Primo Piano

Migrantes e Caritas: “La terra è di tutti e ogni persona ha diritto di muoversi liberamente”

15 Giugno 2023 - Una tragedia tra le più dolorose e gravi degli ultimi dieci anni. Così Fondazione Migrantes e Caritas Italiana commentano la strage di migranti avvenuta nel Mar Egeo davanti alle coste greche. Nell’esprimere dolore per questo ennesimo tragico naufragio, Migrantes e Caritas sottolineano “la necessità di canali regolari d’ingresso in Europa che evitino la morte a uomini, donne e bambini costretti a fuggire per vivere una vita più dignitosa. Occorre una maggiore consapevolezza a livello europeo, affinché si superi presto il regolamento di Dublino e non si chiudono le frontiere”. La terra è di tutti e ogni persona ha diritto di muoversi liberamente senza alcuna limitazione. Papa Francesco – ricordano Fondazione Migrantes e Caritas Italiana – nel messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebrerà il prossimo settembre, sottolinea questa libertà a partire dal titolo “Liberi di scegliere se migrare o restare”. Due diritti fondamentali come “il diritto di vivere nella propria terra o migrare liberamente. Diritti oggi a rischio perché spesso non si conoscono – o non si vogliono conoscere – le reali motivazioni delle partenze specialmente da luoghi dove c’è guerra o si vivono situazioni di estrema povertà. Dovrebbe essere chiaro per tutti che per comprendere bisogna conoscere”.

Naufragio Egeo: Sant’Egidio, l’Europa si preoccupi di salvare vite e apra vie di ingresso regolari

15 Giugno 2023 - Roma - La Comunità di Sant’Egidio esprime "il suo profondo cordoglio" ai familiari delle vittime e dei tanti migranti dispersi per il naufragio di un barcone davanti alle coste greche, tra cui molti bambini. "Di fronte alla morte di intere famiglie con minori e persone fragili - si legge in una nota -  che fuggono da paesi in guerra o dove persistono condizioni di vita impossibili, occorre prima di tutto salvare. E’ un forte appello a tutta l’Europa: prima di discutere su come gestire i flussi migratori occorre fare di tutto per evitare nuove tragedie del mare. Ne va dell’onore del nostro continente fondato su valori di giustizia e di umanità. Occorre quindi incentivare il salvataggio di chi è in pericolo nel Mediterraneo e accogliere. E’ necessario incentivare modelli che funzionano perché favoriscono l’integrazione, come i corridoi umanitari, che la nostra Comunità porta avanti insieme a diverse realtà ormai dal 2016, ma è ormai evidente a tutti - istituzioni, mondo delle imprese e famiglie - il bisogno di allargare le possibilità di ingresso per motivi di lavoro, di cui ha tanto bisogno l’Italia, come altri paesi europei. L’Europa esca - conclude la Comunità di Sant'Egidio -  dal suo colpevole immobilismo e da logiche di chiusura che non favoriscono l’immigrazione regolare, incrementi la cooperazione e attivi con urgenza un 'piano speciale' di aiuti e di sviluppo per i paesi di provenienza dei migranti che rischiano la loro vita in viaggi della disperazione più che della speranza". (R. Iaria)

Vangelo Migrante: XI Domenica del Termpo Ordinario – Mt 9,36-10,8

15 Giugno 2023 -
Ricominciamo il Tempo Ordinario con il Vangelo della chiamata degli apostoli da parte di Gesù.  È una chiamata che parte da uno sguardo di Gesù che vede la folla e ne sente compassione “perché erano stanchi e sfiniti come pecore senza pastore”. La chiamata è uno sguardo, la chiamata viene dalla compassione e ogni vocazione non è la propria realizzazione, ma ogni vocazione è la risposta ad una domanda, è la risposta ad una miseria, è la risposta ad una situazione in cui Gesù riversa la propria compassione. Il progetto di Dio su di noi è davvero essere parte di questa compassione, è entrare in quella preghiera di Gesù dove “la messe è molta e gli operai sono pochi”. È molto significativo che Gesù non parli di molti campi e di molti terreni, ma della messe che è molta. La messe si trova alla fine del percorso e del processo del grano; quindi il Signore vede già il compimento dove noi vediamo soltanto il deserto, dove noi vediamo la precarietà. Dove noi vediamo l’insufficienza, il Signore vede già la pienezza. Guardare l’altro è riscoprire come il Signore guarda noi, con questo sguardo che in Lui ci vede già compiuti. Noi spesso vediamo i vuoti, il Signore vede la pienezza di quest’opera di Lui in noi, per la quale restiamo sempre poco e pochi rispetto alla messe. È fondamentale nella vita sentirsi poco, rispetto al tanto dell’opera di Dio, così che non ne saremo mai i padroni, ma sempre i servi. Gli apostoli che sono chiamati con le loro fragilità familiari e di storie personali (c’è il fratello di.., c’è il pubblicano, c’è il traditore) e sono mandati con una nota di fondo, la nota della gratuità: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Partecipare all’opera di Dio è partecipare a una gratuità di risultati, ad una gratuità di tempi, ad una gratuità di cuore. È molto bello che la parola “gratuità” abbia la stessa radice della parola “gratitudine”, quella di cui parla la Prima Lettura, quando si fa riferimento al popolo che Dio si è scelto. Noi siamo scelti, ciascuno di noi è scelto, nessuno di noi è sbagliato e dobbiamo portare, nella nostra missione, la stessa gratitudine di un Dio che “ci ha portato su ali d’aquila”. La Seconda Lettura aggiunge che la missione nella Chiesa è “essere una comunità di riconciliati”; quindi: gratuità, gratitudine e riconciliazione. All’origine di ogni vocazione c’è il perdono che Dio ci usa, non c’è il nostro perso0naggio da incensare. Non so quanti sappiano che dietro la storia di Giovanni Maria Vianney, meglio noto come il Santo Curato d’Ars, c’è una grande ferita.  Venne chiamato alle armi, al momento della coscrizione militare voluta da Napoleone, ma, al suo posto scelse di andare il fratello Francois. Quando arrivò a casa la notizia della sua morte, la madre fece tanto pesare su di lui questo triste evento, convinta che fosse colpa sua.  Il Signore entrò nella sua vita e lui si trovò a dovere scegliere tra il considerare quella ferita una grande colpa, da portare su di sé tutta la vita, o una grande ferita da consegnare alla misericordia di Dio. Scelse di aprirsi alla misericordia di Dio e quella ferita gli consentì di diventare un padre misericordioso il cui confessionale fu visitato da tutta la Francia. Questo ci insegna che ciò che diamo è l’espressione di ciò che riceviamo dal Padre Gesù poi aggiunge: “strada facendo predicate”. Essere salvati è ricevere la forza di camminare: una forza che guarisce chi è infermo; una forza che risuscita, che fa passare dalla morte alla vita; una forza che monda ciò che è lebbroso, cioè che ridà speranza e riunifica; una forza che scaccia i demoni, scaccia la menzogna che divide. Tutto questo non è possibile farlo da soli, ma solo perché per primo il Signore lo opera in noi. Possa il Signore, oggi, rinnovare la nostra chiamata e ridonarci il suo profondo sguardo di compassione, affinché come siamo guardati da Lui, così guardiamo gli altri: “gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente doniamo”. (Francesco Buono)

Cei: inaugurata la nuova sede della Fisc

15 Giugno 2023 -

(Foto Siciliani – Gennari/SIR)

“Una sede, però, non sono solo le mura, gli arredi ma è un luogo costituito soprattutto dalle persone che vi lavorano e vi abitano”, ha aggiunto Ungaro che ha voluto ringraziare “Oriella, Barbara, Ilaria, le ‘ragazze’ che della Fisc sono ormai la memoria storica ma anche coloro che sentono il polso della vita associativa” e che rispondono alle richieste dei soci della Federazione con “uno stile di attenzione familiare che permette di prendere a cuore ogni telefonata, ogni richiesta, ogni pratica”. Il presidente Ungaro ha definito “fondamentale per la Fisc la prossimità con la sede della Cei ed i suoi uffici, con il Sir, con il Servizio per il sostegno economico, con il Si.Cei, il servizio informatico, ma anche con il Copercom e con TV2000, InBlu ed Avvenire”. “Questo tempo sinodale – ha sottolineato Ungaro – è un momento di ‘grazia’, un momento privilegiato per intensificare ancora maggiormente la collaborazione fra quanti operano nella galassia della comunicazione sociale della Cei: ciascuno di noi con le proprie caratteristiche e le proprie ricchezze per rispondere alle sfide che la società ci pone e per alimentare con le nostre notizie la sorgente da cui sgorga l’acqua viva a cui si dissetano coloro che gettano con speranza il proprio secchio nel pozzo di Sichem”. Per il presidente della Fisc è “una strada non nuova ma che stiamo percorrendo da tempo, grazie al coordinamento dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, avendo come compagni di viaggio Avvenire, il Sir, Tv2000, il circuito Inblu. Certamente – ha riconosciuto – non è un cammino semplice ma è fondamentale per ‘ascoltare e parlare con il cuore in puro stile sinodale’ agli uomini ed alle donne del nostro tempo come ci esorta papa Francesco. Lavorare insieme – ha concluso – ci permette di vivere la gioia sperimentata dai due discepoli quando rientrano ‘senza indugio’ da Emmaus a Gerusalemme lasciandosi alle spalle la tristezza della solitudine che aveva reso pesante i loro passi all’andata e che anche noi, talvolta, proviamo nella nostra diakonia informativa”. Al termine dell’inaugurazione ai presenti è stata donata una matita, un segno che Ungaro ha spiegato così: “Sono delle matite con un richiamo evidente a quello scrivere che è alla base del nostro lavoro. Ma custodiscono anche dei semi. Potete piantarle nel terreno e daranno vita a delle piante profumate. È un piccolo segno che ci è venuto in mente ricordando quelle parole che Paolo Vi rivolse, nel novembre 1966, ai fondatori della Federazione: ‘Noi non sappiamo pensare ad un settimanale diocesano senza ricordarci delle parabole evangeliche del piccolo seme che cresce fino a prendere misura e funzione di pianta’”. A benedire la nuova casa della Fisc è stato mons. Giuseppe Baturi, Segretario generale della Cei, che rivolgendosi ai presenti, ha ricordato quanto “sia importante e decisivo per noi che ci siano degli occhi capaci di guardare ciò che accaddove la Chiesa si incarna, dove trasmette la fede, dove fa la carità, dove scambia amicizia, quindi strumenti informativi, presidi a contatto della vera esperienza della comunità cristiana, sono preziosissimi. Se il Verbo si fa carne deve essere raccontato come storia di vita e significativamente letto nel suo valore e annunciato nel suo significato. È questo il senso della comunicazione della Chiesa”. (Daniele Rocchi)

Papa Francesco sul naufragio nell’Egeo: devastante perdita di vite

15 Giugno 2023 - Città del Vaticano - Papa Francesco "profondamente costernato nell'apprendere del naufragio al largo delle coste della Grecia con la sua devastante perdita di vite umane", offre "preghiere sincere per i tanti migranti che sono morti, i loro cari e tutti coloro che sono stati traumatizzati da questa tragedia". E' quanto si legge in un telegramma di cordoglio inviato, a nome del Pontefice dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin al Nunzio in Grecia.

Naufragio nell’Egeo: Acli, “fermiamo la strage nel Mediterraneo”

15 Giugno 2023 -
Roma - “Ancora morti al largo della Grecia nell’indifferenza generale di chi dovrebbe pattugliare i confini dell’Europa e invece lascia che bambini, donne e uomini muoiano nel Mediterraneo. In attesa della cifra ufficiale definitiva di quest’ultima tragedia annunciata, è già certo che 78 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste dell’Europa”. Così le Acli in una nota nella quale sottolineano che “in troppe circostanze simili hanno denunciato l’indifferenza dell’Europa difronte ad una delle più grandi tragedie del secolo e hanno tentato di indicare l’unica politica di cui l’Unione sembra incapace: apertura di vie legali all’accesso e affermazione del diritto internazionale e europeo. Davanti all’ennesima strage, le Acli si stringono ai familiari delle vittime”.

Mons. Perego: occorrono regolari canali d’ingresso in Europa

15 Giugno 2023 - Roma - La tragedia dell’imbarcazione inabissata nel Mediterraneo al largo della Grecia sarà alla fine "una delle più gravi degli ultimi dieci anni se si confermerà il numero di coloro che viaggiavano sull’imbarcazione partita dalla Libia”. E' quanto ha detto ieri mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, all'agenzia AdnKrons parlando del naufragio del perschereccio partito dalla Libia e diretto  in Italia con a bordo 700 persone. Un naufragio con almeno 78 morti e 104 superstiti. “La tragedia - ha aggiunto - ripropone la necessità di canali regolari d’ingresso in Europa e un’operazione come ‘mare nostrum’: due temi assenti nella recente proposta dei Ministri dell’interno in Europa. I morti nel Mediterraneo crescono mentre cala la solidarietà europea. È un sogno e al tempo stesso una vergogna per le democrazie in Europa pensare di fermare i migranti in fuga -110 milioni ormai lo scorso anno - in campi profughi al di là del Mediterraneo o in presunti paesi sicuri”.

Calabria: ad Armo commemorati i naufraghi che hanno perso la vita in mare

14 Giugno 2023 - Reggio Calabria - A Reggio Calabria, nel cimite­ro di Armo, sono stati comme­morati i naufraghi che hanno perso la vita in mare, durante i viaggi della speranza. In par­ticolare le 45 anime i cui corpi, dal 2016, risposano nel picco­lo cimitero reggino, divenuto luogo-simbolo dell’accoglien­za. Presente l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, mons. Fortunato Morrone, per il quale “questo luogo è quasi un sacramento”. Esattamente il 10 giugno 2022 veniva benedetto questo luo­go di memoria per le vittime del mare, per tutti quei migranti che, in cerca di un futuro mi­gliore, perdono la vita cercando una vita migliore.

Don Kodrari: la comunità albanese in Italia “si è integrata perfettamente nel tessuto sociale e culturale”

14 Giugno 2023 - Roma - “Per me questo non è altro che un ulteriore segno della manifestazione dell'amore di Dio nei miei confronti e allo stesso tempo una grande responsabilità che mi offre la possibilità di mettermi al servizio degli altri. Spero che il Signore mi aiuti e mi dia la grazia affinché io veda il Suo volto in quello del mio prossimo e che io abbia la grazia per considerare il diverso come abitazione dello Spirito santo”. Lo dice al quotidiano “Osservatore Romano” don Anton Kodrari, da poche settimane nominato coordinatore nazionale Migrantes della pastorale dei cattolici albanesi in Italia dal Consiglio Episcopale Permanente della Cei. Dopo aver raccontato la sua storia al giornale vaticano il sacerdote, incardinato nella diocesi di Fiesole, spiega che quella  albanese è “una comunità che mantiene ancora saldi legami familiari tra una sponda e l'altra dell'Adriatico, ma che si è integrata perfettamente nel tessuto sociale e culturale italiano. Molti albanesi, soprattutto quelli emigrati in età adulta, sono ancora legati alle tradizioni religiose delle terre natie; da qui la necessità di un grande piano pastorale incentrato anche sul rapporto con i sacramenti del battesimo, della confessione e del matrimonio”. L'arrivo degli albanesi in Italia può dividersi in tre periodi storici distinti e in altrettanti gruppi. I primi che arrivarono furono gli Arbëreshë che, a seguito della morte dell'eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg e alla conseguente avanzata degli ottomani, si stabilirono in Italia nel XV secolo per non abiurare alla propria fede. Proprio agli Arbëreshë è legata l'immagine della Madonna del Buon Consiglio che la tradizione vuole sia stata trasportata dagli angeli, assieme a due pastori scutarini che la seguirono senza accorgersi di nulla, dall'Albania alla città di Genazzano, a pochi chilometri da Roma, spiega il sacerdote. Il gruppo Arbëreshë, ancora oggi, fa parte della Chiesa italo-albanese, una Chiesa sui iuris di tradizione bizantina e in piena comunione con il Papa. Il secondo gruppo è formato da coloro che subirono la diaspora albanese che vide la fuga e l'esilio di sacerdoti, politici e di tante altre persone con l'instaurarsi della dittatura comunista. Il terzo gruppo arrivò invece negli anni '90 con la caduta del regime comunista e si è distribuito geograficamente in tutta la Penisola. I cattolici albanesi del secondo e terzo gruppo “utilizzano il rito romano nell'amministrazione dei sacramenti, nella settimana santa, nelle feste di precetto e in tutte le manifestazioni della liturgia cattolica”. Don Kodrari evidenzia che la Chiesa italiana ha “sempre espresso vicinanza e affetto verso tutte le Chiese e in modo particolare a quella della mia terra di origine dove, dalla caduta del regime, ha sempre inviato missionari, suore e volontari laici per rialzare e fortificare la Chiesa di Albania tanto provata dagli anni della dittatura. Non sono mancati gli aiuti umanitari, l'invio di materiale sanitario e negli ultimi anni tanto si è investito nell'istruzione e la formazione umana con scuole e università”. Per quanto riguarda “il contributo del mio ufficio, con l'aiuto di tanti collaboratori, cerchiamo di diffondere la Parola celebrando la messa in lingua albanese, confessare quanti non conoscono l'italiano, dare un aiuto concreto e caritatevole a quanti hanno bisogno e, non ultimo, organizzare pellegrinaggi per le festività a noi più care come la Madonna del Buon Consiglio e la festa dei martiri d'Albania”. (Raffaele Iaria

Guerra e clima, il mondo in fuga: I profughi sono oltre 110 milioni

14 Giugno 2023 - Milano - Kateryna è fuggita da casa, nel sud dell'Ucraina, nel marzo del 2022, a pochi giorni dall'inizio dell'aggressione militare russa. Ora si trova in Polonia, come rifugiata, insieme alla sua famiglia. Lei è al sicuro, ma teme per la sicurezza di altri suoi parenti, compresa la sorella e il nonno, rimasti in terra ucraina. Kateryna e la sua famiglia fanno parte dei 110 milioni di persone in tutto il mondo sono state costrette alla fuga a causa di guerre, persecuzioni, violenze e violazioni dei diritti umani. Un numero record, secondo il principale rapporto annuale dell'Unhcr-Acnur, «Global Trends in Forced Displacement 2022» , un dossier di 48 pagine (visionato da Avvenire in anteprima e che verrà diffuso oggi) , ultimato in vista della Giornata mondiale del rifugiato, del 20 giugno. Nel 2022, si legge, «la guerra in corso in Ucraina, insieme ai conflitti in altre parti del mondo e agli sconvolgimenti provocati dal clima», hanno costretto altri milioni di persone a fuggire, acuendo l'urgenza «per un'azione immediata e collettiva per alleviare cause e impatto dello sfollamento». A fine dicembre il numero totale è salito «al livello record di 108,4 milioni, con un aumento senza precedenti di 19,1 milioni rispetto all'anno precedente». E il trend «non mostra segni di rallentamento», anche a causa «dello scoppio del conflitto in Sudan, che ha causato nuovi esodi, spingendo il numero totale delle persone in fuga a un valore stimato di 110 milioni fino al maggio scorso». Numeri, osserva amaro l'Alto commissario Onu per i rifugiati Filippo Grandi, che «dimostrano che ci sono persone fin troppo pronte a ricorrere alla guerra, e decisamente troppo lente a trovare soluzioni». Con conseguenze angoscianti: «La devastazione, lo sfollamento e l'angoscia per milioni di persone sradicate con la forza dalle loro case». Tecnicamente, 35,3 milioni di persone sono «rifugiati», perché hanno attraversato un confine internazionale in cerca di sicurezza, mentre il gruppo più numeroso (il 58%, ossia 62,5 milioni) riguarda gli sfollati all'interno dei loro Paesi, per conflitti o per situazioni di violenza. Inoltre, 4,4 milioni di persone risultano apolidi o di nazionalità indeterminata, il 2% in più rispetto al 2021. Da Kiev a Kabul La guerra in Ucraina ha determinato un boom di partenze: da 27.300 nel 2021 a 5,7 milioni nel 2022, «il più rapido esodo di rifugiati al mondo dalla Seconda guerra mondiale». E in Afghanistan la quota si è impennata per la revisione delle stime dgli afghani ospitati in Iran (molti non erano stati contabilizzati). Meno persone sono invece rientrate in patria volontariamente e in sicurezza: «339mila in 38 Paesi», con «significativi ritorni volontari in Sud Sudan, Siria, Camerun e Costa d'Avorio». Mentre 5,7 milioni di sfollati interni sono tornati a casa, in particolare in Etiopia, Myanmar, Siria, Mozambico e in Congo. Sconcerta apprendere che «i 46 Paesi meno sviluppati», che «rappresentano meno dell'1,3% del prodotto interno lordo globale», ospitano «più del 20% di tutti i rifugiati». E i fondi per far fronte alle molte crisi in corso sono stati insufficienti e continuano a esserlo nel 2023. «Le persone continuano a dimostrare una straordinaria ospitalità nei confronti dei rifugiati», constata Grandi, «ma è necessario maggior sostegno internazionale e una condivisione più equa della responsabilità». Soprattutto, «bisogna fare molto di più per porre termine ai conflitti» e per «rimuovere gli ostacoli in modo che i rifugiati abbiano l'opportunità concreta di ritornare volontariamente a casa, in sicurezza e dignità». Come Renessio, vedova e con 6 figli, che è riuscita a rientrare a Bria, in Centrafrica e col sostegno di un programma dell'Acnur ha costruito una nuova casa per la sua famiglia.

Cei: primo incontro dei rappresentanti delle Chiese cristiane in Italia

14 Giugno 2023 - Roma - Per la prima volta si sono riuniti a Roma, nella sede della Conferenza Episcopale Italiana, i rappresentanti delle Chiese cristiane presenti in Italia. Nell’ambito del Cammino sinodale, la Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo ha infatti organizzato l’incontro dal titolo “Sulla stessa barca” che ha visto la partecipazione di 20 delegati di 17 Chiese. Si tratta, spiega Mons. Derio Olivero, Vescovo di Pinerolo e Presidente della Commissione, di “un evento storico che, nella prospettiva dell’ascolto indicata dal Cammino sinodale, ci ha aiutato a capire cosa lo Spirito dice alle Chiese”. La giornata si è sviluppata secondo il metodo della “conversazione spirituale”, con il lavoro in due gruppi sinodali e il confronto in aula. A fare da filo rosso ai lavori sono state tre domande: “Quali sfide all’annuncio del Vangelo per le Chiese in Italia?; Quali sfide al cristianesimo oggi in Italia?; Cosa lo Spirito ci chiama a vivere insieme?”. “Nell’ascolto – spiega Mons. Olivero – abbiamo percepito chiaramente di essere tutti sulla stessa barca e di avere problematiche simili. Sono emersi però alcuni spunti, che sono espressione della diversità delle nostre Chiese e che rappresentano il punto nodale per l’ecumenismo di oggi e quello futuro. Nella società odierna, siamo chiamati ad assumere insieme la sfida posta al cristianesimo. Le diversità diventano una ricchezza per la loro capacità di esprimere meglio il cristianesimo nel tempo attuale”. “Siamo certi che, nonostante le onde della paura e del pessimismo, il Signore è presente nelle nostre Chiese e ci accompagna, proprio come nel dipinto ‘La tempesta sedata’ di Delacroix, scelta come immagine dell’incontro, Maria Maddalena ricorda ai discepoli che si trovano in balia del mare, preda della rabbia, della nostalgia, dell’ansia di non farcela o al contrario della convinzione di riuscire a salvarsi da soli”. L’appuntamento, che si è chiuso con l’auspicio comune che possa ripetersi in futuro, è il primo passo di un cammino che porterà ad altri momenti di condivisione e ascolto reciproco. Il 27 giugno, sempre a Roma, è in programma un evento che vedrà protagonisti i rappresentanti delle religioni presenti nel Paese.   DSC00648_12_06_2023-664x373
 

Italiano Utile: presentato un volume sulla lingua per i migranti

13 Giugno 2023 - Firenze - Notevole successo di partecipazione, sia in presenza sia online, ieri lunedì 12 giugno a Firenze presso la Sala Teatina del Centro Internazionale Studenti "Giorgio La Pira di Firenze, per  la presentazione del libro “Italiano Utile”, un corso di italiano L2 semplificato per richiedenti asilo, fruibile da chiunque non frequenti corsi strutturati o utilizzabile in essi anche come sussidio didattico. Il testo, frutto della collaborazione tra Ass. Casa di Betania OV e il Centro La Pira, come illustrato da Giulia Severi dell’Associazione Casa di Betania e da Edoardo Mascello del Centro La Pira, è articolato in dieci unità didattiche ed offre a volontari e facilitatori linguistici uno strumento utile come supporto didattico per insegnare l’italiano specificatamente ai richiedenti asilo per il raggiungimento del livello A1 dell’Italiano L2. Una particolarità che rende il libro estremamente fruibile anche su devices mobili perché multimediale, sono i collegamenti delle unità didattiche a video esplicativi dell’argomento ed esercizi online, anch’essi strumenti didattici facilitativi del percorso di apprendimento rivolto a tutti e sviluppati l’anno prima nell’ambito del progetto Re.Mul.Ita  di cui il libro rappresenta una continuità progettuale e didattica. Il progetto “Italiano Utile”, come il precedente, è stato finanziato dalla Fondazione Migrantes nell’ambito dei fondi dell’otto per mille. La presentazione è avvenuta con la partecipazione di mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore generale della Fondazione Migrantes, di  Diadori, direttrice del Centro DITALS dell’UNISTRASI, Università per gli Stranieri di Siena, Sara Vatteroni, Direttrice Regionale Migrantes della Toscana  Maurizio Certini, membro del CdA del Centro La Pira di Firenze e Lattarulo, esperto in politiche migratorie. Certini, nel suo intervento, ha sottolineato come il progetto si inserisca perfettamente nel processo indicato da Giorgio La Pira per promuovere la piena cittadinanza: dobbiamo vivere “l’integrazione come reciprocità” e la centralità della città per costruire una comunità inclusiva. Principio questo ripreso da mons. Felicolo quando, chiedendosi “quale città futura possiamo immaginare per una società dinamica e mutevole” ha ricordato la Carta di Siena, documento elaborato dieci anni fa dalla Fondazione Migrantes e dall’UNISTRASI con cui si delineava l’importanza della città come luogo di incontro e della lingua come strumento di integrazione e di cittadinanza. la direttrice Migrantes della Toscana, Vatteroni, ha evidenziato l’importanza di questo progetto di rete in quanto mette in relazione realtà importanti del territorio toscano per l’inserimento sociale degli stranieri attraverso l’insegnamento dell’italiano L2, riconosciute dall’UNISTRASI, che elaborano strategie comuni che valorizzino la dignità delle persone, specialmente gli ultimi degli ultimi, come sono oggi i profughi richiedenti asilo, privati di fatto di qualsiasi diritto e di strumenti ed opportunità per una reale integrazione nella società.  Lattarulo ha sottolineato l’importanza di interventi di inserimento sociale per la formazione dei richiedenti asilo, come è l’insegnamento della lingua italiana, anche se oggi in controtendenza la normativa recente, come il Decreto Cutro, ha sostanzialmente azzerato tutti gli interventi di carattere sociale correlati all’accoglienza, in riferimento sia all’insegnamento della lingua italiana L2, sia per l’orientamento legale, sia per l’assistenza psicologica mentre Diadori ha evidenziato l’accuratezza nella redazione del libro, sia per l’uso della grafica, sia per l’uso delle immagini, sia per lo sviluppo del testo, al punto che il libro sarà utilizzato nelle prossime lezioni dei suoi corsi universitari DITALS per i futuri insegnanti di Italiano L2. (S.V.)

Papa Francesco: “si mette il silenziatore alle voci di chi vive nella povertà”

13 Giugno 2023 - Città del Vaticano - “Viviamo un momento storico che non favorisce l’attenzione verso i più poveri”. Ne è convinto il Papa, che nel Messaggio per la Giornata mondiale dei poveri, in programma il 19 novembre, denuncia come “il volume del richiamo al benessere si alza sempre di più, mentre si mette il silenziatore alle voci di chi vive nella povertà”. “Si tende a trascurare tutto ciò che non rientra nei modelli di vita destinati soprattutto alle generazioni più giovani, che sono le più fragili davanti al cambiamento culturale in corso”, il monito di Francesco: “Si mette tra parentesi ciò che è spiacevole e provoca sofferenza, mentre si esaltano le qualità fisiche come se fossero la meta principale da raggiungere. La realtà virtuale prende il sopravvento sulla vita reale e avviene sempre più facilmente che si confondano i due mondi”. “I poveri diventano immagini che possono commuovere per qualche istante, ma quando si incontrano in carne e ossa per la strada allora subentrano il fastidio e l’emarginazione”, ammonisce ancora il Papa: “La fretta, quotidiana compagna di vita, impedisce di fermarsi, di soccorrere e prendersi cura dell’altro”. In questo scenario, per Francesco, “la parabola del buon samaritano non è un racconto del passato, interpella il presente di ognuno di noi”: “Delegare ad altri è facile; offrire del denaro perché altri facciano la carità è un gesto generoso; coinvolgersi in prima persona è la vocazione di ogni cristiano”. “Ringraziamo il Signore perché ci sono tanti uomini e donne che vivono la dedizione ai poveri e agli esclusi e la condivisione con loro”, l’omaggio del Papa: “persone di ogni età e condizione sociale che praticano l’accoglienza e si impegnano accanto a coloro che si trovano in situazioni di emarginazione e sofferenza”. “Non sono superuomini, ma ‘vicini di casa’ che ogni giorno incontriamo e che nel silenzio si fanno poveri con i poveri”, la precisazione del messaggio: “Non si limitano a dare qualcosa: ascoltano, dialogano, cercano di capire la situazione e le sue cause, per dare consigli adeguati e giusti riferimenti. Sono attenti al bisogno materiale e anche a quello spirituale, alla promozione integrale della persona”.

Africani francofoni in Italia: a Bologna l’incontro nazionale

13 Giugno 2023 - Bologna - Si svolgerà da oggi pomeriggio fino a domani l’incontro nazionale dei cappellani africani di lingua francofona che svolgono il loro servizio pastorale a fianco dei loro connazionali che vivono in Italia. Al centro dell’incontro il tema “Il ruolo e il compito del cappellano etnico in Italia nella sinodalità”. L’iniziativa si svolgerà nella parrocchia di Sant’Antonio di Savena a Bologna e sarà introdotta dal coordinatore nazionale Migrantes dei cattolici africani francofoni in Italia, don Luis Gabriele Tsamba. La relazione centrale è affidata al direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo che presiederà anche la liturgia eucaristica conclusiva. In Italia ci sono circa venti cappellanie di africani cattolici francofoni seguiti da altrettanti cappellani. (R.I.)

Mons. Felicolo: promuovere e accompagnare le persone migranti significa “riconoscere la loro dignità umana e il loro contributo alla società”

13 Giugno 2023 - Roma - “Confermo l’apprezzamento e il sostegno mio personale e di tutta la Fondazione Migrantes ai vostri progetti a favore delle persone migranti. Si tratta di persone che hanno bisogno di accoglienza, integrazione e inclusione nella società di arrivo, ma anche di rispetto e valorizzazione della loro identità culturale e religiosa”. Lo ha scritto, in un messaggio alla rassegna dal titolo  S-cambiamo il mondo – Per i diritti di tutti, promossa da Dun, presiduta da Barbara Massimilla e sostenuta dalla Fondazione Migrantes e patrocinata dalla Regione Lazio, da Amnesty International e dall’Alto commissariato ONU per i rifugiati. Promuovere e accompagnare le persone migranti – ha scritto mons. Felicolo - significa “riconoscere la loro dignità umana e il loro contributo alla società, ma anche sostenere il loro processo di adattamento e apprendimento. Questo implica una serie di azioni a livello individuale, comunitario e istituzionale, che riguardano diverse aree della vita: istruzione, lavoro, salute, casa. Promuovere e accompagnare le persone migranti significa riconoscere il loro ruolo di protagonisti del percorso di integrazione e inclusione, ma anche di attori del cambiamento sociale. Si tratta di una sfida che richiede la responsabilità e il coinvolgimento di tutti i livelli di governo, delle istituzioni, della società civile, delle organizzazioni religiose, delle comunità migranti e dei migranti stessi. Solo così si potrà costruire una società più giusta, aperta e solidale, in cui la diversità sia una risorsa e non un ostacolo”. Il cinema – ha concluso - è una forma d'arte che ha il potere di raccontare storie, emozioni, esperienze e visioni del mondo. Tra i temi più ricorrenti e significativi che il cinema ha affrontato, c'è quello della mobilità umana, “un fenomeno antico quanto l'umanità stessa, ma che ha assunto dimensioni e sfumature sempre più complesse nel corso della storia e ha saputo cogliere e rappresentare le diverse sfaccettature della mobilità umana, sia in chiave realistica che fantastica, sia in termini di opportunità che di sfida, sia in ottica di integrazione che di conflitto. Il cinema ha contribuito a sensibilizzare il pubblico sui temi della migrazione, dell'esilio e dell'identità culturale, ha anche stimolato la riflessione critica e il confronto sulle cause e le conseguenze della mobilità umana, sulle sue implicazioni etiche, sociali, politiche ed economiche. Il cinema ha infine offerto una testimonianza e una memoria dei cambiamenti che la mobilità umana ha prodotto nel mondo e nelle persone”.

Al cinema per vedere come le relazioni umane cambiano il mondo: la rassegna di DUN e Migrantes

13 Giugno 2023 - Roma - Lo scorso fine settimana è tornata a Roma la rassegna di cinema dell’associazione DUN - presieduta da Barbara Massimilla -  sostenuta dalla Fondazione Migrantes. Il proposito era il consueto: “S-cambiamo il mondo”, mescoliamo le culture e sensibilità, ascoltiamo e dialoghiamo, e in questo modo trasformiamo la realtà. La Casa del cinema di villa Borghese è stata lo scenario: parole immagini e note musicali si sono rincorse senza sosta nei due lunghi pomeriggi di sabato e domenica, pervadendo l’aria e le menti, tra le poltrone rosse di sala Cinecittà e l’arena all’aperto riscaldata dal tramonto, mentre l’intenso programma scorreva e gli ospiti si davano il cambio, provenendo da mondi tanto diversi, ciascuno per condividere le proprie esperienze. I temi ispiratori della rassegna sin dalla nascita – i diritti di tutti, come recitava il titolo di quest’anno, l’identità propria e dell’altro e il loro incontro, la libertà del singolo e dei popoli – sono stati osservati in questa sesta edizione attraverso la speciale lente della relazione umana, messa in mostra con diversi linguaggi d’arte, moda, canto, musica e soprattutto cinema. La scelta deve essere stata naturale per DUN, che da sempre persegue la multiculturalità e usa l’arte come mezzo preferito. Nata per curare le ferite psicologiche di persone segnate dal distacco dal proprio Paese, da un percorso migratorio spesso ostacolato, pericoloso e violento, dal difficile inserimento in una realtà nuova e non sempre accogliente, DUN sa bene che l’attenzione all’altro è la base per la guarigione del singolo come per l’avvio del lungo cammino che porta a cancellare le cause delle sue sofferenze. L’incontro, la conoscenza e la comprensione, che partano dal piccolo, dal margine di una strada o da una sala proiezioni, sprigionano una forza che scavalca i confini, e cambia il mondo. Così, la rassegna ha esplorato il tema della relazione in profondità e selezionato film che lo declinassero in tutte le sfumature. La relazione con la terra e le origini, con la Cisgiordania in 200 metri di Ameen Nayfeh e con la Siria in Nezouh di Soudade Kaadan, che i papà dei due film si ostinano a non voler lasciare, nonostante la loro vita lì si sia trasformata in una lotta per la sopravvivenza, a causa dell’oppressione e della guerra. Le relazioni familiari, messe alla prova, spezzate e a fatica ricucite, da un lato all’altro del muro israeliano che isola Tulkarem e sotto le bombe che sbriciolano le case di Damasco, che hanno già costretto tutti gli altri a fuggire. La relazione sentimentale, la tenerezza del primo amore tra Zeina e Amer, che infonde nuova voglia di credere nel futuro che li aspetta al di là del mare, quando la guerra sarà alle spalle. L’amicizia, che rende inseparabili Tori e Lokita nel film di Luc e Jean-Pierre Dardenne: stringendosi l’uno all’altra contro i colpi di una società – la francese in cui sono immigrati – che li respinge e li emargina, i due ragazzi costruiscono un legame che non sarebbe più forte se fossero davvero fratelli, come cercano di far credere per penetrare le barriere normative, ottenere i documenti e così conquistarsi due sole cose: trovare un posto nel mondo e starci insieme. La stessa solidarietà fraterna che nasce tra i giovani in viaggio verso l’Italia in Trieste è bella di notte (di Calore, Collizzolli e Segre), intrappolati nel game tra i Paesi balcanici, che cucinano, cantano e pregano insieme, e insieme partono, lungo percorsi accidentati e clandestini, sono respinti tante volte e ce la fanno solo a fortuna: chiedere protezione è un loro diritto, ma le leggi europee della frontiera gli impongono di conquistarselo sfidando la morte. Per due giorni la Casa del cinema è diventata un’isola: Roma è scomparsa da dietro i pini mediterranei di villa Borghese, ed è iniziato un viaggio verso mete lontane. Si sono ascoltate storie di resistenza, dall’architetto Elias Anastas, che sceglie di restare e coltivare i suoi progetti in Palestina, e storie di lotta per i diritti, dalle attiviste Ziba Gul e Zahra Tawfiq, venute a ricordare la resistenza domestica delle donne afghane e il coraggio rivoluzionario di quelle iraniane, e il loro bisogno di supporto internazionale. Nelle esibizioni dei laboratori di DUN, si è visto come la multiculturalità arricchisce ogni cosa, dalla moda al canto di un coro. Le storie piccole e universali illuminate sullo schermo hanno accompagnato ad immedesimarsi nelle identità, nelle violazioni e nelle sfide dell’altro, facendole sentire come fossero le proprie. Grazie al suo lavoro a fianco dei migranti, DUN realizza ogni giorno che l’incontro rende spontaneo prendersi sulle spalle le ingiustizie e le lotte dell’altro, e così alleggerirle e, passo dopo passo, provare a vincerle. Questa rassegna è un altro modo per farlo sperimentare. Se anche quest’anno ha suscitato un pensiero diverso e scatenato un sentimento nuovo, allora un altro pezzetto di mondo è cambiato.  (L.Cefaloni)

Messina: la mobilità umana alla Giornata di Fraternità

12 Giugno 2023 - Mesina - Si è svolta all’Oasi Madonna del Sorriso, la Giornata di Fraternità per diaconi e aspiranti della diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mele, con le rispettive famiglie. Erano presenti all’incontro mons. Tindaro Cocivera, delegato arcivescovile per i diaconi permanenti, p. Francesco Pati, e p. Marcello Pavone, membri della Commissione diocesana per la formazione degli aspiranti al diaconato permanente. La Giornata è stata animata dall’Ufficio diocesano Migrantes sul tema “mobilità umana e accoglienza”. Uno spazio di riflessione per comprendere il fenomeno oltre la paura e la disinformazione; per scoprire quale grande contributo possono dare i diaconi permanenti nell’accogliere la sfida educativa della mobilità umana; per offrire delle piste pastorali capaci di aiutare a sognare un futuro migliore “verso un NOI sempre più grande”. Durante l’incontro è stata comunicata la decisione dell’Arcivescovo di affiancare all’Ufficio diocesano Migrantes il diacono Salvatore Bellinghiere.  Una risorsa in più per una Diocesi che vede nella mobilità umana “un Segno di Dio che parla alla sua Chiesa".

Le radici cristiane d’Europa

12 Giugno 2023 -
Roma - Angelus senza Papa Francesco affacciato alla finestra dello studio del Palazzo Apostolico, e nemmeno dal balconcino del Policlinico Gemelli – il Vaticano terzo come lo chiamava san Giovanni Paolo II – dove si trova ricoverato da mercoledì scorso 7 giugno. Per volontà dei medici, è stato sottolineato, per non compromettere il decorso post operatorio e per consentire al Papa di far ritorno quanto prima a Santa Marta: “con il tempo è divenuto più saggio”, il commento di Sergio Alfieri, il chirurgo che lo ha operato. Angelus nella domenica in cui le chiese fanno memoria della festa del Corpus Domini, ovvero di un Dio che dona il cibo alle sue creature. Questo il messaggio che ci viene dalle letture. Nel Deuteronomio leggiamo che nel faticoso esodo verso la terra promessa, quaranta anni nel deserto, Dio ha fatto provare la fame “poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive di solo pane”. È il pane del popolo pellegrinante verso il Regno; è il pane che dona unità alla comunità, come leggiamo nella lettera di Paolo agli abitanti di Corinto: “il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo”. È il pane, infine che assume il volto e il corpo di Cristo e che Giovanni, nel suo Vangelo, propone con le parole che Gesù pronuncia nella Sinagoga di Cafarnao: “io sono il pane vivo disceso dal cielo: se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”. È la festa dell’eucaristia, per Benedetto XVI, istituita nell’ultima cena e che “costituisce il tesoro più prezioso della chiesa”; ancora, la “comunione con il corpo di Cristo è farmaco dell’intelligenza e della volontà per ritrovare il gusto della verità e del bene comune”. Festa che mette in primo piano il tema dell’amore, ricordava Papa Francesco in uno dei suoi primi Angelus, e nell’eucaristia adoriamo “il tesoro più prezioso” che Gesù ha lasciato alla comunità cristiana. L’amore è la forza di chi cammina nella vita insieme ai fratelli, sognando un mondo senza differenze raziali, come Martin Luther King, il leader dei diritti civili del popolo afroamericano, che pagò con la vita la sua azione di vedere un popolo unito, bambini e delle bambine unire le loro mani senza preoccuparsi del colore della pelle. Come il Mahatma Gandhi, testimone della non violenza, il quale, parlando nella festa di san Pietro, disse: “l’amore è il potere più duraturo che ci sia al mondo”. Niente Angelus pubblico per il Papa, abbiamo detto, ma non per questo è mancata la sua parola. Sabato ha inviato un messaggio all’evento Not Alone sul tema della fraternità, che vedeva riuniti trenta premi Nobel in piazza San Pietro. Nelle sue parole il no convinto alla guerra: “nel nostro mondo, dilaniato dalla violenza e dalla guerra, non bastano ritocchi e aggiustamenti: solo una grande alleanza spirituale e sociale che nasca dai cuori e ruoti attorno alla fraternità può riportare al centro delle relazioni la sacralità e l’inviolabilità della dignità umana”. Domenica ha fatto sentire il suo pensiero rivolgendosi ai parlamentari europei appartenenti al Partito popolare, sottolineando la necessità che i politici sappiano portare nella loro azione il contributo originale della Dottrina sociale della Chiesa: “pensiamo, ad esempio, ai due principi di solidarietà e sussidiarietà e alla loro dinamica virtuosa”. Nel suo messaggio Papa Francesco ha sottolineato anche le radici cristiane dell’Europa, un continente che “tenga insieme unità e diversità”. Per questo ci vuole “una forte ispirazione, un’anima” ma anche “dei sogni”. Ritengo, scrive il vescovo di Roma, “che i politici cristiani oggi si dovrebbero riconoscere dalla capacità di tradurre il grande sogno di fraternità in azioni concrete di buona politica a tutti i livelli: locale, nazionale, internazionale. Ad esempio: sfide come quella delle migrazioni, o quella della cura del pianeta, mi pare che si possano affrontare solo a partire da questo grande principio ispiratore: la fraternità umana”. L’Europa è nata unita, ha scritto il Papa, con un ideale di fondo: “generare uno spazio dove si potesse vivere in libertà, giustizia e pace, rispettandosi tutti nella diversità”. (Fabio Zavattrao - Sir)

Migrantes Fano: domani la Festa dei Popoli

9 Giugno 2023 - Fano - Sabato 10 giugno a Fano, nella Tensostruttura Lido, si svolgerà la terza edizione della Festa dei Popoli, una manifestazione promossa dall’Ufficio Migrantes della Diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola con la collaborazione della Caritas diocesana, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Fano (Assessorato alle Pari Opportunità e Assessorato al Welfare di Comunità) e del Consiglio – Assemblea legislativa delle Marche e il contributo di numerose associazioni e comunità etniche del territorio. Il tema della Festa è stato introdotto  giovedì 25 maggio presso il Cinema Masetti a Fano con la proiezione del docufilm “Tam Tam Basket” e con il  dibattito alla presenza del coach Massimo Antonelli (ex giocatore della Nazionale Italiana di basket nel 1975), ideatore del progetto e allenatore della squadra Tam Tam Basket di Castel Volturno (CE), formata da ragazzi figli di immigrati. Sabato mattina si svolgerà un torneo di calcetto, “Memorial Barbara Zenobi”, organizzato dal CSI e dall’associazione “Allarghiamo gli Orizzonti” presso i campi Mivida in  Sassonia di Fano. Nel pomeriggio inizieremo alle ore 16,00  con l’attività “Giochi dal Mondo” rivolta ai bambini e con l’apertura degli stands delle diverse comunità etniche con l’esposizione di tessuti e prodotti e con la proposta di diverse attività, per conoscere usanze e tradizioni provenienti dalle varie culture. Seguirà alle ore 17,30 la premiazione del torneo di calcetto. Successivamente, alle ore 18, dopo i saluti istituzionali, la dott.ssa Francesca Giglio ci presenterà il progetto “Radici in valigia” candidato per la Regione Marche al Progetto “Il turismo delle radici” promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e finanziato dall’Unione Europea. Alle 18.30 entreremo nel vivo del tema che è stato al centro della nostra riflessione in  questo anno “Seconde generazioni: quale futuro senza cittadinanza?”.  Approfondiremo la situazione delle seconde generazioni, cioè dei figli degli immigrati nati in Italia, circa 800.000 persone, che non riescono ad ottenere la cittadinanza italiana. Per affrontare  l’argomento avremo con noi Mohamed Kenawi, il regista del docufilm “Tam Tam Basket”e Sonny Olumati, nato a Roma, figlio di genitori nigeriani e  membro del movimento “Italiani senza Cittadinanza”. Concluderà il Vescovo Armando Trasarti. A seguire sarà possibile gustare le pietanze etniche e concluderemo con lo scambio di danze e canti realizzati dalle Comunità, che coinvolgeranno la partecipazione di tutti. La “Festa dei popoli” vuole contribuire a favorire una cultura dell’incontro attraverso la relazione, la conoscenza e lo scambio culturale, coinvolgendo i cittadini e le comunità etniche/linguistiche del nostro territorio, con particolare attenzione ai bambini e ai giovani, principali attori del fenomeno della integrazione interculturale, dell’accoglienza delle diversità di cui l’altro è portatore. Vuole, inoltre, favorire la presa di coscienza che il fenomeno migratorio costituisce un’opportunità di crescita interpersonale e per l’intera comunità civile e far sperimentare sempre più che la pace è possibile e, insieme, è un obiettivo realizzabile. (don Alessandro Messina - Direttore diocesano Migrantes)  

Migrantes Piemonte-Valle d’Aosta: domenica il Pellegrinaggio dei Popoli

9 Giugno 2023 -   Torino – Si svolgerà domenica prossima a Colle don Bosco, l’ottava edizione del Pellegrinaggio dei popoli promosso dal Coordinamento Migrantes regionale del Piemonte e della Valle d’Aosta e che vede partecipare, ogni anno in una sede diversa, centinaia di pellegrini. All’edizione di quest’anno sono attese oltre mille persone provenienti dalle diverse zone diocesane del Piemonte, e che arrivano da ogni angolo del mondo, dell'Africa all'America Latina, dal Medio Oriente all'Asia.