Primo Piano
Mons. Reali su Castelnuovo di Porto: è “assurdo lo stop ad integrazione”
Mons. Camisasca: l’invito a pregare per le vittime dei naufragi
In questi giorni dedicati alla memoria – sottolinea il presule - “mi è tornato alla mente il libro di Primo Levi, ‘Se questo è un uomo’, e la lettura che egli fa del canto di Ulisse della Commedia di Dante, nel terribile contesto del lager nazista. In fin che il mar fu sopra noi richiuso: così conclude Dante. Coloro che fuggono dall’Africa ci devono portare a una riflessione senza scusanti verso i trafficanti di vite umane. Nello stesso tempo ci devono far riflettere sulla vicenda di queste persone che, consapevoli o no di cosa potrebbe attenderle, sfidano ogni rischio in nome di un futuro diverso, ricercato oltre ogni speranza. Esse diventano così un’immagine del nostro tempo. Ad esse dobbiamo offrire la roccia della nostra fede e della nostra carità, e la speranza di poter costruire assieme una nuova pagina”. (R.Iaria)
GMG di Panama: l’accoglienza è una musica oltre il rumore
Eppure quel suo ritmo avvolgente non è, né potrebbe esserlo, di tutti. Certo non dei turisti in fila per prenotare una gita sul canale, con la testa che dondola tra gli auricolari inzeppati di rap e rock duro di scuola Usa. Per loro la città suona senza sosta con il clacson appena prepotente del taxi, a ogni incrocio e semaforo due colpi rapidi, neanche stonati, e se si scorge uno zaino e un volto straniero, il finestrino si abbassa: serve un passaggio? Ma lo sguardo è già oltre. L’attenzione dei moderni mendicanti di storia e bellezza va al suono dei tamburi e all’allegria dei pellegrini colombiani, che nel cortile della chiesa dedicata a san Giovanni Bosco anticipano il cuore più caldo della Giornata mondiale della gioventù 2019. Quello che presto trasformerà strade e case in un unico grande palco di tradizioni e storie anche molto distanti. Perché la diversità è cultura, è scuola di fraternità, è antidoto ai muri e all’isolamento. È un concerto dove l’unica cosa che conta davvero sarà esserci. Anche da stonati, persino in ultima fila.
Sì, come da tradizione si suonerà molto alla GMG. Musica non sempre, anzi quasi mai, di qualità. Certo distante anni luce dalle melodie pacifiche e pacificanti degli uccelli. A Panama city, soprattutto nei mattini caldi e appiccicosi di umidità, li senti ovunque. Melodie, suoni mai sentiti prima, così particolari che ti illudi siano un regalo di benvenuto di un jacamar o di uno quetzal splendente, tra i più colorati e schivi simboli della fauna di quaggiù. Naturalmente non sono stati loro. Si sarà trattato di un usignolo o di un pappagallo un po’ particolare, in fondo che importanza ha? Ciò che conta è che la musica vera di Panama sia proprio quella. Capace, senza fare niente, di vincere ogni rumore. Solo con la forza della propria presenza. Una melodia delicata e potente insieme che poi ti accompagna per l’intera giornata. Un po’ come il sorriso della gente che, per strada, nei locali, persino in macchina non manca mai. Dono gratuito e preziosissimo che non fa rumore eppure ti suona dentro, contrasta la rabbia, a volte ti cambia l’umore. Proprio come la musica. (Riccardo Maccioni – Avvenire)
Mons. Di Tora: mole le famiglie e le associazioni che si prodigano per l’accoglienza
“Se si monta l’idea che l’immigrazione è una questione di sicurezza, che è contro la sicurezza dei cittadini – continua il Presidente di Migrantes - è chiaro che la paura cresce. Si tratta di riconoscere le persone, di recuperare quel senso di solidarietà che è sempre stato proprio del nostro popolo, pensi alle migrazioni dal Sud al Nord Italia… E rendersi conto, noi credenti, che l’esperienza di fede non è solo preghiera e liturgia ma si cala nella realtà dell’essere per l’altro”.
Cattolici e protestanti italiani: un appello sul tema immigrazione
“Nell’occasione in cui celebriamo il dono dell’unità e della fraternità fra i cristiani, desideriamo – si legge - spiegare a tutti che per noi aiutare chi ha bisogno non è un gesto buonista, di ingenuo altruismo o, peggio ancora, di convenienza: è l’essenza stessa della nostra fede. Ci addolora e ci sconcerta la superficiale e ripetitiva retorica con la quale ormai da mesi si affronta il tema delle migrazioni globali, perdendo di vista che dietro i flussi, gli sbarchi e le statistiche ci sono uomini, donne e bambini ai quali sono negati fondamentali diritti umani: nei paesi da cui scappano, così come nei Paesi in cui transitano, come in Libia, finiscono nei campi di detenzione dove si fatica a sopravvivere. Additarli come una minaccia al nostro benessere, definirli come potenziali criminali o approfittatori della nostra accoglienza tradisce la storia degli immigrati – anche italiani – che invece hanno contribuito alla crescita economica, sociale e culturale di tanti paesi. Da qui il nostro appello perché – nello scontro politico - non si perda il senso del rispetto che si deve alle persone e alle loro storie di sofferenza”.
Ma al di là del metodo, il documento ecumenico affronta problemi di merito: “Una politica migratoria che non apre nuove vie sicure e legali di accesso verso l’Europa è fatalmente destinata a incentivare le immigrazioni irregolari” Da qui la richiesta ai vari paesi europei di “duplicare o, comunque, di ampliare i corridoi umanitari, aperti per la prima volta in Italia all’inizio del 2016. È finita ormai la fase della sperimentazione e i risultati, positivi sotto tanti aspetti, sono sotto gli occhi di tutti. E’ auspicabile passare quindi ad una generalizzazione di questo modello, che salva dai trafficanti di esseri umani e favorisce l’integrazione. Per questo ci rivolgiamo direttamente al Governo italiano perché allarghi la quota dei beneficiari accolti nel nostro paese e si faccia promotore di un ‘corridoio umanitario europeo’, gestito dalla UE e da una rete di paesi volenterosi, prevedendo un adeguato sistema di sponsorship”.
Il documento affronta anche il nodo problematico dei salvataggi in mare: “Nel breve periodo, però, mentre si cerca il consenso europeo su queste misure, occorre garantire il soccorso in mare, che non può ridursi a una politica di respingimenti o di semplici chiusure. I migranti non possono essere vittime tre volte: delle persecuzioni, di chi li detiene in campi che – come varie volte attestato dall’ONU – non tutelano i diritti umani essenziali e di chi li respinge in quegli stessi campi e in quelle umiliazioni. Per noi cristiani, come per ogni essere umano, omettere il soccorso a chi giace sulla strada o rischia di annegare è un comportamento di cui si può solo provare vergogna. Per questo chiediamo un potenziamento delle attuali attività di soccorso, rese dai mezzi militari, dalla Guardia Costiera e dalle ONG, nel rispetto delle norme del mare e del diritto umanitario”.
Il testo si chiude con un appello a costruire un consenso su alcuni punti qualificanti sui quali le Chiese sono pronte a offrire il loro contributo: “per quanto divisivo il tema dell’immigrazione è così serio e grave da non potersi affrontare senza cercare una piattaforma minima di istanze e procedure condivise. Questo auspichiamo e per questo ci mettiamo a disposizione con la nostra esperienza e i nostri mezzi, pronti a collaborare sia con le autorità italiane che con quelle europee”.
Arcivescovo Addis Abeba: “Europa nega proprie radici cristiane”
“Anche gli europei – ha sottolineato il cardinale etiope - sono emigrati in tutte le parti del mondo. Bergoglio è andato in Argentina e lo hanno accolto. Poi lui è tornato qui e oggi è Papa. Francesco è un grande esempio per tutti, lavando i piedi agli stranieri o accogliendo i senza fissa dimora vicino San Pietro. La grande sfida per i cristiani in Europa è accettare e accogliere gli stranieri. E sono sicuro che in futuro questo accadrà”.
Il cardinale ha poi commentato la recente intesa e la ripresa dei rapporti diplomatici con l'Eritrea: “L’Etiopia – ha proseguito il card. Souraphiel - può essere un modello di rispetto tra gli uomini per tutta l’Africa. Non è facile perché una delle grandi sfide dell’Etiopia è la lotta alla povertà e alla disoccupazione. Più della metà della popolazione è rappresentata dai giovani. Molti ragazzi vogliono scappare da questa povertà per dirigersi in Europa, in Medio Oriente passando per il Sudan e la Libia. Alcuni partono anche verso il Sud Africa. L’importante è dare l’opportunità ai giovani di trovare lavoro dentro il proprio Paese. Bisogna cambiare la situazione interna affinché i giovani comincino ad amare questa terra. Con questa sfida spero che l’Etiopia possa diventare un esempio per l’Africa. L’Etiopia potrebbe diventare veramente la capitale dell’Africa. Adesso deve dare l’esempio di un Paese in pace. Solo con pace e stabilità tutto questo può avvenire. Speriamo che questo governo faccia questo”.
In ascolto dell’accoglienza per liberarci dalle paure
Vanno anche incoraggiati?
Sì, perché oggi chi fa solidarietà incontra più facilmente la freddezza e l’ostilità di qualcuno e non sempre la riconoscenza. Vogliamo poi lanciare al nostro Paese un messaggio di fiducia e futuro, ribadire che decidere di incontrare l’altro, lo straniero come il vicino di casa, non è quell’esperienza terrificante e perdente che spesso viene descritta. Invece, nella stragrande maggioranza dei casi, si rivela un’esperienza che arricchisce tutti. Le storie che racconteremo a Sacrofano lo testimoniano, sono molto positive, a volte entusiasmanti.
Anche lei, parroco a San Marcello di Bari per 24 anni fino a un anno e mezzo fa, ha risposto affermativamente all’appello di Francesco?
Sì. Mi sono sentito coinvolto e, nel settembre del 2015, con la mia parrocchia abbiamo deciso di prendere in affitto un appartamento in un condominio in una bella zona di Bari, a 300 metri dalla chiesa per accogliere senza un euro di spesa per lo Stato. Da allora vi abitano sei profughi neomaggiorenni, che sono arrivati in Italia da minori non accompagnati. Si tratta di una delle tante vicende delicate dell’immigrazione, in un Paese dove il vero problema è la cattiva accoglienza. Infatti, una volta compiuta la maggiore età, vengono dimessi dalle comunità e devono provvedere a se stessi, correndo rischi elevati perché spesso non sanno dove andare e cosa fare.
Come valuta quell’esperienza per la sua comunità?
All’inizio nel palazzo si è diffuso il terrore. Poi i condomini hanno capito che i nuovi inquilini, di sei nazionalità diverse, erano bravi ragazzi. Tre di loro nel frattempo si sono resi autonomi e sono usciti. Uno si è diplomato e frequenta a Pisa la facoltà di ingegneria, due lavorano, gli altri tre continuano gli studi e nella casa nel frattempo sono entrati tre nuovi inquilini. Anche per la parrocchia è un’esperienza positiva che motiva e ha fatto conoscere persone e nazioni lontane di cui non sapevamo quasi nulla, come Niger o Senegal. Per loro ad esempio anche andare a prendere un caffè non è una cosa scontata perché in Niger, ci spiegava Ibrahim, con un euro si vive una giornata.
Da quale paura ci dobbiamo liberare?
Come diceva il Papa nell’omelia del 14 gennaio 2018 per la Giornata del Migrante, avere timori e dubbi non è un peccato, bisogna ascoltarli. Temiamo legittimamente per la sicurezza, temiamo che il poco lavoro che c’è ci venga sottratto, ma poi queste paure non devono guidarci, dobbiamo liberarci nell’incontro e nell’ascolto. Il meeting è aperto a tutti coloro che incontrano e ospitano stranieri. Chi vuole partecipare può rivolgersi alle segreterie di Caritas Italiana (06.66177210) o della Fondazione Migrantes (06.6617901)
GMG Panama: la “Casa tricolore” apre le sue porte nella scuola costruita da un italiano
“Una scuola fondata da un sognatore, nipote di emigranti – spiega Paolo Cermelli, uno dei due figli del fondatore che alla sua morte hanno preso in carico la gestione della ‘Fermi’ – che oggi riunisce circa mille ragazzi espressione di più di 30 cittadinanze diverse. A loro non trasmettiamo soltanto una formazione accademica, ma diamo dei valori: ci consideriamo un istituto che forma cittadini del mondo”. Casa Italia apre quindi in un luogo che non solo sa di familiare, ma incarna lo spirito stesso della GMG: giovani di tutto il mondo insieme, in un clima di solidarietà, rispetto, speranza.
Cairo Montenotte: una mostra sull’emigrazione in Valbormida
Giovedì 31 gennaio 2019, alle ore 16.30, nella "Sala De Mari" di Palazzo di Città sempre a Cairo Montenotte, il convegno “Pagine di storia dell’emigrazione in Valbormida”, in cui interverrà, tra gli altri, il prof. Francesco Surdich, Preside emerito della Facoltà di Lettere dell’Università di Genova e tra i soci fondatori del CISEI.
Casellati: “Più opportunità per i giovani in Italia, ma le esperienze all’estero sono utili”
Introducendo i lavori, promossi dal senatore Raffaele Fantetti, la presidente del Senato ha citato alcuni dati a partire da quello degli italiani partiti nell’ultimo anno: 130mila con un aumento di oltre il 3% rispetto al 2016: “la classe d'età più coinvolta è quella dei giovani tra i 18 e i 34 anni, a conferma del fatto che sono purtroppo le persone anagraficamente più promettenti e più in grado di guidare l'Italia a una svolta positiva a lasciare il Paese”. “Tutti noi ci sentiamo – ha aggiunto la Casellati - sotto scacco quando leggiamo dei talenti italiani costretti ad emigrare perché il contesto non è in grado di offrire loro abbastanza” esortando le istituzioni a “moltiplicare le opportunità e sostenere nuovi progetti”. “Tuttavia - ha proseguito - non possiamo dimenticare che le esperienze di mobilità, particolarmente in epoca di globalizzazione, sono sicuramente esperienze di scambio e di crescita individuale”. Secondo la Presidente Casellati occorre rafforzare il senso di appartenenza dei giovani italiani all'estero alla comunità del nostro Paese e favorire la possibilità che investano anche in Italia le competenze maturate.
Papa Francesco: le beatitudini, vero stile di vita del cristiano
Card. Sandri: “soccorrere chi ha incatenato la sua esistenza a trafficanti di uomini e di morte”
Italiani all’estero: oggi un convegno al Senato
Mons. Ricchiuti: “cattivi e spietati i commenti nei confronti dei morti annegati”
Papa Francesco prega per i migranti morti in mare
Mattarella: profondo dolore per la morte dei migranti in mare
Roma - Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione, ha espresso "profondo dolore per la tragedia che si è consumata nel Mediterraneo con la morte di oltre cento persone, tra donne, uomini, bambini".
Chi non fa almeno taccia
Milano - Con la morte nel cuore, dobbiamo ancora una volta dare conto di tragedie migranti nel Mediterraneo. E, insieme, di tutto ciò che non è stato fatto per scongiurarle e di tutto ciò che è stato detto. I signori dell’indifferenza e del cinismo d’Italia e d’Europa hanno congiurato, con trafficanti e capi banda libici, a lasciar morire alle porte di casa nostra uomini, donne e bambini che corrono l’estremo rischio per non subire ancora un’estrema sofferenza. E hanno avvolto le loro scelte di mistificanti parole d’odio per i «buonisti » umanitari che sulle cosiddette «barche delle Ong» si battono per evitare ogni morte. Siamo di nuovo assediati da stragi di vita e di verità, che la cronaca registra e la storia giudicherà. Ma chi non ha parole di umanità, di compassione e di preghiera da dire, almeno taccia. (Marco Tarquinio - Avvenire)
Migrantes Napoli: domani messa del card. Sepe al Circo Togni
Uisg: a Roma il corso “Valorizzare la nostra diversità attraverso l’interculturalità”
Questa iniziativa, spiega la segretaria dell’Uisg, sr. Patricia Murray, mira a formare quattro religiose per ogni Congregazione che “a loro volta potranno formare altre nella propria Congregazione, nel paese dove sono in missione ed essere al servizio della Chiesa. L’interculturalità è una sfida grande per la vita religiosa. Compito della Uisg – aggiunge la religiosa - è sostenere con la formazione le Congregazioni e attivare dei processi di formazione continua nelle diverse parti del mondo”.