Primo Piano

GMG Panama: oggi l’arrivo di Papa Francesco

Città del Vaticano – Decollerà alle 9.35 di oggi da Fiumicino il volo che porterà Papa Francesco a Panama per la Giornata Mondiale della Gioventù. Prima del viaggio, ieri, il pontefice ha fatto visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore per soffermarsi in preghiera davanti all'icona della Madonna Salus Populi Romani, come ha riferito in un tweet, il direttore “ad interim” della Sala Stampa Vaticana Alessandro Gisotti. In questo suo 26/o viaggio internazionale il Papa ritorna in America Latina, ma per un appuntamento che vede confluire a Panama giovani cattolici da tutto il mondo. Circa 200mila le presenze attese. “Credo che il Papa prima di tutto, come fa sempre nei suoi incontri con i giovani, lancerà questo messaggio: ‘Non scoraggiatevi, andate avanti; sapete che potete fare qualcosa, che potete incidere su questa Storia e su queste vicende’, di fronte anche ai tanti mali che sperimentano”, ha spiegato il cardinale Segretario di Stato Piero Parolin. Tra gli argomenti di questa GMG, il direttore della sala Stampa Gisotti ha indicato l’ecologia, la violenza che purtroppo attecchisce anche tra i giovani, il dialogo Nord-Sud, la pace, le migrazioni e soprattutto l’intonazione mariana data del resto anche dal tema: "Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua Parola". Per Bergoglio questa GMG è la terza del suo pontificato dopo quella in Brasile nel 2013 e in Polonia nel 2016. Sarà anche l’occasione per il pontefice di utilizzare una nuova comunicazione con i giovani attraverso il profilo, inaugurato domenica scorsa durante la preghiera dell’Angelus, grazie all’ app "Pray to click". Tra le novità di questa GMG la celebrazione penitenziale che si svolgerà venerdì  25 gennaio in un carcere minorile. “E’ il segno della vicinanza di Francesco a quei giovani che non possono recarsi alla Giornata Mondiale”, ha spiegato Gisotti, nel consueto briefing pre-viaggio con i giornalisti accreditati in Sala Stampa Vaticana. Il Papa arriverà questa sera a Panama dopo circa  13 ore di viaggio.  All’arrivo all’Aeroporto internazionale di Tocumen di Panama, è prevista l’accoglienza ufficiale, con la partecipazione del presidente della Repubblica Juan Carlos Varela. Subito dopo si trasferirà  alla Nunziatura apostolica, dove alloggerà  per tutta la durata della visita, fino a domenica 27. Saranno circa 700mila i giovani attesi per la celebrazione eucaristica conclusiva di domenica. In vista di questo appuntamento il Papa, all'Angelus, ricordando questo impegno “molto bello e importante nel cammino della Chiesa”, insieme ai giovani di tutto il mondo, ha chiesto preghiere.(R. Iaria)
 
 
 

Mons. Camisasca: l’invito a pregare per le vittime dei naufragi

Reggio Emilia – “Le vite disperate dei nostri fratelli finiti in fondo al Mediterraneo durante questi giorni mi hanno profondamente segnato. Ad essi voglio dedicare un momento di silenzio all’inizio della presentazione del mio libro che avverrà questa sera, ma soprattutto il rosario che, come ogni mese, reciterò domani alle ore 20.00 nella cappella della mia casa con tutti coloro che vorranno pregare con me”. Con queste parole il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, Mons. Massimo Camisasca invita a pregare per i migranti morti in mare soprattutto in questi ultimi giorni. “Invito – scrive in un messaggio  il presule che fa parte della Commissione CEI per le Migrazioni -  tutta la Diocesi a unirsi alla mia preghiera, così come inviterò i giovani che si incontreranno sabato in Cattedrale in occasione della GMG a ricordare le vittime dei naufragi”.
In questi giorni dedicati alla memoria – sottolinea il presule -  “mi è tornato alla mente il libro di Primo Levi, ‘Se questo è un uomo’, e la lettura che egli fa del canto di Ulisse della Commedia di Dante, nel terribile contesto del lager nazista. In fin che il mar fu sopra noi richiuso: così conclude Dante. Coloro che fuggono dall’Africa ci devono portare a una riflessione senza scusanti verso i trafficanti di vite umane. Nello stesso tempo ci devono far riflettere sulla vicenda di queste persone che, consapevoli o no di cosa potrebbe attenderle, sfidano ogni rischio in nome di un futuro diverso, ricercato oltre ogni speranza. Esse diventano così un’immagine del nostro tempo. Ad esse dobbiamo offrire la roccia della nostra fede e della nostra carità, e la speranza di poter costruire assieme una nuova pagina”. (R.Iaria)
 
 

GMG di Panama: l’accoglienza è una musica oltre il rumore

Panama - Per capire una città devi (anche) sentire la musica che ha dentro, allenare al suo ascolto le orecchie del cuore, farla emergere tra il frastuono del traffico e il silenzio buio della solitudine. Quella che ritma il respiro di Panama, almeno della capitale metropolitana, è tanti spartiti in uno solo, è un insieme di voci differenti che provano a diventare coro, è il cantante che, a dispetto del successo, ogni volta cambia registro e repertorio. Ha la delicatezza morbida delle case coloniali di Casco Viejo, pulsa frenetica nel traffico intorno ai palazzi di acciaio e cristallo della finanza, si cerca e quasi sempre si ritrova nella memoria latina di Rubén Blades, l’artista mito che ormai qui è solo di passaggio.
Eppure quel suo ritmo avvolgente non è, né potrebbe esserlo, di tutti. Certo non dei turisti in fila per prenotare una gita sul canale, con la testa che dondola tra gli auricolari inzeppati di rap e rock duro di scuola Usa. Per loro la città suona senza sosta con il clacson appena prepotente del taxi, a ogni incrocio e semaforo due colpi rapidi, neanche stonati, e se si scorge uno zaino e un volto straniero, il finestrino si abbassa: serve un passaggio? Ma lo sguardo è già oltre. L’attenzione dei moderni mendicanti di storia e bellezza va al suono dei tamburi e all’allegria dei pellegrini colombiani, che nel cortile della chiesa dedicata a san Giovanni Bosco anticipano il cuore più caldo della Giornata mondiale della gioventù 2019. Quello che presto trasformerà strade e case in un unico grande palco di tradizioni e storie anche molto distanti. Perché la diversità è cultura, è scuola di fraternità, è antidoto ai muri e all’isolamento. È un concerto dove l’unica cosa che conta davvero sarà esserci. Anche da stonati, persino in ultima fila.
Sì, come da tradizione si suonerà molto alla GMG. Musica non sempre, anzi quasi mai, di qualità. Certo distante anni luce dalle melodie pacifiche e pacificanti degli uccelli. A Panama city, soprattutto nei mattini caldi e appiccicosi di umidità, li senti ovunque. Melodie, suoni mai sentiti prima, così particolari che ti illudi siano un regalo di benvenuto di un jacamar o di uno quetzal splendente, tra i più colorati e schivi simboli della fauna di quaggiù. Naturalmente non sono stati loro. Si sarà trattato di un usignolo o di un pappagallo un po’ particolare, in fondo che importanza ha? Ciò che conta è che la musica vera di Panama sia proprio quella. Capace, senza fare niente, di vincere ogni rumore. Solo con la forza della propria presenza. Una melodia delicata e potente insieme che poi ti accompagna per l’intera giornata. Un po’ come il sorriso della gente che, per strada, nei locali, persino in macchina non manca mai. Dono gratuito e preziosissimo che non fa rumore eppure ti suona dentro, contrasta la rabbia, a volte ti cambia l’umore. Proprio come la musica. (Riccardo Maccioni – Avvenire)
 
 

Mons. Di Tora: mole le famiglie e le associazioni che si prodigano per l’accoglienza

Roma - “Se sapesse quanti cattolici, quante nostre famiglie e associazioni si prodigano per accogliere! Nei media si tende spesso a mettere in luce gli aspetti negativi, il bene non fa notizia. Ma ho visto tante parrocchie che hanno ricavato spazi o si sono tassate per pagare affitti, famiglie che hanno accolto minori come fossero loro figli… La Chiesa non è un’astrazione, siamo noi cattolici che ci riconosciamo nelle parole di Gesù: ero forestiero e mi avete accolto”. Così Mons. Guerino Di Tora, Vescovo ausiliare di Roma e Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes risponde ad una domanda sul tema dell’accoglienza nella Chiesa italiana. Per il presule oggi “chiudere i porti non può essere una soluzione. Abbiamo – dice Mons. Di Tora al Corriere della Sera - letto quello che dicevano i tre che si sono salvati, sabato: meglio morire in mare che tornare nei campi di concentramento in Libia. Nessuno si illuda che basti alzare muri o fili spinati per risolvere il problema. I trafficanti si muovono lo stesso. Le migrazioni sono una realtà epocale che sta cambiando e cambierà la geo-politica mondiale. Il mondo intero deve prenderne coscienza”.
“Se si monta l’idea che l’immigrazione è una questione di sicurezza, che è contro la sicurezza dei cittadini – continua il Presidente di Migrantes - è chiaro che la paura cresce. Si tratta di riconoscere le persone, di recuperare quel senso di solidarietà che è sempre stato proprio del nostro popolo, pensi alle migrazioni dal Sud al Nord Italia… E rendersi conto, noi credenti, che l’esperienza di fede non è solo preghiera e liturgia ma si cala nella realtà dell’essere per l’altro”.
 

Cattolici e protestanti italiani: un appello sul tema immigrazione

Roma - In occasione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, cattolici e protestanti italiani lanciano un appello comune perché si continui a vivere uno spirito di umanità e di solidarietà nei confronti dei migranti. Se per tutti è un dovere nei confronti di chi abbandona il proprio Paese rischiando la vita nel deserto e nel mare, per i cristiani si tratta di un obbligo morale. È per questo che, durante la settimana dedicata all’unità dei cristiani, che viene osservata in questi giorni (18-25 gennaio) in tutto il mondo, “abbiamo sentito la necessità di unire le nostre voci, così come insieme abbiamo lavorato in tante occasioni nel campo dell’immigrazione, permettendo la realizzazione dei primi corridoi umanitari, avviati da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Tavola Valdese, CEI e Caritas italiana”, scrivono il Segretario Generale della CEI, Mons. Stefano Russo, il Pastore Eugenio Bernardini, Moderatore della Tavola valdese, Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio e il Pastore Luca M. Negro, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.
“Nell’occasione in cui celebriamo il dono dell’unità e della fraternità fra i cristiani, desideriamo – si legge -  spiegare a tutti che per noi aiutare chi ha bisogno non è un gesto buonista, di ingenuo altruismo o, peggio ancora, di convenienza: è l’essenza stessa della nostra fede. Ci addolora e ci sconcerta la superficiale e ripetitiva retorica con la quale ormai da mesi si affronta il tema delle migrazioni globali, perdendo di vista che dietro i flussi, gli sbarchi e le statistiche ci sono uomini, donne e bambini ai quali sono negati fondamentali diritti umani: nei paesi da cui scappano, così come nei Paesi in cui transitano, come in Libia, finiscono nei campi di detenzione dove si fatica a sopravvivere. Additarli come una minaccia al nostro benessere, definirli come potenziali criminali o approfittatori della nostra accoglienza tradisce la storia degli immigrati – anche italiani – che invece hanno contribuito alla crescita economica, sociale e culturale di tanti paesi.  Da qui il nostro appello perché – nello scontro politico - non si perda il senso del rispetto che si deve alle persone e alle loro storie di sofferenza”.
Ma al di là del metodo, il documento ecumenico affronta problemi di merito: “Una politica migratoria che non apre nuove vie sicure e legali di accesso verso l’Europa è fatalmente destinata a incentivare le immigrazioni irregolari” Da qui la richiesta ai vari paesi europei di “duplicare o, comunque, di ampliare i corridoi umanitari, aperti per la prima volta in Italia all’inizio del 2016. È finita ormai la fase della sperimentazione e i risultati, positivi sotto tanti aspetti, sono sotto gli occhi di tutti. E’ auspicabile passare quindi ad una generalizzazione di questo modello, che salva dai trafficanti di esseri umani e favorisce  l’integrazione. Per questo ci rivolgiamo direttamente al Governo italiano perché allarghi la quota dei beneficiari accolti nel nostro paese e si faccia promotore di un ‘corridoio umanitario europeo’, gestito dalla UE e da una rete di paesi volenterosi, prevedendo un adeguato sistema di sponsorship”.
Il documento affronta anche il nodo problematico dei salvataggi in mare: “Nel breve periodo, però, mentre si cerca il consenso europeo su queste misure, occorre garantire il soccorso in mare, che non può ridursi a una politica di respingimenti o di semplici chiusure. I migranti non possono essere vittime tre volte: delle persecuzioni, di chi li detiene in campi che – come varie volte attestato dall’ONU – non tutelano i diritti umani essenziali e di chi li respinge in quegli stessi campi e in quelle umiliazioni. Per noi cristiani, come per ogni essere umano, omettere il soccorso a chi giace sulla strada o rischia di annegare è un comportamento di cui si può solo provare vergogna. Per questo chiediamo un potenziamento delle attuali attività di soccorso, rese dai mezzi militari, dalla Guardia Costiera e dalle ONG, nel rispetto delle norme del mare e del diritto umanitario”.   
Il testo si chiude con un appello a costruire un consenso su alcuni punti qualificanti sui quali le Chiese sono pronte a offrire il loro contributo: “per quanto divisivo il tema dell’immigrazione è così serio e grave da non potersi affrontare senza cercare una piattaforma minima di istanze e procedure condivise. Questo auspichiamo e per questo ci mettiamo a disposizione con la nostra esperienza e i nostri mezzi, pronti a collaborare sia con le autorità italiane che con quelle europee”.
 

Arcivescovo Addis Abeba: “Europa nega proprie radici cristiane”

Roma - “L’Europa sta negando le proprie radici cristiane”. Lo ha detto l’arcivescovo di Addis Abeba, card. Berhaneyesus Demerew Souraphiel, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando la questione migranti nel Mediterraneo.
“Anche gli europei – ha sottolineato il cardinale etiope - sono emigrati in tutte le parti del mondo. Bergoglio è andato in Argentina e lo hanno accolto. Poi lui è tornato qui e oggi è Papa. Francesco è un grande esempio per tutti, lavando i piedi agli stranieri o accogliendo i senza fissa dimora vicino San Pietro. La grande sfida per i cristiani in Europa è accettare e accogliere gli stranieri. E sono sicuro che in futuro questo accadrà”.
Il cardinale ha poi commentato la recente intesa e la ripresa dei rapporti diplomatici con l'Eritrea: “L’Etiopia – ha proseguito il card. Souraphiel - può essere un modello di rispetto tra gli uomini per tutta l’Africa. Non è facile perché una delle grandi sfide dell’Etiopia è la lotta alla povertà e alla disoccupazione. Più della metà della popolazione è rappresentata dai giovani. Molti ragazzi vogliono scappare da questa povertà per dirigersi in Europa, in Medio Oriente passando per il Sudan e la Libia. Alcuni partono anche verso il Sud Africa. L’importante è dare l’opportunità ai giovani di trovare lavoro dentro il proprio Paese. Bisogna cambiare la situazione interna affinché i giovani comincino ad amare questa terra. Con questa sfida spero che l’Etiopia possa diventare un esempio per l’Africa. L’Etiopia potrebbe diventare veramente la capitale dell’Africa. Adesso  deve dare l’esempio di un Paese in pace. Solo con pace e stabilità tutto questo può avvenire. Speriamo che questo governo faccia questo”.  
 

In ascolto dell’accoglienza per liberarci dalle paure

Milano  - Liberi dalla paura, accogliendo e guardando l’altro negli occhi. Da venerdì 15 a domenica 17 febbraio alla Fraterna Domus di Sacrofano, in provincia di Roma, si terrà il meeting delle comunità, delle parrocchie e dei nuclei familiari italiani che hanno risposto all’appello del Papa lanciato dopo l’Angelus del 6 settembre 2015 ai cattolici d’Europa per accogliere almeno una famiglia di profughi. Da tempo i migranti accolti nelle strutture ecclesiali sono circa 23 mila. L’incontro “Comunità accoglienti: liberi dalla paura” è organizzato da Fondazione Migrantes, Caritas Italiana e Centro Astalli ed è rivolto anche a coloro che hanno accolto rifugiati e profughi al di fuori dei circuiti ecclesiali. È il direttore della Migrantes, don Gianni De Robertis, a rilanciare l’invito e a spiegare il significato di questo evento in un momento particolare. “Nonostante la narrazione negativa prevalente, sui nostri territori ci sono tante belle esperienze da raccontare e da far incontrare. In particolare la giornata di sabato 16 febbraio sarà dedicata ai laboratori per far incontrare e ascoltare le diverse testimonianze, ma anche i dubbi e le paure che condivideremo. Ascolteremo anche quelli degli stranieri, che saranno presenti. Organizzando questa tre giorni desideriamo dire 'grazie' ai tanti che hanno accolto rispondendo all’appello del Papa. Come ha detto il Santo Padre nel discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, sono loro a mantenere vivo quello spirito di fraterna solidarietà che ha lungamente contraddistinto l’Italia”.
Vanno anche incoraggiati?
Sì, perché oggi chi fa solidarietà incontra più facilmente la freddezza e l’ostilità di qualcuno e non sempre la riconoscenza. Vogliamo poi lanciare al nostro Paese un messaggio di fiducia e futuro, ribadire che decidere di incontrare l’altro, lo straniero come il vicino di casa, non è quell’esperienza terrificante e perdente che spesso viene descritta. Invece, nella stragrande maggioranza dei casi, si rivela un’esperienza che arricchisce tutti. Le storie che racconteremo a Sacrofano lo testimoniano, sono molto positive, a volte entusiasmanti.
Anche lei, parroco a San Marcello di Bari per 24 anni fino a un anno e mezzo fa, ha risposto affermativamente all’appello di Francesco?
Sì. Mi sono sentito coinvolto e, nel settembre del 2015, con la mia parrocchia abbiamo deciso di prendere in affitto un appartamento in un condominio in una bella zona di Bari, a 300 metri dalla chiesa per accogliere senza un euro di spesa per lo Stato. Da allora vi abitano sei profughi neomaggiorenni, che sono arrivati in Italia da minori non accompagnati. Si tratta di una delle tante vicende delicate dell’immigrazione, in un Paese dove il vero problema è la cattiva accoglienza. Infatti, una volta compiuta la maggiore età, vengono dimessi dalle comunità e devono provvedere a se stessi, correndo rischi elevati perché spesso non sanno dove andare e cosa fare.
Come valuta quell’esperienza per la sua comunità?
All’inizio nel palazzo si è diffuso il terrore. Poi i condomini hanno capito che i nuovi inquilini, di sei nazionalità diverse, erano bravi ragazzi. Tre di loro nel frattempo si sono resi autonomi e sono usciti. Uno si è diplomato e frequenta a Pisa la facoltà di ingegneria, due lavorano, gli altri tre continuano gli studi e nella casa nel frattempo sono entrati tre nuovi inquilini. Anche per la parrocchia è un’esperienza positiva che motiva e ha fatto conoscere persone e nazioni lontane di cui non sapevamo quasi nulla, come Niger o Senegal. Per loro ad esempio anche andare a prendere un caffè non è una cosa scontata perché in Niger, ci spiegava Ibrahim, con un euro si vive una giornata.
Da quale paura ci dobbiamo liberare?
Come diceva il Papa nell’omelia del 14 gennaio 2018 per la Giornata del Migrante, avere timori e dubbi non è un peccato, bisogna ascoltarli. Temiamo legittimamente per la sicurezza, temiamo che il poco lavoro che c’è ci venga sottratto, ma poi queste paure non devono guidarci, dobbiamo liberarci nell’incontro e nell’ascolto. Il meeting è aperto a tutti coloro che incontrano e ospitano stranieri. Chi vuole partecipare può rivolgersi alle segreterie di Caritas Italiana (06.66177210) o della Fondazione Migrantes (06.6617901)
 
 

GMG Panama: la “Casa tricolore” apre le sue porte nella scuola costruita da un italiano

Panama – A Panama “Casa Italia” è pronta ad accogliere tutti i pellegrini, perché la nostra casa è una porta aperta. Ieri si è inaugurato il campo base dei pellegrini italiani che, in questa 34ª Giornata mondiale della gioventù, è nella scuola “Enrico Fermi”. Una struttura nata negli anni ’60 dall’intuizione e l’ostinazione di un imprenditore italiano, Stefano Cermelli, che volle dare un’istruzione migliore ai figli degli emigrati e che è divenuta presidio di eccellenza formativa.
“Una scuola fondata da un sognatore, nipote di emigranti – spiega Paolo Cermelli, uno dei due figli del fondatore che alla sua morte hanno preso in carico la gestione della ‘Fermi’ – che oggi riunisce circa mille ragazzi espressione di più di 30 cittadinanze diverse. A loro non trasmettiamo soltanto una formazione accademica, ma diamo dei valori: ci consideriamo un istituto che forma cittadini del mondo”. Casa Italia apre quindi in un luogo che non solo sa di familiare, ma incarna lo spirito stesso della GMG: giovani di tutto il mondo insieme, in un clima di solidarietà, rispetto, speranza.
 

Cairo Montenotte: una mostra sull’emigrazione in Valbormida

Cairo Montenotte - L’Istituto di Istruzione Superiore “Federico Patetta” di Cairo Montenotte, in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi sull’Emigrazione Italiana (CISEI) di Genova e con il patrocinio del Comune di Cairo Montenotte, organizza da lunedì 28 a giovedì 31 gennaio 2019, tutti i giorni dalle ore 15 alle ore 18, nel foyer del Teatro Comunale “Osvaldo Chebello” a Cairo Montenotte, la mostra “Pagine di storia dell’emigrazione in Valbormida”, nella quale verranno presentati i primi risultati del progetto di ricerca svolto nell'ultimo anno dagli studenti dell'Istituto (responsabile il prof. Massimo Macciò), e dove, oltre al materiale iconografico raccolto, verrà esposta, a cura del CISEI, una serie di pannelli con i quali si potrà ripercorrere “l’avventura delle parole” che i migranti scambiavano nelle lettere con i parenti rimasti nella madrepatria.
Giovedì 31 gennaio 2019, alle ore 16.30, nella "Sala De Mari" di Palazzo di Città sempre a Cairo Montenotte, il convegno “Pagine di storia dell’emigrazione in Valbormida”, in cui interverrà, tra gli altri, il prof. Francesco Surdich, Preside emerito della Facoltà di Lettere dell’Università di Genova e tra i soci fondatori del CISEI.
 
 

Casellati: “Più opportunità per i giovani in Italia, ma le esperienze all’estero sono utili”

Roma – “È indispensabile moltiplicare le opportunità per giovani in Italia, ma le esperienze all'estero sono utili”. Lo ha detto ieri sera il Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, intervenendo al convegno “Italiani residenti in Europa: indagini sul presente” svoltosi nella Sala Koch di palazzo Madama e durante il quale sono stati presentati da Delfina Licata alcuni dati del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes.
Introducendo i lavori, promossi dal senatore Raffaele Fantetti, la presidente del Senato ha citato alcuni dati a partire da quello degli italiani partiti nell’ultimo anno: 130mila con un aumento di oltre il 3% rispetto al 2016: “la classe d'età più coinvolta è quella dei giovani tra i 18 e i 34 anni, a conferma del fatto che sono purtroppo le persone anagraficamente più promettenti e più in grado di guidare l'Italia a una svolta positiva a lasciare il Paese”. “Tutti noi ci sentiamo – ha aggiunto la Casellati - sotto scacco quando leggiamo dei talenti italiani costretti ad emigrare perché il contesto non è in grado di offrire loro abbastanza” esortando le istituzioni a “moltiplicare le opportunità e sostenere nuovi progetti”. “Tuttavia - ha proseguito - non possiamo dimenticare che le esperienze di mobilità, particolarmente in epoca di globalizzazione, sono sicuramente esperienze di scambio e di crescita individuale”. Secondo la Presidente Casellati occorre rafforzare il senso di appartenenza dei giovani italiani all'estero alla comunità del nostro Paese e favorire la possibilità che investano anche in Italia le competenze maturate.
 
 

Papa Francesco: le beatitudini, vero stile di vita del cristiano

Città del Vaticano - “Penso alle 170 vittime, naufraghi nel Mediterraneo”. Lo ha detto ieri Papa Francesco dopo la preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro parlando dei migranti che hanno perso la vita sabato scorso mentre – ha aggiunto il pontefice  “cercavano un futuro per la loro vita. Vittime, forse, di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno la responsabilità di quello che è successo”.

Card. Sandri: “soccorrere chi ha incatenato la sua esistenza a trafficanti di uomini e di morte”

Cagliari -  “Da Cagliari, città affacciata sul mare, e che dal mare trae vita, pensiamo alle migliaia di morti che lo stesso Mar Mediterraneo ha prodotto in questi ultimi anni, non ultimi alcuni poche ore fa”. Lo ha detto, ieri, il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nell’omelia, riferisce il Sir, della celebrazione eucaristica per la conclusione del Giubileo nell’ottavo centenario della fondazione dell’Ordine Mercedario nel santuario basilica di Nostra Signora di Bonaria, a Cagliari, riferendosi ai 170 migranti morti nelle ultime ore in due naufragi. “I nuovi schiavi, che se anche non hanno le catene ai piedi, sono costretti a lasciare terre visitate dalle guerre o dalle povertà endemiche – ha aggiunto il porporato –. Esse, dobbiamo riconoscerlo, sono frutto di dinamiche perverse che colpiscono quei popoli ma hanno le loro radici in altre stanze, le abitazioni degli Erodi dei nostri giorni, i quali continuano ad alimentare divisioni, lotta per il controllo delle risorse, traffici di armamenti, che fanno leva su antiche contrapposizioni confessionali e sul dilagare di ideologie fondamentaliste che si diffondono tra gli strati più poveri delle popolazioni”. Quindi, il cardinale ha auspicato un “servizio alla libertà al giorno d’oggi” che “ci veda impegnati nel soccorrere chi ha incatenato la sua esistenza a trafficanti di uomini e di morte, ma anche a chiedere compatti che la vita umana, ogni vita, dal primo istante del concepimento fino alla morte naturale, sia servita e onorata in ogni parte della terra”.

Italiani all’estero: oggi un convegno al Senato

Roma – Sarà il presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casallati, ad aptrire oggi pomeriggion nella sala Koch di palazzo Madama, il convegno “Italiani residenti in Europa: indagini sul presente”. Al convegno sono previsti interventi del sen. Raffaele Fantetti, eletto in Europa ed oggi segretario della Commissione Bilancio e Programmazione Economica, della collega Anna Maria Bernini, capogruppo in Commissione Affari Costituzionali, di Delfina Licata della Fondazione Migrantes che illustrerà “I dati del Rapporto Italiani nel Mondo 2018”. Tra gli interventi quelli di Leonardo Simonelli, presidente  della Camera di Commercio di Londra, Edith Pichler dell’Università di Potsdam e membro del CGIE, Matteo Ghisalberti, giornalista di  Putsch TV, Alessia Bennani vice presidente di  DIRE); Antonio Putrino  dell’ENAIP di Zurigo e membro CGIE; Antonio Strappazzon, presidente Associazione Nazionale Alpini di Ginevra; Giuseppe Arnone, direttore generale "Fundatia Europea delle Professioni" e Alessandro Zehentner,  presidente Inter-Comites Spagna). I lavori si concluderanno con un intervento del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.

Mons. Ricchiuti: “cattivi e spietati i commenti nei confronti dei morti annegati”

Roma - “Come sono cattivi, spietati e disumani i commenti delle solite bocche di fuoco che questa mattina sono tornate a vomitare sui quotidiani parole offensive nei confronti dei morti annegati”. Lo scrive il presidente di Pax Christi, mons. Giovanni Ricchiuti, in una lettera, dal titolo “Com’è profondo il mare”, relativa al recente naufragio davanti alle coste libiche in cui hanno perso la vita 117 migranti. “Mi sono tornate alla mente le parole della canzone di Lucio Dalla, scelte da me come titolo di questi miei pensieri, nella quale i pesci, muti ma pensanti, notano quanto il mondo sia diventato cattivo!”. Riferendosi al Decreto Sicurezza, il presidente di Pax Christi esprime la sua solidarietà nei confronti dei sindaci “disobbedienti”. Poi, incoraggia i membri del movimento: “Come donne e uomini di buona volontà, come Chiesa che profetizza, come cristiani coraggiosi e audaci terremo i nostri cuori sempre aperti – conclude mons. Ricchiuti –. Perché chi ha il cuore aperto, non chiude né porte né porti!”. (Sir)

Papa Francesco prega per i migranti morti in mare

Città del Vaticano – Papa Francesco ha voluto pregare ieri per le vittime di due naufragi di migranti nel Mediterraneo.
“Penso – ha detto al termine della preghiera dell’Angelus -  alle 170 vittime naufraghe nel Mediterraneo. Cercavano futuro per la loro vita. Vittime forse di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno la responsabilità di quello che è successo”.
 

Chi non fa almeno taccia

Milano - Con la morte nel cuore, dobbiamo ancora una volta dare conto di tragedie migranti nel Mediterraneo. E, insieme, di tutto ciò che non è stato fatto per scongiurarle e di tutto ciò che è stato detto. I signori dell’indifferenza e del cinismo d’Italia e d’Europa hanno congiurato, con trafficanti e capi banda libici, a lasciar morire alle porte di casa nostra uomini, donne e bambini che corrono l’estremo rischio per non subire ancora un’estrema sofferenza. E hanno avvolto le loro scelte di mistificanti parole d’odio per i «buonisti » umanitari che sulle cosiddette «barche delle Ong» si battono per evitare ogni morte. Siamo di nuovo assediati da stragi di vita e di verità, che la cronaca registra e la storia giudicherà. Ma chi non ha parole di umanità, di compassione e di preghiera da dire, almeno taccia. (Marco Tarquinio - Avvenire)

Uisg: a Roma il corso “Valorizzare la nostra diversità attraverso l’interculturalità”

 Roma - “Valorizzare la nostra diversità attraverso l’interculturalità”. Sarà questo il tema del primo corso di formazione formatrici dell’”Interculturalità nella vita religiosa”, che si svolgerà dal 21 gennaio al 1 febbraio di quest’anno presso il nuovo Centro di formazione della Uisg (Unione internazionale delle superiore generali) a Roma. Al corso parteciperanno 180 religiose appartenenti a 46 Congregazioni diverse, provenienti da più di 50 Paesi del mondo: con una prevalenza di Africa e Asia (23% per ciascuno continente), a seguire Europa e America del Sud (21% e 20% rispettivamente); il 10% dall’America del Nord e il 3% dall’Oceania.
Questa iniziativa, spiega la segretaria dell’Uisg, sr. Patricia Murray, mira a formare quattro religiose per ogni Congregazione che “a loro volta potranno formare altre nella propria Congregazione, nel paese dove sono in missione ed essere al servizio della Chiesa. L’interculturalità è una sfida grande per la vita religiosa. Compito della Uisg – aggiunge la religiosa - è sostenere con la formazione le Congregazioni e attivare dei processi di formazione continua nelle diverse parti del mondo”.