Primo Piano
Diocesi Frosinone: un convegno su “ll valore degli immigrati nelleconomia italiana”
Gommone vuoto in mezzo al mare: si teme naufragio
Migrantes Benevento: domenica un convegno con mons. Accrocca e mons. De Luca
Nela diocesi di Benevento domenica prossima, 21 gennaio alle ore 16, nella Sala Convegni della Parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli, si terrà il convegno “Essere #Welcome, Accogliere, Proteggere, Promuovere, Integrare” organizzato dall’Ufficio Migrantes diocesano.
Interverranno mons. Antonio De Luca, Vescovo di Teggiano Policastro e Vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Campana, mons. Felice Accrocca, arcivescovo di Benevento, don Sergio Rossetti, Direttore Ufficio Migrantes della diocesi di Benevento e Maria Pia Mercaldo, responsabile dell’Osservatorio Povertà e Risorse di Caritas Benevento.
Cosenza: “dall’accoglienza sboccia la pace”
Quest’anno la tradizionale marcia è stata preceduta da un incontro nel corso del quale è stato evidenziato che «proprio dall’accoglienza e dall’integrazione sboccia la pace» ha voluto precisare Pino Fabiano, responsabile diocesano di Migrantes.
Toccante la testimonianza di una famiglia pachistana che si è ricongiunta dopo cinque anni grazie al papà arrivato nel cosentino alla ricerca di lavoro.
Alla giornata, oltre alle realtà ecclesiali e ai movimenti, hanno aderito anche altre Chiese cristiane, in particolare quella ortodossa.
La marcia ha attraversato le strade di Rende chiudendosi nella parrocchia di San Carlo dove l’arcivescovo ha presieduto una veglia di preghiera animata dai migranti. Mons. Nolè ha spiegato che «i verbi indicati dal Papa nel Messaggio per la Giornata sono come quattro grandi pilastri che reggono l’intero ponte dell’apertura del cuore ai migranti; la vera accoglienza è quella diffusa, silenziosa, operosa che in tante realtà ecclesiali è scintilla di carità e d’amore e trasforma le comunità in vere e proprie famiglie, perché anche il nostro territorio sia sempre più un luogo di riconoscimento e protagonismo per i migranti e garantendo loro i diritti fondamentali». (Enzo Gabrieli)
Scalabriniane: azioni pontefice rendono l’umanità una famiglia
“Abbiamo invitato ad accendere una candela, in casa, in segno di solidarietà per chi cerca una vita migliore in un luogo lontano dal proprio luogo di nascita – ha spiegato – Le parole del Pontefice ci danno maggiore forza per dimostrare che queste paure, seppur comprensibili, possono cadere. Le quattro azioni promosse dal Papa, di accogliere, proteggere, promuovere e integrare rendono l'umanità una famiglia”.
Milano: mons. Delpini ha aperto il Sinodo sulla Chiesa multietnica
La chiesa era gremita, presenti un migliaio di fedeli insieme ai Consigli pastorale e presbiterale diocesani, i membri della commissione preparatoria, i decani e il Consiglio Episcopale Milanese, mentre la liturgia è stata animata dal coro multietnico “Elikya”.
Senso del cammino sinodale per mons. Delpini è essere fedeli alla volontà del Signore: “La secolarizzazione e l’emarginazione del pensiero di Dio e della vita eterna, la situazione demografica, l’evoluzione della tecnologia, la problematica occupazionale, la liquidità dei rapporti affettivi, l’interazione tra culture, etnie, tradizioni religiose e tanti altri aspetti contribuiscono a rendere complessa la domanda: come deve essere la nostra Chiesa per essere fedele alla volontà del suo Signore?”. Un cammino che muove dalla presenza dei migranti nelle terre ambrosiane, ma che non riguarda solo loro: “Verso le genti che abitano nelle nostre terre – ha detto l’arcivescovo milanese - i discepoli del Signore continuano ad essere in debito: devono annunciare il Vangelo! Devono mettersi a servizio dell’edificazione della comunità. Tutti i discepoli del Signore hanno il compito di essere pietre vive di questo edificio spirituale”. Se parlano altre lingue in modo più sciolto dell’italiano, se celebrano feste e tradizioni più consuete in altri paesi che nelle nostre terre, se amano liturgie più animate e festose di quelle abituali nelle nostre chiese, “non per questo possono sottrarsi alla responsabilità di offrire il loro contributo per dare volto alla Chiesa che nasce dalle genti per la potenza dello Spirito Santo”.
Infine da parte di mons. Delpini un invito: “concentrarsi sull’essenziale, per concludere alle poche decisioni corrette e prospettiche, che farò mie perché la Chiesa di Milano sia Chiesa dalle genti”.
Con questo momento di preghiera ha preso avvio un percorso di studio, consultazione, ascolto, riflessione e decisione per definire le modalità attraverso le quali annunciare adeguatamente il Vangelo, celebrare i sacramenti, vivere l’esperienza della carità nelle parrocchie ambrosiane sempre più multietniche.
GMM: le iniziative nella diocesi di Livorno
I dati statistici ci dicono che nel mondo sono circa un miliardo le persone in movimento, quasi un essere umano su sette; in Italia i migranti arrivati attraverso la rotta mediterranea nel 2017 sono stati 119 mila, il 34% in meno rispetto allo scorso anno. Si stima che i morti o dispersi nella rotta del Mediterraneo centrale dal Nord Africa verso l'Italia siano stati 3.116. Da inizio anno sono oltre 400 i bambini morti in mare, mentre tentavano la traversata da soli o con parenti, e migliaia sono stati vittime di abuso, sfruttamento e schiavitù nel loro viaggio attraverso la Libia. Solo nel 2017 circa 15mila bambini non accompagnati hanno raggiunto l`Italia via mare ed i loro viaggi sono stati generalmente gestiti da responsabili di traffico e tratta.
Nella Diocesi toscana ci sono diverse Comunità straniere che sono ben costituite e organizzate e l’Ufficio Migrantes, diretto da fra’ Emil Kolaczyk coordina le varie realtà e si occupa anche dei circensi. Quest’anno è stata scelta la Parrocchia di Torretta che da un anno vede la presenza della comunità africana guidata da don Jean Michael che purtroppo per una acuta malattia renale che lo ha trattenuto in ospedale, non è potuto essere presente e da tutta l’assemblea sono state rivolte al Signore preghiere per una pronta guarigione. Monsignor Giusti durante l’omelia, riprendendo il tema della chiamata del Signore che ci invita a stare con lui, ad amarlo, a comprenderlo e solo nella fedele sequela ci rendiamo conto che vuole lavorare per vincere i nostri fallimenti. Se stiamo in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento e se sappiamo stare vicino ai poveri e ai bisognosi possiamo dirci cristiani. Il Signore ci chiama attraverso la preghiera, dove noi impariamo ad ascoltare e a saper rispondere. Ogni popolo ha Dio che parla e guida: “Siamo tutti fratelli anche se diversi di pelle e di etnie; siamo un'unica umanità e occorre comprendere che Dio è unico e la terra è di tutti. Tutti siamo stati creati da Dio che ha dato la terra e il cibo affinché tutti possiamo averne in abbondanza. Dobbiamo come fratelli camminare insieme e quanto più ascoltiamo il Signore che ci parla tanto più siamo uniti”. (Monica Leonetti Cuzzocrea)
Tv2000: un Docufilm sull’immigrazione girato al confine tra Messico e Stati Uniti
Il film, del 2013, affronta il tema dell'immigrazione negli Stati Uniti d'America ed è insieme un documentario e una inchiesta.
Nel deserto di Sonora, la polizia di frontiera scopre il corpo di un uomo in decomposizione. Si tratta di un immigrato senza documenti, unico indizio per identificarlo un tatuaggio sul petto con la scritta "Dayani Cristal". Ad indagare sul suo caso è il personale dell'obitorio di Pima County, che ogni anno raccoglie dalle sabbie del deserto almeno un centinaio di cadaveri. Mentre le ricerche proseguono, Gael García Bernal ripercorre i passi di quest’uomo, nel tentativo di capire cosa debba aver provato nel suo ultimo viaggio verso il sogno americano.
Mentre l’indagine prosegue, l’attore e attivista messicano Gael García Bernal ripercorre i passi di quest’uomo, lungo il sentiero dei migranti in America Centrale. Nel tentativo di capire cosa debba aver provato nel suo ultimo viaggio, si mescola ai migranti nella missione imminente per varcare il confine. Sperimenta, in prima persona i pericoli che sono costretti ad affrontare e impara dalle loro motivazioni, dalle loro speranze e dalle loro paure. Come se fosse un reporter in borghese, l'attore e attivista messicano segue e condivide le dolorose tappe dei migranti, dall'Honduras fino agli Stati Uniti d'America, attraverso il Guatemala e il Messico.
Il film è stato presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival dove ha vinto il premio per la miglior fotografia. Nel 2014 l'Amnesty International lo ha eletto miglior documentario dell'anno.
Marc Silver e Gael García Bernal prima di questo film avevano girato per Amnesty International una serie di cortometraggi dal titolo Los Invisibles sul tema dell'immigrazione in Messico.
GMM a Livorno: la visita del Visitatore Apostolico per i fedeli ucraini in Italia
Grosseto - La Giornata Mondiale del Migrante, celebrata ieri, domenica 14 gennaio, ha avuto per la diocesi di Grosseto un momento particolarmente significativo: l’accoglienza del vescovo Dionisio Lachovicz, Visitatore Apostolico per i fedeli ucraini in Italia. Il presule è arrivato a Grosseto per incontrare i fedeli ucraini greco cattolici di rito bizantino, che vivono sul territorio maremmano.
Nella chiesa di san Giuseppe, a Grosseto, mons. Lachovicz ha presieduto la Divina Liturgia, concelebrata dal vescovo mons. Rodolfo Cetoloni; da don Vitaliy Perih, da circa un anno a Grosseto come cappellano per la cura spirituale degli ucraini greco cattolici; da don Fabio Bertelli, parroco di san Giuseppe; da don Gian Paolo Marchetti, rettore del Seminario di Grosseto; da don Claudio Piccinini, direttore dell’ufficio missionario e Migrantes della diocesi di Grosseto; da don Marco Gentile, responsabile dell’ufficio liturgico e da don Vladimiro Voloshyn, coordinatore nazionale dei preti ucraini in Italia e cappellano degli ucraini a Firenze.
Bellissima e ricca di segni la Divina Liturgia in rito bizantino, arricchita dal canto pressoché continuo. Fra i diversi riti liturgici orientali, quello bizantino è uno dei più rilevanti anche per la sua antichità. Mons Lachovicz ha ringraziato il vescovo mons. Cetoloni e i sacerdoti della diocesi che hanno preso parte alla Divina Liturgia “come segno di amicizia e di comunione ecclesiale e di testimonianza della cattolicità nel senso più autentico della unità nella diversità”. Ha poi ringraziato per l’accoglienza di don Vitaliy e per la disponibilità di un luogo di culto, la chiesa di san Giuseppe, dove i fedeli della Chiesa greco cattolica ucraina possono riunirsi per pregare e ritrovare il senso della comunità “e sentirsi davvero a casa loro”. “Per noi greco cattolici – ha aggiunto il vescovo Dionisio – è uno spazio sacro dove il tempo è sempre presente ed è un presente eterno”. Nel suo messaggio per la Giornata dei Migranti, Papa Francesco ha scelto quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. E proprio sul verbo “integrare” ha voluto soffermarsi, nel suo saluto, mons. Lachovicz: “Integrare è quello che voi fate per i nostri migranti. Integrare infatti, come ricordava Giovanni Paolo II, non è dimenticare la propria identità, ma è aprirsi per accogliere e contribuire ad una maggiore conoscenza reciproca, per promuovere così un’autentica cultura dell’incontro”. Il vescovo Dionisio ha ricordato infine la sofferenza che attraversa oggi l’Ucraina, dove c’è una guerra che miete vittime continuamente e che spinge molti ed emigrare. Nel 2017 ben 1 milione di persone si sono trasferite nella sola Polonia.
Dal canto suo, il vescovo Rodolfo, oltre a ringraziare il vescovo Dionisio “per il regalo che ci avete fatto oggi, celebrando la Divina Liturgia con cui abbiamo sperimentato di essere immersi nel mistero”, ha ringraziato del servizio di don Vitaliy, “che ci ha aiutati di più a prendere coscienza della presenza così numerosa della comunità ucraina nella nostra terra. Chiediamo scusa nel non aver avuto tutta la giusta attenzione dei fratelli che erano giunti tra noi”. Mons. Cetoloni ha voluto riservare, infine, un particolare ringraziamento alle donne ucraine “per la cura con cui avete pensato e pensate a tante nostre persone anziane. Forse non abbiamo avuto quella attenzione che meritavate giungendo tra noi e lasciando il vostro Paese e le vostre famiglie, però siete state testimoni di tanta fede e anche questo è un servizio che avete reso alla nostra realtà e alla nostra comunità cattolica”.
Mons. Sorrentino: “la diversità è ricchezza”
La GMM e il circo
“Noi siamo credenti – ci dice – e ogni nostra iniziativa, ogni nostro atto viene anticipato da una preghiera.”, ci dice Rony Vassallo, uno dei responsabili del circo e che ieri sera si è esibito un uno spettacolare numero da trapezio oltre che in un numero con i leoni. Rony, infatti, lavora come trapezista sin da piccolo oltre che come “istruttore” di animali. E proprio sul tema animali sottolinea che la “gente prima di parlare dovrebbe vedere, visitare, osservare altrimenti è tutto fumo. Le nostre porte sono sempre aperte. Gli animali sono curati e amati”.
L’animale – evidenzia Vassallo - diventa un “membro della famiglia”. Tra l’istruttore – spiega e l’animale c’è una “relazione paritaria”. “L’arte circense come la bellezza sempre ci avvicina a Dio”, ha detto Papa Francesco recentemente incontrando un gruppo di artisti circensi: “questo per noi è molto importante – ci dice ancora Rony – e ci aiuta a vivere diversamente la nostra attività”. Il circo, recentemente, in occasione del compleanno di Papa Francesco, ha aperto le porte a 400 bambini bisognosi per assistere ad uno spettacolo . “Nel mondo circense c’è tanta fede”, ci spiega Rony e questa fede “ si sente. Prima di entrare in pista ci si segna con la croce, qualsiasi sia l’esibizione. E questo è molto bello e ti dà molta forza”. Tra pochi giorni il “Rony Roller Circus” smonterà il tendone ma non lascerà Roma: “ci sposteremo alla Rustica”: Roma risponde molto bene ai nostri spettacoli. Per il terzo anno consecutivo siamo ritornati in questa città e la risposta del pubblico è stata eccezionale”. (Raffaele Iaria)
.
GMM: le iniziative nella diocesi di Terni-Narni-Amelia
La manifestazione, promossa dall’ufficio Migrantes e dalla Caritas diocesana e dall’associazione di volontariato San Martino, in collaborazione con l’ufficio Ecumenismo diocesano, ha voluto sensibilizzare sul fenomeno delle migrazioni, per un rinnovato impegno sul versante dell’accoglienza e dell’integrazione. «E’ importante confrontarci e riflettere su un tema delle migrazioni che definiamo di emergenza, ma che di emergenza non ha più nulla – ha detto il vescovo -. Bisogna entrare in categorie nuove, nuovi modi di pensare e di organizzare le nostre comunità civili ed ecclesiali. Accogliere i rifugiati non è facoltativo, ma se vogliamo essere nel consesso civile e mondiale, siamo obbligati ad accogliere i rifugiati e altri che fuggono dai loro paesi per i motivi più vari per salvare la propria vita, perché ci sono leggi internazionali che ci rendono solidali con queste persone». Dopo la celebrazione della messa è seguita la festa all’insegna della condivisione, della gioia, dei colori e dei sapori con il pranzo etnico in oratorio con famiglie delle principali comunità immigrate presenti nel territorio. La giornata si è conclusa con la preghiera interreligiosa per la pace e con l’accensione della lampada della pace animata dai canti gospel della comunità nigeriana.
Mons. Perego: superare la paura dell’incontro
De Robertis: GMM occasione preziosa per “dimorare con questi nostri fratelli e sorelle giunti nel nostro Paese e per ascoltarli
Alla celebrazione, presieduta da don Luca Corazzari, Direttore Caritas e Migrantes della diocesi di Chieti-Vasto, erano presenti migranti di diverse nazionalità, ospiti di alcune strutture diocesane di Avezzano, Pescara e Teramo e fedeli anche di altre diocesi della regione Ecclesiastica Abruzzo-Molise dove si celebrava la Giornata Nazionale.
Mons. Oliva: una lettera “A te fratello immigrato, a te sorella immigrata!”
“Caro fratello immigrato, Cara sorella immigrata,
mi aspetto una reazione spontanea, forse anche infastidita, a questa mia lettera. Dopo le tante difficoltà che hai incontrato, percorrendo chilometri e chilometri nel deserto. Poi la lunga attesa, chissà se non costernata di violenza. Infine, la rischiosa traversata del Mediterraneo. Vedo ancora nei tuoi occhi le lacrime di dolore per la perdita di amici, bambini, uomini e donne, annegati nelle fredde acque del Mediterraneo. Ora dopo tante prove, sei al sicuro. In questo luogo di accoglienza. Qui sei arrivato senza sapere come e perché. Forse diretto verso altri lidi. Sei arrivato in questa terra. Che forse immaginavi diversa. Comodità, ricchezze, lavoro, accoglienza in palazzi sontuosi. Forse sognavi una terra più ricca. Ma qui hai trovato volti amici pronti a sorriderti, mani aperte. Forse anche sguardi sospetti. Gente pronta ad accoglierti, ma anche tanti signori preoccupati dalle cosiddette “immigrazioni di massa”, “pericolo per i residenti”, “rischio di contagio per tutti”, “ladri di lavoro e risorse”. Ecco l’inutile infondata paura dello straniero. Man mano passano i giorni, niente di tutto questo.
Un arcobaleno di colori oggi illumina le nostre piazze. Sono i colori di un mondo multiculturale e multirazziale. Anche le Istituzioni, che avrebbero dovuto gestire il fenomeno, ammettono che qualcosa non ha funzionato, che l’immigrazione è stata mal gestita, al punto che ciò che doveva essere un atto di speranza, s’è trasformato in disperazione. La paura ha generato chiusure, i gretti egoismi hanno innalzato muri e steccati. Quante barriere di fronte ad una umanità debole e povera, che implorava solo aiuto! Perdonaci, fratello immigrato.
Accogli la difficoltà del nostro piccolo mondo. Sappiamo che non sei solo: migranti come te nel mondo ce ne sono oltre 258 milioni! Ma questo non ci spaventa, se insieme possiamo costruire un mondo di pace. Se ognuno sa rispettare la cultura, il pensiero e la fede dell’altro. Se insieme sappiamo pregare lo stesso Dio. Se insieme sappiamo rendere questo mondo più bello ed accogliente.
Non abbiamo molto da offrirti in questa nostra terra che hai imparato a conoscere come la Locride. Una terra di sole e di mare, dai colli che appena la sovrastano. Se non possiamo darti sicurezza e denaro, accogli la nostra umile voglia di condividere con te desideri e speranze. Sogniamo con te per tutti la fine di ogni illegalità ed abuso. Insieme possiamo cantare la vita e rendere il mondo più bello. Insieme possiamo abitare questo nostro tempo come una grande opportunità di crescita e di arricchimento. Sì, di arricchimento reciproco, di incontro, di culture diverse. E’ un cammino che porta ad una nuova civiltà. Un cammino attraverso una grande trasformazione sociale, che fa del nostro mondo un mosaico di culture e valori che s’intrecciano e fondono insieme. Tutto è possibile seguendo la strada che indica da Papa Francesco con quattro verbi: “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” migranti, rifugiati, richiedenti asilo, sfollati e vittime della tratta di esseri umani. Forse avresti sognato di restare nel tuo paese di origine, se non fosse stata messa a rischio la tua dignità, la tua pace e sicurezza. Sì, anche tu, fratello e sorella immigrata, hai diritto a rimanere nella tua patria e a vivere in essa con dignità, in pace e sicurezza.
Chiediamo perdono, fratello e sorella immigrata, per chi ha infranto i tuoi sogni.
Noi non abbiamo paura della diversità.
Tu non sei diverso: sei nostro fratello! (mons. Francesco OLIVA)
MCI Germania e Scandinavia : aiuti ai “nuovi arrivati” dall’Italia
GMM nella diocesi di Bergamo: in centinaia a Clusone con mons. Beschi per partecipare al corteo per la città e alla Messa
Il corteo e i simboli. Una sedia, un ombrello, un podio, un dono, realizzati in polistirolo in formato gigante, hanno segnato ieri le tappe del corteo che ha attraversato il centro di Clusone dall’oratorio alla basilica dove il vescovo, mons. Francesco Beschi, ha presieduto la concelebrazione.
«La migrazione è un segno dei tempi, - ha detto il vescovo utilizzando un’espressione cara a Papa Giovanni XXIII – non solo perché caratterizza questa epoca storica, ma perché rappresenta un segno di Dio per il nostro tempo. Lasciamoci interpellare da Dio attraverso questo fenomeno e attraverso il volto concreto delle persone».
Nella celebrazione le letture e il Vangelo sono stati proclamati in diverse lingue, così come il canto, oltre che dal coro gospel dei giovani del vicariato locale, è stato animato da gruppi di diversa provenienza.
«In questa Giornata si respira la gioia, - ha continuato mons. Beschi - ma la migrazione non è solo una provocazione ai nostri sentimenti, a volte anche contraddittori. Il corteo ci ha mostrato un mondo che si colora non solo dei nostri sentimenti, ma di quelli di Cristo che ci ricorda il valore dell’accoglienza. Non c’è solo una ragione evangelica nell’accoglienza, ma uno stile. Non si tratta di accogliere solo i migranti. Stiamo facendo fatica ad accoglierci gli uni gli altri, nelle nostre famiglie, nelle comunità. Lo stile cristiano dell’accoglienza ci porta ad accogliere tutti a partire dai più bisognosi. Esiste una graduatoria che non è quella del “Prima noi, poi gli altri”, ma prima chi è più debole e ha più bisogno. Accogliamo le persone e non solo i loro bisogni». Ha quindi ricordato i tre livelli di declinazione dei quattro verbi: a livello personale, comunitario e sociale, sottolineando come «non sempre vi siano condizioni facili per declinare queste azioni» e invitando le comunità ad una vera conversione. «Abbiamo bisogno di una conversione all’accoglienza comunitaria. Non possiamo immaginare che la comunità cristiana appaia come una comunità chiusa. Diocesi, parrocchie e Comuni hanno dimostrato fino a oggi una grande capacità di accoglienza. Ora bisogna passare dall’organizzazione all’accoglienza comunitaria. Alimentiamo nelle nostre comunità ragioni di accoglienza e testimoniamole». Nell’omelia ha ricordato anche il grande bisogno di pace che spinge donne e uomini a migrare.
«Alla domanda di Gesù “Cosa cercate?” il mondo risponde “La pace” e tutto quello che la può sostenere, garantire e alimentare. È assurdo immaginare che le guerre, le ostilità e l’odio possano dare una risposta a quella pace che tutti cerchiamo». La Giornata è stata coordinata dall’Ufficio Migrantes della diocesi in collaborazione con i vicariati di Vilminore, Ardesio e Gromo, Clusone e Ponte Nossa.
«La Giornata del Migrante, - ha detto don Mauro Bassanelli, vicario locale di Clusone–Ponte Nossa - ci invita ad aprire il cuore, la mente e gli orizzonti per incarnare scelte concrete e coraggiose di apertura e di dialogo. Il Signore ci parla attraverso la storia dei migranti e dei rifugiati». Ieri tante famiglie della zona hanno accolto nelle loro case i migranti per il pranzo domenicale condiviso. In oratorio prima del corteo la “Merenda di tutti i colori” ha messo sui tavoli specialità di tanti Paesi del mondo. Al vescovo a conclusione della Giornata è stata donata la riproduzione del logo che vede sullo sfondo l’Orologio planetario Fanzago di Clusone. Le iniziative a corollario della Giornata del migrante continuano con il convegno «Accogliere, proteggere, promuovere, integrare i migranti e i rifugiati» che si svolgerà mercoledì a Villa d’Ogna”. ( MONICA GHERARDI – L’Eco di Bergamo)
Mattarella: il messaggio per la GMM
Roma - Il tema della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato “offre un importante spunto di riflessione riguardo all’elaborazione di politiche sostenibili per l’accoglienza”. E’ quanto scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un telegramma indirizzato al direttore generale della Fondazione Migrantes in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Per il capo dello Stato la “gestione ordinata dei flussi migratori – indubbiamente una priorità per l’Italia – merita di essere affrontata, al livello europeo come nei fori internazionali, con responsabilità e spirito di condivisione e in maniera strutturale”. L’Italia – aggiunge Mattarella – “frontiera esterna dell’Unione Europea, ha dispiegato in questi anni uno straordinario impegno nell’applicazione dei principi di umanità e solidarietà previsti dalle convenzioni internazionali alle quali aderisce . Istituzioni e società civile hanno concorso a soccorrere migliaia di vite umane nel Mediterraneo centrale, offrendo protezione ai rifugiati e ai migranti, specialmente ai più vulnerabili come i tanti bambini che arrivano in Italia senza genitori né familiari”. Per questo occorrono “politiche di lungo periodo coordinate nell’ambito della comunità internazionale e dirette ad affrontare in maniera adeguata il fenomeno. Alla Fondazione Migrantes – conclude Mattarella – manifesto l’apprezzamento per la sua azione meritoria in questo ambito per tutelare la dignità e di diritti umani di tutte le persone in movimento”.
GMM: la prossima l’8 settembre 2019
Città del Vaticano - La prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, l’edizione 105, sarà celebrata domenica 8 settembre 2019.
Ad annunciarlo, questa mattina, Papa Francesco al termine della preghiera dell’Angelus in Piazza San Pietro.
"D’ora in poi, per motivi pastorali – ha detto il pontefice - la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato sarà celebrata la seconda domenica di settembre. La prossima, cioè la centocinquesima, sarà domenica 8 settembre 2019".
“Oggi- ha ricordato il pontefice - ricorre la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Questa mattina ho celebrato la Messa con un buon gruppo di migranti e rifugiati residenti nella diocesi di Roma. Nel mio messaggio per questa Giornata ho sottolineato che le migrazioni sono oggi un segno dei tempi. «Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca (cfr Mt 25,35.43). [...] Al riguardo, desidero riaffermare che la nostra comune risposta si potrebbe articolare attorno a quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare»”. Durante l’Angelus un “saluto speciale” ha rivolto alla comunità latinoamericana di Santa Lucia in Roma, che celebra 25 anni di fondazione.
In mattinata il pontefice ha celebrato una solenne liturgia eucaristica nella basilica vaticana. A concelebrare con lui, fra gli altri, il presidente della Fondazione Migrantes, il vescovo mons. Guerino Di Tora, il direttore Migrantes di Roma e Lazio, mons. Pierpaolo Felicolo e molti cappellani che seguono le comunità etniche in Italia. In Basilica migranti di 49 Paesi. Tra i circa 9000 migrnati presenti 200 indiani (Rito latino); 450 indiani (Rito siro malabarese); 50 libanesi maroniti; circa 800 romeni di Rito latino e alcuni romeni di Rito Greco cattolico, una trentina di malgasci, 60 siro antiocheni, più di 1.200 ucraini di Rito Greco cattolico e 35 ucraini di Rito latino; 150 srilankesi; 200 capoverdiani; più di 2.000 filippini; 10 melchiti; 25 cinesi. I canti in diverse lingue e ad animare la celebrazione il coro "Hope" di Torino. (Raffaele Iaria)