Primo Piano

Vicenza: servono linguaggio pulito e mente aperta

Vicenza - L’estate è tempo di viaggi: da quello per una meritata vacanza fino a quello dei preti che migrano da una comunità a un’altra.
Il vescovo Beniamino (mons. Pizzioli, vescovo di Vicenza, ndr) ci ha rivolto un messaggio la scorsa settimana, suggerendoci quasi un viaggio (il nostro!), fino alla terra di coloro che migrano: l’Africa.
Le parole del Vescovo si possono associare a una parola che viene dalla bocca stessa di Gesù, il quale vedendo le barche di Pietro e Andrea, poi di Giacomo e di Giovanni, li fa sbarcare in un’esperienza sconvolgente: lasciare le barche e seguire Lui, il profeta di Nazaret.
In quella occasione però, Gesù vuole che gli apostoli, pur lasciando le barche, conservino qualcosa della loro qualità: «Vi farò pescatori…di uomini» (Mc 1,17). Questo è il marchio iniziale, incancellabile, per i discepoli. Di ogni tempo.
Pescatori di uomini, dovremmo esserlo tutti. Tirare fuori dal mare l’umanità vuol dire salvarla. È una sfida grande quella che il Signore chiede, e ciascuno la vive già nel silenzio dei gesti più ordinari, perché ciascuno di noi “salva”, tutti i giorni “altri”. Lo fanno madri e padri con i loro figli, lo facciamo nel lavoro che non è solo per la busta paga, ma anche per la qualità della vita di altri. Il cristiano, in fondo, non è altro che un salvato, che salva. Come può, e meglio che può.
«Pescare gli uomini», oggi suona con un significato speciale, per noi spettatori di fatti non nuovi nella storia, eppure mettono sempre in questione.
Il fenomeno della migrazione sta così agitando la nostra vita sociale, al punto che sembra smarrirsi, a volte, il nostro cristianesimo. Come se fosse il vangelo a migrare, espulso e sconosciuto, lontano dal cuore di chi lo dovrebbe conoscere, vivere e annunciare.
Dal messaggio del Vescovo possiamo trarre alcune indicazioni per il discernimento cristiano dei fatti che stiamo vivendo.
Anzitutto l’invito a continuare.
Confermiamo lo stile di accoglienza “speciale” attivato da qualche tempo in 17 realtà della nostra diocesi. Continuare, con uno stile mite, a fare quello che stiamo già facendo. I messaggi contrari all’accoglienza rischiano di dare forza a molti che non fanno nulla, ma il rischio è anche che quelli che fanno qualcosa, sentano un senso di debolezza e di sfiducia.
Non è giusto che chi non fa, tolga forza e fiducia a quelli che fanno. Dunque continuiamo, senza paura e con coraggio. Non è il tempo per avvilirci.
Un secondo invito: a pulire il linguaggio.
A guardare non solo il male, ai pericoli, agli allarmi tante volte gonfiati per qualche strano compiacimento. Guardiamo al bene, parliamo bene del bene, smorziamo un reagire frettoloso, che entra perfino nelle comunità cristiane.
Non c’è niente di cristiano nella barbarie del linguaggio, semmai preghiamo di più per quello che succede.
La preghiera, nelle comunità, è un bel linguaggio cristiano: qui confessiamo la nostra fragilità, ma
nello stesso tempo non rinunciamo a desiderare ciò che Dio desidera. I cristiani non sbattono la porta della chiesa quando sentono parlare di migranti, ma bussano con più forza al cuore di Dio.
Il terzo invito riguarda l’apertura della mente.
Non chiudiamo “il porto” dell’informazione. Se ci limitiamo a “bere” tutte le notizie che ci danno, rimaniamo avvelenati. Anche le notizie possono essere una minaccia, un assedio continuo di scarsa intelligenza. Ci sono strane scelte precise di dare solo notizie parziali, canali di informazione che tutti i giorni ci allenano alla pura paura.
Il Vescovo ci ha ricordato i problemi grandi e nascosti dell’Africa, che rendono talvolta ridicole le piccole notizie di soluzioni facili e comode. Se almeno noi cristiani apriamo gli occhi sulla povertà, sull’ingiustizia e sulla disuguaglianza, siamo certi di aiutare anche la nostra società a non scherzare sul futuro. O impostiamo le soluzioni sulla giustizia o le ingiustizie sui poveri ci sommergeranno.
L’ultimo invito è piuttosto delicato, ma anche deciso. Al cristiano non dovrebbe mai essere scomodo togliere la polvere dal Vangelo.
Facciamolo, e accettiamo che sia fatto nelle nostre comunità. A volte diciamo che basta togliere “qualcosa di nocivo” alla realtà per poter continuare le nostre abitudini. Togliamo la caffeina e continuiamo a bere il caffè decafeinato. Togliamo i grassi, e continuiamo a usare la panna. Eliminiamo l’alcol, e continuiamo a bere la birra analcolica.
Non possiamo applicare la stessa regola al cristianesimo: togliamo il vangelo, e continuiamo a dirci
cristiani. Non possiamo togliere il vangelo, perché il vangelo non è mai “nocivo”. Se lo facessimo avremmo un cristianesimo senza Cristo. L’appello del Vescovo ci aiuti, tutti, ad essere rispettosamente fieri (a non vergognarci) del Vangelo. (P. Michele de Salvia, Ufficio Migrantes - d. Matteo Pasinato, Ufficio Pastorale sociale Diocesi di Vicenza)
 

Calabria: borghi abbandonati, turismo sostenibile e fuga di cervelli al Festival delle Spartenze

Roma – E’ stato presentato ieri alla Camera dei Deputati il “Piccolo Festival delle Spartenze. Migrazioni e cultura”. Organizzato dall'Associazione Assud, l'evento si svolgerà in Calabria a Paludi (CS) e comuni limitrofi dal 1 al 10 agosto 2018. Il Festival nasce nel 2016 come un’iniziativa culturale finalizzata a riunire gli attori culturali, la società scientifica e gli enti territoriali del territorio per promuovere e sviluppare le comunità, utilizzando la migrazione in chiave positiva, come elemento interpretativo e di conoscenza: è un contributo e un tributo alla nostra Italia e ai tanti italiani sparsi nel mondo. Tra i temi al centro del dibattito di questa III edizione, la rivitalizzazione dei piccoli borghi abbandonati, il turismo sostenibile, la fuga dei cervelli. “Quando parliamo di emigrazione pensiamo sempre ai nostri nonni – afferma Giuseppe Sommario, ricercatore Università Cattolica di Milano e direttore artistico del Festival – con la valigia di cartone. L'emigrazione oggi non è finita, continua ma con altre modalità”. La popolazione italiana invecchia irrimediabilmente, sta perdendo i suoi giovani e non acquisisce quelli di altri paesi. Inoltre, vede allontanarsi una parte dei propri laureati, formati a caro prezzo. “Siamo voluti partire da Paludi, mio paese d'origine e primo per tasso di spopolamento in Calabria per iniziare ad indagare il fenomeno delle migrazioni contemporanee, tentando di ricostruire le ferite che si creano tra chi lascia l'Italia, e in fondo non la lascia mai, e chi resta nel paese d'origine, e talvolta lo disdegna”. “Il termine Spartenze – ha aggiunto – va letto nel senso di partenza ma anche di “spartenza”, ovvero condivisione”. Tra le novità di quest'anno il Calabria in Campus, un'iniziativa di “volontariato attivo” che coinvolgerà un gruppo di giovani provenienti da diverse realtà italiane e straniere nell'impegno di imparare a raccontare un piccolo borgo, in collaborazione con la Fondazione Antonino Scopelliti, e il I raduno dei Ricercatori calabresi nel mondo che vedrà confrontarsi ricercatori, professori, formatori italiani che hanno lasciato la Calabria e talvolta l'Italia per perseguire (e proseguire) all'estero la passione e l'amore per lo studio e la ricerca.
 
 

Nicaragua: ACS lancia campagna intenzioni di Sante Messe

Roma – “In momenti difficili come quello attualmente vissuto dal Nicaragua, la gente vede nella Chiesa un sostegno, un volto amico. È quindi fondamentale sostenerla e soprattutto coloro che nella Chiesa sono più vicini alla gente: i parroci ed i sacerdoti in genere”. Così il card. Mauro Piacenza, Presidente internazionale di “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, sottolinea l’importanza della campagna di intenzioni di Sante Messe per il Nicaragua lanciata dalla sezione italiana della Fondazione pontificia.
In seguito ad un colloquio avuto la scorsa settimana con il card. Leopoldo José Brenes Solorzano, in cui l’arcivescovo di Managua indicava questa come una delle forme di aiuto più efficaci a sostegno della Chiesa nicaraguense, ACS-Italia si rivolge ai propri benefattori chiedendo loro di mostrare vicinanza ai sacerdoti e dunque alla popolazione del Paese latinoamericano, facendo celebrare delle Sante Messe secondo le loro intenzioni.
“Un aiuto fondamentale per i ministri di Dio – afferma il cardinale Presidente internazionale di ACS – perché permette loro di vivere di quello di cui dovrebbero vivere, ovvero l’altare. Inoltre la Santa Messa ha un valore infinito per tutti e per tutto o ed è il primo contributo alla pace. Un contributo ora più che mai essenziale per tutti i nicaraguensi”.
Nonostante le gravi difficoltà e le tensioni con il governo di Daniel Ortega, i vescovi del Nicaragua hanno deciso di proseguire le trattative del Dialogo nazionale. ACS continua a seguire da vicino l’evolversi degli eventi e a dare voce alla Chiesa locale. “Un compito centrale della missione di ACS che si accompagna all’aiuto concreto – aggiunge il card. Piacenza – è quello di fornire informazioni costanti per stimolare la preghiera e l’attenzione di tutta la comunità cristiana e del mondo stesso verso drammi così crudeli e barbari”.
Preghiera, informazione e azione. Queste da sempre le tre direttrici che guidano l’opera della Fondazione. Sono infatti numerose anche le campagne di preghiera per la Chiesa che è in Nicaragua lanciate da molte delle 23 sedi nazionali che “Aiuto alla Chiesa che Soffre” ha in tutto il mondo, e in particolare dal non distante ufficio di Città del Messico. “La preghiera è il pane di cui vive la Chiesa e il motore di tutto – nota il porporato – è il primo pane, la prima forma di sostegno. Poi ovviamente dobbiamo pensare anche al resto”.
 

Migrazione e lavoro: conclusa la Summer Schol a Santa Maria di Leuca

Santa Maria di Leuca - E’ giunta quest’anno alla sua nona edizione la Summer School “Mobilità umana e giustizia globale”, organizzata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con la Fondazione Migrantes, lo Scalabrini International Migration Institute (SIMI) e  la Fondazione ISMU.
L’iniziativa annuale si è svolta dal 23 al 26 luglio a Santa Maria di Leuca, in provincia di Lecce, e ha avuto per tema “Il lavoro che m(n)obilita. Constatare la marginalità, valorizzare il potenziale, promuovere lo sviluppo”.
Il fenomeno migratorio pone certamente una varietà di sfide ai mercati dell’Unione Europea, chiamati a verificare le proprie capacità di inclusione; d’altro canto appare però indiscutibile che, superando gli attuali (e troppo spesso inefficaci) modelli dell’integrazione, il beneficio apportato da questi attori economici sarebbe straordinario, si evidenzia nel comunicato finale dei lavori. La Summer School 2018 ha inteso proprio analizzare la realtà del lavoro immigrato in Europa e quindi anche in Italia, approfondendone gli aspetti problematici per illuminare quelli virtuosi.
Tra gli ospiti della scuola di quest’anno, diretta da Laura Zanfrini, docente di Sociologia delle migrazioni all’Università Cattolica del Sacro Cuore, e da p. Fabio Baggio (sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero dello Sviluppo Umano ed integrale don Giovanni De Robertis, direttore generale dalla Fondazione Migrantes,  mons. Luca Bressan, Vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione Sociale della diocesi di Milano, p. Aldo Skoda, preside dello Scalabrini International Migration Institute (Simi) e alcuni rappresentanti della chiesa e società pugliese che hanno presentato buone pratiche sul tema in oggetto.
Nel panorama delle iniziative formative dedicate al fenomeno delle migrazioni internazionali, la Summer School si distingue per il fatto di “condurre l’analisi della mobilità umana all’interno di una riflessione più ampia, che comprende la questione della giustizia in tutte le sue implicazioni (economiche, politiche, sociali, culturali ed etiche). Gli studiosi e gli esperti hanno presentato ricerche, iniziative e testimonianze, condotto laboratori interattivi e guidato la visita a luoghi dell’impegno culturale e civile.
“La straordinaria adattabilità dei migranti”, ha detto Zanfrini, “li ha resi i candidati ideali per occupare quei lavori che gli italiani non volevano più fare rendendoli una risorsa strutturale per il funzionamento della nostra economia e della nostra società. Tuttavia, in un quadro macro-economico caratterizzato da processi di mercificazione e precarizzazione del lavoro, dall’ampiamento delle disuguaglianze sociali e dall’avvento di logiche neo-liberiste – col loro corollario di ‘scarti umani’ – gli immigrati sono divenuti, loro malgrado, gli ingranaggi di un circolo vizioso di progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro e di reddito”. Per Zanfrini “garantire l’uguaglianza delle opportunità e le condizioni di un lavoro decente e dignitoso per tutti è dunque un passaggio fondamentale per valorizzare il potenziale dell’immigrazione e promuovere una convivenza pacifica e solidale”. P.  Baggio ha ricordato, invece, come “il nesso migrazione e sviluppo nasce negli anni ’60: c’era chi la negava in toto, accanto a chi vedeva invece, in particolare nel fenomeno in crescita esponenziale delle rimesse, un segno di un positivo contributo allo sviluppo. Oggi dopo un lungo percorso si è arrivati alla «Dichiarazione di New York» (settembre 2016), punto di riferimento che ci sta accompagnando verso il Global Compact on Migration”.  Per il sotto-segretario della Sezione Migranti e Rifugiati l’esperienza migratoria “può divenire purtroppo una forza distruttiva per la separazione di famiglie e non occasione di sviluppo, per nessuno. Esiste però un mantra indotto e che nutre numerosi miti tra le persone con un background migratorio incanalandoli in concetti preconfezionati di sviluppo. Quest’ultimo comincia invece da piccoli step, è localizzato, sostenibile, non è solo di qualcuno, ma di molti ed ovviamente necessita di una congiunzione socio-politica virtuosa. Migrazione e sviluppo dovrebbero nutrirsi di lungimiranza e non della “corto-miranza” come si nota nei leader di questo nostro tempo”.
 
 

La Cassazione blocca le espulsioni immediate

Milano - «Il richiedente asilo ha diritto a rimanere nel territorio dello Stato in pendenza di esame» della sua domanda anche quando «sia stata presentata dopo l’emissione di un provvedimento di espulsione, ferma restando la possibilità» di «disporre il suo trattenimento» in un Centro di permanenza. Con una sentenza la corte di Cassazione smonta la bufala sulle espulsioni facili promesse dal nuovo governo, riaffermando un principio solo apparentemente illogico. Anche quando la domanda di protezione, come nel caso esaminato dai giudici, viene presentata successivamente al decreto di espulsione, il migrante ha diritto a rimanere in Italia per il tempo necessario all’esame dell’istanza. Potrebbe accadere, infatti, che un migrante che soggiorna irregolarmente nel nostro Paese, possa passare nel volgere di qualche tempo dal profilo di irregolare a quello di profugo se, e non è raro, il Paese da cui proviene nel frattempo è diventato zona di guerra o sottoposto a dittature. Una possibilità, specie per chi proviene dall’Africa, tutt’altro che remota a causa delle perduranti instabilità. Se si ritenesse che la domanda del migrante da espellere sia «strumentale », osserva la Cassazione, perché presentata per prendere tempo ed evitare il rimpatrio, le autorità possono disporre il trattenimento dello straniero in un centro, in attesa che le Commissioni territoriali decidano se si tratta di un profugo o di un 'furbetto'.
Nel caso della donna che era ricorsa fino alla Cassazione, il giudice di pace a cui si era rivolta per opporsi all’espulsione aveva confermato il provvedimento del prefetto. Ma secondo l’avvocato Giuseppe Carnabuci, che ha difeso l’immigrata, per legge chi ha proposto domanda di asilo è autorizzato a rimanere sul territorio italiano, e la Cassazione ha esteso questo principio attuandolo a prescindere da quando la domanda sia presentata. L’asilo, infatti, è un diritto individuale che va concesso caso per caso.
L’episodio in questione, peraltro, è esemplare. La donna, una cubana sposata con un italiano che l’ha poi abbandonata facendo perdere le proprie tracce, ha presentato una doppia richiesta, di asilo politico e di riconoscimento dello stato di apolide. Al momento, tra l’altro, è libera perché il suo trattenimento a Ponte Galeria (Roma) non è stato rinnovato.
Intanto resta aperto il fronte libico. Ieri il ministro Danilo Toninelli ha annunciato che alla Guardia costiera verranno forniti droni per il pattugliamento del Mediterraneo allo scopo di facilitare la ricerca e il soccorso di naufraghi. (Nello Scavo – Avvenire)
 
 

Assisi: domani preghiera per l’Eritrea

Assisi – Cade proprio a distanza di un mese dall’arrivo, attraverso i Corridoi umanitari della Cei - dei 24 profughi eritrei, accolti nella diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, l’appuntamento di preghiera del 27, dedicato nel mese di luglio alla pace in Eritrea. Un appuntamento da promuovere, come precisato dal vescovo mons. Domenico Sorrentino, con l’inserimento di “un’intenzione di preghiera nelle liturgie, creando un momento di riflessione e orazione, diffondendo la volontà di costruire la pace secondo lo ‘spirito di Assisi’”. Come di consueto religiosi e laici sono invitati a pregare per la pace in Eritrea nei vari momenti e nelle celebrazioni eucaristiche della giornata.

“Per il prossimo 27 luglio – scrive il presule–  volendo tener fede all’impegno di unire ogni nostro slancio spirituale per la pace insieme alle altre religioni, mi viene spontaneo additarvi i fratelli e le sorelle che nei giorni scorsi abbiamo accolto in Assisi partecipando al progetto di accoglienza di migranti attraverso i ‘corridoi umanitari’”. Si tratta di 24 persone, tra le quali 11 bambini, provenienti dall’Eritrea, una terra che “vive un alito di speranza per la firma di un accordo di pace con la vicina Etiopia dopo 20 anni di un sanguinoso conflitto armato, ma che si trova comunque in condizioni di miseria a causa di un regime politico repressivo. Molti sono indotti a lasciare il Paese per cercare migliori condizioni di vita, sopravvivenza, riconoscimento di dignità. Queste sorelle e questi fratelli – prosegue il vescovo – sono venuti come a ricordarci il dramma e le speranze di un intero popolo e nello stesso tempo a risvegliare il nostro senso di fraternità che a volte pare sopito. Impegniamoci a sostenere  un cammino di pace dal passo incerto e preghiamo affinché in Eritrea si creino le condizioni di riconoscimento dei diritti basilari della persona. Dio sa toccare i cuori e far maturare frutti di pace anche nelle situazioni più complesse e umanamente disperate. È per me – precisa mons. Sorrentino – fonte di consolazione e di gratitudine al Signore ricevere notizie di comunità di tante fedi diverse che si sono unite con fedeltà a questo nostro appuntamento mensile”.

 

 

Mattarella: “segnali finalmente positivi da diversi Paesi Ue” sui migranti

Roma – Settantacinque milioni di profughi in varie parti del mondo danno “la misura di un fenomeno epocale collegato anche ai diversi andamenti demografici”. Lo ha ricordato il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, parlando ai rappresentanti della Stampa parlamentare nella consueta cerimonia per la consegna del Ventaglio.

“L’Italia – ha detto il Capo dello Stato -  ha, tante volte, chiesto all’Unione Europea di far fronte alla propria responsabilità rispetto al fenomeno migratorio. Registriamo adesso, sulla ripartizione dei migranti, segnali finalmente positivi da parte di diversi Paesi dell’Unione. Passo dopo passo – ha detto Mattarella -  occorre che l’Unione elabori, definisca e predisponga un piano di interventi per governare il fenomeno e non per subirlo”. (R.I.)

Mattarella: l’Italia “non può assomigliare al Far West”

Roma - Il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, è rimasto “molto colpito” dalla vicenda che ha coinvolto una bambina rom a Roma. Mentre era in braccio alla mamma, la piccola di appena 13 mesi,  è stata colpita da un proiettile partito da una pistola ad aria compressa. “L’Italia – ha detto il Capo dello Stato questa mattina durante la cerimonia  per la consegna del Ventaglio da parte dell'Associazione stampa parlamentare – non può assomigliare al Far West, dove un tale compra un fucile e spara dal balcone colpendo una bambina di un anno, rovinandone la salute e il futuro. Questa è barbarie e deve suscitare indignazione”. (R.I.)
 

Io Ci Sto 2018: cinque settimane di servizio tra e con i migranti nelle campagne di Foggia

Foggia - Moussa ha vent’anni, ma certamente ognuno gliene darebbe qualcuno in più. Viene dal Ghana e nel suo paese studiava, ma qui in Italia raccoglie pomodori nella provincia di Foggia, proprio “quei pomodori” che costituiscono buona parte della produzione mondiale. Il lavoro varia dalle 10 alle 12 ore al giorno. La paga? Circa 3,50 euro l’ora, ma quest’anno qualcuno accetterà sicuramente di meno, pur di lavorare: si dice anche solo 2 euro.
È insieme con questi giovani provenienti anche da altri paesi come Senegal, Mali, Costa D’Avorio, Burkina Faso, Ciad che oltre 150 giovani e adulti passeranno una settimana da fine luglio a tutto il mese di agosto 2018. Si chiama “IoCiSto” (www.iocisto.org) ed è il campo organizzato anche quest’anno dalla diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo e dalla comunità locale dei missionari Scalabriniani assieme alla Fondazione Migrantes. Quest’anno lo slogan sarà “Integra.Azione”, fil rouge che guiderà le azioni pratiche come pure le riflessioni che approfondiranno i quattro verbi che Papa Francesco ci ha proposto da oltre un anno: accogliere, difendere, promuovere ed integrare, con un’appendice proprio sull’azione, evidenziata dallo slogan 2018.
Un luogo chiave dell’esperienza sarà la periferia del piccolo Borgo Mezzanone (Fg), chiamato la “pista”, vecchio aeroporto della NATO utilizzato ai tempi della Guerra nei Balcani e ora sede di un agglomerato informale, proprio alle spalle del sovraffollato CARA (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo). A prima vista è “terra di nessuno”, ma è anche un luogo che accoglie da sempre i giovani volontari grazie al paziente lavoro, durante tutto l’anno, di persone della vicina borgata che, con estrema buona volontà, hanno ormai stretto relazioni con gli abitanti della baraccopoli e costruito una certa fiducia reciproca, spiega una nota.
 

Mattarella: il “veleno del razzismo continua a insinuarsi nelle fratture della società”

Roma - “Il veleno del razzismo continua a insinuarsi nelle fratture della società e in quelle tra i popoli. Crea barriere e allarga le divisioni. Compito di ogni civiltà è evitare che si rigeneri: le libertà, la pari dignità, il rispetto per l’altro, la cooperazione, l’integrazione e la coesione sociale sono le migliori garanzie di un domani di armonia e progresso”. A dirlo ieri il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, nell’80 anniversario de “Il "Manifesto della Razza” firmato da professori, medici, intellettuali e fatto proprio dal fascismo il 25 luglio del 1938. “Ogni teoria di razza superiore - o di razza accompagnata da aggettivo diverso da umana - non deve più avere cittadinanza: ciò che è accaduto rappresenta un monito perenne e segna un limite di disumanità che mai più dovrà essere varcato”, ha detto Mattarella sottolineando il Manifesto aprì in Italia “la porta alle leggi razziali, suggellando così nel più infame dei propositi quel patto con il nazismo che seminò morte, distruzione e sofferenze in tutta Europa. Sperimentate con le misure attuate nelle colonie africane nei confronti di quelle popolazioni, le leggi razziste – ha aggiunto -  nonostante le robuste radici – umanistiche e spirituali - della millenaria civiltà italiana, portarono alla feroce persecuzione degli ebrei, presupposto di ciò che, presto, sarebbe divenuto l’Olocausto. Allo stesso modo si accanì contro Rom e Sinti, e anche quelle mostruose discriminazioni sfociarono nello sterminio, il porrajmos, degli zingari”.
 
 

Mons. Lojudice: “alzare le tensioni non aiuta”

Roma - Una vicenda che “ricorda vagamente l’episodio dell’omicidio di Marta Russo, oltre vent’anni fa. Questo fatto ci potrebbe far riflettere, da una parte e dall’altra, che in questo momento non serve alzare la tensione. Le contrapposizioni non aiutano nessuno”: così mons. Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma per il settore Sud e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio, commenta in una intervista al Sir la notizia che i carabinieri hanno individuato il responsabile del grave ferimento con una pistola ad aria compressa di una bimba rom di 13 mesi, il 17 luglio a Roma. “Forse questo è un momento particolare, con un clima di caccia alle streghe – dice -. Quando si alza la tensione sul tema immigrazione il rischio di alimentare xenofobia e razzismi vari è molto alto. Però è un problema che si trascina da tempo, non me la sento di dire che è dovuto alle dichiarazioni di certi esponenti del governo. Pare ci sia una responsabilità oggettiva di questa persona, ma non si capisce se ha preso la mira oppure no. Va chiarita la dinamica dell’incidente… Prima di gridare ‘al razzista’ vediamo di capire come si chiude l’indagine”. A suo avviso, per uscire da questo clima tossico, “la prima cosa da fare, soprattutto da parte di chi ha responsabilità istituzionali, sarebbe affrontare le questioni con pacatezza, guardando i problemi nel loro insieme”. Da qui l’invito di mons. Lojudice a “promuovere dei dialoghi con approfondimenti sulla conoscenza dei rom, dell’Africa. Ci sono domande aperte che nell’immaginario del ceto medio non emergono perché ci si accontenta della ‘notiziola’, del prurito del momento”. Altrimenti si rischia di rimanere “sempre un po’ ideologici”, che è “un limite dell’essere umano”. L’altra strada, ad avviso del vescovo, “è presentare dei modelli positivi”. Secondo Lojudice, c’è anche, “senza ombra di dubbio” uno squilibrio mediatico nell’affrontare la questione rom, con enfasi maggiore o minore a seconda di chi commette il reato. “E’ già successo in passato – afferma -. Ci sono stati negli ultimi anni fatti di cronaca con incidenti provocati da persone rom in cui si sono creati contesti in cui si è alzata tantissimo la tensione. Ma i fatti andrebbero tutti provati. Nessuno giustifica per nessun motivo e in nessun modo un rom che fa una violenza di qualunque genere ma è oggettivo, anche a livello statistico, che se a compiere un gesto è un rom risuona tantissimo e va avanti in cronaca per giorni e giorni”.
 

Rom: mons. Lojudice su sgomberi a Roma

Roma - “Pare che il Comune debba fare ogni tanto delle azioni di forza per dimostrare qualcosa”. Così mons. Paolo Lojudice, vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio e segretario della Commissione Cei per le Migrazioni, commenta in un’intervista al Sir lo sgombero delle famiglie rom del Camping River bloccato dalla Corte europea per i diritti dell’uomo, mentre l’altro ieri altre persone sono state mandate via dall’ex Fiera di Roma. A suo avviso “gli sgomberi non sono la soluzione: non va bene quella distruzione, quel modo di fare. La cosa strana è che lo sgombero del Camping River era già in programma da anni, con i vari ultimatum. Il Comune ha anche autodistrutto i container, non si capisce dove vogliono andare a parare. Pensano di spaventarli per farli andare via? Ma questa sarebbe una soluzione e una analisi sbagliata, che non funziona”.
“È un vecchio problema a cui non si trova una soluzione intelligente – osserva mons. Lojudice -. È chiaro, aiutare queste persone ad uscire da un campo in cui vivono da tanti anni non è facile, posto che qualcuno affitti appartamenti a famiglie rom. Il Comune si lamenta di aver messo a disposizione dei soldi, però non trova chi affitta. Ma non è questo il passaggio giusto. Secondo me ci sono passaggi intermedi che non possono essere saltati”. Sul grave ferimento con una pistola ad aria compressa di una bimba rom di 13 mesi, il 17 luglio scorso a Roma, mons. Lojudice commenta: “Questo fatto ci potrebbe far riflettere, da una parte e dall’altra, che in questo momento non serve alzare la tensione. Le contrapposizioni non aiutano nessuno”.
 

Don Sciortino: un essere umano viene prima di ogni cosa

Alba - “L’umanità affonda nel Mediterraneo. Assieme a secoli di civiltà. Una condanna per chi naufraga in mare. Non più soccorso, né accolto come ‘ospite sacro’”. Lo scrive il direttore di “Vita Pastorale”, don Antonio Sciortino, nell’editoriale pubblicato sul settimanale online della diocesi di Alba “Gazzettadalba.it”. Il sacerdote, nell’editoriale, sottolinea l’importanza di “un urgente appello ad agire” per salvare i migranti in mare. E si rivolge a chi dice di agire in politica “da papà”, il quale “dovrebbe sapere che i padri salvano. I padri proteggono. Mettendo a rischio anche la propria vita per i figli. Senza esitare. Un essere umano viene prima di ogni cosa. Anche della ragion di Stato”. Ricordando le diverse iniziative in favore dell’accoglienza, il direttore di “Vita Pastorale” sottolinea come “qualcosa si stia muovendo anche in ambito ecclesiale, sia pure lentamente”. E poi presenta le iniziative di preti, missionari e suore, che sono scesi in piazza. “In quella di San Pietro, dapprima, per ascoltare le parole del Papa. In piazza Montecitorio, poi, per presidiare il Parlamento. Una staffetta durata dieci giorni. Con un ‘digiuno di giustizia’, in solidarietà dei migranti. E contro le politiche del governo. Definite ‘disumane’ e incompatibili col Vangelo”. Infine, il riferimento alla lettera della presidenza della CEI e “all’impegno che la Chiesa, anche se non tutta, porta avanti da anni”. Il riferimento è all’accoglienza nelle parrocchie e agli arrivi in sicurezza, tramite corridoi umanitari, di migliaia di profughi e rifugiati.
 

Mondiali antirazzisti: da domani a Termoli la IV edizione

Termoli – Si svolgerà da domani a venerdì 26 luglio a Termoli la quarta edizione del Mondiale antirazzista. A promuovere l’iniziativa diverse realtà impegnate sul territorio a favore dei migranti e più in generale per l’inclusione sociale di persone in difficoltà economiche o di altro tipo. Saranno dodici le squadre che si affronteranno in campo dall’inizio. Un evento questo voluto dai migranti – spiega una nota della diocesi di Termoli-Larino -  e “divenuta quasi una tradizione, che si propone di affermare i valori della solidarietà e del contrasto ai pregiudizi contro ogni espressione di odio, indifferenza e violenza”. Le due giornate, che vogliono sottolineare “il valore sociale dello sport come momento che unisce nelle differenze e non divide sulla base di stereotipi e preconcetti”.
 

PerSo Film Festival: in giuria richiedenti asilo per miglior cortometraggio

Roma - Differente. non indifferente,  questo il claim che riassume lo spirito del PerSo Film Festival 2018, di scena a Perugia dal 20 al 30 settembre. La kermesse si è ritagliata, nel giro di pochi anni, un posto importante nel panorama dei concorsi a livello internazionale. Tanti infatti i titoli arrivati da ogni parte del mondo e selezionati nei concorsi dalla direzione artistica nelle cinque competizioni in programma. Una città, quattro sale cinematografiche, dieci giorni di festival, cinque categorie di concorsi, i Masterpiece (fuori concorso), oltre 60 titoli nazionali e internazionali in programmazione, 8 anteprime italiane e premi in denaro. Inoltre, laboratori, workshop, formazione per i giovani cineasti, finanziamento di nuove produzioni, incontri e match con finanziatori e addetti di produzione. Sono i numeri della IV edizione del PerSo. Una kermesse unica per certi aspetti, un evento capace di coinvolgere un'intera città, comprese strutture, persone e pezzi di comunità non sempre integrate. Uniche infatti sono le giurie composte dalle detenute e dai detenuti della Casa circondariale di Perugia-Capanne, così come la giuria dei richiedenti asilo. La volontà è quella di affiancare due diversi modi di osservare e valutare la realtà, realizzando un avvicinamento tra mondi marginalizzati e la società culturale in cui viviamo.
La giuria dei richiedenti asilo quest'anno, assegnerà il premio del Concorso cortometraggi Percorsi/Prospettive, un progetto del PerSo realizzato con il sostegno di MiBACT e SIAE, per i registi under 35 e dedicato ai temi dell’integrazione sociale e del pluralismo culturale.
L'idea delle due giurie speciali che possano giudicare le opere in concorso e assegnare dei premi all’interno del Perugia Social Film Festival nasce nel momento stesso in cui il PerSo si trasforma da “rassegna del documentario sociale” in concorso cinematografico a sezioni.
La prima scommessa per la giuria dei migranti è stata quella della lingua. I giovani richiedenti asilo che hanno aderito al progetto, selezionati nella prima edizione di questa giuria dall’Arci tra i beneficiari dello SPRAR, erano tutti africani ma con provenienze diverse e lingue differenti. Come spiegano Maurizio Giacobbe e Marta Bettoni, coordinatori delle giurie speciali: “Costituire un gruppo unito e capace di lavorare in sintonia non è stato facile, sia per i diversi livelli di conoscenza dell’italiano, sia per le diverse personalità, attitudini, capacità di concentrazione. Con loro è necessario lavorare più intensamente per la formazione e soprattutto per raddoppiare la visione dei film in concorso in modo da assicurarne la completa comprensione. Quello che si è voluto realizzare è stato un avvicinamento tra mondi marginalizzati e realtà sociale e culturale in cui viviamo. I membri delle giurie speciali guardano ai prodotti di questa realtà (i film in concorso) guidati dagli strumenti che la formazione ha fornito loro ma anche dalla risposta emotiva che i film suscitano; pur messi a conoscenza di alcuni meccanismi e ragioni della produzione di un’opera cinematografica, conservano di fronte ad essa spontaneità e immediatezza di giudizio”. Dal 2017 la selezione dei giurati è affidata ad un’altra cooperativa che gestisce il progetto SPRAR, la cooperativa Perusia. La giuria 2018 è in fase di formazione.
 

Torino: il 28 luglio “Perù in Festa!”

Torino - “Perù in Festa!”. E’ questo lo slogan della festa della comunità peruviana che si terrà a Torino, al Gruppo Abele, il 28 luglio. Un lungo momento di condivisione e di incontro attraverso performance, racconti, balli e arte rivolto alla città di Torino, invitata ad ascoltare e approfondire la cultura peruviana in occasione della ricorrenza il 197° anniversario dell’Indipendenza del Perù. Nasce dall’incontro tra l’associazione Orpetu, il Gruppo Abele e il Teatro del Noi, coordinato dal regista Claudio Montagna, con l’idea di utilizzare il linguaggio artistico per far conoscere a un pubblico diffuso, le tradizioni e la storia di questa importante comunità, la quarta per importanza numerica della città di Torino. “Perù in Festa!” prende il via alle 17.00 con i saluti di Adelguth Malpartida Seguil Presidente Ass. Orpetu, Cesar Jordan Palomino Console Generale della Repubblica del Perù a Torino, Monica Cerutti Assessore regionale alle Politiche giovanili, Pari opportunità, Diritti civili, Immigrazione, Silvio Magliano Presidente di Vol.To e Lucia Bianco Associazione Gruppo Abele. Il momento istituzionale si conclude con la lettura del racconto Esencia Inca proposta dall’autrice Alcira Acosta.
 
 

Festival delle Spartenze: domani la presentazione a Roma

Paludi (CS)  – Si svolgerà dal 1 al 10 agosto, a Paludi (Cs) la terza edizione del “Piccolo Festival delle Spartenze. Migrazioni e cultura”. Domani, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati verrà presentato il programma dell’iniziativa. Interverranno Giuseppe Sommario, Ricercatore Università Cattolica di Milano e Direttore Artistico del Festival, Adolfo F.L. Baratta, Università degli Studi Roma Tre e Direttore Scientifico del Festival e Antonio Viscomi.
Giunto alla sua terza edizione, il Festival nasce nel 2016 come un’iniziativa culturale finalizzata a riunire gli attori culturali, la società scientifica e gli enti territoriali del territorio per promuovere e sviluppare le comunità, utilizzando la migrazione in chiave positiva, come elemento interpretativo e di conoscenza: è un contributo e un tributo alla nostra Italia e ai tanti italiani sparsi nel mondo.
 
 

Corte Costituzionale: no alla distinzione tra italiani e stranieri per il sostegno all’affitto

Milano - La Corte Costituzionale ha bocciato l’articolo 11, comma 13, del decreto legge del 2008, in cui era previsto che per accedere al “Fondo sostegno affitti” gli immigrati extracomunitari dovessero essere residenti in Italia da almeno dieci anni o da almeno cinque in una stessa regione. Per i giudici tali requisiti violano l’articolo 3 della Costituzione in cui è sancito che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. In particolare la Corte Costituzionale ritiene che i requisiti della residenza previsti dalla legge del 2008 abbiano “una durata palesemente irragionevole e arbitraria, oltre che non rispettosa dei vincoli europei”. La sentenza della Corte Costituzionale avrà conseguenze non indifferenti, perché gli stranieri che non hanno potuto farne domanda in questi anni ora potranno presentarla e ottenere i contributi arretrati, se ovviamente avevano gli altri requisiti richiesti a tutti: ossia un reddito Isee inferiore a 7mila euro all’anno.
 

Calabria: migranti soccorsi dai bagnini in pattino

Isola Capo Rizzuto - “I bagnini ieri appena hanno preso servizio hanno notato un veliero. Si sono avvicinati all’imbarcazione con il loro pattino e hanno notato la presenza di alcuni migranti a bordo. Le prime persone sono state fatte salire direttamente sul pattino, tra queste anche una donna con un bambino di pochi mesi”. Lo ha detto il presidente del Comitato della Croce Rossa di Crotone, Francesco Parisi, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio della CEI, commentando lo sbarco di migranti avvenuto sulla spiaggia di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese.
“Subito dopo siamo intervenuti noi – ha aggiunto Parisi - e abbiamo verificato le condizioni di salute delle persone. Parti programmati non ce ne sono da tempo ma di solito durante le ore notturne veniamo allertati da questi barconi o velieri che arrivano sulle nostre coste dalla Turchia. E’ il terzo arrivo nell’ultimo mese. L’imbarcazione si è praticamente arenata sulle coste di questi due villaggi turistici a Capo Piccolo”.
 
 

Comece: “Global Compact, strumento per una migrazione equa e promozione dignità umana”

 Roma - “Il Global Compact sulle migrazioni non dovrebbe essere solo uno strumento di gestione per una migrazione equa, ma anche un significativo passo avanti nella promozione della dignità umana”. È la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) a ribadirlo in una nota, ripresa dal Sir, in cui riferisce di un recente incontro con padre Antonio Baggio, sottosegretario per la sezione per i migranti e i rifugiati della Santa Sede proprio sul tema del Global Compact che è stato completato il 13 luglio scorso a New York e sarà formalmente adottato durante la Conferenza intergovernativa che si terrà a Marrakesh, in Marocco, dal 10 all’11 dicembre prossimi.
Il Global Compact è destinato a restare un “accordo intergovernativo non vincolante” che “mira a governare la migrazione internazionale”, ma per la prima volta “con un approccio integrale”. Poiché “la Chiesa cattolica si impegna a beneficio dei migranti e delle loro famiglie, sempre nel rispetto e nella promozione dei loro diritti fondamentali e della dignità umana”, ribadisce la nota Comece, sarà cura del Gruppo di lavoro sulle migrazioni e l’asilo della Commissione dei vescovi Ue continuare a seguire da vicino lo sviluppo di questo strumento dell’Onu.