Primo Piano

Forum delle Migrazioni: oggi mons. Perego sulle cause delle migrazioni che impediscono la libertà di restare

8 Marzo 2024 - Agrigento - “Fermare  la   corsa   agli  armamenti,   il colonialismo economico, la razzia delle risorse altrui, la devastazione della nostra casa comune”. Secondo  l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, deve essere questo l’impegno prioritario che può consentire realmente la possibilità di scegliere se essere 'liberi di partire o di restare'....”  . Monsignor Perego è intervenuto questa mattina  in collegamento alla seconda giornata del IX Forum sulle migrazioni organizzato dall’Accademia di Studi Mediterranei, l’appuntamento che l’ Istituto di Alta Cultura fondato da Assuntina Gallo Afflitto e presieduto dal vescovo Enrico dal Covolo, promuove ogni anno per riflettere sul tema delle migrazioni.  Con un approccio, anche questa volta,  chiaro: perché  “etica  e diritto si possono distinguere, ma non disgiungere”. Oltre alle guerre note e dimenticate è “il neocolonialismo economico: la razzia delle risorse altrui”- come ricordato anche da Papa Francesco- “che impedisce alle persone di restare nel proprio Paese”. "Assistiamo  non solo a  un impoverimento delle risorse dei Paesi dell’Africa, ma a un vero e proprio furto legalizzato delle loro risorse, su cui poi le multinazionali e alcuni Paesi speculano”, ha spiegato Perego.  E ha aggiunto: “Anche l’Italia attraverso il cosiddetto ‘Piano Mattei ’vuole ricercarsi ‘un posto al sole’ in nove Paesi Africani (Marocco, Tunisia, Egitto, Algeria, Costa d’Avorio, Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Mozambico), ma anche in Angola e Ghana, per ‘lo sviluppo italiano in Africa’ – con le briciole lasciate ai Paesi africani, non coinvolti nel piano”. Ma “siamo lontani dal vero e unico ‘Piano Mattei’ del dopoguerra, preparato in Università Cattolica di Milano in quasi dieci anni prima e dopo il ’48 e che aveva visto oltre a Mattei, protagonisti i grandi economisti Vanoni e Vico, Fanfani e la Pira, Saraceno e altri e che pensavano alla cooperazione allo sviluppo dei popoli africani seguendo l’invito di Pio XII”. Tra gli interventi di ieri al convegno anche quelli dell’arcivescovo di Agrigento,  Alessandro Damiano, di Angela Ales Bello, presidente del Centro Italiano di Ricerche Fenomenologiche di Roma  dedicato al tema della fratellanza universale, di Stefano Pasta, docente all’ Università Cattolica  che è intervenuto sui “nuovi italiani” e la necessità “ di riconoscere il cambiamento demografico italiano”, del saggista Marco Roncalli  e di don Aldo Sciabbarrasi, direttore dell'Ufficio Migrantes dell'Arcidiocesi di Agrigento che fra storia e attualità hanno  raccontato e interpretato l’attenzione della Chiesa  al fenomeno migratorio nella sua evoluzione  a partire dalle origini sino al pontificato di Papa Francesco.  I lavori del convegno - ospitati nella Sala delle Conferenze di Casa Sanfilippo, al Parco Archeologico nella Valle dei Templi - dopo l’ultimo contributo di oggi, presentato da Luca Alteri, docente all’ Università “La Sapienza” di Roma  sui migranti e il tema della “povertà come condanna”,  si concluderanno domani con alcuni approfondimenti specifici di don Alessandro Andreini,  Alfonso Cacciatore, Giulia Sfameni Gasparro, Anna Maria Samuelli, Antonio Romano e don Carmelo Mezzasalma.

Cei: in 10 anni 307 i progetti in favore delle donne

8 Marzo 2024 -
Roma - Negli ultimi 10 anni sono stati 307 i progetti in favore delle donne in più di 40 Paesi per quasi 33 milioni di euro. Dalla formazione al supporto alle donne vittime di violenza, dall’avvio di attività generatrici di reddito alla promozione di un’agricoltura sostenibile, la Chiesa italiana – grazie ai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica – continua a favorire partecipazione e opportunità. “Lavorare insieme aiuta a rafforzare i legami, a ridarci speranza. Finalmente qualcuno ci è stato accanto, ci ha dato ascolto, ha capito i nostri bisogni. Ci sentiamo anche noi protagoniste”, sottolinea Jeanine che a Ruyigi, in Burundi, ha beneficiato di un programma per l’accesso all’acqua potabile. Un desiderio di riscatto e di riprendere in mano la propria vita che emerge nelle testimonianze di tante altre donne, dal Madagascar al Congo, dall’India alla Colombia, dal Kosovo alla Terra Santa, che hanno trovato nell’aiuto della Chiesa cattolica un seme da cui far nascere il futuro. Come accade in Costa Rica dove un gruppo di donne ha generato partecipazione e cooperazione in un territorio impervio. “Tempesta e calma. Dopo la tempesta c’è la calma che fa venir fuori dalla terra l’aroma di caffè e come lo senti inizi a sognare e si rafforza il legame con questi campi e la soddisfazione per ciò che siamo riuscite a realizzare”, racconta Margot, che a La Legua de Aserrí, nell’arcidiocesi di San José, ha fondato Asiprofe, un’associazione di donne imprenditrici che producono e commercializzano “Aromas de La Legua”, un caffè puro al 100%. Tutto è iniziato con un piccolo contributo che nel 2016 ha permesso l’acquisto di una macchina per tostare i chicchi di caffè e un mulino. Da lì ha preso il via un cambiamento duraturo che continua ancora oggi, grazie a Margot, a Lorena, a Maria e a tante altre donne. “In Costa Rica – aggiunge Margot – le donne coltivatrici di caffè guadagnano il 40% in meno rispetto agli uomini e devono affrontare notevoli difficoltà nell’accedere a una formazione e a informazioni adeguate che aiutino a migliorare la produttività, la qualità e il reddito dei loro raccolti. Nonostante tutto questo noi abbiamo dimostrato che insieme possiamo farcela”. Mai come oggi il mondo ha bisogno della mente, del cuore, delle mani delle donne. Della loro creatività e delle loro competenze. Fondamentale è dunque il loro sostegno verso una prospettiva di pari dignità e opportunità. Papa Francesco ricorda infatti che “l’organizzazione delle società in tutto il mondo è ancora lontana dal rispecchiare con chiarezza che le donne hanno esattamente la stessa dignità e identici diritti degli uomini. A parole si affermano certe cose, ma le decisioni e la realtà gridano un altro messaggio” (Fratelli tutti, 23). A livello mondiale, l’uguaglianza di genere è tornata ai livelli pre-Covid19, ma il cambiamento segna il passo a causa delle crisi sociali, economiche ed energetiche che continuano a susseguirsi in un contesto segnato dai conflitti. Secondo il Rapporto globale sulla disparità di genere 2023 del World Economic Forum le donne continuano a sostenere il maggior peso di queste crisi, sotto tutti i profili. Sul fronte della salute, perché più esposte nei servizi di cura e quindi a contagi, sul piano occupazionale e finanziario, anche perché spesso hanno contratti atipici, in relazione alla divisione dei compiti familiari, alla fruizione di strumenti digitali e all’accesso ed esercizio di discipline Stem vale a dire le discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche che svolgono un ruolo cruciale nella società odierna. Con gli interventi finanziati, la Chiesa cattolica sostiene le donne, i bambini e i più poveri. Tra gli ambiti più significativi, infatti, figurano l’accompagnamento dei giovani in situazione di marginalità, l’accesso alle cure sanitarie, il dialogo intercomunitario e interreligioso, la formazione e l’istruzione. Specifica attenzione viene data alla sostenibilità dei progetti, con l’obiettivo di un sempre maggiore coinvolgimento della popolazione locale. Negli ultimi 10 anni la Conferenza episcopale italiana, attraverso il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli e il quotidiano impegno del Servizio, e grazie ai fondi dell’8xmille, ha sostenuto 4138 progetti in 108 Paesi, per 708.8 milioni di euro. Dietro ai numeri ci sono persone, comunità, relazioni. Come dice il nome è un Servizio, che chiede di essere sensibili, attenti, pronti a raccogliere tutti gli stimoli, le richieste di aiuto e le opportunità che il contesto nel quale viviamo è capace di offrire, con un atteggiamento di umiltà e gratitudine. È per gli interventi di carità, una carità che è reciprocità e opportunità per riconoscere le proprie povertà. È per lo sviluppo, uno sviluppo integrale, reale, sostenibile che prende forma attraverso progetti concreti e processi aperti alla partecipazione di ogni persona e di tutti i popoli. A partire dalle nostre comunità, si promuovono così stili di vita e azioni che aiutano a pensare globalmente e a riconoscersi parte dello stesso mondo, fratelli tutti. (Ferruccio Ferrante)

Pace, memoria, disarmo i temi dell’edizione 2024 di Medì a Livorno

8 Marzo 2024 - Livorno - Pace, memoria, disarmo e la voce delle donne, per un’alternativa delle Città del Mediterraneo alla “logica” dello scontro: sono i temi al centro del nuovo incontro internazionale di Medì, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio a Livorno, al teatro Goldoni oggi, e alla Goldonetta domani. Apre la manifestazione l’intervento di Andrea Riccardi, storico e fondatore di Sant’Egidio. “Le città vogliono vivere e dire la loro in questo tempo violento - spiegano gli organizzatori -, Barcellona, Marsiglia, Genova, Cagliari, Napoli, Palermo, Catania, Siracusa, Trieste, Salonicco, Smirne, Istanbul, Beirut, Haifa, Tel Aviv, Alessandria, Tunisi, Tangeri, Malta, Lesbo, Lampedusa si riuniscono ogni anno  a dispetto delle ondate divisive che le investono».  

“La memoria degli oggetti. Lampedusa, dieci anni dopo: una mostra all’Eremo di Santa Caterina del Sasso

8 Marzo 2024 - Roma - La mostra “La memoria degli oggetti. Lampedusa, 3 ottobre 2013. Dieci anni dopo” è stata inaugurata all’Eremo di Santa Caterina del Sasso. Ad aprire la rassegna, che sarà poi visitabile fino a martedì 9 aprile, una visita guidata con i curatori.  Una rassegna che nasce da un progetto di Carta di Roma e Zona e gode del patrocinio del Comune di Leggiuno e Musa e ha il supporto di Archeologistics, impresa sociale impegnata nella valorizzazione dei beni culturali. La mostra raccoglie e presenta gli oggetti appartenuti alle persone migranti decedute nel naufragio. Una bussola, una macchinina rossa, una boccetta di profumo, uno specchietto, un telefono cellulare. La forza di quegli oggetti è che - si legge in una nota - "ci costringono a riconoscere che la nostra vita è piena delle stesse cose. Che solo il caso ci ha consentito di non aver bisogno di afferrare quegli oggetti e lasciare per sempre il nostro mondo. Dare dignità a quegli oggetti significa fare un passo verso la costruzione di una memoria condivisa, una memoria comune, quella degli esseri umani".  

Viminale: 4789 migranti sbarcate sulle coste italiane

7 Marzo 2024 -

Roma - Sono 4.789 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 1.206 sono di nazionalità bengalese (25%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (764, 16%), Tunisia (698, 15%), Egitto (511, 11%), Pakistan (251, 5%), Eritrea (248, 5%), Etiopia (187, 4%), Sudan (149, 3%), Guinea (109, 2%), Gambia (66, 1%) a cui si aggiungono 600 persone (13%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Migrantes Ferrara-Comacchio: due Ritiri, un pellegrinaggio e il nuovo sito web

7 Marzo 2024 -

Ferrara - L'Ufficio Migrantes della diocesi di Ferrara Comacchio, diretto da don Rodrigo Akakpo comunica alle comunità linguistiche (anglofona, filippina, francofona, latino-americana, polacca, rumena, ucraina) che domenica 10 marzo un ritiro spirituale per l'intera giornata delle comunità francofone dell'Emilia-Romagna nella chiesa di Santa Maria Codifiume. Sabato 16 marzo è previsto un ritiro spirituale delle comunità linguistiche dei migranti in Diocesi, presso il Seminario Arcivescovile di Ferrara.  Sabato 11 maggio il pellegrinaggio a piedi dal Santuario del Ss. Crocifisso di San Luca (Ferrara), al Santuario del Poggetto.

Inoltre l'ufficio diocesano Migrantes ha avviato un proprio sito web all'indirizzo www.migrantesdiocesiferrara.it.

 

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Mci Francia: festeggia cento anni la Missione Cattolica Italiana di Annecy

7 Marzo 2024 - Roma - Celebra i suoi primi cento anni di vita la Missione Cattolica Italiana di Annecy in Francia. Domenica prossima, nella chiesa dedicata a san Francesco di Sales, detta “des italiens”, una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Annecy, mons. Yves Le Saux e concelebrata da mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni e la Fondazione Migrantes insieme al missionario italiano don Pasquale Avena  e altri sacerdoti. Un momento celebrativo, a cento anni dell’affidamento della Chiesa alla comunità italiana che “non vogliamo celebrare come un arrivo, ma come una tappa di un percorso che insieme facciamo, finché il buon Dio lo vorrà. Per questo siamo chiamati a concentrare i nostri pensieri e le nostre forze per una nuova partenza”, dice don Avena che è anche coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Francia. “Le tortuosità della vita non devono sommergere il dinamismo dei nostri progetti missionari, o sottrarci alle nostre responsabilità. Non lasciamoci dominare dall’indifferenza, essa può generare stanchezza e un certo ripiegarsi su se stessi”, aggiunge don pasquale spiegando che nella Chiesa locale “come Missione Italiana abbiamo una vocazione specifica. Siamo migliaia di Italiani in Alta Savoia. Con tanti altri migranti venuti da tutti i continenti viviamo una universalità che diventa il vero volto della Chiesa. Questa non pensa soltanto a suddividere un territorio a scacchiera. La Chiesa locale è composta da uomini e donne che non hanno vissuto la stessa storia o che sono nati e formati in una sola cultura. Nella Chiesa non ci sono stranieri, ci sono uomini e donne diversi, che non parlano la stessa lingua, chiamati ad essere rispettati nelle loro radici, ad esprimere la loro fede nella loro propria cultura. È questa la Chiesa di Pentecoste, autentica testimone del Vangelo. Un cristiano venuto da un’altra nazione, un altro continente, non ha bisogno di integrarsi nella Chiesa, ne fa parte pienamente”. L’arrivo degli Italiani in Alta Savoia risale alla fine dell’Ottocento formando – come si legge in un articolo pubblicato dal giornale della Mci di Annecy “Campana Nostra” -  una comunità italiana sparsa in gruppi “più o meno grandi di parenti, amici e conoscenti intorno ad un luogo di lavoro che forniva loro cibo e riparo: miniere, industrie, agricoltura”. La Missione Cattolica Italiana nasce nel 1923 su iniziativa della Santa Sede e costituì “un legame tra tutti questi cristiani ‘sradicati’ e sperduti in un nuovo mondo”. Per garantire il culto e gli eventuali incontri, il vescovo dell’epoca, Mons. Florent Michel Marie du Bois de La Villerabel mise a disposizione della nascente Missione la chiesa di San Francesco di Sales consacrata dallo stesso santo nel 1623. La Chiesa è nota come “Eglise Des Italiens (Chiesa Degli Italiani)” come attesta anche una targa. (Raffaele Iaria)    

Migrantes Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela: accoglienza dei fedeli etiopi nella Chiesa di Sant’Elia

7 Marzo 2024 - Messina - La Rettoria della Chiesa di Sant’Elia a Messina, affidata all’Ufficio diocesano Migrantes, ha accolto i fedeli della Chiesa ortodossa etiopica mettendo a loro disposizione il luogo sacro per l’appuntamento settimanale di preghiera. Il direttore dell’organismo diocesano, diacono Santino Tornesi, e il suo confratello diacono Salvatore Bellinghiere, referente per la Rettoria, hanno manifestato ai convenuti tutta la loro disponibilità e prossimità perché possano vivere i tempi propri della preghiera e della liturgia. La Chiesa ortodossa etiopica, chiamata tewahedo – “unitaria”, “dell’unità” – dai fedeli, è stata per molti secoli unita alla Chiesa copta ortodossa e quindi soggetta al Patriarcato di Alessandria. Gli etiopi sono la più grande comunità cristiana non calcedonese e – con un numero di fedeli intorno ai sessanta milioni – costituiscono circa la metà dei fedeli non calcedonesi e la metà della popolazione dell’Etiopia. I fedeli che si incontreranno nella Rettoria Migrantes sono in maggioranza studenti etiopi che studiano presso l’Università degli Studi di Messina e saranno guidati dal diacono Nhøm. Una volta al mese ci sarà la presenza di un sacerdote che arriverà da Roma per il culto domenicale.         

Cpr Ponte Galeria: ieri la visita del vescovo mons. Ruzza

7 Marzo 2024 - Roma - Il vescovo di Porto-Santa Rufina e di Civitavecchia-Tarquinia, Gianrico Ruzza, accompagnato dal Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, e dalla Garante di Roma Capitale, Valentina Calderone, si è recato in visita al Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria. Monsignor Ruzza ha parlato con il responsabile della struttura, Enzo Lattuca, e con alcune persone ivi trattenute. Attualmente nel Cpr di Ponte Galeria si trovano 29 persone, 25 uomini e quattro donne. A causa dei disordini del mese scorso, verificatisi a seguito della morte di Sylla, il 22enne della Guinea che si è tolto la vita, sono stati bloccati gli ingressi in vista delle riparazioni delle parti danneggiate. “Come vescovo ho sentito il dovere pastorale di visitare le sorelle e i fratelli ristretti nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Ponte Galeria nel territorio della diocesi di Porto-Santa Rufina. Di questa opportunità ringrazio la collaborazione del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale per la Regione Lazio. Ho incontrato, parlando con loro, purtroppo attraverso le sbarre, persone logorate da lunghi tempi di attesa per un futuro incerto, giovani e adulti privi di attività quotidiane che possano mantenere viva la loro umanità. Ritengo che uno Stato civile come il nostro, radicato nei diritti inalienabili della persona che sono sanciti dal dettato della nostra meravigliosa Costituzione, debba agire per tutelare fino in fondo la dignità della vita di ogni donna e di ogni uomo. È inaccettabile che questa tutela non venga perseguita, una mancanza in questo senso rappresenta un’ombra oscura per la nostra coscienza democratica”, dichiara Gianrico Ruzza, vescovo di Porto-Santa Rufina e di Civitavecchia-Tarquinia. “Ancora una volta abbiamo registrato nel racconto delle persone trattenute la disumanità di una privazione della libertà inutilmente protratta fino a 18 mesi. Tanto più che, per come sono concepiti questi centri, si tratta di un anno e mezzo di inattività e abbrutimento che può portare anche a gesti disperati come quello commesso dal Sylla un mese fa”. Così il Garante Anastasìa. “Per quanto ci riguarda – prosegue Anastasìa-, d’intesa con la Garante di Roma Capitale ci impegniamo a offrire un sostegno alle persone trattenute nella rivendicazione dei loro diritti. Inoltre, solleciteremo la Prefettura, la Regione, e il Comune, affinché all’interno del Cpr si svolgano attività sportive, ricreative e culturali che diano quanto meno un senso alle giornate di queste persone all’interno del Cpr”.  

Vangelo Migrante: Domenica 10 marzo – IV di Quaresima (Gv 3, 14-21)

7 Marzo 2024 -

Siamo alla quarta domenica detta “domenica laetare” … Gesù si avvicina a Gerusalemme dove verrà giudicato, condannato e crocifisso e dove poi risorgerà.  Il centro del Vangelo è il grande dono di Dio per l’umanità, come già annunciato nel Natale: “e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, è Lui “la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta”. Siamo sempre davanti a un bivio, chiamati a scegliere se camminare con Dio o senza di Lui. Non siamo giudicati da Dio, sono le nostre azioni a rivelare chi siamo e quale via stiamo percorrendo: “chi crede in Lui non è stato condannato” (Gv. 3, 18) ma conoscerà la vita piena e quella eterna. Dio nella prima lettura, invia i suoi messaggeri affinché il suo popolo si converta. Anche noi, come il popolo di Israele, siamo in balia del peccato, il nostro territorio è saccheggiato dai nemici e il tempio, il nostro cuore, rischia di essere distrutto. Ma Dio viene in soccorso, non ci lascia soli nel peccato. Dio ci ama, così tanto da donare il suo Figlio Gesù Cristo. Il verbo greco esprime contemporaneità tra l’amore e il dono. Dio ci ama e si dona, si fa conoscere e noi lo conosciamo attraverso la Croce. È sulla Croce infatti che assistiamo alla più grande “teofania” rivelata all’umanità e ai pagani. Cristo stende le sue braccia sulla croce per mostrarci il vero volto di Dio. Un Dio che non è schiavo dell’ira e del giudizio, mosso solo da compassione e amore, che si lascia umiliare e disprezzare, affinché chiunque alzi lo sguardo trovi in Lui la salvezza e la guarigione dal veleno dell’idolatria e dell’egoismo. “E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna” (Giovanni 3:14-15). Il suo sguardo è una calamita che attrae verso l’eternità e la gioia.  “E quando sarò innalzato dalla terra, attirerò a me tutti gli uomini” (Gv. 12, 32). Solo un amore crocifisso può attrarre e redimere. Il “buon esempio” fa più proseliti di tante parole, post su facebook o spot pubblicitari, perché “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv. 15, 13). In questa domenica siamo chiamati alla gioia perché nel dono di Cristo sono azzerati tutti i peccati dell’umanità e scopriamo di non essere più soli. Nella solidarietà del Crocifisso trovano speranza i moribondi, i rifugiati e i peccatori incalliti. In questa “domenica laetare” riscopriamo la gioia del dono dell’offerta di sé come sacrificio vivente e culto spirituale gradito a Dio. La vera liturgia della lode sta nel donare liberamente se stessi. “Non si può donare che non si possiede”, ricordava un padre della Chiesa. Dio dà tutto sé stesso: Gesù Cristo! In questo dono facciamoci anche noi dono l’uno per gli altri, perché solo in questo modo riscopriremo il senso più profondo della Pasqua.  In un mondo lacerato da discordie e guerre, dove il “business” ha priorità sulla gratuità, dove non si fanno più sconti per nulla, Cristo ci dona il suo corpo e la sua vita. Nell’oblazione cruenta della croce ritroviamo il senso della nostra vita e della nostra identità cristiana. Paolo ce lo ricorda: “Se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede” (1 Cor 15).  Tutto è dono e provvidenza, anche il nostro male, in Gesù, viene trasformato in bene. “Felice colpa – cantiamo la notte di Pasqua –, che meritò un così grande Salvatore, Felix culpa!”. La colpa di Adamo è una cifra ermeneutica per capire il valore sacro del Sangue versato da Cristo. Il Sangue sulla croce è il vero antidoto al veleno della morte e della notte infernale che cederà il passo all’aurora, la vera Luce senza tramonto. Impariamo allora ad esultare e a rendere grazie a Dio, perché nel suo dono riscopriamo il nostro. Gesù, consegnandosi liberamente alla passione ci ha salvato.  Il valore salvifico del gesto di Cristo consiste proprio in due atteggiamenti divini: la sua libera e gratuita offerta al Padre per ciascuno di noi. Chi sarebbe pronto a pagare una colpa non sua? In questo Gesù ci dà l’esempio, perché come ha fatto Lui possiamo, col Suo aiuto, fare anche noi. (Andrea Fulco)

Avvenire: da domani la campagna “Donne per la pace”

7 Marzo 2024 -
Milano - Avvenire, per il secondo anno consecutivo, in occasione della Festa della donna, lancia un’iniziativa per far luce su questioni internazionali. Con la campagna di comunicazione, sensibilizzazione e solidarietà #AvvenireDonnePerlaPace, dedicata a Vivien Silver, pacifista uccisa da Hamas lo scorso 7 ottobre, il quotidiano darà voce e sostegno concreto alle donne impegnate in processi di pacificazione in tutto il mondo, porterà avanti un’iniziativa legislativa europea per le donne nei negoziati di pace e promuoverà una raccolta fondi per finanziare un progetto educativo in Israele. L’iniziativa partirà come sempre dalle pagine del quotidiano, del sito e dei social dall’8 marzo, dando voce a decine di donne, Premi Nobel per la pace come l’iraniana Shirin Ebadi, la yazida Nadia Murad, la filippina-americana Maria Ressa, mediatrici di fama internazionale come la ruandese Godeliève Mukasarasi, la nordirlandese Monica McWilliams o la serba Natasa Kandic, con la pubblicazione di interviste che racconteranno la loro storia personale e il percorso (pubblico e privato) che le ha condotte verso l’impegno per la pace. Le voci raccolte diventeranno poi una miniserie podcast e un libro nei prossimi mesi. La raccolta fondi sarà un altro tassello importante del progetto, con l’obiettivo di finanziare un’iniziativa presso la scuola primaria di Neve Shalom Wahat al-Salam, l’unica in Israele dove gli allievi sono metà israeliani e metà palestinesi e si insegna nelle due lingue. Le donazioni serviranno a creare spazi di dialogo per consentire alle mamme di religioni diverse di continuare a educare sé stesse e i loro figli alla pace nonostante la guerra in corso. Infine, la collaborazione scientifica con l’Università Cattolica ha dato vita a una petizione inviata al Parlamento europeo, che chiede alle istituzioni comunitarie di adoperarsi per l’implementazione dell’Agenda Donne Pace e Sicurezza. Nonostante le donne siano colpite in maniera sproporzionata da conflitti e da crisi umanitarie, infatti, restano ai margini dei tavoli decisionali. Questo priva colpevolmente le trattative di pace della rappresentanza di metà della popolazione, dei suoi bisogni ed esigenze. Eppure le donne costruiscono spesso la pace nel loro quotidiano, facilitano il dialogo e la resilienza nelle proprie comunità. Nel progetto #AvvenireDonnePerlaPace, che proseguirà per tutto l’anno, Avvenire, grazie a una partnership con lo Ied-Istituto europeo di design si avvarrà della collaborazione di giovani donne per la realizzazione delle illustrazioni che lanceranno l’iniziativa sui social e sul giornale, con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani su un tema complesso, invitandoli a ragionare su come si comunica la pace. Gli artwork delle protagoniste coinvolte sono stati realizzati dalle studentesse del corso di Illustrazione Ied Roma e dalle due Alumnae Gaia Magnini e Marta Stabile. Il lavoro è stato supervisionato da Max Giovagnoli, coordinatore della Scuola di Arti Visive Ied Roma. Il logo dell’intera iniziativa è invece stato ideato da una giovane profuga afghana ora rifugiata in Pakistan, in ideale continuità con la campagna del 2023 #Avvenireperdonneafghane. #AvvenireDonnePerlaPace è un’iniziativa sostenuta dalla redazione tutta e in primis dal direttore Marco Girardo, che spiega: “Dimostra ancora una volta l’impegno e l’attenzione del quotidiano verso temi di grande importanza, spesso lontani dall’attenzione dell’opinione pubblica, al fine di promuovere e aprire la strada ad un cambiamento importante attraverso la buona informazione, seguendo la linea di un piano editoriale che intende sempre più rimpiazzare il sensazionale con il fondamentale e, soprattutto nella rinnovata edizione cartacea, il recente con il rilevante”.

Migrantes Taranto: domani via Crucis per le donne coraggiose nel mondo in guerra

7 Marzo 2024 - Taranto - Domani, Festa della Donna, a Taranto, per ricordare i diritti delle donne, l' Apostolato del mare con Stella Maris e l'ufficio diocesano Migrantes hanno promosso un momento di preghiera, con la Via Crucis nel porto mercantile della città. Si pregherà, in particolare, per le donne  coraggiose nel mondo in guerra: per le donne ucraine, siriane, palestinesi, israeliane, africane, asiatiche e per le mamme e mogli dei  marittimi.

Viminale: da inizio anno sbarcate 4.785 migranti sulle nostre coste

6 Marzo 2024 -
Roma - Sono finora 4.785 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 1.206 sono di nazionalità bengalese (25%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (764, 16%), Tunisia (698, 15%), Egitto (511, 11%), Pakistan (251, 5%), Eritrea (248, 5%), Etiopia (187, 4%), Sudan (149, 3%), Guinea (109, 2%), Gambia (66, 1%) a cui si aggiungono 596 persone (13%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Ferrara: da ieri la rassegna Migrazioni al cinema Santo Santo Spirito

6 Marzo 2024 - Ferrara - Si intitola “Conoscere per comprendere l'altro” la rassegna cinematografica in corso al Cinema Santo Spirito di Ferrara organizzato con il patrocinio della Fondazione Migrantes. Tutte le proiezioni, a ingresso libero, iniziano alle ore 21. Ieri sera la proiezione di "Human Flow", un film di Weiwei Ai (Germania, USA 2017). Il 9 aprile, "The Milky Way - Nessuno si salva da solo", un film di Luigi D’Alife (Italia 2020). La rassegna proseguirà poi a maggio.

Papa Francesco: preghiamo per le popolazioni che soffrono l’orrore della guerra in Ucraina e in Terra Santa

6 Marzo 2024 -
Città del Vaticano - “Ancora una volta, fratelli e sorelle, rinnovo il mio invito a pregare per le popolazioni che soffrono l’orrore della guerra in Ucraina e in Terra Santa, come pure in altre parti del mondo”. Un nuovo appelo, questa mattina, di papa Francesco al termine dell’udienza di oggi in piazza San Pietro. “Preghiamo per la pace, chiediamo al Signore il dono della pace” - ha detto il Pontefice  che ha anche invitato, in questo tempo di Quaresima a continuare "con coraggio nell’impegno di liberarvi da tutto ciò che maschera la vostra vita per ritornare con tutto il cuore a Dio, che ci ama di un amore eterno” (R.Iaria)

Migrantes: in Friuli Venezia Giulia la presentazione del Rapporto sul Diritto d’Asilo

6 Marzo 2024 - Roma - Il Rapporto sul Diritto d’Asilo2023 della Fondazione Migrantes sarà presentato, nei prossimi giorni, in Friuli Venezia Giulia con due appuntamenti: il primo, lunedì 11 marzo a Zugliano e il secondo il giorno successivo a Trieste dove interverrà, fra gli altri, il vescovo mons. Enrico Trevisi e mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes. Nel primo incontro a Zugliano interverranno la curatrice del volume Mariacristina Molfetta della Fondazione Migrantes, uno degli autori, Gianfranco Schiavone, Paolo Iannaccone, presidente del Centro Balducci e Luigi Gloazzo, direttore della Caritas diocesana di Udine. A Trieste sono previsti, oltre agli interventi di mons. Trevisi e di mons. Felicolo, Mariacristina Molfetta, curatrice del report per la Fondazione Migrantes, Gianfranco Schiavon autore di un capitolo del volume moderati da p. Luciano Lavriera, direttore del Centro Culturale “Veritas”.  

Avvenire: la cittadinanza è un percorso a ostacoli

6 Marzo 2024 - Milano - Una normativa da aggiornare, anche alla luce del mutato scenario migratorio creatosi in Italia. Un mese fa, "Avvenire" ha rilanciato la campagna per dare cittadinanza ai figli dei migranti nati e cresciuti nel nostro Paese. Sono 872mila gli studenti stranieri con background migratorio presenti sulla penisola, secomdo l'ultimo Rapporto Ismu. Molti di loro, dopo essere nati qui e aver completato nelle nostre scuole un ciclo di studi, non sono italiani, a causa di una legge, la n.91 del 1992, ormai datata. I requisiti richiesti della continuità di residenza (servono dieci anni di presenza ininterrotta sul territorio per avere diritto oggi alla cittadinanza) e della continuità di reddito (dagli 8 ai 10mila euro per tre anni) rappresentano un ostacolo importante, a livello burocratico, per tanti ragazzi immigrati. Prima ancora delle formule giuridiche, occorre la presa d'atto che la realtà delle seconde e terze generazioni è cambiata. Ecco le loro storie, che sempre più spesso incrociano quelle dei nostri figli.  

La giovane Italia oltre tutti gli ostacoli

5 Marzo 2024 -

Roma - L’atletica italiana che incanta, sotto il tetto della Emirates Arena di Glasgow, è giovane, sorridente e multietnica. Nel Mondiale in sala la contabilità azzurra registra due primizie, ossia undici finalisti e 50 punti nella classifica per piazzamenti, e un bottino di medaglie che non si raccoglieva dal 1991. È mancato l’oro, ma i quattro podi sono promettenti, perché riguardano il diciannovenne Mattia Furlani nel lungo, il ventunenne Lorenzo Simonelli nei 60 ostacoli, entrambi d’argento, la ventiquattrenne Zaynab Dosso nei 60 ostacoli e il ventiseienne Leonardo Fabbri nel getto del peso. Il lanciatore fiorentino, capitano del team in assenza degli olimpionici, aveva già assaggiato il podio individuale all’aperto, per gli altri è stato il battesimo di fuoco, peraltro ricevuto nel medesimo giorno, sabato. Quando durante i festeggiamenti notturni l’attaché della squadra, Nazareno Orlandi, ha scattato la foto col trio festante, nessuno nell’ambiente tricolore ha pensato al colore della pelle dei medagliati. È bastato postare lo scatto sui social, che nel giro di pochi minuti una miriade di beceri commenti ha riportato alla mente quanto accaduto sei anni fa, dopo la 4x400 dei Giochi del Mediterraneo di Tarragona. « Mi fa specie – racconta il direttore tecnico Antonio La Torre – che si sia tornato a discutere animatamente su questo aspetto dopo tanto tempo. L’atletica rispecchia l’Italia, bisogna prenderne atto. Dal 1960 ad oggi mancano nove milioni di persone tra i 20 e i 34 anni: non è colpa di chi arriva se noi non facciamo più figli. Se si vuole sopravvivere bisogna fare come hanno fatto altre nazioni, acquisendo intelligenze altrove. In Nazionale nessuno si accorge che il collega o la collega hanno la pelle di colore. Forse chi scrive certe cose dovrebbe venire a vedere i comportamenti concreti nel nostro ambiente». Punto e a capo, per parlare dei risultati dei tre pupilli e non delle loro sfumature cromatiche. «Furlani è sembrato essere di un altro pianeta, tanto è stato dirompente nel contendere lo scettro a Tentoglou. Simonelli si è posto al cospetto di Holloway senza paura e con una sfrontatezza educata. Dosso ha fatto sintesi dei trascorsi e ha portato lo sprint in rosa dove mancava dagli Anni Sessanta. Con le loro imprese hanno mandato un messaggio fortunitensi, te: si smetta di dire che i giovani sono babbei». A chi ritiene che i risultati siano l’effetto dell’onda lunga di Tokyo, il dt cambia le carte in tavola. «Siamo già giunti al passo successivo. I Giochi avevano modificato l’atteggiamento, facendo capire che ci si poteva provare. Ora si è instillata la mentalità vincente. Furlani all’ultimo salto ha cercato l’oro, non si è accontentato dell’argento». Il salto nullo del reatino era di 8.60, con 14 centimetri rubati alla pedana. Una considerazione che rimanda all’esperimento lanciato da World Athletics di misurare il salto effettivo: «Innanzitutto è un peccato che la decisione sia stata assunta solo dalla Federazione internazionale, senza coinvolgere gli atleti. I nostri esperti ci stanno riflettendo, ma un aspetto è già emerso: se il saltatore non si dovrà più preoccupare del segno, diventerà una gara di velocità, dove gli sta grandi sprinter, saranno avvantaggiati. Dall’altro lato, però, bisogna riflettere sul fatto che troppi nulli tolgano interesse e attrattività alla specialità. Bisogna cercare un compromesso, magari lavorando sul materiale dell’asse di battuta». Da qui ai prossimi mesi, prenderà forma la spedizione olimpica. « Massimo Stano è tornato grande, anche a livello mentale, quindi occhio ai marciatori. Marcell Jacobs sta bene, si sta allenando e debutterà in aprile negli Stati Uniti. Salterà i primi due raduni della 4x100, ma si unirà al gruppo a Miami prima di volare a Nassau per i Mondiali di specialità a inizio maggio. I due picchi di forma per Europei e Olimpiadi sono compatibili e la rassegna continentale casalinga servirà soprattutto ai giovani per imparare a gestire la pressione». Nei prossimi due anni (2025 a Nanchino e 2026 a Torun) andranno in scena le ultime edizioni dei Mondiali indoor. Poi la rassegna diventerà il Mondiale su pista corta, aprendo a due scenari: la possibilità che si svolga all’aperto su strutture temporanee, magari allestite dentro gli stadi calcistici, oppure che possa approdare finalmente in Africa, continente finora tagliato fuori dai grandi eventi. Il Mondiale all’aperto ‘27 sarà a Pechino, per il ‘29 la favorita è l’India, che intanto ha già avviato la discussione per i Giochi 2036. A Glasgow c’era il progettista della cittadella dello sport alla periferia di Ahmedabad: ha preso appunti e parlato con Sebastian Coe, che nel ‘25 si candiderà alla presidenza del Cio. Elezioni in Grecia, ma non ad Atene: si voterà nel villaggio vacanze di Costa Navarino, in Messenia, e il giuramento avverrà a Olimpia. (Mario Nicoliello - Avvenire)

 

 

Corridoi umanitari: in arrivo oggi 97 rifugiati

5 Marzo 2024 -

Roma - Nuovo corridoio umanitario di Arci, Sant’Egidio e Unhcr: 97 rifugiati evacuati dai campi di detenzione della Libia, dove sono stati vittime di torture e altri gravi maltrattamenti sono in arrivo oggi a Roma. Tra di loro anche alcune persone particolarmente fragili dal punto di vista sanitario. Provenienti da diversi paesi africani (Eritrea, Etiopia, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sudan e Sud Sudan), dalla Palestina e dalla Siria, i rifugiati verranno ospitati in diverse regioni italiane e, secondo il modello consolidato dei corridoi umanitari, subito avviati verso l’integrazione. Il loro arrivo in Italia è reso possibile dal protocollo firmato lo scorso dicembre da Ministero dell’Interno, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Unhcr - Agenzia Onu per i rifugiati, Arci, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche e Inmp, che permetterà a 1.500 rifugiati che necessitano di protezione internazionale, di essere evacuati dalla Libia all’Italia nell’arco di tre anni. I rifugiati atterreranno oggi pomeriggio al Terminal 5 dell’Aeroporto Internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino.

Mci Romania: mons. Pierpaolo Felicolo visita la comunità italiana

5 Marzo 2024 - Bucarest - I primi giorni di questo mese, marzo 2024, sono stati momenti importanti per la comunità italiana di Bucarest, che ha ricevuto la visita pastorale del Direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Pierpaolo Felicolo, che era già presente nel territorio romeno per delle questioni riguardanti la situazione dei migranti e rifugiati in Romania, in un incontro svoltosi a Snagov. Il Direttore, accompagnato dal sacerdote Don Isidor Iacovici – che è cappellano della comunità romena a Roma – ha voluto visitare la comunità italiana presenta a Bucarest e nei dintorni. Ricordiamo che la Comunità italiana di Bucarest ha due luoghi di incontro settimanali per le diverse attività e la Celebrazione dell’Eucarestia. Il sabato c’è la possibilità della Messa prefestiva presso il Centro Don Orione di Voluntari, che è in periferia di Bucarest; invece, la domenica mattina la comunità può partecipare alla S. Messa presso la Chiesa Italiana di Bucarest, una struttura voluta e costruita dal popolo italiano già nel 1916. Il giorno 2, insieme a don Marius Beresoaie, cappellano della comunità italiana, ha visitato il Centro Don Orione, dove si svolgono le attività del catechismo, per i bambini e gli adolescenti italiani, in vista della Prima Comunione e della Cresima, che segue poi con la S. Messa prefestiva domenicale. Mons. Pierpaolo ha presieduto la S. Messa e ha sottolineato l’importanza di vivere il comandamento dell’amore all’interno della comunità, così come si vive all’interno di una famiglia. Il giorno dopo, la domenica mattina,  mons. Pierpaolo, don Marius e  Don Isidor, sono stati ospiti presso la residenza dell’ambasciatore italiano,  Alfredo Maria Durante Mangoni, dove si è condivisa l’amicizia di lunga data tra i due Paesi che ha prodotto frutti in tutti i settori: economico, culturale, politico e, naturalmente, umano, sociale e spirituale. Successivamente mons. Felicolo  ha incontrato la comunità durante la Celebrazione Eucaristica, comunicando a tutti la sua gioia di essere presente in terra romena, incoraggiando tutti in questo cammino quaresimale di essere testimoni dell’amore di Cristo in ogni momento della vita. Salutando poi tutti, uno ad uno, ha promesso di ritornare presto in questa terra, tanto amata. (M.B)