Primo Piano
A Trieste la lunga attesa degli “invisibili”
Trieste - Arrivano da lontano, sono a seimila e cinquecento chilometri in linea d’aria distanti da casa, dal Paese che abbraccia la parte meridionale della catena dell’Himalaya, dove si trova l'Everest. «Il Nepal è meraviglioso, ma i problemi sono tanti», cerca di spiegare Sunil, 23 anni, che l’ha lasciato quando ne aveva solo diciassette. Con alcuni connazionali sta preparando il pranzo, riso e verdure, finocchi e cavolfiori, tagliati e disposti su teglie da forno, ma il forno non c’è. Sono poggiati per terra e su un pallet di legno, fra sporcizia, teli di plastica, scarpe e coperte. Fa freddo, nemmeno 10 gradi malgrado sia mezzogiorno. Il gruppo di giovani nepalesi si riunisce per mangiare di fronte alle tende addossate le une sulle altre sotto le volte di mattoni del silos di Trieste, un’area di ex magazzini diroccati resi gelidi dall’aria che ci circola e da banchi di nebbia che si infilano dentro. Qui, a un passo dal centro città, si radunano le persone che mettono piede in Italia dopo aver percorso la Rotta Balcanica, forse pensando che ormai sia fatta, che il peggio sia passato. Si sbagliano, perché nel silos tocca aspettare il proprio turno per accedere al sistema di accoglienza nazionale. In totale, al momento, secondo il monitoraggio del Consorzio Italiano di Solidarietà (Ics), sono 235 le persone di varia nazionalità escluse dai centri a Trieste. Con Sunil ci sono Dhurba, Nirmal, Pasang, Tap Bahadur. Si uniscono anche due ragazze Monica e Laxmi, che invece vivono in una struttura di accoglienza. Quella nepalese non è di certo la comunità nazionale più estesa qui, dove ad arrivare sono soprattutto afghani e pakistani. Eppure il numero di nepalesi passati per Trieste non è irrilevante. Secondo l’Ics sono stati oltre 300 nei primi nove mesi del 2023, più di 400 nel 2021. Dal racconto di uno dei ragazzi si riconosce il consueto tragitto lungo i Balcani, dalla Turchia fino in Serbia. «Poi sono entrato in Croazia, dove ho lavorato un anno». La singolare presenza di un alto numero di nepalesi in questo Paese è confermata dal ministero dell’Interno di Zagabria: nei primi otto mesi del 2023, i permessi di lavoro rilasciati hanno riguardato nell’ordine cittadini di Bosnia, Serbia e a seguire i nepalesi (14.700). «In Nepal non c’è niente, nessun buon lavoro. Ho pagato 3.000 euro a un’agenzia e con un contratto ho raggiunto la Romania in aereo» racconta una delle ragazze, dando conto di un’altra traiettoria migratoria – di sfruttamento - comune per questa nazionalità. «Ero partita per stare in un fast food 8 ore al giorno, ma ne lavoravamo 15, per pochi soldi. Sono rimasta lì un anno e mezzo, poi ho raggiunto l’Ungheria, l’Austria e, a piedi e in auto, l’Italia». Per il Centre for the Study of Labour and Mobility di Kathmandu, nell’anno fiscale 2018/19 più di 1.700 nepalesi partivano ogni giorno per lavorare all’estero, una fuoriuscita così massiccia che nel 2023 sono state inviate a casa rimesse per 11 miliardi di dollari, il 27% del Pil. Le destinazioni sono soprattutto i Paesi del Golfo, ma anche Portogallo, Malta e, appunto, Croazia e Romania. «La vita qui è molto difficile, per il freddo, per la mancanza di cibo. Aspettando un posto in un centro di accoglienza, vivo così da due mesi» prosegue il racconto Sunil. Come tutti al silos, anche questi ragazzi all’arrivo si sono presentati in Questura. C’è chi, registrato il 30 novembre, ha l’appuntamento per formalizzare la domanda di protezione internazionale ad aprile. Ma anche riuscire a manifestare l’intenzione di chiedere asilo è complicato: « Io in Questura ci sono già andato quattro volte, ma non mi hanno registrato» interviene uno dei ragazzi nepalesi. «Ci torno domani. I funzionari non scelgono a seconda della fila, di quando uno è arrivato lì. Ma puntano il dito e dicono ‘tu, tu, tu’. Selezionano 8 o 10 persone al giorno, non una di più». ( Francesca Ghirardelli - Avvenire)
Vangelo Migrante: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,12-15)
Mobilità tra territori e Paesi: un convegno ieri a Trento con la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo
Giovanni Gardelli, dirigente generale Provincia autonoma di Trento, ha evidenziato in apertura come il tema trattato nell’incontro fosse di grande attualità e importanza anche per il confronto sulle politiche di sviluppo e sull’attrattività del territorio. Delfina Licata - sociologa delle migrazioni e curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes - ha presentato i principali contenuti del RIM che, ha ricordato, è nato nel 2006. Complessità, ha spiegato, è la parola che descrive attualmente il fenomeno della mobilità italiana. Ha fornito alcuni dati: nel 2023 gli italiani iscritti all’Aire erano 5.933.418; presenti soprattutto in Europa (54,7%) e America, ma anche in misura minore in tutti gli altri continenti. In Argentina, Germania, Svizzera, Brasile, Francia, Regno Unito e Stati Uniti ci sono le comunità di italiani più numerose. Le regioni con il maggior numero di partenze sono Sicilia, Lombardia, Campania, Veneto, Lazio e Calabria. Si parte, ha spiegato Licata, anche dalle regioni italiane dove vi sono università prestigiose o dove le persone hanno fatto già un’esperienza di migrazione per motivi di studio o lavoro provenendo da altri territori. Dal 2006 al 2023 la presenza strutturale italiana all’estero è cresciuta del 91%. La comunità italiana all’estero sta ringiovanendo. Negli stessi anni si registra un aumento del 188% degli iscritti all’Aire che hanno tra 18 e 40 anni; sono cresciuti del 78,3% i minori e del 175% i nati all’estero. Si tratta, ha evidenziato Licata, di una comunità che cresce. Nell’ultimo anno le partenze hanno interessato in misura maggiore i giovani dai 18 ai 34 anni di età ma sono in aumento anche gli anziani.
La situazione trentina è stata approfondita da Vincenzo Bertozzi, dirigente dell’Ispat. Fino agli anni ’40, ha spiegato, il Trentino era terra di emigrazione, successivamente il trend si è invertito. Dagli anni ‘90 si sono registrati un saldo naturale e un saldo migratorio positivi. Dal 2015 il saldo naturale è diventato negativo e il saldo migratorio pur positivo si è ridotto. Trentino e Alto Adige, ha spiegato Bertozzi, sono comunque tra i territori che vedono crescere la popolazione. Bertozzi ha fornito alcuni dati. I movimenti con le altre regioni italiane, come iscrizioni e cancellazioni dall’anagrafe, rappresentano il 70% circa del totale. In entrata si tratta prevalentemente di spostamenti di breve raggio. Anche le cancellazioni dall’anagrafe in Trentino riguardano in particolare movimenti verso le regioni limitrofe, ma non solo. I cittadini italiani che hanno lasciato il Trentino per altre regioni sono stati circa 3000 nel 2022. Nello stesso anno sono state circa 1000 le persone che si sono cancellate dall’anagrafe trentina per andare all’estero. Tra i nuovi iscritti in Trentino metà arrivano dalle regioni europee ma una zona di partenza è anche il Sudamerica. Chi si cancella dall’anagrafe trentina si dirige verso regioni europee per il 77%, scegliendo in particolare Regno Unito, Germania, Francia, Svizzera, Spagna. Tra le mete preferite vi sono anche America del sud e del nord. Poco meno del 60% delle persone che si cancellano dalle anagrafi dei comuni trentini per trasferirsi all’estero ha un’età compresa tra i 18 e i 39 anni (meno del 50% nel caso dei trasferimenti verso altre regioni italiane), mentre meno del 20% ha un’età compresa tra i 40 e i 64 anni. Se all’inizio del periodo osservato (2012) circa il 50% delle persone che si cancellavano dalle anagrafi dei comuni trentini per trasferirsi all'estero possedevano un titolo di studio basso, negli anni più recenti questa percentuale si è ridotta considerevolmente arrivando al 30% circa mentre è quasi raddoppiata la quota di cancellati in possesso di un titolo di studio elevato, che arriva a circa il 37% nel 2021.
Sabrina Berlanda, ricercatrice Senior della Fondazione Franco Demarchi, ha presentato l’indagine sulla Mobilità Transnazionale Giovanile in Trentino sul tema “Orizzonti Globali, Radici Locali”. Obiettivo dell’indagine è ampliare la conoscenza e la comprensione del fenomeno della nuova mobilità, esaminandolo mediante l’intreccio tra conoscenza scientifica e l’esperienza vissuta in prima persona da alcuni protagonisti. Per realizzare l’indagine, ha spiegato, si raccolgono le disponibilità a portare la propria testimonianza di persone che per il loro lavoro o la loro storia di vita conoscono il tema delle migrazioni trentine, o di persone che si sono trasferite all’estero (dal 2009 in poi) e che all’epoca della partenza avevano tra i 18-34 anni, o ancora di persone che vivono in Trentino ma sono coinvolte dagli effetti che derivano dalla partenza dei/delle giovani (es. famiglie, amici e altri membri della comunità). Berlanda è intervenuta inoltre sul tema della mobilità giovanile evidenziando la complessità del fenomeno. Oggi ci si sposta più facilmente da un paese all’altro. La mobilità rappresenta uno snodo cruciale intorno a cui molti giovani riorganizzano la costruzione del lavoro, dei rapporti familiari, del proprio senso d’identità culturale e della cittadinanza. Oggi si assiste, ha aggiunto, ad un progressivo affermarsi dell’ideale di una cittadinanza europea. I giovani che vivono all’estero tendono però a mantenere forti legami con l’ambiente di origine. All’idea della mobilità obbligata, ha aggiunto, si aggiunge ora una visione della mobilità come naturale, per generazioni abituate a viaggiare e con un’identità internazionale e plurilingue. La nuova mobilità è vista dunque come un valore e un’opportunità da incentivare, che se da una parte comporta costi, offre nuove risorse in termini di riorganizzazione e cambiamento, crescita e sviluppo di competenze, esperienze, connessioni e relazioni.
Del tema “Territori e migrazioni tra passato e presente” ha parlato, in collegamento, Edith Pichler, consultrice e docente di Sociologia delle migrazioni dell’Università di Potsdam. Le mete di oggi, ha spiegato, sono per lo più metropolitane e urbane. Le reti sociali inoltre sono caratterizzate anche dalla dimensione virtuale. Non si parte, ha spiegato, solo da zone dove c’è un malessere economico ma spesso per ragioni legate all’affermazione professionale o per fare esperienze. All’incontro sono intervenuti anche Francesco Bocchetti dell’Associazione Trentini nel Mondo, che ha parlato degli incontri “Generazioni in mobilità” e Mauro Verones dell’Unione delle Famiglie Trentine all’estero che ha illustrato il progetto “Oriunde”.
L’appuntamento è stato moderato da Ileana Olivo, dirigente dell’Umse coesione territoriale valorizzazione capitale sociale trentino all'estero.
Mercoledì delle Ceneri: il Vangelo del Giorno ( Matteo 6,1-6.16-18)
Amore e ceneri
L’Europa viaggia ancora a due velocità: “Ius soli temperato” in 8 Paesi
Nel Paese più popoloso d’Europa, la Germania, un bambino acquisisce la cittadinanza tedesca alla nascita solo se almeno uno dei due genitori ha un permesso di soggiorno permanente (da almeno tre anni) ed entrambi i genitori risiedono in Germania da almeno otto anni. Ma gli anni si ridurranno a cinque non appena entrerà in vigore la riforma della cittadinanza approvata a gennaio per attirare più lavoratori qualificati nel paese. Secondo la nuova legge, il bambino nato sul suolo tedesco otterrà automaticamente la cittadinanza tedesca, senza dover rinunciare a quella dei genitori. La Germania è infatti uno dei pochi Paesi europei in cui non è ammessa la doppia cittadinanza (eccezion fatta per cittadini svizzeri e comunitaria) portando al grave dilemma di rinunciare (o meno) alla cittadinanza di origine per i numerosi residenti di origine turca e balcanica.
In altri quattro Stati membri dell'Unione Europea: Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna, viene invece applicato il cosiddetto “doppio ius soli”. Questo significa che un bambino nato nel territorio di uno di questi Stati acquisisce la cittadinanza del Paese se almeno uno dei suoi genitori è nato nello stesso territorio, indipendentemente dalla loro nazionalità. Un approccio simile (“doppio Ius soli condizionato”), lo ha intrapreso più recentemente anche la Grecia, dove i bambini nati all’estero e i cui genitori abbiano vissuto in Grecia per cinque anni acquisiscono la cittadinanza al completamento del primo ciclo di studi. Gli stranieri maggiorenni devono invece avere vissuto nel Paese per almeno 7 anni.
Nello specifico, nel secondo Paese più popoloso dell’Ue, la Francia, i nati nella Repubblica da almeno un genitore straniero, a sua volta nato nel Paese, ottengono automaticamente la cittadinanza francese. Inoltre i figli di stranieri, che risiedono da almeno cinque anni nel Paese, possono invece richiedere la cittadinanza quando diventano maggiorenni se hanno risieduto nel Paese per almeno cinque anni dall'età di 11 anni in poi. Si è aperto, però, un dibattito in vista delle prossime elezioni, che potrebbe preludere a un possibile giro di vite sulle regole.
In Belgio invece un bambino diventa cittadino se almeno uno dei genitori è nato nel Paese o vi ha vissuto cinque degli ultimi dieci anni. La cittadinanza si acquisisce dopo il compimento dei 18 anni o dei 12 anni, se i genitori sono residenti da almeno dieci anni nel Paese. Anche in Portogallo vige una forma di “Ius soli temperato”, il riconoscimento della cittadinanza dei figli di stranieri nati all’interno del territorio dello Stato avviene a condizione che i genitori siano residenti nel Paese da almeno due anni. In Irlanda, invece, ai figli di stranieri nati entro i confini del Paese viene riconosciuta la cittadinanza se almeno uno dei due genitori è residente nello Stato da almeno tre anni.
Secondo dati Eurostat del 2023, nell’Ue il tasso di naturalizzazione dei cittadini di origine straniera è comunque molto basso, attestandosi al 5% in 23 Stati membri. Solo in Svezia e nei Paesi Bassi supera il 10%, mentre in sei Paesi dell’Europa centrale e baltica ( Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Estonia, Lettonia e Lituania) non arriva all’1%. In Italia si attesta appena al di sotto del 3%. Questi dati sono in aperta contraddizione con le ambizioni inclusive della Commissione europea che vorrebbe vedere le minoranze sempre più rappresentate nelle sfere pubbliche. È evidente però che gli ostacoli, che si presentano sin dalla nascita, non aiutano a sviluppare il pieno potenziale della cittadinanza europea. (Susan Dabbous - Avvenire)
Viminale: da inizio anno sbarcate 4.022 migranti sulle nostre coste
Ismu: 5 milioni e 775mila gli stranieri in Italia
Migrantes Benevento: da ieri un corso base di Kiswahili
Viminale: da inizio anno sbarcate 3.982 persone migranti sulle nostre coste
Mons. Savino: “a Cutro è morta l’umanità”
Novità al Cinema dal 14 febbraio
Roma - Al cinema dal 14° febbraio. Titolo di punta della settimana di san Valentino è il dramma sentimentale “Past Lives”, opera prima della sudcoreana Celine Song, con Greta Lee, Teo Yoo e John Magaro. Presentato con successo al Sundance Film Festival e alla 18a Festa del Cinema di Roma, “Past Lives” è candidato ai 96mi Premi Oscar come miglior film e sceneggiatura originale. È il racconto poetico di un’amicizia nata sui banchi di scuola a Seul e che prova a ritrovarsi nella vita adulta, tra Corea e Stati Uniti; un legame intenso, sul confine dell’amore, che però fatica a fronteggiare distanze. Film convincente e raffinato.
In Concorso all’80a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia “Finalmente l’Alba” di Saverio Costanzo con Lily James, Joe Keery, Willem Dafoe, Alba Rohrwacher e Rebecca Antonaci. Con richiami a Federico Fellini e Luchino Visconti, Costanzo mette in scena il racconto di formazione di una giovane donna che sogna il cinema nella Roma degli anni ’50 e ne rimane “rapita” nel corso di notte, tra incanto e delusioni. Un film che esalta gli anni d’oro della Hollywood sul Tevere, toccando anche la cronaca del tempo, il delitto dell’aspirante attrice Wilma Montesi. Costanzo dimostra ancora una volta di possedere uno sguardo acuto ed elegante.
“Romeo è Giulietta” è la nuova commedia firmata da Giovanni Veronesi, con Pilar Fogliati, Sergio Castellitto, Geppi Cucciari e Domenico Diele. Nella cornice teatrale, va in scena una riflessione contemporanea su amore e legami a partire dal testo del Bardo, con rimandi al cult “Shakespeare in Love” (1998) di John Madden.
Ancora, targato Sony è “Madame Web” di S.J. Clarkson, incursione nei fumetti Marvel per raccontare l’eroina Cassandra Webb dai poteri di chiaroveggenza. Protagonista Dakota Johnson, affiancata da Tahar Rahim e Sydney Sweeney. Dalla Francia arriva anche “I Tre Moschettieri. Milady” di Martin Bourboulon, secondo capitolo dedicato all’opera di Alexandre Dumas, con Eva Green, Vincent Cassel, Louis Garrel, Romain Duris e Pio Marmaï.
Focus “Sound of Freedom. Il canto della libertà”. Distribuito da Dominus Production, nelle sale italiane dal 19 febbraio c’è “Sound of Freedom. Il canto della libertà”, titolo che ha conquistato il box office USA nel 2023. Diretto da Alejandro Monteverde (“Bella”, 2006), con Jim Caviezel, Bill Camp, Mira Sorvino ed Eduardo Verástegui, “Sound of Freedom” prende le mosse da una storia vera, quella dell’ex agente federale Tim Ballard e del suo impegno contro le violenze sui minori e la tratta dei bambini dall’America Latina agli Stati Uniti. Monteverde riesce a gestire la bruciante materia narrativa direzionandola su un binario che convince e coinvolge: il racconto è come un serrato poliziesco, un crime-thriller hollywoodiano dal vivo pathos, che allarga poi l’orizzonte espressivo a favore del film di denuncia. “Sound of Freedom” è un film da vedere, da approfondire in chiave civile ed educativa, proprio per mettere in condivisione una problematica che non si può né tacere né marginalizzare.
Trento: domani la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo
Migrantes Torino: il 15 febbraio la presentazione del Rapporto Immigrazione
La concretezza dell’amore
Migrantes Messina: diaconato e mobilità umana: domani quarto incontro di formazione

Messina: veglia di preghiera contro la tratta animata dal coro Migrantes
Il contributo fotografico è stato realizzato da Adriana Manguerra, referente per l'area documentazione della Cappellania Cattolica Filippina di Messina