Primo Piano

Migranti: da inizio anno 786 arrivi via mare

18 Gennaio 2024 - Roma - Sono in tutto 786 i migranti arrivati in Italia, via mare, da inizio anno. Il dato, riportato dal Cruscotto del Viminale è aggiornato agli arrivi registrati fino alle ore 8 di ieri mattina. Arrivi in netto calo, quindi, se comparati con lo stesso periodo di un anno fa, quando nelle prime due settimane di gennaio furono registrati 3.862 sbarchi. In raddoppio invece se paragonati con i dati (riferiti allo stesso periodo) del 2022: con 386 arrivi. Per quanto riguarda invece gli arrivi dei minori stranieri non acompagnati, da inizio anno al 15 gennaio sono in tutto 74. Sono invece 16 i migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo, in questo primo inizio del 2024, secondo l'Oim.  

Vaticano: dal Papa artisti del mondo del circo

18 Gennaio 2024 - Città del Vaticano - Ieri mattina, durante l’udienza generale nell'Aula Paolo VI in Vaticano, gli artisti dell’Imperial Royal Circus e del Circo equestre Montico hanno eseguito alcuni “numeri”. In particolare, quattro ballerine ucraine si sono esibite davanti a Papa Francesco in una danza popolare del loro Paese «per invocare la pace».

Messico: centinaia di migranti salvati dalla tratta

17 Gennaio 2024 - Città del Messico - Rinchiusi nei camion e ammassati sul piazzale di un magazzino: le forze dell'ordine messicane hanno trovato così oltre 700 migranti, sottraendoli alle spire della tratta di esseri umani. L'operazione - informa l'Osservatore Romano - si è svolta a Cuaxomulco, nello Stato centrale di Tlaxcala, e ha permesso il salvataggio, tra gli altri, di 108 donne e 75 minori non accompagnati, tutti originari di Guatemala, Honduras, El Salvador, Ecuador e Nicaragua. Quattro presunti trafficanti, invece, sono stati arrestati. A segnalare la presenza anomala di numerosi camion alla periferia della città è stata una telefonata anonima giunta alle autorità locali. Ora i migranti sono stati trasferiti in un auditorium del posto; per loro, saranno avviati i processi di immigrazione. Sul fronte politico, intanto, il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador punta alla cooperazione con il Guatemala per cercare di arginare un flusso migratorio senza precedenti che si registra, negli ultimi tempi, nell'intera regione. Solo nel 2023, infatti, è stato conteggiato un aumento del 71 per cento rispetto al 2022, con 10.000 migranti che, ogni giorno, giungono al confine fra Messico e Stati Uniti. Ieri, parlando alla stampa, Obrador ha auspicato in tempi brevi un incontro con il suo omologo guatemalteco, Bernardo Arévalo, insediatosi il 14 gennaio alla guida dello Stato. «Ci sarà un'efficace cooperazione sul tema dei migranti», ha detto il presidente messicano, puntando alla collaborazione «economica, sociale e culturale».

Migranti: due naufragi con 70 dispersi

17 Gennaio 2024 - Milano - Sono spariti nel nulla. Due barche con il loro carico umano inghiottite dal mare. Sono in tutto una settantina fra uomini, donne e bambini i dispersi (o morti) di cui non si hanno più notizie. La prima barca era partita dalla Tunisia, nella notte tra il 10 e l'11 gennaio. Sono saliti a bordo di una piccola imbarcazione che avrebbe dovuto portarli in Italia, presumibilmente a Lampedusa, dopo poche ore di navigazione. Invece non è stato così per una quarantina di tunisini, tutti giovani, con un'età compresa tra i 14 e i 30 anni. Di loro, però, non c'è più traccia da 6 giorni: i familiari hanno infatti lanciato l'allarme dopo aver perso tutti i contatti con chi era sulla barca. Le ricerche della Guardia Costiera di Sfax, dicono ancora le autorità tunisine, in coordinamento con la Marina militare, si concentrano nel tratto di mare tra la stessa cittadina di Sfax e Mahdia. Sono invece 4 giorni che non ci sono più notizie di un altro barchino, questa volta partito molto probabilmente dalla Libia, e avvistato per l'ultima volta il 12 gennaio scorso da un aereo di Frontex in area Sar maltese. «Dove sono? - scriveva su X il giorno dopo Alarm Phone - Ieri mattina abbiamo perso i contatti con un'imbarcazione in pericolo che trasportava dalle 36 alle 45 persone in viaggio verso Lampedusa. Le autorità sono state allertate ma non forniscono informazioni e finora non abbiamo notizie del loro arrivo sull'isola italiana». Due giorni dopo la stessa Ong ripeteva l'appello, sottolineando di non aver più notizie: «Frontex e la Guardia Costiera Italiana hanno cercato invano l'imbarcazione. Parenti preoccupati ci chiamano e hanno urgentemente bisogno di risposte». Malgrado una prima notizia di stop delle ricerche, la Guardia costiera conferma invece che andrà avanti con le operazioni "in modo continuativo" con "l'impiego di mezzi navali anche della Guardia di Finanza e aerei di Frontex e assetti maltesi". E continua ad essere trasmesso a tutte le navi in transito nella zona il messaggio satellitare di allerta. Purtroppo però, ammettono le autorità italiane, al momento «non è stato individuato il barchino segnalato, né ulteriori elementi in mare riconducibili al natante o ai suoi occupanti». Le ricerche andranno dunque avanti. È la prima, doppia, tragedia del 2024 sulla rotta della morte, la più letale, quella del Mediterraneo centrale, tra il Nord Africa e l'Italia. Una rotta che solo nell'anno appena concluso ha visto morire 974 migranti mentre altri 1.372 sono stati dichiarati dispersi. Il drammatico bilancio viene costantemente aggiornato dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Ma il 2023 è stato anche l'anno record di arrivi irreglari nell'Ue: in tutto 380 mila, il 17% in più rispetto all'anno precedente, facendo registrare il livello più alto dal 2016. Lo ha reso noto Frontex. La maggiore quota di arrivi (41% del totale) è stata registrata proprio nell'area del Mediterraneo centrale, dove l'incremento rispetto al 2022 è stato del 49%. Secondo i dati dell'agenzia europea, lo scorso anno gli arrivi sulla rotta del Mediterraneo centrale - che vede l'Italia in prima linea - sono stati complessivamente 157.479. L'agenzia per il controllo delle frontiere esterne segnala inoltre che nel 2023 è cresciuto molto il flusso di migranti provenienti dall'Africa occidentale, giunti a rappresentare il 47% del totale degli arrivi irregolari. Ed anche il numero dei minori non accompagnati è aumentato considerevolmente raggiungendo quota 20 mila, il 28% in più rispetto al 2022. I numeri comunicati confermano la tendenza a una consistente crescita dei flussi registrata negli ultimi tre anni «e indicano la dimensione della sfida a cui si deve far fronte nella gestione delle frontiere esterne», ha detto il direttore esecutivo di Frontex Hans Leijtens. «Confermiamo il nostro impegno nel mantenere la sicurezza e l'integrità dei confini Ue ma - ha detto ancora Leijtens - è altrettanto importante affrontare gli aspetti umanitari del fenomeno. Questi numeri non rappresentano solo statistiche ma persone reali». (Daniela Fassini - Avvenire)    

Migrantes Piacenza-Bobbio: momento di preghiera per l’Ecuador

16 Gennaio 2024 - Piacenza - La situazione che vive oggi l' Ecuador preoccupa gli ecuadoregni che vivono nel nostro Paese. Sabato scorso la comunità ecuadoregna residente nel territorio della diocesi di Piacenza-Bobbio si è riunita nella chiesa di San Carlo a Piacenza per un momento di preghiuera su iniziativa dell'ufficio diocesano Migrantes. Introducendo la celebrazione padre Mario Toffari, direttore dell’Ufficio Migrantes ha ringraziato il vescovo mons. Adriano Cevolotto della sua presenza ed ha messo in evidenza come mai un vescovo lo abbia chiamato per volere essere presente ad una celebrazione per una comunità di migranti. Al momento di preghiera, infatti, si è voluto unire il presule piacentino per per esprimere la vicinanza e la preoccupazione per i concittadini rimasti intrappolati nella spirale di violenza che ha colpito l'Ecuador. "Di fronte a questi episodi di violenza, ci sentiamo impotenti, - ha affermato mons. Cevolotto - e l'unica cosa che possiamo fare è pregare. Mi unisco a voi, invocando la Virgen de El Cisne, perché attraverso la sua intercessione ci doni la pace".

Ragusa: un momumento ai migranti per far memoria

16 Gennaio 2024 - Ragusa - Un monumento dedicato ai migranti per fare memoria delle vittime delle "traversate della speranza" è stato inaugurato  ieri mattina sul lungomare di Pozzallo, in provincia di Ragusa. Rappresenta "la fraterna accoglienza", la diversità, la forza dell'umanità e le sfide affrontate da queste persone nel cercare una vita migliore - ha detto il sindaco Roberto Ammatuna -. L'elica e il timone, elementi centrali e significativi del nuovo monumento, sono gli organi propulsori di un'imbarcazione che nel lontano 2014 segnò una tragedia consumata proprio nelle acque antistanti Pozzallo. Aver posizionato, al centro del nuovo tratto del lungomare Raganzino, un monumento dedicato ai migranti è un importante simbolo di solidarietà e memoria".

Senegal: progetto di cooperazione promosso dalla Cisl

16 Gennaio 2024 - Milano - Dalla Valtellina al Senegal, per un progetto di cooperazione. È targato Cisl il progetto pilota che vede al centro la formazione, in uno dei Paesi africani più importanti per quanto riguarda il fenomeno migratorio in Europa: proprio da lì, infatti, ha iniziato il proprio viaggio la metà dei 6.618 migranti morti o scomparsi nel 2023 mentre cercavano di raggiungere il nostro continente entrando dalla Spagna. La prossima settimana, una delegazione del sindacato si recherà in Senegal per una prima ricognizione. «Il primo obiettivo di questo viaggio - ha spiegato il segretario generale della Cisl Sondrio, Davide Fumagalli - è costruire relazioni con scuole, associazioni sindacali e istituzioni senegalesi per sondare la fattibilità del nostro progetto direttamente in loco». Queste collaborazioni saranno il punto d'avvio di azioni concrete che spazieranno dalla strutturazione di corsi di lingua italiana ed educazione civica per i familiari nei casi di ricongiungimento, e per chi, attraverso i canali regolari dei flussi, è intenzionato a venire in Italia a lavorare nelle nostre aziende. «Un ulteriore auspicabile sviluppo è quello di avviare corsi di formazione professionale in Senegal per accrescere le competenze tecniche specifiche necessarie al mercato del lavoro di entrambi i Paesi» ha continuato Fumagalli. Per i rappresentanti della Cisl, l'obiettivo è adesso costruire un sistema efficace e strutturato di governance dei flussi che, partendo dai Paesi di provenienza, investa sulla formazione di base e professionale, sposando al meglio le esigenze occupazionali.

Sos dal mare: 40 dispersi nel fine settimana

16 Gennaio 2024 - Milano - Dispersi in mare. Non c'è nessuna traccia, finora, dell'imbarcazione, con a bordo 40 migranti scappati dalla Libia, segnalata nei giorni scorsi da Alarm Phone nel centro del Mediterraneo. Venerdì scorso la Ong aveva perso i contatti con il gruppo che era in viaggio verso Lampedusa e da allora ogni ricerca intrapresa non ha avuto esito. Diciassette ore di volo per tre missioni di altrettanti velivoli di Frontex e le perlustrazioni delle motovedette della guardia costiera non hanno portato, fino a ieri sera, alla individuazione dei naufraghi, nè a informazioni utili per il loro ritrovamento. E nell'isola non risultano approdati. «I parenti, preoccupati, ci chiamano e hanno urgente bisogno di risposte» afferma una nota dell'organizzazione impegnata nel salvataggio in mare dei rifugiati. Intanto ieri mattina è sbarcata a Napoli la Geo Barents di "Medici senza frontiere" con 37 migranti, tutti uomini (c'è anche un minore non accompagnato) di nazionalità siriana, bengalese e tunisina. Dopo l'identificazione e lo screening sanitario, i profughi sono stati trasferiti al residence dell'Ospedale del Mare messo a disposizione dalla "Asl Napoli 1 Centro". In seguito saranno assegnati nei Centri di accoglienza straordinaria della regione. La situazione è "in movimento" anche sulla rotta balcanica. «Nel 2023, grazie alla rete delle prefetture si sono fatti sforzi incredibili tanto da spostare dal Friuli Venezia-Giulia 2.500 persone » afferma il prefetto di Trieste, Pietro Signorello. «In meno di un mese - ha precisato - da metà dicembre, solo dal capoluogo sono state trasferite 350 persone». E in Friuli, durante tutto l'anno scorso, le presenze di migranti sono state 20mila, con una media settimanale di 25 richieste di protezione internazionale. E continuano senza sosta anche gli sbarchi di migranti nell'arcipelago delle Canarie, nelle quali solo ieri sono state soccorse almeno 200 persone, provenienti da diversi Paesi dell'Africa subsahariana, a bordo di quattro caicchi, le barche dei pescatori che salpano dalle coste africane. I fragili natanti, intercettati dal Sistema Integrato di vigilanza estera (Sive), sono state accompagnate nei porti di Arguineguin, La Restinga e La Estaca da motovedette della Guardia Civil spagnola e del salvataggio Marittimo. I 200 migranti si aggiungono alle almeno 449 persone, fra le quali 30 minorenni, sbarcate fra sabato 13 e domenica 14 sull'isola di El Hierro da altre quattro imbarcazioni. In Italia, dal 1° gennaio di quest'anno fino a ieri (dati ministero degl Interni) sono approdati 749 migranti. E, tra loro, sono 74 i minori stranieri non accompagnati. E per fare memoria delle vittime delle "traversate della speranza", ieri mattina su un lungomare di Pozzallo, in provincia di Ragusa, è stato inaugurato un monumento dedicato ai migranti. « Rappresenta "fraterna accoglienza", la diversità, la forza dell'umanità e le sfide affrontate da queste persone nel cercare una vita migliore - ha detto il sindaco Roberto Ammatuna -. L'elica e il timone, elementi centrali e significativi del nuovo monumento, sono gli organi propulsori di un'imbarcazione che nel lontano 2014 segnò una tragedia consumata proprio nelle acque antistanti Pozzallo. Aver posizionato, al centro del nuovo tratto del lungomare Raganzino, un monumento dedicato ai migranti è un importante simbolo di solidarietà e memoria». (Fulvio Fulvi - Avvenire)  

Migrantes Messina: sabato il terzo incontro su diaconia e mobilità

15 Gennaio 2024 -

Messina - Un pomeriggio ricco di spunti di riflessione per comprendere il fenomeno della mobilità umana nella vita della Chiesa. Si è svolto sabato 13 gennaio 2024, presso l’Istituto “Cristo Re” dei Padri Rogazionisti, la terza tappa del percorso formativo per i diaconi permanenti sulla pastorale della mobilità umana. Un percorso preparato dall’équipe dell’Ufficio diocesano Migrantes di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela e dalla Commissione della comunità diaconale presieduta da mons. Tindaro Cocivera, delegato vescovile per la cura pastorale dei diaconi permanenti.

L’incontro si è aperto con il momento di preghiera preparato dal diacono Salvatore Bellinghiere: l’intronizzazione e l’ascolto della Parola, la lettura di un brano ripreso dal Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato del 2018, dove il Papa indicava i quattro verbi-azione a favore della pastorale delle migrazioni. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare, i verbi che si devono tradurre in azioni concrete a favore dei migranti, nei Paesi di partenza, di transito e di destinazione.Subito dopo il diacono Santino Tornesi, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes, ha fatto una breve presentazione dei  relatori, passando poi la parola al diacono Giovanni Maimone per un saluto a nome del delegato vescovile, assente per motivi di salute, e di tutta la Comunità diaconale.

A seguire, i saluti di Domenico Pellegrino, volontario Migrantes, che ha presentato l’Ufficio diocesano rivolgendo ai due relatori un sentito ringraziamento: a mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, per la competenza, l’impegno pastorale e il desiderio di incontrare quanti nelle Chiese locali sono impegnati a favore dei migranti; a p. Gabriele Bentoglio, missionario scalabriniano e direttore Migrantes per l’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, che più volte ha messo a disposizione la sua competenza umana e pastorale, il suo alto profilo di studioso del fenomeno migratorio.

Prima di iniziare i lavori il diacono Carmelo Brigandì, ha tracciato, la storia della Comunità diaconale che oggi conta 82 confratelli. Uniti, nella grazia dell’Ordine sacro, da un legame fraterno di collaborazione e condivisione.

Sono poi iniziati i lavori con la relazione di p. Gabriele Bentoglio,“Le migrazioni e la Chiesa: percorso storico e magisteriale”. P. Bentoglio ha tracciato le tappe più significative di un percorso lungo che, in genere, viene affrontato nell’arco di un semestre accademico.

A seguire l’intervento di mons. Felicolo, “La Chiesa italiana e le migrazioni: la Fondazione Migrantes”. Ha evidenziato l’attenzione della Chiesa verso la mobilità umana e gli organismi che si occupano di questo fenomeno e della pastorale che ne consegue. Ha parlato della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della CEI, di cui è attualmente direttore generale. Ai diaconi ha espresso tutta la sua gratitudine per l’invito spiegando quanto sia importante il loro ministero nel servizio alla pastorale delle migrazioni.

Dopo le relazioni, in rappresentanza di tutto l’Ufficio diocesano Migrantes, Tania Galletta ha consegnato un “dolce pensiero” ai relatori. La foto di rito e la benedizione hanno concluso l’incontro.

Migrates Torino: la festa dei Popoli con mons. Repole

15 Gennaio 2024 -
Torino - La Buona Notizie è per tutti, oltre ogni lingua e nazionalità! E’ tornata puntuale come ogni anno la celebrazione della Festa dei Popoli in occasione dell’Epifania, con l’Eucarestia al Santo Volto presieduta dall’Arcivescovo di Torino Roberto Repole e un pomeriggio di sapori e culture dal mondo. Alla celebrazione eucaristica hanno partecipato le comunità etniche cattoliche della diocesi con i propri cappellani: un piccolo spaccato di Chiesa universale con le letture e alcune preghiere in diverse lingue e l’animazione dei canti fatta da un coro multietnico. Dopo la Messa, nel foyer dell’auditorium Santo Volto i sapori si sono intrecciati tra di loro nelle varie proposte culinarie condivise dai vari gruppi nazionali: dal cinese al sudamericano passando per India, molta Africa, Romania e mezzo mondo. Durante il pomeriggio sul palco dell’auditorium si sono esibiti gruppi musicali e di danze tipiche dalle varie comunità e associazioni: un arcobaleno di colori e sonorità diverse. Per i bambini era previsto uno spazio di animazione e gioco grazie al servizio di alcuni scout e animatori parrocchiali e in conclusione un gioioso momento di ballo per tutti. «Come sarebbe bello», ha sottolineato mons. Repole, «se oggi riscoprissimo degli occhi semplici, contemplativi, capaci di guardare la realtà di questo mondo, anche la varietà dei nostri popoli, con uno sguardo che, invece che di dividerci, ci mette in cammino, verso la grotta di Betlemme!». Uniti e in cammino come i Magi, compiendo quelli che l’arcivescovo ha indicato come i tre passi: «guardare le stelle», «ascoltare la Parola per recuperare quella sapienza che ci permette di indirizzarci al bambino della grotta di Betlemme», e inchinarsi di fronte alla manifestazione di Dio. «Soltanto chi si prostra davanti a quel Bambino è capace di non piegarsi di fronte a niente e di essere libero (…) di non adorare neppure se stesso, le sue passioni, i suoi vizi». Un messaggio, quello della libertà offerta dalla fede cristiana, che ha toccato il cuore dei tanti migranti presenti perché spesso si sentono prigionieri del pregiudizio e delle condizioni di sofferenza e di odio che lacerano i paesi da cui provengono. (Federica Bello - “La voce e il tempo”)

Raccontare il diritto d’asilo oggi: un incontro a Brescia

15 Gennaio 2024 - Brescia - Martedì 23 gennaio l'Uffficio per le comunicazioni sociali della Diocesi di Brescia  ha organizzato, in preparazione alla festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, un corso di formazione gratuito, in collaborazione con l’Ucsi, su “Raccontare oggi il diritto d’asilo”. L'appuntamento è dalle 10.30 alle 12.30 al Centro pastorale Paolo VI in via Gezio Calini a Brescia. Interviene Mariacristina Molfetta della Fondazione Migrantes. Sono previste le testimonianze del Centro Migrantes e della Cooperativa Kemay sui volti e sulle storie di accoglienza nel Bresciano. Seguirà il confronto con il vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada.

Papa Francesco: non chiudete le porte ai migranti

15 Gennaio 2024 - Roma – C'è la guerra che lo preoccupa e il dramma dei migranti tra i temi dell’intervista di quasi un'ora rilasciata ieri da papa Francesco Fabio Fazio a “Che Tempo Che Fa” su Nove. Per papa Francesco ha citato la tragedia di Cutro, avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 febbraio scorso 2023. “Ognuno - ha detto - ha il diritto di rimanere a casa, ma anche quello di emigrare” ed ha aggiunto che “in Europa ci sono cinque Paesi che ricevono più migranti degli altri: Cipro, Grecia, Malta, Italia e Spagna”. “Non chiudete – ha sottolineato - le porte per favore”. Il Papa è tornato poi a parlare del dramma delle guerre legato al commercio delle armi: “si fanno le guerre – ha detto -  per vendere le armi e per provare armi nuove” perché è il commercio che rende di più. Il pontefice ricorda l’incontro avuto con una delegazione di bambini ucraini e dei suoi colloqui quotidiani con la parrocchia di Gaza: “israeliani e palestinesi, chiamati ad essere popoli fratelli, si distruggono”, ha sottolineato il Pontefice che questa mattina, ricevendo in udienza i membri dello Studium Biblicum Franciscanum ha sottolineato che “l’attuale situazione della Terra Santa e dei popoli che la abitano ci coinvolge e ci addolora. È gravissima sotto ogni punto di vista”. “Io ho ascoltato padre Faltas, le cose che mi ha fatto conoscere. E ogni giorno comunico con la parrocchia di Gaza: soffrono tanto per questa situazione. Questa situazione è gravissima”, ha ribadito sottolineando che “dobbiamo pregare e agire senza stancarci perché cessi questa tragedia”.  E all’Angelus ieri mattina aveva evidenziato come la guerra è “in sé stessa un crimine contro l’umanità” esortando ancora una volta a non dimenticare “quanti soffrono la crudeltà della guerra in tante parti del mondo, specialmente in Ucraina, in Palestina e in Israele”. “All’inizio dell’anno ci siamo scambiati auguri di pace, ma le armi hanno continuato ad uccidere e distruggere”, ha aggiunto il Pontefice: “preghiamo affinché quanti hanno potere su questi conflitti riflettano sul fatto che la guerra non è la via per risolverli, perché semina morte tra i civili e distrugge città e infrastrutture”. “I popoli hanno bisogno di pace! Il mondo ha bisogno di pace!”, ha quindi concluso. (Raffaele Iaria)

Essere discepoli

15 Gennaio 2024 -

Città del Vaticano - “Siamo ancora discepoli innamorati del Signore, cerchiamo il Signore, oppure ci siamo accomodati in una fede fatta di abitudini? Dimoriamo con lui nella preghiera, sappiamo stare in silenzio con lui?”. Il Vangelo di Giovanni ci porta ancora sulle rive del Giordano: è il giorno dopo il battesimo di Gesù e sono le quattro del pomeriggio. Questa indicazione temporale è, tutto sommato, ininfluente rispetto ai contenuti della pagina evangelica. È trascorso solo un giorno dalla discesa dello Spirito Santo su Gesù e lui passa di nuovo, Giovanni Battista lo vede tra la folla “fissando lo sguardo” sull’”agnello di Dio”. Con queste tre parole Giovanni, nel quarto Vangelo, si lega alla tradizione veterotestamentaria riguardante, da un lato, la vittima offerta a Dio per il riscatto dal peccato, dall’altro la figura del servo sofferente, temi cari alla tradizione profetica. Annota l’evangelista: è l’ora decima, circa le quattro del pomeriggio.

Diversi anni sono passati da questo fatto quando l’evangelista ha scritto il Vangelo – secondo gli studiosi il testo è stato redatto molto probabilmente a Efeso, tra il 60 e il 100 dopo Cristo – quanti incontri, episodi, parole; e poi dopo la risurrezione quante riflessioni, ricordi. Eppure, Giovanni ricorda l’ora esatta di quell’incontro. Proprio da qui si sviluppa il pensiero di Papa Francesco, in questa seconda domenica del tempo ordinario, che domanda: “quando ho incontrato Gesù per la prima volta?” Così chiede di fare memoria del nostro primo incontro con il Signore, di quando ha toccato il nostro cuore: “siamo ancora discepoli innamorati del Signore, cerchiamo il Signore, oppure ci siamo accomodati in una fede fatta di abitudini? Dimoriamo con lui nella preghiera, sappiamo stare in silenzio con lui?” Essere discepoli non significa semplicemente fare memoria del primo incontro con il Signore. Allora Francesco, nello spirito della riflessione ignaziana, propone tre verbi alla nostra riflessione: cercare, dimorare, annunciare Gesù. Cercare. Giovanni Battista è colui che vede e capisce, è il vero testimone che, però, torna subito nel nascondimento e sapremo dai Vangeli la sua morte. Sulla riva del Giordano è con due persone, i primi due discepoli che si mettono a seguire Gesù: uno è Andrea – santo venerato anche dalla Chiesa ortodossa che lo chiama Protocleto, o il Primo chiamato – dell’altro non sappiamo nulla; ovvero, ognuno di noi può essere quel discepolo. Ai due Gesù si rivolge con la domanda: “che cosa cercate?” Sono le prime parole che pronuncia nel quarto Vangelo, parole che interrogano e mettono a nudo motivazioni e desideri dei discepoli. Gesù, spiega Francesco, “anzitutto li invita a guardarsi dentro, a interrogarsi sui desideri che portano nel cuore”. E questo perché “il Signore non vuole fare proseliti, non vuole ‘followers’ superficiali, il Signore vuole persone che si interrogano e si lasciano interpellare dalla sua Parola”; bisogna avere “un cuore aperto, in ricerca, non un cuore sazio o appagato”. Dimorare. Alla domanda “che cosa cercate” i due discepoli rispondono: “dove dimori?” Dice il vescovo di Roma: “essi non cercavano notizie o informazioni su Dio, oppure segni o miracoli, ma desideravano incontrare il Messia, parlare con Lui, stare con Lui, ascoltarlo”. Nessun indirizzo o biglietto da visita con la via e il numero di telefono, come potrebbe accadere oggi incontrando una persona; Cristo invece li invita a venire e vedere. “Rimanere con lui – dice il Papa – è la cosa più importante per il discepolo del Signore. La fede, insomma, non è una teoria, è un incontro, è andare a vedere dove abita il Signore e dimorare con lui. Incontrare il Signore e dimorare con lui”. Infine, annunciare. Quell’incontro è stata una esperienza forte e i due discepoli “sentirono subito il bisogno di comunicare il dono ricevuto”. Nel dopo Angelus, Papa Francesco torna a parlare di pace, di persone che “soffrono la crudeltà della guerra in tante parti del mondo, specialmente in Ucraina, in Palestina e in Israele”; e chiede, a chi ha potere su questi conflitti, di riflettere “sul fatto che la guerra non è la via per risolverli, perché semina morte tra i civili e distrugge città e infrastrutture”. La guerra dice ancora “è in se stessa un crimine contro l’umanità”. Il mondo, i popoli hanno bisogno di pace, per questo dobbiamo “educare alla pace” per “fermare ogni guerra”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Migrantes Messina-Lipari-S.Maria del mela: Diaconato e mobilità umana, domani il terzo incontro di formazione con mons. Felicolo

12 Gennaio 2024 - Messina - Domani, 13 gennaio, si svolgerà il terzo incontro del percorso formativo sulla pastorale della mobilità umana, preparato dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela per i diaconi permanenti della diocesi siciliana. L’incontro si terrà, a partire dalle ore 16.00, nella Sala multimediale dell’Istituto “Cristo Re” dei Padri Rogazionisti a Messina. Saranno due i formatori che aiuteranno a riflettere sull'argomento in programma: mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, e p. Gabriele Bentoglio, direttore Migrantes della diocesi di Reggio Calabria-Bova e già sottosegretario dell'allora Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti. L'incontro si aprirà con la preghiera e una breve presentazione della Comunità diaconale a cura del diacono e direttore Migrantes di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, Santino Tornesi. All’incontro sarà presente anche il vescovo ausiliare, mons. Cesare Di Pietro che porterà il suo saluto e i saluti dell’arcivescovo, mons. Giovanni Accolla, che raggiungerà subito dopo, in quanto entrambi impegnati nella Visita pastorale iniziata lo scorso mese di ottobre. Si tratta del  secondo incontro del percorso formativo per i diaconi permanenti della diocesi siciliana. Un percorso strutturato su sei appuntamenti per comprendere la mobilità umana e l’attenzione pastorale che ne deriva. Il messaggio però – spiega il direttore Migrantes Santino Tornesi –  resta coerente: quelli che arrivano da altre parti del mondo sono “le nostre sorelle e i nostri fratelli. Siamo chiamati a vedere Cristo in loro, perché tutte le persone sono create a Sua immagine. E siamo chiamati a riconoscerci in essi, poiché tutti condividiamo la comune umanità”.  

Migrantes Reggio Calabria-Bova: convegno e festa dei popoli sabato e domenica

12 Gennaio 2024 -

Reggio Calabria - Due giorni di incontri per la Migrantes della diocesi di Reggio Calabria-Bova, occasione per  parlare di immigrazione e immigrazione, due facce della stessa medaglia. Domani, dalle ore 9, presso l’Aula Magna del Seminario arcivescovile Pio XI di Reggio Calabria il convegno sul tema "Partire, restare, tornare: quale prospettiva?". All’iniziativa, promossa dalla diocesi  di Reggio Calabria e dall'Ufficio Migrantes,  insieme alla Fondazione Migrantes,  interverranno diverse personalità che da anni si occupano di queste tematiche. I saluti saranno affidati all’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria - Bova e presidente dei vescovo della Calabria, mons.  Fortunato Morrone, al sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà e a mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes. Subito dopo, sono previsti interventi di Domenico Cersosimo, economista, e Sabina Licursi, associata di Sociologia generale presso l’Università della Calabria approfondire il tema che approfondiranno il tema«Partire e tornare: le aree interne». Cristina Ciccone e Nadia Denisi, presidenti rispettivamente delle Cooperative “Demetra” e “Res Omnia” illustreranno, infine, i progetti di accoglienza e inclusione avviati a Reggio Calabria. A coordinare i lavori sarà padre Gabriele Bentoglio, direttore del Centro diocesano “Migrantes” . L’appuntamento di sabato sarà seguito da un altro importante momento. Il giorno dopo, domenica 14, alle 11.30 presso la parrocchia di Sant’Agostino, l’arcivescovo mons. Morrone presiederà la Messa dei Popoli. Occasione per condividere, insieme alle comunità etniche che risiedono in città e agli altri fratelli, un momento di preghiera e rinnovare il comune impegno per la pace e a sostegno di chi cerca altrove un futuro migliore.

 

Viminale: da inizio anno sbarcate 654 persone migranti sulle nostre coste.

11 Gennaio 2024 - Roma - Sono finora 654 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno secondo il dato del ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 182 sono di nazionalità bengalese (27,8%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (117, 18%), Tunisia (45, 7%), Gambia (43, 6,6%), Pakistan (32, 5%), Sudan (32, 5%), Egitto (15, 2%), Guinea (14, 2%), Mali (3, 0,4%), Senegal (2, 0,3%) a cui si aggiungono 169 persone (25,8%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Messico: vescovi della frontiera col Texas, “rispettare diritti umani dei migranti, corridoi umanitari e ampliare possibilità di visto”

11 Gennaio 2024 - Roma - Corridoi umanitari sicuri per i sempre più numerosi migranti (8 mila richiedenti asilo giungono ogni giorno alla frontiera), e il rispetto dei diritti umani. Sono le principali richieste dei vescovi della zona frontaliera tra Messico e Texas (Stati Uniti), che al termine del loro incontro hanno diffuso un articolato documento, intitolato “Costruire il futuro con i migranti”, diffuso dal Sir. “Riconosciamo il diritto degli Stati sovrani di controllare i propri confini per salvaguardare il bene comune dei cittadini e dell’intera comunità umana, nonché il diritto fondamentale di tutte le persone di migrare e non migrare – la premessa dei vescovi -. Sosteniamo inoltre che le Nazioni più prospere hanno il dovere di accogliere, per quanto possibile, lo straniero che cerca la sicurezza e il sostentamento che non può trovare nel suo Paese d’origine, nonché di garantire i diritti del migrante. A sua volta, il migrante deve rispettare con gratitudine il patrimonio materiale e spirituale del Paese ospitante, obbedire alle sue leggi e contribuire al suo sviluppo”. Scrivono, ancora, i vescovi: “Condividiamo i sogni e le sofferenze dei migranti. Conosciamo le situazioni che li costringono a migrare e il dolore che ciò comporta. Conosciamo le molteplici violazioni dei loro diritti fondamentali, la povertà, le ingiustizie, la violenza, i pericoli e gli abusi che subiscono, sia nei luoghi di origine che in quelli di transito e di destinazione”. La Chiesa “non chiede l’apertura delle frontiere, ma leggi che rispettino i diritti umani fondamentali. I governi devono creare leggi che includano sia un confine sicuro che una politica di immigrazione umana. Non incoraggiamo la migrazione illegale o senza documenti, ma sosteniamo le vie legali per la migrazione”. Ciò, secondo i vescovi, non sta avvenendo: “Le politiche migratorie attuate dal Governo statunitense e la politica di detenzione e contenimento in Messico hanno posto i migranti in situazioni di maggiore vulnerabilità, causando incertezza, rifiuto, persecuzione e violazione dei loro diritti umani, esponendoli a cadere nelle mani di organizzazioni criminali per raggiungere la loro destinazione. La militarizzazione del confine meridionale degli Stati Uniti e di quelli settentrionali e meridionali del Messico ha comportato abusi di autorità, detenzioni arbitrarie e separazione di famiglie”. Purtroppo, “questi abusi o la mancanza di cure hanno portato alla morte di decine di persone sotto la custodia del governo statunitense”. Nel documento si esprime “riconoscimento, solidarietà, benedizione e incoraggiamento” agli operatori pastorali impegnati nell’accoglienza e si ricorda alla comunità cattolica che l’assistenza ai migranti è responsabilità di tutti i battezzati e che essa deve anzitutto avvenire nelle comunità parrocchiali Non mancano alcune esplicite richieste rivolte a entrambi i Governi: aumentare e semplificare la concessione dei visti e di adottare programmi di patrocinio privato e comunitario, un alloggio adeguato e decente, servizi di base, sicurezza personale, assistenza consolare adeguata, pari accesso alla giustizia e libertà religiosa, la possibilità per i migranti di avere sempre con sé i documenti d’identità personali, libertà di movimento e possibilità di lavoro.

Vangelo Migrante: Domenica 14 gennaio – Seconda del Tempo Ordinario – Vangelo Gv 1,35-42

11 Gennaio 2024 -
In questa domenica siamo invitati a  riflettere sul tema  della vocazione. Dio continua a chiamare sempre i suoi figli alla pienezza della vita e lo fa già a partire dalla nostra giovinezza. Samuele sente pronunciare più volte il suo nome, perché quando Dio ama un figlio, lo chiama al bene della sua vita e gli prepara una missione specifica. Per compiere la missione e per saper rispondere occorre ascoltare la voce. Chi ascolta la Sua voce comprende chi è realmente e come Pietro abbraccia una vita nuova e accoglie il nome nuovo donato da Dio: “tu Simone sarai detto Cefa”. Samuele ascolta, come servo, la voce del Signore. Dobbiamo imparare ad ascoltare i segnali che Dio ci dona in questo rumore assordante di cose e di situazioni. In questo marasma Dio ci chiama e ci guida verso di lui. Nella disponibilità dei servi fedeli c’è tutto l’impegno della sequela: Eccomi, io vengo per fare la tua volontà. Che bello poter essere presenti e consapevoli di questo annuncio divino. Non è vero che non ci sono vocazioni, il problema è che non sempre si riesce a trovare il tempo per dare una risposta. Molti arrivano in ritardo oppure chiedono proroghe inutili come chi, all’invito di Gesù risponde: “lascia che vada a seppellire mio padre e poi ti seguirò”. Ma la chiamata di Gesù è radicale, esigente, e non può che rispondere: “lascia che i morti seppelliscano i propri morti ma tu vieni e seguimi”. Noi tutti vogliamo seguirlo, anche Andrea e Pietro nel Vangelo, entusiasti, si innamorano del maestro ma chiedono sicurezze: dove abiti? Potrebbe risuonare come “dove vai” o “chi sei”? Un po’ come capire che tipo è costui e valutare a priori se conviene seguirlo. La vocazione non è un protocollo di sicurezze e di garanzie, ma un uscire in mare aperto, nel profondo di noi stessi. Seguire Gesù vuol dire prendere il largo e investire sull’Amore. Dio è amore e chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio in lui. Impariamo a fidarci come Andrea, che desidera condividere la sua scoperta con il fratello e lo chiama affinché insieme possano seguire il maestro. Che bello essere fratelli, non solo per il Dna ma perché si ama uno stesso Padre e si segue lo stesso maestro. Gesù disattende le attese e le speranze politiche dei suoi e li porta in un luogo in cui lui stesso non ha una pietra dove posare il capo. La dimora di Dio è in realtà il nostro cuore e il corpo. Per questo nella seconda lettura Paolo ci invita a rispettare il nostro corpo quale dimora dello Spirito Santo. In esso troviamo Dio e incontriamo gli altri… “un corpo mi hai preparato e allora ho detto io vengo”! Siamo in cammino con Gesù in questa domenica vocazionale. Seguiamo i suoi passi, ascoltiamo la sua voce e lasciamoci condurre dallo Spirito per imparare, da discepoli, ad essere fedeli ai suoi insegnamenti e diventare apostoli. Senza un vero discepolato non può esistere una Chiesa  apostolica che annuncia, testimonia e ama i fratelli. Impariamo dall’agnello di Dio a togliere i peccati  del mondo. Togliere in latino si dice “tollere”, che vuol dire portare. Solo portando il peso degli altri lo riusciremo a toglierlo dalle loro spalle. In questa missione di Gesù si realizza anche il senso del nostro apostolato e della nostra missione. Non possiamo togliere i peccati degli altri ma possiamo accompagnare le fatiche degli altri. La missione del cristiano è conformarsi a Cristo in ogni momento attraverso l’opzione fondamentale per i poveri e gli ultimi, rimettendo al centro il regno dell’Amore e della solidarietà. Ecco il luogo dove abita Dio, ecco dove è possibile accoglierlo e dove è possibile sperimentare la fede, fino all’effusione del sangue. In questo Maestro di Nazareth c’è tutto il programma di Andrea e di Pietro così come quello di ciascuno di noi. Non importa capire ora dove andremo a finire, occorre solo rimanere e stare con Lui. Fino alla fine. (Andrea Fulco)

“Testimoni di pace»: le voci di circensi e giostrai all’udienza di ieri con papa Francesco

11 Gennaio 2024 - Città del Vaticano - 85 giostrai e circensi, venuti dalla Francia, hanno testimoniato, incontrando papa Francesco ieri all'udienza generale, la dignità dei lavori considerati umili che, proprio per lo stile solidale di comunità che li caratterizza, contribuiscono al bene dell'intera società. Lo riporta Vatican News. Ad accompagnare giostrai e circensi francesi in Aula Paolo VI il cappellano nazionale, padre Bernard Bellanza, e suor Geneviéve Jeanningros, delle Piccole Sorelle di Gesù, che da oltre 50 anni svolge il suo apostolato tra giostre e fiere e vive al Luna Park di Ostia. «I circensi sono testimoni di pace perché sono il simbolo di ciò che il mondo ha bisogno, in particolare in questo momento buio», ha detto padre Bellanza. Lo stile gioioso della festa, ha aggiunto suor Geneviéve, «è già un'immagine del Regno di Dio, e questi artisti, questi lavoratori, ce l'hanno nel cuore». Molto intenso anche l'incontro con i portuali, alcuni dei quali giunti da Buenos Aires.

Rotta Balcanica: dopo il Game c’è il Silos di Trieste

11 Gennaio 2024 - Trieste - Sushil Sharma è indiano, ha 28 anni, gli occhi neri intensi e la barba lunga. Parla un perfetto inglese, i suoi movimenti sono pieni di grazia. Indossa un maglione blu di lana morbida. Anche lui, come gli altri ragazzi – circa un centinaio all’addiaccio – vive accampato da mesi nell’ex Silos di Trieste, tra topi e folate di vento. Tuttavia ha vinto il suo game: ha attraversato, cioè, la selva di ostacoli della Rotta Balcanica e ne è uscito vivo. Ha superato respingimenti, controlli. Il gelo. Il buio. I cani. I fucili. Il fil di ferro. I boschi. Le trappole. La fame. Fino ad entrare in Italia stremato e quasi senza più i piedi, dalla Slovenia, passando la frontiera dal paesino di Draga, nella zona di Basovizza. L’altro varco è Bagnoli, zona di Dolina. “Mi sono ritrovato di notte nel bosco e non sapevo più dove andare. Ero solo, non vedevo niente e non potevo fermarmi”, ricorda. “Ho pregato Dio e sono andato avanti senza sapere dove mettevo i piedi”, aggiunge. “Vengo da una piccola città dell’India. Siamo cinque tra fratelli e sorelle, quello più piccolo ha un anno”, racconta ancora Sushil, richiedente asilo come gli altri. Ha studiato farmacia, è arrivato in Albania cinque anni fa, in aereo e con un permesso di soggiorno. Cosa è successo poi? Perché è finito in strada a Trieste? Tentare il game non è un gioco. “Mio padre ha pensato che emigrare in Europa fosse per noi un turning point; avrei mantenuto l’intera famiglia, soprattutto i più piccoli che devono ancora studiare. Così mi ha mandato in Albania. Lì ho capito che l’Albania non è l’Europa. Morivo di fame. Allora ho tentato la Route per arrivare in Italia”. Sushil si è mosso da solo, entrando clandestinamente in Montenegro, da lì in Bosnia e in Croazia. Infine in Slovenia. E da lì in Friuli. “È stata dura Sushil?”. Sorride. I ragazzi della Rotta Balcanica sono come gli eroi delle favole: il loro è un percorso ad ostacoli con mille insidie. Partono ragazzi e arrivano uomini. Il punto è che una volta giunti a Trieste non hanno terminato affatto la loro via crucis: il Silos dove finiscono per almeno tre mesi è una immensa struttura fatiscente e abbandonata, costruita assieme alla stazione di Trieste a metà dell’800 per contenere le granaglie destinate al commercio. Cucinare in terra. Ali, 23 anni e Safir 30, sono del Kashmir, Stato conteso da India e Pakistan, dove una guerra “a bassa intensità” mina l’esistenza di tutti. Oltre 7mila persone in un anno sono finite in carcere. “Vuoi assaggiare la nostra pita come la fa la mamma?”, mi chiede Ali tutto allegro. Su una tavoletta di legno, in terra, impasta acqua farina e olio di semi. “Certo che voglio assaggiare la vostra pita”. E anche il the con il burro fuso. Safir si toglie uno sgabellino di ferro da sotto il sedere e me lo cede. Il calcestruzzo del vecchio magazzino cade a pezzi. Sono accampati in una canadese malconcia e cucinano su un fuoco acceso con quattro legni. La bora ci aggredisce a folate rapide. Nadim, 38 anni, pachistano, è arrivato prima in Turchia e poi da lì in Grecia, Macedonia, Serbia e Croazia. “Sono rimasto tre giorni in foresta senza mangiare”, ricorda. Adesso, grazie alla mensa della Caritas triestina ha un pasto al giorno assicurato. La Rotta Balcanica ferisce. Spesso lascia addosso danni psichici. Mohammed si solleva la maglietta e mostra i segni di una ferita ricucita. Ha subito un’aggressione ma non vuole dire di più. Un’emergenza artificiale per creare caos. Oggi, grazie all’accoglienza tempestiva e a una fitta rete di solidarietà, forse, non si muore più a poche centinaia di metri dall’arrivo. Ma si continua a patire. Linea d’Ombra con Lorena Fornasir si prende cura di queste persone non appena mettono piede in città. Ma i responsabili dell’accoglienza triestina, ossia Ics, Consorzio italiano di solidarietà – Ufficio rifugiati onlus, Caritas, Diaconia valdese e Linea d’Ombra, ritengono senza alcun dubbio che questa sia “un’emergenza voluta”. Per creare un “caso migranti” e scoraggiarne l’arrivo. Ma anche per manipolare l’opinione pubblica e gonfiare la percezione di insicurezza e paura. Tuttavia prima di Natale ci sono stati due trasferimenti di richiedenti asilo nei centri di accoglienza in Nord Italia. Mondi che non comunicano. “La vicenda Silos resta un’emergenza artificiale – risponde Gianfranco Schiavone, presidente dell’Ics –. Beninteso, è reale per le persone che sono lì e che soffrono al freddo! Ma è artificiale nella misura in cui viene creata appositamente da uno spaventoso disservizio pubblico”. Il sistema di accoglienza diffusa in realtà sarebbe ben strutturato a Trieste: mille sono i posti a disposizione per i richiedenti asilo e 100 per i titolari di protezione internazionale. Ma ora è saturo. Non perché ci sia una “invasione” di migranti, ma perché non c’è turnazione. I trasferimenti sono troppo lenti e poco cadenzati. “Accanto a quella diffusa – spiega Schiavone – esiste una prima accoglienza, temporanea, finalizzata al trasferimento delle persone in altre città, da farsi il più rapidamente possibile. È questo meccanismo che ora si è inceppato”. Nella spettacolare piazza Unità d’Italia, sede della Prefettura, con i suoi palazzi asburgici che guardano il Golfo, non c’è alcun sentore di quanto appena intravisto al Silos. Due mondi che non comunicano. Il Centro diurno, oasi di umanità. Sostiamo per alcune ore nel Centro diurno di via Udine 19, gestito dall’intera rete di solidarietà triestina. Gli operatori e i volontari di People Saving People, con la loro maglietta rossa, preparano e distribuiscono del thè. Nella grande sala ci sono almeno duecento ragazzi. Seduti, in piedi, in ginocchio, in gruppo. Ridono, si scaldano, giocano a dama. Sono gli stessi che la mattina avevo incontrato nel Silos, al freddo. Molti di loro ricaricano il cellulare e si riposano. Alcuni pregano senza scarpe, inginocchiati su tappetini che poi arrotolano e mettono via. Pregano nel caos, tra le chiacchiere in molte lingue e le strette di mano.
Il “Centro diurno è un gran casino: arrivano tutti lì in massa perché non sanno dove andare”, mi avevano avvertito dall’Ics. Eppure ci si siede assieme e ci si ascolta. C’è chi dà indicazioni pratiche e chi semplicemente presta l’orecchio a una storia. Qui l’umanità ferita raccoglie i cocci e va avanti. I ragazzi e le ragazze, i volontari, le volontarie, le operatrici, gli assistenti sociali e i medici che accolgono hanno sorrisi grandi e donano coraggio. Perché il viaggio proseguirà. E questa non è che una sosta: bisogna rimettersi in forze, conservare il calore e andare avanti. (Ilaria De Bonis - Popoli e Missione)