Primo Piano

Integrazione, ecco i muri da abbattere secondo un imprenditore cinese

Milano - Per costruire cittadinanza e integrazione, ci sono due muri da abbattere e un alleato prezioso. Parola di Xu Qiu Lin, in arte Giulini, il primo imprenditore cinese ad aderire a Confindustria. “Tre dei miei figli sono nati a Prato” spiega Giulini, da meno di un mese neopresidente dell’Associazione per l’amicizia dei cinesi nella città toscana. “La scuola è fondamentale per i rapporti tra italiani e cinesi. Le ragazze e i ragazzi delle seconde generazioni saranno i protagonisti di una nuova comunità. Certo, ci vuole tempo e pazienza. Ma tutti abbiamo grande speranza” spiega.
Il cammino che porta a un reciproco riconoscimento tra italiani e stranieri, tra cittadini autoctoni e immigrati è ancora lungo e lavorare a una pacificazione è un compito che resta arduo. Tredici anni sono passati dall’iscrizione di Giulini all’associazione degli industriali e solo un altro suo connazionale, negli anni successivi, ha seguito la sua strada. Segno di una convivenza che resta difficile, sul territorio come sui mercati, anche se non va sottovalutato il risultato conseguito dall’associazione che lo stesso Giulini presiede, con mille associati, di cui cento imprenditori. La storia del titolare della Giupel, azienda che produce confezioni da donna (piumini, abiti e soprabiti) di gamma medio alta e fattura 7,5 milioni, è ancor più emblematica oggi, che il tema della cittadinanza è di grande attualità. Perché dà un contributo di chiarezza al dibattito, senza finzioni retoriche. Per spiegare cosa ha in mente quando parla di graduale inserimento della comunità asiatica nel nostro Paese, Xu Qiu Lin fa due esempi. Dice innanzitutto che inserire nelle nostre città i figli degli stranieri è un’urgenza, perché “capita ancora che ci siano bambini che per vari motivi vengono iscritti in ritardo a scuola – dice Giulini –. La lingua? Rappresenta ancora molto spesso un muro, specialmente per gli adulti, mentre i ragazzi sono mediatori importanti”. L’altra barriera da eliminare, oltre al fattore linguistico, è la casa. “Il problema della casa è ancora al primo posto, chi lavora e le famiglie devono avere un posto dove abitare che non sia il luogo di lavoro. Stiamo avviando un confronto con il Comune di Prato, che ha molta attenzione. Un’idea c’è: nel nostro territorio ci sono molte abitazioni non utilizzate, cantieri da completare o immobili invenduti per effetto della crisi economica. Vogliamo provare a fare un progetto per fare in modo di utilizzare queste case, che potrebbero essere acquistate dai cinesi”.
Il resto è integrazione, non solo sociale, ma economica e i rappresentanti di Chinatown, in Toscana come in tutto il Paese, sanno benissimo che tutto questo può passare soltanto dal rispetto delle regole e dalla legalità. “Dopo i morti di Teresa Moda le cose sono cambiate” dice Giulini ricordando la tragedia del Macrolotto in cui persero la vita, quasi quattro anni fa, sette suoi connazionali: il percorso di uscita dal sommerso, l’addio graduale (e troppo lento) alle fabbriche-dormitorio, i primi segnali sulla formazione. Ma non basta. Ci sono ancora “problemi su cui l’associazione può essere d’aiuto. Penso alla sicurezza del lavoro, allo smaltimento dei rifiuti, al grosso problema degli scarti tessili. Certo, bisogna comportarsi in modo corretto. Ma anche la comprensione della lingua e la conoscenza delle regole sono un problema. Possiamo lavorare perché i cinesi capiscano come ci si deve comportare, perché cambino alcune abitudini sbagliate. Non è facile, ma vogliamo provarci”. (D. Motta – Avvenire)
 

I braccianti di Saluzzo: storie e fotografie da un blog

Saluzzo – Terra di frutta e di lavoro stagionale e nonostante finisca raramente alla ribalta delle cronache Saluzzo è terra di sfruttamento migrante stagionale. Ogni anno sono decine e decine gli stranieri, irregolari e non, che si riversano a ridosso del Foro Boario di Saluzzo per tentare un’assunzione. Le condizioni in cui questi lavoratori vivono per mesi sono state ampiamente documentate e discusse (da amministratori, politici e dalla società civile) ma non sono state radicalmente modificate, nonostante gli sforzi di Caritas e altre realtà locali e non.
Un’interessante testimonianza delle voci di questi lavoratori, migranti, stranieri, fantasmi viene dal blog “Eikon” e precisamente dalla sezione, curata da Ilaria Ippolito, intitolata I braccianti di Saluzzo. In questa sezione al momento sono caricate 4 storie e una serie di fotografie a supporto del racconto stesso.
Abbiamo chiesto a Ilaria Ippolito di raccontarci genesi e futuro del progetto.  Il progetto I braccianti di Saluzzo nasce dopo due anni di ricerca sulle forme di sfruttamento in agricoltura dei braccianti africani nella zona del saluzzese. La ricerca fa parte di uno studio più ampio commissionato dallo Swiss Network for International Studies afferente all’università di Zurigo che vuole indagare il fenomeno in Italia, Svizzera, Belgio. Proprio in seguito agli incontri avuti per la realizzazione della ricerca ho sentito l’esigenza di raccontare le storie delle persone che avevo ascoltato, di far capire che non si trattava “solo” di migranti ma di lavoratori, costretti ad affrontare una serie di difficoltà di cui pochi hanno conoscenza e considerazione. Ho raccontato così la mia idea a un fotografo e ad alcuni migranti che hanno deciso di farsi fotografare e di diffondere la loro storia che già in altre occasioni mi avevano raccontato.
Che ruolo ha giocato il territorio saluzzese? Ritenevo fosse interessante raccontare all’esterno le caratteristiche di quel territorio e diffondere così l’idea che lo sfruttamento può avvenire in qualsiasi zona di Italia se c’è indifferenza.
Quale è la forma che prenderà? Ci saranno altri racconti o con questo quarto “episodio” si chiude la stagione del raccolto? Probabilmente ci sarà un ultimo episodio e poi questa stagione si chiuderà. Da questo lavoro di narrazione e di raccolta (di storie, immagini, video) ne è nato un gioco, “Rotte migranti”. E’ un gioco da tavolo che, come gli articoli, vuole raccontare le storie dei braccianti che ho incontrato in questi due anni. Il gioco non racconta solo cosa accade nel territorio saluzzese, ma esplora in generale i percorsi che i migranti fanno una volta arrivati in Italia e come giungono ad essere sfruttati nei campi. il gioco è corredato di testimonianze, domande, spunti, foto e video.
Al momento “Rotte migranti” è stato sperimentato in modalità docenza-gioco per operatori dell’accoglienza e in modalità gioco per studenti dell’università. Da dicembre Ilaria Ippolito lo presenterà in diverse sedi fra cui Bruxelles, all’interno della conferenza di restituzione della ricerca. Ma le idee non si fermano qui, infatti vi è quella di utilizzare il gioco all’interno dei centri di accoglienza per aumentare la consapevolezza e la diffusione di informazioni a disposizione degli ospiti.
 

Donne straniere, aborti invisibili

Milano – E’ l’emergenza nell’emergenza. Ma se ancora troppo pochi, in Italia, s’accorgono della prima, la seconda è addirittura invisibile. Di oltre 86mila aborti praticati in Italia (l’ultimo dato disponibile è relativo al 2015) 27.500 sono di donne straniere. Con una precisazione da aggiungere: che a fronte degli oltre 50mila bimbi italiani “buttati via” ne sono nati, sempre nel 2015, 400mila. Mentre su 27.500 aborti di bimbi stranieri, a nascere sono stati soltanto in 70mila. “Significa che il tasso abortivo di una donna straniera è tre volte maggiore di una italiana – spiega l’arcivescovo di Ferrara e già direttore generale della Fondazione Migrantes, al 37° Convegno dei Centri di aiuto alla vita svoltosi a Milano – e questo vorrà pur dire qualcosa”.
Sì, vuol dire qualcosa. In sala gli oltre 700 volontari e operatori dei Cav prendono appunti e si confrontano: lo sanno bene, che l’80% delle donne che bussano alle porte dei centri è straniera. Una percentuale che scende leggermente per le ospiti delle case di accoglienza, ma che si attesta comunque sul 55%. Quello che non sanno ancora – qualcuno lo fa, qualcuno ci prova, qualcuno si arrende – è cosa si può fare per rispondere a questa emergenza. Aggravata dal fatto che, a differenza di quanto avveniva in passato, molte di queste donne non scelgono volontariamente di rivolgersi ai centri: ci arrivano per una pronuncia dei tribunali, o per obbligo dei servizi sociali. Disorientate, sole e spesso anche piene di rabbia. Perego ha una ricetta per il governo, prima che per i Cav: “Queste donne vivono l’inferno, prima di sbarcare in Italia. Secondo le nostre statistiche subiscono in media dai 4 agli 8 stupri durante il viaggio, di cui 2 di gruppo. E restano incinta, certo, arrivano con delle vite nel loro grembo, spesso non volute, oppure incinta rimangono nei lunghissimi periodi di tempo che trascorrono nei centri di prima accoglienza”. L’Italia “le fa aspettare, per i documenti e l’asilo. Le separa dai compagni se ci sono”. Ed eccoli, gli aborti, il più delle volte compiuti coi farmaci, lontano dagli ospedali: “Quello che invece dovrebbe fare il governo è concedere immediatamente il permesso di protezione sociale per le donne incinte – è l’appello di Perego – non importa se d’un mese appena o di quattro o di sei. È una condizione di fragilità estrema e di bisogno di cui dobbiamo farci carico subito e che non può aspettare”.
D’altronde senza permesso di soggiorno, e spesso persino senza un nome, le donne entrano nei Cav e nelle case di accoglienza: “A volte le accogliamo per un anno, insegniamo loro l’italiano, le avviamo al lavoro – spiega Lino Orlandini, responsabile della Casa d’accoglienza di Reggio Emilia, che con le sue strutture e i suoi appartamenti di appoggio è arrivato ad ospitare 60 profughe – e poi arriva un diniego della richiesta d’asilo”. Che è un diniego di tutto: del percorso compiuto, degli sforzi di chi l’ha accompagnato e perfino dell’essere umano.
L’umanità d’altronde “è oggi più che mai in pericolo ed è a rischio soprattutto in forza dei suoi stessi prodotti – ha commentato il filosofo Diego Fusaro, docente di Storia della filosofia all’Istituto alti studi strategici e politici di Milano e tra gli altri relatori del convegno –. La mercificazione dominante riduce l’uomo sempre più a merce, determinando la “disumanizzazione dei rapporti umani”. E ciò emerge in ogni ambito: nel lavoro e nell’ambito etico-familiare, dove l’uomo è sempre più un individuo ridotto al rango di “cosa” e non più di essere comunitario, razionale e spirituale, ma anche nell’ambito politico, nella misura in cui i fondamenti stessi della politica, dello stato sovrano nazionale e del bene comune stanno tutti scomparendo a favore del profitto come unico ordine valoriale di riferimento” . Ecco allora la necessità di ripartire dall’umano “ per tornare a essere ciò che propriamente e ontologicamente siamo, riaffermando le potenze etiche: la famiglia, la scuola pubblica, la sanità, i sindacati fino ad arrivare allo Stato, che deve tornare ad essere uno Stato etico, garante dell’eticità e che mette l’economia a servizio della comunità” .
L’impegno degli esseri umani per gli altri, la concretezza dell’ascolto, del sostegno, dell’accoglienza: è la testimonianza dei Cav, che si preparano a un altro anno di sfide. (Viviana Daloiso – Avvenire)
 

Nella notte, la voce dello sposo che risveglia la vita

Letture XXXII domenica Tempo ordinario - Anno A – Sapienza 6,12-16; Salmo 62; 1 Tessalonicesi 4,13-18; Matteo 25,1-13 Una parabola difficile, che si chiude con un esito duro («non vi conosco»), piena di incongruenze che sembrano voler oscurare l'atmosfera gioiosa di quella festa nuziale. Eppure è bello questo racconto, mi piace sentire che il Regno è simile a dieci ragazze che sfidano la notte, armate solo di un po' di luce. Di quasi niente. Che il Regno è simile a dieci piccole luci nella notte, a gente coraggiosa che si mette per strada e osa sfidare il buio e il ritardo del sogno; e che ha l'attesa nel cuore, perché aspetta qualcuno, uno sposo, un po' d'amore dalla vita, lo splendore di un abbraccio in fondo alla notte. Ci crede.  Ma qui cominciano i problemi. Tutti i protagonisti della parabola fanno brutta figura: lo sposo con il suo ritardo esagerato che mette in crisi tutte le ragazze; le cinque stolte che non hanno pensato a un po' d'olio di riserva; le sagge che si rifiutano di condividere; e quello che chiude la porta della casa in festa, cosa che è contro l'usanza, perché tutto il paese partecipava all'evento delle nozze... Gesù usa tutte le incongruenze per provocare e rendere attento l'uditorio.  Il punto di svolta del racconto è un grido. Che rivela non tanto la mancata vigilanza (l'addormentarsi di tutte, sagge e stolte, tutte ugualmente stanche) ma lo spegnersi delle torce: Dateci un po' del vostro olio perché le nostre lampade si spengono... La risposta è dura: no, perché non venga a mancare a noi e a voi. Andate a comprarlo.  Matteo non spiega che cosa significhi l'olio. Possiamo immaginare che abbia a che fare con la luce e col fuoco: qualcosa come una passione ardente, che ci faccia vivere accesi e luminosi. Qualcosa però che non può essere né prestato, né diviso. Illuminante a questo proposito è una espressione di Gesù: «risplenda la vostra luce davanti agli uomini e vedano le vostre opere buone» (Mt 5,16). Forse l'olio che dà luce sono le opere buone, quelle che comunicano vita agli altri. Perché o noi portiamo calore e luce a qualcuno, o non siamo. «Signore, Signore, aprici!». Manca d'olio chi ha solo parole: «Signore, Signore...» (Mt 7,21), chi dice e non fa. Ma il perno attorno cui ruota la parabola è quella voce nel buio della mezzanotte, capace di risvegliare la vita. Io non sono la forza della mia volontà, non sono la mia resistenza al sonno, io ho tanta forza quanta ne ha quella Voce, che, anche se tarda, di certo verrà; che ridesta la vita da tutti gli sconforti, che mi consola dicendo che di me non è stanca, che disegna un mondo colmo di incontri e di luci. A me basterà avere un cuore che ascolta e ravvivarlo, come fosse una lampada, e uscire incontro a chi mi porta un abbraccio. (Ermes Ronchi)
 

Licata: la “realtà” degli italiani all’estero

Roma - Degli oltre 124mila nuovi iscritti per solo espatrio all’Aire a inizio 2017, 20mila hanno meno di 18 anni, di cui 16 mila ha meno di 10. “Sono famiglie. Sono interi nuclei accompagnati anche dai nonni – 6500 i nuovi iscritti per solo espatrio over 65 anni a inizio 2017 – chiamati a fare da “baby sitter” ai nipoti nel primo periodo di permanenza all’estero”. È il dato spiegato questa mattina da Delfina Licata, curatrice del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes, intervenuta al convegno promosso al Senato dal Forum delle Associazioni italiane nel mondo sul tema “Migrare in tempo di crisi, necessità e opportunità: più tutele, più diritti”. Licata, nel suo intervento, ha spiegato anche che tra questi ci sono “i nuovi italiani, chi cioè di origine straniera dopo aver preso la cittadinanza italiana è partito per l’estero come i tanti italiani”. Per tutti serve una “cassetta degli attrezzi” che deve comprendere la “conoscenza della lingua, la scelta mirata del Paese in base alle richieste di quest’ultimo e anche alle competenze di chi parte e alla possibilità di impiegarle”. Naturalmente ci sono anche i fallimenti nel percorso migratorio, come dimostrano i connazionali detenuti all’estero perché non conoscevano le regole del paese di emigrazione o pensavano di poter applicare gli stessi comportamenti tenuti in Italia; o gli irregolari: tra il 2014 e il 2015 “abbiamo riscontrato 882 cancellazioni in Australia e 200 espulsioni di italiani”. Per la Licata occorre che le associazioni italiane nel mondo amplino “il concetto di residenza che significa non solo presenza sul territorio, ma anche un diverso modo di essere presenti pur nella distanza fisica grazie, ad esempio, alla tecnologia moderna”. Indispensabile, infine, a detta della studiosa “affiancare al diritto di partire e al diritto di rientrare un terzo diritto che è quello di restare nel proprio Paese”.
 

Card. Bassetti: i migranti “non sono un problema ma una risorsa”

Roma - “L’immigrazione non è solo un problema ma soprattutto una risorsa”. Lo ha detto il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Card. Gualtiero Bassetti, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della CEI, ospite del programma ‘Pastori, incontri con i vescovi italiani’ condotto da Sergio Valzania in onda ogni sabato e domenica alle ore 18.30. “L’immigrazione – ha sottolineato il card. Bassetti - presenta degli aspetti di problematicità perché siamo di fronte ad un fenomeno di masse umane in movimento. Non dobbiamo però fermarci alla corteccia del fatto. Dobbiamo cogliere più che la problematicità, l’aspetto di novità e risorsa”.  “Il fenomeno migratorio – ha ricordato il  Card. Bassetti - c’è sempre stato nell’umanità, fin dai tempi di Abramo. I quattro verbi che ci ha dato Papa Francesco parlando dell’immigrazione sono quattro azioni da mettere in pratica: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Sono le sfide del mondo di oggi. L’accoglienza e la protezione della persona umana sono il pulsante del cuore della carità cristiana. La promozione e l’integrazione di una persona sono il fulcro vitale di una società che non si dimentica di nessuno. Il fenomeno dell’immigrazione va accolto. Allo stesso modo capisco che una società civile che ha delle regole da rispettare, deve anche proteggere queste persone dai luoghi di provenienza attraverso corridoi umanitari e favorendo delle condizioni per cui non tutti siano costretti a partire”.  “L’Italia – ha concluso il  Card. Bassetti - è un Paese accogliente e si sta distinguendo da tutto il resto dell’Europa. Di questo non possiamo fare altro che ringraziare la Provvidenza”.
 

Pugliese: riscoprire la funzioni dell’associazionismo degli italiani all’estero

Roma - “L’associazionismo in rete, l’associazionismo di scopo, poco legato a una tradizione di difesa dei diritti in senso generale, sembra soprattutto caratterizzare fin da ora la scelta dei protagonisti delle nuova emigrazione”. E’ quanto ha detto questa mattina Enrico Pugliese, coordinatore Comitato Scientifico del Faim (Forum Associazioni italiane nel mondo) intervenuto al convegno promosso dal Forum su il tema “Migrare in tempo di crisi, necessità e opportunità: più tutele, più diritti” in corso al Senato.
Pugliese, dopo aver  sottolineati che da anni c’è una ripresa del fenomeno della emigrazione degli italiani all’estero in maniera particolarmente evidente a partire dagli anni della crisi e della recessione, ha evidenziato che la “modifica recente della composizione del flusso in ingresso  porta Adn un aumento della richiesta di aiuto e solidarietà ma anche servizi”. Le associazioni devono essere pronte – ha concluso – devono essere pronte a impegnarsi in questo ambito. Naturalmente – ha spiegato – non sono solo queste ultime le funzione dell’associazionismo. Rappresentanza e lotta per i diritti sono le sue funzioni essenziali delle quali in questo momento – con la riduzione dei benefici del welfare tradizionali e la mancanza di garanzie per i giovani - c’è estrema necessità”.
 

Consiglio d’Europa: rappresentante speciale in Bulgaria per conoscere la situazione dei migranti e rifugiati

Sofia - Il rappresentante speciale del Segretario generale sui migranti e rifugiati del CdE (Consiglio d’Europa), l’ambasciatore Tomáš Boček, sarà in missione d’informazione in Bulgaria dal 13 al 17 novembre. Visiterà diversi centri di accoglienza per richiedenti asilo sia a Sofia che nella parte centro-orientale del Paese, vicino alla frontiera turca da dove arrivano i migranti. Boček incontrerà, riferisce il Sir, inoltre rappresentanti delle autorità bulgare, l’Ombudsman, la Commissione per la protezione contro la discriminazione, l’Agenzia statale per i profughi e l’Agenzia statale per la protezione dei minori. Il Commissario sentirà anche il parere di diverse organizzazioni internazionali e Ong. Negli ultimi tre anni la Bulgaria è stata principalmente un Paese di transito per migranti e profughi che arrivano in Europa. Alla fine del 2015 e 2016 la legislazione bulgara nell’ambito ha subito notevoli modifiche. Attualmente, nel Paese ci sono circa 1.670 richiedenti asilo e migranti che vivono nei Centri di accoglienza di tipo aperto e chiuso. Lo scopo della visita di Boček in Bulgaria è raccogliere informazioni sulla situazione dei migranti e preparare delle proposte concrete per il Consiglio d’Europa in modo da poter assistere la Bulgaria in questo ambito. Una delle priorità dell’inviato speciale saranno i minori non accompagnati. Dopo la visita a Sofia, Boček pubblicherà un rapporto con le sue conclusioni e raccomandazioni. Già sono stati elaborati dei rapporti sulla situazione dei migranti e rifugiati in Serbia e nelle due zone di transito in Ungheria.
 

Papa Francesco: avere il fiuto per non cadere nelle cordate della corruzione

Città del Vaticano - Una storia di corruzione quotidiana. E’ quanto narra l’odierno Vangelo di Luca, attraverso la figura dell’amministratore che sperpera gli averi del padrone e che, una volta scoperto, invece di trovare un lavoro onesto continua a rubare con la complicità di altri, ”una vera cordata di corruzione”, la definisce il Papa nell'omelia della Messa presieduta a Casa Santa Marta, riportando la riflessione ai nostri giorni: "Sono potenti questi, eh! Quando fanno le cordate della corruzione sono potenti; persino arrivano anche ad atteggiamenti mafiosi. Questa è la storia. Ma non è una favola questa, non è una storia che dobbiamo cercare nei libri di storia antica: la troviamo tutti i giorni sui giornali, tutti i giorni. Questo succede anche oggi, soprattutto con quelli che hanno la responsabilità di amministrare i beni del popolo, non i beni propri, perché questo era amministratore dei beni altrui, non dei propri. Con i propri beni nessuno è corrotto, li difende".
Dunque la conseguenza che Gesù trae da questo Vangelo, nota il Papa, è proprio la maggiore scaltrezza dei “figli di questo mondo” rispetto ai figli della luce”: la loro maggiore corruzione, la loro furbizia portata avanti “anche con cortesia”, con “guanti di seta”. Ma esiste, si chiede allora Francesco, una” scaltrezza cristiana?”: "Ma se questi sono più scaltri dei cristiani – ma non dirò cristiani, perché anche tanti corrotti si dicono cristiani - , se questi sono più scaltri di quelli fedeli a Gesù, io mi domando: ma c’è una scaltrezza cristiana? Esiste un atteggiamento per quelli che vogliono seguire Gesù, in modo che non finiscano male, che non finiscano mangiati vivi – come diceva mia mamma: 'Mangiati crudi' – dagli altri? Qual è la scaltrezza cristiana, una scaltrezza che non sia peccato, ma che serva per portarmi avanti al servizio del Signore e anche all’aiuto degli altri? C’è una furbizia cristiana?".
Sì, c’è un “fiuto cristiano per andare avanti senza cadere nelle cordate della corruzione” e nel Vangelo, spiega il Papa, Gesù lo indica con alcune contrapposizioni, quando parla per esempio dei cristiani che sono come “agnelli tra i lupi” o ”prudenti come i serpenti e semplici come la colomba”. E allora come fare ? Con tre atteggiamenti, indica Francesco: il primo è una “sana sfiducia”, lo stare attenti cioè, a chi “promette troppo” e “parla troppo” come “quelli che ti dicono ‘Fa l’investimento nella mia banca io ti darò un interesse doppio’”. Il secondo atteggiamento è la riflessione, davanti alle seduzioni del diavolo che conosce le nostre debolezze; e infine c’è la preghiera: "Preghiamo oggi il Signore che ci dia questa grazia di essere furbi, furbi cristiani, di avere questa scaltrezza cristiana. Se c’è una cosa che il cristiano non può permettersi è essere ingenuo. Come cristiani abbiamo un tesoro dentro: il tesoro che è Spirito Santo. Dobbiamo custodirlo. E un ingenuo lì, si lascia rubare lo Spirito. Un cristiano non può permettersi di essere ingenuo. Chiediamo questa grazia della scaltrezza cristiana e del fiuto cristiano. È anche una buona occasione per pregare per i corrotti. Si parla dello smog che causa inquinamento, ma anche c’è uno smog di corruzione nella società. Preghiamo per i corrotti: poveretti, che trovino l’uscita da quel carcere nel quale loro sono voluti entrare". (Gabriella Ceraso – Radio Vaticana)
 
 

Aversa: domani la premiazione del IV Concorso Letterario “Festa dei Popoli”

Aversa - Con la cerimonia di Premiazione del Concorso Letterario Internazionale di domani, sabato 11 novembre 2017, presso il Seminario Vescovile di Aversa, si chiude il percorso annuale della VI “Festa dei Popoli”. L’iniziativa, nata dalla  collaborazione di cinque uffici della diocesi di Aversa (Ecumenismo e Dialogo, Migrantes, Caritas, Missionario, Comunicazioni Sociali), si sviluppa ogni anno attraverso molteplici (e diversificati) appuntamenti: dal coinvolgimento delle scuole del territorio alla Preghiera Interconfessionale, fino al momento clou rappresentato della manifestazione che si svolge la prima domenica di maggio.
Il Concorso Letterario Internazionale, giunto alla IV Edizione, chiude idealmente un cerchio presentando, nel suo stile e attraverso le voci di scrittori e poeti, una splendida sintesi delle riflessioni sui temi di dialogo interculturale, accoglienza e integrazione. Ecco quanto recita la classifica dell’edizione 2017, stilata dopo le approfondite valutazioni della Giuria Interreligiosa presieduta dal vescovo Mons. Angelo Spinillo.
Il primo premio va a Gabriele Andreani (Pesaro), autore di “Con la coda dell’occhio”: “un’esperienza di volontariato al capezzale di un malato terminale”, così descrive l’opera il Prof. Manfredi Dell’Aversana. “Un percorso catartico, il culmine in un pianto. Racconto crudo, illuminato, però, da un’immagine d’amore che ben può superare qualsiasi opera d’arte”.
Secondo premio a Giuseppe Limone (Sant’Arpino) con l’opera “Lampedusa”, “tavola di legno ai naufraghi, Itaca dei disperati… Gli orrori dell’immigrazione che gravano su di essa e sulle nostre coscienze. La speranza di salvezza rimane nella fiducia, nella fede in un piccolo Dio”.
Sul terzo posto del podio Silvana Aurilia (Napoli) con “Il maestro”: “La parola ci spinge ai margini del divino e oltre l’umano. Come l’amore per il mestiere di insegnante elementare, la missione, il saper ‘condurre con dolcezza materna alla conquista della lettura e scrittura’, riesce a trasmettere, a indurre, l’amore per la cultura”, conclude il Prof. Dell’Aversana.
La premiazione si estenderà anche ad otto scrittori che si sono classificati ex-aequo al 4° posto, mentre quest’anno saranno ben 28 le segnalazioni di merito: a riprova della crescente attenzione che il Concorso Letterario continua a suscitare in Italia come nel resto del mondo.
Infine, la cerimonia di sabato presenta un ulteriore motivo d’interesse: l’esecuzione di sei quartetti inediti di Gaetano Andreozzi, illustre compositore aversano contemporaneo di Mozart e Beethoven, ad opera del quartetto d’archi “Hadimova”.
 
 

Comunità african-francofona: domani e domenica incontro a Modena

Roma - I cappellani e i responsabili delle comunità africane francofone di tutta l’Italia come ogni anno si riuniscono all’inizio dell’anno pastorale per un momento di formazione dei responsabili di comunità.  “Sono dei momenti – spiega il Coordinatore nazionale Migrantes per le comunità africane di lingua francofona in Italia, don Mathieu Malick Faye - che permettono alle comunità di prepararsi a partecipare alla vita diocesana e dare del loro meglio per confermare la loro appartenenza alla diocesi dove vivono”. Questo anno la diocesi scelta è quella di Modena e l’incontro si svolgerà domani e domenica. “Parleremo della pastorale dei migranti in una Italia che cambia, poi del cammino della comunità nella diocesi e in relazione con le altre comunità”, aggiunge il coordinatore spiegando che si ci soffermerà sul messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.
 

Narducci: fondamentale importanza la rete di sostegno italiana per i nuovi emigrati

Roma - “Un convegno non tanto per aggiungere un ulteriore grido di allarme al coro delle numerose e qualificate agenzie, in primis la Fondazione Migrantes, che da tempo segnalano il capovolgimento di una tendenza, consolidatasi negli anni ’80, che aveva certificato la fine dell’emigrazione italiana sulla base dei saldi migratori”. E’ quanto ha detto questa mattina Franco Narducci del Coordinamento del Faim (Forum Associazioni italiane nel mondo) intervenuto al convegno promosso dal Forum su il tema “Migrare in tempo di crisi, necessità e opportunità: più tutele, più diritti” in corso al Senato. Per Narducci il convegno è stato promosso “poiché le antenne di rilevazione nei Paesi di accoglienza- organi di rappresentanza, associazionismo italiano, missioni cattoliche italiane e rete consolare – registrano in misura crescente fenomeni di precarietà e spesso di difficoltà per i nuovi arrivati, fenomeni che in molti fanno vacillare le certezze alla base di una scelta e di un progetto di emigrazione non sempre adeguatamente valutati”. Dopo aver sottolineato i fenomeni di emigrazione degli ultimi anni Narducci ha evidenziato che l’Italia ha “urgente bisogno di frenare la ripresa dell’emigrazione, soprattutto giovanile, che  impoverisce il Paese e minaccia le prospettive di sviluppo futuro. Diciamocelo senza infingimenti – ha aggiunto – la mobilità professionale è una risorsa dell’Europa non è una palla al piede ma occorre equilibrio; la circolarità non può essere asimmetrica, deve coinvolgere tutti gli Stati membri”. Narducci ha quindi concluso sottolineando che i nuovi emigrati spesso “non hanno dimestichezza o conoscenza della legislazione del lavoro del Paese di accoglienza, spesso non nn ne parlano la lingua e non conoscono il sistema autoctono di rappresentanza sindacale, per cui la rete di sostegno italiana, compresi i patrocinati, è di fondamentale importanza”
 

Migranti: nel naufragio morti in 50

Pozzallo - Oltre 50 vittime, forse di più, in quel tratto di mare che i libici, equipaggiati e addestrati dall’Italia, chiedono di poter presidiare da soli, ma che nelle ultime settimane ha registrato terribili naufragi. L’ultimo tra quelli noti si è verificato a circa 30 miglia dalle coste. La conferma arriva dalla polizia di Ragusa che a Pozzallo, dove sono sbarcati i superstiti, ha sentito i 59 sopravvissuti soccorsi dall’organizzazione non governativa 'Sea Watch'. La nave dei volontari trasportava anche le salme di cinque migranti, tra cui tre uomini, una donna e un bimbo di due anni mezzo. Una trentina, invece, sarebbe stata presa in carico dalla Guardia costiera libica, da cui non giungono conferme ufficiali. I racconti dei migranti, concordanti tra loro, permettono di stabilire che dopo aver pagato 400 dollari, in 145 sono stati fatti partire dai trafficanti. Dopo essere stati messi in mare a bordo di un gommone i migranti hanno compreso che di lì a poco sarebbero stati in serio pericolo, non appena il natante sovraccarico ha iniziato ad imbarcare acqua. Pochi minuti dopo il gommone era semisommerso ed è stato avvistato da un elicottero della Marina italiana che ha lanciato l’allarme. Sul posto per i soccorsi sono arrivate inizialmente due imbarcazioni, la motovedetta libica e la nave 'Sea Watch'. Molti migranti, all’arrivo dei soccorritori, erano già annegati, mentre i superstiti sono stati issati a bordo dai soccorritori. Sea Watch è riuscita a raccoglierne 59 tra cui il cadavere di un bambino di 2 anni e mezzo, figlio di una superstite. «Il natante era compromesso. Dalle prime ore del mattino quando abbiamo avuto la chiamata dal Centro di coordinamento di Roma – spiega Lisa Hoffman, che a bordo di 'Sea Watch' coordina le comunicazioni –. Sul posto c’era anche una nave militare francese e un elicottero italiano. Erano stati avvisati insieme a noi per l’operazione». Da Roma non era arrivato nessun accenno alla presenza di motovedette di Tripoli. «Ma una volta nell’area è arrivata la Guardia costiera libica verso di noi e sono tornati indietro. Con la cooperazione di tutti, abbiamo localizzato l’area con il binocolo e localizzato il gommone. Quando siamo arrivati c’era già un elicottero militare che ci indicava dove si trovava il gommone. Alle spalle del gommone si scorgeva la nave francese». D’improvviso è apparsa di nuovo la Guardia costiera libica e così per i migranti si è aperta la peggiore delle lotterie: venire salvati dai libici significa tornare nell’inferno da cui scappavano, finire tra le braccia dei volontari o a bordo di un mezzo europeo vuol dire poter raggiungere l’Italia e scongiurare il respingimento in mare. «Siamo arrivati quasi nello stesso tempo con la nave della guarda costiera libica – spiega Lisa Hoffman – e c’erano già moltissime persone e molti corpi senza vita in acqua. La Guardia costiera libica aveva giubbotti di salvataggio ed equipaggiamento, ma non li ha gettati alle persone in acqua. Noi quindi abbiamo usato i nostri per mettere in salvo più gente possibile». A prima vista il gommone sembrava «rotto nella parte posteriore, aveva perso il motore e stava imbarcando acqua da dietro, così le persone hanno iniziato a scivolare giù», aggiungono da 'Sea Watch'. Alcuni scampati al mare hanno raccontato che poco prima 4 o 5 ragazzini e due bambini piccoli erano caduti in acqua senza più riemergere. Appena due giorni fa il procuratore capo della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, davanti al consiglio di sicurezza dell’Onu aveva rinnovato le accuse alle milizie libiche che si stanno macchiando di gravi crimini contro l’umanità. Tra queste alcune direttamente coinvolte nel traffico di migranti. Bensouda non ha nascosto gli abusi subiti dai migranti, spesso vittime di detenzioni illegali e torture. Una questione sollevata, in mezzo alle tante altre affrontate, anche dall’Alto Commissario per i rifugiati, Filippo Grandi. A questo proposito, durante il Consiglio di Sicurezza alcuni Stati membri, a cominciare dalla Svezia, hanno chiesto alla comunità internazionale di lavorare per garantire pieno accesso alle organizzazioni umanitarie, e in particolare chieso proprio alla Corte penale internazionale di focalizzare le investigazioni anche sui crimini connessi con il traffico di esseri umani. (Nello Scavo – Avvenire)
 

Latino-americani in Italia: sabato e domenica un corso formativo a Roma

Roma - Prima iniziativa pastorale e formativa per la Comunità Peruviana e Latina di  lingua Spagnola in Italia. Si realizzerà sabato e domenica prossima, 11  e 12 di Novembre. Una iniziativa formativa – dice  il coordinatore Migrantes delle comunità latino-americane in Italia, p. Emerson Campos Anguilar – “per rinforzare la conoscenza della fede,  della Scrittura di fronte a un momento difficile per la presenza di alcune sette in Italia”. Il sacerdote si augura che questo “sia l'inizio di  un momento importante e che abbia continuità”. Le due giornate formative saranno guidate della  biblista e teologa Antonella Anghignoni. I partecipanti, da tutta Italia, si ritroveranno a Casa san Juan de Avia Via Torre Rossa 2”. Questo primo incontro formativo – spiega ancora p. Emerson -  vuole essere l' inizio di „altri incontri che portino  alla vita buona. Il progresso di una società si misura in base al grado di attenzione che si presta alle persone emarginate. La Chiesa – attraverso la formazione -   risponde al mandato di Cristo che ammaestrava tutti”.
 
 

Andria: da lunedì 20 novembre la mostra “Migranti, la sfida dell’incontro

Andria - Lunedì 20 novembre 2017 alle ore 18:30, presso la Chiesa “Mater Gratiae” (Piazza Mater Gratiae, Andria), la Comunità “Migrantesliberi” di Andria, in collaborazione con la Casa di Accoglienza “S. Maria Goretti” e l’Ufficio Migrantes della diocesi di Andria, il Banco di Solidarietà di Andria, il Centro culturale di Andria e l’Associazione culturale “In viaggio verso”, inaugurerà la mostra, visitabile dal 20 al 24 novembre 2017, “Migrabti, la sfida dell’incontro”.  Si tratta di una mostra fotografica itinerante realizzata con il patrocinio della Fondazione Migrantes, della Conferenza Episcopale Italiana, in occasione della XXXVII edizione del Meeting di Rimini per l’amicizia fra i popoli. Essa propone un percorso di immedesimazione nelle vicende umane di coloro che lasciano la loro terra in cerca di un futuro migliore e racconta come il rapporto con queste persone interpella ciascuno di noi, nella consapevolezza che l’incontro è la dimensione fondamentale di ogni esistenza umana.
La mostra articolata in quattro sezioni: la migrazione nella storia dell’umanità - quando i migranti eravamo noi -, uno sguardo planetario sui flussi migratori, parole e gesti di Papa Francesco, i nostri nuovi vicini di casa. La mostra vuol provare ad affrontare il tema delle migrazioni non come un "problema", ma guardando negli occhi gli uomini e le donne che emigrano. Chi è quell'"altro" che bussa alle porte delle nostre porte, da quali terre arriva, perché ha deciso di lasciarle, spiega una nota.
 
 

Peruviani in Italia: dal Papa i genitori del coordinatore nel 60mo di matrimonio

Città del Vaticano - Un augurio del tutto particolare Papa Francesco ieri mattina in Piazza San Pietro lo ha riservato a Casimiro Campos Vasquez, novantasei anni, e Vidalina Aguilar Cabrera, novantatré anni, per il settantaseiesimo anniversario di matrimonio, venuti apposta dal Perú per la ricorrenza. Ad accompagnare la coppia padre Emerson Campos Anguilar, coordinatore nazionale Migrantes per le comunità latino americane in Italia, uno dei dodici figli che celebra i trent’anni di sacerdozio. 
 

Migrantes Salerno: da domani il convegno “Accogliere l’altro”

Salerno - “Accogliere l’altro”. Questo il tema del convegno promosso dall’Ufficio Migrantes di Salerno-Campagna-Acerno che si svolgerà il 9 e 10 novembre presso l’Oratorio “Beato Piergiorgio Frassati” – Chiesa Volto Santo di Salerno. L’obiettivo del convegno nasce dalla volontà di riflettere “come Chiesa e di invitare noi cristiani,  ed anche la società civile,  a riflettere sulla esperienza che oggi ci viene chiesta di accogliere l’altro”, spiegano i promotori. Tale riflessione “vorrebbe farci meditare sulla Chiesa in uscita che non si chiude in se stessa o nei propri luoghi di culto, ma che si apre all'Altro, sia esso povero, migrante, vecchio, disabile, in difficoltà”. Il direttore dell’Ufficio Migrantes, Antonio Bonifacio, sottolinea che quest'anno il convegno si focalizzerà sull'esperienza del migrante: “tale esperienza ovviamente è una esperienza di Annuncio che viene vissuta in senso di incontro con chi incontriamo qui, ma anche come Chiesa in partenza verso popoli e culture nuove”. Per il direttore Migrantes della diocesi campana “diviene sempre più importante ed essenziale proiettarsi in questo nuovo mondo” con una prospettiva in cui “Accogliere l’Altro” vada nella direzione “reciproca della Responsabilità, Speranza, Coraggio, Paura”.
Al convegno interverranno, fra gli altri, p. Gabriele Ferrari, missionario saveriano, che tratterà il tema “Missione della Chiesa: chiesa in uscita”; sr. Rita Giarletta, responsabile del progetto “Casa Rut” che si soffermerà su “Missione ad intra: la chiesa accanto agli ultimi”, il sacerdote Don Mussie Zerai sul tema “Dov’è tuo fratello? Rispondere è un dovere”. Nel pomeriggio di domani incontro di don Zerai con le scuole mentre il 10 pomeriggio, dalle 18,30, sono previsti gli interventi dell’arcivescovo mons.  Luigi Moretti e di don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes che parlerà sul tema “L’umanità che viene a noi”. Durate il pomeriggio anche un collegamento con il parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra che si soffermerà sul tema “Essere uomini e donne di buona volontà”.
L'incontro è organizzato e promosso da Ufficio Diocesano Migrantes, Parrocchia Volto Santo, e Ufficio Diocesano del Sovvenire, in collaborazione con Caritas Diocesana, Centro Diocesano Missionario, Missionari Saveriani.
 

Vescovi francesi: tutelare i rom

Parigi - Un atto di denuncia per la “mancanza di rispetto” verso le popolazioni rom “sballottate da un luogo all’altro” e un invito ai poteri pubblici a “impegnarsi nella proposta di soluzioni stabili e degne” hanno aperto oggi a Lourdes il lungo discorso conclusivo dell’arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, mons. Georges Pontier, che ha tracciato una sintesi dei lavori dell’assemblea plenaria. A Lourdes, riferisce il Sir, si è deciso di “avanzare nelle riforme necessarie per i seminari” e nella definizione di una “Ratio nationalis”, documento che guiderà la “formazione integrale dei seminaristi”. Si sono studiate le risposte inviate dai giovani francesi al Sinodo dei vescovi: “Siete il presente della nostra Chiesa e la ricchezza della nostra società e vi esortiamo a prendere tutto il vostro posto nelle nostre comunità e dire con audacia la vostra fede”, ha esortato mons. Pontier. Si è cominciato da una “riflessione sulla collegialità” la preparazione dell’“attualizzazione delle strutture della Conferenza dei vescovi”: occorrerà “precisare le priorità”, “organizzare le necessarie strutture e metterle in opera”. Ospite dei vescovi francesi è stato mons. Mirkis, arcivescovo di Kirkuk, che ha offerto la testimonianza dei cristiani perseguitati e raccontato la sua iniziativa per gli studenti iracheni che restano nel Paese, ma si è anche parlato “della situazione dei cristiani d’occidente in un contesto di secolarizzazione profonda” dove non si può “esistere senza scelte di vita in rottura con quelle della cultura dominante”.
 

Papa Francesco: l’Eucaristia significa ringraziamento, non è uno spettacolo

Roma - Comprendere meglio la bellezza dell’Eucaristia per “vivere sempre più pienamente il nostro rapporto con Dio”. Questo è l’intento con il quale Papa Francesco ha iniziato stamani un nuovo ciclo di catechesi dedicate proprio all’Eucaristia. Quelle sulla speranza cristiana sono state concluse lo scorso mercoledì 25 ottobre.
Nella catechesi il Papa si sofferma sul valore dell’Eucaristia, sulla formazione liturgica dei fedeli sottolineata dal Concilio Vaticano II, ricorda i tanti cristiani che in duemila anni di storia “hanno resistito fino alla morte per difendere l’Eucaristia” così avviene anche oggi. E ancora, esorta a insegnare bene ai bambini a fare il segno della croce e a non usare i telefonini a Messa: “non è uno spettacolo” ma un ringraziamento.
Il Papa si sofferma più volte sulla bellezza dell’Eucaristia perché “il Signore è lì con noi presente”, dice, anche se tante volte “chiacchieriamo fra noi mentre il sacerdote celebra l’Eucaristia”.
Per far comprendere il valore dell’Eucaristia, il Papa fa riferimento alle persecuzioni di Diocleziano, nel 304, quando un gruppo di cristiani del Nord Africa vennero arrestati mentre celebravano la Messa, poiché era vietato. Il proconsole romano gli chiese, quindi, i motivi per i quali lo avessero fatto e loro risposero sostanzialmente che, se non potevano celebrare l’Eucaristia, non potevano vivere.
Questi cristiani “hanno lasciato la testimonianza che si può rinunciare alla vita terrena per l’Eucaristia, perché essa ci dà la vita eterna, rendendoci partecipi della vittoria di Cristo sulla morte”. Una testimonianza che – sottolinea il Papa – “ci interpella tutti” e chiede una risposta sul significato della nostra partecipazione alla Messa.
Il Concilio Vaticano II ha voluto portare i cristiani a comprendere la bellezza dell’incontro con Cristo e per questo motivo ha messo in atto “un adeguato rinnovamento della Liturgia”, sottolineando la necessità della “formazione liturgica dei fedeli", "indispensabile” proprio per il rinnovamento. Crescere nella conoscenza dell’Eucaristia è tra gli obiettivi di questo nuovo ciclo di catechesi, spiega quindi il Papa.
“Partecipare alla Messa è vivere un’altra volta la passione e la morte redentrice di Cristo”, ribadisce ancora Francesco che pone anche alcune domande per stimolare i fedeli nella loro vita cristiana. Prima di tutto si raccomanda di insegnare ai bambini “a fare bene il segno della croce”. Poi, a interrogarsi sul significato delle Letture o su alcune parole del sacerdote. Ad esempio, quando dice “in alto i nostri cuori” non “in alto i nostri telefonini” per fare fotografie. “Niente telefonini”, avverte con chiarezza.
“A me dà tanta tristezza quando celebro qui in Piazza o in Basilica e vedo tanti telefonini alzati non solo dei fedeli, anche di alcuni preti e anche vescovi. Ma per favore! La Messa non è uno spettacolo: è andare all’incontro della passione, della resurrezione del Signore”.
Bisogna tornare alle fondamenta, come San Tommaso che chiede di “toccare” in qualche modo Dio per poterlo riconoscere. E sono proprio i Sacramenti e la Celebrazione eucaristica "vie privilegiate” per incontrarci con l’amore di Dio. Riscoprire questa bellezza, conclude, “dà senso pieno alla vita di ciascuno”.
 

Caritas: “in Europa declino inesorabile dei diritti umani”

Roma -  “L’urgenza di una risposta alle migrazioni dall’Africa” attraverso l’esternalizzazione delle frontiere in Nord Africa “non può indurre a soluzioni che, al di là della loro impraticabilità, si muovono su un terreno pericoloso sul fronte del rispetto dei diritti umani”: è il monito di don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, intervenuto oggi a Roma alla presentazione del Rapporto sulla protezione internazionale 2017 promosso da Anci, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes in collaborazione con Unhcr.  “Purtroppo ciò che un tempo costituiva l’azione sporadica e solitaria di singoli governi, volta a tenere lontano dai confini nazionali i migranti – ha osservato don Soddu -, oggi viene messa a sistema dall’Unione europea. Ormai si registra un declino inesorabile che sta indebolendo progressivamente anche la cultura dei diritti umani”. “Per arginare queste derive xenofobe, i tradizionali partiti e movimenti progressisti – ha fatto notare – hanno iniziato ad adottare lo stesso linguaggio, talvolta le stesse misure restrittive, utilizzate dai loro avversari politici. Per combattere l’ascesa di partiti e movimenti con approcci e idee – spesso anche velate e sottese – razziste, xenofobe o discriminatorie, dunque, stanno mettendo in atto misure lontane dalla loro storia e dalla loro identità”. Don Soddu ha denunciato “una omologazione verso il basso che porta l’azione politica a trattare con sgradevole sufficienza tutto ciò che ruota intorno ai diritti umani, spesso considerati diritti di serie b che vengono dopo gli interessi nazionali, per non dire elettorali”. Anche le varie iniziative che hanno caratterizzato l’agenda europea sull’immigrazione nel 2017 sono, a suo avviso, “il prodotto di questo clima quasi da ‘caccia alle streghe’”. Mentre in Italia “il sentimento sempre più diffuso di ostilità ci preoccupa fortemente e deve farci interrogare anche sulla nostra effettiva capacità di costruire comunità e di alimentare e promuovere una cultura della solidarietà”. “O si agisce sul piano culturale – ha sottolineato – cercando di recuperare quei valori etici che sono il fondamento della cultura europea e cristiana, o difficilmente riusciremo ad emanciparci dall’immobilismo”.