Primo Piano

Scalabriniane: al via corsi di italiano, inglese e informatica per i migranti

Roma - Sono partite le iscrizioni ai corsi di lingua e cultura italiana per migranti, inglese e informatica nel centro delle suore missionarie scalabriniane di via Alba 35 (Ponte Lungo) a Roma. I percorsi formativi sono gratuiti e sono tenuti dai volontari dell’associazione Assmi (Associazione suore scalabriniane a servizio per/con i migranti). Per informazioni è possibile inviare una email a assmi2012@gmail.com.
 

Papa Francesco in Colombia: p. Emerson, “un momento di grazia”

Roma - Papa Francesco in queste ore è in volo verso la Colombia per il suo XX viaggio internazionale, dove resterà  fino a domenica 10. Si tratta del quinto viaggio apostolico in America Latina. “Un momento di grazia”, dice a www.migrantesonline.it, il coordinatore Migrantes per la pastorale dei latino-americani in Italia, p. Emerson Campos Anguilar: Papa Francesco “è un missionario per la riconciliazione. La sua presenza aiuterà a scoprire che sì è possibile tornare ad unirci come nazione per imparare a guardarci di nuovo con occhi di speranza e misericordia. Noi dobbiamo essere gli artigiani della nostra Pace, come Gesù ci ha insegnato. Per questo, come chiesa, abbiamo la responsabilità di essere missionari di Pace ed incontro”. Per padre Emerson “questo sogno richiede lo sforzo di tutti e si costruisce tutti i giorni”. In questi giorni la famiglia colombiana in Italia sta “pregando molto per questo viaggio affinché la visita del Santo Padre sia portatrice di frutti di pace”.
In Italia vivono 18.777 cittadini colombiani: oltre il 60% sono donne mentre in Colombia risiedono circa 17.000 italiani. Circa 140 i missionari italiani che operano nel Paese latino americano. (R.Iaria)

 

Miano: parroci invitano a superare gli stereotipi sui rom

Napoli -  “Il degrado a Miano non lo porteranno i rom, ma ha cause fortemente radicate in una criminalità organizzata che ha occupato, poi gestito, spazi vuoti”. Lo scrivono, in una nota inviata al Sir, i parroci di Miano (diocesi di Napoli), don Francesco Minervino, padre Lillo Di Rosa, don Salvatore Cinque, fra Gerardo Ciufo, padre Carlo De Angelis, dopo la decisione delle autorità competenti di sistemare dei rom “profughi” dall’incendiato campo di Scampia nell’ex caserma Boscariello a Miano e la protesta da parte di alcuni cittadini. “La gente del nostro quartiere è brava gente solidale e accogliente verso tutti e particolarmente verso coloro che sono in stato di disagio – sottolineano i parroci -. A Miano il degrado ha una storia antica fatta di non gestione, non soluzioni, rimandi. Questo intossica la convivenza e si arriva paradossalmente a prendersela con il più debole. Come in tutte le situazioni che non si affrontano, si accumula delusione e la delusione ha un prezzo: diventano tutti più elettrici, offensivi, difensivi. Ci sono situazioni che durano da anni e che la politica non risolve, distratta e troppo assente”. Di fronte “alle molteplici emergenze del nostro territorio, la Chiesa oggi si sente sotto pressione, perché chiamata a fare da ‘supplente’ in diverse emergenze. La Chiesa è accanto ai poveri, ma non ha il potere di sradicare la povertà. Alle politiche sociali, quando mancano o sono carenti, non è possibile rispondere in termini di supplenza”, evidenziano i sacerdoti. “Come normali cittadini e ancor più come cattolici siamo tenuti a superare e a far superare stereotipi e slogan che non fanno altro che diffondere pregiudizi e soprattutto non bisogna soffiare sul fuoco dell’odio razziale. Dobbiamo essere convinti che ogni essere umano, come ogni vita umana, merita sempre e comunque rispetto, anche chi questo rispetto sembra non meritarlo o volerlo. Può sembrare per alcuni un limite, ma segna la civiltà di un popolo".
 

MCI Germania: festa ecumenica a Bochum

Francoforte - A conclusione di un anno pastorale dedicato all’ecumenismo ed in preparazione anche al Convegno Nazionale delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, centrato sullo stesso tema, per sabato 16 settembre è in programma a Bochum - al RuhrCongress – una festa ecumenica all’insegna del tema “Wie im Himmel so auf Erden”. Verrà aperta alle ore 10,00 dai presidenti dell’Ev. Kirchentag dr. Christina Aus der Au e del ZdK dr. Thomas Sternberg, con diversi relatori, tra cui il presidente del Bundestag dr. Norbert Lammert. Nel pomeriggio, dalle 14,00 alle 15.30 dodici gruppi di lavoro, in più luoghi della città. La Festa si concluderà con una celebrazione ecumenica, guidata dal presidente della Conferenza Episcopale tedesca, il card. Reinhard Marx, dal Presidente del Consiglio della Chiesa Evangelica Landesbischof Heinrich Bedford-Strohm, e da rappresentanti di altre confessioni cristiane. (T.B.)
 
 

Vescovi Usa: Cancellazione Daca “decisione inaccettabile e riprovevole”

New York -  “Una decisione inaccettabile e riprovevole, un passo indietro nel progresso del Paese, un’azione che mostra assenza di misericordia e una visione ristretta del futuro”. È una condanna durissima quella espressa dai vescovi statunitensi a seguito della cancellazione del Daca, il programma di protezione per i minori arrivati negli Usa senza uno status giuridico legalmente riconosciuto. Ieri il presidente Donald Trump ha affidato al ministro della giustizia Session l’annuncio dell’abrogazione del provvedimento, che consentiva ai giovani, arrivati negli Usa come minori dal giugno 2007 e che al 2012 non avessero compiuto 31 anni, di usufruire di un permesso biennale rinnovabile per motivi di studio o di lavoro. Il Dipartimento per la sicurezza nazionale si impegnava, inoltre, a non deportare i giovani autorizzati, definiti “sognatori” – “dreamers”, a meno che non commettessero delitti. Ora il Congresso avrà sei mesi di tempo per definire una nuova legislazione che eviti il rimpatrio di circa 780mila tra studenti e lavoratori. La Chiesa Usa ha dichiarato, riferisce oggi il Sir,  la sua disponibilità a supportare i giovani colpiti dalla decisione presidenziale “qualunque sia il loro stato di immigrazione” e ha voluto precisare, contro le false notizie in circolazione, che i beneficiari del programma non hanno ricevuto aiuti governativi o status giuridici particolari ma semplicemente sono stati autorizzati temporaneamente a lavorare e studiare negli Usa, rinunciando in tal modo alla deportazione. La dichiarazione congiunta firmata dal presidente della Conferenza episcopale DiNardo, dall’arcivescovo di Los Angeles, Gomez, dal presidente della Commissione delle migrazioni Vásquez e da mons. Tyson, presidente della sottocommissione per la cura pastorale dei migranti, non fa sconti alle scelte politiche delle ultime ore e precisa che “la cancellazione del programma è indebita, provoca paure inutili nei giovani e nelle famiglie” e non riconosce il contributo alla società statunitense dato da questi ragazzi che“ continuano a lavorare e a servire il Paese anche attraverso il servizio militare”. I presuli concludono spiegando che la “decisione non riflette chi siamo come americani” e che “la nostra nazione ha agito in modo contrario alla Scrittura soprattutto nel passo che chiede di accogliere i bambini nel nome di Gesù”. L’auspicio dei vescovi è che il Congresso agisca con immediatezza verso una soluzione legislativa che impedisca di fatto il rimpatrio di migliaia di giovani “che sono intrecciati al tessuto della nostra Chiesa e della nostra società e che dal punto di vista sociale e umano, sono giovani americani”.
 
 

“Ripensare le pedagogie”: da domani il nuovo convegno di “Scholè”

Brescia - Fedele al consueto appuntamento di ogni anno, si svolgerà a Brescia presso il Centro di spiritualità “Mater Divinae Gratiae” – domani e venerdì il LVI Convegno di Scholé. Organizzato dall’editrice Morcelliana e dall’editrice La Scuola, coordinato da Luciano Pazzaglia, attirerà in città oltre un centinaio studiosi dell’educazione e delle istituzioni scolastiche. "Ripensare le pedagogie", questo il titolo del colloquio per questa nuova edizione , che vedrà affiancare alle relazioni dei pedagogisti quelle di esperti di altre discipline –dalla filosofia alla storia delle religioni- con l’intento di allargare gli orizzonti.
“La scelta è  nata, innanzi tutto, dalle considerazioni riguardanti l'acutizzarsi che nell'attuale società globalizzata e multiculturale vengono ad avere le urgenze educative. Basterebbe pensare alla crescente separazione tra società ricche e società povere, al diffondersi nel campo scolastico di certa cultura meritocratica di stampo neo-liberale…, non c'è da stupirsi che anche nel nostro Paese larghe fasce di giovani, soprattutto delle periferie urbane, corrano il rischio di subire autentiche forme di ghettizzazione”, spiega Pazzaglia, segretario di “Scholé”. E aggiunge: “Non meno seri, poi, sono i problemi educativi sollevati dal carattere multiculturale che le grandi migrazioni stanno imprimendo alla nostra società, le cui scuole sono frequentate, in percentuali sempre più alte, da figli di stranieri”. Qui le difficoltà principali stanno non solo, nell' elaborare una proposta pedagogico-didattica che promuova i nuovi arrivati senza penalizzare i nativi, quanto nel riuscire a realizzare a partire dalla scuola, una vera convivenza tra le identità socio-culturali e religiose presenti . Sfida che implica un approccio alla complessa questione educativa lontano da analisi approssimative, capace di favorire non solo una maggior compattezza fra aree che raggruppano ad esempio la pedagogia, la storia della pedagogia, la pedagogia sociale, ma un reale ripensamento della pedagogia nel suo insieme. La due giorni vedrà confrontarsi pedagogisti e specialisti provenienti da altre discipline. Il  programma prevede che, nella prima sessione (presieduta da Milena Santerini), Giuseppe Tognon, storico della pedagogia, “incaricato di riferire sulla fondatezza di una pedagogia al singolare, dialoghi con Giovanni Filoramo, storico del cristianesimo cui si è chiesto di focalizzare le modalità con cui le religioni, sottoposte all'impatto con la modernità, la globalizzazione e i grandi sommovimenti demografici, possano farsi portatrici di una proposta educativa; mentre, nella seconda sessione (presieduta da Alessandra La Marca), Pier Cesare Rivoltella, docente di tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento, si soffermi sui rapporti tra pedagogia e razionalità scientifiche, in dialogo con Natoli, docente di filosofia teoretica, cui si è rispondere ad un quesito ineludibile: in una società fluida è ancor possibile praticare un'educazione alle virtù?”.
 

Vescovi Marche ricordano don Giorgetti

Loreto - L’Assemblea dei vescovi delle Marche, riunita ieri a Loreto, ha ricordato la figura di don Giorgio Giorgetti, scomparso di recente che svolgeva il compito di coordinamento della commissione regionale Migrantes.  don Giorgetti è morto nella mattinata di lunedì 14 agosto scorso, colto da malore mentre era in bicicletta.  Aveva compiuto da poco 70 anni. Nato a Fossombrone il 9 giugno 1947 don Giorgetti era stato ordinato sacerdote il 22 dicembre 1973.
 

Papa Francesco da domani in Colombia

Città del Vaticano - Solcherà l’oceano Atlantico, percorrendo 19.650 chilometri quadrati, per recarsi in un solo Paese. Inizia domani mattina il viaggio di Papa Francesco verso la Colombia, unica meta di questo viaggio apostolico che si concluderà il prossimo 11 settembre attraversando Bogotà-Villavicencio-Medellín-Cartagena.
Papa Francesco è il terzo pontefice ad andare in Colombia: il primo è stato Paolo VI nel 1968 in occasione dell'incontro dei vescovi latino-americani a Medellin. Giovanni Paolo II vi si recò invece nel 1968: fu una visita di 7 giorni, in cui Wojtyla raggiunse 10 città andando anche in una zona colpita da un recente, violento terremoto con migliaia di vittime. Dopo l’arrivo e la cerimonia di benvenuto domani pomeriggio all’aeroporto di Bogotá il pontefice raggiungerà la Nunziatura apostolica.  Giovedì 7 incontri istituzionali e la visita al presidente Juan Manuel Santos. Quindi la sosta alla Cattedrale, dove venererà il dipinto della Madonna di Chiquinquirá, patrona della Colombia. Dopo la benedizione dei fedeli e l’incontro con i vescovi, il Pontefice vedrà il comitato direttivo del Celam. Nel pomeriggio la Santa Messa nel Parco Simon Bolivar. Venerdì 8 settembre tappa a Villavicenciodove celebrerà la Santa Messa col rito di beatificazione di due martiri colombiani: il vescovo di Arauca, mons. Jesús Emilio Jaramillo Monsalve, e il sacerdote Pedro María Ramírez Ramos mentre nel pomeriggio è previsto un incontro di preghiera per la riconciliazione nazionale. Sabato papa Bergoglio sarà a Medellin dove celebrerà la Santa Messa all’aeroporto della cittàe farà visita al “Hogar San José”, una casa d’accoglienza per bambini orfani e in difficoltà. Poi nello stadio coperto La Macarena, incontrerà sacerdoti, religiose, consacrati e consacrate, seminaristi e i loro familiari. Ultima tappa di questo ventesimo viaggio internazionale del suo pontificato sarà Cartagena, domenica 10 settembre. Qui, dopo la benedizione della prima pietra delle case per i senzatetto e dell’Opera Talitha Qum, reciterà l’Angelus e farà una visita alla Casa Santuario di San Pietro Claver. Dopo il tributo alla memoria del gesuita spagnolo, celebrerà la Santa Messa, quindi il congedo e la partenza per Roma Ciampino. Durante i cinque giorni pronuncerà dodici discorsi.
 

Musei Vaticani: prima mostra coreana in Vaticano

Città del Vaticano – Sarà inaugurata sabato 9 settembre la prima mostra coreana in Vaticano dal tema “Come in cielo così in terra. Seul e i 230 anni della Chiesa Cattolica in Corea”.
Organizzata dalla Chiesa Cattolica in Corea con la collaborazione del Comitato di Esaltazione dei Martiri Coreani della diocesi di Seul, la mostra è a cura della diocesi stessa e del Seul Museum of History ed ha il patrocinio del Governo Metropolitano di Seul, dell’Ambasciata della Repubblica di Corea presso la Santa Sede e dei Musei Vaticani.
Mediante l’esposizione di 181 preziose opere, la mostra – spiega una nota - testimonia come nei secoli la conoscenza del Vangelo si sia diffusa e viva nella Penisola Coreana.
L’esposizione presenta non solo la storia degli inizi della fede cattolica in Corea con le prime missioni e le prime persecuzioni risalenti a circa 200 anni fa, ma anche la storia moderna con la partecipazione della Chiesa ai movimenti sociali, offrendo un panorama globale che abbraccia oltre due secoli di vita e di fioritura del Vangelo nella Penisola Coreana.
“Questa speciale mostra è una grande opportunità per presentare la cultura e l’eredità della Chiesa Cattolica Coreana alla Chiesa universale” – dichiara Padre James Won Jong-hyun, Vicepresidente del Comitato di Esaltazione dei Martiri Coreani – “e credo che sia anche un’opportunità per il mondo per conoscere la Corea”.
L’esposizione è allestita nel Braccio di Carlo Magno, maestoso ambiente che collega la Basilica di San Pietro con il Colonnato del Bernini e sarà aperta al pubblico con ingresso gratuito dall’11 settembre al 17 novembre 2017.
La mostra verrà presentata alla stampa internazionale con una anteprima che si terrà venerdì 8 settembre nel Braccio di Carlo Magno mentre sabato le cerimonie di apertura inizieranno con una S. Messa inaugurale presieduta dal Cardinale Andrew Yeom Soo-jung nella Basilica di San Pietro in Vaticano.
La data del 9 settembre ha un significato speciale per la Chiesa Cattolica in Corea, perché è il giorno del 1831 in cui Papa Gregorio XVI ha annunciato l’Istituzione del Vicariato Apostolico di Joseon. Il fatto che Papa Gregorio XVI sia sepolto nella Basilica di San Pietro aggiunge un particolare rilievo all’occasione.
Si prevede che circa 600 persone parteciperanno alla S. Messa inaugurale, tra cui la Conferenza Episcopale Cattolica della Corea, Autorità Vaticane, 83 Ambasciatori della Santa Sede e i delegati giovanili di 15 paesi asiatici.
Durante tutta la S. Messa inaugurale, musica tradizionale coreana sarà eseguita da una corale composta dal Coro dell’Arcobaleno (costituito da bambini provenienti da famiglie multiculturali) e dal Coro del Comitato di Esaltazione dei Martiri Coreani.
Il 10 settembre il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung celebrerà una S. Messa nella sua chiesa titolare di San Crisogono a Roma con i pellegrini coreani.
 

Profughi tra i monti: dall’Africa alla Valle di Susa

Torino - Sono invisibili, non fanno nulla per apparire; neppure il colore della pelle li fa uscire dalla loro condizione di “sommersi” che aspirano ad essere “salvati”. Sono i profughi; tutti giovani, alcuni giovanissimi, parecchi i minorenni; fuggono dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla povertà. Partono dalla Costa d’Avorio, dalla Nigeria, dall’Eritrea, dalla Guinea Bissau e attraversano deserti, affrontano rischi, subiscono angherie e torture di ogni tipo a volte dalle stesse “autorità” (quelle libiche sembrano distinguersi in disumanità) che dovrebbero aiutarli e proteggerli.
Poi trovano il modo di salire su un barcone in Libia e attraversano il mare con la compagnia e l’aiuto dei poco raccomandabili “scafisti”; rischiano di naufragare tra le onde del Mediterraneo, di essere abbandonati tra le onde. I più fortunati vengono salvati e portati sulle nostre coste. Da qui comincia un’altra avventura. C’è chi fugge dai centri di raccolta, sale lo stivale italico e prova a oltrepassare il confine perché, in mezzo a noi, proprio non vuole e non è interessato a stare. Vuole andare in Francia ma, dall’altra parte, queste persone proprio non sono gradite. Alla faccia degli impegni internazionali e di parole come solidarietà e accoglienza ormai svuotate di significato nell’Europa delle burocrazie, degli Stati “sovrani” e delle opinioni pubbliche sempre più permeate da xenofobia e razzismo.
Così, da qualche mese, più o meno dalla fine di giugno, la marcia disperata dei profughi arriva anche in Valle di Susa per fermarsi davanti al muro delle montagne, a Bardonecchia. Non sono i numeri di Ventimiglia o di altre zone del nord Italia, ma le stime parlano di 20-30 persone al giorno che dalla Perla delle Alpi tentano (alcuni ce la fanno) di varcare il confine con la Francia. Arrivano qui perché tutte le altre porte “europee” (Ventimiglia, Brennero, Como) sono blindate. Rischi e pericoli sono tanti. Il primo, ormai “scartato” dagli stessi disperati in marcia, fino a qualche tempo fa era la galleria ferroviaria del Frejus. Avventurarsi nei 14 km del tunnel significa ingaggiare una sorta di roulette russa con la morte: la probabilità di essere risucchiati sotto i binari da un treno in transito è altissima. Così, 24 ore su 24, all’ingresso italiano del tunnel staziona un blindato con due alpini, fucile a collo. Mentre le Ferrovie stanno ultimando (dovrebbe essere pronto in questi primi giorni di settembre) la posa dei dispositivi che rilevano la presenza di persone all’interno del tunnel; sistema che sul lato francese è attivo da tempo e che, sul lato italiano, viene realizzato con tempi record per un soggetto mastodontico come le Ferrovie italiane.
I profughi che arrivano col treno a Bardonecchia e che vengono attesi e controllati dalla polizia italiana (senza essere fermati) sono comunque messi in guardia dall’avviso, scritto in cinque lingue, comprese quelle arabe e africane, affisso sui muri della stazione: “Attenzione pericolo! Se stai pensando di entrare in Francia percorrendo a piedi i binari del treno, fermati! Già alcune persone hanno perso la vita, poiché la linea ferroviaria passa in una galleria stretta e in caso arrivasse un treno non c’è lo spazio per spostarsi di lato e salvarsi. Quindi non tentare di passare il confine a piedi seguendo il percorso del treno: rischi di morire!”. “Abbiamo deciso di mettere quegli avvisi d’accordo con il Conisa – spiega il sindaco di Bardonecchia, Francesco Avato – perché la nostra prima preoccupazione è proprio quella di evitare che queste persone rischino la vita dentro il tunnel”.
L’unica strada per i sommersi che vogliono salvarsi rimane quella dei monti. Due le vie possibili: il Colle della Scala (1750 metri) e poi la discesa a Briançon. Oppure la Valle Stretta, sei ore e più di marcia a 2000-2500 metri sotto il monte Thabor per provare ad arrivare a Modane.
Un cammino che deve fare i conti con i pericoli della montagna (affrontata quasi sempre di notte, spesso con equipaggiamento inadeguato) e con la necessità di aggirare il posto di blocco della Gendarmerie francese posto al bivio tra il Colle della Scala e la valle Stretta. Poi non resta che sfidare Polizia ed esercito che pattugliano boschi e sentieri con i visori notturni. Tutta la zona oltre confine è di fatto militarizzata.
Proprio vicino alla “gare” di Briançon, cittadina francese appena oltre il confine con l’Italia, alcune organizzazioni cattoliche con i movimenti per i diritti dei migranti hanno allestito un centro di accoglienza, sostenuto dal sindaco di Briançon (che pare abbia disobbedito alle direttive del Governo francese e della Prefettura) e “tollerato” dalle forze dell’ordine francesi. Già, il mondo cattolico. Lo stesso che sul versante italiano dà (con discrezione e senza violare le leggi) aiuto ai migranti. Come don Claudio Claudio Curcetti, della parrocchia di Lucento, e dei suoi ragazzi che, durante il campo estivo alla Maison de Chamois in Valle Stretta, hanno visto i profughi passare e non si sono certo girati dall’altra parte.
“Non tocca a me dire – spiega il sacerdote – se sia giusto o no respingere queste persone. Il compito dei cristiani è quello di seguire il Vangelo, dare da mangiare a chi ha fame, vestire chi è nudo, aiutare chi è in difficoltà. Questo facciamo e questo abbiamo fatto. Abbiamo visto ragazzi stanchi, senza un abbigliamento idoneo per la montagna, che, se il tempo gira, rischiano di affrontare il freddo a 2500 metri solo con una tshirt”.
Don Claudio, che è impegnato nella pastorale dei Migranti (Migrantes) della diocesi di Torino, aggiunge che “nessuno di noi fa il ‘passeur’, certo non li carichiamo in auto e neppure facciamo trucchi. Ma nessuno ci può impedire di fare un pezzo di strada in compagnia di queste persone”. Già, non voltarsi dall’altra parte, non far finta di niente ma aiutare e condividere un pezzo di sentiero…
Intanto, al bivio tra Colle della Scala e Valle Stretta, giorno e notte, i poliziotti ai posti di blocco fermano le auto, chiedono cortesemente di aprire il cofano per vedere se dentro c’è qualcuno. E i bardonecchiesi? In paese li vedono: “Una notte appena chiuso, verso l’una e mezza – racconta l’uomo del bancone del bar della stazione – ho visto un gruppetto di profughi. Erano 12, scendevano da viale della Vittoria. Succede tutti i giorni e tutte le notti”. Sono i sommersi che, ancora una volta, chiedono di essere salvati e che continuano a bussare alle porte di un’Europa che pare sempre più chiusa in se stessa. (Bruno Andolfatto -SIR)
 
 

Bose: un convegno sul dono dell’ospitalità

Roma - «Il dono dell’ospitalità» è il titolo del XXV Convegno internazionale di spiritualità ortodossa che il Monastero di Bose (Magnano – Biella) tiene da oggi a sabato 9 settembre, «in un tempo in cui i volti sofferenti di decine di migliaia di uomini e donne privati della casa e della patria da guerre, persecuzioni, carestie, interpellano non solo le politiche dei paesi europei, ma la coscienza di ciascuno di noi».
Sono attesi i patriarchi ortodossi di Costantinopoli Bartholomeos I e Alessandria d’Egitto Theodoros II. Relazione introduttiva di Enzo Bianchi sulla figura biblica dello straniero.
 

Devozioni: la madonna dei Martiri venerati dai molfettesi nel mondo

Molfetta – Sono già iniziate le celebrazioni in preparazione alla prossima festa della Madonna dei Martiri, compatrona della Diocesi di Molfetta. Intenso come sempre il susseguirsi di appuntamenti religiosi e civili, sia nella Basilica di Molfetta che nella cattedrale.  La Madonna dei Martiri è molto venerata anche in varie parti del mondo dove vivono i molfettesi. Per l’occasione il direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes, don Giuseppe De Candia, si trova, in questi giorni, a Hoboken, su invito della comunità italiana, per celebrare la novena in preparazione alla festa. Il viaggio  è l’occasione per il sacerdote di incontrare tanti italiani che vivono in quel territorio dove la festa viene celebrata da decine di anni.
 

Don De Robertis: dignità e diritti dell’uomo vanno garantiti ovunque

Bari – “Dignità e diritti dell’uomo vanno garantiti ovunque. Cosa sacrosanta, comunque, il poter arrivare in Europa senza affidarsi agli scafisti. Se l’Unione Europea volesse individuare una soluzione, la troverebbe”. A dirlo è il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, in una intervista al “Giornale di Sicilia”. Per il sacerdote “Se non si risolvono le cause di queste migrazioni di massa, se non si va alla radice del problema, è davvero difficile che tutto questo possa terminare”. “La soluzione – ha aggiunto - è rappresentata dai corridoi umanitari. Non comprendiamo perché persone che hanno già vissuto sofferenze inimmaginabili debbano, poi, affrontare un calvario pur di mettere in salvo  le proprie famiglie. Sarebbe positivo che le richieste di asilo vengano esaminate proprio ai confini delle zone di guerra. Altro discorso è la creazione di campi in Libia”. Per don de Robertis servono luoghi dove le persone possano essere esaminate “in tutta sicurezza. Anche nella mia parrocchia (la comunità di San Marcello a Bari, ndr) ho potuto ascoltare migranti e sono sempre rimasto colpito dal fatto che in quei racconti il tratto di viaggio ricordato come il più atroce è la permanenza in Libia. Non il deserto, né la traversata in mare, ma le prigioni libiche tra vessazioni e torture”.
                                                            
 

Vescovi Usa: il 9 settembre giornata nazionale di preghiera contro il razzismo

Washington D.C. - La Chiesa statunitense ha dichiarato il 9 settembre, festa di San Piero Claver, giornata nazionale di preghiera "per la pace nelle nostre comunità", per dar seguito alle iniziative intraprese nelle comunità cattoliche per combattere "il peccato del razzismo". La Giornata, riferisce l’agenzia Sir, era stata istituita lo scorso anno dall'arcivescovo Mons. Joseph Kurtz, allora presidente della Conferenza Episcopale Statunitense, durante le manifestazioni di protesta contro le ripetute uccisioni di afro-americani da parte della polizia.
Il vescovo Mons. George V. Murry, Presidente della nuova commissione contro il razzismo, istituita dopo gli scontri di Charlottesville, ha dichiarato che questa giornata sarà celebrata ogni anno proprio nella ricorrenza di san Pietro Claver, il gesuita spagnolo che aveva dedicato la sua vita a servire le persone ridotte in stato di schiavitù, lottando senza sosta per l'abolizione del commercio degli schiavi.
"San Pietro Claver è un modello per noi, per comprendere il duro lavoro e la perseveranza necessari nel combattere il peccato del razzismo e nel costruire la comunità", ha dichiarato Mons. Murry, che chiede di "cominciare e concludere l'agire concreto contro la discriminazione nella preghiera comune". Sul sito Web della Conferenza episcopale è stata predisposta una pagina con materiale di approfondimento, preghiere e attività indirizzate a combattere il razzismo.
 

Famiglia scalabriniana: in Svizzera l’incontro annuale dei tre istituti

Solothurn – Si è svolto a Solothurn in Svizzera, dal 31 agosto al 1° settembre l’incontro annuale delle direzioni generali dei tre istituti di vita consacrata nella Famiglia Scalabriniana: missionari, suore missionarie e missionarie secolari. L’incontro si è svolto presso il Centro Internazionale di Formazione (IBZ) “G.B. Scalabrini”, sede principale delle missionarie secolari scalabriniane.
Nell’attuale clima politico, in cui sembrano prevalere conflitti insanabili, ingiustizie e paure per la sicurezza che spingono all’autodifesa e alla chiusura, emerge sempre più la necessità della formazione delle persone, per rifondare la società a partire da relazioni di solidarietà e di fiducia. È fondamentale puntare sulla cultura dell’incontro per superare gli estremi dell’individualismo radicale o di un comunitarismo che esclude chi è diverso. L’incontro di quest’anno si è, dunque, concentrato sul tema della formazione: sia quella rivolta all’interno delle comunità della Famiglia Scalabriniana sia quella offerta a tutti – migranti e autoctoni – nei vari ambienti in cui operano i membri dei tre istituti.
I partecipanti all’incontro hanno potuto ascoltare due interventi di particolare interesse. Il primo da parte del Dott. Samad Qayumi, ingegnere ed ex ministro della pubblica istruzione in Afghanistan, il quale dopo il 1992 è dovuto fuggire in esilio proprio a causa del suo impegno a favore dell’educazione del popolo. Oggi vive in Svizzera e continua a dedicare il suo tempo alla formazione dei giovani – anche in collaborazione con l’IBZ Scalabrini a Solothurn –, affinché possa crescere la conoscenza e il rispetto delle diverse culture sulla base di un’effettiva giustizia globale. Samad Qayumi ha messo in rilievo la necessità di risvegliare nei giovani l’interesse per l’impegno politico perché imparino a “esprimere pubblicamente la propria opinione agendo a favore della pace”.
Secondo studi recenti oggi tanti giovani sono alla ricerda di Dio, ma di "un dio a modo mio" al di fuori della Chiesa. P. Albert Schmucki, francescano svizzero docente presso la Pontificia Università Antonianum e presso l’Istituto di psicologia della Pontificia Università Gregoriana a Roma, ha presentato una panoramica delle sfide emergenti in questo ambito. Molti giovani si pongono delle domande religiose, ma spesso all’interno della propria famiglia non ricevono risposte che possano aiutarli a maturare nella fede e nella vita. Secondo il Prof. Schmucki si evidenzia oggi la solitudine di una generazione caratterizzata dall’individualismo, che fa fatica a trovare degli adulti con i quali misurare il proprio progetto di vita. È, quindi, di fondamentale importanza per i giovani il dialogo con persone che prendano sul serio la loro formazione, mettendosi in cammino con loro.
L’ultima giornata d’incontro è stata dedicata allo scambio sulle nuove iniziative dei tre istituti scalabriniani sia nell’ambito dell’intervento diretto a favore dei migranti e dei rifugiati, sia nella sensibilizzazione del mondo politico, della società e della Chiesa nei vari continenti. (LD)
 

Sinodo dei vescovi: un seminario a Roma sulla condizione giovanile

Città del Vaticano - In preparazione alla XV Assemblea Generale Ordinaria sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, prevista per il mese di ottobre del 2018, la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi organizza un Seminario internazionale sulla condizione giovanile, che si terrà dall’11 al 15 settembre 2017, presso l’Auditorium della Curia Generalizia dei Gesuiti.
Al Seminario interverranno esperti provenienti dai cinque Continenti per approfondire temi riguardanti il mondo dei giovani oggi. Parteciperanno – informa oggi la Sala Stampa della Santa Sede -  anche alcuni giovani, come portavoce dei loro coetanei dei diversi contesti socio-culturali e religiosi delle varie aree geografiche del mondo.
 
 

Dialogo ecumenico: da domani incontro a Roma

Città del Vaticano - Dal domani al 9 settembre si terrà una riunione del Comitato di coordinamento della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. L’incontro avrà luogo a Leros (Grecia), ospitato dal Metropolita ortodosso Paisios (Aravantinos), del Patriarcato Ecumenico. I lavori saranno presieduti dal Card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e dall’Arcivescovo di Telmessos Iob (Getcha), del Patriarcato Ecumenico. Dopo la pubblicazione del documento congiunto “Sinodalità e primato nel primo millennio. Verso una comune comprensione nel servizio all’unità della Chiesa”, avvenuta lo scorso settembre a Chieti (Italia), il Comitato di coordinamento ha il compito di programmare i futuri passi del dialogo teologico cattolico-ortodosso.
 

Migrantes Cosenza “Convivialità delle differenze” per una reciproca conoscenza

Cosenza - Un week-end di incontro, conoscenza e scambio interculturale per giovani, adulti e famiglie. Questo in sintesi il campo-scuola sul tema “Convivialità delle differenze” che si è svolto a Longobardi  Marina (Cs) da venerdì  a ieri su iniziativa degli uffici Migrantes e ufficio Missionario della diocesi di Cosenza-Bisignano. La tre giorni sì è sviluppata attraverso un percorso che dalla prima giornata “Presentiamoci è passato alla condivisione dei “Valori” nella seconda giornata, per arrivare alla costruzione comune dei “Sogni” giornata conclusiva di ieri. Giornate in cui i 50 partecipanti (circa 20 bambini e ragazzi), operatori pastorali degli uffici, singoli e famiglie italiane e migranti provenienti da Siria, Afghanistan e Nigeria, si sono impegnati in attività di gioco, preghiera, riflessione, canti, musica e danze nel panorama della costa tirrenica cosentina. La condivisione del tempo e degli spazi – dice a migrantesonline.it il direttore diocesano Migrantes, Pino Fabiano - ha permesso, soprattutto grazie alla spontaneità dei bambini, di abbattere i pregiudizi e costruire relazioni significative.  Il campo ha “lasciato in tutti il desiderio di rincontrarsi per continuare – spiega Fabiano -  la conoscenza reciproca che ha valorizzato e non fatto diventare muro e separazione le differenze etniche, religiose e culturali dei partecipanti”. (Raffaele Iaria)
 

Mons. Arnolfo: gestire l’accoglienza impegno di tutti

Vercelli - Il tema delle migrazioni, indotte da fame, carestie, guerre o anche solo dalla legittima aspettativa di una vita migliore, rimane da anni al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, della politica e di tutti i soggetti che, a vario titolo, sono chiamati a dare una risposta alle necessità impellenti dei migranti, ma anche “un senso e una prospettiva alla loro presenza in mezzo a noi. È quanto afferma l’arcivescovo di Vercelli, Mons. Marco Arnolfo, nell’editoriale pubblicato sull’ultimo numero del settimanale diocesano “Corriere eusebiano”.  La Chiesa eusebiana – scrive il presule -  insieme con quella Universale, “non si è mai tirata indietro rispetto alle proprie responsabilità: le porte delle nostre strutture assistenziali, delle nostre canoniche, dei nostri istituti religiosi sono sempre state aperte. Insieme con le istituzioni civili abbiamo costruito progetti e percorsi di accoglienza e integrazione che, muovendo dall’emergenza, sapessero anche traguardare oltre. E non potrebbe essere altrimenti: solo in questo modo la Chiesa può credibilmente interpretare e attuare il Vangelo di Gesù. Non ci interessano la polemica politica o le contrapposizioni ideologiche: a noi è chiesto di essere di ‘parte’,  ma l’unica ‘parte’ che conosciamo è quella che ci spinge a fianco dei poveri, dei dimenticati, dei sofferenti”. “Questo – sostiene Mons. Arnolfo -  non ci impedisce di essere realisti: come già sottolineato, tutte le iniziative assunte dalla Chiesa eusebiana sono state attuate in stretto coordinamento con le autorità preposte, a partire dalla Prefettura, lavorando di concerto e cercando sempre l’intesa con le istituzioni civili, sia a livello statale sia con gli enti locali, perché siamo convinti che non ci possano essere percorsi di accoglienza seri e duraturi che stiano fuori dal perimetro della legalità. A questa alta responsabilità ci ha del resto richiamato di recente anche il Presidente della CEI, Card. Gualtiero Bassetti”.  Il presule ben comprende “i timori e le preoccupazioni degli amministratori locali che, a loro volta, sono chiamati ad affrontare questi temi e a individuare soluzioni ragionevoli. E proprio qui sta il nocciolo della questione: di fronte a un fenomeno epocale come le migrazioni in atto verso l’Italia e altri Paesi, siamo tutti chiamati a cercare risposte che muovano dal senso di umanità che dobbiamo provare verso ogni nostro fratello, una solidarietà concreta che tuttavia deve tradursi in progetti razionali e coordinati mettendo da parte la tentazione di un certo “spontaneismo buonista”, che non giova a nessuno, e in primo luogo ai soggetti direttamente interessati”. Ciò vale per le istituzioni nazionali, i corpi associativi, le Chiese locali, ma anche per l’Europa e le grandi organizzazioni mondiali.  Per l’arcivescovo, “non è ‘buonismo’, ma ‘buon senso’, invitare ad affrontare il tema delle migrazioni senza fomentare paure, partendo dai dati di fatto e lavorando tutti insieme per costruire un mondo che – conclude – riduca le diseguaglianze, vero humus in cui maturano violenza, terrorismo e fondamentalismo religioso”.
 
 

L’Azione Cattolica a Lampedusa: “Noi, testimoni di speranza”

L’occasione è data dall’appuntamento associativo “Attraverso: incontri al confine” che ha visto la presenza del presidente nazionale Lampedusa - A Lampedusa, in un luogo di confine, per testimoniare tutta la vicinanza dell’Azione Cattolica al tema dell’immigrazione. Si è svolta a Lampedusa la tre giorni dei vertici di AC sull’isola siciliana, simbolo di tanti drammi recenti e insieme crocevia di speranza per centinaia di miglia di persone.
 di Azione Cattolica, Matteo Truffelli, insieme ai vicepresidenti Giuseppe Notarstefano e Maria Grazia Vergari e una nutrita rappresentanza di adulti di Azione Cattolica. Scopo dell’incontro è testimoniare la riflessione e l’impegno di tutta l’associazione nei confronti di coloro che attraversano il mare in cerca di speranza e a coloro che li accolgono. Insieme, “fare memoria” del nostro tempo, di ciò che lo attraversa: è questo il senso dell’evento, che prevede anche l’incontro con il Forum Lampedusa Solidale, la visita alla Porta d’Europa, al cimitero dell’isola e al Santuario della Beata Maria Vergine di Porto Salvo, dove si terrà un momento di preghiera in occasione della Giornata nazionale per la custodia del Creato.
“Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore la commozione per quel libretto di salmi trovato sul fondo di una delle imbarcazioni giunte sulla costa lampedusana e donato a Papa Bergoglio in occasione dell’apertura delle celebrazioni per i 150 anni dell’Azione Cattolica Italiana”, sottolinea una nota dell’AC: “nel mare che circonda Lampedusa, alle porte del nostro Paese e dell’Europa tutta, quel libretto ci ricorda che anche oggi Gesù, così come fece con i discepoli su un’altra barca, continua a dire: 'Coraggio, sono io, non temete!'”.