Primo Piano

Servizio Civile: domenica il raduno nazionale dei giovani a Lamezia Terme

Lamezia Terme -  Lamezia Terme si prepara ad accogliere centinaia di giovani che stanno svolgendo in tutta Italia l'anno di Servizio Civile. Si svolgerà infatti nella città della Piana domenica 12 marzo il dodicesimo incontro nazionale dei giovani in Servizio Civile, come ogni anno nel giorno in cui la Chiesa celebra San Massimiliano Da Tebessa, patrono degli obiettori di coscienza e uno dei primi obiettori cristiani che rifiutò il servizio militare perché lo considerava incompatibile con la sua fede cristiana e, per tale ragione, subì il martirio.
Il raduno lametino dei giovani del Servizio Civile da tutta Italia inizierà alle 10 al Teatro Grandinetti con la lettura degli Atti della Passione di San Massimiliano e un momento di ricordo del Beato Josef Mayr-Nusser, morto negli anni della II guerra mondiale mentre veniva trasportato nel campo di concentramento di Dachau, per essersi rifiutato di giurare fedeltà ad Hitler.
 Dopo i saluti di Alessandra Gasparri del Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale e di Luigi Coluccino membro della Consulta nazionale servizio civile, seguirà una tavola rotonda sul tema “Col servizio civile per costruire la pace”, condotta dalla giornalista di TV2000 Antonella Ventre, con le testimonianze di Don Giacomo Panizza fondatore della Comunità “Progetto Sud” e di Deborah Cartisano di “Libera Locride”.
Dopo il pranzo comunitario, i giovani saranno coinvolti in 12 luoghi della città, dalla mensa Caritas alle diverse attività di volontariato, in esperienze di pace e servizio. La giornata si concluderà in Cattedrale alle 16 con la Santa Messa presieduta dal Vescovo di Lamezia Terme mons. Luigi Cantafora.
La giornata di domenica prossima vedrà il coinvolgimento di numerose associazioni ecclesiali. Per Padre Valerio Di Trapani, delegato regionale della Caritas Calabria, “Lamezia si prepara ad accogliere i giovani del Servizio Civile da tutta Italia con lo spirito di una comunità che, non negli eventi straordinari, ma ogni giorno si sforza di crescere nella cultura della prossimità e della gratuità. La scelta di Lamezia come sede del ritrovo annuale in occasione della festa di San Massimiliano ci gratifica e ci spinge a una responsabilità sempre maggiore nell’attenzione quotidiana agli ultimi e a chi sta ai margini, che non sono soggetti da scartare o da commiserare, ma persone che vanno incluse perché hanno tanto da dare alla società”.
 
 

Rossano: creare una struttura permanente in favore dei lavoratori stagionali

Rossano - Nel nostro territorio prettamente a vocazione agricola si registra da sempre un elevato numero di cittadini di nazionalità straniera che lavorano nelle nostre campagne e che vengono spesso sfruttati e mal pagati. Quotidianamente i nostri fratelli stranieri percorrono a piedi la strada statale 106 per rientrare nelle proprie case mettendo a rischio la propria vita e quella degli automobilisti che percorrono la strada. Proprio in questo periodo la Caritas Diocesana e l’Ufficio Migrantes in collaborazione con l’Associazione “Basta Vittime sulla Strada Statale 106” stanno provvedendo alla consegna di pettorine catarifrangenti ai nostri fratelli. “Un piccolo gesto può salvare la vita – dice Giovanni Fortino direttore dell’Ufficio Migrantes – e smuovere le nostre coscienze”. “Una e bella emozione è aiutare i nostri fratelli- dice Cataldo Lazzara volontario della Migrantes – più bisognosi e cercare di collaborare insieme”. Questa iniziativa, insieme ad altre, fa parte del Progetto Presidio, che ha come obbiettivo quello di creare una struttura permanente in favore dei lavoratori stagionali, volto ad assicurare loro un luogo di ascolto, di incontro, e di orientamento rispetto alla loro situazione giuridica, medica e lavorativa. I servizi offerti sono l’accoglienza e l’ascolto dei lavoratori stagionali, consulenza, assistenza e orientamento legale gratuito, segretariato di informazione professionale ed orientamento al lavoro, segretariato e consulenza sociale, assistenza nel disbrigo di pratiche amministrative e assistenza medica e sanitaria. Il Progetto Presidio è attualmente presente in 18 Caritas diocesane distribuite in tutta Italia laddove è più forte la presenza di lavoratori stranieri impiegati spesso irregolarmente in attività agricole ed edilizie. La Caritas italiana in accordo con la CEI ha pertanto strutturato allo stato attuale il Progetto Presidio nelle diocesi di : Aceranza, Altamura, Aversa, Cerignola, Capua, Caserta, Foggia, Latina, Matera, Melfi-Rapolla-Venosa, Nardò-Gallipoli, Noto, Oppido-Mamertina- Palmi, Ragusa, Rossano- Cariati, Saluzzo, Teggiano-Policastro, Trani- Barletta- Bisceglie. Da circa un anno anche l’Arcidiocesi Rossano- Cariati in collaborazione con la Caritas Diocesana e con il supporto dell’Ufficio Migrantes ha aderito al progetto avviando una serie di iniziative sul territorio. (Antonio La Banca – Migrantes Rossano-Cariati)
 

A proposito di connessione

Roma - L'accesso a internet avviene per lo più attraverso i dispositivi che, fino a ieri, consideravamo solo dei telefoni. Oggi il loro uso cambia abitudini e comportamenti. Forse proprio per questo le parole ripetute da Papa Francesco, sia prima che dopo la preghiera dell’Angelus di domenica scorsa, mi hanno colpito particolarmente: “Cosa succederebbe se trattassimo la Bibbia come trattiamo il nostro telefono cellulare?”.
Non credo che il Papa ci volesse invitare ad abbandonare l’uso dello smartphone, che ormai è parte della nostra quotidianità. La connessione cui voleva richiamarci, mi sembra, è un’altra. Ed è condizione non solo per evitare di restare vittime della tecnologia, ma anche per parole vere, che favoriscano e nutrano l'incontro.
Buon cammino di Quaresima, anche su questo fronte. (Don Ivan Maffeis)
 

Migrantes Lamezia Terme: sabato un convegno sui minori migranti

Lamezia Terme - La situazione dei migranti minori, vulnerabili e senza voce, che giungono sulle coste italiane e di cui nel giro di poche settimane si perdono le tracce. La realtà dei minori non accompagnati in Calabria e a Lamezia, con le testimonianze di chi ogni giorno è impegnato sul fronte dell'accoglienza e dell'integrazione. Questi i temi al centro del convegno annuale promosso dall'ufficio diocesano Migrantes di Lamezia Terme, che ha come titolo “A casa nostra? Sì...accogliamoli”, in programma sabato 11 marzo alle 10,00 presso il salone del seminario vescovile.
Nel corso dell'incontro, introdotto dai saluti del Vescovo di Lamezia Terme, Mons. Luigi Cantafora e dal Sindaco Paolo Mascaro, la giornalista Maria Scaramuzzino presenterà i dati relativi al XXV Rapporto Immigrazione 2015 di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, in particolare per quanto riguarda la regione Calabria; Nicola Emanuele, operatore della Comunità “Luna Rossa” illustrerà alcuni dati relativi ai minori non accompagnati presenti a Lamezia.
Seguiranno le testimonianze di Padre Karem Borghos, sacerdote proveniente da Aleppo e attualmente in servizio nella diocesi lametina, di giovani immigrati residenti a Lamezia e di operatori e volontari Caritas impegnati ogni giorno nella costruzione di una comunità accogliente e inclusiva.
Nella seconda parte della mattinata, i partecipanti saranno divisi in laboratori, all'interno dei quali si svilupperanno riflessioni e discussioni sui singoli aspetti emersi nel corso del convegno.
“Dopo la Giornata internazionale del migrante e del rifugiato, che Papa Francesco ha voluto dedicare ai minori vulnerabili e senza voce, il convegno diocesano vuole essere per la Chiesa e la città di Lamezia un'occasione di riflessione e di impegno. L'appuntamento di sabato prossimo è rivolto alle nostre comunità parrocchiali, ai movimenti e alle associazioni ecclesiali, alle scuole e a tutti i cittadini come invito a mettersi in gioco e interrogarci su cosa ognuno di noi fare per dare un volto, un nome e una voce ai minori immigrati presenti nella nostra città. Si cercherà di capire quello che effettivamente sta succedendo in molte parti del mondo come la Siria o alcune zone dell’Africa. Nei lavori di gruppo rifletteremo su quanto abbiamo ascoltato, sui numeri, sulle testimonianze. Come ufficio diocesano siamo impegnati perché Lamezia risponda alla sua vocazione di comunità aperta all'accoglienza, non indifferente, attenta al grido dei piccoli e degli ultimi ai quali siamo chiamati, come cristiani e come cittadini, a dare risposte di umanità”, dichiara Suor Manuela Simoes, direttrice dell'Ufficio Diocesano Migrantes.
 
 

Migrantes Cosenza: parte il progetto “Allarga lo spazio della tua tenda”

Cosenza – “Non dobbiamo spaventarci per i migranti perché l’Europa è stata fatta da una continua integrazione di culture”. A parlare è, qualche mese fa, in occasione del cinquecentenario della riforma luterana, papa Francesco. Il suo è solo uno tra mille appelli finalizzati alla sensibilizzazione dei fedeli in materia di immigrazione. Un refrain che si ripete di volta in volta, che fa capolino da ogni celebrazione della domenica. La parola chiave è sempre la stessa: accogliere. Detto, fatto.
La Chiesa raccoglie con slancio l’invito del Santo Padre. Mette a disposizione strutture, vestiti, cibo. Succede anche a Cosenza, dove, per il 2017 la diocesi (attraverso l’Ufficio Migrantes, ndr) ha previsto un nuovo progetto di ospitalità per rifugiati e richiedenti asilo. Gli immigrati si stabilizzeranno per un tempo che va dai sei ai dodici mesi presso le famiglie che aderiscono all’iniziativa o negli spazi messi a disposizione dalle parrocchie.
I volontari sono stati preparati da un’equipe di operatori con incontri costanti, hanno ascoltato numerose testimonianze, hanno interagito con le varie realtà cattoliche del territorio. Ora sono pronti non solo ad aprire le porte di casa loro agli stranieri che raggiungono le nostre coste, ma anche a dialogare con loro, ascoltare le loro storie, guidarli alla scoperta di un nuovo percorso di fede. Il cammino dell’integrazione è solo all’inizio. La strada è tortuosa, impervia, piena di svolte inaspettate. Ma i risultati potrebbero rivelarsi stupefacenti. E di sicuro il gioco vale la candela. (Marta Spina – Pdv)
 

Aule separate: no dei ragazzi

Vercelli – “A partire da oggi con effetto immediato, gli alunni con entrambi o anche solo un genitore di origine non italiana seguiranno le lezioni scolastiche in un’aula diversa rispetto a quella del resto della classe”. Dopo la lettura della circolare firmata dalla dirigente scolastica e distribuita a tutti gli alunni, in una mattina qualsiasi delle classi terze della scuola media Pertini dell’istituto comprensivo Lanino di Vercelli, i ragazzi di origine straniera si sono alzati in piedi per uscire e dirigersi verso l’aula d’arte, una sorta di “aula ghetto”. Sono stati i loro compagni di classe ad impedirlo, decidendo all’istante e in modo collettivo di non piegarsi a una tale vergognosa direttiva. In realtà, la circolare era del tutto fasulla, scritta appositamente dagli insegnanti per mostrare, attraverso una sorta di simulazione (un “compito di realtà”, in gergo didattico), che cosa era accaduto quando furono introdotte le Leggi razziali in Italia nel 1938. Gli unici ad essere stati avvisati erano proprio i ragazzi di origine straniera, che si sono prestati a fare la propria parte, interpretando il ruolo di chi “deve andarsene”.
La reazione dei giovani studenti, pronti a tutto per difendere i compagni dall’ingiustizia, ha sorpreso gli stessi professori: “Nessuno di noi – spiega l’insegnante di lettere Patrizia Pomati, ideatrice della provocatoria lezione con la collega Carolina Vergerio – si aspettava una tale sollevazione. Alcune classi hanno voluto seguire i loro compagni scacciati, altri li hanno raggiunti subito dopo, altri si sono messi a cercare ragguagli sul sito del Ministero”. Pur davanti a proteste e pianti, i professori si sono mostrati inflessibili e soltanto dopo un po’, quando tutti si erano raccolti nell’aula d’arte, hanno spiegato il senso dell’attività, chiedendo ai ragazzi di descrivere pensieri ed emozioni vissute. La scuola è impegnata da anni in attività di integrazione, anche con la creazione di un Giardino dei Giusti, per mostrare esempi positivi di chi, davanti alle ingiustizie e ai soprusi, non si è arreso. Spiega la professoressa Pomati: “Cerchiamo sempre di dare concreti modelli positivi, seri e credibili, cui ci si possa davvero ispirare. Ho molta fiducia nei ragazzi, ma a noi spetta dare gli stimoli corretti. La loro reazione alla nostra simulazione mi fa ben sperare per il futuro. E, comunque, neppure nessun genitore è venuto a protestare nei giorni successivi”. La curiosa lezione è stata raccontata nel corso della cerimonia in occasione della Giornata dei giusti, cui era presente anche l’arcivescovo di Vercelli, mons. Marco Arnolfo: “Si pensa che oggi il clima sia ben diverso anche a causa di certi populismi e invece i ragazzi hanno offerto una bella testimonianza a tutti. Da loro è emerso quello che c’è di più sano nell’essere umano, ovvero la solidarietà profonda, l’amicizia e l’accoglienza. Pensiamo sempre che i giovani siano quelli da smuovere, invece stavolta sono stati loro a smuoverci. Anche se stiamo attraversando momenti bui, la speranza non deve mai venire meno”. (Danilo Poggio – Avvenire)
 

Mattarella: organizzare in Europa accoglienza e integrazione per i migranti

Roma - Il fenomeno migratorio è “un fenomeno che non è possibile rimuovere”, e che è necessario “organizzare in Europa, in maniera più intelligente, l’accoglienza e l’integrazione”, evitando alcuni errori come “consentire che si creino ambienti, luoghi di emarginazione, ghetti per gli immigrati e per le successive generazioni, che li facciano sentire emarginati dalla società”. A dirlo è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una lunga intervista pubblicata al settimanale “Civiltà Cattolica” in occasione del n. 4000 della storica rivista dei Gesuiti. Per il capo dello Stato per evitare di creare “sacche di emarginazione” che sono “ingiuste, ma anche foriere di pericoli”, occorre fare una “scelta coraggiosa”: “non parlare più di ‘seconda generazione di immigrati’, ma di ‘italiani di altra origine'”. “Nel 2015 vi sono stati, tra gli europei, più morti che nuovi nati. In alcuni Paesi africani e asiatici l’età media è tra diciotto e vent’anni. In più, i mezzi di comunicazione di oggi offrono una conoscenza immediata e reale delle condizioni di vita nei diversi continenti. È diventato, inoltre, possibile per tutti viaggiare, anche se per molti – come sappiamo – a costo di sofferenze e di grandi pericoli. Quello migratorio è un fenomeno che non è possibile rimuovere”, ha spiegato Mattarella evidenziando che i continenti hanno “perso la distanza tra loro, ed è fuori dalla realtà chi pensa a un mondo che non c’è più. Questo comporta problemi nuovi, non soltanto per l’Europa. Lo vediamo anche negli Stati Uniti e altrove”. L’Italia è stata un Paese di emigranti per molto tempo e poi è divenuta “un Paese sia di transito che di arrivo. Passare dalla condizione di Paese di emigranti a quella di Paese ospitante – ha detto ancora il presidente della Repubblica -  è un mutamento impegnativo. Ma noi, forse, per la condizione precedente di Paese di emigranti, eravamo meno impreparati, anche per la vicinanza alle coste africane. Altri Paesi sono stati colti di sorpresa, come se non si aspettassero questo fenomeno, e sono rimasti fortemente disorientati da quello che è avvenuto. Alcuni di essi tendono a chiudersi, come se fosse possibile erigere una barriera o dei muri, senza rendersi conto che non c’è né barriera né muro che possa frenare un fenomeno storico di questa portata. Quella reazione rappresenta – ha aggiunto ancora il presidente della repubblica – una fuga dalla responsabilità di affrontare il problema e dal dovere di governarlo: con senso di responsabilità, con equilibrio, ma di governarlo”. Si tratta – ha spiegato Mattarella - di un compito “difficile” per i singoli Paesi. Lo può svolgere “con maggiore efficacia l’Unione Europea, se lo assume su di sé, come dovrebbe e come noi insistiamo perché avvenga. Perché occorre, anzitutto, stroncare il traffico di esseri umani, con tutte le turpi attività dei trafficanti, e prevedere dei canali, legali e regolati, di immigrazione che non passino attraverso lo sfruttamento dei mercanti di persone.  Occorre distinguere anzitutto tra i profughi e i migranti per soli motivi economici, che meritano, comunque, rispetto anch’essi, perché sono spesso persone che fuggono da condizioni di sopravvivenza insostenibili. Anche per questo l’Italia ha chiesto all’Unione Europea di adottare quello che è stato chiamato il migration compact, un progetto di collaborazione con i Paesi africani da cui partono e transitano i profughi, destinandovi molte risorse finanziarie, anche a costo di qualche sacrificio dei Paesi europei, perché soltanto migliorando le condizioni di vita nei Paesi da cui nasce il flusso migratorio questo fenomeno può essere regolato in maniera più ordinata. Perché nessuno lascerebbe la propria casa, la propria terra, se vi potesse vivere in tranquillità con i propri familiari”. Per questo, secondo Mattarella, occorre creare condizioni migliori nei Paesi da cui nascono i flussi. “Occorrerà tempo, ma bisogna farlo e, per farlo con efficacia, bisogna partire subito con questa azione. Inoltre bisogna organizzare in Europa, in maniera più intelligente, l’accoglienza e l’integrazione di chi comunque arriva e arriverà. È necessario evitare alcuni errori: quello di consentire che si creino ambienti, luoghi di emarginazione, ghetti per gli immigrati e per le successive generazioni, che li facciano sentire emarginati dalla società. Occorre affrontare con intelligenza e con coraggio il tema delle generazioni successive alla prima che arriva”. E parlando dei giovani di seconda generazione ha chiesto “un grande rispetto” per loro che, da un lato, avvertono “con giusto orgoglio le loro origini, ma che non sono più esclusivamente e interamente partecipi della comunità da cui sono partiti i loro genitori. Si ha il dovere di evitare che essi si sentano esclusi anche dalla comunità in cui sono collocati e di cui si sentono parte per lingua, cultura, abitudini, costumi di vita”. Quindi evitare di parlare di “seconda generazione di immigrati” ma di “italiani di altra origine”: si tratta di “una scelta coraggiosa, aderente alla realtà, ed è anche il modo di evitare che si creino delle sacche di emarginazione che sono ingiuste – e questo è il principale motivo –, ma sono anche foriere di pericoli”. (R.I.)
 

Cittadinanza: rischia di impantanarsi al Senato la riforma

Roma - È ancora ferma al palo la riforma della cittadinanza. Dopo anni di dibattiti, battaglie politiche e finalmente il voto alla Camera nel 2015, il cosiddetto “ius soli temperato” (o “ius culturae”) rischia di impantanarsi al Senato. La legge che concede la cittadinanza ai minori nati in Italia da genitori stranieri e regolarmente residenti o a chi è arrivato nel nostro Paese e vi ha concluso un ciclo di studi rischia infatti di non vedere la luce neanche in questa legislatura. Il testo è attualmente fermo in commissione Affari Costituzionali, dove si sta tentando di raggiungere un accordo sulle migliaia di emendamenti annunciati dalla Lega. E la discussione in aula è, ancora una volta, slittata. Il rischio peggiore è che la tanto attesa legge possa essere il cerino che “accende” la campagna politica delle nuove elezioni. Perché nel frattempo anche chi inizialmente ha votato il provvedimento alla Camera ha cambiato idea e il fronte del “no” continua a negare ad almeno 800mila minori stranieri il diritto di cittadinanza.
 

Migrantes: decisione Ungheria sui rifugiati è gravissima

Città del Vaticano – “La scelta e la decisione dell’Ungheria in questa direzione è gravissima. Dovrebbe portare, proprio per la gravità del fatto, a mettere in discussione il fatto che l’Ungheria possa rimanere nel contesto europeo alla luce di questa decisione che non tutela un diritto fondamentale all’interno dell’Europa stessa. Quindi è un fatto che dovrebbe essere preso in esame dalla Commissione europea in relazione proprio a questo, oltre ad essere un fatto grave, perché in un Paese dove sono state accolte meno di 600 domande di asilo, essere incapaci di gestire un numero così ridotto, significa non avere alcuna intenzione di tutelare un diritto fondamentale”. E’ quanto ha affermato Mons. Gian Carlo Perego commentando, in una intervista a Francesca Sabatinelli di Radio Vaticana,  la decisione del parlamento ungherese che ha approvato una legge che prevede la detenzione per i richiedenti asilo fino alla decisione sul loro destino e, quindi, la loro chiusura in campi di container al confine con la Serbia e  la Croazia, circondati da recinzioni di filo spinato. “È un fatto grave che speriamo veda subito una decisione da parte dell’Europa di infrazione grave che possa portare anche a mettere in discussione il fatto che un Paese che rifiuta un diritto fondamentale come il diritto d’asilo possa far parte dei Paesi europei”, ha aggiunto il direttore di Migrantes. Dal Consiglio d’Europa è anche arrivato un richiamo all’Italia, contenuto in un rapporto del rappresentante speciale del segretario generale per le migrazioni e i rifugiati, Tomas Bocek, nel quale si chiede alla penisola di riformare “le procedure di richiesta d’asilo in modo d’accelerare il processo”. L’indicazione europea – commenta Mons. Perego - va nella direzione, “già condivisa anche nel contesto italiano, di un unico sistema di accoglienza diffuso sul territorio, che preveda anche dallo stesso punto di vista un unico sistema di accoglienza nel contesto europeo in tutti i Paesi. Un sistema diffuso che abbia le stesse garanzie e le stesse modalità di accoglienza e al tempo stesso di rispetto e tutela dei richiedenti asilo a seconda delle loro caratteristiche, quindi con un’attenzione particolare anche alla fragilità e ai minori non accompagnati”. “Credo – ha poi aggiunto -  che l’indicazione trovi un’Italia in questo momento ancora per l’80 percento organizzata su Cas, quindi su 'Centri di accoglienza straordinaria', ma che insieme all’Anci, al terzo settore e alla realtà ecclesiale ha fatto comunque la scelta di un’accoglienza diffusa. Quindi l’indicazione europea non fa che rafforzare un percorso che l’Italia ha già scelto”.
 

Mons. Perego: sentenza Corte Ue “spinge verso utilizzo canali umanitari d’ingresso”

Roma - Una sentenza della Corte Ue ha stabilito che “gli Stati membri non sono tenuti, in forza del diritto dell’Unione, a concedere un visto umanitario” ai profughi che “intendono recarsi nel loro territorio con l’intenzione di chiedere asilo”. Secondo Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, la sentenza “spinge verso l’utilizzo di canali umanitari d’ingresso, superando l’utilizzo di strumenti non adeguati come il visto turistico”. In passato il visto turistico è stato spesso utilizzato per fare poi domanda d’asilo, permessi scolastici o per cercare lavoro. “Si comprende che un permesso turistico di 90 giorni non possa trasformarsi in una richiesta d’asilo – dice al Sir -. Da una parte la sentenza è una contraddizione perché in questo momento c’è la necessità di avere vie legali d’ingresso, quindi rischia di limitare ulteriormente la possibilità di un libero canale per richiedenti asilo e di spingere le persone ad utilizzare solo le vie illegali d’ingresso, sprecando risorse, mettendo a rischio vite umane, dando soldi alla criminalità organizzata”. Dall’altra parte, però, “la sentenza non nega niente dal punto di vista della prossimità perché dice solo che se c’è già un’intenzione manifesta non si può dare un permesso per turismo”, quindi è un invito a “non utilizzare lo strumento per altri fini”. “Su questo certamente bisogna vigilare – afferma – però al tempo stesso molti che partono da Paesi in guerra, con disastri ambientali o terrorismo sono costretti ad utilizzare questo strumento perché mancano canali legali d’ingresso”. Per cui, conclude, “tanto vale che ci siano canali umanitari d’ingresso per richiedenti asilo, altrimenti c’è il rischio che si limiti il diritto d’asilo”.
 
 

Morti in mare: per l’OIM 521 migranti dispersi nel 2017

Roma - Sono già più di 500 i migranti morti in mare da inizio anno. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’OIM, sarebbe di 521 il drammatico bilancio in questi primi 65 giorni del 2017. Quasi il 10% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con 471 dispersi segnalati. La stragrande maggioranza dei decessi dal mese di gennaio al 5 marzo è stata segnalata sulla rotta del Mediterraneo centrale tra il Nord-Africa e l’Italia, per un totale di 477. Ma il numero dei morti potrebbe aumentare. Alcuni migranti giunti a Lampedusa due giorni fa hanno raccontato di almeno sei nuove vittime nel Mediterraneo. Voci drammatiche che restituiscono un quadro fosco delle traversate nel Canale di Sicilia.
 

“Almeno Credo”: domani su Tv2000 ragazzi cattolici, musulmani, ebrei a confronto

 
Roma -  Dieci anni fa un gruppo di bambini cattolici, ebrei e musulmani raccontava il proprio Dio in un documentario di Gualtiero Peirce intitolato “Primo giorno di Dio”. A emergere fu la constatazione che, nonostante la diversità di luoghi, abiti e rituali, i bambini chiedevano a Dio le stesse cose e ricevevano le stesse risposte. Cosa sono diventati oggi quei bambini? E, da adolescenti, come vivono il rapporto con la religione? Gualtiero Peirce li ha ritrovati e li ha di nuovo messi a confronto: nasce così “Almeno Credo” un docu-film che Tv2000 trasmette domani, giovedì 9 marzo alle 21.05 e a seguire in seconda serata il doc “Primo giorno di Dio”.
Il docu-film “Almeno Credo” è stato presentato e proiettato alla Filmoteca Vaticana alla presenza dell’incaricato dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo del Vicariato di Roma, Mons. Marco Gnavi; la Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello; l’Imam della Moschea della Magliana a Roma, Sami Salem; il Direttore di Tv2000; Paolo Ruffini e il regista del docu-film, Gualtiero Peirce. E ieri sera al Cinema Greenwich di Roma l’anteprima, aperta al pubblico, alla presenza anche dei ragazzi delle scuole.
“Almeno Credo’ è un progetto di Beppe Attene e Gualtiero Peirce scritto dallo stesso Peirce in collaborazione con Andrea Cedrola.
La storia raccontata oggi inizia quando in una scuola cattolica era l’anno 2007, nelle aule ebraiche il 5767 e fra i banchi islamici il 1527. Per giorni, le telecamere hanno ripreso la vita dei bambini e degli insegnanti di tre classi confessionali di Roma: la scuola cattolica “Antonio Rosmini”, l’istituto ebraico “Vittorio Polacco” e la scuola integrativa della moschea “El Fath”.  Ai bambini fu chiesto di raccontare il proprio modo di intendere l’amore, il diavolo, il rispetto, il paradiso, la creazione del mondo. Le telecamere sono tornate a osservarli e ad ascoltarli a distanza di un decennio. Il mondo è un altro, attorno e nel nome delle Religioni sono successe tante cose, alcune orribili e inaspettate, e quei bambini sono diventati donne e uomini giovanissimi che hanno iniziato a camminare da soli in una realtà sempre più complessa.
 

Migranti: Mons. Galantino, nell’accoglienza “la Chiesa non si ferma”

Roma - “In Italia viviamo una condizione tale che ci costringe a lavorare soprattutto sull’emergenza e in emergenza”: così Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della CEI, nel corso dell’incontro ecumenico con la delegazione della Chiesa evangelica della Vestfalia (Germania) sull’accoglienza dei migranti che si è svolta ieri a Roma. “A chi arriva, noi, come uomini e come donne prima ancora che come credenti, dobbiamo dare anzitutto aiuto e accoglienza – ha detto Mons. Galantino -. Questo nonostante un certo malumore che si respira in alcune frange della politica e della società che non vorrebbero assolutamente sentir parlare di immigrazione e speculano su questo dramma sottolineandone solo gli aspetti problematici”. Per il vescovo, vanno contrastati gli stereotipi, come “il fatto che alcuni immigrati siano coinvolti in episodi di criminalità. Episodi che, va detto, risultano del tutto minoritari. Oppure, l’associare i migranti ai terroristi, quando sappiamo bene che i terroristi non arrivano sui barconi perché, purtroppo, hanno ben altri mezzi”. Un contesto in cui “la Chiesa in Italia si trova a dover far fronte a due livelli di difficoltà - ha sottolineato il Segretario generale -. Il primo è l’emergenza, il secondo è rappresentato dalla cattiveria e dalla volgarità con cui uomini e donne di Chiesa sono ‘accusati’ di accogliere. Vi sono minoranze chiassose per le quali la Chiesa è ‘colpevole’ di immigrazione. Ma tutto questo non ci ha fermato”.
 

Pil in frenata e pensioni a rischio: senza immigrati rischiamo il crac

Roma - I demografi la chiamano piramide della popolazione ma in Italia oggi assomiglia a un trapezio, quasi a un rombo. E in un futuro non lontano rischia di diventare l’opposto di ciò che sempre è stata: una piramide rovesciata. Parliamo di quel grafico che mostra la suddivisione dei cittadini in base alle classi di età e che tradizionalmente aveva una forma triangolare: una base con i tanti nuovi nati che andava ad assottigliarsi al salire degli anni. Oggi invece in Italia le classi di gran lunga più numerose stanno nell’età adulta: i 40-60enni nati tra la fine degli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. Una popolazione numerosa e matura che, grazie all’allungamento della vita media, nei prossimi 20-30 anni è destinata a trasformare l’Italia in un Paese di vecchietti. Un esercito di capelli bianchi che dipenderà per il suo sostentamento (pensioni, sanità, assistenza) da una popolazione attiva sempre più ristretta. Secondo i dati del Rapporto sulla popolazione e l’immigrazione, curato dalla Società italiana di statistica e appena pubblicato dal Mulino, gli ultra 65enni tra il 2015 e il 2065 aumenteranno in Italia dal 24 al 32% del totale mentre la popolazione in età di lavoro scenderà dal 63 al 55%: in pratica ci saranno 5 milioni di anziani in più e 6 milioni di adulti in meno. Ma se dal conto si togliesse l’apporto degli immigrati la situazione sarebbe ancora più allarmante: gli anziani salirebbero a ben il 36% del totale, più di uno su tre, e i cittadini in età di lavoro si ridurrebbero al 53%, praticamente uno su due.
“Appare chiaro che il contributo della componente straniera risulterà fondamentale per garantire la sostenibilità economica del sistema di Welfare del Paese”, afferma il rapporto. Piaccia o no, il futuro dell’Italia dipende dai non italiani. Senza di loro non possiamo farcela. Se anche riusciremo finalmente a far risalire l’indice di natalità, per avere effetti concreti sulla popolazione attiva ci vorrà un ventennio. E si tratterà di effetti comunque limitati dal fatto che le donne in età procreativa sono destinate a diminuire. Abbiamo e avremo quindi sempre più bisogno di allargare i confini della nostra popolazione giovane e attiva. Per tenere in piedi il sistema previdenziale bisogna riportare il rapporto tra lavoratori e pensionati sopra quota 1,5 (oggi è sceso a 1,38). Ma non c’è solo il problema pensioni. L’invecchiamento della popolazione, spiegano gli economisti, ha di per sé un effetto di freno sul Pil e sulla produttività di un Paese. I giovani spendono e producono di più. Con il saldo naturale negativo degli italiani (-189mila nel 2016) solo per mantenere la popolazione intorno ai 60 milioni serviranno, secondo i demografi, tra i 200 e 300mila nuovi ingressi ogni anno (considerando le migrazioni all’estero). L’apporto delle popolazione straniera all’equilibrio economico e sociale italiano è già oggi ben visibile. Sono infatti gli immigrati a sostenere le poche nascite: con circa il 10% della popolazione danno oltre il 15% dei neonati perché le donne di origine straniera fanno più figli (1,95 a fronte degli 1,27 delle italiane). Hanno redditi inferiori a quelli medi degli italiani e un rischio di povertà doppio (35,9%). Ma senza di loro il nostro Pil sarebbe inferiore di circa il 9%, cioè di 150 miliardi di euro. E diversi settori economici non starebbero in piedi. Gli occupati stranieri sono il 10,5%, ma il 16% nelle costruzioni, il 18,5% in alberghi e ristoranti e addirittura il 74,7% nei servizi domestici: colf, badanti e baby-sitter che assistono le famiglie, i nostri bambini e i nostri anziani. (Nicola Pini – Avvenire)  
 
 

Svizzera: una preghiera per il migrante morto mentre cercava di entrare nel Paese

Lugano - Ieri sera a Balerna, piccolo comune del Canton Ticino, a pochi chilometri dal confine italiano, la parrocchia ha organizzato un momento di preghiera per ricordare il migrante morto lo scorso 27 febbraio mentre cercava di entrare in Svizzera, dal confine italiano, sul tetto di un treno partito da Milano e diretto a Bellinzona. “Una settimana fa qui, a Balerna, in questa stazione – ha detto don Marco Notari, vicario della parrocchia – i soccorritori tiravano giù dal tetto di un treno il corpo senza vita, folgorato, di un ventenne del Mali. Su quel treno cercava la vita ma vi ha trovato la morte. Era un fratello. Aveva parenti e amici da qualche parte, a casa o in Europa. È fratello anche nostro e in un modo o nell’altro ne siamo responsabili”. Alla veglia, nel cortile della stazione – riferisce l’agenzia Sir -  hanno partecipato circa 80 persone, alcune provenienti dall’Italia. “Questo ragazzo – ha proseguito don Marco – è morto sul tetto di un treno, qui alla stazione ferroviaria di casa nostra, sulla soglia delle nostre case. Non possiamo non sentire questo grido, ma corriamo il rischio di non ascoltarlo, possiamo cadere nuovamente nell’indifferenza. Forse non abbiamo le soluzioni, non esiste la bacchetta magica… ma dobbiamo chiederci se crediamo davvero che le attuali disposizioni europee e svizzere in fatto di migrazione corrispondano al nostro cuore, alla nostra fede, alla Parola di Dio e al Vangelo”.
“Vi siete radunati nel luogo dove una settimana fa si è conclusa, nel modo più tragico e impressionante che si possa immaginare, una vicenda che deve rimanere infissa nella nostra coscienza e tenerci in uno stato permanente di riflessione sul nostro modo di rispondere a una delle sfide più grandi del nostro tempo”, ha detto il vescovo di Lugano, monsignor Valerio Lazzeri: “la sua sete di vita, di futuro e di felicità non gli ha fatto vedere il pericolo a cui si esponeva. E tuttavia la sua morte non ci parla tanto di un’imprudenza giovanile. Ci mette davanti agli occhi, in maniera sconcertante e concreta, l’abisso tra i sogni che il nostro mondo suscita in chi lo guarda da fuori, da una condizione di esclusione, di guerra, di povertà e di ingiustizia, e la nostra tremenda fatica ad aprire la porta di casa, almeno per ascoltare e accogliere il grido della disperazione”. “L’immagine della sua fine crudele - ha concluso mons. Lazzeri - ci spinga a fare più generosamente spazio in noi al dramma in atto, perché sappiamo trovare parole e gesti di umanità, pensieri costruttivi e progetti di solidarietà e, a ogni livello, una più consapevole, degna e concertata risposta umana e civile a quanto sta accadendo anche nel nostro Paese”.
 

Cei: ifeelCUD cambia veste e diventa TuttixTutti

Roma - “Quest’anno vincono tutti”. È lo slogan che promuove il concorso per le parrocchie TuttixTutti, promosso dalla C.E.I. a livello nazionale e nato dal grande successo di ifeelCUD, che si rinnova e diventa sempre più coinvolgente per le comunità locali. Ogni parrocchia potrà parteciparvi iscrivendosi online su www.tuttixtutti.it, creando un gruppo di lavoro, ideando un progetto di solidarietà e organizzando un incontro formativo per promuovere il sostegno economico alla Chiesa cattolica.
Tre le novità principali: il contributo per tutte le parrocchie che organizzeranno un incontro formativo secondo i criteri indicati nel bando; l’aumento del numero dei premi per i progetti di solidarietà, che passano da 8 a 10 da un minimo di 1.000 euro fino a un massimo di 15.000 euro e la raccolta dei CU non obbligatoria.
La novità più importante di questa edizione, espressa anche nello slogan, consiste proprio nel contributo, compreso tra i 1.000 e 2.000 euro, messo a disposizione di tutte le parrocchie iscritte che si impegneranno a formare i propri fedeli ai valori del sostegno economico alla Chiesa. Si tratta di organizzare un incontro volto ad illustrare le modalità di sostegno economico alla Chiesa cattolica e mirato a promuoverne i valori che ne sono alla base come la trasparenza, la corresponsabilità, la comunione, la solidarietà. L’incontro dovrà attenersi alle linee guida presenti nel regolamento e dovrà essere adeguatamente documentato mediante un servizio fotografico o un video da caricare online sul sito www.tuttixtutti.it entro il 31 maggio 2017.
La nuova formula dell’iniziativa non prevede, quindi, la raccolta dei CU tra la popolazione titolare di tale modello che, già a partire dallo scorso anno, era diventata auspicabile ma non vincolante ai fini del concorso.
“ifeelCud  ha registrato un successo crescente, negli ultimi anni, con un notevole aumento delle parrocchie iscritte. Questo risultato positivo ci ha indotto - afferma Matteo Calabresi, responsabile del Servizio Promozione della C.E.I. - a rinnovare il concorso che ha un nuovo nome  TuttixTutti e un nuovo regolamento anche se la finalità non cambia: si premiano sempre i progetti di utilità sociale e si punta sulla ‘formazione al sostegno economico’ nelle parrocchie.”
Le parrocchie verranno premiate da un’apposita Giuria, composta dai membri del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica, che selezionerà i 10 progetti di solidarietà considerati più meritevoli secondo i criteri di valutazione pubblicati sul sito e valuterà la qualità degli incontri formativi realizzati.
"Il nostro concorso nazionale ha contribuito, in sei anni di storia, - prosegue Calabresi – alla realizzazione di decine di progetti di utilità sociale che spesso poi diventano risposte concrete ai bisogni delle famiglie in difficoltà, dei giovani e degli anziani. Penso in particolare ad alcune parrocchie in contesti sociali a rischio o caratterizzati da povertà e disoccupazione anche giovanile. Anche lo scorso anno le parrocchie vincitrici hanno potuto avviare iniziative utili a tutta la comunità come nel caso del progetto presentato dalla Parrocchia Gesù Divin Salvatore di Roma, vincitore del 1° premio dell’edizione 2016, che ha già concluso una serie di corsi di formazione tecnico professionale per i giovani, di età compresa tra i 18 e i 29 anni, in un quartiere periferico della Capitale con un alto tasso di disoccupazione o, tra le altre proposte, l’avviamento dell’orto sociale con l’utilizzo della coltivazione biologica pensato dalla Parrocchia Santi Cosma e Damiano di Acireale e l’apertura di uno sportello di microcredito, ideato dalla parrocchia Santi Andrea e Santa Rita di Trieste, rivolto a persone in difficoltà che, grazie ad un aiuto tempestivo, possono trovare una via d’uscita ai propri problemi economici”.
Per partecipare a TuttixTutti con la propria parrocchia quindi, basta ideare un progetto di solidarietà, organizzare un incontro formativo e iscriversi online sul sito www.tuttixtutti.it, in accordo con il parroco, a partire dal primo marzo. Il concorso si svolge dal 1 marzo al 31 maggio 2017.
Tutti gli approfondimenti sono disponibili su www.tuttixtutti.it e sulle pagine Facebook e Twitter.
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Barcellona: la croce di Lampedusa nella Sagrada Família

Barcellona - La croce di Lampedusa, segno della passione di Cristo che in questo caso ricorda in particolare la sofferenza di migliaia di migranti che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, è arrivata in Catalogna. Con una messa celebrata domenica, 5 marzo, nella basilica della Sagrada Família di Barcellona, presieduta dall'arcivescovo Juan José Omella Omella, è iniziato il pellegrinaggio di questa croce che sarà portata nelle diocesi catalane. La croce di Lampedusa è arrivata sabato nel porto di Barcellona. In questa prima settimana di quaresima il “legno” visiterà le parrocchie e le comunità di fede della città. Poi arriverà a Girona, per poi proseguire per Tarragona, Calella, Tortosa, Vic e Urgell, in una staffetta che si pone l'obiettivo di tenere alta l'attenzione sul dramma dei migranti. La croce di Lampedusa è stata costruita con due assi di legno di 2,80 metri d'altezza per 1,50, pesa sessanta chili ed è stata ideata e realizzata da Franco Tuccio, falegname dell'isola con il legno dei barconi provenienti dalle coste libiche. È stata benedetta il 9 aprile del 2014 da Papa Francesco.
 

Veneti in Svizzera rinnovano la Caves

Zurigo - Si è svolta alla Casa d’Italia di Zurigo, domenica 5 marzo scorso, l’annuale assemblea generale della  Confederazione delle Associazione Venete in Svizzera (CAVES), un appuntamento particolarmente importante avendo all’ordine del giorno l’elezione del nuovo Consiglio Direttivo. Ma non solo, vista la presenza di un illustre ospite, per altro veneto e presidente di una grande associazione (la Bellunesi nel Mondo), l’ex assessore alla Regione Veneto con delega all’emigrazione Oscar De Bona, nonché di Franco Narducci portavoce del FAIM (Forum delle associazioni italiane nel mondo).
I cinquanta delegati delle associazioni venete operanti in Svizzera chiamati ad eleggere il nuovo Consiglio Direttivo, dopo avere ascoltato con attenzione la relazione del presidente uscente Luciano Alban - centrata sulle politiche regionali per i veneti all’estero, sull’attività svolta dalla CAVES e sull’attualità politica in Svizzera, con particolare riferimento alla recente votazione referendaria per la cittadinanza agevolata - hanno animato il dibattito mettendo sotto i riflettori il futuro dell’associazionismo veneto e la transizione verso le nuove generazioni e nuove forme organizzative.
Il processo di globalizzazione che muta continuamente, senza per questo arrestarsi, ha modificato enormemente le forme di aggregazione e di comunicazione, dilatando a dismisura il ruolo del social network, come per altro sottolineato da Paolo Martinazzo responsabile dei giovani veneti nella CAVES. Giovani presenti in buon numero all’assemblea e rappresentanti di quel nuovo flusso migratorio dall’Italia verso il mondo che si distingue dalle precedenti emigrazioni per caratteristiche largamente discusse: molto qualificati (sono tanti i laureati), parlano in molti casi le lingue, hanno idee chiare sul loro futuro professionale e non provengono in larghissima parte dal meridione dell’Italia come accadeva nel secolo scorso. Dall’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes – come ha rimarcato Luciano Alban – si evince che il flusso migratorio dalla Regione Veneto negli ultimi nove anni ha avuto un incremento del 67%, con oltre 125.000 nuovi espatriati. Siamo evidentemente di fronte ad uno scenario completamente diverso dal passato.
Ma nonostante qualifiche e competenze i nuovi emigrati devono affrontare, così come era accaduto ai loro padri e nonni, difficoltà oggettive nell’inserimento e ricerca del posto di lavoro, con rischi notevoli di precipitare in situazioni di precariato difficili da superare. Anche per questo c'è bisogno delle energie e della qualificata presenza dell’associazionismo degli italiani all'estero, che non ha esaurito il proprio ruolo e oltretutto assicura un contributo enorme all’economia italiana. Un dato confermato anche da Marco Chiarello, il giovane neodirettore della più grande associazione veneta con terminali in ogni parte del mondo, l’Associazione Internazionale Trevisani nel Mondo, che ha stabilito vari accordi con la locale Camera di Commercio per promuovere il sistema Treviso.
Uno degli obiettivi principali del nuovo Consiglio Direttivo - formato da nove persone, cinque delle quali giovani di recente immigrazione - sarà sicuramente diretto a garantire il passaggio generazionale e a darsi un’impostazione organizzativa e operativa che tenga conto dei grandi cambiamenti intervenuti nella società e nelle forme di comunicazione.
L’Assemblea, diretta con la consueta efficacia da Saverio Sanvido, ha rievocato le ragioni per le quali, cinquant’anni fa, nacque l’associazionismo veneto, ragioni che ora sono profondamente cambiate. A differenza delle altre Regioni italiane, l’associazionismo in Veneto è nato su base provinciale e le sette Province hanno organizzato strutture e attività su tale dimensione geografica. Nel 1978 le associazioni venete della Svizzera, primo caso nel mondo, hanno creato un Comitato d’emigrazione regionale, modificandone poi lo statuto nel 2006 per poter cambiare la denominazione da Comitato a Confederazione. 
Anche per questa genesi della CAVES è stata ribadita l’importanza delle relazioni umane come fattore di aggregazione sociale oltre che di formazione e informazione.  Ma proprio in considerazione dei mutamenti illustrati occorre valutare nuove forme di cooperazione e di aggregazione: circoli veneti regionali piuttosto che provinciali come, per altro, sta accadendo in Veneto.
Oppure, prendendo a spunto l’esempio dell’associazionismo italiano nel mondo che, come ha ricordato Franco Narducci, dopo avere celebrato i propri Stati Generali ha dato vita al FAIM, che oggi può contare sull’adesione di 86 associazioni, tra le quali molte hanno il tratto distintivo dell’innovazione. Se le associazioni tradizionali non puntano sull’innovazione nel campo della cultura, della comunicazione e della solidarietà, ha sottolineato Narducci, le cose peggioreranno e sarà difficile costruire il ponte ter le prime e le successive generazioni.
Oscar De Bona, già presidente della Consulta Veneta, ha ricordato il ruolo straordinario dell’emigrazione allo sviluppo della Regione Veneto, un contributo che non è scemato con il tempo ma che ultimamente è stato ripagato  con tagli drastici al capitolo di spesa per le comunità venete nel mondo. Dal suo osservatorio di presidente dell’ABM, ha poi ricordato l’importanza di rinnovare la squadra con un mix tra esperienza e dinamismo giovanile.
Entro 30 giorni si riunirà il nuovo Consiglio Direttivo per definire tutte le cariche e soprattutto avviare una stagione operativa con obiettivi molto chiari.
 

Su Tv2000 “Vita Morte e Miracoli – storie di Santi”

Roma - Vita Morte e Miracoli, racconto in sei episodi per descrivere in chiave “rock” le vite dei Santi che hanno intrapreso la via verso la santità in giovane età. Lo sguardo che si apre sulla loro storia - che Tv2000 racconterà da sabato 11 marzo alle 19,00 - è quello che, per una volta, li considera al pari di altri eroi delle culture giovanili, protagonisti di scelte che hanno comportato la rottura di regole e schemi vigenti in un determinato momento storico, per certi versi di una ribellione. La coscienza delle ingiustizie del mondo, l’ardore della gioventù, la ricerca dell’assoluto, il sogno dell’amore eterno, il tormento di scelte radicali e dolorose che talvolta appaiono impossibili da evitare: queste sono le tensioni esistenziali che riguardano la gioventù in modo universale, anche quella di ragazzi che, in qualche caso, hanno abbandonato la casa paterna, per seguire il proprio cammino di fede, a dispetto del giudizio dei superiori. Frate Agnello Stoia, parroco della chiesa dei Santi Apostoli, a Roma, guida lo spettatore descrivendo gli elementi canonici, i fatti storici e il valore cristiano della testimonianza del Santo al centro della puntata. Completano la narrazione inserti di cartone animato a ricostruire cronache e leggende, e frammenti di documentari realizzati nei luoghi d’Italia dove si sono consumate le sue gesta.
La prima puntata sarà dedicata a San Gerardo. Seguiranno San Filippo Neri, San Luigi Gonzaga, Santa Cecilia, San Camillo de Lellis, Santa Rosa da Viterbo.