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Vescovi europei su regolamento rimpatri Ue: profonda preoccupazione per il recente voto del Parlamento europeo

30 Marzo 2026 - La Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) ha espresso profonda preoccupazione a seguito del recente voto del Parlamento europeo sulle nuove politiche di rimpatrio dell’Ue in materia di migrazione. Secondo i vescovi del Comece "questo voto segnala un preoccupante cambiamento politico all’interno del Parlamento, che consente l’emergere di nuove maggioranze su questioni di fondamentale importanza. Tali sviluppi rischiano di rimodellare l’approccio dell’Unione europea in settori chiave, tra cui la migrazione e la protezione della nostra casa comune, in modi che potrebbero allontanarsi dai suoi valori fondanti". La Comece è particolarmente allarmata "dalle potenziali conseguenze della posizione adottata per la dignità e i diritti fondamentali delle persone vulnerabili. Le misure che facilitano i rimpatri, estendono la detenzione o esternalizzano le responsabilità verso paesi terzi sollevano seri interrogativi circa l’effettiva salvaguardia dei diritti umani e il rispetto della dignità di ogni persona umana". (fonte: Comece)

La sicurezza dei numeri e l’eclissi dei diritti

23 Marzo 2026 - L’entrata in vigore del cosiddetto “Decreto Sicurezza” (decreto legge n. 23/2026) segna un punto di non ritorno nella gestione della protezione internazionale in Italia. Con una stretta senza precedenti su identificazioni, respingimenti e tempi di trattenimento, il provvedimento si pone l’obiettivo di blindare le frontiere e velocizzare le espulsioni. Tuttavia, per leggere correttamente le pieghe di questa riforma, non bastano i codici. Serve uno sguardo che conosca il diritto, ma che sappia anche cosa significhi vivere quel diritto. Insieme alle colleghe e ai colleghi del Ciac (Centro immigrazione asilo e cooperazione di Parma), ente di tutela di cittadini migranti, sono quotidianamente impegnato a tradurre la norma in tutele concrete, ma sono anche una persona migrante che ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza della marginalizzazione e dell’ingiustizia delle leggi. È da questa doppia osservazione – tecnica e umana – che emerge la preoccupazione più grande: l’idea che una legge possa giustificare l’eclissi delle garanzie fondamentali.
Il ricatto dell’identità e la rimozione del trauma
Il punto più critico riguarda l’obbligo di cooperazione per l’accertamento dell’identità. Sulla carta sembra una norma di buon senso; nella realtà dei fatti, è un paradosso giuridico. Chiedere a chi fugge da torture, regimi oppressivi o reti di tratta di “cooperare immediatamente” sotto minaccia di sanzioni procedurali significa ignorare la psicologia del trauma. L’identità di un sopravvissuto non è un dato che si consegna a comando: è un percorso di fiducia. Accelerare questi tempi significa condannare all’irregolarità persone vulnerabili che, per timore o shock, non riescono a narrare subito la propria storia. In questo modo, la sanzione amministrativa finisce per colpire non chi mente, ma chi ha subìto troppo per poter parlare subito.
L’eccezione come norma: i Cpr e la deroga perenne
Il decreto estende i poteri straordinari fino al 2028, permettendo deroghe sistematiche a quasi ogni norma non penale per la gestione dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Questa scelta trasforma lo Stato di diritto in uno Stato di eccezione permanente. Trattenere una persona fino a 18 mesi in un Cpr significa sottoporla a una “pena” senza reato, spesso in strutture dove la dignità minima è un miraggio. L’esperienza sul campo ci insegna che i Cpr sono zone grigie di sospensione dei diritti. La recente sentenza n. 3857/2025 del Consiglio di Stato ha già evidenziato carenze sanitarie inaccettabili, specialmente per chi soffre di fragilità psichiche. Eppure, la risposta politica è il potenziamento di questo modello di isolamento, a scapito di forme di accoglienza che favoriscano la trasparenza e l’inclusione.
Una giustizia sacrificata alla statistica
L’accelerazione delle procedure rischia di svuotare di significato il diritto alla difesa. Se i tempi diventano troppo contratti, il ricorso diventa un atto formale privo di efficacia. Non possiamo dimenticare che, nelle sezioni specializzate dei Tribunali, una larghissima parte dei dinieghi delle Commissioni territoriali viene ribaltata: la magistratura riconosce spesso quella protezione che una procedura frettolosa avrebbe negato. Invocare l’articolo 3 della nostra Costituzione non è un esercizio di retorica, ma una necessità legale. La Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza; questo decreto, al contrario, ne costruisce di nuovi. La vera legalità non viene assicurata dalla velocità delle espulsioni, ma dalla tenuta delle garanzie. (Gazmir Cela, responsabile area cittadinanza Ciac | "Migranti Press" 2 2026)

Ddl immigrazione, N’Kombo: “La bozza di un esercizio di forza”

11 Marzo 2026 - Lo scorso 11 febbraio, il Consiglio dei ministri ha approvato, con la previsione della richiesta alle Camere di sollecita calendarizzazione nel rispetto dei regolamenti dei due rami del Parlamento, un disegno di legge che introduce disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché disposizioni per l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo del 14 maggio 2024. Abbiamo già pubblicato una sintesi dei contenuti del cosiddetto "ddl immigrazione" nonché dato conto dei primi commenti a caldo del presidente della Fondazione Migrantes, S.E. mons. Gian Carlo Perego. Abbiamo chiesto un commento sulla bozza del testo anche a Stefania N'Kombo José Teresa, nata a Narni da genitori angolani e attivista antirazzista di Lunaria APS e "QuestaèRoma", che ha tra l'altro contribuito all'edizione 2024 del "Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes" Sebbene il testo definitivo non sia ancora disponibile, la linea del governo sull’immigrazione è già chiara. L’11 febbraio il Consiglio dei ministri ha esaminato una bozza di Disegno di legge che conferma un approccio emergenziale e securitario, con possibili ricadute sui diritti delle persone migranti. I numerosi interventi già adottati dalla maggioranza mostrano una centralità politica del tema che appare più orientata al consenso che a una gestione strutturale dei flussi. Pur trattandosi di una versione suscettibile di modifiche, conta soprattutto l’impostazione generale del provvedimento. Ricorrono elementi già noti: la disciplina della detenzione amministrativa - definita come privazione della libertà personale anche alla luce di una recente pronuncia della Corte costituzionale -; l’obiettivo di fermare gli arrivi - con la trasformazione del blocco navale da slogan a norma -, oltre a nuove restrizioni in materia di minori, status di rifugiato e protezione sussidiaria. Tuttavia cambia il quadro politico: nell’ultimo anno, infatti, il Governo si è fortemente scontrato con la magistratura in materia di immigrazione - basta pensare alle non convalide di trattenimento per le persone migranti deportate in Albania -  e da tempo sta scavalcando il Parlamento nella produzione legislativa. Questa bozza di Ddl conferma una volontà accentratrice dell’esecutivo e mostra come la compressione dei diritti delle persone migranti sia direttamente proporzionale alla più ampia contrazione dei diritti nel nostro sistema democratico. Dall’implementazione del Patto Europeo alla decisione di interdire l’attraversamento via mare dei confini territoriali, passando per la gestione dei rimpatri per i minorenni - demandata nella bozza al prefetto con approvazione del Tribunale dei Minori - si assiste a una progressiva concentrazione di poteri in capo al Governo, in particolare al ministero dell’Interno. Questa bozza si colloca in continuità con una storia di criminalizzazione delle persone che migrano e di chi presta loro soccorso, di depotenziamento delle misure d’accoglienza e inserimento sociale, e rafforzamento del sistema di detenzione e rimpatrio. Ciò che desta una certa preoccupazione è che sul terreno dell’immigrazione si sperimenti un indebolimento del sistema democratico basato sull’equilibrio dei poteri dello Stato. Questo dovrebbe essere percepito come una questione di interesse generale, non solo di chi si occupa di migrazioni. Il "razzismo istituzionale" che si esplica nelle politiche migratorie non è fine a sé stesso, ma inquadrato in una redistribuzione di potere a livello istituzionale, oggi quantomeno sbilanciata. Alla luce di questa bozza, le politiche migratorie sembrano configurarsi come uno dei principali laboratori politici in cui assistiamo a un esercizio di forza da parte dell’esecutivo. La società civile si sta muovendo in tal senso, sperando che la bozza circolata non diventi definitiva o che non peggiori. Resta però un punto essenziale: parlare di libertà di movimento, di accoglienza e di un sincero antirazzismo, oggi più che mai, non è più una questione umanitaria. E’ una questione di democrazia. (Stefania N'Kombo José Teresa)

Tavola delle pace di Cremona, il 4 marzo incontro online sul “Ddl Immigrazione” con mons. Perego

3 Marzo 2026 - “Migranti – Dopo il Ddl del Governo per il diritto all’accoglienza senza confini” è il titolo dell’incontro online promosso dalla Tavola della Pace di Cremona che si terrà mercoledì 4 marzo alle ore 21. Un appuntamento di grande attualità che intende offrire uno spazio di approfondimento, confronto e riflessione su uno dei temi più delicati e divisivi del nostro tempo: le politiche migratorie e il futuro del diritto all’accoglienza nel nostro Paese. Relatore e ospite della serata sarà l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e di Fondazione Migrantes. Per ricevere il link di collegamento è sufficiente scrivere all’indirizzo e-mail tavoladellapacecremona@gmail.com. ( diocesi di Cremona)

“Ddl immigrazione”, mons. Perego a Vatican News: “Tutela prima i confini e poi le persone”

13 Febbraio 2026 - Il presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei, S.E. mons. Gian Carlo Perego, ha commentato su Vatican News il testo del cosiddetto "ddl immigrazione", inviato dal Consiglio dei ministri alla valutazione del Parlamento. Il principio di fondo di questo, e anche degli altri decreti sicurezza in materia di migrazione, “è prima i confini e poi le persone, prima la tutela dei confini e poi la tutela delle persone”. Monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, commenta il via libera in Italia, ieri, da parte del Consiglio dei ministri, al disegno di legge sull’immigrazione. 17 articoli che riguardano nuove misure e disposizioni per l’attuazione del Patto Ue sulla Migrazione e l’asilo, ma che di fatto sono in piena “contraddizione con l'articolo dieci della Costituzione che dice che lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica”. [...]

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Cosa prevede il “ddl immigrazione” del governo?

12 Febbraio 2026 - L’ennesima “stretta” del governo sull’immigrazione assume la forma di un disegno di legge e non di un decreto. Quindi le norme non entrano immediatamente in vigore ma dovranno prima essere approvate dal Parlamento. L’esecutivo, comunque, fa sapere che chiederà le procedure più rapide consentite dai regolamenti delle Camere. Il testo varato dal Consiglio dei ministri è ancora più restrittivo di quanto si prevedesse alla vigilia e comprende un’“ampia delega” al governo per l’attuazione dei recenti provvedimenti europei in materia (più restrittivi anch’essi). Vediamo in sintesi i punti principali del ddl così come li sintetizza il comunicato di Palazzo Chigi che, sia pure tra virgolette, parla esplicitamente di “blocco navale”. In primo piano una “strategia di difesa dei confini” e requisiti “più stringenti” per la concessione della “protezione complementare” e per i ricongiungimenti familiari.
  • Gestione delle crisi e interdizione delle acque territoriali: il ddl definisce “procedure specifiche per affrontare situazioni di afflusso massiccio e strumentalizzato di migranti, con la possibilità di interdire l’attraversamento delle acque territoriali a navi in presenza di minacce gravi per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”.
  • Disciplina del trattenimento: il ddl regola “in modo compiuto le modalità di trattenimento dello straniero nelle more delle procedure di esame della domanda di protezione”.
  • Espulsione giudiziale: il ddl amplia “le ipotesi in cui il giudice, con sentenza di condanna, può disporre l’espulsione o l’allontanamento dello straniero” e prevede “una procedura accelerata per l’esecuzione delle espulsioni di stranieri detenuti”.
  • Monitoraggio delle frontiere esterne: il ddl istituisce “un sistema di sorveglianza integrata che permette di agire preventivamente sulle rotte migratorie, rafforzando la cooperazione con le agenzie europee per il controllo dei confini marittimi e terrestri”.
  • Procedura di rimpatrio alla frontiera: il ddl “introduce una procedura accelerata che si svolge direttamente presso i valichi o nelle zone di transito, permettendo l’allontanamento immediato dei soggetti provenienti da Paesi sicuri o con domande manifestamente infondate”.
  • Protezione complementare: il ddl si propone di “evitare l’uso strumentale delle norme sui legami familiari”. A questo scopo specifica che “l’accertamento deve basarsi sulla natura effettiva dei legami, sulla durata del soggiorno nel territorio nazionale e sull’esistenza di legami familiari, sociali o culturali con il Paese d’origine, impedendo il rilascio del titolo in presenza di condanne per reati che comportano la pericolosità sociale del richiedente”.
  • Ricongiungimenti familiari: qui il ddl delega al governo la definizione dei criteri per l’identificazione dei familiari che hanno titolo al ricongiungimento, “al fine di limitare l’abuso dello strumento e di garantire che l’accesso ai benefici sia riservato a chi versi in condizioni di oggettiva vulnerabilità e privo di adeguato sostegno nel Paese d’origine”.
  • Accoglienza e revoca delle misure: il ddl stabilisce che le prestazioni di accoglienza vengano condizionate “all’effettiva permanenza del richiedente nel centro assegnato”. Allo stesso tempo “la violazione delle regole di convivenza o la disponibilità di mezzi economici sufficienti comporteranno la revoca immediata o l’obbligo di rifusione dei costi sostenuti dallo Stato”.
  • Sanzioni e controlli: il ddl inasprisce “le sanzioni per l’inosservanza degli ordini di allontanamento” e rafforza “i poteri di accertamento della polizia giudiziaria per l’identificazione di chi occulta la propria identità o nazionalità”. (Stefano De Martis/SIR)

La Camera ha approvato il cosiddetto “decreto Albania”. Il testo passa ora al Senato

16 Maggio 2025 - Con 126 sì, 80 no e 1 astenuto l’aula della Camera ha approvato ieri il decreto legge recante disposizioni urgenti per il contrasto dell'immigrazione irregolare, il cosiddetto "decreto Albania", su cui ieri era arrivato l’ok alla fiducia. Il testo passa ora al Senato. Il decreto di fatto estende la categoria di persone che possono essere condotte nelle strutture di trattenimento realizzate in Albania, includendovi coloro i quali sono destinatari di provvedimenti di trattenimento convalidati o prorogati. Di fatto, così, le strutture in Albania diventerebbero come i Cpr già presenti in Italia. Nell'ambito della procedura del trattenimento dello straniero, spiega la legge, è fatta salva la facoltà di disporre il trasferimento dello stesso in altro centro, senza che venga meno il trattenimento adottato e che sia richiesta una nuova convalida. Nel corso dell'esame in sede referente sono state introdotte rispetto al testo originario del decreto le seguenti disposizioni: lo straniero trasferito nelle strutture in Albania vi permane anche se ha presentato domanda di asilo, se vi sono fondati motivi per ritenere che la domanda è stata presentata al solo scopo di ritardare o impedire l'esecuzione del respingimento o dell'espulsione; in caso di mancata convalida del provvedimento di trattenimento in presenza di una domanda di asilo di cui si sospetta che sia stata presentata a scopo dilatorio, si prevede la possibilità di emanare un nuovo provvedimento di trattenimento per un altro dei motivi previsti dalla legge; viene estesa l'applicazione della procedura accelerata di esame delle domande di asilo alla frontiera. Inoltre si autorizza la cessione a titolo gratuito di due motovedette all'Albania; viene estesa al 2026 la facoltà, per la realizzazione, la localizzazione nonché l'ampliamento dei centri di permanenza per i rimpatri (CPR), di derogare alle disposizioni di legge ad eccezione di quelle penali, antimafia e dell'Unione europea. Con l’approvazione del cosiddetto “decreto Albania” da parte della Camera dei Deputati e in attesa del passaggio definitivo al Senato, il Tavolo Asilo e Immigrazione (Tai) esprime forte preoccupazione (fonte: SIR) per la legittimazione di un sistema di confinamento extraterritoriale che, secondo quanto documentato da varie delegazioni in loco, risulta “opaco, privo di garanzie e incompatibile con i principi dello Stato di diritto”. Una delegazione del Tai, al quale aderiscono numerose organizzazioni che si occupano di immigrazione, si trova in questi giorni a Gjadër, in Albania, insieme a parlamentari del gruppo di contatto. Dopo aver da mesi segnalato lo spreco di denaro pubblico investito nelle strutture extraterritoriali in Albania, S.E. mons. Gian Carlo Perego, già in marzo a Napoli, a proposito della prospettiva di trasformare i centri in Cpr, aveva parlato soprattutto di una mancanza di realismo: "Ditemi voi se sia tale una la soluzione all’irregolarità nel nostro Paese – dove si stimano tra 300 e i 400 mila irregolari – quella dei 1.000 posti totali dei centri in Albania”. Aldilà delle numerose preoccupazioni sul rispetto dei diritti elementari e sulle condizioni di vita di coloro che vi sono trattenuti all'interno, i Cpr - come spiegato recentemente anche su Migranti Press - soprattutto sono inutili.