Roma - “I baltici sono popoli aperti che hanno voglia di integrare i migranti, ma non massicciamente perché non si può, integrarli con la prudenza del governo”. Lo ha detto Papa Francesco ieri sera colloquiando con i giornalisti sul volo che lo riportava a Roma dopo un viaggio – dal 22 settembre a ieri – nelle Repubbliche baltiche, Lituania, Lettonia ed Estonia. “Abbiamo parlato con due dei tre capi di Stato su questo e l’argomento l’hanno messo loro, non io. Nei discorsi dei presidenti – ha spiegato il pontefice rispondendo ad una domanda specifica - lei vedrà che la parola accoglienza, apertura è frequente… questo indica una voglia di universalità nella misura che si può avere… nella misura che si integrino, questo è molto importante, e nella misura che non sia una minaccia contro la propria identità... La stessa crudeltà oggi si trova in tanti posti di detenzione, oggi si trova in tante carceri. Anche la sovrappopolazione di un carcere è un modo di tortura. Un carcere che è sistemato senza dare al detenuto l’uscita della speranza già è una tortura”.
Primo Piano
Migrantes: concluso a Roma l’incontro con gli operatori pastorali rom e sinti
Roma – Si è concluso questo pomeriggio a Roma l’incontro degli operatori pastorali con i rom e sinti della Fondazione Migrantes. L’incontro, al quale hanno partecipato oltre 30 operatori provenienti da ogni parte d’Italia insieme al vescovo delegato della Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio, mons. Paolo Lojudice – si è aperto con un saluto del Direttore Generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis che ha sottolineato l’impegno dell’organismo pastorale della CEI a fianco del popolo rom e per una nuova cultura che porta a “fissare lo sguardo sul volto di questo popolo”. Al docente di antropologia culturale all’Università di Tor Vergata di Roma, Piero Vereni, la relazione di apertura sul tema dell’identità culturale.
Molto intenso il dibattito sulle esperienze e sulla possibilità di un momento formativo da vivere con il popolo rom nel prossimo anno. Ma anche la possibilità di un “segno” per “aiutare a cambiare lo sguardo sul popolo rom” e sul l’impegno a “rendere protagonisti gli stessi rom e sinti che devono diventare loro stessi risorsa attiva e protagonisti del loro progetto di vita”. (R.Iaria)
Molto intenso il dibattito sulle esperienze e sulla possibilità di un momento formativo da vivere con il popolo rom nel prossimo anno. Ma anche la possibilità di un “segno” per “aiutare a cambiare lo sguardo sul popolo rom” e sul l’impegno a “rendere protagonisti gli stessi rom e sinti che devono diventare loro stessi risorsa attiva e protagonisti del loro progetto di vita”. (R.Iaria)
Aquarius: “A bordo 58 persone, dobbiamo sbarcare in fretta”
Roma - “Al momento abbiamo 58 persone a bordo che sono state soccorse nel corso di due operazioni, una giovedì e una sabato. In questo momento abbiamo la necessità di sbarcare in fretta perché non possiamo tenere queste persone a tempo indefinito a bordo, ci sono anche 16 bambini, tanti nuclei familiari”. Lo ha detto Alessandro Porro soccorritore a bordo della nave Aquarius ai microfoni di InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della CEI.
La situazione, ha proseguito il soccorritore, è “ancora abbastanza stabile e calma. In questi giorni nei nostri tentativi di andare verso Nord abbiamo cambiato rotta per tre volte ricevendo informazione di possibili soccorsi ma in questo caso lamentiamo la mancanza grossa di coordinamento con la Guardia Costiera libica, grandi difficoltà a contattarla e grande difficoltà a ottenere informazioni. C’è un problema di coordinamento anche con l’Europa e con l’Italia”.
“Ieri verso sera – ha proseguito il soccorritore - abbiamo ascoltato da una comunicazione radio di un aereo dell’operazione europea Sofia che c’era una barca in difficoltà con circa un centinaio di persone e più tardi che una nave mercantile Tiger si stava prendendo carico del soccorso. Ci siamo diretti verso la zona di soccorso che era a una cinquantina di miglia dalla nostra posizione, che vuol dire cinque ore di navigazione, abbiamo provato a contattare nuovamente la Guardia Costiera libica per avere informazioni sul soccorso, abbiamo provato a inviare informazioni anche all’Italia e non c’è stata alcuna condivisione e coordinazione sulle operazioni in corso. Arrivati in prossimità della Tiger abbiamo saputo che le persone sono state effettivamente soccorse da loro ma non abbiamo indicazione su dove verranno sbarcate o chi si prenderà cura di loro”.
La situazione, ha proseguito il soccorritore, è “ancora abbastanza stabile e calma. In questi giorni nei nostri tentativi di andare verso Nord abbiamo cambiato rotta per tre volte ricevendo informazione di possibili soccorsi ma in questo caso lamentiamo la mancanza grossa di coordinamento con la Guardia Costiera libica, grandi difficoltà a contattarla e grande difficoltà a ottenere informazioni. C’è un problema di coordinamento anche con l’Europa e con l’Italia”.
“Ieri verso sera – ha proseguito il soccorritore - abbiamo ascoltato da una comunicazione radio di un aereo dell’operazione europea Sofia che c’era una barca in difficoltà con circa un centinaio di persone e più tardi che una nave mercantile Tiger si stava prendendo carico del soccorso. Ci siamo diretti verso la zona di soccorso che era a una cinquantina di miglia dalla nostra posizione, che vuol dire cinque ore di navigazione, abbiamo provato a contattare nuovamente la Guardia Costiera libica per avere informazioni sul soccorso, abbiamo provato a inviare informazioni anche all’Italia e non c’è stata alcuna condivisione e coordinazione sulle operazioni in corso. Arrivati in prossimità della Tiger abbiamo saputo che le persone sono state effettivamente soccorse da loro ma non abbiamo indicazione su dove verranno sbarcate o chi si prenderà cura di loro”.
Migrantes: conclusa la visita in Marocco
Roma - E’ stata guidata dal Presidente della Commissione CEI per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, rispettivamente Mons. Guerino Di Tora e don Giovanni De Robertis, la delegazione della Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI che dal 21 al 23 settembre sono stati a Tangeri, in Marocco, per visitare i Campi profughi locali e per incontrare i rappresentanti della Conferenza episcopale del Nord Africa. La delegazione ha preso parte all’inaugurazione dell’Assemblea generale dei vescovi nordafricani e ha visitato la diocesi di Tangeri. “E’ stata una occasione – ha detto De Robertis a Vatican News – per conoscere i luoghi da dove arrivano spesso molti migranti nel nostro Paese e per confrontarci, con i vescovi locali, sulla realtà dei loro Paesi”. Hanno preso parte alla delegazione anche Mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. A loro si sono aggiunti il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas Italiana, e Mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo.
“Io sono rimasto molto edificato”, ha detto De Robertis: “è una chiesa molto piccola ma molto attiva e composta in gran parte da cristiani provenienti dall’Africa subsahariana e religiosi europei. Abbiamo visitato la casa per le ragazze madri gestito dalle Suore di Madre Teresa di Calcutta in cui ragazze ventenni, perlopiù migranti, hanno avuto la possibilità di rinascere insieme ai loro figli”. Anche nella Casa famiglia per le bambine di strada nella diocesi di Tangeri, “le minori sono affidate dallo Stato alle suore”. Grazie alla Campagna “Liberi di partire, liberi di restare” della CEI anche in varie diocesi italiane si stanno realizzando progetti di sensibilizzazione, integrazione e accoglienza. “Sono stato recentemente a Castel Volturno - riporta De Robertis - una delle zone più abbandonate, dove vivono migliaia di africani e dove purtroppo c’è spaccio, prostituzione. Eppure, al “Centro Fernandes”, finanziato con i fondi dell’8xmille, rinasce la speranza per queste persone. Mi sono trovato lì nel giorno in cui consegnavano i diplomi della scuola di alfabetizzazione di italiano: c’erano uomini, donne, ragazzi fieri di questo. “Fino a quando non ci renderemo conto del valore di ogni essere umano – conclude - purtroppo continueremo a lasciare queste persone morire in condizioni disumane”.
“Io sono rimasto molto edificato”, ha detto De Robertis: “è una chiesa molto piccola ma molto attiva e composta in gran parte da cristiani provenienti dall’Africa subsahariana e religiosi europei. Abbiamo visitato la casa per le ragazze madri gestito dalle Suore di Madre Teresa di Calcutta in cui ragazze ventenni, perlopiù migranti, hanno avuto la possibilità di rinascere insieme ai loro figli”. Anche nella Casa famiglia per le bambine di strada nella diocesi di Tangeri, “le minori sono affidate dallo Stato alle suore”. Grazie alla Campagna “Liberi di partire, liberi di restare” della CEI anche in varie diocesi italiane si stanno realizzando progetti di sensibilizzazione, integrazione e accoglienza. “Sono stato recentemente a Castel Volturno - riporta De Robertis - una delle zone più abbandonate, dove vivono migliaia di africani e dove purtroppo c’è spaccio, prostituzione. Eppure, al “Centro Fernandes”, finanziato con i fondi dell’8xmille, rinasce la speranza per queste persone. Mi sono trovato lì nel giorno in cui consegnavano i diplomi della scuola di alfabetizzazione di italiano: c’erano uomini, donne, ragazzi fieri di questo. “Fino a quando non ci renderemo conto del valore di ogni essere umano – conclude - purtroppo continueremo a lasciare queste persone morire in condizioni disumane”.
Anzio: oggi convegno su immigrazione e accoglienza
Anzio – E’ in programma per oggi pomeriggio alle 18, presso la fattoria didattica “Riparo” di Anzio il convegno sul tema “Immigrati – immigrazione”, a cura della Caritas diocesana, dell’ufficio Migrantes e del Vicariato territoriale di Anzio. Il tema sarà affrontato a partire dalla realtà del territorio fino alla situazione nazionale e internazionale. Sarà presente l’Arcivescovo di Agrigento, il Card. Francesco Montenegro, Presidente di Caritas italiana.
Fcei: decreto sicurezza “una picconata al diritto d’asilo e alla tradizione umanitaria italiana”
Roma - “Una picconata al diritto d’asilo e alla tradizione umanitaria italiana”. È questo in sintesi il giudizio sul decreto approvato questa mattina dal Consiglio dei Ministri in materia di immigrazione e asilo, espresso dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) e dalla Csd-Diaconia valdese. “Sotto il cappello generico della sicurezza – si legge in una nota - si approvano norme che limitano gravemente il diritto d’asilo, arrivando a ridimensionare la protezione umanitaria con la quale decine di migliaia di persone hanno potuto ricostruire la loro vita in Italia, sfuggendo a violenze e persecuzioni nei loro paesi, o in quelli di transito come la Libia”.
La possibilità di costringere i richiedenti asilo in strutture chiuse di tipo carcerario fino a sei mesi – secondo la Fcei – criminalizza persone vulnerabili proprio nel momento in cui avrebbero invece più diritto alla protezione e a un’azione integrata di soccorso. Il ridimensionamento del Servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) a favore di centri di identificazione con migliaia di persone, oltre a contraddire una positiva esperienza internazionalmente riconosciuta, rafforza un modello concentrazionario che già tanti problemi ha dato, sia sul piano della funzionalità che della legalità, e delle relazioni con i cittadini che abitano in prossimità”. “Non soltanto, quindi, con questo decreto vengono meno fondamentali istituti umanitari esplicitamente previsti dal Trattato costituzionale europeo, ma si rafforzano strutture potenzialmente esplosive sul piano sociale. Come cristiani che ritengono che il Vangelo sia primariamente servizio e accoglienza agli ultimi – conclude la nota della Fcei – esprimiamo la nostra critica più severa a questo provvedimento e, fiduciosi che possa essere fermato o sostanzialmente modificato in tempi rapidi, dichiariamo la nostra convinta determinazione a proseguire nel nostro impegno per l’accoglienza, l’integrazione e la tutela dei diritti fondamentali dei rifugiati e dei richiedenti asilo”.
La possibilità di costringere i richiedenti asilo in strutture chiuse di tipo carcerario fino a sei mesi – secondo la Fcei – criminalizza persone vulnerabili proprio nel momento in cui avrebbero invece più diritto alla protezione e a un’azione integrata di soccorso. Il ridimensionamento del Servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) a favore di centri di identificazione con migliaia di persone, oltre a contraddire una positiva esperienza internazionalmente riconosciuta, rafforza un modello concentrazionario che già tanti problemi ha dato, sia sul piano della funzionalità che della legalità, e delle relazioni con i cittadini che abitano in prossimità”. “Non soltanto, quindi, con questo decreto vengono meno fondamentali istituti umanitari esplicitamente previsti dal Trattato costituzionale europeo, ma si rafforzano strutture potenzialmente esplosive sul piano sociale. Come cristiani che ritengono che il Vangelo sia primariamente servizio e accoglienza agli ultimi – conclude la nota della Fcei – esprimiamo la nostra critica più severa a questo provvedimento e, fiduciosi che possa essere fermato o sostanzialmente modificato in tempi rapidi, dichiariamo la nostra convinta determinazione a proseguire nel nostro impegno per l’accoglienza, l’integrazione e la tutela dei diritti fondamentali dei rifugiati e dei richiedenti asilo”.
Anci: “con le grandi concentrazioni di migranti si generano tensioni sui territori”
Roma - “Il decreto legge sicurezza e immigrazione è stato approvato in Consiglio dei Ministri. Se il testo è lo stesso della settimana scorsa (e così ci risulta, salvo modifiche minimali), il governo decide di ridimensionare il sistema di accoglienza dei Comuni a favore del sistema emergenziale dei centri di prima accoglienza. Come abbiamo avuto modo di dire altre volte, è una scelta che avrà ricadute sui territori: una maggiore concentrazione della presenza degli stranieri con l’effetto inevitabile di una difficoltà maggiore nella gestione dell’integrazione, e il venir meno della clausola di salvaguardia, quel criterio, cioè, che parametrando il numero di ospiti al numero di abitanti salvaguardava la convivenza degli uni e degli altri, questione centrale per i sindaci che della vivibilità dei territori sono primi garanti”. È il commento del delegato dell’Anci per l’immigrazione, Matteo Biffoni, al decreto legge approvato oggi in Consiglio dei ministri.
“Sono, infatti, proprio i centri come i Cas – continua Biffoni - ad aver creato più malcontento tra la popolazione, per l'eccessivo impatto sulle comunità e la mancanza di adeguati percorsi di integrazione. Non sono opinioni, sono fatti, puntualmente riportati dalla stampa. Non comprendiamo il senso di questa scelta. Nei mesi scorsi sono state attivate tante e importanti collaborazioni virtuose tra sindaci e prefetti, collaborazioni che sono state l'ossatura di una gestione coordinata del problema. Anche la revisione del sistema dei permessi umanitari, secondo noi, si sarebbe potuta effettuare ma tutelando i nuclei familiari, le categorie vulnerabili e infine condizionando la concessione a una reale volontà di integrazione. Perché davanti a un sistema di accoglienza diffusa che funziona ed evita conflitti sociali sui territori si cambia completamente rotta? “Il Governo ha deciso di andare avanti da solo. Di non parlare con i Comuni, che ad Anci hanno espresso in maniera inequivocabile tutta la loro preoccupazione, anche di tenuta dell'ordine pubblico, di insicurezza, di lacerazione della coesione sociale”.
Biffoni conclude con un appello. “Convocheremo sedute straordinarie della Commissione Immigrazione, poiché è necessario vigilare sugli effetti che il provvedimento può avere sui territori. Invitiamo i capigruppo parlamentari a venire, ad ascoltare quello che hanno da dire i sindaci. Siamo certi che ne potrà derivare un confronto costruttivo, che permetterà al Parlamento, in sede di conversione, di correggere scelte che metterebbero in grande difficoltà tutte le comunità locali”.
“Sono, infatti, proprio i centri come i Cas – continua Biffoni - ad aver creato più malcontento tra la popolazione, per l'eccessivo impatto sulle comunità e la mancanza di adeguati percorsi di integrazione. Non sono opinioni, sono fatti, puntualmente riportati dalla stampa. Non comprendiamo il senso di questa scelta. Nei mesi scorsi sono state attivate tante e importanti collaborazioni virtuose tra sindaci e prefetti, collaborazioni che sono state l'ossatura di una gestione coordinata del problema. Anche la revisione del sistema dei permessi umanitari, secondo noi, si sarebbe potuta effettuare ma tutelando i nuclei familiari, le categorie vulnerabili e infine condizionando la concessione a una reale volontà di integrazione. Perché davanti a un sistema di accoglienza diffusa che funziona ed evita conflitti sociali sui territori si cambia completamente rotta? “Il Governo ha deciso di andare avanti da solo. Di non parlare con i Comuni, che ad Anci hanno espresso in maniera inequivocabile tutta la loro preoccupazione, anche di tenuta dell'ordine pubblico, di insicurezza, di lacerazione della coesione sociale”.
Biffoni conclude con un appello. “Convocheremo sedute straordinarie della Commissione Immigrazione, poiché è necessario vigilare sugli effetti che il provvedimento può avere sui territori. Invitiamo i capigruppo parlamentari a venire, ad ascoltare quello che hanno da dire i sindaci. Siamo certi che ne potrà derivare un confronto costruttivo, che permetterà al Parlamento, in sede di conversione, di correggere scelte che metterebbero in grande difficoltà tutte le comunità locali”.
Bologna: liceali e richiedenti asilo
Bologna - L’integrazione? Cresce sui banchi di scuola, arriva prima e meglio delle regole studiate dalla politica e non può fare a meno del principio di umanità, applicato nella concretezza. La storia è quella di una classe davvero speciale, che a Bologna ha messo insieme 19 studenti liceali e 6 neomaggiorenni richiedenti asilo provenienti da Paesi dell’Africa subsahariana. Giovani con storie completamente diverse alle spalle, che in comune hanno avuto però tante domande e lo stesso desiderio di 'fare amicizia' e di imparare. Gli organizzatori dell’iniziativa di alternanza scuola-lavoro Asl, che si chiama 'Al di là dei muri', sono il Liceo Scientifico Enrico Fermi e la cooperativa sociale Arca di Noè di Bologna. “Si tratta di richiedenti asilo ancora in attesa di un eventuale permesso da parte delle commissioni territoriali – spiega Antonia Grasselli, coordinatrice del progetto –. Vengono dal Senegal, dalla Nigeria, dal Gambia e dalla Guinea Conakry. Hanno trascorso un periodo di studi con i nostri studenti italiani, perché volevano conoscere le nostre regole e la nostra cultura”. Così il lavoro di gruppo, per gli studenti italiani, si è sommato alle lezioni del mattino, mentre il coinvolgimento di professori e tutor ha consentito di pianificare itinerari personalizzati per i richiedenti asilo: fattori che si sono rivelati decisivi.
“L’obiettivo – racconta – è stato realizzare un contesto favorevole all’incontro e alla condivisione, partendo dal tema della scoperta dell’altro”. I contenuti disciplinari sono diventati occasione di un lavoro creativo, necessario per far nascere una cultura nuova, che non ha rinnegato niente delle singole specificità, ma che di esse si è arricchita continuamente. È nato un sito (http://registrodiclasse.storiamemoria. eu) che ha descritto e permesso di partecipare quasi in diretta a pochi ma intensi mesi di esperienza comune.
“Questa è la scuola del futuro, non necessariamente perché multietnica o multiculturale, tanto più che nei licei la presenza di studenti stranieri non è rilevante, soprattutto quella di studenti provenienti dalle aree extraeuropee. C’era il rischio di svolgere delle attività che rimanessero completamente separate rispetto alla vita della scuola e invece questa classe speciale si è trovata incardinata nella vita scolastica, anche se le sue lezioni si svolgevano in orario pomeridiano”.
I professori hanno ritrovato i loro allievi, o parte di essi, gli studenti hanno avvertito una continuità didattica e culturale con le lezioni del mattino. “Forse l’aspetto che più ha funzionato è stato l’abbinamento tra studenti liceali e stranieri neomaggiorenni, un abbinamento che ha esaltato il protagonismo e le possibilità di intervento, diverse, ma effettive, dei due gruppi”. Nella scuola si rinnova ogni giorno l’esperienza gratuita dell’incontro e della scoperta. Sui banchi di scuola, nei laboratori e nelle uscite didattiche, è documentato un lavoro lungo un anno, che ricorda come la cittadinanza sia innanzitutto un percorso da compiere per tutti. (Giulio Isola – Avvenire)
“L’obiettivo – racconta – è stato realizzare un contesto favorevole all’incontro e alla condivisione, partendo dal tema della scoperta dell’altro”. I contenuti disciplinari sono diventati occasione di un lavoro creativo, necessario per far nascere una cultura nuova, che non ha rinnegato niente delle singole specificità, ma che di esse si è arricchita continuamente. È nato un sito (http://registrodiclasse.storiamemoria. eu) che ha descritto e permesso di partecipare quasi in diretta a pochi ma intensi mesi di esperienza comune.
“Questa è la scuola del futuro, non necessariamente perché multietnica o multiculturale, tanto più che nei licei la presenza di studenti stranieri non è rilevante, soprattutto quella di studenti provenienti dalle aree extraeuropee. C’era il rischio di svolgere delle attività che rimanessero completamente separate rispetto alla vita della scuola e invece questa classe speciale si è trovata incardinata nella vita scolastica, anche se le sue lezioni si svolgevano in orario pomeridiano”.
I professori hanno ritrovato i loro allievi, o parte di essi, gli studenti hanno avvertito una continuità didattica e culturale con le lezioni del mattino. “Forse l’aspetto che più ha funzionato è stato l’abbinamento tra studenti liceali e stranieri neomaggiorenni, un abbinamento che ha esaltato il protagonismo e le possibilità di intervento, diverse, ma effettive, dei due gruppi”. Nella scuola si rinnova ogni giorno l’esperienza gratuita dell’incontro e della scoperta. Sui banchi di scuola, nei laboratori e nelle uscite didattiche, è documentato un lavoro lungo un anno, che ricorda come la cittadinanza sia innanzitutto un percorso da compiere per tutti. (Giulio Isola – Avvenire)
Centro Astalli: il decreto sicurezza ci rende più insicuri
Roma - Il Centro Astalli esprime “preoccupazione” per gli effetti che le nuove misure introdotte dal Decreto varato oggi all’unanimità dal Consiglio dei Ministri potranno avere sulla vita dei migranti e sulla “coesione sociale dell’intero Paese”.
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Decreto Sicurezza: cosa cambia
Roma - Sono stati unificati in un solo testo i due decreti legge Immigrazione e Sicurezza approvati oggi dal Consiglio dei Ministri. Un test di 42 articoli.
Card. Bassetti: “osare solidarietà, giustizia e fratellanza” con i migranti
Roma - "L’iniziativa che lo scorso mese ci ha visti sbloccare la situazione della Nave Diciotti ha rappresentato un momento importante, tanto nel rapporto con le Istituzioni governative quanto nella sinergia con cui ci siamo attivati per assicurare accoglienza ai profughi.”. Lo ha detto oggi pomeriggio il card. Gualtiero Bassetti...
Ramonda: abolizione protezione umanitaria “scelta grave che colpisce i più deboli”
Rimini – “L'annullamento della protezione umanitaria è una scelta grave che spinge verso forme di esclusione sociale i migranti più vulnerabili”. E' quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito al Decreto Immigrazione approvato oggi dal Consiglio dei Ministri.
“Il sistema di accoglienza e integrazione SPRAR è considerato all'estero un'eccellenza italiana”, continua Ramonda: “la sua destrutturazione espone il Paese ad un aumento dell'irregolarità: il contrario di quel che vuol perseguire il Governo”.
“La giusta necessità di governare in modo sostenibile l'immigrazione - conclude - non può andare a discapito della dignità, dei diritti e delle libertà delle persone che migrano alla ricerca di una vita migliore”.
“Il sistema di accoglienza e integrazione SPRAR è considerato all'estero un'eccellenza italiana”, continua Ramonda: “la sua destrutturazione espone il Paese ad un aumento dell'irregolarità: il contrario di quel che vuol perseguire il Governo”.
“La giusta necessità di governare in modo sostenibile l'immigrazione - conclude - non può andare a discapito della dignità, dei diritti e delle libertà delle persone che migrano alla ricerca di una vita migliore”.
Servizio Civile: tra le novità anche progetti per i rifugiati
Roma - Tra le novità del Bando nazionale 2018, che scade questo venerdì, anche 190 posti in Italia destinati a giovani stranieri titolari di protezione internazionale o umanitaria, coperti con fondi FAMI. Nello specifico sono 120 i posti in progetti inclusi nel bando nazionale e 70 in progetti previsti dai bandi regionali. Per partecipare al bando i candidati stranieri dovranno selezionare il progetto di interesse dalla banca dati e consultare quindi la home page del sito dell'ente, dove troveranno anche la scheda contenente gli elementi essenziali del progetto, le indicazioni per poter partecipare alla selezione e l'indirizzo a cui spedire la domanda.
Prato: presentato il progetto A.P.R.I.
Prato - È stato lo stesso Papa Francesco a suggerire il nome dell’iniziativa indicando quattro verbi come modalità d’azione: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. La diocesi di Prato ha voluto inserirsi in questo percorso pensato dalla Chiesa Italiana ideando il progetto A.pr.i., acronimo che riprende il proposito del pontefice. L’esortazione è ovviamente riferita ai migranti, tutte quelle persone che si mettono in viaggio verso le coste dell’occidente per sfuggire a guerre, persecuzioni ma anche a condizioni di vita insostenibili. Non a caso la campagna CEI alla quale ha aderito la Chiesa pratese si intitola “Liberi di partire, liberi di restare” ed è sostenuta con fondi dell’8 per mille.
Il progetto della diocesi di Prato ha l’obiettivo di aiutare i migranti presenti sul territorio a inserirsi nel mondo del lavoro in modo da diventare “autonomi e consapevoli dei propri diritti”. Per farlo saranno aiutati da “operatori dell’integrazione”, dei tutor adeguatamente formati al ruolo con il compito di introdurre e accompagnare queste persone all’interno di una esperienza lavorativa. Capofila dell’iniziativa per conto della diocesi è l’Opera Santa Rita, l’ente che sul territorio accoglie il maggior numero di richiedenti asilo. Vista la lunga esperienza in questo campo sarà il Santa Rita a curare la formazione, della durata di 30 ore, di quindici tutor che dovranno seguire quindici migranti.
“Impegnarsi per promuovere la piena umanità dei migranti è uno dei compiti della Chiesa – afferma il vescovo Mons. Franco Agostinelli nel presentare il progetto – dobbiamo essere consapevoli che la società sarà sempre più multietnica, multireligiosa e multiculturale e la nostra Prato ne è un chiaro esempio. Dobbiamo per questo impegnarci a costruire relazioni per superare la paura della diversità e favorire l’integrazione”.
Oltre ai percorsi formativi il progetto prevede anche momenti di socializzazione e di confronto organizzati dagli uffici diocesani, come la veglia missionaria, in programma il 19 ottobre, e la festa dei popoli che si terrà domenica 21 ottobre.
Il progetto della diocesi di Prato ha l’obiettivo di aiutare i migranti presenti sul territorio a inserirsi nel mondo del lavoro in modo da diventare “autonomi e consapevoli dei propri diritti”. Per farlo saranno aiutati da “operatori dell’integrazione”, dei tutor adeguatamente formati al ruolo con il compito di introdurre e accompagnare queste persone all’interno di una esperienza lavorativa. Capofila dell’iniziativa per conto della diocesi è l’Opera Santa Rita, l’ente che sul territorio accoglie il maggior numero di richiedenti asilo. Vista la lunga esperienza in questo campo sarà il Santa Rita a curare la formazione, della durata di 30 ore, di quindici tutor che dovranno seguire quindici migranti.
“Impegnarsi per promuovere la piena umanità dei migranti è uno dei compiti della Chiesa – afferma il vescovo Mons. Franco Agostinelli nel presentare il progetto – dobbiamo essere consapevoli che la società sarà sempre più multietnica, multireligiosa e multiculturale e la nostra Prato ne è un chiaro esempio. Dobbiamo per questo impegnarci a costruire relazioni per superare la paura della diversità e favorire l’integrazione”.
Oltre ai percorsi formativi il progetto prevede anche momenti di socializzazione e di confronto organizzati dagli uffici diocesani, come la veglia missionaria, in programma il 19 ottobre, e la festa dei popoli che si terrà domenica 21 ottobre.
Agrigento: conclusa la seconda edizione dei Laboratori estivi per giovani ospiti delle comunità di accoglienza
Agrigento - I Laboratori estivi 2018 - 2. edizione - si sono conclusi ad Agrigento - nei giorni scorsi con una cerimonia dai tanti protagonisti: giovani immigrati ospiti delle comunità di accoglienza con i loro accompagnatori, i responsabili dei diversi laboratori e i volontari che li hanno seguiti, le ragazze del corso di laurea di servizio sociale del Polo Universitario, il comandante dei Carabinieri colonnello Pellegrino, e l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro. A fare gli onori di casa Antonella Uttilla vicepreside del CPIA e Mariella Guidotti, responsabile del servizio Migrantes diocesano.
L’esperienza dei Laboratori scaturisce – spiegano i promotori - da una “feconda collaborazione” tra il Servizio Migrantes diocesano, il CPIA (grazie al Dirigente Scolastico Santino Lo Presti) e la comunità delle Missionarie Secolari Scalabriniane. Nel corso di tre settimane, dal 21 agosto all’8 settembre, ogni pomeriggio una quarantina di ragazzi immigrati ha “invaso” le aule del CPIA di Villaseta, per suddividersi nei diversi Laboratori: di italiano i primi 90 minuti, di fotografia, découpage, informatica e ceramica nella restante ora e mezza.
Il metodo si ispira al peer to peer che unisce apprendimento e socializzazione, a partire da un approccio empatico, dalla reciproca disponibilità all’incontro e alla collaborazione.
“Ho dato qualcosa, ho ricevuto molto di più”, è stato il leit motiv dei diversi giovani volontari alcuni dei quali giunti da altre regioni e addirittura dalla Polonia. Una ragazza ha descritto così la sua esperienza emotiva: “Ho provato rabbia perché attraverso i media e la politica ci viene presentata un’immagine falsata degli immigrati”.
Passare dall’immagine alla conoscenza personale cambia lo sguardo e permette non solo di vedere, ma di “incontrare”: persone che hanno un volto e un nome, affetti e progetti, tante risorse da esprimere. Com’è accaduto nei vari Laboratori, ad esempio in quello fotografico diretto da Angelo Pitrone, una delle firme più prestigiose del settore, il quale non ha esitato a ricostruire nelle aule un vero e proprio studio fotografico, con risultati egregi.
“E’ una piccola esperienza di integrazione”, ha sottolineato il card. Montenegro prendendo la parola a conclusione della serata: “Come mattoni che costruiscono una realtà altra, in controtendenza rispetto al clima attuale: la realtà del mondo nuovo”. (MG)
Letteratura e migrazioni in Italia: un corso gratuito dell’università Ca’ Foscari
Venezia - Sono aperte le iscrizioni al corso online (MOOC- Massive Open Online Courses) dell’Università Ca' Foscari di Venezia dal titolo “Letteratura e migrazioni in Italia”. Il corso indagherà il nesso tra letteratura italiana contemporanea e migrazioni a partire da letture e riflessioni intorno alla produzione letteraria di autrici e autori d’origine non italiana. Al termine del corso lo studente avrà acquisito una conoscenza di base dei principali autori della migrazione in Italia e sviluppato interesse e curiosità nei confronti delle sollecitazioni che la letteratura italiana contemporanea sta vivendo a seguito dei movimenti migratori. Il corso, gratuito, inizierà oggi e avrà una durata di 5 settimane e sarà articolato in 5 sessioni che comprendono video-lezioni, forum di discussione e verifiche dell’apprendimento.
Papa Francesco: prosegue il viaggio nelle repubbliche baltiche
Roma - Giornate intense per Papa Francesco in visita nei Paesi baltici. Oggi il Pontefice, nel terzo dei suoi quattro giorni nelle tre repubbliche del nord Europa, si sposta dalla Lituania alla Lettonia. A Riga il Papa farà visita di cortesia al presidente Raimonds Vejonis. Seguirà l’incontro con le autorità civili lettoni, la società civile e il corpo diplomatico nel Palazzo presidenziale. Alle 10.10 il Papa deporrà dei fiori al Monumento della libertà, prima della preghiera ecumenica in programma alle 10.40 al Rigas Doms. Alle 11.50, la visita alla cattedrale cattolica di San Giacomo e alle 12.30 il pranzo con i vescovi nella Casa arcidiocesana della Santa Famiglia. Alle 14.30 il Pontefice si trasferirà al santuario della Madre di Dio di Aglona, nella cui area celebrerà la messa alle 16.30. Infine il rientro a Vilnius.
Cinesi in Italia: un passo avanti l’accordo tra Cina e Vaticano
Roma - Ottimismo e attesa anche tra i cattolici cinesi che vivono in Italia dopo l’accordo firmato sabato tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese su temi di particolare interesse ecclesiale. Mentre papa Francesco atterrava in Lituani, per la prima tappa del suo viaggio nelle repubbliche baltiche a Pechino si firmava l’accordo con la Santa Sede.
“Nel quadro dei contatti tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese – si afferma nel comunicato – che sono in corso da tempo per trattare questioni ecclesiali di comune interesse e per promuovere ulteriori rapporti di intesa, oggi, 22 settembre 2018, si è svolta a Pechino una riunione tra Mons. Antoine Camilleri, Sotto-Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e S.E. il Sig. Wang Chao, Viceministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, rispettivamente capi delle delegazioni vaticana e cinese. Nel contesto di tale incontro – si informa – i due rappresentanti hanno firmato un Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi”. L’accordo “tratta della nomina dei Vescovi, questione di grande rilievo per la vita della Chiesa, e crea le condizioni per una più ampia collaborazione a livello bilaterale”. Con l’auspicio condiviso che “tale intesa favorisca un fecondo e lungimirante percorso di dialogo istituzionale e contribuisca positivamente alla vita della Chiesa cattolica in Cina, al bene del Popolo cinese e alla pace nel mondo”. Un accordo “che apre nuove prospettive e che aiuta i cattolici cinesi ad essere più liberi e ad uscire dalla clandestinità” dice don Santino Brunetti, vicario episcopale per gli immigrati della diocesi di Prato dove esiste una comunità cinese molto presente e attiva. “Credo che per la comunità cinese è un momento bello, di esultanza”, aggiunge
“Questo accordo può contribuire - dice il coordinatore Migrantes per i cattolici cinesi in Italia, don Paolo Kong Xianming – positivamente anche per la vita delle comunità cinesi in Italia e nel mondo”. La giornata di sabato rappresenta un “momento storico: speriamo che lo Spirito Santo guidi il futuro di speranza di questo popolo”. L’auspicio – aggiunge don Pietro Sun - è che questo accordo aiuti l’intera Chiesa cinese verso l’annuncio del Vangelo”. E’ “certamente – spiega don Giuseppe Zhang, cappellano a Milano – un primo passo avanti”.
La comunità cattolica cinese in Italia conta circa 2000 persone in tutte le maggiori città italiane con 11 centri pastorali seguiti da otto cappellani cinesi. In tutte le comunità ogni domenica si celebra la liturgia eucaristica in lingua cinese. I cappellani sono tutti coinvolti nella propria responsabilità e impegnati nel servizio pastorale, spiega il coordinatore: in molte comunità infatti si insegna il catechismo, si organizzano campi estivi per i giovani, incontri di preghiera nelle famiglie, gruppi di lettura della Bibbia, ecc. Diversi anche i momenti di pellegrinaggio. Le comunità sono anche ben inserite nella vita delle parrocchie italiane e molte anche impegnate per aiutare i connazionali in difficoltà con corsi gratuiti di lingua italiana. Da 2000, una delle feste più importanti è quella che ricorda i 120 martiri cinesi morti per la fede e canonizzati da Giovanni Paolo II. L’incontro nazionale per le comunità cinesi cattoliche è il 24 maggio. Nel 2007, in questo giorno, papa Benedetto XVI ha indetto una giornata di preghiera per i cattolici in Cina. Da allora, ogni anno questo giorno se cade di domenica, altrimenti si anticipa o si posticipa alla domenica più vicina, è stato preso come riferimento per un incontro di fede e di confronto con tutti i cristiani cinesi che vivono nel nostro paese. (Raffaele Iaria)
“Nel quadro dei contatti tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese – si afferma nel comunicato – che sono in corso da tempo per trattare questioni ecclesiali di comune interesse e per promuovere ulteriori rapporti di intesa, oggi, 22 settembre 2018, si è svolta a Pechino una riunione tra Mons. Antoine Camilleri, Sotto-Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e S.E. il Sig. Wang Chao, Viceministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, rispettivamente capi delle delegazioni vaticana e cinese. Nel contesto di tale incontro – si informa – i due rappresentanti hanno firmato un Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi”. L’accordo “tratta della nomina dei Vescovi, questione di grande rilievo per la vita della Chiesa, e crea le condizioni per una più ampia collaborazione a livello bilaterale”. Con l’auspicio condiviso che “tale intesa favorisca un fecondo e lungimirante percorso di dialogo istituzionale e contribuisca positivamente alla vita della Chiesa cattolica in Cina, al bene del Popolo cinese e alla pace nel mondo”. Un accordo “che apre nuove prospettive e che aiuta i cattolici cinesi ad essere più liberi e ad uscire dalla clandestinità” dice don Santino Brunetti, vicario episcopale per gli immigrati della diocesi di Prato dove esiste una comunità cinese molto presente e attiva. “Credo che per la comunità cinese è un momento bello, di esultanza”, aggiunge
“Questo accordo può contribuire - dice il coordinatore Migrantes per i cattolici cinesi in Italia, don Paolo Kong Xianming – positivamente anche per la vita delle comunità cinesi in Italia e nel mondo”. La giornata di sabato rappresenta un “momento storico: speriamo che lo Spirito Santo guidi il futuro di speranza di questo popolo”. L’auspicio – aggiunge don Pietro Sun - è che questo accordo aiuti l’intera Chiesa cinese verso l’annuncio del Vangelo”. E’ “certamente – spiega don Giuseppe Zhang, cappellano a Milano – un primo passo avanti”.
La comunità cattolica cinese in Italia conta circa 2000 persone in tutte le maggiori città italiane con 11 centri pastorali seguiti da otto cappellani cinesi. In tutte le comunità ogni domenica si celebra la liturgia eucaristica in lingua cinese. I cappellani sono tutti coinvolti nella propria responsabilità e impegnati nel servizio pastorale, spiega il coordinatore: in molte comunità infatti si insegna il catechismo, si organizzano campi estivi per i giovani, incontri di preghiera nelle famiglie, gruppi di lettura della Bibbia, ecc. Diversi anche i momenti di pellegrinaggio. Le comunità sono anche ben inserite nella vita delle parrocchie italiane e molte anche impegnate per aiutare i connazionali in difficoltà con corsi gratuiti di lingua italiana. Da 2000, una delle feste più importanti è quella che ricorda i 120 martiri cinesi morti per la fede e canonizzati da Giovanni Paolo II. L’incontro nazionale per le comunità cinesi cattoliche è il 24 maggio. Nel 2007, in questo giorno, papa Benedetto XVI ha indetto una giornata di preghiera per i cattolici in Cina. Da allora, ogni anno questo giorno se cade di domenica, altrimenti si anticipa o si posticipa alla domenica più vicina, è stato preso come riferimento per un incontro di fede e di confronto con tutti i cristiani cinesi che vivono nel nostro paese. (Raffaele Iaria)
Papa nei paesi baltici: l’attesa dei migranti
Roma – Da domani al 25 settembre Papa Francesco sarà nei paesi Baltici. E alla vigilia ha rivolto un video ai fedeli di Estonia, Lituania e Lettonia, i tre paesi che visiterà in questi quattro giorni. Una visita che coincide con il centenario dell’indipendenza di questi paesi e “naturalmente – dice il Papa - onorerà tutti coloro i cui sacrifici nel passato hanno reso possibili le libertà del presente. La libertà, come sappiamo – aggiunge nel video messaggio - è un tesoro che dev’essere costantemente preservato e tramandato, come un’eredità preziosa, alle nuove generazioni. In tempi di oscurità, violenza e persecuzione, la fiamma della libertà non si estingue, ma ispira la speranza di un futuro in cui la dignità data da Dio a ciascuna persona sia rispettata e tutti ci sentiamo chiamati a collaborare alla costruzione di una società giusta e fraterna”. Per il papa quel senso di solidarietà e servizio al bene comune è oggi “ più che mai necessario”. Da qui l’auspicio che la visita “sia una fonte di incoraggiamento per tutte quelle persone di buona volontà che, ispirate dai più profondi valori spirituali e culturali ereditati dal passato, stanno pacificamente lavorando per alleviare le sofferenze dei nostri fratelli e sorelle che si trovano nel bisogno e per promuovere l’unità e l’armonia nella società, ad ogni livello”. Una visita molto attesa anche dai cittadini di questi paesi che hanno sono emigrati. Si tratta per la maggioranza - dice don Audrius Arstikaitis, coordinatore Migrantes per i lituani in Italia e Rettore del Pontificio Collegio Lituano San Casimiro – di una popolazione giovane con una età media tra i 30 e i 50 anni”.
Le varie comunità hanno preparato momenti di preghiera e di incontro in vista di questo appuntamento in tante parti del mondo. Sarà una visita che “ci darà la forza e ci incoraggerà per andare avanti, sia nel nostro Paese che in Italia dove ormai viviamo”, spiega Elze Di Meglio, presidente della comunità lituana in Italia.
Il viaggio in Lituana è “un momento di grazia anche per i nostri emigrati – aggiunge il coordinatore lituano che ci aiuterà a vivere ed affrontare meglio le nostre difficoltà”.
In Italia risiedono circa 5000 cittadini lituani, 3000 della Lettonia e oltre mille dell’Estonia. In questi tre paesi si registra anche una piccola presenza di italiani: oltre 200 in Lituania e in Lettonia e circa 500 in Estonia. (Raffaele Iaria)
Le varie comunità hanno preparato momenti di preghiera e di incontro in vista di questo appuntamento in tante parti del mondo. Sarà una visita che “ci darà la forza e ci incoraggerà per andare avanti, sia nel nostro Paese che in Italia dove ormai viviamo”, spiega Elze Di Meglio, presidente della comunità lituana in Italia.
Il viaggio in Lituana è “un momento di grazia anche per i nostri emigrati – aggiunge il coordinatore lituano che ci aiuterà a vivere ed affrontare meglio le nostre difficoltà”.
In Italia risiedono circa 5000 cittadini lituani, 3000 della Lettonia e oltre mille dell’Estonia. In questi tre paesi si registra anche una piccola presenza di italiani: oltre 200 in Lituania e in Lettonia e circa 500 in Estonia. (Raffaele Iaria)
Fiorella: a 84 anni insegna italiano ai giovani migranti
Firenze - Fiorella Bacherini, 84 anni insegna italiano ai giovani italiani: “Sono nata il 29 luglio del'34 sotto il segno del Leone, e chissà, magari è per questo che mi sento una ‘leonessa”, dice oggi”. Una vita come tante, nata in San Frediano, una serie di lavoretti dove capitava prima di diventare usciera in Palazzo Vecchio, la morte del marito con i tre figli ancora giovani, e il lavoro protratto fino all`ultimo per avere la minima, “sennò non ci si faceva”. Fiorella sa cos'è la fatica del vivere quotidiano, e quando va in pensione e pensa, un po' afflitta, di dover tirare i remi in barca, non immagina che la fase due è lì, davanti a lei. Il circolino di quartiere, le partite a carte, l'inizio è un po' così, “da anziani, appunto”. Quando però incrocia la Comunità di Sant'Egidio, “tutto cambia. Ci hanno preso, e ci hanno buttato a fare un sacco di cose”.
“Noi?”. “Sì voi”, hanno risposto a lei e ad alcuni suoi “colleghi” e “colleghe” già sull'ottantina.
Oggi Fiorella è ancora lì, piena di impegni da non riparare: “Cene, merende, spettacoli per ragazzi, mi sono anche travestita da papera...”. E non è ancora tutto. Un bel giorno viene fuori che bisogna insegnare l'italiano a dei giovani immigrati: “Figurarsi, ho ancora dei problemi io, con l'italiano”, mette le mani avanti lei. Ma non si trattava mica di fare chissà che: “Bisognava trattare quei ragazzi come nipoti, volergli bene e il resto sarebbe arrivato da sé”.
E infatti: a forza di merende a giochi di ruolo (“mimavo i mestieri, loro dovevano dirli in italiano”), i ragazzi cominciano a parlare, “e alcuni diventano bravissimi”. La vita così è cambiata, e non solo per i giovani migranti: “Anche per me - dice Fiorella - cioè: ho capito che io servo ancora parecchio. E alla mia età, chi l'avrebbe mai immaginato”.
“Noi?”. “Sì voi”, hanno risposto a lei e ad alcuni suoi “colleghi” e “colleghe” già sull'ottantina.
Oggi Fiorella è ancora lì, piena di impegni da non riparare: “Cene, merende, spettacoli per ragazzi, mi sono anche travestita da papera...”. E non è ancora tutto. Un bel giorno viene fuori che bisogna insegnare l'italiano a dei giovani immigrati: “Figurarsi, ho ancora dei problemi io, con l'italiano”, mette le mani avanti lei. Ma non si trattava mica di fare chissà che: “Bisognava trattare quei ragazzi come nipoti, volergli bene e il resto sarebbe arrivato da sé”.
E infatti: a forza di merende a giochi di ruolo (“mimavo i mestieri, loro dovevano dirli in italiano”), i ragazzi cominciano a parlare, “e alcuni diventano bravissimi”. La vita così è cambiata, e non solo per i giovani migranti: “Anche per me - dice Fiorella - cioè: ho capito che io servo ancora parecchio. E alla mia età, chi l'avrebbe mai immaginato”.