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Quaresima e Coronavirus: pregare dentro casa

18 Marzo 2020 - “Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. (Mt 6, 6). Questo invito di Gesù, che proprio in Quaresima risuona nella proclamazione che la Chiesa fa della Parola, oggi deve diventare per noi quanto mai importante. “Deve”, perché in realtà, a quanto sembra, ancora troppi che pure si dicono credenti stanno credendo troppo poco al fatto che il Dio vivente parla con la vita, e che oggi ci chiede, come penitenza quaresimale, la clausura delle nostre quarantene, in cui digiunare anche della nostra prassi liturgica ordinaria. Liturgia e preghiera personale non si contraddicono, né l’una può stare senza l’altra: è la liturgia, a partire dal Battesimo, che ci cementa nella vita spirituale, la vita di Dio, innestandoci nel Corpo di Cristo, e rende la nostra preghiera legittima, sacerdotale. Se manca però la dimensione interiore della preghiera personale, la liturgia si può facilmente ridurre a un dato esteriore, estrinseco rispetto al vissuto reale dell’uomo, e perde la sua intelleggibilità ultima. Circostanze calamitose come quelle in cui viviamo possono privarci per un periodo della liturgia ― ma evitiamo i vittimismi: non saremmo certo i primi! Pensiamo ai nostri fratelli rinchiusi nei campi di concentramento, imprigionati, torturati, privati di chiese e sacerdoti… eppure tutti costoro hanno saputo mantenere nelle generazioni la fede, perché non è venuta meno per loro la dimensione personale della preghiera. Ma tu, lasciato a tu per tu con Dio, sai pregare davvero? Ci hai mai provato? Ebbene, anche in questo la Quaresima duemilaventi potrebbe rivelarsi molto fruttuosa, se ci aiutasse a stanare il vero problema: la fatica del doversi prendere in prima persona la responsabilità della propria preghiera. Se venisse il giorno, non poi così assurdo e fantasioso (molti, in varie epoche, ci hanno provato), in cui venissero eliminati tutti i preti, il Vangelo continuerebbe a esistere IN TE? È lì, in questi giorni faticosi e strani, che lo devi cercare. Chiuso in casa. Prova a cercarlo: avrai delle sorprese – non necessariamente negative. L’impegno che tanti di noi sacerdoti stanno mettendo in questi stessi giorni, è proprio nell’accompagnare i credenti, via internet, telefono o quant’altro, a (ri)scoprire che la liturgia è la fonte e il culmine, ma che in mezzo ci passa il vissuto personale, il cammino interiore di ciascuno e di tutti, e che senza questo “pezzo intermedio” la fonte disperderebbe le sue acque, e al culmine non arriverebbe nessuno. Il “pezzo intermedio” della fede interiorizzata, personalizzata, incarnata in tutto il resto della vita che avviene fuori dalle mura della chiesa. Ora che noi preti, contro la nostra volontà, e certo non per viltà, possiamo fare ben poco, sta ai fedeli dimostrare di essere i portatori di Dio, brillando come fiaccole di fede, di sopportazione e di speranza dalla cella scomoda e necessaria delle loro case assediate dal contagio. (Alessandro Di Medio - Sir)

Quaresima e Coronavirus: l’atteggiamento giusto di questi giorni

17 Marzo 2020 - “In quei giorni, Azarìa si alzò e fece questa preghiera in mezzo al fuoco e aprendo la bocca disse: ‘Non ci abbandonare fino in fondo, per amore del tuo nome, non infrangere la tua alleanza; non ritirare da noi la tua misericordia, per amore di Abramo, tuo amico, di Isacco, tuo servo, di Israele, tuo santo, ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare la loro stirpe come le stelle del cielo, come la sabbia sulla spiaggia del mare. Ora invece, Signore, noi siamo diventati più piccoli di qualunque altra nazione, oggi siamo umiliati per tutta la terra a causa dei nostri peccati. Ora non abbiamo più né principe né profeta né capo né olocausto né sacrificio né oblazione né incenso né luogo per presentarti le primizie e trovare misericordia. Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli. Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non c’è delusione per coloro che confidano in te. Ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo il tuo volto, non coprirci di vergogna. Fa’ con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia. Salvaci con i tuoi prodigi, da’ gloria al tuo nome, Signore’.” (Dan 3, 25.34-43). Questo è il testo della prima lettura di oggi: la Parola di Dio, e dunque Dio stesso, viene in nostro aiuto e ci dà una chiave interpretativa e un criterio operativo per questi tempi difficili e su come viverli. Non facendo polemica, battendo i piedi e pretendendo una prassi liturgica come se niente fosse cambiato: “Ora non abbiamo più né principe né profeta né capo né olocausto né sacrificio né oblazione né incenso né luogo per presentarti le primizie e trovare misericordia”, e la nostra fede è chiamata a riconoscere anche in queste privazioni un modo dell’amore di Dio per noi, una situazione favorevole per la nostra revisione di vita, il nostro pentimento, la nostra conversione. Questo ci mette davanti, oggi, la Parola di Dio. A noi accettare questa interpretazione del presente, oppure preferirle quella delle nostre pretese, delle nostre fissazioni, delle nostre illusioni. Se Dio ha parlato, c’è ben poco da aggiungere. (Alessandro Di Medio – Sir)

Quaresima e Coronavirus: focalizzarsi e non disperdersi

16 Marzo 2020 -   È possibile che quanto stia per scrivere risulti impopolare, ma d’altro canto “se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!” (Gal 1, 10). Ebbene, variando sul tema della possibile valorizzazione di questo periodo, vorrei condividere con voi una riflessione sui “flashmob” che stanno popolando le vie (fin troppo poco) deserte e le piazze (ancora non abbastanza) vuote delle nostre città. Oggi, dal terrazzo della mia parrocchia, più volte ho sentito risuonare tentativi di canti in coro riecheggiare da un palazzo all’altro (chiaramente, sempre fuori tempo per distanze e capacità), casse di stereo a tutto volume, grida, applausi estemporanei per una non meglio precisata solidarietà… Da un punto di vista antropologico, tutto ciò è comprensibile e intenerisce il cuore: la gente, affacciandosi dai balconi e dalle finestre, si mette a cantare, a gridare, ad applaudire… tutti cercando di farsi coraggio come possono, e in questo modo provando forse ad abbattere il muro della solitudine, e della paura che incombe. Ma è davvero questo il rimedio alla sfida che la paura della morte ci ha lanciato? Cercare di coprirla con grida, con musica sparata a palla, con applausi che risuonano nel vuoto? Cosa resta, dopo? Quando la musica si spegnerà, e gli applausi cesseranno, e le grida si zittiranno, “quando tremeranno i custodi della casa e si curveranno i gagliardi e cesseranno di lavorare le donne che macinano, perché rimaste poche, e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre e si chiuderanno i battenti sulla strada; quando si abbasserà il rumore della mola e si attenuerà il cinguettio degli uccelli e si affievoliranno tutti i toni del canto; quando si avrà paura delle alture e terrore si proverà nel cammino” (Qo 12, 3-5), magari per timore del colpo di tosse o dello starnuto di un passante. Un’ilarità becera e spumeggiante, esattamente come la schiuma della bevanda da cui prende l’attributo, dura poco, e lascia un gusto amaro in bocca. Se la strategia che proviamo per vincere la paura è l’esagitazione e l’evasione, questo non sconfigge il nemico che ci attende rientrati dal balcone: la paura. Questo non è un tempo di evasione alle periferie dell’essere, è piuttosto un tempo che ci invita a focalizzarci, ad andare al cuore, al centro, all’essenziale. È un tempo che ci invita a stare, a riflettere, a fare silenzio per ascoltare. È, in breve, il tempo di Quaresima, oggi più eloquente che mai. Verranno i giorni della gioia e della vittoria, ma non sono questi: questi sono i giorni della serietà necessaria, e dell’attenzione; i giorni della cura, della vigilanza e della sobrietà. Questi sono giorni in cui prendere sul serio, e in cui prendersi sul serio. Non dobbiamo avere paura della serietà, perché è la condizione di possibilità di un avvenire migliore, e di un amore più solido. Non solo non dobbiamo temere, ma dobbiamo desiderare il silenzio: sarà Dio a riempire questo vuoto. Lasciamolo fare. Non dobbiamo avere paura della Quaresima: essa ci prepara a vivere al meglio la Pasqua. Aggiungo di sfuggita… non dobbiamo temere neppure la morte: è la maestra austera che ci insegna ad amare la vita, e che ci fa passare alla Vita eterna. (Alessandro Di Medio – Sir)            

Cile: campagna quaresimale della Fraternità dedicata a progetti per i migranti

25 Febbraio 2020 -

Roma - Domani, 26 febbraio, con la messa del Mercoledì delle ceneri, inizia per la Chiesa cilena la campagna quaresimale della Fraternità 2020, che avrà come slogan “Il tuo contributo e il nostro, la speranza di tutti”. Fino al 5 aprile, informa l'agenzia Sir, saranno raccolti fondi per sostenere il lavoro e i progetti di accoglienza, promozione umana e integrazione con le comunità di migranti di tutto il Paese. L’équipe che coordina la campagna quaresimale parteciperà a Valparaíso, nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, alla messa del Mercoledì delle ceneri, che sarà presieduta dal vescovo Mons. Pedro Ossandón, amministratore apostolico della diocesi e presidente della campagna quaresimale. Negli ultimi anni, si fa notare sul sito della Conferenza Episcopale Cilena,” il flusso migratorio verso il nostro Paese è cresciuto notevolmente, superando le possibilità di accoglienza e cura, in particolare dei migranti più vulnerabili, sia a livello governativo che della società civile e delle organizzazioni pastorali della Chiesa. Tutto ciò diventa una grande sfida e un appello condiviso in America Latina e nei Caraibi”. Ecco perché tra il 2019 e il 2021 la campagna quaresimale è prioritariamente soggetta alle comunità di migranti. Con i fondi raccolti lo scorso anno, sarà possibile lavorare 39 progetti a livello nazionale.

Quaresima: il calendario di Papa Francesco per il mercoledì delle Ceneri

25 Febbraio 2020 - Città del Vaticano -  La processione all'Aventino, dalla chiesa di Sant'Anselmo alla Basilica di Santa Sabina, e la liturgia penitenziale nella Basilica di San Giovanni in Laterano con i preti romani. Sono i due tradizionali riti della Quaresima presieduti da Papa Francesco. A confermarli, in una nota, è il Vicariato di Roma che annuncia per domani, mercoledì 26 febbraio, Mercoledì delle Ceneri, alle 16.30, nella chiesa di Sant'Anselmo all'Aventino, la liturgia “stazionale” presieduta dal Papa cui farà seguito la processione penitenziale verso la Basilica di Santa Sabina. Alla processione prenderanno parte i cardinali, gli arcivescovi, i vescovi, i monaci benedettini di Sant'Anselmo, i padri domenicani di Santa Sabina e alcuni fedeli. Al termine della processione, nella Basilica di Santa Sabina, avrà luogo la celebrazione della Messa con il rito di benedizione e di imposizione delle Ceneri. Giovedì 27 febbraio, il Papa sarà invece nella Basilica di San Giovanni in Laterano per la tradizionale liturgia penitenziale di inizio Quaresima con il clero della diocesi di Roma. Dopo una meditazione del Cardinale vicario, Angelo De Donatis, i sacerdoti si confesseranno; anche il Papa ascolterà alcune confessioni e concluderà la celebrazione rivolgendo la sua parola.