Primo Piano

Mci Germania e Scandinavia: dal 16 al 17 gennaio riunione del Consiglio di Delegazione

Mainz - Avrà luogo nei giorni 16-17 gennaio all'Erbacher Hof di Mainz l'incontro del Consiglio di Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia. All’ordine del giorno le elezioni dei Delegati e dei Vicedelegati di Zona, come dei Rappresentanti dei collaboratori pastorali assunti, dei volontari e dei giovani. Inoltre il Consiglio è chiamato a decidere su quale progetto di ricostruzione puntare, sostenendolo con i fondi per terremotati raccolti fino ad ora. 

Card. Bagnasco in visita alla comunità italiana di Bruxelles

Bruxelles -  Il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Angelo Bagnasco è in questi giorni a Bruxelles per una visita alle chiese locali, alle istituzioni religiose della città belga e alle istituzioni europee. Con lui anche  una trentina di sacerdoti della diocesi di Genova. Lunedì sera il porporato ha visitata anche la comunità italiana celebrando una liturgia eucaristica nella cappella di St. Francois a Bruxelles. Durante la sua omelia si è detto convinto che in “questa Europa, nel mondo occidentale, così stancamente illuminista, si sta naturalizzando il Vangelo”. Il card. Bagnasco ha dunque fatto esplicito riferimento a una riflessione di Madeleine Delbrel, “la quale vedeva appunto il rischio di una naturalizzazione del Vangelo, togliendo alla fede la dimensione sovrannaturale. Riducendo il Vangelo stesso a un codice di buone maniere, a un invito alla fraternità esclusivamente orizzontale”, per i quali “non servivano l’incarnazione e la resurrezione di Cristo”. Da qui l’invito a “lasciare che Cristo viva in noi” e “ad accogliere il ricordo del nostro battesimo come un richiamo costante alla consapevolezza cristiana e a edificare una vita nuova grazie a l’incontro con Cristo”. Con il cardinale hanno concelebrato, oltre ai sacerdoti di Genova anche alcuni sacerdoti che seguono la pastorale con i nostri connazionali.
 

Amburgo: sabato l’apertura delle celebrazione in occasione del 65mo anniversario

Amburgo – Si apriranno sabato 14 gennaio, alla presenza del card. Francesco Monterisi, le celebrazioni per il 65mo Anniversario di Fondazione della Missione Cattolica Italiana di Amburgo.
Era il 9 gennaio 1952 quando il sacerdote comasco don Alfredo Prioni, inviato dalla Sacra Congregazione Concistoriale ad Amburgo arrivò nella città anseatica, col compito di accogliere gli italiani che si spingevano fino al Nord della Germania in cerca di lavoro. Era sprovvisto di tutto e senza alloggio, ma la sua grande fede e il suo bagaglio di umanità gli permisero di gettare le basi della Missione Cattolica Italiana (MCI) di Amburgo. Dedicata alla Madonna di Loreto, quella di Amburgo fu la seconda Missione italiana fondata, dopo l’ultimo conflitto mondiale, in terra tedesca. Dal 1955 in poi gli italiani raggiunsero a migliaia le regioni settentrionali della Germania per lavorare negli arsenali, nelle fabbriche, nelle filande, nei cantieri edili e in quelli ferroviari. Pertanto, questo 65° Anniversario – dice il missionario don Pierluigi Vignola, vuole essere “uno sprone a vivere sempre di più in fraternità poiché nel clima di generale apprensione per il presente e d’incertezza e di angoscia per l’avvenire, nel quale ci troviamo immersi, riteniamo importante che ognuno si faccia carico di diventare ambasciatore della diversità, aprendoci ai fratelli che incontriamo sul nostro cammino”. Alle celebrazioni del 14 gennaio sono previsti, tra gli altri, anche i saluti di don Vignola, del Console generale d’Italia in Hannover Flavio Rodilosso e del responsabile del Consiglio pastorale Francesco Bonsignore.  Durante l’anno diversi appuntamenti . Le celebrazioni conclusive domenica 14 gennaio 2018 con una liturgia eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Amburgo, Mons. Stefan Hebe. (Raffaele Iaria)
 
 

GMM: la prima campagna di mediatica di sensibilizzazione della sezione “Migranti e Rifugiati” del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano

Città del Vaticano - In occasione della 103a Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiati, che si celebrerà domenica 15 gennaio, la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale lancia la sua prima campagna mediatica di sensibilizzazione sulle questioni di sua competenza.
In linea con il tema scelto da Papa Francesco per l’edizione 2017 della Giornata (“Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce), la campagna mediatica si concentrerà sulla situazione di bambini, bambini e adolescenti migranti, rifugiati, sfollati e vittime della tratta.
Dal 12 al 15 gennaio 2017 i tweet del Pontefice saranno dedicati a tali situazioni e rimanderanno direttamente alla pagina Facebook della Sezione, nella quale verranno presentate brevi storie e riflessioni attinenti alla tematica generale.
 

Calabria: seicento sacchi a pelo per la tendopoli di San Ferdinando

Rosarno – La tendopoli di migranti a cavallo tra il territorio di San Ferdinando e Rosarno è ormai da anni una triste realtà. E il freddo e la neve di questi giorni ne aggravano la situazione. Sono diverse le persone che, come "novelli buon samaritani", si accostano agli ospiti per donare loro coperte, giubbotti e quanto possa servire per ripararsi dal gelo.
L’unità di crisi creata dalla Prefettura di Reggio Calabria, in collaborazione con il parroco del Bosco di Rosarno, don Roberto Meduri, don Pino Demasi e Bartolo Mercuri per l’associazione "Il Cenacolo" strettamente in contatto con il vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina- Palmi, Francesco Milito, ha già consegnato oltre seicento sacchi a pelo capaci di resistere fino a 20 gradi sotto zero.
«La Chiesa locale rimane disponibile per qualsiasi tipo di aiuto – afferma Milito – e ringrazio la Prefettura e le parrocchie per la tempestiva risposta ai bisogni di chi in questo momento si trova in grave difficoltà per via del freddo. Ciò è segno che la collaborazione rende tutto possibile».
E il brusco calo delle temperature, al momento, non sembra cedere.
Nella tendopoli attualmente vivono circa duemila persone, più altri 400 migranti trovano riparo in un’ex fabbrica adiacente. Anche nelle campagne tra Rosarno e Rizziconi si contano oltre quattrocento persone, che vivono in alloggi di fortuna.
Il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi conferma i numeri dell’emergenza. «Gestire una situazione del genere, col freddo, è davvero difficile – ammette – Le condizioni igienico-sanitarie sono insopportabili e l’anarchia creatasi in quel che è un vero e proprio villaggio è insostenibile. Il tavolo aperto con la Prefettura ha dato avvio alle procedure per il nuovo campo tende costituito da una vigilanza interna ed esterna». (Rosario Rosarno)
 

Migrantes San Benedetto del Tronto: successo per il “Natale multietnico”

San Benedetto del Tronto - Si è svolto nei giorni scorsi presso la parrocchia Gran Madre di Dio di Grottammare il “Natale Multietnico”, appuntamento organizzato dall’ufficio diocesano Migrantes.
Il pomeriggio di festa si è aperto con la celebrazione presieduta dal Vescovo di san Benedetto del Tronto, mons. Carlo Bresciani e concelebrata da diversi sacerdoti della diocesi. Ad animare la Santa Messa il coro multietnico della diocesi di Ascoli Piceno e Teramo con vari rappresentati delle confessioni cristiane.
“Con questa celebrazione – commenta il direttore dell’Ufficio Migrantes, Don Andrea Spinozzi – si è voluto ricordare la bellezza dell’universalità della Chiesa che allarga le sue braccia in tutto il mondo. In molti hanno lasciato la propria casa per venire in Italia e hanno deciso di continuare a camminare per incontrare Gesù vivo, che si dona per tutta l’umanità”.
Durante l’offertorio è stato portato all’altare il pane multietnico con tutte le bandiere delle varie nazionalità e due cesti che contenevano i prodotti tipici delle varie nazioni. Al termine della celebrazione tutti i presenti si sono ritrovarti presso il salone parrocchiale della Chiesa Gran Madre di Dio per condividere i manicaretti preparati con l’originalità delle varie etnie.
Una giornata di festa, una gioia condivisa tra le varie nazionalità in completa allegria, colorata e vivace e che ogni anno permette di riscoprire la bellezza dell’universalità della Chiesa. (Fonte Ancoraonline)
 

Paolo Gentiloni: un riconoscimento per la sua attività di accoglienza alla Migrantes

Roma - La Fondazione Migrantes, nella “sua azione quotidiana, contribuisce con efficacia e carità ai
crescenti bisogni di accoglienza ed integrazione e per questo desidero rivolgere, oltre al mio saluto
personale, un sentito riconoscimento”. E’ quanto scrive oggi il presidente del Consiglio Italiano, Paolo Gentiloni, in un messaggio alla Fondazione Migrantes in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra domenica 15 gennaio. L'Italia – scrive Gentiloni -  ha “dimostrato negli ultimi tre anni di saper fare fronte alla crisi migratoria creando una efficace condivisione tra le Istituzioni dello Stato insieme alle Organizzazioni non governative e a realtà come Migrantes. Senza il prezioso contributo di ognuno non avremmo potuto offrire riparo nel solo 2016 a 180 mila persone insieme ad un numero crescente di minori, più di 25 mila solo quest'anno”. (R.Iaria)

GMM: le iniziative della Migrantes di Catania

Catania - In occasione della 103a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che verrà celebrata il prossimo 15 gennaio, l’Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni (migrantes) dell’Arcidiocesi di Catania, diretto dal diacono Giuseppe Cannizzo, propone una settimana di preghiera e appuntamenti che aiutino nella riflessione sul tema scelto quest'anno da Papa Francesco: "Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce". Un monito esteso in ambito diocesano a tutta la comunità cittadina per una maggiore attenzione e sensibilità nei confronti dei migranti minorenni spesso non accompagnati, che per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari.
Domani Mercoledì 11 gennaio, alle ore 20:00, nella Chiesa di Santa Maria dell’Ogninella, nei pressi di piazza Università, si svolgerà una veglia di preghiera in memoria delle vittime del mare nei viaggi verso l’Europa, presieduta dal Mons. Salvatore Genchi, Vicario Genarale della Diocesi. La celebrazione sarà animata dalle comunità etniche cittadine in rappresentanza dei cinque continenti. Cingalesi, tamil, mauriziani, nigeriani e polacchi pregheranno insieme per la pace come segno concreto di fratellanza e accoglienza reciproca.
Sabato 14 gennaio, alle ore 16:00, nel campo adiacente alla parrocchia di San Leone Vescovo, ci sarà spazio anche per lo sport, con la partita di calcio tra le squadre dei migranti provenienti dallo Sri Lanka e dall’isola Mauritius.
Domenica 15 gennaio, invece, alle ore 17.15, in Piazza Università, le comunità multietniche in costume tradizionale inizieranno la processione verso la Basilica Cattedrale, dove alle ore 18, sarà celebrata la messa, presieduta dall’Arcivescovo di Catania Monsignor Salvatore Gristina. La serata si concluderà, alle ore 20, presso l’Oratorio San Filippo Neri di  Via Teatro Greco, 32 con un momento di fraternità.
 

GMM: una nota degli uffici Migrantes delle diocesi lombarde

Milano - «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
È a partire da questa citazione evangelica che papa Francesco indirizza il suo messaggio alla Chiesa in occasione della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato di domenica 15 gennaio.
Il Santo Padre orienta la sua riflessione attorno al tema dei migranti minorenni non accompagnati.
Tale aspetto del fenomeno migratorio non può essere disatteso o dimenticato. I minorenni migranti abbisognano come ogni bambino, ragazzo e adolescente, di un ambiente sano in cui crescere, di genitori e di una famiglia in cui sentirsi accolti, di una scuola che possa prepararli ad affrontare il mondo che li aspetta. Bisogni che non sono altro che quelli di tutti i bambini e ragazzi ad ogni latitudine del mondo: e pur tuttavia sono spesso disattesi, soprattutto per quanti vivono la migrazione, proprio perché lasciati soli ad affrontare non solo il viaggio migratorio, ma lo stesso percorso della vita che li vede in questo momento come ricorda il Papa “stranieri e inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari”.
Le diocesi lombarde fanno proprie le istanze, le piste di riflessione e di azione proposte da Papa Francesco: protezione, integrazione e soluzioni durature.
Protezione, che è occasione innanzitutto di denuncia delle storture della nostra società, che non è ancora in grado di vincere lo sfruttamento minorile e persino il traffico di minori.
Protezione che non può prescindere dall’apporto stesso dei migranti sia nel risolvere quella che potremmo definire la piaga della migrazione minorile forzata, come anche per instaurare un clima di integrazione, che si realizza nell’accoglienza, nell’assistenza e nell’inclusione, come presa in carico dei minori migranti e del loro inserimento sociale. Non può essere un programma di rimpatrio sicuro o di impedimento degli ingressi l’unico strumento per affrontare tale delicata situazione.
Le soluzioni durature sono quelle che tengono conto della situazione internazionale, senza mancare di denunciare le dimensioni negative della globalizzazione, a cui si connettono i conflitti locali, nazionali e internazionali, la violenza, la miseria e le condizioni ambientali; criminalità, abusi, guerre, violazioni dei diritti umani, corruzione, povertà, squilibri e disastri ambientali sono spesso alla radice del fenomeno migratorio motivato non tanto dall’aspirazione a passare da una vita fatta di mediocrità a una vita caratterizzata dall’eccellenza, una vita degna di questo nome, quanto piuttosto dalla ricerca di una terra in cui poter almeno sopravvivere.
Le Chiese di Lombardia si sentono stimolate dunque a trovare soluzioni concrete, condivise (perché solo in un lavoro di rete si potrà trovare la chiave di volta che riesca a intervenire in modo significativo nelle dimensioni problematiche del fenomeno), senza venir meno al compito di mostrare, raccontare, far conoscere gli aspetti positivi della migrazione e le possibilità positive che essa implica.
In questo anno 2017 le Diocesi Lombarde celebrano il primo centenario della morte di Santa Francesca Saverio Cabrini, santa della nostra terra di Lombardia e patrona universale di tutti gli emigranti. Santa Cabrini ha speso tutta la sua vita nell’assistenza ai nostri connazionali emigrati nelle Americhe con un occhio privilegiato all’assistenza delle famiglie e dei minori, spesso orfani. Ospedali, orfanotrofi, scuole e case di formazione e di protezione per i minori, sono il segno tangibile e ancora presente in tante realtà e in tanti Paesi del continente americano.
L’esempio luminoso della santa patrona degli emigranti e la sua intercessione siano di sprone per le nostre Chiese e per tutta la società civile per un rinnovato impegno e una rinnovata attenzione al mondo dei migranti a cominciare dai piccoli, dai minori e dai meno tutelati. (Uffici per la pastorale dei migranti – Migrantes - Diocesi di Lombardia)
 

Grasso: “prioritario” garantire ai minori migranti ogni protezione

Roma - “Ogni dibattito sul fenomeno migratorio non può non tenere conto di un punto fermo: tutti i bambini migranti, profughi o rifugiati sono prima di tutto bambini in pericolo a cui è stata derubata l’infanzia. Sono soggetti vulnerabili, chiusi nel loro silenzio che affidano la loro vita e le loro speranze di un futuro migliore allo ‘scafo di un barcone’. Tra di loro quelli che sopravvivono alle traversate, se non adeguatamente protetti, sono esposti a rischio di violenza e di sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali”. A scriverlo oggi, in un messaggio alla Fondazione Migrantes, in occasione della presentazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, il presidente del senato Grasso.
Per la seconda carica dello Stato è “prioritario assicurare loro i diritti fondamentali dei minori, accompagnare la loro crescita, garantire loro ogni protezione da abusi e pericoli”. Sono questi “doveri inderogabili – scrive Grasso – di un paese civile e democratico in quanto la cultura della tutela dei bambini si fonda, certo, sulla garanzia della loro sicurezza e dignità, ma si sostanzia anche attraverso la costruzione di basi e strumenti per la realizzazione di una esistenza migliore”. In questo senso, conclude il presidente del Senato, una “adeguata” accoglienza dei minori non accompagnati necessita di un “sistema di accoglienza e protezione efficacemente strutturato e di soluzioni durature”. Richiede inoltre  a tutta la Comunità internazionale “una assunzione di responsabilità nella elaborazione di politiche inclusive, rispettose della diversità, della solidarietà e del riconoscimento ai ‘migrantes’ dei diritti umani”. 
 

Minori migranti: mons. Di Tora (Cei), “protagonisti della storia del domani”

Roma - I minori migranti “saranno anch’essi protagonisti, insieme agli altri, della storia del domani, chiamati a costruire un mondo di umanità e di pace, che oggi non sperimentano e dal quale quindi debbono fuggire”. Lo ha ricordato monsignor Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione episcopale Cei per le migrazioni, intervenendo oggi a Roma alla presentazione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebra domenica prossima (15 gennaio) e che il Papa ha voluto dedicare ai “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”. “Proprio perché soli, nell’assenza dei loro genitori, di adulti che li accompagnino – ha precisato Di Tora -, la loro voce è il silenzio, la loro vita diventa talora oggetto di sfruttamento, nell’abuso, nel lavoro, o addirittura assoldati dalla criminalità organizzata”. Papa Francesco, ha quindi sottolineato il presule, “c’invita anzitutto a renderci consapevoli che il fenomeno migratorio non è separato dalla storia umana; anzi è insito nella storia della salvezza: in esso è presente un disegno di Dio”. Egli ci esorta “a un concreto impegno nella protezione, difesa dei minori”; “all’integrazione favorendo l’inserimento sociale o programmi di rimpatrio sicuro e assistito, mirando sempre al loro effettivo ‘interesse superiore’”; infine, “ci spinge a cercare soluzioni durature, affrontando la questione migratoria alla radice, contrastando nei Paesi d’origine le cause che provocano le migrazioni”. (Fonte Sir)
 

GMM: ad Agrigento presentazione del “Rapporto Immigrazione” e del “Rapporto Italiani nel Mondo”

Agrigento - Sabato 14 gennaio 2017, alle ore 17, nella Sala Teatro «Granata», in Via Barone 2A, ad Agrigento, in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, il Centro per le Missioni, l’ufficio Migrantes, la Caritas Diocesana e la Fondazione Mondoaltro, presenteranno il “Rapporto Immigrazione” di Caritas Italiane Fondazione Migrantes  Caritas e Migrantes e il “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes. Obiettivo dell'incontro sarà quello di approfondire la conoscenza dei dati sul fenomeno immigratorio, ponendolo in relazione con l'ancora viva esperienza emigratoria italiana.
Relazioneranno l’Avvocato Luca Insalaco, che presenterà il “Rapporto Immigrazione” di caritas e Migrantes e Mariella Guidotti, Responsabile del Servizio Migrantes della Diocesi agrigentina, che introdurrà il “Rapporto Italiani nel Mondo” di Migrantes.
Sarà dato spazio alla testimonianza di Béatrice Panaro, missionaria tra migranti in Svizzera, e di alcuni minori stranieri non accompagnati residenti ad Agrigento.
 

Mons. Galantino: Cinque “Sì”, due “No” e un ‘No condizionato’

Roma - Le migrazioni  e i migranti, a diverso titolo, riempiono le pagine dei giornali. Mi sembra di poter osservare che, negli ultimi tempi, pur fra molte eccezioni, sembra positivamente raggiunto un buon risultato: come ha ricordato il recente rapporto dell’Associazione ‘Carta di Roma’, alcuni mezzi di comunicazione e alcuni operatori bene informati stanno sensibilmente evitando di alimentare scorrettamente strumentali equazioni tra migrazioni e criminalità, tra migrazioni e terrorismo e tra terrorismo e islamismo.
Per fortuna queste connessioni causa-effetto restano appannaggio di interventi strumentali e semplificatori. Pur tra le tante reali e dolorose difficoltà si va facendo strada la consapevolezza del carattere complesso del fenomeno migratorio. Quando ci sono di mezzo situazioni, persone, storie e volti concreti la semplificazione non serve a nessuno. Nemmeno quella fatta, come dice qualcuno, a fin di bene!
Ed è proprio una lettura attenta del complesso fenomeno delle migrazioni a dirci che - tra i 181.000 migranti sbarcati sulle nostre coste in fuga da diverse e drammatiche situazioni e all’interno del popolo dei 5 milioni di immigrati complessivi - in questa Giornata non possiamo dimenticare oltre l milione di minori migranti, dei quali 25.772 non accompagnati arrivati tra noi.
A partire dai loro volti e dalle loro storie, e in vista del loro futuro, credo sia importante, evangelicamente, che il nostro parlare sappia dire dei “sì” e dei “no” responsabili. Sappia dire cioè dei “sì” e dei “no” senza la facile saccenteria, che talvolta rasenta l’arroganza dei primi della classe; senza la superficialità gridata da chi parla tanto di migranti ma forse non ha mai parlato con i migranti e senza il cinismo di chi forse non ha mai incrociato lo sguardo smarrito e implorante di una famiglia migrante fatta di uomini, donne e bambini. Tanti bambini.
Prima di pronunziarli, non vorrei – e lo chiedo agli operatori della comunicazione – che i “Sì” e i “No” che mi permetto di dire venissero subito presentati come bocciature senza appello o come promozioni non richieste rivolte a questa o a quella istituzione faticosamente impegnate nel campo dell’immigrazione. Capisco tutta la fatica che si va facendo, come non apprezzo per niente le ricette assolutamente prive di realismo e mancanti di concreta progettualità che i soliti noti non mancano di dispensare. Talvolta ignorando o facendo finta di non conoscere dati che, come minimo, li aiuterebbero a non inquinare l’etere di banalità a buon mercato.
Fatte queste premesse e nello spirito di collaborazione che la Chiesa, non da oggi, e a tutti i livelli sta mostrando di offrire anche grazie ai cospicui fondi provenienti dall’8x1000 destinati a questo scopo, mi permetto di elencare in maniera schematica i “sì” e i “no” sui quali mi piacerebbe vedere impegnati tutti gli uomini e le donne di buona volontà, a cominciare  da chi ha responsabilità di governo.
1. Sì a sbloccare e approvare una legge ferma che allarga la cittadinanza ai minori che hanno concluso il primo ciclo scolastico, così da allargare la partecipazione, cuore  della democrazia, e favorire processi di inclusione e integrazione.
2. Sì a sbloccare e approvare una legge ferma che tutela i minori non accompagnati, non destinandoli a nuovi orfanatrofi, ma a case famiglia, a famiglie affidatarie, accompagnate da una formazione attenta a minori preadolescenti e adolescenti. Le  oltre 500 storie di accoglienza famigliare nate nelle nostre parrocchie – col progetto “Una famiglia per una famiglia”, “Rifugiato a casa mia’, o il ‘Rifugio diffuso’ che coinvolge un centinaio di famiglie in città come Torino, Parma, Milano - ci dicono come questa strada non solo sia percorribile per gli adulti ma anche per i minori, favorendo una individuale storia educativa e sociale. Questa non è fantascienza! Vi sono famiglie disponibili ad accogliere – l’ho appreso seguendo la rassegna stampa di  “Prima pagina”  il 6 Gennaio scorso. Sono intervenute due famiglie, una di Trieste e una del Piemonte, che, pur pronte ad accogliere in casa non hanno trovato interlocutori per dar seguito a questa loro offerta di disponibilità.
3. Sì all’identificazione dei migranti che arrivano  tra noi, anzitutto per un’accoglienza attenta alla diversità delle persone e delle storie, pronta a mettere in campo  forme e strumenti rinnovati di tutela e di accompagnamento che risultano una sicurezza per le persone migranti e per la comunità che accoglie.
4. Sì a un’accoglienza diffusa, in tutti i comuni italiani, dei migranti forzati, in fuga da situazioni drammatiche. Si tratta di creare un servizio nuovo nelle nostre comunità per accogliere alcune persone e famiglie in fuga, 2 su tre delle quali potrebbero fermarsi solo per alcune settimane o mesi – come è avvenuto in questi tre anni -  in collaborazione con le realtà associative, della cooperazione sociale ed ecclesiali presenti sul territorio. A chi giova demonizzare con lo stigma della delinquenza e del puro interesse tutte le realtà impegnate nel campo dell’accoglienza? A che serve appiccicare su tanti giovani, uomini e donne che compiono con professionalità questo lavoro la stessa etichetta di alcune famigerate esperienze, pe fortuna scoperte e condannate?
Si tratta di scrivere una nuova pagina del nostro Welfare sociale guardando anche a tuto quello che di positivo si sta facendo.
5. Sì a un titolo di soggiorno come protezione umanitaria o come protezione sociale a giovani uomini e donne che da oltre un anno sono nei CAS e nei centri di prima accoglienza e hanno iniziato un percorso di scolarizzazione o si sono resi disponibili a lavori socialmente utili o addirittura già hanno un contratto di lavoro; a coloro che hanno potuto, speriamo presto, fare un’esperienza di servizio civile, ma anche a chi ha una disabilità o un trauma grave, è in fuga da un disastro ambientale o dal terrorismo.
Ripartire dalla legalità è un atto di intelligenza politica, che non va confuso – anche qui semplificando artatamente?– con la proposta di allargare l’irregolarità e creare insicurezza per i migranti e per il territorio.
6. No a forme di chiusura di ogni via legale di ingresso nel nostro Paese che sta generando un popolo di irregolari, che  alimenta lo sfruttamento, il lavoro nero, la violenza. E’ contradditorio chiudere forme e strade per l’ingresso legale e poi approvare leggi per combattere lo sfruttamento lavorativo e il caporalato.
7. No a investire più nella vendita delle armi che in cooperazione allo sviluppo, in accordi internazionali per percorsi di rientro, in corridoi umanitari: è un’ipocrisia di cui dobbiamo liberarci per favorire finalmente il diritto delle persone di vivere nella propria terra. Come Chiesa italiana stiamo in attesa di firmare un protocollo di intesa col Ministero competente per aprire un “corridoio umanitario” con l’Etiopia per i profughi provenienti da Eritrea e Somalia, utilizzando anche per questo fondi provenienti dall’8x1000.
Quanto alla riapertura dei CIE, non possiamo non condividere il “No” affermato dalle realtà del mondo ecclesiale (Migrantes, Caritas, Centro Astalli…) e della solidarietà sociale (CNCA), oltre che di giuristi (ASGI) impegnati da anni nella tutela  e la promozione dei migranti, se questi dovessero continuare ad essere di fatto luoghi di trattenimento e di reclusione che, anche se con pochi numeri di persone, senza tutele fondamentali, rischiano di alimentare fenomeni di radicalizzazione, e dove finiscono oggi, nella maggior parte dei casi,  irregolari dopo retate, come le donne prostituite, i migranti più indifesi e meno tutelati.
L’assicurazione successiva del Presidente del Consiglio e del Ministro dell’Interno sulla diversa natura, anche se non ancora precisata, dei CIE, l’ articolata posizione espressa dai Sindaci italiani, la decisa richiesta del Capo della Polizia, uniti, però, al dubbio che tali Centri risultino necessari realisticamente nel caso di chi irregolare ha commesso un reato, per il quale dal carcere stesso o attraverso misure cautelari, seppur eccezionali, previste dalla legge, potrebbe venire poi direttamente espulso, mi fanno dire in questo momento un ‘No condizionato’.
Concludo riprendendo quanto ho affermato in premessa.
I cinque “sì” e i due “no” e un ‘no condizionato’ pronunziati in questa Giornata vanno letti unicamente come un leale contributo che come Chiesa italiana intendiamo dare a partire dal Vangelo e dall’esperienza di accoglienza che quotidianamente facciamo come comunità credente. Il tutto sostenuto dalla grande stima che tanti uomini e donne continuano a nutrire, nonostante i nostri limiti, nei confronti dell’azione non episodica e non finalizzata all’autopromozione  delle nostre Parrocchie e di tutte le realtà che ad esse direttamente o indirettamente afferiscono. (Mons. Nunzio Galantino Segretario generale della CEI)
 

GMM: il testo di presentazione di mons. Perego

Roma - La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017, che quest’anno sarà celebrata in Lombardia, nel centenario della morte della santa Francesca Saverio Cabrini (1917-2017), proclamata da Pio XII nel 1950 ‘patrona degli emigranti’, cade in un momento particolare per la situazione delle migrazioni economiche e forzate in Europa e in Italia. A fronte di una stagnazione del numero dei migranti economici e una crescita dei migranti forzati giunti in Italia, cresce la paura, crescono i rischi non solo di alzare muri, di forme di protezionismo, di limitazioni al welfare per i migranti, ma anche di scontri e conflittualità sociale all’interno dei Paesi europei intorno al tema delle migrazioni. Per queste ragioni, il Messaggio del Papa, anche quest’anno, risulta essere una traccia, un percorso di lettura del fenomeno migratorio, guardando in particolare al mondo dei minori migranti, che costituiscono oltre il 50% dei migranti forzati oggi. Come ogni anno ci fermiamo a considerare la situazione italiana, fermandoci in particolare sul volto dei minori migranti.
La ‘risorsa’ dei minori immigrati in Italia
Nell’ultimo Rapporto immigrazione Caritas e Migrantes, abbiamo fotografato 25 anni di immigrazione in Italia, soffermandoci anche sui minori immigrati. Sono 1.085.274 i minori immigrati presenti in Italia al 1 gennaio 2016 (pari al 21,6% del totale degli stranieri). 104.056 sono nati in Italia nel 2014 da almeno un genitore straniero e 75.067 (38.664 maschi e 36.403 femmine) da entrambi i genitori stranieri, con un calo a 72.000 nel 2015. Secondo l’Istat, sebbene il numero abbia iniziato progressivamente a ridursi (- 2.638 nascite in meno rispetto al 2013), è rimasto stabile in termini di incidenza percentuale ( 14,9%). Nonostante l’inversione di tendenza dell’incremento delle nascite dovuto al calo di fecondità delle donne straniere (passato da 2,95 figli per donna nel 2009 a 1,97 nel 2014), il tasso di natalità resta comunque alto per gli stranieri se confrontato con quello degli italiani: 9,7 per mille contro. 8,3 per mille. Rimane ancora drammatica la situazione nel 2015 di 27.168 interruzioni di gravidanza di donne di nazionalità straniera, pari al 31,1% sul totale delle interruzioni di gravidanza.
La distribuzione territoriale delle nascite mostra una concentrazione direttamente proporzionale alle quote di stranieri residenti sul territorio: nel Nord-est (21,6%) e Nord-ovest (21,4%) un nato su cinque è di nazionalità non italiana. Emblematico il caso dell’Emilia Romagna che registra l’incidenza percentuale più alta (24,0%) e in cui è straniero un nato ogni quattro. Il saldo positivo naturale e migratorio della popolazione straniera, il tema dei minori nati in Italia e delle ‘seconde generazioni’, si connette strettamente con il dibattito sul cambiamento in Italia della legge della cittadinanza.
I minori ricongiunti con la famiglia
La disaggregazione per classi di età del totale dei permessi di soggiorno rilasciati e la presenza dei minori nei permessi di lungo periodo rispetto a quelli con scadenza, permette l’analisi di una prospettiva di inserimento sociale dei migranti a lungo termine: nella fascia di età fino ai 17 anni sono il 28,8% a fronte del 17,7% del gruppo di soggiornanti con un permesso a scadenza. I motivi familiari, infatti, nel complesso registrano la percentuale del 34,1% e sono al secondo posto dopo i motivi di lavoro (52,5%). Il ricongiungimento di un minore va accompagnato : spesso, infatti, se avviene durante l’anno scolastico, porta alla perdita di un intero anno scolastico. Non di rado è causa di frequenti assenze e abbandono scolastico. Ancora, non poche volte il ricongiungimento crea aspetti traumatici per la perdita di una ambiente amicale di riferimento, la non conoscenza della lingua, la mancanza di relazioni nel tempo libero.
I minori non accompagnati o minori separati
A partire dal 2008, un fenomeno che è cresciuto diventando estremamente grave negli ultimi tempi è quello dei minori stranieri non accompagnati o anche minori separati, che fortemente interpella le istituzioni e la coscienza civile in Italia. Sono stati nel 2015 ben 16.478 i minori giunti sulle nostre coste (pari al 10,7% del totale degli sbarchi); di cui 12.360 sono arrivati da soli (75% del totale) mentre 4.118 sono arrivati accompagnati da almeno un adulto.
I minori provenivano prevalentemente da Eritrea (4.407), Siria (2.072), Egitto (1.742), Somalia (1.613), Gambia (1.360) e Nigeria (1.261), ma sono gli egiziani che quasi sempre sbarcano da soli (98,2%) seguiti da gambiani (95,8%) guineani (95,2%) senegalesi (94,5%), tunisini (92,9%) e pakistani (92,3%). I minori che sono sbarcati accompagnati da un adulto sono in prevalenza siriani, iracheni e palestinesi.
Nel 2016 , anno del maggior arrivo di migranti sulle nostre coste italiane (181.436 al 31 dicembre), il numero dei minori non accompagnati sbarcati è più che raddoppiato rispetto al 2015: siamo passati da 12.360 a 25772, di 80 nazionalità diverse. Si tratta di un fenomeno che richiede un’attenzione particolare a diversi livelli: sul piano dell’identificazione dell’età del minore con strumenti adeguati, che oggi lasciano un dubbio di +/- 2 anni, con il rischio di non tutelare alcune persone; con luoghi di accoglienza che non siano i CAS (che oggi ne ospitano l’ 85% dei minori non accompagnati, perché solo meno di 2000 sono in un progetto SPRAR), quasi il 50% concentrati soprattutto in Sicilia (6500) e in Calabria (1500), con l’attenzione ai traumi subiti nel corso del viaggio di almeno due anni per la maggior parte di essi; per la continuazione del viaggio verso altri paesi europei, sempre in solitudine o con amici, per almeno 2 su tre dei minori sbarcati. Tra i minori accolti, al primo posto ci sono minori provenienti dall’Egitto, seguono il Gambia, Albania, Nigeria, Eritrea, Guinea, Costa d’Avorio, Somalia, Mali, Senegal.
I minori non accompagnati richiedenti asilo
I minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo nel 2015 sono stati 3.959 (il 4,7%) su un totale di 83.970 richiedenti protezione internazionale. Sono quasi sempre maschi (96,8%) e provengono prevalentemente da Gambia (1.171, 30% del totale), Nigeria (564, 14,2% del totale), Senegal (437, 11% del totale) e Bangladesh (420, 10,6% del totale).
Tra le nazionalità a cui viene riconosciuta una qualche forma di protezione, troviamo quelle senegalese (95%), guineana (94,4%), gambiana (94%), ghanese (90%), malese (87%), nigeriana (82%).
Ben l’81,2% ottiene una protezione umanitaria (81,2%) mentre il 4,1% ottiene lo status di rifugiato e il 2,9% la protezione sussidiaria.
Nello specifico dello status di rifugiato, sono i somali (23,1%) ad ottenere maggiormente questa forma di protezione, seguiti da ghanesi (4,3%), maliani (3,2%), senegalesi (2,9%), nigeriani ed egiziani (2,7%).
Evidentemente si tratta di minori che provengono da Paesi dove sono in atto guerre o che, comunque vivono ancora una situazione di guerra o di conflitti. Interessante l’analisi dei dati al primo semestre 2016: i MSNARA sono 2.416, prevalentemente maschi (95,5%) provenienti da Gambia 752, 31% del totale), Nigeria (297, 12,3%), Senegal (227, 9,4%). Come per il 2015, anche nel 2016 la maggior parte di loro riceve una protezione umanitaria (1.013 ovvero 58%); lo status di rifugiato è riconosciuto al 4% mentre la protezione sussidiaria al 3%. In allarmante aumento, la percentuale di minori a cui non è stata riconosciuta alcuna forma di protezione (33%). A differenza del 2015, sono gli egiziani ad ottenere maggiormente una qualche forma di protezione e a ricevere la proposta di quella umanitaria, ottenendo quella sussidiaria, mentre lo status di rifugiato viene spesso riconosciuto ai minori nigeriani.
I minori emigranti dimenticati?
In questa Giornata non possiamo dimenticare i minori emigranti, sempre più numerosi, che lasciano l’Italia insieme alle loro famiglie, alla ricerca di un lavoro che manca in Italia in altri paesi europei e del mondo. Anche loro lasciano il paese, la casa, la scuola, gli amici e non sempre trovano chi li accompagna nel paese d’arrivo. Le nostre missioni cattoliche italiane all’estero, che sono 366, di cui oltre la metà in Europa, segnalano continuamente questi arrivi e i disagi conseguenti, per l’assenza o la lontananza delle istituzioni. Al 1 gennaio 2016 gli iscritti all’AIRE sono 4.811.163, il 7,9% dei 60.665.551 residenti in Italia secondo il Bilancio demografico nazionale dell’Istat aggiornato a giugno 2016. Per quanto riguarda le classi di età: i minori sono 724.897 (15,1%); 1.074.134 hanno tra i 18 e i 34 anni (22,3%); la classe di età più numerosa (1.123.967) ha tra i 35 e i 49 anni ovvero è in piena età lavorativa (23,4%); sotto al milione (917.013, il 19,1%) vi e chi ha tra i 50 e i 64 anni; gli over 65enni sono, infine, 971.152 ovvero il 20,2%.Degli oltre 700 mila minori, il 45,1% ha meno di 10 anni, il 33,1% ha tra i 10 e i 14 anni e il 21,6% ha tra i 15 e i 17 anni. Il 3,7% degli anziani ha più di 85 anni; il 6,9% ha tra i 75 e gli 84 anni e il 9,6% ha tra i 65 e i 74 anni.
Dal 2006 al 2016 i minori iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero sono passati da 478.363 unità a 724.897 (+51,5% dal 2006 al 2016).
Nell’ultimo anno, 107.529 italiani hanno lasciato il Paese alla volta dell’estero ottemperando all’obbligo di legge della iscrizione all’Anagrafe del Ministero dell’Interno e quindi già consapevoli di restare fuori dei confini nazionali per almeno dodici mesi. I minori sono 22.384 il 20,7% del totale di cui 10.776 femmine. Essi si sono recati soprattutto nel Regno Unito (3.644), Germania (3.463), Francia (3.302), Svizzera (2.055) e Argentina (1.120) partendo, soprattutto, da Lombardia (4.389), Veneto (2.771), Emilia Romagna (2.188), Piemonte (1.922) e Lazio (1.586).Degli oltre 22 mila, 13.807 hanno meno di 10 anni, 5.846 ha tra i 10 e i 14 anni e 2.731 ha tra i 15 e i 17 anni. Degli oltre 13.800 con meno di 10 anni i primi 5 paesi in cui si sono trasferiti sono Germania 2.143), Regno Unito (2.013), Francia (1.899), Svizzera (1.320) e Argentina (655) partendo soprattutto da Lombardia (2.662), Veneto (1.642), Emilia Romagna (1.313), Sicilia (1.224) e Piemonte (1.194).
Una parola sull’accoglienza dei migranti sbarcati sulle nostre coste nel 2016
Al 31 dicembre 2016 176.554 persone migranti sbarcate sulle nostre coste risultano accolte nelle diverse strutture (CAS, Centri di prima accoglienza, SPRAR). Rispetto alle 103.792 persone migranti accolte al 31 dicembre 2015 la crescita è stata di circa 73.000 persone. Se i rimpatri e i ricollocamenti sono stati meno di 20.000 significa che oltre 50.000 persone hanno continuato il viaggio dall’Italia verso altri Paesi. Come abbiamo accompagnato, nelle città, nelle stazioni questo viaggio che ha avuto momenti drammatici a Como, Ventimiglia, ma anche a Milano, a Roma? Ho l’impressione che si nasconda troppo e ancora meno si rifletta sul fatto che a fronte di oltre 500.000 persone arrivate negli ultimi tre anni e al numero dei rimpatri, dei ricollocamenti e degli accolti inferiore a 250.000, c’è una metà di coloro che sono sbarcati che hanno continuato il loro viaggio.
Credo anche che anziché ripetere i numeri assoluti delle accoglienze nelle diverse regioni nel 2016 -e che vede al primo posto la Lombardia (23.046), seguita dal Lazio (14.886), il Piemonte (14347), la Campania (14.312), il Veneto (14.224), la Sicilia (14.076), la Toscana (12456), l’Emila Romagna (12.259), la Puglia (12.136), la Calabria(7.414) e poi le altre regioni con una media tra i 5.000 e il 3.000 accolti sui territori fino ai 288 della valle d’Aosta – anche alla luce dell’Accordo Stato- Regioni -sarebbe utile sottolineare i numeri relativi dell’accoglienza, che indicano più concretamente chi oggi sta accogliendo di più in Italia. In questo caso la prima regione è il Molise (11 ogni 1000 abitanti), seguono la Basilicata (4,5), il Friuli –Venezia Giulia (3,9), la Calabria (3,7), l’Umbria e Liguria (3,6), Sardegna (3,4), Toscana (3,3), Piemonte (3,2), Marche (3,0), province autonome di Trento e Bolzano, Puglia e Veneto (2,9), Abruzzo e Sicilia (2,8), Emilia Romagna (2,7), Lazio e Campania (2,5), Lombardia (2,3), Valle d’Aosta (2,2).
Così pure non possiamo dimenticare che i posti in accoglienza nei CAS e nei centri di prima accoglienza negli ultimi tre anni sono aumentati del 400% e in essi oggi si trovano oltre l’85% dei migranti accolti in Italia, mentre solo il 15% sono quelli accolti nello SPRAR. E che il cammino verso un’accoglienza diffusa sul territorio con protagonisti i Comuni vede al 31 dicembre 2016 solo 654 progetti in 557enti locali su 8.000 Comuni italiani. La regione con la più alta diffusione degli Sprar rispetto al numero dei Comuni è la Puglia (76 Comuni su 258); a seguire la Sicilia (89 su 390), la Calabria (86 Comuni su 409), con una media di uno SPRAR ogni 4/5 Comuni. Seguono a distanza le altre regioni con una media di 1 SPRAR ogni 10 o più Comuni fino ad arrivare alla Valle d’Aosta e alla Provincia autonoma di Bolzano con nessuno SPRAR presente. Da questo dato sarà importante che riparta realisticamente l’incontro di giovedì 19 gennaio tra Stato e Regioni in ordine ad un’accoglienza diffusa sul territorio, con al centro lo SPRAR.
Conclusione: una città per i minori migranti
Attorno ai diversi volti di minori migranti, per evitare violenze, sfruttamento e abusi, è messa alla prova la capacità istituzionale di tutela dei diritti fondamentali dei minori, primo tra tutti il diritto di famiglia in Italia e all’estero. La difficoltà è passare da un diritto a un servizio e a un servizio in rete, cioè garantire ai minori una città e una casa. A questo proposito, in Italia soprattutto nella collaborazione tra Comuni, enti ecclesiali, associazioni e cooperative, servizi sanitari e scuole, sono nati percorsi sperimentali di pronto intervento, di ospitalità, di accompagnamento, di formazione che hanno costruito città e casa attorno ai minori migranti e ai loro familiari. Si è trattato di più percorsi di advocacy e di cura, anche sperimentali, sia per la diversa età dei minori, ma anche per i numerosi paesi di provenienza e le differenze culturali. La città oggi è chiamata a vedere in tutto il mondo dei minori migrati e rifugiati, delle seconde generazioni un tassello importante della crescita di un futuro, che passa necessariamente attraverso un dialogo interculturale – anche attraverso modelli educati nuovi, come la peer education (educazione alla pari) -, che rifiuta nuove forme di esclusione o provvisorietà sociale, ma soprattutto il riconoscimento della cittadinanza, quale punto di partenza per un percorso di responsabilità e partecipazione, che riconosca e valorizzi un nuovo ‘capitale umano’ giunto in Italia da 200 Paesi del mondo.
Nel rapporto con i minori migranti è cresciuta anche la Chiesa, una Chiesa plurale, da una parte nella sua capacità caritativa di costruire servizi, progetti di educazione interculturale, di genitorialità attiva e partecipativa, per costruire ‘segni di fraternità’, ma anche per avviare esperienze di pastorale giovanile che rinnovano gli ambienti di aggregazione giovanile e gli oratori, sperimentando percorsi d’incontro e d’intervento specifici. Con il minore migrante, è necessario da una parte ricercare forme di collegamento e conoscenza familiari anche a distanza, dall’altra costruire, in assenza di figure genitoriali, un percorso educativo e di crescita integrale, attento anche alle diverse dimensioni della vita giovanile (sport, scuola, affetti, amicizie, formazione al lavoro…). Il riconoscimento, la prima accoglienza, la seconda accoglienza che sono i livelli di un percorso teso all’integrazione sono i tre momenti fondamentali di un ‘affido’ che spesso non passa immediatamente attraverso la famiglia, ma attraverso la città e le sue strutture di un Welfare sempre più comunitario, ma anche i luoghi e gli strumenti per costruire la Chiesa come casa attorno e insieme ai piccoli. In un tempo di ‘educazione debole’ è importante che la Chiesa sempre più diventi casa, famiglia di famiglie, comunità dove i minori possano trovare casa e famiglia, sentirsi a casa. I servizi per i minori rispondono nella Chiesa non solo a un bisogno sociale, ma anche al diritto che nessuno sia solo, nessun minore sia privo di una famiglia, luogo educativo fondamentale e tutti possano ‘sentirsi a casa’ nella Chiesa. (mons. Giancarlo Perego – Direttore Generale Fondazione Migrantes).
 

GMM: a Reggio Calabria celebrazione con mons. Morosini

Reggio Calabria - Domenica prossima sarà celebrata la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Questa ricorrenza torna oggi di forte attualità, ma con un volto nuovo. Non più nazionale ma mondiale, non rivolta ai soli migranti, ma ad ogni forma di mobilità, a fieranti e circensi, rom e sinti, e soprattutto a quelli che escono dal loro Paese non per libera scelta, alla ricerca di un avvenire migliore, ma perché costretti a fuggire a causa di gravi disordini sociali, di guerre feroci e conflitti civili, di progressiva desertificazione delle loro terre, dell’estrema miseria e fame cui sono ridotti tanti popoli, soprattutto dell’Africa subsahariana.
Nella diocesi di Reggio Calabria–Bova l’arcivescovo, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, celebrerà alle 17 nella chiesa di Sant’Agostino assieme agli immigrati cattolici presenti in città.
 

Tratta: il 1 febbraio la terza Giornata Mondiale di preghiera e riflessione

Roma - “Sono bambini! non schiavi”. Questo il tema della terza Giornata Mondiale di Preghiera e riflessione contro la Tratta che si celebrerà il prossimo 8 febbraio. L’iniziativa sarà presentata il prossimo 1° febbraio, alle 11, a Roma presso la Sala Stampa Estera.
La Giornata, che viene celebrata nel giorno in cui si ricorda la memoria liturgica di Santa Bakhita, che conobbe nella sua vita le sofferenze della schiavitù, è promosso da Talitha Kum (Uisg-Usg), la rete internazionale della vita consacrata contro la tratta di persone, in coordinamento con alcuni dicasteri vaticani, l’Unione internazionale delle associazioni femminili cattoliche (Wucwo) e il gruppo di lavoro contro la tratta della Commissione giustizia e pace delle Unione internazionali delle superiore e dei superiori generali (Uisg/Usg).
Negli ultimi trent’anni, si calcola che sono stati circa 30 milioni i bambini coinvolti nella tratta. Attualmente nel mondo, ogni due minuti, una bambina o bambino è vittima dello sfruttamento sessuale. Più di 200 milioni di minori lavorano, di cui 73 milioni hanno meno di 10 anni. Di questi piccoli, ogni anno ne muoiono 22 mila a causa di incidenti di lavoro. E proprio a questa giornata è dedicato anche il nuovo sito www.preghieracontrotratta.org, dove è possibile trovare tutti gli eventi che si svolgeranno nella settimana dal 2 all’8 febbraio 2017, e le storie di questi piccoli.

GMM: comunità etniche domenica all’Angelus

Roma - «Non esistono solo quelli che muoiono sulle rive del mare, facendoci commuovere. Ci sono anche i bambini soldato e quelli sfruttati nel lavoro e nella sessualità, solo che non li vediamo su tutti i giornali, e mentre le loro vite languono sotto il giogo della criminalità, le voci diventano silenzio». A prestare loro fiato e parole è Papa Francesco, che dedica il suo Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato – in programma domenica 15 gennaio – proprio ai migranti minorenni, «vulnerabili e senza voce». Monsignor Guerino Di Tora, vescovo ausiliare della diocesi e presidente della Fondazione Migrantes, ricorda che «nei primi sei mesi del 2016, 5.222 minori stranieri non accompagnati sono stati dichiarati scomparsi. Ed è un problema che riguarda tutti, dal momento che ogni cristiano è chiamato a celebrare la sua fede nel contesto che gli è dato di vivere e non può ignorare la concretezza della realtà. D’altra parte il fenomeno migratorio si ripete continuamente nella storia: Agostino scrive il “De civitate Dei” con i barbari alle porte, dall’emigrazione degli europei è nata una grande America, e il dopoguerra italiano, con lo spostamento dal Sud al Nord, ha creato una società nuova». La storia umana, prosegue il vescovo, «non è solo dannazione ma anche e soprattutto salvezza» e «in questo disegno, misterioso certamente, Papa Francesco inserisce il fenomeno migratorio, che un mondo molto globalizzato a livello di merci ma non di umanità non sa bene interpretare».
Mentre i cittadini si chiudono in se stessi e nella paura, Francesco parla di protezione e integrazione: «Al di là delle proteste nei Centri di identificazione e accoglienza, per il Papa i migranti, specie se minori, fanno sempre notizia», fa eco monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni (Migrantes), «e non è un caso, perché la dinamica dell’accoglienza traccia un passo verso Dio. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: immigrazione non è terrorismo. La realtà dell’immigrazione è complessa e non deve tradursi in mancanza di sicurezza, ma non è che per colpa di alcune persone pericolose si possono negare diritti fondamentali a tutti. É chiaro che ci vuole una politica di attenzione e tutela ma senza togliere a chi è disperato la possibilità di un futuro migliore in un altro luogo». Questo discorso «prima che cristiano è umano perché tutti hanno diritto alla vita», prosegue monsignor Di Tora, e «superare le paure fa parte della vita, che è sempre una novità. Certo, poi esiste una politica populista che specula sulle paure, ma questo di cristiano non ha nulla». L’invito, alla luce del messaggio di Francesco che insiste sulla cooperazione alla ricerca di soluzioni durature, è «a non dimenticare. Penso alla Rivoluzione ungherese del ‘56, quando l’Europa occidentale ha saputo accogliere chi fuggiva, o a quello che ha rappresentato l’Argentina per i nostri nonni. Chi non ha memoria non può avere futuro, e la fede si esprime nella concretezza. Quella manifestata dalle parrocchie romane che hanno accolto famiglie, e dalla grande trasformazione che parte dalle nuove generazioni: i bambini integrati che conducono per mano i genitori sullo stesso sentiero».
Monsignor Felicolo testimonia tra le comunità straniere presenti in diocesi un grande desiderio di integrazione: «Lavoriamo molto sulle seconde generazioni, i giovani hanno un enorme desiderio di relazioni con gli italiani». A Roma gravitano 36 comunità con oltre 90 centri pastorali distaccati. Tra le più antiche, quella capoverdiana ed eritrea; la più numerosa è filippina, mentre quella siriana antiochena si sta arricchendo di qualche rifugiato: «Sosteniamo questo cammino in ogni aspetto, dal consolidamento delle competenze linguistiche all’ottenimento della cittadinanza, ma non dimentichiamo la custodia della cultura e delle tradizioni dei Paesi di origine». In vista della Giornata del migrante, aggiunge Felicolo, «ogni parrocchia pregherà per i minori, e domenica prossima saremo tutti in piazza San Pietro per l’Angelus con i rappresentanti delle comunità etniche, ciascuna sventolando la propria bandiera. Il mondo dell’immigrazione ama Papa Francesco e conosce bene il senso di gratitudine. Non potrò mai dimenticare – ricorda – una donna ucraina che vidi piangere. Pensavo fosse per le difficoltà che incontrava, per la solitudine che pativa. Le chiesi cosa avesse. Mi rispose che era commossa perché aveva trovato a Roma una comunità dove pregare, dove incontrare altre persone, in un contesto che le aveva dato la forza di imparare la lingua e lavorare. Così facendo, la figlia si era appena laureata in medicina. E lei piangeva, sì, ma di gioia e riconoscenza». (Lorena Leonardi – Roma Sette)
 

Cei: incontro dei missionari italiani nelle Filippine

Roma - Continuano gli incontri tra gli italiani in missione e una rappresentanza degli organismi di cooperazione missionaria della Cei, come segno di comunione e di dialogo tra i protagonisti stessi e con le Chiese locali coinvolte. Dall’ieri all’11 Gennaio  avrà luogo nelle Filippine, a Tagaytay – City, il quinto Convegno triennale dal titolo “Missionari italiani nelle Filippine: sfide pastorali in un Paese che cambia”. La delegazione proveniente dall’Italia sarà guidata da Mons. Gianfranco Todisco, vescovo di Melfi – Rapolla – Venosa, membro della Commissione Episcopale per l’Evangelizzazione dei Popoli e la Cooperazione Missionaria tra le Chiese. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.chiesacattolica.it/missioni.
 

Mons. Martino (Migrantes Genova): “soltanto con l’accoglienza è possibile la pace”

Genova -  “Soltanto con l’accoglienza sappiamo fare pace, un’accoglienza che non è fatta solo di casa, di cibo o di cose, ma è un’accoglienza che parte dal cuore”. Ad affermarlo monsignor Giacomo Martino, responsabile dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Genova, durante la celebrazione che si è svolta ieri pomeriggio nella cattedrale di San Lorenzo in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.
Rivolgendosi al cardinale Bagnasco, mons. Martino ha affermato: “Grazie perché ha piacere di stare con noi. Grazie perché ci dà la forza di essere chiesa anche distanti da casa. Grazie perché, ancora una volta, questa casa è casa nostra e qui, ancora una volta, ci sentiamo amati da un Dio e da una comunità che non fa differenza di persone”. Del fenomeno migratorio, ha proseguito, “come Chiesa abbiamo il diritto e soprattutto il dovere di dare quella marcia in più”. Però “siamo stanchi del pregiudizio, dell’ingigantimento del fenomeno, di essere guardati in modo diverso dalla gente e pensati diversi dagli altri. Siamo affaticati nel dover continuamente ripetere il valore delle nostre tradizioni e della nostra diversità. Siamo oppressi da tante dichiarazioni spesso xenofobe. Ma non ci lasciamo vincere dalle logiche della guerra e del mondo. Chiediamo a Dio la forza, come comunità cristiana, di essere veramente capaci, come diceva San Paolo, di gareggiare nello stimarci a vicenda”. (Sir)
 

Papa Francesco: occorre un impegno comune nei confronti dei migranti per dare loro “un’accoglienza dignitosa”

Città del Vaticano - “Il problema migratorio è una questione che non può lasciare alcuni Paesi indifferenti, mentre altri sostengono l’onere umanitario, non di rado con notevoli sforzi e pesanti disagi, di far fronte ad un’emergenza che non sembra aver fine”.   A dirlo questa mattina Papa Francesco incontrando il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno.
Per il Pontefice, che ha dedicato il suo intervento al tema della sicurezza e della pace,   tutti dovrebbero sentirsi “costruttori” e “concorrenti al bene comune internazionale, anche attraverso gesti concreti di umanità, che costituiscono fattori essenziali di quella pace e di quello sviluppo che intere nazioni e milioni di persone attendono ancora”. Da quo il grazie ai tanti Paesi che con “generosità accolgono quanti sono nel bisogno”. Tra questi diversi Stati europei, specialmente l’Italia, la Germania, la Grecia e la Svezia.
Papa Francesco ha quindi ricordato il viaggio nell’isola di Lesvos, insieme ai “miei fratelli il Patriarca Bartolomeo e l’Arcivescovo Ieronymos”, dove “ho visto e toccato con mano la drammatica situazione dei campi profughi, ma anche l’umanità e lo spirito di servizio delle molte persone impegnate per assisterli”. Per il papa non bisogna dimenticare l’accoglienza offerta da altri Paesi europei e del Medio Oriente, quali il Libano, la Giordania, la Turchia, come pure l’impegno di diversi Paesi dell’Africa e dell’Asia. “Anche nel corso del mio viaggio in Messico, dove ho potuto sperimentare la gioia del popolo messicano – ha spiegato -  mi sono sentito vicino alle migliaia di migranti dell’America Centrale, che patiscono terribili ingiustizie e pericoli nel tentativo di poter avere un futuro migliore, vittime di estorsione e oggetto di quel deprecabile commercio – orribile forma di schiavitù moderna – che è la tratta delle persone”.
Nel suo discorso Papa Francesco si è detto “convinto che per molti il Giubileo straordinario della Misericordia sia stata un’occasione particolarmente propizia anche per scoprire la grande e positiva incidenza della misericordia come valore sociale” sottolineando che “una cultura della misericordia” significa “una cultura in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli. Solo così si potranno costruire società aperte e accoglienti verso gli stranieri e, nello stesso tempo, sicure e in pace al loro interno”. “Ciò è tanto più necessario nel tempo presente, in cui proseguono senza sosta in diverse parti del mondo ingenti flussi migratori”, ha aggiunto ricordando i numerosi profughi e rifugiati in alcune zone dell’Africa, nel Sudest asiatico e a quanti fuggono dalle zone di conflitto in Medio Oriente”. “Occorre un impegno comune nei confronti di migranti, profughi e rifugiati, che consenta di dare loro un’accoglienza dignitosa”, ha posi sottolineato:  “ciò implica saper coniugare il diritto di ogni essere umano di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse, e nello stesso tempo garantire la possibilità di un’integrazione dei migranti nei tessuti sociali in cui si inseriscono, senza che questi sentano minacciata la propria sicurezza, la propria identità culturale e i propri equilibri politico-sociali. D’altra parte, gli stessi migranti non devono dimenticare che hanno il dovere di rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti”. (Raffaele Iaria)