari, vie di ingresso sicure e legali per i migranti, «è la strada corretta anche perché aiuta l’inclusione e l’integrazione», aggiunge poco dopo la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, ricordando che «dal 2015 sono stati circa 7mila i corridoi umanitari». Inoltre la responsabile del Viminale sottolinea come anche in Europa sia cambiato l’approccio culturale, perché adesso «è passata la linea della solidarietà mentre finora si era parlato di responsabilità». Oggi infatti «l’immigrazione per noi è vitale, ma la politica non lo ha ancora capito», sottolinea il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, aggiungendo che lo Ius scholae «aiuterà ancora di più il processo di integrazione perché la lingua è la premessa per l’integrazione. L’Italia ha bisogno di lavoratori, di immigrati che sostengano il sistema Italia e allo stesso tempo queste persone hanno bisogno di protezione. È una miscela di successo che speriamo possa essere allargata ai migranti economici ». La Comunità, dopo aver lanciato i corridoi umanitari insieme alla Conferenza episcopale italiana e alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei), adesso rilancia l’ipotesi del 'garante' per poter agevolare l’ingresso regolare degli stranieri nel nostro Paese e il modello dei corridoi raccontato nel volume di Marazziti. «Ci sono storie di persone che hanno riscoperto la bellezza dell’essere italiani nell’accogliere chi arriva – spiega l’autore –, singoli che si mettono insieme per organizzare l’accoglienza, sono risorse della società civile». La consapevolezza che deve tornare – gli fa eco Daniele Garrone, presidente Fcei – è che «la cittadinanza non è una concessione, ne ha bisogno la nazione». (Alessia Guerrieri - Avvenire)    

Migrantes Andria: parte il progetto “dall’esclusione all’inclusione”

6 Luglio 2022 -
Andria - Numerose persone senza fissa dimora, che fino a qualche giorno fa alloggiavano in alcuni ghetti dei nostri territori, in baracche di fortuna, riposando su giacigli improvvisati e zeppi di acari, con servizi igienico-sanitari al limite della decenza umana, ebbene a loro è stato proposto un luogo di accoglienza sicuro, un lavoro onesto e un trasporto, da e per il lavoro, onesto. È questo il progetto strutturato per dare risposte concrete all’ emergenza abitativa dei migranti stagionali sul territorio. Un progetto nato in questi mesi in rete con l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Andria in collaborazione con la Rete NoCap, l’Azienda Agricola Cantatore di Ruvo di Puglia e la Comunità Migrantesliberi.«Una rete -dichiara don Geremia Acri, responsabile dell’Ufficio Migrantes- che si è costituita in piena autonomia senza l’interlocuzione delle istituzioni varie, con l’obiettivo di salvaguardare la dignità della persona. Da anni conosciamo il fenomeno dei migranti stagionali che arrivano per la raccolta frutti; conosciamo la importante ricaduta economica locale e nel tempo, purtroppo le nostre comunità hanno preferito la costruzione dello stigma attraverso l’indifferenza e odio nei confronti “dell’Altro” senza mai trovare una risposta affidabile all’emergenza sociale».Yvan Sagnet, fondatore dell’Associazione NO CAP, promotrice di questo nobile progetto- commenta: «Come amo spesso ricordare, penso sia giunto il momento di passare dalla protesta alla proposta e non c’è proposta nella lotta allo sfruttamento lavorativo che non passi attraverso un lavoro dignitoso. Proprio per questo motivo abbiamo deciso di estendere la nostra filiera etica a questo territorio martoriato dallo sfruttamento con l’assunzione regolare di numerosi lavoratori provenienti dal ghetto presso un’azienda della nostra rete etica NoCap. Tramite un lavoro, e una paga dignitosa, un lavoratore può permettersi di prendere in affitto una casa piuttosto che vivere in un ghetto in situazioni di tale disumanità. Su questo aspetto come Associazione NO CAP, vogliamo ringraziare la Diocesi di Andria, nostro partner in questo progetto, che metterà inizialmente a disposizione le sue strutture per l’accoglienza dei lavoratori».Papa Francesco nel suo messaggio, per la 108ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che sarà celebrata domenica 25 settembre 2022, sul tema “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati” scrive: «La storia ci insegna che il contributo dei migranti dei rifugiati è stato fondamentale per la crescita sociale ed economica delle nostre società. E lo è anche oggi». Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati significa anche riconoscere e valorizzare quanto ciascuno di loro può apportare al processo di costruzione –e sottolinea-: gli stranieri non sono invasori e distruttori».«Il meccanismo della povertà -conclude don Geremia Acri- alimenta quello della criminalità: ognuno ha diritto ad una casa, a condizioni di vita dignitose e alla possibilità di realizzare le proprie aspirazioni. Attraverso il lavoro e il riconoscimento della persona in quanto tale, senza etichette di provenienza o condizione sociale, si crea il principale strumento di costituzione di una società in cui la dignità non è un privilegio di censo».

Cei: Ius scholae costituisce “uno strumento di inclusione dei migranti”

6 Luglio 2022 - Roma - "Lo sguardo evangelico deve abbracciare anche la cultura, illuminando tutti gli ambiti che riguardano la persona, dal concepimento al fine vita, dall’accoglienza alla dignità del vivere. Si colloca in quest’orizzonte la riflessione sullo ius scholae e sulla cittadinanza che – è stato ribadito – costituisce uno strumento di inclusione dei migranti ed è un 'tema di cultura'". E' quanto si lehgge nel comunicato finale dei lavoro del Consiglio Permanente della Ceiu che si è svolto ieri. Nella consapevolezza che, come ha ribadito il Card. Matteo Zuppi, presidente della Cei, il fenomeno migratorio richiede "un approccio umanitario e di sistema", è stato ricordato che quello della cittadinanza è un argomento al centro dell’attenzione della Chiesa in Italia, fin dal Convegno Ecclesiale di Verona del 2006. (Raffaele Iaria)

Cei: il comunicato finale del Consiglio Permanente

6 Luglio 2022 - Roma - Un clima di fraterna condivisione ha caratterizzato la sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, che si è svolta ieri, 5 luglio, in videoconferenza, sotto la guida del Cardinale Matteo Zuppi. Nel corso dei lavori, i Vescovi hanno ribadito la necessità di operare per una Chiesa che sappia farsi prossima e sia capace di mettersi in ascolto oltre che di dialogare con franchezza con i mondi della politica, della società e della cultura. I Vescovi hanno quindi espresso il loro dolore per la tragedia della Marmolada assicurando  preghiere di suffragio per le vittime, affidandole all’abbraccio misericordioso del Padre. Insieme alla solidarietà e alla vicinanza, i Vescovi hanno lanciato un appello perché tutti facciano la propria parte per proteggere la Casa comune, perseguendo uno sviluppo sostenibile e integrale. Forte solidarietà è stata manifestata anche alle missionarie e ai missionari che, in tutto il mondo, spendono la vita per il Vangelo e a servizio degli ultimi. I membri del Consiglio Permanente si sono uniti alle parole del Cardinale Presidente che, nel suo indirizzo di saluto, ha ricordato il sacrificio di suor Luisa Dell’Orto, Piccola sorella del Vangelo di Charles de Foucauld uccisa il 25 giugno a Port- au-Prince, ad Haiti, e hanno ringraziato quanti operano in contesti difficili, spesso di guerra, mostrando il volto di una Chiesa materna e misericordiosa. La loro testimonianza – è stato evidenziato – incoraggia la Chiesa a vivere in pienezza la sua dimensione missionaria, con il coinvolgimento dell’intera comunità. Nel tracciato del Cammino sinodale, infatti, le Chiese in Italia sono chiamate a mettersi in ascolto delle istanze del territorio, ma anche ad affinare i dispositivi culturali per relazionarsi con il mondo politico e sociale così da diventare sempre di più luogo di dialogo e comprensione. Lo sguardo evangelico deve abbracciare anche la cultura, illuminando tutti gli ambiti che riguardano la persona, dal concepimento al fine vita, dall’accoglienza alla dignità del vivere. Si colloca in quest’orizzonte la riflessione sullo ius scholae e sulla cittadinanza che – è stato ribadito – costituisce uno strumento di inclusione dei migranti ed è un “tema di cultura”. Nella consapevolezza che, come ha ribadito il Cardinale Zuppi, il fenomeno migratorio richiede un approccio umanitario e di sistema, è stato ricordato che quello della cittadinanza è un argomento al centro dell’attenzione della Chiesa in Italia, fin dal Convegno Ecclesiale di Verona del 2006. I Vescovi non hanno mancato poi di rivolgere il loro pensiero alla situazione internazionale, in particolare alla guerra in corso. Il Vice Presidente della CEI, Mons. Francesco Savino, ha condiviso con i Confratelli quanto vissuto in Ucraina, dove si è recato nei giorni scorsi con la Carovana della pace organizzata da #Stopthewarnow. È stato unanimemente rinnovato l’auspicio che le armi possano tacere e il conflitto lasci presto spazio alla pace. Inoltre, è stata sottolineata la necessità di una verifica delle strutture della CEI in vista di un migliore funzionamento e di una maggiore partecipazione di tutti gli Organismi. Il Consiglio Permanente si è poi soffermato ampiamente sul Cammino sinodale delle Chiese in Italia, esaminando la bozza del documento per il prosieguo della “fase narrativa” (2022-2023). Il testo, al centro del confronto, raccoglie i frutti del primo anno di ascolto, integrato con le riflessioni e le proposte emerse durante l’incontro nazionale dei referenti diocesani, riuniti a Roma dal 13 al 15 maggio, con la partecipazione dei Vescovi rappresentanti delle Conferenze Episcopali Regionali e, successivamente, durante la 76a Assemblea Generale della CEI (Roma, 23-27 maggio), alla quale hanno preso parte, nelle giornate del 24 e 25 maggio, 32 referenti diocesani, cioè due per ogni Regione ecclesiastica. Le priorità riguardano: la crescita nello stile sinodale e nella cura delle relazioni, l’ascolto dei “mondi” meno coinvolti nel primo anno, la promozione della corresponsabilità di tutti i battezzati, lo snellimento delle strutture per un annuncio più efficace del Vangelo. Per continuare l’ascolto vengono suggeriti tre “cantieri sinodali”, ossia laboratori aperti, da adattare liberamente a ciascuna realtà, scegliendo quanti e quali proporre nel proprio territorio. Ogni Diocesi potrà aggiungerne un quarto valorizzando una priorità risultante dalla propria sintesi diocesana o dal Sinodo che sta celebrando o ha concluso da poco. Gli interventi dei Vescovi, insieme ad altri contributi scritti giunti dalle Conferenze Episcopali Regionali con il coinvolgimento dei referenti diocesani, hanno permesso di precisare metodi e contenuti. In particolare, è stato chiesto di considerare che gli ulteriori passi del Cammino sinodale si svolgeranno nel triennio di preparazione al Giubileo del 2025, che sarà un’opportunità per “riscoprire” le Costituzioni del Concilio Vaticano II. Il testo, che è stato approvato con le integrazioni segnalate, verrà diffuso nei prossimi giorni. Il Gruppo di coordinamento nazionale, al quale il Consiglio Permanente ha rivolto un particolare ringraziamento per quanto fatto finora e per il futuro, è chiamato a offrire per l’inizio di settembre un piccolo sussidio metodologico in cui presentare la proposta dei “cantieri sinodali” e della loro restituzione alla fine del secondo anno della “fase narrativa”; nelle prossime settimane verranno raccolte, dalle singole diocesi, alcune esperienze di “buone pratiche” da mettere a disposizione di tutte le Chiese locali, per disporre di idee collaudate, utili per allargare la consultazione al maggior numero possibile di persone e di ambienti. Il Consiglio Permanente ha accolto le integrazioni richieste dalla 76a Assemblea Generale della CEI alla Nota “I ministeri del Lettore, dell’Accolito e del Catechista per le Chiese che sono in Italia”. Il testo, già approvato “ad experimentum” per il prossimo triennio dall’Assemblea Generale, recepisce gli interventi di Papa Francesco per orientare la prassi concreta sui ministeri istituiti, sia del Lettore e dell’Accolito (per i quali si attende la revisione dei riti di istituzione da parte della Congregazione per il Culto Divino), sia del Catechista. Con la Nota, la CEI intende inserire il tema dei ministeri istituiti all’interno del Cammino sinodale, luogo ideale di verifica anche sulla loro effettiva ricaduta nella prassi ecclesiale. Il Consiglio, su mandato dell’Assemblea Generale, avrà il compito di determinare le modalità di verifica della Nota e di approfondimento del tema della ministerialità. I Vescovi hanno infine approvato, per un anno, i nuovi parametri per la concessione dei contributi relativi all’edilizia di culto. Il rincaro dei costi di materiali e prestazioni edili, dovuto alla pandemia e alla guerra in Ucraina, ha reso inadeguati quelli finora utilizzati e, pertanto, si è reso necessario un adeguamento delle tabelle secondo l’aumento indicato dall’ISTAT. Al termine dei lavori il Cardinale Presidente ha dato lettura al Consiglio Permanente della comunicazione con cui Papa Francesco ha nominato mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari, Segretario Generale della CEI. “Accogliamo questa nomina con gioia, fiducia e gratitudine al Santo Padre”, ha detto il Cardinale Zuppi, aggiungendo: “Rinnoviamo il nostro ringraziamento a Mons. Stefano Russo per lo stile e lo zelo con cui ha vissuto il suo mandato. Mi piace leggere questa nomina come un ulteriore segno della prossimità e della cura con cui Papa Francesco accompagna il cammino delle nostre Chiese. A Mons. Baturi, che dividerà il suo ministero tra Cagliari e Roma, vanno la nostra vicinanza, la nostra preghiera e il nostro augurio. Lo ringraziamo già sin d’ora per lo spirito di servizio con cui ha accolto questo incarico”. “Accolgo questa nomina come un’ulteriore chiamata a servire le Chiese che sono in Italia, delle quali la CEI è figura concreta di unità”, ha dichiarato Mons. Baturi: “Ringrazio il Santo Padre per la fiducia che rinnova nei miei confronti e per l’attenzione e la premura pastorale verso la Chiesa di Cagliari, di cui resterò pastore. Esprimo un grazie sincero alla Presidenza della CEI e al Consiglio Episcopale Permanente. La mia gratitudine al Presidente, Cardinale Matteo Zuppi, con cui avrò modo di condividere un servizio di comunione. Con lui desidero ringraziare i Cardinali Bagnasco e Bassetti con cui ho condiviso la mia precedente esperienza nella Segreteria Generale, come direttore dell’Ufficio giuridico e sottosegretario. Un pensiero affettuoso ai precedenti Segretari Generali: il Cardinale Betori e i Vescovi Crociata, Galantino e Russo. Consapevole dell’impegno richiesto, confido nella cordiale partecipazione di tutta la Diocesi di Cagliari, che potrà arricchirsi di un più profondo inserimento nel cammino della Chiesa in Italia”.  

Ucraina, Acli Roma, domani apertura del nuovo sportello di esigibilità dei diritti nella Basilica di Santa Sofia

6 Luglio 2022 - Roma - Giovedì 7 luglio 2022, alle ore 17, le Acli di Roma inaugureranno uno Sportello di Esigibilità dei diritti e Segretariato Sociale presso la Basilica Minore di Santa Sofia (in via di Boccea 478), la chiesa nazionale degli ucraini a Roma. Lo sportello sarà attivo ogni giovedì con la presenza di operatori specializzati del Patronato ACLI di Roma e di un’operatrice del Patronato ACLI di Leopoli, che in seguito alla guerra si è trasferita in Italia. Sarà in questo modo garantita una consulenza professionale, qualificata ma anche empatica e coinvolta in prima persona nelle problematiche legate a questa difficile situazione, che possa garantire un filo continuo con le pratiche burocratiche tra Italia e Ucraina. Le ACLI di Roma fin dall’inizio della guerra in Ucraina hanno messo in campo diverse azioni in collaborazione con il Patronato ACLI e l’intero sistema ACLI, entrando subito nella task force del Comune di Roma, in rete con Municipi ed altre Associazioni, e organizzando consegne di pacchi di generi alimentari, medicinali e vestiario a diversi enti e Associazioni, tra cui Associazione S. Sofia, Associazione Salvamamme, Associazione Cristiana Ucraini, oltre  che alle famiglie di nazionalità ucraina assistite direttamente dalle ACLI.  Fondamentale è stata perciò la presenza degli operatori del Patronato ACLI di nazionalità moldava e ucraina, che hanno permesso di decodificare le diverse richieste ed hanno supportato nel disbrigo delle pratiche burocratiche legate agli status di rifugiati. L’apertura di questo sportello è nata grazie alla collaborazione con Don Marco Yaroslav Semehen, Rettore della Basilica Minore di Santa Sofia e direttore Migrantes dell'Esarcato degli ucraini cattolici in Italia, e ha ottenuto il patrocinio del Municipio Roma XIII. All’inaugurazione saranno presenti: Barbara Funari, Assessore Politiche Sociali e Salute di Roma Capitale, Arianna Quarta, Assessore Politiche Sociali, Sanitarie e Pari Opportunità del Municipio Roma XIII, Lidia Borzì, Presidente ACLI Roma, Don Marco Yaroslav Semehen, Rettore della Basilica Minore di Santa Sofia, mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma, Paolo Ricotti, Presidente Patronato ACLI e Paola Villa, Consigliere di Presidenza ACLI con delega all’animazione territoriale. “Un ulteriore tassello – commenta Lidia Borzì, presidente delle ACLI di Roma – che va ad aggiungersi all’impegno che abbiamo messo in campo dall’inizio di questa atroce guerra, per essere accanto a chi da un giorno all’altro ha perso tutto e si è dovuto trasferire in un nuovo paese, perdendo ogni riferimento. In questi mesi al fianco dei profughi ucraini abbiamo ulteriormente sperimentato l'importanza del lavoro in rete che grazie alla quale abbiamo accolto queste persone in un grande abbraccio comunitario e globale che non solo ci ha consentito di prenderci cura di loro, ma anche della nostra città, delle sue sinergie e dei suoi processi. Un vero e proprio esempio di buona politica. Grazie alla grande competenza del nostro Patronato vogliamo contribuire a fare la nostra parte per aiutare tante persone a superare difficoltà che al momento possono sembrare insormontabili. Un ringraziamento alla Basilica di Santa Sofia che fin da subito si è dimostrata molto aperta alla collaborazione e al Municipio Roma XIII e al Comune di Roma che ci hanno sempre fatto sentire concretamente la loro vicinanza e il loro aiuto”.  

Ucraina: Codacons premia 56 aziende ed enti che si sono attivati per dare aiuto al popolo ucraino

6 Luglio 2022 - Roma - Il Codacons ha deciso di assegnare quest’anno lo speciale premio “Amico del consumatore 2022” a 56 soggetti che si sono attivati in Italia per fornire aiuto e solidarietà al popolo ucraino colpito dalla guerra. Un riconoscimento che l’associazione assegna oggi anno ad aziende, enti e personalità che si sono distinti per l’impegno a tutela dei diritti e della collettività, e che nel 2022, in considerazione del grave conflitto scoppiato nel cuore dell’Europa, il Codacons ha deciso di attribuire a quei soggetti che hanno messo in atto iniziative a favore dei cittadini ucraini.

Ius scholae: oggi una puntata di “Siamo Noi” su Tv2000

6 Luglio 2022 -
Roma - 877 mila studenti frequentano le scuole italiane ma non sono considerati italiani. In queste ore si è tornato a parlare di Ius Scholae, che garantirebbe la cittadinanza a chi ha frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni. Un piccolo passo in avanti per il percorso legislativo per riconoscere la cittadinanza italiana ai minori figli di migranti, nati in Italia o arrivati prima di aver compiuto dodici anni. Un atto di giustizia, una necessità per il futuro dell’Italia. "Siamo Noi", programma pomeridiano di Tv2000 in diretta alle 15.15, ne parla oggi con Angela Azzaro, vicedirettrice de Il Riformista; Insaf Dimassi, studentessa e attivista; Don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes.

Il mondo in movimento: la mobilità attraverso la lente delle pensioni, vista da INPS e Fondazione Migrantes

5 Luglio 2022 - Roma - Il sole di metà mattina incendia la terrazza affacciata su piazza Colonna, ma, dietro le tende tirate, gli ospiti di palazzo Wedekind si godono il fresco della sala Angiolillo. I relatori intervengono uno dopo l’altro e disegnano due viaggi inversi, tra le volte dello storico palazzo romano: uno verso l’esterno, degli emigranti di ieri e di oggi, e uno in entrata, di chi giunge da Paesi diversi, ma anche di chi torna dopo una vita altrove. Al centro l’Italia, con la sua popolazione, attuale e futura, plasmata dall’intreccio di questi movimenti. L’occasione è il convegno organizzato il 4 luglio da INPS e Fondazione Migrantes, frutto della stimolante sinergia tra i due enti, della combinazione dei dati a loro disposizione e dell’adozione di una prospettiva, forse poco usuale e tuttavia utilissima, per guardare al fenomeno migratorio: la lente delle pensioni, che non mentono, ha detto Toni Ricciardi, storico delle migrazioni dell’università di Ginevra, e sembrano gli anelli del tronco di un albero, ha aggiunto Daniele Russo, dirigente della direzione pensioni INPS, perché raccontano la vita di chi le percepisce, anche attraverso la storia dei suoi spostamenti. Seguire i flussi delle prestazioni previdenziali e pensionistiche consente allora di seguire i movimenti dei singoli. Su grande scala, consente di ricostruire le tendenze della demografia e della mobilità di un Paese intero. Il flusso su cui si sofferma l' INPS è quello in uscita, delle pensioni pagate all’estero. È lo specchio di una popolazione italiana fuori dall’Italia – oltre 5 milioni e mezzo di persone, l’unica parte di popolazione che cresce, come ha ricordato la sociologa di Migrantes Delfina Licata – e di una mobilità verso l’esterno, prevalentemente diretta in Europa, meno in Nord e Sud America, poco ma sempre di più in Africa e Asia. Si tratta in misura molto ridotta di persone che emigrano dopo il pensionamento, qualche migliaio ogni anno, ha confermato Susanna Thomas della direzione centrale pensioni INPS. Queste pensioni raccontano piuttosto la storia dell’emigrazione italiana dello scorso secolo, combaciano con la geografia degli accordi bilaterali per lo scambio di lavoratori – che giustificano, ad esempio, la massima presenza di beneficiari in Germania e Svizzera – e si vanno esaurendo, mentre l’Italia cambia da luogo di partenze a meta di arrivi. Lo ha descritto il presidente dell’INPS Pasquale Tridico: crescono e cresceranno sempre più le pensioni pagate all’estero a non cittadini, a chi cioè, dopo aver trascorso la vita lavorativa in Italia, torna nel Paese d’origine (anche in questo caso, per lo più un Paese europeo). La mobilità in fuori è prevalentemente giovane – solo per il 20% costituita da anziani – e femminile: le donne trainano l’aumento degli italiani all’estero, emigrando con l’obiettivo di mettere a frutto le proprie competenze nel mondo del lavoro globale. Il flusso inverso è in entrata. Mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, ha fatto subito chiarezza: l’immigrazione di chi cerca lavoro è diversa da quella di chi fugge da persecuzioni e violenza e tenerle distinte è importante non per discriminare – come si fa di solito – ma perché l’una e l’altra esigono risposte specifiche. Il bisogno di manodopera in Italia è una realtà: l’apporto di chi paga i contributi è un apporto alla costruzione del futuro, ha sottolineato Mons. Perego. Per questo, l’attuale combinazione di un decreto flussi all’anno – peraltro in quote molto limitate – e di sanatorie cicliche ma aleatorie risulta largamente insufficiente. Serve un intervento normativo che supplisca alle carenze della legge vigente sull’immigrazione (del 2002, detta Bossi-Fini) e che disegni un meccanismo strutturale di incontro tra domanda e offerta di lavoro al di là dei confini nazionali. La larga diffusione del lavoro irregolare, diretta conseguenza di queste mancanze, danneggia la ricchezza del Paese e la dignità delle persone. Anche il sistema pensionistico può aiutare a combatterlo: il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico ha spiegato come la certezza della pensione disincentiverebbe la preferenza per un salario più alto (perché svincolato dalla corresponsione dei contributi) nell’immediato. Anche su questo, serve più politica. L’ha chiesta Mons. Perego, ricordando come intervenire sull’accesso alla casa, al ricongiungimento familiare, al riconoscimento dei titoli, per esempio, favorirebbe un legame autentico tra l’Italia e i lavoratori migranti che vi si trovano: permetterebbe loro di esprimere le proprie capacità, la propria intera personalità, e rappresenterebbe un bene non solo per loro, ma per il Paese. Un Paese, a ben guardare, già in debito: secondo i dati del 2019 – rappresentativi dell’era pre-pandemia – i lavoratori non europei versano oltre 10,8 miliardi di contributi (su un totale di 163) e percepiscono appena 1,2 miliardi (su 300) di prestazioni pensionistiche e 3 miliardi (su quasi 27) di altre prestazioni previdenziali. A palazzo Wedekind, nel centro di Roma, si è parlato soprattutto di Italia, ma il tema è in realtà europeo e globale. Vi hanno impattato temi mondiali, come la pandemia – durante la quale, ad esempio, l’Italia ha sostenuto economicamente il rimpatrio, l’istruzione a distanza, la formazione finalizzata alla riqualificazione professionale dei cittadini all’estero, come illustrato da Giovanni De Vita, vicedirettore della direzione generale italiani all’estero del Ministero degli esteri – e come la guerra – che ha spinto ad una solidarietà senza precedenti nei confronti dei profughi ucraini e ha forse rivitalizzato una cooperazione europea anche rispetto a richiedenti asilo di diversa provenienza, benché solo tra i più volenterosi e in misura ancora insufficiente. Il quadro emerso è di un Paese solcato da percorsi di vita che si incrociano: “partenze e ritorni”, come recitava il titolo del convegno, ma anche primi arrivi, che la politica ha il compito di rendere stabili e così arricchenti per i singoli migranti e insieme per la collettività. Più in generale, è il quadro di un mondo che brulica di movimento, vivificato da un’aspirazione alla mobilità che è bella quanto inarrestabile e il cui primo motore è il lavoro, desiderato quale mezzo di realizzazione della persona. Un movimento che si perpetua ma cambia: coglierne le tendenze – come lo scambio di competenze tra INPS e Fondazione Migrantes ha permesso di fare – significa prevedere il mondo che sarà. La sfida lanciata alla politica è di prepararsi a viverci, correggendo le brutte inclinazioni e promuovendo quelle positive, per fare dell’esperienza della migrazione, connaturata nell’esperienza umana, non una necessità, non un trauma, bensì l’occasione di crescita di uno e di tutti. (Livia Cefaloni)    

Card. Zuppi: “concedere la cittadinanza italiana ai bambini che seguono il corso di studi con i nostri ragazzi deve suscitare delle idee e non delle ideologie per trovare le risposte adeguate”.

5 Luglio 2022 - Roma - Attenzione alla persona, comunione e rinnovamento sono state le tre parole chiave dell’indirizzo di saluto che il card. Matteo Zuppi, presidente della CEI, ha rivolto in apertura della sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente, che si è svolta oggi  in videoconferenza. “Credo che le attese, espresse in tanti modi all’inizio della Presidenza, ci coinvolgano tutti”, ha affermato ricordando “con stima e riconoscenza” tutti i predecessori. Nel suo intervento il card. Zuppi ha evidenziato come una delle sfide su cui anche la Chiesa è chiamata a misurarsi è quella del fenomeno migratorio, un tema “sempre seguito con attenzione dalla CEI”. “La migrazione – ha detto il porporato - è stata troppo a lungo affrontata come fenomeno emergenziale o con approccio ideologico, mentre rappresenta un fatto strutturale della società e richiede approccio umanitario, realistico, istituzionale, di sistema e di visione del futuro per difendere e onorare la propria identità”. In questo senso, “concedere la cittadinanza italiana ai bambini che seguono il corso di studi con i nostri ragazzi – il cosiddetto ius scholae o ius culturae – deve suscitare delle idee e non delle ideologie per trovare le risposte adeguate”. Nel ricordare che su tale istanza la CEI si è espressa da tempo, ha fatto riferimento a quanto pronunciato dal Cardinale Angelo Bagnasco nel 2013 quando affermava che “è in gioco il diritto fondamentale della persona che in quanto tale deve essere salvaguardato”. Senza dimenticare l’appello di Benedetto XVI che, nel Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2013, invitava “ad evitare il rischio del mero assistenzialismo, per favorire l’autentica integrazione, in una società dove tutti siano membri attivi e responsabili ciascuno del benessere dell’altro, generosi nell’assicurare apporti originali, con pieno diritto di cittadinanza e partecipazione ai medesimi diritti e doveri”. Secondo il Presidente inoltre è indispensabile “una politica nuova della famiglia e dell’accoglienza, che permetta di uscire dal precariato, dall’incertezza e promuova uno sguardo fiducioso nel futuro”. Zuppi ha poi concluso citando padre Pino Puglisi, ucciso nel 1993 a 56 anni, “parroco che a partire dai ragazzi voleva cambiare i cuori e la vita dei giovani e dei suoi fedeli a Palermo” e confidando il desiderio di recarsi, all’inizio del suo mandato, a Brancaccio e sulla tomba di don Primo Mazzolari.