Primo Piano

Card. Bagnasco “l’integrazione non è assimilazione ma conoscenza vicendevole”

Genova -  “L’integrazione non è assimilazione” e con una corretta integrazione “non si creano le riserve ma nasce un popolo”. Ad affermarlo il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nell’omelia pronunciata ieri pomeriggio, nella cattedrale di San Lorenzo, in occasione della Messa celebrata per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. “Cari amici – ha detto il porporato, riferisce l’agenzia SIR,  parlando ai membri delle comunità cristiane cattoliche straniere presenti a Genova – venite da lontano, avete lasciato le vostre terre per cercare un domani migliore, a volte alcuni di voi spinti da circostanze di violenza, di povertà economica, di guerra”. Inoltre, “quando si vedono le condizioni con le quali molti giungono ai nostri lidi, i sacrifici non di rado anche a rischio della vita, allora noi comprendiamo meglio le vostre pene e le vostre speranze”. Ai presenti ha quindi ricordato che “l’integrazione non è assimilazione ma è conoscenza vicendevole, apprezzamento del bene, rispetto sincero e solidarietà crescente”. In questo modo, ha proseguito, “non si creano delle riserve ma nasce un popolo” che “non è un insieme indistinto di persone in competizione ma una comunità di vita e di destino”. “E questo – ha proseguito – noi lo crediamo è possibile, con l’aiuto di Dio e se ognuno di noi mette in gioco se stesso”. In tal senso, ha aggiunto, “sappiamo quanto le comunità etniche in questo siano determinanti non solo per una convivenza esterna pacifica rispettosa ma anche per un camminare insieme”.
“Come Chiesa – ha detto il porporato -  cerchiamo di esservi vicini, come meglio possiamo. Cerchiamo di offrirvi, non solo primi momenti di accoglienza e di ristoro per voi, e in modo particolare per i rifugiati, ma anche dei percorsi di integrazione, nel reciproco rispetto delle tradizioni e culture, unendo le forze al fine di assicurare a tutti il bene della sicurezza che è condizione di pace e di benessere”.
Alla fine della Messa il cardinale si è rivolto ai migranti pregandoli di “contagiarci con la vostra fede, con il vostro fervore, la devozione per la quale non avete complessi di inferiorità come noi occidentali abbiamo, credendo di essere più intelligenti e colti, mentre siamo solo più lontani dalla verità dell’uomo”. “Contagiateci con il vostro fervore e con la vostra devozione – ha aggiunto – continuate a non avere vergogna e tanto meno timore di partecipare alla vita della comunità cristiana memori ed ancorati alle vostre radici. Questo non significa isolarvi dalla comunità che vi ha accolto ma significa arricchire la nostra comunità italiana e genovese”. “Noi cerchiamo di starvi accanto in tanti modi, sempre migliorabili, e vogliamo farlo, ma voi donateci la vostra ricchezza di devozione e di fervore religioso di fede semplice ma non superficiale perché solo i semplici sanno essere profondi, gli acculturati lo credono ma in realtà vivono di mode”.
 

Papa Francesco: “non amo viaggiare ma a Lampedusa ho sentito che dovevo andare”

Città del vaticano - “No, no, davvero! Come ho detto, non mi piace molto viaggiare. E mai avrei immaginato di fare così tanti viaggi...”. “Il primissimo viaggio è stato quello a Lampedusa. Un viaggio italiano. Non era programmato, non c’erano inviti ufficiali. Ho sentito che dovevo andare, mi avevano toccato e commosso le notizie sui migranti morti in mare, inabissati. Bambini, donne, giovani uomini... Una tragedia straziante”. E’ quanto dice Papa Francesco in una  intervista che appare, da domani, nel volume “In viaggio” (Piemme edizioni) scritto da Andrea Tornielli. Il volume è dedicato ai viaggio di papa Francesco: da Lampedusa, al poi al Brasile, Terra Santa, Asia, America Latina, Cuba, Stati Uniti, Africa… ma anche l’isola di Lesbo con la visita al campo profughi. “Ho visto le immagini del salvataggio dei superstiti, ho ricevuto testimonianze sulla generosità e l’accoglienza degli abitanti di Lampedusa. Per questo, grazie ai miei collaboratori, è stata organizzata una visita lampo” in questa isola, dice il Papa nell’intervista anticipata ieri dal quotidiano “La Stampa”:  “era importante andare là”. (R.Iaria)
 

Mons. Camisasca alla Festa dei Popoli: l’Europa non dimentichi la sua storia e le sue tradizioni

Reggio Emilia – “Anche per loro Cristo è nato a Betlemme, anche a loro vuol dire la sua parola e vuol donare la sua vita. Un’Europa nuova può nascere, che non dimentichi la sua storia e le sue tradizioni, ma nello stesso tempo le esprima in una nuova sintesi feconda con i popoli che stanno arrivando.” A dirlo ieri il Vescovo di Reggio Emilia – Guastalla, mons. Massimo Camisasca...

Mons. Nosiglia: l’Epifania è la vera festa dei popoli

Torino - “La festa dell’Epifania è la vera festa dei popoli”. A dirlo ieri l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia nella sua omelia in occasione della gesta dei Popoli celebrata presso la chiesa del Santo Volto a Torino, con le comunità immigrate, volontari e operatori impegnati nell’accoglienza....

Migrantes Vittorio Veneto: domenica 8 un incontro sul messaggio del papa per la GMM

Vittorio Veneto - Domenica 15 gennaio 2017, la Chiesa celebra la 103ª Giornata Mondiale delle Migrazioni con tema “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”. Come sappiamo Papa Francesco – si legge in una nota della Migrantes di Vittorio Veneto - fin dal suo inizio di pontificato ha avuto particolare attenzione per il fenomeno della Mobilità Umana, in modo particolare il suo interesse di pastore si è concentrato sulla fiumana di migranti e rifugiati che giungono in Europa dai vari luoghi dell’Asia e dell’Africa, che stanno vivendo l’immane tragedia della guerra e della violazione dei Diritti Umani...

Genova: domenica il card. Bagnasco celebra Messa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato

Genova - Domenica 8 gennaio a Genova, alle ore 16, in San Lorenzo, il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, celebra la S. Messa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Al centro della Giornata (che a livello nazionale si celebra domenica 15 gennaio), quest’anno Papa Francesco ha posto i “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”. A Genova, la celebrazione in San Lorenzo è animata dalle comunità cattoliche dei migranti della Diocesi, con canti, letture e intenzioni.
 

La rete Migrantes di Quartu Sant’Elena

Cagliari - La migrazione è un fenomeno che ci sta toccando sempre più da vicino ma che ha sempre caratterizzato il nostro paese, sia perché ospita e ha ospitato sia perché ha lasciato e lascia partire numerosissimi migranti. Codesto fenomeno ovviamente non riguarda solo l’Italia ma è sempre stato presente in tutto il Mondo. E la vocazione della Chiesa, riconoscendo il disegno divino anche nel fenomeno migratorio, ha dato vita a una lettera circolare, Il dolore e le preoccupazioni, che la Sacra Congregazione Concistoriale ha inviato il 6 dicembre 1914 agli Ordinari Diocesani Italiani, dove si chiedeva, per la prima volta, di istituire una giornata annuale di sensibilizzazione sul fenomeno della migrazione, con l’obiettivo anche di promuovere una colletta in favore delle opere pastorali per gli emigrati Italiani e per la preparazione dei missionari d’emigrazione. Le conseguenze che questa lettera ha scatenato forse erano inaspettate persino per chi l’aveva scritta. Il 21 febbraio 1915 è stata celebrata la prima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, Giornata che si è ripetuta ogni anno con risonanza globale, puntualizzando ogni volta un tema specifico, scelto dal Papa. E quest’anno il Santo Padre ha voluto focalizzare l’attenzione sui più piccoli tra i piccoli e ha dedicato la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ai bambini, i più vulnerabili, fragili e invisibili tra i migranti, dando vita al tema Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce. Tema introdotto dal suo Messaggio sulla Giornata col quale, meditando sulle parole di Cristo “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me, chi accoglie me, non accoglie me, ma Colui che mi ha mandato” (Mc 9, 37), chiama a un impegno vero nella protezione e difesa dei minori e invita a un’integrazione attenta all’inserimento sociale o a programmi di rimpatrio sicuro e assistito, focalizzandosi sempre sul loro interesse. Ancora il Papa esorta a trovare soluzioni durature, affrontando la questione migratoria alla radice ed evidenzia la responsabilità di coloro che si chiudono all’accoglienza.
Sono i minori i primi a pagare i costi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria, dalle condizioni ambientali e dalla globalizzazione nei suoi aspetti negativi. Un’emigrazione che dal 2001 a oggi ha fatto transitare in Italia un milione e centomila minori e oggi il 21,7% della popolazione straniera regolarmente residente è minorenne (fonte Migranti Press). Difficilissime sono le condizioni soprattutto di quei minori non accompagnati, gli arrivi dei quali tra il 2013 e il 2015 sono aumentati del 100% (fonte Unmondopossibile), e solo nella prima parte del 2016 sono entrati in Italia 18.400 minori non accompagnati (fonte Famiglia Cristiana). Questi arrivi sono causati non solo dalla miseria dei loro paesi di origine ma anche da conflitti e persecuzioni. E un assurdo desiderio di guadagni rapidi, facili, ha comportato anche lo sviluppo di aberranti piaghe quali il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso di minori, nuova e agghiacciante schiavitù e, in generale, la privazione dei diritti inerenti alla fanciullezza sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.
In questo scenario è vitale la capacità istituzionale di tutela dei diritti fondamentali dei minori, in primis il diritto di famiglia in Italia e all’estero. L’ufficio Migrantes della Diocesi di Cagliari ha compreso che la vera sfida è sostenere un diritto e farlo dando corpo a un servizio, che sia impegno a fare rete, nell’applicazione personale e associativa tra le diverse realtà ecclesiali ed enti civili del territorio. Per costruire una relazione tra pari, basata su fiducia e cooperazione reciproca, e affinché questa sia protagonista, non la singola persona, gruppo, parrocchia, associazione o ente civile, è necessario fare rete ed esercitare la massima sollecitudine e creatività, affinché da un nuovo lavoro di rete in costante dialogo con istituzioni civili e religiose crescano modelli esemplari di salda integrazione. Consapevolezza acquisita già a Quartu Sant’Elena, comune che ospita e accoglie più di 2.000 immigrati (fonte tuttaitalia.it), provenienti da molte nazionalità (le più numerose: Senegal, Romania, Ucraina, Germania, Cina Rep. Popolare, Marocco, Pakistan, Polonia, Filippine, Brasile, Regno Unito, Federazione Russa, Francia, Niger, Spagna) e dove si è data vita a una rete che cerca di conoscere la problematica del territorio e sviluppare strumenti e soluzioni per l’integrazione, l’accoglienza e la cultura dell’incontro e della crescita interpersonale, sempre conservando e custodendo le radici culturali e spirituali di ogni persona e di ogni popolo. L’ufficio Migrantes della Diocesi di Cagliari è la testa della rete di Quartu Sant’Elena e coordina alla pari con tutte le comunità parrocchiali di Quartu (Sant’Elena, Sant’Antonio, Sacro Cuore, Santa Maria degli Angeli, Santo Stefano e San Luca), la Comunità Missionaria di Villaregia, la Società San Vincenzo de’ Paoli, il Movimento dei Focolari, la Consulta dei Giovani della forania di Quartu, l’assessorato alle politiche sociali del comune, l’associazioni ARCOIRIS Onlus, lo SPRAR San Fulgenzio (Comune di Quartu Sant’Elena) con CAS Caritas (Il Centro 4 Mori) e i preziosissimi mezzi di comunicazione (Radio Sant’Elena, Il Portico, Televisioni locali).
Eloquenti e significative sono le esperienze concrete di questa rete di Quartu Sant’Elena che è possibile cogliere sul territorio. Quartu si è distinto nel 2012 per una generosa accoglienza di Rom e ora alloggia 12 nuclei familiari. La parrocchia di Santa Maria degli Angeli assiste alcune famiglie Rom e offre un doposcuola ai circa 20 bambini, con la collaborazione del suo oratorio, con ottimi risultati, soprattutto, tramite un contatto continuo con il Comune di Cagliari e la cooperativa sociale C.O.S.I. (cooperativa operatori sociali per l'infanzia), sta cercando di inserirli nella comunità. Questo è un fulgido esempio di rete tra il Comune di Cagliari, la parrocchia di Santa Maria degli Angeli e la Conferenza Vincenziana Flumini di Quartu Sant’Elena.
L’assessorato alla Salute, ai servizi socio-sanitari e socio-assistenziali del comune di Quartu Sant’Elena si è fatto esso stesso tutore di alcuni minori, prendendo a cuore la causa dei minori migranti non accompagnati.
Da evidenziare è anche il Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) i 4 Mori, della Caritas, che segue 82 minori non accompagnati, accolti e seguiti nella loro integrazione sociale e nella loro crescita culturale, tramite lezioni aggiuntive a quelle scolastiche di Italiano e con progetti di avviamento al lavoro.
Diventa sempre più facile ma anche capitale vedere e considerare le migrazioni come la punta avanzata dei popoli in cammino verso la fraternità, vie di incontro vero e duraturo, aventi i minori al centro, perché essi sono il futuro della nuova umanità. Un futuro che è indispensabile nutrire, accogliere e integrare nel nostro presente, prescindendo dalle loro modalità d’ingresso nel territorio italiano e dalle loro provenienze, ma valorizzando quanto esiste di edificante nella loro tradizione e sottolineando i punti di contatto effettivo e proficuo con altre culture.
Una buona accoglienza diffusa sul territorio è non solo auspicabile ma essenziale per dare autonomia e integrazione, e la rete Migrantes di Quartu Sant’Elena vuole accompagnare la costruzione duratura di quel prioritario cambiamento culturale che oggi più che mai necessita l’Italia. (Fabio Martinez – Migrantes Cagliari)
 

Trapani: visita del vescovo all’hotspot di Milo

Trapani - A un anno dalla conversione dell’ex Centro di identificazione e espulsione di contrada Milo, a Trapani, in centro di accoglienza funzionante quale hotspot, il prefetto Giuseppe Priolo ha accompagnato, nei giorni scorsi, il vescovo di Trapani mons.  Pietro Maria Fragnelli a una visita al centro e agli ospiti migranti.
Il prefetto Priolo ha sottolineato che quello di Trapani Milo è stato fra i centri governativi individuati lo scorso anno come hotspot, per canalizzare gli arrivi in una serie di porti di sbarco selezionati, dove vengono effettuate tutte le procedure previste come lo screening sanitario, la pre-identificazione e il foto-segnalamento dei migranti.
Intenso l’incontro con i migranti presenti presso il centro, con la preghiera molto partecipata, al di là del credo religioso di ciascuno, come ha detto monsignor Fragnelli, che con espressioni improntate a compassione e umanità si è anche raccolto nel ricordo delle tante vittime di naufragi nel tentativo di raggiungere le coste italiane. Il vescovo ha espresso apprezzamento per i livelli di accoglienza constatati, improntati al rispetto e alla cura della dignità dei migranti.
 

Nel 2016: 181.436 immigrati sbarcati in Italia

Roma - Sono stati 181.436 i migranti sbarcati in Italia nel 2016, il 17,9% in più rispetto al 2015 (153.842) e il 6,6%  in più rispetto al 2014 (170.100), come riferisce  ministero degli interni. Il picco di arrivi si è registrato nel mese di ottobre con  27.384 migranti sbarcati. La Nigeria è in testa fra i Paesi d’origine;  poi Eritrea, Guinea, Costa d’Avorio, Gambia, Senegal, Mali, Sudan,  Bangladesh, Somalia.
Per quanto riguarda la distribuzione regionale dei migranti presenti  il Italia, il 13% è in Lombardia, l’8% in Lazio, Veneto, Piemonte,  Campania e Sicilia, il 7% in Toscana, Emilia-Romagna e Puglia, il 4%  in Calabria, il 3% in Liguria, Sardegna, Friuli e Marche, il 2% in  Abruzzo, Molise, Umbria, Trentino-Alto Adige, l’1% in Basilicata e lo  0,2% in Val d’Aosta.
In Italia attualmente sono ospitati 175.485 migranti  in strutture temporanee, hotspot, centri di prima accoglienza, e centri per richiedenti asilo e rifugiati(Sprar).
 

GMM: martedì 10 gennaio conferenza stampa con Mons. Galantino

Roma - Domenica 15 gennaio si celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. A presentare martedì 10 gennaio, alle 11.30, in conferenza stampa, il Messaggio di Papa Francesco  (Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce) e le iniziative della Chiesa italiana interverranno Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI; Mons. Guerino Di Tora, Vescovo Ausiliare di Roma e Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes; Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes. Modera l’incontro d. Ivan Maffeis.
L’appuntamento è a Roma, presso la Sala Marconi della Radio Vaticana (Piazza Pia, 3).
 

Card. Scola: domani a pranzo anche con clochard stranieri

Milano - Domani 6 gennaio, nella Solennità dell’Epifania del Signore, l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, presiederà alle ore 11.00 il Pontificale in Duomo.  Alle ore 13.00, il Cardinale pranzerà in Arcivescovado con 8 senzatetto con età  compresa tra i 25 e i 65 anni, 3 dei quali stranieri, due di loro di fede musulmana. Nel pomeriggio, alle ore 16.00, sempre in Duomo, l’Arcivescovo presiederà anche i Secondi Vespri dell’Epifania.
 

Reggio Emilia: domani la Festa dei Popoli in Cattedrale

Reggio Emilia - Il 6 Gennaio alle ore 11, in Cattedrale a Reggio Emilia, Messa della Solennità dell’Epifania e Festa dei Popoli presieduta dal Vescovo, mons. Massimo Camisasca, concelebrata dai cappellani etnici e con i diaconi del servizio diocesano Migrantes: annuncio del Giorno di Pasqua, canti e letture nelle lingue delle diverse comunità cattoliche immigrate a Reggio, processione dei Magi animata dai giovani dello Sri Lanka. (Francesco Braghiroli - Migrantes - Reggio Emilia-Guastalla)
 

Natale ortodosso: gli auguri della Cei agli immigrati in Italia

Roma - “Il mio augurio è che si possa vivere insieme, pur nella diversità dei giorni, l’unico mistero della incarnazione di Gesù, della sua venuta in mezzo a noi. E che la celebrazione di questa solennità possa essere anche per il nostro Paese, che accoglie fedeli delle Chiese ortodosse, un segno anche di come la fede può aiutare a vivere insieme, può favorire l’integrazione, diffondere un clima di fraternità e aiutare a costruire un mondo dove la convivenza non solo sia possibile, ma sia realtà”. È l’augurio che monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, rivolge a nome della Chiesa cattolica italiana ai 1,7 milioni di immigrati di fede ortodossa presenti nel nostro Paese che celebrano le festività natalizie il 6 gennaio (la Vigilia) e il 7 gennaio (la Natività). Se infatti il Natale è ormai alle spalle per il mondo occidentale, per la maggior parte degli ortodossi – il patriarcato di Mosca, Serbia, Ucraina, Bielorussia, Georgia, Macedonia, Montenegro – il Natale verrà celebrato il 6 e il 7 gennaio. La differenza è causata dall’utilizzo del calendario giuliano da parte della Chiesa ortodossa. Il patriarcato ecumenico di Costantinopoli (comprendente la Grecia), la Chiesa ortodossa bulgara e quella romena, però, si rifanno al calendario gregoriano e celebrano le festività natalizie il 24 e il 25 dicembre.
“Gli angeli cantarono Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace sulla terra agli uomini che egli ama”, dice il vescovo responsabile del dialogo ecumenico per la Cei nel messaggio reso pubblico dal Sir: “Mi permetto di dire che dare Gloria a Dio non significa solo onorarlo ma costruire la pace tra di noi. Questa presenza di tanti fratelli ortodossi nella nostra terra e nel nostro Paese è anche un segno di come insieme, cristiani uniti nella stessa fede in Gesù, possiamo costruire un mondo pacifico in mezzo a tante guerre”. I fedeli ortodossi presenti in Italia sono per lo più immigrati e festeggeranno quindi il Natale lontano dalle loro case e spesso dalle loro famiglie. L’invito di mons. Spreafico è quello di aprire le porte per un abbraccio di fraternità. “Questo già esiste – sottolinea – e anche la Chiesa cattolica italiana ha aperto le porte delle sue chiese in tante città dove ci sono comunità ortodosse significative per permettere a questi nostri fratelli di celebrare le loro liturgie. Sono segni belli che ci invitano ad andare incontro agli altri e fare in modo che nella lontananza dalla loro terra e dai loro paesi, possano trovare in noi braccia aperte che accolgono e che incoraggiano. Anche loro vivono gli stessi tempi difficili che viviamo noi”. Mons. Spreafico ricorda infine come le tradizioni liturgiche delle Chiese ortodosse e cattolica sono molto unite tra loro e “la liturgia è un segno di profonda unità tra le nostre Chiese”. Un cammino verso la comunione piena tra le Chiese che “ci vede tutti partecipi a cominciare da Papa Francesco”.
 

A Ormea, dove il lavoro rafforza l’integrazione

Ormea - In venti hanno preso il patentino europeo per lavorare con la motosega nei boschi, altri hanno imparato a riparare i muri a secco e i terrazzamenti coltivati, altri ancora hanno pulito castagneti secolari ormai ridotti a un accumulo di rovi. Insomma, non sono rimasti con le mani in mano, i 35 giovani rifugiati di Ormea, piccolo comune dell’Alta valle del Tanaro, in provincia di Cuneo. Il loro arrivo, un anno fa, aveva scatenato la rivolta di una parte dei 1.650 abitanti, disposta a pagare di tasca propria i cinquantamila euro al proprietario dell’albergo – che aveva dato alla Prefettura la disponibilità a ospitarli - pur di tenerli lontani dal paese. Dopo giorni di tensione, ci ha pensato il sindaco a stemperare gli animi, assumendo in proprio la gestione dell’accoglienza. Ormea è così diventato il primo (e finora unico caso) di gestione pubblica diretta dei migranti.
«D’accordo con la Prefettura – spiega il sindaco Giorgio Ferraris – abbiamo sistemato e messo a disposizione l’ex-casa di riposo per anziani, di proprietà dell’Ipac “Casa di riposo Renzo Merlino”, ente totalmente pubblico gestito da un consiglio di amministrazione nominato dal Comune».
Qui hanno trovato ospitalità 35 migranti, tutti maschi, di cui venti nigeriani e gli altri dell’area subsahariana, che hanno presentato domanda di permesso di soggiorno per motivi umanitari e sono ancora in attesa di una risposta. Nel frattempo si sono dati da fare, anche per “rispondere” con i fatti all’ostilità attorno al loro arrivo.
«La Lega ha raccolto cinquecento firme contro, ma io vado avanti», assicura Ferraris, che ha investito 84mila euro per ristrutturare la casa di riposo dove ospitare i migranti, ma ne recupera 18mila al mese, per la loro gestione.
I “famosi” 35 euro al giorno per migrante, sono utilizzati dal Comune per pagare lo stipendio alla decina di operatori, tutti giovani di Ormea, assunti per dare assistenza ai rifugiati. «Facendo lavorare questi ragazzi immigrati – puntualizza il sindaco – non abbiamo tolto un euro di lavori a Ormea. Lo scorso inverno hanno spalato la neve dove, prima, nessuno la toglieva. In primavera hanno pulito e sistemato sentieri, che da decenni non venivano più curati, contribuendo così non soltanto a migliorare la bellezza del nostro territorio, ma svolgendo anche un prezioso lavoro di prevenzione del dissesto idrogeologico». Che, quando ha colpito Ormea, con la piena del Tanaro del novembre scorso, ha visto i migranti, ancora una volta, in prima linea con la pala in mano a togliere fango insieme ai locali.
«Un anno dopo – conclude il sindaco Ferraris – posso dire che l’accoglienza a Ormea sta funzionando bene. La soluzione migliore per accogliere i migranti è quella dei piccoli gruppi. Non ha senso ed è controproducente stiparne decine in palazzoni. Molto meglio l’accoglienza diffusa sul territorio in comunità piccole, dove è più facile intrecciare rapporti di buon vicinato. Oggi i ragazzi sono ben integrati e stanno anche imparando un lavoro, che potrà sempre venir loro utile nel caso decidessero di stabilirsi da noi o in qualche altro paese di montagna».
Così, senza tanto clamore, a Ormea, sulle montagne piemontesi al confine con la Liguria, stanno vincendo la scommessa dell’accoglienza e dell’integrazione. (Paolo Ferrario - Avvenire)
 

Papa Francesco: come Rachele tante madri piangono per la morte dei figli

Città del Vaticano - “Davanti alla tragedia della perdita dei figli, una madre non può accettare parole o gesti di consolazione, che sono sempre inadeguati, mai capaci di lenire il dolore di una ferita che non può e non vuole essere rimarginata”. Papa Francesco ha commentato così la figura di Rachele, che perse i suoi figli mentre fuggivano verso l'esilio (come accade a tanti profughi e migranti in viaggio verso quella che sperano possa essere una vita migliore). “Ogni madre - ha detto Francesco durante l’Udienza generale di questa mattina, la prima dell’anno - sa tutto questo; e sono tante, anche oggi, le madri che piangono, che non si rassegnano alla perdita di un figlio, inconsolabili davanti a una morte impossibile da accettare”.
 

Reggio Emilia: in esposizione le opere del giovane immigrato Alizada

Reggio Emilia - Nell’ambito delle attività di accoglienza e sostegno dei migranti la Diocesi di Reggio Emilia - Guastalla, in occasione della Festa dei Popoli in Cattedrale (6 gennaio) e della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (15 gennaio), propone l'esposizione delle opere di Sadiq Alizada, ospite della Casa Albergo comunale, gestita dalla cooperativa Dimora d’Abramo.
Alizada è un giovane immigrato fuggito dalla guerra in Afghanistan, accolto nel progetto SPRAR presso il presso il laboratorio Tarsíe di Melioli Giuliano e Caudio. Attraverso l’arte della ceramica ha scoperto un inedito linguaggio espressivo che utilizza per narrare la sua parabola esistenziale.
Le opere saranno esposte nel Battistero di Reggio Emilia da oggi al 21 gennaio su iniziativa  della Diocesi di Reggio Emilia - Guastalla, dell’ Ufficio diocesano Migrantes e dell’Ufficio Beni culturali del Comune di Reggio Emilia.
 

Vittorio Veneto: al via gli incontri su immigrati e richiedenti asilo con mons. Perego

Vittorio Veneto - Conoscere e agire. A questo punta il trittico di incontri di formazione su migrazione e richiedenti asilo organizzato dalla Caritas diocesana di Vittorio Veneto: avere consapevolezza delle cause del fenomeno, delle leggi italiane, delle modalità di accoglienza e della cultura di chi arriva, e da qui partire per capire come intervenire al servizio delle persone, come accompagnarle a integrazione ed autonomia di vita.
Si comincia venerdì 13 gennaio: alle 20.30 al patronato Turroni di Oderzo con mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes su tema "Le nostre comunità di fronte al fenomeno migratorio e ruolo della Chiesa". “La realtà dei richiedenti asilo e dei profughi: problematiche culturali sociali e legislative” è invece il titolo del seminario di studio per operatori nel settore dell'immigrazione e dei richiedenti asilo, e per tutti gli interessati, in programma sabato 14 gennaio dalle 9 alle 17 nella Casa di Spiritualità a Vittorio Veneto. Il terzo incontro di formazione si svolgerà a marzo e analizzerà come i mass media raccontano il fenomeno della migrazione e le vicende dei richiedenti asilo, quale cultura trasmettono, e come riconoscere le eventuali distorsioni informative.
 

Migrantes Vicenza: torna la Festa dei Popoli in Cattedrale con il Vescovo e i migranti cattolici

Vicenza - Venerdì 6 gennaio alle 10.30, in occasione della festa solenne dell’Epifania, la chiesa Cattedrale di Vicenza tornerà ad animarsi di colori, suoni e canti di ogni parte del mondo grazie alla Festa dei popoli organizzata dall’Ufficio diocesano Migrantes. La Messa presieduta dal vescovo mons. Beniamino Pizziol sarà partecipata in particolare dai migranti cattolici residenti nel territorio della diocesi, che animeranno la celebrazione con canti e preghiere propri dei diversi Paesi di origine. Il tema della giornata anticiperà quello della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (15 gennaio 2017) che Papa Francesco ha voluto dedicare ai Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce per sensibilizzare tutta la comunità, civile ed ecclesiale, sulla realtà degli oltre 20 mila minorenni non accompagnati arrivati nel nostro Paese.
 “La Festa dei Popoli di quest’anno – spiega padre Michele De Salvia, responsabile Migrantes Vicenza - assume tre significati particolari. In primo luogo ci ricorda che i migranti cattolici fanno parte pienamente della chiesa vicentina e contribuiscono a renderla più bella e universale. In un clima socio politico spesso avvelenato e segnato dalla paura questa Festa in Cattedrale vuole inoltre lanciare messaggi positivi di inclusione e pacifica convivenza. Per questo l’invito in Cattedrale alla Messa dell’Epifania è rivolto non solo ai fedeli migranti, ma a tutti coloro che sono disposti ad “accorciare le distanze” e superare i pregiudizi. Infine quest’anno, nel 2017, ricorrono i 20 anni dalla costituzione dei primi Centri pastorali per i migranti cattolici nel territorio della nostra Diocesi. E’ un anniversario importante che ci porta a rinnovare il nostro impegno e a far conoscere le tante buone pratiche di reale accoglienza che il nostro territorio ha saputo e continua a vivere”.
 Nella Diocesi di Vicenza, sono 14 i Centri pastorali per migranti di fede cattolica: 6 a Vicenza (per filippini, ghanesi, nigeriani, romeni, srilankesi e ucraini), 2 a Bassano del Grappa (per filippini, ghanesi, nigeriani e ucraini), 2 a Schio (per ghanesi, nigeriani e romeni) e poi uno ad Arzignano (per ghanesi), uno a Creazzo (per africani francofoni), uno a Chiampo (per ucraini) e uno a Valdagno (per ucraini).
Durante la Messa della Festa dei Popoli di quest’anno saranno i bambini appartenenti ai diversi gruppi etnici a portare all’altare i doni per la celebrazione eucaristica e alcuni prodotti tipici dei loro Paesi. Proprio a loro il vescovo Beniamino riserverà una benedizione speciale.
Dopo la celebrazione in Cattedrale la festa continuerà nel salone del centro parrocchiale di San Giuseppe al Mercato Nuovo per  un momento di convivialità, di canti e di danze.
 

Roma: in campo per solidarietà e integrazione

Roma - Domani, nel quartiere di Pietralata a Roma, va in scena un torneo per la solidarietà e l’integrazione. Quattro squadre in campo: l’Ac Cittareale di un paese della provincia di Rieti colpito dal terremoto ad agosto, l’Atletico Diritti, polisportiva di terza categoria che unisce studenti, migranti e detenuti, Liberi Nantes, squadra romana di richiedenti asilo e rifugiati, infine una selezione dell’Associazione italiana calciatori (Aic). La festa è stata organizzata dall’Aic, che sarà rappresentata da ex calciatrici e calciatori come il presidente Damiano Tommasi (ex centrocampista della Roma), e dall’Atletico Diritti, nata due anni fa dalla collaborazione tra Progetto Diritti e Antigone, con il patrocinio dell’Università Roma Tre. Le magliette dei giocatori – “Made in Jail”– sono prodotte dalla cooperativa che lavora dal 1983 nel carcere romano di Rebibbia.
Il programma prevede anche un buffet etnico e l’esibizione dell’Atletico Diritti Cricket Club Fondi, squadra formata dai braccianti pakistani dell’Agro Pontino: la scorsa estate, al termine della loro prima partecipazione, si sono classificati terzi al Campionato interregionale.
Insomma, i diritti di tutti si difendono insieme, è il messaggio della manifestazione.
Proprio l’Atletico Diritti ha denunciato lo scorso ottobre le discriminazioni verso gli stranieri nel calcio professionista con un dossier presentato alla Camera. Storie come quella del portiere venezuelano Wilson: arrivato in Italia a 17 anni per curarsi, lo cercano anche squadre di seconda categoria, ma il permesso di soggiorno per cure mediche non è accettato dalla Figc. (Stefano Pasta – Avvenire)