Primo Piano

Diocesi Campania: realtà viva e solidale in termini di accoglienza

Napoli - Una realtà viva, quella della Campania, in termini di accoglienza e cura del migrante, con iniziative e manifestazioni che testimoniano l’impegno pastorale e civico verso chi soffre.
“Le varie diocesi campane, da quando il problema immigrazione è emerso in tutta la sua drammaticità, si sono sempre preoccupate di creare corridoi umanitari di accoglienza, soprattutto verso i minori non accompagnati”, ci racconta Antonio De Luca, vescovo di Teggiano-Policastro, che prosegue: “In alcune diocesi come la nostra si sono sviluppati progetti per l’inserimento degli immigrati in ambiti lavorativi e nelle scuole dove si sono creati forti rapporti di solidarietà con buon profitto educativo di chi fino a poco tempo fa non conosceva nemmeno la lingua italiana. Nelle piccole realtà è più facile gestire l’integrazione, si esercita un maggior controllo rispetto all’aspetto dispersivo delle città, e questo a lungo andare ha permesso di rivitalizzare classi scolastiche, istituti e professioni che rischiavano di sparire”.
“Il 22 gennaio scorso all’università di Capua — ci informa il presule — è stato presentato il Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes 2017-2018, al quale è stata data una certa visibilità mediatica, locale e nazionale, permettendo di far conoscere meglio la realtà migratoria”. Un documento prezioso perché dà la giusta misura dell’identità del migrante, bisognoso di tutele e non venuto a delinquere.
“Purtroppo è dura a morire — spiega monsignor De Luca — l’idea che il migrante sia quasi sempre un criminale; se uno delinque molti pensano che sia la condizione naturale di tanti, se non di tutti. Ma non è così”.
Per modificare questi pregiudizi, allontanando estraneità e isolamento, sono tante le occasioni di incontro, anche tra persone di religione diversa: “Spesso nelle varie diocesi si organizzano incontri multi-religiosi ed eventi, come a Natale, con scambi di doni e manifestazioni multietniche. Per la Giornata mondiale della pace, per esempio, la nostra diocesi ha organizzato incontri tra famiglie cattoliche e musulmane e ogni anno in quella di Salerno, come in altre realtà ecclesiali, si svolge la Festa dei popoli, con la partecipazione di comunità provenienti da tutto il mondo”. (Rosario Capomasi – Osservatore Romano)
 
 

Mons. Felicolo: paura non è la risposta

Macerata - Sull’immigrazione è cambiato il linguaggio: non quello della Chiesa, ma quello della società civile, e mi piace essere qui a pochi giorni dalla visita del Papa a Sacrofano, dove ha incontrato un buon numero di operatori di accoglienza che hanno accolto i migranti assecondando i suoi appelli. Ricordo che il Papa si è rivolto agli istituti religiosi chiedendo loro: “Per favore aprite le porte, mettete a disposizione anche solo un letto!”. Poi l’ha ripetuto con più forza includendo nell’appello anche le parrocchie. In un Angelus ha chiesto: “Chi sono i migranti?” e ha risposto: “Uomini e donne come noi”. Nell’omelia di Sacrofano è arrivato a dire: “Dovremmo cominciare a ringraziare ... gli ‘altri’ che bussano alle nostre porte, offrendoci la possibilità di superare le nostre paure per incontrare, accogliere e assistere Gesù in persona”.
Per questo tra noi vogliamo recuperare un linguaggio autentico, semplice ma efficace, che non parta dalla paura. Dobbiamo parlare della realtà della migrazione con un linguaggio differente – e quindi problematico, complesso, articolato –, ma non permeato dalla paura.
Se ci facciamo condizionare dalla paura, questa ci aggredisce alla minima cosa diversa ci succeda: il cambiamento mette paura, l’incontro con un altro, un diverso, ci incute timore... L’unico modo per uscirne positivamente è passare dal linguaggio della paura a quello della comprensione, e questo vale anche per l’immigrazione.
La paura può anche essere il punto di partenza, ma va superata. Se facciamo questo passo ci accorgiamo che gli immigrati sono uomini e donne come noi, con lingue diverse, culture diverse, ma questa è una ricchezza straordinaria, non un motivo di ostilità. C’è tutto un mondo che noi dobbiamo accompagnare e sostenere nella Chiesa. Nella storia dell’emigrazione italiana – che è emigrazione a tutti gli effetti: nel bene, con tutto ciò che di straordinario hanno fatto i nostri emigranti, ma anche nel male, pensiamo alla mafia italoamericana –, la Chiesa ha sempre avuto un ruolo fondamentale. La pastorale dell’emigrazione non è ‘nuova’, è antica perché attinge dall’esperienza delle comunità italiane all’estero, quando abbiamo aiutato gli italiani, siciliani o friulani, a non perdere la fede.
Oggi è una pastorale che va svolta assieme: ed ecco la collaborazione di Migrantes, con Caritas, Comunità di Sant’Egidio, Acli, Focolari, ApiColf, Centro Astalli... Ci mettiamo in rete.
Facciamo accompagnamento alle persone: nella ricerca del lavoro, nella comprensione della lingua. Noi di Migrantes offriamo questo nelle cappellanie, non nell’orario che ci fa comodo, ma quando possono i migranti, per aiutarli a imparare rapidamente l’italiano, in quanto la lingua è l’arma per entrare con efficacia in relazione. Una comunità che accompagna nel lavoro, nella tutela dei diritti, nel rinnovo del permesso di soggiorno, nelle difficoltà... Un aiuto a superare la paura. La realtà migratoria è variegata: guerra, profughi, richiedenti asilo... Nei ‘Promessi sposi’ Renzo e Lucia non fuggono forse da un tiranno? Nell’ “addio ai monti...” Lucia si presenta come profuga; Renzo e Lucia vanno nel regno di fronte per salvarsi la pelle. Si scappa solo per guerra o violenza, o si scappa anche per fame? E se scappi per fame, non hai alcun diritto?
Serve certo una regolazione, non soltanto in Italia, ma a livello europeo. Bisogna poi tenere conto che uno dei motivi per cui si fugge è quello ambientale, il cambiamento climatico. Se tra poco si verificherà la desertificazione del Kenya; se la zona del Cairo, coi suoi 11 milioni di abitanti, diventa desertica, tanta altra gente sarà spinta a scappare.
Tutto ciò compone una situazione di estrema complessità cui non si può rispondere solo con la paura. Questa va affrontata non parlando di numeri, ma affrontando ogni volta un volto, una storia, e dietro il volto nasce una relazione. E quindi insegnamento dell’italiano, aiuto nella ricerca del lavoro, permesso di soggiorno... e quanto è importante la fede! Quanto questa ha aiutato gli italiani e quanto oggi aiuta i filippini, i peruviani, gli ucraini nel cammino, nel rapporto col proprio Dio a sostenere le fatiche di ogni giorno, le incomprensioni, le ingiustizie che fai e che ricevi.
Sottolineo l’importanza del lavoro in rete, collaborando, uscendo da un linguaggio retorico di circostanza per confrontarsi con la complessità. In rete si fa non “controinformazione”, ma informazione, parliamo del Vangelo: gli immigrati sono uomini e donne come noi. Dobbiamo adottare un linguaggio nuovo, forgiato sul linguaggio dell’amore, che è tutt’altro che retorico. Un linguaggio nuovo per nuove speranze, perché chi viene qui non si esaurisce nell’identità di “migrante” ma è una persona concreta, ha delle speranze.
Nel 2017 titoli della grande informazione potevano essere raggruppati in: 40% su sbarchi, 34% su immigrazione, criminalità e sicurezza, 11% su accoglienza: che messaggio passa? Solo allarme! Il nostro obiettivo non è quello di far aprire le porte di casa, ma quelle del cuore, perché se si spalancano queste, si apre anche la casa. 

(Questo testo riproduce ampi stralci della relazione di Mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore Migrantes di Roma, su “Immigrazione tra percezione e realtà”, all’incontro di presentazione del  Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e  Fondazione alla Domus San Giuliano di Macerata.)
 

Torino: all’Issr immigrazioni oltre gli slogan

Torino - Ogni anno l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Torino propone un appuntamento di studio, cercando di concentrare la prospettiva teologica che gli è propria con tematiche aperte nel dibattito contemporaneo. Giovedì 28 marzo (ore 17.30-20), nella sede di via XX Settembre 83, studenti dell’istituto e quanti sono interessati, sono invitati a incontrarsi su «Immigrazioni, oltre gli slogan». Intervengono Sergio Durando, Direttore dell’Ufficio Migrantes con «I dati del fenomeno in Europa, 1990-2019: flussi, integrazioni, previsioni» e padre René Micaellef, della Pontificia Università Gregoriana di Roma con «Teologia morale e criteri per un adeguato discernimento evangelico».
 

Lampedusa: nave con 49 migranti a bordo ferma davanti all’isola

Roma – Si trova a un miglio e mezzo da Lampedusa la nave Mare Ionio, bandiera italiana, del progetto Mediterranea, che ieri ha soccorso 49 migranti, tra cui 12 minori, davanti alle coste
libiche. L’imbarcazione, riferisce l’Ansa, non ha l’autorizzazione allo sbarco, ed è circondata da motovedette della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera.
Ieri Mediterranea aveva chiesto alle autorità italiane un “porto sicuro”, prima di fare rotta verso Lampedusa.
 

Sermig: a Torino incontro sul tema delle migrazioni con Filippo Grandi

Torino - La guerra e la pace, le sofferenze dei rifugiati, la sfida dell’integrazione, ma anche la testimonianza di una vita spesa per gli altri. Sono i temi al centro della visita dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati all’Arsenale della Pace di Torino, in programma venerdì 22 marzo alle 18,45.
Filippo Grandi sarà ospite dell’ Università del Dialogo del Sermig per presentare il suo ultimo libro “Rifugi e ritorni” in un confronto a tutto campo con giovani e adulti.
L’Università del Dialogo è lo spazio di formazione permanente del Sermig. Inaugurato il 31 gennaio 2004 in Vaticano alla presenza di Giovanni Paolo II, vuole offrire strumenti di riflessione per affrontare le grandi sfide dell'esistenza nel segno della speranza. Negli ultimi anni, l’Università ha ospitato figure di ogni orientamento, credenti e non credenti, nel campo della cultura e dei media, dell’economia e della politica, della solidarietà e dell’arte. Ad ascoltarli altri adulti e soprattutto, i giovani.
 

Papa Francesco: imitate la misericordia del Signore, no alle “tasche chiuse”

Città del Vaticano - Non giudicare gli altri, non condannare e perdonare: in questo modo si imita la misericordia del Padre. Nella Messa a Santa Marta, Papa Francesco ricorda a tutti che “per non sbagliare” nella vita, bisogna “imitare Dio”, “camminare davanti agli occhi del Padre”. Partendo dall’odierno Vangelo di Luca (Lc 6,36-38), il Pontefice, durante l’omelia questa mattina a Santa Marta, come riferisce Vatican News,  parla anzitutto della misericordia di Dio, capace di perdonare le azioni più “brutte”: “La misericordia di Dio è una cosa tanto grande, tanto grande. Non dimentichiamo questo. Quanta gente [dice]: ‘Io ho fatto delle cose tanto brutte. Io ho comprato il mio posto nell’inferno, non potrò tornare indietro’. Ma pensa alla misericordia di Dio? Ricordiamo quella storia della povera signora vedova che è andata a confessarsi dal curato d’Ars (il marito si era suicidato; si era buttato dal ponte [giù nel] al fiume?). E piangeva. Disse: ‘Ma, io sono una peccatrice, poveretta. Ma povero mio marito! È all’inferno! Si è suicidato e il suicidio è un peccato mortale. È all’inferno’. E il curato d’Ars disse: ‘Ma, si fermi signora, perché tra il ponte e il fiume c’è la misericordia di Dio’. Ma fino alla fine, fino alla fine, c’è la misericordia di Dio”.
Per mettersi nel solco della misericordia, Gesù indica tre consigli pratici. Anzitutto non “giudicare”: una “brutta abitudine” da cui astenersi, soprattutto in questo tempo di Quaresima: “Anche, è un’abitudine che si immischia nella nostra vita anche senza che noi ci accorgiamo. Sempre! Anche per iniziare un colloquio: ‘Hai visto quello cosa ha fatto?’. Il giudizio sull’altro. Pensiamo quante volte al giorno noi giudichiamo. Ma per favore! Sembriamo giudici mancati tutti, no! Tutti. Ma sempre per iniziare un colloquio, un commento su un altro: ‘Ma guarda, si è fatto la chirurgia estetica! È più brutta di prima’”.
In secondo luogo, non bisogna giudicare. E, infine, perdonare, anche se è “tanto difficile”, perché le nostre azioni danno “la misura a Dio di come deve fare con noi”.
Nell’omelia, Papa Bergoglio invita tutti ad apprendere la saggezza della generosità, via maestra per rinunciare alle “chiacchiere”, in cui “giudichiamo continuamente, condanniamo continuamente e difficilmente perdoniamo”: “Il Signore ci insegna: ‘Date’. ‘Date e vi sarà dato’: siate generosi nel dare. Non siate ‘tasche chiuse’; siate generosi nel dare ai poveri, a coloro che hanno bisogno e anche dare tante cose: dare dei consigli, dare dei sorrisi alla gente, sorridere. Sempre dare, dare. ‘Date e vi sarà dato. E vi sarà dato in una misura buona, pigiata, colma e traboccante’, perché il Signore sarà generoso: noi diamo uno e Lui ci darà cento di tutto quello che noi diamo. E questo è l’atteggiamento che blinda il non giudicare, il non condannare e il perdonare. L’importanza dell’elemosina, ma non solo l’elemosina materiale, ma anche l’elemosina spirituale; perdere il tempo con un altro che ha bisogno, visitare un ammaltato, sorridere”.
 

Emigrato in Canada regala lo scuolabus

Agrigento - La Sicilia era ed è terra di emigrazione. Un po' tutti i comuni, soprattutto quelli piccoli, hanno visto negli anni partire interi nuclei familiari per terre lontane in cerca di fortuna. Tra queste la famiglia di Giuseppe Borsellino che, all'età di undici anni, con i suoi lasciò il paesino di Cattolica Eraclea, nell'entroterra agrigentino, per trasferirsi a Montreal, in Canada, dove già era presente una piccola comunità di cattolicesi.
Giuseppe in “America” ha fatto davvero fortuna. Dall'azienda di costruzione a conduzione familiare è diventato il fondatore di una società per la gestione degli immobili con particolare attenzione agli edifici commerciali, con diverse sedi. Ma come si sa il legame con la terra natia non si spezza facilmente. Giuseppe e la moglie Elina, anch'essa partita dalla Sicilia bambina, saputo che il bus usato per il trasporto dei bambini della scuola dell'infanzia e primaria non poteva essere più utilizzato perché ormai inadeguato, hanno deciso di regalarne uno nuovo alla città.
“La mia decisione – ha scritto al sindaco – deriva dal profondo affetto che nutro per il mio paese di origine, dove di tanto in tanto amo tornare e per i cittadini di Cattolica Eraclea”. E così con un assegno di 51mila euro, il cattolicese Joe Borsellino, ha dato la possibilità ai bambini del suo paese di poter andare a scuola in tutta sicurezza. (Marilisa Della Monica)
 

Rondine: 26 giovani alla scuola d’eccellenza dell’Associazione

Firenze - È stato prorogato all’8 aprile il termine per iscriversi al programma di studio “Quarto anno liceale d’eccellenza a Rondine” per l’anno scolastico 2019/20, promosso dall’associazione Rondine Cittadella della Pace, che darà l’opportunità a 26 studenti provenienti da tutta Italia di frequentare un anno di scuola innovativo, interattivo e internazionale. Tantissime le richieste da tutta Italia per conoscere e partecipare alla quinta edizione del programma che ha come obiettivo conoscere sé stessi, scoprire il mondo e progettare il futuro. Il percorso formativo è riconosciuto dal Miur come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica rivolta a giovani talentuosi e meritevoli dei licei classico, scientifico e delle scienze umane italiani, che frequenteranno la classe quarta nell’ a.s. 2019/2020. Grazie al confronto con gli studenti della World House, “giovani provenienti da luoghi di conflitto di tutto il mondo che hanno scelto di impegnarsi per la costruzione della pace, i diciassettenni riescono infatti a comprendere la complessità della realtà mondiale”, si legge in un comunicato, per divenire “cittadini del domani: consapevoli e responsabili, nonché pronti a impattare sulla realtà che li circonda”. Il metodo educativo a dicembre è stato presentato all’Onu  in occasione del 70°della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Per partecipare e accedere ai contributi a sostegno degli studenti è necessario iscriversi tramite il bando reperibile nel sito http://quartoanno.rondine.org/. La formalizzazione dell’iscrizione con la documentazione richiesta dovrà pervenire entro l’8 aprile 2019. Per informazioni scrivere a segreteria@quartoanno.rondine.org. L’iniziativa è realizzata con il contributo del ministero del Lavoro e Regione Toscana e grazie ai fondi dell’8 x 1000 alla Chiesa Cattolica Italiana.
 

Migrantes: oggi a Bari la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

Bari – sarà presentato oggi a Bari il “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes. In questo momento storico in cui le nostre attenzioni sono rivolte agli Immigrati nel suolo italiano, il Rapporto – si legge in una nota -  “fa luce sull'altrettanto significativo fenomeno di emigrazione degli Italiani nel Mondo. La migrazione umana riguarda tutti”.
La presentazione - alle ore 15 al Palazzo Ateneo – vedrà la partecipazione di Antonio Felice Uricchio, Rettore Università degli Studi di Bari; Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia; Don Michele Camastra, Direttore Ufficio Migrantes della diocesi di Bari-Bitonto; Delfina Licata, curatrice del “Rapporto Italiani nel Mondo”; gli  studiosi  Roberta Pace, Giorgia Salicandro,   Marisa Gabrieli e Massimiliano Desiante.
Concluderà i lavori Don Giovanni De Robertis, Direttore generale della  Fondazione Migrantes
 
 

Ladispoli: domenica prossima la prima “Festa dei Popoli”

Ladispoli - Un’accoglienza realizzata attraverso un percorso sensoriale, per introdurre le persone all’incontro con altre culture. Testimonianze sul racconto diretto della migrazione, preghiera interreligiosa e scambio culturale.
Sono questi i principali momenti della prima edizione della “Festa dei popoli” a Ladispoli, che si svolgerà il 24 marzo a partire dalle 14.30 presso la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, in via dei Fiordalisi, 14. L’iniziativa è in collaborazione con Caritas e Migrantes della diocesi di Porto-Santa Rufina.
 

P. Dumas: i rom non reclamano “un posto nella Chiesa: ne fanno già parte!”

Frascati - E’ stata una relazione affidata al sacerdote francese, di origine zingara, p. Claude Dumas, presidente del Ccit, il Comitè Catholique International  pours les Tsiganes, a fare da filo conduttore, oggi,  della prima giornata dell’incontro degli operatori Migrantes per la pastorale con i rom in corso fino ad domani, domenica 17 marzo, a Frascati (Roma).  Trattando il tema “una visione pastorale per i Rom” p. Dumas ha detto che è il tempo di “testimoniare l’amore fraterno più con le azioni che con tanti discorsi, più nella vita quotidiana della Chiesa che in occasione di eventi straordinari”. Oggi “mi piace immaginare che questa Chiesa che siamo, sia, tramite noi e con noi, il luogo in cui ogni rom e sinto possa essere riconosciuto con le sue peculiari ricchezze; il luogo nel quale saremo alla pari con tutti gli altri cattolici, grazie alla medesima dignità conferitaci dallo stesso e unico battesimo”. “Non reclamiamo che ci venga assegnato un posto nella Chiesa: ne facciamo già parte! Si tratta invece di fare in modo che, Sinti/Rom e Gagè insieme, siamo resi capaci di trasmetterci a vicenda il Vangelo e di vivere davvero la cattolicità” Per questo – ha quindi aggiunto il sacerdote, è il di “metterci al lavoro per togliere di mezzo l’immaginario che tende a considerarci solo come poveri da aiutare e di portare invece gli altri membri della Chiesa a sentirsi anch’essi dei poveri, bisognosi di essere aiutati dalle ricchezze umane e spirituali di cui noi siamo portatori”. Ad aprire i lavori il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, che ha sottolineato l’importanza di questi incontri tra operatori pastorali impegnato con i rom e i sinti. Durante l’incontro i circa 80 operatori pastorali, provenienti da diverse diocesi, si sono confrontati sulle esperienze  con il mondo rom e sinto prima delle conclusioni di questa mattina affidate al direttore Migrantes.
Il CCIT, di cui è presidente p. Dumas, che quest’anno terrà il proprio incontro annuale in Croazia dal 5 val 7 aprile, nasce da incontri informali organizzati a Parigi, in Francia, agli inizi degli anni Settanta, dal sacerdote francese Yoschka Barthélemy e dai coniugi belgi Elisa e Léon Tambour, per rispondere all’esigenza di una riflessione a livello internazionale sulle comunità tzigane e sulla loro condizione umana e spirituale. Sin dalla sua costituzione, il Comitato lavora in collaborazione con la Chiesa e ha legami con il Dicastero Vaticano che si occupa della pastorale con il popolo rom e sinto e costantemente in contatto con le cappellanie nazionali degli zingari e degli itineranti. Attualmente conta membri effettivi presenti in 14 Paesi d’Europa. (Raffaele Iaria)
 
 

Le voci dell’Italia che emigra: a Torino la presentazione del rapporto Migrantes

Torino - “L’Italia ha da sempre avuto la tendenza ad essere distratta rispetto al tema dell’emigrazione dei suoi cittadini all’estero. Oggi che il fenomeno ha un andamento crescente, con numeri significativi, si continua a evitare di parlarne”. Così Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Torino che il 21 marzo modererà l’incontro di presentazione della XIII edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes, che si terrà in via Cottolengo 22, dalle ore 10,45.
“Sulle agende politiche ai primi posti troviamo il racconto distorto di un Paese che può permettersi di chiudere le frontiere alle migrazioni, celando che ogni anno dall’Italia emigrano all’estero più 100 mila cittadini italiani che saranno per qualche altro stato motivo di ansia e di intolleranza, perché stranieri. I dati che verranno presentati il 21 marzo racconteranno di un’Italia al passo con i tempi, di giovani che non si accontentano della precarietà e delle umiliazioni di un sistema economico e sociale che ha perso le coordinate. Dal 2006 al 2018 la mobilità italiana è aumentata del 64,7% passando, in valore assoluto, da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’AIRE a più di 5,1 milioni”. E conclude Durando: “Il linguaggio violento e di odio che emerge oggi nei confronti del migrante è in assoluto inaccettabile. Se poi si raffronta alla realtà dei fatti, diventa persino ridicolo”.
L’incontro del 21 marzo sarà ricco di spunti. Ci sarà l’intervento via Skype di due testimoni privilegiati. Il primo è Marco, un uomo che è stato in giovinezza un frequentatore assiduo dei gruppi Asai, l’Associazione di Animazione Interculturale nata nei primi anni Novanta nel quartiere San Salvario di Torino. Lì è cresciuto in anni in cui la città si confrontava con le prime ondate migratorie extra europee e la sua giovinezza è stata segnata dal racconto del “viaggio” da parte dei coetanei che frequentavano l’Associazione. Marco ha maturato di essere cittadino di un mondo che non ha confini e lasciare la sua città e il suo paese è diventata una tra le scelte di vita possibili. Oggi vive in Svezia, con la moglie peruviana e una bellissima bambina.
Nel corso della presentazione poi interverrà anche il Missionario Migrantes con italiani a Barcellona, don Luigi Usubelli, per raccontare chi sono gli italiani che vivono nella città catalana e che cosa fanno. Secondo gli ultimi dati forniti dal Consolato italiano a Barcellona, il numero degli italiani è in aumento: dal 31 maggio ai primi giorni di dicembre del 2018 sono state eseguite 4.081 nuove iscrizioni Aire, 680 al mese. Delfina Licata, ricercatrice della Fondazione Migrantes racconterà i dati emersi dall’ultimo Rapporto, volgendo l’attenzione alla situazione della regione Piemonte, ottava in Italia per numero di iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE), dopo Sicilia, Campania, Lombardia, Lazio, Veneto, Calabria, Puglia. I piemontesi residenti all’estero nel 2017 erano 281.131, il 5,6% del totale degli italiani all’estero. La percentuale dei nuovi iscritti nel 2017 sale a 6,9%: su un totale di 128.193 iscrizioni del 2017, 8.798 riguardano il Piemonte, sesta regione italiana dopo Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Sicilia e Puglia per numero di espatri. Milano, Roma, Genova, Torino e Napoli sono le prime cinque province di partenza.
A dare una lettura diversa e originale del mondo migratorio italiano sarà Eugenio Marino, autore de “Andarsene sognando. L’emigrazione nella canzone italiana”, tra i relatori dell’incontro di presentazione. Marino racconta l’esperienza della migrazione ripercorsa attraverso lo sguardo della musica popolare e impegnata, che ci propone gli stati d’animo e le esperienze dolorose che contraddistinguono questo viaggio, segno indelebile – anche se spesso di fatto sottaciuto e dimenticato – della nostra memoria nazionale, ma allo stesso tempo esperienza che può aiutarci a comprendere, oltre alla nostra identità, cosa può essere l’incontro con l’altro, lo straniero, il diverso.
 
 

Ma che razza di razza! praticamente diversi: a Lucca la presentazione di una mostra

Lucca - Una mostra sul razzismo, per disimparare il concetto che l’umanità possa essere divisa in razze. È il progetto di Unicoop Firenze dedicato agli studenti, ma aperto anche agli adulti, che è stato presentato a Lucca con una conferenza stampa a cui hanno partecipato Ilaria Maria Vietina, assessora del Comune di Lucca con delega a politiche formative, politiche di genere e continuità della memoria storica ed Elisabetta Bruni, responsabile proposte educative Unicoop Firenze.
Il progetto, che rientra nelle proposte educative di Unicoop Firenze, è partito negli scorsi giorni e proseguirà fino al 19 marzo. Coinvolge 29 classi da tutta la Toscana, di cui 23 classi delle scuole secondarie di primo grado e 6 delle scuole secondarie di secondo grado per un totale di 627 ragazzi.
Le proposte educative di Unicoop Firenze sono percorsi che la cooperativa offre a alunni e studenti della Toscana, per sostenere nei più giovani modalità per sviluppare al meglio un’autonomia e un metodo per affrontare in maniera critica e consapevole le sfide della complessità.
“Ma che razza di razza! Praticamente diversi è – spiegano i promotori - un percorso che parte dalla constatazione che la razza, pur essendo un falso dato scientifico, continua ad essere un concetto sociale a cui viene dato un significato discriminante”. Nasce così la mostra interattiva ed itinerante, che si propone come strumento per disimparare il razzismo. La mostra affronta i molteplici aspetti del razzismo da un punto di vista culturale e cognitivo, in un viaggio fra stereotipi e pregiudizi che giustificano la discriminazione e l’esclusione, che vengono mano a mano messi in discussione. Attraverso giochi ed attività, ai ragazzi vengono proposti strumenti cognitivi per comprendere i meccanismi dei pregiudizi e degli stereotipi di tipo razzista, fino ad essere messi in grado di provare le condizioni di “profughi di un ordine economico ingiusto”, riprendendo la definizione di Alexander Langer.
La mostra comprende due percorsi. Il primo è “Viaggio tra i pregiudizi”, una simulazione in cui i ragazzi si ritroveranno migranti, ad affrontare tutti i problemi e le difficoltà di chi viene da lontano in un percorso empatico che permetterà loro di comprendere in modo immediato le condizioni e gli stati d’animo di quelli che noi definiamo genericamente gli altri. Il secondo è “Laboratorio di idee”, che parte dall’immaginario dei ragazzi sulla razza ed il razzismo per stimolare la riflessione e lo sviluppo di capacità critiche indispensabili per individuare le forme dissimulate di discriminazione presenti nel quotidiano.
 

Sud Africa: “la Quaresima sia un momento propizio per costruire una comunità accogliente per i migranti”

Johannesburg  -  “Città di Johannesburg, che razza di madre sei? Non dovresti essere come una madre che raduna tutti i suoi figli? Come una chioccia che raccoglie i suoi pulcini sotto le ali (Mt 24,37) ?” avverte mons. Buti Joseph Tlhagale, arcivescovo di Johannesburg, nel suo messaggio quaresimale incentrato sull’accoglienza dei migranti nella capitale economica del Sudafrica.
L’integrazione dei migranti provenienti da Paesi africani vicini (Mozambico, Zimbabwe) e lontani (RDC, Nigeria) ma anche da alcuni Paesi asiatici, è un tema scottante nel Paese Arcobaleno. Mons. Tlhagale denuncia “le condizioni di vita strazianti di molti migranti e rifugiati che sono diventati il surplus, i senzatetto, le persone indesiderate, la "feccia della terra". Dobbiamo anche includere in questo contesto le persone che vivono negli insediamenti informali (“gli slum”). Anche loro sono praticamente senza casa. Le loro condizioni di vita sono degradanti e brutali. Le persone sono state dolorosamente private del decoro e della dignità data da Dio”.
Per questo l’arcivescovo di Johannesburg, afferma che la “città più bella del continente africano”, com’era stata definita un tempo, ora è un luogo “in rovina e piena di squallore. Sei indifferente alla sofferenza degli stranieri. Sei indifferente al dolore dei tuoi bambini senza casa, affamati e malati!”. Richiamando le parole della Scrittura che “descrivono le condizioni di molti migranti e rifugiati”, mons. Tlhagale esorta i fedeli a prendere coscienza del loro dramma: costretti a mendicare perché privi di documenti e delle qualifiche richieste per trovare un lavoro, molti di loro dormono sotto i ponti, vagando senza meta per la città, a volte infastidendo gli automobilisti. L’arcivescovo lancia un appello perché la Quaresima diventi un momento propizio per costruire una comunità accogliente (..). Un tempo per tornare veramente umani abbracciando lo straniero in mezzo a noi”, coinvolgendo in questo sforzo tutte le organizzazioni caritatevoli della Chiesa. “Avviamo una campagna quaresimale per fare appello alla Città di Johannesburg per costruire un rifugio per migranti e rifugiati indigenti affinché dormano sotto un tetto e non all'aperto. Trasformiamo Johannesburg in una città accogliente” conclude Mons. Tlhagale. (L.M. – Fides)
 

Torino: affidati alla Diocesi altri 54 profughi del Moi

Torino - Altri 134 profughi e migranti che occupavano abusivamente l’ex Villaggio Olimpico Moi di via Giordano Bruno, a Torino, sono stati allontanati senza disordini lunedì 11 marzo e ricollocati in strutture messe a disposizione dalle istituzioni locali insieme al privato sociale.
Lo sforzo maggiore, ancora una volta, è stato sostenuto dalla Chiesa torinese che garantirà un letto a 54 persone su 134, più di un terzo del totale. Con l’aiuto determinante della diocesi e il sostegno della Compagnia di San Paolo, è tornata libera la cosiddetta palazzina blu del Villaggio abbandonato.
Un altro edificio era già stato evacuato prima dell’estate, le cantine in autunno.
Il Comune e il Ministero degli Interni, che ha stanziato 800 mila euro, riferisce il settimanale diocesano “La Voce e il Tempo”, per cercare di completare l’operazione entro fine 2019, confermano la via dello sgombero “morbido”, da eseguire mano a mano che verranno trovate sistemazioni alternative per gli stranieri senza dimora. Niente atti di forza, è stato assicurato a quanti temono interventi di repressione dimostrativa.
Nel gruppo di 134 persone allontanate dalla palazzina blu sono comprese 7 donne sole, 83 uomini soli e 15 famiglie con fi glie. La Diocesi ha dato accoglienza a 54 persone presso i locali annessi all’arcivescovado in via Lascaris, in via Lorenzini e presso la Città dei Ragazzi.
 

Milano: nasce il MiWorld Young Film Festival

Milano - Al via il 1° MiWorld Young Film Festival - MiWY, il primo e unico festival di cinema per le scuole in Italia interamente dedicato alla conoscenza delle cinematografie e delle culture di Africa, Asia e America Latina e all'educazione interculturale, che si terrà a Milano dal 25 al 30 marzo 2019, nella cornice del 29° Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina - FESCAAAL. La cerimonia di premiazione del MiWY avrà luogo sabato 30 marzo presso l'Auditorium San Fedele, alla presenza della testimonial Tezeta Abraham, giovane attrice di cinema e tv, nata in Gibuti da genitori etiopi, in Italia dall’età di cinque anni e sempre in prima linea nelle battaglie per il diritto di cittadinanza. La mattinata di premiazione, che sarà seguita dalla proiezione dei film vincitori, è aperta anche al pubblico adulto e sarà animata dal conduttore Marco Maccarini.
 
 

Oxfam e 23 Ong ai leader Ue: “nelle isole greche migliaia di persone allo stremo”

Roma - “Un inverno in trappola nelle isole greche in condizioni disumane: a tre anni dalla sua firma, l’accordo tra l’Unione europea e la Turchia, per la gestione dei flussi migratori e il rimpatrio di migranti irregolari, ha prodotto solo politiche miopi, insostenibili e disumane. I primi a farne le spese sono uomini, donne e bambini in fuga dalla violenza e dalla guerra, intrappolati in Grecia”. È la denuncia contenuta in una lettera aperta inviata ai leader europei da Oxfam e 23 Ong: nel 2018 fino a 20.000 persone si sono ritrovate a vivere ammassate nei campi dell’Unione europea delle isole greche. Solo lo scorso inverno circa 12.000 persone – il doppio della capacità massima dei campi allestiti – hanno trascorso mesi interi in centri di accoglienza e identificazione sovraffollati, dormendo in tende non riscaldate con accesso all’acqua corrente e all’elettricità solo poche ore al giorno. Tantissime famiglie già vittime di traumi nei Paesi di origine, come la Siria, si sono così ritrovate esposte al rischio di subire nuove violenze, molestie e sfruttamento.
“Una situazione inaccettabile causata da politiche europee che intrappolano i richiedenti asilo negli hotspot dell’Unione sulle isole greche, piuttosto che ospitarli in centri di accoglienza sicuri sulla terraferma”, affermano le organizzazioni umanitarie. Altra conseguenza dell’Accordo Ue-Turchia è che mentre il numero delle domande di asilo in Europa è diminuito, le richieste in Grecia sono aumentate negli ultimi tre anni: a Lesbo sono triplicate, superando le 17.000 solo nel 2018.
 
 

Per conoscere la realtà dell’immigrazione: domani un incontro a Civita Castellana

Civita Castellana – “Per conoscere la realtà. Operazione verità”. Questo il tema del primo di tre incontri che si svolgeranno a Civita Castellana. Il primo sarà domani presso la Curia vescovile della diocesi. A tenere la relazione centrale Simone Varisco della Fondazione Migrantes. Questi incontri – si legge in una nota - intendono stimolare in primo luogo i credenti perché “reagiscano alla cultura dello scarto, facendo propria la cultura dell’incontro”.
 

Spina dorsale

Roma - Se ci guardiamo attorno – e, forse, anche se ci guardiamo dentro… – diversi segni parlano di insofferenza e sfilacciamento del tessuto sociale. Ne troviamo conferma in quelle che Nando Pagnoncelli chiama “comunità difensive”: rispetto a un mondo percepito come caotico se non ostile, ci si chiude all’interno di cerchi ristretti, gusci protettivi e rassicuranti, che si rafforzano davanti alla percezione di un pericolo, di una minaccia, di un nemico.
Basta però alzare lo sguardo per incrociare domande e testimonianze di altro segno. A fronte di quella cinquantina di profughi che una notte di gennaio si trovavano in balìa delle onde, i cittadini di una piccola comunità crotonese hanno saputo esprimere una solidarietà corale. Così gli otto volontari italiani vittime dell’aereo precipitato domenica scorsa in Etiopia, persone silenziose e operose sul terreno di un mondo più giusto e fraterno.
Storie come queste costituiscono la spina dorsale del Paese: “Ho conosciuto in questi anni tante persone impegnate in attività di grande valore sociale – riconosceva a Capodanno il Capo dello Stato –; e molti luoghi straordinari dove il rapporto con gli altri non è avvertito come un limite, ma come quello che dà senso alla vita”. (don Ivan Maffeis)
 

Don Savina (Cei): “migrazioni ripropongono diversità religiosa”, che è “sfida teologica”

Treviso - La situazione migratoria “pone nuovamente con forza il tema della diversità religiosa, una diversità che si emancipa rispetto al vecchio colonialismo ed è questo che oggi fa paura”. Lo ha detto questa don Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, durante la tavola rotonda in corso nella seconda giornata del 4° Seminario nazionale di Pastorale sociale, intitolato “Cercare un nuovo inizio, per una pastorale sociale capace di futuro: lavoro, giovani, sostenibilità”, rivolto in particolare ai direttori degli Uffici di Pastorale sociale e alle associazioni interessate, che si è aperto ieri a Treviso. Per don Savina “ci sono alcuni segnali importanti, su questo fronte: la Laudato Si’, soprattutto nella parte che insiste sull’educazione a una sensibilità ecologica, e l’incontro tra le religioni del Mediterraneo: “Il Papa è riuscito a mettere insieme a Bari tutte le religioni del Mediterraneo! È accaduta una cosa straordinaria e unica, si è avvertito il soffio dello Spirito”.