Primo Piano

La vita dei migranti, prima di ogni cosa

di Mons. Gian Carlo Perego Roma - Mentre non si fermano le polemiche politiche sull'aiuto sussidiario delle navi delle dieci Ong nel Mediterraneo, nuovi morti, già 250, tappezzano i fondali del Mare Nostro. Ancora una volta i più deboli, donne e bambini in cerca di un futuro migliore, sono tra le vittime più numerose, che portano a oltre 1.300 i morti nel Mediterraneo in questi primi mesi dell' anno. Ma c' è un morto, subito dimenticato, che si aggiunge a questa lista di “martiri delle migrazioni”, che ancora di più provoca la nostra coscienza: il giovane richiedente asilo maliano suicida sul traliccio del ponte della stazione di Milano, dedicata alla Madre degli emigranti, s. Francesca Cabrini. Il trentunenne maliano attendeva da un anno e mezzo la risposta alla sua domanda di protezione internazionale. Tutti questi morti, in mare e in stazione, chiedono non di indebolire, ma di rafforzare alcune azioni a tutela della dignità e della vita delle persone forzatamente migranti. Queste morti chiedono di estendere il controllo e il salvataggio nel Mediterraneo come prima e costante azione finché il Mare Nostro resterà l' unica via di fuga per le persone migranti. Chiedono, questi morti, un impegno deciso e immediato per e con la Libia, per e con i Paesi dell' Africa orientale e subsahariana, per una sicurezza nei loro Paesi e nei viaggi dai loro Paesi, oggi abbandonati ai trafficanti di esseri umani e a multinazionali senza scrupoli. Si tratta di allargare l' esperienza di corridoi e canali umanitari che le esperienze già in atto dicono possibili e che vedono l'impegno congiunto di istituzioni, società civile e Chiese. Chiedono ancora, questi morti, più sicurezza sociale per i migranti accolti in Italia e in Europa, perché per mesi e per anni non subiscano nuove umiliazioni e privazioni. Questi morti gridano pace, in Medio Oriente, in Africa e in 35 Paesi del mondo da cui sono fuggiti lo scorso anno 8 milioni di persone, per non morire sotto le bombe e per le armi sempre di più vendute dai Paesi europei. Chiedono e gridano, insomma, questi morti, che la nostra democrazia italiana ed europea non sia travolta e stravolta da chiusure, egoismi, populismi e nazionalismi. Lo aveva ricordato Papa Francesco ai capi di Stato e di Governo dell' Ue, in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, il 24 marzo scorso: “Oggi l' Unione europea ha bisogno di riscoprire il senso di essere anzitutto 'comunità' di persone e di popoli. L'Europa ritrova speranza quando non si chiude nella paura di false sicurezze. Al contrario, la sua storia è fortemente determinata dall' incontro con altri popoli e culture e la sua identità è sempre stata un' identità dinamica e multiculturale Non ci si può limitare a gestire la grave crisi migratoria di questi anni come fosse solo un problema numerico, economico o di sicurezza”. Ogni vita ha lo stesso valore, soprattutto in una democrazia fondata sulla libertà, sull'uguaglianza e sulla fraternità. Dimenticare questi principi significa tornare alla barbarie.
 

Migrantes Brescia: domenica la Festa dei Popoli

Brescia - Domenica 14 maggio la città di Brescia celebrerà la Festa dei Popoli, appuntamento annuale divenuto ormai tradizionale. Il tema dell’evento sarà “Insieme siamo costruttori di un popolo nuovo”. Il direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano, p. Gabriele Bentoglio, sottolinea che l’iniziativa vuole essere segno positivo di accoglienza, condivisione e reciproco scambio della Chiesa bresciana e della società civile verso le comunità immigrate presenti sul territorio, attraverso momenti di incontro, festa e celebrazione. L’Ufficio agisce in sinergia con l’Associazione Centro Migranti, voluta nel 1980 dal Vescovo di Brescia, Mons. Luigi Morstabilini, per aiutare i primi migranti che arrivavano in Italia. Da sempre vi lavorano i Missionari Scalabriniani, con la collaborazione di un gruppo di volontari e operatori che ormai da anni svolgono la loro attività a servizio degli immigrati. L’Ufficio Migrantes – spiega p. Bentoglio - coniuga l’assistenza e la promozione umana dei migranti, con attenzione particolare ai temi della formazione, dell’integrazione e dell’intercultura, sempre nel quadro generale della specifica sollecitudine pastorale.  I migranti ottengono gratuitamente informazioni e servizi, tra i quali lo sportello d’ascolto, il disbrigo delle pratiche, l’assistenza per la regolarizzazione della residenza, la ricerca di occupazione, la consulenza legale, l’orientamento a corsi di formazione, l’intercultura.
P. Bentoglio, che è anche Presidente dell’Associazione Centro Migranti, riferisce che nell’arco del 2016 sono state assistite 1.790 persone, che si sono rivolte agli uffici del Centro in media quattro-cinque volte, totalizzando la somma di 4.470 passaggi. Sul totale dei migranti accolti, 935 erano donne (52%) e 855 uomini (48%). Le richieste sottoposte sono state le seguenti: il 42,3% riguardavano l’espletamento di varie pratiche; il 15,3% la ricerca di alloggio; il 12,2% la ricerca di lavoro; il 13,1% ha chiesto aiuto allo sportello d’ascolto; il 6% ha chiesto consulenza professionale; il 5,8% ha presentato questioni relative all’accoglienza; l’1,6% ha fatto domanda di beni e servizi materiali; l’1,2% ha chiesto sussidi economici; l’1% voleva essere indirizzato su questioni di assistenza sanitaria; il restante 1,5% ha avanzato domande di sostegno socio-assistenziale, di aiuto negli itinerari di formazione scolastica e di orientamento professionale.
Domenica 14 maggio sarà una giornata di “particolare interesse – spiega il religioso - oltre che per i suoi aspetti folcloristici, etnici e gastronomici, soprattutto per l’attenzione che si darà ai minori migranti, in linea con il Messaggio di Papa Francesco per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato di quest’anno”. Infatti, la tematica generale dell’evento sarà confermata dal sotto-titolo “Bambini speranza per ripartire”. E i bambini, infatti, saranno protagonisti dello spettacolo che, in varie fasi, animerà l’intero pomeriggio.
 
 
 
 
 

Rom: tre sorelle morte nell’incendio di un camper a Roma

Roma - Una ragazza e due bambine sono morte nell’incendio di un camper stanotte a Roma. E’ accaduto intorno alle 3 in viale della Primavera, in zona Centopelle. Sul posto vigili del fuoco e polizia. Dalle prime informazioni – riferisce l’Ansa - sembra si tratta di tre sorelle di 20, 8 e 4 anni. Genitori e fratelli sarebbero riusciti a scappare dal rogo. Il camper si trovava nel parcheggio di un centro commerciale e all’interno viveva una famiglia di etnia rom composta dai genitori e i figli. Le fiamme hanno avvolto completamente il veicolo.
 

Mons Cavina: “il mondo delle giostre piace alla Chiesa”

Carpi - Un momento di festa frutto di un percorso che da anni vede impegnati insieme le famiglie dei giostrai, la Diocesi di Carpi e gli operatori pastorali della Migrantes, in collaborazione con gli operatori delle Migrantes di diverse altre diocesi toccate dalle giostre nel loro itinerario, in particolare quella di Adria-Rovigo quello che si è svolto sabato scorso a Carpi dove il vescovo, Mons. Francesco Cavina, ha visitato il Luna Park presente in città e ha celebrato con loro la Santa Messa. Un percorso, quello promosso nelle diocesi italiane dagli uffici Migrantes, in particolare, catechetico rivolto ai bambini e ragazzi delle famiglie dello spettacolo viaggiante, percorso che ogni tre anni (la prossima volta nel 2018) porta alla celebrazione dei Sacramenti dell'Iniziazione cristiana. La Messa è stata l’occasione, spiega la Migrantes di Carpi, l'occasione per rincontrarsi fraternamente, quest’anno anche nel ricordo del Giubileo dello Spettacolo Viaggiante, svoltosi in Vaticano il 16 giugno scorso. Un momento per i fedeli della Diocesi per conoscere e accogliere la “Gente del Viaggio”. E magari, risalire, almeno una volta l’anno, anche da grandi ma senza vergognarsi troppo, su quell’aeroplanino e su quelle giostre, insieme al vescovo che, ogni anno, come anche quest’anno, “ci dà il buon esempio di condivisione, accoglienza e invito alla gioia, non solo visitando il Luna Park e presiedendo la Messa, ma salendo sulle giostre, anche alcune di quelle in cui si richiede decisamente un po’ di coraggio. Grazie Mons. Cavina, grazie famiglie del Luna Park e al prossimo anno!”.
Durante la celebrazione Mons. Cavina ha evidenziato che “il mondo delle giostre piace a tutti: ai bambini, agli adulti e anche alla Chiesa! Con la vostra presenza ci fate godere di momenti di gioia e divertimento: vi ringraziamo per questo e per l’amicizia che si è creata in questi anni. È bello ritrovarsi insieme e godere della presenza di Cristo tra noi che dona pienezza a questo incontro”. Eros Degli Innocenti, uno dei membri della famiglia di giostrai, ha detto salutando il vescovo: “Siamo persone di fede e la presenza del vescovo è per noi molto importante. Ormai è diventato un momento irrinunciabile quello della messa con lui, al nostro arrivo a Carpi, seguito dal momento più ‘ludico’ in cui si diverte a fare un giro in giostra: per lui sperimentiamo le attrazioni più innovative!”.
 

Bologna: un incontro sulla sfida dell’accoglienza con Mons. Zuppi e Mons. Perego

Bologna - “Chiesa e migranti. La sfida dell’accoglienza”. Questo il tema di un confronto tra l’arcivescovo di Bologna, Mons. Matteo Maria Zuppi, e il neo arcivescovo Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes che si svolgerà, su iniziativa dell’associazione Amici di San Petronio, domani pomeriggio presso l’aula magna dell’Istituto Veritatis Splendore. Obiettivo dell’incontro è quello di proporre una riflessione sul tema alla luce del recente Decreto Minniti e dell’invito all’accoglienza più volte ripetuto da papa Francesco. All’incontro, qual quale parteciperà  anche Mons. Oreste Leonardi dell’associazione Amici di San Petronio, si cercherà di capire meglio cosa significhi “accogliere con prudenza”, secondo l’invito di Papa.
 

Mattarella in Argentina: “qui è nata l’italianità”

Buenos Aires - In Argentina "possiamo dirlo", è nata "l'italianità". Il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, è in questi giorni in Argentina. Incontrando la comunità italiana Mattarella ha voluto sottolineare come "prima ancora di essere cittadini del Regno d’Italia, gli emigranti provenienti dagli antichi Stati peninsulari si sono riconosciuti italiani a Buenos Aires,
in istituzioni e organizzazioni comuni. Qui - ha detto - è stata custodita, sin dai momenti di crisi del processo unitario del Paese, la nostra identità . Per questo la Repubblica italiana è grata a questa terra e a voi che, con il vostro lavoro e con il vostro ingegno, avete reso il nome d’Italia apprezzato e considerato". Il Capo dello Stato ha ricordato che l’Argentina è tra "le prime  cinque destinazioni dei giovani italiani che decidono di  intraprendere percorsi di lavoro e studio fuori dal loro Paese 
natale". Davanti a 1700 rappresentanti della comunità italiana  in Argentina, Mattarella ha sottolineato che il flusso  da Roma a Buenos Aires è ripreso, seppure con una intensità  minima rispetto a un secolo fa. E si tratta di un flusso spesso  qualificato in termini di istruzione e professionalità. I  giovani italiani che emigrano in Argentina "guardano alla  vostra società con naturale interesse, per ragioni di  affinità storica, culturale e linguistica. Si tratta di un  ponte permanente: valorizzare la presenza di questi giovani è  una delle missioni prioritarie che le nostre Istituzioni in  Argentina si sono prefissate. E’ in loro, infatti, che si  rinnova la storia e si continua a costruire un futuro  all’insegna dell’unione tra popoli".  E facendo riferimento alle recenti migrazioni Mattarella ha evidenziato che oggi "non possiamo che volgere lo sguardo all'esperienza che la terra argentina ha vissuto e alle vicende che hanno attraversato il nostro Paese, fin da prima dello stesso raggiungimento dell'Unità d'Italia".  Mattarella ha quindi voluto ricordare come in Argentina si festeggia la Giornata dell'emigrante italiana. Una giornata che si celebra il 3 giugno, il giorno successivo alla Festa delle Repubblica Italiana che si celebra il 2 giugno.  Una data scelta come a simboleggiare una continuità ideale fra Argentina e Italia, nel giorno anniversario della nascita di Manuel Belgrano, padre della Patria argentina e figlio di un italiano di Liguria". (R.I.)
 

Papa Francesco: Accogliamo la Parola con docilità per avere bontà e pace

Città del Vaticano - Non resistiamo allo Spirito Santo, ma accogliamo la Parola con docilità: è l’esortazione di Papa Francesco oggi nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta. Bontà, pace e padronanza di sé sono proprio il frutto di chi accoglie la Parola, la conosce e ne ha familiarità. La Messa, ha detto all'inizio dell'omelia Francesco, è stata offerta per le suore della stessa Casa Santa Marta che “celebrano il giorno della loro fondatrice, Santa Luisa di Marillac”. 
Nei giorni passati abbiamo parlato della resistenza allo Spirito Santo, che Stefano rimproverava ai dottori della Legge, oggi le Letture ci parlano di un atteggiamento contrario, proprio del cristiano, che è “la docilità allo Spirito Santo”. Questo atteggiamento è il cuore della riflessione di Papa Francesco. Dopo il martirio di Stefano, infatti, era scoppiata una grande persecuzione a Gerusalemme. Solo gli Apostoli vi rimasero, mentre “i credenti”, “i laici”, nota il Papa, si erano dispersi a Cipro, nella Fenicia e ad Antiochia - narra la Prima Lettura tratta dagli Atti degli Apostoli - e annunciavano la Parola solo ai giudei. Alcuni di loro ad Antiochia cominciarono, però, ad annunziare Gesù Cristo anche ai greci, “ai pagani”, perché sentivano che lo Spirito li spingeva a fare questo: “sono stati docili”, spiega Papa Francesco. “Sono stati i laici - prosegue - a portare la Parola, dopo la persecuzione, perché avevano questa docilità allo Spirito Santo”.
L’Apostolo Giacomo nel primo capitolo della sua Lettera, esorta infatti ad “accogliere con docilità la Parola”. Bisogna quindi essere aperti, “non rigidi”. Il primo passo nel cammino della docilità è quindi “accogliere la Parola”, cioè “aprire il cuore”. Il secondo, è quello di “conoscere la Parola”, “conoscere Gesù” che infatti dice: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”. Conoscono perché sono docili allo Spirito.
E poi c’è un terzo passo: “la familiarità con la Parola”: “Portare sempre con noi la Parola, leggerla, aprire il cuore alla Parola, aprire il cuore allo Spirito che è quello che ci fa capire la Parola. E il frutto di questo ricevere la Parola, di conoscere la Parola, di portarla con noi, di questa familiarità con la Parola, è un frutto grande: è il frutto … l’atteggiamento di una persona che fa questo è bontà, benevolenza, gioia, pace, padronanza di sé, mitezza”.
Questo è lo stile che dà la docilità allo Spirito, prosegue Francesco: “Ma devo ricevere lo Spirito che mi porta alla Parola con docilità, e questa docilità, non fare resistenza allo Spirito mi porterà a questo modo di vivere, a questo modo di agire. Ricevere con docilità la Parola, conoscere la Parola e chiedere allo Spirito la grazia di farla conoscere e poi dare spazio perché questo seme germogli e cresca in quegli atteggiamenti di bontà, mitezza, benevolenza, pace, carità, padronanza di sé: tutto questo che fa lo stile cristiano”.
Nella Prima Lettura poi si racconta che, quando a Gerusalemme giunge la notizia che gente venuta da Cipro e Cirene annunciava la Parola ai pagani ad Antiochia, si sono un po’ spaventati e hanno mandato lì Barnaba, chiedendosi - rileva il Papa - come mai si predicasse la Parola ai non circoncisi e come mai la predicassero non gli Apostoli ma “questa gente che noi non conosciamo”. Ed “è bello” dice il Papa che quando Barnaba giunge ad Antiochia e vede “la grazia di Dio”, si rallegra ed esorta a “restare con cuore risoluto, fedele al Signore”, perché era un uomo “pieno di Spirito Santo”: “C’è lo Spirito che ci guida a non sbagliare, ad accogliere con docilità lo Spirito, conoscere lo Spirito nella Parola e vivere secondo lo Spirito. E questo è il contrario alle resistenze che Stefano rimprovera ai capi, ai dottori della Legge: ‘Voi sempre avete resistito allo Spirito Santo’. Allo Spirito, resistiamo allo Spirito, gli facciamo resistenza? O lo accogliamo? Con docilità: questa è la parola di Giacomo. ‘Accogliere con docilità’. Resistenza contro docilità. Chiediamo questa grazia”.
E il Papa conclude notando, "un po’ fuori dall’omelia", che “è stato proprio nel comune di Antiochia, dove ci hanno dato il cognome”. Ad Antiochia , infatti, per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani. (Debora Donnini - Radio Vaticana)
 
 

Perugia: riunito il consiglio regionale emigrazione

Perugia - Un Consiglio regionale  dell'Emigrazione con molti punti all'ordine del giorno quello che si è svolto ieri  - e proseguirà oggi – a Perugia alla Sala Fiume di Palazzo Donini: oggetto di discussione il testo della nuova legge regionale che prevede interventi a favore degli umbri all'estero e delle loro famiglie, il bando per borse di studio a favore di  giovani discendenti da emigrati umbri promosso dall'Agenzia per il diritto allo Studio, nonché l'iniziativa Brain Back Umbria con la quale l'Agenzia Umbria Ricerche lancia un nuovo avviso di concorso di idee imprenditoriali finalizzato a favorire il rientro degli immigrati umbri nel territorio regionale attraverso il supporto allo sturt-up d'impresa. In apertura del Consiglio – al quale hanno partecipato rappresentanti provenienti da Paesi europei, dall'Australia, Brasile e Canada – è intervenuto il direttore regionale Lucio Caporizzi, che ha portato i saluti della presidente della Regione, Catiuscia Marini:   “Le due giornate in programma  – ha detto Caporizzi – sono piene di iniziative, tra queste anche la consegna del Premio Pietro Conti e l'inaugurazione di un'installazione artistica a Gualdo Tadino.  La Regione infatti, da sempre, ha mantenuto e alimentato i contatti con gli umbri all'estero che hanno voluto conservare i contatti con la terra di origine”.
Lo testimonia il nuovo disegno di legge – si legge sul sito della Regione - che promuove interventi volti a favorire il rafforzamento dell'identità culturale degli umbri all'estero anche attraverso la conservazione del patrimonio linguistico e culturale di origine, la diffusione dell'associazionismo degli umbri nel mondo incentivando la partecipazione dei giovani per favorire l'integrazione tra le generazioni,  la valorizzazione del ruolo delle comunità umbre nella promozione all'estero dell'Umbria e dei suoi territori dal punto di vista degli scambi economici, della promozione turistica,  culturale, nonché dell'offerta formativa. Nel pomeriggio di ieri il Consiglio si è spostato a Gualdo Tadino dove è stata inaugurata l'istallazione artistica “Umbri nel cuore. Uomini e donne delle associazioni umbre nel mondo”, promossa dalla Presidenza della Giunta Regionale dell'Umbria, in ricordo dei presidenti umbri scomparsi che hanno tenuto saldi i legami tra la regione Umbria e le terre d'emigrazione. Il progetto artistico, collocato all'ingresso del Museo dell'Emigrazione è stato curato da Marco Tortoioli Ricci e da Maurizio Tittarelli Rubboli.
 



 

Roma: due incontri sul tema migratorio

Roma - "Migrazione e missione. Come la migrazione interpella e provoca la missione ad gentes”. E’ questo il tema dell’incontro, promosso dal Centro missionario diocesano di Roma in collaborazione con l’Ufficio Migrantes e che si svolgerà sabato 13 maggio al Pontificio Seminario Maggiore. All’incontro interverranno padre Aldo Skoda, missionario scalabriniano, e suor Paola Vizzotto, missionaria dell’Immacolata (Pime) moderati dalla giornalista di “RomaSette” Federica Cifelli. Questa sera, sempre a Roma, al teatro della parrocchia San Giovanni Battista De Rossi, si parlerà di “Immigrazione: risorsa o pericolo?” al quale interverrà fra gli altri il prefetto Mario Morcone. Durante l’incontro, moderato dal direttore di “Città Nuova” Michele Zanzucchi, una videointervista al presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, Mons. Guerino Di Tora mentre le conclusioni sono affidate al vescovo ausiliare Mons. Giuseppe Marciante.
 

Lampedusa: neonata sola, madre morta di parto

Lampedusa - C’era un neonato, tra i 220 migranti sbarcati a Lampedusa ieri mattina. Avvolto alla buona in qualche vestito, la bocca spalancata e gli strilli della fame. «Dov’è la madre?» chiede qualcuno al ragazzo che lo tiene maldestramente fra le braccia.
Quando ci si mette in fila, a un passo dalla terraferma, a volte succede che anche i piccoli per qualche istante finiscano in braccio a un compagno di viaggio. E invece no, il neonato di Lampedusa una mamma non ce l’ha. «È morta, morta in Libia» sussurra il giovane, gli occhi sbarrati dalla violenza vista e subita. Prima di caricarli sulla nave fatiscente, mentre aspettavano ammassati sulla spiaggia, sotto le minacce degli scafisti, a sua moglie si sono rotte le acque. S’è accasciata a terra e tra le gente, terrorizzata e stremata, ha partorito. È morta, anche. Di parto. Non c’era tempo per soccorrerla, nemmeno per piangerla. Il padre s’è preso il piccolo ancora insanguinato e se l’è portato via, in mare. Il cadavere che s’allontanava all’orizzonte, sulla sabbia. Papà e piccolo sono stati tratti in salvo dai volontari impegnati sulla nave Golfo Azzurro della ong spagnola Proactiva Open Arms e poi, sul molo di Lampedusa, accolti dal medico Pietro Bartolo. Tra i migranti sbarcati molti siriani, tra cui 15 bambini sotto i 10 anni. Quelli in fuga da guerra e bombe, per chiarezza nei confronti di chi crede si debba fare una distinzione tra chi salvare in mare. I piccoli sono stati trasferiti negli ospedali, il neonato d’urgenza ad Agrigento, con un elicottero perché in grave crisi respiratoria.
Loro, almeno, dal mare sono stati raccolti. Quello che non è successo ai 60 bambini – e ai 370 adulti – morti nelle acque vicino a Malta l’11 ottobre 2013, semplicemente perché le autorità dell’isola e quelle italiane non riuscivano a mettersi d’accordo su chi dovesse intervenire per soccorrere la nave. Tempi in cui le ong non presidiavano le acque del Mediterraneo. Sull’episodio è tornato, in un’inchiesta corredata da audio e immagini choc, il giornalista Fabrizio Gatti sull’Espresso. Non ce l’ha fatta neppure un bambino di tre anni, che arriva oggi a Salerno sulla nave di Frontex Siem Pilot con 990 migranti da Nord Africa, Pakistan, Bangladesh e dalla regione del Kashmir. Sul tema dei salvataggi in mare domani è stata convocata una conferenza stampa a Montecitorio dall’Associazione ong italiane e dal Forum del Terzo settore per chiarire la posizione delle organizzazioni e pubblicizzare i bilanci. (V. Dal. - Avvenire)
 
 

Papa: la fede è in movimento, fa andare avanti senza sbagliare strada

Città del Vaticano - Guardarsi dal peccato di resistere allo Spirito Santo ma essere piuttosto sempre aperti alle sorprese di Dio. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, incentrata sulla pagina degli Atti degli Apostoli che narra del confronto tra San Pietro e la prima comunità cristiana riguardo all’apertura ai pagani nella Chiesa. Lo Spirito Santo muove la Chiesa, fa muovere la comunità cristiana. Papa Francesco ha messo l’accento su questa verità che vediamo in particolare nella lettura degli Atti degli Apostoli. Lo Spirito Santo, ha affermato, compie miracoli, cose nuove e “alcuni sicuramente avevano paura di queste novità della Chiesa”:
“Lo Spirito è il dono di Dio, di questo Dio, Padre nostro, che sempre ci sorprende. Il Dio delle sorprese … Perché? Perché è un Dio vivo, è un Dio che abita in noi, un Dio che muove il nostro cuore, un Dio che è nella Chiesa e cammina con noi e in questo cammino ci sorprende sempre. E così come Lui ha avuto la creatività di creare il mondo, ha la creatività di creare cose nuove tutti i giorni. Il Dio che ci sorprende”. Questo, ha osservato, può creare “difficoltà” come accade per Pietro che viene contestato dagli altri discepoli perché avevano saputo che “anche i pagani avevano accolto la Parola di Dio”. Per loro, ha sottolineato, Pietro si era spinto troppo oltre e lo rimproverano perché, secondo loro, era “uno scandalo” fino a dirgli: “Tu, Pietro, la pietra della Chiesa! Dove ci porti?”. Pietro, ha così rammentato il Papa, racconta della sua visione, “un segno di Dio” che gli fa “prendere una decisione coraggiosa”. Pietro, ha ribadito, “è capace di accogliere la sorpresa di Dio”. Davanti a tante sorprese del Signore, dunque, “gli Apostoli devono riunirsi e discutere e arrivare a un accordo” per compiere “il passo avanti che il Signore vuole”:
“Sempre, dai tempi dei profeti, ad oggi c’è il peccato di resistere allo Spirito Santo: la resistenza allo Spirito. E questo è il peccato che rimprovera Stefano proprio ai membri del Sinedrio: ‘Voi e i vostri padri avete resistito sempre allo Spirito Santo’. La resistenza allo Spirito Santo. ‘No: sempre è stato fatto così, e deve farsi così’ Non venire con queste novità, Pietro; stai tranquillo … prenditi una pastiglia che ti calmi i nervi… Stai tranquillo … E’ la chiusura alla voce di Dio.  E il Signore, nel Salmo, parla al suo popolo: “Non indurite il vostro cuore come i vostri padri”.
Il Signore - ha quindi affermato volgendo il pensiero al Vangelo odierno incentrato sul Buon Pastore - sempre ci chiede di non indurire il nostro cuore. “Quello che il Signore vuole – ha detto – è che ci sono altri popoli” altre greggi “che non appartengono", ma poi "ci sarà un solo gregge e un solo pastore”. Questi che erano giudicati i pagani, “come condannati”, ha ripreso, anche quando diventavano credenti erano ritenuti “credenti di seconda classe: nessuno lo diceva, ma di fatto” lo erano: “La chiusura, la resistenza allo Spirito Santo; quella frase che chiude sempre, che ti ferma: ‘E’ sempre stato fatto così’. E questo uccide. Questo uccide la libertà, uccide la gioia, uccide la fedeltà allo Spirito Santo che sempre agisce in avanti, portando in avanti la Chiesa. Ma come posso io sapere se una cosa è dello Spirito Santo o è della mondanità, dello spirito del mondo, o è dello spirito del diavolo? Come posso? E’ chiedere la grazia del discernimento. Lo strumento che lo stesso Spirito ci dà è il discernimento. Discernere, in ogni caso, come si deve fare. E’ quello che hanno fatto gli Apostoli: si sono riuniti, hanno parlato e hanno visto che quello era la strada dello Spirito Santo. Invece, quelli che non avevano questo dono o non avevano pregato per chiederlo, sono rimasti chiusi e fermi”. Noi cristiani, ha detto ancora, dobbiamo tra tante novità “saper discernere, discernere una cosa dall’altra, discernere qual è la novità, il vino nuovo che viene da Dio, qual è la novità che viene dallo spirito del mondo e qual è la novità che viene dal diavolo”. “La fede – ha soggiunto – non cambia mai. La fede è la stessa. Ma è in movimento, cresce, si allarga”. E riprendendo un monaco dei primi secoli, San Vincenzo di Lerino, il Papa ha sottolineato che “le verità della Chiesa vanno avanti: si consolidano con gli anni, si sviluppano col tempo, si approfondiscono con l’età, perché siano più forti con il tempo, con gli anni, si allarghino con il tempo e vengono più innalzate con l’età della Chiesa”. “Chiediamo al Signore – è stata la sua invocazione finale – la grazia del discernimento per non sbagliare strada e non cadere nell’immobilità, nella rigidità, nella chiusura del cuore”. (A. Gisotti – Radio Vaticana)
 
 

Migrantes Tivoli: a Guidonia la festa dell’integrazione

Guidonia - L’ufficio pastorale Migrantes ha organizzato, nei giorni scorsi,  presso la parrocchia Santa Maria Goretti in Villalba di Guidonia, la festa dell’integrazione. Una giornata per mettere in evidenza la realtà migratoria che tocca in modo significativo il mondo, l’Italia e anche la diocesi.
Gli immigrati sono una presenza che non può lasciare indifferente nessuno nella propria sensibilità umana e ancora più nella coscienza cristiana. Il Papa e i vescovi non si stancano di fare appello perché si intraprenda la strada dell’accoglienza. Si deve considerare però che l’accoglienza per essere autentica deve aprire alla prospettiva di una integrazione vera in vista di una società sempre più ricca della varietà dei suoi membri.
La giornata si è svolta come integrazione interculturale ed ecclesiale con una condivisione di idee, musica, danze e specialità culinarie dei popoli. L’evento si è aperto con la Messa durante la quale la comunità parrocchiale si è riunita con il gruppo dei fedeli cattolici africani e ha accolto nel battesimo una bambina, figlia di genitori del Ghana e del Burkina Faso. Una gioia condivisa pienamente, nella fede e nella cordialità fraterna. Dopo il pranzo multi etnico, un momento di riflessione sulla realtà delle migrazioni è stato condotto da don Denis Kibangu Malonda, incaricato diocesano della pastorale Migrantes e parroco della comunità. A seguito della conferenza “Un mosaico di popoli e culture. Viaggio nelle culture dei popoli”, alcuni immigrati hanno portato le loro testimonianze. Siamo un mosaico di popoli, Dio così ci ha creati, così ci ha voluti eppure non ce ne è sempre la consapevolezza. Questo discorso dovrebbe entrare nelle menti, perché interpella, porta all’attenzione, apre alla conoscenza, all’incontro e ognuno dei presenti si è sentito arricchito dall’ incontro e con gioia ha potuto sperimentare di aver incontrato un popolo intero in ogni testimonianza ascoltata. Una delle opportunità dell’immigrazione, infatti, è quella di fare esperienza di tutto il mondo con l’incontro ed è dunque un dono umano. Lo ricevi senza viaggiare, non guardando un televisore, non leggendo un libro, non mantenendo le distanze ma con una esperienza diretta, con un contatto diretto, attraverso una conoscenza autentica. Alla fine del momento di riflessione, ha concluso l’evento il vescovo Parmeggiani, con la celebrazione dell’Eucaristia durante la quale tre ragazzi della comunità latino americana hanno ricevuto i sacramenti della Cresima e della Prima Comunione. Tutti uniti attorno al pastore, ci siamo riconosciuti quale unica famiglia che è la Chiesa di Tivoli. Il vescovo ha avuto profonde e preziosissime parole per mettere in evidenza tale aspetto, commentando il Vangelo dei discepoli di Emmaus che integrando nei loro discorsi il pellegrino sconosciuto hanno accolto il Risorto, giacché nel discepolo di Emmaus rimasto anonimo ci ha mostrato come ciascuno di noi è quel compagno di Cristo.
 

Redditi e burocrazia: guida al modello 730

Roma - Una firma che vale migliaia di opere di misericordia. Alla scelta 8xmille a favore della Chiesa cattolica sono chiamati tutti i contribuenti, anche i titolari del 730. Via web già dal 15 aprile è scaricabile la versione precompilata di questo modello fiscale (www.agenziaentrate.gov.it), attraverso il codice Pin rilasciato dall’Agenzia delle entrate. Ma ciascuno può accedervi anche attraverso il proprio sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico), Caf o un professionista abilitato: sarà sufficiente consegnare loro una delega per l’accesso al 730 precompilato. Di massima il modello è riservato a chi – oltre a redditi di pensione, di lavoro dipendente o assimilati – possieda altri redditi da dichiarare, abbia oneri deducibili o detraibili e non sia titolare di partita Iva. Anche quest’anno due le opzioni per presentarlo: la versione precompilata oppure ordinaria. Nel primo caso, chi invierà il 730 precompilato direttamente on line all’Agenzia delle entrate dovrà compilare anche il modello 7301, cioè quello con la scelta per destinare otto, cinque e due per mille dell’Irpef. E troverà anche l’opzione, da selezionare con un flag, per non esprimere alcuna scelta. Per chi invece presenta la dichiarazione al proprio sostituto d’imposta, oltre alla delega per l’accesso al 730 precompilato, è richiesto di consegnare il modello 730–1 in busta chiusa. Basterà una comune busta bianca su cui indicare ‘Scelta per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef’, dicitura che va scritta completa anche se si sceglie di firmare solo l’8xmille. Quindi vanno aggiunti cognome, nome e codice fiscale del dichiarante. La scheda va consegnata anche se il contribuente non esprime alcuna scelta. In caso di dichiarazione in forma congiunta i rispettivi modelli 7301 devono essere inseriti dai coniugi in due buste distinte, riportando su ciascuna i dati di chi esprime la scelta. Infine – terza possibilità per i titolari di precompilato – chi si rivolge ad un Caf o a un professionista abilitato deve consegnare, oltre alla delega per l’accesso al proprio modello fiscale, il modello 730–1 in busta chiusa, seguendo le stesse indicazioni per la dicitura di codice fiscale e dati anagrafici. Va ricordato che il contribuente che riceve il modello precompilato non è obbligato ad utilizzarlo. Può infatti presentare la dichiarazione dei redditi con modalità ordinarie, utilizzando il 730 o l’Unico.
Precompilato e ordinario vanno presentati entrambi entro il 7 luglio al sostituto d’imposta, al Caf o ad un professionista, ed entro il 23 luglio per il solo precompilato se inviato direttamente all’Agenzia delle entrate. Nato quasi trent’anni fa, l’8xmille nel 2016 ha registrato consensi in crescita, con un aumento della percentuale di scelte a favore della Chiesa cattolica, passato lo scorso anno dall’80,22 all’80,91%. Dunque 23 milioni in più, che hanno portato l’assegnazione complessiva 2016 ad un miliardo e 18 milioni di euro. Di tutto rilievo le caratteristiche del sistema di sostegno economico ecclesiale: grazie all’ottimizzazione delle risorse, alla capillarità degli interventi e alla forza del volontariato, secondo l’Ufficio studi del Servizio promozione della Conferenza episcopale italiana, la Chiesa restituirebbe moltiplicato (per cinque e talvolta per dieci) in opere di carità e progetti sociali rivolti all’intero Paese quanto le viene assegnato ogni anno dallo Stato attraverso le libere scelte dei cittadini.
Così nel 2016 agli interventi di culto e pastorale sono andati 398 milioni di euro (ad esempio, la formazione professionale del ‘Progetto Policoro’, il piano anti–disoccupazione Cei che in vent’anni ha creato oltre 3mila posti di lavoro e centinaia di cooperative). Altri 270 milioni hanno reso possibili i progetti di carità e 350 hanno sostenuto i circa 35mila preti diocesani, oltre a 600 missionari nei Paesi in via di sviluppo. (Laura Delsere)
 
 
 

Mattarella da ieri in Argentina e Uruguay

Roma - Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è in queste ore in Argentina per una visita ufficiale in Argentina. Nel tardo pomeriggio oggi incontrerà la comunità italiana al Teatro Coliseo dopo un concerto organizzato da Ambasciata e Consolato generale. 
Mattarella, dopo aver visitato la Scuola Italiana “Cristoforo Colombo”, sarà il primo presidente della Repubblica Italiana  a recarsi nella città di Bariloche per visitare l’Istituto Dante Alighieri fondato nel 1980 per desiderio della Associazione di Mutuo Sostegno “Nuova Italia” composta, principalmente da famiglie di origine italiana, al fine di rafforzare l’insegnamento e la ricerca della conoscenza, nonché diffondere e promuovere in Argentina la cultura italiana.
Tra gli incontri previsti quello con il presidente della Repubblica Argentina, Mauricio Macri di origine italiana. Dopo Buenos Aires il capo dello Stato si sposterà a Bariloche, da dove poi
proseguirà  per Montevideo, capitale dell’Uruguay. Ieri ha visitato, sotto una pioggia battente, il
memoriale che testimonia delle atrocità  compiute dai militari dal 1976 al 1983, che rimane una ferita aperta in Argentina. Accompagnato dalle responsabili del “Parco de la memoria’ che
si affaccia sul Rio de la Plata, Mattarella ha percorso lentamente e sotto gli ombrelli per la pioggia il muro dove sono scritti i nomi di 9 mila desaparecidos.
Oggi l’incontro con la comunità italiana. In Argentina sono milioni gli oriundi. Oltre un milione e mezzo gli italo uruguaiani. Il tema dell’emigrazione italiana, quindi, in questo viaggio del presidente Mattarella sarà al centro degli incontri. Nei due Paesi il presidente della Repubblica italiana avrà l'opportunità di toccare con mano gli effetti di un'integrazione riuscita e raccogliere antiche storie familiari di povertà e sofferenze. Molto simili a quelle di tanti stranieri che oggi arrivano in Italia. A Montevideo Mattarella visiterà la casa dove visse Giuseppe Garibaldi, l'eroe dei due mondi insieme a Ana Ribeiro da Silva, cioè Anita Garibaldi che sposò proprio in Uruguay. (R.I.)
 

8xmille: una domenica per sensibilizzare

Roma - Informare a livello locale i contribuenti sulla destinazione dei fondi dell’8xmille e avere la possibilità sostenere un proprio progetto parrocchiale. Così il Servizio CEI per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica invita le comunità parrocchiali a celebrare la 28ª Giornata nazionale di sensibilizzazione dell’ 8xmille alla Chiesa cattolica, domenica 14 maggio. Una Giornata “in cui le parrocchie possono fare la loro parte, come tramite per raggiungere i fedeli, mostrando attraverso gli strumenti dell’informazione e della trasparenza la Chiesa per quello che è: una madre vicina a chi più ne ha bisogno”.
Molteplici le proposte: comunicare con i propri parrocchiani leggendo un messaggio a fine celebrazione, coinvolgendo l’incaricato diocesano o i referenti parrocchiali per il Sovvenire, distribuendo il materiale del kit informativo inviato a tutte le comunità o ancora partecipando al concorso TuttixTutti. Quest’ultima, in particolare, è un’iniziativa rivolta alle parrocchie italiane (l’anno scorso chiamata IfeelCUD) che richiede l’organizzazione di un incontro formativo locale per promuovere il sostegno economico alla Chiesa cattolica e l’ideazione di un progetto di utilità sociale per la propria comunità, permettendo a ogni parrocchia di concorrere alla vincita di un contributo – tra i 1.000 e i 15.000 euro – per la realizzazione dell’idea proposta. Non solo saranno premiati i 10 progetti più meritevoli ma anche tutti gli incontri formativi, organizzati secondo una specifica procedura, saranno sostenuti con un contributo tra i 1.000 e i 2.000 euro. Da qui lo slogan del concorso che recita: “Quest’anno vincono tutti”. “La firma – afferma Matteo Calabresi, responsabile del Servizio CEI per la promozione del sostegno economico alla Chiesa – rappresenta un gesto consapevole di partecipazione alla missione della Chiesa. È importante ricordarlo ogni anno durante la Giornata nazionale, informando le comunità sulle destinazioni dei fondi affidati alla Chiesa cattolica che, comunque, non sono automatici e necessitano della libera scelta dei cittadini da rinnovare ogni anno”. Inoltre, sottolinea Calabresi, “partecipare a TuttixTutti, organizzando un incontro formativo, può rappresentare per le parrocchie un’opportunità in più di formazione oltre che un’occasione per vedere una propria attività sociale parrocchiale sostenuta concretamente. Premieremo infatti sia la creatività progettuale sia la creatività pastorale, perché non si può scindere l’evangelizzazione dal promuovere il bene comune”.
 

Migliaia di vite salvate al largo (dalle Ong)

Milano - Aveva solo 21 anni. Era partito dalla Sierra Leone e come molti altri suoi compagni di viaggio, sognava l’Europa. Gli hanno sparato alle spalle. Si era rifiutato di consegnare il suo cappellino da baseball al trafficante impegnato a traghettare il carico umano su uno dei tanti gommoni bianchi in partenza dalle coste della Libia. I soccorritori del Moas lo hanno trovato così. Un corpo senza vita sul fondo del gommone, col fratello accanto a vigilare, ancora in lacrime. La salma è arrivata sabato mattina a Catania, sbarcata assieme a altri 394 migranti dalla nave Phoenix. Tra polemiche, accuse e proteste, le Ong continuano a salvare vite in mare. Anche sabato, come venerdì, 3mila persone soccorse. In tutto oltre 6mila in meno di 48 ore. In prima linea le navi Ong: la Aquarius di Sos Méditerranée, la Prudence di Medici senza Frontiere e la Vos Hestia di Save the Children, Sea Watch e Openarms. Ma anche rimorchiatori e mercantili, navi della Guardia costiera e della marina italiana. «Non abbiamo mai avuto un carico umano così alto da quando siamo in acqua» racconta Giovanna Di Benedetto, portavoce per il sud della Ong da anni in difesa dei più piccoli. Sono oltre 500 le persone a bordo della nave Vos Hestia di Save the children che è arrivata ieri a Vibo Valentia. È come un bollettino di guerra, il report degli sbarchi previsti e diffuso dalla Guardia costiera. Il copione è sempre lo stesso: scaricano i migranti soccorsi e ripartono per la zona Sar ( Search and rescue, ricerca e soccorso) davanti alle coste libiche. In acque internazionali, sottolineano le Ong, dopo le polemiche e le accuse di una certa politica scaturite dalle indagini in corso dalla Procura di Catania e di Trapani. Inchieste in corso sul traffico di essere umani nel Mediterraneo anche a Siracusa e Palermo. «Non ho ricevuto telefonate da scafisti, odiamo i trafficanti di persone » ha ribadito Regina Catrambone, fondatrice insieme al marito della Ong maltese Moas, dal molo di Catania, durante lo sbarco dei migranti soccorsi in mare. «Noi abbiamo iniziato la nostra attività nel 2014 per colmare un vuoto – ricostruisce Regina Catrambone – e non capisco perché questa accuse arrivano proprio ora ». E sull’ipotesi di un 'accreditamento' delle ong che operano in mare, annuncia che Moas «sta cercando di aprire una sede in Italia, a Roma». «Basta fango e sciacallaggio mediatici, se qualcuno ha commesso errori, si lavori, si indaghi » invita la donna esausta da settimane di accuse. Anche Ruben Neugebauer, portavoce della ong tedesca Sea Watch è esasperato dalla 'criminalizzazione' dei soccorsi in mare. «L’Unione europea abbandona i migranti. Siamo in mare, abbiamo 274 persone a bordo e ancora diversi salvataggi in corso – racconta – ma intorno a noi non c’è nessuna nave europea». Per mettere a tacere tutte le polemiche e le accuse, anche la ong tedesca nei prossimi giorni sarà in audizione in commissione Senato. Probabilmente il prossimo 18 maggio. «Non siamo ancora andati perché non abbiamo mai formalmente ricevuto una convocazione» conferma. «Hey, Frontex – tweettano intanto dalla nave – in una giornata come oggi, con 1.600 persone da salvare lasciate a @MSF_Sea @openarms_ fund e @seawatchcrew, dove sono le 11 navi europee?». Daniela Fassini – Avvenire)
 
 

Mons. Perego: una nuova Pentecoste quella che abbiamo vissuto insieme oggi

Cremona - “La scelta preferenziale dei poveri, l’accoglienza e l’accompagnamento dei migranti costruiscono veramente una Chiesa, favoriscono nuovi stili di vita e cammini di santità cristiana, rinnovando la bellezza della città”. Lo ha detto oggi pomeriggio il neo vescovo di Ferrara-Comacchio, Mons. Gian Carlo Perego, al termine della celebrazione della sua ordinazione episcopale ricordando gli ultimi 15 anni spesi in Caritas Italiana e successivamente, negli ultimi nove anni, nella Fondazione Migrantes. “E’ una nuova Pentecoste, quella che abbiamo vissuto insieme oggi,  perché attraverso il suo Spirito, il Signore ha voluto ‘formare’, ‘informare’, ‘riformare’ la mia mente, il mio cuore, la mia anima per servire la Chiesa particolare di Ferrara-Comacchio”, ha detto Mons. Perego che ha voluto ringraziare il vescovo di Cremona, Mons. Antonio Napolioni che ha presieduto la celebrazione, i due vescovi concelebranti – Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes e Mons. Luigi Negri, predecessore sulla cattedra di Ferrara-Comacchio, i vescovi presenti, una trentina, i sacerdoti, le autorità tra civili e militari ma anche i dipendenti della Migrantes e i laici della CEI.
“Parto da questa Chiesa con due valigie”, ha detto Mons. Perego parafrasando il titolo di un recente volume, ‘La vita in due valigie’ pubblicato dalla Migrantes e scritto dalla giornalista Anca Martinas. Nella prima valigia “non ci possono che essere i ricordi, non fotografie scolorite, ma esperienze vive, attorno alle quali ritrovo una tradizione cristiana, familiare, parrocchiale, ecclesiale” a partire dai primi anni nel suo paese natale Agnadello fino agli anni del seminario e agli anni di sacerdozio a servizio del vescovo Assi e poi alla Caritas diocesana. Nella seconda valigia i “sogni”: “ci sono sogni che ritornano continuamente e informano le mie scelte, si confrontano con le mie decisioni di servire la Chiesa, continuamente rinnovate in questi anni”. Il primo sogno “vede protagonista il vescovo Assi” al quale Mons. Perego è molto legato: Il sogno di “una Chiesa giovane, libera, fedele al vangelo, aperta al dialogo, rispettosa degli ordinamenti delle istituzioni e docile al soffio dello Spirito”, come diceva durante la vista pastorale nel 1983.  “E siccome i sogni  non sono come le cose, ma si possono condividere pur restando in luoghi diversi, questi sogni li prendo con me e li condividerò con la Chiesa di Ferrara e Comacchio, ma rimangono  anche a Voi, a questa Chiesa in Cremona”, ha detto Mons. Perego che al termine della celebrazione ha voluto consegnare alla Chiesa di Cremona, nelle mani del vescovo Mons. Napolioni, “la vita di S. Omobono, in lingua spagnola, pubblicata a Madrid nel 1719”. “Non ho avuto il tempo di studiarla – ha detto -  se sia un’opera originale o la traduzione di altre vite nella stagione della sofferta sottomissione di Cremona alla Spagna; oppure il contributo di fede e carità che Cremona ha regalato alla Spagna. E’ un segno, un ricordo, di un Santo, il patrono di Cremona, la cui forza nella carità e nella giustizia, formate dall’Eucaristia e dal Crocifisso, e il desiderio di pace  e di dialogo per la città, sono state per me strade di vita cristiana. Oggi a Cremona invitato ad essere Buon Pastore; domani a Ferrara allenato ad essere Pescatore, pescatore di uomini”. (Raffaele Iaria)
 

Mons. Napolioni all’ordinazione episcopale di Mons. Perego: la consegna del pastorale del vescovo Bonomelli

Cremona - “Dobbiamo chiederci sempre se ciò che facciamo ha a che fare non solo con l’evangelizzazione, ma proprio con il Vangelo, con Dio che parla ancora, e la cui voce di Pastore è attesa, ascoltata e riconosciuta, perché trafigge il cuore, ne intercetta le attese e guarisce le ferite, e lo allarga alla fiducia e alla speranza”. E’ quanto ha detto oggi pomeriggio il Vescovo di Cremona, Mons. Antonio Napolioni, durante l’omelia della messa di ordinazione episcopale di Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Direttore generale della Fondazione Migrantes. “Ogni giorno il nostro ministero – ha aggiunto il presule -  non può che attingere all’ascolto umile - e direi curioso - della Parola rivelata, la possibilità di dilatare il nostro animo, ricolmarlo dello Spirito, per osare il cammino sulle orme del Risorto. Come ci ha detto S. Pietro: a questo infatti siete stati chiamati, come discepoli del Crocifisso, a seguirne le orme, ora che siete stati ricondotti al pastore e custode delle nostre anime. Anche i Pastori della Chiesa sono degli erranti ricondotti, peccatori perdonati, fragili uomini rimessi in piedi dalla grazia. Custoditi dalla Parola, e dalla preghiera del popolo di Dio, possiamo custodire il Vangelo, la notizia della salvezza, il buon deposito della fede, in un cuore aperto e gioioso, facendo brillare con naturalezza - quasi a nostra insaputa - lo splendore della verità e la sua inesauribile capacità di attrazione”. Il presule ha quindi citato Papa Bergoglio, il Card. Martinoi e il Vescovo di Cremona Mons. Geremia Bonomelli sottolineando che “farà bene a Vescovi e preti andare a scuola dalle famiglie, per riscoprire insieme quella amoris laetitia che il mondo non conosce, e di cui anche certa nostra vita ecclesiale potrebbe aver smarrito l’alfabeto. Gesù, la porta delle pecore, ci chiede di attraversare con fiducia anche questa soglia epocale, perché tanti possano entrare, uscire e trovare pascolo”. Il presule ha quindi consegnato a Mons. Perego il pastorale del “grande Vescovo Geremia Bonomelli che, a cavallo tra XIX e XX secolo, è stato – non solo per Cremona - maestro di discernimento profetico, di riconciliazione con la società civile, di riformismo radicato nell’ortodossia, portando grandi frutti nel rilancio della formazione sacerdotale e nell’attenzione ai migranti, al dialogo ecumenico, alle diverse povertà. Egli sapeva – ha detto Mons. Napolioni - vedere i segni del risveglio religioso atteso e possibile, ed ha insegnato la sapienza della gradualità pastorale”. Mons. Napolioni ha quindi citato la lettera del 1896 dal titolo L’emigrazione nella quale scriveva “Non è proprio del mio ministero pigliare la parte dei deboli, degli oppressi, dei sofferenti? La Chiesa, imitando il divino suo fondatore, si atteggiò costantemente alla difesa dei piccoli”. “Sappiamo tutti che questa è anche la tua storia, caro don Gian Carlo – ha detto Mons. Napolioni - e sarà una nota caratterizzante la tua missione. Non solo nelle attuali emergenze.    Noi, tutti, non ti lasceremo solo, perché siamo coinvolti nella medesima missione apostolica, come ci ricorda Pietro nella pagina degli Atti: per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore nostro (At 2,39).  Questa promessa di vita – ha concluso - da parte di Dio misericordioso e fedele, è la ragione più profonda della gioia e dell’impegno di questa assemblea, oggi in preghiera per la tua chiamata, fratello Vescovo, e per la vocazione di ogni figlio di Dio”. (Raffaele Iaria)
 

Cremona: oggi l’ordinazione episcopale di Mons. Perego

Cremona – Sono attesi centinaia di fedeli oggi pomeriggio nella cattedrale di Cremona per l’ordinazione episcopale di Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Direttore generale della Fondazione Migrantes. La celebrazione, presieduta dal vescovo di Cremona, Mons. Antonio Napolioni, inizierà alle 16. Una trentina i Vescovi attesi tra i quali Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, il Card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, Mons. Paolo Lojudice della Commissioni CEI per le Migrazioni, i visitatori apostolici Dionisio Lachovicz (per i fedeli greco-cattolici ucraini) e Stephen Chirappanath (per i fedeli siro-malabaresi in Europa), Mons. Josif Milyan, Vescovo ausiliare di Kiev) e  i due vescovi consacranti: Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes e Mons. Luigi Negri, Amministratore della diocesi di Ferrara-Comacchio e predecessore di Mons. Perego. Centinaia anche i sacerdoti e decine le autorità tra civili e militari oltre ai tanti laici della CEI e della Fondazione Migrantes. Tra i sacerdoti don Ivan Maffeis, Sottosegretario della CEI e Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della CEI, don Michele Autuoro, Direttore di “Missio”, don Francesco Soddu, Direttore di Caritas Italiana, p. Fabio Baggio,  Sottosegretario del Dicastero per lo sviluppo umano integrale, don Valerio Pennasso, Direttore dell’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici della CEI e gli assistenti eletti – che accompagneranno Perego all’altare – Mons. Massimo Manservigi (Vicario Generale Diocesi di Ferrara) e don Emanuele Zappaterra (Rettore del Seminario di Ferrara).
Dopo la proclamazione del Vangelo avrà inizio il rito di ordinazione episcopale: subito dopo il canto “Veni, Creator Spiritus”, Mons. Perego si porterà davanti a Mons. Napolioni e sarà chiesta l’ordinazione episcopale. Poi sarà mostrata la Bolla Papale di nomina, che sarà quindi letta pubblicamente. Dopo l’omelia di Napolioni, Mons. Perego si porterà davanti al vescovo che, secondo l’antica tradizione dei Padri, lo interrogherà sul proposito di custodire la fede e di esercitare il proprio ministero, secondo l’intenzione di Cristo e della Chiesa in comunione con l’ordine dei vescovi sotto l’autorità del Papa, successore di Pietro. Quindi, mentre Mons. Perego si prostrerà a terra, saranno intonate le Litanie dei Santi.
Al termine l’eletto si inginocchierà davanti a Mons. Napolioni che gli imporrà le mani. Un gesto che subito dopo ripeteranno anche gli altri vescovi presenti. Poi sarà imposto sul capo di Mons. Perego il libro dei Vangeli: due diaconi terranno il libro sopra il suo capo fino a che non sarà terminata la preghiera di ordinazione.
L’ordinazione proseguirà con i cosiddetti “riti esplicativi”. Anzitutto l’unzione con l’olio del Crisma sul capo dell’ordinato, cui sarà poi consegnato il libro dei Vangeli. Mons. Perego, ricevuti quindi l’anello, la mitra e il pastorale, si siederà in cattedra. Da ultimo l’abbraccio di pace con tutti i vescovi concelebranti.
La Messa continuerà con la liturgia eucaristica. Dopo le Comunioni, mentre il coro intonerà il “Te Deum”, Mons. Perego, accompagnato dai due Vescovi consacranti (Mons. Negri e Mons. Di Tora), percorrerà la navata della Cattedrale benedicendo l’assemblea. Poi rivolgerà il suo saluto. Seguirà la benedizione finale impartita da Mons. Napolioni.
 

Papa Francesco: no ai rigidi dalla doppia vita, serve mitezza nella Chiesa

Città del Vaticano - Anche oggi nella Chiesa ci sono persone che usano la rigidità per coprire i propri peccati. E’ il monito di Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Commentando la Prima Lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, il Pontefice si è soffermato sulla figura di San Paolo che da rigido persecutore diventa mite e paziente annunciatore del Vangelo.
“La prima volta che appare il nome di Saulo – ha osservato Francesco – è nella lapidazione di Stefano”. Saulo, ha detto ancora, era un “ragazzo, rigido, idealista” ed era “convinto” della rigidità della Legge.  Era rigido, ha commentato il Papa, ma “era onesto”. Gesù, ha aggiunto, ha invece “dovuto condannare i rigidi che non erano onesti”: “Sono i rigidi della doppia vita: si fanno vedere belli, onesti ma quando nessuno li vede, fanno delle cose brutte. Invece, questo ragazzo era onesto: credeva quello. Io penso, quando dico questo, a tanti ragazzi che sono caduti nella tentazione della rigidità, oggi, nella Chiesa. Alcuni sono onesti, sono buoni, dobbiamo pregare perché il Signore li aiuti a crescere sulla strada della mitezza”. Altri, ha proseguito, “usano la rigidità per coprire debolezze, peccati, malattie di personalità e usano la rigidità” per affermarsi sugli altri. Francesco osserva, così, che Saulo cresciuto in questa rigidità non può tollerare quella che per lui è un’eresia e così inizia a perseguitare i cristiani. “Almeno – è il suo amaro commento – lasciava vivi i bambini: oggi, neppure questo”. Saulo va dunque a Damasco a prendere i cristiani per condurli prigionieri a Gerusalemme. E sulla strada c’è l’incontro “con un altro uomo che parla con un linguaggio di mitezza: ‘Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?’”.  Il bambino, ha detto, “il ragazzo rigido, che si è fatto uomo rigido – ma onesto! – si fece bambino e si è lasciato condurre dove il Signore lo ha chiamato. La forza della mitezza del Signore”. Saulo diventa dunque Paolo, annuncia il Signore fino alla fine e soffre per Lui: “E così, quest’uomo dalla propria esperienza predica agli altri, da una parte all’altra: perseguitato, con tanti problemi, anche nella Chiesa, anche ha dovuto soffrire che i propri cristiani litigassero tra loro. Ma lui, che aveva perseguitato il Signore con lo zelo della Legge, dirà ai cristiani: ‘Con lo stesso con cui voi vi siete allontanati dal Signore, avete peccato, con la mente, con il corpo, con tutto, con gli stessi membri adesso siate perfetti, date gloria a Dio’”.  “C’è il dialogo tra la sufficienza, la rigidità e la mitezza”, ha detto il Papa. “Il dialogo fra un uomo onesto e Gesù che gli parla con dolcezza”. E così, ha rilevato, “incomincia la storia di quest’uomo che abbiamo conosciuto da ragazzo, nella lapidazione di Stefano, e che finirà tradito da un’interna fra i cristiani”. Per alcuni, la vita di San Paolo “è un fallimento”, come quella di Gesù: “Questa è la strada del cristiano: andare avanti per le tracce che Gesù ha lasciato, tracce della predicazione, tracce della sofferenza, la traccia della Croce, la traccia della risurrezione. Chiediamo a Saulo, oggi, in modo speciale per i rigidi che ci sono nella Chiesa; per i rigidi-onesti come lui, che hanno zelo, ma sbagliano. E per i rigidi ipocriti, quelli della doppia vita, quelli ai quali Gesù diceva: ‘Fate quello che dicono, ma non quello che fanno’. Preghiamo per i rigidi, oggi”. (A. Gisotti – Radio Vaticana)