Primo Piano

Bologna: domenica l’inaugurazione di “Casa Abba” per Msna

Bologna - Domenica 4 febbraio all’Eremo di Ronzano sarà inaugurata dalla Comunità Msna (minori stranieri non accompagnati) “Casa Abba” dell’Eremo di Ronzano con la partecipazione anche dell’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi.  La Comunità per minori stranieri non accompagnati «Casa Abba» è stata voluta dai frati Servi di Maria che reggono l’eremo e dalla diocesi di Bologna. La gestione della Casa è affidata alla Cooperativa DoMani, nata nell’ambito salesiano dall’associazione “Amici del Sidamo”. Nella Casa di Ronzano sono accolti attualmente 10 minori stranieri non accompagnati, ma si potrà arrivare fino a 25. Sono ragazzi fra i 15 e i 18 anni, che attualmente vengono da Albania, Gambia, Nuova Guinea, Pakistan e Somalia. Hanno attraversato un periodo di prima accoglienza e ora stanno studiando con impegno l’italiano, con corsi interni e anche nella Scuola della parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù. Poi accederanno ai corsi per conseguire la licenza media, presso gli enti accreditati, e poi a quelli professionali, in collaborazione con i Salesiani. La comunità è di tipo familiare e si prefigge lo scopo di formare i ragazzi a una vita comune con precise regole (pulizia, pasti insieme, eccetera) perché sappiano autogestirsi e rapportarsi agli altri.
Domani alle ore 11.30, all’Eremo di Ronzano (via di Gaibola 18), si terrà una conferenza stampa di presentazione dell’attività della comunità “Casa Abba” dell’Eremo di Ronzano.
 
 

ONU: 246 i migranti morti a gennaio 2018

Roma – Sono 246 i morti dal 1 al 31 gennaio nel Mediterraneo, 8 in meno rispetto al gennaio 2017. Nello stesso periodo sono stati registrati 6.624 arrivi attraverso il Mare Nostrum, di cui 4.256 in Italia, 1.089 in Grecia, 1.279 in Spagna. A diffondere questi dati, oggi, l’agenzia ONU per le migrazioni (IOM) che segnala anche un aumento di arrivi di cittadini pakistani. Nel 2017, sono arrivati in Italia via mare 3.138 migranti pakistani dalla Libia, il 13° gruppo nell’elenco generale degli arrivi di migranti (119.369). “Quest’anno, sono già la terza nazionalità più alta finora, con circa 240 persone che hanno raggiunto l’Italia a gennaio”, registra lo IOM. Nei giorni scorsi si sono anche verificati due casi in cui imbarcazioni partite dalla Libia sono state riportate indietro: due gommoni con 252 persone, il 31 gennaio e altre 23 persone nel pomeriggio di ieri, 1 febbraio. Le persone sono state assistite da personale IOM. Tra loro anche una donna a pochissimi giorni dal parto. I 246 morti di gennaio, il secondo mese con più morti da giugno 2017, “indicano la casualità del pericolo lungo questo trafficato corridoio migratorio”: a dicembre 2017 i morti erano stati 23, il numero più basso da gennaio 2014. “Le morti nel Mediterraneo orientale sono diminuite drasticamente con il calo degli arrivi”, precisa ancora lo IOM.
 
 

Circo: continuano gli spettacoli del Rony Rolller Circus a Roma

Roma - Dopo il periodo natalizio in Via Boccea il Rony Roller Circus, rimane ancora a Roma. Nei giorni scorsi, infatti, sono ripresi gli spettacoli nel quartiere La Rustica, dove il circo Rony Roller ha montato lo chapiteau in via Dameta. Qui gli artisti della Famiglia Vassallo, rimarranno fino al prossimo 19 febbraio.
 
 

Messina: convegno su “i nomi di Dio nelle tre religioni abramitiche”

Messina - La Comunità Islamica di Messina e la diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, rappresentata da Consulta delle Aggregazioni laicali, Caritas, Ufficio Migrantes e Ufficio per il Dialogo interreligioso, a seguito della positiva esperienza delle precedenti edizioni, ripropongono per il 2018 tre incontri a tema, con lo scopo di continuare e progredire nella conoscenza, nel riconoscimento reciproco e nella convivenza pacifica, consapevoli che la comprensione di affinità e differenze aiuti a stabilire un clima di maggiore dialogo e serenità per la realizzazione di una Città plurale. Il primo appuntamento è previsto giovedì 8 febbraio 2018 alle ore 17.00, presso il “Salone delle bandiere” di Palazzo Zanca. Il tema di questo primo incontro sarà: “I nomi di Dio nelle tre religioni abramitiche”.
A relazionare sono stati chiamati Joseph Levi, , Rabbino capo della Comunità ebraica di Firenze e della Toscana centro-orientale dal 1996 al 2017, docente presso prestigiosi atenei italiani ed esteri; don Massimo Naro, docente di Teologia sistematica nella Facoltà teologica di Sicilia a Palermo, studioso del rapporto fra teologia e letteratura, arte e religioni; Kamel Layachi, Imam delle Comunità islamiche del Veneto, membro dell’Associazione CRII (Consiglio delle Relazioni Islamiche Italiane) dove ricopre il ruolo di responsabile del Dipartimento Formazione e Dialogo interreligioso.
 

Mons. Zuppi: accoglienza e sicurezza non sono in antitesi

Bologna - Il problema dell’immigrazione non si risolve con «proclami a effetto», perché questo «inganna solo le persone». A dirlo è l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, con riferimento alle forze politiche in campagna elettorale, a un incontro organizzato da Confartigianato. «I problemi sono molto complessi e richiedono determinazione, visione e chiarezza». Ma «se dopo 10-15 anni si continua a ragionare sull’emergenza, è chiaro che poi ci si pensa alla mercè di chiunque ». Per questo, «bisogna affrontare il problema in modo serio». Allora «gli interventi in Africa vanno nella direzione giusta: i Governi degli ultimi 25 anni hanno tagliato tutti sulla cooperazione, tranne l’attuale, è oggettivo ». Le espulsioni? «Hanno regole e difficoltà, non credo non ci sia stata determinazione a usarle». Ma «un’immigrazione senza sicurezza è rischiosa e crea reazioni incontrollabili. Va gestita con tutta l’umanità possibile, che non è buonismo, e con tutta la sicurezza richiesta, per noi e per loro. Accoglienza e sicurezza non sono in antitesi».
 
 

Caritas: un app dedicata ai migranti

Roma – Una applicazione dedicata ai migranti sarà presentata lunedì 5 febbraio alle ore 14.30, dalla Caritas Italiana, con il contributo dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia. Si tratta di “Migradvisor” che sarà in grado di indicare il servizio più vicino: che sia un centro di ascolto della Caritas diocesana, una stazione della polizia, un ufficio postale, un’ambasciata o un consolato. Inoltre segnalerà quello più velocemente raggiungibile indicando via e numero di telefono. L’applicazione può essere consultata in inglese, francese e arabo, oltre che in italiano.
Le applicazioni di geo localizzazione e i social media - si legge in una nota – sono diventati strumenti fondamentali in quanto permettono non solo di tenersi in contatto con le persone care ma anche di orientarsi durante il viaggio e nel luogo in cui ci si trova.
 
 

CEI: da oggi il concorso “TuttixTutti” Una gara di solidarietà

Roma - “Anche quest’anno sarà un successo per tutti”. È lo slogan che promuove il concorso per le parrocchie TuttixTutti, promosso dalla CEI, che riparte da oggi, 1 febbraio.
Ogni parrocchia potrà parteciparvi iscrivendosi online su www.tuttixtutti.it, creando un gruppo di lavoro, ideando un progetto di solidarietà e organizzando un incontro formativo per promuovere il sostegno economico alla Chiesa cattolica.
La novità principale dell’edizione 2018, l’ottava, è la durata del concorso che passa da 3 a 4 mesi; le parrocchie avranno così un mese in più a disposizione per preparare ed inviare le proprie candidature ed organizzare gli incontri formativi. Le iscrizioni saranno aperte dal 1° febbraio mentre la proclamazione dei vincitori avverrà il 30 giugno.
Dieci i premi, compresi tra €1.000 e €15.000, ai progetti di solidarietà che saranno giudicati più meritevoli (in abbinamento con gli incontri formativi organizzati).
“Nelle sette precedenti edizioni siamo rimasti colpiti dalla fantasia e dallo spirito d’iniziativa delle parrocchie che hanno aderito al bando nazionale – afferma Matteo Calabresi, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica – presentando progetti di utilità sociale a sostegno delle più svariate situazioni di disagio e fatica emergenti dal territorio. Lo scorso anno sono state ben 453 le parrocchie iscritte, con migliaia di persone coinvolte e centinaia di progetti presentati. I vincitori hanno potuto avviare iniziative utili a tutta la comunità come nel caso del progetto presentato dalla Parrocchia San Lazzaro di Lecce, 1° premio edizione 2017, che ha realizzato uno spazio socio-lavorativo per italiani e stranieri in grave emarginazione, o, tra le altre proposte, l’avviamento dell’orto sociale, ideato dalla Parrocchia SS. Trinità di Scalea che si è aggiudicata il 2° premio, con il coinvolgimento di nonni, adulti e giovani; od anche il 3° classificato, la parrocchia San Simpliciano di Milano, che ha pensato ad un servizio per persone senza fissa dimora che, grazie al sostegno della comunità parrocchiale, potranno sentirsi finalmente a casa. Mi auguro che, anche quest’anno, le parrocchie partecipino numerose al nostro concorso per offrire risposte tangibili alle esigenze della collettività.”
 
 

Proposte per una nuova agenda sulle migrazioni in Italia: un documento delle associazioni cattoliche

Roma - La crisi dei migranti che attraversa oggi l’Europa mette in luce una crisi profondala crisi dei valori comuni su cui l’Unione si dice fondata, e la questione delle migrazioni sembra essere diventata un banco di prova importante delle politiche europee e nazionali.
Lo scrivono in una nota alcune associazioni cattoliche impegnate a vario titolo nell’ambito delle migrazioni e che sentono la necessità di aprire uno spazio di confronto in cui dare voce alle esigenze di convivenza civile e di giustizia sociale che individuano come prioritarie, per il bene di tanti uomini e donne di cui si impegnano a promuovere i diritti e la dignità.
Il documento sarà presentato, nel corso di una conferenza stampa, l’8 febbraio a Roma presso l’Istituto Sturzo. I rappresentanti degli enti firmatari interverranno presentando il documento sottoscritto e l’agenda dei punti sulle migrazioni, su cui chiamano ad esprimersi i diversi schieramenti politici che si presentano al prossimo appuntamento elettorale.
Al documento hanno aderito Acli, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo (ASCS Onlus), Associazione Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica, Centro Astalli, Centro Missionario Francescano Onlus (Ordine dei Frati Minori Conventuali), CNCA, Comboniani, Comunità Sant'Egidio, Conferenza Istituti Missionari Italiani, Federazione Salesiani per il Sociale, Fondazione Casa della carità, Fondazione Somaschi, FUCI, Gioventù Operaia Cristiana (GiOC), Istituto Sturzo, Movimento dei Focolari Italia, Paxchristi, Vides Italia.
 
 

Papa Francesco: pensare alla morte salva da illusione di essere padroni del tempo

Città del Vaticano - Il pensiero della morte ci salva dall’illusione di essere padroni del tempo: così il Papa nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta. “La morte è un fatto, la morte è un’eredità e la morte è una memoria”, ha sottolineato aggiungendo, come riferisce Vatican News, che “noi non siamo né eterni né effimeri: siamo uomini e donne in cammino nel tempo, tempo che incomincia e tempo che finisce”. Ispirato dal passo del Primo Libro dei Re, sulla morte di Davide, Francesco ha invitato tutti “a pregare e chiedere la grazia del senso del tempo” per non restare “imprigionati” dal momento presente, “chiuso in se stesso”.
 “La morte è un fatto che tocca  a tutti” ha ricordato il Papa, “più tardi, più presto, ma viene”: “Ma c’è la tentazione del momento che si impadronisce della vita e ti porta ad andare girando in questo labirinto egoistico del momento senza futuro, sempre andata e ritorno, andata e ritorno, no? E il cammino finisce nella morte, tutti lo sappiamo. E per questo la Chiesa ha sempre cercato di far riflettere su questo fine nostro: la morte, no.
 “Io non sono il padrone del tempo”, “ripetere questo aiuta”, ha raccomandato Francesco, perché “ci salva da quella illusione del momento, di prendere la vita come una catena di anelli di momenti, che non ha senso”. “Io sono in cammino e devo guardare avanti”, ma anche considerare – ha spiegato il Papa – che “la morte è un’eredità”, non l’eredità materiale ma della testimonianza.: “E domandarci quale eredità se Dio oggi mi chiamasse? Quale eredità io lascerò come testimonianza di vita? È una bella domanda da farci. E così, prepararci perché tutti noi, nessuno di noi rimarrà ‘di reliquia’. No, tutti andremo su questa strada”.
Infine “la morte è una memoria”, una “memoria anticipata” per riflettere: “Quando io morirò, cosa mi sarebbe piaciuto fare oggi in questa decisione che io devo prendere oggi, nel modo di vivere di oggi? È una memoria anticipata che illumina il momento di oggi. Illuminare con il fatto della morte le decisioni che io devo prendere ogni giorno”.
Sentirci in cammino verso la morte, ha concluso il Papa la sua omelia, “ci farà bene a tutti”.
 
 

8X1000: educazione e cura

Roma - Ammonta a 20.334.267 di euro lo stanziamento approvato dal Comitato del 26/27 gennaio 2018 per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo che finanzia in questa tranche 176 progetti nei cinque Continenti. La ripartizione dei finanziamenti è così composta: 15.125.305 euro per 132 progetti in Africa; 2.614.076 per 23 progetti in Asia; 1.792.266 per 16 progetti in America Latina; 359.755 euro per 3 progetti in Est Europa; 442.865 euro per 2 progetti in Medio Oriente. Ne da notizia il sito www.chiesacattolica.it
Tra le molte iniziative significative, si segnala in Africa, in Repubblica Democratica del Congo, un progetto di sviluppo integrato della popolazione dell’area del lago di Munkamba mirato a migliorare le condizioni delle famiglie dell’area, puntando in primo luogo sulle donne. In concreto, attraverso l’uso del micro credito si avvieranno 10 gruppi di 10 donne ciascuno ad attività economiche per la trasformazione e commercializzazione di prodotti (stoffe olio di palma, cocco e sapone). Per consentire alle bambine di frequentare la scuola elementare, invece di badare ai fratellini più piccoli, verrà creato un asilo nido. Inoltre si costruirà un centro sanitario dotato di un reparto maternità con possibilità di ospedalizzazione.
All’alfabetizzazione dei bambini delle comunità arretrate in Andimadan (India) è rivolto uno dei progetti finanziati per l’Asia. Nello specifico l’iniziativa prevede il miglioramento dell’offerta formativa della scuola St. Martin attraverso la formazione degli insegnanti, l’assistenza educativa a circa 600 ragazzi appartenenti alle famiglie più povere della zona; programmi di formazione per 380 ragazzi in coaching e informatica e di scienza di scienza per 160 studenti; acquisto di materiale didattico; realizzazione di ulteriori 10 aule; ristrutturazione dei servizi igienici; promozione delle attività sportive. Sempre all’educazione è rivolto uno dei progetti per il Medio Oriente. A Bamiyan, in Afghanistan, sarà operativo un progetto a sostegno di JRS (Servizio dei Gesuiti per i rifugiati) che punta sulla formazione e l’educazione dei giovani per formare i leader di domani, in particolar modo grazie al rinforzo e al miglioramento delle competenze e delle capacità di apprendimento e di “abilità sociali” e tecniche (per esempio informatica e lingua inglese).
È invece dedicato agli anziani il progetto in Colombia (area America Latina) destinato all’edificazione di una casa di cura nella città di Ocana. Il piano di lavoro intende offrire una sistemazione ospitale ed adeguata agli anziani rurali più poveri e deboli dell’area, spesso trasferiti lì e strappati dai luoghi natii a causa dei conflitti che hanno devastato il Paese. In questo modo potranno essere seguiti ed assistiti anche dal punto di vista sanitario ed alimentare.
Sono state rese note anche le cifre, suddivise per Continente, relative ai progetti approvati e agli importi devoluti per il 2017. In totale, nell’anno appena trascorso, sono stati stanziati 96.907.805 euro per 528 progetti così suddivisi: 58.720.347 euro per 310 in Africa; 10.624.968 euro per 94 in America Latina; 22.204.867 euro per 103 in Asia; 738.548 euro 8 nell’Est Europa; 4.131.755 euro per 11 in Medio Oriente e 487.320 euro per 2 in Oceania.
Tutti i dati sono disponibili sul sito http://www.chiesacattolica.it/sictm.
 
 

Firenze: oggi convegno su “Giorgio La Pira: la famiglia di Abramo e l’Unità dei Popoli”

Firenze - “Giorgio La Pira: la famiglia di Abramo e l’Unità dei Popoli”: questo il tema di un convegno che si svolgerà oggi pomeriggio a Firenze in San Luca Giordano  (Via Cavour n. 2).
L’incontro sarà un ulteriore occasione per celebrare il quarantesimo anno dalla morte di Giorgio La Pira, per ricordare la sua azione di promotore di Dialogo tra i popoli di religioni diverse e quanto la sua visione possa essere un riferimento anche per la situazione attuale.
Il convegno si aprirà con i saluti  di Dario Nardella, Sindaco di Firenze, del  Card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, di Amedeo Spagnoletto, Rabbino Capo di Firenze,  Izzedin Elzir Imam di Firenze, Pres. UCOII e Maurizio Certini, Direttore Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira. Seguiranno vari interventi: Pasquale Ferrara, Ambasciatore italiano in Algeria, mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, Adnane Mokrani del Pontificio Istituto Studi Arabi ed Islamistica,  Giorgio Mortara, Vice Presidente dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane.
Concluderanno il convegno, moderato da Marco Luppi dell’Istituto Universitario Sophia, alcune testimonianze di buone pratiche in campo di dialogo interreligioso. Tra queste Antonella Lombardo dell’Associazione DanceLab (Montecatini), Valentina Brocchi dell’Opera per la gioventù Giorgio La Pira, Hamdan Al-zeqri dei Giovani Musulmani di Toscana, Dinni Rolfo e Michele Brancale della Comunità di Sant’Egidio.
 
 

Papa Francesco ha benedetto una Madonna Nera

Città del vaticano – Papa Francesco, durante l’udienza di questa mattina,  ha benedetto una immagine mariana, realizzata in mosaico. È la Madonna dell’Accoglienza che presto – spiega l’Osservatore Romano - sarà collocata sulle mura di palazzo Sforza Cesarini, a corso Vittorio Emanuele II a Roma. L’immagine, opera di Mimmo Paladino, ha un’iconografia molto semplice e presenta una Madonna dalla pelle nera. «Vuole essere — hanno spiegato i promotori — un segno di accoglienza per i migranti africani, che così possono riconoscere i tratti della loro cultura per le strade della città eterna».
 

Migrantes Calabria: Pino Fabiano nuovo Direttore Regionale

Reggio Calabria - E’ Pino Fabiano, della diocesi di Cosenza-Bisignano, il nuovo direttore regionale della Migrantes in Calabria. Sostituisce padre Bruno Mioli. La nomina durante la sessione invernale della Conferenza Episcopale Calabra riunitasi, dal 29 al 30 gennaio a Reggio Calabria sotto la presidenza dell’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Vincenzo Bertolone. 
Pino Fabiano, direttore dell’Ufficio diocesano di Cosenza-Bisignano, è anche membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Migrantes.(R.I.)

Aire: oltre 5milioni gli italiani all’estero

Roma - Al 31 dicembre 2017 il numero degli italiani residenti all’estero si attesta a quota 5.114.469. Alla stessa data del 2016 erano 4.973.942. Il dato arriva dal Ministero dell'Interno che, di concerto con il Ministero degli Esteri, ogni anno aggiorna l'elenco degli espatriati in ottemperanza a quanto previsto dalla legge Tremaglia n. 459 del 27 dicembre 2001. Sempre il Ministero dell'Interno, rileva che i concittadini all'estero sono così distribuiti: ripartizione Europa: 2.770.175; ripartizione America meridionale: 1.596.632; ripartizione America settentrionale e centrale: 461.287; ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide: 286.375.
 

Vescovi Calabria su migranti: “superare l’emergenza”

Reggio Calabria - Il fenomeno migratorio non è più emergenza. Di conseguenza, si rendono necessarie soluzioni che siano più rispettose della dignità del migrante”. Da qui l’auspicio a“una convergente e rispettosa collaborazione tra gli organismi responsabili e il volontariato”. E’ quanto scrivono, in una nota, i vescovi della Calabria, dopo quanto accaduto recentemente a Rosarno, dove ha perso la vita una giovane nigeriana di passaggio, nella cosiddetta “tendopoli” di San Ferdinando e dove sono andati distruttiaccampamenti di fortuna.
I presuli ne hanno discusso nel corso della sessione invernale della Conferenza Episcopale Calabra riunitasi a Reggio Calabria dal 29 al 30 gennaio. I presuli, “pur riconoscendo una maggiore attenzione delle istituzioni, invitano vivamente a rafforzare tutti i presidi necessari per ridurre carenze e limiti strutturali quali sono i tempi nelle operazioni dei controlli previsti, il superamento nella parzialità dei servizi erogati, dei quali ancora molti restano esclusi, l’impedimento nell’allestimento di ‘rifugi’ pericolosi per i materiali usati, bonificando le zone ancora interessate, individuandone altre, assicurare a tutti strutture più sicure, tende e locali nel comprensorio. Si tratta di fattori negativi che vanno al più presto rimossi e  decisamente eliminati”.
“Urge superare un ‘sistema’ – affermano - ormai consolidato, che resta ancora nella logica dell’emergenza, quando invece il fenomeno migratorio non è più emergenza”. (Raffaele Iaria)


Minori soli: in Piemonte oltre 500 tutori

Torino - Ad oggi sono circa 550 le domande di cittadini piemontesi che si sono candidati a diventare tutori volontari per i Minori stranieri non accompagnati (Msna), come ha disposto la legge 47/2017 che disciplina l’accoglienza degli adolescenti soli che sbarcano sulle nostre coste. Un inatteso boom di richieste che colloca la nostra Regione al primo posto in Italia per il numero di aspiranti. A sei mesi all’uscita  del bando in Piemonte e la Valle d’Aosta, rileva Rita Turino, Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Piemonte -  organo a cui compete,
secondo la nuova legge, l’istituzione dell’elenco e la formazione obbligatoria degli aspiranti tutori di Msna, sono arrivate molte più richieste di quelle attese. «In questi giorni» spiega la Garante al settimanale “La Voce e il Tempo” -  «si è concluso il primo corso di formazione obbligatoria (30 ore) per i primi 100 tutori ma, dato l’elevato numero di richieste, nel corso del 2018, sempre in collaborazione con il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino e il sostegno delle Fondazioni bancarie, ne verranno attivati altri due». Ora, come dispone la legge, l’elenco dei 100 tutori «diplomati» viene messo a disposizione del Tribunale dei Minorenni che provvederà all’abbinamento dei Msna. «Resta inteso che le comunità che accolgono i minori e i servizi a cui sono affidati rimangono il punto di riferimento» chiarisce Rita Turino «ai tutori volontari viene richiesto sostegno per esigenze di tipo giuridico (richieste di diritto d’asilo, permessi di soggiorno ricongiungimenti) ma anche una sorta di ‘genitorialità sociale’ per favorire i Msna nell’inserimento nel nostro tessuto sociale e ad accompagnarli verso l’autonomia. Sono ragazzi con alle spalle storie di sofferenza e privazioni che hanno bisogno di figure positive di adulti che li accompagnino alla vita, modelli positivi per il futuro». La Garante sottolinea come sia rimasta molto colpita dalle motivazioni degli aspiranti tutori (per diventare tutore volontario si deve aver compiuto 25 anni ed essere in possesso di diploma superiore o laurea): «L’esperienza dei colloqui – ho selezionato più di 300 candidati di tutte le età – è stata molto arricchente e formativa: ho incontrato persone eccezionali di ogni provenienza sociale: insegnanti in pensione e in attività, studenti di giurisprudenza, avvocati, medici, impiegati pubblici, single o genitori con figli naturali o adottivi, molti di provenienza associativa o con esperienze di volontariato. Tutti spinti dalla volontà di fare qualcosa per contrastare l’assuefazione alle notizie continue degli sbarchi nelle nostre coste di migliaia di minori, le fasce più fragili di chi cerca una vita migliore nel nostro Paese». In Piemonte, secondo gli ultimi dati a disposizione, sono circa mille i minori stranieri soli, per la maggior parte maschi africani dai 15 ai 17 anni, residenti in comunità o centri di accoglienza. «Il nostro sogno è affiancare a ogni minore solo residente nella nostra Regione un tutore volontario» conclude Rita Turino. Per ora siamo a metà strada ma l’entusiasmo con cui hanno risposto finora i piemontesi fa ben sperare. Per informazioni: garante.infanzia@cr.piemonte.it o telefonare allo 011.5757303.
 

Salgono a 213 i morti in mare

Roma – E’ salito a 213 il numero dei migranti morti in mare dall’inizio dell’anno. Un numero che però è destinato a salire. I naufraghi soccorsi sabato nel corso di diverse operazioni di salvataggio nel canale di Sicilia sono sbarcati ieri pomeriggio nel porto di Augusta, in provincia di Siracusa. Insieme ai 215 migranti, «salvati da un naufragio e molto provati» raccontano i volontari delle Ong Sos Mediterranee e Medici, ci sono anche due salme. Due donne che «non sono sopravvissute alla traversata lungo la rotta più mortale al mondo». Alcuni di loro hanno raccontato di molti altri amici
e compagni di viaggio che non ce l’hanno fatta. Solo nelle prossime ore, però, con i primi colloqui, dopo lo sbarco e la prima assistenza post-trauma, sarà possibile capire l’entità della tragedia che si è consumata in mare. Dopo l’ultima ondata di soccorsi e sbarchi, con più di mille i migranti salvati in due giorni, sono in tutto 3.597 le persone arrivate sulle nostre coste da inizio anno. Il 15,30% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (4.247), sottolinea il Viminale, con il calo ancora più accentuato, pari a -27,60%, se si considerano i soli arrivi dalla Libia (2.925 quest’anno a fronte dei 4.040 del periodo corrispondente del 2017). Dall’1 al 30 gennaio di due anni fa i migranti sbarcati sulle nostre coste erano stati 5.182. Il numero di migranti e rifugiati che sono entrati in Europa via mare da inizio anno e fino al 28 gennaio, ha invece riferito a Ginevra l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), sono in tutto 5.502. L’Italia ha registrato circa il 58% del totale degli arrivi, la Spagna il 22% e la Grecia il 20%. (D. Fas.)
 

Italiani d’Africa: documenti e racconti di una migrazione forzata

Milano - La sua famiglia era approdata in Libia nei primi decenni del Novecento. Nei pressi di Biar Miggi, a ottanta chilometri a sud di Tripoli, tra sudore e voglia di farcela, erano riusciti a tirar su un’azienda di 1.319 ettari che produceva profumose mandorle, succose olive, inebriante uva e persino deliziosi pistacchi: un’oasi che pulsava di Mediterraneo, una comunità che, ripudiati i miti guerreschi, si era messa a costruire lavoro e pace. Un ritmo stabile e regolare quello dei contadini: sveglia all’alba, lavoro di braccia fino alle ore più calde e poi, finalmente, del tempo da dedicare alla famiglia, tra racconti di vita e fantasie, tra bambini da rincorrere e zuppe da preparare. Tutto cadenzato, senza troppi colpi di scena, finché è arrivato il 1° settembre 1969 quando, con un colpo di Stato, il colonnello Gheddafi decise di cacciar via dal Paese i 20 mila italo-libici che vi risiedevano. Mariza D’Anna era lì, aveva otto anni. E oggi ricorda quelle vicende sofferte rendendole pagine di letteratura. “Il ricordo che se ne ha” (edizioni Margana) raccoglie tratti personali e documenti d’epoca, facendo della memoria individuale una memoria collettiva. “Lo status di profughi degli italiani che sono stati cacciati da Gheddafi è una storia poco nota” – afferma la scrittrice – “è la memoria di tre generazioni di italiani. Una memoria fatta oggi di saudade, nostalgia mista a malinconico rimpianto, per un periodo in cui la convivenza pacifica, direi oggi integrazione, la solidarietà tra italiani e popolo arabo potrebbero essere un esempio significativo in tempi difficili come quelli che viviamo, tempi di razzismo strisciante e di intolleranza sociale”. Si tratta di un libro che non lascia indifferenti, poiché racconta sia il positivo di una vita contadina che il disorientamento di una partenza improvvisa. Tra i pregi della narrazione c’è anche l’onestà di non provare a nascondere gli orrori del fascismo. Come puntualizza la stessa scrittrice, infatti, “il popolo libico dal 1911 al 1916 e anche dopo la marcia su Roma ha subito dall’esercito italiano, le peggiori nefandezze: deportazioni nelle piccole isole italiane, campi minati e bombardamenti sulla popolazione civile”. In un miscuglio di sensazioni, ricordi e documenti, la narrazione trasporta il lettore nei panni di chi è stato obbligato a lasciare la propria terra alla ricerca di una nuova vita, di nuove speranze e nuovi progetti. “A quel periodo mi legano ricordi indelebili che hanno lasciato dentro di me un vuoto profondo”- scrive Mariza D’Anna- “ancora adesso certe sere, prima di addormentarmi, ripeto nella mia mente, come una cantilena, una poesia araba che Fatima, la mia tata, mi ripeteva”. Una storia di una famiglia, non è solo una storia di una famiglia. E riportare alla memoria certe vicende sembrerebbe essere un buon antidoto societario per non permettere che certi errori accadano nuovamente.  (Damiano Meo)
 

La vita in carovana di don Alberto Gonzato: “dagli zingari ho imparato l’amore”

Don Alberto Gonzato, ha condiviso la sua vita e il suo ministero con rom e sinti fin dagli anni '60. Un prete con la tonaca nelle carovane nomadi: «Mi guardavano con tanto d'occhi, ma per me nessuna sorpresa. Avevo semplicemente incontrato questo mondo». La sua storia, dalla Difesa del Popolo di domenica scorsa 28 gennaio, primo numero del settimanale con una nuova veste grafica.

Padova - Quella rivoltella a tamburo don Alberto non se la leverà mai dalla memoria.
Certo, uno dei sei proiettili pronti per essere esplosi era destinato a lui. Ma quell’arma, in definitiva, lo colpì con una dimostrazione d’amore che continua ancora oggi. E che lo ha cambiato per sempre. Una vita con gli zingari - come li chiama lungi dall’ipocrisia del politicamente corretto - e pensare che don Alberto Gonzato i rom e i sinti proprio non li ha mai cercati.
«Li ho trovati su un letto d’ospedale. Era il 1960 – racconta nella sua abitazione (letto, cucinino e libri) – Ero entrato al Barbarigo per un’influenza di mons. Contran. Sostituirlo per due conferenze, anche queste non certo cercate, bastò per diventare assistente spirituale. E sono ancora lì».
Fu la frattura alle gambe di un alunno di terza media a portare don Alberto in ospedale per la prima volta. Da lì nacque una catena di visite, di bimbo in bimbo e di letto in letto. «Mi chiedevo: è giusto far aspettare invano una persona che attende la tua visita? Finì che ogni sera ero in ospedale».
Finché in uno dei letti accostati dal sacerdote allora trentenne non arriva un ragazzino zingaro.
Viene il tempo della dimissione, ma bimbo e famiglia non hanno i mezzi per rientrare. Fu così che la carovana di stanza nel chioggiotto vide arrivare un prete in 500 e il bidello del Barbarigo alla guida del vecchio camioncino arrangiato con uno stramazzo nel cassone. Un caffè, dopo aver superato il canale con il bimbo tra le braccia, spalancò a don Alberto le porte del mondo nomade che mai lo aveva sfiorato in precedenza.
«Spesso mi chiedono perché ho scelto di condividere la mia vita con gli zingari, sottendendo in questo una forma di eccezionalità. Ebbene, seppure in buona fede, la ritengo una domanda offensiva. Non ho scelto nulla, ho incontrato una realtà e mi sono chiesto quale fosse il suo significato», riflette don Alberto. «Una volta scoperto un angolo del mondo per cui Cristo è morto, bisogna forse diventare eccezionali per comunicare a tutti la grande dignità che hanno in se stessi per essere stati salvati? La buona Notizia non procede per censi o per quartieri. Il popolo zingaro è una porzione del popolo di Dio come tutte le altre».
Inizia così un corpo a corpo: l’Annuncio non si fa a slogan, ma condividendo la vita.
Dormendo in carovana, mangiando in carovana (anche le budella di vacca bollite in secchi di ferro aggiustati a mo' di pignatte), festeggiando in carovana, ammalandosi in carovana.
Dopo uno sguardo al bollettino diocesano, il sacerdote è in curia da mons. Bortignon:
«Possibile che ogni realtà della chiesa e della città abbia un prete a disposizione e questi fratelli no?». L’abbraccio del vescovo Girolamo vale molto più di una nomina. Don Alberto fa di un 238 Fiat la sua casa: letto, tavolino e un tabernacolo.
Devla, Devla drago / Tu san zuralò. / Svetlis el ciralanza / Tu cherdàn le sià
Bastano pochi versi di un canto religioso in romanès per far comprendere quanto la presenza di Dio pervada la vita nomade. Una religiosità immediata, scevra da moralismi. «Me l’ha insegnato una donna, i cui parenti mi hanno mandato a chiamare in un campo del Veneziano. Aveva due figli, viveva con suo marito, ma non poteva sposarsi. “Me marìo no’l prega”».
Tutti gli anni la stessa storia. Passando di sagra in sagra, chiedevano ai parroci di sposarli e questi li congedavano con un libretto. Ma l’analfabetismo gli impediva la lettura di quelle che per loro dovevano essere preghiere. «Chiesi a questa donna – ricorda don Alberto – perché continuasse così a farsi umiliare. “Padre – mi rispose – me pare che quando semo sposa’ davanti a Dio se volemo pi’ ben”. Nessuno mi aveva spiegato la teologia di san Tommaso in maniera limpida come questa zingara».
Durante le vacanze di Natale di una quarantina di anni fa, due studentesse andarono a trovare in carovana il loro “strano” prof di religione. «Quel giorno trascuro la famiglia con cui stavo. Ma a ora di cena, mi mandano a chiamare, e vedo che sul tavolo c’è una torta con le candeline. “È per te, Alberto – mi ha detto il capo famiglia – Abbiamo visto che sei amato anche dai gagi (i non zingari, ndr), così sei ancora più importante anche per noi”. Una dimostrazione d’amore che mi ha sconvolto le viscere», racconta don Gonzato, commosso fino alle lacrime.
Esattamente come quel “bandito” inginocchiato ai suoi piedi a chiedergli perdono nella stessa osteria in cui gli aveva promesso un colpo in testa. E così torniamo a quella rivoltella carica, per una settimana, nelle mani di uno zingaro che considerava don Alberto un fratello: ma siccome non lo aiutava a uccidere la moglie, andava eliminato. «Anche da qui è passata la mia conversione, di uomo e di prete. E proprio per l’amore ricevuto, anzitutto da Dio, sono qui a raccontarlo». (Luca Bortoli)
 
 

Migranti: una intesa per promuovere percorsi di formazione e tirocini nelle imprese

Roma - I migranti titolari di protezione internazionale inseriti nel sistema nazionale di accoglienza sono al centro dell'accordo-quadro firmato al Viminale per la promozione del loro inserimento socio-lavorativo attraverso percorsi di formazione per valorizzare le competenze professionali e tirocini nelle imprese.
Il Ministero dell'Interno, quello del Lavoro e delle Politiche sociali e Unioncamere, partners dell'intesa firmata rispettivamente dai Ministri Marco Minniti e Giuliano Poletti e dal Presidente Ivan Lo Bello, supportano in questo modo – spiega una nota - anche come forma di integrazione sociale l'occupabilità dei titolari di asilo rispetto alla domanda di occupazione che emerge dal mercato del lavoro.
Sul piano operativo, l'obiettivo è quello di promuovere progetti e sensibilizzare le imprese sul fronte della domanda. L'attuazione dell'accordo, che è in linea con il Piano nazionale d'integrazione adottato dal ministero dell'Interno d'intesa con gli enti locali a settembre scorso, prevede il coinvolgimento della rete delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (Cciaa) e l'attivazione di un comitato tecnico composto da rappresentanti delle parti dell'accordo.