Primo Piano

Card. Bassetti: “non ho programmi preconfezionati”

Città del Vaticano – “Sono Vescovo da 23 anni”. “Non ho programmi preconfezionati da offrire, perché nella mia vita sono sempre stato abbastanza improvvisatore. Intendo lavorare insieme con tutti i Vescovi, grato per la fiducia che mi hanno assicurato”. Sono le prime parole rivolte questa mattina dal neo Presidente della CEI, il Card. Gualtiero Bassetti, ai giornalisti che stanno seguendo l’Assemblea dei vescovi italiani che si concluderà domani. Papa Francesco – ha detto il Card. Bassetti – “ci ha raccomandato di condividere tempo, ascolto, creatività e consolazione. È quello che cercheremo di fare insieme. ‘Vivete la collegialità’, ci ha detto, ‘camminate insieme’: è questa la cifra che ci permette di interpretare la realtà con gli occhi e il cuore di Dio”.
Il primo pensiero del neo Presidente della CEI dopo aver appreso la notizia è andato dal Papa “per il coraggio che ha mostrato nell’affidarmi questa responsabilità al crepuscolo della mia vita. È davvero un segno che crede alla capacità dei vecchi di sognare…La cosa che mi ha dato grande gioia, in questo momento – ha aggiunto - in cui è avvenuto qualcosa che è superiore alle mie forze, è stata una telefonata affettuosa dei ragazzi di Mondo X di Padre Eligio, che mi hanno detto: ‘Continua ad essere un papà per noi’”.
Bassetti ha quindi dato appuntamento ai giornalisti a domani al termine dell’Assemblea per la conferenza stampa conclusiva “dove sarò disponibile a rispondere alle vostre domande”. (R.I.)​
 

Migranti: “almeno 156 morti in mare”

Milano - Un’altra strage silenziosa in mare. Sarebbero almeno 156 le persone disperse e molto probabilmente morte in mare venerdì scorso durante la traversata del Canale di Sicilia. Lo hanno raccontato alcuni migranti sbarcati ieri a Taranto. Testimonianze confermate da Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni in Italia in un tweet. L’allarme è stato lanciato dopo aver ascoltato la testimonianza di tre dei 952 i migranti arrivati nel porto pugliese con la nave Diciotti della Guardia Costiera. Si tratta di 114 donne, 256 minori e il resto uomini. C’è anche una salma. I tre hanno raccontato di essere salpati da Sabrata venerdì mattina di aver incrociato verso sera quattro persone aggrappate a un barcone semiaffondato. I quattro, di nazionalità nigeriana, sono stati tratti a bordo e hanno raccontato di essere gli unici superstiti. Lo scorso fine settimana sono state tratte in salvo in mare oltre 3mila persone partite dalla Libia in direzione delle coste siciliane. Per questioni di sicurezza, legata al G7 in programma a Taormina, tutti gli sbarchi, anche quelli previsti nei prossimi giorni vengono indirizzati verso altri porti italiani.
Dopo le operazioni preliminari nel porto ionico, sono stati tutti trasportati all’hotspot tarantino per l’identificazione. Dei migranti arrivati, solo 350, si calcola, rimarranno a Taranto temporaneamente, gli altri, invece, a bordo di pullman verranno trasportati in altre località italiane.
Con questi 156 sono già 1.364 i migranti 'scomparsi' in mare, secondo gli ultimi dati diffusi dall’ACNUR che conferma anche l’arrivo complessivo sulle coste italiane, dal primo gennaio al 21 maggio, di 49.050 migranti (erano 33.907 l’anno scorso, nello stesso arco temporale).
E anche ieri è stata una giornata di soccorsi in mare. A fine pomeriggio erano circa 1.000 i migranti tratti in salvo nel Mediterraneo Centrale, in 8 distinte operazioni di soccorso coordinate dalla Centrale Operativa della Guardia Costiera a Roma. I migranti si trovavano a bordo di 6 gommoni e 2 barchini. Alle operazioni in mare hanno preso parte anche tre navi delle Ong: la Vos Hestia di Save the children, l’Aquarius di Sos Mediterranée e la Iuventa di Jugend Rettet. Intanto, dopo la pubblicazione sul sito de L’Espresso degli audio delle telefonate intercorse l’11 ottobre 2013 tra la sala operativa e i migranti a bordo del barcone poi rovesciatosi causando la morte di 368 persone, tutti siriani, tra cui 60 bambini - il gip di Agrigento ha disposto la trasmissione degli atti a Roma. Sarebbero quattro i nomi iscritti nel fascicolo degli indagati. Si tratta della comandante della Lybra (la nave che quel giorno si trovava più vicina al barcone poi affondato) e tre ufficiali della Guardia costiera. (Daniela Fassini – Avvenire)
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CEI: il Card. Bassetti nuovo Presidente

 
Roma - Al termine della Santa Messa di oggi, mercoledì 24 maggio, il card. Angelo Bagnasco ha dato l’annuncio della nomina da parte di Papa Francesco del nuovo Presidente della CEI, nella persona del Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve.  Bassetti, primo di tre figli, nasce il 7 aprile 1942 a Popolano, frazione del comune di Marradi (Firenze), nel territorio della Diocesi di Faenza-Modigliana. Vive tutta la sua formazione presbiterale nella diocesi di di Firenze, nella quale è ordinato sacerdote il 29 giugno 1966 dal cardinale Ermenegildo Florit e dal quale viene nominato viceparroco a San Salvi. Dal 1968 presta servizio presso il Seminario minore, come assistente e responsabile della pastorale vocazionale e, quindi, dal 1972 come rettore. Nel 1979 il cardinale Giovanni Benelli lo nomina rettore del Seminario maggiore. Nel 1990 diventa pro-vicario generale e dal 1992 vicario generale dell'Arcidiocesi di Firenze.
Il 9 luglio 1994 viene eletto da Giovanni Paolo II vescovo di Massa Marittima-Piombino; il cardinale Silvano Piovanelli lo consacra vescovo l’8 settembre 1994. Il 21 novembre 1998 è trasferito alla Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, nella quale fa il suo ingresso il 6 febbraio 1999; la guida per undici anni, finché è eletto alla sede arcivescovile perugina.
Il 16 luglio 2009 Papa Benedetto XVI lo nomina Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e, il 29 giugno 2010 nella Basilica di San Pietro a Roma, riceve il pallio, insegna propria degli arcivescovi metropoliti. Il 16 dicembre 2013, Papa Francesco lo chiama a far parte della Congregazione dei Vescovi; lo stesso Pontefice, il 12 gennaio 2014, ne annuncia la nomina a Cardinale, creandolo tale nel Concistoro del 22 febbraio 2014 e affidandogli il titolo di Santa Cecilia. È Vice-Presidente della CEI dal 2009 al 2014. Dall’ottobre 2012 è Presidente della Conferenza Episcopale Umbra. È membro della Congregazione per i Vescovi e di quella per il Clero e del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Alle 11 è attesa una dichiarazione alla stampa del nuovo Presidente che presiederà anche la conferenza stampa di chiusura dell’Assemblea Generale, domani mattina.
Al nuovo presidente gli auguri di un proficuo lavoro da parte  della Fondazione Migrantes. (R.I.)
 

Card. Bagnasco: “insieme abbiamo servito le nostre Chiese e il nostro amato Paese”

Città del Vaticano - “L’umanità non cammina nel buio assoluto: la luce di Dio penetra nella notte come da una finestra aperta”. A dirlo questa mattina il Card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, che ha presieduto, nella Basilica di San Pietro, una solenne liturgia eucaristica, con tutti i presuli italiani riuniti in vaticano per la 70sima Assemblea della CEI.
Bagnasco – che ieri ha tenuto la sua ultima prolusione da Presidente della CEI dopo 10 anni di mandato – ricordando l’invito del Papa “a stare vicini alla nostra gente e, nello stesso tempo, a prendere il largo della missione, a riconoscere il bene ovunque senza confondere mai la parte con il tutto, a non lasciarci ridurre al silenzio, ad annunciare che Gesù è il Signore”.  “Cristo ci ha chiamati ad una missione esaltante, che si scontra con la nostra piccolezza”, ha proseguito Bagnasco: “Aiutare i fratelli a intraprendere i sentieri della gioia evangelica”: “questa attenzione, fatta di desiderio, la dobbiamo tenere desta nel nostro cuore, nel cuore del nostro clero e delle comunità. È un desiderio che spera contro ogni apparenza; che tiene spiegata la vela anche quando i venti sono contrari, e ci sembra di essere avvolti dal sonno del Risorto. Ma il Signore è sempre con noi, vuole solo che ci fidiamo di lui”.
Il Presidente della CEI  ha concluso ringraziando i presuli “per avermi permesso di presiedere questa Eucaristia: è un grande dono”, ha concluso il cardinale: “E grazie per l’esempio, la parola saggia, l’amore alla Chiesa, che in questi dieci anni ho sempre visto in tutti e in ciascuno. Come ho già detto, è stato per me un grande onore e una grande grazia poter servire – come meglio ho saputo – la nostra Conferenza che ha il dono di un legame unico con il Vescovo di Roma, il Papa. Insieme abbiamo servito le nostre Chiese e il nostro amato Paese”. (R.I.)
 

Migrantes Genova: consegnati ad oltre 120 ragazzi migranti i diplomi rilasciati dal Campus di Coronata

Genova - Sono stati consegnati ieri ad oltre 120 ragazzi migranti i diplomi rilasciati dal Campus di Coronata, la struttura gestita dalla diocesi di Genova attraverso l' ufficio diocesano Migrantes che, grazie alla collaborazione con la Prefettura di Genova, si occupa dal 2014 dell'ospitalità dei richiedenti protezione internazionale proponendo, spiegano i responsabili, "un modello di gestione attiva di varie case di accoglienza ubicate nella città di Genova".  I richiedenti asilo hanno “ritirato in un clima molto festoso il certificato di frequenza e di partecipazione alle lezioni di italiano e alle formazioni professionali, un traguardo importante e atteso per chi ha frequentato con assiduità il Campus a partire da ottobre.”, racontano i promotori spiegando che attualmente vengono ospitate 320 richiedenti asilo collocati in diversi centri: 80 risiedono nell’ex ospedale San Raffaele di Coronata (dove è ubicato il “Campus”) e i restanti in alcune parrocchie e strutture cittadine (Casa del Campo, Casa San Francesco da Paola, Casa Camogli, Villa Ines). Alcune strutture, come Villa Ines, a Struppa, possiedono un giardino, una serra e ampi spazi per il ristoro dei ragazzi. La stessa Coronata “si sta sempre più attrezzando per diventare un polo attrattivo per i richiedenti asilo e per gli abitanti del quartiere, con la predisposizione di spazi comuni ricreativi, come il campetto sportivo. Attualmente abbiamo inoltre a disposizione terreni e vigne coltivati ogni giorno grazie alla collaborazione di professionisti e dei ragazzi del corso agrario”.  I giovani migranti, giunti dal mare “presso la nostra struttura, sono informati sulla nostra proposta educativa e formativa che, per aiutarli a costruire il loro futuro, richiede disciplina e continuità. I ragazzi infatti sottoscrivono, dopo aver ricevuto tutte le informazioni, la nostra proposta”, si legge in una nota a forma del direttore Migrantes mons. Giacomo Martino: “le strutture distribuite sul territorio cittadino vengono chiuse al mattino, dopo la colazione dei ragazzi, per evitare l’inattività, ma soprattutto perché i ragazzi frequentino la scuola di Coronata che rimane aperta tutto il giorno. L’apertura giornaliera del Campus è volta a permettere a tutti i ragazzi un percorso di piena integrazione, offrendo loro la possibilità di seguire le lezioni e le attività, in aderenza anche alle indicazioni dei vari municipi sul controllo del territorio”.  Al Campus sono attive le lezioni di italiano, matematica, educazione civica ed educazione domestica. Nei mesi passati si sono inoltre implementate le formazioni professionali rivolte ai nostri ragazzi, che hanno a disposizione una molteplicità di percorsi, proprio puntando sulla loro progressiva integrazione nel nostro paese. Ogni attività prevista dal Campus consente infatti ai ragazzi di interfacciarsi con la nostra cultura, “crediamo che l’integrazione inizi dalla conoscenza della lingua e della società nel rispetto delle reciproche provenienze. L’integrazione parte però da una storia che ciascuno di noi si porta dentro, riteniamo che la cucina debba partire dalla loro cultura, che si interfaccia con la nostra. Per questo abbiamo scelto di aprire oggi Coronata, mercoledì 24 maggio, una nuova cucina, che andrà a sostituire il comune sistema del catering, proprio per migliorare la qualità e la freschezza del cibo. I ragazzi delle varie strutture avranno quindi la possibilità di pranzare e cenare a Coronata, nei due grandi refettori presenti, con una cucina attrezzata per garantire il pasto caldo a tutti i ragazzi ospitati. Insegniamo inoltre ai nostri ragazzi la tolleranza e l’accettazione delle fedi diverse dalla loro e questo parte proprio dal rispetto che diamo al Ramadan, una tappa molto importante per tutti i musulmani, un mese di sacrificio in cui avvicinarsi a Dio. Pensiamo che il Ramadan rappresenti il rispetto di tutte le religioni. Nelle nostre case sono presenti ragazzi di religioni differenti a cui insegniamo la tolleranza religiosa. Gli Imam di Genova ci hanno confermato che il Ramadan non è solo digiuno, riposo e preghiera, ma un’opportunità per trasmettere quei valori spirituali da tempo ormai dimenticati nella nostra società. Questa tolleranza diventa capacità di adattare le nostre strutture e gli orari per l’inizio di questo mese sacro, la sera di venerdì 26 maggio. Durante il Ramadan si osserva infatti il digiuno dall’alba al tramonto, quarto dei cinque pilastri dell’Islam, insieme ad altre prescrizioni e alla preghiera. Abbiamo quindi stabilito turni e orari appositi per i ragazzi osservanti il Ramadan, proseguendo le normali attività previste dal Campus”.

Papa Francesco: passare da stile di vita tiepido ad annuncio gioioso di Gesù

Città del vaticano - Tante persone consacrate sono state perseguitate per aver denunciato atteggiamenti di mondanità: lo spirito cattivo preferisce una Chiesa senza rischi e tiepida. Lo afferma Papa Francesco nell’odierna omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta. E a due anni dalla beatificazione, il Papa ricorda Mons. Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso dagli squadroni della morte legati al regime militare per aver denunciato le violenze contro i poveri.
Bisogna passare da uno stile di vita tiepido all’annuncio gioioso di Gesù. E’ l’esortazione di Papa Francesco che nell’omelia ripercorre il capitolo 16.mo degli Atti degli Apostoli. Vi si narra di Paolo e Sila a Filippi. Qui una schiava che praticava la divinazione comincia a seguirli e, gridando, ad indicarli come “servi di Dio”. Era una lode ma Paolo sapendo che questa donna era posseduta da uno spirito cattivo, un giorno, seccatosi, scacciò lo spirito. Paolo - nota Papa Francesco - capì che “quella non era la strada della conversione di quella città, perché tutto rimaneva tranquillo”. Tutti accettavano la dottrina. Ma non c’erano conversioni.
Questo si ripete nella storia della salvezza: quando il popolo di Dio era tranquillo, non rischiava o serviva  - non “dico gli idoli” - ma “la mondanità”, spiega Francesco. Allora il Signore mandava i profeti che venivano perseguitati “perché scomodavano”, come lo fu Paolo: capì l’inganno e cacciò via questo spirito che, pur dicendo la verità - cioè che lui e Sila erano uomini di Dio - era però “uno spirito di tepore, che faceva la Chiesa tiepida”. “Nella Chiesa - afferma - quando qualcuno denuncia tanti modi di mondanità è guardato con occhi storti, questo non va, meglio che si allontani”:
“Io ricordo nella mia terra, tanti, tanti uomini e donne, consacrati buoni, non ideologi, ma che dicevano: ‘No, la Chiesa di Gesù è così…’ – ‘Questo è comunista, fuori!’, e li cacciavano via, li perseguitavano. Pensiamo al beato Romero, no?, cosa è successo per dire la verità. E tanti, tanti nella storia della Chiesa, anche qui in Europa. Perché? Perché il cattivo spirito preferisce una Chiesa tranquilla senza rischi, una Chiesa degli affari, una Chiesa comoda, nella comodità del tepore, tiepida”. Nel capitolo 16.mo degli Atti si narra, poi, che i padroni della schiava si sono arrabbiati: avevano perso la speranza di guadagnare soldi perché la schiava non poteva più divinare. Il Papa sottolinea, infatti, che “il cattivo spirito entra sempre dalle tasche”. “Quando la Chiesa è tiepida, tranquilla, tutta organizzata, non ci sono problemi, guardate dove ci sono gli affari”, dice Francesco. Ma oltre ai “soldi” c’è un’altra parola sulla quale il Papa si sofferma nella sua omelia, ed è “gioia”. Paolo e Sila vengono trascinati dai padroni della schiava davanti ai magistrati che ordinano di farli bastonare e poi gettare in prigione. Il carceriere li porta nella parte più interna della prigione, si racconta nella parte del capitolo 16 proposto dalla Liturgia odierna. Paolo e Sila lodavano Dio. Verso mezzanotte viene una forte scossa di terremoto e si aprono tutte le porte del carcere. Il carceriere stava per togliersi la vita perché sarebbe stato ucciso se i prigionieri fossero scappati ma Paolo lo esorta a non farsi del male perché – disse – “siamo tutti qui”. Allora il carceriere chiede spiegazioni e si converte. Lava le loro piaghe, si fa battezzare e – racconta la Prima Lettura - “fu pieno di gioia”: “E questo è il cammino della nostra conversione quotidiana: passare da uno stato di vita mondano, tranquillo senza rischi, cattolico, sì, sì, ma così, tiepido, a uno stato di vita del vero annuncio di Gesù Cristo, alla gioia dell’annuncio di Cristo. Passare da  una religiosità che guarda troppo ai guadagni, alla fede e alla proclamazione: ‘Gesù è il Signore’”.
Questo è il miracolo che fa lo Spirito Santo. Il Papa esorta quindi a leggere il capitolo 16.mo degli Atti per vedere come il Signore “con i suoi martiri” fa andare avanti la Chiesa:
 “Una Chiesa senza martiri dà sfiducia; una Chiesa che non rischia dà sfiducia; una Chiesa che ha paura di annunciare Gesù Cristo e cacciare via i demoni, gli idoli, l’altro signore, che è il denaro, non è la Chiesa di Gesù. Nella preghiera abbiamo chiesto la grazia e anche ringraziato il Signore per la rinnovata giovinezza che ci dà con Gesù e abbiamo chiesto la grazia che lui conservi questa rinnovata giovinezza. Questa Chiesa di Filippi è stata rinnovata e divenne una Chiesa giovane. Che tutti noi abbiamo questo: una rinnovata giovinezza, una conversione del modo di vivere tiepido all’annuncio gioioso che Gesù è il Signore”. (Debora Donnini – Radio Vaticana)
 

Giorgio La Pira, Firenze e la Cina

Firenze - Se il 1970 segna l'inizio delle relazioni diplomatiche fra la Repubblica Italiana e la Repubblica Popolare Cinese, già negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento Giorgio La Pira ebbe un ruolo pioneristico nell'aprire un dialogo con il grande paese asiatico. L'ex sindaco di Firenze intuiva l'importanza di costruire un rapporto orientato alla pace e al rispetto reciproco con un popolo dalla cultura millenaria che dopo decenni di dominazione coloniale stava rialzandosi in piedi e riprendendosi un ruolo da protagonista nello scenario internazionale.
La mostra documentaria “Giorgio La Pira, Firenze e la Cina”, visitabile presso la Sala Teatina del Centro La Pira a Firenze, ricostruisce il contesto storico nel quale si è svolta l'azione dell'ex sindaco di Firenze mettendone in luce lo sforzo nella costruzione delle relazioni sino-italiane, complesse nel panorama internazionale dell'epoca, ma fondamentali nel contesto più generale di promozione dei cardini del pensiero lapiriano: la pace e la lotta alla povertà.
Lo scorso sabato 6 Maggio, al Centro Internazionale Studenti La Pira, l'inaugurazione della mostra, promossa insieme alla Fondazione e dall’Opera per la gioventù Giorgio La Pira, è stata l'occasione per rinnovare un dialogo con un paese impegnato in un faticoso ma fecondo processo di modernizzazione e di convergenza. “La Cina non è lontana, la Cina è vicina” sono le parole con cui il Console della Repubblica Popolare Cinese in Firenze, Wang Jian, riassume nel suo intervento i grandi progressi fatti nei rapporti diplomatici, economici e culturali fra i due paesi. Questo avvicinamento, come ci spiega nella sua analisi introduttiva Giulio Conticelli, vicepresidente della Fondazione Giorgio La Pira, lo dobbiamo in parte anche a Firenze e a La Pira che proprio all'Università del capoluogo toscano insegnava Diritto Romano, campo di ricerca accademico che sta avendo un impatto enorme nella rielaborazione del sistema giuridico Cinese. Per questo motivo, "2024" potrebbe essere il sottotitolo nascosto dell'esposizione, cioè l'anno in cui in Cina sarà completato il Codice Civile che trova le sue radici proprio nel Diritto Romano insegnato da La Pira a Firenze. Oltre che radicarsi nella tradizione culturale, i rapporti tra Firenze e la Cina passano per esigenze di stretta attualità e sono legate in particolare alle numerose persone di nazionalità o di origine cinese che vivono nel territorio fiorentino e nelle province limitrofe. La mostra, da questo punto di vista, come mette in luce l'intervento di Monica Barni, Vicepresidente della Giunta Regionale toscana e assessore alla cultura, offre una grande opportunità per rendere consapevoli, sia i cittadini italiani che cinesi, della storia che accumuna i due popoli e che è alla base del riconoscimento reciproco e dell'integrazione. Ma l'esposizione può essere anche occasione di riflessione sui ragazzi cinesi che vengono in Italia per motivi di studio e che si devono spesso destreggiare tra barriere culturali, difficoltà burocratiche e problemi economici. Per questo, sostiene nel suo intervento il Rettore dell'Università degli Studi di Firenze, Luigi Dei, fra i pilastri del pensiero lapiriano potremmo annoverare anche quello del diritto allo studio, di grande attualità in un epoca in cui la globalizzazione avvicina i popoli ma rischia di lasciare indietro anche molte persone. Il talento di molti di questi studenti è stato del resto ampiamente dimostrato dall'intervento musicale di alcune eccellenti musiciste cinesi, a cura di Opera Network Firenze, che ha chiuso in bellezza un incontro estremamente interessante. La mostra che sarà visitabile anche nelle città cinesi di Macao e Hong Kong permetterà di ampliare la conoscenza sui valori che hanno mosso la pionieristica opera diplomatica di La Pira in modo tale che in futuro, come dice il console Wang Jian, “sarà forse difficile trovare persone come La Pira, ma non sarà difficile trovare persone che condividano i suoi ideali”. La Mostra composta da 27 pannelli, resterà aperta fino alla fine di giugno, presso il Centro Internazionale Studenti G. La Pira – Via de’ Pescioni, 3 a Firenze. (Alessandro Zabban)
 
 

Pozzallo fa incontrare stranieri e italiani

Palermo – C’è un albero appena piantato a Pozzallo, la terra di approdo in provincia di Ragusa da parte di chi arriva dall’altra sponda del Mediterraneo. Un albero che viene innaffiato da ragazzi siciliani e migranti insieme. È il segno visibile del messaggio che una rete di associazioni sul territorio vuole lanciare: un luogo d’incontro per giovani italiani e stranieri. Sono coinvolte la Comunità missionaria intercongregazionale, il vicariato di Pozzallo, le suore Salesiane di Pozzallo, Migrantes e Caritas diocesane di Noto, Terres des hommes, il Centro mediterraneo Giorgio La Pira nella fondazione di "Ite", Youth meeting point, il centro d’incontro che ha sede nei locali delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il centro sarà aperto il mercoledì e la domenica, dalle 16 alle 20, e sarà possibile suonare uno strumento musicale, dialogare, giocare, confrontarsi, con la presenza di persone giovani e adulte. Per i giovani migranti ci sarà lo spazio per chiedere informazioni, iniziare a imparare l’italiano grazie al confronto con gli operatori, i volontari e gli stessi coetanei del posto.
Si parleranno il francese, l’inglese, lo spagnolo, alcuni dialetti africani, in un futuro prossimo ci sarà anche un operatore che parlerà l’arabo. Sono sempre di più i minori non accompagnati che arrivano all’hotspot di Pozzallo: dovrebbero rimanerci pochi giorni, ma spesso restano anche qualche mese, disorientati, senza nulla da fare, ospitati in condizioni spesso di super affollamento. Questo centro è per loro, ma guarda anche ai tanti giovani migranti che vivono da tempo a Pozzallo e agli stessi ragazzi e giovani del posto. «Una sfida importante – spiega Maurilio Assenza, direttore della Caritas di Noto – che mira a costruire, non tanto opere, ma soprattutto relazioni». (A. Turrisi)
 
 

Card. Bagnasco: la campagna, “Liberi di partire, liberi di restare” è un segno della Chiesa italiana

Città del Vaticano – La campagna, “Liberi di partire, liberi di restare” è un segno della Chiesa italiana, perché “cresca la consapevolezza delle storie dei migranti, si sperimenti un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione dei migranti che arrivano tra noi, non si dimentichi il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra”. A dirlo questa mattina il Presidente della CEI, il Card. Angelo Bagnasco, nella sua prolusione che ha aperto la seconda giornata dei lavori dell’Assemblea CEI. Grazie alle “reti virtuose” delle parrocchie, delle aggregazioni, dei volontari; delle Caritas, degli Uffici per i migranti (Migrantes), etc, le forze “si sono moltiplicate” per costruire una “capillare presenza” sul territorio.
Nella sua relazione di fine mandato il porporato ha voluto ringraziare tutti a partire da papa Benedetto XVI e papa Francesco che hanno posto in lui “fiducia” per poi soffermarsi su alcuni punti centrali degli ultimi anni e per ribadire ancora una volta  “No al ddl sul fine vita”, no al maltrattamento della famiglia e per esprimere la preoccupazione “ da un marcato populismo”. Rivolgendosi ai poveri ed ai sofferenti il card. Bagnasco ha detto che “la storia della Chiesa italiana è nota a tutti, e si è dilatata in questi lunghi e durissimi anni di crisi perdurante. La povertà è cresciuta, il solco delle disuguaglianze è più profondo, la piaga della non occupazione è terribilmente diffusa e lacerante per giovani, impossibilitati a fare un progetto di vita, per gli adulti umiliati a essere inerti e a dover dipendere dai genitori o da altri. Non si può vivere a lungo senza sentirsi utili e autonomi. Il nostro sguardo di pastori non si è mai stancato di guardarvi e di scorgere i segni dei vostri disagi fisici, sociali, morali, emotivi”. “Il vostro mondo – ha aggiunto - non ci è sconosciuto, per questo vi diciamo una parola con rispetto e umiltà: a voi, che soffrite nella carne preoccupazioni e pene. Il lavoro, la malattia, la fuga disperata da fame, guerra, persecuzione, la solitudine che uccide, il male di vivere, il traffico di esseri umani… e ogni forma di indigenza che compone la condizione umana, trovano eco nei nostri cuori che hanno ricevuto il sigillo del cuore di Gesù. A voi tutti rinnoviamo la nostra vicinanza concreta, sapendo che non è nelle nostre mani il sistema sociale. Continueremo però nella nostra missione, che è l’onore di annunciare la salvezza di Cristo e di partecipare al bene comune. Proprio questo orizzonte ci ha fatto prendere le distanze dal disegno di legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento: l’abbiamo fatto a tutela del malato e dei suoi famigliari, e del loro rapporto con i medici, i quali non possono vedersi ridotti a meri esecutori”. Bagnasco non ha dimenticato di evidenziare  il tema della demografia, dei giovani e della disoccupazione. “Non è possibile – ha detto -  che le politiche familiari siano sempre nel segno di piccoli rimedi, quando sono necessarie cure radicali”. E sul “dramma della disoccupazione” ha evidenziato che “il compito di mantenere le nostre aziende e di crearne di nuove è certamente di molti. Ma la politica in solido ha la responsabilità primaria non delegabile di creare le condizioni di possibilità e di incentivare in ogni modo la geniale capacità dei nostri lavoratori. Non si tratta solo di assicurare stipendi, ma anche di riconoscere la dignità professionale e produttiva del nostro popolo. Tempi così nuovi e così drammatici richiedono anzitutto uno sforzo di umiltà e di approfondimento che ci aiuti ad approdare a nuove soluzioni per promuovere bene comune e dignità della persona; per non arrenderci alle logiche inique di un’economia scivolata nella finanza, ma poter favorire quanto meno un mercato sociale”. Bagnasco ha quindi citato le Settimane Sociali e all’impegno delle diocesi a “identificare ad oggi, nel territorio italiano, più di 300 buone pratiche in materia di lavoro, di cui approfondire caratteristiche e punti di forza. Dalla ricognizione sulle buone pratiche sta nascendo una nuova proposta per l’Italia e per l’Europa, in grado di dare gambe alle potenzialità e alle opportunità inscritte in questi nuovi semi di speranza”. E poi il tema famiglie  “collaboratori del miracolo della vita, scuola di società, messaggeri di una visione alta e nobile, benefica e seria della vita e della morte, del mondo e del destino”. (R.I.)
 

Migranti: aumentati gli arrivi

Roma – E’ già boom di sbarchi. Rispetto a un anno fa, sono già il 48% in più i migranti arrivati sulle nostre coste. Dopo l’ultima "ondata" di soccorsi del fine settimana (con oltre 2mila persone tratte in salvo nel canale di Sicilia), il Viminale ha aggiornato il contatore: dall’inizio anno sono già 50.041 i migranti sbarcati. Erano 33.917 esattamente un anno fa. Numeri preoccupanti anche per i minori non accompagnati: saliti a 6.242 quelli registrati da inizio anno. Ogni cento persone soccorse, 12 hanno meno di 18 anni e sono in viaggio senza famiglia o legami parentali. Ma fugge da guerra, violenza e fame anche chi è già molto in là con gli anni: tra i 50 profughi nascosti e trovati a bordo di un traghetto turco a Trieste, domenica, c’era infatti anche un uomo di oltre 90 anni. Un cittadino siriano, come i suoi compagni di viaggio. Sempre dai dati aggiornati, diffusi dal Viminale, emerge anche che, per quanto riguarda il Paese di provenienza, sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco, prima è la Nigeria con il maggior numero di migranti (6.516), davanti a Bangladesh (5.650), Guinea (4.712), Costa d’Avorio (4.474), Gambia (3.326), Senegal (3.069), Marocco (3.055), Mali (2.240), Pakistan (1.662) e Sudan (1.395). Mentre è la Lombardia la prima regione per quota di migranti ospitati (13%), seguita da Campania e Lazio (9%), Piemonte e Veneto (8%). Di pari passo con i numeri dei soccorsi, aumentano anche le entrate illecite dei trafficanti. Da una ricerca effettuata dall’Istituto Demoskopica, ammonterebbe a circa 4 miliardi di euro il giro d’affari della criminalità organizzata sugli sbarchi effettuati dal 2011 ad oggi, con un aumento di oltre 300 punti percentuali nel triennio 2014- 2016 rispetto al triennio precedente. Nel periodo in esame, sono stati ben 652.337 i migranti sbarcati sulle coste a "maggiore controllo" della criminalità organizzata italiana dal 2011 al 19 maggio 2017. In particolare, elaborando i dati dell’ACNUR, oltre 486 mila sono arrivati in Sicilia, poco meno di 100 mila in Calabria, circa 50 mila in Puglia e poco più di 18 mila, infine, in Campania. Gli oltre 650 mila migranti sbarcati sulle coste italiane hanno portato direttamente nelle tasche di trafficanti di uomini, appartenenti principalmente a gruppi criminali transnazionali, oltre 3,9 miliardi di euro pari mediamente a circa 1,5 milioni di euro al giorno nell’arco temporale degli ultimi sei anni e mezzo. Un introito illecito, rileva la ricerca, ottenuto moltiplicando il costo medio di 6 mila euro che ciascun migrante è costretto a pagare per poter lasciare il proprio paese d’origine nella speranza di raggiungere l’Europa. Secondo Demoskopica all’"affare" partecipano anche le mafie italiane che possono contare su un esercito di lavoratori a basso costo, oltre che godere della complicità nel traffico di droga con le filiere criminali internazionali. Intanto, dopo l’accordo siglato domenica con Libia, Ciad e Niger, per "sostenere la costruzione in Niger e Ciad e la gestione in Libia dei centri di accoglienza per migranti irregolari", ieri al Viminale si è svolto il secondo incontro (il primo alcune settimane fa) con i rappresentanti delle tribù del Fezzan, regione meridionale della Libia, e un membro del governo di unità nazionale di Fayez Sarraj. L’obiettivo dell’accordo, siglato ad aprire, è quello di fermare i flussi dei migranti che attraversano quei circa 5mila chilometri della frontiera sud della Libia, controllati dalle tribù. Ma promuovere anche lo sviluppo di un’economia legale, alternativa a quella del traffico di essere umani. (Daniela Fassini – Avvenire)
 
 

CEI: ieri l’avvio dei lavori con Papa Francesco

Città del Vaticano - “Extra omnes”: così Papa Francesco ha voluto salutare gli ospiti dell’Assemblea generale della CEI, apertasi ieri pomeriggio in Vaticano, per dare il via ad un dialogo riservato con i vescovi italiani. “Senza dialogo c’è il chiacchiericcio”, ha detto chiedendo un confronto franco, anche se ci sono “opinioni non piacevoli per me” e senza “paura dei contrasti”.
Poco prima il saluto del Presidente uscente della CEI, il Card. Angelo Bagnasco, che ha espresso al pontefice “la più viva e affettuosa riconoscenza per la sua presenza tra noi, segno della premura pastorale con cui ci segue, ci accompagna e ci guida”. “A nostra volta – animati da un forte spirito di comunione con il successore di Pietro – siamo qui – ha detto il porporato - con la disponibilità ad accogliere con docilità la sua parola autorevole e incisiva, per una sequela sempre maggiore del Signore”: “di questa stagione conosciamo complessità e contraddizioni, attese e opportunità: non intendiamo cedere a frustrazioni e lamentele, consapevoli che la missione affidataci sgorga dall’incontro cercato, coltivato e custodito con Gesù Cristo, Crocifisso e Risorto”.
Bagnasco ha quindi ricordato che l’Assemblea della CEI – la 70ma - è chiamata ad eleggere una terna con cui contribuire alla nomina del nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Italiana:  “assicuro fin d’ora la volontà di tutti nel riconoscerlo e sostenerlo in questo servizio a beneficio delle nostre Chiese, mentre personalmente la ringrazio per la fiducia che mi ha accordato in questi anni”. Papa Francesco ha quindi risposto al cardinale con alcune battute dopo averlo ringraziato per il lavoro fatto e sottolineando che “non è facile lavorare con questo Papa”. E poi, in vista della sua visita a Genova ha aggiunto: “Quanto mi farà pagare sabato prossimo per entrare a Genova?”. Francesco aveva preparato un’introduzione ai lavori dell’assemblea ma ha voluto lasciare il testo alla fine e dialogare con loro. Leggendo e “rileggendolo ho visto che era più una meditazione che una introduzione”, ha spiegato il Papa,  scritta con l' intento di “aiutare” la CEI ad “andare avanti e così dare più frutti”.  Francesco ha quindi messo in guardia dalle “logiche di potere e di successo, forzatamente presentate come funzionali all' immagine sociale della Chiesa”, dalla tentazione di “ridurre il Cristianesimo a una serie di principi privi di concretezza”, da “chiusure e resistenze: le nostre infedeltà sono una minaccia ben peggiore delle persecuzioni”, e dalla “tiepidezza del compromesso, l'indecisione calcolata, l' insidia dell' ambiguità”.  Questa mattina i lavori sono cominciati con la relazione del Presidente uscente, il Card. Bagnasco. Seguirà la discussione e successivamente le elezioni che porteranno alla determinazione della terna di nomi da presentare al Papa per la nomina del nuovo presidente della CEI. (R. Iaria)
 

Dicastero sullo Sviluppo Integrale: on line il sito della sezione “migranti e rifugiati”

Città del Vaticano – Da alcuni giorni è attivo il sito della sezione “migranti e rifugiati” del neo dicastero per lo Sviluppo Integrale voluto da Papa Francesco. Il sito - https://migrants-refugees.va -  è redatto in cinque lingue (Inglese, Francese, Italiano, Spagnolo e Portoghese), ha una interfaccia grafica innovativa, leggibile, con una suddivisione interna palesemente scorrevole, diviso in sezioni (interviste – notizie – blog) con “View Our You Tube Channel” per i filmati, una galleria fotografica ricca di immagini, che esplicitamente raccontano l’odissea di tanti migranti e rifugiati. Volti solcati da tristezze inenarrabili; uomini, donne, bambini, tutti vittime innocenti la cui colpa è solo quella di appartenere a zone del mondo in cui il potere prevarica la ragione, o la natura si è comportata da “matrigna”.
La sezione “Migranti e Rifugiati” del dicastero vaticano si trova a Palazzo San Callisto, nell’omonima piazza di Roma. Come Sottosegretari Papa Francesco ha chiamato padre Fabio Baggio della congregazione degli Scalabriniani e padre Michael Czerny dei Gesuiti. (N. Di Benedetto)
 

Tv2000: A “Retroscena” i rifugiati e richiedenti asilo del Teatro dell’Orsa

Roma – “Questo è il mio nome” è lo spettacolo teatrale interpretato da giovani immigrati, proposto da “Retroscena”, il programma di teatro di Tv2000 a cura di Michele Sciancalepore, in onda martedì 23 maggio, alle ore 22.55. Già al Teatro dell’Orsa, lo spettacolo di Monica Morini e Bernardino Bonzani porta in scena un gruppo di giovani dai 18 ai 27 anni del Senegal, Costa d'Avorio, Mali, Nigeria e Gambia, tutti richiedenti asilo e rifugiati.
“Essere entrati nelle loro ferite - ammette Monica Morini -, aver visto nei loro occhi il terrore di viaggi nel deserto senza acqua, le botte ricevute nelle carceri libiche e persino dai bambini nelle strade, le traversate in mare in un groviglio di pianti, le urla e i corpi senza vita, ci ha destabilizzato e aperto altre prospettive sicuramente più potenti e vitali”. Lo spettacolo parla di rinascita umana e sociale, di riconquista della propria identità e di una nuova vita, come quella di Ezekiel, uno degli attori, che alle telecamere di Tv2000 racconta l’addio alla madre rimasta in Libia e il suo nuovo lavoro in Italia.
 
 

Migrantes Roma: ieri la Festa dei Popoli

Roma - “Dall’Albania al Venezuela, siamo oggi tanti popoli che diventano un popolo solo, perché siamo il popolo di Dio. In un certo senso, quindi, la Festa dei Popoli è la Festa della Chiesa”. Con queste parole mons. Paolo Lojudice, presidente della Commissione regionale Migrantes del Lazio, ha iniziato la sua omelia in una Basilica di San Giovanni in Laterano gremita come non mai – la partecipazione alla celebrazione eucaristica ha toccato le 1500 persone – in occasione della XXVI edizione della Festa dei Popoli, ieri, domenica 21 maggio. La messa, concelebrata da 60 sacerdoti, ha visto la presenza attiva di 40 diverse comunità che hanno animato l’intera liturgia abbellita  da canti a cura di 10 cori di varie etnie e danze di ogni continente.
Organizzata, grazie al sostegno della Fondazione Migrantes, dall’Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni del Vicariato di Roma (Migrantes), dalla Caritas diocesana di Roma e dall’Impresa Sant’Annibale Onlus con il patrocinio dei Missionari Scalabriniani, dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e della Regione Lazio, con l’importante collaborazione delle comunità etniche di Roma e provincia, l’edizione 2017 della Festa dei Popoli ha tratto ispirazione dalla frase di Papa Francesco “Costruiamo ponti non muri”. «Quest’anno – ha dichiarato mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes - in continuità con quanto Mons. Perego ha sempre sostenuto nella sua lunga direzione della Fondazione Migrantes,  abbiamo inteso ricordare, in un momento storico in cui le migrazioni sono analizzate sempre e solo nei loro aspetti più problematici, che le comunità immigrate presenti sul nostro territorio  rappresentano ricchezza e risorse e che una convivenza pacifica e serena è sempre possibile”.
La Festa, per la prima volta dalla sua ideazione, ha inserito nella serie di appuntamenti, un momento di riflessione e confronto, svoltosi in un Pontificio Seminario Romano Maggiore sovraffollato, a partire dalle 10.00. Il forum “Comunità migranti, Chiesa e Città di Roma: donne in dialogo per l’integrazione tra i popoli”, prendeva spunto da una ricerca promossa dall’Ufficio Migrantes di Roma e condotta all’interno delle proprie comunità da quattro donne rappresentanti di altrettante macro-aree di provenienza, attorno ad alcune domande chiave: Cosa può fare la mia comunità per migliorare dialogo e condivisione? Cosa chiediamo alla Città e alla Chiesa di Roma per migliorare dialogo e condivisione? La riflessione aveva da un lato l’ambizione di proporre una chiave di lettura moderna e aggiornata sul tema della coabitazione, dall’altra di avviare un processo che conduca a un concreto impegno per divenire operatori di pace e di dialogo. Dopo i saluti di mons. Felicolo  si sono alternate al microfono sette donne.
“Il nostro fondatore – ha dichiarato Ana Paula Ferreira da Rocha, missionaria scalabriniana – ha detto che vi ‘sono cose in cui solo le donne possono riuscire’, una di queste, è il dialogo. Dal dialogo con i migranti, impariamo meglio a essere sorelle e madri”. Francesca De Martino dell’ufficio Migrantes Diocesi di Roma ha sottolineato l'ineludibilità del dialogo e il ruolo di Migrantes nel facilitarlo, “integrazione significa ricostruire una rete di relazioni che ci faccia superare il muro del noi diversi da voi”. Elena Tonko della  comunità ucraina, ha ricordato quanto il suo popolo, specie negli ultimi anni abbia sofferto e ha ribadito “quanto sarebbe utile avere centri di ascolto e di sostegno nelle lingue degli immigrati dell’Europa dell’Est e di ogni provenienza”. Zenada Villanos Baro, filippina, ha richiesto a tutti gli immigrati di “diminuire il senso di clan che spinge a chiudersi nelle proprie comunità etniche. Integrarsi è conoscersi e frequentarsi”. “Qui a Roma, c’è il mondo – ha detto con forza Patricia Bovadin, peruviana – per noi è fondamentale ingaggiare un dialogo comunitario con tutte le altre comunità. I nuovi arrivati, le seconde generazioni, presentano nuovi problemi e risorse, bisogna saperli ascoltare e fare uno sforzo di apertura verso chi vive qui, sia italiano che di altre etnie”. Ha poi esortato i pastori delle varie comunità etniche a essere più attivi e tutti a non essere spettatori passivi. La ghanese Cecilia Agyeman Anaie ha lanciato l’idea di condividere e incrementare incontri sociali e spirituali tra tutte le comunità migranti e gli abitanti di Roma. “Condividere e aumentare il senso di comunità allargata: è questa la chiave. Noi africani spesso siamo visti come un'unica massa ma abbiamo molte differenze e ricchezze. Sta anche a noi farle conoscere”. Ha concluso proponendo l’istituzione di un consiglio delle comunità etniche di Roma.
Al termine del Forum, quasi a raccogliere le tante istanze, le suggestioni e le idee delle relatrici, è intervenuta l’Europarlamentare, membro della Commissione Cultura, Silvia Costa. “C’è un tradimento che stiamo consumando verso le comunità immigrate – ha tenuto a precisare -, grazie a loro la nostra città è diventata meno provinciale, si è internazionalizzata, un fattore decisivo per ogni città e nazione. Anni fa eravamo riusciti a conquistare luoghi di confronto e di rappresentanza, ma ora, sembrano un lontano ricordo”. In tutta Europa, la risposta più diffusa ai movimenti migratori, sembra essere chiusura e paura, “Un errore drammatico – ha concluso l’europarlamentare -, una visione assolutamente miope: se c'è una cosa che rende sicura una società è includere nel senso di cittadinanza e condividere le regole”.
“Il Forum – ha tirato le fila dell’incontro il giornalista Luca Attanasio, uno degli organizzatori – segna l’inizio di un movimento che speriamo divenga sempre più ampio, di riflessione  e impegno concreto da parte di tutti per la convivenza e l’integrazione e rappresenta un inedito valore aggiunto della Festa dei Popoli”.
La giornata, dopo la celebrazione della Liturgia in Basilica, si è conclusa  con una festa di piazza celebrata sul sagrato della Basilica, che includeva la degustazione di prodotti gastronomici tipici di 14 comunità partecipanti e, dalle 15.00 in poi, lo spettacolo folkloristico multietnico con esibizioni di una ventina di gruppi provenienti dal mondo intero presentati dal conduttore e attore Manuel Mascolo. A margine del sagrato, molto pubblicizzata durante la messa, si è svolta la raccolta di firme Ero straniero che ha visto la partecipazione di tante persone.
 

 
 
 
 

Papa Francesco: in un cuore chiuso non può entrare lo Spirito Santo

Città del Vaticano - Solo lo Spirito Santo ci insegna a dire: “Gesù è il Signore”. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha sottolineato che dobbiamo aprire il cuore per ascoltare lo Spirito Santo e così poter dare testimonianza di Gesù Cristo. “State tranquilli, non vi lascerò orfani”, vi invierò un “avvocato”, lo Spirito Santo, per difendervi davanti al Padre. Francesco ha svolto la sua omelia muovendo dal lungo discorso di Gesù ai suoi discepoli nell’Ultima Cena. In particolare, il Papa ha messo l’accento proprio sul Paraclito, lo Spirito Santo, che – ha osservato – ci accompagna e “ci dà la sicurezza di essere salvati da Gesù”.
Solo lo Spirito Santo, ha ripreso, “ci insegna a dire: ‘Gesù è il Signore’”: “Senza lo Spirito, nessuno di noi è capace di dirlo, di sentirlo, di viverlo. Gesù, in altri passi di questo discorso lungo, ha detto di Lui: ‘Lui vi condurrà alla Verità piena’, ci accompagnerà verso la Verità piena. ‘Lui vi farà ricordare tutte le cose che io ho detto; vi insegnerà tutto’. Cioè, lo Spirito Santo è il compagno di cammino di ogni cristiano, anche il compagno di cammino della Chiesa. E questo è il dono che Gesù ci dà”.
Lo Spirito Santo, ha detto, è “un dono: il grande dono di Gesù”, “quello che non ci fa sbagliare”. Ma dove abita lo Spirito, si chiede il Papa? Nella Prima Lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, incontriamo la figura di Lidia, “commerciante di porpora”, una che “sapeva fare le cose” alla quale “il Signore le aprì il cuore per aderire alla Parola di Dio”: “Il Signore le aprì il cuore perché entrasse lo Spirito Santo e lei venisse fatta una discepola. E’ proprio nel cuore, dove noi portiamo lo Spirito Santo. La Chiesa lo chiama ‘il dolce ospite del cuore’: è qui. Ma in un cuore chiuso non può entrare. ‘Ah, e dove si comprano, le chiavi per aprire il cuore?’. No: è un dono anche quello. E’ un dono di Dio. ‘Signore, aprimi il cuore perché entri lo Spirito e mi faccia capire che Gesù è il Signore’”.
Questa, ha ribadito, è una preghiera che dobbiamo fare in questi giorni: “Signore, aprimi il cuore perché io possa capire quello che Tu ci hai insegnato. Perché io possa ricordare le Tue parole. Perché io possa seguire le Tue parole. Perché io arrivi alla verità piena”.
Cuore aperto, dunque, “perché lo Spirito entri, e noi, ascoltare lo Spirito”. Io, ha proseguito, “farò due domande soltanto che si possono prendere da queste due Letture”: “Prima: io chiedo al Signore la grazia che il mio cuore sia aperto? Seconda domanda: io cerco di ascoltare lo Spirito Santo, le sue ispirazioni, le cose che Lui dice al mio cuore perché io vada avanti nella vita di cristiano, e possa testimoniare anche io che Gesù è il Signore? Pensate a queste due cose, oggi: il mio cuore è aperto, e io faccio lo sforzo di sentire lo Spirito Santo, cosa mi dice. E così andremo avanti nella vita cristiana e daremo anche noi testimonianza di Gesù Cristo”. (A. Gisotti – Radio Vaticana)
 
 

Papa Francesco: cinque nuovi cardinali per la Chiesa cattolica

Città del Vaticano – Papa Francesco ha annunciato ieri, al termine della preghiera mariana del Regina Coeli, la nomina di cinque nuovi cardinali. Il concistoro si terrà il prossimo 28 giugno alla viglia della festa dei Santi Pietro e Paolo. La provenienza dei nuovi cardinali, ha spiegato papa Francesco “da diverse parti del mondo manifesta la cattolicità della Chiesa diffusa su tutta la terra e l’assegnazione di un titolo o di una diaconia nell’Urbe esprime l’appartenenza dei cardinali alla diocesi di Roma che, secondo la nota espressione di S. Ignazio, ‘presiede alla carità’ di tutte le Chiese”. Il Papa ha quindi comunicato che giovedì 29 giugno concelebrerà la Messa con “i nuovi cardinali, con il collegio cardinalizio, con i nuovi arcivescovi metropoliti, i vescovi e alcuni presbiteri”. “Affidiamo i nuovi cardinali alla protezione dei Santi Pietro e Paolo, affinché con l’intercessione del Principe degli Apostoli, siano autentici servitori della comunione ecclesiale e con quella dell’Apostolo delle genti, siano annunciatori gioiosi del Vangelo nel mondo intero e, con la loro testimonianza ed il loro consiglio, mi sostengano più intensamente nel mio servizio di vescovo di Roma, pastore universale della Chiesa”, ha pregato il Papa.
Ecco i nomi comunicati dal pontefice: Mons. Jean Zerbo, arcivescovo di Bamako (Malí), Mons. Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona (Spagna), Mons. Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma (Svezia), Mons. Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, vescovo titolare di Acque nuove di Proconsolare, vicario apostolico di Paksé (Laos) e Mons. Gregorio Rosa Chávez, vescovo titolare di Mulli, ausiliare dell’Arcidiocesi di San Salvador”. (R. Iaria)
 
 

Papa Francesco ricorda la preghiera per la Cina

Città del Vaticano - Giovedì 24 maggio si celebra la Giornata di Preghiera per la Cina. Lo ha ricordato ieri Papa Francesco dopo la preghiera mariana del regina Coeli in piazza San Pietro. “Il prossimo 24 maggio ci uniremo tutti spiritualmente ai fedeli cattolici in Cina – ha detto il Papa – nella ricorrenza della Beata Vergine Maria ‘Aiuto dei Cristiani’, venerata nel santuario di Sheshan a Shanghai. Ai cattolici cinesi dico: alziamo lo sguardo a Maria nostra Madre, perché ci aiuti a discernere la volontà di Dio circa il cammino concreto della Chiesa in Cina e ci sostenga nell’accogliere con generosità il suo progetto d’amore. Maria – ha aggiunto Papa Francesco - ci incoraggia ad offrire il nostro personale contributo per la comunione tra i credenti e per l’armonia dell’intera società. Non dimentichiamo di testimoniare la fede con la preghiera e con l’amore, mantenendoci aperti all’incontro e al dialogo, sempre”. E ieri a Napoli, nella parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli al Museo, una celebrazione, promossa dalla comunità cattolica cinese in Italia e dalla diocesi di Napoli, presieduta dal card. Crescenzio Sepe  animata dalla comunità cinese.
La Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina è stata istituita, nel 2007, da papa Benedetto XVI.
Papa Francesco, ieri, sempre nel dopo Regina Coeli, ha rivolto un appello per la Repubblica Centrafricana, da cui “giungono purtroppo notizie dolorose”. “Scontri armati hanno provocato numerose vittime e sfollati, e minacciano il processo di pace”, ha detto il pontefice: “Sono vicino alla popolazione e ai vescovi e tutti coloro che si prodigano per il bene della gente e per la pacifica convivenza. Prego per i defunti e i feriti e rinnovo il mio appello: tacciano le armi e prevalga la buona volontà di dialogare per dare al Paese pace e sviluppo”. (R. Iaria)
 

Reggio Calabria: oggi un convegno su “Migrazioni tra business e sfruttamento”

Reggio Calabria - “Migrazioni tra business e sfruttamento. La tratta degli esseri umani e le nuove forme di schiavitù”. Questo il tema di un convegno che si svolgerà questa sera presso la Libreria Paoline di Reggio Calabria, promosso dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi e dalle Paoline. Al convegno interverranno il giornalista di Avvenire Nello Scavo, Roberto Di Palma, magistrato e sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Reggio Calabria; Giovanni Fortugno responsabile della Comunità Papa Giovanni XXIII di Reggio Calabria e Maria Rosa Impalà, avvocato e coordinatrice del progetto Incipit.
I continui sbarchi che interessano le nostre coste e le situazioni di emergenza che ne scaturiscono – scrive il settimanale della diocesi “L’Avvenire di Calabria”  hanno portato “il nostro contesto territoriale, sociale ed ecclesiale, ad affrontare problematiche relative a nuove e svariate forme di povertà e violenza legate alla vulnerabilità sociale degli immigrati”.
 
 
 

Migrantes Roma: domenica la festa dei popoli

Roma - Domenica 21 maggio, a San Giovanni in Laterano, si svolgerà la XXVI edizione della Festa dei Popoli. Intitolata “Costruiamo ponti non muri”, è organizzata dall’Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni (Migrantes) del Vicariato di Roma, dalla Caritas diocesana di Roma e dall’Impresa Sant’Annibale Onlus con il patrocinio dei Missionari Scalabriniani, dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e della Regione Lazio, in collaborazione con le comunità etniche di Roma e provincia, il Centro Astalli, la Comunità di Sant’Egidio, le Acli provinciali e le Api-Colf (Associazione professionale italiana dei collaboratori familiari). «Quest’anno - spiega monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes - la festa porterà un titolo tratto da una frase molto nota di Papa Francesco, “Costruiamo ponti e non muri”, per sottolineare l’importanza del dialogo che anche una semplice festa può far nascere tra le comunità etniche e la città che le ospita. Ma anche per ricordare a Roma che dietro a un evento come questo, espressione di una quotidianità serena in un momento storico in cui le migrazioni sono analizzate sempre e solo nei loro aspetti più problematici, ci sono significati universali che stanno interpellando l’intero Occidente nella sfida possibile del dialogo tra i popoli e della pacifica condivisione del creato».
La Festa prenderà il via alle 10 nel Pontificio Seminario Romano Maggiore (piazza San Giovanni in Laterano 4). Qui si svolgerà il forum “Comunità migranti, Chiesa e Città di Roma: donne in dialogo per l’integrazione tra i popoli”. Sarà un convegno tutto al femminile che esporrà gli esiti di una ricerca promossa dall’Ufficio per la pastorale delle migrazioni di Roma e condotta da quattro donne rappresentanti di altrettante macro-aree di provenienza all’interno delle comunità immigrate, attorno a tre domande chiave: Cosa può fare la mia comunità per migliorare dialogo e condivisione? Cosa chiediamo alla Città di Roma per migliorare dialogo e condivisione? Cosa chiediamo alla Chiesa di Roma per migliorare dialogo e condivisione? La riflessione avrà da un lato l’ambizione di proporre una chiave di lettura moderna e aggiornata sul tema della coabitazione, dall’altra di avviare un processo che conduca a un concreto impegno per divenire operatori di pace e di dialogo. Esito finale di questo lavoro sarà un documento che può essere intitolato “Le 3 C del dialogo tra i popoli”. Una dichiarazione di impegno delle Comunità, un appello alla Città e una richiesta rivolta alla Chiesa per promuovere un autentico spirito di fratellanza. Dopo i saluti di benvenuto e la presentazione dei lavori da parte di monsignor Felicolo, interverranno la missionaria scalabriniana Ana Paula Ferreira da Rocha, Elena  Tonka, per l’Ucraina, Zenaida Villanos Baro, per le Filippine,  Patricia Bovadin, per il Perú, e Cecilia Agyeman Anane, per il Ghana. Quindi sarà la volta di Francesca De Martino, addetta dell’Ufficio per la pastorale delle Migrazioni della diocesi di Roma, e dell’europarlamentare Silvia Costa. Alle 12.30 è prevista la Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano: sarà presieduta dal vescovo Mons. Paolo Lojudice, ausiliare della diocesi di Roma e presidente della Commissione regionale Migrantes o, sarà concelebrata da 60 sacerdoti cappellani delle comunità straniere di Roma, vi prenderanno parte attiva 40 diverse comunità e sarà animata musicalmente da 10 cori che si alterneranno durante la liturgia, coordinati da padre Farid Salaab, della comunità libanese maronita. La giornata proseguirà con un momento conviviale che prevede la degustazione di prodotti gastronomici tipici di 14 comunità partecipanti, tra loro: quella siriana con una cuoca di Aleppo e una rappresentanza della comunità rom e sinta di Roma; al pomeriggio, verso le 15, prenderà il via lo spettacolo folkloristico multietnico con esibizioni di una ventina di gruppi provenienti dal mondo intero presentati dal conduttore e attore Manuel Mascolo.