Primo Piano

Diocesi Frosinone: contributo volontario dei migranti al Comune di Supino

Supino - Dopo alcune settimane di incontri e proposte è finalmente partito il progetto di volontariato animato dai richiedenti asilo accolti a Supino dalla cooperativa sociale Diaconia. Mercoledì 27 settembre i 6 giovani, accompagnati dall’assessore Anna Iacobucci e dall’operatore della cooperativa Marco Fiorini, hanno imbracciato le scope e iniziato a pulire il piazzale e la strada che porta al “pisciarello”, un luogo caro a tutti i supinesi. L’Amministrazione Comunale, senza dover sostenere alcun costo, ha siglato una convenzione con la cooperativa Diaconia (l’ente gestore dei servizi della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferenino) per la cura del verde e degli spazi pubblici: i giovani hanno così iniziato la loro attività di volontariato a servizio della comunità che li accoglie, evitando così di rimanere inattivi durante le ore del giorno che non occupano nei corsi di italiano. Lo stesso sindaco Gianfranco Barletta afferma che “è un’opportunità a cui stiamo lavorando da tempo insieme alla cooperativa Diaconia, credo sia importante che i ragazzi ospitati nel nostro paese possano entrare in contatto con la comunità supinese, dimostrando di poter svolgere un ruolo positivo”. È stato determinante anche il ruolo dell’assessore alle politiche sociali Anna Iacobucci, che insieme al primo cittadino, ha creduto da subito nell’iniziativa, lavorando in sinergia con la struttura operative di Diaconia. Durante la prima giornata di attività, molti i cittadini incuriositi che si sono avvicinati all’insolito gruppo e hanno appreso che si tratta di un servizio che i migranti svolgeranno per due mattine a settimana su tutto il territorio di Supino. L’iniziativa, oltre ad essere un piccolo segnale di riconoscenza nei confronti della popolazione supinese che finora ha accolto i rifugiati senza particolari problemi, vuole permettere l’incontro e la conoscenza tra persone con culture differenti che vivono nello stesso territorio. Il primo cittadino di Supino ha sottolineato: “Sono convinto che in questo modo possano essere superate tutte le diffidenze che portano a vedere questi giovani come persone pericolose. È un primo passo che l’amministrazione che guido compie con estremo convincimento”.
 

Papa Francesco: ritrovare le radici, no ad auto-esilio psicologico

Città del Vaticano - Chi ritrova le proprie radici è un uomo di gioia mentre “l’auto-esilio psicologico”, fa molto male. E’ la profonda riflessione che Papa Francesco ha fatto stamani nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta. Francesco esorta quindi a ritrovare la propria appartenenza, partendo dalla Prima Lettura odierna tratta dal Libro di Neemia. Vi si descrive “una grande assemblea liturgica”: è il popolo che è radunato presso la Porta delle Acque, a Gerusalemme. Era anche la fine di una storia durata più di 70 anni - nota Francesco -  la storia della deportazione a Babilonia, e quindi una storia di pianto per il popolo di Dio. Dopo il crollo dell’impero babilonese ad opera dei persiani, il re persiano Artaserse vedendo Neemia, suo coppiere, triste mentre gli versava il vino, cominciò a dialogare con lui. Neemia espresse il desiderio di tornare a Gerusalemme e “piangeva”: aveva “nostalgia della sua città”.
Il pensiero di Papa Francesco va, quindi, al Salmo che dice: “Lungo i fiumi di Babilonia sedevano e piangevano”. Non potevano cantare, le loro cetre erano appese ai salici ma non volevano dimenticare. E il Papa pensa anche alla “nostalgia dei migranti”, coloro che “sono lontani dalla Patria e vogliono tornare”. Francesco ricorda, in particolare, il gesto del coro a Genova alla fine della Messa: il canto Ma se ghe penso, “come ricordando tutti i migranti che volevano essere lì, alla Messa del Papa, ma erano lontani”. 
Neemia, quindi, si prepara a tornare e riportare il popolo a Gerusalemme. Si trattava di “un viaggio difficile”, nota Francesco, perché “doveva convincere tanta gente” e portare le cose per ricostruire la città, “ma soprattutto era un viaggio per ri-trovare le radici del popolo”. Dopo tanti anni, le radici “si erano indebolite” ma non erano perse. Riprendere le radici “significa riprendere l’appartenenza a un popolo”, spiega il Papa. “Senza le radici - prosegue - non si può vivere: un popolo senza radici o che lascia perdere le radici, è un popolo ammalato”:
“Una persona senza radici, che ha dimenticato le proprie radici, è ammalata. Ritrovare, riscoprire le proprie radici e prendere la forza per andare avanti, la forza per dare frutto e, come dice il poeta, ‘la forza per fiorire perché – dice – quello che l’albero ha di fiorito viene da quello che ha di sotterrato’. Proprio quel rapporto tra la radice e il bene che noi possiamo fare”.
In questo cammino però - nota  il Papa - ci sono state “tante resistenze”:
“Le resistenze sono di quelli che preferiscono l’esilio, e quando non c’è l’esilio fisico, l’esilio psicologico: l’auto-esilio dalla comunità, dalla società, quelli che preferiscono essere popolo sradicato, senza radici. Dobbiamo pensare a questa malattia dell’auto-esilio psicologico: fa tanto male. Ci toglie le radici. Ci toglie l’appartenenza”.
Il popolo, però, va avanti e arriva al giorno in cui la ricostruzione è fatta. Si raduna per “ripristinare le radici”, cioè – afferma il Papa – per ascoltare la Parola di Dio, che lo scriba Esdra leggeva. E il popolo piangeva ma questa volta non era il pianto di Babilonia: “era il pianto della gioia, dell’incontro con le proprie radici, l’incontro con la propria appartenenza”. Finita la lettura, Neemia li invita a far festa. Si tratta della gioia di chi ha trovato le proprie radici:
“L’uomo e la donna che ritrovano le proprie radici, che sono fedeli alla propria appartenenza, sono un uomo e una donna in gioia, di gioia e questa gioia è la loro forza. Dal pianto di tristezza al pianto di gioia; dal pianto di debolezza per essere lontani dalle radici, lontani dal loro popolo, al pianto di appartenenza: ‘Sono a casa’. Sono a casa”.
Quindi il Papa invita i presenti alla Messa a leggere il capitolo Ottavo di Neemia da cui è tratta la Prima Lettura odierna. E a domandarsi se non si lasci “cadere il ricordo del Signore”, se si inizi un cammino per ritrovare le proprie radici oppure si preferisca l’auto-esilio psicologico, chiusi in se stessi. E, infine, Francesco dice chiaramente  che se si ha “paura di piangere”,  si avrà “paura di ridere” perché , invece, quando si piange di tristezza, dopo si piangerà di gioia. Bisogna, quindi, chiedere la grazia del “pianto pentito”, “triste per i nostri peccati”, ma anche del pianto della gioia perché il Signore “ci ha perdonato e ha fatto nella nostra vita quello che ha fatto con il suo popolo”. Infine, la grazia di mettersi in cammino per incontrarsi con le proprie radici. (Debora Donnini – Radio Vaticana)
 
 

Ance: oggi la presentazione del Rapporto sulla presenza delle imprese di costruzione italiane nel Mondo

Roma - Si terrà questa mattina a Roma, presso la Farnesina, la presentazione congiunta MAECI-ANCE dell’Indagine annuale dell’ANCE sulla presenza delle imprese di costruzione italiane nel Mondo, organizzata nell’ambito della collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
L’incontro, nell’ambito del quale interverranno il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, e il Presidente Ance, Giuliano Campana, consentirà di offrire un quadro aggiornato delle intense attività a sostegno dell’internazionalizzazione del nostro settore.
In particolare, verrà illustrato il “Rapporto 2017”, con la classifica per fatturato delle aziende italiane di costruzione, i principali mercati nei quali operano nonché i settori prioritari di attività.
La presentazione del Rapporto sarà curata dal Vice Presidente dell’Ance e Presidente del Comitato Lavori all’Estero, Giandomenico Ghella.
 

Card. Bassetti: “cittadinanza è accoglienza e integrazione”

Firenze - La cittadinanza è il punto di arrivo di un percorso che va compiuto “gradualmente”. E che ha come presupposto “un’opera di accoglienza, integrazione, accompagnamento”. Il card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, sgombera il campo dalle questioni nominalistiche e sottolinea di non voler parlare di ius soli o ius culturale. Invece, dice ai giornalisti che a Firenze gli chiedono un commento sul provvedimento in discussione al Senato, a lui piace di più la parola “cittadinanza”.
Questa “non è qualcosa di meccanico, matematico” per cui “uno arriva e può subito averla”. È piuttosto “qualcosa che è frutto di un inserimento, di un ethos, nel quale per avere il diritto di cittadinanza si deve aver assorbito i valori della nazione”, ribadisce. A margine dell’incontro per il ventennale della Facoltà teologica dell’Italia centrale, il presidente dei vescovi italiani osserva, dunque, che “non basta la nascita”. E, senza entrare nei dettagli delle proposte parlamentari in materia, parla della cittadinanza come di “qualcosa che ci si conquista con un inserimento progressivo nel tipo di civiltà, di nazione, in cui siamo”. Un processo di integrazione fatto “gradualmente”, conclude, “mi sembra più rispettoso per tutti”.
 

Vescovi Liguria: un convegno su “Migranti, segno di Dio che parla alla Chiesa”

Genova - Migranti, segno di Dio che parla alla Chiesa”. Questo il tema di un convegno che si svolgerà, su iniziativa della Conferenza Episcopale Ligure, il prossimo 13 ottobre a Genova, al Museo del mare.
I vescovi liguri, lo scorso 23 aprile, avevano diffuso un documento dal titolo “Migranti, segno di Dio che parla alla Chiesa”. Il testo, che tiene conto degli interventi di Papa Francesco e della Conferenza Episcopale Italiana, tratta il tema dell’immigrazione dai Paesi poveri verso l’Europa ed in particolare verso l’Italia.  Ne inquadra la situazione, ne analizza le cause e ne riporta le conseguenze. Sottolinea la difficoltà dell’accoglienza, la generosità di chi vi opera a livello locale con spirito cristiano e umanitario, soprattutto nell’area frontaliera di Ventimiglia.
Il documento è anche - si legge in una nota diffusa oggi -  una presa di visione delle “problematiche universali riguardanti il fenomeno migratorio, sottolineando le responsabilità dei paesi più ricchi, auspicando il loro impegno nella ricerca di soluzioni efficaci; critica la superficialità e i pregiudizi di tante persone fondati su una paura costruita a tavolino e invita gli scettici a considerare la guerra, la fame, i disastri ambientali, le persecuzioni politico-religiose e la povertà endemica come cause di un fenomeno migratorio epocale”.
I Vescovi liguri si rivolgono in particolare alle loro Chiese affinché “siano d’esempio e non si scoraggino di fronte alle difficoltà di accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli immigrati aventi diritto di restare nel nostro Paese”.
Al convegno del prossimo 13 ottobre, saranno presenti i Vescovi della Regione Ecclesiastica Ligure che insieme ai partecipanti, prima di iniziare i lavori, visiteranno il Museo dell’emigrazione.
 

Jesi: un nigeriano nella redazione del settimanale diocesano

Jesi - “Sono immigrato in Italia dalla Nigeria attraverso mille tribolazioni che mi spezzano il cuore ogni volta che la mia mente rivisita quegli scenari”. Inizia così il racconto di Ahmed Azebeok, trentaduenne nigeriano, reporter di un quotidiano nel suo Paese, arrivato in Italia sei mesi fa e dal 26 settembre collaboratore della redazione del settimanale della diocesi di Jesi, “Voce della Vallesina”. Ahmed partecipa a tutte le attività ordinarie della redazione e ha la possibilità di conoscere la Chiesa e la città di Jesi. La sua esperienza – riferisce il SIR - è regolata da un accordo con il “Gruppo umana solidarietà Guido Puletti” (Gus) per favorire l’integrazione dei richiedenti asilo e rifugiati. Il suo desiderio è riuscire a parlare e capire bene la lingua italiana; per ora in redazione si parla un po’ inglese e un po’ italiano. “Le esperienze che ho vissuto e che sto vivendo – racconta ancora – mi ricordano un detto nigeriano che è meglio aiutare le persone e la società piuttosto che starsene a casa”. Tra queste esperienze, Ahmed ricorda la partecipazione, lo scorso mercoledì presso il Collegio Pergolesi, alla celebrazione per la prima professione di tre giovani indiani nella congregazione dei Fratelli di Nostra Signora della Misericordia. “La sequenza degli eventi gestiti da sacerdoti cattolici con l’aiuto delle suore mi ha insegnato diverse cose della fede cattolica”, commenta dimostrando apprezzamento anche per l’organizzazione del rinfresco, la qualità del cibo e dei vini. Della biblioteca diocesana dice che è “fonte di conoscenza cattolica”. “Posso sperimentare – conclude – che gli italiani non sono razzisti” e “posso tornare a sentirmi un giornalista come ero in Nigeria e stare in una redazione”.
 

Miur: a Lampedusa anche 200 studenti provenienti da Austria, Francia, Spagna e Malta

Lampedusa - Workshop, incontri, faccia a faccia con migranti e superstiti, esperti, addetti ai lavori e soprattutto loro, gli studenti 'sbarcati' già sabato scorso da tutta Italia, ma anche da Austria, Francia, Malta e Spagna, in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. Una iniziativa al suo secondo anno, promossa dal Miur in collaborazione con il Comitato 3 ottobre, reso possibile grazie all’impegno del Fondo asilo migrazione e integrazione gestito dal ministero dell’Interno. Sono 200 gli studenti impegnati a confrontarsi, dibattere, approfondire i temi dell’immigrazione, dell’integrazione e dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Frequentano l’ultimo triennio delle scuole secondarie di II grado e provengono da 35 istituti italiani e da quattro istituti di Austria, Francia, Malta e Spagna. Le alunne e gli alunni sono stati selezionati nelle oltre 230 scuole che hanno risposto al bando di concorso lanciato nel maggio scorso dal Miur. Cosa significa essere un migrante e un profugo? Come si può tracciare una via che porti alla piena integrazione? Come arrivare a una matura consapevolezza sui temi dell’accoglienza e dell’immigrazione? Quali parole usare per raccontare il fenomeno delle migrazioni? Cosa accade esattamente a Lampedusa, avamposto del Mediterraneo e porta d’accesso dell’Europa? Sono alcune delle domande a cui cercano di rispondere i ragazzi insieme ai loro interlocutori.
 

Papa Francesco: l’esempio di Gesù, solo verso la croce fra l’incomprensione dei suoi

Città del Vaticano – “Chiedere a Gesù la grazia di seguirlo da vicino”, per non lasciarlo solo, superando la tentazione di guardare noi stessi per “spartirsi la torta” degli interessi personali. Questo dovremmo fare, ha ricordato il Papa nella Messa celebrata ieri mattina nella cappella di Casa Santa Marta. Commentando il brano del Vangelo di Luca in cui, “mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme”, Francesco ha sottolineato come il Signore compia un passo preciso: “Accettò la volontà del Padre”. “Soltanto una volta” ha continuato il Papa, “si è permesso di chiedere al Padre di allontanare un po’ questa croce: ‘Padre – nell’Orto degli Ulivi – se possibile, allontana da me questo calice. Ma non sia fatta la mia, ma la tua volontà’. Obbediente. Quello che il Padre vuole. Deciso e obbediente e niente di più. E così, fino alla fine. Il Signore entra in pazienza… Entra in pazienza. È un esempio di cammino, non solo morire soffrendo sulla croce, ma camminare in pazienza”. A volte i discepoli “non capivano cosa volesse dire o non volevano capire, perché erano impauriti”; altre volte “nascondevano la verità” o si distraevano facendo “cose alienanti”; oppure “cercavano un alibi per non pensare” a quanto attendeva il Signore. “E Gesù solo. Non era accompagnato in questa decisione, perché nessuno capiva il mistero di Gesù. La solitudine di Gesù nel cammino verso Gerusalemme: solo. E questo, fino alla fine. Pensiamo poi all’abbandono dei discepoli, al tradimento di Pietro… Solo. Il Vangelo ci dice che gli apparve soltanto un angelo dal cielo per confortarlo nell’Orto degli Ulivi. Soltanto quella compagnia. Solo”. In questa prospettiva, il Papa ha suggerito “che oggi tutti noi prendiamo un po’ di tempo per pensare: Gesù ci ha amato tanto e non è stato capito dai suoi”. Persino “i parenti, dice il Vangelo, quando sono andati a trovarlo dicevano: ‘È fuori di testa, è fuori di testa’. Non era capito”. E così, ha insistito Bergoglio, è importante “pensare a Gesù solo, verso la croce, deciso, in mezzo all’incomprensione dei suoi. In questo modo si può “fare oggi un colloquio con lui: quante volte io cerco di fare tante cose e non guardo te, che hai fatto questo per me? Tu che sei entrato in pazienza – l’uomo paziente, Dio paziente – e che con tanta pazienza tolleri i miei peccati, i miei fallimenti?”. E allora, ha detto ancora Francesco, si può “parlare con Gesù così – lui è deciso sempre ad andare avanti, a mettere la faccia – e ringraziarlo”.
 
 

Centro Astalli: “fare memoria è un atto dovuto, ma se non diviene atto di responsabilità è vano”

Roma - Il Centro Astalli, in occasione delle celebrazioni della Giornata della memoria e dell’accoglienza, incontra a Lampedusa gli studenti delle scuole superiori di quattro nazioni europee. “È fondamentale che le nuove generazioni – si legge in una nota del Centro Astalli – sappiano andare oltre le logiche dei numeri perché dietro le statistiche ci sono le storie delle persone, i volti di donne e uomini morti per un ideale di libertà. Fare memoria è un atto dovuto, ma se non diviene atto di responsabilità è vano”. Il Centro Astalli chiede ancora in questo giorno a istituzioni nazionali e sovranazionali “l’attivazione di canali umanitari e un’efficace azione di soccorso in mare”. “Oggi Lampedusa, piena di giovani, mostra i volti di un’Europa aperta e solidale – conclude il Centro Astalli -. Le politiche siano all’altezza del desiderio di pace che la società civile esprime”.
 

Card. Montenegro: mai più morti

Lampedusa - Quattro anni fa, a mezzo miglio dall'isola e a un passo dalla salvezza, morirono 368 migranti e da allora ogni 3 ottobre vengono ricordate tutte le vittime dell'immigrazione. Oggi oltre 200 studenti giunti da vari Paesi europei e numerosi cittadini hanno marciato in silenzio da piazza Castello alla Porta d'Europa; all'inizio del corteo due striscioni: "Proteggere le persone non i confini" e "L'Europa inizia a Lampedusa", sostenuti anche dai superstiti di quella strage, che hanno intonato un canto in memoria dei compagni e dei familiari perduti in mare. Motovedette e pescherecci si sono poi recati sul punto della tragedia dove hanno gettato fiori e una ghirlanda.
Durante la commemorazione ufficiale, il presidente del Senato Pietro Grasso ha richiamato la Costituzione: "L'articolo 10 della nostra Carta fondamentale ci ricorda che lo straniero al quale si è impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Quindi non solo chi scappa dalla guerra ma anche coloro che fuggono dalla povertà, dalla fame, dalla negazione dei diritti umani hanno il diritto d'asilo. Oggi siamo in marcia verso la Porta d'Europa perché abbiamo l'ambizione di realizzare i sogni dei padri costituenti e per realizzarli devono camminare sulle nostre e vostre gambe. La Porta è il punto dove finisce l'Europa, ma anche quello in cui inizia. E solo se riusciremo a pensarla come una porta d'ingresso e non di uscita, potremo realizzare gli autentici valori dell'Europa".
“Davanti a questo mare di Lampedusa ci sono 30.000 morti e sono solo quelli contati; ma ve ne sono altrettanti non contati. Vogliamo e dobbiamo smettere di contare i morti. Bisogna abbattere i muri e i reticolati che ingabbiano anche i cuori e continuano a uccidere. Dobbiamo dire con forza 'Mai più morti!', tutti devono sopravvivere e avere speranza. Questa Europa stanca e debole deve cambiare", ha detto il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Caritas italiana, al termine della marcia: "Questa Porta d'Europa deve restare aperta, qualcuno vorrebbe chiuderla, ma dobbiamo impedirlo". Dopo il cardinale è intervenuta anche la ministra all'Istruzione Valeria Fedeli: "La memoria deve essere attiva, deve significare impegno, innanzitutto parlando il linguaggio della verità. Creando percorsi di partecipazione, di comprensione e azione come è stato fatto in questi giorni da questi ragazzi giunti dall'Europa. Dobbiamo dire con chiarezza che è ancora una fatica l'accoglienza e l'integrazione e questo si chiama razzismo che dobbiamo respingere".
 

3 ottobre: oggi l’inaugurazione della mostra “Bambini, storie di viaggio e di speranza”

Roma – Sarà inaugurata questa mattina a Roma, in occasione dell’anniversario del naufragio di Lampedusa e giornata nazionale della memoria delle vittime delle migrazioni, alla Camera dei deputati il primo nucleo di una mostra sui bambini migranti “Bambini, storie di viaggio e di speranza”. L’evento, organizzato dall’Associazione Museo Migrante, Unicef e Studio Azzurro, verrà aperto dal saluto della Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, presso la Sala della Regina a Montecitorio. Partecipano Paolo Rozera, Direttore generale Unicef, Filomena Albano, Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Valerio Cataldi, giornalista Rai e MuMI. Seguirà un reading musicale di storie di bambini migranti, con i violini di Alaa Arsheed e Dania Alkabir, musicisti siriani e la chitarra di Isaac de Martin che accompagneranno le letture di Roberto Herlitzka, Caterina Guzzanti, Galatea Ranzi, Andrea Iacomini, Giusi Nicolini. Sono storie vere di bambini incontrati sui confini d'Europa scritte da Francesca Mannocchi e Valerio Cataldi. Modera Geppi Cucciari.
La mostra, progettata e curata da Studio Azzurro, è allestita nel complesso di Vicolo Valdina: la sala del Cenacolo ospita una installazione costruita sulle storie di cinque bambini cui Francesco Pannofino, Caterina Guzzanti e Francesco Venditti hanno prestato la loro voce. Questa installazione è il primo nucleo della mostra itinerante sui bambini migranti che viaggerà in tutta Italia il prossimo anno. L'installazione è arricchita dalle fotografie di Roberto Salomone e Mauro Pagnano, scatti raccolti lungo le rotte delle migrazioni. Studio Azzurro ha curato anche la seconda installazione con gli oggetti delle vittime del naufragio del 3 ottobre a Lampedusa, che verrà ospitata nella sala della Sacrestia. La mostra sarà aperta al pubblico dalle 13 alle 18 del 3 ottobre e dalle 10.00 alle 18.00 dal 4 al 13 ottobre (con chiusura il sabato e la domenica) nel Complesso di Vicolo Valdina, Piazza Campo Marzio 42.
 

Don De Robertis: “costruire un Paese multiculturale non è semplice, ma è una ricchezza”

Bitonto – “Il Papa è preoccupato del moltiplicarsi delle manifestazioni di xenofobia e razzismo di cui non sono esenti neanche le comunità cristiane”. Lo ha detto don Gianni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes, in occasione della presentazione del Rapporto Immigrazione 2016 ieri a Bitonto, in provincia di Bari. “Purtroppo - continua don De Robertis - sia la crisi economica, che rischia di scatenare una guerra fra poveri, sia gli episodi di terrorismo finiscono per far confondere il problema della sicurezza con la presenza degli stranieri. Come, però, ci ha ricordato il Papa, la nostra motivazione deve essere l' amore di Cristo. E proprio l' accoglienza dello straniero nella Bibbia è la misura della nostra fede nel Dio dell' Esodo, quel Dio che protegge chiunque in stato di debolezza e che chiede anche a noi di proteggere chi è senza protezione. Dobbiamo essere certi di una cosa: che costruire un Paese multiculturale non è semplice ma senza dubbio una ricchezza per tutti”.
 

MCI Svizzera: da oggi il convegno a Ostuni

Ostuni - Sarà l’Esortazione apostolica di Papa Francesco Amoris Laetitia al centro del convegno pastorale dei missionari impegnati con la comunità italiana in Svizzera che si svolgerà ad Ostuni (Br) da oggi al 5 ottobre. Sarà l’occasione – spiega il coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche di Lingua Italiana nella Confederazione, don Carlo de Stasio – per offrire agli oltre 50 missionari e collaboratori partecipanti “alcune chiavi di lettura per lo studio e l’attuazione pastorale dell’esortazione l’Amoris Laetitia, attraverso un approccio interdisciplinare”. Ad aprire il convegno, nella mattinata, questa mattina,  don Patrizio Missere che rifletterà con i partecipanti sul tema “Una chiesa familiare. Prospettive biblico-teologiche di Amoris Laetitia”. Seguirà lo storico Toni Ricciardi con una riflessione su “Matrimonio e famiglia in Svizzera in un contesto interculturale e multi religioso”. Nel pomeriggio i partecipanti si recheranno in pellegrinaggio a Bari dove parteciperanno, nella Basilica di San Nicola, ad una concelebrazione eucaristica presieduta dal direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni de Robertis. Domani a guidare i convegnisti sarà don Dario De Stefano sul tema “La ‘voce’ rivoluzionaria della coscienza in Amoris laetitia. Un orientamento dinamico che valorizza il cammino delle persone” mentre giovedì concluderà i lavori il segretario generale della conferenza episcopale svizzera, Erwin Tanner che tratterà il tema “Prospettive pastorali di Amoris Laetitia a partire dal ‘Rapporto della Chiesa Cattolica in Svizzera sugli interrogativi  sollevati nei ‘Lineamenti in preparazione al Sinodo ordinario dei Vescovi 2015 a Roma”. In Svizzera sono impegnati, nella pastorale con gli italiani, circa 60 missionari in 48 Missioni Cattoliche di Lingua Italiana.
 

Destaci dal sonno dell’indifferenza

Roma - Si celebra oggi nel nostro Paese la Giornata nazionale in memoria delle vittime delle migrazioni. Il 3 ottobre 2013, a pochi metri dalle coste di Lampedusa, fecero naufragio e persero la vita 368 persone. Uno dei più tragici – ricorda oggi la Fondazione Migrantes -  ma non l’unico e neppure l’ultimo, dei naufragi di questi anni avvenuto nel braccio di mare che separa le nostre coste dall’Africa. Ancora nel 2016 vi sono annegati oltre 5.000 migranti, e in questi primi mesi del 2017 2861 persone. Preghiamo oggi per le vittime delle migrazioni, perché il Signore conceda loro di raggiungere quella vita che qui in terra è stata loro negata, e perché desti noi dal sonno dell’indifferenza, con le parole che papa Francesco ha pronunciato a Lesbo il 16 aprile 2016:
 “Dio di misericordia … Ti preghiamo per tutti gli uomini, le donne e i bambini, che sono morti dopo aver lasciato le loro terre in cerca di una vita migliore. Benché molte delle loro tombe non abbiano nome, da Te ognuno è conosciuto, amato e prediletto. Che mai siano da noi dimenticati, ma che possiamo onorare il loro sacrificio con le opere più che con le parole.
Ti affidiamo tutti coloro che hanno compiuto questo viaggio, sopportando paura, incertezza e umiliazione, al fine di raggiungere un luogo di sicurezza e di speranza.
Come Tu non hai abbandonato il tuo Figlio quando fu condotto in un luogo sicuro da Maria e Giuseppe, così ora sii vicino a questi tuoi figli e figlie attraverso la nostra tenerezza e protezione.
Fa’ che, prendendoci cura di loro, possiamo promuovere un mondo dove nessuno sia costretto a lasciare la propria casa e dove tutti possano vivere in libertà, dignità e pace.
Dio di misericordia e Padre di tutti, destaci dal sonno dell’indifferenza, apri i nostri occhi alle loro sofferenze e liberaci dall’insensibilità, frutto del benessere mondano e del ripiegamento su sé stessi.
Ispira tutti noi, nazioni, comunità e singoli individui, a riconoscere che quanti raggiungono le nostre coste sono nostri fratelli e sorelle.
Aiutaci a condividere con loro le benedizioni che abbiamo ricevuto dalle tue mani e riconoscere che insieme, come un’unica famiglia umana, siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te, che sei la nostra vera casa, là dove ogni lacrima sarà tersa, dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio. 
 
 

Aprilia: un incontro per favorire amicizia e integrazione

Albano - Un momento di incontro e formazione, dedicato ai migranti che abitano il territorio, per favorire la conoscenza della cultura italiana e l’integrazione. È in programma sabato 7 ottobre, alle 19 presso la parrocchia “La Resurrezione” di Aprilia, “Io voglio integrarmi”, a cura della Fondazione Migrantes della diocesi di Albano, un appuntamento per fornire agli stranieri residenti sul territorio delle linee generali di educazione civica e delle nozioni sugli aspetti amministrativi e burocratici utili alla vita quotidiana.
“L’idea – spiega don Fernando Lopez, responsabile diocesano Migrantes – è quella di organizzare un incontro in ogni vicariato e cominciamo con Aprilia. Sarà una sorta di conferenza per i migrantes, con degli elementi che li aiuteranno a integrarsi meglio nella cultura italiana”.
Tra gli aspetti analizzati, l’importanza della lingua, i comportamenti corretti e le pratiche per il permesso di soggiorno. “L’incontro – aggiunge don Lopez – è aperto a tutti i migranti, anche non cattolici, e al termine ci sarà un momento di convivialità con un rinfresco”.
 

L’emigrazione italiana da stasera su Tv2000

Roma - Italiani, ancora migranti. Ogni anno, negli ultimi 3 anni, più di 100 mila italiani, stando ai dati della Fondazione Migrantes, hanno lasciato l’Italia per le motivazioni più varie e complesse. Tv2000, con un ciclo di reportage realizzati in collaborazione con la Fondazione Migrantes , racconta questa nuova realtà raccogliendo le voci e le esperienze degli italiani in mobilità.
A partire da questa sera, ogni lunedì alle 19.30, le telecamere di “Storie e Persone”, programma curato da Sergio Canelles , incontrano gli italiani residenti a Berlino, Londra, Zurigo, Francoforte, Barcellona e Genk. Tante le voci: lavoratori qualificati e non, spesso giovani scienziati ingaggiati da rinomati centri di ricerca, ma anche semplici padri di famiglia che nell’ “avventura” all’estero si giocano l’ultima carta a disposizione per la sopravvivenza.
 

Papa Francesco: occorrono politiche di accoglienza e integrazione

Roma - “Comprendo il disagio di molti vostri cittadini di fronte all’arrivo massiccio di migranti e rifugiati. Esso trova spiegazione nell’innato timore verso lo ‘straniero’, un timore aggravato dalle ferite dovute alla crisi economica, dall’impreparazione delle comunità locali, dall’inadeguatezza di molte misure adottate in un clima di emergenza”. Lo ha affermato Papa Francesco ricevendo in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico i membri dell’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci). Per il Papa, “tale disagio può essere superato attraverso l’offerta di spazi di incontro personale e di conoscenza mutua”. “Ben vengano – ha osservato – tutte quelle iniziative che promuovono la cultura dell’incontro, lo scambio vicendevole di ricchezze artistiche e culturali, la conoscenza dei luoghi e delle comunità di origine dei nuovi arrivati”. E rallegrandosi per il fatto che “molte delle amministrazioni locali qui rappresentate possono annoverarsi tra i principali fautori di buone pratiche di accoglienza e di integrazione, con esiti incoraggianti che meritano una vasta diffusione”, il Papa si è augurato che “tanti seguano il vostro esempio”. “In tal modo – ha aggiunto – la politica può assolvere a quel suo compito fondamentale che sta nell’aiutare a guardare con speranza al futuro”. “È la speranza nel domani che fa emergere le energie migliori di ognuno, dei giovani prima di tutto. Che non rimangano soltanto destinatari di pur nobili progetti, ma possano diventarne protagonisti; e, allora, non mancherete di raccoglierne anche i benefici”. Papa Francesco ha concluso augurando agli amministratori di “potervi sentire sostenuti dalla gente per la quale spendete il vostro tempo, le vostre competenze, la vostra disponibilità”. “L’altezza dell’impegno che portate e l’importanza della posta in gioco vi trovi sempre generosi e disinteressati nel servizio del bene comune”. “Abbiamo bisogno – ha detto ancora il pontefice - di una politica dell’accoglienza e dell’integrazione, che non lasci ai margini chi arriva sul nostro territorio, ma si sforzi di mettere a frutto le risorse di cui ciascuno è portatore”. “La città – ha spiegato parlando agli amministratori - è un organismo vivente, un grande corpo animato dove, se una parte respira a fatica, è anche perché non riceve dalle altre ossigeno a sufficienza”, riferendosi “alle realtà nelle quali viene meno la disponibilità e la qualità dei servizi, e si formano nuove sacche di povertà ed emarginazione”. “È lì – ha aggiunto – che la città si muove a doppia corsia: da una parte l’autostrada di quanti corrono comunque iper-garantiti, dall’altra le strettoie dei poveri e dei disoccupati, delle famiglie numerose, degli immigrati, di chi non ha qualcuno su cui contare”. Francesco ha esortato a frequentare le periferie perché “mentre ci dà il polso dell’ingiustizia, ci indica anche la strada per eliminarla: costruire comunità dove ciascuno si senta riconosciuto come persona e cittadino, titolare di doveri e diritti, nella logica indissolubile che lega l’interesse del singolo e il bene comune”.
 

Papa Francesco: mai rinunciare all’incontro

Bologna - Papa Francesco con il braccialetto giallo dei profughi che stringe la mano ad un migrante. E’ una delle foto che in queste ore sta facendo il giro dei più importanti media del mondo. Il pontefice lo ha ricevuto ieri, - con il numero 3900003 – da un senegalese durante la  visita all’Hub migranti di Bologna. Il braccialetto è il  segno  identificativo che indica l’inizio del percorso di accoglienza dei richiedenti asilo ospitati nella struttura dove sono ospitati circa 1000 migranti. Il pontefice è stato accolto come un neo arrivato con una tesserino e un braccialetto. “A questo punto è quasi regolare”,  ha detto l’arcivescovo di Bologna, Mons. Matteo M. Zuppi, che ha presentato al papa gli ospiti una lunga serie di giovani africani che voglio tutti una foto con papa Francesco.
In voi – ha detto papa Francesco - vedo, come in ogni forestiero che bussa alla nostra porta, Gesù Cristo, che si identifica con lo straniero, di ogni epoca e condizione, accolto o rifiutato”. Il papa ha incitato affinché aumentino i Paesi che adottino corridoi umanitari per i migranti, e a che liberando gli schiavi di oggi si possa costruire un futuro che li integri. Dopo la prima tappa a cesena l’”ingresso” a Bologna proprio partendo dall’Hub di via Mattei dove si è fermato per oltre cinquanta minuti e chiedendo loro un minuto di silenzio per i morti in mare.  “Ognuno di voi ha la propria storia mi diceva la signora che mi ha accompagnato - ha raccontato ai presenti - e questa storia è qualcosa di sacro, dobbiamo rispettarla, riceverla, servirla”. Alcuni di voi – ha detto il pontefice - sono minorenni: “questi ragazzi e ragazze hanno un particolare bisogno di tenerezza e hanno diritto alla protezione, che preveda programmi  di custodia temporanea o di affidamento”. Il Papa ha quindi spiegato di aver voluto “qui il mio primo incontro con Bologna”, nel "’porto’ di approdo di coloro che vengono da più lontano e con sacrifici che a volte non riuscite nemmeno a raccontare”. “Molti non vi conoscono e hanno paura” e si sentono “in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza”, altrimenti “l’altro resta un estraneo, addirittura un nemico, e non può diventare il mio prossimo: da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet”. Papa Francesco ha quindi ringraziato le istituzioni e tutti i volontari per l’attenzione” verso i migranti ospiti e ha esortato ad essere “aperti alla cultura di questa città, pronti a camminare sulla strada indicata dalle leggi di questo Paese”. Per l’arcivescovo Mons. Matteo Zuppi nell’intervento di accoglienza del pontefice in Piazza Maggiore,    “chi guarda al futuro abbatte i muri non li costruisce. Dobbiamo tutti sconfiggere i muri più pericolosi, invisibili e tanto resistenti, quelli della solitudine e dell’individualismo, del pregiudizio e della indifferenza”.  
 

Mci Svizzera: il convegno nazionale in Italia

Roma -  “Amoris Laetitia. Accompagnare, discernere ed integrare: nuovi orizzonti  nella pastorale familiare”. Questo il tema del convegno nazionale delle Missioni cattoliche Italiane in Svizzera che si svolgerà dal 2 al 6 ottobre prossimo a Ostuni (Br). Il convegno, al quale parteciperanno missionari, assistenti e collaboratori pastorali delle Missioni cattoliche di Lingua italiana vuole offrire ai partecipanti alcune chiavi di lettura per lo studio e l’attuazione pastorale dell’ultima esortazione apostolica di Papa Francesco, l’Amoris Laetitia, attraverso un approccio interdisciplinare. “Inizieremo – spiega il coordinatore nazionale don Carlo De Stasio - con un’analisi sociologica della situazione attuale del matrimonio e della famiglia sul nostro territorio elvetico”. Il passo successivo “ci offrirà una lettura biblico-teologica del documento per poi passare ad un intervento di carattere morale sul discernimento delle situazioni difficili e irregolari. Concluderemo confrontandoci per individuare alcune prospettive pastorali”. Il convegno di aprirà martedì 3 ottobre con una relazione sul tema “Una chiesa familiare. Prospettive biblico-teologiche di Amoris Laetitia” affidata a don Patrizio Missere seguita da una riflessione di Toni Ricciardi su “Matrimonio e famiglia in Svizzera in un contesto interculturale e multi religioso” che partirà dal “Rapporto sulle famiglie 2017” della Confederazione. Nel pomeriggio  a bari celebrazione eucaristica nella Basilica di san Nicola presieduta dal direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni de Robertis. La mattina successiva relazione affidata a don Dario De Stefano sul tema “La ‘voce” rivoluzionaria della coscienza in Amoris laetitia. Un orientamento dinamico che valorizza il cammino delle persone”. Giovedì sarà la volta del segretario generale della conferenza episcopale svizzera, Erwin Tanner che tratterà il tema “Prospettive pastorali di Amoris Laetitia a partire dal ‘Rapporto della Chiesa Cattolica in Svizzera sugli interrogativi  sollevati nei ‘Lineamenti in preparazione al Sinodo ordinario dei Vescovi 2015 a Roma”. (R.I.)

Gesù ci chiede: siamo cristiani di facciata o di sostanza?

Il Vangelo della Domenica (Letture: Ezechiele 18,25-28; Salmo 24; Filippesi 2,1-11; Matteo 21,28-32)

Un uomo aveva due figli!. Ed è come dire: Un uomo aveva due cuori. Ognuno di noi ha in sé un cuore diviso; un cuore che dice “sì” e uno che dice “no”; un cuore che dice e poi si contraddice. L’obiettivo santo dell’uomo è avere un cuore unificato.

Il primo figlio rispose: non ne ho voglia, ma poi si pentì e vi andò. Il primo figlio è un ribelle; il secondo, che dice “sì” e non fa, è un servile. Non si illude Gesù. Conosce bene come siamo fatti: non esiste un terzo figlio ideale, che vive la perfetta coerenza tra il dire e il fare.

Il primo figlio, vivo, reattivo, impulsivo che prima di aderire a suo padre prova il bisogno imperioso, vitale, di fronteggiarlo, di misurarsi con lui, di contraddirlo, non ha nulla di servile. L’altro figlio che dice “sì, signore” e non fa è un adolescente immaturo che si accontenta di apparire. Uomo di maschere e di paure.

I due fratelli della parabola, pur così diversi, hanno tuttavia qualcosa in comune, la stessa idea del padre: un padre-padrone al quale sottomettersi oppure ribellarsi, ma in fondo da eludere. Qualcosa però viene a disarmare il rifiuto del primo figlio: si pentì. Pentirsi significa cambiare modo di vedere il padre e la vigna: la vigna è molto più che fatica e sudore, è il luogo dove è racchiusa una profezia di gioia (il vino) per tutta la casa. E il padre è custode di gioia condivisa.

Chi dei due figli ha fatto la volontà del Padre? Parola centrale. Volontà di Dio è forse mettere alla prova i due figli, misurare la loro obbedienza? No, la sua volontà è la fioritura piena della vigna che è la vita nel mondo; è una casa abitata da figli liberi e non da servi sottomessi. Gesù prosegue con una delle sue parole più dure e più consolanti: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio. Perché hanno detto “no”, e la loro vita era senza frutti, ma poi hanno cambiato vita. Dura la frase! Perché si rivolge a noi, che a parole diciamo “sì”, ma poi siamo sterili di frutti buoni. Cristiani di facciata o di sostanza? Solo credenti, o finalmente anche credibili?

Ma è consolante questa parola, perché in Dio non c’è ombra di condanna, solo la promessa di una vita totalmente rinnovata per tutti. Dio non rinchiude nessuno nei suoi ergastoli passati, nessuno; ha fiducia sempre, in ogni uomo; ha fiducia nelle prostitute e ha fiducia anche in me, in tutti noi, nonostante i nostri errori e i nostri ritardi. Dio si fida del mio cuore. E io «accosterò le mie labbra alla sorgente del cuore » (San Bernardo) unificato, «perché da esso sgorga la vita» (Proverbi 4,23), il senso, la conversione: Dio non è un dovere, è stupore e libertà, un vino di festa per il futuro del mondo. (Ermes Ronchi)