Primo Piano

Migranti come schiavi: volti e storie di riscatto in mostra a Caracalla

Roma - Una galleria di volti poggiata sul pavimento. Cinquanta foto in bianco e nero, visi di uomini e donne di etnie diverse - rigorosamente a occhi semichiusi - che emergono dal buio dei sotterranei delle Terme di Caracalla, luogo segreto e affascinante che si anima per ospitare per la prima volta un’esposizione. Chiaro e inequivocabile il riferimento al dramma degli odierni migranti. Lo stesso autore, Antonio Biasiucci, spiega che la fonte d’ispirazione di questi scatti (che risalgono al 2009 e sono foto di calchi realizzati dall`antropologo Lidio Cipriani negli anni 30 in alcuni paesi del Nord Africa) è in effetti «il dramma delle persone disperse nei nostri mari». In questi spazi scuri dove centinaia di schiavi e operai, trasportati da ogni dove nell’antica Roma, faticavano con temperature da girone dantesco per consentire il funzionamento delle soprastanti terme frequentate ogni giorno dai 4 ai 6mila cittadini romani, vengono a conoscere nuova vita le storie di coloro che soffrono cercando un riscatto a un’esistenza di stenti. «Ci è parso un collegamento pieno di significati», spiega il soprintendente Francesco Prosperetti, intenzionato a rilanciare la location: «I quasi due chilometri di gallerie delle Terme, in gran parte da restaurare, si candidano a divenire un grande spazio espositivo», aggiunge Prosperetti dopo aver inaugurato 'Molti', titolo della rassegna aperta da ieri fino al 19 novembre (in collaborazione con Electa). Ed è proprio la suggestione del complesso inaugurato nel 216 d.C. dal figlio di Settimio Severo, di queste enormi gallerie (non aperte stabilmente ai visitatori) che contenevano caldaie, depositi di legname, perfino un mulino, a dare nuova linfa alle foto dei volti, omaggio a un’umanità presente e dolente. Alla quale Biasiucci - le cui opere sono in molti musei, dal romano Maxxi al Guggenheim di Venezia conferisce la dignità del ritratto, concesso in epoca antica solo alle classi più abbienti. Primo passo sulla via del riscatto. (Eugenio Fatigante)
 

La via della Germania: dopo 40 anni la storia si ripete

Francoforte - Continuano ad arrivare. Sono giovani ma anche intere famiglie. Lasciano l’Italia e arrivano a Berlino, a Francoforte e ad Amburgo. «I giovani se la cavano bene – racconta Padre Tobia Bassanelli, da 40anni nel Paese tedesco (delegato nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane di Germania e Scandinavia, ndr) – parlano inglese e hanno studiato. Trovano lavoro e casa facilmente. Per le famiglie il sogno di trovare un lavoro e una vita dignitosa, dopo aver lasciato alle spalle il proprio Paese, è più complicato». La storia si ripete, come cinquant’anni fa la Germania è una delle mete più ambite per i nostri connazionali. Sono oltre 700mila gli italiani attualmente residenti. Sono soprattutto i parenti e gli amici di chi ha percorso lo stesso viaggio decenni fa e ora può contare su una situazione stabile. Come il fotografo napoletano, un libero professionista che l’anno scorso, senza ormai più un lavoro ha preso baracca e burattini (nel vero senso della parola) e si è trasferito vicino a Francoforte da parenti. «Si è portato tutti i macchinari da Napoli – racconta il parroco missionario – ha preso un negozio in affitto e si è stabilito da parenti, con moglie e due figlie adolescenti. A lui è andata bene. Il business è decollato ed ora è stabilmente qui. Fa il fotografo per matrimoni, battesimi e cresime». Sono in diversi, però, prosegue p. Bassanelli, ad incontrare difficoltà e ad essere costretti a ritornare indietro. «Molti adulti arrivano qui che non parlano neanche l’inglese. Arrivano con pochi soldi, perché in Italia hanno perso tutto e quel poco che è rimasto l’hanno investito per fare il grande salto in Germania. I parenti li ospitano per un po’ ma poi la convivenza diventa difficile. Gli affitti sono alti e se non trovi subito un lavoro (molti italiani lo fanno in nero per sopravvivere e per non ritornare indietro) non ti resta altro che tornare sui tuoi passi. Purtroppo negli ultimi tempi abbiamo dovuto pagare il biglietto di ritorno ad alcuni italiani perché non avevano più nulla». (D.Fas.)
 

Lucca: sabato incontro sui minori migranti, la Chiesa e l’ esperienza dei fratelli Marchetti

Lucca - Sabato prossimo, 21 ottobre, nel Salone del palazzo vescovile di Lucca, alle ore 9, si terrà un simposio sul venerabile Giuseppe Marchetti, di Camaiore, padre dei minori migranti e sulla sua esperienza di accoglienza e legata alle politiche di integrazione. L'iniziativa è organizzata dalla Postulazione generale dei missionari scalabriniani, dalle suore missionarie scalabriniane e dall'arcidiocesi di Lucca. Interverranno il vescovo di Lucca, monsignor Italo Castellani; Saverio Xeres, ordinario di Storia della Chiesa nella Facoltà teologica di Milano (con una sollecitudine pastorale della Chiesa di fine Ottocento); suor Leocadia Mezzomo, scalabriniana, che parlerà dei due fratelli di Camaiore Giuseppe e Assunta Marchetti, e del loro ruolo nel sostegno della migrazione italiana nell'Ottocento; Giovanni Giulio Valtolina, docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (che parlerà dei minori migranti) e Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio che interverrà sul ruolo della Chiesa italiana e sui minori migranti. Coordinerà i lavori Padre Gabriele Bentoglio, postulatore generale dei missionari scalabriniani. L'incontro – spiega una nota - vuole essere anche un momento di analisi del fenomeno migratorio in Italia e del ruolo della Chiesa nelle politiche di accoglienza.
 

Mons. Galantino: “anch’io emigrato. In Svizzera ho lavorato per pagarmi seminario”

Roma - “La mia esperienza di migrazione non è stata così lunga ma sicuramente è stata positiva. Mi ha segnato molto: nei primi giorni in Svizzera ho vissuto addirittura nelle baracche insieme ad altri italiani. Ero lì a fare il macellaio, avevo bisogno di pagarmi il seminario e potermi sostenere gli studi. Per fare questo l’unica possibilità era utilizzare le vacanze per lavorare e guadagnare il necessario per il sostentamento”. Lo ha detto il Segretario generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, a margine della presentazione a Roma del ’Rapporto italiani nel mondo 2017’, a cura della Fondazione Migrantes. “Oggi come allora – ha aggiunto Mons. Galantino - mi colpisce quello che noi diciamo degli immigrati. Ricordo una frase di un signore di un municipio svizzero: ‘Tra gli italiani ci sono gli stracci che ballano’. Voleva dire che lì in Svizzera andavano solo gli italiani senza arte né parte. Ma questo non era e non è così. E oggi mi piacerebbe che quell’espressione che oggi viene detta nei confronti dei migranti che raggiungono l’Italia venisse rivista”. “Tra le persone che arrivano nel nostro Paese – ha proseguito Mons. Galantino – non tutti sono senza arte né parte. Ho incontrato tante persone laureate con un bagaglio culturale e lavorativo molto forte che per diversi motivi hanno dovuto lasciare il proprio Paese per la guerra, per le condizioni climatiche avverse. Alcuni anche per sperimentare modelli nuovi di cultura. Bisogna uscire da certi schemi nei quali siamo stati costretti da slogan pro e contro l’immigrazione. Questo non fa bene a nessuno”.
 

Mons. Galantino: “mi auguro che questo studio possa continuare a gettare luce sulla mobilità umana tout court

Roma - “Mi auguro che questo studio possa continuare a gettare luce sulla mobilità umana tout court” e possa aiutare la “nostra politica ad uscire da una cultura degli slogan. In materia di immigrazione ed emigrazione, la conoscenza scientifica dei fenomeni è la strada giusta per riproporre un ambiente sociale in cui ciascuno venga arricchito e non depauperato dalla presenza dell’altro”. Così il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, presentando oggi a Roma il Rapporto “Italiani nel mondo” 2017. “La cittadinanza – ha spiegato – non è data solo dal territorio (ius soli) o dal sangue (ius sanguinis) ma è determinata da quanto si vive e si sperimenta nel corso della propria vita. Diventano determinanti il cammino formativo, il percorso di conoscenza del sé, i luoghi in cui si vivono le stagioni della vita, gli incontri; tutti elementi culturali che creano non una sola identità ma identità plurime, dinamiche, in costante arricchimento”. Concetti che, per mons. Galantino, “è importante riscattare da un ambito meramente socioculturale per farli diventare anche cultura vissuta. Dobbiamo fare – ha avvertito – lo sforzo di continuare a dire queste cose, facciamole diventare anima di un modo diverso di stare tra noi e di capire le cose”. Di qui l’auspicio che il Rapporto, “importante per sé, facendoci capire alcune realtà vissute dagli italiani nel mondo, ci aiuti a guardare con occhi diversi quanti stanno qui da noi”. “Non paga parlare di queste cose ma io non arretro di un millimetro”, ha concluso esprimendo quindi gratitudine ai “missionari laici e religiosi, avamposti straordinari e di cui conosco le difficoltà, che a volte hanno, a stare nelle chiese presso le quali lavorano. Come vescovo e segretario della Cei li ringrazio davvero”.

Mons. Di Tora: l’occupazione giovanile e la valorizzazione delle nuove generazioni rappresenta “un tema centrale per la rinascita dell’Italia”

Roma - “Nel tempo e nel mondo della libertà di movimento, è doveroso pensare anche alla libertà di restare nella propria terra e questo vale per ogni persona compresi gli italiani che sempre più numerosi sono costretti a lasciare il Paese”. E’ quanto ha detto il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Guerino di Tora intervenuto, questa mattina, alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo, citando la campagna della CEI “Liberi di partire, liberi di restare”.  Per il vescovo oggi viviamo in Italia il “tempo dell’attesa” in cui sempre più famiglie vedono partire i loro figli, i loro padri, i nipoti, persino gli anziani. “Dobbiamo impegnarci affinché nessuno sia violato nella sua dignità. La migrazione, infatti, appartiene a ciascuno di noi. È dentro la storia familiare e personale di ciascuno di noi, esige rispetto e impegno. Ieri a noi, oggi a qualcun altro, domani nuovamente a noi”. Viviamo – ha aggiunto ancora mons. Di Tora – “il tempo dell’instabilità, economica, geopolitica e questa precarietà crea la necessità di trovare risorse altrove, personali ed economiche. La libertà di partire, però, non deve negare la libertà di restare o di ritornare nella propria patria. Purtroppo però sono tanti i giovani italiani che oggi non riescono a rientrare. Sono in tanti a sperimentare un percorso verso l’estero di sola andata con la speranza del ritorno, ma che non è accompagnata da una volontà di valorizzare risorse e competenze, acquisite in Italia e all’estero, mettendole al servizio di un Paese che ha urgente bisogno di essere rilanciato, svecchiato, ricostruito”.
Per il presidente della Migrantes, intervenuto questa mattina a Roma alla presentazione del “Rapporto Italiani nel Mondo, l’occupazione giovanile e la valorizzazione delle nuove generazioni rappresenta  “un tema centrale per la rinascita dell’Italia che non può non passare anche dal confronto con l’estero, ma dove il viaggio diventi fenomeno di arricchimento e non privazione, perdita. La migrazione è un fenomeno complesso in continua e costante trasformazione. Non servono solo le statistiche e gli studi. Occorre che lo studio arrivi sulle scrivanie dei decisori politici e soprattutto occorre che lo studioso affianchi le istituzioni, le indirizzi per giusti e nuovi percorsi di lavoro per e con i migranti”.  Per questo un passo “fondamentale” è rappresentato dal “passaggio dallo studio all’azione, all’operatività. Penso, quindi, anche ai tanti soggetti coinvolti nell’accoglienza e nell’accompagnamento dei migranti, di chi arriva sul nostro territorio, ma anche di chi parte dall’Italia. Penso, quindi, ai missionari italiani e di ogni altra nazionalità, agli operatori che accolgono nelle città di ogni parte del mondo i migranti. Penso ai tanti sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai laici e alle laiche impegnati sui territori diocesani. Penso, in sintesi, agli occhi e alle braccia tese di chi oggi vede arrivare e di chi vede partire”.
Mons. Di Tora ha quindi ricordato come nel suo lavoro quotidiano incontra tanti ragazzi, giovani famiglie che decidono di lasciare l’Italia: “sono sempre più numerosi. Loro partono, ma i loro familiari più stretti restano aprendo ferite dovute alla distanza e alla nostalgia. Occorre aiutare non a rimarginare tali ferite”, ma a “trasformare l’assenza in un essere diversamente presenti”. Le ferite dunque “con la partenza restano, ma si può aiutare a sollevare dal dolore. È di grande aiuto, ad esempio, la tecnologia. Penso alla rete, ai social media, agli smartphone dai quali non ci separiamo mai”.
Oggi, come si legge nel Rapporto Italiani nel Mondo, nell’epoca della massima libertà di movimento, della contrazione degli spazi e dei tempi “assistiamo al grande paradosso di ricercare contatti più umani, distanze meno asettiche”.  Le persone “restano tali sempre. Occorrono, dunque, una Chiesa e uno Stato preparati all’incontro, ma anche al transito del migrante perché solo una parte resta, molti altri continuano nella loro ‘ricerca della felicità’, all’interno di uno Spazio che abbiamo voluto Unito, una Unione Europa che ha garantito libertà e pace a tante generazioni valorizzando la dignità della persona, i diritti fondamentali di ciascuno, lo Stato di diritto. L’Italia, all’interno dell’Unione Europea, di fronte alle migrazioni – ha aggiunto il presule -  è stata spesso chiamata a “reagire alla sfida migratoria con solidarietà rispondendo a imperativi etici e morali e dando un contributo unico allo sviluppo e al progresso del rispetto della dignità e dei diritti umani. Che tale accoglienza e solidarietà siano presenti anche per gli italiani in ogni luogo in cui la loro ricerca di benessere e serenità li porti”.​

Rapporto Italiani nel Mondo: la presentazione a Roma

Roma - Alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo, questa mattina a Roma, sono intervenuti, mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, direttore generale della stessa Fondazione, il Direttore di Tv2000, Paolo Ruffini, Delfina Licata, curatrice del Rapporto, Salvatore Ponticelli della Direzione Centrale Pensioni dell’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, Andrea Riccardi, Presidente della Società Dante Alighieri, il Sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale con delega agli italiani nel mondo, Vincenzo Amendola e il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Nunzio Galantino. A moderare i lavori Franz Coriasco, giornalista e scrittore.

Rapporto Italiani nel Mondo: la struttura del volume del 2017

Il volume 2017 del Rapporto Italiani nel Mondo presentato questa mattina a Roma conserva la struttura degli ultimi tre anni e cerca di rispondere alle molteplici richieste e puntualizzazioni arrivate in redazione.
Come di consuetudine, gli italiani residenti all’estero vengono analizzati e descritti attraverso la fonte ufficiale dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) sia per quanto riguarda la comunità nel suo complesso che per quanto concerne le partenze avvenute nell’ultimo anno. All’AIRE si affiancano i dati ISTAT sui trasferimenti di residenza per l’estero e la migrazione interna, quelli dell’INPS sulle pensioni, della Banca d’Italia sulle rimesse nonché, nella specifica sezione dedicata alle Indagini, i dati di fonte estera dei paesi scelti dagli approfondimenti di questa edizione, ovvero la Francia e l’Australia.
Interessante il focus sulla genitorialità a distanza, un tema nuovo al quale si affaccia quest’anno il Rapporto Italiani nel Mondo, ma sicuramente meritevole di essere indagato e ulteriormente approfondito alla luce delle nuove peculiarità rintracciate dalla mobilità italiana all’interno del più generale quadro degli spostamenti nel mondo sempre più globale e interattivo.
Altre novità riguardano, all’interno delle Riflessioni, sia l’approfondimento sulla mobilità dei Millennials prima e dopo la Brexit sia un saggio sui “nuovi italiani”, ovvero cittadini di origine nazionale diversa che, dopo un periodo di migrazione trascorsa in Italia e dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana, si spostano fuori dei confini nazionali. A quest’ultimo tema, oltre che una riflessione teorica, si affianca un’analisi dei dati ISTAT più aggiornati a disposizione, condotta nell’ambito della sezione Flussi e presenze.
Studiare la mobilità italiana attraverso il Rapporto Italiani nel Mondo significa ripercorrere non solo la storia dell’emigrazione dall’Italia, passata e recente, ma anche la storia di un Paese nell’ambito europeo e nel contesto internazionale. Per cui temi di rilevanza attuale – quale la presenza italiana in Venezuela alla luce anche di quanto sta capitando, così come la descrizione degli italiani che hanno scelto l’Olanda come loro paese di residenza – arricchiscono la sezione delle Esperienze Contemporanee, così come un focus sui ricercatori e professionisti e un progetto di natura regionale che spinge a mantenere costanti i legami tra luoghi di partenza e punti di approdo, nella certezza che la rete, aiutata dalla facilità delle attuali continue connessioni, possano permettere collaborazioni e scambi proficui. Nella parte dedicata alla Prospettiva storica si trovano ulteriori “puntate” di precedenti edizioni dedicate, nell’ordine, al magistero della migrazione – che quest’anno vede protagonisti papa Benedetto XV e Pio XI – e le famiglie di circensi italiane che dal Novecento operano all’estero come artisti dello spettacolo. A ciò si unisce un approfondimento sulla cultura arbëreshe che lega la Calabria con l’Argentina e la presenza pastorale a Berlino dal Dopoguerra. Due approfondimenti sono poi dedicati, nell’ambito delle Riflessioni, alla cultura. L’uno sulle nuove tecnologie per la formazione linguistica di giovani italiani nati e cresciuti all’estero da genitori emigrati e l’altro su una eccellente figura, recentemente scomparsa, del panorama culturale e linguistico italiano: Tullio De Mauro, che tanto si è dedicato allo studio delle “lingue delle migrazioni”.
Anticipato da un contributo di apertura a cura della redazione centrale del Rapporto Italiani nel Mondo, lo Speciale di quest’anno è dedicato alle regioni d’Italia. Lo precede, anche, un approfondimento sulla musica sviluppato sempre col fine di valorizzare il piano territoriale e arricchito dalla “realtà aumentata” tramite la quale è possibile ascoltare i brani riportati. Seguono, quindi, tutti i capitoli regionali in ordine alfabetico dedicati alle partenze da ciascun contesto territoriale e alle caratteristiche regionali che si possono rintracciare quali peculiarità sia al momento della partenza che all’arrivo e poi nella permanenza all’estero. Ogni saggio regionale termina con ulteriori schede statistiche che accrescono e arricchiscono quanto messo tradizionalmente a disposizione negli Allegati Statistici finali.
A questa edizione – di oltre 500 pagine – hanno collaborato 55 autori con 45 saggi articolati in cinque sezioni: Flussi e presenze; La prospettiva storica; Indagini, riflessioni ed esperienze contemporanee; Speciale Regioni; Allegati socio-statistici e bibliografici.

Migrantes: il territorio, fattore di identità e spinta allo sviluppo

In tutti i migranti “dimorano” i territori da cui sono partiti così come ogni territorio è segnato da chi è partito come in un gioco di spaesamenti e ritrovamenti di sé. Quel che conta è riconoscere gli “spaesamenti” e superarli, ritrovarsi arricchiti di nuovi elementi e fare di questa ricchezza il motore di un nuovo modo di stare nel mondo. Il territorio d’origine scrive una storia indelebile su ogni suo abitante e quando questi diventa migrante egli lo porterà sempre con sé, in qualsiasi parte del mondo si trovi, anche in maniera inconsapevole: il luogo di partenza del migrante “abita” in lui.
Il migrante - spiega il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes che questa mattina è stato presentato a Roma -  è il miglior ambasciatore del territorio da cui è partito. La presenza italiana è presenza regionale e la regionalizzazione, se dovutamente considerata, diventa incentivo non solo di conoscenza e valorizzazione dell’Italia, ma anche motore di sviluppo e crescita economica e culturale.
Occorre pertanto che le politiche attuate – contestualmente sul piano regionale e nazionale – non siano solo di sostegno, ma di sviluppo, di attenzione cioè alla promozione delle varie opportunità di investimento presenti in ciascun territorio ed è necessario che tali opportunità siano prima riconosciute per poi essere valorizzate.
L’attenzione deve riguardare anche le risorse umane presenti e le ricchezze professionali che sono diverse in ogni contesto, proprio perché differenti sono le caratteristiche e le competenze di ogni realtà regionale.

Migrantes: l’emigrazione non come depauperamento ma come motore di nuovo arricchimento

Roma - La mobilità è una risorsa perché permette il confronto con realtà diverse ed è, se ben indirizzata, una opportunità di crescita e arricchimento. Oggi, però, nello stato generale di recessione economica e culturale in cui ci si ritrova, la migrazione, per gli italiani in particolare, è diventata nuovamente, come in passato, una valvola di sfogo, ciò che potrebbe permettere di trovare una sorte diversa rispetto a quella a cui si è destinati nel territorio di origine. Così intesa, la mobilità – come stiamo registrando da ormai diversi anni – diventa unidirezionale, dall’Italia verso l’estero, con partenze sempre più numerose e con ritorni sempre più improbabili. La questione – spiega la Fondazione Migrantes che questa mattina a Roma ha presentato il XII Rapporto Italiani nel Mondo - non è tanto quella di agire sul numero delle partenze – anche perché nel mondo globale la libertà di movimento, il sentirsi parte di spazi più ampi e di identità arricchite è quanto si sta costruendo da decenni – ma piuttosto di trasformare l’unidirezionalità in circolarità in modo tale da non interrompere un percorso di apprendimento e formazione continuo e crescente, da migliorare le conoscenze e le competenze mettendosi alla prova con esperienze in contesti culturali e professionali diversi tenendosi aggiornati e al passo con il mondo che cambia. In questo processo di partenze e rientri, di permanenze temporanee, di periodici spostamenti, emerge la necessità che la mobilità diventi sempre più un processo dinamico di relazioni e non una imposizione di qualche nazione su un’altra. La mobilità travalica, oggi, i confini nazionali e, in uno spazio sempre più globale, deve diventare “ben-essere” condiviso, di molti e tra più persone. Oggi assistiamo sempre più a una “mobilità da spinta” quando invece essa deve essere spontanea e accompagnata con la valorizzazione delle persone, di chi sono e di cosa sanno fare nei luoghi più diversi.
È questa, probabilmente, la libertà di movimento auspicata dai padri fondatori dell’Unione Europea, un “immenso appartamento” dove sentirsi a casa in qualsiasi stanza e dove le proprie capacità possano non solo essere messe a frutto nel migliore dei modi, ma anche essere valorizzate al meglio delle possibilità per il comune e reciproco arricchimento e progresso. Il sogno non lo si è mai pienamente raggiunto e, in questo momento, purtroppo si allontana sempre più. Alcuni, infatti hanno pensato che la libertà non potesse riguardare tutti, ma solo alcuni, mentre chi è ritenuto privo di questo diritto va fermato. Ed è così che la faticosa “politica dei ponti” sta lasciando sempre più spazio alla “politica dei muri” e che la memoria storica di un passato di guerra, soprusi, dittature e povertà si sta affievolendo sempre di più.

Migrantes: le partenze nell’ultimo anno degli italiani

Da gennaio a dicembre 2016, le iscrizioni all’AIRE per solo espatrio sono state 124.076 (+16.547 rispetto all’anno precedente, +15,4%), di cui il 55,5% (68.909) maschi. Il 62,4% sono celibi/nubili e il 31,4% coniugati/e. Oltre il 39% di chi ha lasciato l’Italia nell’ultimo anno ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (oltre 9 mila in più rispetto all’anno precedente, +23,3%); un quarto tra i 35 e i 49 anni (quasi +3.500 in un anno, +12,5%). Il dato nel Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes presentato a Roma questa mattina.
Le partenze – spiegano i ricercatori -  non sono individuali ma di “famiglia” intendendo sia il nucleo familiare più ristretto, ovvero quello che comprende i minori (oltre il 20%, di cui il 12,9% ha meno di 10 anni) sia la famiglia “allargata”, quella cioè in cui i genitori – ormai oltre la soglia dei 65 anni – diventano “accompagnatori e sostenitori” del progetto migratorio dei figli (il 5,2% del totale). A questi si aggiunga il 9,7% di chi ha tra i 50 e i 64 anni, i tanti “disoccupati senza speranza” tristemente noti alle cronache del nostro Paese poiché rimasti senza lavoro in Italia e con enormi difficoltà di riuscire a trovare alternative occupazionali concrete per continuare a mantenere la propria famiglia e il proprio regime di vita. Le donne sono meno numerose in tutte le classi di età ad esclusione di quella degli over 85 anni (358 donne rispetto a 222 uomini): si tratta soprattutto di vedove che rispondono alla speranza di vita più lunga delle donne in generale rispetto agli uomini.
Il continente prioritariamente scelto da chi ha spostato la propria residenza fuori dell’Italia nel corso del 2016 è stato quello europeo, seguito dall’America Settentrionale.
Il Regno Unito, con 24.771 iscritti, registra un primato assoluto tra tutte le destinazioni, seguito dalla Germania (19.178), dalla Svizzera (11.759), dalla Francia (11.108), dal Brasile (6.829) e dagli Stati Uniti (5.939).
La Lombardia, con quasi 23 mila partenze, si conferma la prima regione da cui gli italiani hanno lasciato l’Italia alla volta dell’estero, seguita dal Veneto (11.611), dalla Sicilia (11.501), dal Lazio (11.114) e dal Piemonte (9.022). Il Friuli Venezia Giulia è l’unica regione con meno partenze: (-300 friulani, -7,3%). In generale gli italiani sono partiti da 110 territori verso 194 destinazioni diverse nel mondo.
A livello provinciale le partenze dell’ultimo anno, registrano, accanto alle grandi e popolose metropoli italiane quali Roma, Milano, Torino e Napoli, contesti locali minori come la città di Brescia (oltre 3 mila partenze). Nuova entrata, ultima tra le prime 10 province, Varese (2.289 partenze nell’ultimo anno).

Migrantes: 5 milioni gli italiani all’estero

Roma - Al 1 gennaio 2017, gli italiani residenti fuori dei confini nazionali e iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) sono 4.973.942, l’8,2% degli oltre 60,5 milioni di residenti in Italia alla stessa data. Dal 2006 al 2017, la mobilità italiana è aumentata del 60,1% passando da poco più di 3 milioni a quasi 5 milioni di iscritti. Nell’ultimo anno l’aumento è del +3,4%. È  quanto emerge dalla XII edizione del Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes, presentato a Roma questa mattina.

Migranti: nuovi sbarchi in Sicilia

Ancora sbarchi in Sicilia. Fra 'autonomi e diretti' e frutto di soccorsi, ieri sono arrivati sulle coste italiane oltre 300 migranti. Ma molti altri hanno tentato di farlo e sono stati fermati. Per quanto riguarda gli sbarchi, 230 persone sono arrivate a Pozzallo con la nave Ong Vos Hestia di Save the Children, soccorse fra sabato e domenica in diverse operazioni nel canale di Sicilia. Fra loro molte donne e bambini. Altri 63 sono giunti invece ad Augusta sulla nave militare portoghese 'Viana do Castello' salvati in tre operazioni di soccorso nel Mediterraneo. Rotta e metodo di viaggio diversi invece per altri 61 migranti - pachistani, indiani e afghani, compresi 9 minorenni, di cui uno solo accompagnato - che sono arrivati nelle riserva naturale di Vendicari, nel Siracusano, a bordo di uno yacht. Lunga 14 metri, battente bandiera Usa, denominata Elleni II, la barca era comandandata da uno scafista russo o ucraino, allo stato irreperibile, partita da Istanbul. Per la traversata i migranti avevano pagato ad un’organizzazione turca 6.000 euro a testa. Lo Yacht, col motore ancora acceso, con l’obiettivo di rientrare in Turchia, è stato trovato incagliato tra gli scogli domenica mattina. I migranti sono stati rintracciati nella riserva e condotti nel porto commerciale di Agusta per le procedure di riconoscimento. E proprio dalla Turchia, le autorità di Ankara confermano di aver fermato, solo nell’ultima settimana, 5.683 migranti e rifugiati che tentavano di attraversare illegalmente le sue frontiere con l’Unione europea o di entrare illegalmente nel Paese. Tra questi, 793 sono quelli intercettati in mare. Il ministero degli Interni precisa che nello stesso periodo sono stati arrestati 150 presunti trafficanti di esseri umani. Dalla Tunisia invece la marina militare ha fermato la scorsa notte un barcone con 25 migranti a bordo diretti in Italia. Mentre si aggrava il bilancio dei morti in seguito allo speranamento in mare di una nave della marina tunisina con un barcone carico di migranti. Altri 11 corpi sono stati recuperati portando il numero delle vittime individuate fino ad ora a 19. Malgrado i continui arrivi, dall’inizio dell’anno ad oggi, il numero totale degli arrivi è in calo: il 24,44% in meno rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Lo certifica il Viminale che conferma il numero: 109.685 migranti arrivati ad oggi, contro i 145.172 di un anno fa. Sempre dall’inizio dell’anno all’11 ottobre, i minori stranieri non accompagnati sbarcati sono 14.070 (a fronte dei 25.846 del 2016).(D.Fas.)
 

Ius soli: Consulta organismi ecclesiali socio-assistenziali, “non trincerarsi dietro le paure”

Roma - La questione dello ius soli/ius culturae “lascia un’ombra profonda circa la volontà di assumere la sfida dell’integrazione, superando strumentalizzazioni o dinamiche di convenienza elettorale che spesso tendono a legarla e confonderla con le questioni dell’accoglienza”: lo afferma oggi la Consulta nazionale degli organismi ecclesiali socio-assistenziali, che si è riunita a Roma nei giorni scorsi per affrontare varie questioni relative a giovani, lavoro, povertà, cercando di contestualizzarle in ambito ecclesiale e sociale. “Guardare la realtà in modo responsabile – afferma in una nota – vuol dire partire da ciò che ci accomuna per camminare insieme. Si capisce allora come sia centrale e decisivo il dibattito sulla cittadinanza a oltre 800mila bambini e ragazzi nati in Italia, che vivono qui, frequentano le nostre scuole ma che italiani non possono ancora considerarsi”. La Consulta chiede “di non trincerarsi dietro le paure e invita anche i responsabili politici a non rinunciare mai alla speranza e ad impegnarsi concretamente per un Paese migliore, che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti, che trasmette e difende i valori connessi alla dignità umana di chi viene accolto e di chi accoglie”.
 

Papa Francesco alla FAO: servono “azioni efficaci” per “diminuire il numero di coloro che soffrono la fame e controllare il fenomeno delle migrazioni forzate”

Roma - “Valorizzare la tecnologia al servizio dello sviluppo è certamente una strada da percorrere, a condizione che si concretizzi in azioni efficaci per diminuire il numero di coloro che soffrono la fame e per controllare il fenomeno delle migrazioni forzate”. Lo ha detto il Papa, nel discorso alla FAO, in cui ha messo in guardia da “impegni parziali” nell’ambito della cooperazione internazionale, che si limitano “solo agli aiuti di emergenza”. “Perfino le morti a causa della fame o dell’abbandono della propria terra sono una notizia abituale, con il rischio di provocare indifferenza”, il grido d’allarme di Francesco, secondo il quale occorre “percorrere nuove strade per trasformare le possibilità di cui disponiamo in una garanzia che permetta a ciascuna persona di affrontare il futuro con fondata fiducia, e non solo con qualche illusione”. “Lo scenario delle relazioni internazionali – ha affermato il Papa – manifesta una crescente capacità di dare risposte alle aspettative della famiglia umana, in primo luogo con il contributo della scienza e della tecnica, che studiando i problemi propongono soluzioni adeguate”. Questi nuovi strumenti, tuttavia, “non consentono di eliminare l’esclusione di gran parte della popolazione mondiale”, l’appello di Francesco: “Quante sono le vittime della distruzione, delle guerre, dei cambiamenti climatici. Quanti mancano del lavoro o dei beni necessari e si vedono costretti a lasciare la propria terra, esponendosi a molte e terribili forme di sfruttamento”.
 

La sfida dell’accoglienza

Mons. Guerino Di Tora Pordenone - L’appuntamento inaugurale di questa edizione del festival “Ascoltare, leggere, crescere”, oggi lunedì 16 ottobre a Pordenone, è dedicato al tema delle migrazioni, dei profughi e dell’accoglienza. Un fenomeno epocale, non semplicemente emergenziale, che va pertanto contestualizzato nella realtà mondiale di una società globalizzata. Non si tratta di un fenomeno transitorio, anzi è destinato – secondo le previsioni degli esperti - a durare decenni, come in altre epoche della storia e a cambiare l’assetto geopolitico del pianeta. Un fenomeno mondiale che non tocca solo il continente europeo nel quale ci troviamo, ma che si estende in tutto il pianeta: dall’America del Sud verso Stati Uniti e Canada, in estremo oriente dal Laos e Cambogia verso Australia e Nuova Zelanda. Del resto le grandi nazioni, come gli Stati Uniti, si sono formate in seguito alle migrazioni di popolazioni diverse, si pensi ai portoghesi, agli italiani, agli irlandesi. Come ogni altro fenomeno epocale non può essere fermato, né con muri, né con fili spinati, ma va governato a livello europeo ma anche a livello mondiale dall’Onu. Chi emigra, fugge dalla guerra, dalla fame, dal disagio. Non c’è solo la guerra delle armi, ma anche quella della desertificazione, della siccità, dell’acqua. Nella società odierna la globalizzazione è la cifra con cui leggere la storia, quindi l’economia, la finanza, le migrazioni e soprattutto l’antropologia. Si parla di popoli, di numeri, non più di persone. L’essere umano creato a immagine di Dio passa in secondo piano, la tecnologia viaggia a ritmi più veloci del benessere umano. È in questo contesto che dobbiamo leggere il fenomeno migratorio. Per noi cristiani, poi, lo “straniero” sollecita a ritrovare la nostra identità, uscendo dalle sicurezze, come nella fede: incontrare un Altro, fino ad allora sconosciuto, che suscita dialogo e relazione.  Martin Heidegger sosteneva che l’identità dell’uomo è solo nella relazione.  La Bibbia ci può essere allora di luce in questo processo epocale, pur tenendo conto delle abissali distanze delle situazioni storiche e delle circostanze economiche, politiche, culturali con il mondo di oggi. Dopo il fallimento di certe politiche migratorie, le Chiese sono chiamate a incarnare pienamente quanto Gesù dice nel Vangelo: “Ero forestiero e non mi avete accolto. Lontano da me!”.  Prima ancora del semplice accogliere, è fondamentale creare una cultura dell’accoglienza, correlata alla cultura della mondialità, per creare una globalità umanizzata. Papa Francesco declina l’atteggiamento verso i migranti in quattro verbi fondamentali.  Accogliere: aumentare le vie sociali e legali per migranti e rifugiati. Proteggere: difendere i diritti e la dignità di ogni migrante. Promuovere: fornire lo sviluppo umano integrale di migranti e rifugiati. Integrare: arricchire le comunità locali attraverso una loro maggiore partecipazione. In questo contesto di umanità nuova, in cui le migrazioni non sono la fine del mondo, ma l’inizio di un mondo nuovo, che guarda con particolare attenzione all’infanzia e al mondo giovanile, possiamo considerare nel nostro Paese la legge dello “ius soli” e dello “ius culturae”.  Il provvedimento in discussione intende riconoscere come italiani i bambini nati in Italia da almeno un genitore residente regolarmente in possesso di permesso di soggiorno illimitato o di lungo periodo concesso dall’Unione Europea (ius soli temperato), nonché i minori arrivati in Italia entro il dodicesimo anno di età che dimostrino di aver completato un percorso di studi (ius culturae).    (Presidente della Fondazione Migrantes)
 

Torna a Modena il Festival della migrazione

Modena - Torna a Modena, dal 20 al 22 ottobre e con un ricco programma di anteprime, il Festival della migrazione ‘Partire, arrivare, restare’. E torna in un periodo in cui parlare di migrazione in modo sereno e senza pregiudizi è tanto difficile quanto determinante. In tre giorni di convegni, dibattiti, laboratori, spettacoli e mostre, l’obiettivo è conoscere, riflettere, ascoltare, discutere, dare voce a chi non ne ha. Grazie a relatori di grande spessore, a dibattiti e a riflessioni che intendono accompagnare in un cammino che percorre le vie tortuose dell’umano. Aspetti spirituali e sociali, culturali e politici, giuridici e informativi, con in primo piano le storie di chi parte per arrivare e restare. “Restituire al migrante il suo onore di essere umano, senza il quale nessuna delle sfide che ci attendono potrà trovare una giusta soluzione”, questo lo scopo del Festival secondo il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis:  “sono fratelli e sorelle nostre, come tanto spesso ci ricorda Papa Francesco”.
“La seconda edizione del Festival – queste le parole di Luca Barbari, Presidente di Porta Aperta, associazione promotrice insieme a Fondazione Migrantes, Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Bper, Menù e Conad – vuole rappresentare uno scatto di crescita. Vogliamo alzare il livello della discussione e mettere al centro i valori fondanti del nostro Continente, valori che parlano di pace, libertà, diritti. E facciamo nostre, ancora una volta, le parole di Papa Francesco che ci esorta a camminare sulla strada dell’integrazione e dell’accoglienza”. Diversi e molto qualificati i relatori. Tra gli altri ricordiamo il Segretario Generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino, il rappresentante di UNHCR Andrea De Bonis, il Commissario Agcom Mario Morcellini, Maria Chiara Prodi del Consiglio generale italiani all’estero, il Sottosegretario del Ministero dell’Interno Domenico Manzione, gli Arcivescovi di Modena-Nonantola, Mons. Erio Castellucci, e di Ferrara-Comacchio, Mons. Gian Carlo Perego, la Direttrice di Moas Regina Catrambone, Marco Bertotto di Medici Senza Frontiere, l’europarlamentare Cecile Kyenge e molti altri. Nei tre giorni non mancheranno spettacoli musicali e teatrali, la mostra interattiva ‘In fuga dalla Siria promossa da Missio Modena, appuntamenti per il mondo dell’informazione e per i più piccoli, col fumettista Massimo Bonfatti. Inoltre il Festival della migrazione sarà preceduto da alcune anteprime, incontri, spettacoli e presentazione di libri sul tema della migrazione.
 
 

Profughi in ospedale abbandonato a Genova: un documentario di Tv2000

Roma -  Circa 240 migranti ospitati nell’ex Ospedale S. Raffaele a Coronata, sulle alture di Genova Cornigliano. Un luogo di abbandono trasformato in luogo di accoglienza e speranza. La storia è raccontata in un documentario prodotto da Tv2000 in onda sabato 14 ottobre alle 17.10 e domenica 15 alle 19.30. Il progetto Coronata è nato da un’iniziativa dell’Arcidiocesi di Genova con la collaborazione della Prefettura, del Comune, della società del Gruppo Iren e del mondo dell’associazionismo con i volontari e i migranti accolti. La cessione dei territori in comodato d’uso, da parte del Comune di Genova, all’Arcidiocesi genovese, ha dato il via al ripristino di parte dell’edificio e al recupero e messa in sicurezza dei terreni, un tempo largamente coltivati a vigna. Oggi la struttura ospita circa 240 migranti che frequentano giornalmente i numerosi laboratori offerti dai volontari delle associazioni coinvolte tra cui S. Egidio e la Cooperativa Un’Altra Storia: scuola di italiano, servizio cucina e sala, scuola di sartoria e falegnameria, edilizia e idraulica. Inoltre grazie alla collaborazione di alcuni residenti è iniziata anche l’opera di ripristino delle vigne circostanti l’edificio con l’idea tra qualche anno di tornare a produrre il vino la ‘bianchetta’ di Coronata. “Il progetto di accoglienza dei migranti a Coronata – sottolinea il direttore generale di Tv2000, Lorenzo Serra – dimostra che fare accoglienza è assolutamente possibile. Quanto più è viva tanto più muove la città, le istituzioni, gli enti, le associazioni ma soprattutto le persone. L’esperienza di Genova è un segno positivo e virtuoso del nostro tempo che è giusto e doveroso raccontare perché possa diventare di esempio ed essere replicata anche altrove”.
 

A Piano Gatta di Agrigento la Giornata della Memoria per le vittime delle migrazioni

Agrigento – Nei giorni scorsi, al Cimitero di Piano Gatta di Agrigento, dove sono sepolti alcuni dei migranti morti nel naufragio del 3 ottobre del 2013 a Lampedusa,  si è celebrata la Giornata della Memoria per le vittime delle migrazioni. Presenti all’incontro Ecumenico e Interreligioso, organizzato dal Centro per la Missione dell’arcidiocesi di Agrigento, gli Imam agrigentini Yassim Arbache e Mayoub Djaoud in rappresentanza della UCOI e l’Imam Youssuf abd-al-di Dispoto per la Coreis, il Parroco Ortodosso di Canicattì (Patriarcato di Romania) padre Daniel Bacauanu, l’Assessore all’integrazione del Comune di Agrigento Gerlando Riolo, diversi presbiteri e seminaristi dell’Arcidiocesi di Agrigento e un centinaio di cittadini.
Ha presieduto il momento di preghiera il cappellano del cimitero don Gioacchino Scimè. Nei diversi interventi delle autorità religiose e civili presenti è emerso un chiaro appello: “mai più morti nel Mediterraneo, mai più morti nel deserto , mai più torture, mai più sfruttamento, mai più guerre fomentate per avere le materie prime, mai più “ruberie” nel sud del mondo, mai più respingimenti!”.  
Dopo il rito di accoglienza iniziale, celebrato all’ingresso del Cimitero, il corteo in silenzio e con delle fiaccole accese, si è portato in pellegrinaggio, davanti alle cappelle cimiteriali dove sono stati sepolti più di 80 migranti morti nel mediterraneo in questi ultimi anni. La preghiera interreligiosa è continuata davanti alle tombe di questi fratelli e di questi sorelle. Tutti i partecipanti sono stati invitati a deporre un piccolo lumino acceso ai piedi delle cappelle in segno di memoria e speranza per il futuro. Inoltre, i vari rappresentati delle religioni, hanno posto all’interno delle quattro cappelle che accolgono i corpi dei migranti, delle targhe commemorative.
L’incontro si è concluso con un altro appello dei laici Comboniani: “Siamo noi che li costringiamo a lasciare le loro terre per cercare una vita vera e più dignitosa.  Che questi nostri fratelli e sorelle che affrontano il viaggio della speranza trovino accoglienza! Che ogni uomo e donna possa sentirsi a “casa” in ogni luogo!” Tutti i convenuti hanno, infine,  lasciato il cimitero in  silenzio.