Primo Piano

Mons. Beschi: nella vita di mons. Belotti “riconoscenza e speranza”

Bergamo - È iniziata con l’aspersione della salma nella Aula Picta della Curia la celebrazione eucaristica per le esequie di mons. Lino Belotti, vescovo ausiliare emerito di Bergamo e per anni presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione CEI per le Migrazioni.
La celebrazione è stata presieduta dal vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi. Con lui diversi sacerdoti e dieci vescovi concelebranti.
L’omelia di mons. Beschi, informa il quotidiano “L’Eco di Bergamo” è iniziata ringraziando il Signore per la coincidenza con questi giorni, connotati dalla Pasqua ormai imminente. Una coincidenza che sembra rappresentare il sigillo di tutta la vita di mons. Lino Belotti. Il suo motto episcopale era “In Te Domini speravi”. “Riconoscenza e speranza sono i due criteri per leggere la sua vita e la sua missione” ha detto mons. Beschi.
Non sono mancati i saluti del vescovo vicario generale mons. Davide Pelucchi che ha ricordato la presenza “sempre costante di monsignor Belotti per la Diocesi di Bergamo, il suo sostegno e vicinanza ai sacerdoti” e del Superiore della Comunità missionaria del Paradiso mons. Gino Rossoni: “Prudente ma deciso, e instancabile, con una personalità semplice e attenta al prossimo” si può riassumere così il suo messaggio, mentre al termine delle esequie è stata letta anche la lettera di cordoglio alla diocesi di Bergamo di Papa Francesco. Dopo la celebrazione il feretro è stato portato nella chiesa parrocchiale di Comenduno, suo paese natale, dove domani alle 15 sarà celebrata la liturgia funebre prima della sepoltura.
 

Emilia Romagna: la maggioranza degli stranieri è cristiana

Bologna - La maggior parte degli stranieri immigrati nel territorio dell’Emilia Romagna professa la fede cristiana: è il dato che emerge da una ricerca commissionata dall’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna all’Osservatorio sul pluralismo religioso, in collaborazione con l’Alma Mater. In linea con i dati nazionali, i fedeli dell’Islam rappresentano in regione il 32% degli immigrati, mentre oltre il 50% sono cristiani, in particolare ortodossi, cattolici, evangelici e pentecostali). Da Piacenza a Rimini sono state recensite dall’Osservatorio 65 comunità ortodosse, delle quali 41 con una sede stabile, mentre le altre sono in fase di organizzazione e suddivise secondo i patriarcati di appartenenza. Dodici del patriarcato di Costantinopoli, due del catholicossato di Georgia, quattordici dal patriarcato di Mosca, ventisette dal patriarcato di Romania. Delle antiche Chiese orientali dette pre–calcedonesi, si contano quattro comunità: Armena, Copta e due Eritree, stanziati soprattutto a Bologna. Da un punto di vista numerico, è la giovane diocesi ortodossa romena d’Italia ad avere il maggior numero di comunità e di fedeli, mentre le comunità degli altri Patriarcati, in particolare Costantinopoli e Mosca, vantano comunità più radicate da un punto di vista storico. Le varie Chiese ortodosse sono quelle più giovani sia per quel che riguarda i sacerdoti (il 60% ha meno di 50 anni), sia per i fedeli (45 anni la media di età), i loro sacerdoti sono in gran parte sposati (più del 70%) e solo il 60% fa il ministro del culto a tempo pieno: il 40% ha una propria occupazione lavorativa indipendente dal ministero sacerdotale. Stabile la presenza islamica nel territorio, con 168 luoghi di culto, sei in meno rispetto a due anni fa: un dato che conferma un forte dinamismo e una forte solidarietà all’interno delle comunità e delle comunità verso gli immigrati appartenenti alla stessa tradizione religiosa. Si registra anche la presenza di quattro comunità ebraiche, che hanno una storia spesso più che millenaria in regione e quindi non rientrano nel fenomeno della migrazione. L’Emilia Romagna non è più, quindi, un monolite religioso: decenni di secolarizzazione degli italiani da un lato e le importanti migrazioni di stranieri dall’altro hanno fortemente cambiato il quadro, facendo della regione un’area d’Italia caratterizzata dalla convivenza di diversi culti che arricchisce il quadro culturale e religioso lungo la via Emilia. La ricerca, sviluppata attraverso questionari e studi empirici, racconta di una terra non più di confine tra la tradizione papalina e l’epopea dell’anticlericalismo anarchico–repubblicano. «Le istituzioni hanno il compito di operare perché si possa costruire una società in cui la convivenza è riconoscere agli altri la stessa dignità che vorremmo fosse riconosciuta a noi stessi» ha spiegato Simonetta Saliera, presidente dell’Assemblea legislativa regionale. «I dati raccolti in questo volume – aggiunge la presidente – vogliono essere il nostro contributo a una discussione seria, non rituale e non falsata da luoghi comuni, per rendere più sicura, serena, accogliente e civile la nostra società». (Andrea Caniato)
 
 

I migranti nei testi dei giovani per la Via Crucis al Colosseo

Città del vaticano - Nei patimenti di Cristo, i giovani intravedono anche le sofferenze dell’uomo contemporaneo, e Gesù spogliato delle vesti è come “un giovane migrante, corpo distrutto che arriva in una terra troppo spesso crudele, pronta a togliergli la veste, unico suo bene, e a venderla; a lasciarlo così con la sua sola croce, come la tua, con la sua sola pelle martoriata, come la tua, con i suoi soli occhi grandi di dolore, come i tuoi”. Lo scrivono i giovani autori dei testi per la Via Crucis di papa Francesco al Colosseo. Giovani coordinati dal prof. Andrea Monda. “Ma c’è qualcosa che gli uomini spesso dimenticano riguardo alla dignità – aggiunge Greta Giglio, autrice della decima stazione nei testi anticipati dal Vatica News -  essa si trova sotto la tua pelle, è parte di te e sarà sempre con te, e ancor di più in questo momento, in questa nudità”. E toccante è la riflessione finale sull’episodio evangelico di Cristo privato della sua tunica: “Ti vedo e comprendo la grandezza e lo splendore della tua dignità, della dignità di ogni uomo, che nessuno potrà mai cancellare”.
 

Papa Francesco saluta la comunità peruviana in Italia

Città del Vaticano - “Pensando con gratitudine al mio recente  viaggio in Perù, saluto con affetto la comunità peruviana presente in Italia”. Così ieri mattina Papa Francesco nel suo saluto prima della preghiera mariana dell’Angelus in Piazza San Pietro davanti a circa 800 cittadini peruviani residenti in Italia. Papa Francesco – dice il coordinatore nazionale della pastorale con i peruviani in Italia, don Emerson Campos Anguilar, “ha avuto uno sguardo molto particolare” alla recente visita in Perù a gennaio.  La comunità peruviana ha “voluto con questo pellegrinaggio affidare la terra del Perù alle preghiere del papa in questi giorni di crisi politica. Il Papa ci ha incoraggiato con la sua benedizione”.
In piazza san Pietro cittadini peruviani da diverse città italiane: Milano, Torino, Imperia, Loano, Pesaro, Rimini, Perugia, Napoli, Firenze, Bologna, etc, ognuno “con la loro devozione popolare al Signore dei Miracoli, alla Madonna Santissima de Cocharcas, la Santissima Croce di Motupe, alla Madonna della Porta, ultimamente coronata da Papa Francesco come Madonna della Misericordia”.
 
 

Mons. Boccardo: il processo a Gesù continua ancora oggi “nella tragedia dei profughi e dei migranti che affogano nel Mediterraneo”

Spoleto -  Il  processo a Gesù continua ancora oggi “nella tragedia dei profughi e dei migranti che affogano nel Mediterraneo o sono respinti alle frontiere di Paesi che si definiscono civili; in una Europa che invece di costruire ponti si ostina ad erigere muri; nelle popolazioni del Medio Oriente vittime innocenti di una guerra assurda manovrata da potenze straniere; negli omicidi degli innocenti perpetrati nel grembo della madre e nei diversi tentativi di legittimare l’eutanasia con il pretesto di tutelare la dignità della vita; nelle famiglie di quanti hanno perso il lavoro e devono affrontare l’incertezza della vita quotidiana; nei nostri giovani, spesso vittime di alcool e di droga, derubati di esempi coerenti e credibili da parte degli adulti e della società...”. E’ quanto ha detto ieri l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, che  ha presieduto la solenne liturgia in occasione della Domenica delle Palme.
 

Card. Bassetti: non restiamo indifferenti dinanzi al dramma dei profughi

Perugia – “Oggi inizia la Settimana Santa o di Passione. Santa perché al centro c’è il Signore; di Passione perché contempliamo Gesù che va verso il Calvario e dona la sua vita”. Lo ha sottolineato ieri il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nell’omelia della celebrazione eucaristica della Domenica delle Palme, nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia. La celebrazione è iniziata con il rito della preghiera e benedizione dei ramoscelli d’ulivo (raccolti ed offerti dai giovani delle opere segno della Caritas) svoltosi, come è tradizione, davanti all’Arcivescovado per poi i fedeli in processione hanno fatto ingresso in cattedrale.
“Come coinvolgerci anche noi nel dramma della Passione di Cristo? La sua è una Passione d’amore e di dono totale”, ha proseguito il porporato: “solo i bambini hanno compreso fino in fondo Gesù accogliendolo festosamente mentre entrava in Gerusalemme, il paradosso della Domenica delle Palme che ci fa vivere assieme il trionfo e la passione di Cristo. Anche noi in questi giorni abbiamo visto delle immagini che ci hanno riproposto centinaia di migliaia di bambini e di giovani, che insieme, negli Stati Uniti d’America, sfilavano per chiedere l’abolizione dell’uso delle armi e dicevano: ‘la vita vale più degli interessi di chi fabbrica le armi’. Sì, proprio i bambini! Gesù ci ha detto: ‘se non diventerete come i bambini non entrerete nel Regno dei Cieli’. Gli adulti, compresi i discepoli, sono fuggiti dinanzi a Gesù condannato e crocifisso: forse si sono vergognati di Lui. L’apostolo Pietro si è pentito e ha pianto amaramente”.
Il card. Bassetti ha poi esortato a “diventare “anche noi degli uomini e delle donne come Pietro. Piangiamo come i bambini chiedendo perdono dei nostri peccati, perché con i nostri peccati abbiamo portato Gesù alla Croce. Dinanzi al dramma di tanti poveri cristi, esuli, perseguitati, profughi non restiamo indifferenti. Pochi giorni fa ho incontrato in Libano famiglie irachene e siriane con i loro bambini con gli occhi incavati di tristezza come le persone di ottant’anni. Dice un poeta: ‘il dolore di un bambino innocente è capace di offuscare il chiarore delle stelle. Quante vittime innocenti! Accanto alla Via Crucis di Gesù sta la via crucis di tanti nostri fratelli. Rimaniamo sempre con la mente e con il cuore accanto al Crocifisso e ai crocifissi. Forse, se ci pensiamo bene, anche noi, come gli apostoli, abbiamo fatto troppe fughe nella nostra vita”.
Il card. Bassetti ha rivolto quindi l’invito, durante questa Settimana di Passione a “prendere in mano il Vangelo e facciamo compagnia a Gesù. L’ulivo che abbiamo fra le mani è segno di pace. Il Signore vuole la pace, dona la pace. Portiamo questo ulivo nelle nostre case, ci ricorderà sempre quanto Gesù ci ha amati e anche quanto gli siamo costati e ricordiamoci bene che l’amore vince sempre ogni male. Percorriamo anche noi la via della Passione per potere risorgere con Gesù”.
 

Mons. Belotti: questa mattina i funerali in cattedrale a Bergamo

Bergamo – Si svolgeranno questa mattina nella cattedrale di Bergamo i funerali di mons. Lino Belotti, ausiliare emerito di Bergamo e già Direttore Generale e Presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione CEI per le Migrazioni, morto venerdì mattina all’età di 87 anni. A presiedere le esequie il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi. La camera ardente presso la Comunità Missionaria del Paradiso a Bergamo è stata meta di numerosi fedeli che hanno voluto salutare per l’ultima volta mons. Belotti. Numerosi anche i messaggi di cordoglio arrivati alla diocesi di Bergamo e alla Fondazione Migrantes. Dopo la celebrazione di questa mattina il feretro di mons. Belotti sarà portato nella chiesa parrocchiale di Comenduno, suo paese natale, dove martedì pomeriggio alle 15 sarà celebrata la liturgia funebre prima della sepoltura.
Mons. Lino  Belotti lascia nella pastorale di  emigrazione – scrive in una nota la Fondazione Migrantes – “una traccia profonda: missionario di emigrazione per anni in Svizzera, delegato poi in Svizzera per tutti i missionari italiani nella Confederazione Elvetica, primo Direttore generale della nuova  Fondazione Migrantes, nel 1987 e successivamente per anni  Vescovo Presidente della Commissione Episcopale Italiana per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes.  Il suo carattere mite, la sua  dedizione intelligente, la sua fede limpida e la cordialità nei rapporti hanno determinato e caratterizzato questo lungo e fecondo servizio alla Chiesa italiana nella pastorale delle Migrazioni”.
 

Mons. Belotti: il cordoglio dei missionari scalabrianiani

Roma - Vescovo ausiliare di Bergamo mons. Lino Belotti, morto questa mattina all’età di 87 anni, ha guido come direttore generale la Fondazione Migrantes e successivamente, in qualità di presidente della Commissione episcopale Cei per le migrazioni, ha ricoperto il ruolo di Presidente dell’organismo pastorale. Incarichi che “esplicitavano - commentano oggi i missionari Scalabriniani - la sua vicinanza ...

Migrantes ricorda mons. Belotti

Roma - Il vescovo Mons. Lino  Belotti- "don Lino" per tutti lascia nella pastorale di  emigrazione una traccia profonda: missionario di emigrazione per anni in Svizzera, delegato poi in Svizzera per tutti i missionari italiani nella Confederazione Elvetica, primo Direttore generale della nuova  Fondazione Migrantes, nel 1987 e successivamente per anni  Vescovo Presidente della Commissione Episcopale Italiana per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes. E’ quanto scrive oggi la Fondazione Migrantes dopo la scomparsa di mons. Lino Belotti, Vescovo ausiliare emerito di Bergamo e Direttore generale e Presidente della Fondazione Migrantes per tanti anni. Il suo carattere mite, la sua  dedizione intelligente, la sua fede limpida e la cordialità nei rapporti hanno determinato e caratterizzato questo lungo e fecondo servizio alla Chiesa italiana nella pastorale delle Migrazioni. La Fondazione Migrantes si unisce nella preghiera e nella fede nella Resurrezione.
 

Mons. Belotti: la “vicinanza” del Centro Astalli

Roma – “Vicinanza” e “cordoglio” per la scomparsa di mons. Lino Belotti è stato espresso oggi alla Fondazione Migrantes dal centro Astalli e  dal suo Presidente p. Camillo Ripamonti. “Ne ricorderemo – si legge nel messaggio - l'impegno costante in favore dei migranti, una sfida che la Migrantes continua a portare avanti ogni giorno con competenza e umanità, sempre in cammino con i tanti uomini e donne immigrati ed emigrati”.
 
 
 

Migrantes: una breve biografia di mons. Belotti

Roma – Mons. Lino Bortolo Belotti, morto questa mattina all’età di 87 anni,  era nato a Comenduno di Albino il 19 ottobre 1930. Dopo le scuole elementari entra nel Seminario diocesano, poi nella Comunità missionaria del Paradiso, fondata a Bergamo nel 1949 dal vescovo mons. Adriano Bernareggi e da don Fortunato Benzoni per aiutare le diocesi con scarsità di clero e per essere presenti fra gli emigranti. È ordinato sacerdote il 12 giugno 1954 dal vescovo moms. Giuseppe Piazzi. Viene destinato nella diocesi di Comacchio e poi parroco a Goro di Ferrara, sul delta del Po. Nel 1966 passa in Svizzera come cappellano fra gli emigranti e poi direttore dei missionari per gli emigranti italiani. Nel 1981 torna a Bergamo come superiore della Comunità missionaria del Paradiso. Dal 1987 al 1996 è a Roma come direttore generale della Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana. Nel 1996 viene scelto come vicario generale dal vescovo mons. Roberto Amadei. Il 15 maggio 1999 è nominato vescovo ausiliare e riceve la consacrazione episcopale il 29 giugno successivo in Cattedrale. Dal 2004 al 2009 è presidente della Commissione per le migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes. Nel 2005 è anche membro del Pontificio Consiglio della pastorale dei migranti e gli itineranti. Il 22 gennaio 2009, la Santa Sede accetta le sue dimissioni da vescovo ausiliare per raggiunti limiti di età. Termina il suo ministero come vescovo ausiliare il 16 ottobre 2009.  Pastoralmente attivo e disponibile per i sacerdoti e le parrocchie fino a quando negli ultimi anni per motivi di salute si è ritirato nella casa di cura Maria Consolatrice della Pia Fondazione Piccinelli a Scansorosciate, dove è spirato. Molto grande il suo impegno nel mondo delle migrazioni e soprattutto tra i  i migranti italiani residenti all’estero. La Fondazione Migrantes è vicina alla diocesi di Bergamo, al suo Pastore, il vescovo mons. Francesco Beschi e ai familiari di mons. Belotti ricordando il suo apostolato per i migranti e tra i migranti. L’ultima celebrazione pubblica a cui ha partecipato commosso è stata nella Chiesa Ipogea del Seminario Vescovile, nel dicembre 2015, per la Messa di ringraziamento per la beatificazione del sacerdote bergamasco don Sandro Dordi, ucciso in Perù e dichiarato martire da Papa Francesco, suo compagno di formazione, con il quale aveva condiviso esperienze di apostolato missionario nella comunità dei preti del paradiso.

Migrantes: è morto mons. Belotti

Bergamo – E’ morto oggi, all’età di 87 anni, il vescovo mons. Lino Belotti, ausiliare emerito di Bergamo e già Direttore Generale e Presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione CEI per le Migrazioni.
“Il Vangelo racconta che Gesù, quando sente vicina la sua passione, chiama a stringersi attorno a sé i suoi discepoli, li invita a sedersi accanto a lui per condividere la sua vita nel pane spezzato e per lavare loro i piedi in un testamento di amore. In questa luce, nella prossimità dei giorni della morte e risurrezione di Gesù, vedo la chiamata del Signore a Mons. Lino: lo ha chiamato alla vita, al sacerdozio, alla missione, all’episcopato, ora l’ultima vocazione è a stare accanto a lui”, dice il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi. Come motto episcopale Mons. Belotti aveva scelto le parole conclusive del Te Deum “in te Domine speravi”: così ha vissuto, così è spirato, come un uomo di speranza che traspariva dai suoi occhi brillanti, dal suo sorriso luminoso, dalla sua voce squillante. Lui – ricorda ancora mons. Beschi - che da questa terra di Bergamo è nato, sia ora il chicco di grano che tornando alla terra, morendo, produce molto frutto, facendo germogliare nuove vocazioni per questa Chiesa che tanto ha amato. In cielo sarà accolto da tanti sacerdoti bergamaschi e missionari che lui ha servito, da tanti laici che lui ha amato, ma soprattutto dal Beato martire don Sandro Dordi, suo compagno e amico, con cui ha condiviso la speranza del Vangelo e ora potrà vivere la gioia di quel Signore che ha annunciato, celebrato, vissuto”.
La salma do mons. Belotti, informa la diocesi - è composta presso la Comunità Missionaria del Paradiso in Bergamo, in via Carlo Cattaneo 7. La camera ardente sarà aperta nel pomeriggio di oggi.  I funerali saranno celebrati nel Duomo di Bergamo, lunedì 26 marzo, alle ore 10.30. Il Vescovo di Bergamo invita tutte le parrocchie a ricordare Mons. Belotti nelle celebrazioni eucaristiche per “elevare al Signore per lui preghiere di rendimento di grazie e di suffragio”.
 
 

Milano: 130 nuovi battezzati, il 72% è di origine straniera

Milano - Quest’anno in tutta la Diocesi di Milano  i catecumeni che in Duomo e nelle parrocchie riceveranno il battesimo a Pasqua sono 130. Gli uomini (60%) superano le donne. La maggioranza è costituita da stranieri (72%). Il gruppo nazionale di gran lunga più numeroso è quello albanese (31% sul totale).
Il dato è stato fornito dalla diocesi in vista dell’incontro di domani, 24 marzo, dell’arcivescovo, mons. Mario Delpini con gli adulti prossimi a ricevere i sacramenti dell’Iniziazione cristiana. L’incontro con il presule precederà la loro partecipazione alla “Traditio Symboli”  proposta ai giovani ambrosiani: i giovani professeranno la loro fede davanti al Vescovo e i catecumeni si uniranno a loro dopo avere ricevuto il testo del Credo dalle mani di mons. Delpini.
Prima di recarsi in Duomo, i catecumeni con i loro accompagnatori si riuniranno alle 15 presso la Casa Cardinale Schuster (via Sant’Antonio 5, Milano); qui, a partire dalle 15.30, parteciperanno a un ritiro spirituale, con un momento di preghiera e di meditazione seguito da un lavoro a gruppi; alle 17.30 arriverà l’arcivescovo che dialogherà con loro; alle 18.30 cena condivisa, a seguire lo spostamento in Duomo per la Veglia.
 

Migrantes Piemonte-Valle d’Aosta: oggi il primo incontro con le religiose impegnate nell’accoglienza con i migranti

Torino - “Nella sequela di Cristo con i migranti: cammini di prossimità”. La Migrantes regionale Piemonte-Valle d’Aosta  e l’ Usmi hanno organizzato a Torino, presso gli uffici Migrantes, il primo incontro di religiose presenti sul territorio regionale che a vario titolo si occupano di mobilità umana. Hanno aperto la giornata l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia che ha dato il benvenuto alle partecipanti e all’iniziativa, con l’augurio che sia solo il primo di una serie di incontri, e suor Gemma Dalmasso, referente regionale Migrantes per l’Usmi. Sergio Durando, Direttore del Coordinamento regionale Migrantes, ha introdotto ricordando che sul territorio molte religiose sono impegnate nelle comunità di accoglienza, nel lavoro pastorale con i migranti, nelle comunità etniche, nella catechesi, con i minori e giovani, in servizi del doposcuola, con le famiglie, nei campi Rom, nella pastorale dei sinti.
A ritrovarsi a Torino, in via Cottolengo, sono state oltre cinquanta religiose di diverse congregazioni che hanno potuto riflettere sul tema delle migrazioni, dell’incontro, della fatica quotidiana del loro operare e del valore del lavoro di rete. Essere prossimi all’altro, parte dalla conoscenza reciproca, dalla curiosità verso l’altro. Paola Cereda, psicologa, proprio su questo aspetto ha lavorato con le partecipanti. “La conoscenza parte dal nome, la relazione dall’abbraccio”.
Una giornata di conoscenza e di creazione di reti. Un’occasione - si legge in una nota - per valorizzare una presenza silenziosa e capillare e un approccio femminile nella relazione con l’altro.
 

Avezzano: il vescovo incontra 4 profughi accolti dalla diocesi

Avezzano - “Voi venite da una situazione di dolore e noi condividiamo il vostro dolore”. Cos’ il vescovo di Avezzano, mons. Pietro Santoro incontrando quattro profughi (provenienti dai campi profughi dell’Etiopia) accolti dalla diocesi di Avezzano, sbarcati a fine febbraio all’aeroporto di Fiumicino con un volo proveniente da Addis Abeba per il corridoio umanitario aperto dalla Cei insieme al Governo italiano con la comunità di Sant’Egidio. Un esperimento, questo, che ha inteso sottrarre alla pericolosità di un viaggio organizzato da trafficanti di uomini attraverso il deserto e il mare, uomini, donne e bambini, confermando la possibilità di praticare vie legali e sicure d’accesso in Europa.
Il progetto di integrazione di questi profughi è possibile grazie al lavoro sinergico degli uffici Caritas e Migrantes della diocesi.
 

Papa Francesco: Dio ci ama, come una madre e un padre

Città del Vaticano - Il Signore è fedele, non si dimentica di noi: questo ci spinge ad esultare nella speranza. Alle porte della Settimana Santa, la Chiesa fa riflettere sull’amore fedele di Dio, ha ricordato, come riferisce Vatican News,  Papa Francesco questa mattina nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta. Il Signore “si è sempre ricordato della sua alleanza”, dice il Salmo responsoriale così come la Prima Lettura, tratta dal Libro della Genesi (Gen 17,3-9), ripercorre l’episodio dell’alleanza di Dio con Abramo. Un’alleanza che si prolungherà nella storia del popolo, nonostante i peccati e l’idolatria.
Il Signore, infatti, ha un “amore viscerale” che non fa dimenticare. Per farlo comprendere, il Papa ricorda che in Argentina per la festa della mamma si regala alla propria madre il fiore chiamato “non ti scordar di me”, che ha due colori: un azzurro soave, per le mamme vive, e viola, per le madri defunte: Questo è l’amore di Dio, come quello della mamma. Dio non si scorda di noi. Mai. Non può, è fedele alla Sua alleanza. Questo ci dà sicurezza. Di noi possiamo dire: “Ma, la mia vita è tanto brutta…Sono in questa difficoltà, sono un peccatore, una peccatrice…” Lui non si dimentica di te, perché ha questo amore viscerale, ed è padre e madre.
Si tratta, quindi, di una fedeltà che porta alla gioia, nota papa Francesco. Come per Abramo, la nostra gioia è esultare nella speranza perché  ciascuno di noi sa di non essere fedele ma Dio lo è, ribadisce il Papa. Basti pensare all’esperienza del Buon Ladrone: Il Dio fedele non può rinnegare se stesso, non può rinnegare noi, non può rinnegare il suo amore, non può rinnegare il suo popolo, non può rinnegare perché ci ama. Questa è la fedeltà di Dio. Quando noi ci accostiamo al Sacramento della Penitenza, ma per favore: non pensiamo che andiamo alla tintoria a togliere le sporcizie. No. Andiamo a ricevere l’abbraccio di amore di questo Dio fedele, che ci aspetta sempre. Sempre.
Il Papa fa, poi, riferimento al Vangelo odierno (Gv 8,51-59) nel quale si dice che i dottori della Legge raccolsero pietre per gettarle contro Gesù. Si parla di pietre per uccidere, per “oscurare la verità della Risurrezione”. E in conclusione il Papa torna sull’esortazione centrale di questa omelia:
Lui è fedele, lui mi conosce, lui mi ama. Mai mi lascerà solo. Mi porta per mano. Cosa posso volere? Cosa di più? Cosa devo fare? Esulta in speranza. Esulta nella speranza, perché il Signore ti ama come padre e come madre.
 

Peruviani in Italia in preghiera per il loro Paese

Roma - “Viviamo in tempi di grande impotenza sociale. C'è stata una specie di terremoto, questa volta non provocato dalla natura, ma dalla politica stessa. Il Perù chiama oggi i suoi figli ad unirsi in preghiere e suppliche per trovare un cammino di pace politica e democratica”. Lo scrive oggi, commentando la situazione politica del Paese il coordinatore nazionale per la pastorale con i peruviani in Italia, p. Emerson Campos Anguilar. Oggi il Congresso del Perù si riunirà in seduta plenaria per decidere se accettare le dimissioni presentate dal presidente Pedro Pablo Kuczynski. Per p. Aguilar la recente visita di papa Francesco in Perù è stata “una chiamata a Vivere la speranza e l'unità, da questo Magistero e da queste parole del Santo Padre desidero incitare tutta la nostra comunità latinoamericana peruviana in Italia ad una preghiera per il Perù”.
Domenica prossima una rappresentanza di latino americani in Italia sarà presente alla celebrazione della domenica delle Palme, presieduta da Papa Francesco per “ringraziare il Santo Padre per la sua visita in Perù. Ma allo stesso tempo chiedere al Santo Padre una benedizione per la nostra terra”. Il coordinatore chiede a tutta la comunità latino americana in Italia a pregare per il Perù: che Santa Rosa di Lima e San Martino de Porres benedicano la nostra patria”.
 

Cosenza: parrocchie aperte per gli ambulanti

Cosenza - Sacro Cuore di Gesù e Madonna di Loreto, San Nicola, San Domenico e Cristo Re. Sono state queste le quattro chiese che, durante i giorni della fiera di san Giuseppe a Cosenza, si sono trasformate in punti di accoglienza e ristoro per i tanti ambulanti che, nei saloni appositamente predisposti, hanno trovato non solo un pasto caldo, ma amicizia e conforto. Alle mense parrocchiali si è aggiunta ancora una delle sale dell’Hotel Centrale (occupato) e la cucina messa a disposizione nei locali di “Stella Cometa”, nell’area delle ex-ferrovie. Una catena di solidarietà, messa in piedi dal Comitato “FieraInMensa” che riunisce associazioni laiche e cattoliche, tutte insieme, non solo per accogliere e dare sollievo a chi nei giorni della fiera ha avuto bisogno di aiuto, ma per contribuire a promuovere la cultura dell’accoglienza che di Cosenza, sempre di più, sta diventando la bandiera. Accoglienza “contagiosa”, quindi, che ha coinvolto centinaia di volontari, ragazzi e ragazze delle parrocchie e delle associazioni che, ogni sera, si sono alternati nel servizio di accoglienza e distribuzione pasti (circa 500 ogni sera) e, soprattutto, nel creare relazioni, scambiare quattro chiacchiere e farsi sentire prossimi. Volontari che, per favorire una più equa distribuzione degli ambulanti, durante il giorno, hanno anche distribuito dei “ticket”, per indirizzarli verso una delle cinque mense, al fine di evitare file e disordine. A preparare il primo, le cinque comunità di migranti residenti a Cosenza (coinvolte anche nell’organizzazione), mentre i secondi sono arrivati da diverse parrocchie della città e dell’hinterland che, come ogni anno, hanno positivamente risposto all’appello degli organizzatori. Al pasto si è aggiunto, poi, il prezioso servizio medico, prestato volontariamente da alcuni medici della città che, ogni sera, hanno visitato decine di ambulanti e il dormitorio, predisposto in uno dei capannoni dell’ex-ferrovie su Via Popilia, dove sono state ospitate, in maniera ordinata e dignitosa, cento persone. A queste vanno ancora aggiunte le venti mamme, con bambini piccoli, che sono state accolte, in una vera e propria gara di solidarietà, da altrettante famiglie cosentine che hanno messo a disposizione le loro case e i loro letti. Poi, tante donazioni di generi alimentari, i piccoli contributi di semplici cittadini e l’impegno di decine di volontari che hanno messo a disposizione tempo e risorse per gestire una macchina organizzativa che, dopo mesi di impegno e duro lavoro, ha, ancora una volta, dato i suoi preziosi frutti. (Roberto Di Cicco – Parola di Vita)
 

Migrantes: nomine coordinatori etnici

Roma - Il Consiglio Episcopale Permanente della durante i lavori della sessione primaverile, ha provveduto alla nomina del Coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici polacchi in Italia: mons. Jan Antoni Główczyk (Tarnów, Polonia); del Coordinatore Nazionale della pastorale dei cattolici ungheresi in Italia: mons. László Németh (Esztergom-Budapest, Ungheria); del Coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici romeni di rito latino in Italia: mons. Anton Lucaci (Iaşi, Romania), del Coordinatore Nazionale della pastorale dei cattolici srilankesi in Italia: mons. Joseph Neville Perera (Colombo, Sri Lanka) e del Coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici africani di lingua inglese in Italia: don Matthew Eze Otuosorochukwu (Orlu, Nigeria). Ai coordinatori gli auguri di un proficuo lavoro.
 

Migrantes Catania incontra il Circo Royal

Catania - Testimoniare la gioia anche nel dolore e trasmettere la fede attraverso l'arte circense. Questo lo spirito che ha contraddistinto e animato la visita della Migrantes della Diocesi di Catania con gli artisti del Circo Royal ad un mese dalla morte di Loris Dell'Acqua, uno dei fondatori del circo, prematuramente scomparso il 28 dicembre scorso a Catania, alla vigilia del debutto nella città etnea.
La celebrazione eucaristica si è svolta sotto il grande tendone ed è stata presieduta da Don Piero Belluso della Missione Chiesa-Mondo, presenti i diaconi, don Giuseppe Cannizzo, direttore dell'Ufficio Pastorale Migrantes di Catania, don Santo Rizzo e don Giuseppe Calantropo, collaboratori della Migrantes. Alla messa hanno partecipato la moglie e i figli del defunto Loris dell'Acqua, insieme a tutto il personale dello spettacolo viaggiante, per un totale di 50 persone.
Una celebrazione molto sentita, scandita dalla commozione e dal ricordo ancora vivo del “Capitano”, cosi come veniva chiamato da tutti gli artisti, ai quali nel corso degli anni aveva trasmesso e testimoniato con la propria vita la passione e la dedizione per il circo, arte di estrema bellezza e messaggera di autentica gioia come ha ricordato Papa Francesco.
Al termine della funzione, il direttore della Migrantes diocesana, ha rivolto sentite condoglianze ai presenti anche a nome di Mons. Salvatore Gristina, Arcivescovo di Catania. “Come rappresentante dell'Ufficio pastorale che si occupa di migranti, persone in mobilità, rom, circensi e lunaparkisti, esprimo la mia vicinanza al lutto che ha colpito la vostra comunità, stringendomi al dolore di tutta la famiglia, alla quale è rivolta la nostra preghiera", ha detto Canizzo.