Primo Piano

Giovani per la pace: un appello contro ogni violenza

Roma – “La violenza non è stata vinta”, tanto che “inquina” ancora i Paesi europei: “Essa assume il volto dell’indifferenza, si nutre di ignoranza dell’altro, pregiudizi, antisemitismo, razzismo…I poveri e i deboli sono i primi a esserne colpiti: anziani, disabili , migranti, rifugiati, Rom, senza dimora”. È quanto si legge in un appello firmato ieri da oltre mille Giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio, provenienti da tutta Europa. Da qui l’impegno “a lavorare per un’Europa in cui tutti possano vivere insieme”, contrastando ogni violenza e scegliendo “la via dell’incontro e dell’amicizia”.
I giovani ieri hanno visitato le Fosse Ardeatine. La visita si è aperta con un’assemblea nel grande spiazzo del Sacrario. Presente, oltre al presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, e al colonnello Francesco Sardone, direttore del mausoleo, anche il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che ha recitato una preghiera e pronunciato un saluto ricordando l’anniversario delle leggi razziali italiane del 1938 e mettendo in guardia dal riemergere di nuove forme di antisemitismo e razzismo in Europa, anche nel nostro Paese.
La cerimonia - che si è svolta nell’ultimo giorno del convegno internazionale Global friendship to live together si è conclusa con un pellegrinaggio silenzioso alla cava dove il 24 marzo 1944 vennero trucidati 335 innocenti e alle loro tombe, davanti alle quali ognuno ha reso omaggio deponendo un fiore.
 
 

Mons. Delpini: genti diverse che camminano insieme

Milano, - «Siamo un popolo in cammino» che abita quaggiù una città stabile, ma va in cerca di quella futura, la Gerusalemme nuova indicata dal veggente dell’Apocalisse e proprio per tale ragione «pratica con coraggio un inesausto rinnovamento», non «vive di nostalgia» o non si ammala «di risentimento».
Lo scrive l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, nelle pagine iniziali della lettera pastorale per l’anno 2018-2019 «Cresce lungo il cammino il suo vigore» in uscita oggi nelle librerie  toccando subito due questioni cruciali: l’incontro tra cattolici provenienti da differenti paesi per effetto delle migrazioni, cui la Diocesi ha dedicato un sinodo di cui monsignor Delpini annuncia la conclusione il prossimo 3 novembre; e i giovani, tema di un altro incontro sinodale, in questo caso promosso dalla Chiesa universale e che avrà per protagonisti i vescovi
Parlando della questione migratoria, mons. Delpini spiega che «La Chiesa si riconosce “dalle genti” non solo perché prende coscienza della mobilità umana ma, in primo luogo, perché docile allo Spirito, sperimenta che non si dà cammino del Popolo di Dio verso il monte dell’alleanza piena se non dove, nel camminare insieme verso la medesima meta, si apprende a camminare gli uni verso gli altri». «Il convenire di genti da ogni parte della terra nell’unica Chiesa cattolica apre a leggere meglio il Vangelo», insiste Delpini.
 

Mons. Lorefice “se chiudiamo i porti siamo dei disperati”

Palermo -  “La logica del ‘prima noi’ mostra in questa Europa tutta la sua fallacia. Rischiamo fratture insanabili proprio perché ogni Paese europeo comincia a ritenere che il suo benessere venga prima senza capire che, se la casa comune si distrugge, tutti resteremo privi di un tetto. È la miopia dell’egoismo politico”. Lo ha detto l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nel suo messaggio alla città in occasione del Festino della patrona, santa Rosalia. Secondo il presule, riporta l’agenzia Sir, si sta diffondendo “un’illusione pericolosa”: “Che la chiusura, la contrapposizione all’altro siano una soluzione. Ma una civiltà in cui sia normale che qualcuno viva perché un altro muore è una civiltà che si avvia alla fine”. Ricordando l’impegno di Giorgio La Pira, l’arcivescovo ha affermato che “oggi ci inviterebbe a guardare le tante navi che dirigono la loro prua verso l’Europa come alle navi della speranza, la speranza della povera gente che cerca protezione e vita buona”. “Se fermiamo le navi dei poveri, se chiudiamo i porti, siamo dei disperati. Disperiamo della nostra umanità, della nostra voglia di vivere, del nostro desiderio di comunione”. Guardando all’Africa, mons. Lorefice da testimone denuncia come “negli ultimi trent’anni, è stata sfruttata dall’Occidente, depredata delle sue materie prime”. “Le multinazionali le hanno portate via senza pagare un soldo e abbiamo tenuto in vita governi fantoccio che non fossero in grado di difendere i diritti della gente. Le potenze occidentali mantengono una condizione di guerra perenne che rende più facile lo sfruttamento e consente un fiorente commercio di armi. Siamo noi i predoni dell’Africa. Siamo noi i ladri che affamando e distruggendo la vita di milioni di poveri, li costringiamo a partire per non morire”.
Per mons. Lorefice “siamo chiamati a essere come Rosalia, ricolmi della pienezza di Dio, felici della compagnia dei fratelli e delle sorelle. Costruttori di città fraterne, giuste e accoglienti, di famiglie unite, oneste, capaci di accompagnare nella sfida educativa le nuove generazioni; edificatori di comunità cristiane che testimonino con coraggio e coerenza la gioia del Vangelo”. Quindi, l’incontro di Rosalia con gli altri, “l’incontro del volto, dei volti dei fratelli e delle sorelle che salivano al suo eremo”. E il riferimento ai migranti nelle parole dell’arcivescovo, che ha indicato il “volto degli uomini e delle donne che vivono a casa con me o nel posto di lavoro, che incontro per strada o sul tram, in campagna o in città, in un villaggio o in una metropoli, vicini o lontani, con il mio stesso colore di pelle o con un colore diverso: Tutti gli uomini e le donne siamo di colore”.
 

CCEE: formare, informare e sensibilizzare sulla mobilità umana

Stoccolma -  Il fenomeno migratorio non è solo una questione economica, sociale, demografica, culturale e politica. Proprio perché esso è diventato un argomento sempre più politicizzato, comprendere oggi le ragioni di questo movimento umano globale, la presenza dei migranti e la loro integrazione nelle società europee passa attraverso la comunicazione. E allora, come comunicare, informare la gente, e formare innanzitutto i fedeli cattolici ad una giusta percezione del fenomeno migratorio? Quali strumenti utilizzare? Come testimoniare quanto di bene si sta facendo in Europa anche attraverso la Chiesa cattolica? Come combattere le numerose “fake news” che popolano le piazze virtuali e alterano la realtà? Sono queste le domande su cui si sono confrontati i responsabili per la pastorale dei migranti delle Conferenze Episcopali in Europa, riunitisi a Stoccolma (Svezia) dal 13 al 15 luglio. Per l’Italia era presente il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis.
Il fenomeno migratorio all’interno del continente europeo è stato ed è salutare per la fede, perché molti cristiani giunti dall’Est europeo, dal Medio Oriente o dall’Africa hanno mantenuto e vivono la loro fede nei Paesi di accoglienza, spesso marcati da un forte processo di secolarizzazione. Dall’altra parte, una errata gestione o la cosciente manipolazione del fenomeno migratorio attraverso i mezzi di comunicazione sociali hanno spesso generato incomprensioni, se non addirittura atteggiamenti ostili presso le comunità accoglienti. E’ quanto ha fatto notare don José María La Porte, Decano della Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce (Roma) introducendo il tema “Immigrazioni e opinione pubblica: le dinamiche dell’informazione”.
In effetti, i partecipanti hanno notato come in tempi di crisi economica, cresce la percezione nell’opinione pubblica che i Governi nazionali dovrebbero innanzitutto prendersi cura dei propri cittadini anziché dei migranti. Se nei dibattiti mediatici, il fenomeno migratorio viene affrontato solo dalla perspettiva economica o politica, il risultato appare evidente: si dimentica il diritto inalienabile alla dignità di ogni persona umana. Inoltre, non sempre i media mostrano di trattare il complesso fenomeno della mobilità umana con la dovuta competenza. Così, il ruolo della comunicazione nel raccontare la mobilità umana nelle sue tragedie ma anche nella sua bellezza e ricchezza appare essere una responsabilità fondamentale anche della Chiesa. In questo senso, i lavori hanno messo in evidenza – si legge in ina nota - l’urgenza per chi è preposto alla cura pastorale dei migranti di legare pastorale e comunicazione, investendo nella formazione dei comunicatori e nell’uso dei social media. Troppo spesso infatti si corre il rischio di usare in modo acritico categorie prese ‘in prestito’ da altre istituzioni, da altri ambiti quali la politica, la sociologia o l’economia che generano confusione e paura. Raccontare invece in modo appropriato la mobilità umana appare una sfida urgente che richiede un impegno rinnovato anche da parte della Chiesa. Non sempre questo significa l’aumento di interventi pubblici o di nuovi strumenti mediatici quanto di ritornare ad esprimere in modo semplice ma chiaro i principi che sono alla base dell’attività della Chiesa, come la dignità di ogni persona. In tal senso, la testimonianza della Chiesa apparirà molto più forte se i vari ambiti pastorali preposti alla cura dell’umano testimoniano il medesimo desiderio di tutelare la persona. Non si può essere a favore della difesa della dignità della vita dei migranti e contro la difesa della vita o della famiglia; e vice-versa non si può difendere la vita, dal suo concepimento fino alla sua fine naturale, e non difendere la vita e la dignità dei migranti. Nella giornata di sabato 14 luglio, i partecipanti si sono confrontati insieme ai rappresentanti di Caritas Svezia, dell’ICMC e della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale su “Come la Chiesa usa i media per parlare delle migrazioni” e come la Chiesa forma e informa i suoi fedeli riguardo al fenomeno della migrazione. In Europa, le Caritas nazionali hanno puntato su un impegno concertato e interconnesso tra loro, realizzando le stesse campagne mediatiche su vari reti sociali adattate alla specificità dei singoli contesti nazionali. Questo è particolarmente evidente nella campagna #whatishome volta a sensibilizzare gli utenti sul tema della “casa” e creare engagment tra di loro. Lavorare insieme, in collaborazione anche con altre realtà della società civile – ma senza ambiguità -, può risultare importante nel promuovere una cultura dell’incontro e correggere l’immagine errata propugnata dalle numerose “fake news” che circolano nella rete. Insieme ai rappresentanti del Vaticano si è approfondito poi il ruolo educativo ed evangelizzatore delle attività del nuovo Dicastero. Formare, informare i fedeli e promuovere la collaborazione tra le varie realtà ecclesiali che operano nell’ambito della pastorale dei migranti è al centro della sua missione. Attraverso varie esperienze di collaborazione, il dicastero testimonia come sia possibile costruire una narrativa positiva. Dal canto suo, l’ICMC (la Commissione Cattolica Internazionale Migrazioni) è impegnata nel promuovere, con vari progetti un po’ ovunque nel mondo, le linee guida indicate da Papa Francesco e sintetizzate con le parole “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”.
Tutte le sessioni di lavoro hanno visto un ampio tempo di dialogo che ha permesso lo scambio di esperienze che aiutano a testimoniare al mondo quello che la Chiesa fa e pensa sulle migrazioni, e l’individuazione di alcune sfide comunicative della Chiesa nell’ambito delle migrazioni sia all’interno che all’esterno della comunità cristiana.
Nelle loro conclusioni, mons. Duarte da Cunha, Segretario Generale del CCEE, e don Luis Okulik, Segretario della Commissione CCEE Pastorale Sociale, hanno sottolineato l’importanza di comunicare quanto di bello la Chiesa fa; l’urgenza di un uso appropriato del linguaggio utilizzato quando si parla della mobilità umana; di inquadrare chiaramente i singoli eventi, troppo spesso decontestualizzati; e di sfidare la narrativa comune, accettando innanzitutto l’incontro con l’altro, amandolo non in astratto, ma nella concretezza del quotidiano. Nell’ambito delle migrazioni, le opere hanno più forza di molte parole, spesso inadeguate a dare ragione del dramma e della solitudine vissuta da tante persone lontane dalla propria patria.
Lo scambio e la celebrazione quotidiana dell’eucarestia ha permesso anche di portare nel cuore e nella preghiera i problemi, le sofferenze non solo dei numerosi migranti che giungono da oltre i confini del continente, in particolare dei cristiani perseguitati in Medio Oriente e in Africa, ma anche, e specialmente, dei numerosi ucraini sfollati o costretti ad emigrare dal loro Paese per il dramma della guerra. Nonostante le loro numerose difficoltà la Chiesa è loro grata per la testimonianza che danno nel vivere il Vangelo di Cristo e nell’annunciarlo nella loro terra di accoglienza. Nel corso dell’incontro i partecipanti hanno potuto incontrare ed apprezzare l’ospitalità di varie comunità di migranti, provenienti dal Medio Oriente e dall’America Latina, presenti nella diocesi. I lavori si sono conclusi nella mattinata di ieri, domenica 15 luglio, con la celebrazione della Santa Messa in presenza delle comunità di migranti nella Chiesa di Santa Eugenia di Stoccolma e una visita all’Abbazia di Santa Brigida a Vadstena.
 

Il centro e il volto: l’Angelus di Papa Francesco

Città del Vaticano - Maria “ci aiuti a portare nel mondo il messaggio del Vangelo in una esultanza umile e radiosa, oltre ogni rifiuto, incomprensione o tribolazione”. Così ha pregato ieri papa Francesco prima della preghiera mariana dell’Angelus. Il Pontefice ha incentrato la sua riflessione sullo stile missionario. Commentando il Vangelo dell’invio dei discepoli papa Francesco ha detto che Gesù li chiama ad “una sorta di “tirocinio” di quello che saranno chiamati a fare dopo la Risurrezione del Signore con la potenza dello Spirito Santo” Per il papa la missione ha un centro e un volto: il centro è Gesù mentre il volto è la povertà dei mezzi, la sobrietà. “L’andare e l’operare dei Dodici – ha detto il papa - appare come l’irradiarsi da un centro, il riproporsi della presenza e dell’opera di Gesù nella loro azione missionaria”.  Anche per noi questa missione è “autentica solo a partire dal suo centro immutabile che è Gesù. Non è un’iniziativa dei singoli fedeli né dei gruppi e nemmeno delle grandi aggregazioni, ma è la missione della Chiesa inseparabilmente unita al suo Signore. Nessun cristiano annuncia il Vangelo ‘in proprio’, ma solo inviato dalla Chiesa che ha ricevuto il mandato da Cristo stesso”. “Il Maestro – ha spiegato ancora Papa Francesco - li vuole liberi e leggeri, senza appoggi e senza favori, sicuri solo dell’amore di Lui che li invia, forti solo della sua parola che vanno ad annunciare” , cioè “non manager onnipotenti, non funzionari inamovibili, non divi in tournée”. E nella missione bisogna mettere in conto anche la possibilità che l’annuncio non venga accolto “Anche questo è povertà: l’esperienza del fallimento. La vicenda di Gesù, che fu rifiutato e crocifisso, prefigura il destino del suo messaggero. E solo se siamo uniti a Lui, morto e risorto, riusciamo a trovare il coraggio dell’evangelizzazione”, ha spiegato.
 

Cei: da oggi il card. Bassetti in Ucraina

Roma - Da oggi e fino a lunedì prossimo, 16 luglio, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Gualtiero Bassetti, è in Ucraina su invito di Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo e padre della Chiesa greco-cattolica ucraina. Il cardinale sarà accompagnato da mons. Vittorio Viola, vescovo di Tortona, e parteciperà al pellegrinaggio nazionale ucraino al Santuario mariano di Zarvanytsia, insieme a Sua Beatitudine. La conferenza episcopale Italiana sostiene molti progetti della Chiesa greco-cattolica in Ucraina e anche in Italia attraverso la Fondazione Migrantes. Attualmente nel nostro Paese vivono 200mila ucraini con 145 comunità greco-cattoliche. Alcune sono piccole, composte da 20-30 fedeli, la maggioranza di 250-300, e alcune superano mille persone, e in grande città come Napoli, Roma, Milano vanno oltre le cinquemila. A seguirli 62 sacerdoti che per dare un carattere più concreto ed organizzativo al servizio pastorale sono divisi in tre vicariati: uno al Nord, uno al Sud e un altro al Centro con un coordinatore per ogni zona. Il card. Bassetti domani sera sarà presente  alla processione e terrà un discorso ai pellegrini mentre domenica sarà presente alla Divina Liturgia durante la quale il presidente della Cei rivolgerà un saluto. (Raffaele Iaria)
 

Le ricette del dialogo: cibo, storie & formazione

Torino - Migranti di Slow Food International ha presentato il progetto “Le ricette del dialogo. Cibo e storie per l’intercultura e l’integrazione”. L’iniziativa mira a selezionare 60 migranti residenti in Piemonte per coinvolgerli in un percorso formativo di alto livello composto di 6 moduli di 4 ore a partire dal prossimo ottobre (la sede è ancora da decidere).
L’obiettivo di fondo è «proporre il cibo tradizionale come strumento di dialogo e relazione con il territorio», offrendo ai partecipanti l’opportunità di costruirsi un curriculum “appetibile” per trovare lavoro nel mondo del “food”, ma anche per avviare un’attività legata alla ristorazione.
Fra le materie di studio vi saranno l’HACCP (cioè le procedure per la buona conservazione degli alimenti), la stagionalità dei prodotti e gli elementi legali del “fare impresa”. Inoltre, come spiega Abderrahmane Amajou, coordinatore del tema migranti a Slow Food International, «ai partecipanti sarà data l’opportunità di raccontare le proprie storie attraverso le ricette di cucina».
Ma si pensa anche a un percorso per creare interazione e integrazione direttamente a casa di 10 partecipanti, che accoglieranno all’interno delle loro abitazioni cittadini del posto. Per questo sottogruppo è previsto un ulteriore contributo economico per organizzare l’allestimento.
L’iniziativa è promossa da Slow Food, LVIA, Renken, Colibrì, Panafricando, ASBARL, Regione Piemonte e Città di Torino ed è finanziata dall’Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS).
 

Migranti: i numeri dell’accoglienza della Chiesa italiana

Roma - Venticinquemila mila migranti accolti in 136 diocesi. In tre anni circa 2000 profughi salvati dai corridoi umanitari. Sino solo alcuni numeri sull’accoglienza della Chiesa italiana con i migranti. Ma non solo. L'accoglienza cattolica finora ha supportato il sistema dei Cas, i prefettizi Centri di accoglienza straordinaria, e per il 16% è entrata nel sistema Sprar gestito dal Viminale con i Comuni, riferisce il quotidiano “Avvenire”. Le strutture utilizzate sono in genere canoniche, seminari, strutture ecclesiali, ma anche episcopi. “Casa loro”, insomma. Da notare, scrive Paolo Lambruschi, che oltre 2.700 persone in parrocchia – più o meno l'equivalente di quanti stanno nello Sprar – e 500 in famiglia risultavano accolte fuori dal sistema pubblico. Ossia con tutti i crismi della legalità, ma con fondi ecclesiali. Il monitoraggio 2018 è in corso e i dati verranno divulgati in autunno.D a aggiungere al numero delle persone accolte i circa 2.000 profughi giunti in tre anni con i corridoi umanitari ideati dalla Comunità di Sant'Egidio e aperti, in accordo col Governo. Una iniziativa ecumenica. Prima si sono sviluppati quelli dal Medio Oriente assicurati assieme alla Federazione delle Chiese evangeliche e alla Chiesa valdese con la collaborazione di diverse Diocesi cattoliche, e usati da profughi siriani vulnerabili in Libano. Poi quelli con la Cei dal Corno d’Africa per fare arrivare centinaia e centinaia di eritrei e somali dai campi etiopici. Oltre a loro sempre assieme alla Cei, tra dicembre 2017 e febbraio 2018 sono stati portati in Italia in collaborazione con Governo e Acnur 300 profughi detenuti nelle galere libiche, accolti a loro volta nello nostre diocesi. Per quanto riguarda i corridoi umanitari la formula scelta da Caritas italiana e Fondazione Migrantes, i due organismi Cei coinvolti, è quella dell'accoglienza diffusa, vale a dire famiglie o singoli accolti in case della diocesi e di organizzazioni cattoliche e seguiti da volontari con una famiglia tutor. I costi sono a carico della Chiesa. Il progetto dura un anno durante il quale ai profughi viene garantito vitto alloggio e vestiario in cambio della frequenza scolastica per i minori e di corsi di lingua e formazione professionale per gli adulti. I profughi arrivati finora hanno presentato tutti domanda di asilo.
 

Rifugiati e richiedenti asilo: al via una collaborazione tra Assistenti Sociali e UNHCR

Roma -  Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali e l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) hanno siglato l’avvio di una collaborazione con lo scopo di contribuire alla qualificazione del sistema di tutela e integrazione per rifugiati e richiedenti asilo con particolare riguardo alle persone portatrici di esigenze specifiche, inclusi minori stranieri non accompagnati, persone vittime di tortura, persone con disagio mentale e altre.
La collaborazione – si legge in una nota - ha la finalità di favorire la sistematizzazione delle migliori prassi nell’accesso ai servizi di tutela offerti sul territorio, in funzionale raccordo con gli altri attori operanti nel sistema di asilo, nell’accoglienza e nel percorso di integrazione, nonchè con i servizi di assistenza sanitaria e sociale.  
L’accordo di collaborazione nasce dalla necessità di garantire “effettiva protezione” a rifugiati e richiedenti asilo attraverso “sinergie e mutuo coinvolgimento nelle attività di comune interesse, con particolare attenzione alla promozione del loro ascolto e della loro partecipazione, veicolo indispensabile per l’esercizio dei loro diritti”.
 
 

Card. Bassetti: salvare vite umane

Roma – “Non entro nelle questioni del governo, dico quello che è il pensiero della Chiesa. Il pensiero della Chiesa è la parabola del buon Samaritano, è Gesù che si prende cura. La logica del cristianesimo è prendersi cura. Accogliere, accompagnare, integrare come dice il Papa” . A dirlo è stato il card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ieri a Firenze per una  visita per i mille anni della Basilica Abbaziale di San Miniato al Monte. Per il porporato “se c’è una nave che sta nel mare non si può chiudere i porti, non si può rischiare di far morire o creare disagi a delle persone”. Il problema – ha poi aggiunto – “non riguarda solo l’Italia, riguarda l’Europa ma riguarda il mondo intero, riguarda come è impostata una certa politica che non favorisce i popoli più poveri”. Il Presidente della CEI ha quindi ha ricordato che “come diceva Paolo VI nella Populorum Progressio c’è una logica perversa che fa sì che i Paesi ricchi si arricchiscano di più, e i poveri si impoveriscano”. E oggi “c’è questo problema a livello mondiale di movimento, di migrazione”.
 

Card. Parolin: è sbagliato chiudere i porti

Roma - La chiusura dei porti “non è la soluzione, abbiamo già espresso le nostre preoccupazioni”. È  quanto ha detto il Segretario di Stato Vaticano, il card. Pietro Parolin parlando a margine della presentazione del Bilancio Sociale dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. Il porporato ha riferito che la questione dei migranti è stato anche un tema di confronto nel pranzo di ieri al Quirinale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con i nuovi cardinali italiani.  “Abbiamo parlato più che altro di questioni internazionali. – ha raccontato – Il Presidente era reduce da un viaggio nei Paesi baltici, io ho fatto di recente un viaggio nei Balcani. Abbiamo parlato di prospettive europee e in questo ambito dei migranti”.
 

CCEE: il flusso dei migranti e delle notizie

Stoccolma - “Un movimento di umanità: il flusso dei migranti e delle notizie. Il dialogo e la comunicazione per una cultura dell’incontro”. Questo il tema dell’incontro annuale dei vescovi e delegati responsabili per la pastorale dei migranti delle Conferenze episcopali in Europa che si svolgerà quest’anno a Stoccolma dal 13 al 15 luglio su invito del Vescovo locale, il card. Anders Arborelius, responsabile della sezione “migrazioni” della Commissione CCEE “Pastorale Sociale”.
Con questo tema i responsabili per la pastorale dei migranti in Europa intendono “approfondire il rapporto tra flusso migratorio e la percezione che ne ha l’opinione pubblica, forgiata da una comunicazione che non promuove sempre il dialogo e la cultura dell’incontro”. 
“La Chiesa cattolica in Svezia è una Chiesa di migranti. Molti di noi provengono da altri paesi e alcuni di noi da altre denominazioni. Come cristiani, siamo tutti pellegrini sulla via del regno celeste di Dio”, dice il card. Arborelius: “se siamo veramente consapevoli di questa grazia, saremo anche in grado di essere più aperti e accoglienti verso tutti quei migranti che Dio ci ha inviato. Abbiamo la nostra vera patria sopra. Il regno di Dio è la nostra vera casa. Qui sotto, siamo tutti ospiti, pellegrini, migranti. Noi ci apparteniamo. Abbiamo la stessa vocazione: essere i testimoni di Gesù qui e ora”.
I lavori, in sessione pubblica, inizieranno venerdì 13 luglio (ore 18) nella cattedrale Sant’Erik di Stoccolma e vedranno la partecipazione di diversi rappresentanti di comunità di migranti presenti nella capitale svedese. Ad aprire i lavori saranno il card. Arborelius e mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste (Italia) e Presidente della Commissione CCEE “Pastorale Sociale”. Successivamente, il don José María La Porte, Decano della Facoltà di Comunicazione Sociale Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce (Roma) tratterà il tema “Immigrazioni e opinione pubblica: le dinamiche dell’informazione”.
Sabato i partecipanti si confronteranno su “Come la Chiesa usa i media per parlare delle migrazioni” in una sessione animata da p. Henrik Alberius, Presidente della Caritas Svezia e che vedrà la testimonianza di diversi organismi ecclesiali internazionali che lavorano nell’ambito della pastorale dei migranti. Successivamente, il dott. Yuri Tykhovlis e la dott.ssa Lidia Magni Yuri della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale tratteranno il tema “Come la Chiesa forma e informa i suoi fedeli riguardo al fenomeno della migrazione”.
La giornata si concluderà con gli interventi di mons. Robert Vitillo, Segretario generale dell’ICMC (Commissione Cattolica Internazionale Migrazioni) su “Come la Chiesa usa i media per testimoniare al mondo quello che fa e pensa sulla migrazione” e le conclusioni di mons. Duarte da Cunha, Segretario generale del CCEE.
I lavori si concluderanno nella mattinata di domenica 15 luglio con la celebrazione della Santa Messa in presenza delle comunità di migranti nella Chiesa di Santa Eugenia di Stoccolma e una visita all’Abbazia di Santa Brigida a Vadstena.
Per l’Italia sarà presente il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis.
 

Sgombero Scorticabove e le preoccupazioni delle associazioni e del volontariato


Roma – “Apprendiamo sconcertati che ai rifugiati e sfrattati sudanesi di via Scorticabove sono stati tolti sia l'acqua, che l'accesso ai servizi igienici. La sicurezza e la legalità - pur necessari - devono andare, però, di pari passo con la solidarietà e la misericordia. Togliere l'acqua a donne e bambini è un gesto, che se confermato, non possiamo assolutamente condividere”. Lo ha detto Lucia Ercoli, direttore sanitario dell'associazione Medicina Solidale, che da oltre 13 anni offre cure e assistenza ai tanti “invisibili” della Capitale. Ercoli ricorda che “ogni estate ormai la nostra città ci ha abituati a vivere la caccia all'immigrato di turno. Dopo il Baobab, SS. Apostoli e piazza Indipendenza ora è il turno di quelli di Via Scorticabove che pagano solo il fatto che la nostra città non è più in grado di accogliere chi è fragile e soprattutto non ha in prospettiva un valido progetto”. Medicina Solidale “apprezza” il fatto che la diocesi di Roma, attraverso il vescovo Paolo Lojudice, delegato della Commissione Migrantes abbia aperto con i rifugiati/sfrattati un dialogo serio e solidale”. Il presuole, insieme al direttore Migrantes della diocesi, mons. Pierpaolo Felicolo, ha ricevuto, la settimana scorsa, come riferisce il sacerdote, una delegazione delle persone sgomberate “ascoltando le loro i loro pareri e le loro richieste”. Si tratta di 120 persone rifugiate sfrattati dallo stabile dove erano ospitati.
 

Migranti: la Diciotti in arrivo a Trapani


Roma - Sta per terminare l'odissea della nave della Guardia Costiera Diciotti con a bordo 67 immigrati, alcuni dei quali accusati di aver minacciato di morte l'equipaggio di un' imbarcazione privata italiana, la Vos Thalassa, pur di non essere riportati in Libia. Da quanto si apprende dalla Guardia Costiera – scrive Avvenire.it - l'imbarcazione sta ora facendo rotta verso Trapani, ma non è ancora chiaro quale sarà il destino dei migranti a bordo.
 

MCI di Ulm e Neu Ulm: don Gilberti rientra in Italia

Francoforte - Il 31 ottobre 2018, dopo 35 anni di presenza a Neu Ulm e 25 a Ulm, don Giuseppe Gilberti termina il suo servizio nelle due Comunità, per far rientro in Italia. Prima di rientrare festeggerà il 50° di sacerdozio, il 3 ottobre, nella chiesa St. Albert Offenhausen. Le sue due Comunità resteranno unite anche dopo. Don Gilberti era arrivato in Germania il 7 marzo 1982, alla Missione Cattolica Italian a di Wolfsburg, dove è rimasto fino a tutto il settembre del 1983, per passare poi a quella di Neu Ulm. La stampa locale (la Südwestumschau del 2.6.18) gli ha dedicato un ampio ed interessante articolo, dal titolo “Pendeln zwischen Heimaten” .