Primo Piano

Ravenna: migranti in aiuto alla città

Ravenna - La scorsa settimana un violento nubifragio ha colpito la Riviera dell’Alto Adriatico, con un morto a Comacchio, e ingenti danni alle strutture turistiche alla città di Ravenna. Proprio in quest’ultima città, una ventina di giovani richiedenti protezione internazionale (ragazzi dai 20 ai 30 anni che provengono per la maggior parte da Nigeria, Gambia e Senegal) e otto volontari delle associazioni Radio club Mistral e Zarlot, divisi in quattro squadre, si sono messi al lavoro per la rimozione dei rami che ancora rimangono ai lati delle sedi stradali e in alcune aree. Continueranno a lavorare insieme tutte le mattine. Ma, se necessario, sono pronti a continuare la prossima settimana.
Prima che si mettessero all’opera, gli assessori alle Politiche per l’immigrazione e alla Protezione e al Volontariato, Valentina Morigi e Giannandrea Baroncini, hanno salutato tutti, commentando: «È
molto bello vedervi qui, tutti assieme, pronti a dare il vostro contributo in questa situazione. Siete un bellissimo esempio di partecipazione civica».
Per l’accoglienza dei profughi è arrivata la disponibilità da varie associazioni di volontariato. «Questo fatto e la disponibilità dei rifugiati a lavorare volontariamente per ripulire la città e il territorio colpiti dal maltempo – concludono i due amministratori pubblici – ci fa particolarmente piacere, dimostrando ancora una volta che a Ravenna istituzioni e cittadini hanno a cuore allo stesso modo il bene della comunità».
 

Tv2000: alcune segnalazioni del palinsesto della prossima settimana

Roma - Lunedì 10 luglio, alle 22.40, “Why Poverty?”, un progetto cross mediale internazionale partito nel 2012 che ha messo insieme una serie di documentari, in onda ogni lunedì, al fine di sensibilizzare sul tema della povertà. Uno spaccato sul mondo, che racconta ambiguità e contraddizioni della realtà contemporanea, in cui l’80% delle risorse di tutto il pianeta continua ad essere sfruttato dal 20% della popolazione mondiale.
Dall’11 al 28 luglio, dal martedì al venerdì alle 19.30, “Storie e persone”, programma a cura di Sergio Canelles per raccontare vissuti quotidiani segnati dall’impegno per trasformare in meglio la realtà dove si vive. Voci ed esperienze di chi non si arrende. Tra le tante tappe: Marsiglia e il suo vecchio quartiere italiano, oggi abitato nella quasi totalità da magrebini, dove c’è il maggior numero di moschee della città ma anche la storica scuola popolare scalabriniana che offre corsi di alfabetizzazione a donne islamiche e doposcuola ai bambini; Aversa dove i cittadini ottengono l’uso di terreni abbandonati dell’immenso ex manicomio in cui lavorano detenuti in affidamento e soggetti psichicamente fragili; Marghera, ex polo del chimico italiano, i cui abitanti non si arrendono alle conseguenze dell’inquinamento e si impegnano per recuperare socialità e senso della comunità. Si va anche a Lucca dove prestigiose tenute agricole a rischio abbandono diventano modello per la creazione di nuovo lavoro. E in Albania dove i migranti di ritorno aprono imprese e dove numerose diocesi italiane hanno contribuito a costruire opportunità di sviluppo e lavoro.
Il 13 luglio la seconda puntata settimanale, in onda ogni giovedì alle 21.05, de “Il mondo insieme” con Licia Colò, volto da sempre legato alla documentaristica di viaggi e natura, che accompagna i telespettatori da una parte all’altra del globo attraverso immagini e racconti di chi il mondo lo conosce davvero. Senza trascurare le bellezze del nostro Paese e con un occhio attento anche ai nuovi modi di viaggiare, il low cost, il viaggio più “lento”, quello spirituale, e quello finalizzato alla conoscenza di cose che fino a ieri si guardavano poco. Insomma un viaggio attraverso il mondo, ma fatto con uno spirito diverso, più attento ai rapporti umani.
 

Umbria: percorsi formativi per gli operatori interculturali

Perugia - “Formare persone che possano lavorare con competenza sui temi dell’accoglienza dei migranti e della mediazione culturale è il segno concreto di una comunità che non alza muri, ma crea occasioni di integrazione, confronto, sviluppo”: lo ha detto l’assessore regionale dell’Umbria alla Coesione sociale Luca Barberini, intervenendo alla giornata conclusiva del percorso formativo di aggiornamento per mediatori interculturali promosso dalla Regione Umbria, attraverso i progetti “Promozione dell’accesso ai servizi per l’integrazione-Passi” e “Formare per Integrare”, realizzati con risorse europee a valere sul Fondo asilo, migrazione e integrazione (FAMI), con il coinvolgimento delle zone sociali e di un qualificato partenariato pubblico-privato.
I percorsi formativi – riferisce il settimanale cattolico “La Voce”  - hanno coinvolto 57 persone di diversa appartenenza culturale e di varie nazionalità, tutti residenti in Umbria. I corsi si sono svolti tra Perugia e Terni, con l’obiettivo di aggiornare gli operatori interculturali umbri e di costruire un sempre più qualificato team di mediatori linguistico-culturali, in grado di coprire l’intero territorio regionale attraverso interventi gratuiti di mediazione, a beneficio degli operatori del settore pubblico e dei migranti residenti o domiciliati in Umbria.
 
 

Tv2000: nuovo ciclo di reportage dall’Italia e dal mondo

Roma - Al via su Tv2000 il programma “Storie e persone”, un nuovo ciclo di reportage dall’Italia e dal mondo. In onda da martedì 11 luglio 2017 tutti i giorni dal martedì al venerdì alle 19.30
Un viaggio per raccontare vissuti quotidiani segnati dall’impegno per trasformare in meglio la realtà in cui si vive. Voci ed esperienze di chi non si arrende. Tra le tante tappe: Marsiglia e il suo vecchio quartiere italiano, oggi abitato nella  quasi totalità da magrebini, dove c’è il maggior numero di moschee della città ma anche la storica scuola popolare scalabriniana che offre corsi di alfabetizzazione a donne islamiche e doposcuola ai bambini; Aversa dove i cittadini ottengono l’uso di terreni abbandonati dell’immenso ex manicomio in cui lavorano detenuti in affidamento e soggetti psichicamente fragili; Marghera, ex polo del chimico italiano, i cui abitanti non si arrendono alle conseguenze dell’inquinamento e si impegnano per recuperare socialità e senso della comunità. Si va anche a Lucca dove prestigiose tenute agricole a rischio abbandono diventano modello per la creazione di nuovo lavoro. E in Albania dove i migranti di ritorno aprono imprese e dove numerose diocesi italiane hanno contribuito a costruire opportunità di sviluppo e lavoro.
 

Erasmus: crescono del 40% gli universitari italiani in partenza

Roma - Per l’anno accademico 2017-2018 è finanziata la mobilità Erasmus+ di 32.109 studenti italiani; tuttavia, sulla base dei numeri della partecipazione negli anni precedenti, si stima una crescita di oltre il 40% del numero degli studenti in partenza dagli Atenei italiani, in base a una diversa distribuzione delle borse di mobilità; ciò significa che gli universitari italiani in uscita nel 2017-18 saranno oltre 41mila. Per quanto riguarda l’anno in corso (2016-2017), il budget disponibile in Italia per finanziare attività di mobilità e progetti di cooperazione per il settore Università è di 72 milioni di euro.
L’Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire ha fornito i dati ieri nel primo di una serie di incontri, nella Facoltà di Lettere di Roma Tre, con gli istituti di istruzione superiore. Alla tre giorni (si chiude domani) partecipano i 245 istituti selezionati per le attività di mobilità nell’ambito del Programma Erasmus+ per il 2017.
«Il 2017 segna una forte crescita nella partecipazione italiana al Programma – dichiara il direttore dell’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, Flaminio Galli – grazie anche all’apertura oltre i confini europei. L’interesse del nostro paese verso il programma è sempre stato fra i più alti in Europa, registrando negli ultimi anni un incremento nella mobilità degli studenti universitari e confermando la forte capacità del sistema di istruzione superiore italiano di attrarre studenti, anche provenienti da Paesi extra Europei». Dall’inizio del programma (1987) a oggi, gli studenti universitari complessivamente coinvolti a livello europeo hanno superato i 4 milioni. L’Italia ha contribuito per il 10%, posizionandosi tra i quattro principali paesi.
 

Prodi: “nessuno in Europa vuole condividere l’accoglienza”

Roma -  “Nessuno in Europa vuole condividere l’accoglienza”. Lo ha detto l’ex premier, Romano Prodi, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, in merito alla questione migranti. “L’emergenza sbarchi – ha aggiunto Prodi - non la sta vivendo l’intera Europa perché ogni singolo Paese va per conto suo. Si mettono insieme solo accordi minori ma quando si va al sodo l’Europa non c’è. L’Italia è ancora sola”. “La Germania – ha proseguito Prodi - ha risposto intelligentemente al suo problema con i profughi avendo la possibilità di avere un Paese cuscinetto come la Turchia che per denaro fa da scuso. Noi abbiamo davanti la Libia ma non abbiamo questa possibilità”.
 

Mons. Cantoni: “cresciamo insieme nell’accoglienza”

Como - È in distribuzione in questi giorni, attraverso gli organi informativi della diocesi di Como, il documento “Cresciamo insieme nell’accoglienza”, frutto della riflessione comune degli uffici pastorali diocesani di Caritas e Migrantes. Si tratta di un “aggiornamento” rispetto al “Vademecum sull’accoglienza” e alle “Linee guida della diocesi di Como” sul tema migranti, entrambi pubblicati nel 2015. Il testo, dopo una prima parte introduttiva nella quale si inquadra il fenomeno migratorio, propone una riflessione sull’impegno cristiano per l’accoglienza e per l’ascolto di tutte le forme di povertà (in particolare, in questo frangente storico, la sfida migratoria) e offre alcuni esempi concreti di come la comunità cristiana può spendersi per dare il suo contributo. Si indicano, in modo molto pratico, le diverse possibili forme di accoglienza (i Cas, piuttosto che il coinvolgimento delle famiglie), anche solo offrendo un appoggio rispetto alle necessità contingenti (un pasto, una doccia…). Avendo sempre, come punto di riferimento, il rispetto della persona – nell’unità della sua dignità, fatta di diritti e di doveri –, della legalità e con l’attenzione a sollecitare le autorità, a tutti i livelli, ad assumere decisioni più giuste e più eque.
Ad accompagnare il documento di Caritas e Migrantes della diocesi una lettera del vescovo, Mons.  Oscar Cantoni. “Ho avuto modo di incontrare, in questi mesi, tante realtà che si occupano di solidarietà in Diocesi di Como e ringrazio il Signore per le numerose persone, comunità parrocchiali e di vita consacrata che danno una forte testimonianza di misericordia verso i più bisognosi”. È questo l’incipit della lettera che il vescovo Mons. Cantoni indirizza “ai fedeli e a tutte le persone di buona volontà… La cultura dello scarto e l’indifferenza verso chi è più povero sono aspetti in notevole crescita e non possono essere sottovalutati”, è la preoccupazione di Mons. Cantoni, il quale ricorda le tante forme di fragilità oggi presenti (i senza tetto, i disoccupati, le famiglie…). Evidente è il “dramma delle migrazioni”, che interroga in modo particolare il territorio della diocesi comense, luogo di frontiera, porta verso quel Nord Europa che in tanti sognano. Attualmente le strutture riconducibili a Caritas Como (comprendendo anche tutta la provincia di Sondrio e le Valli Varesine) ospitano 2500 persone. “Chiediamoci se, come comunità cristiana, stiamo facendo tutto il possibile per i fratelli più poveri e se come parrocchie, famiglie o singoli, abbiamo spazi, tempo o risorse disponibili… Varie comunità già si stanno interrogando e stanno assumendo ulteriori responsabilità, ma potrebbero essere molte di più”.
Per questo Caritas e Migrantes si mettono a disposizione per dare sostegno e progettualità a chi volesse cogliere la sfida dell’accoglienza.
 
 

Diocesi di Andria: l’accoglienza è l’identità dell’oratorio

Andria - “Let’s Go!” …andiamo”: è questo il tema dell’oratorio estivo della diocesi di Andria, comprendente i Comuni di Andria, Canosa di Puglia e Minervino Murge. Esperienza iniziata lunedì 26 giugno, scorso, in quasi tutte le comunità parrocchiali della Diocesi di Andria. La scelta di questo tema si pone in linea di continuità con il cammino della “Chiesa in Uscita” tracciato da Papa Francesco e incoraggiato dal vescovo della diocesi, Mons. Luigi Mansi.
L’invito, rivolto a tutte le Comunità, è di mettersi in gioco, uscire dalle “mura” delle proprie parrocchie e andare, costruire piazze di incontro e offrire la compagnia della cura e della misericordia a chi è rimasto ai bordi della strada.
Grande fermento, quindi, in tutte le parrocchie della Diocesi per vivere al meglio questa esperienza estiva dei più giovani, senza dimenticare che la proposta formativa è fatta anche agli adulti: “Come abbiamo proposto anche negli altri anni – sottolineano don Pasquale Gallucci e don Francesco Di Corato, Responsabili del servizio diocesano di pastorale giovanile, oltre alla proposta estiva delle due settimane proponiamo un percorso per gli adulti che traduca per loro nell’estate, con dinamiche laboratoriali, il tema del programma pastorale della ‘Chiesa in Uscita’”. Ma per questa edizione 2017 l’esperienza oratoriana propone una novità, la Comunità Migrantesliberi, di Andria si è fatta promotrice di una piccola iniziativa, ad alcune parrocchie (Gesù Crocifisso, Madonna della Grazia, Madonna di Pompei, S. Giuseppe Artigiano, S. Nicola di Mira, S. Riccardo, S.S. Sacramento, S.S. Trinità) ha chiesto di ospitare alcuni ragazzi migranti e rifugiati politici, e renderli partecipi come educatori alle diverse attività, che durante l’oratorio estivo sono svolte a favore dei nostri piccoli e dei ragazzi.  L’accoglienza è l’identità dell’oratorio. L’oratorio parrocchiale dai tempi di San Filippo Neri, ha sempre ricoperto un ruolo educativo fondamentale per piccoli, adolescenti e grandi, nella trasmissione e promozione di valori come ‘la centralità della persona’ e ‘attenzione verso i più deboli e bisognosi’. Le succitate Parrocchie, hanno aderito alla proposta con entusiasmo e hanno aperto le porte ai ragazzi migranti e richiedenti asilo politico, favorendo Integrazione Sociale e Dialogo Interreligioso, perché parte dei ragazzi migranti e richiedenti asilo politico sono di Religione Musulmana, e senza problemi condividono, il luogo, il tema, le iniziative promosse.
 

Rapporto Easo: calano le richieste d’asilo in Europa

Milano - Con la chiusura della rotta balcanica, l’Italia è diventata non solo il principale Paese d’ingresso dei migranti ma anche lo Stato europeo, insieme alla Germania, che ha registrato il più alto aumento di richieste d’asilo. Se da una parte infatti l’Unione europea registra un calo delle domande, 1,3 milioni nel 2016, con una diminuzione del 7% rispetto al 2015 (quando erano state presentate 1,4 milioni di richieste d’asilo), dall’altra, Italia e Germania registrano un aumento a doppia cifra delle domande presentate.
Secondo i dati pubblicati nel rapporto annuale di European asylum support office (Easo), l’Ufficio europeo per il sostegno dell’asilo, nel 2016, l’Italia ha ricevuto quasi 123mila domande d’asilo, pari a un aumento del 47% rispetto al 2015. Le 122.960 richieste sono pari al 9,5% del totale Ue. Anche
la Germania si conferma record con 745.155 domande, pari a un aumento del 56% rispetto all’anno precedente e al 58% delle domande d’asilo complessive nell’Ue. Stessa cosa per i minori non accompagnati: mentre in Europa sono complessivamente in calo le domande per questa categoria (-37% nel 2016 rispetto al 2015), in Italia si è registrato un aumento del 48% con 6.020 domande di cui il 29% di minorenni del Gambia. Anche la Germania ha visto crescere le richieste con +61% (35.935), di cui il 42% di minori afghani.
Secondo i dati pubblicati dall’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, l’Italia è anche il Paese che ha il più alto tasso di riconoscimento di una forma di protezione internazionale per i richiedenti asilo. «L’Italia, così come l’Olanda, è il Paese che ha concesso la quota più alta di forme di protezione sussidiaria» si legge nel rapporto.
L’accordo che l’Ue ha siglato con la Turchia nel marzo 2016 ha di fatto spostato la rotta dei flussi migratori, facendo del Mediterraneo centrale la principale rotta per i migranti africani verso l’Ue, con l’Italia come principale punto di ingresso.
In generale - si legge ancora nel rapporto di Easo - nel 2016 «gli Stati membri hanno constatato più di 511mila ingressi illegali, che corrispondono a circa 382mila nuovi arrivi dall’Africa, dal Medio Oriente e dall’Asia». Nel 2016 e 2017 si è registrato un aumento delle richieste di asilo di cittadini dai Paesi dell’Africa Occidentale - in particolare da Nigeria, Guinea, Costa d’Avorio e Gambia - e questo «è direttamente legato all’aumento degli arrivi in Italia».
Le principali nazionalità dei richiedenti asilo in Europa nel 2016 sono state siriana, afghana, irachena, pakistana e nigeriana. Mentre in Italia, la maggior parte dei richiedenti asilo sono nigeriani (il 22%). «Gran parte dei migranti che arrivano in Italia non hanno i requisiti per le redistribuzioni» ha detto Jean-Pirre Schembri, capo dell’unità comunicazione di Easo. Per poter partecipare al programma di "relocation" - la ridistribuzione da Italia e Grecia verso altri Paesi europei - è necessario che i richiedenti asilo siano di una nazionalità che ha un tasso di riconoscimento del 75% nelle domande di protezione internazionale a livello di Unione Europea.
Il rapporto europeo sottolinea inoltre che nel 2016 le richieste d’asilo che hanno ricevuto l’ok alla prima istanza sono aumentate dell’84% rispetto all’anno precedente. Anche l’approvazione in seconda istanza - che in Italia è stata abolita dalla riforma Minniti-Orlando - è cresciuta del 21% rispetto al 2015. (Daniela Fassini – Avvenire)
 

Scalabriniane: la lirica diventa un momento di dialogo tra i popoli con le “Valigie musicali”

Roma - La musica come momento di dialogo tra i popoli, potenziale espressivo e spazio per esprimere la propria identità. Questo l'obiettivo che ha portato domenica scorsa, il coro “Valigie musicali” ad esibirsi a Roma, con un saggio di Bel canto, uno stile vocale legato al canto lirico. La prima parte del programma ha compreso otto brani, di arie antiche di musica barocca eseguiti da due soprani Lalaina Ravaoarimalala e Etra Modica e la seconda arie sacre eseguiti dal coro.  Si tratta di un coro – diretto dalla maestra giapponese Miho Imazato - nato per volontà delle suore missionarie scalabriniane, che sin dalla sua origine si occupano di assistenza ai migranti. Laiche e religiose hanno preso parte a questa iniziativa che ha visto cantare brani di musica sacra e lirica. “Non conoscevo la musica classica, ma l’incontro con il coro valigie musicali e con le suore scalabriniane mi ha permesso di scoprire il canto lirico e dal quel momento per me e per il coro c’è stato un crescendo, uno sviluppo. Noi migranti sappiamo che non rimarremo qui per sempre, ci muoveremo, ma nella nostra valigia porteremo una voce educata per il canto e troveremo sempre la musica classica”, dice Lalaina Tahijanahary Ravaoarimalala. “E' una  piccola Onu della musica – spiega suor Etra Modica, missionaria scalabriniana – dalle Filippine al Brasile cerchiamo di unire i popoli attraverso la musica.
Il coro nasce nel 2012 per il 25esimo anniversario della Fondazione Migrantes, poi si è esibito a una delle feste dei popoli nel 2015 ed oggi presentando un saggio di musica classica; abbiamo avuto sempre maggiori riscontri su come la nostra attività possa essere strumento di valorizzazione dei migranti che vivono a Roma”. A comporre il coro, oltre alla stessa suor Etra – siciliana d'origine, la malgascia Lalaina Tahijanahary Ravaoarimalala, la tedesca Patrizia Bongo, la filippina Elizabeth Villaruel Pedernal, la brasiliana Marlene Vieira, la guatemalteca Maria Vicente Lopez. Al piano, l'albanese Kozeta Prifti. A presentare l'evento, Laura Frattari, italiana.
“Amo il coro da sempre perché possiede una forte carica umana che permette di vivere la musica in stretto contatto con la vita” – sostiene la maestra Imazato – “in più, è un meraviglioso laboratorio che favorisce la crescita personale prima ancora che musicale”. Il coro valigie musicali ha un obiettivo artistico chiaro: educare la voce, conoscere e approfondire la musica classica.
 

Panama: reso noto l’inno ufficiale della GMG 2019

Roma - Si intitola “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” l’inno ufficiale della GMG di Panama (22-27 gennaio 2019). Il canto, basato su ritmi tipici della cultura panamense, è stato presentato di fronte a migliaia di giovani e adulti convenuti al centro Atlapa di Panamá. L’inno è stato composto da Abdiel Jiménez.
L’arcivescovo di Panamá, Mons. José Domingo Ulloa Mendieta, ha spiegato che “quest’inno esprime la missione alla quale siamo chiamati come apostoli e missionari in questi tempi, seguendo l’esempio della Vergine Maria”.
 

Migrazioni: piano UE su 4 livelli

Bruxelles - Le proposte avanzate martedì 4 luglio dalla Commissione Ue sul versante migrazioni si configurano come azioni riguardanti almeno quattro livelli: Ue, Stati Membri, Italia, Paesi terzi. Ma al contempo tali proposte devono fare i conti con la realtà. Così, mentre a Strasburgo Jean-Claude Juncker e Frans Timmermans, presentavano ieri il documento dell’Esecutivo in vista del Consiglio dei ministri degli Interni del 6 luglio, il governo di Vienna minacciava di schierare al Brennero blindati e 750 soldati per evitare ingressi di migranti dall’Italia, mentre Francia e Spagna ribadivano la contrarietà ad aprire i loro porti alle navi delle Ong che salvano migranti dalla morte nel Mediterraneo. Come ha affermato lo stesso Frans Timmermans a questo riguardo, l’Italia merita aiuto e sostegno, “ma abbiamo altri 27 Stati membri che forse hanno delle altre idee”, quindi “vedremo giovedì alla riunione dei ministri dell’Interno che cosa possiamo fare”.
Circa le proposte avanzate dalla Commissione, si può forse affermare che non ci siano novità di grande rilievo; appare piuttosto la volontà di concertare una serie di azioni, appunto su più piani, sperando poi che i 27 partner europei tendano davvero la mano all’Italia e non si chiudano dietro muri e omissioni, come fatto finora. Il documento della Commissione porta una premessa: “La perdita di vite e i continui flussi di migranti, soprattutto economici, sulla rotta del Mediterraneo centrale rappresentano un problema strutturale e una fonte di preoccupazione grave e urgente non soltanto per l’Europa ma anche per l’intero continente africano”, vi si legge. “Il 30 giugno il ministro dell’Interno italiano Marco Minniti ha inviato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri Ue, il ministro dell’Interno estone Andres Ansvelt, e al commissario per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos, nella quale faceva presente che presto la situazione in Italia non sarebbe più stata sostenibile”. La questione della migrazione nel Mediterraneo centrale “sarà all’ordine del giorno della riunione informale dei ministri della giustizia e degli affari interni del 6 e 7 luglio”: da qui il contributo della Commissione alla riunione, che peraltro non esclude “ulteriori azioni alla luce dei risultati delle discussioni e degli sviluppi sul campo”. Il documento illustrato ieri si intitola: “Piano d’azione della Commissione Ue sulle misure a sostegno dell’Italia per ridurre la pressione sulla rotta del Mediterraneo centrale e aumentare la solidarietà”. Circa i diversi livelli d’intervento, la Commissione individua anzitutto i compiti della Ue, che vanno da maggiori stanziamenti di bilancio verso l’Italia alla messa a disposizione di personale per affiancare l’attività della guardia costiera libica; l’Ue dovrebbe inoltre rimettere in discussione il Regolamento di Dublino e la politica dell’asilo; infine può farsi garante della stesura di un codice di condotta per le Ong, che l’Italia proporrebbe alla riunione ministeriale, definendo compiutamente regole di intervento, area di azione, modalità e luoghi per lo sbarco dei migranti recuperati dal mare (senza trascurare il tema della trasparenza dei finanziamenti). Agli Stati membri – secondo livello di intervento – la Commissione rivolge richieste finora rimaste inevase, fra cui una vera disponibilità per ricollocare 160mila migranti da Italia e Grecia, maggiore disponibilità all’accoglienza, contribuire al Fondo per l’Africa deciso assieme a La Valletta lo scorso anno (dovrebbe toccare 2,5 miliardi indirizzati allo sviluppo per affrontare le “cause remote” della migrazione, ma sono stati finora versati pochi milioni di euro).
All’Italia giungono specifiche richieste fra cui: accelerare la “piena attuazione” della legge Minniti, piena identificazione dei migranti che arrivano nella penisola attraverso gli hotspot, una specifica attenzione ai minori non accompagnati, il rimpatrio dei migranti economici “che non hanno diritto alla protezione internazionale”. In Estonia il ministro Marco Minniti si presenta con il piano per aggiungere altri 6 hotspot fra Sicilia, Calabria e Sardegna, il rafforzamento dei Cie, la richiesta di rivedere l’operazione “Triton”. “Noi siamo in regola con le richieste Ue, ora gli altri facciano la loro parte”, lascia intendere. Di fronte avrà governi di altri Stati poco propensi a dare una mano all’Italia, a partire dai Paesi Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) da sempre chiusi a ogni collaborazione europea sul tema delle migrazioni.Altri compiti sono assegnati ai Paesi terzi africani: operatività della guardia costiera libica; controllo della frontiera meridionale della Libia; definizione dell’area di intervento di salvataggio in mare per Libia, Egitto e Tunisia; lotta alla tratta. (Gianni Borsa – Sir)
 

Como: ospitate 2.500 persone nelle strutture della diocesi

Como – “Ho avuto modo di incontrare, in questi mesi, tante realtà che si occupano di solidarietà in diocesi di Como e ringrazio il Signore per le numerose persone, comunità parrocchiali e di vita consacrata che danno una forte testimonianza di misericordia verso i più bisognosi».
È questo l’incipit della lettera che il vescovo Mons. Oscar Cantoni indirizza «ai fedeli e a tutte le persone di buona volontà» come accompagnamento a un corposo documento che porta la firma della Caritas e dell’Ufficio Migrantes diocesani.
«La cultura dello scarto e l’indifferenza verso chi è più povero sono aspetti in notevole crescita e non possono essere sottovalutati», è la preoccupazione di monsignor Cantoni, il quale ricorda le tante forme di fragilità oggi presenti. Evidente è il «dramma delle migrazioni», che interroga in modo particolare il territorio della diocesi comense, luogo di frontiera, porta verso quel Nord Europa che in tanti sognano. Attualmente le strutture riconducibili a Caritas Como (comprendendo anche tutta la provincia di Sondrio e le Valli Varesine) ospitano 2.500 persone. «Chiediamoci se, come comunità cristiana, stiamo facendo tutto il possibile per i fratelli più poveri e se come parrocchie, famiglie o singoli, abbiamo spazi, tempo o risorse disponibili... Varie comunità già si stanno interrogando e stanno assumendo ulteriori responsabilità, ma potrebbero essere molte di più». Per questo Caritas e Migrantes si mettono a disposizione per dare sostegno e progettualità a chi volesse cogliere la sfida dell’accoglienza. Il documento in distribuzione proprio in questi giorni è un aggiornamento del vademecum e delle linee guida pubblicate nel 2015. «Ci sono proposte concrete – dicono le due realtà – e indicazioni dei molti modi attraverso i quali si può essere di aiuto e sollievo, mettendo sempre al centro le persone e sollecitando le autorità, a tutti i livelli, a decisioni più giuste e solidali». (Enrica Lattanzi)
 

Casa della Carità e Sicet: rom, accesso alla casa via all’inclusione

Milano – “Una battaglia giudiziaria da continuare per sostenere il diritto dei rom alla casa». Così Casa della Carità e Sicet, il sindacato inquilini della Cisl, si sono espresse, in una nota, «in merito alla recente sentenza con cui il Tar della Lombardia ha rigettato il ricorso presentato da N.H., ex residente del campo rom di via Idro, la quale chiedeva che il provvedimento di sgombero dell’insediamento, dove abitava regolarmente dal 1996, fosse equiparato allo sfratto in termini di punteggio per l’assegnazione della casa popolare». Per Casa della Carità e Sicet (che hanno supportato il ricorso assieme a European Roma Rights Centre) la sentenza rappresenta «uno stop all’effettivo superamento dei campi e ad una reale inclusione sociale e abitativa dei rom», sancita anche dalle linee guida «approvate nel 2012 dalla giunta Pisapia ». Invece, l’equiparazione allo sfratto dello sgombero da un campo regolare – com’era quello di via Idro, campo comunale autorizzato, chiuso nel 2016 – «rappresenterebbe uno strumento importante per promuovere l’inclusione».
 

Torna per abbracciare chi gli aprì la porta

Cosenza - Mohamed è tornato a Sant’Andrea dello Jonio sei anni dopo, riabbracciando le stesse persone che nel 2011 lo accolsero, curarono e ospitarono non facendolo mai sentire straniero. A lui come agli altri cinquantasei migranti che il giorno di Pasquetta giunsero sul litorale catanzarese non su una nave della Marina ma con un barcone di fortuna, dopo giorni e notti di navigazione in mare aperto senza alcuna certezza e l’acqua razionata.
Mohamed era uno dei quattordici minorenni che sognavano l’Italia e l’Europa. Adesso ha 21 anni, una moglie, un bimbo di 14 mesi e un altro in arrivo. Vive e lavora nel Lazio, ma un pezzo del suo cuore non s’è mai mosso da Sant’Andrea dello Jonio, legato a volti amici che lo hanno trattato come un figlio. Il 21enne egiziano è particolarmente legato al sindaco dell’epoca, Gerardo Frustaci, che assieme ad altri volontari sei anni fa gli spalancò le braccia del paese. Lo considera il suo padre putativo.
I migranti adulti furono rimpatriati poco dopo lo sbarco mentre i minori vennero inseriti nel programma speciale previsto per loro. «Alla maggiore età ho avviato l’iter per il permesso di soggiorno, trovando lavoro nell’ortofrutta», racconta il giovane che nei giorni scorsi ne ha rivisti tanti dei volontari i quali «stavano con noi giorno e notte». Hanno cenato, scherzato e ricordato quella primavera calabrese dopo la fuga dall’Egitto nel caos in seguito destituzione del presidente Mubarak. «C’era il terrore, una specie di guerra civile che rendeva del tutto incerto il futuro», narra Mohamed adesso felice, al fianco degli amici. (Domenico Marino – Avvenire)
 

Papa Francesco: “vicino a quanti si aprono saggiamente al complesso fenomeno migratorio”

Città del Vaticano - “Sono vicino con l’affetto e l’incoraggiamento a quanti, istituzioni, realtà associative e singoli si aprono saggiamente al complesso fenomeno migratorio con adeguati interventi di sostegno, testimoniando quei valori umani e cristiani che stanno alla base della civiltà europea”. Lo afferma Papa Francesco in un messaggio inviato all’Ansa nei giorni scorsi sul portale Infomigrants.net, il flusso di notizie per i migranti realizzato dall’agenzia con i partner europei “France Media Monde” e “Deutsche Welle”.
“Desidero esprimere il mio sincero apprezzamento – dice il Papa – per l’importante iniziativa e auspico che da una parte favorisca l’integrazione di queste persone con un doveroso rispetto delle leggi dei Paesi che accolgono, dall’altra susciti nella società un rinnovato impegno per una autentica cultura dell’accoglienza e della solidarietà. “La presenza di tanti fratelli e sorelle che vivono la tragedia dell’immigrazione è un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo tra le culture, in vista della promozione della pace e della fraternità tra i popoli”. “Assicuro la mia preghiera, invocando la protezione di Dio, padre di tutti – afferma ancora il Papa – affinché si faccia compagno di strada di quanti sono costretti a lasciare la propria terra a causa di conflitti armati, di attacchi terroristici, di carestie, di regimi oppressivi. Possano questi migranti – conclude il Pontefice – incontrare dei fratelli e delle sorelle sotto ogni cielo, che condividano con essi il pane e la speranza nel comune cammino”.
 
 

Boeri: Chiudendo le frontiere “rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale”

Roma – “Non abbiamo bisogno di chiudere le frontiere. Al contrario, è proprio chiudendo le frontiere che rischiamo di distruggere il nostro sistema di  protezione sociale. Siamo consapevoli del fatto che l’integrazione degli immigrati  che arrivano da noi è un processo che richiede del tempo e comporta dei costi e che il problema dell’integrazione dei rifugiati è per molti aspetti ancora più complesso”. A dirlo questa mattina il Presidente dell’Inps, Tito Boeri nella relazione in occasione della presentazione del Rapporto annuale. Chiudendo le frontiere "rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale", ha detto Boeri  sottolineando che "una classe dirigente all’altezza deve avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno di un numero crescente di immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale”. L’Inps ha eseguito una simulazione dell’evoluzione da qui al 2040 della spesa sociale e delle entrate contributive nel caso in cui i flussi di entrata di contribuenti extra-comunitari dovessero azzerarsi: nei prossimi 22 anni avremmo 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi per le casse dell’Inps. Insomma, una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo”.
Gli immigrati che arrivano in Italia sono sempre più giovani e rappresentano 150mila contribuenti in più ogni anno; molti - spiega Boeri - lasciano il nostro Paese prima di maturare i requisiti per la pensione e ci regalano i loro contributi: “Nostre stime prudenziali sono ad oggi di circa un punto di Pil”. “Abbiamo perciò bisogno di più immigrati - è  la conclusione di Boeri - Impedire loro di avere un permesso di soggiorno quando sono in Italia è la strada sbagliata perché li costringe al lavoro nero e li spinge nelle mani della criminalità”.
 
 

Ambasciata d’Italia a Praga: a bordo su “Nave Italia”

Roma -  “Nave Italia”, il brigantino a vela più grande del mondo, proprietà della Marina Militare e dallo Yacht Club italiano, salpa oggi dal porto di Genova con un equipaggio d’eccezione composto da quattordici bambini in via di guarigione da malattie oncologiche o con gravi disagi sociali provenienti dalla Repubblica Ceca. In compagnia di cinque volontari e dei membri dell’equipaggio, i bambini sbarcheranno in Sardegna l’8 luglio dopo quattro giorni di navigazione nel Mediterraneo allietata da laboratori creativi combinati con animazioni e attività marinaresche. Ad accoglierli all’ospedale di Olbia i pazienti del reparto di pediatria, con i quali condivideranno le esperienze di viaggio e ai quali sarà dedicato uno spettacolo teatrale-musicale incentrato sul mare e sull’amicizia tra i popoli.
L’iniziativa – organizzata dall'Ambasciata d'Italia a Praga con la collaborazione dell'associazione ceca “Chance4Children” e della fondazione italiana “Tender To Nave ITALIA” – ha come obiettivo quello di regalare a dei giovani in situazione di disagio, anche affettivo, un’esperienza speciale, un’avventura che li possa aiutare a guardare alla vita con nuovi stimoli e con una rinnovata fiducia, accrescendo l’autostima e la capacità di agire in maniera indipendente. “Ho contribuito con entusiasmo al progetto di ‘Nave Italia’, sia per allargare gli orizzonti di un’iniziativa molto apprezzabile al di fuori dei confini nazionali italiani sia per proiettare il modello in una dimensione internazionale che coinvolgesse quattordici bambini cechi – ha dichiarato a tal proposito l’Ambasciatore Aldo Amati – Sono felice che venga loro offerta un’opportunità straordinaria che spero rimanga nei loro cuori per sempre e li aiuti a guardare alla vita con ottimismo e ambizione. Si apre al contempo un nuovo importante capitolo nelle relazioni italo-ceche che vede coinvolto anche il locale ministero della Salute che ringrazio per il prezioso sostegno”. Fanno eco al diplomatico italiano le parole di saluto del Ministro Miloslav Ludvik e della sua vice, la sottosegretaria Lenka Teska Arnostova: “Il progetto ha meritato il nostro convinto sostegno in quanto mira ad aiutare dei bambini che hanno dovuto affrontare malattie e disagi, anche sociali. Relax, divertimento e nuove amicizie in Italia sono in questo momento la giusta terapia per loro.  Auguriamo a tutti i bambini che questa sia una bella avventura".
Il progetto “Na palubu – A bordo” su Nave Italia è stato realizzato grazie alla generosità di Vub Bank, Nova Mosilana, Bolton Group, CNH Industrial, FPT Industrial, Sko-Energo, PSN e Czech Airlines, la compagnia di bandiera ceca che ha garantito gratuitamente gli spostamenti aerei tra i due Paesi.
 

OIM: 101.219 arrivi in Europa attraverso il Mediterraneo nel 2017

Roma - Sono 101.219 i migranti e i rifugiati arrivati in Europa attraverso il Mediterraneo nel 2017. A questi vanno aggiunte 2.247 persone che non ce l’hanno fatta e sono morte o disperse nel Mare Nostrum. Ad approdare sulle coste italiane sono state 85.183 persone; circa 6.400 in Spagna; poco meno di 9.300 in Grecia; in Turchia si sono fermate 273 persone. I dati sono la fotografia ad oggi della situazione della crisi dei migranti resa nota dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), agenzia dell’Onu che si occupa dei flussi migratori. Nei primi sei mesi del 2016 gli arrivi erano stati oltre 230mila, i morti poco meno di 3.000.
 

Migranti: stop di Francia e Spagna agli sbarchi nei loro porti

Roma - Francia e Spagna si dicono pronte a sigillare i loro porti, l’Austria a schierare l’esercito al Brennero. Sono poco concilianti le risposte europee alle richieste d’aiuto italiane, alla vigilia dell’incontro informale dei Ministri dell’Interno UE a Tallin. E a poco servono, nel concreto, i complimenti di Donald Trump: la Casa Bianca ha fatto sapere che il Presidente Usa parlando al telefono con Gentiloni ha lodato “gli sforzi dell’Italia per affrontare la rilevante crisi migratoria libica”. Il nodo più difficile da sciogliere all’incontro dei Ministri dell’Interno Ue sarà l’ipotesi di far sbarcare i migranti soccorsi in porti di altri Paesi Ue. Difficoltà si registrano anche sulla questione delle risorse per il Fondo fiduciario d’emergenza dell’Unione europea per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione, al quale per il momento, gli Stati membri hanno versato solo 89 milioni di euro. (Sir)