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Papa in Africa: la gioia della comunità mauriziana in Italia

3 Settembre 2019 - Roma - La comunità mauriziana che vive in Italia è in festa per l’arrivo di Papa Francesco nel loro Paese di origine. Il trentunesimo viaggio del Pontefice, dal 4 al 9 settembre prossimo, toccherà non solo il Madagascar e il Mozambico ma anche Port Louis, la capitale della Repubblica di Mauritius che comprende quel gruppo di isole che si trovano ad est del Madagascar. Grande è l’aspettativa, “siamo tutti con il batticuore” dice Yvonnette César che vive da 45 anni  in Italia: è stata la presidente dell’associazione Mauriziana Onlus di Roma. Associazione nata sia come punto di riferimento per mantenere insieme i cittadini mauriziani in Italia e sia per salvaguardare l'identità culturale e le origini al fine di una loro migliore integrazione nel paese ospitante. “Per noi è un grande evento – continua Yvonnette - e la comunità si sta preparando benissimo, anche perché cade dopo trent’anni esatti dal viaggio di Giovanni Paolo II, il quale rimase colpito da una nazione con una pacifica convivenza interreligiosa”. Gli abitanti in maggioranza sono induisti, di origine indiana più del 70%, arrivarono sull’isola in regime di servitù sotto la dominazione britannica che terminò con l’indipendenza nel 1968. Tra le minoranze religiose oltre ai cristiani ci sono i buddisti e gli islamici. Dalla voce al telefono di Yvonnette trapela la gioia immensa con la quale stanno vivendo questo appuntamento: “la nostra grande speranza – dice - è quella che presto arriverà la canonizzazione del nostro beato, Jacques-Désiré Laval, beatificato proprio da papa Wojtyla nel 1979”. Il beato Laval era nato in Francia nel 1803, era un medico e arrivò come missionario nelle isole Mauritius. Presbitero della Congregazione dello Spirito Santo si adoperò molto per gli schiavi, ne battezzò circa 63mila. Morì a Port Louis il 9 settembre 1864. La visita di Papa Francesco cade proprio nel giorno della festa del beato Jacques-Desiré Laval. Alla domanda di come si sta preparando il popolo mauriziano che vive in Italia, Yvonnette risponde: “Siamo contenti, siamo gioiosi, e proprio quel giorno faremo una messa qui a Roma nella chiesa di San Marcellino e Pietro, alle 19, dove si trova un busto del beato Laval. Ma la mattina del 9 settembre saremo tutti davanti al televisore per assistere, anche se da lontano, alla messa del Pontefice”. I mauriziani che si trovano in Italia non costituiscono una comunità grandissima, sono sparsi un po’ su tutta la Penisola: quelli che vivono a Roma, circa 70 famiglie, sono in prevalenza cattolici, ma la maggioranza si trova in Sicilia e a Bari.  Poi ci sono città come Milano con alcune presenze. I campi di impiego vanno dai collaboratori familiari, ai portierati, ma specialmente in Sicilia sono impegnati anche nel commercio. (Nicoletta Di Benedetto)  

Messico-Texas: incontro dei vescovi frontalieri a Matamoros

3 Settembre 2019 - Roma - “Noi vescovi della frontiera tra Texas e Messico, riuniti a Matamoros (Tamaulipas, Messico), dal 30 agosto al 1° settembre, ribadiamo di essere a favore della vita, della dignità e dei diritti di tutte le persone. Per questo non possiamo fare a meno di manifestare la nostra preoccupazione per la situazione di diseguaglianza, violenza e povertà che spinge molti a lasciare la propria terra, mentre nel loro cammino affrontano qualsiasi tipo di pericolo, in mezzo a un grande abbandono”. Inizia così la dichiarazione comune diffusa dai vescovi texani e messicani al termine del loro periodico incontro. La nota, riferisce il Sir,  è firmata dai vescovi delle diocesi di Matamoros, Nuevo Laredo, Ciudad Juarez, Saltillo, Piedras Negras, Nuevo Casas Grandes, Linares (Messico) e Brownsville, San Antonio San Angelo, El Paso, Laredo (Texas, Usa). “Ci rattrista che molti trovino rifiuto quando chiedono asilo o patiscono l’incertezza di un processo eccessivamente lungo e in condizioni di insicurezza, senza garanzie di protezione. Ci addolora il dramma delle famiglie che vengono separate e dell’inumana reclusione che molti patiscono nei centri di detenzione. Ci rattrista la crescita del razzismo, dell’odio e della discriminazione e che i migranti siano considerati indistintamente come invasori e criminali. Ci ferisce il dramma che patiscono i deportati che vedono troncarsi i loro sogni, sforzi e sacrifici e che tornano senza soldi e con debiti contratti in condizioni pericolose. Ci riempie di lutto che molti, in cerca di un futuro migliore, abbiano perso la vita”. I vescovi frontalieri manifestano l’intenzione di continuare a difendere “i diritti umani dei poveri e dei migranti, in particolare di bambini e adolescenti”, insistendo con i Governi di Usa, Messico, Canada, America Centrale e Caribe sull’urgente necessità di “creare un’area geografica che abbia le condizioni per offrire a tutti la possibilità di uno sviluppo integrale e di una vita degna e in pace”. La nota si conclude con la promessa di proseguire a unire gli sforzi e a prestare soccorso ai migranti.

Migrantes Carrara: gli abiti di Bakary alla sfilata “Oularè Fashion Africa”

3 Settembre 2019 - Carrara – E’ arrivato a Carrara dopo un lungo vagare dalla Costa d’Avorio. Si tratta di Bakary Oularè, classe 1983, sarto di professione. L’8 settembre  vedrà sfilare i suoi abiti in piazza delle Erbe a Carrara nell’ambito del festival “Convivere”. La sfilata si chiamerà "Oularè Fashion Africa". Le stoffe per la realizzazione degli abiti sono stati forniti da Casa Betania e dall’Ufficio Migrantes diocesano. Bakary, ospite dell’hotel Doria gestito da Casa Betania,  è arrivato in Italia nel 2016. Appena arrivato si è dato subito da fare partendo da ciò che conosceva meglio: il lavoro di sartoria che aveva appreso da giovane nel suo paese: “mi sono affermato, ho lavorato con numerosi stilisti ivoriani che si occupavano di vestire le protagoniste dei concorsi di bellezza”, dice oggi convinto che un bravo sarto debba saper fare nel suo campo: “ecco perché anche oggi continuo a studiare e a perfezionarmi.  Lo dicevano anche i miei maestri. Anche qui in Italia frequento un corso di sartoria che si concluderà l’anno prossimo”.  La serata dell’8 settembre vedrà protagonisti diversi ospiti dell’Hotel Doria, provenienti da diversi paesi del mondo mentre il venerdì precedente, 6 settembre, Casa Betania sarà protagonista allo spazio San Giacomo, sempre a Carrara, con lo spettacolo “Luogo Comune”, nato grazie al progetto “Tracce” della Regione Toscana  che ha finanziato un laboratorio con partecipanti, residenti a Carrara, ma provenienti da molti Paesi del mondo. (R.I.)

Viminale: da inizio anno oltre 5.200 persone sbarcate sulle coste italiane

2 Settembre 2019 -   Roma - Sono finora 5.253 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno, di cui 118 nella sola giornata di ieri. Rispetto agli anni scorsi, si è registrata una diminuzione delle persone arrivate in Italia via mare del 73,95% sul 2018 (furono 20.168) e del 94,74% sul 2017 (99.810). Il dato è stato diffuso oggi dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Degli oltre 5.200 migranti sbarcati in Italia nel 2019, 1.370 sono di nazionalità tunisina (26%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Pakistan (805, 15%), Algeria (567, 11%), Costa d’Avorio (519, 10%), Iraq (399, 8%), Sudan (205, 4%), Bangladesh (231, 4%), Marocco (114, 2%), Iran (108, 2%) e Guinea (104, 2%) a cui si aggiungono 831 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Nel corso di quest’anno è stato agosto il mese in cui si sono registrati più sbarchi: con 1.268 persone arrivate sulle coste italiane, il mese che si è appena concluso ha sorpassato quello di giugno (1.218) mentre a luglio sono state 1.088 e 782 a maggio. Nel 2018, le persone registrate sbarcate in Italia furono 3.963 a maggio, 3.147 a giugno, 1.969 a luglio e 1.531 ad agosto.  

Tornare a Lampedusa… I morti nel Mediterraneo, le migrazioni e i muri d’Europa

2 Settembre 2019 - Roma - Nei mesi estivi tantissime persone vivono belle vacanze al mare o nelle zone collinari e montuose dei Paesi mediterranei, visitandone il patrimonio artistico e archeologico ereditato dalle civiltà ebraica, egiziana, cretese, greca, romana, nate e sviluppate sulle sponde del Mare Nostrum. Il Mediterraneo è conosciuto e riconosciuto nel mondo intero per uno stile di vita, la sua “dieta” (enogastronomia), l’importanza del suo patrimonio: non a caso è la prima destinazione turistica mondiale. Mare e terra nello stesso tempo: la regione mediterranea stupisce per la sua bellezza naturale e storica. Il simbolo riconosciuto di questa area del mondo è l’olivo. Il suo tronco, spesso tortuoso, sembra riassumere le sofferenze del passato, ma il suo frutto, piccolo e potente per l’olio che ne è estratto, è nutritivo, e nutre l’eredità intrinseca della civiltà mediterranea. Al crocevia di tre continenti il mar Mediterraneo è la terra per eccellenza degli incontri, pacifici o conflittuali, tra differenti culture, religioni, identità. “Mediterraneo” è il mare dentro le terre. Mare di collegamento tra Europa, Africa e Asia, è delimitato da più di venti nazioni, con altrettante tradizioni e occasioni di meraviglia per i turisti e non solo. Però il tempo della pace estiva è turbata troppo spesso da brutte notizie che vengono dal mare. Da tanto tempo, purtroppo, il Mediterraneo è diventato un ostacolo per migliaia di rifugiati che cercano in Europa una vita migliore, vedendo la stessa Europa come un eldorado. Le acque del mare sono un cimitero per numerosi disperati: bambini, donne, uomini. Un cimitero nel profondo del mare, dove i corpi spariscono nel nulla, senza nessuna cerimonia. Le cronache ci hanno raccontato di un mese d’agosto carico di drammi, ma anche di belle e coraggiose azione di salvataggio. Tale cimitero è una sfida per l’Europa. È, ad esempio, la sfida di Lampedusa, isola diventata icona dei drammi del Sud, e delle difficoltà identitarie del Nord d’Europa che mostra evidenti difficoltà nel comprendere la portata “europea” delle pressioni migratorie in un mondo globale. Lampedusa è una piccola isola italiana, di venti chilometri quadrati, con seimila abitanti che vivono soprattutto di turismo e pesca. È il territorio più a Sud d’Italia, il più vicino all’Africa, a 177 chilometri dalle costa della Tunisia, e 355 da quelle della Libia. Porta dell’Europa, rappresenta la speranza di vita migliore per gli africani del Nord come dell’Africa Subsahariana. Si imbarcano su natanti in pessime condizioni, vittime di trafficanti senza scrupoli che sfruttano la povertà. Tanti fra loro non giungono mai in un porto: barche e gommoni si rovesciano durante il viaggio senza che nessuno sia in grado di stimare esattamente il numero dei morti annegati. Dopo l’ennesimo dramma, nel giugno 2013, Francesco, appena eletto Papa, decise di andare sul posto, l’8 luglio: “Ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta”. L’omelia che pronunciò fu di una forza eccezionale, dal punto di vista umano e politico come dal punto di vista spirituale. Era una sfida per i governi tentati di irrigidire le legislazioni nazionali, e per i cristiani stessi. Il Papa denunciava i trafficanti di esseri umani e rendeva omaggio alle piccole comunità dell’isola e delle isole vicine, come Linosa, confrontate da anni ai flussi incessanti, senza aiuti. Denunciava “la cultura del benessere” che “ci rende insensibili alle grida degli altri”, e anche “la globalizzazione dell’indifferenza” perché “ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”. Tale intervento risuona ancora oggi, sei anni dopo, come un monito particolarmente rivolto ai cristiani attraverso una domanda: “Dov’è il tuo fratello?”, e un’ingiunzione: “Non dimenticare la carne di Cristo che è la carne dei rifugiati; la loro carne è la carne di Cristo”. Sei anni dopo, questo discorso di Papa Francesco non è affatto invecchiato. Purtroppo conserva una estrema attualità nel momento in cui sono al potere in diversi Paesi europei partiti nazionalisti, populisti, talvolta xenofobi, e quando l’Unione europea è in difficoltà nel definire una politica di solidarietà tra gli Stati membri dell’Unione, per l’accoglienza dei migranti. (Jean-Dominique Durand – Sir)  

Nave Mare Jonio: “la Guardia costiera farà sbarcare ‘per motivi sanitari’ le ultime 31 persone rimaste a bordo”

2 Settembre 2019 - Roma - “Ci hanno appena comunicato che tra poco la Guardia costiera farà sbarcare ‘per motivi sanitari’ le ultime 31 persone rimaste a bordo della Mare Jonio”. Lo annuncia l’equipaggio della Nave Mare Jonio su Twitter. “La loro odissea è finita ed all’orizzonte si intravede un po’ di umanità. Benvenuti in Europa!”.  

Chiesa Greco-Cattolica Ucraina: da oggi il Sinodo a Roma

2 Settembre 2019 - Roma - Cominceranno con una udienza con Papa Francesco questa mattina e proseguiranno fino al 10 settembre, i lavori del Sinodo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, che si tiene quest’anno a Roma. I 50 vescovi della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, stabiliti nella terra madre, ma anche negli Stati Uniti, in America Latina, in Australia e Medio Oriente, discuteranno sul tema “La comunione e l’unità nella vita e testimonianza della Chiesa Ucraina oggi”. Il Sinodo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina si tiene a Roma per celebrare due anniversari: il cinquantesimo anniversario della consacrazione della Basilica di Santa Sofia, “casa” dei greco-cattolici ucraini a Roma, che consacrata dal card. Josyp Slipyi alla presenza di Papa Paolo VI; e il novantesimo anniversario dei primi incontri dei vescovi greco-cattolici ucraini, che il Metropolita Sheptycky cominciò a Roma nel 1929. Fu poi a Roma che ripresero le riunioni sinodali della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, allora in diaspora, dopo il Concilio Vaticano II. La convocazione del Sinodo a Roma in occasione di queste due celebrazioni rappresenta una occasione proficua per i vescovi ucraini di riconfermare la fedeltà come corpo sinodale al successore di Pietro, si legge in una nota. L’apertura del Sinodo è iniziata ieri, 1 settembre, con la celebrazione liturgica nella Basilica di Santa Sofia, pro-cattedrale, vale a dire seconda cattedra del Capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina. Alla celebrazione ha preso parte il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali; il card. Domenico Calcagno, presidente emerito dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica; i 50 vescovi che prendono parte al Sinodo. Dopo la celebrazione è  stata consacrata la croce che celebra l’anniversario. Domani ai lavori prenderà parte il card. a Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano mentre il 4 settembre è previsto un intervento del card. Angelo de Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma e amministratore apostolico sede vacante del recentemente costituito esarcato apostolico per i fedeli cattolici ucraini in Italia. Il 5 settembre, si terrà in Santa Maria Maggiore alle ore 15 una Liturgia in occasione del 100esimo anniversario della morte della beata Yosafata Gordashevska, beatificata da Giovanni Paolo II durante il suo viaggio in Ucraina nel 2001. Il 6 settembre sarà commemorato il 35esimo anniversario dalla morte del card. Josyp Slipyi, e sarà ospite il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia – Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Il 7 settembre, i vescovi del Sinodo visiteranno il Pontificio Istituto Orientale, dove sarà presentato il programma “Cristianesimo di Kiev”, una ricerca sulle radici del cristianesimo di Kiev ispirata e sostenuta da Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Padre e Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina. Il Sinodo si concluderà il 10 settembre, con la firma degli atti sinodali.  

Card. Montenegro: “fate scendere i migranti della Mare Jonio”

2 Settembre 2019 - Roma – La Nave Mare, con a bordo ancora 31 migranti, da cinque giorni è in mezzo al mare. Nel pomeriggio di ieri per tre dei migranti a bordo c'è stata così l'evacuazione medica a Lampedusa. Ai tanti appelli si è unito anche l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro sottolineando che con forza mi unisco all’appello lanciato dall’equipaggio della Nave Mar Jonio ormeggiata ad alcune miglia da Lampedusa; si tratta di “una situazione umanitaria gravissima per la mancanza di acqua potabile e per le condizioni del mare in costante peggioramento”. Dalla nave sono stati fatti trasbordare prima 64 migranti (fra cui donne incinte, bambini e persone in precarie condizioni di salute) e poi altre tre persone. Il trasbordo “sembrava aprire uno spiraglio in questa ennesima vicenda che vede compromettere e danneggiare la dignità di quei nostri fratelli che – scrive il porporato -  prima ancora di essere migranti, sono persone umane già messe a dura prova – nei loro Paesi di provenienza – da guerre, violenze e carestie. Purtroppo assistiamo a una forma ingiustificata di durezza” nei confronti di queste persone che sono “rimaste a bordo e che ormai sono stremate fisicamente e psicologicamente, dopo diversi giorni di sosta in alto mare, sballottati dalle onde e privati del sacrosanto diritto di salvaguardare la loro vita”. Il card. Montenegro fa appello alle autorità competenti affinché “al più presto si decidano di permettere alla Mare Jonio di attraccare e di permettere ai migranti ancora a bordo di avere le necessarie cure mediche e l’approvvigionamento di acqua e cibo.  Nella situazione drammatica che si è venuta a creare l’equipaggio sta facendo un lavoro straordinario che merita un grande apprezzamento; sono uomini e donne – scrive ancora l’arcivescovo di Agrigento -  che hanno assicurato ai migranti l’assistenza, il sostegno e l’affetto per reggere a una prova così estenuante. Speriamo, per loro e per i migranti, che la Mare Jonio sia messa nelle condizioni di mettersi al riparo dalle onde e di entrare nel porto di Lampedusa. Prima di qualsiasi disputa politica vi sono i diritti umani che vanno difesi sempre e comunque. Il primato della dignità della persona umana per la Chiesa cattolica e per qualsiasi convivenza civile è un principio irrinunciabile. In virtù di questo principio, per favore, fate scendere i migranti della Mare Jonio!

Papa Francesco: dal 4 al 10 settembre in Africa

30 Agosto 2019 - Città del Vaticano – Inizierà il prossimo 4 settembre il viaggio internazionale di Papa Francesco in tre paesi dell’Africa Occidentale: Mozambico, Madagascar e Mauritius. La visita inizierà dalla capitale del Mozambico, Maputo dove visiterà, in forma provata, la Casa Matteo 25 di Maputo, una iniziativa della nunziatura apostolica nello Stato africano in collaborazione con poco più di 20 congregazioni religiose locali, nata per aiutare i giovani e i bambini di strada, che non hanno nulla da mangiare e, spesso, non sanno nemmeno dove dormire, ricorda Vatican News. Dal 6 settembre la visita proseguirà in Madagascar è previsto il 6 settembre. Tra gli appuntamenti attesi, quello con i giovani nel campo diocesano di Soamandrakizay e la celebrazione eucaristica della mattina successiva alle 10. Poi la visita alla Città dell'amicizia  e la preghiera per i lavoratori nel cantiere di Mahatazana. Il 9 settembre nelle Mauritius con messa al monumento di Maria Regina della Pace e la visita privata al santuario di Père Laval. Il 10 il rientro a Roma. In Italia le comunità dei tre paesi si stanno preparando a questa visita con diversi momenti di preghiera. Nel nostro Paese vivono oltre 6mila persone provenienti dalle Mauritius, oltre 1500 dal Madagascar e qualche centinaio dal Mozambico. Nei tre paesi vivono anche italiani: in Madagascar 465; Mauritius 445 e in Mozambico 608 italiani. (R.Iaria)  

Mons. Fragnelli a istituzioni nazionali e internazionali: “elaborare urgentemente strategie lungimiranti per i poveri del Mediterraneo”

30 Agosto 2019 - Trapani - “La nostra Chiesa si unisce a tutti coloro che – in qualsiasi modo – si ribellano ad una politica che ‘galleggia’ e ‘lascia galleggiare’ le coscienze nell’indifferenza”. Lo afferma il vescovo di Trapani, Mons. Pietro Maria Fragnelli, in un appello alle istituzioni nazionali e internazionali per sollecitare politiche strutturali e lungimiranti per far fronte alla condizione dei “poveri del Mediterraneo”. “La cronaca dei poveri che si avventurano sui barconi nel Mediterraneo e si affidano alle incerte risposte istituzionali, che lasciano spazio alle iniziative private degli operatori umanitari, sarà sempre ‘cronaca minore’ rispetto alle notizie dell’attualità politica nazionale ed europea che attraggono i grandi media”, rileva il vescovo, secondo cui, “sarà sempre usata per le schermaglie di parte”. “Tuttavia – prosegue – per la Chiesa e, soprattutto per le Chiese di Sicilia, quella dei poveri del Mediterraneo non sarà mai cronaca minore! È cronaca che sconvolge il nostro sistema di vita, sociale e culturale, prima ancora che religioso”. “Ci chiediamo come queste notizie di bambini, donne e adulti – che potrebbero essere i nostri bambini, le nostre donne, i nostri adulti – possano entrare concretamente nell’agenda politica”, aggiunge Mons. Fragnelli, che ammonisce: “Siccome il problema è prevalentemente politico, non possiamo tacere un appello alle istituzioni nazionali ed internazionali chiamate, urgentemente, ad elaborare strategie lungimiranti per i poveri del Mediterraneo”.  

Nave Mare Jonio: appello a Conte delle organizzazioni sociali

30 Agosto 2019 - Roma - “La Libia non può essere considerata porto sicuro ed è proprio dall’inferno libico che quelle persone stavano fuggendo, dopo aver subito ogni tipo di violenza e vessazioni. Pertanto l’ipotesi di rimandare in Libia, ricorrendo alla cosiddetta guardia costiera libica, quelle persone in fuga, è da ritenersi irresponsabile e contraria al diritto internazionale”. Lo scrivono diverse organizzazioni sociali in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte, in riferimento al salvataggio di un gruppo di 98 naufraghi in acque internazionali, davanti alla Libia, da parte della Mare Jonio, nave della piattaforma della società civile italiana Mediterranea. Considerando il momento in cui “le condizioni climatiche avverse rendono difficile la navigazione e complicano la situazione di salute già precaria dei migranti a bordo, occorre agire con urgenza”. “Sapere che il Viminale ha deciso di far scendere a terra donne, bambini e ammalati è una buona notizia ma ribadiamo la necessità e l’urgenza di fornire da parte dell’Italia l’accesso ad un porto alla Mare Jonio per procedere allo sbarco di tutte le persone a bordo in conformità con il nostro ordinamento giuridico”, è l’auspicio delle organizzazioni. Tra i primi firmatari: Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Comunità Papa Giovanni XXIII, Emergency, Fcei-Mediterranean Hope, Intersos, Medici senza frontiere, Oxfam Italia, Save the Children Italia. “Facciamo appello al presidente incaricato Giuseppe Conte e alla futura coalizione di governo affinché l’Italia promuova con urgenza un programma di ricerca e salvataggio a livello europeo, che preveda un meccanismo rapido e funzionale di sbarco e la conseguente eventuale ripartizione dei naufraghi salvati, nella direzione di soluzioni sostenibili e strutturate nella legislazione e nelle politiche europee”. (Sir)

Messico: incontro nazionale delle strutture ecclesiali che accolgono migranti

29 Agosto 2019 - Roma - “Vogliamo essere voce profetica e di speranza. Mantenere una posizione sulla linea di Papa Francesco. Incrementare il dialogo con le istituzioni”. Con l’auspicio che il governo federale, i governi statali e municipali tengano conto che “non si tratta solo di migranti, ma di vincere le nostre paure”, come ha scritto Papa Francesco, e si possa così collaborare “nel generare politiche inclusive, nelle quali la vasta esperienza della Chiesa e di altre istituzioni potrebbe essere illuminante per arrivare a una vera e propria migrazione ordinata”. Questi gli auspici contenuti nel comunicato finale presentato ieri in una conferenza stampa dalla Conferenza episcopale messicana, alla vigilia della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, al termine dell’incontro con i responsabili delle 130 strutture di accoglienza per migranti, tra case del migrante, mense e centri di accoglienza e primo soccorso, con il coordinamento della Pastorale della mobilità umana. Il documento finale, firmato dal responsabile di tale dimensione pastorale, mons. José Guadalupe Torres Campos, vescovo di Ciudad Juárez, sottolinea che le strutture di accoglienza sono “la prima porta che i migranti toccano” e che “non possiamo lasciarli alla deriva”, in accordo con i principi del Vangelo. In particolare, si legge nella nota, “vogliamo essere i portavoce dei nostri fratelli che chiedono di entrare nel territorio degli Stati Uniti e sono detenuti alla frontiera sud del Messico, attraverso un muro umano della Guardia nazionale, essere la voce di coloro che chiedono di essere facilitati nel loro cammino con un salvacondotto e vengono ignorati, di quei fratelli che mentre sono in viaggio sono osteggiati o fatti oggetto di estorsione da parte di agenti di vario tipo o da parte del crimine organizzato”. (Sir)

Soccorso gommone con 22 bambini a bordo: “almeno 6 persone morte”

28 Agosto 2019 - Roma - E’ stato intercettato prima dell’alba il gommone dei bambini. Mai così tanti, mai così piccoli su un barcone di migranti. Alla fine sulla nave umanitaria intervenuta con due gommoni di soccorso si contano 98 persone. Erano alla deriva da due giorni e due notti senza ne acqua ne cibo. L’avvistamento visivo ha permesso di raggiungere rapidamente il gonfiabile per metà completamente afflosciato. In totale si contano 22 bimbi al di sotto dei dieci anni, alcuni di pochi mesi. Delle 26 donne, 8 sono in gravidanza, alcune agli ultimi mesi di gestazione. Tra i 50 maschi, a un primo screening, almeno sei sono minori non accompagnati, ma in queste ore l’equipaggio di Mediterranea sta visitando ciascuno dei naufraghi. I bambini sono stati rinvenuti in condizione di ipotermia, anche alcune donne necessitano di cure mediche urgenti che vengono prestate dagli operatori umanitari. Alcuni ragazzi hanno segni di evidenti torture, sembra con lesioni serie agli arti, tanto da non riuscire a salire a bordo di Mare Jonio autonomamente. Mare Jonio sta contattando le autorità marittime per chiedere un porto sicuro di sbarco. La notte scorsa quando il gommone ha cominciato a sgonfiarsi, un gruppo di uomini è caduto in acqua, almeno 6 di essi risultano dispersi, e stando alle testimonianze provenivano da Senegal, Costa d'avorio e Mali. Se l'avvistamento del "barcone dei bambini" fosse arrivato qualche ora dopo, in mare vi sarebbe stata l'ennesima strage degli innocenti. La mare Jonio ha chiesto al centro di coordinamento dei soccorsi italiano l'assegnazione di un porto sicuro di sbarco, ma la risposta che è arrivata da Roma indica all'equipaggio di rivolgersi alla cosiddetta Guardia Costiera Libica. (Nello Scavo, a bordo della Mare Jonio – Avvenire)    

Card. Bassetti: conclusa la vista nello Sri Lanka

28 Agosto 2019 - Roma - Si è conclusa con la benedizione agli ammalati presso la Basilica di Nostra Signora di Lanka la visita di tre giorni del Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Il porporato è stato accompagnato da don Leonardo Di Mauro, Presidente del comitato per gli interventi caritativi nel Terzo mondo della CEI e da Mons. Neville Perera, Coordinatore Nazionale per i Srilankesi cattolici in Italia. Ad accoglierlo è stato l’arcivescovo di Colombo, il Card. Malcolm Ranjith che ha voluto invitarlo per l’apertura di un centro studi dedicato all’Agricoltura a Waradala, costruito grazie alle donazioni della Conferenza Episcopale Italiana. Durante la sua visita il Card. Bassetti ha visitato le due chiese oggetto degli attentati terroristici della domenica di Pasqua dello scorso 21 Aprile; il Santuario di Sant’ Antonio a Kochchikade e la parrocchia di San Sebastiano a Katuwapitiya. “Il Card.  Bassetti, che ringraziamo, ha portato la grande solidarietà del popolo italiano e prega con noi per la nostra patria” ha detto Mons. Neville Perera.

Don De Robertis: “Chiesa punto privilegiato per incontro e dialogo”

27 Agosto 2019 - Roma -  “Quando si vivono queste esperienze ci si accorge che le differenze non sono un ostacolo ma una ricchezza che dobbiamo saper valorizzare e che rendono appassionante l’incontro. E oggi la Chiesa, in questo, è un punto privilegiato”. Queste le parole di don Giovanni De Robertis, Direttore della Fondazione Migrantes, a margine dell’incontro alla Carta di Leuca, il meeting dei giovani del Mediterraneo che, dal 10 al 14 a Santa Maria di Leuca in provincia di Lecce, hanno discusso e vissuto insieme l’esperienza della condivisione e del dialogo. Più di 130 giovani da 23 Paesi diversi per camminare insieme verso un percorso di “amicizia, condivisione e confronto e di contatto con il tessuto dei paesi in cui si spostavano questi giovani”, ha sottolineato don De Robertis, in un clima che ha generato “confidenze e racconti. Alcuni ragazzi – dice – hanno raccontato il proprio viaggio al cui termine, sulle nostre coste, hanno ricevuto un sorriso, una parola di conforto, che in quei momenti sono forse le cose più necessarie”. Don De Robertis, poi, nell’incontro che ha preceduto la marcia notturna da Alessano al santuario della Madonna di Finibus Terrae a Leuca, ha sottolineato che “anche se viviamo momenti bui in Italia e non solo, come dice Papa Francesco parlando di una terza guerra mondiale a pezzi, i giovani presenti oggi hanno voluto dire che non si rassegnano alla violenza ma continuano a camminare verso la Luce”. Due punti ha voluto infine marcare don De Robertis: “Innanzitutto quello che fa la differenza in Italia, quando si parla di migrazioni, è tra quelli che non hanno mai fatto un racconto ravvicinato e parlano per categorie e quelli che hanno voluto vivere questo incontro e parlano di persone reali con nomi, così come faceva don Tonino Bello dando un nome a ciascuno dei nostri fratelli. Non accontentiamoci quindi dei luoghi comuni e delle notizie prese dai social. E poi dobbiamo quindi riconoscere il volto di un fratello, anche in questi giorni nei quali ci sono persone sfuggite a un naufragio ma che ancora non sono accolte nelle nostre città”. (Sir)  

Giovani di Ac Agrigento: “come fai a rimanere impassibile davanti alle grida strazianti di chi sta annegando in mare?”

27 Agosto 2019 - Agrigento -  “Lampedusa non è solo mare, bei paesaggi e tramonti mozzafiato. È quella terra di mezzo dove l’odio e le rivalità vengono messe da parte. È porto salvo, braccia aperte, mani pronte, sguardi attenti che distruggono l’indifferenza umana”: lo scrivono i giovani di Azione Cattolica dell’arcidiocesi di Agrigento, che hanno vissuto il campo scuola estivo sull’isola, lanciando, riferisce il Sir, un messaggio che parla di accoglienza, dignità e coscienze da scuotere sul tema dei migranti. “Un ‘extracomunitario’ è colui che porta un ‘extra’, qualcosa in più di cui scopri di avere estrema necessità – prosegue il testo –. Come fai a rimanere impassibile di fronte alla crudeltà del loro destino? Di fronte alla negazione della vita umana? Come fai a non immedesimarti in Welela che, a soli diciotto anni, viene data in pasto al mare, ustionata, dopo aver subito violenze e abusi; in Yassin, arrestato e torturato solo perché voleva raggiungere sua moglie e suo figlio? Come fai a rimanere impassibile davanti alle grida strazianti di chi sta annegando in mare? Sono partiti colmi di speranza ma con tanti lividi sulla pelle e sul cuore”. Il racconto delle storie si fa impegno concreto per i giovani di Agrigento: “Dobbiamo scomodarci. Vogliamo combattere l’indifferenza, partendo col restituire dignità ai morti in mare che, in anonimato, riposano nei nostri cimiteri; promuovere occasioni di dialogo tra giovani in modo da scuotere le coscienze; diffondere opinioni più propense all’integrazione per contrastare l’ignoranza e il disinteresse”.  

Viminale: da inizio anno quasi 4.900 persone sbarcate sulle coste italiane

27 Agosto 2019 - Roma - Sono finora 4.862 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno, in agosto 995. Rispetto agli anni scorsi, si è registrata una diminuzione delle persone arrivate in Italia via mare del 75,45% sul 2018 (furono 19.805) e del 95,05% sul 2017 (98.316). Il dato è stato diffuso oggi dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei quasi 4.900 migranti sbarcati in Italia nel 2019, 1.327 sono di nazionalità tunisina (27%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Pakistan (742, 15%), Costa d’Avorio (474, 10%), Algeria (458, 10%), Iraq (399, 8%), Sudan (203, 4%), Bangladesh (191, 4%), Marocco (109, 2%), Iran (108, 2%) e Guinea (101, 2%) a cui si aggiungono 750 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Sono stati 656, invece, i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato, aggiornato a ieri, mostra un deciso calo rispetto ai minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2017 (15.779) e il 2018 (3.536).

All’università dell’integrazione

27 Agosto 2019 -

 

Palermo - Quando agli orali della maturità, a inizio estate, li hanno sentiti lanciarsi in una rete di collegamenti con la storia, la letteratura e la matematica, dissertare sull’attualità di Ungaretti, padroneggiare l’italiano, i commissari li hanno guardati compiaciuti: «Avete frequentato solo gli ultimi tre anni, ma è come se foste qui da una vita. Continuate a impegnarvi al massimo per realizzare i vostri sogni e veniteci a trovare». Hanno il fuoco negli occhi neri e profondi i due Amadou e Alieu, tre ragazzi giunti a Palermo come minori stranieri non accompagnati nel 2015 e oggi diplomati e pronti a spiccare il volo verso l’università. Un risultato importante, raggiunto con fatica e perseveranza, grazie a un drappello di compagni di strada fedeli, che li hanno presi per mano all’inizio del percorso di studio e della nuova vita in Sicilia e sono diventati «la nostra famiglia ». Si tratta di una trentina di giovani universitari o laureati che si sono messi in gioco, perché non bastano i bei discorsi per aiutare gli altri, bisogna investire il proprio tempo. È il senso dell’impegno della comunità Exodos, che coinvolge giovani tra i 18 e i 30 anni in un cammino di formazione spirituale e umano e che da tre anni e mezzo ha deciso di tradurre questa ricerca in un servizio culturale e sociale alla città, specialmente verso i ragazzi svantaggiati. In particolare, il ramo 'Attività sociali' è aperto anche a persone non cristiane, ma che hanno desiderio di incontrare il volto dell’altro. Quotidianamente seguono negli studi una ventina di ragazzi stranieri inseriti a scuola, li aiutano a prepararsi agli esami di ingresso, a comprendere materie sconosciute. Ma i libri sono solo un aspetto del viaggio cominciato insieme. Perché sentirsi accolti è partecipare a una gita, a una serata in pizzeria, trascorrere insieme una giornata al mare o semplicemente riunirsi in cerchio a discutere e conoscersi meglio. E poi ci sono i problemi quotidiani di chi diventa maggiorenne e deve lasciare la comunità di accoglienza, ritrovandosi senza casa e con gli studi ancora da terminare. Alle spalle questi giovani hanno le risorse della Fondazione Humanum, nata per idea di alcuni docenti e professionisti allo scopo di sostenere l’istruzione e la formazione culturale di giovani in condizione di svantaggio socio-economico, ma realmente meritevoli. Un’alleanza preziosa che sta producendo frutti rigogliosi.Come Amadou Diallo, 20 anni, proveniente dalla Guinea, giunto in Europa il primo agosto 2015, ma trasferito in una comunità a Partinico «dove non avevo la possibilità di andare a scuola. Così da solo sono arrivato a Palermo, perché volevo studiare» dice con la fermezza che lo ha portato in poco più di tre anni a conseguire la licenza media, a fare il “salto” al terzo anno di istituto tecnico per il turismo Ferrara grazie ai ragazzi di Exodos («come se mi avessero aperto la testa per metterci dentro i libri »), a trovare un lavoro part-time nella foresteria del centro Santa Chiara e ora al diploma con 76 centesimi. «Mi piacerebbe lavorare negli alberghi per far conoscere la mia città» confida, avendo già all’attivo la padronanza di sette lingue (francese, inglese, italiano, arabo, spagnolo e i dialetti africani fula e sou-sou) e l’iscrizione pronta a Scienze del turismo.

Questo ragazzo, nel suo percorso, ha incontrato un suo omonimo, un altro Amadou Diallo del Senegal, arrivato a Palermo il 4 dicembre 2015, dotato di una straordinaria capacità di relazione e di andare a fondo nelle cose. Insieme condividono l’appartamento che la Fondazione Humanum ha affittato per loro, contribuiscono alle spese di gestione con il loro lavoro. Hanno trovato nella famiglia Spallino una sponda importante di affetto e aiuto nel districarsi tra le complesse pratiche burocratiche.

Durante questa estate, Amadou e il suo compagno di banco e amico Alieu Jobe del Gambia, dopo aver lasciato a bocca aperta i commissari dell’industriale Majorana, hanno studiato per affrontare i difficili test universitari di Medicina. «Tutti i miei amici in Senegal erano medici, io frequentavo lo scientifico nel mio Paese per raggiungere questo obiettivo. E cercherò di raggiungerlo anche qui – sorride il “ciclone” Amadou – Vorrei fare qualcosa di importante nella vita, qualcosa che nessuno si aspetta, lasciare un segno». La timidezza di Alieu non frena l’ambizione. «Quando ero piccolo, mia nonna in Gambia morì nel nostro villaggio perché non c’era un dottore che potesse curarla – rivela – Ecco perché desidero diventare medico e ce la metterò tutta». Tutti e tre, musulmani praticanti, hanno incontrato in questa avventura i ragazzi di Exodos e li considerano come fratelli, padri, madri. «Sono felice che abbiano colto l’aspetto più importante della nostra comunità, ossia la voglia di creare rete di legami – conferma Aaron Allegra, 31 anni, laureato in filosofia e membro dello staff di responsabili di Exodos – Noi riconosciamo in loro le stesse nostre esigenze. Prima di tutto è necessario combattere l’isolamento. Ci siamo voluti impegnare perché il mondo così com’è non ci basta e vorremmo continuare anche con i ragazzi dei quartieri di periferia. Per farlo abbiamo bisogno di altri volontari, di persone che condividano questo metodo e questo stile di vita». (Alessandra Turrisi – Avvenire)

Australia: la Chiesa accanto agli aborigeni

23 Agosto 2019 - Sydney - “Migranti e rifugiati portano sempre energia e dinamismo nel paese in cui giungono. Se oggi noi australiani siamo ciò che siamo, un popolo giovane e dinamico, è grazie all'amore per la libertà e ai valori umani fondamentali garantiti ai ‘nuovi’ australiani”. E’ quanto dichiara il Vescovo mons. Vincent Long, in una nota ripresa dall’Agenzia Fides. Le parole del presule hanno caratterizzato e introdotto la Settimana del Migrante e del Rifugiato, che la Chiesa cattolica australiana vive dal 19 al 25 agosto, sul tema proposto da Papa Francesco, “Non si tratta solo di migranti”. Monsignor Long, delegato a presiedere la Commissione per i migranti e rifugiati, organismo dei vescovi australiani, ha vissuto in prima persona un’esperienza di migrazione dal proprio paese d’origine, il Vietnam, e a tal proposito racconta: “Noi, popolo di sbarcati vietnamiti, siamo stati generosamente accettati in questo paese, e da allora abbiamo contribuito facendo del bene. Molti di noi si sono sistemati in modo dignitoso e stanno facendo la propria parte per questo Stato, con le loro diverse attività commerciali. Inoltre, stiamo facendo sentire la nostra presenza anche nella Chiesa australiana”. "Mi chiedo dove saremmo a quest’ora, senza la vibrante fede e il forte spirito di comunità di migranti e rifugiati. Onoriamo, quindi, l'eredità dell’Australia, non con eccessivo protezionismo, ma prendendoci cura di richiedenti asilo, rifugiati e migranti, nello spirito di compassione e solidarietà che ha segnato il storia di questa nazione”, ha concluso Mons. Long.

GMM: in distribuzione il numero speciale di “Migranti press”

22 Agosto 2019 - Roma - Sono in distribuzione due numeri del mensile Migranti-press dedicati alla Prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che verrà celebrata il 29 settembre 2019. In un numero il messaggio del Papa per questa Giornata, cui ha dato questo titolo: “Non si tratta solo di migranti”. Segue il commento del Presidente della CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes Mons. Guerino Di Tora, che porta il titolo “L’attenzione verso gli ultimi diventa crescita globale”. Una riflessione di p. Camillo Ripamonti e diversi sussidi (una preghiera per la Giornata, spunti per l’omelia e la preghiera dei fedeli, una veglia di preghiera, un sussidio catechetico) costituiscono altri contenuti importanti del mensile, per aiutare a rendere la Giornata un momento significativo nelle comunità parrocchiali. In fondo alla pubblicazione il resoconto delle offerte raccolte nelle Giornate del Migrante degli anni precedenti. Il numero contiene inoltre alcuni allegati: il manifesto della Giornata, un volantino che presenta la Fondazione Migrantes, con allegato vaglia per sostenerla, ed un fascicolo con una favola di Silvia Rizzato dedicata alle “finestre dei vicini”. Nell’altro numero una serie di contributi dedicati alla Giornata che possono essere di aiuto per chi intende promuovere momenti di confronto e riflessione sulla Giornata.