Primo Piano
Papa Francesco: ritrovare le radici, no ad auto-esilio psicologico
Il pensiero di Papa Francesco va, quindi, al Salmo che dice: “Lungo i fiumi di Babilonia sedevano e piangevano”. Non potevano cantare, le loro cetre erano appese ai salici ma non volevano dimenticare. E il Papa pensa anche alla “nostalgia dei migranti”, coloro che “sono lontani dalla Patria e vogliono tornare”. Francesco ricorda, in particolare, il gesto del coro a Genova alla fine della Messa: il canto Ma se ghe penso, “come ricordando tutti i migranti che volevano essere lì, alla Messa del Papa, ma erano lontani”.
Neemia, quindi, si prepara a tornare e riportare il popolo a Gerusalemme. Si trattava di “un viaggio difficile”, nota Francesco, perché “doveva convincere tanta gente” e portare le cose per ricostruire la città, “ma soprattutto era un viaggio per ri-trovare le radici del popolo”. Dopo tanti anni, le radici “si erano indebolite” ma non erano perse. Riprendere le radici “significa riprendere l’appartenenza a un popolo”, spiega il Papa. “Senza le radici - prosegue - non si può vivere: un popolo senza radici o che lascia perdere le radici, è un popolo ammalato”:
“Una persona senza radici, che ha dimenticato le proprie radici, è ammalata. Ritrovare, riscoprire le proprie radici e prendere la forza per andare avanti, la forza per dare frutto e, come dice il poeta, ‘la forza per fiorire perché – dice – quello che l’albero ha di fiorito viene da quello che ha di sotterrato’. Proprio quel rapporto tra la radice e il bene che noi possiamo fare”.
In questo cammino però - nota il Papa - ci sono state “tante resistenze”:
“Le resistenze sono di quelli che preferiscono l’esilio, e quando non c’è l’esilio fisico, l’esilio psicologico: l’auto-esilio dalla comunità, dalla società, quelli che preferiscono essere popolo sradicato, senza radici. Dobbiamo pensare a questa malattia dell’auto-esilio psicologico: fa tanto male. Ci toglie le radici. Ci toglie l’appartenenza”.
Il popolo, però, va avanti e arriva al giorno in cui la ricostruzione è fatta. Si raduna per “ripristinare le radici”, cioè – afferma il Papa – per ascoltare la Parola di Dio, che lo scriba Esdra leggeva. E il popolo piangeva ma questa volta non era il pianto di Babilonia: “era il pianto della gioia, dell’incontro con le proprie radici, l’incontro con la propria appartenenza”. Finita la lettura, Neemia li invita a far festa. Si tratta della gioia di chi ha trovato le proprie radici:
“L’uomo e la donna che ritrovano le proprie radici, che sono fedeli alla propria appartenenza, sono un uomo e una donna in gioia, di gioia e questa gioia è la loro forza. Dal pianto di tristezza al pianto di gioia; dal pianto di debolezza per essere lontani dalle radici, lontani dal loro popolo, al pianto di appartenenza: ‘Sono a casa’. Sono a casa”.
Quindi il Papa invita i presenti alla Messa a leggere il capitolo Ottavo di Neemia da cui è tratta la Prima Lettura odierna. E a domandarsi se non si lasci “cadere il ricordo del Signore”, se si inizi un cammino per ritrovare le proprie radici oppure si preferisca l’auto-esilio psicologico, chiusi in se stessi. E, infine, Francesco dice chiaramente che se si ha “paura di piangere”, si avrà “paura di ridere” perché , invece, quando si piange di tristezza, dopo si piangerà di gioia. Bisogna, quindi, chiedere la grazia del “pianto pentito”, “triste per i nostri peccati”, ma anche del pianto della gioia perché il Signore “ci ha perdonato e ha fatto nella nostra vita quello che ha fatto con il suo popolo”. Infine, la grazia di mettersi in cammino per incontrarsi con le proprie radici. (Debora Donnini – Radio Vaticana)
Ance: oggi la presentazione del Rapporto sulla presenza delle imprese di costruzione italiane nel Mondo
L’incontro, nell’ambito del quale interverranno il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, e il Presidente Ance, Giuliano Campana, consentirà di offrire un quadro aggiornato delle intense attività a sostegno dell’internazionalizzazione del nostro settore.
In particolare, verrà illustrato il “Rapporto 2017”, con la classifica per fatturato delle aziende italiane di costruzione, i principali mercati nei quali operano nonché i settori prioritari di attività.
La presentazione del Rapporto sarà curata dal Vice Presidente dell’Ance e Presidente del Comitato Lavori all’Estero, Giandomenico Ghella.
Card. Bassetti: “cittadinanza è accoglienza e integrazione”
Questa “non è qualcosa di meccanico, matematico” per cui “uno arriva e può subito averla”. È piuttosto “qualcosa che è frutto di un inserimento, di un ethos, nel quale per avere il diritto di cittadinanza si deve aver assorbito i valori della nazione”, ribadisce. A margine dell’incontro per il ventennale della Facoltà teologica dell’Italia centrale, il presidente dei vescovi italiani osserva, dunque, che “non basta la nascita”. E, senza entrare nei dettagli delle proposte parlamentari in materia, parla della cittadinanza come di “qualcosa che ci si conquista con un inserimento progressivo nel tipo di civiltà, di nazione, in cui siamo”. Un processo di integrazione fatto “gradualmente”, conclude, “mi sembra più rispettoso per tutti”.
Vescovi Liguria: un convegno su “Migranti, segno di Dio che parla alla Chiesa”
I vescovi liguri, lo scorso 23 aprile, avevano diffuso un documento dal titolo “Migranti, segno di Dio che parla alla Chiesa”. Il testo, che tiene conto degli interventi di Papa Francesco e della Conferenza Episcopale Italiana, tratta il tema dell’immigrazione dai Paesi poveri verso l’Europa ed in particolare verso l’Italia. Ne inquadra la situazione, ne analizza le cause e ne riporta le conseguenze. Sottolinea la difficoltà dell’accoglienza, la generosità di chi vi opera a livello locale con spirito cristiano e umanitario, soprattutto nell’area frontaliera di Ventimiglia.
Il documento è anche - si legge in una nota diffusa oggi - una presa di visione delle “problematiche universali riguardanti il fenomeno migratorio, sottolineando le responsabilità dei paesi più ricchi, auspicando il loro impegno nella ricerca di soluzioni efficaci; critica la superficialità e i pregiudizi di tante persone fondati su una paura costruita a tavolino e invita gli scettici a considerare la guerra, la fame, i disastri ambientali, le persecuzioni politico-religiose e la povertà endemica come cause di un fenomeno migratorio epocale”.
I Vescovi liguri si rivolgono in particolare alle loro Chiese affinché “siano d’esempio e non si scoraggino di fronte alle difficoltà di accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli immigrati aventi diritto di restare nel nostro Paese”.
Al convegno del prossimo 13 ottobre, saranno presenti i Vescovi della Regione Ecclesiastica Ligure che insieme ai partecipanti, prima di iniziare i lavori, visiteranno il Museo dell’emigrazione.
Jesi: un nigeriano nella redazione del settimanale diocesano
Miur: a Lampedusa anche 200 studenti provenienti da Austria, Francia, Spagna e Malta
Papa Francesco: l’esempio di Gesù, solo verso la croce fra l’incomprensione dei suoi
Centro Astalli: “fare memoria è un atto dovuto, ma se non diviene atto di responsabilità è vano”
Card. Montenegro: mai più morti
Durante la commemorazione ufficiale, il presidente del Senato Pietro Grasso ha richiamato la Costituzione: "L'articolo 10 della nostra Carta fondamentale ci ricorda che lo straniero al quale si è impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Quindi non solo chi scappa dalla guerra ma anche coloro che fuggono dalla povertà, dalla fame, dalla negazione dei diritti umani hanno il diritto d'asilo. Oggi siamo in marcia verso la Porta d'Europa perché abbiamo l'ambizione di realizzare i sogni dei padri costituenti e per realizzarli devono camminare sulle nostre e vostre gambe. La Porta è il punto dove finisce l'Europa, ma anche quello in cui inizia. E solo se riusciremo a pensarla come una porta d'ingresso e non di uscita, potremo realizzare gli autentici valori dell'Europa".
“Davanti a questo mare di Lampedusa ci sono 30.000 morti e sono solo quelli contati; ma ve ne sono altrettanti non contati. Vogliamo e dobbiamo smettere di contare i morti. Bisogna abbattere i muri e i reticolati che ingabbiano anche i cuori e continuano a uccidere. Dobbiamo dire con forza 'Mai più morti!', tutti devono sopravvivere e avere speranza. Questa Europa stanca e debole deve cambiare", ha detto il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Caritas italiana, al termine della marcia: "Questa Porta d'Europa deve restare aperta, qualcuno vorrebbe chiuderla, ma dobbiamo impedirlo". Dopo il cardinale è intervenuta anche la ministra all'Istruzione Valeria Fedeli: "La memoria deve essere attiva, deve significare impegno, innanzitutto parlando il linguaggio della verità. Creando percorsi di partecipazione, di comprensione e azione come è stato fatto in questi giorni da questi ragazzi giunti dall'Europa. Dobbiamo dire con chiarezza che è ancora una fatica l'accoglienza e l'integrazione e questo si chiama razzismo che dobbiamo respingere".
3 ottobre: oggi l’inaugurazione della mostra “Bambini, storie di viaggio e di speranza”
La mostra, progettata e curata da Studio Azzurro, è allestita nel complesso di Vicolo Valdina: la sala del Cenacolo ospita una installazione costruita sulle storie di cinque bambini cui Francesco Pannofino, Caterina Guzzanti e Francesco Venditti hanno prestato la loro voce. Questa installazione è il primo nucleo della mostra itinerante sui bambini migranti che viaggerà in tutta Italia il prossimo anno. L'installazione è arricchita dalle fotografie di Roberto Salomone e Mauro Pagnano, scatti raccolti lungo le rotte delle migrazioni. Studio Azzurro ha curato anche la seconda installazione con gli oggetti delle vittime del naufragio del 3 ottobre a Lampedusa, che verrà ospitata nella sala della Sacrestia. La mostra sarà aperta al pubblico dalle 13 alle 18 del 3 ottobre e dalle 10.00 alle 18.00 dal 4 al 13 ottobre (con chiusura il sabato e la domenica) nel Complesso di Vicolo Valdina, Piazza Campo Marzio 42.
Don De Robertis: “costruire un Paese multiculturale non è semplice, ma è una ricchezza”
MCI Svizzera: da oggi il convegno a Ostuni
Destaci dal sonno dell’indifferenza
“Dio di misericordia … Ti preghiamo per tutti gli uomini, le donne e i bambini, che sono morti dopo aver lasciato le loro terre in cerca di una vita migliore. Benché molte delle loro tombe non abbiano nome, da Te ognuno è conosciuto, amato e prediletto. Che mai siano da noi dimenticati, ma che possiamo onorare il loro sacrificio con le opere più che con le parole.
Ti affidiamo tutti coloro che hanno compiuto questo viaggio, sopportando paura, incertezza e umiliazione, al fine di raggiungere un luogo di sicurezza e di speranza.
Come Tu non hai abbandonato il tuo Figlio quando fu condotto in un luogo sicuro da Maria e Giuseppe, così ora sii vicino a questi tuoi figli e figlie attraverso la nostra tenerezza e protezione.
Fa’ che, prendendoci cura di loro, possiamo promuovere un mondo dove nessuno sia costretto a lasciare la propria casa e dove tutti possano vivere in libertà, dignità e pace.
Dio di misericordia e Padre di tutti, destaci dal sonno dell’indifferenza, apri i nostri occhi alle loro sofferenze e liberaci dall’insensibilità, frutto del benessere mondano e del ripiegamento su sé stessi.
Ispira tutti noi, nazioni, comunità e singoli individui, a riconoscere che quanti raggiungono le nostre coste sono nostri fratelli e sorelle.
Aiutaci a condividere con loro le benedizioni che abbiamo ricevuto dalle tue mani e riconoscere che insieme, come un’unica famiglia umana, siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te, che sei la nostra vera casa, là dove ogni lacrima sarà tersa, dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio.
Aprilia: un incontro per favorire amicizia e integrazione
“L’idea – spiega don Fernando Lopez, responsabile diocesano Migrantes – è quella di organizzare un incontro in ogni vicariato e cominciamo con Aprilia. Sarà una sorta di conferenza per i migrantes, con degli elementi che li aiuteranno a integrarsi meglio nella cultura italiana”.
Tra gli aspetti analizzati, l’importanza della lingua, i comportamenti corretti e le pratiche per il permesso di soggiorno. “L’incontro – aggiunge don Lopez – è aperto a tutti i migranti, anche non cattolici, e al termine ci sarà un momento di convivialità con un rinfresco”.
L’emigrazione italiana da stasera su Tv2000
A partire da questa sera, ogni lunedì alle 19.30, le telecamere di “Storie e Persone”, programma curato da Sergio Canelles , incontrano gli italiani residenti a Berlino, Londra, Zurigo, Francoforte, Barcellona e Genk. Tante le voci: lavoratori qualificati e non, spesso giovani scienziati ingaggiati da rinomati centri di ricerca, ma anche semplici padri di famiglia che nell’ “avventura” all’estero si giocano l’ultima carta a disposizione per la sopravvivenza.
Papa Francesco: occorrono politiche di accoglienza e integrazione
Papa Francesco: mai rinunciare all’incontro
In voi – ha detto papa Francesco - vedo, come in ogni forestiero che bussa alla nostra porta, Gesù Cristo, che si identifica con lo straniero, di ogni epoca e condizione, accolto o rifiutato”. Il papa ha incitato affinché aumentino i Paesi che adottino corridoi umanitari per i migranti, e a che liberando gli schiavi di oggi si possa costruire un futuro che li integri. Dopo la prima tappa a cesena l’”ingresso” a Bologna proprio partendo dall’Hub di via Mattei dove si è fermato per oltre cinquanta minuti e chiedendo loro un minuto di silenzio per i morti in mare. “Ognuno di voi ha la propria storia mi diceva la signora che mi ha accompagnato - ha raccontato ai presenti - e questa storia è qualcosa di sacro, dobbiamo rispettarla, riceverla, servirla”. Alcuni di voi – ha detto il pontefice - sono minorenni: “questi ragazzi e ragazze hanno un particolare bisogno di tenerezza e hanno diritto alla protezione, che preveda programmi di custodia temporanea o di affidamento”. Il Papa ha quindi spiegato di aver voluto “qui il mio primo incontro con Bologna”, nel "’porto’ di approdo di coloro che vengono da più lontano e con sacrifici che a volte non riuscite nemmeno a raccontare”. “Molti non vi conoscono e hanno paura” e si sentono “in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza”, altrimenti “l’altro resta un estraneo, addirittura un nemico, e non può diventare il mio prossimo: da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet”. Papa Francesco ha quindi ringraziato le istituzioni e tutti i volontari per l’attenzione” verso i migranti ospiti e ha esortato ad essere “aperti alla cultura di questa città, pronti a camminare sulla strada indicata dalle leggi di questo Paese”. Per l’arcivescovo Mons. Matteo Zuppi nell’intervento di accoglienza del pontefice in Piazza Maggiore, “chi guarda al futuro abbatte i muri non li costruisce. Dobbiamo tutti sconfiggere i muri più pericolosi, invisibili e tanto resistenti, quelli della solitudine e dell’individualismo, del pregiudizio e della indifferenza”.
Mci Svizzera: il convegno nazionale in Italia
Roma - “Amoris Laetitia. Accompagnare, discernere ed integrare: nuovi orizzonti nella pastorale familiare”. Questo il tema del convegno nazionale delle Missioni cattoliche Italiane in Svizzera che si svolgerà dal 2 al 6 ottobre prossimo a Ostuni (Br). Il convegno, al quale parteciperanno missionari, assistenti e collaboratori pastorali delle Missioni cattoliche di Lingua italiana vuole offrire ai partecipanti alcune chiavi di lettura per lo studio e l’attuazione pastorale dell’ultima esortazione apostolica di Papa Francesco, l’Amoris Laetitia, attraverso un approccio interdisciplinare. “Inizieremo – spiega il coordinatore nazionale don Carlo De Stasio - con un’analisi sociologica della situazione attuale del matrimonio e della famiglia sul nostro territorio elvetico”. Il passo successivo “ci offrirà una lettura biblico-teologica del documento per poi passare ad un intervento di carattere morale sul discernimento delle situazioni difficili e irregolari. Concluderemo confrontandoci per individuare alcune prospettive pastorali”. Il convegno di aprirà martedì 3 ottobre con una relazione sul tema “Una chiesa familiare. Prospettive biblico-teologiche di Amoris Laetitia” affidata a don Patrizio Missere seguita da una riflessione di Toni Ricciardi su “Matrimonio e famiglia in Svizzera in un contesto interculturale e multi religioso” che partirà dal “Rapporto sulle famiglie 2017” della Confederazione. Nel pomeriggio a bari celebrazione eucaristica nella Basilica di san Nicola presieduta dal direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni de Robertis. La mattina successiva relazione affidata a don Dario De Stefano sul tema “La ‘voce” rivoluzionaria della coscienza in Amoris laetitia. Un orientamento dinamico che valorizza il cammino delle persone”. Giovedì sarà la volta del segretario generale della conferenza episcopale svizzera, Erwin Tanner che tratterà il tema “Prospettive pastorali di Amoris Laetitia a partire dal ‘Rapporto della Chiesa Cattolica in Svizzera sugli interrogativi sollevati nei ‘Lineamenti in preparazione al Sinodo ordinario dei Vescovi 2015 a Roma”. (R.I.)
Gesù ci chiede: siamo cristiani di facciata o di sostanza?
Un uomo aveva due figli!. Ed è come dire: Un uomo aveva due cuori. Ognuno di noi ha in sé un cuore diviso; un cuore che dice “sì” e uno che dice “no”; un cuore che dice e poi si contraddice. L’obiettivo santo dell’uomo è avere un cuore unificato.
Il primo figlio rispose: non ne ho voglia, ma poi si pentì e vi andò. Il primo figlio è un ribelle; il secondo, che dice “sì” e non fa, è un servile. Non si illude Gesù. Conosce bene come siamo fatti: non esiste un terzo figlio ideale, che vive la perfetta coerenza tra il dire e il fare.
Il primo figlio, vivo, reattivo, impulsivo che prima di aderire a suo padre prova il bisogno imperioso, vitale, di fronteggiarlo, di misurarsi con lui, di contraddirlo, non ha nulla di servile. L’altro figlio che dice “sì, signore” e non fa è un adolescente immaturo che si accontenta di apparire. Uomo di maschere e di paure.
I due fratelli della parabola, pur così diversi, hanno tuttavia qualcosa in comune, la stessa idea del padre: un padre-padrone al quale sottomettersi oppure ribellarsi, ma in fondo da eludere. Qualcosa però viene a disarmare il rifiuto del primo figlio: si pentì. Pentirsi significa cambiare modo di vedere il padre e la vigna: la vigna è molto più che fatica e sudore, è il luogo dove è racchiusa una profezia di gioia (il vino) per tutta la casa. E il padre è custode di gioia condivisa.
Chi dei due figli ha fatto la volontà del Padre? Parola centrale. Volontà di Dio è forse mettere alla prova i due figli, misurare la loro obbedienza? No, la sua volontà è la fioritura piena della vigna che è la vita nel mondo; è una casa abitata da figli liberi e non da servi sottomessi. Gesù prosegue con una delle sue parole più dure e più consolanti: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio. Perché hanno detto “no”, e la loro vita era senza frutti, ma poi hanno cambiato vita. Dura la frase! Perché si rivolge a noi, che a parole diciamo “sì”, ma poi siamo sterili di frutti buoni. Cristiani di facciata o di sostanza? Solo credenti, o finalmente anche credibili?
Ma è consolante questa parola, perché in Dio non c’è ombra di condanna, solo la promessa di una vita totalmente rinnovata per tutti. Dio non rinchiude nessuno nei suoi ergastoli passati, nessuno; ha fiducia sempre, in ogni uomo; ha fiducia nelle prostitute e ha fiducia anche in me, in tutti noi, nonostante i nostri errori e i nostri ritardi. Dio si fida del mio cuore. E io «accosterò le mie labbra alla sorgente del cuore » (San Bernardo) unificato, «perché da esso sgorga la vita» (Proverbi 4,23), il senso, la conversione: Dio non è un dovere, è stupore e libertà, un vino di festa per il futuro del mondo. (Ermes Ronchi)