Primo Piano

Venezia: alla Ca d’Oro la tragedia dei migranti

19 Aprile 2024 - Venezia - La tragedia dei migranti arriva a Venezia nei mesi della Biennale con "Naufragi Approdi", negli spazi della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro. Il progetto, realizzato dall'artista César Meneghetti e dai Laboratori d'Arte della Comunità di Sant'Egidio per la cura di Alessandro Zuccari, scaturisce dalle riflessioni che gruppi di artisti con disabilità hanno elaborato e condiviso con Meneghetti sui viaggi dei migranti e sulla tragedia dei tanti che hanno perso la vita cercando di raggiungere l'Europa: nomi, storie, cifre. Nell'atrio porticato del museo, dove i riflessi dell'acqua giocano sul mosaico pavimentale e sul rivestimento marmoreo delle pareti Naufragi - Approdi è dedicata alla memoria dei 3.129 bambini e adulti, in fuga da guerre povertà ed emergenze climatiche, che hanno perso la vita nel 2023 nel Mediterraneo e lungo la rotta balcanica. César Meneghetti ha realizzato una video installazione: su un mare digitale, scorrono i nomi dei 240 migranti che Sant'Egidio, con un atto di pietas, è riuscita a ritrovare per opporsi all'oblio. Con loro non vanno dimenticati gli altri 2889 di cui non si conosce il nome. Sul mosaico pavimentale ideato da Giorgio Franchetti ad evocazione di quelli delle basiliche paleocristiane, sono disposte 3.129 piccole barche di carta, fragili al pari dei gommoni o ai caicchi (come quello di Cutro), realizzate dalle persone con disabilità dei Laboratori "Naufragi - Approdi".

Un mare di porti lontani: continua il tour nelle varie città italiane

19 Aprile 2024 - Roma - Dopo la presentazione dello scorso 4 aprile del film “Un mare di porti lontani” continua il tour in diverse località italiane. Ecco le prossime date: il 22 a Firenze h 19, Spazio Alfieri; il 29 aprile a Viaccia (Po) h 21 al Circolo La Libertà; il 2 maggio a Antella (Fi) h 21 al Circolo Ricreativo culturale CRC; il 4 maggio a Greve in Chianti (Fi), h 21 alla Casa del popolo e il 17 maggio a San Casciano (Fi), h 21, al cinema Everest.  

Augusta: ricordato il naufragio di 9 anni fa con la morte di 1100 migranti

19 Aprile 2024 - Siracusa - Nove anni fa un tragico naufragio al largo di Lampedusa ha causato la morte di 1.100 migranti. Il relitto dove si consumò la tragedia è stato recuperato dai fondali e adesso si trova nel porto di Augusta. Il Comitato 18 Aprile (che accoglie anche l'associazione Stella Maris presieduta dal parroco Don Giuseppe Mazzotta) chiede che lo scafo venga conservato perché si preservi la memoria della strage in mare.  Ieri il Comitato, in collaborazione con la diocesi di Siracusa, la Guardia costiera, la Stella Maris, l'Autorità di sistema portuale del mare della Sicilia orientale, il Comitato Welfare, la Fondazione Migrantes e la Caritas diocesana, ha organizzato ad Augusta una giornata commemorativa in memoria del naufragio, con un convegno in mattinata, presso la Chiesa del Cristo Re, e una Celebrazione eucaristica, alle 18.30, davanti al relitto. "Nessuno ha sentito il grido di uomini e donne, nessun ha sentito un lamento: morivano nel silenzio e nell’indifferenza di un mondo che sceglie chi accogliere e chi abbandonare, chi salvare e chi lasciare morire", ha detto il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego intervenuto all'incontro: "i morti dormono nel 'cimitero del Mediterraneo' insieme ad altri 50.000 che negli ultimi 30 anni riposano in fondo al nostro mare. Mentre piangiamo queste morti, vergognandoci per non aver gridato abbastanza i loro diritti, attorno a noi abbiamo sentito, in questi dieci anni parole di rifiuto, quasi di guerra per loro". Le persone che sono morte nel Mediterraneo in quella tragica notte - - ha detto ancora il presidente della Migrantes - non avevano il diritto di rimanere nella loro terra, sfruttata da Dittatori, militari in connivenza con multinazionali e governi. E non hanno avuto il diritto di migrare in una nuova terra. Dopo essere stati sfruttati, picchiati, violentati, dopo aver visto la morte di familiari e amici sono morti lontano dalla loro terra. Soli. Abbandonati. Pietà di noi, Signore". Il barcone oggi, per le nostre Chiese, per le nostre città, per il nostro Paese e per l’Europa, è “un segno dei tempi” che "ci invita a guardare altrove": "non può alloggiare in noi: chiede la ricerca e l’incontro, l’accoglienza, un volto diverso delle nostre città. In altre parole, il barcone chiede di guardare oltre noi stessi, guardare al domani con ‘occhi nuovi’. Per l'arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, "ricordare per noi significa portare nel cuore. Significa fare passare dal nostro cuore e allora è un ricordo pieno, ricco di affetto. Il ricordo pieno di affetto è un pensiero che si trasforma in preghiera. E questa preghiera vogliamo affidarla al Signore Gesù che ha dato la sua vita per noi. Perché nella morte e nella risurrezione di Cristo trova senso la morte di ogni uomo, la sofferenza di tutti". (Raffaele Iaria)  

Shaman Alawawi: da Aleppo al Centro Giorgio La Pira

19 Aprile 2024 -

Firenze - «Con i miei fratelli nascondevamo i libri di scuola tra gli alberi, o addirittura li seppellivamo perché nessuno scoprisse che stavamo ancora studiando. Studiavo di nascosto, di notte, perché i terroristi impedivano di seguire i programmi scolastici del governo», racconta Shaman Alawawi seduto in una saletta del Centro internazionale studenti Giorgio La Pira di Firenze. I programmi vietati erano quelli del governo di Damasco, i censori i jihadisti fanatici nemici di Assad imponevano le regole del Califfato. «Chi veniva scoperto con i libri scolastici approvati da Damasco era punito con la prigione. Alcune volte si arrivava fino alla pena di morte. Volevano solo diffondere la loro oscura ideologia piena di violenza e di odio». Datemi un libro e una penna e sarò un “inventore di sogni realizzati”. Libera interpretazione, questa, di un’antica massima: ma il prezzo pagato per costruirsi un futuro da questo giovane ingegnere siriano, 28 anni, che da poche settimane frequenta all’università di Firenze il master in Mechanical engineering for sustainability, ha dell’incredibile. Per questo, da quando a inizio gennaio è arrivato in Italia continua a ripetere, in un italiano ancora un poco stentato: «Mi sento come se fossi nato di nuovo, come se fossi passato dalle tenebre alla luce». L a sfida della conoscenza, come riscatto personale e della sua comunità, è davvero una “piccola Odissea”. Il regime imposto dal terrorismo jihadista avrebbe dissuaso molti, non questo ragazzo dai lineamenti mediorientali e un sorriso mite. Specchio, certo, di una tenacia d’acciaio: «Non mi sono arreso – racconta –. Ho continuato a preparare i programmi della scuola secondaria da solo, senza insegnanti e senza l’aiuto di nessuno». Una fatica enorme, soprattutto «dovendo studiare inglese e matematica da solo». Autodidatta, e in un Paese dilaniato dalla guerra civile iniziata l’11 marzo di 13 anni fa, e che prosegue tuttora sia pure a bassa intensità: la Siria che dopo il terremoto del 6 febbraio dell’anno scorso ha visto aumentare la povertà. Su una popolazione di circa 22 milioni di abitanti nel 2023 più di 15 milioni di persone – secondo le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite – necessitano di assistenza umanitaria (700mila in più rispetto all’anno precedente), gli sfollati interni sono 6,6 milioni e i rifugiati nei Paesi confinanti sono 6,8 milioni. Cifre di una catastrofe umanitaria che pare inarrestabile e che riaffiora nelle parole di Shaman: «A causa dei combattimenti, io e la mia famiglia siamo sfollati da Hober, il nostro villaggio, in uno vicino chiamato um-Alamad: la nostra casa era stata distrutta dai bombardamenti. Per parecchi mesi abbiamo vissuto in una tenda». Ma anche lì si può avere la forza di progettare un futuro migliore. E pensare agli esami di fine scuola superiore. «Quando si è avvicinata la data degli esami, mi sono organizzato per recarmi nel centro di Aleppo perché tutte le sedi di esame erano lì: l’esercito, allora, aveva il pieno controllo solo di quella parte della città». Un tragitto che, normalmente, richiede meno di un’ora a piedi. «Tutte le strade erano interrotte a causa dei combattimenti e quasi tutte le vie di accesso alla città erano presidiate da dei cecchini. C’era una sola strada, controllata dall’esercito, attraverso la quale si poteva entrare in città, la famosa autostrada M5: per arrivarci ho dovuto camminare per un giorno intero a piedi, costeggiando, attraverso i villaggi, il perimetro esterno della città», racconta il giovane ingegnere siriano disegnando su un foglio di carta nel baretto del Centro internazionale studenti La Pira una improvvisata cartina. Alloggi di fortuna, alcune notti da conoscenti, una notte all’interno della università, altre ancora dormendo sotto i portici della moschea. «Un mese da solo, lontano dalla famiglia durante i quali ho sostenuto tutti gli esami di Stato». Poi il ritorno a casa dalla famiglia e l’attesa dei risultati. Con tutta l’incertezza di chi, da anni ormai, non incontrava più di persona un insegnante. Poi, dopo un mese di attesa, nell’agosto del 2014 la pubblicazione dei risultati: «Ero riuscito a superare gli esami con un punteggio di 215 su 240» esclama con orgoglio. Un primo passo, del tutto insperato. Il prossimo obiettivo l’università. Una lunga traversata anche questa. La guerra civile rende sempre più insicuri i villaggi fuori Aleppo. Da qui la decisione di Shaman, con tutta la famiglia, di cercare una qualche sistemazione ad Aleppo, nei quartieri sotto il controllo del governo: «Una fuga di notte, di nascosto dalle milizie jihadiste che se ci avessero scoperto ci avrebbero impedito di andare ad abitare nella zona controllata dal governo». Pochi vestiti e oggetti raccolti in “valigie di cartone” e dopo un lungo cammino i primi due giorni passati in un parco. Poi la famiglia trova riparo in una scuola, dove era stato allestito un centro di raccolta per i profughi, e viene assegnata loro una stanza: Shaman è il maggiore con due fratelli (ora di 18 e 15 anni) e una sorella (ora di 22 anni) che vivono con i due genitori. Altri due fratelli di Shaman (ora di 27 e 25 anni) vivevano da tempo in Libano: «La mia famiglia è povera, così uno zio li ospita e si prende cura di loro», prosegue sempre con tono calmo Shaman nel suo racconto. «Quella stanza era tutto: un posto dove vivere, dormire, cucinare, ed era il luogo dove studiavo». Sacrifici che solo la determinazione di chi ha un futuro da costruire possono superare: «Io sono in un angolo, la mia famiglia è davanti a me: parlano seduti e dormono. I miei fratelli più piccoli giocano, sempre in quell’unica stanza. E io sono per ore e ore in quell’angolo a studiare, perché mi sono iscritto all’università di Aleppo: sono stato ammesso alla Facoltà di ingegneria meccanica». Per anni, fra una distribuzione di cibo nella scuola dei fratelli maristi e un sussidio statale, Shaman continua la sua vita da “ladro di sapere” in uno dei Paesi più poveri del mondo.

L a foto che conservano ancora i Fratelli maristi è di quelle che non si dimenticano: un tavolaccio di legno sostenuto da tre gambe del tavolo. Una quarta gamba è fatta da pietre e mattoni in pigna. Sono stati i Maristi blu, il gruppo di volontariato sostenuto dalla congregazione dei maristi, a regalare a Shaman un pc portatile: strumento indispensabile per uno studente iscritto alla facoltà di ingegneria meccanica di Aleppo. La luce elettrica intermittente, il freddo senza avere legna o cherosene per le stufe alcune delle difficoltà nella lotta quotidiana per vivere, oltre che studiare. E la paura dei bombardamenti: «Quando i colpi di mortaio smettevano di cadere – ricorda Shaman –, continuavo a correre verso l’università per arrivare in tempo alla lezione». Il sogno di una specializzazione all’estero per i giovani di Aleppo resta un miraggio. Navigare sul web cercando corsi post-laurea potrebbe essere un passatempo malinconico, se non ci fosse determinazione e l’aiuto di qualche “angelo custode”: «Il fratello marista George Sabe, il dottor Nabil Antaki, Leyla Moussalli responsabili dei Maristi blu, il giornalista spagnolo Ivan Benitez mi hanno sempre sostenuto, assicurandomi che mi avrebbero fornito il supporto necessario». Angeli custodi e la determinazione di inviare richieste in inglese a tutte le università in Europa, o quasi: 20 o 30 mail al giorno. Insperata la risposta con l’indicazione di compilare un modulo per l’università di Firenze. E due mesi dopo – come un lampo nella notte – la notizia che la domanda di iscrizione era stata accolta. Poi, grazie a un amico, il contatto con Joseph Farruja, il responsabile dell’accoglienza del Centro internazionale studenti La Pira, mentre la ong “Eccomi” (legata al Masci) ha sostenuto il costo del viaggio. Ottenere il visto un’Odissea burocratica: tre mesi di attesa solo per stampare il passaporto e poi il viaggio fino all’ambasciata italiana in Libano – la Siria non ha relazioni dirette con l’Italia – e una attesa snervante per altri sei mesi. «Il primo passaporto non essendo biometrico non era stato accettato: ho pianto di rabbia quando l’ho saputo. Allora Frère George mi ha calmato e mi ha detto; abbi speranza». E il 18 dicembre scorso, insperata, la notizia: visto accolto.

Ora, da poche settimane, Shaman ha iniziato a frequentare le lezioni del master biennale, e da inizio gennaio i corsi di italiano per stranieri del Centro internazionale studenti La Pira. Inaugurato nel 1978 - pochi mesi dopo la morte del “sindaco santo” di Firenze - il centro nacque grazie all’intuizione del cardinale Giovanni Benelli che, constatando la solitudine e il disorientamento dei numerosi studenti stranieri presenti nella città, mise a disposizione alcuni locali nel centro storico, chiedendo aiuto per la gestione al movimento dei focolari di Chiara Lubich. «La mia vita era piena di paura, tristezza e sofferenza. Questa è la prima volta nella mia vita che vivo come uno studente: mi sembra di essere rinato», conclude Shaman. E il sogno di Giorgio La Pira di fare del Mediterraneo un “Lago di Tiberiade” attraversato da rotte di pace, sopravvive in questi tempi di guerra. (Luca Geronico - Avvenire)

Centro Astalli: presentato oggi il rapporto annuale

18 Aprile 2024 - Roma - Il Centro Astalli ha presentato oggi a Roma il suo rapporto annuale. All’incontro ospitato dalla Curia Generalizia dei Gesuiti, in Borgo Santo Spirito, moderato dal giornalista di Avvenire Luca Liverani, hanno partecipato esponenti delle istituzioni e rappresentanti delle diverse religioni, a testimonianza della rete di dialogo intrecciata dal Centro sul territorio, collaboratori, volontari e alcuni tra i rifugiati sostenuti dal Centro, che nel 2023 in Italia sono stati in tutto circa 22.000. È stata l’occasione per ripercorrere l’anno delle migrazioni appena trascorso attraverso la lente dell’impegno quotidiano di questa importante realtà, sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS), fondata da padre Arrupe oltre 40 anni fa e da allora attiva al servizio di chi arriva in Italia in cerca di protezione. Prendendo spunto dal rapporto, si è riflettuto sui bisogni e gli ostacoli, vecchi e nuovi, sempre in crescita, che attendono chi lascia il proprio Paese nel sud del mondo diretto in Europa, sulle risposte politiche e normative che il continente ha fornito a questo fenomeno, confermatesi miopi ed inefficaci anche nel 2023, esclusivamente orientate alla chiusura e al respingimento a discapito dei diritti umani. Ma si è ragionato anche sui risultati raggiunti, e sull’idea che sta alla base di ogni iniziativa del Centro Astalli, di riconoscimento in ogni essere umano dell’inviolabile dignità della persona. Dopo i saluti del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che ha ringraziato il Centro per il suo fondamentale lavoro in città – 11.000 persone sono state accompagnate nel 2023 solo a Roma – ed espresso il proposito dell’amministrazione di potenziare servizi e accoglienza in favore delle persone migranti, è intervenuto padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, che ha anticipato come si sono declinate nel 2023 le tre azioni che compongono la missione del Centro: accompagnare con servizi di prima accoglienza, servire favorendo l’inclusione e la promozione personale, difendere i diritti a livello legale e mediante la sensibilizzazione. Citando papa Francesco, Ripamonti ha sottolineato la complessità del fenomeno migratorio, non conciliabile con l’approccio emergenziale che ha caratterizzato l’intervento legislativo in materia (anche) nello scorso anno. Ha avvertito che le persone arrivano in Italia sempre più vulnerate, da percorsi migratori sempre più traumatici, e che anche sul territorio nazionale i bisogni sono in esponenziale aumento, compresi quelli essenziali relativi all’abitare e alla salute mentale. Monsignor Enrico Trevisi, vescovo di Trieste, ha raccontato l’esperienza della sua città, situata lungo una frontiera permeabile, punto di arrivo di una rotta migratoria che dal sud est asiatico risale attraverso i Paesi balcanici sino in Italia per poi proseguire verso il nord Europa, ed è affollata di giovani e persino bambini, spesso in viaggio con la loro intera famiglia. Trevisi ha descritto la crisi dell’accoglienza in città, simboleggiata dal vecchio silos sul porto, esposto alle intemperie e in condizioni igieniche critiche, in cui si riparano centinaia di richiedenti asilo in mancanza di posti nell’accoglienza cui pure avrebbero diritto. E ha raccontato del dormitorio allestito dalla Caritas per offrire un letto e beni di prima necessità a chi si ferma per una sola notte prima di proseguire il suo cammino. Questa ed altre iniziative di volontariato intraprese dalla società civile triestina non possono essere la soluzione al problema, ha detto il vescovo, ma, in attesa di interventi strutturali, consentono di sanare la dignità violata di persone provate da un viaggio violento e da un’accoglienza inumana e al tempo stesso quella di una città che, girandosi dall’altra parte, tradirebbe la propria umanità. Nell’ultimo intervento, la direttrice dell’Istituto Affari Internazionali Nathalie Tocci ha fornito un’analisi delle politiche migratorie europee, improntate da decenni all’obiettivo della chiusura dei confini tramite l’esternalizzazione dei controlli delle partenze, delegati ai Paesi di transito delle rotte migratorie. Queste politiche non hanno mai funzionato, ha spiegato Tocci, a causa dell’instabilità dei regimi con cui sono siglati gli accordi e dell’impossibilità di frenare il movimento umano. Servono invece accoglienza, che il Centro Astalli pratica ogni giorno e che anche l’UE ha saputo predisporre in favore dei profughi ucraini, e sostegno a chi sceglie di restare nel Paese d’origine per combattere le cause dell’emigrazione. Alla presentazione, i numeri e i fatti del rapporto hanno preso corpo e voce in Maurice, nigeriano, e Darya, bielorussa, testimoni delle violazioni dei diritti umani subite nei loro Paesi – gli effetti del riscaldamento globale e la lotta per risorse sempre più scarse, la violenza dell’estremismo, la repressione del dissenso e delle libertà civili – e nel viaggio migratorio, a rischio della vita attraverso la violenza della Libia e le onde del Mediterraneo. In Italia, Maurice ha ripreso gli studi e Darya ha trovato protezione per sé e suo figlio, e ora entrambi progettano di impegnarsi in difesa dei diritti di chi vive oggi le loro stesse esperienze. Le loro storie di fuga dolorosa lenita da un’accoglienza sana, che ha consentito la promozione delle loro forze, è la presentazione migliore che il Centro Astalli potesse avere. (Livia Cefaloni)

Vangelo Migrante: Domenica 21 aprile – IV di Pasqua (Gv 10,11-18)

18 Aprile 2024 -

Ci sono molti modi in cui il Gesù giovanneo parla di sé, molte metafore con le quali, attraverso la ricorrente formula ègo èimi (“io sono”), prova a farci a entrare nel suo modo di relazionarsi al mondo e ai suoi. Una di queste metafore è la celebre immagine del pastore buono (o “bello”) di Gv 10,11, dopo che Gesù si è già indentificato come la “porta delle pecore” in Gv 10,7. Il discorso è iniziato come sua risposta, anche molto polemica, ai farisei che lo interrogano dopo la guarigione del cieco nato (Gv 9,1-12) durante la festa dei Tabernacoli. Li condanna per la loro arroganza e pronuncia una parabola sul modo di entrare nell’ovile che essi non capiscono (cfr. Gv 10,1-6). Quindi si presenta, appunto, come porta dell’ovile e pastore a confronto con altre figure (ladri, banditi e mercenari), che non sembrano affatto disposte a mettere a rischio la propria vita per il bene del gregge a differenza sua, di lui che – a motivo della sua unione con il Padre (vv. 17-18) – dà la propria vita per le pecore (v. 15).

Il Primo Testamento, in particolare nei testi profetici, accusa frequentemente i capi infedeli d’Israele rappresentandoli come cattivi pastori che lasciano il gregge in balia dei lupi, mentre solo il Signore resta il pastore del suo popolo. Tuttavia, l’idea di autodonazione del pastore è una peculiarità delle parole di Gesù che non ha precedenza in altri testi messianici che pure usano la stessa immagine; è una particolarità di Gesù, radicata nella qualità e intensità del suo rapporto con il Padre (vv. 14-15. 17-18): proprio la reciprocità della conoscenza tra Gesù e il Padre suo fonda e rende stabile la corrispondenza di Gesù con il suo gregge, l’intimità, l’appartenenza. Perché tutto, qui, si gioca sull’appartenenza. Ma sull’appartenenza buona e bella, non sulla volontà di possesso. La contrapposizione tra pastore e mercenario si misura proprio sulla distanza tra colui cui le pecore appartengono e chi non ha interessi personali in gioco, perché è, al più, un salariato (se non addirittura un ladro) e quindi non vuole rischiare nulla, tanto meno la propria vita, per chi gli è stato affidato. Che differenza fa sentire, all’ingresso della casa/ovile, la voce nota e familiare di una guida sicura, di chi ci ha protetto e garantito la vita, oppure quella di un estraneo che prova a spingerci fuori solo per ingannarci e rapirci? Ce lo testimonierà Maria Maddalena quando, nel giardino della risurrezione, continuerà a vagare disperata in cerca del corpo del suo Signore fino a che proprio il suo maestro, scambiato per un giardiniere, la chiamerà per nome, “Maria!”, ed ella, sentitasi riconosciuta, lo riconoscerà finalmente, chiamandolo: “Maestro mio!” (cfr. Gv 20,16). Ed è bello pensare che proprio questa conoscenza intima e familiare riguardi ogni pecora del gregge, ciascuna a suo modo, senza che questo generi alcuna rivalità interna, ma anzi permettendo che il gregge sia “uno” e addirittura preparando l’ingresso ad altri, di fuori, che il pastore ha già in cuore di cercare e guidare (v.16). Quanta differenza fa, nella nostra vita personale e collettiva, individuale e pubblica, saperci nelle mani di un mercenario o di un pastore buono, sentirci alla stregua di bestie senza guida e condotte alla dispersione o alla morte oppure come un solo gregge condotto verso pascoli erbosi ed acque tranquille (Sal 23)… (Annalisa Guida)

Migrantes Cosenza-Bisignano: concluso il festival Frontiere

18 Aprile 2024 - Cosenza - Cosenza fa appello all’Europa e alle sue Istituzioni: “Vogliamo che le frontiere Ue, nel Mediterraneo centrale e in terra, siano porte aperte di accoglienza dei popoli, e soprattutto che non ci siano più finanziamenti all’industria delle armi, che causa e fagocita le guerre”. Si può riassumere con questo messaggio la quattro giorni del Festival Frontiere, evento organizzato dall’Ufficio Migrantes della diocesi di  Cosenza-Bisignano, con il sostegno della Fondazione Migrantes e il patrocinio dell’Unical, che dall’11 a al 14 aprile - come ha spiegato il direttore Pino Fabiano - "ha parlato il linguaggio della pace e dei diritti umani per le vie e le piazze della città di Telesio". A partire da questo messaggio iniziale di Giovanni Checchinato, Arcivescovo di Cosenza e Bisignano: "Nel libro della Genesi, il racconto della Creazione parte dal momento in cui Adamo incontra Eva che stava di fronte a lui, ecco questo è il vero significato della parola frontiera, colui o colei che sta di fronte a noi e ci rispecchia", il Festival è stata una maratona di quattro giorni di riflessioni, gruppi studio, analisi, confronto e proposte concrete per costruire una vera Europa dei Popoli, a partire dal sud Italia. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e l'intensificarsi di diverse altre guerre e conflitti armati che devastano il mondo, come il dramma che sta avvenendo lungo la Striscia di Gaza e in Cisgiordania, la comunità cosentina che si è sempre dimostrata sensibile alle tematiche della pace e dei diritti umani, ha voluto lanciare un nuovo messaggio di dialogo e di pace alla comunità internazionale. Infatti, tra i vari interventi, il neo-costituito nodo territoriale della Rete Pace e Disarmo di Cosenza ha posto l'accento preoccupato sulle spese militari.  Durante la kermesse si è parlato del tema del "Migration Act", Patto Asilo e Immigrazione approvato il 10 aprile dal Parlamento Europeo, contro il quale il Festival ha dedicato il primo giorno grazie alla tappa cosentina della Road Map organizzata, da nove organizzazioni, tra cui il Forum per Cambiare l'Ordine delle Cose. "Uno dei provvedimenti più allarmanti è il regolamento sul cosiddetto screening - ha spiegato Teresa Menchetti, attivista del Forum - da ora in poi alle frontiere d'Europa le autorità dovranno fare un controllo per capire quali sono i migranti più vulnerabili che hanno diritto ad accedere al diritto di asilo". Tanti gli interventi: in chiusura l'appello per aumentare i finanziamenti alla cooperazione internazionale, anziché all'industria delle armi, finanziando, per esempio la Campagna "070" proposta dalla rete internazionale FOCSIV, Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana che chiedono all'Ue e ai Paesi membri, di destinare lo 0,70% del reddito nazionale lordo per l’aiuto pubblico allo sviluppo in modo progressivo a partire già dalla prossima legge di bilancio.      

Modena: domenica la presentazione del volume “Fuorigioco. Figli di migranti e italianità”

16 Aprile 2024 - Modena - È in programma per domenica 21 aprile, alle 16.30 nel Laboratorio Crocetta della Caritas di Modena in via dei Servi 18, la presentazione del libro “Fuorigioco. Figli di migranti e italianità. Un’etnografia tra Milano, Addis Abeba e Londra” alla presenza dell’autore, Giuseppe Grimaldi, dell’Università di Trieste. L’incontro sarà coordinato da Selenia Marabello, dell’Università di Modena e Reggio Emilia; discuterà con l’autore Giulia Consoli, dell’Università di Pavia.

Migrantes Oppido-Palmi: celebrazione al Circo Orfei con il vescovo mons. Alberti

15 Aprile 2024 -
Palmi - Nella mattinata di sabato  una luce radiosa ha attraversato i candidi drappi fluttuanti sulla pista del Circo M. Orfei di Darix Martini: sotto il tendone si è svolta, infatti,  la Santa Messa, durante la quale 8 circensi hanno ricevuto il Sacramento della Prima Comunione e 9 quello della Cresima. La Messa,  presieduta dal vescovo di Oppido-Palmi, mons. Giuseppe Alberti e concelebrata da Don Bartholomew Uchechukwu Duru, Don Vincenzo Condello,  Don Antonello Messina e dal diacono Don Mario Casile, ha dato vita ad un intenso momento spirituale accolto con gioia dalla grande famiglia del circo e dai presenti. I ragazzi per giungere consapevolmente a questo momento hanno partecipato a degli incontri quotidiani di catechesi che si sono tenuti direttamente al circo sin dal suo arrivo presso il piazzale antistante il Centro commerciale Porto degli Ulivi. I catechisti Suor Maria Pacifico, Don Bartholomew Uchechukwu Duru, Caterina Gaudioso e Lina Maiolo, hanno dato prosecuzione al cammino pastorale di preparazione già avviato dal Diacono Don Mario Casile nella diocesi di Reggio Calabria-Bova e riconsegnato al Direttore diocesano Migrantes Diac. Michele Vomera che ne ha preso con cura l’impegno della continuazione. Durante l’omelia mons. Alberti, rifacendosi alle parole del Vangelo, ha introdotto i ragazzi “alla bellezza dell’ amicizia con Gesù, all’importanza della Parola che alimenta la vita, a quel Pane attraverso il quale riceviamo il dono di un’ amicizia autentica e fedele. Avere Gesù come amico è 'Over the top', straordinario, oltre ogni aspettativa, coinvolgere lo Spirito Santo nella nostra vita fa diventare coraggiosi e forti nella perseveranza e nella costruzione della Pace". Durante la celebrazione, animata dalla musica e dai canti delle Suore della Congregazione dell’Evangelizzazione di Anoia, diverse le espressioni di gioia e gratitudine manifestate dai familiari dei ragazzi e dalla Direttrice del circo Sabrina, che  ha curato l’evento al fianco dei catechisti, sentimenti condivisi anche dal Direttore diocesano Migrantes  Vomera che, assente per impegni pregressi, attraverso una lettera ha ugualmente portato il proprio saluto e ringraziamento ai ragazzi e a quanti hanno preso a cuore il percorso pastorale. Come affermato da Papa Francesco il lavoro artistico completa, in un certo senso, la bellezza della creazione e quando è ispirato dalla fede non può che rivelare ancora più chiaramente agli uomini l’amore divino che ne è all’origine. (Lina Maiolo - Diocesi Oppido-Palmi)

Porto Empedocle: accolti i migranti morti in mare, volevano vedere la nostra terra

15 Aprile 2024 -
Agrigento - Sono arrivate lo scorso 13 aprile al molo Crispi del Porto di Porto Empedocle le bare con i corpi di 11 migranti morti in mare in seguito al naufragio, dell’8 aprile, in acque Sar Maltesi e quello del 18 u.s.
Ad accogliere i feretri il prefetto di Agrigento, Filippo Romano, il capo di Gabinetto della prefettura Elisa Vaccaro, il questore Tommaso Palumbo, le forze dell’ordine e di soccorso,  i sindaci della provincia che li accoglieranno nei loro cimiteri, cittadini e cittadine che hanno voluto rendere omaggio ai migranti morti anche solo con un fiore e la preghiera innalzata,  davanti ai feretri schierati sul molo, dai rappresentati della comunità islamica, il vicario Generale della diocesi di Agrigento, don Giuseppe Cumbo, unitamente a don Luca Camilleri (uff. per il dialogo interreligioso) e don Aldo Sciabbarrasi (uff. Migrantes). Volevano vedere la nostra terra, daremo loculi nei nostri cimiteri. La morte di persone migranti, non fa più notizia. Muoiono gli adulti, i giovani, la donna col pancione, i neonati e la bambina di 6 anni. Con loro oggi muore l’Europa che esce da sé stessa, dal suo senso:naufraga la sua solidarietà, a maggioranza di voti si chiude in se stessa;  muore lei e noi suoi figli in questo estremo lembo del suo territorio. Il Prefetto Romano, ai microfoni del settimanale della diocesi di Agrigento "L'Amico del Popolo",  in particolare,  ha avuto parole di apprezzamento per i  comuni dell’agrigentino  che hanno accolto la richiesta di ospitarli, nei loro cimiteri,  nella speranza che i corpi possano essere identificati e fare ritorno nella loro terra. (Carmelo Petrone)

Catania: il 20 aprile la presentazione del Rapporto Immigrazione

15 Aprile 2024 - Roma - Si terrà il 20 aprile a Catania, organizzata dalla diocesi, dall’Ufficio Migrantes diocesano e dalla Caritas diocesana, la presentazione del XXXII Rapporto Immigrazione di Caritas Italana  e Fondazione Migrantes, "Liberi di scegliere se migrare o restare". Apre i lavori mons. Salvatore Genchi, vicario generale della diocesi di Catania. Segue l’introduzione di don Nuccio Puglisi, direttore Caritas diocesana di Catania, e di don Carlo Palazzolo, direttore Migrantes di Catania. Simone Varisco, della Fondazione Migrantes presenterà le principali caratteristiche dell’immigrazione in Italia. In conclusione, testimonianze e dibattito. Modera il giornalista Antonio Leo. Il Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes rappresenta per la comunità diocesana di Catania, e per quanti operano per l'edificazione di una società che sappia accogliere e integrare i migranti, un importante strumento di conoscenza, di discernimento e di ricerca. Questo strumento, infatti, permette di prendere coscienza della realtà in cui viviamo, che va assumendo un volto sempre più multiculturale e multireligioso, e di guardare ai migranti non come numeri, o peggio ancora come dei nemici da combattere, ma come persone da riconoscere e tutelare e ai quali va riconosciuto il diritto di emigrare, di restare o di ritornare nella propria terra. Si tratta di uno strumento che ci permette di conoscere i diversi volti della migrazione, spesso rilegata alla sola dimensione emergenziale, e di aprire il cuore ad una nuova narrazione dove ciascuno di noi gode di una responsabilità personale e sociale, sia come cristiani che nel migrante riconoscono il volto di Cristo, sia come cittadini che si impegnano ad edificare una società che sappia includere e non escludere, che sappia convivere e camminare insieme nello spazio dei valori della fratellanza umana. (Don Carlo Palazzolo, direttore dell'ufficio per la pastorale dei migranti della diocesi di Catania).    

Molfetta: domani il convegno sul Turismo di ritorno con la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

15 Aprile 2024 - Roma -  Sarà presentato domani pomeriggio a Molfetta, nella sala polifunzionale del Museo Diocesano, il "Rapporto Italiani nel Mondo 2023" della Fondazione Migrantes, nell'ambito dell'appuntamento "Turismo di ritorno legato alle radici" , organizzato dall'Associazione Oll Muvi. Molfetta risulta il secondo comune pugliese, dopo Bari, come numero di emigrati iscritti all'AIRE, circa 9229, secondo il dato riportato dalo studio Migrantes. "Noi sappiamo - si legge in una nota - che all'estero abbiamo un'altra Molfetta composta da oltre 60mila emigrati sparsi nei cinque continenti". Il programma prevede i saluti di Rosa Quaranta della Regione Puglia Dipartimento Sviluppo Economico Sez. prom. del Commercio, Artigianato e Internazionalizzazione delle imprese (Pugliesi nel mondo) e Saverio Tammacco, Vice Presidente Commissione Bilancio Regione Puglia. Sul tema "Il Rapporto Italiani nel Mondo. Partire, restare e tornare tra storicità, strutturalità e nuove dinamiche interverrà la curatrice del RIM Delfina Licata della Fondazione Migrantes. Seguiranno le relazioni su "Il fenomeno delle comunità molfettesi all'estero" affidata a mons. Giuseppe de Candia dell'Ufficio Migrantes diocesano; su "La grande festa della Madonna dei Martiri in America Hoboken Italian Festival" affidata a Antonio Albanese della Società Madonna dei Martiri in New Jersey, USA e una relazione su "Il lavoro di promozione del territorio verso le nuove generazioni di emigrati" affidata a Roberto Pansini,  Presidente Associazione Oll Muvi - Pres. CIM Puglia Confederazione Italiani nel Mondo. Seguiranno interventi di Marina Gabrieli, Coordinatrice Nazionale progetto Italea, Ministero degli Affari Esteri; Giorgia Salicandro, Referente Italea Puglia; Lucrezia Modugno, Info Point Turistico Molfetta, Vincenzo Germinario, Presidente Comitato Feste Patronali di Molfetta e Daniele di Fronzo, Presidente Associazione Capursesi nel Mondo. I lavori saranno moderata dalla giornalista Lucrezia d'Ambrosio.

8×1000 Chiesa Cattolica: la forza di un gesto d’amore

15 Aprile 2024 - Roma - Un lavoro di squadra attende le Chiese diocesane, che fa sentire i credenti (sacerdoti e laici) protagonisti e non privilegiati nell'uso dei fondi destinati alla Chiesa Cattolica per operare il bene. E' un impegno per la narrazione non solo di ciò che si fa ma ciò che si è, come si condivide, di quello che accade fino a casa tua, nella tua comunità, nelle realtà vicine. Si sa poco sulle tante opere, dell'impegno della Chiesa sul fronte della carità e della promozione umana, dell'evangelizzazione e della missione. L'impegno è quello di fare rete per una partecipazione corale proprio nel focalizzare l'impegno variegato della Chiesa grazie a quanti operano nella comunicazione. Un parterre d'eccezione negli studi di Tv2000 coordinato dal direttore Vincenzo Morgante che ha raccolto tutti i media della grande rete ecclesiale: oltre a Tv2000 della Cei, il quotidiano Avvenire, l'Agensir, la Federazione dei Settimanali Cattolici e il Corallo che mette insieme le radio cattoliche. La storia della Chiesa italiana è anche la storia dell'8xmille, è fatta di storie di integralità, di integrazione, di dialogo e formazione, comunicazione, missione, accoglienza, solidarietà, che trova nel segmento della comunicazione ecclesiale uno spazio di pastoralità che sa mettere in circolo la narrazione della vita buona del Vangelo. Una nuova campagna che mette ancor di più la persona al centro, di una Chiesa che sa mettersi insieme, in uno stile sinodale. Oggi più che mai l'esortazione è stata quella di non perdere più tempo nel raccontare, in maniera integrata, cosa è la Chiesa, cosa fa la Chiesa. I dati presentati dal Servizio nazionale 8xmille della Cei hanno evidenziato come è importante far conoscere l'impegno della Chiesa che porti ad una adesione convinta (attraverso le firme) a sostenere ancora la Chiesa cattolica e quello che fa nel territorio. Volti, storie e persone reali che non sempre fanno cronaca ma fanno storia, la scrivono con la vita (tante volte in silenzio) nella loro quotidianità e con una grande varietà. Questa grande famiglia è rappresentate dalle  tv e dalle radio ma soprattutto dai settimanali cattolici capillarmente diffusi. Una sfida professionale che può invertire l'andamento narrativo dell'informazione che sa mettere in rilievo più i fatti più che i misfatti, il bene che si diffonde ha detto con passione il direttore di Tv2000 Vincenzo Morgante. L'idea creativa di raccontare l'ordinario è la mission della nuova campagna di quest'anno, fatto di gratuità e di semplicità e fra questi gesti quello della firma che innesca un percorso virtuoso e di bene. La campagna inizierà il 14 aprile prossimo che si svilupperà fino almeno fino settembre 2024. Una campagna che prevede l'integrazione con il territorio e far passare messaggi positivi nelle comunità sfatando anche i luoghi comuni sulla Chiesa e sul suo servizio. (Emzo Gabrieli)  

Sì al dialogo, sì alla pace

15 Aprile 2024 -

Città del Vaticano -“Nessuno deve minacciare l’esistenza altrui. Tutte le nazioni si schierino invece da parte della pace”. La preoccupazione, e “anche il dolore”, del Papa per l’aggravarsi della situazione dopo l’attacco iraniano a Israele è nelle parole che Francesco pronuncia dopo la preghiera del Regina caeli, un “accorato appello” perché “si fermi ogni azione che possa alimentare una spirale di violenza” e trascinare così il Medio Oriente “in un conflitto bellico ancora più grande”. La strada è quella che porterà “israeliani e i palestinesi a vivere in due Stati, fianco a fianco, in sicurezza. È un loro profondo e lecito desiderio, ed è un loro diritto! Due Stati vicini”. Poi il negoziato: per un “cessate il fuoco a Gaza” per aiutare la popolazione “precipitata in una catastrofe umanitaria”; e per ottenere la liberazione “subito” degli ostaggi. Pace, dunque: “basta con la guerra, basta con gli attacchi, basta con la violenza! Sì al dialogo e sì alla pace”. E “pace” è anche il saluto che Gesù rivolge ai suoi discepoli, riuniti nel cenacolo. Luca, nel suo Vangelo, ci narra ancora un fatto accaduto, nei giorni della resurrezione, ai due discepoli di Emmaus. Anzi sono proprio i due a raccontare agli altri il loro incontro lungo la loro strada e come hanno riconosciuto, nel forestiero, Gesù proprio per il gesto dello spezzare il pane. Ma Gesù è in mezzo a loro, non è un’apparizione, non è un fantasma come pensavano i discepoli: “guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io. Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho”. Quindi chiede del cibo e mangia. Che strana situazione. Dopo lo scetticismo di Tommaso, il Vangelo di domenica scorsa, oggi sono gli apostoli increduli. Eppure, stanno parlando di lui, delle sue apparizioni, di Simone che lo ha visto. I due discepoli di Emmaus narrano la loro esperienza, e improvvisamente si rendono conto che nel cenacolo non sono solo loro. C’è anche lui, Gesù, che li saluta: “pace a voi”. Se vogliamo, avrebbe potuto usare ben altre parole, Gesù, di rimprovero perché non hanno creduto, sono fuggiti, Pietro lo ha rinnegato per tre volte, e Giuda lo ha tradito per 33 denari. Invece no agli undici amici dice shalom, pace a voi. E Gesù arriva “proprio mentre stanno condividendo il racconto dell’incontro con Lui”, ricorda Papa Francesco nella sua riflessione, per dire che “è bello, è importante condividere la fede” in Gesù risorto. Ogni giorno “siamo bombardati da mille messaggi”, molti “superficiali e inutili”, altri sono “pettegolezzi e malignità”, notizie che non servono a nulla, “anzi fanno male”. Ma ci sono notizie belle e positive come “il nostro incontro con Gesù” di cui spesso facciamo fatica a parlare. È importante, afferma il vescovo di Roma, condividere i momenti unici in cui abbiamo “percepito il Signore vivo, vicino, che accendeva nel cuore la gioia o asciugava le lacrime, che trasmetteva fiducia e consolazione, forza ed entusiasmo, oppure perdono, tenerezza”. È importante il racconto di questi momenti, dice ancora Papa Francesco, è importante condividerli e trasmetterli: “fa bene parlare delle ispirazioni buone che ci hanno orientato nella vita, dei pensieri e dei sentimenti buoni che ci aiutano tanto ad andare avanti – ha aggiunto – anche degli sforzi e delle fatiche che facciamo per capire e per progredire nella via della fede, magari pure pentirci e tornare sui nostri passi”. Di qui l’invito di Francesco a ricordare, “in silenzio”, un “momento forte della nostra vita, un incontro decisivo con Gesù”. Ma torniamo ancora nel cenacolo, l’incontro di Gesù con i discepoli, le ferite evidenti nel corpo. Quelle ferite richiamano anche il dolore ancora presente nel mondo, oggi. Sono le ferite di una umanità sofferente: i poveri, i malati, quanti sono prigionieri, torturati, uccisi; sono le ferite del terrorismo che colpisce le persone innocenti; le ferite dei paesi in guerra e di coloro che sono vittime della violenza e dei conflitti. Le ferite dei bambini che “soffrono per le guerre in Ucraina, in Palestina, in Israele e in altre parti del mondo, nel Myanmar, dice Papa Francesco ricordando la prima Giornata mondiale dei bambini a fine maggio: “abbiamo bisogno della vostra gioia e del vostro desiderio di un mondo migliore, un mondo in pace”. (Fabio Zavattaro)

Papa Francesco: “si fermi ogni azione che possa alimentare una spirale di violenza”

15 Aprile 2024 -
Città del Vaticano - “Seguo nella preghiera e con preoccupazione, anche dolore, le notizie giunte nelle ultime ore sull’aggravamento della situazione in Israele a causa dell’intervento da parte dell’Iran. Faccio un accorato appello affinché si fermi ogni azione che possa alimentare una spirale di violenza col rischio di trascinare il Medio Oriente in un conflitto bellico ancora più grande”. Lo ha detto ieri papa Francesco al termine del Regina Caeli: “Nessuno deve minacciare l’esistenza altrui. Tutte le nazioni si schierino invece da parte della pace, e aiutino gli israeliani e i palestinesi a vivere in due Stati, fianco a fianco, in sicurezza. È un loro profondo e lecito desiderio, ed è un loro diritto! Due Stati vicini”. Quindi Francesco ha chiesto che “si giunga presto ad un cessate il fuoco a Gaza e si percorrano le vie del negoziato, con determinazione”: “Si aiuti quella popolazione, precipitata in una catastrofe umanitaria, si liberino subito gli ostaggi rapiti mesi fa! Quanta sofferenza! Preghiamo per la pace. Basta con la guerra, basta con gli attacchi, basta con la violenza! Sì al dialogo e sì alla pace!”.

8Xmille Chiesa Cattolica: parte la nuova campagna informativa

12 Aprile 2024 - Roma - Ai nastri di partenza la nuova campagna promozionale dell’8xmille, on air dal 14 aprile, che racconta una Chiesa in uscita costantemente al fianco dei più fragili. Condomini solidali, doposcuola, poliambulatori, case di accoglienza, dormitori, mense, restauri di beni culturali e artistici, stanziamenti per calamità naturali o emergenze umanitarie nel mondo: sono solo alcuni esempi dell’articolata rete di aiuto messa in campo ogni anno dalla Chiesa cattolica per rispondere alle nuove povertà e a fasce di popolazione con bisogni diversi e sempre più complessi. Ad agire sono le mani e i cuori di professionisti e volontari grazie al supporto dell’8xmille alla Chiesa cattolica che dal 1990 realizza ogni anno migliaia di progetti, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nei Paesi in via di sviluppo. Nel 2023 sono stati assegnati oltre 243 milioni di euro per interventi caritativi (di cui 150 destinati alle diocesi per la carità, 13 ad esigenze di rilievo nazionale di cui circa la metà destinati a Caritas Italiana e 80 ad interventi a favore dei Paesi più poveri). Accanto a queste voci figurano 403 milioni di euro per il sostentamento degli oltre 32 mila sacerdoti che si spendono a favore delle comunità e che sono spesso i primi motori delle opere a sostegno dei più fragili. E oltre 352 milioni di euro per esigenze di culto e pastorale, voce che comprende anche gli interventi a tutela dei beni culturali ed ecclesiastici anche con interventi di restauro per continuare a tramandare arte e fede alle generazioni future oltreché sostenere l’indotto economico e turistico locale. L’8xmille è quindi un vero e proprio moltiplicatore di risorse e servizi che ritornano sul territorio a beneficio di tutti. Un sostegno concreto per i più fragili che fugge le logiche del mero assistenzialismo ma anzi diventa un volano di percorsi di promozione umana. Basta guardare, nell’ambito della carità locale, alle opportunità derivanti dai tanti progetti promossi dalle diocesi nel solo 2023 dove troviamo, ad esempio, progetti a favore di famiglie disagiate e persone economicamente fragili, precari e disoccupati (53 milioni di euro), di anziani (oltre 4 milioni di euro), di persone senza fissa dimora (13 milioni di euro), di persone portatrici di handicap (quasi 3 milioni di euro), di formazione e prevenzione per bambini e ragazzi a rischio devianza (oltre 2 milioni di euro), di sostegno e liberazione per chi è vittima di tratta, usura o dipendenze patologiche (circa 3 milioni e mezzo di euro) e molto altro. Oppure volgendo lo sguardo all’estero e alle tragedie umanitarie nel mondo come non ricordare lo stanziamento per le popolazioni turche e siriane colpite dal terremoto o per l’emergenza ucraina (in totale 1 milione di euro), per l’emergenza alluvione in Emilia Romagna (1 milione di euro) o l’emergenza in Marocco (300 mila euro). L’8xmille fornisce, dunque, carburante ad una macchina della carità immensa a beneficio di tutti, non solo dei cattolici, e dove tanti, ogni giorno, trovano porte aperte e speranza restituita grazie a questo strumento di democrazia fiscale davvero straordinario. Ogni anno infatti la Chiesa si affida alla libertà e alla corresponsabilità dei contribuenti per rinnovare la firma che si trasforma in mezzi per la realizzazione di opere. “Il welfare cattolico – afferma il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – si è evoluto nel corso degli ultimi decenni e ormai, oltre alla presenza fondamentale dei volontari, coinvolge anche diverse figure professionali per rispondere alla complessità delle esigenze e per spingersi oltre le forme assistenziali. Le nostre parrocchie ed i nostri servizi aprono le porte per accogliere le molteplici sfide della povertà, senza dimenticare l’importanza di operare in rete con le altre risorse presenti sul territorio”. Tutto questo è reso possibile da una semplice firma, quella per l’8xmille, grazie alla quale la Chiesa non lascia indietro nessuno: poveri, immigrati, disoccupati, anziani, giovani, donne sole e famiglie vulnerabili. “Se non ci fosse la Chiesa e il lavoro straordinario svolto dalla macchina del volontariato - aggiunge Monzio Compagnoni - ci sarebbe un vuoto enorme”. E questo lavoro incessante è al centro della campagna 2024 che racconta, attraverso sette storie di speranza e di coraggio, il valore della gratuità e gli sforzi di una Chiesa in uscita, che si prende costantemente cura dei più deboli. La campagna, on air dal 14 aprile, mette in luce la relazione tra la vita quotidiana di tutti noi e le opere della Chiesa, attraverso la metafora dei “gesti d’amore”: piccoli o grandi gesti di altruismo che capita di compiere nella vita e che non fanno sentire bene solo chi li riceve, ma anche chi li compie. “L’obiettivo è far comprendere il valore di un gesto molto semplice come una firma - conclude il responsabile - abbinandolo a momenti della vita di tutti i giorni. Siamo partiti da questo concetto per mettere a punto una campagna valoriale che sottolinea il rilievo di una scelta, espressione del desiderio di diventare protagonisti di un cambiamento, offrendo sostegno a chi è in difficoltà”. Nel sito www.8xmille.it sono disponibili i filmati di approfondimento sulle singole opere, al centro della campagna, mentre un’intera sezione è dedicata al rendiconto storico della ripartizione 8xmille, a livello nazionale e diocesano, nel segno della trasparenza. I social 8xmille https://www.8xmille.it/ - https://www.facebook.com/8xmille.it https://twitter.com/8xmilleit https://www.youtube.com/8xmille https://www.instagram.com/8xmilleit/

Papa Francesco: il 9 maggio la bolla di indizione del Giubileo

12 Aprile 2024 -

Città del Vaticano - Il 9 maggio, solennità dell’Ascensione, alle 17.30 il Papa consegnerà e leggerà la Bolla di indizione del Giubileo del 2025, durante la celebrazione dei Secondi Vespri nella basilica di San Pietro. A confermarlo è la Sala Stampa della Santa Sede, che ha diffuso il calendario delle celebrazioni presiedute dal Santo Padre nei mesi di aprile e maggio. Si comincia il 28 aprile, con la visita pastorale a Venezia, per poi proseguire il 19 maggio, con la Messa presieduta nella basilica di San Pietro alle 10, nella solennità di Pentecoste. Il 26 maggio, infine, alle 10.30 Papa Francesco presiederà la Messa in piazza San Pietro, in occasione della Giornata mondiale dei bambini.

Corridoi Umanitari: lunedì nuovi arrivi dall’Etiopia

12 Aprile 2024 -

Roma - Arriveranno lunedì 15 aprile a Fiumicino, con un volo di linea dell’Ethiopian Airlines proveniente da Addis Abeba, 97 rifugiati dal Corno d’Africa grazie ai corridoi umanitari promossi dalla Conferenza Episcopale Italiana e della Comunità di Sant’Egidio con la collaborazione dei ministeri dell'Interno e degli Esteri. Le 97 persone, in maggioranza di nazionalità eritrea e somala, erano da tempo rifugiate in Etiopia e sono state, in parte, segnalate da familiari o amici che si trovano in Italia, alcuni dei quali arrivati precedentemente con i corridoi umanitari. Alcuni nuclei familiari saranno pertanto accolti dai parenti, garanzia di una più facile e rapida integrazione nel nostro Paese, mentre altri troveranno ospitalità in case messe a disposizione dalla rete di sostegno della società civile, che rende possibile questa accoglienza diffusa in ben otto regioni italiane (Lazio, Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Sicilia, Toscana), e avviati ad un percorso di integrazione: per i minori attraverso l’immediata iscrizione a scuola, per gli adulti con l’apprendimento della lingua italiana e, una volta ottenuto lo status di rifugiato, l’inserimento nel mondo del lavoro.

Chieti: Migrare e restare: un convegno con la presentazione del Rapporto Immigrazione

12 Aprile 2024 - Roma - Migrare o restare? Una domanda che spinge in profondità le riflessioni di chi studia discipline sociologiche. Per questo il 17 aprile 2024, ore 11:00, nell'ambito dei corsi di Sociologia delle migrazioni e di Sociologia della globalizzazione e del dialogo interreligioso presso l'Università G. d'Annunzio di Chieti, Simone Varisco, della Fondazione Migrantes e curatore dell'ultimo Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presenterà i principali dati emergenti e dialogherà con Licia Paglione, docente di Sociologia delle migrazioni, e Caterina Galluccio, docente di Sociologia della globalizzazione e del dialogo interreligioso.

Migrantes Torino: domani la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

11 Aprile 2024 -

Torino - Anche gli Italiani migrano: se ne parla poco, ma ogni anno migliaia di cittadini, soprattutto studenti e lavoratori, lasciano il Paese per trasferirsi altrove. Ogni anno la Fondazione Migrantes studia il fenomeno e raccoglie dati e testimonianze in un corposo volume. Venerdì 12 aprile nella sede della Migrantes diocesana di Torino alle 10 ci sarà la presentazione del  Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes: la tematica al centro della mattinata sarà l’emigrazione degli Italiani oggi, un fenomeno di cui si parla poco, ma che interessa molte famiglie, con figli, nipoti  e parenti sparsi a studiare e lavorare nel mondo. Ne parleranno la curatrice del Rapporto, Delfina Licata, Sara Sanzi, giornalista RAI di “Expat”, trasmissione su Rai Radio 3. Interverranno poi Pietro Pagella, Coordinatore regionale Piemonte e Valle d’Aosta Progetto PNRR Turismo delle Radici, Davide Gandolfi della Regione Piemonte, Responsabile Relazioni Internazionali e Cooperazione con Vania Milizia della Camera di Commercio di Torino, Business Development and Internationalization Department. A Mariapaola Sassi ed Enrica Guglielmotti sarà affidata invece una voce di testimonianza di una esperienza diffusa anche tra i volontarie e le volontarie dell'Ufficio Migrantes di Torino i UPM e Camminare Insieme: la figura delle mamme e nonne a distanza. le conclusioni sono affidate a don Valeriano Giacomelli, attualmente parroco della Santa Famiglia di Nazareth alle Vallette, coordinatore dei cappellani delle comunità cattoliche italiane in Romania.