Primo Piano

8X1000 Chiesa italiana: oltre 12 milioni di euro per formazione, inclusione e sanità

16 Febbraio 2024 -
Roma - Il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha approvato, nel suo ultimo incontro, 73 nuovi progetti, per i quali saranno stanziati € 12.295.703 così suddivisi: € 6.855.679 per 36 progetti in Africa, € 3.324.648 per 18 progetti in America Latina; € 1.978.675 per 18 progetti in Asia; € 136.701 per 1 progetto in Medio Oriente.
Tra gli interventi che saranno realizzati nel Continente africano, grande attenzione sarà data alla formazione: a Nsimalen, in Cameroun, l’Associazione Volontari per lo Sviluppo dei Popoli Onlus (Avaz) realizzerà un Centro di formazione professionale d’arte e dei mestieri; in Madagascar, le suore di Cristo (Unione Mysterium Christi) allestiranno un laboratorio informatico ed uno audiovisivo nella scuola “Sainte Therese” di Ampasimbe Manantsatrana, mentre in Ciad la Fondazione ACRA promuoverà una vasta opera educativa, con un focus sulle pari opportunità e l’uguaglianza di genere, a favore della popolazione di tre diocesi e specialmente delle donne (la cui alfabetizzazione, nell’area del progetto, è pari al 14%). Nella Repubblica Democratica del Congo, la Congregazione dei Servi del Sacro Cuore dell’arcidiocesi di Mbandaka-Bikoro costruirà e allestirà un Centro di recupero scolastico per bambini di etnia pigmea e giovani emarginati. In Tanzania, la diocesi di Singida realizzerà un Centro sociale a Makiungu per favorire l’empowerment socio-economico, lo sviluppo delle competenze e la formazione socio culturale così da combattere l’analfabetismo, la povertà, le malattie e la disoccupazione. Sul piano sanitario, in Burkina Faso, le suore missionarie di Nostra Signora degli Apostoli costruiranno ed equipaggeranno il reparto di radiologia del “Centre Medical Bethanie”, un ospedale con chirurgia, pediatria, ostetricia a servizio della popolazione della regione est del Paese. Particolare rilevanza assume l’intervento promosso dalla diocesi di Dassa-Zoume che, in Benin, costruirà un pozzo con relativa cisterna e rete idrica per assicurare acqua potabile ad almeno 3000 abitanti del villaggio di Okonta-Ossè, dove l’approvvigionamento idrico è attualmente molto difficile. Tra i progetti più significativi, cinque sono nel Continente latino-americano: in Bolivia, gli Scalabriniani contribuiranno all’integrazione socioeconomica e culturale dei migranti e rifugiati, mentre in Cile verrà favorita, nella regione dell’Araucania, l’inclusione dell’etnia Mapuche che costituisce il 26% della popolazione, attraverso iniziative di conoscenza e dialogo. In Brasile, la diocesi di Juina aumenterà la capacità dell’impianto attuale di riciclaggio dei rifiuti (da 300 a 600 tonnellate all’anno) e, di conseguenza, il numero dei lavoratori coinvolti, oltre a creare nuove strutture e infrastrutture a favore della popolazione locale. Ad Haiti la Congregazione di Santa Croce istituirà un laboratorio medico e una farmacia nel quartiere Bizoton 53. In Venezuela, infine, il Vicariato Apostolico di Caroní ristrutturerà ed amplierà il Centro Sociale Femminile “Santa Teresita del Niño Jesús2 per la promozione delle donne. Nel Continente Asiatico: in India, verrà ristrutturata la Scuola Superiore “Bala Jyoti Remedial” che offre istruzione e alloggio a titolo gratuito a studenti di famiglie povere, mentre, in Myanmar, il Myanmar Jesuit Region potenzierà la struttura di coordinamento e assistenza dei college presenti sul territorio. La rete è fondamentale soprattutto dopo la chiusura dell’università e l’interruzione dell’insegnamento secondario. In Medio Oriente, in Libano, l’AVSI sosterrà le scuole locali nel fornire un’istruzione di qualità per tutti, concentrandosi sullo sviluppo delle competenze degli insegnanti e sull’inclusione sociale degli studenti con difficoltà di apprendimento e disabilità. L’intervento riguarderà quattro scuole private che ospitano diverse comunità religiose e accolgono alunni provenienti anche dagli insediamenti di rifugiati siriani del distretto di Marjayoun.

Centro Astalli: accordo Italia-Albania “pagina buia per la garanzia del Diritto d’asilo”

16 Febbraio 2024 - Roma - Il Centro Astalli esprime "seria preoccupazione" per l’approvazione in Senato dell’accordo Italia-Albania in materia di gestione dei flussi migratori. “Deportare” naufraghi salvati in mare in appositi centri di detenzione - si legge in una nota - "non è una risposta umanitaria alle tragedie del mare e al fenomeno migratorio, ma rappresenta l’ennesimo tassello di un programma volto a punire le persone migranti e a intaccare il diritto di asilo. Preoccupano in particolare le modalità su come verrà effettuato lo screening volto all’individuazione dei soggetti vulnerabili, condizioni molto difficili da accertare su una nave; preoccupa la mancanza di garanzie per il diritto di difesa e di informazione delle persone migranti; preoccupa la discriminazione giuridica tra chi verrà portato in Albania e chi in Italia". P. Camillo Ripamonti, Presidente Centro Astalli, sottolinea: “L’accordo è l’ennesimo tentativo in corso da anni in molti Stati europei di non fare arrivare le persone sul suolo europeo, o di spostarle in un altro Paese per la valutazione della domanda d’asilo. Tutto questo, non solo è uno spreco di risorse, come sottolineato anche da Mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Migrantes, ma anche l’ennesima spallata per demolire il diritto di asilo. Il fenomeno migratorio per essere affrontato ha bisogno di idee e soluzioni che rispettino le persone e i loro diritti, non che le mortifichino relegandole in “non luoghi” o le respingano in Paesi che non sono sicuri come si vorrebbe far credere. Quando la politica saprà fare questo salto di qualità?”. Ancora una volta convenzioni internazionali e diritti umani "ne escono calpestati. Ancora una volta le persone migranti vengono equiparate a merci; individui irregolari da cui difendersi, senza che mai assurgano alla dignità di persone", sottolinea il Centro Astalli che " torna a chiedere urgentemente la promozione di un approccio comune e corresponsabile alla gestione dei flussi migratori, che si impegni ad ampliare e a realizzare vie sicure di ingresso, azioni di ricerca e salvataggio in mare delle persone, senza criminalizzare le ONG, e combatta le reti criminali dei trafficanti. A chi è in cerca di protezione occorre garantire dignità e sicurezza".

Acli: “accordo Italia-Albania soluzione di vetrina”

16 Febbraio 2024 -
Roma - “Il Governo e la sua maggioranza hanno ancora una volta rinunciato alla creazione di un sistema di accoglienza diffusa ed integrata”. Così Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli, ha commentato il voto del Senato con cui è stato definitivamente ratificato l’accordo fra Italia ed Albania per la creazione di due Cpr in territorio albanese dove accogliere fino a 3.000 migranti soccorsi in acque italiane. Le Acli condividono il parere di mons. Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Commissione per le migrazioni della Cei, che ha parlato di “673 milioni di euro in dieci anni andati in fumo”, ricordando come l’Italia sia al 16° posto in Europa nell’accoglienza dei richiedenti asilo rispetto al numero degli abitanti. “Si preferisce una soluzione di vetrina che è indice dell’incapacità di affrontare quella che non è più da tempo un’emergenza, ma un fenomeno strutturale da governare senza demagogie né isterismi”, ha continuato Manfredonia. “Non si può continuare a fare propaganda sulla pelle delle persone, specie di quelle deboli e povere: è ora di agire con serietà e realismo”.

Ucraina: il racconto di una inclusione positiva delle giovani rifugiate in Italia in un libro

16 Febbraio 2024 -
Roma - È in programma per la serata di martedì 20 febbraio, a Roma, la presentazione del volume “Women in Selfie” (Edizioni All Around, 2024), un fotolibro a firma del regista, artista e scrittore Vittorio Pavoncello che racconta l’esperienza di una inclusione positiva grazie al primo laboratorio teatrale composto da giovani rifugiate ucraine in Italia. L’appuntamento, ospitato dalle 18 alle 20 presso lo Spazio Esperienza Europa – David Sassoli (piazza Venezia 6), è promosso dall’Associazione Donne for peace in collaborazione con la Rappresentanza in Italia del Parlamento europeo, patrocinato dalla Rappresentanza della Commissione europea in Italia e dalla Città metropolitana di Roma Capitale. “Il libro – si legge nella presentazione – è un racconto del racconto, quello del percorso positivo condotto in ambito del Progetto ‘Upe4Inclusion’ realizzato da Donne for peace in collaborazione con Anas Lazio e Solco srl. Dodici donne ucraine guidate nel laboratorio teatrale da Pavoncello e coordinate da Svitlana Pakalyuk hanno affrontato il dramma aperto della guerra che si sono lasciate alle spalle”. “Anzhelika Azaieva, Olena Beksultanova, Boiko Svitlana, Kriuchkova Olena, Kurovska Olena, Iryna Lupan, Nadia Melnik, Petrovets Anastasia, Shapovalova Iryna, Sviatiuk Halyna, Vecherya Olga e Yuliia Nosyk – prosegue la presentazione – hanno trovato nel teatro e nel linguaggio universale dell’arte un approdo di comunicazione ed espressione che ha permesso loro di sfidare la paura, di accettare e valorizzare la nuova vita in Italia in un’ottica di ricostruzione”. Il libro affronta diversi aspetti: dal superamento delle iniziali difficoltà linguistiche e culturali all’utilizzo delle tecnologie alle quali l’opera si ispira come interconnessione tra passato, presente e futuro, alla volontà – sopra tutto e tutti – di sopravvivere e vivere. Le pagine sono arricchite dalle fotografie del laboratorio e dalla prima assoluta dello spettacolo teatrale di “Women in Selfie”, già portato in scena sul Palco del Teatro di Villa Torlonia di Roma, lo scorso giugno. Alla presentazione interverranno Carlo Corazza, rappresentante in Italia del Parlamento europeo, Antonio Parenti, rappresentante della Commissione europea in Italia, il regista, artista e scrittore Vittorio Pavoncello, Volha Marozava, presidente di Donne for peace, Luisa Laurelli, assessore alle Politiche sociali del Municipio IX Comune di Roma, Mariano Angelucci, presidente della Commissione XII Turismo, moda e relazioni internazionali del Comune di Roma. Modererà Elena Rossi, scrittrice e portavoce di Donne for peace.

Accordo Albania-Italia: un segno di incapacità di un Paese a gestire il diritto d’asilo

15 Febbraio 2024 -

Roma - Oggi il Senato ha approvato l’accordo Albania-Italia per il trattenimento di migranti che la Guardia costiera salverà in mare. Seicentosettantantatre milioni di euro in dieci anni in fumo per l’incapacità di costruire un sistema di accoglienza diffusa del nostro Paese, al 16° posto in Europa nell’accoglienza dei richiedenti asilo rispetto al numero degli abitanti. Seicentosettantatre milioni di euro che potevano rigenerare non solo la vita di molte persone (3.000), ma la vita anche delle nostre comunità. Seicentosettantatre milioni di euro che avrebbero significato posti di lavoro e un indotto economico. Seicentosettantatre milioni di euro veramente ‘buttati in mare’ per l’incapacità di governare un fenomeno – quello delle migrazioni forzate - che si finge di bloccare, ma che cresce di anno in anno, anche per politiche economiche che non favoriscono – se non con le briciole – lo sviluppo dei Paesi al di là del Mediterraneo. Seicentosettantatre milioni spesi anche perché guardiamo maggiormente a vendere armi - le spese per gli armamenti sono aumentate del 3,7% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 2240 miliardi di dollari, il livello più alto mai registrato (SIPRI) - e a finanziare conflitti - sono 56 gli Stati che nel 2022 si trovavano in situazioni di conflitto armato, 5 in più dell’anno precedente (SIPRI)-, piuttosto che a costruire pace. Uno spreco di risorse pubbliche. Un nuovo atto di non governo delle migrazioni, di non tutela degli ultimi della terra. Una nuova sconfitta della democrazia.

Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo

Presidente Cemi e Fondazione Migrantes

Il senso del tempo

15 Febbraio 2024 - Roma - Quale senso viene attribuito oggi al tempo? L’interrogativo, più che aprire un sondaggio, intende proporre un ulteriore tassello nel mosaico delle riflessioni con cui accostarsi al rapido sviluppo delle tecnologie, come le intelligenze artificiali. Il fenomeno della mitizzazione – che assolutizza i singoli fatti decontestualizzandoli - potrebbe portare a una sconnessione tra passato, presente e futuro, favorendo una sorta di individualismo temporale: gli insegnamenti ricevuti o le pagine di storia, nel bene e nel male, perderebbero la spinta propulsiva per l’oggi e il futuro, provocando una sorta di sezionamento del tempo. Comunicazione e informazione hanno invece il compito di far emergere il legame tra i tre momenti – passato, presente, futuro – nella loro scansione spazio-temporale. Ciò permetterà di non sbriciolare i singoli attimi in una sorta di mito permanente. All’inizio della Quaresima è anche un invito a cogliere la pienezza del tempo. (Vincenzo Corrado)

Viminale: 139mila gli stranieri accolti in tutta Italia

15 Febbraio 2024 -
Roma - Sono 4.028 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 942 sono di nazionalità bengalese (23%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (712, 18%), Tunisia (665, 16%), Egitto (467, 12%), Pakistan (225, 6%), Eritrea (214, 5%), Etiopia (172, 4%), Sudan (134, 3%), Guinea (109, 3%), Gambia (64, 2%) a cui si aggiungono 324 persone (8%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 138.742 persone su tutto il territorio nazionale di cui 83 negli hot spot (53 in Sicilia e 30 in Puglia), 103.596 nei centri di accoglienza e 35.063 nei centri Sai. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (13%, in totale 17.789 persone), seguita da Emilia Romagna, Piemonte e Lazio (9%), Campania (8%).

A Trieste la lunga attesa degli “invisibili”

15 Febbraio 2024 -

Trieste - Arrivano da lontano, sono a seimila e cinquecento chilometri in linea d’aria distanti da casa, dal Paese che abbraccia la parte meridionale della catena dell’Himalaya, dove si trova l'Everest. «Il Nepal è meraviglioso, ma i problemi sono tanti», cerca di spiegare Sunil, 23 anni, che l’ha lasciato quando ne aveva solo diciassette. Con alcuni connazionali sta preparando il pranzo, riso e verdure, finocchi e cavolfiori, tagliati e disposti su teglie da forno, ma il forno non c’è. Sono poggiati per terra e su un pallet di legno, fra sporcizia, teli di plastica, scarpe e coperte. Fa freddo, nemmeno 10 gradi malgrado sia mezzogiorno. Il gruppo di giovani nepalesi si riunisce per mangiare di fronte alle tende addossate le une sulle altre sotto le volte di mattoni del silos di Trieste, un’area di ex magazzini diroccati resi gelidi dall’aria che ci circola e da banchi di nebbia che si infilano dentro. Qui, a un passo dal centro città, si radunano le persone che mettono piede in Italia dopo aver percorso la Rotta Balcanica, forse pensando che ormai sia fatta, che il peggio sia passato. Si sbagliano, perché nel silos tocca aspettare il proprio turno per accedere al sistema di accoglienza nazionale. In totale, al momento, secondo il monitoraggio del Consorzio Italiano di Solidarietà (Ics), sono 235 le persone di varia nazionalità escluse dai centri a Trieste. Con Sunil ci sono Dhurba, Nirmal, Pasang, Tap Bahadur. Si uniscono anche due ragazze Monica e Laxmi, che invece vivono in una struttura di accoglienza. Quella nepalese non è di certo la comunità nazionale più estesa qui, dove ad arrivare sono soprattutto afghani e pakistani. Eppure il numero di nepalesi passati per Trieste non è irrilevante. Secondo l’Ics sono stati oltre 300 nei primi nove mesi del 2023, più di 400 nel 2021. Dal racconto di uno dei ragazzi si riconosce il consueto tragitto lungo i Balcani, dalla Turchia fino in Serbia. «Poi sono entrato in Croazia, dove ho lavorato un anno». La singolare presenza di un alto numero di nepalesi in questo Paese è confermata dal ministero dell’Interno di Zagabria: nei primi otto mesi del 2023, i permessi di lavoro rilasciati hanno riguardato nell’ordine cittadini di Bosnia, Serbia e a seguire i nepalesi (14.700). «In Nepal non c’è niente, nessun buon lavoro. Ho pagato 3.000 euro a un’agenzia e con un contratto ho raggiunto la Romania in aereo» racconta una delle ragazze, dando conto di un’altra traiettoria migratoria – di sfruttamento - comune per questa nazionalità. «Ero partita per stare in un fast food 8 ore al giorno, ma ne lavoravamo 15, per pochi soldi. Sono rimasta lì un anno e mezzo, poi ho raggiunto l’Ungheria, l’Austria e, a piedi e in auto, l’Italia». Per il Centre for the Study of Labour and Mobility di Kathmandu, nell’anno fiscale 2018/19 più di 1.700 nepalesi partivano ogni giorno per lavorare all’estero, una fuoriuscita così massiccia che nel 2023 sono state inviate a casa rimesse per 11 miliardi di dollari, il 27% del Pil. Le destinazioni sono soprattutto i Paesi del Golfo, ma anche Portogallo, Malta e, appunto, Croazia e Romania. «La vita qui è molto difficile, per il freddo, per la mancanza di cibo. Aspettando un posto in un centro di accoglienza, vivo così da due mesi» prosegue il racconto Sunil. Come tutti al silos, anche questi ragazzi all’arrivo si sono presentati in Questura. C’è chi, registrato il 30 novembre, ha l’appuntamento per formalizzare la domanda di protezione internazionale ad aprile. Ma anche riuscire a manifestare l’intenzione di chiedere asilo è complicato: « Io in Questura ci sono già andato quattro volte, ma non mi hanno registrato» interviene uno dei ragazzi nepalesi. «Ci torno domani. I funzionari non scelgono a seconda della fila, di quando uno è arrivato lì. Ma puntano il dito e dicono ‘tu, tu, tu’. Selezionano 8 o 10 persone al giorno, non una di più». ( Francesca Ghirardelli - Avvenire)

 

Vangelo Migrante: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,12-15)

15 Febbraio 2024 -
Entriamo in Quaresima, con il capo ancora impolverato di cenere, iniziamo il nostro percorso di digiuno e penitenza. Siamo in cammino verso la Pasqua. In tutta la liturgia di oggi siamo sollecitati alla purificazione e al cambiamento. Dobbiamo aprire il cuore allo Spirito Santo che vuole aiutarci a prendere sul serio la nostra vita. Siamo in un momento difficile tanto a livello storico quanto civile e religioso e non è facile oggi parlare di conversione, sia perché non tutti desiderano convertirsi sia perché spesso ci si ferma a riflettere solo su chi e cosa deve cambiare. La Prima lettura ci ricorda la purificazione del diluvio da cui nasce però la promessa di Dio che stabilisce di stringere con il creato una alleanza, un patto di amicizia e fedeltà. Il “peccato” è una vera e propria rottura di questa Alleanza, che va continuamente ripristinata. Dio, in Cristo sulla croce, ci lava con sangue del Figlio Suo versato per noi e per tutti e da questo sacrificio nasce la “Nuova Alleanza”. La seconda Lettura ci aiuta a a non dimenticare che siamo stati purificati e lavati dal Sacrificio cruento di Cristo, che toglie ogni sporcizia e ridona il candore della veste battesimale. Il diluvio è un battesimo ante litteram, che sulla Croce diviene fonte di una via nuova. Il Battesimo di Cristo sulla croce è il cuore del Vangelo di Marco. Il Vangelo delle tentazioni quest’anno sembra passare in sordina, quasi aver subito, nella versione di Marco, una censura. L’evangelista sottolinea invece il cuore del messaggio quaresimale e prepasquale: “convertitevi, il tempo è compiuto, credete al Vangelo”. Più che parlare del diavolo e delle sue diaboliche suggestioni concentriamoci allora su come evitarlo, seguendo appunto un itinerario di trasformazione e cambiamento che è la metanoia, la conversione. Dobbiamo andare al di là dei nostri pensieri, anzi superarli, per avvicinarci a quelli di Dio. Isaia ce lo ricorda spesso: “le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri”. In questa metanoia di conversione, non siamo chiamati a far retromarcia rispetto alla direzione intrapresa, un superamento sia ideologico che di contenuti. Siamo troppo pieni di informazioni, spunti mediatici, di gossip e pregiudizi, di pubblicità incalzanti. Social e TV non ci fanno riflettere e soprattutto non ci aiutano pensare con la nostra testa. A volte ci fermiamo sui post di Facebook o Instagram, su questioni relative al Magistero della Chiesa o di altro. Riflessioni superficiali che rischiano di relegarci in un mondo di insicurezze e dubbi. Convertirsi quest’anno vuol dire ritornare alla Parola, credere alla bella notizia del Vangelo. Per credere dobbiamo però riconoscere il momento che stiamo vivendo. Gesù piange su Gerusalemme perché è incapace di riconoscere il tempo in cui è stata visitata da Dio (Dominus flevit). Gesù non piange su di noi ma ci ammonisce, perché sappiamo valorizzare il “Kairos”, il frammento di un secondo sacro, che ci fa incontrare la Vita e ci fa rinunciare alla morte. Come nel Battesimo siamo chiamati a rinunciare a Satana e a professare la fede in Dio. Dobbiamo riscoprire il valore del tempo di Dio rispetto a quello cronologico. Siamo tutti esseri umani senza tempo: sembra che il tempo sfugga, corra, non esista, ma il tempo favorevole il “Kairos”, va riscoperto. Non possiamo arrivare in ritardo al Tempo dell’Amore. (Andrea Fulco)

Mobilità tra territori e Paesi: un convegno ieri a Trento con la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

14 Febbraio 2024 -
Trento - La mobilità tra regioni e tra Paesi è una scelta che sempre più giovani, anche qualificati, vedono come un'opportunità per aprirsi al mondo, realizzarsi, acquisire nuove competenze e fare esperienze lavorative e personali. Ma è un fenomeno che non riguarda solo loro: ci sono anche scelte di vita che coinvolgono altre fasce di popolazione. Il Trentino, inoltre, è un territorio che vede ancora crescere la sua popolazione, nonostante il saldo naturale negativo. Se ne è parlato ieri, presso la sala Belli del palazzo della Provincia, dove sono stati presentati i contenuti del Rapporto Italiani nel Mondo 2023 della Fondazione Migrantes nell'ambito dell'appuntamento "Nuova mobilità dal Trentino all’estero - Rilevanza ed effetti sul territorio".

Giovanni Gardelli, dirigente generale Provincia autonoma di Trento, ha evidenziato in apertura come il tema trattato nell’incontro fosse di grande attualità e importanza anche per il confronto sulle politiche di sviluppo e sull’attrattività del territorio. Delfina Licata - sociologa delle migrazioni e curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes - ha presentato i principali contenuti del RIM che, ha ricordato, è nato nel 2006. Complessità, ha spiegato, è la parola che descrive attualmente il fenomeno della mobilità italiana. Ha fornito alcuni dati: nel 2023 gli italiani iscritti all’Aire erano 5.933.418; presenti soprattutto in Europa (54,7%) e America, ma anche in misura minore in tutti gli altri continenti. In Argentina, Germania, Svizzera, Brasile, Francia, Regno Unito e Stati Uniti ci sono le comunità di italiani più numerose. Le regioni con il maggior numero di partenze sono Sicilia, Lombardia, Campania, Veneto, Lazio e Calabria. Si parte, ha spiegato Licata, anche dalle regioni italiane dove vi sono università prestigiose o dove le persone hanno fatto già un’esperienza di migrazione per motivi di studio o lavoro provenendo da altri territori. Dal 2006 al 2023 la presenza strutturale italiana all’estero è cresciuta del 91%. La comunità italiana all’estero sta ringiovanendo. Negli stessi anni si registra un aumento del 188% degli iscritti all’Aire che hanno tra 18 e 40 anni; sono cresciuti del 78,3% i minori e del 175% i nati all’estero. Si tratta, ha evidenziato Licata, di una comunità che cresce. Nell’ultimo anno le partenze hanno interessato in misura maggiore i giovani dai 18 ai 34 anni di età ma sono in aumento anche gli anziani.

La situazione trentina è stata approfondita da Vincenzo Bertozzi, dirigente dell’Ispat. Fino agli anni ’40, ha spiegato, il Trentino era terra di emigrazione, successivamente il trend si è invertito. Dagli anni ‘90 si sono registrati un saldo naturale e un saldo migratorio positivi. Dal 2015 il saldo naturale è diventato negativo e il saldo migratorio pur positivo si è ridotto. Trentino e Alto Adige, ha spiegato Bertozzi, sono comunque tra i territori che vedono crescere la popolazione. Bertozzi ha fornito alcuni dati. I movimenti con le altre regioni italiane, come iscrizioni e cancellazioni dall’anagrafe, rappresentano il 70% circa del totale. In entrata si tratta prevalentemente di spostamenti di breve raggio. Anche le cancellazioni dall’anagrafe in Trentino riguardano in particolare movimenti verso le regioni limitrofe, ma non solo. I cittadini italiani che hanno lasciato il Trentino per altre regioni sono stati circa 3000 nel 2022. Nello stesso anno sono state circa 1000 le persone che si sono cancellate dall’anagrafe trentina per andare all’estero. Tra i nuovi iscritti in Trentino metà arrivano dalle regioni europee ma una zona di partenza è anche il Sudamerica. Chi si cancella dall’anagrafe trentina si dirige verso regioni europee per il 77%, scegliendo in particolare Regno Unito, Germania, Francia, Svizzera, Spagna. Tra le mete preferite vi sono anche America del sud e del nord. Poco meno del 60% delle persone che si cancellano dalle anagrafi dei comuni trentini per trasferirsi all’estero ha un’età compresa tra i 18 e i 39 anni (meno del 50% nel caso dei trasferimenti verso altre regioni italiane), mentre meno del 20% ha un’età compresa tra i 40 e i 64 anni. Se all’inizio del periodo osservato (2012) circa il 50% delle persone che si cancellavano dalle anagrafi dei comuni trentini per trasferirsi all'estero possedevano un titolo di studio basso, negli anni più recenti questa percentuale si è ridotta considerevolmente arrivando al 30% circa mentre è quasi raddoppiata la quota di cancellati in possesso di un titolo di studio elevato, che arriva a circa il 37% nel 2021.

Sabrina Berlanda, ricercatrice Senior della Fondazione Franco Demarchi, ha presentato l’indagine sulla Mobilità Transnazionale Giovanile in Trentino sul tema “Orizzonti Globali, Radici Locali”. Obiettivo dell’indagine è ampliare la conoscenza e la comprensione del fenomeno della nuova mobilità, esaminandolo mediante l’intreccio tra conoscenza scientifica e l’esperienza vissuta in prima persona da alcuni protagonisti. Per realizzare l’indagine, ha spiegato, si raccolgono le disponibilità a portare la propria testimonianza di persone che per il loro lavoro o la loro storia di vita conoscono il tema delle migrazioni trentine, o di persone che si sono trasferite all’estero (dal 2009 in poi) e che all’epoca della partenza avevano tra i 18-34 anni, o ancora di persone che vivono in Trentino ma sono coinvolte dagli effetti che derivano dalla partenza dei/delle giovani (es. famiglie, amici e altri membri della comunità).  Berlanda è intervenuta inoltre sul tema della mobilità giovanile evidenziando la complessità del fenomeno. Oggi ci si sposta più facilmente da un paese all’altro. La mobilità rappresenta uno snodo cruciale intorno a cui molti giovani riorganizzano la costruzione del lavoro, dei rapporti familiari, del proprio senso d’identità culturale e della cittadinanza. Oggi si assiste, ha aggiunto, ad un progressivo affermarsi dell’ideale di una cittadinanza europea. I giovani che vivono all’estero tendono però a mantenere forti legami con l’ambiente di origine. All’idea della mobilità obbligata, ha aggiunto, si aggiunge ora una visione della mobilità come naturale, per generazioni abituate a viaggiare e con un’identità internazionale e plurilingue. La nuova mobilità è vista dunque come un valore e un’opportunità da incentivare, che se da una parte comporta costi, offre nuove risorse in termini di riorganizzazione e cambiamento, crescita e sviluppo di competenze, esperienze, connessioni e relazioni.

Del tema “Territori e migrazioni tra passato e presente” ha parlato, in collegamento, Edith Pichler,  consultrice e docente di Sociologia delle migrazioni dell’Università di Potsdam. Le mete di oggi, ha spiegato, sono per lo più metropolitane e urbane. Le reti sociali inoltre sono caratterizzate anche dalla dimensione virtuale. Non si parte, ha spiegato, solo da zone dove c’è un malessere economico ma spesso per ragioni legate all’affermazione professionale o per fare esperienze. All’incontro sono intervenuti anche Francesco Bocchetti dell’Associazione Trentini nel Mondo, che ha parlato degli incontri “Generazioni in mobilità” e Mauro Verones dell’Unione delle Famiglie Trentine all’estero che ha illustrato il progetto “Oriunde”.

L’appuntamento è stato moderato da Ileana Olivo, dirigente dell’Umse coesione territoriale valorizzazione capitale sociale trentino all'estero.

Mercoledì delle Ceneri: il Vangelo del Giorno ( Matteo 6,1-6.16-18)

14 Febbraio 2024 - Inizia oggi la Quaresima e la liturgia riporta l'accalorato invito di Dio: "Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti" (2,12). Preoccupato dell'insensibilità del popolo d'Israele, il profeta Gioele aggiunge: "Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all'ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male" (Gl 2,13). La Quaresima è il tempo opportuno per ritornare a Dio e ricomprendere il senso stesso della vita. La liturgia ci viene incontro con l'antico e austero segno delle ceneri. Mentre ci viene posto sul capo un piccolo pugno di cenere, il sacerdote ci dice: "Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai". È la verità sulla nostra vita: siamo davvero polvere, deboli e fragili. Facilmente ci innalziamo e dimentichiamo che siamo povera cosa. Chiunque si innalza e si sente forte, presto si scopre debole. La cenere sul capo ci ricorda la nostra debolezza. Noi cristiani siamo chiamati a essere sentinelle di pace, nei luoghi in cui viviamo e lavoriamo. Ci è chiesto di vigilare, affinché le coscienze non cedano alla tentazione dell'egoismo, della menzogna, della violenza e del conflitto. Il digiuno e la preghiera ci rendono sentinelle attente e vigili perché non vinca il sonno della rassegnazione che fa ritenere i conflitti inevitabili; perché non vinca il sonno della acquiescenza al male che continua a opprimere il mondo; perché sia sconfitto in radice il sonno del realismo pigro che fa ripiegare su sé stessi e sui propri interessi. Nel Vangelo di oggi Gesù stesso esorta i discepoli a digiunare e a pregare per spogliarsi di ogni superbia e arroganza e per disporsi a ricevere i doni di Dio. Le nostre forze, da sole, non bastano ad allontanare il male; abbiamo bisogno di invocare l'aiuto del Signore. Egli - come amava dire Bonhoeffer - ci rende non solo buoni, ma anche forti, perché l'amore vinca sull'odio e gli uomini possono ricevere la pace che da soli non sanno darsi. (Mons. Vincenzo Paglia)

Amore e ceneri

14 Febbraio 2024 -
Quest’anno il Mercoledì delle Ceneri capita quando, in altri momenti, avrebbe dovuto esserci la ricorrenza laicissima e zuccherosa di San Valentino. Laicissima, perché San Valentino, tranne forse che a Terni, nella sua versione attuale nasce come espediente commerciale in un periodo equidistante dalle celebrazioni più importanti, e non di meno è apprezzata dalle coppiette di tutto il mondo (si ricorda che in teoria è la festa dei fidanzati, non di chi genericamente “sta insieme”) per la retorica romantica che vi sottende, che si dice risalga addirittura all’amor cortese rinascimentale. In ogni caso, quest’anno non se ne fa nulla: ceneri sul capo al posto di cioccolatini, digiuno al posto di cenette, penitenza e confessione dei peccati al posto di frasi melense e proclami lirici. Tutto questo è molto eloquente, vista la condizione attuale del mondo, nel quale non si rischia, ma è già in atto, l’incipit di una guerra mondiale “a pezzi”, come la definì Papa Francesco qualche tempo fa. Le ceneri che ci si palesano davanti non sono infatti solo quelle benedette della liturgia, ma quelle tremende dell’intera società umana. “Fate l’amore, non fate la guerra”, esortavano i figli dei fiori in un’epoca ormai lontana. Ma l’amore che contraddice e sconfigge la guerra non è quello dei cuoricini e delle serenate, bensì quello che parte da un cuore spezzato dal pentimento. Solo l’uomo che ritorna in se stesso e prende coscienza del proprio male può smettere di imputarlo agli altri; solo chi sperimenta il perdono trova la forza di perdonare; solo chi impara a dominare tramite il digiuno (dalle cose e dalle pretese) gli impulsi urgenti e distruttivi che si porta dentro può fare la pace. E se questo vale per la situazione globale, a maggior ragione vale per le relazioni personali a cui si attribuisce maggior valore per la propria vita. Due fidanzati, ovvero due persone che hanno in animo di costruire insieme qualcosa di bello, è proprio dal Mercoledì delle Ceneri che dovrebbero partire, più che da San Valentino. Perché dovranno capire che l’atteggiamento da avere l’uno verso l’altro, se vorranno imparare ad amarsi, è quello della cura, dove il baricentro si sposta da me verso l’altro, ma per imparare ad avere cura devo mettere a digiuno il mio ego, che vorrebbe sempre mangiarsi l’altro per riempire i propri vuoti, devo coltivare la compassione per le altrui fragilità, e devo chiedere a Dio la forza di trascendere me stesso in un atto di vero e libero amore, realtà misteriosa che dimora in una galassia tanto lontana dal pianeta sentimentalismo, e che ha a che fare più con la natura divina che con i sentimenti umani. Digiuno, elemosina (cioè misericordia), preghiera: le “armi” della penitenza quaresimale si rivelano essere i requisiti fondamentali per imparare ad amare, e per scoprire che, alla fine, riuscire a impararlo davvero, nonostante tutti i nostri sforzi pure necessari, sarà una grazia, cioè un dono di Dio. Come una resurrezione. “In ogni tempo e condizione di vita è indispensabile la grazia di Dio; ne avvertono più che mai il bisogno i fedeli che si preparano a formare una nuova famiglia.” Così recita il rito di benedizione dei fidanzati riportata dal Benedizionale. La Quaresima, che il Mercoledì delle Ceneri inaugura, ci serve per ricordarci questa necessità della grazia, permettendoci di esplorare per quaranta giorni le ferite della nostra natura e le insidie a essa tese dalla tentazione, e questo potrà portarci, se lo vorremo (quante Quaresime abbiamo sprecato finora?) a uno sguardo realista su noi e sugli altri, uno sguardo che può generare in noi sincera compassione, embrione dell’amore. Questo nel piccolo della coppia come nel grande della geopolitica: mi piace sognare una realtà in cui i Capi di Stato sappiano tornare ognuno alla propria interiorità, ed esaminando con l’aiuto di Dio sinceramente se stessi, si rendano conto di quante assurdità si rischia di fare quando le briglie si lasciano alle passioni disordinate, e di quanto sia importante fare penitenza, cioè mettersi in discussione e tendere la mano, così da estinguere tutti i fuochi della guerra e lasciare solo le ceneri di conflitti finiti, da cui l’umanità, come una Fenice, possa rinascere nella pace. (Alessandro Di Medio)

L’Europa viaggia ancora a due velocità: “Ius soli temperato” in 8 Paesi

14 Febbraio 2024 - Milano - Nascere europei da genitori stranieri si può, almeno in quei Paesi Ue che concedono la cittadinanza ai piccoli nati sul territorio europeo con origini non comunitarie. Si tratta dei Paesi che applicano il cosiddetto “Ius soli temperato” che non è un diritto acquisito (come negli Stati Uniti) ma prevede almeno un’altra condizione oltre al fatto di essere nati nel territorio dello Stato. È il caso fino ad oggi di otto Paesi: Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Grecia, Olanda e Irlanda. Gli Stati europei che attualmente non prevedono alcuna forma di “Ius soli” invece sono: Italia, Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia.

Nel Paese più popoloso d’Europa, la Germania, un bambino acquisisce la cittadinanza tedesca alla nascita solo se almeno uno dei due genitori ha un permesso di soggiorno permanente (da almeno tre anni) ed entrambi i genitori risiedono in Germania da almeno otto anni. Ma gli anni si ridurranno a cinque non appena entrerà in vigore la riforma della cittadinanza approvata a gennaio per attirare più lavoratori qualificati nel paese. Secondo la nuova legge, il bambino nato sul suolo tedesco otterrà automaticamente la cittadinanza tedesca, senza dover rinunciare a quella dei genitori. La Germania è infatti uno dei pochi Paesi europei in cui non è ammessa la doppia cittadinanza (eccezion fatta per cittadini svizzeri e comunitaria) portando al grave dilemma di rinunciare (o meno) alla cittadinanza di origine per i numerosi residenti di origine turca e balcanica.

In altri quattro Stati membri dell'Unione Europea: Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna, viene invece applicato il cosiddetto “doppio ius soli”. Questo significa che un bambino nato nel territorio di uno di questi Stati acquisisce la cittadinanza del Paese se almeno uno dei suoi genitori è nato nello stesso territorio, indipendentemente dalla loro nazionalità. Un approccio simile (“doppio Ius soli condizionato”), lo ha intrapreso più recentemente anche la Grecia, dove i bambini nati all’estero e i cui genitori abbiano vissuto in Grecia per cinque anni acquisiscono la cittadinanza al completamento del primo ciclo di studi. Gli stranieri maggiorenni devono invece avere vissuto nel Paese per almeno 7 anni.

Nello specifico, nel secondo Paese più popoloso dell’Ue, la Francia, i nati nella Repubblica da almeno un genitore straniero, a sua volta nato nel Paese, ottengono automaticamente la cittadinanza francese. Inoltre i figli di stranieri, che risiedono da almeno cinque anni nel Paese, possono invece richiedere la cittadinanza quando diventano maggiorenni se hanno risieduto nel Paese per almeno cinque anni dall'età di 11 anni in poi. Si è aperto, però, un dibattito in vista delle prossime elezioni, che potrebbe preludere a un possibile giro di vite sulle regole.

In Belgio invece un bambino diventa cittadino se almeno uno dei genitori è nato nel Paese o vi ha vissuto cinque degli ultimi dieci anni. La cittadinanza si acquisisce dopo il compimento dei 18 anni o dei 12 anni, se i genitori sono residenti da almeno dieci anni nel Paese. Anche in Portogallo vige una forma di “Ius soli temperato”, il riconoscimento della cittadinanza dei figli di stranieri nati all’interno del territorio dello Stato avviene a condizione che i genitori siano residenti nel Paese da almeno due anni. In Irlanda, invece, ai figli di stranieri nati entro i confini del Paese viene riconosciuta la cittadinanza se almeno uno dei due genitori è residente nello Stato da almeno tre anni.

Secondo dati Eurostat del 2023, nell’Ue il tasso di naturalizzazione dei cittadini di origine straniera è comunque molto basso, attestandosi al 5% in 23 Stati membri. Solo in Svezia e nei Paesi Bassi supera il 10%, mentre in sei Paesi dell’Europa centrale e baltica ( Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Estonia, Lettonia e Lituania) non arriva all’1%. In Italia si attesta appena al di sotto del 3%. Questi dati sono in aperta contraddizione con le ambizioni inclusive della Commissione europea che vorrebbe vedere le minoranze sempre più rappresentate nelle sfere pubbliche. È evidente però che gli ostacoli, che si presentano sin dalla nascita, non aiutano a sviluppare il pieno potenziale della cittadinanza europea. (Susan Dabbous - Avvenire)

Viminale: da inizio anno sbarcate 4.022 migranti sulle nostre coste

13 Febbraio 2024 -
Roma - Sono 4.022 le persone migranti sbarcate sulle coste italiani da inizio anno secondo il dato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.  Di questi 895 sono di nazionalità bengalese (22%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (665, 17%), Siria (566, 14%), Egitto (424, 11%), Pakistan (215, 5%), Eritrea (136, 3%), Sudan (125, 3%), Guinea (109, 3%), Etiopia (86, 2%), Gambia (62, 2%) a cui si aggiungono 739 persone (18%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Ismu: 5 milioni e 775mila gli stranieri in Italia

13 Febbraio 2024 - Milano -  La Fondazione ISMU stima che al 1° gennaio 2023 gli stranieri presenti in Italia siano circa 5 milioni e 775mila, 55mila in meno rispetto alla stessa data del 2022. Il bilancio demografico mostra una significativa crescita della popolazione straniera residente in Italia (+110.000 unità). Diminuisce, invece, la componente irregolare, che si attesta sulle 458mila unità, contro le 506mila dell'anno precedente. Il calo degli irregolari è dovuto principalmente all’avanzamento delle regolarizzazioni attuate nel 2022 a completamento delle procedure di “emersione 2020”. Da segnalare la consistente riduzione dei “regolari non residenti”: il loro numero è sceso da 293mila a 176mila (-117mila). Sono alcuni adati del XXIX Rapporto sulle migrazioni 2023, elaborato dalla  Fondazione ISMU che viene presentato questa mattina a Milano. Per quanto riguarda il lavoro, il 2023 ha segnato il record storico delle assunzioni di personale immigrato - 1.057.620 persone - programmate dalle imprese italiane (fonte Unioncamere – ANPAL). Permangono, però - sottolinea l'stituto di ricerca - numerose criticità, che mostrano la necessità di una nuova governance dei processi migratori e di inclusione. Sul fronte scolastico, il numero degli alunni con background migratorio nelle scuole italiane è tornato a crescere a un ritmo che lascia presumere che, in circa 10 anni, si potrà arrivare al traguardo di un milione di alunni con background migratorio (nell’a.s. 2021/22 il numero si attesta a 872.360 presenze). Si segnala, inoltre, che i nati in Italia rappresentano il 67,5% degli alunni con cittadinanza non italiana. Per quanto riguarda le confessioni religiose, ISMU stima che al 1° luglio 2023 i cristiani nel loro complesso rappresentino la maggioranza assoluta (53,1%) tra gli stranieri residenti in Italia, con una presenza di immigrati cattolici che si attesta al 17,0% (i musulmani rappresentano il 29,7%). Alla presentazione, realizzata in collaborazione con Fondazione Cariplo e moderata dal Segretario Generale di Fondazione ISMU ETS, Nicola Pasini, partecipano: Giovanni Azzone, Presidente Fondazione Cariplo; Gian Carlo Blangiardo, Presidente Fondazione ISMU; Romano Guerinoni, Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi; Livia Elisa Ortensi, Responsabile Settore Statistica Fondazione ISMU. Nel corso del convegno si terranno due tavole rotonde. La prima, dal titolo “Migrazioni: fanno crescere la povertà o creano ricchezza” con gli interventi di Andrea Dellabianca, Membro della Giunta della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Presidente di Formaper; Nicola Saldutti, Caporedattore Economia del Corriere della Sera; Laura Zanfrini, Responsabile Settore Economia, Lavoro e Welfare Fondazione ISMU ETS. A conclusione del convegno, la tavola rotonda dal titolo “Per un'informazione responsabile sulle migrazioni” con gli interventi di: Paola Barretta, Portavoce Associazione Carta di Roma; Eleonora Camilli, Giornalista per Redattore Sociale e La Stampa; Cristina Giudici, Contributor per Il Foglio e consulente di Fondazione Gariwo; Vittorio Longhi, Giornalista e formatore per l'ONU; Alidad Shiri, Editorialista del quotidiano Alto Adige.

Migrantes Benevento: da ieri un corso base di Kiswahili

13 Febbraio 2024 - Benevento - L’Ufficio Migrantes della diocesi di Benevento, diretto da don Eugene Kouassi Boa, ha avviato, da ieri, un corso base di Kiswahili, la lingua ufficiale della Tanzania, dell’Uganda, del Ruanda e del Kenya e di altre 14 nazioni. Il corso, a cura di Lubangura Anastasia Evarist, è iniziato ieri pomeriggio presso la sala del Sole sita in via San Pasquale,11.

Viminale: da inizio anno sbarcate 3.982 persone migranti sulle nostre coste

12 Febbraio 2024 -
Roma - Sono 3.982 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato fornito dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei migranti arrivati 755 sono di nazionalità bengalese (19%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (665, 17%), Siria (485, 12%), Egitto (328, 8%), Pakistan (197, 5%), Sudan (122, 3%), Guinea (109, 3%), Etiopia (85, 2%), Gambia (62, 2%), Eritrea (61, 1%) a cui si aggiungono 1.113 persone (28%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. I minori stranieri non accompagnati giunti in Italia via mare sono 372.

Mons. Savino: “a Cutro è morta l’umanità”

12 Febbraio 2024 - Verona - “A Cutro è morta l’umanità”. Ne è convinto mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Cei, intervenuto sabato a Verona al primo tavolo tematico che condurrà all’Arena di pace 2024, in preparazione alla visita di Papa Francesco, a Verona il prossimo 18 maggio. Un approfondimento intenso ed appassionante all’interno del mondo dell’immigrazione, soprattutto in Italia. E proprio perché l’episodio non costituisce un caso isolato – ha evidenziato il presule –, sull’immigrazione ci giochiamo la civiltà e tutti i valori che reggono la nostra democrazie”. “Noto – ha poi proseguito –, che noi credenti siamo divisi e divisivi rispetto all’immigrazione, siamo divisi sui fratelli immigrati. Ma io non capisco come l’accoglienza non possa essere il paradigma di tutti i credenti”. L’affondo poi è stato sull’approccio ideologico-emergenziale con cui troppo spesso viene affrontata la questione. “Per andare contro il male della banalità – ha sottolineato mons. Savino –, la vera soluzione è una soltanto ed è racchiusa in quell’enciclica che ritengo la profezia di questo terzo millennio: si chiama fraternità”. Di qui l’appello: “Cittadini di buona volontà, uniamoci e includiamo legalmente e democraticamente i nostri fratelli e sorelle immigrati perché la fraternità è il grande sogno di Dio. Sogniamo la fraternità possibile e inclusiva perché solo su questo possiamo costruire un mondo bello per i nostri figli”.  

Novità al Cinema dal 14 febbraio

12 Febbraio 2024 -

Roma - Al cinema dal 14° febbraio. Titolo di punta della settimana di san Valentino è il dramma sentimentale “Past Lives”, opera prima della sudcoreana Celine Song, con Greta Lee, Teo Yoo e John Magaro. Presentato con successo al Sundance Film Festival e alla 18a Festa del Cinema di Roma, “Past Lives” è candidato ai 96mi Premi Oscar come miglior film e sceneggiatura originale. È il racconto poetico di un’amicizia nata sui banchi di scuola a Seul e che prova a ritrovarsi nella vita adulta, tra Corea e Stati Uniti; un legame intenso, sul confine dell’amore, che però fatica a fronteggiare distanze. Film convincente e raffinato.

In Concorso all’80a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia “Finalmente l’Alba” di Saverio Costanzo con Lily James, Joe Keery, Willem Dafoe, Alba Rohrwacher e Rebecca Antonaci. Con richiami a Federico Fellini e Luchino Visconti, Costanzo mette in scena il racconto di formazione di una giovane donna che sogna il cinema nella Roma degli anni ’50 e ne rimane “rapita” nel corso di notte, tra incanto e delusioni. Un film che esalta gli anni d’oro della Hollywood sul Tevere, toccando anche la cronaca del tempo, il delitto dell’aspirante attrice Wilma Montesi. Costanzo dimostra ancora una volta di possedere uno sguardo acuto ed elegante.

“Romeo è Giulietta” è la nuova commedia firmata da Giovanni Veronesi, con Pilar Fogliati, Sergio Castellitto, Geppi Cucciari e Domenico Diele. Nella cornice teatrale, va in scena una riflessione contemporanea su amore e legami a partire dal testo del Bardo, con rimandi al cult “Shakespeare in Love” (1998) di John Madden. 

Ancora, targato Sony è “Madame Web” di S.J. Clarkson, incursione nei fumetti Marvel per raccontare l’eroina Cassandra Webb dai poteri di chiaroveggenza. Protagonista Dakota Johnson, affiancata da Tahar Rahim e Sydney Sweeney. Dalla Francia arriva anche “I Tre Moschettieri. Milady” di Martin Bourboulon, secondo capitolo dedicato all’opera di Alexandre Dumas, con Eva Green, Vincent Cassel, Louis Garrel, Romain Duris e Pio Marmaï. 

Focus “Sound of Freedom. Il canto della libertà”. Distribuito da Dominus Production, nelle sale italiane dal 19 febbraio c’è “Sound of Freedom. Il canto della libertà”, titolo che ha conquistato il box office USA nel 2023. Diretto da Alejandro Monteverde (“Bella”, 2006), con Jim Caviezel, Bill Camp, Mira Sorvino ed Eduardo Verástegui, “Sound of Freedom” prende le mosse da una storia vera, quella dell’ex agente federale Tim Ballard e del suo impegno contro le violenze sui minori e la tratta dei bambini dall’America Latina agli Stati Uniti. Monteverde riesce a gestire la bruciante materia narrativa direzionandola su un binario che convince e coinvolge: il racconto è come un serrato poliziesco, un crime-thriller hollywoodiano dal vivo pathos, che allarga poi l’orizzonte espressivo a favore del film di denuncia. “Sound of Freedom” è un film da vedere, da approfondire in chiave civile ed educativa, proprio per mettere in condivisione una problematica che non si può né tacere né marginalizzare. 

Trento: domani la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

12 Febbraio 2024 -
Trento - Martedì 13 febbraio alle 11.00 in sala Belli del palazzo della Provincia a Trento, sarà presentato il Rapporto Italiani nel Mondo 2023 della Fondazione Migrantes  nell'ambito dell'appuntamento "Nuova mobilità dal Trentino all’estero - Rilevanza ed effetti sul territorio" e con l'occasione verrà presentata anche l'avvio della ricerca “Orizzonti Globali, Radici Locali: Un'Indagine sulla Mobilità Transnazionale Giovanile in Trentino”, della Fondazione Franco Demarchi, relativa alle ricadute sul sistema economico e sociale trentino della nuova mobilità. Sarà quindi lanciata una call online per chiedere alla famiglie e alle comunità interessate di avanzare la loro candidatura a partecipare al progetto.
Di seguito il programma della giornata
Saluti e introduzione  Mattia Gottardi - assessore all’urbanistica, energia e trasporti, emigrazione trentina Giovanni Gardelli – dirigente generale Provincia autonoma di Trento Modera  Ileana Olivo - dirigente Umse coesione territoriale valorizzazione capitale sociale trentino all'estero Il Rapporto Italiani nel Mondo. Partire, restare e tornare tra storicità, strutturalità e nuove dinamiche Delfina Licata - curatrice Fondazione Migrantes Territori e migrazioni tra passato e presente Edith Pichler - consultrice - Università di Potsdam Il fenomeno delle nuove mobilità in numeri - il caso trentino Vincenzo Bertozzi - dirigente Ispat Orizzonti Globali, Radici Locali: Un'Indagine sulla Mobilità Transnazionale Giovanile in Trentino Sabrina Berlanda - ricercatrice Fondazione Demarchi Intervengono l’Associazione Trentini nel Mondo e l’Unione delle Famiglie Trentine all’estero