Primo Piano

Veneto: accordo per portare la storia dell’emigrazione regionale nelle scuole

Belluno - Sarà firmato il prossimo 25 settembre l’accordo tra la Regione Veneto, l’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto e le Associazioni venete in emigrazione (Veneti nel Mondo, Unione dei Triveneti nel Mondo, Associazione Nazionale Emigrati ed ex emigrati in Australia e Americhe, Bellunesi nel Mondo, Trevisani nel Mondo, Veronesi nel Mondo, Vicentini nel Mondo”) per portare l’emigrazione veneta nelle scuole.
 
 

Migrantes: il 27 settembre la Consulta nazionale

Roma - Giovedì 27 settembre dalle 10 alle 20 si riunisce a Roma, presso The Church Village (via di Torre Rossa, 94) la Consulta Nazionale per le Migrazioni.
All’ordine del giorno una lettura dell’attuale momento politico e comunicativo in merito alle migrazioni e uno sguardo agli impegni prossimi in calendario: la campagna Welcoming Europe, il meeting delle realtà di accoglienza nate dopo l’appello di papa Francesco, il convegno Migrantes del 25-27 aprile 2019.
 
 

Papa Francesco a Congresso pastorale ispano-americana statunitense: “conforto a molti migranti”

Città del Vaticano -  “So che il cammino di questo V Incontro ha confortato molti immigrati che vivono in situazione di timore e incertezza”. Lo afferma Papa Francesco nel videomessaggio inviato in occasione dell’apertura dei lavori del V Incontro nazionale della Pastorale ispano-americana statunitense, che si svolge dal 20 al 23 settembre a Grapevine (Texas). Questa esperienza, prosegue il Papa, “ha portato loro una maggiore consapevolezza di comunità, amicizia e appoggio. E’ stato anche uno strumento di grazia che ha condotto alla conversione molte persone e, soprattutto, alla conversione pastorale di varie situazioni e alla conversione pastorale delle Chiese particolari, delle parrocchie, delle scuole, di qualsiasi tipo di incontro ecclesiale. Una conversione pastorale attraverso l’incontro e, prima di tutto, nell’adorazione di Gesù Cristo”. “Spero che questo V Incontro continui a portare frutti. E che la Chiesa, in tutti i suoi ambiti, continui ad accompagnare questo processo con la propria riflessione, il proprio discernimento pastorale dopo che l’Incontro nazionale è stato realizzato. Cioè, che le Chiese particolari continuino ad accompagnare tutto questo processo”. In particolare, il Papa chiede che le Chiese possano rispondere “alla crescente presenza, ai doni e al potenziale della gioventù e delle famiglie ispaniche e di altre culture”. Il Papa conclude dicendosi “cosciente dell’apporto che la comunità ispanica offre alla vita della nazione” e assicura la sua preghiera perché l’Incontro “continui a contribuire al rinnovamento della società e all’apostolato della Chiesa negli Stati Uniti d’America”. (Sir)
 

Mons. Agnesi: pazienza e creatività per ridisegnare il volto della Chiesa

Milano - Guarda avanti Mons. Franco Agnesi, Vicario generale dell’arcidiocesi di Milano e Vescovo delegato per la Pastorale Migrantes nella Conferenza Episcopale Lombarda.
E il suo sguardo è già oltre il 3 novembre, al futuro da disegnare nelle comunità mutate dalla migrazione nella città italiana più aperta al globo. “La Chiesa è già cambiata. Quando celebro le cresime nei quartieri milanesi, metà dei cognomi sono sudamericani e srilankesi. Forse non siamo ancora capaci di scambiarci doni e comprendere quale bene deriva da un cammino ecclesiale, di fede e culturale con queste persone provenienti da altre nazioni e quale profezia ci regalano. E anche come condividere anche il nostro cammino di fede. Noi pensiamo che l’integrazione sia pregare come preghiamo noi. Forse è pregare tutti in modo nuovo, con una tradizione rinnovata”.
Come sarà la parrocchia del futuro?
“Credo che la possibilità di cambiare verrà dalla reciproca stima e dalla revisione di alcuni confini strutturali del nostro modo di essere chiesa. La parrocchia rimarrà sempre, perché è l’unico luogo di incontro gratuito. Allo stesso tempo ci sono ambiti in cui l’esperienza condivisa della fede domanda
attenzioni che la parrocchia da sola non può garantire”.
Da anni nelle parrocchie ambrosiane le comunità cristiane straniere vengono accolte per celebrare le messe. “Ma spesso si sentono ospiti. Dalla visita pastorale del cardinale Angelo Scola alle comunità migranti emergeva che il singolo viene accolto in maniera eccezionale, il gruppo fa più paura. Anche i migranti a volte si rifugiano nel gruppo. Si tratta pazientemente di trovare forme nuove, che devono nascere dal basso”.
Per Agnesi, come dice la ricerca “Di generazione in generazione. La trasmissione della fede nelle famiglie con background migratorio” realizzata dall’Istituto Toniolo insieme agli ufficio Migrantes della Conferenza Episcopale Lombarda e presentata ieri a Milano, bisogna ascoltare i giovani cattolici nati in altri Paesi: “ci chiedono di immaginare con creatività il volto della Chiesa di domani. Dobbiamo farlo insieme a loro senza paura”. (P. Lamb.)
 

Prato: oggi la presentazione del progetto A.PR.I. per accoglienza e formazione migranti

Prato - La diocesi di Prato lancia il progetto A.pr.i. dedicato all’accoglienza e alla formazione dei migranti richiedenti asilo. Si tratta di una iniziativa che si inserisce all’interno della campagna della Conferenza Episcopale Italiana, “Liberi di partire, liberi di restare”.
I contenuti del progetto Accogliere PRoteggere/PRomuovere Integrare (A.pr.i.) saranno presentati oggi alle ore 12 nel corso di una conferenza stampa convocata in Palazzo vescovile alla presenza del vescovo di Prato Mons. Franco Agostinelli.
 

Ricerca giovani migranti : l’importanza della trasmissione della fede

Milano – L’esperienza migratoria non solo non ha fatto perdere loro la fede ma ha addirittura aumentato l’attaccamento ad essa, rinforzandola. E’ quanto affermano gli adulti ai ricercatori del volume “Di generazione in generazione. La trasmissione della fede  nelle famiglie con background migratorio”  che raccoglie i risultati dell’indagine realizzata dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Tornillo di Milano con la collaborazione della Fondazione Migrantes e degli uffici Migrante delle diocesi della Lombardia, presentata questa mattina a Milano. I migranti di prima generazione – sottolineano i ricercatori – considerano importante riuscire a trasmetterla ai propri figli. Questi ultimi, pur rispettando le peculiarità dei propri genitori, hanno invece iniziato a interiorizzare alcune caratteristiche che il rapporto con la fede assume presso i giovani italiani. Come questi, sottolinea la ricerca, tendono infatti a privilegiare una fede che non si accompagna necessariamente a una forte appartenenza o un legame con le istituzioni che la rendono esperienza collettiva e ne Guido o la pratica.
 

Migrantes Lombardia: il ritratto dei giovani lombardi figli di migranti

Milano - Per i credenti di origine stranieri la fede rappresenta un porto sicuro, uno strumento fondamentale per far fronte alle difficoltà della migrazione, una risorsa per difendere  la propria identità del nuovo Paese. Per i loro figli, l’esperienza religiosa è meno ancorata alla tradizione e risente del nuovo contesto secolarizzato a dispetto dell’impegno dei loro padri nella trasmissione dei valori. Ciò vale tanto per i cristiani (di tutte le confessioni, sebbene con qualche lieve distinguo), quanto tra gli appartenenti ad altre religioni,  compresi i musulmani.
E’ quanto emerge del volume  “Di generazione in generazione. La trasmissione della fede  nelle famiglie con background migratorio”  che raccoglie i risultati dell’indagine realizzata dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Tornillo di Milano con la collaborazione della Fondazione Migrantes e degli uffici Migrante delle diocesi della Lombardia. La ricerca è stata presentata questa mattina  presso la Curia Arcivescovile di Milano.
Nella realizzazione della ricerca sono stati intervistati 149 persone residenti in Lombardia di fede cattolica, ortodossa, evangelica, buddista, induista, musulmana e sikh. In particolare sonno stati intervistati in profondità giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, i loro genitori e i principali leader delle comunità religiose di appartenenza.

 

Papa Francesco: diavolo usa ipocriti, Gesù insegna vero amore

Città del Vaticano - Chiediamo a Gesù di proteggere sempre “con la sua misericordia e il suo perdono” la nostra Chiesa, “che come madre è santa, ma piena di figli peccatori come noi”. Questa la preghiera del Papa nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, riflettendo, riferisce Vatican News,  sulla Prima lettera di San Paolo apostolo ai Corìnzi e sull’odierno Vangelo di Luca centrato sulle parole di Gesù: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.
Il Pontefice inquadra subito “tre gruppi di persone” nelle Letture di oggi: Gesù e i suoi discepoli; Paolo e la donna, una di quelle il cui destino - ricorda Francesco - era di “essere visitate di nascosto”, anche dai “farisei”, oppure di “essere lapidate”; e i dottori della Legge. Francesco evidenzia come la donna si faccia vedere “con amore, con tanto amore verso Gesù”, non nascondendo di “essere peccatrice”. Lo stesso è per Paolo, che afferma: “A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati”. Ambedue, quindi, cercavano Dio “con amore, ma amore a metà”. Paolo perché - spiega - “pensava che l’amore fosse una legge e aveva il cuore chiuso alla rivelazione di Gesù Cristo: perseguitava i cristiani, ma per lo zelo della legge, per questo amore non maturo”. E la donna cercava l’amore, il “piccolo amore”. I farisei quindi commentano, ma Gesù spiega: “A questa le è stato perdonato tanto perché ha amato molto”. “Ma come amare? Queste non sanno amare”. Cercano l’amore. E Gesù, parlando di queste, dice – una volta ha detto - che saranno davanti a noi, nel Regno dei Cieli. “Ma quale scandalo…” - i farisei - “ma questa gente!”. Gesù guarda il piccolo gesto di amore, il piccolo gesto di buona volontà, e lo prende e lo porta avanti. Questa è la misericordia di Gesù: sempre perdona, sempre riceve”.
Per quanto riguarda i “dottori della Legge”, Francesco fa notare che “hanno un atteggiamento che soltanto gli ipocriti usano spesso: si scandalizzano”. E dicono: “Ma guarda, quale scandalo! Non si può vivere così! Abbiamo perduto i valori… Adesso tutti hanno il diritto di entrare in chiesa, anche i divorziati, tutti. Ma dove stiamo?” Lo scandalo degli ipocriti. Questo è il dialogo tra l’amore grande che perdona tutto, di Gesù, l’amore “a metà” di Paolo e di questa signora, e anche il nostro, che è un amore incompleto perché nessuno di noi è santo canonizzato. Diciamo la verità. E l’ipocrisia: l’ipocrisia dei “giusti”, dei “puri”, di coloro che si credono salvati per i propri meriti esterni”.
Gesù riconosce come queste persone esteriormente mostrino “tutto bello” - parla di “sepolcri imbiancati” - ma dentro abbiano “putredine” e marciume. “E la Chiesa – dice il Papa -  quando cammina nella storia, è perseguitata dagli ipocriti: ipocriti da dentro e da fuori. Il diavolo non ha niente da fare con i peccatori pentiti, perché guardano Dio e dicono: “Signore sono peccatore, aiutami”. E il diavolo è impotente, ma è forte con gli ipocriti. È forte, e li usa per distruggere, distruggere la gente, distruggere la società, distruggere la Chiesa. Il cavallo di battaglia del diavolo è l’ipocrisia, perché lui è un bugiardo: si fa vedere come principe potente, bellissimo, e da dietro è un assassino.
Il Pontefice esorta quindi a non dimenticare che Gesù perdona, riceve, usa misericordia, una “parola tante volte dimenticata quando sparliamo degli altri”. L’invito è allora a “essere misericordiosi, come Gesù, e non condannare gli altri. Gesù al centro”. Cristo infatti perdona sia Paolo, “peccatore, persecutore, ma con un amore a metà”, sia la donna, “peccatrice, anch’essa con un amore incompleto”. Solo così possono incontrare “il vero amore”, che è Gesù, mentre gli ipocriti “sono incapaci di incontrare l’amore perché hanno il cuore chiuso”.​
 
 

CEI: da lunedì il Consiglio Episcopale Permanente

Roma - Da lunedì 24 a mercoledì 26 settembre 2018 si svolgerà  a Roma, la sessione autunnale del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana. 
I lavori – introdotti dal Presidente della CEI, il card. Gualtiero Bassetti – prevedono un confronto sull’Assemblea Generale straordinaria (Roma, 12-15 novembre 2018), dedicata essenzialmente a una ricognizione e alle prospettive in Italia della Riforma liturgica conciliare, all’approvazione della nuova edizione del Messale Romano e a un aggiornamento da parte della Commissione CEI per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili.
Il Consiglio della prossima settimana affronterà, quindi, il rapporto della cultura con la fede alla luce di Matera 2019 Capitale europea della cultura, nonché la costituzione di un Comitato scientifico per la realizzazione dell’Incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo.
Ai membri del Consiglio Permanente la Presidenza presenterà anche una proposta da sottoporre a Papa Francesco per la nomina del prossimo Segretario Generale della Cei che subentri a Mons. Nunzio Galantino chiamato a guidare l’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede.
 

Mons. Agnesi – conoscere meglio il tessuto ecclesiale per rispondere pastoralmente

Milano – Le diocesi lombarde da molti anni hanno avviato un’attenzione pastorale, con modalità organizzative diverse, interpretando e accompagnando il fenomeno dell’immigrazione nei suoi inizi e sviluppi in Italia “con gli occhi della fede”. Sono sorti i “servizi pastorali” (Uffici di curia, Uffici Migrantes, Cappellanie etniche) e si sono avviate forme di collaborazione nell’ambito ecclesiale e civile per rispondere ad una duplice domanda “di accoglienza e di condivisione del Vangelo”. Lo sottolinea Mons. Franco Agnesi, Vicario Generale della diocesi di Milano e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Lombarda, in occasione della presentazione di una ricerca sulla trasmissione della fede nei giovani con background migratorio. Una ricerca – ha detto il presule che aiuta  a “conoscere meglio il tessuto ecclesiale che sta vivendo la trasformazione in atto in modo diverso e composito, per essere meglio concentrati nella lettura di ciò che sta accadendo ormai da anni e per mantenere la tensione spirituale nella ineluttabile revisione organizzativa della presenza e azione nella società”.
Negli anni – spiega Mons. Agnesi - si sono modificate le domande a cui dare risposta, sia “in relazione allo sviluppo del fenomeno migratorio sia allo stabilirsi di comunità cattoliche etniche sia per la convivenza con cristiani non cattolici e con persone di altre religioni. Le emergenze degli ultimi anni, in particolare legate all’accoglienza delle persone in fuga dalle loro terre e alla ricerca di protezione e di lavoro, hanno rischiato di ridurre per l’opinione pubblica, anche ecclesiale, il tema delle migrazioni a quello dei ‘profughi’, ma nello stesso tempo hanno avviato una ricerca di sinergia pastorale tra ambiti distinti dell’organizzazione diocesana (Uffici Migrantes, Caritas, Missio ad gentes, Ecumenismo, Pastorale giovanile e Oratori) e con le diverse presenze di Istituti e Congregazioni di vita consacrata operanti nelle Diocesi lombarde”. Il delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Lombarda sottolinea che  è cresciuta anche la sinergia con Associazioni e Movimenti ecclesiali sensibili al tema delle migrazioni e ricorda che i vescovi lombardi da tempo hanno costituito una “Commissione pastorale regionale Migrantes” che ha lo scopo di  condividere le esperienze pastorali e di sostenere l’attività delle diocesi in ambito pastorale con i migranti. Questa ricerca – alla vigilia del Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani che si aprirà il prossimo 3 ottobre in Vaticano – “ci aiuterà a crescere culturalmente e pastoralmente”, spiega Mons. Agnesi che ricorda il Sinodo minore della Diocesi di Milano “Chiesa delle Genti” che auspica: “Abitare il nostro tempo, facendo tesoro di una realtà che da alcuni anni caratterizza la nostra società, cioè la presenza significativa di genti e di cristiani provenienti da altre nazioni e continenti e il loro crescente radicarsi sul territorio, per vivere in pienezza una delle dimensioni fondamentali dell’esperienza di fede, la cattolicità. Siamo Chiesa dalle genti! E lo siamo non soltanto in questi ultimi decenni, ma dall’inizio, da quando il Cristianesimo ha abitato le terre milanesi e lombarde”. (R. Iaria)
 

Torino: da oggi il Festival delle Migrazioni

Torino – Da oggi al 23 settembre, a Torino, nell’ambito del programma di eventi di Terra Madre In, si terrà la prima edizione del Festival delle Migrazioni sul tema “Siediti vicino a me”. Si tratta di quattro giorni di incontri sul tema della migrazione, della convivenza, del dialogo condiviso, con il supporto di concerti, del teatro, di mostre e momenti di convivialità.
 

Don De Robertis: la presenza di altre fedi può aiutarci a “riscoprire la centralità di Dio nella vita di ogni essere umano”

Milano - La presenza di altre culture e di altre fedi nel nostro Paese può aiutarci a “riscoprire la centralità di Dio nella vita di ogni essere umano, che ‘vive non di solo pane, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio’, e come comunicarlo ai nostri figli”.
E’ quanto scrive il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, nella presentazione del volume “Di generazione in Generazione. La trasmissione della Fede nelle famiglie con background migratorio” (edito da Vita e Pensiero) e presentata questa mattina a Milano. Una ricerca  realizzata dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo di Milano con la collaborazione di Fondazione Migrantes e degli Uffici Migrantes delle dieci diocesi lombarde.
Don De Robertis ricorda che trasmettere la fede ai propri figli è uno dei compiti fondamentali, “forse il compito fondamentale dei genitori” ed evidenzia che la famiglia è stata “nei secoli e continua ad essere in tutte le culture il luogo privilegiato dell’educazione alla fede”. Oggi, sottolinea il direttore Migrantes, nel “nostro Occidente secolarizzato tale trasmissione della fede di generazione in generazione sembra interrotta. Una delle sofferenze più frequenti dei credenti nel nostro Paese è vedere i propri figli allontanarsi, o mostrarsi indifferenti, dalla fede, o almeno dal modo in cui essi l’hanno praticata”.
Una delle interviste pubblicate nel volume, commissionato dagli Uffici Migrantes della Lombardia, un cappellano di Milano dice: “Io nei migranti ho visto una cosa che avevo sentito dire dai nonni, ma non l’avevo mai toccata con mano: la fede serve a vivere! […] Loro hanno bisogno di Dio, il problema è aiutarli a fare un buon cammino con Dio”. (R. Iaria)
 

Giovani migranti: oggi presentazione ricerca sulla trasmissione della fede

Milano -  Che cosa rappresenta la fede per i figli dei migranti? Come la vivono nel nuovo contesto? Qual è il rapporto con la tradizione ereditata dai loro padri? A queste domande cerca di rispondere la ricerca, edita da “Vita e Pensiero”, “Di generazione in Generazione. La trasmissione della Fede nelle famiglie con background migratorio” che sarà presentata questa mattina nella Sala Convegni della Curia. La ricerca  è stata realizzata dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo di Milano con la collaborazione di Fondazione Migrantes e degli Uffici Migrantes delle dieci diocesi lombarde.
Nella ricerca interviste a giovani migranti di età compresa tra i 18 e i 29 anni, residenti in Lombardia, che si professano cristiani cattolici, ortodossi, evangelici, o che appartengono ad altre religioni: buddisti, induisti, musulmani e sikh.
Il volume è stato consegnato a Papa Francesco nei giorni scorsi dal direttore Migrantes della Lombardia don Antonello Martinenghi.
Alla conferenza stampa interverranno Mons. Franco Agnesi, vicario generale della diocesi  di Milano e delegato per la Pastorale Migrantes della Conferenza episcopale lombarda; don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Milano; Fabio Introini, tra i curatori dell’indagine, ricercatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore - Osservatorio Giovani Istituto Toniolo e padre Giacomo Costa, direttore responsabile di Aggiornamenti Sociali, segretario speciale del Sinodo dei Vescovi “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. (R. Iaria) 
 

Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: un nuovo linguaggio per le migrazioni

Roma - Contribuire alla “costruzione di un nuovo linguaggio per le migrazioni”. Questo l’obiettivo del nuovo Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes che sarà presentato il prossimo 28 settembre a Roma, presso la Sala Marconi della Radio Vaticana.
La struttura del Rapporto presenta una sezione internazionale che si focalizza sulle dinamiche a livello globale ed europeo, ed una parte nazionale che si concentra sulla presenza nel nostro Paese di oltre 5 milioni di cittadini stranieri: il lavoro, la scuola, la cittadinanza, la salute, la devianza sono i principali temi oggetto dell’analisi. Il tutto arricchito dalle voci di esperti che hanno contribuito ad approfondire alcuni ambiti ritenuti di particolare attualità nel dibattito pubblico sul tema dei migranti.
“È evidente – scrivono don Francesco Soddu e don Giovanni De Robertis, rispettivamente Direttore di Caritas Italiana e Direttore generale della Fondazione Migrantes - che ci troviamo di fronte ad una ‘emergenza culturale’ che richiede un intervento strutturato e di lungo periodo. È necessario mettere in campo tutte le risorse educative capaci di stimolare, da un lato, il necessario approfondimento rispetto a temi che sono ormai cruciali, e dall’altro lato di accompagnare le nostre comunità verso l’acquisizione di una nuova ‘grammatica della comunicazione’ che sia innanzitutto aderente ai fatti e rispettosa delle persone”.
I due organismi pastorali della CEI ribadiscono l’impegno della Chiesa in Italia per le persone più fragili e, fra queste, le donne e i minori che raggiungono l’Europa lasciando “contesti difficili dove ogni idea di futuro è compromessa da conflitti e povertà diffusa”.
 
 
 

CEMI e Migrantes: visita ai campi profughi in Marocco

Roma - Sarà guidata dal Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, Mons. Guerino Di Tora e dal direttore generale Migrantes, Don Giovanni De Robertis, la delegazione della CEMI (Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI) che dal 21 al 23 settembre prossimo sarà a Tangeri (Marocco) per visitare i campi profughi presenti e per incontrare i rappresentanti della Conferenza Episcopale del Nord Africa (CERNA).
La delegazione, infatti, prenderà parte all’inaugurazione dell´Assemblea Generale dei Vescovi Nordafricani e visiterà la diocesi di Tangeri.
“Sarà una occasione – dice il Direttore generale della Fondazione Migrantes, Don Giovanni De Robertis - per conoscere i luoghi da dove arrivano spesso molti migranti nel nostro Paese e per confrontarci, con i vescovi locali, sulla realtà dei loro Paesi”.
Della delegazione faranno parte, oltre al Presidente e al Direttore generale della Migrantes, Mons. Massimo Camisasca, Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, e  Mons. Domenico Cornacchia, Vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. A loro si aggiungeranno dall´Italia il Card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e Presidente di Caritas Italiana e Mons. Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo. (Raffaele Iaria)
 
 

Palla al centro

di Don Ivan Maffeis Roma - A fronte di tragedie che risucchiano l’esistenza dei nostri adolescenti, si torna a interrogarsi di sicurezza sul web, della necessità di smascherarne le insidie, di arginare la cultura speculare del selfie. La questione non ruota attorno alla tecnologia e ai suoi dispositivi, ma chiama in gioco famiglia, scuola, comunità cristiana. Chiede adulti preoccupati non tanto di giustificare o difendere a oltranza i propri ragazzi, ma disposti ad aiutarli a crescere. Chiede di esserci, animati da una rinnovata passione educativa.
 

Ventotene: senza stranieri anche la scuola media chiude

Ventotene - Domani i bambini di Ventotene, in provincia di Latina, non andranno a scuola: in questa piccola isola dell’arcipelago pontino, 700 residenti ma solo 200 d’inverno, si festeggia la patrona Santa Candida e c’è da svegliarsi presto, per i primi fuochi d’artificio alle sei, per correre dal maestro della banda di cui i piccoli fanno parte e compiere il giro dell’isola a suon di musica alle sette, per accogliere l’arcivescovo di Gaeta Mons. Luigi Vari che poi celebrerà Messa nella bella chiesa parrocchiale.
Ma anche dopodomani, per alcuni di questi piccoli ventotenesi la scuola di via degli Olivi resterà chiusa: si tratta dei ragazzi della media, costretti – con le loro famiglie – a risalire sull’aliscafo per frequentare le lezioni a Formia, un’ora di mare e un anno scolastico lontano dall’isola. La scuola media di Ventotene, infatti, quest’anno non ha riaperto perché senza iscritti e a nulla sono valsi gli appelli del sindaco Gerardo Santomauro, più volte ripresi anche da Avvenire, per salvare una delle poche “risorse” sociali dell’isola. L’idea del primo cittadino era semplice e fattibile: ospitare alcune famiglie di migranti con figli in età scolare. Due nuclei per l’esattezza, provenienti dalla Siria martoriata dalla guerra, con tre ragazzi da iscrivere alle scuole medie.
Non c’è stato niente da fare. «A conti fatti – racconta amareggiato il sindaco – erano solo nove persone in una comunità che di inverno è appena di 200 abitanti, ma non ci siamo riusciti. Questa è una comunità piccola e le decisioni si prendono tutti insieme. Dispiace non aver superato i timori di pochi. Crediamo che una scuola che chiude è una sconfitta non solo per Ventotene, ma per tutta l’Italia. Una scuola che chiude non riapre. Non ci si può ricordare di noi solo quando cambiano le stagioni, soprattutto quelle politiche. C’è bisogno di coraggio da parte nostra, ma anche dalle autorità che devono intervenire subito con i finanziamenti promessi, senza burocrazia e cavilli che quando saranno risolti lasceranno solo uno scoglio vuoto nel mare» conclude il sindaco, anche con un riferimento non troppo velato alla mancata concessione dei fondi Sprar.
Delusione ma anche voglia di non arrendersi, come quella che palesa Roberto Sommella, presidente dell’associazione “La Nuova Europa” che tanti progetti realizza sull’isola e in virtù dei quali è stato nominato cittadino onorario di Ventotene: «E il progetto che rilanciamo è quello di una Scuola d’Europa per i giovani di varie nazioni, farli venire sull’isola a studiare il diritto europeo. Ora facciamo due, tre sessioni l’anno, ma pensiamo ad un istituto residenziale. Ventotene ha la sua bella scuola, moderna e rimessa a posto di recente, è un peccato lasciarla senza ragazzi. E poi è intitolata ad Altiero Spinelli. Con tutto quello che questo nome rievoca in fatto di esili ed accoglienza, come si fa a chiuderla?». E il pensiero ritorna a Santa Candida, che la leggenda vuole scappata da Cartagine durante la persecuzione dei cristiani, deportata a Roma, torturata e martirizzata e il cui corpo venne trovato in mare proprio a Ventotene. (Igor Traboni – Avvenire.it)
 
 
 

Migrantes Lombardia: domani la presentazione della ricerca sulla trasmissione della fede nelle famiglie con background migratorio

Milano -  Che cosa rappresenta la fede per i figli dei migranti? Come la vivono nel nuovo contesto? Qual è il rapporto con la tradizione ereditata dai loro padri? A queste domande cerca di rispondere la ricerca, edita da “Vita e Pensiero”, “Di generazione in Generazione. La trasmissione della Fede nelle famiglie con background migratorio” che sarà presentata domani, 20 settembre nella Sala Convegni della Curia. La ricerca  è stata realizzata dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo di Milano con la collaborazione di Fondazione Migrantes e degli Uffici Migrantes delle dieci diocesi lombarde.
Nella ricerca interviste a giovani migranti di età compresa tra i 18 e i 29 anni, residenti in Lombardia, che si professano cristiani cattolici, ortodossi, evangelici, o che appartengono ad altre religioni: buddisti, induisti, musulmani e sikh.
Il volume è stato consegnato a Papa Francesco nei giorni scorsi dal direttore Migrantes della Lombardia don Antonello Martinenghi.
Alla conferenza stampa interverranno Mons. Franco Agnesi, vicario generale della diocesi  di Milano e delegato per la Pastorale Migrantes della Conferenza Episcopale Lombarda; don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Milano; Fabio Introini, tra i curatori dell’indagine, ricercatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore - Osservatorio Giovani Istituto Toniolo e padre Giacomo Costa, direttore responsabile di Aggiornamenti Sociali, segretario speciale del Sinodo dei Vescovi “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. (R. Iaria)