Primo Piano
Cei: in 10 anni 307 i progetti in favore delle donne
Pace, memoria, disarmo i temi dell’edizione 2024 di Medì a Livorno
“La memoria degli oggetti. Lampedusa, dieci anni dopo: una mostra all’Eremo di Santa Caterina del Sasso
Viminale: 4789 migranti sbarcate sulle coste italiane
Roma - Sono 4.789 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 1.206 sono di nazionalità bengalese (25%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (764, 16%), Tunisia (698, 15%), Egitto (511, 11%), Pakistan (251, 5%), Eritrea (248, 5%), Etiopia (187, 4%), Sudan (149, 3%), Guinea (109, 2%), Gambia (66, 1%) a cui si aggiungono 600 persone (13%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Migrantes Ferrara-Comacchio: due Ritiri, un pellegrinaggio e il nuovo sito web
Ferrara - L'Ufficio Migrantes della diocesi di Ferrara Comacchio, diretto da don Rodrigo Akakpo comunica alle comunità linguistiche (anglofona, filippina, francofona, latino-americana, polacca, rumena, ucraina) che domenica 10 marzo un ritiro spirituale per l'intera giornata delle comunità francofone dell'Emilia-Romagna nella chiesa di Santa Maria Codifiume. Sabato 16 marzo è previsto un ritiro spirituale delle comunità linguistiche dei migranti in Diocesi, presso il Seminario Arcivescovile di Ferrara. Sabato 11 maggio il pellegrinaggio a piedi dal Santuario del Ss. Crocifisso di San Luca (Ferrara), al Santuario del Poggetto.
Inoltre l'ufficio diocesano Migrantes ha avviato un proprio sito web all'indirizzo www.migrantesdiocesiferrara.it.
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Mci Francia: festeggia cento anni la Missione Cattolica Italiana di Annecy
Migrantes Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela: accoglienza dei fedeli etiopi nella Chiesa di Sant’Elia





Cpr Ponte Galeria: ieri la visita del vescovo mons. Ruzza
Vangelo Migrante: Domenica 10 marzo – IV di Quaresima (Gv 3, 14-21)
Siamo alla quarta domenica detta “domenica laetare” … Gesù si avvicina a Gerusalemme dove verrà giudicato, condannato e crocifisso e dove poi risorgerà. Il centro del Vangelo è il grande dono di Dio per l’umanità, come già annunciato nel Natale: “e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, è Lui “la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta”. Siamo sempre davanti a un bivio, chiamati a scegliere se camminare con Dio o senza di Lui. Non siamo giudicati da Dio, sono le nostre azioni a rivelare chi siamo e quale via stiamo percorrendo: “chi crede in Lui non è stato condannato” (Gv. 3, 18) ma conoscerà la vita piena e quella eterna. Dio nella prima lettura, invia i suoi messaggeri affinché il suo popolo si converta. Anche noi, come il popolo di Israele, siamo in balia del peccato, il nostro territorio è saccheggiato dai nemici e il tempio, il nostro cuore, rischia di essere distrutto. Ma Dio viene in soccorso, non ci lascia soli nel peccato. Dio ci ama, così tanto da donare il suo Figlio Gesù Cristo. Il verbo greco esprime contemporaneità tra l’amore e il dono. Dio ci ama e si dona, si fa conoscere e noi lo conosciamo attraverso la Croce. È sulla Croce infatti che assistiamo alla più grande “teofania” rivelata all’umanità e ai pagani. Cristo stende le sue braccia sulla croce per mostrarci il vero volto di Dio. Un Dio che non è schiavo dell’ira e del giudizio, mosso solo da compassione e amore, che si lascia umiliare e disprezzare, affinché chiunque alzi lo sguardo trovi in Lui la salvezza e la guarigione dal veleno dell’idolatria e dell’egoismo. “E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna” (Giovanni 3:14-15). Il suo sguardo è una calamita che attrae verso l’eternità e la gioia. “E quando sarò innalzato dalla terra, attirerò a me tutti gli uomini” (Gv. 12, 32). Solo un amore crocifisso può attrarre e redimere. Il “buon esempio” fa più proseliti di tante parole, post su facebook o spot pubblicitari, perché “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv. 15, 13). In questa domenica siamo chiamati alla gioia perché nel dono di Cristo sono azzerati tutti i peccati dell’umanità e scopriamo di non essere più soli. Nella solidarietà del Crocifisso trovano speranza i moribondi, i rifugiati e i peccatori incalliti. In questa “domenica laetare” riscopriamo la gioia del dono dell’offerta di sé come sacrificio vivente e culto spirituale gradito a Dio. La vera liturgia della lode sta nel donare liberamente se stessi. “Non si può donare che non si possiede”, ricordava un padre della Chiesa. Dio dà tutto sé stesso: Gesù Cristo! In questo dono facciamoci anche noi dono l’uno per gli altri, perché solo in questo modo riscopriremo il senso più profondo della Pasqua. In un mondo lacerato da discordie e guerre, dove il “business” ha priorità sulla gratuità, dove non si fanno più sconti per nulla, Cristo ci dona il suo corpo e la sua vita. Nell’oblazione cruenta della croce ritroviamo il senso della nostra vita e della nostra identità cristiana. Paolo ce lo ricorda: “Se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede” (1 Cor 15). Tutto è dono e provvidenza, anche il nostro male, in Gesù, viene trasformato in bene. “Felice colpa – cantiamo la notte di Pasqua –, che meritò un così grande Salvatore, Felix culpa!”. La colpa di Adamo è una cifra ermeneutica per capire il valore sacro del Sangue versato da Cristo. Il Sangue sulla croce è il vero antidoto al veleno della morte e della notte infernale che cederà il passo all’aurora, la vera Luce senza tramonto. Impariamo allora ad esultare e a rendere grazie a Dio, perché nel suo dono riscopriamo il nostro. Gesù, consegnandosi liberamente alla passione ci ha salvato. Il valore salvifico del gesto di Cristo consiste proprio in due atteggiamenti divini: la sua libera e gratuita offerta al Padre per ciascuno di noi. Chi sarebbe pronto a pagare una colpa non sua? In questo Gesù ci dà l’esempio, perché come ha fatto Lui possiamo, col Suo aiuto, fare anche noi. (Andrea Fulco)
Avvenire: da domani la campagna “Donne per la pace”


Migrantes Taranto: domani via Crucis per le donne coraggiose nel mondo in guerra
Viminale: da inizio anno sbarcate 4.785 migranti sulle nostre coste
Ferrara: da ieri la rassegna Migrazioni al cinema Santo Santo Spirito
Papa Francesco: preghiamo per le popolazioni che soffrono l’orrore della guerra in Ucraina e in Terra Santa
Migrantes: in Friuli Venezia Giulia la presentazione del Rapporto sul Diritto d’Asilo
Avvenire: la cittadinanza è un percorso a ostacoli
La giovane Italia oltre tutti gli ostacoli
Roma - L’atletica italiana che incanta, sotto il tetto della Emirates Arena di Glasgow, è giovane, sorridente e multietnica. Nel Mondiale in sala la contabilità azzurra registra due primizie, ossia undici finalisti e 50 punti nella classifica per piazzamenti, e un bottino di medaglie che non si raccoglieva dal 1991. È mancato l’oro, ma i quattro podi sono promettenti, perché riguardano il diciannovenne Mattia Furlani nel lungo, il ventunenne Lorenzo Simonelli nei 60 ostacoli, entrambi d’argento, la ventiquattrenne Zaynab Dosso nei 60 ostacoli e il ventiseienne Leonardo Fabbri nel getto del peso. Il lanciatore fiorentino, capitano del team in assenza degli olimpionici, aveva già assaggiato il podio individuale all’aperto, per gli altri è stato il battesimo di fuoco, peraltro ricevuto nel medesimo giorno, sabato. Quando durante i festeggiamenti notturni l’attaché della squadra, Nazareno Orlandi, ha scattato la foto col trio festante, nessuno nell’ambiente tricolore ha pensato al colore della pelle dei medagliati. È bastato postare lo scatto sui social, che nel giro di pochi minuti una miriade di beceri commenti ha riportato alla mente quanto accaduto sei anni fa, dopo la 4x400 dei Giochi del Mediterraneo di Tarragona. « Mi fa specie – racconta il direttore tecnico Antonio La Torre – che si sia tornato a discutere animatamente su questo aspetto dopo tanto tempo. L’atletica rispecchia l’Italia, bisogna prenderne atto. Dal 1960 ad oggi mancano nove milioni di persone tra i 20 e i 34 anni: non è colpa di chi arriva se noi non facciamo più figli. Se si vuole sopravvivere bisogna fare come hanno fatto altre nazioni, acquisendo intelligenze altrove. In Nazionale nessuno si accorge che il collega o la collega hanno la pelle di colore. Forse chi scrive certe cose dovrebbe venire a vedere i comportamenti concreti nel nostro ambiente». Punto e a capo, per parlare dei risultati dei tre pupilli e non delle loro sfumature cromatiche. «Furlani è sembrato essere di un altro pianeta, tanto è stato dirompente nel contendere lo scettro a Tentoglou. Simonelli si è posto al cospetto di Holloway senza paura e con una sfrontatezza educata. Dosso ha fatto sintesi dei trascorsi e ha portato lo sprint in rosa dove mancava dagli Anni Sessanta. Con le loro imprese hanno mandato un messaggio fortunitensi, te: si smetta di dire che i giovani sono babbei». A chi ritiene che i risultati siano l’effetto dell’onda lunga di Tokyo, il dt cambia le carte in tavola. «Siamo già giunti al passo successivo. I Giochi avevano modificato l’atteggiamento, facendo capire che ci si poteva provare. Ora si è instillata la mentalità vincente. Furlani all’ultimo salto ha cercato l’oro, non si è accontentato dell’argento». Il salto nullo del reatino era di 8.60, con 14 centimetri rubati alla pedana. Una considerazione che rimanda all’esperimento lanciato da World Athletics di misurare il salto effettivo: «Innanzitutto è un peccato che la decisione sia stata assunta solo dalla Federazione internazionale, senza coinvolgere gli atleti. I nostri esperti ci stanno riflettendo, ma un aspetto è già emerso: se il saltatore non si dovrà più preoccupare del segno, diventerà una gara di velocità, dove gli sta grandi sprinter, saranno avvantaggiati. Dall’altro lato, però, bisogna riflettere sul fatto che troppi nulli tolgano interesse e attrattività alla specialità. Bisogna cercare un compromesso, magari lavorando sul materiale dell’asse di battuta». Da qui ai prossimi mesi, prenderà forma la spedizione olimpica. « Massimo Stano è tornato grande, anche a livello mentale, quindi occhio ai marciatori. Marcell Jacobs sta bene, si sta allenando e debutterà in aprile negli Stati Uniti. Salterà i primi due raduni della 4x100, ma si unirà al gruppo a Miami prima di volare a Nassau per i Mondiali di specialità a inizio maggio. I due picchi di forma per Europei e Olimpiadi sono compatibili e la rassegna continentale casalinga servirà soprattutto ai giovani per imparare a gestire la pressione». Nei prossimi due anni (2025 a Nanchino e 2026 a Torun) andranno in scena le ultime edizioni dei Mondiali indoor. Poi la rassegna diventerà il Mondiale su pista corta, aprendo a due scenari: la possibilità che si svolga all’aperto su strutture temporanee, magari allestite dentro gli stadi calcistici, oppure che possa approdare finalmente in Africa, continente finora tagliato fuori dai grandi eventi. Il Mondiale all’aperto ‘27 sarà a Pechino, per il ‘29 la favorita è l’India, che intanto ha già avviato la discussione per i Giochi 2036. A Glasgow c’era il progettista della cittadella dello sport alla periferia di Ahmedabad: ha preso appunti e parlato con Sebastian Coe, che nel ‘25 si candiderà alla presidenza del Cio. Elezioni in Grecia, ma non ad Atene: si voterà nel villaggio vacanze di Costa Navarino, in Messenia, e il giuramento avverrà a Olimpia. (Mario Nicoliello - Avvenire)
Corridoi umanitari: in arrivo oggi 97 rifugiati
Roma - Nuovo corridoio umanitario di Arci, Sant’Egidio e Unhcr: 97 rifugiati evacuati dai campi di detenzione della Libia, dove sono stati vittime di torture e altri gravi maltrattamenti sono in arrivo oggi a Roma. Tra di loro anche alcune persone particolarmente fragili dal punto di vista sanitario. Provenienti da diversi paesi africani (Eritrea, Etiopia, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sudan e Sud Sudan), dalla Palestina e dalla Siria, i rifugiati verranno ospitati in diverse regioni italiane e, secondo il modello consolidato dei corridoi umanitari, subito avviati verso l’integrazione. Il loro arrivo in Italia è reso possibile dal protocollo firmato lo scorso dicembre da Ministero dell’Interno, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Unhcr - Agenzia Onu per i rifugiati, Arci, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche e Inmp, che permetterà a 1.500 rifugiati che necessitano di protezione internazionale, di essere evacuati dalla Libia all’Italia nell’arco di tre anni. I rifugiati atterreranno oggi pomeriggio al Terminal 5 dell’Aeroporto Internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino.
Mci Romania: mons. Pierpaolo Felicolo visita la comunità italiana










foto SIR/Marco Calvarese





