Primo Piano
La via della Germania: dopo 40 anni la storia si ripete
Lucca: sabato incontro sui minori migranti, la Chiesa e l’ esperienza dei fratelli Marchetti
Mons. Galantino: “anch’io emigrato. In Svizzera ho lavorato per pagarmi seminario”
Mons. Galantino: “mi auguro che questo studio possa continuare a gettare luce sulla mobilità umana tout court
Roma - “Mi auguro che questo studio possa continuare a gettare luce sulla mobilità umana tout court” e possa aiutare la “nostra politica ad uscire da una cultura degli slogan. In materia di immigrazione ed emigrazione, la conoscenza scientifica dei fenomeni è la strada giusta per riproporre un ambiente sociale in cui ciascuno venga arricchito e non depauperato dalla presenza dell’altro”. Così il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, presentando oggi a Roma il Rapporto “Italiani nel mondo” 2017. “La cittadinanza – ha spiegato – non è data solo dal territorio (ius soli) o dal sangue (ius sanguinis) ma è determinata da quanto si vive e si sperimenta nel corso della propria vita. Diventano determinanti il cammino formativo, il percorso di conoscenza del sé, i luoghi in cui si vivono le stagioni della vita, gli incontri; tutti elementi culturali che creano non una sola identità ma identità plurime, dinamiche, in costante arricchimento”. Concetti che, per mons. Galantino, “è importante riscattare da un ambito meramente socioculturale per farli diventare anche cultura vissuta. Dobbiamo fare – ha avvertito – lo sforzo di continuare a dire queste cose, facciamole diventare anima di un modo diverso di stare tra noi e di capire le cose”. Di qui l’auspicio che il Rapporto, “importante per sé, facendoci capire alcune realtà vissute dagli italiani nel mondo, ci aiuti a guardare con occhi diversi quanti stanno qui da noi”. “Non paga parlare di queste cose ma io non arretro di un millimetro”, ha concluso esprimendo quindi gratitudine ai “missionari laici e religiosi, avamposti straordinari e di cui conosco le difficoltà, che a volte hanno, a stare nelle chiese presso le quali lavorano. Come vescovo e segretario della Cei li ringrazio davvero”.
Don De Robertis: L’emigrazione italiana è “tutt’altro che un capitolo chiuso della nostra storia”
Mons. Di Tora: l’occupazione giovanile e la valorizzazione delle nuove generazioni rappresenta “un tema centrale per la rinascita dell’Italia”
Per il presidente della Migrantes, intervenuto questa mattina a Roma alla presentazione del “Rapporto Italiani nel Mondo, l’occupazione giovanile e la valorizzazione delle nuove generazioni rappresenta “un tema centrale per la rinascita dell’Italia che non può non passare anche dal confronto con l’estero, ma dove il viaggio diventi fenomeno di arricchimento e non privazione, perdita. La migrazione è un fenomeno complesso in continua e costante trasformazione. Non servono solo le statistiche e gli studi. Occorre che lo studio arrivi sulle scrivanie dei decisori politici e soprattutto occorre che lo studioso affianchi le istituzioni, le indirizzi per giusti e nuovi percorsi di lavoro per e con i migranti”. Per questo un passo “fondamentale” è rappresentato dal “passaggio dallo studio all’azione, all’operatività. Penso, quindi, anche ai tanti soggetti coinvolti nell’accoglienza e nell’accompagnamento dei migranti, di chi arriva sul nostro territorio, ma anche di chi parte dall’Italia. Penso, quindi, ai missionari italiani e di ogni altra nazionalità, agli operatori che accolgono nelle città di ogni parte del mondo i migranti. Penso ai tanti sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai laici e alle laiche impegnati sui territori diocesani. Penso, in sintesi, agli occhi e alle braccia tese di chi oggi vede arrivare e di chi vede partire”.
Mons. Di Tora ha quindi ricordato come nel suo lavoro quotidiano incontra tanti ragazzi, giovani famiglie che decidono di lasciare l’Italia: “sono sempre più numerosi. Loro partono, ma i loro familiari più stretti restano aprendo ferite dovute alla distanza e alla nostalgia. Occorre aiutare non a rimarginare tali ferite”, ma a “trasformare l’assenza in un essere diversamente presenti”. Le ferite dunque “con la partenza restano, ma si può aiutare a sollevare dal dolore. È di grande aiuto, ad esempio, la tecnologia. Penso alla rete, ai social media, agli smartphone dai quali non ci separiamo mai”.
Oggi, come si legge nel Rapporto Italiani nel Mondo, nell’epoca della massima libertà di movimento, della contrazione degli spazi e dei tempi “assistiamo al grande paradosso di ricercare contatti più umani, distanze meno asettiche”. Le persone “restano tali sempre. Occorrono, dunque, una Chiesa e uno Stato preparati all’incontro, ma anche al transito del migrante perché solo una parte resta, molti altri continuano nella loro ‘ricerca della felicità’, all’interno di uno Spazio che abbiamo voluto Unito, una Unione Europa che ha garantito libertà e pace a tante generazioni valorizzando la dignità della persona, i diritti fondamentali di ciascuno, lo Stato di diritto. L’Italia, all’interno dell’Unione Europea, di fronte alle migrazioni – ha aggiunto il presule - è stata spesso chiamata a “reagire alla sfida migratoria con solidarietà rispondendo a imperativi etici e morali e dando un contributo unico allo sviluppo e al progresso del rispetto della dignità e dei diritti umani. Che tale accoglienza e solidarietà siano presenti anche per gli italiani in ogni luogo in cui la loro ricerca di benessere e serenità li porti”.
Rapporto Italiani nel Mondo: la presentazione a Roma
Rapporto Italiani nel Mondo: la struttura del volume del 2017
Come di consuetudine, gli italiani residenti all’estero vengono analizzati e descritti attraverso la fonte ufficiale dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) sia per quanto riguarda la comunità nel suo complesso che per quanto concerne le partenze avvenute nell’ultimo anno. All’AIRE si affiancano i dati ISTAT sui trasferimenti di residenza per l’estero e la migrazione interna, quelli dell’INPS sulle pensioni, della Banca d’Italia sulle rimesse nonché, nella specifica sezione dedicata alle Indagini, i dati di fonte estera dei paesi scelti dagli approfondimenti di questa edizione, ovvero la Francia e l’Australia.
Interessante il focus sulla genitorialità a distanza, un tema nuovo al quale si affaccia quest’anno il Rapporto Italiani nel Mondo, ma sicuramente meritevole di essere indagato e ulteriormente approfondito alla luce delle nuove peculiarità rintracciate dalla mobilità italiana all’interno del più generale quadro degli spostamenti nel mondo sempre più globale e interattivo.
Altre novità riguardano, all’interno delle Riflessioni, sia l’approfondimento sulla mobilità dei Millennials prima e dopo la Brexit sia un saggio sui “nuovi italiani”, ovvero cittadini di origine nazionale diversa che, dopo un periodo di migrazione trascorsa in Italia e dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana, si spostano fuori dei confini nazionali. A quest’ultimo tema, oltre che una riflessione teorica, si affianca un’analisi dei dati ISTAT più aggiornati a disposizione, condotta nell’ambito della sezione Flussi e presenze.
Studiare la mobilità italiana attraverso il Rapporto Italiani nel Mondo significa ripercorrere non solo la storia dell’emigrazione dall’Italia, passata e recente, ma anche la storia di un Paese nell’ambito europeo e nel contesto internazionale. Per cui temi di rilevanza attuale – quale la presenza italiana in Venezuela alla luce anche di quanto sta capitando, così come la descrizione degli italiani che hanno scelto l’Olanda come loro paese di residenza – arricchiscono la sezione delle Esperienze Contemporanee, così come un focus sui ricercatori e professionisti e un progetto di natura regionale che spinge a mantenere costanti i legami tra luoghi di partenza e punti di approdo, nella certezza che la rete, aiutata dalla facilità delle attuali continue connessioni, possano permettere collaborazioni e scambi proficui. Nella parte dedicata alla Prospettiva storica si trovano ulteriori “puntate” di precedenti edizioni dedicate, nell’ordine, al magistero della migrazione – che quest’anno vede protagonisti papa Benedetto XV e Pio XI – e le famiglie di circensi italiane che dal Novecento operano all’estero come artisti dello spettacolo. A ciò si unisce un approfondimento sulla cultura arbëreshe che lega la Calabria con l’Argentina e la presenza pastorale a Berlino dal Dopoguerra. Due approfondimenti sono poi dedicati, nell’ambito delle Riflessioni, alla cultura. L’uno sulle nuove tecnologie per la formazione linguistica di giovani italiani nati e cresciuti all’estero da genitori emigrati e l’altro su una eccellente figura, recentemente scomparsa, del panorama culturale e linguistico italiano: Tullio De Mauro, che tanto si è dedicato allo studio delle “lingue delle migrazioni”.
Anticipato da un contributo di apertura a cura della redazione centrale del Rapporto Italiani nel Mondo, lo Speciale di quest’anno è dedicato alle regioni d’Italia. Lo precede, anche, un approfondimento sulla musica sviluppato sempre col fine di valorizzare il piano territoriale e arricchito dalla “realtà aumentata” tramite la quale è possibile ascoltare i brani riportati. Seguono, quindi, tutti i capitoli regionali in ordine alfabetico dedicati alle partenze da ciascun contesto territoriale e alle caratteristiche regionali che si possono rintracciare quali peculiarità sia al momento della partenza che all’arrivo e poi nella permanenza all’estero. Ogni saggio regionale termina con ulteriori schede statistiche che accrescono e arricchiscono quanto messo tradizionalmente a disposizione negli Allegati Statistici finali.
A questa edizione – di oltre 500 pagine – hanno collaborato 55 autori con 45 saggi articolati in cinque sezioni: Flussi e presenze; La prospettiva storica; Indagini, riflessioni ed esperienze contemporanee; Speciale Regioni; Allegati socio-statistici e bibliografici.
Migrantes: il territorio, fattore di identità e spinta allo sviluppo
Il migrante - spiega il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes che questa mattina è stato presentato a Roma - è il miglior ambasciatore del territorio da cui è partito. La presenza italiana è presenza regionale e la regionalizzazione, se dovutamente considerata, diventa incentivo non solo di conoscenza e valorizzazione dell’Italia, ma anche motore di sviluppo e crescita economica e culturale.
Occorre pertanto che le politiche attuate – contestualmente sul piano regionale e nazionale – non siano solo di sostegno, ma di sviluppo, di attenzione cioè alla promozione delle varie opportunità di investimento presenti in ciascun territorio ed è necessario che tali opportunità siano prima riconosciute per poi essere valorizzate.
L’attenzione deve riguardare anche le risorse umane presenti e le ricchezze professionali che sono diverse in ogni contesto, proprio perché differenti sono le caratteristiche e le competenze di ogni realtà regionale.
Migrantes: l’emigrazione non come depauperamento ma come motore di nuovo arricchimento
È questa, probabilmente, la libertà di movimento auspicata dai padri fondatori dell’Unione Europea, un “immenso appartamento” dove sentirsi a casa in qualsiasi stanza e dove le proprie capacità possano non solo essere messe a frutto nel migliore dei modi, ma anche essere valorizzate al meglio delle possibilità per il comune e reciproco arricchimento e progresso. Il sogno non lo si è mai pienamente raggiunto e, in questo momento, purtroppo si allontana sempre più. Alcuni, infatti hanno pensato che la libertà non potesse riguardare tutti, ma solo alcuni, mentre chi è ritenuto privo di questo diritto va fermato. Ed è così che la faticosa “politica dei ponti” sta lasciando sempre più spazio alla “politica dei muri” e che la memoria storica di un passato di guerra, soprusi, dittature e povertà si sta affievolendo sempre di più.
Migrantes: le partenze nell’ultimo anno degli italiani
Le partenze – spiegano i ricercatori - non sono individuali ma di “famiglia” intendendo sia il nucleo familiare più ristretto, ovvero quello che comprende i minori (oltre il 20%, di cui il 12,9% ha meno di 10 anni) sia la famiglia “allargata”, quella cioè in cui i genitori – ormai oltre la soglia dei 65 anni – diventano “accompagnatori e sostenitori” del progetto migratorio dei figli (il 5,2% del totale). A questi si aggiunga il 9,7% di chi ha tra i 50 e i 64 anni, i tanti “disoccupati senza speranza” tristemente noti alle cronache del nostro Paese poiché rimasti senza lavoro in Italia e con enormi difficoltà di riuscire a trovare alternative occupazionali concrete per continuare a mantenere la propria famiglia e il proprio regime di vita. Le donne sono meno numerose in tutte le classi di età ad esclusione di quella degli over 85 anni (358 donne rispetto a 222 uomini): si tratta soprattutto di vedove che rispondono alla speranza di vita più lunga delle donne in generale rispetto agli uomini.
Il continente prioritariamente scelto da chi ha spostato la propria residenza fuori dell’Italia nel corso del 2016 è stato quello europeo, seguito dall’America Settentrionale.
Il Regno Unito, con 24.771 iscritti, registra un primato assoluto tra tutte le destinazioni, seguito dalla Germania (19.178), dalla Svizzera (11.759), dalla Francia (11.108), dal Brasile (6.829) e dagli Stati Uniti (5.939).
La Lombardia, con quasi 23 mila partenze, si conferma la prima regione da cui gli italiani hanno lasciato l’Italia alla volta dell’estero, seguita dal Veneto (11.611), dalla Sicilia (11.501), dal Lazio (11.114) e dal Piemonte (9.022). Il Friuli Venezia Giulia è l’unica regione con meno partenze: (-300 friulani, -7,3%). In generale gli italiani sono partiti da 110 territori verso 194 destinazioni diverse nel mondo.
A livello provinciale le partenze dell’ultimo anno, registrano, accanto alle grandi e popolose metropoli italiane quali Roma, Milano, Torino e Napoli, contesti locali minori come la città di Brescia (oltre 3 mila partenze). Nuova entrata, ultima tra le prime 10 province, Varese (2.289 partenze nell’ultimo anno).
Migrantes: 5 milioni gli italiani all’estero
Migranti: nuovi sbarchi in Sicilia
Ius soli: Consulta organismi ecclesiali socio-assistenziali, “non trincerarsi dietro le paure”
Papa Francesco alla FAO: servono “azioni efficaci” per “diminuire il numero di coloro che soffrono la fame e controllare il fenomeno delle migrazioni forzate”
La sfida dell’accoglienza
Torna a Modena il Festival della migrazione
“La seconda edizione del Festival – queste le parole di Luca Barbari, Presidente di Porta Aperta, associazione promotrice insieme a Fondazione Migrantes, Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Bper, Menù e Conad – vuole rappresentare uno scatto di crescita. Vogliamo alzare il livello della discussione e mettere al centro i valori fondanti del nostro Continente, valori che parlano di pace, libertà, diritti. E facciamo nostre, ancora una volta, le parole di Papa Francesco che ci esorta a camminare sulla strada dell’integrazione e dell’accoglienza”. Diversi e molto qualificati i relatori. Tra gli altri ricordiamo il Segretario Generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino, il rappresentante di UNHCR Andrea De Bonis, il Commissario Agcom Mario Morcellini, Maria Chiara Prodi del Consiglio generale italiani all’estero, il Sottosegretario del Ministero dell’Interno Domenico Manzione, gli Arcivescovi di Modena-Nonantola, Mons. Erio Castellucci, e di Ferrara-Comacchio, Mons. Gian Carlo Perego, la Direttrice di Moas Regina Catrambone, Marco Bertotto di Medici Senza Frontiere, l’europarlamentare Cecile Kyenge e molti altri. Nei tre giorni non mancheranno spettacoli musicali e teatrali, la mostra interattiva ‘In fuga dalla Siria promossa da Missio Modena, appuntamenti per il mondo dell’informazione e per i più piccoli, col fumettista Massimo Bonfatti. Inoltre il Festival della migrazione sarà preceduto da alcune anteprime, incontri, spettacoli e presentazione di libri sul tema della migrazione.
Profughi in ospedale abbandonato a Genova: un documentario di Tv2000
A Piano Gatta di Agrigento la Giornata della Memoria per le vittime delle migrazioni
Ha presieduto il momento di preghiera il cappellano del cimitero don Gioacchino Scimè. Nei diversi interventi delle autorità religiose e civili presenti è emerso un chiaro appello: “mai più morti nel Mediterraneo, mai più morti nel deserto , mai più torture, mai più sfruttamento, mai più guerre fomentate per avere le materie prime, mai più “ruberie” nel sud del mondo, mai più respingimenti!”.
Dopo il rito di accoglienza iniziale, celebrato all’ingresso del Cimitero, il corteo in silenzio e con delle fiaccole accese, si è portato in pellegrinaggio, davanti alle cappelle cimiteriali dove sono stati sepolti più di 80 migranti morti nel mediterraneo in questi ultimi anni. La preghiera interreligiosa è continuata davanti alle tombe di questi fratelli e di questi sorelle. Tutti i partecipanti sono stati invitati a deporre un piccolo lumino acceso ai piedi delle cappelle in segno di memoria e speranza per il futuro. Inoltre, i vari rappresentati delle religioni, hanno posto all’interno delle quattro cappelle che accolgono i corpi dei migranti, delle targhe commemorative.
L’incontro si è concluso con un altro appello dei laici Comboniani: “Siamo noi che li costringiamo a lasciare le loro terre per cercare una vita vera e più dignitosa. Che questi nostri fratelli e sorelle che affrontano il viaggio della speranza trovino accoglienza! Che ogni uomo e donna possa sentirsi a “casa” in ogni luogo!” Tutti i convenuti hanno, infine, lasciato il cimitero in silenzio.