Primo Piano

Brexit: giornata di mobilitazione nazionale per celebrare il contributo dei migranti al Regno Unito

Londra - Nel giorno in cui la Camera dei Lords comincia il dibattito sulla legge che dà alla premier Theresa May il potere di invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona (Brexit), proteste sono state organizzate in tutto il Regno Unito da cittadini europei e non preoccupati del loro status una volta che il divorzio dall’Unione europea diventerà realtà. Questo 20 febbraio 2017 è stato soprannominato “One day without us”, “Un giorno senza di noi”, ovvero una giornata di mobilitazione nazionale per celebrare il contributo dei migranti al Regno Unito e coincide con la Giornata mondiale delle Nazioni Unite per la giustizia sociale. Mille cittadini europei si ritroveranno a Westminster, dove saranno accolti da 50 parlamentari, ai quali chiederanno di battersi perché venga garantito il loro diritto a rimanere nel Regno Unito una volta avvenuto il Brexit. Università, sindacati e gallerie d’arte, come la Tate e la Tate Modern, sosterranno la protesta insieme all’organizzazione “New Europeans” che comprende tre milioni di membri. Negozi e aziende chiuderanno per sottolineare l’importanza del contributo dei migranti all’economia del Paese. A inizio pomeriggio i partecipanti si riuniranno in piazze e parchi unendo le braccia per dimostrare la loro solidarietà nei confronti dei cittadini europei, i cui diritti verranno sospesi durante i negoziati sul Brexit.
È certo che i Lords, membri non eletti del parlamento, non bloccheranno la legge che dà il via al Brexit ma potrebbero obbligare i deputati dei Comuni a rivederla. Oggi e domani i pari del Regno discuteranno i principi della legge mentre la prossima settimana arriverà nelle commissioni dove sarà votata. Il governo, che ha promesso di cominciare i negoziati per il Brexit entro la fine di marzo, non ha la maggioranza ai Lords dove parleranno 191 membri che proporranno una lunga serie di emendamenti. “Sosterrò tutti gli emendamenti che garantiscono il diritto dei cittadini europei che sono residenti nel Regno Unito di rimanere in questo Paese una volta che il processo del Brexit è terminato”, ha dichiarato al Sir Lord Alton, il cattolico più influente in politica nel Regno Unito: “Molti europei hanno portato un contributo fenomenale al nostro Paese e saremmo infinitamente più poveri senza di loro”. La Gran Bretagna avrebbe voluto che i diritti dei cittadini europei residenti e quelli dei britannici negli altri Paesi europei venissero garantiti prima dell’avvio del negoziato sul Brexit, ma l’Unione europea ha chiesto che la questione entri a far parte delle trattative che partiranno alla fine di marzo.
 

Borgo Mezzanone: l’accoglienza è una prassi normale

Manfredonia - “A Borgo Mezzanone, ‘piccola Lampedusa’ del Tavoliere, dove vive una comunità che incarna la fede al servizio degli ultimi, ho capito che noi facciamo troppo poco per cambiare la realtà che ci circonda”. Lo afferma Alberto Cavallini, direttore di “Voci e Volti” (Manfredonia-Vieste-S.Giovanni Rotondo), in un articolo, rilanciato dal Sir, pubblicato sull’ultimo numero del mensile nel quale presenta l’esperienza di accoglienza che si sta vivendo a Borgo Mezzanone (Fg). “Solo nella struttura Cara, ci sono circa 1500 persone di diversa provenienza, più almeno altri 1.000 migranti che o sono usciti dal Cara o che qui sono giunti per lavoro e che vivono in un campo-baraccopoli”, scrive Cavallini, evidenziando che “si tratta di immigrati prevalentemente di passaggio, ma anche resisi stabili” mentre “i residenti sono circa 500 cittadini italiani”. “A Borgo – prosegue – l’accoglienza è una prassi normale, quotidiana, fraterna, tanto da far della piccola borgata ubicata nel cuore del Tavoliere e dei suoi abitanti una peculiarità generosa” che si è dimostrata “un ‘timone’ che fa bene la sua parte, ed è notevole, nell’accoglienza”. Per Cavallini, “è una parrocchia di frontiera, quasi oserei dire di missione, che pratica quotidianamente e attivamente la relazionalità umana perché il messaggio cristiano è relazione e l’attenzione al prossimo è fondamentale”. “Qui tutti collaborano nell’accoglienza e nella integrazione”, osserva il direttore, presentando due delle iniziative attivate: una scuola di alfabetizzazione organizzata dalla Caritas parrocchiale e la Casa Speranza per una prima immediata accoglienza di immigrati giunti a Borgo. “Sono due segni collocati nell’indifferenza della società contemporanea nei quali si può scorgere l’essenza dell’essere cristiani e che stimolano qualche inversione di marcia”, conclude Cavallini.
 
 

Rai Uno: Beppe Fiorello rievoca “I fantasmi di Portopalo”

Roma - Dal 2010 ad oggi, riferisce la portavoce dell’ACNUR Carlotta Sami, sono più di 15mila i migranti morti in mare durante le terribili traversate che avrebbero dovuto portarli verso una vita migliore, senza guerra e senza fame. Una tragica sequenza di naufragi iniziata, però, molto prima di quanto si pensi: nel Natale 1996 quando una carretta del mare colò a picco al largo delle coste di Portopalo, sulla punta meridionale della Sicilia, con il suo carico umano di 283 migranti. Tutti morti. Di più: fantasmi, che nessuno per tanti anni ha voluto vedere: non i pescatori del paese, nel timore che la notizia causasse lo stop della pesca in quella zona, e non la politica alle prese con una Unione Europea che già guardava con sospetto l’Italia e i suoi confini "colabrodo". Ed è proprio così, I fantasmi di Portopalo, che si chiama la fiction che Raiuno propone oggi e domani - lunedì 20 e martedì 21 febbraio -  in prima serata.
Anima del progetto è Giuseppe Fiorello che quella storia l’ha letta sull’omonimo libro di Giovanni Maria Bellu e ha deciso di portarla sullo schermo, interpretando il ruolo del pescatore Saro Ferro. L’uomo (il cui vero nome è Salvo Lupo), dopo avere scoperto il naufragio, ha deciso di raccontarlo per rendere giustizia ai 283 morti, mettendosi contro i compagni di pesca e tutti gli abitanti del paese. "Quello che mi ha affascinato di questa storia è il naufragio. Non solo quello fisico dei migranti ma anche quello dell’anima dei portopalesi che portano sulle spalle il fardello di essere accusati di omertà. I fantasmi di Portopalo è un film sull’importanza di dire sempre la verità: se quel naufragio fosse stato gestito meglio, forse non avremmo avuto tutti quelli successivi". Il tema dell’immigrazione sta molto a cuore all’attore siciliano: "Gli uomini devono essere liberi di girare il mondo e seguire i loro sogni. Sono contrario ad una gestione dell’immigrazione fatta di muri e di blocchi, anche se poi c’è sempre qualcuno che dice: e allora portateli a casa tu che sei ricco e famoso". Fiorello cita il caso di Riace, il comune calabrese con meno di duemila abitanti nel quale i migranti hanno risollevato l’economia: "Il sindaco sta dimostrando che l’immigrato non è un problema se è gestito bene. Certo, se invece li lasci chiusi dentro a una palestra o in giro tutto il giorno senza fare niente, diventano facile preda delle mafie che di loro si nutrono. Non dobbiamo avere paura dei migranti ma della politica che non sa gestirli". Il problema, come osserva Carlotta Sami, è purtroppo proprio la politica: "Film come I fantasmi di Portopalo svelano l’ipocrisia che c’è su questo problema. I mezzi per risolverlo ci sono e sono sotto li occhi di tutti. Quello che manca è la volontà politica".
Comprensibilmente non è stato facile girare questo film lì a Portopalo. "Quando abbiamo girato la scena del corpo che cade sulla mia barca dopo essere rimasto incagliato nella rete, un pescatore mi ha detto: quello che voi state girando per fiction, noi lo abbiamo vissuto davvero per anni".
Con I fantasmi di Portopalo Rai Fiction e Raiuno aggiungono un tassello all’elenco di storie civili che hanno deciso di raccontare come quelle di Boris Giuliano, Roberto Mancini e Angelo Vassallo. La miniserie è diretta da Alessandro Angelini; nel cast ci sono Giuseppe Battiston, Roberta Caronia e Adriano Chiaramida. (Tiziana Lupi – Avvenire)
 
 
 

Varese: una mostra per conoscere le tragedie dei migranti

Varese - Una grande alleanza fra tutti i soggetti, da quelli istituzionali (in primis Comune e Chiesa) a quelli del mondo del volontariato e del privato sociale per portare a Varese una voce importante sulla realtà e il dramma dei migranti. Su iniziativa del "Centro culturale Massimiliano Kolbe" arriva in città, e resterà allestita fino al 25 febbraio nella sala espositiva di VareseVive, in via Lonati, la mostra "Migranti, la sfida dell’incontro. L’inaugurazione ufficiale, con testimonianze e racconti, sarà martedì 21 febbraio, alle 21 presso il Salone Estense, alla presenza del vicario episcopale per Varese, il vescovo ausiliare Franco Agnesi, e del curatore della mostra stessa, Giorgio Paolucci. Si tratta di un’occasione particolare per la città che ha avviato progetti di integrazione dei richiedenti asilo e che ospita da anni due centri di prima accoglienza per rifugiati del progetto Sprar, gestiti dalla cooperativa che fa capo alla Caritas. La mostra, dunque, presentata al Meeting di Rimini e realizzata con il patrocinio della Fondazione Migrantes e della Conferenza Episcopale Italiana, "propone - hanno spiegato gli organizzatori - un percorso di immedesimazione nelle vicende umane di coloro che lasciano la loro terra in cerca di un futuro migliore, e racconta di come il rapporto con queste persone interpella ciascuno di noi, nella consapevolezza che l’incontro è la dimensione fondamentale di ogni esistenza umana".  La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 9 alle 19, lunedì e giovedì fino alle 22,30. Sabato 25 dalle 9 alle 12,30. (Maria Teresa Antognazza)
 

MCI Svizzera: gli auguri a Mons. Perego

Zurigo - “Con gioia abbiamo appreso” la nomina di Mons. Gian Carlo Perego ad Arcivescovo di Ferrara-Comacchio. E’ quanto scrive il coordinatore delle Missioni cattoliche di Lingua Italiana in Svizzera in una lettera inviata al neo presule, don Carlo de Stasio. “Nei prossimi mesi riceverai l’Ordinazione Episcopale e inizierai come Arcivescovo questo ministero di testimone della comunione, della risurrezione, della carità in mezzo al Popolo di Dio di quella Diocesi. Finora – scrive il sacerdote -  hai camminato, e tanto, con i nostri connazionali all’estero, con gli immigrati in Italia, i profughi e richiedenti asilo,  i Rom e i Sinti, i circensi e i fieranti. La tua presenza come Direttore Generale della Fondazione Migrantes della CEI ci ha stimolato non solo a riconoscere e prenderci cura dello straniero, ma ad aver bisogno dell’alterità assoluta e sempre incarnata nei mille volti dell’altro che incontriamo per i sentieri di questa nostra benedetta umanità. Ci hai motivato a compiere la non facile scelta tra convivenza e rivalità, integrazione ed esclusione, diffidenza  e ospitalità, tra diritti e doveri della persona. Pur avendo un ambito pastorale e sociale esteso e complesso da curare, hai dedicato tempo, intelligenza e cuore ai nostri connazionali emigrati all’estero e alle Missioni Cattoliche di Lingua Italiana”.
“Grazie”, conclude don Carlo -  per “questi anni ricchi e intensi vissuti nelle vene della storia di tanti che sperimentano le fatiche e le sofferenze ma anche le speranze del migrare”.
 

Diritto Asilo: presentato ieri a Torino il Report 2017 della Migrantes

Torino - Sono stato 8 mesi in un centro di prima accoglienza per minori. Per 8 mesi non ho mai ricevuto vestiti, tranne al mio ingresso, quando mi hanno dato un cambio ma era piccolo e non l’ho potuto usare. Per trovare vestiti da metterci, io e gli altri ragazzi egiziani uscivamo la notte per rovistare nella spazzatura». È una delle testimonianze raccolte da "Il diritto d’asilo. Report 2017. Minori rifugiati vulnerabili e senza voce" della Fondazione Migrantes, presentato ieri pomeriggio
a Torino con la partecipazione dell’Arcivescovo eletto di Ferrara-Comacchio, Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, e dell’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia. Un
report che indaga il mondo dei richiedenti asilo, cita numeri, affrontando in particolare il dramma dei minori non accompagnati che raggiungono il nostro Paese.
Secondo il rapporto, il numero dei minori stranieri non accompagnati è più che raddoppiato dal 2015 quando risultavano 12.360, toccando, nel 2016 le 25.772 unità. Aumentata anche la proporzione sul totale degli sbarchi: i minori soli erano circa il 9% tra il 2012 e il 2015, sono stati il 14% nel 2016. Altro dato allarmante è il numero dei minori segnalati e poi registrati come irreperibili dal 2012 al 2016: è più che triplicato, passando da 1.754 a 6.357. Per ciò che riguarda l’accoglienza, cresce quella nei centri di accoglienza straordinaria (i cosiddetti Cas) e negli hotspot: è quasi l’85%, mentre l’accoglienza decentrata garantita grazie al modello Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo, copre meno del 15%. Complessivamente nell’arco del 2016 la Lombardia risulta la Regione con il maggior numero di persone accolte, oltre 21mila, seguita da Lazio, Campania, Piemonte e Veneto. È comunque la tipologia di ospitalità offerta a rappresentare uno degli elementi problematici, soprattutto per quanto riguarda i minori non accompagnati che, come ha evidenziato un’autrice del rapporto, Elena Rozzi, “dovrebbero avere maggiori tutele rispetto ai maggiorenni. Ad esempio non dovrebbero essere collocati in strutture con adulti”. Invece, “soprattutto quando gli sbarchi si fanno più frequenti – si legge nel rapporto – i minori stranieri restano bloccati nelle comunità di prima accoglienza o negli hotspot”. Una situazione di illegittimità non isolata: a Pozzallo, all’inizio di settembre, i minori non accompagnati risultavano 270. Nella "seconda accoglienza" i posti Sprar occupati a fine settembre erano poco più di 22mila, il maggior numero in Sicilia e Lazio (oltre 4mila ciascuna) seguiti da Puglia e Calabria. “Forte lo squilibrio – evidenzia ancora il rapporto – dal punto di vista macro regionale: con quasi 28 milioni di abitanti la parte più ricca del Paese, il Nord, è entrata nell’autunno del 2016 con 5mila persone nei progetti Sprar, mentre il Sud e le Isole con 21 milioni di abitanti”, hanno “più del doppio. Al Nord l’incidenza degli accolti per mille abitanti è un terzo di quella al Centro e al Sud”.
Da Migrantes infine, alla luce e dalle tante esperienze di accoglienze messe in campo nelle  diocesi italiane, è arrivato un forte richiamo alla qualità delle relazioni, alla progettualità soprattutto per l’inserimento dei giovani. “Non bisogna schiacciare tutto sul tema della sicurezza – ha ribadito monsignor Perego –. La vera sfida sono le relazioni, la fraternità”. “Accogliere – ha sottolineato monsignor Nosiglia – è un primo passo, ma serve un impegno continuo. La nostra umanità si gioca nel fare posto agli altri, alle persone più fragili e in difficoltà contrastando il ricorso alla scorciatoia delle chiusure e dei muri. Il sistema accoglienza funziona nella prima fase, ma l’alto numero di dinieghi nelle richieste di asilo e una mancanza di percorsi di integrazione determinano spesso una situazione di emergenza”. (Federica Bello – Avvenire)
 

“Almeno credo”: ragazzi cattolici, musulmani, ebrei a confronto in un docufilm di Tv2000

Roma - Dieci anni fa un gruppo di bambini cattolici, ebrei e musulmani raccontava il proprio Dio in un documentario di Gualtiero Peirce intitolato “Primo giorno di Dio”. A emergere fu la constatazione che, nonostante la diversità di luoghi, abiti e rituali, i piccoli chiedono a Dio le stesse cose e ricevono le stesse risposte. Cosa sono diventati oggi quei bambini? E, da adolescenti, come vivono il rapporto con la religione? Nasce così “Almeno credo”, il documentario, sempre a cura di Gualtiero Peirce, che Tv2000 trasmette giovedì 9 marzo alle 21.05.
In una decade il mondo cambia, è un altro. Attorno e nel nome delle Religioni sono successe tante cose, alcune orribili e inaspettate. Quegli ex-bambini sono diventati ragazzi inquieti e problematici. Il docufilm li rimette a confronto e li interroga provando a capire come vive il giovane ebreo in un contesto diventato più ostile e violento, se la ragazza cattolica si è mai sentita minacciata, cosa sogna di fare la musulmana che da piccola cantava “Buonanotte fiorellino”.
 
 

Mons. Perego: gli auguri dell’USMI

Roma – “L'USMI nazionale  si unisce alla gioia, della  Chiesa tutta”, per la nomina di Arcivescovo della diocesi di Ferrara-Comacchio di Mons. Gian Carlo Perego: “riteniamo – scrive suor Ornella Simioni  a nome di tutte le religiose dell’Unione Superiore maggiori d’Italia - che sia una diocesi molto fortunata” ad avere Mons. Perego “come suo pastore”. In una lettera inviata al neo eletto arcivescovo Sr. Simioni lo ringrazia “per la sua  attenzione,  collaborazione e apprezzamento alla  vita  religiosa.   I doni messi a servizio alla Fondazione Migrantes ora raggiungeranno  una comunità ecclesiale,  dove sarà privilegiata la persona, e siamo certe,  che   l'attenzione  primaria sarà per gli ultimi
 
 

Biffoni (ANCI): congratulazioni a Monsignor Perego

Roma - “Mi congratulo per la nuova nomina ad Arcivescovo di Ferrara-Comacchio di Mons.  Gian Carlo Perego, solido Direttore generale della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, con cui l’ANCI ha avuto molte occasioni di collaborazione”. Così Matteo Biffoni, Sindaco di Prato e delegato ANCI all’Immigrazione e alle Politiche per l’integrazione, ha oggi espresso le sue felicitazioni per una nomina di Mons. Perego al quale, ha commentato il Sindaco “va riconosciuta l’infaticabile opera in favore degli ultimi, migranti, rifugiati, minori, per il rispetto dei loro diritti, per una accoglienza umana e senza alcuna discriminazione”.
Sono certo – ha concluso Biffoni – che Mons. Perego continuerà nella sua opera su questi temi decisivi della nostra epoca”.
 

Migrantes: presentato a Torino il report “Diritto d’Asilo”

Torino - All’interno della cornice dei suoi studi che trattano specificatamente la mobilità umana, la Fondazione Migrantes, all’inizio del 2017, dedica un’analisi specifica al mondo dei richiedenti asilo, partendo da una prospettiva storica che cerca di “afferrare” i tempi e le cause di un fenomeno che accompagna, da sempre, la cosiddetta “era delle migrazioni”. Esso, di recente, è “ripreso”, rendendosi visibile e allarmando, complice sicuramente una consistenza numerica più importante ma anche una informazione volta spesso più a “preoccupare” che a “informare”.
Questo volume – “Il Diritto d’Asilo. Report 2017” presentato questo pomeriggio a Torino -  prova attraverso le sue sezioni principali – Europa, Italia e MSNA – a muoversi su piani diversi.
Sul piano dell’analisi, cercando di rendere conto dello “stato di salute” del diritto d’asilo negli ultimi due anni, mentre prova anche a leggerlo con una maggiore profondità temporale per capire come mai si è arrivati a questi nodi irrisolti così complessi, sia in Unione Europea che in Italia.
Fornisce quindi una lettura puntuale e critica, ma oltre a queste analisi, ipotizza anche delle strade percorribili per iniziare a gestire con diversa responsabilità il fenomeno delle persone in fuga, la loro accoglienza e i successivi percorsi di accompagnamento all’autonomia.
Alcuni dati
In Italia il totale delle persone in accoglienza alla fine dell’anno appena trascorso erano 177 mila. Nella gestione italiana di accoglienza e accompagnamento all’autonomia delle persone in fuga si osservano tre problemi di fondo:
• l’accoglienza straordinaria dei CAS cresce sempre più ed è quasi l’85% con i suoi oltre 137.000 posti assieme agli hotspot e i centri di prima accoglienza che arrivano a quasi 15.000 posti, mentre nelle accoglienze decentrate SPRAR in cui i Comuni sono i titolari ci sono solo poco più di 23.000 persone, meno del 15%. Quest’ultimo è un dato al quale prestare particolare attenzione per tre elementi fondamentali: il rapporto squilibrato tra persone in accoglienza e territorio; la trasparenza nella gestione dei fondi dedicati all’accoglienza; la qualità dei servizi realmente erogati alle persone.
• continuiamo a non avere un reale sistema di accompagnamento all’autonomia per tutte le persone a cui viene riconosciuta in Italia la protezione  umanitaria o la protezione internazionale, dopo l’analisi della loro domanda d’asilo. Questa carenza di accompagnamento è una condizione che paradossalmente, proprio nel momento in cui vengono riconosciute titolari di una protezione, espone le persone ad altissimi rischi di precarietà, marginalità e disagio abitativo, lavorativo e sociale.
• l’effettiva accoglienza e tutela dei Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA), a cui è dedicato un approfondimento in questo volume, il problema della sua efficienza ed efficacia continua ad essere un’altra grande criticità italiana. Il numero di MSNA sbarcati in Italia è più che raddoppiato dal 2015, quando ne sono arrivati 12.360, al 2016, quando ne sono giunti 25.772.
Proposte per uscire dall’empasse in Europa
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Creare canali di ingresso legale nell’Unione Europea e in Italia, non solo per chi è in fuga ma anche per chi è in cerca di lavoro. Questo si può realizzare attraverso diversi strumenti, già sperimentati in varie situazioni internazionali: canali umanitari; permessi umanitari e temporanei rilasciati nelle ambasciate dei diversi Paesi europei all’estero; programmi non eccezionali ma stabili di resettlement (spostamento) tra i campi profughi più vicini alle zone di conflitto e i diversi Paesi europei; facilitazione e rapidità dei ricongiungimenti familiari tra chi in Europa e nel nostro Paese ha già una forma di permesso (sia esso di lavoro o umanitario, o di protezione internazionale): cosa che sarebbe già legalmente possibile ma che spesso incontra numerosi ostacoli, ritardi e malfunzionamenti soprattutto burocratici. È un passaggio estremamente importante. Perché, in realtà, solo costruendo maniere legali di ingresso nell’Unione e in Italia (sia per motivi umanitari e domanda d’asilo che per ricerca di occupazione) avremo la capacità di contrastare i trafficanti e i terroristi e di esercitare una verifica più puntuale dell’identità di chi è in fuga, di chi ha bisogno di entrare in Unione Europea e in Italia per ottenere una legittima protezione internazionale.
- Superare definitivamente il Regolamento di Dublino. Questo accordo europeo aveva un senso a fine anni Novanta, quando era stato pensato per riequilibrare il peso delle domande d’asilo tra alcuni paesi del Nord Europa che se ne stavano facendo carico responsabilmente e altri paesi del Sud Europa, come Italia, Grecia, Spagna e Malta, che avevano tutt’altro atteggiamento. Oggi certamente tale Regolamento non solo è obsoleto, ma non affronta il problema in modo propositivo aiutando a una distribuzione equa e giusta tra i diversi territori dell’Unione.
Bisogna arrivare a costruire un sistema d’asilo europeo, con quote nazionali di domande d’asilo che siano di competenza di ogni Stato. Questo sistema 2dovrebbe tener conto anche dei legami che le persone in fuga e richiedenti asilo potrebbero avere con un paese specifico, sia per ragioni linguistiche e culturali, che per la presenza di reti familiari o amicali che potrebbero favorirne il percorso di autonomia.
- Avere il coraggio di riconoscere che se un paese all’interno dell’Unione Europea non volesse accogliere persone in fuga da guerre e violenze, anche una volta verificato che quelle persone non rappresentino un potenziale pericolo, quel paese dovrebbe andare incontro a sanzioni reali e a un percorso di messa in discussione della sua legittima appartenenza all’Unione Europea.
Questa forma di negazione del diritto di asilo rappresenta infatti una grave violazione dei trattati internazionali e dei diritti umani fondamentali, che sono alla base della stessa Unione.
- Cominciare a introdurre degli standards unici nell’Unione Europea, non solo riguardo alle definizioni, procedure e accoglienze dei richiedenti asilo, ma anche nella creazione di strumenti comuni di accompagnamento all’inserimento e all’autonomia. Per questi percorsi successivi alla prima accoglienza, oltre al periodo di ingresso nel mondo del lavoro e al riconoscimento dei titoli di studio, servono anche delle politiche comuni minime di sostegno al reddito, di supporto abitativo e alla ricerca attiva del lavoro. Queste politiche se rivolte non solo ai titolari di protezione internazionale o umanitaria ma a tutte le persone in difficoltà abitativa e lavorativa, sarebbero l’occasione di ripensare un sistema di welfare nello scenario attuale, specie in quegli Stati dell’Unione Europea che non ne hanno mai veramente avuto uno.
- Smettere di negoziare accordi bilaterali con referenti politici di paesi che non rispettano i diritti umani e le convenzioni internazionali – vedi Turchia, Sud Sudan, Gambia, Egitto – al fine di diminuire il numero delle persone in fuga da quei territori. Impegnarsi, invece, a non vendere armi alle fazioni in conflitto e cominciare a fare una seria politica di pacificazione nel mondo, agendo quindi non già sulle vittime ma sulle cause reali che obbligano le persone a fuggire abbandonando le loro case.
Proposte per uscire dall’empasse in Italia
• Rivedere la legge sull’immigrazione, al fine di creare canali di ingresso a diverso titolo: per ricerca di occupazione; con permessi temporanei umanitari; attraverso resettlement dalle zone di conflitto, usando anche le nostre ambasciate all’estero e lo strumento del ricongiungimento familiare.
• Superare la volontarietà di adesione dei Comuni italiani rispetto alla doverosa accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati per giungere così a una vera accoglienza decentrata, non più minoritaria, ma capace di dispiegarsi in tutto il territorio nazionale.
Questa accoglienza potrebbe finalmente avere standard verificabili rispetto ai servizi che devono essere erogati e un controllo efficiente sui fondi stanziati che rimane invece molto difficile fare nella situazione attuale, in cui più dell’85% delle accoglienze avviene sotto un regime straordinario.
• Creare in ogni territorio servizi di accompagnamento, non solo per richiedenti asilo, ma per tutte le persone di quel territorio in difficoltà lavorativa ed abitativa, anche grazie ai fondi dell’accoglienza e all’accompagnamento all’autonomia.
• Prevedere, come già avviene in altri paesi europei, la possibilità anche nella fase della domanda d’asilo (sia essa in Commissione territoriale o in Tribunale) di trasformare un permesso di soggiorno per richiesta di asilo in un permesso umanitario o in un permesso di lavoro.
Questa flessibilità normativa supporterebbe tutti quei casi in cui il richiedente asilo, durante il periodo di accoglienza in Italia, abbia seguito corsi di italiano, di formazione e inserimento lavorativo o abbia svolto attività di volontariato o di aiuto alla comunità. Queste situazioni favoriscono infatti l’inserimento sociale della persona e normalmente la aiutano a raggiungere una proficua autonomia abitativa e lavorativa, che però oggi necessita di essere riconosciuta da un permesso di soggiorno coerente alla situazione di fatto (se questa è positiva).
• Mettere in piedi un reale ed effettivo sistema di tutela e accompagnamento per i MSNA che arrivano in Italia, riuscendo ad accompagnarli in sicurezza anche in un altro paese europeo se lì hanno figure adulte di riferimento. Riuscire, in tempi brevi e certi, a dare ad ogni MSNA che arriva su territorio italiano un tutore debitamente formato.
Implementare sempre più puntualmente un sistema non arbitrario e più tutelante di determinazione dell’età di quello che spesso viene usato ora. Creare accoglienze dignitose per i MSNA che coinvolgano tutte le regioni e che prevedano il coinvolgimento anche di famiglie o siano in semiautonomia e non solo presso comunità per minori.
Attivare prontamente programmi ponte di tutela, per non farli cadere nell’abbandono al compimento dei 18 anni.
Questo volume, dunque, è nato e si è sviluppato dalla riflessione condivisa di studiosi e operatori al servizio del particolare mondo dei rifugiati affinché il 2017, nonostante il non brillante inizio, non sia ricordato, insieme al 2015 e al 2016, come uno degli anni in cui l’Unione Europea ha toccato i gradini più bassi dalla sua istituzione; che sia, invece, l’anno in cui tanto nell’Unione Europea che in Italia, in particolare, si ricominci ad avere la grandezza d’animo e la capacità di vedute per costruire, giorno dopo giorno, uno spazio comune di inclusione dove vivere senza paure, forti dei principi e dei valori raggiunti faticosamente da chi ci ha preceduti, ma che noi, con altrettanta responsabilità, dovremmo saper adattare ai tempi facendoli valere non solo per noi, ma anche per chi oggi è in cerca di protezione.
Il volume sarà presentato, per la prima volta in Italia, a Torino, oggi, giovedì 16 febbraio presso la sala Multimediale in Corso Regina Margherita, 174. Interverranno, per i saluti istituzionali,  S.E. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino e la Dr.ssa Monica Cerutti, Assessore alle Politiche giovanili, Diritto allo studio universitario, Cooperazione decentrata internazionale, Pari opportunità, Diritti civili, Immigrazione della regione Piemonte.
Seguirà una Tavola rotonda sul tema “Il Diritto d’Asilo: le sfide in Europa e in Italia” moderata da Mariacristina Molfetta e Delfina Licata della Fondazione Migrantes, alla quale interverranno Chiara Marchetti, Elena Rozzi, Gianfranco Schiavone, Maurizio Veglio mentre S.E. Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo eletto di Ferrara-Comacchio e Direttore generale della Fondazione Migrantes, tratterà il tema “La Chiesa in Italia e l’accoglienza”.
 
 
 

Fiamme nel campo rom di Cosenza

Cosenza - I vigili del fuoco sono intervenuti in via Reggio Calabria, a Cosenza, dove sorgono alcune baracche abitate da Rom. Un rogo si era infatti sviluppato nel campo, intorno alle 3 di stanotte, interessando una struttura in legno, ma senza provocare feriti. Sul posto – riferisce il settimanale “L’Avvenire di Calabria” - anche la polizia. L'incendio si sarebbe scatenato per cause accidentali, anche se gli inquirenti - al momento - non escludono nessuna pista alternativa. Le famiglie Rom stamattina hanno deciso di occupare gli uffici di Palazzo dei Bruzi, sede dell'Amministrazione comunale, per affrontare con risolutezza la questione abitativa. Il sindaco Occhiuto, però, si trovava fuori sede.
 

Mons. Perego: gli auguri di Caritas Italiana

Roma – Il direttore di Caritas Italiana don Francesco Soddu, ha espresso in una nota - anche a nome del Presidente, il card. Francesco Montenegro, e di tutti gli operatori di Caritas Italiana - le congratulazioni  a Mons. Gian Carlo Perego, chiamato alla guida della diocesi di Ferrara-Comacchio - invocando “il sostegno e la guida del Signore per il particolare ministero nella successione apostolica”. “In questi anni di servizio alla Chiesa in Italia - si legge nella nota - prima a livello diocesano e poi nazionale, hai saputo promuovere e testimoniare un’attenzione costante verso le persone e le comunità in situazioni di fragilità e di bisogno. Sono certo dunque che eserciterai il prezioso servizio alla Chiesa con capacità di ascolto e discernimento, pronto a cogliere i segni dei tempi e a promuovere un’autentica pastorale delle relazioni,  per rendere la comunità che ti è stata affidata sempre più pronta a vivere l’ordinarietà a partire dai più poveri e dai meno tutelati. Sarà questo – conclude il direttore di Caritas Italiana - un contributo concreto al comune impegno nella diaconia della carità, della giustizia e della pace, per ‘una Chiesa in uscita’, in fecondo e costante dialogo con il mondo, capace – come auspicato da papa Francesco – ‘di rispondere sempre meglio al Signore che ci viene incontro nei volti e nelle storie delle sorelle e dei fratelli più bisognosi’”.
Caritas Italiana ricorda che ha un legame particolare con la Caritas e infatti, tra i suoi numerosi incarichi, è stato  Direttore della Caritas diocesana di Cremona dal 1997 al 2002 e poi dal 2002 al 2009 in Caritas Italiana  prima Responsabile dell'Area nazionale e poi Responsabile del Centro Studi e dell’Archivio Storico dal 2002 al 2009”.
 

Mons. Perego: gli auguri del Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo

Roma – “Con grande gioia abbiamo appreso la notizia” della nomina ad Arcivescovo di Ferrara-Comacchio di Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes. A dirlo, in una nota, il Portavoce del Forum, Franco Narducci sottolineando che “alla Migrantes e a tutto il mondo dell’associazionismo in Italia e all’estero mancherà la voce autorevolissima che in questi ultimi anni ha saputo tenere dritta la barra dei diritti fondamentali dell’uomo e della centralità della persona, indipendentemente dal colore della sua pelle e della sua appartenenza religiosa. Ci consola sapere – prosegue Narducci - che la comunità di Ferrara-Comacchio acquisterà una guida pastorale preziosa, profondamente umana e saggia. Ci consola sapere che anche nel nuovo impegnativo ruolo continuerà a richiamare e mobilitare le coscienze sui valori che con grande passione e competenza ha difeso in questi anni alla Migrantes”.
 
 

Scalabriniani: l’augurio a Mons. Perego

Brescia - I missionari scalabriniani dell’area Europa ed Africa, riuniti a Brescia per l’annuale assemblea, hanno appreso con “gioia” della nomina di Mons. Gian Carlo Perego ad arcivescovo della diocesi di Ferrara-Comacchio e gli “augurano un ministero episcopale intenso e fruttuoso”.  “Da quando nel novembre del 2009 è divenuto Direttore generale della Fondazione Migrantes vi è sempre stata una proficua collaborazione con noi missionari nel comune impegno pastorale per e con i migranti”, ricorda p. Giovanni Borin, Superiore regionale della regione scalabriniana afro-europea. Mons. Perego è entrato anche a far parte del corpo docente dello Scalabrini International Migration Institute, realtà accademica scalabriniana dedita alla formazione teologico-pastorale nel settore delle migrazioni presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma. “Il clima attuale che si respira nella società italiana verso il tema dei migranti e dei richiedenti asilo, che esaspera gli uni e lascia tragicamente indifferenti gli altri, ha bisogno di persone attente e preparate a dare risposte puntuali e tempestive e non più procrastinabili”, ha affermato ancora p. Borin che ha poi aggiunto: “Viene spontaneo alla memoria un altro vescovo, il beato Giovanni Battista Scalabrini, che vorremmo invocare come ispiratore al neo eletto pastore della Chiesa. Scalabrini, oltre 130 anni fa nella sua diocesi di Piacenza, ha avuto il coraggio di aprire gli occhi sulle enormi masse dei primi migranti italiani che lasciavano amaramente la patria e per loro ha fondato, non senza difficoltà, il nostro istituto. Egli ha unito alla cura pastorale che gli era connaturale, un acuto senso della storia così come la saggezza di coltivare un dialogo aperto con il mondo e la società civile. 
Siamo certi che saranno questi tratti a guidare Mons. Perego nella nuova missione episcopale affidatagli, che gli auguriamo intensa e fruttuosa”. 
 

Chiese in Europa: prospettive future di collaborazione tra il CCEE e la KEK

Parigi - E’ nella capitale francese che si svolgerà dal 20 al 21 febbraio prossimo l’incontro annuale del Comitato Congiunto del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) e della Conferenza delle Chiese Europee (KEK).
Istituito nel 1972, all’indomani della nascita del CCEE (1971), il Comitato Congiunto si riunisce annualmente e ha come compito di definire e supervisionare le varie iniziative congiunte della CEC e del CCEE. Tra le attività finora realizzate, si possono ricordare le tre grandi assemblee ecumeniche europee (Basilea, 1989; Graz, 1997 e Sibiu,2007) e l’iniziativa della Charta Ecumenica (2001). Il Comitato riunisce, oltre alle Presidenze e ai segretari generali dei due organismi, alcuni altri membri nominati rispettivamente dalla KEK e dal CCEE, per un totale di sette membri per delegazione. Dopo il rinnovo della Presidenza CCEE, nell’ottobre 2016, le Presidenze dei due organismi ecclesiali, che insieme rappresentano la maggior parte del cristianesimo in Europa, ripercorreranno le tappe che hanno scandito questi 45 anni di cooperazione e si confronteranno sulle possibili prospettive di collaborazione future. Le giornate saranno scandite da momenti di preghiera secondo le varie tradizioni delle confessioni cristiane presenti all’incontro.
 

Migrazioni: presentato ieri il rapporto sulla Dottrina Sociale

Roma - Presentato ieri a Roma l’ottavo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, curato dell’Osservatorio "Cardinale Van Thuan" e edito da Cantagalli.
Commentando il testo, dedicato quest’anno a "Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos", l’arcivescovo-vescovo di Trieste, monsignor Giampaolo Crepaldi, ha esortato ad «inquadrare la questione all’interno della ricerca del bene comune». «È in gioco – ha spiegato - –il bene delle persone che premono per entrare e di chi resta là, delle società che non possono permettersi soggetti destabilizzanti, di chi arriva, così come della persona anziana che, unica in un condominio di immigrati, si sente estranea a casa propria». Secondo il presule è fondamentale «chiedere che la ragione e la politica facciano il loro dovere e che la carità non sia lungimirante». Alla presentazione sono intervenuti Ettore Gotti Tedeschi, economista e già presidente dello Ior, Rafael Rodriguez-Ponga, presidente della Fondazione Umanismo y Democracia e della Plataforma Internacional de Coperacion y Migracion e il presidente di Mcl Carlo Costalli, secondo cui , è necessario «avviare riflessioni sul tema», anche «controcorrente rispetto ad un certo buonismo» perché «non c’è un ambito della nostra vita sociale che non sia interessato dal fenomeno delle migrazioni». Che avvengono, ha concluso, «in un momento storico particolarmente difficile nel quale la destabilizzazione prevale e in cui nuove forme di guerra vengono approntate e un senso di instabilità e di insicurezza prende tutti». (Stefania Careddu)

 

CEI: in arrivo una campagna con fondi 8xmille per seguire i migranti dai Paesi di partenza a quelli di arrivo

Roma - Una campagna a tutto campo in aiuto soprattutto ai minori migranti non accompagnati. Un progetto articolato e complesso che parte dai Paesi di origine, li segue lungo il tragitto di migrazione nei Paesi di transito, li accoglie nei porti italiani. Segno di “una Chiesa che in Italia non sta a guardare, si pone il problema e se abbiamo la possibilità di fare qualcosa con i fondi dell’8Xmille, la dobbiamo fare”. Così don Leonardo Di Mauro, direttore del Servizio CEI per gli interventi caritativi a favore del terzo mondo, spiega al Sir la Campagna che la Conferenza Episcopale Italiana sta pensando di lanciare per dare seguito all’iniziativa della CEI sul diritto di rimanere nella propria terra, lanciata in occasione del Giubileo della misericordia. Un progetto a cui stanno lavorando il Comitato per gli interventi caritativi, l’Ufficio nazionale per la pastorale del mare, la Caritas italiana, la Fondazione Migrantes e Missio. Si stanno anche susseguendo, nella sede della CEI a Roma, una serie di incontri con vescovi e rappresentanti delle Chiese africane coinvolte nel progetto. In gennaio fu accolto monsignor Vincent Louis Marie Landel, arcivescovo di Rabat, in Marocco. In questi giorni è presente a Roma l’Abbé Edmond Dembele, Segretario generale della Conferenza Episcopale del Mali.
“Si tratta – spiega don Di Mauro – di una campagna di sensibilizzazione per lanciare l’idea che esiste un diritto a rimanere nella propria terra e un diritto a emigrare. Ma è anche una campagna di azione perché è volta a fare azioni concrete, prima di tutto nei Paesi da cui si parte. Vorremmo inoltre legare il nostro intervento ai minori non accompagnati che sono stati al centro del discorso che il Papa ha tenuto per la Giornata dei migranti”. Su suggerimento della Fondazione Migrantes, la CEI ha scelto di concentrate il proprio intervento sui Paesi di maggiore migrazione, ovvero Mali e Nigeria. “L’idea – spiega don Di Mauro – è di avviare qui una campagna diffusa nelle scuole, nei media, con manifesti per aiutare la gente a capire nelle mani di chi si mettono i ragazzi quando affrontano questi viaggi e nello stesso tempo cercare di capire con la Chiesa locale quali azioni concrete possiamo fare con i fondi dell8xmille per aiutare le persone a restare nella propria terra”. Il secondo step è nei Paesi di passaggio. Per questo motivo il mese scorso, i responsabili dei diversi uffici CEI coinvolti nella campagna si sono incontrati con il vescovo di Rabat, che “darà delle indicazioni concertate con la Cerna” (la Conférence des Evêques de la Région Nord de l’Afrique) per vedere anche lì “quali azioni di aiuto possiamo dare in questa fase di passaggio”.  E infine, terzo momento, sarà quello di fare qualcosa nei posti dove i minori arrivano. “Anche qui, non potendo fare tutto – conclude don Di Mauro –  sceglieremo 4/5 porti italiani dove arrivano tanti ragazzi minori non accompagnati e cercheremo di dare un contributo con l’aiuto dell’Apostolato del mare e con le diverse realtà che già lavorano sul campo”.
 
 

Mons. Perego: Papa Benedetto XVI e Papa Francesco, “ci hanno regalato una strada da percorrere che è quella del rispetto e della tutela della dignità di ogni persona”

Città del Vaticano - “Certamente, diventare vescovo di una Chiesa è sempre un’emozione importante, anche per il servizio a cui si è chiamati. Il mio primo pensiero è andato a tutte quelle persone che mi hanno accompagnato in questi anni, da quando sono entrato in Seminario in prima media, fino ad oggi. Un vescovo è il frutto di una Chiesa-madre che lo genera, e io sono riconoscente alla mia Chiesa di Cremona che mi ha accompagnato, ha accompagnato il mio discernimento, mi ha alzato nelle mie debolezze. E sono riconoscente anche al Papa, che ha voluto guardare a me per la bella Chiesa di Ferrara, una Chiesa che vive le stesse gioie e le stesse speranze, le stesse tristezze, le stesse angosce di tutte le Chiese oggi, in Italia e nel mondo”. A dirlo oggi il neo Arcivescovo di Ferrara-Comacchio in una intervista a Francesca Sabatinelli di Radio Vaticana. Il neo presule, direttore generale della Fondazione Migrantes legge dentro questa nomina del Papa “certamente la continuità, e per me diventerà anche un impegno, di una scelta preferenziale per i poveri, come uno dei segni importanti di ogni Chiesa, di ogni comunità. Ripartire dagli ultimi è certamente nel cammino dell’evangelizzazione, della nuova evangelizzazione di oggi, uno degli aspetti più importanti, con la ricchezza storica, culturale, di persone, di relazioni che ogni Chiesa, in maniera diversa, regala a chi ne diventa pastore”.

Mons. Perego, dal 2009 direttore generale della Fondazione Migrantes, parla anche del tema migrazione affermando che questi ultimi anni sono stati “certamente difficili per i migranti” ma al tempo stesso anni in cui il Magistero, prima di Papa Benedetto XVI e poi di Papa Francesco, “ci hanno regalato una strada da percorrere che è quella del rispetto e della tutela della dignità di ogni persona, soprattutto di chi è costretto a lasciare la propria terra a causa della guerra, a causa di disastri ambientali, persecuzione politica e religiosa. E questa strada è segnata, è necessaria, perché è la strada che incarna il Vangelo oggi”. Nella “Caritas in veritate”, Papa Benedetto, e Papa Francesco nella “Evangelii Gaudium”, “ci hanno richiamato fortemente a questa centralità della dignità del povero e del migrante, e non solo come singola persona, ma come popolo. E, quindi, credo – ha detto mons. Perego - che sia importante che questa attenzione sia presente in ogni Chiesa, con le caratteristiche diverse, come lo è, con le testimonianze che ho incontrato in questi anni prima come responsabile dell’area nazionale di Caritas italiana e poi come direttore della Fondazione Migrantes, nelle tante Chiese italiane, nelle nostre parrocchie, dove oggi anche il segno di oltre 30 mila persone ospitate è un segno di una Chiesa aperta e che concretamente, realisticamente, dà dei segnali importanti al mondo, allo Stato, alla società, all’Europa”. (Raffaele Iaria)