Primo Piano

Tratta: giovedì la presentazione della giornata contro la Tratta

Città del Vaticano – Sarà presentata giovedì 7 febbraio  presso la Sala Stampa della Santa Sede, la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta di Persone, promossa dall’ Unione Internazionali delle Superiore e dei Superiori Generali (UISG/USG), che ricorre ogni anno l’8 febbraio, giorno di Santa Giuseppina Bakhita. Il tema di quest’anno sarà “Insieme contro la tratta di persone”. Alla conferenza interverranno p. Michael Czerny, Sotto-Segretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; p. Frederic Fornos , Direttore internazionale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa e sr. Gabriella Bottani, Coordinatrice internazionale di Talitha Kum.
 

Papa Francesco: un contributo e un crocifisso al centro “Matteo Ricci” inauguralo oggi

Roma - Una versione più piccola del crocifisso dell’artista Alexis Leyva Machado regalato da Raul Castro a Papa Francesco nel 2015 – e oggi conservato nella parrocchia San Gerlando di Lampedusa – è stata donato a l pontefice  che l’ha regalata al Centro Matteo Ricci inaugurato questa mattina a Roma. A consegnarla il sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano ed Integrale della Santa sede, p. Michael Czerny durante la cerimonia di inaugurazione. Attraverso questa opera l’autore, meglio conosciuto come K’cho -  “vuole attirare l'attenzione sulla condizione dei migranti e dei rifugiati”, ha detto il religioso: K’cho “piange la scomparsa delle migliaia di persone morte in mare”.
Il crocifisso che oggi è a Lampedusa – ha spiegato p. Czerny – è stato realizzato in cedro, è alto 340 cm e largo 275 cm. Su questa croce fatta di remi “vediamo Gesù crocifisso, a simboleggiare i duri viaggi intrapresi dai migranti che hanno tentato di attraversare il mare  e ricordare i troppi tra loro che non ce l'hanno fatta. Gesù  - ha detto il religioso - è certamente l'Uomo Crocifisso. Il suo braccio sinistro è disteso in dolorosa agonia. Ma il suo braccio destro è già sollevato in un potente gesto di Resurrezione. Questo è il trionfo di Dio sul peccato, sulla disperazione e sulla morte”.
K'cho ha recentemente intagliato una versione più piccola del crocifisso, alto 80 cm e largo 50 cm, e lo ha donato al papa che oggi ha voluto consegnare al nuovo Centro “Matteo Ricci”. “Possa il nostro Signore Crocifisso e Risorto  - ha detto p. Czerny - vigilare sul Centro Matteo Ricci, su coloro che sono accolti qui e su coloro che li accolgono. Il Santo Padre, rammaricato per la mancanza di finanziamenti pubblici per i migranti vulnerabili che oggi a Roma necessitano di un ricovero, dona anche il necessario per il primo mese di attività del Centro”. (Raffaele Iaria)
 

P. Ripamonti: aprire un centro di accoglienza è oggi “un segno forte”

Roma – Il Centro di accoglienza e integrazione “Matteo Ricci” per richiedenti asilo e rifugiati si ispira all’appello di papa Francesco, fatto in occasione della sua visita al Centro Astalli nel 2013, di aprire le case dei religiosi ai rifugiati. Lo ha detto questa mattina all’inaugurazione del Centro, il presidente della Fondazione Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti dando il benvenuto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“Credo che aprire un centro di accoglienza e integrazione sia oggi, in un tempo in cui sempre più spesso la chiave interpretativa del reale è la chiusura – ha detto il religioso gesuita, un segno forte, dal punto di vista simbolico e concreto. Si chiudono i confini ai migranti, ma anche nella vita religiosa i ridimensionamenti numerici spingono alla chiusura di opere e case. L’atteggiamento di chiusura si impadronisce di noi, del nostro cuore e della nostra mente. Ci inaridisce, ci rende meno umani.  Oggi invece facciamo un’operazione controcorrente: apriamo. Apriamo una porta ai rifugiati e ai migranti che, in questa fase di radicale trasformazione legislativa, sono maggiormente in difficoltà, perché qui possano trovare una casa fatta della bellezza delle relazioni che nascono dall’incontro”.
“Apriamo” la porta di un luogo che vuole essere “l’ideale continuazione di via degli Astalli 14, dove da tanti anni cerchiamo di rispondere a bisogni primari con la mensa, le docce, l’ambulatorio”, ha quindi aggiunto il presidente del Centro Astalli: “qui vorremmo accompagnare le persone, in particolare i giovani, a interrogarsi sui propri desideri professionali e formativi, farli tornare a sognare in un futuro che è possibile se costruito insieme. È questa l’unica via possibile per l’integrazione. Siamo convinti che così facendo apriamo una porta di speranza anche per la nostra città, per il nostro Paese, perché quanto si farà di creativo e formativo tra queste mura potrà contribuire a edificare una comunità solidale”. Il Centro è dedicato a Matteo Ricci, primo gesuita missionario in Cina, maestro nel “lasciarsi interrogare dalla ricchezza di persone di un’altra cultura, capace di mettersi nei loro panni”.
Questo Centro si apre nei locali messi a disposizione e ristrutturati dalla Provincia Euromediterranea (EUM) della Compagnia di Gesù (che comprende Albania, Italia, Malta e Romania), in spazi attigui al Collegio internazionale del Gesù, dove è vissuto S. Ignazio, e alla Chiesa del Gesù, dove è sepolto Pedro Arrupe, fondatore del Servizio dei Gesuiti per i rifugiati. (Raffaele Iaria -
 

Stoccarda: presentato il Rapporto “Italiani nel Mondo” della Migrantes

Stoccarda – E’ stato presentato sabato scorso, presso la Rupert-Mayer-Haus a Stoccarda, il “Rapporto Italiani nel Mondo 2018” della Fondazione Migrantes alla presenza del Console Generale di Stoccarda Massimo Darchini e di tre autrici che dalla Germania hanno collaborato allo studio. L’evento, organizzato dalle Acli Baden-Württemberg e coordinato dal suo Presidente Giuseppe Tabbì, oltre ad aver offerto al pubblico una panoramica puntuale e sintetica dei principali temi della XIII edizione del Rapporto, si è focalizzato sulla complessità della neo-mobilità in Germania, evidenziandone sia gli aspetti di successo sia le difficoltà. Luciana Mella (giornalista), Luciana Degano Kieser (psichiatra) e Brisa Scarpati (insegnate) hanno trattato aspetti specifici della migrazione italiana delle diverse aree di provenienza, rispettivamente Colonia, Berlino e Stoccarda, evidenziando anche tematiche trasversali comuni a tutta la realtà degli italiani in Germania. Tematiche come il successo scolastico e la formazione, le difficoltà dell’inserimento scolastico dei nuovi arrivati in un sistema radicalmente diverso da quello italiano, così come le problematiche relative all’assistenza sanitaria per chi da poco si è trasferito e il disagio psicologico e il malessere di una nuova generazione in mobilità che, assorbita da un mondo virtuale, soffre dell’assenza di fisicità nelle relazioni sociali e ricorrere sempre più spesso all’aiuto di terapeuti. Si è parlato anche di eccellenze italiane in Germania ed in Svizzera, donne e uomini che con le loro storie di successo rappresentano un esempio di ottimismo e di speranza per una comunità italiana, sia di vecchia che di nuova data, che non sempre in questa terra riesce, o è riuscita, a ricollocarsi appieno, sviluppando al meglio tutte le potenzialità e le professionalità portate con sé dall’Italia. (Acli Baden-Württemberg)


 

Centro Astalli: inaugurato oggi il Centro “Matteo Ricci” per l’accoglienza e l’integrazione

Roma – E’ stato inaugurato, questa mattina, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, il nuovo centro “Matteo Ricci” per l’accoglienza e l’integrazione. Una  struttura che il Centro Astalli dedica al sostegno dei percorsi di inclusione sociale e alla creazione di relazioni positive e costruttive tra rifugiati e comunità locale.
Le attività del centro offriranno ai migranti forzati, con una particolare attenzione ai più giovani e ai più vulnerabili, l’opportunità di acquisire nuove competenze spendibili nel mondo del lavoro, ma
anche di stabilire relazioni sociali positive, che facilitino il loro inserimento nella società italiana.
Il Centro nasce anche con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di una società più inclusiva e all’incontro diretto tra cittadini e migranti.
Il Centro ha 28 posti per l’accoglienza di migranti forzati che sono impegnati in percorsi di inclusione sociale, ma non hanno ancora la possibilità di provvedere autonomamente al proprio
alloggio.
 

Papa Francesco: prima della partenza per gli Emirati Arabi incontro con famiglie migranti

Città del vaticano - Papa Francesco ha incontrato ieri  mattina a Casa Santa Marta, prima della sua partenza per gli Emirati Arabi un gruppo di una decina di persone di diversi Paesi mediorientali - alcune donne dello Yemen, una famiglia dal Marocco, e una coppia dall'Iran - cristiani e musulmani, accolti dall’Elemosineria Apostolica e dalla Comunità di Sant’Egidio.
Nel corso dell'incontro, dal tono molto familiare, il papa ha voluto salutare ciascuno personalmente insistendo sul valore dell'integrazione. In particolare si è soffermato a parlare con le giovani yemenite, arrivate in Italia con i corridoi umanitari, che lo hanno ringraziato e gli hanno promesso che al prossimo incontro parleranno italiano. Ha detto loro: “Continuate a comunicare con il vostro sorriso e conservate sempre questa gioia”.
 

Oxfam Italia-Borderline Sicilia: “nel Mediterraneo 5.300 morti annegati in due anni”

Roma - “A due anni dalla firma, l’accordo Italia-Libia sulle migrazioni, sostenuto dall’Unione europea, continua a produrre morti nel Mediterraneo e a favorire la detenzione nei centri libici di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga da guerre e fame. In due anni sono annegate 5.300 persone, di cui 4.000 solo nella rotta del Mediterraneo centrale”. Lo denuncia Oxfam Italia che con Borderline Sicilia diffonde il rapporto “Accordo Italia-Libia: scacco ai diritti umani in 4 mosse” Nel documento, spiega una nota, si “analizza la strategia messa in atto dal governo italiano e dall’Ue, che – incurante dei vincoli del diritto internazionale – mostra tutta la sua inadeguatezza nella gestione di politiche di ingressi regolari nel nostro continente e di meccanismi di redistribuzione automatica dei migranti tra gli Stati membri”.
“Proprio a partire dall’accordo Italia-Libia di due anni fa, sono quattro le mosse che secondo la nostra analisi hanno causato un vero e proprio scacco ai diritti umani, generando effetti disastrosi sul tasso di mortalità nella rotta del Mediterraneo centrale passato da 1 vittima ogni 38 arrivi nel 2017 a 1 ogni 14 nel 2018”, afferma Paolo Pezzati, policy advisor per la crisi migratoria di Oxfam Italia. “Si sono contati 1.311 tra morti e dispersi lo scorso anno e – prosegue – allo stesso tempo sono peggiorate drammaticamente le condizioni di vita dei migranti in Libia. È necessaria un’inversione di rotta, verso l’attuazione di politiche di aiuto e cooperazione improntate al rispetto dei diritti umani e alla costruzione di un ambiente sicuro in Libia e in Europa”.
 
 

“Chiesa dalle genti”: pubblicato il documento conclusivo

Milano – “Mentre le letture politiche, sociologiche, storiche, cronachistiche possono leggere il convergere di molti popoli come un problema da affrontare, come una minaccia da cui difendersi, come un fenomeno da regolamentare, i discepoli di Gesù che formano la Chiesa cattolica continuano a dimorare nello stupore, ad essere fuori di sé per la meraviglia, ad ascoltare la parola degli Apostoli che danno testimonianza della Pasqua del Signore con un annuncio che risponde alle attese di tutti”. Così scrive l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini nella lettera “Ti mostrerò la promessa sposa, sposa dell’Agnello” che accompagna le costituzioni sinodali “Chiesa dalle genti, responsabilità e prospettive. Orientamenti e norme “promulgate in Duomo dallo stesso presule, al termine della Messa per la Giornata della vita consacrata. Si entra così nella fase di recezione del Sinodo minore Chiesa dalle genti intrapreso dalla diocesi per continuare ad “abitare da cristiani” una società nella quale i flussi migratori “sono a un tempo causa ed evidenza paradigmatica dei processi di trasformazione che hanno sempre più palesemente globalizzato e internazionalizzato le terre ambrosiane”, si legge nel documento “Le ragioni di un Sinodo”, anch’esso diffuso durante la celebrazione.
Il cammino sinodale ha molto da dire e da offrire, non solo alla comunità ecclesiale ma anche alla società civile e alla politica. Come, ad esempio, l’apertura ad uno sguardo più profondo e realistico sulle migrazioni. “Volutamente costruito come percorso ecclesiale, e di conseguenza tenuto al riparo da incroci con l’attualità sociale e politica che sul tema delle migrazioni si trova sovraesposta, il Sinodo ha inteso comunque sin dall’inizio avere valore culturale. Ovvero – spiega il documento Le ragioni di un Sinodo – dentro un’arena pubblica che ha fatto del tema dei migranti il capro espiatorio e la cortina fumogena in grado di mascherare le debolezze e la non sostenibilità dei nostri attuali stili di vita, esibire la possibilità di un’alternativa: si può vivere il cambiamento innescato dall’accelerazione delle migrazioni come l’occasione per declinare in termini nuovi la nostra identità tradizionale. Non più l’assioma ‘noi con la nostra identità’ contro ‘una immigrazione che ci contamina e cancella il nostro futuro’, quanto piuttosto ‘con noi’ ‘ogni persona che abita questa terra’ – da maggiore o minore tempo – per osare sintesi nuove, accettando di lasciarsi coinvolgere dentro il mutamento in atto. Di fronte al cambiamento non chiediamo soltanto agli altri di cambiare, ma accettiamo di metterci in gioco in prima persona. In questo modo diamo la possibilità alla nostra fede cristiana, alla nostra identità ambrosiana, di sprigionare le sue energie migliori nella costruzione di sintesi nuove”.
Il Sinodo chiama la comunità cristiana a un impegno caritativo e solidale – al quale vanno associati anche gli immigrati – capace di farsi educazione e cultura, e ad un “nuovo forte investimento della politica”, anche riavviando scuole e percorsi di formazione. Le costituzioni sinodali parlano di “sfida politica”. E chiedono di formare “una coscienza politica orientata al bene comune e al riconoscimento dell’appartenenza di tutti all’unica famiglia umana”. La Chiesa dalle genti “non può non ascoltare la voce dei tanti che domandano accoglienza, riconoscimento, solidarietà, giustizia, partecipazione, per poter costruire assieme un futuro di felicità e pace”. Zone pastorali e decanati in particolare sono invitati a coltivare un “proficuo dialogo” con gli enti locali, secondo “la logica del buon vicinato”, facendo rete con quanti sono “chiamati per primi a gestire la sfida dell’accoglienza e della solidarietà”.
“Un dialogo – si sottolinea nelle costituzioni sinodali – che non dimentica il discernimento e lo spirito profetico; potrà quindi diventare critico qualora si renda necessario dar voce al bisogno di giustizia sociale espresso dai poveri o l’azione delle Amministrazioni locali si rivelasse contraria ai principi di accoglienza e solidarietà su cui si fonda la Chiesa dalle genti”. (Lorenzo Rosoli)
 
 
 

Papa Francesco ricorda il Capodanno lunare e prega per la pace nello Yemen

Città del Vaticano – Domani, 5 febbraio, nell’Estremo Oriente e in varie parti del mondo, milioni di uomini e donne celebreranno il capodanno lunare. Lo ha ricordato ieri papa Francesco al termine della preghiera mariana dell’Angelus. “Desidero salutare tutti cordialmente, augurando che nelle loro famiglie si pratichino quelle virtù che aiutano a vivere in pace con sé stessi, con gli altri e con il creato”, ha detto il pontefice invitando a pregare per “il dono della pace, da accogliere e coltivare con il contributo di ciascuno”.
Papa Francesco sé è detto anche preoccupato per la crisi umanitaria nello Yemen. La popolazione è “stremata dal lungo conflitto e moltissimi bambini soffrono la fame, ma non si riesce ad accedere ai depositi di alimenti. Fratelli e sorelle, il grido di questi bambini e dei loro genitori – ha detto il pontefice -  sale al cospetto di Dio”. Da qui l’appello alle parti interessate e alla Comunità internazionale per “favorire con urgenza l’osservanza degli accordi raggiunti, assicurare la distribuzione del cibo e lavorare per il bene della popolazione”. E l’invito tutti a pregare per i “nostri fratelli dello Yemen”: “preghiamo forte, perché sono dei bambini che hanno fame, che hanno sete, che non hanno medicine e sono in pericolo di morte. Portiamo a casa con noi questo pensiero”.
 

Ong svedesi a Consiglio Ue: una decisione “per salvare vite umane nel Mediterraneo”

Bruxelles -  “Esprimiamo la nostra grande preoccupazione e la sollecitiamo a intervenire nella crisi in corso nel Mediterraneo. Dal gennaio 2018, almeno 2.500 donne, bambini e uomini sono annegati e i responsabili delle decisioni dell’Ue si sono resi complici della tragedia che avviene sotto i loro occhi”. Comincia così una lettera inviata al ministro delle migrazioni Morgan Johansson da una serie di Ong svedesi, tra cui la Caritas e l’Islamic relief Sverige. L’appello è che durante la riunione informale dei ministri degli interni, a Bucarest il 6-8 febbraio, si arrivi a una decisione “su come portare le persone a riva”, per “salvare vite umane e garantire i diritti fondamentali delle persone, compreso il diritto di chiedere asilo”. Tre le richieste in particolare: “tutti i Paesi consentano alle navi che effettuano operazioni di ricerca e soccorso di raggiungere i loro porti permettendo alle persone di approdare a terra, così che le navi possano tornare in mare il più rapidamente possibile”; si garantiscano “procedure di sbarco veloci e organizzate”, con un sistema che consenta la ridistribuzione tra i Paesi Ue, senza dover “ricominciare da capo ogni volta che una nave salva persone in mare”. Si chiede infine che si “smetta di mandare le persone di nuovo in Libia” perché lì “rifugiati, richiedenti asilo e migranti sono privati della libertà in condizioni terribili che violano i diritti umani”.
Con la Libia i governi Ue dovrebbero definire “parametri di riferimento chiari, compresa la sospensione della detenzione arbitraria in Libia” e nel caso non siano raggiunti “essere pronti a cessare il sostegno e la cooperazione con la Guardia costiera libica”.
 
 

Papa Francesco: siate perseveranti nel tempo della desolazione

Città del Vaticano - Tutti attraversiamo fasi di “desolazione”, “momenti bui” in cui le cose sembrano perdere senso, ma è allora che i cristiani devono “perseverare” per “arrivare alla promessa” del Signore, senza “lasciarsi cadere” o “andare indietro”. Nella Messa celebrata a Santa Marta questa mattina, riferisce Vatican News, Papa Francesco parte dall’odierna prima Lettura (Eb 10,32-39) per riflettere sul senso della perseveranza nel cammino della vita. L’autore della Lettera agli Ebrei “parla ai cristiani che stanno passando un momento buio”, un momento di persecuzione, così come ogni individuo attraversa fasi di abbattimento, “quando non si sente niente” e c’è una sorta di “distacco nella nostra anima”. Attimi di desolazione vissuti dallo stesso Gesù: “La vita cristiana non è un carnevale, non è festa e gioia continua; la vita cristiana ha dei momenti bellissimi e dei momenti brutti, dei momenti di tepore, di distacco, come ho detto, dove tutto non ha senso … il momento della desolazione. E in questo momento, sia per le persecuzioni interne sia per lo stato interiore dell’anima, l’autore della Lettera agli Ebrei dice: ‘Avete solo bisogno di perseveranza’. Sì. Ma perseveranza, perché? ‘Perché fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso’. Perseveranza per arrivare alla promessa”.
Nella catechesi, Papa Bergoglio mette a fuoco poi due elementi, una sorta di “ricetta” contro la desolazione: memoria e speranza. Come l’apostolo, rimarca che bisogna anzitutto richiamare alla memoria i momenti belli: “i giorni felici dell’incontro con il Signore”, “il tempo dell’amore”. E, in secondo luogo, avere speranza per quanto ci è stato promesso. La vita è fatta di questo, riconosce il Pontefice, momenti belli e altri brutti, l’importante è non “lasciarsi cadere”, non “andare indietro” nelle fasi di difficoltà: “Fare resistenza nei momenti brutti, ma una resistenza della memoria e della speranza, una resistenza con il cuore: il cuore, quando pensa ai momenti belli, respira, quando guarda alla speranza, può respirare, pure. Quella è la cosa che noi dobbiamo fare nei momenti di desolazione, per trovare la prima consolazione e la consolazione promessa dal Signore”.
Infine, Papa Francesco ricorda il suo viaggio apostolico in Lituania, nel settembre 2018, e di come sia rimasto colpito dal coraggio di tanti cristiani, tanti martiri che hanno “perseverato nella fede”: “anche oggi, tanti, tanti uomini e donne che stanno soffrendo per la fede ma ricordano il primo incontro con Gesù, hanno speranza e vanno avanti. Questo è un consiglio che dà l’autore della Lettera agli Ebrei per i momenti anche di persecuzione, quando i cristiani sono perseguitati, attaccati: ‘Abbiate perseveranza’”.
E anche “quando il diavolo ci attacca con le tentazioni”, conclude, “con le nostre miserie”, bisogna “sempre guardare il Signore”, avere “la perseveranza della Croce ricordando i primi momenti belli dell’amore, dell’incontro con il Signore e la speranza che ci spetta”.
 
 

Un “pezzo” d’Italia a Panama

Panama - Nel cuore di Panama c’è un pezzo di Italia. È l’Istituto italiano “Enrico Fermi”, trasformato in “Casa Italia”, il quartier generale dei ragazzi italiani durante quella che è stata la 34esima Giornata Mondiale della Gioventù in America Centrale con Papa Francesco, dal 23 al 28 gennaio scorso.
La scuola, fondata da un italiano sognatore, nipote di emigranti italiani di fine Ottocento arrivati a Panama, offre i suoi servizi a trenta cittadinanze diverse di ragazzi che arrivano da tutto il mondo.
A Panama c’è l’Italia che sogna e lavora. Tutto nasce dal desiderio di Stefano Cermelli, nel 1963. L’imprenditore italiano voleva dare un’istruzione migliore ai figli degli emigrati e ora l’Istituto è divenuto presidio di eccellenza formativa.
I diplomati dell’Istituto hanno borse di studio in tutte le scuole più importanti del mondo. Oggi la scuola conta più di mille alunni. Un evento importante è lo scambio culturale della scuola panamense con l’Umberto I di Torino. Anche i ragazzi italiani a loro volta si trasferiscono a Panama, qualche settimana, accolti dalle famiglie panamensi. I ragazzi che frequentano la scuola apprezzano e imparano la cultura italiana.
Il motto dell’Istituto - ora gestito dai nipoti di Stefano Cermelli, Paolo e Giovanni - è “una scuola, due culture, tre lingue”. Ci sono professori di ogni nazionalità e agli alunni viene insegnato lo spagnolo, l’inglese e l’italiano.
Questa scuola non poteva che essere la “base” per i ragazzi italiani a Panama durante la GMG. Un luogo che sapesse di casa, dove s’incontrassero tutti i giovani del mondo, in un clima di accoglienza e rispetto verso le culture di tutti. (Veronica Giacometti)
 

Cir e Refugees Welcome: 70 rifugiati in famiglia per imparare l’integrazione

Roma - Sviluppare percorsi di integrazione dei rifugiati attraverso l’accoglienza tra pari e in famiglia a Roma, Lecce e Verona. È l’obiettivo del progetto Welcome Home del Cir e di Refugees Welcome, finanziato dall’8 per mille Irpef a diretta gestione statale. Tre le azioni principali promosse: Young Together che interesserà 40 giovani rifugiati e coetanei italiani; Refugees 4 Refugees che promuove l’accoglienza di 20 tra singoli o nuclei di rifugiati presso famiglie di rifugiati e migranti più avanzati nel processo di integrazione. Infine Welcome in the family che sviluppa forme di accoglienza diretta di 10 tra singoli o piccoli nuclei di rifugiati presso famiglie italiane.
 

Liberi dalla paura

Dal 15 al 17 febbraio si svolgerà a Sacrofano (Roma) il Meeting delle realtà di accoglienza Roma - “Quando si contrappongono ‘i nostri e i loro’, si usano espressioni come ‘a casa nostra’, queste non hanno nulla di cristiano”. Lo afferma don Gianni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes, sottolineando che “le comunità cristiane non devono adeguarsi allo stile del disprezzo e del rifiuto, ma essere luoghi dove è possibile incontrarsi come fratelli”.
Dal 15 al 17 febbraio si terrà a Sacrofano il Meeting delle realtà di accoglienza sul tema “Liberi dalla paura”. Di cosa si tratta?
Abbiamo invitato al Meeting, che è organizzato insieme da  Fondazione Migrantes, Caritas Italiana e Centro Astalli, tutte quelle persone che, come ha ricordato recentemente il Santo Padre ricevendo il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ‘nella fedeltà alle proprie tradizioni, mantiene vivo quello spirito di fraterna solidarietà che l’ha lungamente contraddistinta’. Si tratta di famiglie, parrocchie, singoli che, in modi diversi, hanno scelto di ospitare o di incontrare i migranti presenti sui nostri territori. Sono realtà ecclesiali e non, rappresentative di tutta Italia. Se qualcuno volesse avere maggiori informazioni o desiderasse partecipare, può contattare i numeri 06.66177210 o 06.6617901.
Quale è il messaggio che si vuole lanciare attraverso questo appuntamento?
Ci è sembrato doveroso, innanzitutto, dire un ‘grazie’ a queste persone ed incoraggiarle, in un momento  in cui non solo gli stranieri presenti ma anche tutti quelli che fanno solidarietà  il più delle volte non si trovano davanti all’approvazione e alla gratitudine, ma piuttosto all’ostilità e a volte all’insulto. Mi ha colpito il racconto di una famiglia di Corato, in Puglia, che di fronte alla chiusura di due CAS e al fatto che gli ospiti sono finiti per strada, ha deciso di accogliere un ragazzo nigeriano che aveva stretto amicizia con il loro figlio e che ha il sogno di diventare  pastore anglicano. Ma nel paese questo gesto è stato giudicato male da molti. Noi invece vogliamo dire grazie e incoraggiare. E poi  lanciare all’Italia un messaggio di fiducia e di futuro: decidere di incontrare lo straniero, ospitarlo, non è l’esperienza tragica e pericolosa che spesso viene dipinta, ma nella stragrande maggioranza dei casi si rivela arricchente per tutti.
Nella prefazione a “Luci sulle Strade della Speranza”, una raccolta degli insegnamenti del papa su migranti, rifugiati e tratta, Bergoglio ricorda che Gesù è stato un profugo e che le migrazioni, un fenomeno che ha sempre caratterizzato la storia dell’umanità, sono un fattore di arricchimento. In che modo le comunità cristiane possono reagire al diffondersi di atteggiamenti di chiusura, razzismo e indifferenza?
Come cristiani non possiamo non sentirci particolarmente coinvolti da quanto sta accadendo. Sappiamo che anche la Sacra Famiglia ha vissuto gli stessi drammi che oggi vivono tante famiglie di profughi. Gesù è stato pellegrino per le vie della Palestina, i primi cristiani dicevano di sé di essere ‘paroikoi’, cioè stranieri e pellegrini. Quando si contrappongono ‘i nostri e i loro’, si usano espressioni come ‘a casa nostra’, queste non hanno nulla di cristiano. Nella Bibbia, la Terra è di Dio  e noi tutti siamo ospiti e pellegrini verso la patria. Le migrazioni sono una realtà legata da sempre all’uomo e alla storia della salvezza. Ciò che è doloroso oggi è il fatto che molte persone non scelgono di partire, ma sono costrette a farlo a causa della miseria, delle guerre e della persecuzione. Bisogna riaffermare, come sempre ripete il Magistero, anzitutto il diritto di ciascuno a restare nella propria terra e poi anche certamente il diritto ad emigrare, a scegliere dove costruire la propria vita.  Le comunità cristiane non devono adeguarsi allo stile del disprezzo e del rifiuto, ma essere luoghi di incontro, dove è possibile cioè incontrarsi come fratelli.
Le notizie degli ultimi naufragi e delle nuovi morti nel Mediterraneo hanno rinfocolato il dibattito politico, creando fronti contrapposti nell’opinione pubblica. Eppure anche il card. Bassetti, presidente della Cei, qualche giorno fa aveva sottolineato che “sui poveri non ci è dato di dividerci, né di agire per approssimazione”….
Come comunità cristiana siamo chiamarti a tenere unito il Paese, non a dividere  ma a ricucire, a rammendare il tessuto sociale. Siamo tutti d’accordo nel dire di voler combattere i trafficanti e che nessuno dovrebbe arrivare in Europa affrontando viaggi disumani, subendo torture e violenze. Per questo occorrerebbe che l’Unione Europea e le Nazioni Unite affrontassero questa realtà drammatica, come in verità si è iniziato a fare con il ‘Global Compact’, a Marrakesh, a cui però il l’Italia con gli Stati Uniti e i Paesi del Gruppo di Visegrad non è stato presente.
L’8 febbraio si celebra la Giornata Mondiale di preghiera contro la tratta di esseri umani. Alcuni schieramenti politici sostengono che scoraggiare le partenze sia un deterrente per i trafficanti. Ma è davvero così?
Non si possono combattere  i trafficanti sulla pelle della povera gente, non si fermano le migrazioni forzate chiudendo i porti, ma andando ad incidere sulle cause. Aiutandoli a casa loro, ma nei fatti e non con le parole.
 

Papa Francesco in viaggio negli Emirati Arabi Uniti: qui vivono 10mila italiani

Roma - Papa Francesco visiterà gli Emirati Arabi Uniti da domenica 3 a martedì 5 febbraio prossimo. Una “terra che cerca di essere un modello di convivenza, di fratellanza umana e di incontro tra diverse civiltà e culture, dove molti trovano un posto sicuro per lavorare e vivere liberamente, nel rispetto delle diversità”, dice il pontefice alla vigilia nel viaggio in un video messaggio alla popolazione. “Mi rallegra – ha aggiunto - incontrare un popolo che vive il presente con lo sguardo rivolto al futuro”.
Gli Emirati Arabi Uniti sono uno dei Paesi verso i quali gli italiani emigrano più frequentemente. Un Paese emergente negli anni più recenti e diventato sempre più importante come attrattore di investimenti dai paesi esteri. Qui vivono circa 10mila italiani con passaporto. La comunità italiana è presente dagli anni Ottanta in modo significativo ma con la bolla della new economy del 2008 che ha colpito pesantemente il mercato immobiliare, c’è stata una flessione nelle presenze e una certa preoccupazione ad investire. Oggi, Dubai torna ad essere una meta sicura e ambita che gli italiani hanno imparato a conoscere bene, rispetto ai suoi vantaggi, ai suoi svantaggi, a ciò che può offrire ma anche a ciò che può togliere.
Gli Emirati sono un paese di 9 milioni di abitanti dove i cittadini nazionali sono una minoranza e solo circa 800 mila persone hanno un reddito pro-capite tra i più alti al mondo: gli altri 8 milioni di abitanti vengono sia da paesi poveri che da paesi ricchi, si legge nel “Rapporto Italiani nel Mondo” 2018 della Fondazione Migrantes in un saggio di Laura Silvia Battaglia.
Per il console italiano “dal 2008 in poi, cioè da quando la crisi occupazionale ha cominciato a mostrare i suoi effetti più devastanti e negativi in Europa, gli italiani hanno guardato a Dubai come meta professionale dove potersi affermare: da allora ne arrivano un centinaio al mese e già nel 2013 abbiamo contato 8500 italiani”, dice. (Raffaele Iaria)
 

Elezioni Ue: nasce “EuropeForUs” progetto Sir-Avvenire-Tv2000 per “raccontare l’Europa”

Roma - “Raccontare l’Europa” in vista delle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento, che si svolgeranno dal 23 al 26 maggio nei 27 Paesi membri dell’Unione (in Italia domenica 26 maggio). “Prenderà avvio oggi questa nuova grande sfida. Siamo a un tornante cruciale per il futuro dell’Unione e, più ampiamente, per la democrazia in Europa”, afferma il direttore del Sir, Vincenzo Corrado. Per questa ragione l’agenzia promossa dalla Conferenza episcopale italiana, in partnership con il quotidiano Avvenire e con Tv2000, ha partecipato a un bando del Parlamento europeo: il progetto “EuropeForUs” (L’Europa per noi) ha avuto il riconoscimento e il sostegno dell’istituzione comunitaria e dal 1° febbraio al 31 luglio “saremo impegnati a promuovere, ancora di più e meglio, un’informazione efficace sul versante comunitario”.
 

Firenze: domenica camminata interreligiosa per “incontrarsi, conoscersi, accogliersi”

Firenze - Nel pomeriggio di domenica, 3 febbraio, dalle 14.30 alle 18.30, è in programma a Firenze una camminata interreligiosa  promossa dal Comune insieme alle tradizioni spirituali e alle Comunità Religiose presenti sul territorio.
L’iniziativa si inquadra nell’ambito della Settimana Mondiale per l’Armonia Religiosa, indetta dall’ ONU. L’intento è quello di “facilitare il dialogo e l’incontro con una camminata nel cuore della città, passando dai luoghi simbolici di ogni tradizione”.
 

Genova: questa mattina i funerali di Prince Jerry

Genova - Si svolgeranno questa mattina a Genova, nella chiesa dell’Annunziata, i funerali di Prince Jerry, 25 anni, migrante nigeriano i cui sogni si sono infranti lunedì alla stazione di Tortona, dove il giovane si sarebbe tolto la vita gettandosi sotto un treno dopo aver inteso che la sua domanda di permesso umanitario non sarebbe stata accolta. La morte del giovane ha lasciato sgomenti amici e volontari. Uno dei primi a muoversi sulla vicenda è stato mons. Giacomo Martino, direttore dell’ufficio Migrantes di Genova chiamato a Tortona per il riconoscimento della salma. Si è quindi rivolto ad alcuni parrocchiani col racconto della tragica storia e l’avviso dei funerali, che si oggi. Ma il sacerdote non ha gradito che il suo messaggio sia circolato in maniera impropria al di fuori della sua più ristretta cerchia di amici. “Questa sera [il post è di mercoledì, ndr] è impropriamente girato un mio post privato scritto ai membri più stretti della mia Comunità parrocchiale. Erano parole di dolore e di sofferenza personale confidate a degli amici”. Tanto meno, l’intento di mons. Martino era di tramutare un caso umano e un dolore privato in un gesto politico. “Non desidero in nessun modo – si legge ancora nel suo secondo messaggio – che questo ragazzo e la sua triste storia vengano strumentalizzate per discorsi diversi da quelli di compassione per una vita stroncata e di un lungo sogno interrotto”.
Oggi i funerali nella Chiesa dell’Annunziata “dove, come cristiano, lo saluteremo affidando il suo sogno al Dio che sogna con noi, al Dio che rende reali i nostri sogni così come farà con quelli di Prince… per sempre”.
 

Genova: apre “Casa don Bosco”, una comunità di accoglienza per minori stranieri

Genova - Martedì 29 gennaio “Casa don Bosco” ha aperto a Genova le porte ai primi otto Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA). Si tratta di una comunità di seconda accoglienza, inserita all'interno dell'Opera Salesiana di Genova Sampierdarena, destinata ai giovani dai 14 ai 17 anni, arrivati in Italia senza la famiglia o figure di riferimento.
Questo progetto è il risultato di una collaborazione tra l'Opera Don Bosco e “Il nodo sulle Ali del Mondo onlus”. Domenica 3 febbraio alle ore 19, in occasione della Festa di don Bosco, ci sarà l'inaugurazione ufficiale con la benedizione dell’arcivescovo di Genova, il card. Angelo Bagnasco e alla presenza del Sindaco Marco Bucci.