Primo Piano

Reggio Calabria: l’impegno nell’accoglienza

Reggio Calabria - A Reggio Calabria in questi anni sono arrivate circa 58.000 migranti di cui il 10% minori non accompagnati. “Si è ragionato e si continua a ragionare, cercando di sopperire all’ ‘emergenza ‘dell’emergenza’ con soluzioni temporanee e spesso poco opportune facendo spesso pressione sulle realtà diocesane”, si legge in un documento anticipato dal settimanale diocesano “L’Avvenire di Calabria:  un’attività di “supporto” agli organi preposti, partita nel 2013, con il Coordinamento Diocesano sbarchi attraverso l’azione di 60 volontari. Una fase che “non si è esaurita ‘solo’ alla primissima attenzione, grazie alla messa a disposizione di conventi di religiosi e religiose e di locali di varie parrocchie. “Quando ci è stata chiesta un’accoglienza sistematica e professionale è stata costituita un’Associazione Temporanea di Scopo che ha coinvolto più realtà ecclesiali. Ciò ha permesso di accogliere 50 minori non accompagnati, ospitandoli in 4 piccoli gruppi. Questa attività – spiega la nota -  è nata attraverso un’ordinanza straordinaria del sindaco di Reggio Calabria a cui doveva seguire una convenzione”. Che però, ad oggi, non è ancora arrivata: “Non è possibile rimanere a lungo stretti tra i ritardi burocratici che, inevitabilmente trasformano l’emergenza in terra di nessuno”. Il documento evidenzia che “Non possiamo sostituirci alle istituzioni, né può essere delegata alla Chiesa la responsabilità che compete agli enti pubblici per mandato costituzionale”. Da qui l’urgenza do costituire a livello dei comuni – conclude il documento – “un coordinamento unitario per tutto ciò che si riferisce all’accoglienza. Come Chiesa desideriamo solo dare risposta ai bisogni degli ultimi”.
 
 

Nuovo naufragio: 7 morti

Roma -  Ancora morti in mare. Sette cadaveri di migranti sono stati recuperati a bordo di una piccola imbarcazione che navigava in acque maltesi diretta verso l’Italia. L’imbarcazione è stata raggiunta da una nave soccorso del dispositivo Frontex che ha tratto in salvo due persone. Altri cento migranti circa, che erano a bordo di una barca a vela, sono stati salvati al limite delle acque territoriali italiane. Un altro soccorso ha permesso di mettere in salvo 200 migranti, tra cui donne e bambini, che si trovavano a bordo di un caicco al largo della costa salentina, in Puglia. Il natante, un bi-albero in legno lungo circa trenta metri, rimasto senza carburante, è stato raggiunto da un guardacoste e da una motovedetta della Guardia di finanza e da due motovedette della Guardia costiera di Gallipoli che sta coordinando le operazioni di soccorso in mare. L’imbarcazione è stata trainata da una delle unità navali delle Fiamme gialle verso il porto di Otranto.
 

Bruxelles: un incontro sulle migrazioni tra comunità religiose e istituzioni comunitarie

Bruxelles - “Migrazione, integrazione, valori europei: dalle parole ai fatti”: è il tema di fondo dell’incontro annuale che si svolge oggi a  Bruxelles tra le istituzioni Ue e le comunità credenti presenti nell’Unione europea in base all’art. 17 del Trattato di Lisbona. Per la Chiesa cattolica saranno presenti due dei vicepresidenti Comece, Jean Kockerols (vescovo ausiliare di Bruxelles – Belgio) e Czeslaw Kozon (vescovo di Copenaghen – Conferenza episcopale della Scandinavia).
 

Assemblea Fisc: uno sguardo ai nostri connazionali all’estero

Roma - “Tutto è connesso, tutto è collegato”. Queste parole di Papa Francesco, nell’Enciclica “Laudato si” sono state scelte dalla Fisc, la Federazione Italiana Settimanali Cattolici come tema per la XVIII Assemblea nazionale elettiva che si è svolta questo fine settimana a Roma e aperta dal Segretario Generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino.
All’assemblea era presente anche la delegazione dei giornali di emigrazione che aderiscono alla Federazione. Si tratta del “Corriere d’Italia” di Francoforte”, del “Corriere degli Italiani” di Zurigo, di “Web giornale” in Germania, di “Nuovi Orizzonti” e di “Migranti-press” della Fondazione Migrantes. Durante l’Assemblea Raffaele Iaria ha portato il saluto di questi giornali evidenziando come la stampa italiana all’estero rappresenta ancora oggi un punto di riferimento per i cittadini italiani che per varie ragioni vivono fuori dal nostro Paese. Si tratta, secondo il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, di circa cinque milioni di cittadini. Una presenza che non va dimenticata. Per questo Iaria ha chiesto ai rappresentanti delle 191 testate aderenti alla Federazione una maggiore attenzione a questo mondo. Ogni territorio ha migliaia di italiani emigrati: “sarebbe bello se ogni testata avesse uno sguardo attento a loro senza farli sentire spesso figli di nessuno”.
L’Assemblea, al termine dei lavori, ha eletto il nuovo Consiglio nazionale che, alla prima riunione nel mese di dicembre, eleggerà la presidenza del prossimo triennio. (L.M.)
 

Papa Francesco saluta la comunità ecuadoriana in Italia

Città del Vaticano – La comunità ecuadoriana che vive in Italia era presente ieri in Piazza san Pietro all’Angelus di Papa Francesco. E il Papa ha voluto rivolgerle un saluto dopo la preghiera mariana.
“Saluto con affetto la comunità ecuadoriana, qui presente”, ha detto augurando poi a tutti “un buon cammino di Avvento per incontrare il Signore. Che sia un tempo di speranza! Andare incontro al Signore – ha spiegato -  che viene incontro a noi. La speranza vera, fondata sulla fedeltà di Dio e sulla nostra responsabilità”.  La comunità ecuadoriana residente in Italia oggi è superiore, secondo i dati del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, a 91mila persone.
 

Fare cultura per superare le paure

Modena - Fare cultura per superare le paure è il messaggio del Festival della Migrazione che si è concluso ieri a Modena. Il Festival nasce infatti con lo scopo di approfondire e studiare la migrazione e per diffondere una cultura di autentica integrazione e accoglienza di un fenomeno che non si può ridurre a slogan. Sabato mattina una contestazione ha interrotto soltanto per pochi minuti il convegno di Giurisprudenza. L’episodio conferma – spiegano gli organizzatori - l’esigenza di un lavoro prima di tutto culturale che sappia coinvolgere larghi settori della società. Siamo infatti convinti che la conoscenza dei fenomeni sia il primo e fondamentale passaggio per comprenderli e gestirli in modo inclusivo”.
 
 

Verso il Natale: è iniziato il tempo dell’attesa

Milano – E’ iniziato ieri l’Avvento, il tempo forte dell’Anno liturgico che prepara al Natale. La Prima Domenica di Avvento apre il nuovo Anno liturgico. Quattro sono le domeniche di Avvento nel rito romano, mentre nel rito ambrosiano sono sei e infatti l'Avvento è già cominciato domenica 13 novembre. Il colore dei paramenti liturgici indossati dal sacerdote è il viola; nella terza domenica di Avvento (ossia, la domenica guadete) facoltativamente si può usare il rosa, a rappresentare la gioia per la venuta di Cristo. Nella celebrazione eucaristica non viene recitato il Gloria, in maniera che esso risuoni più vivo nella Messa della notte per la Natività del Signore.
I nomi tradizionali delle domeniche di Avvento sono tratti dalle prime parole dell’Antifona di ingresso alla Messa. La Prima Domenica è detta del Ad te levavi («A te innalzo», Salmo 24) ; la Seconda Domenica è chiamata del Populus Sion («Popolo di Sion», Isaia 30,19.30); la Terza Domenica è quella del Gaudete («Rallegratevi», Filippesi 4,4.5); la Quarta Domenica è quella del Rorate («Stillate», Isaia 45,8). Il termine Avvento deriva dalla parola “venuta”, in latino adventus. Il vocabolo adventus può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto. I cristiani adottarono la parola Avvento per esprimere la loro relazione con Gesù Cristo: Gesù è il Re, entrato in questa povera “provincia” denominata terra per rendere visita a tutti; alla festa del suo avvento fa partecipare quanti credono in Lui. Con la parola adventus si intendeva sostanzialmente dire: Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici modi.
L’Avvento è il tempo dell’attesa. Nella Terza Domenica di Avvenire la seconda Lettura tratta dalla Lettera di san Giacomo apostolo richiama alla pazienza e alla perseveranza. L’apostolo si rivolge ai «fratelli», i poveri, per chiedere loro la pazienza nell’attesa della venuta del Signore. Giacomo esige la pazienza; non li spinge alla rivolta. La pazienza non è rassegnazione: è frutto dell’amore, è volontà di scoprire l’altro e di aiutarlo in tutti i modi a liberarsi di ciò che lo aliena — compreso il denaro —. Questo richiede tempo. Tutto ciò evoca la pazienza di chi sa che il Regno di Dio si costruisce lentamente, anche se i profeti lo intravedono. Quindi l’Avvento è occasione per ridestare il senso vero dell’attesa, ritornando al cuore della fede cristiana che è il mistero di Cristo, il Messia atteso per lunghi secoli e nato nella povertà di Betlemme.
Il tempo liturgico dell’Avvento celebra la venuta di Dio nei suoi due momenti: la prima parte del tempo di Avvento invita a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo; poi, avvicinandosi il Natale, la seconda parte dell’Avvento rimanda al mistero dell’Incarnazione e chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la salvezza di tutti. Ciò è spiegato nel primo Prefazio di Avvento, ossia la preghiera che “apre” la liturgia eucaristica all’interno della Messa dopo l’Offertorio. In essa si sottolinea che il Signore «al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana, portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza». E poi si aggiunge: «Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa». Le letture testimoniano questa suddivisione dell’Avvento. Fino alla terza domenica di Avvento la liturgia si focalizza sull’attesa del ritorno del Signore. Poi marca in maniera più specifica l’attesa e la nascita di Gesù. Così nella Prima Domenica di Avvento il Vangelo (Matteo 24, 37-44) ha al centro le parole di Cristo: «Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà». Nella Seconda Domenica il Vangelo (Matteo 3,1-12) propone l’invito di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Nella terza domenica il Vangelo (Matteo 11, 2-11) riporta l’interrogativo del Battista a Cristo: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Infine il Vangelo dell’ultima domenica di Avvento (Matteo 1, 18-24) presenta come fu generato Cristo, ossia che nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide. Benedetto XVI ha definito l’Avvento «il tempo della presenza e dell’attesa dell’eterno» e ha ricordato che è «la stagione spirituale della speranza, e in esso la Chiesa intera è chiamata a diventare speranza, per se stessa e per il mondo». Papa Francesco ha spiegato che «il tempo di Avvento ci restituisce l’orizzonte della speranza, una speranza che non delude perché è fondata sulla Parola di Dio. Una speranza che non delude, semplicemente perché il Signore non delude mai! Lui è fedele». Inoltre papa Bergoglio ha invitato il cristiano «a vivere e a testimoniare» la gioia «che viene dalla vicinanza di Dio, dalla sua presenza nella nostra vita» esortando a essere «missionari della gioia». Il tempo dell’Avvento ha come icona quella della Vergine. Papa Francesco ha sottolineato che «Maria è la “via” che Dio stesso si è preparato per venire nel mondo» ed è «colei che ha reso possibile l’incarnazione del Figlio di Dio, “la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni” (Romani 16,25)» grazie «al suo “sì” umile e coraggioso». La presenza della Solennità dell'Immacolata Concezione – 8 dicembre – fa parte del mistero che l'Avvento celebra: Maria è il prototipo dell'umanità redenta, il frutto più eccelso della venuta redentiva di Cristo. (Giacomo Gambassi)
 

Migrantes Torino “preoccupati per una escalation di violenza che potrebbe verificarsi”

Torino -  “Ci preoccupa l’escalation di violenza che potrebbe verificarsi. Nonostante le situazioni di difficoltà, finora non c’erano mai stati episodi gravi sul fronte dell’ordine pubblico”. È quanto afferma Sergio Durando, direttore dell’ufficio Migrantes di Torino, commentando ciò che è accaduto nelle ultime ore all’ex Moi di Torino, nei pressi delle quattro palazzine nell’ex villaggio olimpico di via Giordano Bruno nelle quali hanno trovato accoglienza 1.500 rifugiati. “Mercoledì sera sono state buttate delle bombe carta in prossimità delle strutture dove vivono i rifugiati, sostanzialmente persone uscite dai percorsi di prima accoglienza e che si sono ritrovati per strada”, racconta Durando, spiegando, riferisce l’agenzia SIR - che le palazzine “sono occupate abusivamente, senza riscaldamento e con condizioni di vita precarie visto anche il numero crescente di persone negli alloggi”. “Ciò che è avvenuto è una forma di provocazione e, di fronte ad aggressioni, gli abitanti delle palazzine hanno risposto scendendo in massa in strada, rovesciando cassonetti. Poi è intervenuta la polizia”. Rispetto alla situazione dell’ex Moi, “la città di Torino sta cercando di dare una soluzione”, prosegue il direttore di Migrantes, evidenziando che “la prospettiva non è quella di uno sgombero di 1.500 persone ma di un censimento che porti a percorsi di accompagnamento all’autonomia di queste persone”.
Sul fronte dell’accoglienza, Durando sottolinea come “la Chiesa torinese è molto attiva, con l’accoglienza di molti rifugiati nelle parrocchie e nelle famiglie”. “Non c’è stata solo ospitalità, dando un tetto. Ma c’è un accompagnamento nel lavoro, nell’integrazione”, prosegue, sottolineando che il progetto “Rifugio diffuso”, attivo dal 2008 e ora gestito da Migrantes, “è un’esperienza molto interessante di affidamento in famiglia per le ricadute non solo per di chi è accolto ma per chi accoglie”. “Se in questi giorni le tensioni dell’ex Moi fanno rumore – conclude Durando – c’è comunque un tessuto di accoglienza che nella città, nella diocesi e nelle parrocchie di Torino va oltre la paura portando avanti esperienze di incontro e inclusione”.
 

Festival della Migrazione: a Modena da oggi la prima edizione

Modena – Inizia oggi a Modena il Festival della migrazione, la rassegna alla sua prima edizione che propone convegni, dibattiti, laboratori, spettacoli e mostre per entrare nel vivo del tema migrazione e approfondirlo con il contributo di relatori internazionali e le testimonianze dei protagonisti.  Il Festival, promosso da Fondazione Migrantes, associazione Porta Aperta Onlus, Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e di diverse aziende del territorio. La seconda giornata del Festival della migrazione, il cui comitato scientifico si avvale della presidenza onoraria di Romano Prodi, sarà inaugurata, sabato 26 novembre, alle 9.30 nell’aula convegni del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio Emilia (via S. Geminiano, 3 – Modena) dal convegno “Noi e loro: dall’accoglienza alla convivenza inter-etnica. Interverranno Marco Gestri, ordinario di Diritto dell’Unione Europea, Università di Modena e Reggio Emilia, Marco Ventura, direttore del Centro per le scienze religiose della Fondazione Bruno Kessler di Trento, Guido Savio, avvocato nel Foro di Torino e membro dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, Fulvio Vassallo Paleologo, avvocato e autore del blog Associazione Diritti e Frontiere e Francesca Masellis dottoranda in Diritto internazionale all’Università di Modena e Reggio Emilia. Modererà la sessione Vincenzo Pacillo professore associato di Diritto ecclesiastico e canonico del Dipartimento di Giurisprudenza – Unimore. “Noi e loro: tra scarsità e abbondanza. Cambiamo paradigma”: nel pomeriggio dalle 16.30, sempre nell’aula convegni del Dipartimento di Giurisprudenza, un convegno a più voci aperto dalle parole dell’arcivescovo di Modena-Nonantola, Erio Castellucci. Si partirà con la relazione di monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes e si proseguirà con l’antropologo Francesco Remotti, professore emerito di Antropologia culturale presso l’Università di Torino e socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino.  La parola passerà poi a Paolo Cianconi, psichiatra, psicoterapeuta attivo presso la Casa Circondariale di Regina Coeli (Roma) mentre a chiudere l’incontro, moderato da Gabriella Covri, docente specializzata in didattica in contesti di bilinguismo, sarà l’autore Simone Ramilli e l’anteprima nazionale del suo ultimo libro: “Appello agli abitanti della Terra contro il cancro della paura” (Pendragon, 2016).  Ricco anche il programma della sera: dalle 20 al circolo culturale Left – Vibra (viale IV Novembre, 40/a – Modena) il dibattito “Noi e loro: la musica come strumento di integrazione”, il concerto dei Siddhi Flowers e il laboratorio sociale afrobeat condotto dal musicista Guglielmo Pagnozzi (ingresso gratuito e riservato ai soci Arci) che successivamente si esibirà in concerto. 
 

Sicilia: un laboratorio su “in fuga perché? La Chiesa ascolta e si interroga”

Palermo - Giovedì 24 novembre 2016, alle ore 16.30, nell’Aula multimediale alla Facoltà teologica di Sicilia, si terrà il primo incontro del Laboratorio Pedagogico Diocesano del ciclo “Fides Quaerens” sul tema: “Migranti: in fuga perché? La Chiesa ascolta e si interroga”. L’iniziativa è stata organizzata dall’Ufficio Scuola e Università diretto da Marcello Briguglia, nell’ambito in collaborazione con la Pastorale della cultura, educazione, scuola, università. Interverranno Salvatore Tomaselli, Università di Palermo, Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo. Modera Fernanda Di Monte. L’iniziativa è organizzata dall’Ufficio per la Cultura, l’Educazione, la Scuola cattolica e l’Università dell’Arcidiocesi di Palermo in collaborazione con la Facoltà teologica di Sicilia. “Nel corso dell’incontro – spiega il direttore dell’Ufficio Alfio M. Briguglia – ci sarà la testimonianza di due ragazzi del Camerum che hanno affrontato il calvario del deserto, della Libia e del mare che scio diranno le loro ragioni”.
 

Papa: il 12 dicembre Messa in onore di Nostra Signora di Guadalupe

Città del Vaticano - Per il terzo anno consecutivo, papa Francesco il Santo Padre celebrerà la Santa Messa nella Basilica di San Pietro il giorno 12 dicembre, in onore di Nostra Signora di Guadalupe. Il Papa, tramite il cardinale Marc Ouellet, ha trasmesso alla Pontificia Commissione per l’America Latina il suo “desiderio – informa una nota -  di presiedere nuovamente questa celebrazione nel giorno in cui milioni di cattolici in tutto il mondo rendono onore alla Patrona dell’America e delle Filippine”. L’Eucarestia sarà celebrata alle ore 18.00, preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 17.15 e dal tradizionale ingresso delle bandiere in rappresentanza dei diversi paesi devoti alla Vergine. È prevista una grande partecipazione di fedeli, in particolare delle comunità latinoamericane e filippine presenti a Roma. La nota della Pontificia Commissione ricorda che il 12 dicembre 2011, nel contesto della commemorazione dell’Indipendenza dei Paesi dell’America Latina, Papa Benedetto XVI celebrò per la prima volta questa Festività nella Basilica di San Pietro. In quella occasione la S. Messa era accompagnata dai canti della “Misa Criolla” del compositore argentino Ariel Ramírez, interpretata dai giovani del Coro Musica Nova. Tre anni dopo, nel 2014, l’attuale Pontefice ha espresso il desiderio di celebrare di nuovo l’Eucarestia in onore della “Morenita”. Con il tramite della Presidenza di quella nazione, La Misa Criolla fu interpretata da un gruppo di musicisti provenienti dall’Argentina, insieme al coro giovanile Musica Nova, diretti dal figlio del compositore Ariel Ramírez, venuto espressamente per l’occasione, a 50 anni dalla prima Messa “Criolla” interpretata in Vaticano, alla presenza del Papa Paolo VI.  Papa Francesco professa una profonda devozione alla Vergine di Guadalupe: nel 2015 ha annunciato che avrebbe nuovamente presieduto la Celebrazione, e ha chiesto alla Pontificia Commissione per l’America Latina di collaborare con l’Ufficio delle Cerimonie Liturgiche del Sommo Pontefice per la sua organizzazione. In quella occasione, durante l’Omelia, ha annunciato la sua Visita Apostolica in Messico, dal 12 al 18 febbraio 2016, visita nel corso della quale realizzò uno storico pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, seguito da milioni di cattolici in tutto il mondo. Quest’anno, quando è ancora viva l’immagine del Papa Francesco in preghiera davanti alla “tilma” della “Guadalupana” nel suo pellegrinaggio al Santuario, l’annuncio che celebrerà di nuovo questa Festa nella Basilica Vaticana il 12 dicembre prossimo ha suscitato “una grande gioia; gioia che si somma a quella per la recente canonizzazione di due nuovi Santi latinoamericani: il sacerdote argentino José Gabriel del Rosario, il “Cura Brochero”, e il giovane martire messicano José Sánchez del Río”.
Questa volta la Santa Messa sarà accompagnata da alcuni antichi canti liturgici, composti in idiomi indigeni; tra questi, un bellissimo inno dedicato alla Vergine di Guadalupe composto in lingua “nahuatl”, la lingua del “Nican Mopohua”, il racconto delle apparizioni di Nostra Signora all’indio San Juan Diego, e altri antichi brani in lingua quechua, mapuche e guaranì. Il Coro ufficiale della Cappella Sistina, sempre presente durante le celebrazioni pontificie nella Basilica, affiancherà il Coro Latinoamericano, diretto dal Maestro Eduardo Notrica. Come negli anni precedenti, prima della Santa Messa verrà recitato il Santo Rosario in spagnolo, offerto per le intenzioni della Chiesa Cattolica in tutto il mondo, e in particolare per la Chiesa delle nazioni americane e delle Filippine.
 

OIM: la prima scelta dei migranti non è l’Italia ma la Libia

Milano - Non è l’Europa, né tantomeno l’Italia, la prima scelta dei migranti presenti in Libia. Secondo una ricerca dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), su un campione di 1.946 migranti interpellati nei nove punti di monitoraggio dei flussi migratori presenti in Libia, il 56% dei migranti vuole rimanere nel Paese del Nord Africa, mentre il 17% vuole raggiungere l’Italia, il 7% la Germania e il 5% la Francia. La grande maggioranza dei migranti provenienti da Egitto, Sudan e Ciad (81-83%) ha dichiarato di voler rimanere in Libia, mentre solo il 16% di quelli provenienti dalla Nigeria ha espresso l’intenzione di rimanere nel Paese del Nord Africa. Il 43% dei nigeriani ha detto infatti di voler continuare il viaggio alla volta dell’Italia, il 12% verso la Germania e il restante 29% verso diversi altri Paesi. L’88% delle persone interpellate ha indicato in ragioni economiche il principale fattore che le ha spinte a lasciare il loro Paese di origine. Intanto, secondo i dati dell’Agenzia Frontex, aggiornati al periodo gennaio - agosto 2016, il numero di migranti “intercettati” per rotte di provenienza è aumentato notevolmente. Per esempio, nella rotta del Mediterraneo centrale (Italia, Malta) si è passati dai 4.450 del 2010 ai 116.705 del 2016; in quella del Mediterraneo orientale (Grecia, Cipro, Bulgaria) si è passati dai 55.688 del 2010 ai 169.152 del 2016; nella rotta dei Balcani si è passati dai 2.371 del 2010 ai 122.078 del 2016. A Salerno, inoltre, tredici somali sono stati arrestati con l’accusa di trattamenti inumani e pericolosi per l’incolumità dei migranti. Infine, anche ieri sono stati 2.050 i migranti salvati al largo della Libia in tre diverse operazioni di soccorso coordinate dalla Guardia Costiera.
 

Migranti: nel Nord Ovest 1 su 3 accolto in strutture religiose

Roma - In Piemonte e in Lombardia, un rifugiato su tre è accolto nelle strutture religiose. Chiese, oratori, istituti religiosi e appartamenti della Diocesi. Sono in tutto 30mila i rifugiati accolti in Italia dalla Chiesa. È Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, a snocciolare, con Avvenire, i numeri dell’accoglienza. Complessivamente su tutto il territorio nazionale, un migrante su cinque cerca di cambiare vita e dimenticare il dolore del passato, grazie all’aiuto delle Diocesi. “Forse i numeri sono anche superiori – aggiunge Perego – perché proprio in questi giorni abbiamo inviato le lettere alle Diocesi per avere gli ultimi aggiornamenti su questi dati”. Coinvolti nell’importante lavoro di accoglienza e percorso all’integrazione sono complessivamente coinvolti 60 istituti religiosi femminili e 15 maschili.  Poi ci sono i progetti con le famiglie. Un percorso che mette al centro i nuclei delle comunità per garantire un accompagnamento della persona accolta. I beneficiari di queste ultime accoglienze sono individuati dalle Caritas tra le persone inserite nei progetti già attivi sul territorio (Sprar e Centri di accoglienza straordinaria). “È importante favorire una partecipazione dei migranti alla vita politica e amministrativa, al servizio civile – aggiunge Perego – Tutte forme che aiutano non solo ad accogliere ma ad integrare”. Per contrastare lo sfruttamento lavorativo, il direttore di Migrantes rilancia anche la proposta di affidare ai migranti lavori socialmente utili e la possibilità di partecipare al servizio civile. “In questo modo, con 533 euro al mese, possono anche avere una risorsa di autonomia e allo stesso tempo farsi conoscere sul territorio in maniera positiva”, conclude Perego.
 

Migrantes: un volume sui profughi ambientali

Roma - Sono 27,8 milioni le persone sfollate nel 2015 secondo i dati del Internal Displacement Monitoring Centre e del Norwegian Refugee Council, di cui la maggior parte – 19,2 milioni – per disastri naturali. Numeri importanti che impongono all’agenda politica e alla comunità scientifica una riflessione attenta e comune. Se l’Accordo sul clima di Parigi mostra che nei confronti dell’ambiente cresce la consapevolezza che bisogna agire e che “ognuno deve fare la sua parte”, resta un vulnus importante sulla questione che riguarda le principali vittime del degrado ambientale e del cambiamento climatico, i poveri. Milioni di esseri umani che ogni anno si mettono in cammino – spesso all’interno dei confini nazionali – per fuggire a eventi catastrofici chiedono l’attenzione internazionale e quella religiosa per definire il loro presente e costruire il loro futuro. Chi fugge dal proprio Paese a causa di cambiamenti climatici o per il progressivo degrado ambientale o per disastrasti violenti ed improvvisi non è riconosciuto come rifugiato né dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e né dal Protocollo di New York del 1967, è senza una tutela specifica nella maggior parte dei casi (Italia, Stati Uniti e pochi altri Paesi prevedono nella legislazione una forma di protezione) e viene considerato come un migrante economico. Quale futuro allora per i profughi e i rifugiati ambientali?
È di loro che parla l’ottavo libro della collana Quaderni Migrantes della Fondazione Migrantes, “Senza casa e senza tutela. Il dramma e la speranza dei profughi ambientali” (Tau editrice) scritto dalla Dott.ssa Carlotta Venturi. Un tema oggi più che mai attuale che riguarda tutta l’umanità e che impone una riflessione attenta e puntuale per essere compreso in tutta la sua complessità. L’autrice inizia l’analisi cercando di capire – attraverso lo studio di ricerche scientifiche internazionali – l’esistenza o meno di un legame diretto tra il cambiamento climatico o il degrado ambientale e la migrazione forzata; per riflettere, in secondo momento, con lo sguardo e le risposte della Dottrina Sociale della Chiesa – in cui trovano spunto e fondamento le conclusioni – su come considerare chi emigra a causa di problemi climatici o ambientali.
Senza entrare nel dibattito se siano rifugiati o migranti – se ci siano cioè le condizioni per definirli in uno o in un altro modo – l’Autrice propone un nuovo punto di vista con cui affrontare e osservare il fenomeno: quello della solidarietà.
Sulla scia della Dottrina Sociale della Chiesa la dott.ssa Venturi invita il lettore a riflettere su una crisi etica e culturale – da cui deriva anche la crisi ecologica – sostenendo la necessità di una svolta antropologica, di un “rinnovato interesse dell’umanità per l’umanità”, contro l’indifferenza e l’individualismo che stanno uccidendo il Pianeta. “Milioni di essere umani, scrive nella presentazione del volume il direttore della Fondazione Migrantes, Mons. Giancarlo Perego, che ogni anno si mettono in cammino – spesso all’interno dei confini nazionali – per fuggire a eventi catastrofici chiedono l’attenzione internazionale e quella religiosa per definire il loro presente e costruire il loro futuro”.
Con questo volume la  Migrantes ha voluto offrire un supporto per chi si occupa di mobilità umana, affinché conosca il tema delle migrazioni ambientali e ne riconosca i tratti non solo di un fenomeno numericamente rilevante, ma anche di nuova opportunità di rinnovamento dei sistemi di accoglienza e integrazione.
L’esortazione, pertanto, è quella di ripensare le migrazioni forzate anche alla luce di quelle ambientali, considerandole come un luogo di giustizia e di misericordia, nello spirito dell’Anno giubilare appena concluso: di una Misericordia vissuta come impegno gratuito e solidale di condivisione e non solo come segno di assistenzialismo.
Papa Francesco chiama tutti gli esseri umani e non solo i cattolici ad agire secondo la logica della gratuità e dell’ospitalità senza desiderare una “ricompensa”. In quest’anno giubilare, dedicato alla Misericordia, il Pontefice ci ha invitato ad ascoltare “tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”. E il presente volume vuole essere una risposta a questa chiamata: un passo verso la conoscenza di un fenomeno che rappresenta il nostro presente e determinerà il nostro futuro.
 
 

Rebbio: domani un incontro su “Migranti e psichiatria”

Milano - Si parlerà di disagio mentale tra i migranti – domani, giovedì 24 novembre, alle ore 20.30, presso l'Oratorio di Rebbio (Como). Tema dell’incontro "Migranti e psichiatria" organizzato dall'associazione “Oltre il Giardino onlus”. All’incontro interverranno Marzia Marzagalia, psichiatra presso il reparto di etnopsichiatria dell'Asst Niguarda di Milano, Marica Livio, psicologa e psicoterapeuta, don Giusto della valle, parroco di Rebbio e Simone Varisco, autore del libro “La follia del partire, la follia del restare. Il disagio mentale nell’emigrazione italiana in Australia alla fine dell’Ottocento” (Tau Editrice).
 

Fisc: da domani l’assemblea nazionale

Roma – “Tutto è connesso, tutto è collegato”: questo tema ispirerà da domani a sabato la XVIII assemblea nazionale elettiva della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), a Roma, chiamata a scegliere il successore del Presidente Francesco Zanotti, giunto al termine del suo mandato. L’intervento del Segretario Generale della CEI Monsignor Nunzio Galantino aprirà i lavori, che dopo la relazione di Zanotti vivranno venerdì la giornata elettorale vera e propria. Dalle urne usciranno il nuovo Consiglio nazionale e il Comitato tecnico consultivo. Sabato giornata culturale con la Messa a Santa Maria in Aracoeli in piazza del Campidoglio e la visita alla mostra «La misericordia nell’arte» ai Musei Capitolini. Alla Fisc aderisce anche il mensile della Fondazione Migrantes, “Migranti-press” e quattro giornali delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa.
 
 

OIM: 1.100 morti in più rispetto a un anno fa

Milano - Ormai è diventato un cimitero.  È il “cimitero Mediterraneo”. Quelle traversate in mare piene di speranza per migliaia di migranti che fuggono dalla guerra, dalla fame e dalle persecuzioni, si trasformano in un’ecatombe. I numeri sono drammatici. Secondo la stima dell’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, almeno 4.164 persone sono morte nel Mediterraneo nel 2016. Quasi 1.100 in più rispetto al bilancio di 12 mesi del 2015.
Ma i numeri sono destinati ad aumentare ancora una volta. Ieri infatti si è registrato l’ennesimo naufragio al largo della Libia. “Abbiamo visto decine di persone annegate»”, raccontano i 117 superstiti salvati dall’equipaggio della Responder, la nave soccorso dell’organizzazione umanitaria Moas. Tra le vittime ci sarebbe anche una donna, madre di due bambini fortunatamente salvi. Sul gommone semiaffondato i soccorritori hanno anche recuperato il corpo senza vita di un migrante. «I sopravvissuti, ancora in stato di profondo choc ed estremamente provati, sono al sicuro sulla Responder, mentre il team della Croce Rossa a bordo si è occupato dei casi più gravi di ipotermia” fanno sapere da bordo della nave.
Ma quella del Moas non è stata l’unica operazione di soccorso in mare. Complessivamente, a fine giornata, sono infatti 1.397 i migranti salvati in mare in 12 distinte operazioni coordinate dalla centrale operativa della Guardia costiera italiana. Nel corso dei salvataggi sono stati anche recuperati 8 cadaveri trovati su due gommoni. I migranti si trovavano a bordo di 5 gommoni,
un barcone e 6 barchini in legno. Ma c’è anche un altro disperso.
 

Milano: domani convegno su “immigrazione e islam”

Milano – “Tra immigrazione e Islam. L’Europa si ripensa” è il titolo del nuovo numero di “Oasis”, la rivista semestrale edita da Marsilio e in uscita in questi giorni. Domani sera alle 18.30 la Fondazione Oasis organizza all’Università Cattolica di Milano un convegno sul tema “Islam in Europa: la sfida della cittadinanza”, cui partecipano il rettore Franco Anelli, Tareq Oubrou, imam della moschea di Bordeaux, il deputato Khalid Chaouki, il direttore del “Corriere della Sera” Luciano Fontana e il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano.
 

Senato: da domani la rassegna “da Marcinelle a Lampedusa”

Roma - “Migrazioni: da Marcinelle a Lampedusa. Capire la nostra storia per guardare al futuro”. Sarà questo il tema di una rassegna organizzata dal Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato e ospitata dalla sala Atti Parlamentari della Biblioteca “Giovanni Spadolini” dal 23 novembre al 2 dicembre. Ad aprire la rassegna sarà il presidente del Senato, Pietro Grasso. Molti gli appuntamenti previsti: dibattiti, mostre e proiezioni di lungometraggi. Il primo appuntamento è alle ore 15 di domani, mercoledì 23 novembre, con il convegno “70 anni dagli accordi italo-belgi per il reclutamento della manodopera italiana: memoria del passato per costruire il futuro”, al quale interverrà il presidente Grasso, e l’inaugurazione di due mostre: “Popoli in movimento oggi come ieri”- una esposizione fotografica a cura della Fondazione Paolo Cresci e Circolo Fotocine Garfagnana sulla storia dell’emigrazione -  e  “Memoria del passato per costruire il futuro. Accordi italo-belgi e tragedia di Marcinelle”, a cura di Italo Rodomonti, segretario generale C.S.C. Miniere-Energia-Chimica, Belgio.
Tra gli eventi la proiezione del documentario “88 Giorni nelle farm australiane” di Matteo Maffesanti (Fondazione Migrantes, 2016, 30’) in programma alle ore 17,30 di lunedì  28 novembre. Interverranno il senatore eletto nella ripartizione Asia-Africa-Oceania-Antartide Francesco Giacobbe, membro del Comitato per le questioni degli italiani all’estero; Delfina Licata, ricercatrice della Fondazione Migrantes e Matteo Maffesanti, autore del docufilm. Il documentario è un viaggio tra sogni, speranze e pensieri dei giovani italiani in Australia: il titolo è ispirato al numero di giorni necessari per l’acquisizione del secondo visto vacanza-lavoro. Il docufilm vuole dare voce alle migliaia di giovani italiani che ogni anno lavorano la terra australiana, raccogliendone le storie e svelandone le verità. Il documentario fa parte della ricerca promossa dalla Migrantes sui giovani italiani in Australia dal titolo “Giovani italiani in Australia. Un ‘viaggio’ da temporaneo a permanente” e curato da Michele Grigoletti e Silvia Pianelli.
Il Comitato per le questioni degli italiani all’estero, spiega il presidente Claudio Micheloni, “intende proporre con questa rassegna un percorso di riflessione e approfondimento che muove dall’elaborazione della storia dell’emigrazione italiana per approdare a una lettura articolata delle migrazioni contemporanee, tanto quelle in cui l’Italia è paese di arrivo o di transito, quanto quelle in cui è tornata ad essere paese di partenza”. “L’obiettivo della Rassegna – continua il senatore Claudio Micheloni, eletto nella ripartizione Europa – è quello di offrire l’opportunità di considerare il fenomeno delle migrazioni nella sua complessità storica e sociale e nella sua dimensione umana, entrambe troppo spesso schiacciate dalla retorica dell’emergenza, con la quale è impossibile comprendere, e tanto meno governare, eventi di natura epocale”. (R.I.)
 
 

UNHCR: 3,7 milioni di bambini rifugiati non vanno a scuola

Ginevra - “Mettiamocelo in testa. Solo con l’istruzione un bambino rifugiato ricomincia a scrivere la sua vita”. È questo il titolo della nuova campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi dell’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR). La campagna si rivolge ai cittadini, alle istituzioni e ai media con l’obiettivo di accendere i riflettori sull’importanza cruciale dell’istruzione per la sopravvivenza e il futuro di milioni di bambini rifugiati e per raccogliere fondi per contribuire a dare un’istruzione a 1 milione di bambini rifugiati in 12 paesi, tra cui la Siria e il Kenya. Da ieri, 21 novembre all’11 dicembre si potrà sostenere la campagna di UNHCR inviando un sms al 45516.
Come emerge dal rapporto dell’UNHCR “Missing Out”, al mondo ci sono circa 3,7 milioni di bambini rifugiati che non hanno la possibilità di andare a scuola. Fra essi, sono circa 1 milione e 750 mila i bambini rifugiati che non frequentano la scuola primaria. Dal 2011 vi è stato un aumento costante della popolazione di rifugiati in età scolare e solamente nel 2014 è cresciuta del 30 per cento. Per i rifugiati, infatti, la probabilità di non poter frequentare la scuola è cinque volte superiore alla media globale, dice l’UNHCR: solo il 50 per cento dei bambini rifugiati ha accesso all'istruzione primaria, rispetto a una media globale di oltre il 90 per cento. E quando questi bambini crescono, il divario diventa un baratro: solo il 22 per cento degli adolescenti rifugiati frequenta la scuola secondaria rispetto a una media globale del 84 per cento. Riguardo all’istruzione superiore, solo l'uno per cento dei rifugiati frequenta l'università, a fronte di una media globale del 34 per cento. “Per l’UNHCR l’istruzione è una priorità assoluta. Per la sopravvivenza di un bambino la scuola non è meno importante di una tenda dove dormire, del cibo o delle cure mediche”, commenta Carlotta Sami, portavoce dell’Agenzia Onu per il Sud Europa: “la scuola infatti è un luogo protetto, che mette al riparo i bambini dalla violenza e dal rischio di subire abusi, o da matrimoni e gravidanze precoci.  Dare istruzione a un bambino rifugiato significa offrirgli una opportunità per socializzare e superare il trauma della guerra. La scuola salva la vita dei bambini, offre loro le risorse per crearsi un futuro migliore e contribuisce a costruire un mondo senza guerra. Ma per realizzare il nostro obiettivo di garantire istruzione primaria a 1 milione di bambini abbiamo bisogno del sostegno di tutti” conclude Sami. E se garantire l’accesso all’istruzione è fondamentale per i bambini rifugiati, dall’altro lato è altrettanto importante che i giovani italiani abbiano una corretta conoscenza dell’asilo e delle condizioni di vita dei rifugiati in Italia. Per questa ragione, parte dei fondi raccolti con la campagna saranno utilizzati per attività di sensibilizzazione e informazione. La campagna è iniziata ieri con un evento performance con l’istallazione, nella cornice del Teatro Quirinetta di Roma, de ‘La scuola interrotta’, che riproduce l’istantanea di un’aula distrutta e abbandonata durante una lezione a causa della guerra. Un insieme di contributi video, alternati alla voce di Emanuela Rossi e all’interpretazione di Nancy Brilli, Nicole Grimaudo, raccontano le testimonianze e i ricordi di chi è fuggito dall’orrore della guerra. Inoltre, il mondo del calcio ha aderito alla campagna a cui dedicherà la giornata di campionato del 26 e 27 novembre. Sono in programma delle iniziative di visibilità in tutti gli stadi italiani di Serie  A, appelli di raccolta fondi degli allenatori. Sosterranno la campagna anche 4 ex calciatori del calibro di Luca Toni, Gianluca Vialli, Beppe Bergomi e Demetrio Albertini.