Primo Piano

Tutti responsabili

di suor Eugenia Bonetti* Roma - Il giorno 8 febbraio sarà celebrata la quinta giornata mondiale/ecclesiale contro la tratta di esseri umani che ha come slogan: “Insieme contro la tratta di persone”. Perché questa giornata di preghiera e riflessione contro questa nuova forma di schiavitù? Esiste ancora la schiavitù oggi? Siamo coscienti che la schiavitù di popoli africani portati nelle Americhe è stata abolita nel 1868 dopo anni di sfruttamento. È veramente una vergogna la costatazione che oggigiorno in Paesi cosiddetti evoluti ed emancipati, con valori cristiani, basati sul riconoscimento della dignità di ogni persona troviamo ancora tanto sfruttamento e forme subdole di schiavitù e alienazione!
Ma come è possibile che ancora oggi tante donne, provenienti in gran parte da Paesi dell’Est e dall’Africa vengano schiavizzate e usate sessualmente o come mano d’opera per alimentare un mercato di compra-vendita, nel quale la donna viene ridotta ad un oggetto senza valore, viene privata della sua dignità e libertà di decisione, bensì sottomessa e usata come se si potesse dare un costo alla vita umana.
Gruppi mafiosi di sfruttatori si servono della povertà e dell’ignoranza di donne sempre più giovani per arricchirsi e dar vita ad un mercato che è fra i tre mercati più fruttuosi al mondo. La tratta di esseri umani è un crimine contro l’umanità, ci ricorda sovente Papa Francesco, ed invece di essere contrastato e di diminuire, sembra che continui indisturbato ad agire, sempre più sviluppato e sofisticato.
Il clima di ostilità e di chiusura che oggi persiste e insiste, non solo in Europa, ma anche in Italia, non aiuta la situazione dei tantissimi migranti che arrivano sulle coste italiane stremati, abusati e disperati. È una vergogna la realtà che si consuma in mezzo al mare, quando gruppi di vittime (donne, uomini, bambini) di un sistema di schiavitù, rimangono in balia delle onde del mare, ma più ancora la nostra indifferenza mentre i potenti di turno litigano su come spartirsi le quote di migranti. Chi più si ricorda di questa domanda che anche oggi Dio Padre, Padrone della vita e dei beni della terra, costantemente ci ripete: “Dov’è tuo fratello? Dov’è tua sorella? Il loro grido è giunto fino a me”….
La chiusura dei centri per i migranti, delle case di accoglienza, i respingimenti senza considerare le storie singole di ogni persona che, per motivi diversi decidono di intraprendere un viaggio, talmente rischioso da portarli alla morte, non sono misure accettabili. I colpevoli in questa migrazione non sono le vittime di un sistema di schiavitù, ma il sistema di schiavitù stesso, mosso da gente senza scrupoli, senza un cuore e senza visione di un futuro diverso. E la storia di tanti popoli dovrebbe essere di monito. Non sono i muri, le sbarre e i confini a risolvere il problema dell’immigrazione.
Le migrazioni sono sempre esistite e l’idea di bloccare l’accesso di chi, per diverse ragioni, decide di spostarsi non può e non deve essere la soluzione. Si deve partire dal presupposto che chi migra sono donne, uomini e bambini, che fuggono da estrema povertà, fame, guerre e disuguaglianze. Ma chi li ha impoveriti se non i nostri stessi sistemi di vita e di consumo?
Ben venga quindi questa 5° giornata di preghiera e riflessione per ricordarci che siamo un po’ tutti e in diversi modi responsabili di questo esodo epocale di tanti fratelli e sorelle che bussano alle nostre porte per offrirci le loro forze lavorative, prendersi cura dei nostri anziani e soprattutto riempire le nostre culle vuote.( *presidente dell’Associazione “Slaves no more”)
 

Corridoi umanitari: altri 85 profughi arrivati in sicurezza dal corno d’africa

Roma – Questa mattina,  31 gennaio 2019, alle 04.30 è arrivato a Fiumicino l'ultimo gruppo di profughi nell'ambito del Protocollo di intesa con lo Stato italiano, firmato dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana che agisce attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes) e dalla Comunità di Sant’Egidio, per sostenere ingressi legali e sicuri.
Si tratta di 85 persone, soprattutto provenienti dal Corno d'Africa, che verranno ora accolti in una quindicina di diocesi in tutta Italia. Tra di loro ci sono vari nuclei familiari e una decina di bambini, la più piccola di nemmeno un anno.
Il Protocollo, finanziato con fondi CEI 8xmille, ha consentito finora il trasferimento dall’Etiopia di 500 profughi in due anni, grazie anche all’intervento di diocesi, parrocchie, famiglie e istituti religiosi e l’utilizzo di appartamenti privati, con il supporto di famiglie tutor italiane che si occupano di accompagnare il percorso di integrazione sociale e lavorativa di ognuno sul territorio garantendo servizi, corsi di lingua italiana, cure mediche adeguate.
 
 

Papa Francesco: i preti siano gioiosi come don Bosco

Città del Vaticano - I sacerdoti siano gioiosi e guardino con gli occhi di uomo e con occhi di Dio, come ha fatto san Giovanni Bosco. Lo sottolinea Papa Francesco stamani, nell'omelia della Messa a Casa Santa Marta, per esortare, riferisce Vatican News,  appunto i sacerdoti a guardare la realtà con il cuore di un padre e di un maestro, come ha fatto don Bosco.  Uno sguardo che gli ha indicato la via: ha visto quei giovani poveri sulle strade e si è commosso e quindi ha pensato modi per farli maturare. Ha camminato e pianto con loro.
Papa Francesco ricorda che il giorno della ordinazione di don Bosco, la mamma, una donna umile, contadina, “che non aveva studiato nella facoltà di teologia”, gli disse: “Oggi incomincerai a soffrire”. Voleva certamene sottolineare una realtà ma anche attirare l’attenzione perché se il figlio si fosse accorto che non c’era sofferenza, voleva dire che qualcosa non andava bene. “È una profezia di una mamma”, una donna semplice ma col cuore pieno dello spirito. Per un sacerdote quindi la sofferenza è un segnale che la cosa va bene ma non perché “faccia il fachiro” ma per quello che ha fatto don Bosco che ha avuto il coraggio di guardare la realtà con gli occhi di uomo e con gli occhi di Dio. “Lui – dice Papa Francesco - ha visto in quell’epoca massonica, mangiapreti”, di “un’aristocrazia chiusa, dove i poveri erano realmente i poveri, lo scarto, lui ha visto sulle strade quei giovani e ha detto: ‘Non può essere!’”: “ha guardato con gli occhi di uomo, un uomo che è fratello e papà pure, e ha detto: ‘Ma no, questo non può andare così! Questi giovani forse finiranno da don Cafasso, sulla forca … no, non può andare così’, e si è commosso come uomo e come uomo ha incominciato a pensare strade per fare crescere i giovani, per fare maturare i giovani. Strade umane. E poi, ha avuto il coraggio di guardare con gli occhi di Dio e andare da Dio e dire: “’Ma, fammi vedere questo … questo è un’ingiustizia … come si fa davanti a questo … Tu hai creato questa gente per una pienezza e loro sono in una vera tragedia …’. E così, guardando la realtà con amore di padre – padre e maestro, dice la liturgia di oggi – e guardando Dio con occhi di mendicante che chiede qualcosa di luce, comincia ad andare avanti”.
Don Giuseppe Cafasso confortava infatti i carcerati nella Torino dell’Ottocento e spesso seguiva fino al patibolo i condannati a morte. Fu grande amico di san Giovanni Bosco.
Il sacerdote quindi – ribadisce il Papa - deve avere “queste due polarità”: “guardare la realtà con occhi di uomo” e con “occhi di Dio”. E questo significa passare “tanto tempo davanti al tabernacolo”: “Il guardare così gli ha fatto vedere la strada, perché lui non è andato con il Catechismo e il Crocifisso soltanto, ‘fate questo …’ … I giovani gli avrebbero detto: ‘Buonanotte, ci vediamo domani’. No, no: lui è andato vicino a loro, con la vivacità loro. Li ha fatti giocare, li ha fatti in gruppo, come fratelli ... è andato, ha camminato con loro, ha sentito con loro, ha visto con loro, ha pianto con loro e li ha portati avanti, così. Il sacerdote che guarda umanamente la gente, che sempre è alla mano”.
Il Papa sottolinea quindi che i sacerdoti non devono essere dei funzionari o degli impiegati che ricevono, ad esempio, “dalle 15 alle 17.30”. “Ne abbiamo tanti di funzionari, bravi – prosegue -  che fanno il loro mestiere, come lo devono fare i funzionari. Ma il prete non è un funzionario, non può esserlo”. Il Papa quindi torna ad esortare a guardare con occhi di uomo e – promette - “arriverà a te quel sentimento, quella saggezza di capire che sono i tuoi figli, i tuoi fratelli. E poi, avere il coraggio di andare a lottare lì: il sacerdote è uno che lotta con Dio”.
Il Papa sa che “sempre c’è il rischio di guardare troppo l’umano e niente il divino, o troppo il divino e niente l’umano” ma “se non rischiamo, nella vita non faremo nulla”, avverte. Un papà infatti rischia per il figlio, un fratello rischia per un fratello quando c’è amore. Questo certamente comporta sofferenza, cominciano le persecuzioni, il chiacchiericcio: “questo prete sta lì, sulla strada” con questi ragazzi maleducati che con il pallone “mi rompono il vetro della finestra”.  
Il Papa quindi ringrazia Dio per “averci dato” san Giovanni Bosco che da bambino iniziò a lavorare, sapeva cosa fosse guadagnarsi il pane ogni giorno e aveva capito cosa fosse la pietà, “qual era la vera verità”. Quest’uomo – evidenzia ancora in conclusione il Papa – ha avuto da Dio un grande cuore di padre e di maestro: “E qual è il segnale che un prete va bene, guardando la realtà con gli occhi di uomo e con gli occhi di Dio? La gioia. La gioia. Quando un prete non trova gioia dentro, si fermi subito e si chieda perché. E la gioia di don Bosco è conosciuta: è il maestro della gioia, eh? Perché lui faceva gioire gli altri e giova lui stesso. E soffriva lui stesso. Chiediamo al Signore, per l’intercessione di don Bosco, oggi, la grazia che i nostri preti siano gioiosi: gioiosi perché hanno il vero senso di guardare le cose della pastorale, il popolo di Dio con occhi di uomo e con occhi di Dio”.
 
 

Mons. Pappalardo: “la solidarietà sia uno stile quotidiano”

Siracusa - È “per ritrovare la nostra umanità” e vivere un “momento di condivisione fuori dal clamore mediatico che la vicenda dei 47 migranti sulla Sea Watch sta avendo” che ieri sera, nella Cattedrale di Siracusa, si sono ritrovati quanti, in questi giorni, hanno chiesto di poter accogliere i migranti bloccati al largo della città. Movimenti ecclesiali e civili, fedeli e semplici cittadini hanno riempito ogni spazio della chiesa, raccogliendo l’invito dell’arcivescovo Mons. Salvatore Pappalardo. “La solidarietà dimostrata in questa occasione deve essere per tutti uno stile quotidiano” ha detto il presule nel suo saluto a conclusione della veglia sul tema “Ero forestiero e mi avete ospitato”. E ha ricordato ai presenti: “Nel Vangelo, Gesù Cristo si identifica con l’affamato, l’assetato, lo straniero, il nudo, il malato e il prigioniero”.
“L’altro, il diverso, fa paura. Eppure siamo tutti imbarcati. Tutti sulla stessa barca. E basta che ci sia solo uno che faccia naufragio perché nessuno di noi possa gioire di trovarsi sulla terra ferma. Se uno solo fa naufragio, alla deriva siamo tutti noi”. Così don Luca Saraceno, parroco e docente di Filosofia presso lo Studio teologico San Paolo di Catania. È stato lui a guidare la riflessione nel corso della veglia voluta dall’arcidiocesi di Siracusa. Ha descritto la vita dell’uomo come essere che – fin dal concepimento nel grembo della madre, dal “naufragio” della nascita, all’entrar a far parte di una famiglia, di questa nostra terra, di una comunità di credenti e di una città – sperimenta il suo essere straniero e, soprattutto e a volte inconsapevolmente, il suo essere accolto. “Il forestiero sono io, sei tu, siamo noi, che continuamente veniamo ospitati. Stranieri a noi stessi, esistenzialmente – ha detto -, facciamocene una ragione. Non abbiamo radici, ma gambe e non stiamo mai fermi, continuando a muoverci oggi come turisti, domani come pellegrini, sempre da ‘stranieri’ e ‘ospiti’ dentro a questa grande carovana caotica che è il mistero della vita. Ed è proprio quando dimentichiamo che c’è un forestiero che abita e convive dentro di noi – ha proseguito – che facciamo fatica ad accogliere il forestiero, l’altro, il diverso che ci raggiunge, si presenta a noi innanzi e svuota il suo sacco pieno di bisogni e di domande. Ne ho paura, lo rifiuto perché mi ricorda la mia precarietà, finitezza, instabilità, fugacità. Inorridisco davanti a un altro me perché è privo di ciò che credo mi dia sicurezza”. Il sacerdote ha sottolineato che “saremo giudicati sull’ospitalità data o rifiutata oggi” e ha posto in evidenza il rischio di “non riuscire più ad ‘accogliere’ volti mentre ci stiamo specializzando nell’arte di ‘raccogliere’ corpi”. “Perché non ci rendiamo conto che siamo anche noi a generare un esodo quando, nel momento stesso in cui diciamo “Prima io, prima noi”?, confiniamo l’altro nello spazio della marginalità? Crediamo davvero – ha detto don Saraceno – che chiudere un porto, innalzare un muro o tenere in casa una pistola ci renda più sicuri e che siano queste le espressioni di un sano principio di libertà? È davvero questo il mondo che vogliamo? Un mondo di spazi chiusi, arginati e posseduti, costruiti come prigioni entro le quali ci muoviamo nell’illusione di essere noi le persone libere?”.
I fratelli maristi in missione in Sicilia da due anni sono stati tra i testimoni chiamati ad intervenire alla veglia per le migrazioni nella Cattedrale di Siracusa. Con una comunità internazionale formata da due laici, due laiche e due fratelli religiosi, vivono in contatto con i ragazzi di prima e seconda accoglienza, ma anche con chi fa parte dei centri speciali per donne e famiglie. Sono stati invitati a condividere la loro esperienza di formazione ed educazione dei migranti, messa in atto nel “Ciao”, Centro interculturale di aiuto e orientamento. Per farlo hanno presentato un video: conteneva alcune parole, quali sogno, futuro, famiglia. Ma tra queste anche altre parole: come “tornare in Libia” o “mare”. “Abbiamo lasciato raccontare quello che noi abbiamo imparato dai migranti alle loro espressioni, le prime reazioni impresse sui loro volti. Raccontano tutto da sé – dice Gabriel, fratello laico della comunità dei maristi -, senza menzogna: quando si parla di famiglia o di amici l’espressione è una e chiara, di nostalgia magari, ma serena. Ma quando si parla di Libia, basta guardare i loro occhi: i loro sguardi esprimono in maniera inequivocabile i sentimenti che provano”. Basta a conoscere quello che hanno passato e in cosa incorrerebbero se tornassero indietro. “È questo primo racconto tessuto di emozioni, di paura e sofferenza – aggiunge Gabriel -, che ci spinge a creare comunità con i ragazzi, creare identità, ma anche far uscire il trauma, il lutto, a suggerirci come aiutare i ragazzi a superare tutto questo e capire come muoversi e come integrarsi in Italia”. (Maria Chiara Ippolito – SIR)
 
 
 
 

Gibuti: tragedia in mare con oltre 50 morti

Roma - Sono finora 52 i corpi ritrovati in mare al largo di Gibuti, nel Corno d’Africa, dopo il naufragio di due imbarcazioni di migranti capovolte durante una mareggiata. Si presume che i dispersi siano una sessantina. A bordo c’erano circa 130 persone. Lo ha confermato l’Agenzia dell’Onu per le migrazioni, mentre i cadaveri si allineano via via sulla spiaggia. Sedici sopravvissuti sono stati tratti in salvo. Il naufragio è avvenuto ieri, ma le operazioni di soccorso proseguono oggi. Testimoni hanno riferito che enormi onde hanno fatto capovolgere le imbarcazioni una mezz’ora dopo la partenza. Migliaia di migranti dalla regione del Corno d’Africa partono ogni anno da Gibuti per attraversare lo stretto di Bab al-Mandeb e raggiungere la penisola arabica, nella speranza di trovare lavoro nei Paesi del Golfo. In maggioranza si tratta di etiopi. La traversata è pericolosa, con gli scafisti che a volte costringono i migranti a gettarsi in mare prima dell’arrivo a destinazione.
 

MCI Mosca: domenica la colletta alimentare per i più poveri

Mosca - Durante la celebrazione eucaristica di domenica 3 febbraio della comunità cattolica italiana di Mosca si svolgerà la colletta alimentare a sostegno delle necessità delle Missionarie della Carità, le suore di Santa Teresa di Calcutta della Capitale russa. Lo scopo di questo gesto – spiega il missionario, don Giampiero Caruso - non è solo quello di “fare del bene”, ma vuole essere “un aiuto a educarci a una concezione nuova di sé e degli altri”. “Di sé”, come a “immagine e somiglianza di Dio. L’essenza di Dio – spiega il sacerdote - si rivela nel dono totale di Sé nella morte in croce. Dio, scrive San Giovanni, è Amore. La carità, vissuta con questa coscienza, dona al nostro volto la grandezza della sua vera origine, la ricrea”. “Degli altri”, poiché “l’Amore da cui noi siamo generati è lo stesso da cui sono generati i nostri fratelli uomini.  Non possiamo conoscere veramente nessuno senza arrivare all’Origine di ogni cosa”.
 

Tv2000-InBlu Radio: Lucio Brunelli va in pensione. Al suo posto Vincenzo Morgante

Roma - Il Consiglio di amministrazione di Rete Blu Spa - la società a cui fanno capo Tv2000 e InBlu Radio, le emittenti della Conferenza Episcopale Italiana – comunica che dal 1 febbraio 2019 Lucio Brunelli lascia la direzione dell’Informazione per andare in pensione. Al suo posto il Cda ha nominato Vincenzo Morgante che già dal 1 ottobre 2018 ha ricevuto l’incarico di direttore di Rete. Morgante dunque ricoprirà il doppio incarico di direttore di Rete e dell’Informazione di Tv2000 e InBlu Radio. “A nome del Cda di Rete Blu, della Fondazione ‘Comunicazione e cultura’ e della Segreteria della CEI – ha dichiarato il Presidente del CdA, don Ivan Maffeis – esprimo profonda gratitudine a Lucio Brunelli per la professionalità, la capacità di dialogo e ascolto, e l’umanità con cui dal 2014 ha ricoperto l’incarico di direttore dell’Informazione. A Vincenzo Morgante, con la stima e la fiducia, giunga l’augurio sincero per il lavoro di cui è chiamato a far sintesi”. “Sono stati anni magnifici – ha aggiunto Lucio Brunelli - e per me indimenticabili. Ringrazio l’editore per la fiducia e la libertà di cui ho goduto. Ho trovato una redazione di ottimi professionisti che ho visto crescere anno dopo anno, al di là dei miei meriti e dei miei limiti. Soprattutto una comunità di lavoro esemplare, con legami di amicizia autentici che non potranno perdersi. Una voce libera e seria nel mondo dell’informazione. Faccio i miei auguri a Vincenzo Morgante, sicuro che farà bene e contribuirà a rendere ancora più significativa e forte questa voce”. “Ringrazio l’editore per la fiducia – ha proseguito Vincenzo Morgante - che ancora una volta pone sulla mia persona. Un saluto grato al direttore Lucio Brunelli per l’ottimo lavoro svolto. Tv2000 e InBlu Radio, grazie ai loro giornalisti curiosi e competenti, continueranno ad offrire un’informazione libera e credibile nel rispetto della loro identità. La nostra vocazione principale è quella di offrire al Paese un’informazione che sia di autentico servizio pubblico”.
La Migrantes ringrazia Lucio Brunelli per la collaborazione e esprime a Vincenzo Morgante i più fervidi auguri di un proficuo lavoro.
 

Autorità garante minori: “bene la tempestiva nomina dei tutori per i minori non accompagnati” della Sea Watch 3

Roma -  “La decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto la centralità della figura del tutore per i minori stranieri non accompagnati presenti sulla nave Sea Watch 3 in acque territoriali italiane”. L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano accoglie così la misura cautelare adottata ieri dai giudici di Strasburgo.
“È attraverso il tutore che possono essere esercitati tutti i diritti dei ragazzi arrivati soli nel nostro Paese. La Corte ha richiesto al governo italiano di assicurare ai minorenni un’adeguata accoglienza nel rispetto delle norme, in linea con la segnalazione inviata qualche giorno fa dall’Autorità garante al presidente Conte e al ministro Salvini. Ben venga dunque la tempestiva nomina dei tutori da parte del Tribunale per i minorenni di Catania”.
“Le decisioni sul presente e sul futuro di ciascun ragazzo – conclude Filomena Albano – devono essere ora assunte valutando caso per caso la sua storia personale, familiare e sociale. Lo richiede il rispetto del principio del superiore interesse del minore sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”.
 

Migrantes Calabria: il 1 e 2 febbraio il Corso di formazione per tutori volontari di Msna

Catanzaro - Si svolgerà il 1 e 2 febbraio a Catanzaro presso la Fondazione Città Solidale il corso di formazione per tutori volontari di MSNA (Minori stranieri non accompagnati) organizzato dal Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria in collaborazione con l’Ufficio Migrantes della Conferenza Episcopale Calabra. Nella due giorni interverranno, fra gli altri, il direttore Migrantes Calabria, Pino fabiano, Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes, Flavia Cerino del centro Mediterraneo “La Pira”, Antonella Borgonozone, Monoica Riccio  della Fondazione Città Solidale e alcuni referenti del Tribunale dei Minori di Catanzaro.
 

UNHCR: nel 2018 sei persone al giorno morte durante la traversata

Roma - I rifugiati e i migranti che hanno tentato di raggiungere l’Europa attraverso il Mar Mediterraneo nel 2018 hanno perso la vita “a un ritmo allarmante, mentre i tagli alle operazioni di ricerca e soccorso hanno consolidato la posizione di questa rotta marittima come la più letale al mondo”. Secondo l’ultimo rapporto “Viaggi disperati” reso noto oggi dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, in media sei persone hanno perso la vita nel Mediterraneo ogni giorno. Si stima che 2.275 persone sarebbero morte o disperse durante la traversata del Mediterraneo nel 2018, nonostante un calo degli arrivi. In totale, sono arrivati 139.300 rifugiati e migranti in Europa, il numero più basso degli ultimi cinque anni. “Salvare vite in mare non costituisce una scelta, né rappresenta una questione politica, ma un imperativo primordiale”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Il rapporto denuncia “un cambio delle politiche adottate da alcuni Stati europei” che ha portato a “numerosi incidenti in cui un numero elevato di persone è rimasto in mare alla deriva per giorni, in attesa dell’autorizzazione a sbarcare. Le navi delle Ong e i membri degli equipaggi hanno subìto crescenti restrizioni alle possibilità di effettuare operazioni di ricerca e soccorso”.
Migliaia di persone sono state ricondotte in Libia, “dove hanno dovuto affrontare condizioni terribili nei centri di detenzione”. “Per molti, approdare in Europa ha rappresentato la fase finale di un viaggio da incubo durante il quale sono stati esposti a torture, stupri e aggressioni sessuali, e alla minaccia di essere rapiti e sequestrati a scopo d’estorsione – sottolinea l’UNHCR -. Gli Stati devono agire con urgenza per scardinare le reti dei trafficanti di esseri umani e consegnare alla giustizia i responsabili di tali crimini”. Il rapporto rivela, inoltre, i cambiamenti nelle rotte: per la prima volta la Spagna è divenuta il principale punto d’ingresso in Europa con circa 8.000 persone arrivate via terra (attraverso le enclavi di Ceuta e Melilla) e altre 54.800 attraverso il Mediterraneo occidentale. Per questo il bilancio delle vittime in questa tratto di mare è quasi quadruplicato, da 202 decessi nel 2017 a 777 lo scorso anno. Circa 23.400 rifugiati e migranti sono arrivati in Italia nel 2018, un numero cinque volte inferiore rispetto al 2017. La Grecia ha accolto un numero simile di arrivi via mare, circa 32.500 persone rispetto alle 30.000 del 2017. Circa 24.000 rifugiati e migranti sono arrivati in Bosnia-Erzegovina.
 

8xmille: concorso per le parrocchie “TuttixTutti”

Roma -  “TuttixTutti rappresenta una grande opportunità per le parrocchie, che possono vincere contributi rilevanti per la realizzazione di iniziative solidali. Il nostro concorso nazionale ha contribuito, in otto anni di storia, alla realizzazione di moltissime proposte che offrono risposte concrete ai bisogni delle famiglie, dei giovani e degli anziani. Penso in particolare ad alcune parrocchie in contesti sociali a rischio o caratterizzati da povertà e disoccupazione anche giovanile”. A parlare è Matteo Calabresi, responsabile del Servizio promozione della Cei, con riferimento al concorso per le parrocchie TuttixTutti che prende il via il 1° febbraio. Crescente la partecipazione negli anni. Nel 2018 sono stati 567 gli iscritti con migliaia di persone coinvolte e centinaia di candidature presentate. “I vincitori – prosegue Calabresi – hanno potuto avviare iniziative utili a tutta la comunità come nel caso del progetto presentato dalla parrocchia Santi Pietro e Paolo di Catania, vincitrice del 1° premio dell’edizione 2018, che ha realizzato una casa d’accoglienza per nuclei familiari in difficoltà o, tra le altre, contribuendo all’avviamento del Multiservice solidale per offrire strumenti professionali nella forma del prestito d’uso, pensato dalla parrocchia Sacro Cuore in Soria di Pesaro, che si è aggiudicata il 2° premio, e all’articolato progetto, 3° classificato, ideato dalla parrocchia Santa Maria della Fiducia di Roma, rivolto a persone senza fissa dimora e a famiglie in stato di disagio”. Anche quest’anno le parrocchie che si impegneranno a formare i propri fedeli organizzando un incontro formativo, secondo i criteri indicati nel regolamento, potrebbero ricevere un contributo variabile tra 500 e 1.500 euro  a seconda della qualità dell’incontro organizzato. “Gli incontri formativi – conclude Calabresi – hanno la finalità di spiegare alle comunità come funziona il sistema di sostegno economico alla Chiesa, tema sul quale c’è ancora poca conoscenza, per promuoverne i valori fondamentali come la trasparenza, la corresponsabilità, la comunione, la solidarietà”. (Sir)
 
 

8xmille: al via il 1° febbraio il concorso per le parrocchie “TuttixTutti”

Roma - “Chi partecipa fa vincere gli altri”. È lo slogan che promuove il concorso per le parrocchie TuttixTutti, promosso dalla CEI a livello nazionale, che prende il via il 1° febbraio. Ogni parrocchia potrà parteciparvi iscrivendosi online, creando un gruppo di lavoro, ideando un progetto di solidarietà e organizzando un incontro formativo per promuovere il sostegno economico alla Chiesa cattolica. Le iscrizioni saranno aperte dal 1° febbraio al 31 maggio 2019 mentre la proclamazione dei vincitori avverrà il 30 giugno tramite la pubblicazione sul sito. Dieci i premi, compresi tra 1.000 e 15.000 euro, attribuiti dalla Giuria composta dai membri del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, che selezionerà i 10 progetti di solidarietà considerati più meritevoli secondo i criteri di valutazione pubblicati sul sito e giudicherà la qualità degli incontri formativi realizzati.
 

Papa Francesco: il saluto alle famiglie dello Spettacolo Viaggiante

Città del Vaticano - “Saluto le famiglie dello Spettacolo Viaggiante. Sicuro che con loro c’è suor Geneviève Joseph”. E così è: infatti tra le famiglie che questa mattina erano presenti all’Udienza Generale di Papa Francesco nell’Aula Paolo VI in Vaticano c’era la religiosa che oggi vive in una roulotte tra le famiglie del Luna Park ad Ostia e che insieme a Monica Bergamini, operatrice pastorale in questo settore della Fondazione Migrantes e Luana Caroli, ha salutato il pontefice.
Le famiglie dello Spettacolo Viaggiante, circa 500 persone, questa mattina si sono ritrovate a Roma per questo appuntamento in occasione della festa di San Giovanni Bosco, Patrono dei circensi e dei lunaparkisti. A Bergantino, dove vivono molti di loro e centro famoso per il Museo della Giostra,  da 19 anni, in coincidenza con l'ultima domenica di gennaio, viene celebrata la festa di don Bosco, un momento di “comunione” tra tutti coloro che lavorano in questo mondo. Una festa che quest’anno si è svolta anche a Roma. Far crescere e far vivere la Chiesa in questa realtà “mobile” (il Circo e il Luna Park, artisti di strada, ecc.) che non ha la possibilità di contatti continuativi con le parrocchie e, al tempo stesso, aiutare le parrocchie a sentire anche una comunità o famiglia per breve tempo sul suo territorio un tassello vivo della propria comunità sono le particolari attenzioni pastorali della Fondazione Migrantes.
L’obiettivo è quello di formare gli adulti delle famiglie dello spettacolo viaggiante ad essere loro stessi evangelizzatori della loro gente, protagonisti della pastorale nel loro ambiente, aiutati da operatori pastorali delle nostre parrocchie. La pastorale nei Circhi e nei Luna Park e nelle altre realtà dello spettacolo viaggiante coglie famiglie in costante mobilità e per di più con una “cultura”, un modo di vita con aspetti originali. La Migrantes cerca di coinvolgere le diocesi e le parrocchie in questa pastorale che comprende
accoglienza, assistenza, testimonianza, evangelizzazione, con riferimento ai Sacramenti. (Raffaele Iaria)
 

Circo: a Papa Francesco uno dei premi speciali della prima festa dell’arte circense italiana

Roma – “Il primo premio speciale lo assegneremo al più grande amico del Circo, Papa Francesco, per il suo amore verso l’arte circense e la sua gente, perché ha saputo, come nessun altro, cogliere ed indicare a tutti l’anima più vera dello spettacolo circense: il Circo ‘crea bellezza’. Siamo anche profondamente grati al Santo Padre perché nel suo magistero di misericordia, per donare ai poveri momenti di festa e di spensieratezza ha pensato al grande e magico tendone”. A dirlo è il Presidente dell’Ente Nazionale Circhi Antonio Buccioni anticipando uno dei premi speciali che saranno assegnati questa sera a Roma durante la prima Festa del Circo Italiano che si svolgerà al Circo Americano, presente a Roma fino a domenica prossima (Circo domani). Con questo evento – spiega l’Ente Circhi – si vuole “ celebrare un settore che vanta una lunga e prestigiosa storia artistica e culturale, espressione di una comunità multietnica che ogni giorno, da generazioni, porta la festa nei paesi e nelle città che attraversa”. Questa sera si potrà assistere ad uno spettacolo circense e poi alla consegna di venti riconoscimenti, compresi quelli speciali. (R.Iaria)
 

Papa Francesco: all’Udienza generale un consistente gruppo di famiglie dello spettacolo viaggiante

Città del Vaticano – E’ da poco iniziata nell’Aula Paolo VI l’Udienza generale di Papa Francesco. Nell’Aula circa 7000 persone. Tra i gruppi più numerosi quelli delle Famiglie dello Spettacolo viaggiante con diversi operatori della Fondazione Migrantes. Durante l’Udienza il Papa ha incentrato la sua meditazione sul Viaggio Apostolico a Panama per la Giornata Mondiale della Gioventù. (R.I.)
 

Card. Bassetti: chinarci sui fratelli più sofferenti e che chiedono aiuto

Perugia - Una delle regole di “vita buona” è “senza dubbio quella dell’amore e della carità fraterna che ci chiede di chinarci sui fratelli sofferenti, sugli abbandonati, su quanti ci chiedono aiuto. Il mio pensiero non può non andare alle 47 persone che attendono, fra mille disagi, di essere sbarcate dalla nave Sea Watch. La fede nel Signore ci aiuti sempre a riscoprire la dignità della persona umana e a far sì che non sia mai umiliata!”.
A dirlo, ieri sera, il Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della CEI, concludendo le celebrazioni in onore di san Costanzo, vescovo e martire, patrono della città di Perugia e della diocesi umbra.
Sulla situazione dei 47 migranti sulla nave Sea Watch la Corte di Strasburgo ha chiesto subito cure mediche, cibo e acqua. Ieri a bordo sono stati portati grazie alla Croce rossa viveri, coperte, farmaci e alcuni bagni chimici in sostituzione di quelli della nave oramai intasati e fuori uso. (R.Iaria)
 

Mattarella: solidarietà fa andare avanti l’Italia

Roma - Lo spirito di solidarietà verso i più deboli è la capacità di tanti cittadini che fa avere fiducia nel nostro Paese. C’è infatti un aspetto dell’Italia e degli italiani “che apprezzo continuamente: è la capacità di tanti, tantissimi italiani, di aiutare quelli che sono in difficoltà, di esprimere solidarietà, di aiutarsi vicendevolmente”. A sottolinearlo il presidente Sergio Mattarella incontrando al Quirinale alcuni studenti delle scuole primarie e rispondendo alle loro domande, dopo aver ribadito di essere “molto contento del nostro Paese, delle tante cose positive che ha dentro di sé”.
Proprio rispondendo al quesito di una giovane alunna della quinta elementare – “Quali sono le cose positive del nostro Paese?” – Sergio Mattarella è tornato sull’importanza dell’aiuto alle persone in difficoltà.
Un sentimento, quello della solidarietà, che il capo dello Stato dice di registrare spesso “andando in giro per l’Italia. Io giro molto nel nostro Paese, nelle sue città e nei suoi territori; ricevo al Quirinale molte persone, capi di Stato stranieri e nostri concittadini, e constato che c’è una grande quantità del tessuto umano – donne e uomini – del nostro Paese che si impegna per gli interessi collettivi, per il bene comune, aiutando soprattutto chi è più debole e ha più difficoltà”. Questi grandi contributi di solidarietà, continua il presidente Mattarella dialogando con i ragazzi, sono la cosa più importante che vedo e che mi dà grande fiducia per il futuro del nostro Paese, perché è quello che lo fa andare avanti”.
 

“Ero forestiero e mi avete ospitato”: domani una veglia di preghiera nella cattedrale di Siracusa

Siracusa – Sarò l’arcivescovo di Siracusa, Mons. Salvatore Pappalardo, a presiedere domani sera, nella cattedrale della città una veglia di preghiera sul tema “Ero forestiero e mi avete ospitato”, brano tratto dal Vangelo secondo Matteo 25.43. Ne dà notizia questa mattina la diocesi siciliana.
Qualche giorno fa Mons. Pappalardo aveva dato la disponibilità della diocesi ad accogliere i 47 migranti della Sea Watch. “Ho appreso la notizia che il sindaco ha dato la propria disponibilità per  accogliere i migranti e questo fa onore alla città di Siracusa. So che si stanno interessando altre associazioni. Speriamo che la vicenda si risolva al meglio, non possiamo pensare che queste persone non abbiano alcun diritto, tra cui  il diritto alla vita, all'accoglienza”, aveva detto il presule.
Mons. Pappalardo diocesi di Siracusa
 

Spettacolo viaggiante: domani circa 600 operatori all’Udienza con Papa Francesco

Roma – Saranno circa 600 le persone che lavorano nel mondo dello spettacolo viaggiante che domani mattina parteciperanno all’Udienza generale con Papa Francesco. A guidarli Monica Valeria e Flaviano Ravelli, una famiglia di ex spettacolisti viaggianti, oggi operatori pastorali per la Fondazione Migrantes nel settore specifico dei circhi e luna park.
“Il nostro compito – spiegano -  è quello di curare il servizio pastorale alle famiglie di questo particolare mondo, seguendo i continui spostamenti nelle varie piazze dove svolgono la loro professione, dando sostegno alla loro fede e assistenza ai più giovani nella scolarizzazione per limitare la dispersione scolastica”. Molto amichevolmente i loro amici dello spettacolo viaggiante li definiscono  “evangelizzatori di strada”, questo perché “siamo sempre in giro come loro”.
A Bergantino, dove loro vivono, da 19 anni, in coincidenza con l'ultima domenica di gennaio, viene celebrata la festa di San Giovanni Bosco, Santo Patrono dei circensi e lunaparchisti. Un momento di “comunione” tra tutti coloro che lavorano in questo mondo. (R.I.)