Primo Piano
Migrantes: l’impegno della Chiesa per i richiedenti asilo e rifugiati.
2. Le persone migranti che giungono oggi alle diverse frontiere europee fuggono dalle disuguaglianze economiche, dalle disuguaglianze nell'accesso ai beni primari (come acqua e cibo) e anche a causa del fenomeno del land grabbing: cresce infatti il numero di paesi che sta comprando terre molto produttive in Africa per garantirsi il cibo in futuro (sono più di 560 milioni gli ettari di terra passati sotto il controllo di multinazionali e strappati ai paesi africani più poveri). Così come sempre più rilevante sta diventando la problematica di chi fugge per disastri ambientali causati da cambiamenti climatici (e non solo).Tra i volti di chi chiede protezione internazionale, il Rapporto 2015 ci invita a guardare è proprio quello di chi è costretto a lasciare la propria terra a causa di disastri ambientali, i cosiddetti profughi climatici o rifugiati ambientali. L’OIM (l'Organizzazione internazionale per le migrazioni) li definisce come: “persone o gruppi di persone che, a causa di improvvisi o graduali cambiamenti dell’ambiente che influenzano negativamente le loro condizioni di vita, sono obbligati a lasciare le proprie case, o scelgono di farlo, temporaneamente o permanentemente, e che si muovono all’interno del proprio paese o oltrepassando i confini nazionali”. Queste persone migranti sono sempre più numerose - -nel 2014 i profughi ambientali sono stati 22 milioni e 400 - come si scrive nel Rapporto - , 3 volte i profughi di guerra -, anche perché negli ultimi vent'anni il numero (ufficiale) registrato dei disastri naturali (come alluvioni, siccità, tzunami, terremoti, eruzioni) è raddoppiato passando da circa 200 a oltre 400. Sono migranti che rischiano di non vedere riconosciuta la propria storia e tutelata la propria vita. Anche a loro Papa Francesco a guardato scrivendo l’enciclica ‘Laudato sì’’, sulla cura del creato, laddove ricorda come “i cambiamenti climatici siano destinati ad avere sempre più ripercussioni nel contesto delle migrazioni, costringendo singoli, nuclei ma anche intere popolazioni a lasciare i luoghi di origine, alla ricerca di spazi più idonei per vivere". "È tragico l'aumento dei migranti - ricorda Papa Francesco nell'enciclica - che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa. Purtroppo c'è una generale indifferenza di fronte a queste tragedie, che accadono tuttora in diverse parti del mondo" (n. 25).
3. Il diritto dei rifugiati ambientali a una protezione internazionale rischia il più delle volte di non essere riconosciuto nei diversi Paesi, perché sembra difficile determinare il nesso di causalità esistente fra il cambiamento climatico e le migrazioni, dal momento che la mobilità geografica rappresenta solo una delle possibili strategie di adattamento ai cambiamenti del clima. È pur vero che alcuni Stati hanno riconosciuto una qualche forma di protezione, seppur temporanea, alle vittime di disastri ambientali, come dimostra il caso degli Stati Uniti che con il Temporary Protected Status, riconoscono e tutelano gli individui che “temporaneamente non possono ritornare nel proprio paese a causa di un conflitto armato in corso, di un disastro ambientale o di altre situazioni straordinarie temporanee”. Nel 2010 hanno beneficiato del di tale status Honduras, El Salvador e Nicaragua.
Anche qualche stato europeo sembra muoversi in questa direzione. Si tratta della Svezia e della Finlandia, che hanno inserito la categoria dei rifugiati ambientali nelle rispettive politiche migratorie nazionali. L'Italia, all’art. 20 del Testo Unico sull’immigrazione, ha previsto una disposizione intitolata: “Misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali”, in cui si fa esplicito riferimento alla protezione temporanea da adottarsi, “per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione Europea”. Si cita dunque espressamente il disastro naturale come una delle cause che rende necessario tutelare i cittadini di Paesi non Ue che si trovino o siano in procinto di giungere sul territorio nazionale. Collegata a questa previsione è la misura contenuta nell’art. 5, comma 6, del Testo Unico sull’immigrazione, che riconosce l’attribuzione di un permesso di soggiorno al ricorrere di seri motivi, in particolare di carattere umanitario.
Per affrontare la questione dei migranti ambientali, bisognerebbe innanzitutto partire dalle esperienze giuridiche già esistenti ed applicarle al caso concreto, senza dimenticare che politiche efficaci volte alla salvaguardia della terra probabilmente rappresentano la migliore risposta al fenomeno. È quanto emerge anche dalla raccomandazione finale della Conferenza Nansen sul Climate Change and Displacement in the 21st Century, tenutasi a Oslo, in Norvegia, dal 5 al 7 giugno 2011, in cui si legge: “La comunità internazionale dovrebbe intervenire per frenare il cambiamento climatico, migliorare radicalmente la prevenzione dei disastri, la capacità nell’intervenire e dare risposte efficaci, supportare l’aiuto finanziario, che è più efficace su larga scala, e rafforzare la protezione per le persone sfollate, sia all’interno che all’esterno del proprio paese. Dovrebbe inoltre esserci una migliore attenzione verso i bisogni di protezione nelle situazioni di disastro ambientale”.
4. Accanto al tema dei profughi ambientali, un impegno particolare a cui spinge il Rapporto 2015 riguarda i minori non accompagnati: oltre 13.000 sbarcati sulle nostre coste nel 2014 e oltre 8500 già nel 2015 fino ad oggi, di almeno 3700 dei quali nel 2014 si sono perse le tracce, perché hanno continuato in solitudine il viaggio insieme ad altre 100.000 persone, mentre oltre 2500 nel 2014 e 2200 nel 2015 hanno chiesto asilo. Come ricordano i dati del Rapporto 2015, al mondo dei minori non accompagnati che sbarcano non siamo ancora riusciti a dare a tutti ugualmente una tutela e un accompagnamento personale, ma soltanto 1 minore non accompagnato su 5 è in una struttura dello SPRAR. La maggioranza è accolto in strutture di prima accoglienza inadeguate, contrariamente a quanto stabilito dal Patto Stato e Regioni del 2014 . Un volto da ricordare e un impegno di tutela da continuare come si ricorda in una delle raccomandazioni del rapporto 2015, che prevede: “la ricomposizione dell’accoglienza di tutti i minori stranieri non accompagnati nell’ambito dello SPRAR, favorendo adeguate qualifiche agli operatori e la promozione di forme diversificate di accoglienza, valorizzando anche la rete già esistente di comunità a favore di minori vittime di tratta, che prevedano anche percorsi di tutoraggio/accompagnamento e di affidamento familiare, sempre con programmi orientati al rispetto del superiore interesse del minore”. (Mons. Gian Carlo Perego - Direttore generale Fondazione Migrantes)
Immigrazione: presentato il 2° Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia
19.500.000 i rifugiati fuori dal loro paese di origine, di cui l’86% (12.400.000) sono accolti dai paesi in via di sviluppo: Turchia, Pakistan, Libano e Iran ospitano il 36% del totale dei rifugiati, ovvero 5.200.000 persone. Meno del 10% dei rifugiati arriva in Europa, e di questi meno del 3% arriva in Italia, ovvero meno del 3 per mille del totale. Fino al 31 agosto 2015, sono giunti in Italia circa 115.500 migranti, perlopiù eritrei, nigeriani, somali, sudanesi, siriani. “Il Rapporto – afferma Mons. Perego - costituisce uno strumento prezioso per accompagnare le numerose esperienze di accoglienza in atto già in molte parrocchie. Tra i volti di chi chiede protezione internazionale, il Rapporto ci invita a guardare a chi è costretto a lasciare la propria terra a causa di disastri ambientali, i cosiddetti profughi climatici o rifugiati ambientali, sempre più numerosi (oltre 22 milioni nel 2014). Anche a loro Papa Francesco ha guardato scrivendo l’enciclica ‘Laudato sì’’. Accanto al tema dei profughi ambientali un impegno particolare a cui spinge il Rapporto 2015 riguarda i minori non accompagnati: non siamo ancora riusciti a dare a tutti ugualmente una tutela e un accompagnamento personale. Soltanto un minore non accompagnato su cinque è in una struttura dello SPRAR, mentre la maggioranza è accolta in strutture di prima accoglienza inadeguate”.
Anche Biffoni si concentra sulla questione dei minori non accompagnati: “Dobbiamo riconoscere il lavoro svolto sinora dall’Italia. Con il piano nazionale di accoglienza e la decisione dell’allargamento dello Sprar a tutti i minori stranieri non accompagnati si riconosce lo Sprar come modello unico di accoglienza. L’emanazione del prossimo bando dello Sprar prevede la disponibilità di ulteriori 10 mila posti che si aggiungono agli attuali 20 mila, con l'obiettivo di allargare la rete dei Comuni che ne fanno parte. Non possiamo che lavorare per una prospettiva che veda un progetto Sprar sul territorio di ciascuno degli 8 mila Comuni italiani. Solo così si potrà davvero superare la gestione emergenziale del fenomeno. Allo stesso tempo è importante incidere sulla riduzione dei tempi di attesa per la presentazione della domanda di protezione internazionale e sulle relative decisioni. Inoltre è necessario affiancare strategie e programmi comuni per evitare le conflittualità sui territori e per accompagnare e favorire l’inserimento sociale ed economico per coloro che hanno avuto il riconoscimento dello status di richiedenti asilo e rifugiati”.
“Non ci sono soltanto mari – afferma don Soddu - ma muri sempre più alti contro cui, insieme alle vite dei profughi, sembra infrangersi il principio di solidarietà, base del progetto europeo, schiacciato da spinte nazionaliste e identitarie. Nella vana convinzione che questo possa arrestare l’esodo di milioni di persone in fuga da carestie, guerre e disperazione. Società civile, comunità locali, istituzioni e l’intera comunità internazionale devono allora ‘fare sistema’, non solo nell’accoglienza, ma per rimettere in cima alle priorità la difesa e la protezione dei diritti e della vita, in ogni dove. Alziamo la voce anche per chi soffre nel silenzio, in luoghi lontani, e non ha megafoni mediatici per gridare il suo dolore”. “Quella europea – afferma Sami - è soprattutto una crisi di rifugiati. La grande maggioranza di coloro che arrivano in Europa provengono da zone di conflitto come la Siria, l'Iraq o l'Afghanistan e sono in fuga per salvarsi la vita. Solo attraverso una risposta unitaria e comune di tutta l’Europa si può affrontare questa situazione. L’UNHCR insiste sul bisogno di aumentare le opportunità per i rifugiati di poter accedere a vie legali verso l’Europa, che includono il reinsediamento, le ammissioni per motivi umanitari, il ricongiungimento familiare e il rilascio di visti per motivi di studio”.
“Quando i miei vennero in Germania”: una iniziativa del “Corriere d’Italia”
Giovani rom, sinti e non rom: “Vogliamo essere attori di un cambiamento”
La Convention Primavera Romanì ha preso avvio con il messaggio di auguri del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “La presenza attiva di giovani rom e sinti rappresenta un elemento fondamentale nel cammino paziente verso forme sempre più efficaci di integrazione e inclusione – sono le parole del Capo dello Stato -. La consapevolezza piena dei propri diritti, unitamente alla conoscenza dei propri doveri nei confronti della società e dello Stato, è un passo indispensabile per far cadere diffidenze e pregiudizi reciproci e assicurare un futuro di dialogo e di convivenza”.
Nel corso della conferenza stampa, i giovani hanno presentato il loro Manifesto alla Commissione Diritti Umani del Senato, rappresentata dalla senatrice Manuela Serra, e al deputato del Partito Democratico Khalid Chaouki. È intervenuta anche la senatrice rom spagnola Silvia Heredia Martin, che ha raccontato la situazione dei rom in Spagna, dove vive quasi un milione di rom, contro i circa 180 mila presenti nel nostro Paese. “Non accettiamo più che i nostri figli vivano in un paese di ghetti, separazioni, disuguaglianze, povertà, odio e razzismo, né oggi, né domani – sono le parole pronunciate dai giovani rom, sinti e non rom -.Vogliamo essere un esempio di società unita e libera, come l’Italia dovrebbe essere. Vogliamo essere attori di un cambiamento di cui tutti possano giovare. Un paese orgoglioso dei suoi valori, aperto verso i deboli, che consenta a ciascuno di essere apprezzato, amato e riconosciuto per le proprie passioni e qualità. Un’Italia che abbracci le differenze e si consideri fortunata per la ricchezza di tutte le culture che la compongono”.
Rifugiati: domani la presentazione del Rapporto Protezione Internazionale
Il Rapporto è il frutto della collaborazione, per il secondo anno consecutivo, tra Fondazione Migrantes, Anci, Caritas Italiana, Cittalia e Sprar, in collaborazione con UNHCR.
Non si tratta di una semplice raccolta di dati, ma di una ricerca approfondita che, per la sua completezza di visione e per la mole di dati certi e comparati, sgombra il campo da approssimazioni e luoghi comuni sul fenomeno dei migranti forzati e rifugiati, e permette una più completa e reale lettura dello scenario internazionale, europeo ed italiano. “Emergono così piccole e grandi verità – si legge in una nota - che possono contribuire ad una lettura più puntuale del fenomeno e a fornire elementi di analisi e proposte al vivace dibattito pubblico sul tema. Se è vero, ad esempio, che i rifugiati in gran parte provengono dai paesi in via di sviluppo, è anche vero che altri paesi in via di sviluppo accolgono l’86% del totale dei rifugiati. Meno del 10% arriva in Europa, e di questi meno del 3% arriva in Italia, ovvero meno del 3 per mille del totale. Il Rapporto integrale sarà anche oggetto di una Tavola rotonda che si terrà il prossimo 24 settembre al Conference Centre di Milano-Expo. Alla Conferenza Stampa del 22 settembre interverranno Piero Fassino, presidente dell’Anci; Matteo Biffoni, Delegato immigrazione Anci, mons. Gian Carlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes; Don Francesco Soddu, Direttore di Caritas Italiana e Carlotta Sami, Portavoce UNHCR.
Vaticano: siriana la prima famiglia di profughi accolta dalla parrocchia di Sant’Anna
La famiglia accolta dalla parrocchia vaticana è di nazionalità siriana e arriva dalla città di Damasco da cui è fuggita a causa della guerra. E’ composta da padre, madre e due figli, tutti cristiani di Rito greco-melchita cattolico, del Patriarcato di Antiochia. In una nota l’Elemosineria Pontificia rivela che la famiglia è entrata in Italia proprio nella domenica quando Papa Francesco, al termine della preghiera dell’Angelus, ha rivolto l’accorato appello ad accogliere una famiglia in ogni Parrocchia, Comunità religiosa, Monastero e Santuario. Tutti e quattro i componenti della famiglia, si legge nel comunicato, sono stati ospitati in un appartamento del Vaticano, nelle vicinanze di San Pietro. È stata subito avviata la procedura per la richiesta di protezione internazionale. In base alla legge per i primi sei mesi dalla presentazione della domanda d’asilo i richiedenti protezione internazionale non possono lavorare. In questo periodo saranno assistiti e accompagnati dalla comunità parrocchiale di Sant’Anna. Per quanto riguarda l’accoglienza della seconda famiglia da parte dell’altra Parrocchia vaticana, quella di San Pietro, l’Elemosineria Pontificia ha comunicato che non fornirà alcuna notizia fino alla conclusione degli adempimenti necessari. (Raffaele Iaria)
Firenze: domenica un convegno interreligioso
Mons. Perego: gli immigrati stanno cambiando il tessuto delle nostre città
“I 5 milioni di immigrati attualmente presenti nel nostro Paese - ha osservato monsignor Perego - stanno cambiando progressivamente il tessuto nelle nostre città, dal mondo del lavoro a quello delle imprese, dalla scuola alla famiglia”. Si pone dunque la necessità di “preparare e incoraggiare questo meticciato culturale, pena il pericoloso aumento dei conflitti sociali”.
Il direttore della Migrantes si è soffermato inoltre su un dato troppo spesso sottovalutato, cioè l’aumento dei giovani che partono dal Bel Paese in cerca di lavoro. “Solo nell’ultimo anno, ben 120.000 ragazzi si sono mossi dall’Italia per trovare un’occupazione, quattro volte il numero di migranti che sono arrivati”, ha spiegato.
Parte a Genova il volontariato di rifugiati e richiedenti asilo
Il protocollo, che avrà la durata di un anno rinnovabile, è destinato ai migranti attualmente ospitati nelle strutture di accoglienza temporanea nel territorio del capoluogo e gestite da enti e organismi convenzionati con la prefettura di Genova.
L’attività degli stranieri sarà prestata a titolo gratuito e l'unico onere, in capo al comune di Genova, sarà quello di garantire un'adeguata copertura assicurativa per eventuali infortuni.
Lo sbarco del figlio del mare
Migrantes: mons. Di Tora al Cara di Castelnuovo di Porto
Racconta bene quant’è stata importante la giornata Floriana Lo Bianco, che dirige questo Cara a Castelnuovo di Porto: “Per i ragazzi, veder venire qui il prefetto e il vescovo per loro è stato un messaggio molto importante, proprio di accoglienza nel rispetto della loro dignità”. Qualcuno di loro s’è emozionato raccontando la sua storia: come chi, una volta arrivato in Italia, aveva scoperto che la sua famiglia non esisteva più e voleva suicidarsi.
“Purtroppo negli ultimi tempi l’accoglienza è stata anche sinonimo di malaffare – dice Gabrielli –. Sappiamo come un albero che cade faccia più rumore di una foresta che cresce, ma oggi abbiamo fatto un giro nella foresta. Le cose negative si combattono principalmente favorendo le cose positive”.
È una sorta d’isola felice, questo centro. “Facciamo circa cento, centoventi accessi in medicheria al giorno fra visite, somministrazioni di terapie e medicazioni”, racconta Maurizio Lopalco, il direttore sanitario. Chiorazzo è fiero di come fanno andare le cose i centosedici dipendenti della cooperativa che lavorano nel Cara (la metà dei quali laureati): “Anche qui succede che gli ospiti litighino per una partita di calcio o per un piatto di pasta più grande di un altro, eppure fra loro non è accaduto, mai, neppure uno screzio per motivi religiosi”.
Le stanze sono in ordine, l’ambulatorio, il refettorio, la ludoteca per i più piccoli sono lindi e pinti. Un ragazzo ha appena saputo che gli è stato negato lo status di rifugiato, si arrabbia, non sa cosa farà e lo prendono subito gli psicologi, lo calmano, gli spiegano che non è finita.
“Dobiamo entrare in un’ottica diversa – spiega monsignor Di Tora –, non solo di accoglienza dell’altro, ma di costruire insieme qualcosa per il futuro”. Tanto più che “oggi il mondo è complesso, immaginare di chiudersi nel proprio 'piccolo' è qualcosa che va verso la morte. Solo l’apertura, costruire insieme, è quel che può realizzare il mondo nuovo, un mondo di pace”. Di nuovo Gabrielli: “Nel tempo, tutte le società che si sono chiuse sono venute meno. Sono quelle che si sono aperte, che si sono lasciate 'contaminare', si sono irrobustite e sono cresciute”.
Il lavoro qui è duro e quotidiano, perciò sono contenti anche gli operatori di Auxilium: “È una soddisfazione poter mostrare tutto quanto facciamo e i risultati che abbiamo ottenuto”, racconta la direttrice Floriana Lo Bianco. Sul volto della quale si allarga il sorriso chiedendole l’episodio più emozionante vissuto nel Cara: “Le nascite. Sono arrivata a gennaio e fino ad aprile abbiamo avuto quattro nascite, è stata ogni volta veramente una bella emozione seguire gli ultimi giorni di gravidanza e la nascita...”. (Pino Ciociola - Avvenire)
Vescovi Piemonte e Val d’Aosta invitano all’accoglienza dei migranti
Ora i vescovi di Piemonte e Val d’Aosta scrivono: “In questi tempi di emergenza abbiamo cercato di agire in modo coerente, spesso sfidando la contrarietà di quanti si lasciano condizionare dall’emotività, dalla paura dello sconosciuto, quando non anche da atteggiamenti di razzismo”.
Commentando le parole del Papa durante l’Angelus del 6 settembre, sottolineano due concetti: “la possibilità per le comunità cristiane di dare concrete risposte, semplicemente responsabilizzando ogni fedele, ogni comunità e ogni struttura ad accogliere
un numero limitato e quindi possibile di profughi; l’opportunità di impostare l’accoglienza a misura di famiglia, rendendo così possibile una strategia di accoglienza diffusa sui territori e quindi libera da quella emotività che nasceva spontanea di fronte a masse di individui sconosciuti”. Pertanto i vescovi concludono dicendo che “accolgono e fanno proprio l’invito a tutte le parrocchie, famiglie, comunità religiose, per un supplemento di impegno e per rendersi disponibili a dare una risposta concreta a quanto Papa Francesco ci chiede”, nella convinzione che i credenti devono “sentirsi responsabili del proprio fratello”.
Il testo da ultimo contiene un ringraziamento “per l’ottimo lavoro fin qui svolto dalle Caritas, da Migrantes e da varie organizzazioni”. (Fonte Avvenire)
Rifugiati: il 22 settembre la presentazione del Rapporto Protezione Internazionale
Il Rapporto è il frutto della collaborazione, per il secondo anno consecutivo, tra Fondazione Migrantes, Anci, Caritas Italiana, Cittalia e Sprar, in collaborazione con Unhcr.
Non si tratta di una semplice raccolta di dati, ma di una ricerca approfondita che, per la sua completezza di visione e per la mole di dati certi e comparati, sgombra il campo da approssimazioni e luoghi comuni sul fenomeno dei migranti forzati e rifugiati, e permette una più completa e reale lettura dello scenario internazionale, europeo ed italiano.
“Emergono così piccole e grandi verità - si legge in una nota - che possono contribuire ad una lettura più puntuale del fenomeno e a fornire elementi di analisi e proposte al vivace dibattito pubblico sul tema. Se è vero, ad esempio, che i rifugiati in gran parte provengono dai paesi in via di sviluppo, è anche vero che altri paesi in via di sviluppo accolgono l’86% del totale dei rifugiati. Meno del 10% arriva in Europa, e di questi meno del 3% arriva in Italia, ovvero meno del 3 per mille del totale.
Il Rapporto integrale sarà anche oggetto di una Tavola rotonda che si terrà il prossimo 24 settembre al Conference Centre di Milano-Expo.
Alla Conferenza Stampa del 22 settembre interverranno Piero Fassino, presidente dell’Anci; Matteo Biffoni, Delegato immigrazione Anci, mons. Gian Carlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes; Don Francesco Soddu, Direttore di Caritas Italiana e Carlotta Sami, Portavoce Unhcr.
Portogallo: quando alla porta bussa un rifugiato
Mattarella: gli hotspot non bastano
“Occorre infatti – ha aggiunto – una politica dell’Unione, una gestione complessiva del problema ed è solo in questo modo che si può avere una risposta efficace” all’immigrazione che sta investendo l’Europa.
A Manchester un corso per vincere i pregiudizi verso i migranti
L’incontro di Manchester, reso possibile anche dal sostegno del Consiglio d’Europa e dall’organizzazione Brot für die Welt – riferisce l’Osservatore Romano - è stato pensato, mesi fa, nell’ambito delle iniziative con le quali l’Eyce si propone di formare cristiani di tradizione diversa a una cultura dell’accoglienza e della condivisione come prima tappa fondamentale di un cammino per una testimonianza comune del Vangelo. È stata dunque una tappa nella quale si è cercato di rendere più immediata la comprensione dei profondi legami tra migrazione, esclusione sociale e povertà in Europa, dove pure esistono programmi e progetti, spesso condivisi a livello ecumenico, per superare la condizione di emarginazione dei migranti.
Proprio il racconto di queste esperienze comuni, a cominciare da quelle attive in Gran Bretagna, ha costituito il momento principale dell’incontro secondo una metodologia della formazione al dialogo che per l’Eyce consiste nella condivisione, attraverso il racconto dei protagonisti, di cosa i giovani già fanno nelle comunità locali per superare le divisioni confessionali su un tema come quello dell’accoglienza dei migranti.
Card. Bagnasco: “fare a meno di muri e fili spinati”
Roma – “Nella misura in cui tutti siamo in posizione di dialogo, rispetto, umiltà, discrezione e collaborazione, in questa misura si può fare a meno di muri e di fili spinati”. Lo ha detto il presidente della Cei, il card. Angelo Bagnasco, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, a margine dell’annuale plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa che si svolge in questi giorni in Terra Santa.
L’impegno della Chiesa europea, ha aggiunto il card. Bagnasco, “credo che sia sciogliere la paura della gente attraverso la cultura del dialogo, dell’intesa nel rispetto reciproco, da parte di chi ospita e di chi è ospitato. Ci sono regole, leggi comuni di rispetto reciproco, per l’integrazione reale e non apparente”.
“Il Santo Padre – ha ricordato Bagnasco - ci ha indicato la strada del Vangelo, dell’accoglienza, rispettando le situazioni diverse (profughi, rifugiati, richiedenti asilo) del fenomeno migratorio, in rapporto alle situazioni dei diversi Stati. Anche noi in Italia da tanto tempo ci muoviamo in questa direzione, accogliamo nuovamente l’invito del Santo Padre in stretta collaborazione con le autorità prefettizie e con gli Stati”.
La presenza dei vescovi europei in Terra Santa, ha spiegato Bagnasco, “vuol essere un atto di sostegno, di ammirazione, di ringraziamento per le comunità cristiane e tutti i pastori che qui vivono, per la loro presenza nei luoghi santi. Questa loro presenza per noi europei, per il mondo cristiano, è molto importante perché è esempio di testimonianza con molto sacrificio, a beneficio per tutta la Chiesa. Volevamo essere presenti in questo momento particolare del Medioriente”.
Unhcr: all’insegnante rifugiata afgana Aqeela Asifi il premio Nansen per i Rifugiati
Aqeela Asifi, 49 anni, è stata premiata per la sua coraggiosa e instancabile dedizione all’educazione delle bambine rifugiate afgane nel villaggio di rifugiati di Kot Chandana a Mianwali, Pakistan - superando lei stessa le sfide della sua vita in esilio. Nonostante la scarsità di risorse e importanti sfide culturali, Asifi ha accompagnato migliaia di bambine rifugiate attraverso il loro percorso di formazione primaria.
L’Afghanistan rappresenta la più grande e la più prolungata crisi di rifugiati del mondo. Oggi più di 2.6 milioni di afghani vivono in esilio, e la metà di loro sono bambini. L’accesso all’istruzione è vitale per il successo del rimpatrio, della risistemazione e della rintegrazione locale dei rifugiati. Tuttavia a livello globale si stima che solo uno su due bambini rifugiati abbia la possibilità di frequentare la scuola elementare, e solo uno su quattro quella secondaria. E per un rifugiato afgano in Pakistan la percentuale si abbassa ancora, con circa l’80% dei bambini attualmente esclusi dal sistema scolastico.
L’Alto Commissario per i Rifugiati Onu, Antònio Guterres, ha reso omaggio agli sforzi della vincitrice del premio umanitario mondiale: “L’accesso a un’istruzione sicura e di qualità aiuta i bambini a diventare adulti con dei lavori regolari, a far ripartire l’economia e aiutare a ricostruire le loro comunità - e li rende meno vulnerabili allo sfruttamento e agli abusi. Investire nell’educazione dei rifugiati permetterà ai bambini di contribuire a spezzare il circolo dell’instabilità e del conflitto. Persone come Aqeela Asifi capiscono che i bambini rifugiati di oggi determineranno il futuro dei loro paesi, e il futuro del nostro mondo”.
L’Unhcr ha pubblicato il report contestuale “Spezzale il circolo: l’educazione e il futuro dei rifugiati afgani”. Il report evidenzia le sfide che i bambini, specialmente le bambine rifugiate, devono affrontare per avere accesso all’istruzione in Pakistan.
Asifi è un’ex insegnante che ha lasciato Kabul con la sua famiglia nel 1992, trovando la salvezza nel remoto insediamento di rifugiati di Kot Chandana. Asifi è rimasta costernata dalla mancanza di istruzione per le bambine lì. Prima che arrivasse, le severe tradizioni culturali tenevano la maggior parte delle bambine a casa. Ma lei è stata determinata a dar loro la possibilità di imparare. Lentamente ma assiduamente ha convinto la comunità, e ha cominciato ad insegnare solo a una manciata di allieve in una scuola-tenda improvvisata. Ha ricopiato i fogli dei compiti a mano su pezzi di carta. Oggi la scuola-tenda è un ricordo lontano e, grazie al suo esempio, più di mille bambine frequentano scuole permanenti nel villaggio.
Lei crede che convincere del potere dell’istruzione per le bambine in questa generazione trasformerà le opportunità per la prossima. “Quando ci sono delle madri istruite, avrai certamente generazioni future con un’educazione” ha detto, “Quindi se educhiamo le ragazze, educhiamo delle intere generazioni. Spero che un giorno quando si ricorderà l’Afghanistan, non sarà per la guerra ma per i suoi standard educativi”.
“L’accesso all’istruzione è uno dei diritti umani di base. Eppure per milioni di bambini rifugiati questo è un’ancora di salvezza per un futuro migliore che gli viene tragicamente negata” ha detto Khaled Hosseini, “Goodwill Ambassador” UNHCR.
"Ho incontrato molti giovani rifugiati che sono stati strappati da tutto ciò che li fa sentire al sicuro: le loro case, le loro famiglie, i loro amici e le loro scuole. Investire nella loro istruzione significa investire nel loro futuro, dando loro la speranza e la possibilità di prendere parte, un giorno, alla ricostruzione delle loro paesi d'origine distrutti”.
“L’UNHCR lavora per dare a tutti i bambini rifugiati la possibilità di andare a scuola. Aqeela Asifi ci ha dimostrato che con un po’ di coraggio le cose si possono cambiare. Dobbiamo mandare avanti la sua lotta”.
Dalla caduta dei talebani nel 2001, 5,7 milioni di afghani sono tornati a casa, ma la situazione resta incerta. L'UNHCR ha intrapreso una strategia per assistere i restanti profughi afgani nel loro ritorno a casa, e un elemento chiave è assicurare loro la possibilità di accedere a un'istruzione di qualità. Nei primi giorni di ottobre, a Ginevra, una riunione a livello ministeriale cercherà di avanzare questa strategia con i principali partner regionali.
Vescovi europei: “la disperazione non ha confini”
“Gli Stati, attraverso le istituzioni necessarie, devono mantenere l’ordine pubblico, garantire la giustizia per tutti e offrire una generosa disponibilità per chi ha veramente bisogno, nella prospettiva anche di una integrazione rispettosa e collaborativa. Grande – scrivono i vescovi - è l’impegno delle Chiese d’Europa che, seguendo le indicazioni del Santo Padre Francesco, collaborano con gli Stati, i quali sono i primi responsabili della vita sociale ed economica dei loro popoli. Le molte esperienze già in atto incoraggiano a proseguire ed intensificare ogni sforzo”. Data la “complessità” delle situazioni e “l’ampiezza delle tragedie umanitarie” i presuli auspicano che anche l’Onu “prenda in decisa considerazione la situazione e giunga ad efficaci soluzioni non solo rispetto alla prima accoglienza ma anche ai Paesi di provenienza dei migranti, adottando misure adeguate per fermare la violenza e costruire la pace e lo sviluppo di tutti i popoli”.