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“Come funziona davvero il traffico di migranti”. Un Rapporto del Mixed Migration Centre

12 Gennaio 2026 - Il Mixed Migration Centre (Mmc) di Ginevra ha presentato nel mese di dicembre 2025 il Rapporto “How smuggling really works: drivers, operations and impacts”, che mette in luce il ruolo dei trafficanti nelle rotte migratorie e la percezione che ne hanno i migranti. Il documento raccoglie le testimonianze di oltre 80.000 interviste con persone in movimento lungo le principali rotte migratorie in tutto il mondo e più di 450 interviste con trafficanti in Africa. Il limitato accesso a vie di migrazione regolari continua ad alimentare la domanda di movimenti irregolari, consentendo al traffico di migranti di prosperare. In assenza di alternative sicure e legali, i trafficanti intervengono per soddisfare il persistente bisogno di mobilità (e informazioni) determinato da conflitti, persecuzioni, instabilità economica, domanda di manodopera e legami familiari. I governi cercano di interrompere "il modello di business” dei trafficanti con l'applicazione di norme specifiche e con il controllo sempre più stretto delle frontiere, ma misure hanno in gran parte spinto le persone verso rotte più pericolose e rafforzato le reti di traffico. Le principali evidenze che emergono dal Rapporto:
  • La mancanza di percorsi migratori legali, come già anticipato, e le sollecitazioni che arrivano dalle reti personali sono fattori determinanti nella decisione di ricorrere ai trafficanti.
  • Risultano rari i casi di coercizione da parte dei trafficanti e comunque raramente essi influenzano la decisione di migrare; anche se, una volta presa la decisione, hanno un ruolo determinante nella scelta dei percorsi e forniscono informazioni sul viaggio.
  • I trafficanti sono motivati principalmente dal guadagno economico, anche se alcuni segnalano il desiderio di aiutare le persone in movimento; la maggior parte di loro entra in questo business tramite la rete di relazioni sociali.
  • Il traffico di migranti è una fonte di reddito importante o principale per molti, spesso superiore ad altre opportunità di guadagno locali.

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  Rapporto MMC 2025  

Migrazioni irregolari

2 Agosto 2022 - Roma - Le migrazioni irregolari sono una conseguenza "naturale" di politiche migratorie restrittive e selettive, ma anche di una "industria dell' immigrazione" che ha favorito lo sviluppo di culture e catene migratorie inclini ad aggirare i controlli, a loro volta funzionali al fabbisogno di manodopera a buon mercato, o addirittura alle esigenze di sistemi schiavistici basati sullo sfruttamento dei migranti nell' economia sommersa, nelle attività criminali, nella prostituzione. Unendosi ai pronunciamenti di altri organismi, la Chiesa raccomanda di evitare termini stigmatizzanti come "clandestino" o "illegale", poiché l' irregolarità non dipende da caratteristiche soggettive della persona, bensì dalla definizione, contingente e arbitraria, che di essa dà il quadro normativo. Attraverso l' impegno nell' accoglienza e nell' advocacy , le organizzazioni cattoliche hanno inoltre incoraggiato, in molti Stati, il riconoscimento di una serie di diritti e protezioni agli stessi immigrati irregolari e talvolta la loro regolarizzazione. Negli ultimi anni, la gestione delle migrazioni irregolari, anche da parte dei Paesi democratici, s' è avvalsa di strumenti discutibili quali le azioni di policing dei confini (culminate nella costruzione di muri e barriere di filo spinato), il ricorso a operazioni di schedatura e perfino alla detenzione preventiva, gli accordi coi Paesi d' origine e di transito che li hanno investiti del ruolo di gendarme delle frontiere dell' Unione Europea (e non solo), sebbene al prezzo di pesanti violazioni dei diritti dei migranti. In tale quadro, il Magistero offre un contributo prezioso e sfidante. Sovvertendo la rappresentazione dei migranti irregolari come soggetti devianti, esso fissa il principio per cui, poiché la dignità della persona è un bene più prezioso del rispetto della legge, la scelta di migrare irregolarmente, in mancanza di alternative, è legittima. Di contro, l' assenza di alternative per garantirsi una vita dignitosa indica il limite oltre il quale tale scelta non è più legittima né sul piano giuridico né sul piano morale, dati i rischi e costi che comporta per il migrante, i suoi familiari, la società nel suo complesso. Di qui la sollecitazione ad accrescere le opportunità di migrare in maniera sicura, regolare e ordinata, secondo gli auspici del Patto Globale promosso dall' Onu; ma anche ad affermare il diritto a non emigrare attraverso l' equa distribuzione dei beni della terra e la promozione integrale dei popoli. (Laura Zanfrini - Docente di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica).   Il pezzo è stato pubblicato su Osservatore Romano