Primo Piano

Il no delle religioni alla guerra: a Berlino l’incontro internazionale per la pace

30 Agosto 2023 - Roma - In un tempo in cui nuovi muri si innalzano e aumenta la rassegnazione di fronte a guerre che si eternizzano, come quella in Siria, e al drammatico conflitto che si combatte ancora, dopo un anno e mezzo, in Ucraina, il popolo della pace si darà appuntamento a Berlino, dal 10 al 12 settembre, per l’Incontro internazionale “L’audacia della pace”, il trentasettesimo nello “spirito di Assisi”, dopo la prima preghiera delle religioni mondiali voluta da Giovanni Paolo II. Promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con la Chiesa cattolica e quella evangelica di Berlino, l’evento  prevede un’assemblea inaugurale, 20 forum tematici e una cerimonia finale. Come ha spiegato il presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, la scelta di Berlino è altamente simbolica: “In una stagione che vede risorgere tanti muri e crescere polarizzazioni preoccupanti, l’esempio di una città, grande capitale europea, dove un muro è caduto per la forza delle democrazie, del dialogo e della pazienza di costruire canali di pace, è fondamentale e dà speranza per il futuro”. Numerosi i leader religiosi e le personalità delle istituzioni e del mondo della cultura che interverranno, provenienti da 33 paesi di tutti i continenti. Tra loro il presidente e il cancelliere tedeschi, Frank-Walter Steinmeier (all’inaugurazione) e Olaf Scholz (in dialogo, in un forum, con Andrea Riccardi), il presidente della Guinea Bissau Umaro Sissoco Embalò, il Grande Imam di Al-Azhar Ahmed Al-Tayyeb, il presidente della Conferenza dei rabbini europei, Pinchas Goldschmidt, il cardinale Matteo Zuppi e il patriarca assiro Mar Awa Royel dall’Iraq, insieme a delegazioni di diverse Chiese cristiane, dell’islam, dell’ebraismo e delle altre religioni mondiali, con delegazioni dal Giappone e dall’India per il buddismo e l’induismo. Il programma  prevede l’inaugurazione nel pomeriggio di domenica 10 settembre e, a seguire, 20 forum nella giornata di lunedì 11 e nella mattina di martedì 12 su temi come la crisi ambientale, i migranti, il dialogo interreligioso, la democrazia nell’età contemporanea, la globalizzazione, il disarmo e l’intelligenza artificiale. La cerimonia finale si svolgerà davanti alla Porta di Brandeburgo il pomeriggio del 12 settembre dove è atteso un messaggio di Papa Francesco e verrà letto l’appello di pace delle religioni mondiali. Previste anche testimonianze da paesi in guerra, come l’Ucraina e l’Afghanistan.

Migrantes: a Frascati l’incontro degli operatori pastorali per rom e sinti

30 Agosto 2023 - Roma – “I Rom nel cuore della Chiesa”: questo il tema dell’incontro nazionale degli operatori pastorali Migrantes che si svolgerà a Frascati dall’8 al 10 settembre. Il convegno si aprirà venerdì pomeriggio (8 settembre) con una preghiera animata da don Daniele Simonazzi. Il giorno successivo (sabato 9 novembre) la giornata si aprirà con i saluti del Direttore Generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Seguirà una relazione su “Rileggere attraverso la Parola l’esperienza insieme a Rom e Sinti” affidata a don Simonazzi del Comitato Campano con i Rom e alcune esperienze e testimonianze:  Parrocchia San  Giovanni Evangelista di Modena; Migrantes della diocesi di Carpi e dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. Nel pomeriggio relazione su “Migranti nella Bibbia ‘Una sfida Antropologica e Teologica all’accoglienza ospitale’” affidata al teologo Carmine De Sante mentre domenica la conclusione con una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Riccardo Lamba, Incaricato per la Migrantes della diocesi di Roma. Durante la tre giorni momenti di riflessione, confronto in stile sinodale e momenti di festa con canti e musiche della tradizione rom e sinta. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco: accogliere tutte le persone che hanno bisogno

30 Agosto 2023 -

Roma - Papa Francesco chiede di pregare per «le persone che vivono ai margini della società, in condizioni di vita disumane» nelle intenzioni del mese di settembre, perché «non siano dimenticate dalle istituzioni e non siano mai considerate scarti». È il passaggio centrale del video del Pontefice diffuso dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa per il mese di settembre. Di qui l’amara constatazione del Vescovo di Roma: «Una persona senzatetto che muore per strada non apparirà mai sulla prima pagina dei motori di ricerca di Internet o dei notiziari». E la domanda rivolta a tutti: «Come siamo potuti arrivare a questo livello di indifferenza?». Ad accompagnare le parole di Francesco sono le immagini che mostrano i senza dimora sui marciapiedi di Canada, Usa, Kenya, Camerun e India bambini di strada che passano le giornate lavando i vetri alle automobili ferme ai semafori di San Salvador, e ancora disabili in Spagna, Filippine e Centroamerica. E ci sono anche le baraccopoli a ridosso dei grattacieli a Vancouver, Buenos Aires e Rio de Janeiro. Un’umanità di vario genere che vive ai margini, secondo l’Onu il 10% della popolazione mondiale, più di 700 milioni di persone. Di qui il richiamo di Bergoglio: «Come possiamo permettere che la “cultura dello scarto” – in cui milioni di uomini e donne non valgono nulla rispetto al profitto economico – come possiamo permettere che questa cultura domini le nostre vite, le nostre città, il nostro modo di vivere? Ci verrà il torcicollo, a forza di guardare dall’altra parte per non vedere questa situazione». La risposta a tutto questo è, secondo Francesco, l’accoglienza.«Concentriamoci sull’accoglienza. Sull’accogliere tutte le persone che hanno bisogno. La “cultura dell’accoglienza”, dell’ospitalità, del dare un tetto, del dare un riparo, del dare amore, del dare calore umano».

Lampedusa: 130 operatori CRI nell’hotspot di Lampedusa

29 Agosto 2023 -
Lampedusa - “Grazie davvero agli operatori e ai volontari della Croce Rossa Italiana che anche in queste ore stanno garantendo la gestione dell’hotspot di Lampedusa nonostante momenti di criticità che hanno visto il centro essere sotto pressione per l’alto numero di persone accolte”. Lo scrive oggi Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa Italiana sui suoi profili social. “Ad essere impegnati sono quotidianamente 130 operatori tra cui quelli del settore emergenze, i mediatori culturali, il personale sanitario e gli psicologi. Un impegno straordinario che per noi significa esserci dove c’è più bisogno”.

Ucraini cattolici di rito bizantino: nuove norme per l’Esarcato

29 Agosto 2023 -

Roma  - Nuove norme per l’Esarcato per i fedeli ucraini cattolici di rito bizantino in Italia. Più stretti i rapporti con la Cei e con le rispettive diocesi italiane: è quanto stabilisce un Rescritto del Dicastero per le Chiese orientali, approvato dal Papa. Si stabilisce che «l’Esarcato è una porzione del popolo di Dio formato dai fedeli ascritti alla Chiesa sui iuris greco-cattolica ucraina, con domicilio o quasi domicilio in Italia e retta dall’esarca a nome del romano Pontefice». L’esarca è membro di diritto della Cei, di cui è vincolato alle norme che ne regolano il funzionamento, nonché le direttive. Si stabiliscono poi norme che rafforzano il coordinamento tra l’Esarcato e i vescovi delle diocesi anche per l’erezione di parrocchie e i rapporti tra i chierici grecocattolici e i sacerdoti cattolici che operano in uno stesso territorio.

Migrantes: da ieri la Summer School “Mobilità Umana e Giustizia Globale”

29 Agosto 2023 - Roma – Si è aperta ieri a Lignano Sabbiadoro (Ud) l’edizione 2023 della Summer School “Mobilità Umana e Giustizia Globale” promossa dalla Fondazione Migrantes, dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dal SIMI (Scalabrini International Migration Institute). Questa edizione – alla quale interverranno per la Fondazione Migrantes il presidente, l’arcivescovo mons. Gian Carlo Perego e il Direttore generale, mons. Pierpaolo Felicolo -  si svolge nel 60°anniversario della Pacem in Terris, per sottolineare l’urgenza di costruire un sistema di “governance globale capace di garantire a tutti gli uomini e le donne della Terra il diritto a una esistenza pacifica e dignitosa e lo stretto legame tra la pace e la giustizia sociale”, spiegano i promotori. Da ieri e fino a giovedì l’attenzione dei relatori e dei partecipanti – circa 25 da diverse diocesi italiane – si focalizzerà sul rapporto tra conflitti e mobilità forzata; sui confini – quelli fisici, fatti dai muri di cemento e di filo spinato che si stanno moltiplicando perfino all’interno del continente europeo, e quelli invisibili, eretti attraverso la distinzione tra chi ha e chi non ha diritto a essere accolto e protetto; sulle pratiche di accoglienza e sui bisogni di cura delle vittime delle guerre e degli esodi forzati. Ieri, dopo la presentazione della Summer School e degli enti promotori l’attenzione è stata sul tema “Tra passato e presente, tra inclusione ed esclusione. Quando erano gli italiani a scappare. Dalla convivenza all'esodo forzato” con una relazione affidata a Marco Plesnicar, direttore dell'Archivio di Stato di Gorizia. Nel pomeriggio visita guidata ai luoghi della "frontiera", l’incontro con Maria Grazia Ziberna, presidente provinciale dell'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e con il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna. Questa mattina il tema sarà “Difendere i profughi o difendersi dai profughi? La storia si ripete. Il nuovo volto della ‘Fortezza Europa’”, con una relazione affidata a Mauro Ungaro, presidente nazionale della Federazione Italiana Settimanali Cattolici. Seguirà Francisco Javier Cuenca-Bua dell’Universidad Rey Juan Carlos de Madrid che si concentrerà sul tema “La ‘difesa’ dei confini e le pratiche di ‘sconfinamento’. La politica europea di esternalizzazione dei controlli”. Nel pomeriggio visita a esperienze di accoglienza sul territorio e l’incontro con Giovanna Corbatto, garante del Comune di Gradisca d'Isonzo per i diritti delle persone recluse. Domani mattina, mercoledì 30 agosto, la terza sessione su “Curare le ferite. Prendersi cura dei profughi”. Sono previsti interventi su “Corpi violati e torturati” affidati a Tamara Amadio del Centro italiano per i rifugiati e su “Menti e cuori feriti. I più vulnerabili tra i vulnerabili” affidato a Giovanni Giulio Valtolina, responsabile del Settore Minori e Famiglia della Fondazione ISMU. Nel pomeriggio Laboratorio “Il Teatro dell'Oppresso tra i luoghi/ai confini della memoria. Pratiche di arte e liberazione/rielaborazione” a cura di Felicia Robles, docente presso il Ministero dell'Istruzione e del Merito. Giovedì tema della giornata sarà “Le guerre oscurate, i profughi che non vediamo” con relazioni su “Fuori dai riflettori. Conflitti dimenticati e guerre per procura nel quadro della ‘Terza Guerra mondiale a pezzi’”, affidata a Anna Pozzi, giornalista del mensile “Mondo e missione” e a Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes su “I ‘confini’ della mobilità forzata. I rifugiati che (non) trovano rifugio”. La sessione conclusiva, nel pomeriggio di giovedì, sarà su “Pace in terra agli uomini e alle donne che Dio ama” con una tavola rotonda che vedrà la partecipazione di p. Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale; di mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes e di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia, presidente della Caritas Italiana che presiederà, a conclusione della Summer School, una solenne celebrazione eucaristica. (R.Iaria)

Card. Zuppi: “il futuro del nostro Paese è una porta aperta, non un muro”

28 Agosto 2023 - Roma - “Cosa chiediamo alla Madonna di Mompileri? Che ci aiuti a vedere la pace là sotto la sciara terribile che è la guerra che distrugge tutto, che distrugge anche la speranza. Occorre scavare tanto perché possa venire fuori l’immagine più bella, l’immagine di Dio, che è l’immagine della pace”. Lo ha detto domenica sera il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, a margine della concelebrazione eucaristica che ha presieduto, davanti ai fedeli presenti, per il giubileo del santuario della Madonna della Sciara a Mompileri (Catania). Nell’intervento del card. Zuppi non è mancato un riferimento preciso al dramma dei migranti. “Il presidente Mattarella con grande capacità e con grande visione – ha detto Zuppi – ha indicato un futuro del nostro Paese, che è quello di essere una porta aperta. Una porta aperta non significa che entra chiunque, significa una porta e non un muro. I muri creano tanta clandestinità e tanta sofferenza. Le porte aperte con la disciplina, le regole di qualunque accesso, raccolgono la speranza di tanti e diventano luogo di futuro. Dobbiamo uscire dall’emergenza , oppure dobbiamo affrontare le emergenze, come quando arrivano 2500 persone in un giorno. Ma se c’è una struttura che non è l’emergenza, è molto più facile affrontare le prevedibili ondate straordinarie”.

Una circolare a fronte di nuovi arrivi di richiedenti asilo

28 Agosto 2023 - Roma - La circolare della Prefettura di Firenze, come di altre Prefetture  (Bologna, Ferrara, Genova, Siena…) in queste settimane,  a fronte di nuovi arrivi di richiedenti asilo via mare e via terra in Italia, in applicazione di una circolare del Ministero dell’Interno del 7 agosto c.a., informa le strutture di accoglienza che devono uscire dai CAS  ed  essere messi in strada le persone e le famiglie che hanno ottenuto o ottengono un titolo di protezione internazionale, indipendentemente dal fatto che abbiamo già la possibilità di una nuova abitazione e che non abbiano posto in una struttura del SAI.  Lo ha rilevato anche il Tavolo nazionale asilo in un suo comunicato, firmato da 23 enti e associazioni, tra cui la Fondazione Migrantes: “Dopo avere trasformato in poco tempo i CAS in meri parcheggi per richiedenti asilo, eliminando servizi primari quali l’informativa legale e l’assistenza psicologica, il 7 agosto 2023 il Ministero dell’interno ha emanato una circolare con cui ha dato indicazioni alle prefetture di disporre la cessazione immediata delle misure di accoglienza per coloro che sono riconosciuti titolari di protezione internazionale e speciale, senza aspettare il rilascio del permesso di soggiorno e senza provvedere al loro trasferimento nel SAI”. La circolare colpirà soprattutto gli ucraini, che hanno ottenuto una protezione temporanea, gli afgani, i sudanesi, i siriani, gli eritrei e tutti gli altri in fuga da guerre, a un anno e mezzo dall’accoglienza. Migliaia di persone e famiglie si troveranno senza un alloggio e una risorsa per il mantenimento, a carico delle città e dei Paesi, dei Comuni, senza alcuna risorsa. Le Caritas, le Migrantes e altre realtà di accoglienza hanno già dichiarato che non metteranno in strada nessuno, soprattutto le situazioni più fragili. Questo significa che saranno non più a carico della Prefettura, ma dei singoli enti di accoglienza. Piuttosto che aumentare i posti in accoglienza, come avvenne nel 2016 quando in un anno gli sbarchi furono 180.000, il Governo preferisce limitare le accoglienze e abbandonare i rifugiati a se stessi. Una situazione vergognosa, che non tutela il diritto costituzionale ed europeo all’asilo. (mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo, Presidente Cemi e Fondazione Migrantes)

La posta in gioco

28 Agosto 2023 - Roma - "Intelligenze artificiali e Pace" è il titolo del messaggio di Papa Francesco per la 57ª Giornata mondiale della pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2024. Lo ha annunciato lo scorso 7 agosto il Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale e, come in passato, verrà reso noto l’8dicembre. “I notevoli progressi compiuti nel campo delle intelligenze artificiali - si sottolinea nel comunicato del Dicastero - hanno un impatto sempre più profondo sull’attività umana, sulla vita personale e sociale, sulla politica e l’economia. Papa Francesco sollecita un dialogo aperto sul significato di queste nuove tecnologie, dotate di potenzialità dirompenti e di effetti ambivalenti”. Anche quest’estate la cronaca interna e internazionale ha lasciato ben intravvedere che la sfida dell’Intelligenza Artificiale (AI) non è affatto distante dalla quotidianità e quanto è avvenuto e sta avvenendo ravviva la raccomandazione a prendere a cuore la posta in gioco assumendo la responsabilità di conoscere e approfondire contenuti, rischi e opportunità che vengono dai risultati e dallo sviluppo della ricerca tecnologica e scientifica. Molti interrogativi si sono aperti in particolare sul piano etico considerando le possibilità di avere una macchina fuori controllo o sotto il controllo del male, una macchina che potrebbe mettere a grave rischio il futuro dell’uomo e del pianeta. “L’urgenza di orientare la concezione e l’utilizzo delle intelligenze artificiali in modo responsabile, perché siano al servizio dell’umanità e della protezione della nostra casa comune - afferma il Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo sostenibile- esige di estendere la riflessione etica all’ambito dell’educazione e del diritto. La tutela della dignità della persona e la cura per una fraternità effettivamente aperta all’intera famiglia umana sono condizioni imprescindibili perché lo sviluppo tecnologico possa contribuire alla promozione della giustizia e della pace nel mondo”. In questa prospettiva nel febbraio 2020 si era costituito un gruppo di lavoro che nel gennaio di quest’anno ha reso noto un documento a firma di cattolici, ebrei e musulmani definito “Rome Call for AI Ethics” per cercare di favorire un approccio etico all’Intelligenza Artificiale anche coinvolgendo specifiche istituzioni nazionali e internazionali. “Le adesioni alla Rome Call - ha spiegato la Pontificia Accademia per la Vita che coordina il percorso - sono cresciute nel tempo, sono un passo significativo per promuovere un’antropologia digitale, con tre coordinate fondamentali: l’etica, l’educazione e il diritto». Tutti questi percorsi - compresa la legge sull’AI approvata dal Parlamento Ue e che entro fine anno dovrebbe ricevere via libera dalle altre istituzioni comunitarie - sono da conoscere e seguire perché la posta in gioco è veramente molto alta: lo conferma anche l’annuncio del tema del messaggio per la Giornata mondiale della pace 2024. Paolo Bustaffa

Card. Zuppi: “l’accoglienza non è un pericolo: è aprirsi al futuro”

28 Agosto 2023 - Roma “Come si fa a definire ‘emergenziale’ la questione migratoria? Fa parte della storia recente e dell'attualità d'Italia ormai da lungo tempo. E sarà così per anni. Bisogna predisporre prima possibile un sistema strutturato di assistenza e integrazione per affrontare finalmente le criticità con lucidità ed efficacia. Rendendole un'opportunità”. E’ quanto dice oggi, in una intervista al quotidiano “La Stampa”, il card. Metteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiani sottolineando che “l'accoglienza non è un pericolo: è aprirsi al futuro”. La realtà migratoria – ha spiegato il porporato - è “un fenomeno che non è emergenziale. Come si fa a definirlo emergenziale?.Non lo è da anni, decenni ormai. E non lo sarà per anni, considerando i disequilibri, la demografia, le scarse ed episodiche risposte messe in campo finora. Non sono liberi di restare e nemmeno di partire! La migrazione fa parte della storia e dell'attualità d'Italia, ormai da lungo tempo. Se si continua a tentare di gestirla con la concezione dell'emergenza e basta, saremo sempre in balia e vittime dell'agitazione e della paura, oltre che spettatori di tragedie del mare inaccettabili”. Per il card. Zuppi “momenti drammatici e dinamiche complesse saranno sempre da mettere in conto, purtroppo, ma se noi riusciamo presto a impostare un piano strutturale che parta dal governo e coinvolga tutti gli interlocutori attivi nell'accoglienza e nell'integrazione di quanti arrivano in Italia - chiedendo all'Ue di assumersi le proprie responsabilità - potremo essere più pronti ad affrontarli in modo costruttivo. Altrimenti avremo l'impressione di svuotare l'oceano con le mani. Certo, è una sfida enorme, epocale, ma proprio per questo non possiamo più ‘derubricarla’ a emergenza, altrimenti non ci avvicineremo mai a una soluzione. È urgente trasformare l'emergenza in piano d'azione, per predisporre finalmente meccanismi strutturati, a livello italiano e anche europeo”. “Dobbiamo – aggiunge ancora nella lunga intervista il presidente della Cei - uscire dalla logica limitata ai Cas (Centri di accoglienza straordinaria), occorre investire analogamente tanto anche sui Sai (Sistema accoglienza integrazione). E serve anche garantire all'interno dei Cas vari servizi fondamentali - come l'informazione legale e il sostegno psicologico - perché altrimenti diventano solo tremendi parcheggi, peraltro già pieni. In più in questo modo si continua a creare clandestinità, perché non si sa più dove e come collocare queste persone, che invece potrebbero intraprendere percorsi di integrazione con i Sai. Così potremo rendere le emergenze opportunità. E guidare meglio i flussi, che non sono solo una complicazione numerica, cioè di ‘quanti ce ne servono’”. Per il card. Zuppi si pongono ancora i temi della casa, del lavoro, della scuola. Questi percorsi devono funzionare in modo efficace, e non con tempi eterni e procedure che diventano dei labirinti che aumentano l'incertezza, e quindi la clandestinità. E la litigiosità, come quella tra alcuni sindaci. E anche la paura da parte dei cittadini, che avvertono come una presenza ulteriormente minacciosa tutte quelle persone proprio perché ‘parcheggiate’ malamente. Poi, siamo chiamati a passare da un'idea di sicurezza a un'idea di sviluppo” come il rispondere alla richiesta di manodopera. Il governo – ha spiegato il cardinale - con “saggezza ha aumentato il numero di ingressi di lavoratori consentiti, e probabilmente ne serviranno ancora di più, se vogliamo guardare a un avvenire all'altezza dei problemi. Le tante pratiche di permessi devono essere snellite. Bisogna garantire di più il passaggio ai permessi di lavoro per evitare che poi si cerchi la clandestinità. Su alcuni aspetti si può ricorrere ai patronati, o ad altre forme che possono aiutare a velocizzare gli iter”. Oggi occorre – ha concluso il presidente dei vescovi italiani -  “cambiare l'approccio emergenziale in un intervento sistemico, organizzato e articolato. La Chiesa è in campo anche per questo. Siamo sempre stati interlocutori attenti, mai strumentali, sempre leali, con tutti i governi. E anche con l'attuale esecutivo c'è stata un'interlocuzione e continuerà a esserci, per fronteggiare insieme le problematiche, e anche per manifestare il nostro punto di osservazione”. L’accoglienza è “un valore cristiano e un valore umano. Coincidono pienamente. L'accoglienza non è un pericolo: apre al futuro. Non lo limita, lo permette. E ci consente anche di vivere il presente: se non avessimo accolto migliaia di donne che oggi lavorano come badanti nelle nostre case, per la gran parte delle famiglie italiane la vita sarebbe insostenibile. E questo avviene anche in tante aziende”. (R.I.)

Mci Germania: è morto don Minella

24 Agosto 2023 - Belluno - A  Pedavena (BL)  il 21 agosto scorso,  presso la Casa P. Kolbe dove abitava in questi ultimi anni, è deceduto, all’età di 93 anni, don Giuseppe Minella.  Il “Gazzettino” nella cronaca di Feltre ne descrive, a firma di Eleonora Scarton,  la lunga attività sacerdotale definendolo “sacerdote amico dei ragazzi e studenti”. Effettivamente don Minella, sacerdote nella diocesi di Belluno-Feltre dal 1954, di formazione intellettuale con la  laurea in lettere  nel 1974, si è particolarmente dedicato ai giovani con diversi incarichi: vice-direttore nel Collegio vescovile  di Feltre (1954-1955), vicario cooperatore nella parrocchia del Duomo  di Feltre ( 1955-1957), poi nuovamente  vice-direttore  del Collegio vescovile (1957-1958), risiedendo in Seminario (1958-1959), direttore della Casa dello Studente  (1971-1974) e cappellano della Colonia “Stella maris” di Feltre (1972- 1977), assistente diocesano di Azione Cattolica ( 1955-1960 ) e presso la Comunità  “Opus Mariae reginae”  di Santa Giustina, parroco a Mugnai  ( 1959-1965) e poi Porcen  (1974-2006), insegnante di lettere presso l’Istituto Geometri di Feltre. Nella fitta  serie  dei suoi impegni diocesani quello di “ missionario per gli emigrati italiani a Colonia (1965-1968 ). Ed effettivamente per don Minella l’attività in Germania è stata una  parentesi ristretta nella sua vita. Ma, come poi mi disse, “tonificante e significativa, indimenticabile”. Non più con giovani e studenti ma per infaticati operai o giovani intraprendenti con una famiglia da sostenere o da formare.  Don Minella aveva chiesto al suo Vescovo, Mons. Muccin, di fare una esperienza missionaria  ed il Vescovo gli aveva proposto gli operai italiani in Germania.. Qui l’allora direttore dei missionari italiani d’intesa con il coordinatore diocesano dei sacerdoti stranieri della grande arcidiocesi di Colonia, Mons Schlafke, gli affida l’apertura di una nuova sede a Remscheid,  con una popolazione di ca. 4.500 anime,  scorporandola dalla troppo vasta Missione di Solingen. Bisognava innanzi tutto impegnarsi ad imparare la lingua  tedesca e poi a conoscere il territorio della Missione, trovare collaboratori, creare nuclei di presenza nelle diverse località della sua zona ed avere una sede. Davvero un brusco cambiamento nella esperienza precedente. Già la sistemazione, detta provvisoria, ma rimasta definitiva, presso una anziana signora protestante, la Frau Lehmann,  lo aveva un po’ impensierito. Ma poi ne è maturato un buon rapporto ed è stata una grande opportunità per apprendere la lingua tedesca. Con la sua cultura e le doti di canto e suono, con la sua attenzione alle persone e tenace impegno ben presto don Giuseppe organizza luoghi e tempi di incontro e raduno della popolazione italiana della zona. Così è nata la nuova Missione italiana di Remscheid. Per la Chiesa Cattolica sono anche gli anni del provvidenziale Concilio Ecumenico Vaticano II (1963-68). E don Minella sente l’esigenza di un periodo di aggiornamento culturale. D’intesa con i superiori il 10 ottobre 1968 lascia definitivamente la Missione di Remscheid. Una esperienza “breve ed intensa, talvolta faticosa , ma anche gratificante”, come ha scritto, e  “avanti  verso la nuova esperienza di studio in Roma”. Qui ottiene la licenza in Teologia Universale presso l’Università Lateranense nel 1969 e nel 1970 la laurea in Teologia. Avrebbe  voluto ritornare in Germania ma il Vescovo lo nomina direttore della Casa dello Studente di Feltre. Riprende allora   gli studi con la laurea in Filosofia(1974). Il Vescovo lo nomina parroco di  Santa Giustina e  ed insegnante di Storia al  Liceo del Seminario di Belluno (1975). Il Signore, pastore eterno delle nostre anime ha certamente accolto questo suo zelante sacerdote. Al vescovo di Belluno-Feltre e  alla famiglia la vicinanza della Fondazione Migrantes. (Silvano Ridolfi)

Villa Literno: oggi il ricordo di Jerry Masslo e di tutte le vittime di razzismo

24 Agosto 2023 -

Villa Literno - Oggi, a 34 anni dalla sua morte, la Comunità di Sant’Egidio invita tutti a ricordare Jerry Essan Masslo, il rifugiato sudafricano ucciso per rapina nella povera baracca dove viveva insieme ai suoi compagni per la raccolta dei pomodori. Il suo omicidio commosse l’Italia provocando la prima grande manifestazione antirazzista dell’ottobre 1989 e suggerendo i primi provvedimenti legislativi nei confronti degli immigrati. Alle 17.30 Sant'Egidio, insieme ad altre associazioni, si riunirà al cimitero di Villa Literno per commemorare la vita e il tragico destino di Masslo. La sua memoria - spiega - una nota - è "un richiamo costante a combattere le leggi ingiuste, l’odio e l’intolleranza che costringono molte persone a vivere ai margini della società. Ma è anche un impegno quotidiano per proteggere, più in generale, i diritti delle persone più vulnerabili che lavorano nelle nostre campagne, un richiamo a combattere lo sfruttamento, il caporalato e l’invisibilità di tanti che contribuiscono, in condizioni molto dure, alla nostra economia".

Mantova: sarà intitolata a papa Pio X la stazione ferroviaria da dove partivano i migranti italiani

22 Agosto 2023 - Mantova - Sarà intitolata a Giuseppe Sarto, vescovo di Mantova dal 1884 al 1893 – successivamente Papa Pio X – la stazione ferroviaria di Mantova.  L'inaugurazione avverrà nel prossimo mese di ottobre. Papa Pio X fu tra i primi ad interessarsi alle sorti dei tanti mantovani, e poi italiani, che all’epoca emigravano in cerca di fortuna. Questa sua attenzione ebbe origine dall’incontro personale con le centinaia di persone che transitavano dalla città di Mantova per recarsi alla stazione ferroviaria, in direzione del porto di Genova, da cui si sarebbero successivamente imbarcate per l’America. Il primo atto concreto del vescovo Sarto fu l’invio a tutti i sacerdoti della sua diocesi di una lettera pastorale – il 19 agosto 1887 – in cui manifestava la preoccupazione per la sorte di “tanti suoi figli” nei Paesi di destinazione, e invitava i sacerdoti ad avere numerose attenzioni nei loro confronti, di tipo spirituale ma anche di aiuto concreto, sia prima che dopo la partenza. Da papa, fondò il primo ufficio della Curia Romana dedicato all’emigrazione, invitando al contempo tutti i vescovi a proteggere i fedeli in partenza, anche costituendo in ogni diocesi un patronato per i migranti. La sua azione pastorale si intrecciò con quella di mons. Giovanni Battista Scalabrini, oggi santo, di Santa Francesca Saverio Cabrini e di mons. Geremia Bonomelli, fondatori di opere dedicate all’assistenza degli italiani emigrati all’estero. La memoria di questa attenzione e sollecitudine – quanto mai attuale in un tempo di grandi migrazioni, com’è quello che stiamo vivendo – ha indotto il vescovo Marco ad appoggiare la richiesta dell’associazione “Mantovani nel mondo”, condivisa anche dalla Fondazione Migrantes della CEI, di intitolare la stazione ferroviaria di Mantova al vescovo Giuseppe Sarto, poi papa Pio X, in quanto ricordare la sua azione “ci fa riflettere sull’esteso fenomeno dell’emigrazione dei nostri giorni, sui sentimenti comuni di carità e umanità nei confronti dei migranti in un impegno rivolto all’integrazione e alla comprensione reciproca”. Quest'anno ricorre tra l’altro anche il 120° anniversario dell’elezione a pontefice di San Pio X, per cui l’evento si inserirà in un calendario di eventi a lui dedicati. (R.Iaria)  

Card. Lojudice: manca un’organizzazione efficace dell’accoglienza di passaggio

22 Agosto 2023 - Siena - "C’è sempre un grave problema tipicamente italiano; non c’è un’organizzazione efficace dell’accoglienza di passaggio. Le statistiche internazionali ribadiscono che l’Italia è tra il 15° e il 20° posto per numero di migranti che restano nel Paese. Abbiamo un problema geografico irrisolvibile: la stragrande maggioranza dei migranti che vengono dal Mediterraneo passano dall’Italia. Non so perché non riusciamo a organizzare un passaggio serio, senza lager né respingimenti, né lasciandoli affogare in mare. Possibile che Lampedusa debba essere l’unico centro? Dovrebbe ospitarne 200 e ne ha sempre duemila". Lo dice oggi in una intervista al Quotidiano Nazionale il card. Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena -Colle di Val d'Elsa-Montalcino  e membro della Commissione Episcopale per le Migrazioni della Cei. Il porporato evidenzia la difficoltà di modificare il Trattato di Dublino. L’incontro tra una ventina di ministri dei Paesi europei – dice - non ha prodotto risultati. Il principio non è accogliere o non accogliere, finché si affronta così il problema, si alza solo un polverone che nasconde tutto. Tanto in Italia arriveranno migliaia e migliaia di migranti, forse milioni in 20 anni. Non si fermeranno perché non è un Paese appetibile, attraente per il loro futuro. Preferiranno andare in Francia o Germania, le loro mete ideali". "Migliaia di arrivi – aggiunge -  complicano le cose, questo è certo. Ma se guardiamo alla provincia di Siena, le cose stanno migliorando. Ci stiamo specializzando nell’accoglienza dei pakistani, dei richiedenti asilo provenienti dalla rotta balcanica. Dovremo affrontare anche altre emergenze. Ci sono Comuni che fanno molto, altri che potrebbero fare di più". (R.Iaria)

Card. Zuppi: la pace richiede la giustizia e la sicurezza

21 Agosto 2023 -
Rimini - “Pace non significa tradimento. La pace richiede la giustizia e la sicurezza. Non ci può essere una pace ingiusta, premessa di altri conflitti, c’è un aggressore e un aggredito, serve una pace sicura per il futuro”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, aprendo ieri pomeriggio i lavori del Meeting di Rimini. sul tema “L’esistenza umana è un’amicizia inesauribile”. Il card. Zuppi ha ribadito che “la sicurezza richiede sempre il coinvolgimento di tutti. Se vuoi la pace prepara la pace. È questo il grande impegno che dobbiamo cercare con responsabilità”. Nella guerra in Ucraina ci sono “tante persone che muoiono, un odio che diventa profondo, un inquinamento che diventa insopportabile in tutto l’ambiente”. “Questa è una guerra mondiale davvero”, ha aggiunto il cardinale che ha invocato “un’amicizia sociale e libera” come quella auspicata da Papa Francesco. “L’amicizia sociale ci accende il mondo intorno, perché la periferia non è solo geografica, è anche quella del vicino di casa”. Ripercorrendo, poi, le tappe della sua missione di pace il presidente della Cei ha concluso: “Vivo con la consapevolezza di quanta gente prega per la pace. Mi dà una responsabilità in più, ma anche il senso di una grande invocazione che ci spinge a trovare la via della pace. Immaginare un mondo senza guerra non è una ingenuità. Il dialogo non è accettare una pace ingiusta”.

Papa Francesco invita alla preghiera per la pace in Niger e la stabilità nel Sahel

21 Agosto 2023 -
Città del Vaticano - “Seguo con preoccupazione quanto sta accadendo in Niger. Mi unisco all’appello dei vescovi in favore della pace nel Paese e della stabilità della Regione del Sahel”. Così, ieri mattina, Papa Francesco, dopo la preghiera dell’Angelus, recitata, affacciandosi alla finestra del Palazzo apostolico vaticano, con i fedeli e i pellegrini riuniti a Piazza San Pietro. “Accompagno con la preghiera gli sforzi della comunità internazionale per trovare al più presto una soluzione pacifica per il bene di tutti. Preghiamo per il caro popolo nigerino”, l’invito del Pontefice. E, ha aggiunto, “invochiamo la pace anche per tutte le popolazioni ferite da guerre e violenze, specialmente preghiamo per l’Ucraina, che da tanto tempo soffre”.

Mci in Europa: mons. Felicolo visita alcune comunità italiane

21 Agosto 2023 - Roma - E' iniziata ieri dal Belgio la visita del direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, ad alcune comunità italiane in Europa. Ieri pomeriggio ha partecipato alla celebrazione della Prima Messa, nella Chiesa della Sacra Famiglia, sede della Missione Cattolica Italiana di Genk, del neo sacerdote italiano, emigrato in Belgio, don Gianluca Loperfido. Mons. Felicolo, oggi sarà con la comunità italiana della cittadina belga mentre da domani, accompagnato dal responsabile della Missione Cattolica Italiana di Genk, don Gregorio Aiello, sarà in Lussemburgo e successivamente mercledì 23 agosto le comunità italiane di  Moers e  Krefeld in Germania. (R.Iaria)

Mci Svizzera: e’ morto don Bressani

18 Agosto 2023 - Cremona - E’ morto questa mattina don Giuseppe Bressani per tanti anni sacerdote impegnato nella pastorale con gli italiani in Svizzera. Nato a Caravaggio, nella diocesi di Cremona, il 14 novembre 1952, don Giuseppe Bressani è stato ordinato sacerdote il 26 giugno 1976. Ha iniziato il proprio ministero come vicario di Fontanella e, sempre come vicario parrocchiale, era stato successivamente a Mozzanica (1983-1990) e Soncino nella parrocchia S. Maria Assunta e S. Giacomo apostolo (1990-1993). Nel 1993 ha raggiunto la Svizzera, dove per quasi trent’anni è stato missionario al servizio degli emigrati italiani nella Svizzera tedesca, ad Aarau, cittadina di 15mila abitanti, capitale del Cantone Argovia. La Missione Cattolica Italiana comprende complessivamente un territorio che si estende su una quindicina di parrocchie, per circa 4.200 nuclei famigliari. Negli anni di ministero in Svizzera don Bressani ha intessuto una buona collaborazione con le parrocchie locali, così come con gli altri missionari presenti nel cantone d’Argovia. L’impegno pastorale negli anni è stato a non ridurre la pastorale ai soli sacramenti, uno forzo supportato dai vari gruppi: quello dei giovani, dei piccolissimi, la corale, quello missionario, ministranti, lettori, ministri straordinari della Eucarestia e un gruppo della terza età. Insomma una comunità vivace capace di realizzare tante attività. “Questo tempo è stato molto bello e crediamo molto fruttuoso – il saluto degli altri missionari d’Argovia al momento del rientro in Italia di don Bressani – per la comunità cattolica di questo cantone. Insieme abbiamo lavorato, reciprocamente ci siamo incoraggiati nei momenti della stanchezza e insieme gioito per i piccoli o grandi successi. La comunità italiana d’Argovia ti deve tanto. Non solo per le tante iniziative messe in atto, ma anche per averci messo il cuore”. Negli anni di servizio di don Bressani erano più di 600mila (compresi coloro che hanno il doppio passaporto) gli italiani presenti nella Confederazione elvetica, con ancora tanti nuovi arrivi da parte di chi superava le Alpi in cerca di un lavoro. Nel giugno 2019 il vescovo Antonio Napolioni aveva fatto visita ai due sacerdoti diocesani missionari in Svizzera: don Bressani e don Francesco Migliorati. Rientrato in Italia alla fine del 2022, don Giuseppe Bressani era collaboratore parrocchiale nella parrocchia Ss. Fermo e Rustico di Caravaggio. A celebrare i funerali, lunedì 21 agosto alle 10, sarà il vescovo di Cremona, mns. Antonio Napolioni. Al vescovo della diocesi di Cremona e alla famiglia la vicinanza della Fondazione Migrantes. (R.I.)

Mci Genk: domenica la prima messa di don Loperfido. Concelebrerà il direttore della Migrantes, mons. Felicolo

18 Agosto 2023 - Genk – Il neo sacerdote italiano, emigrato in Belgio, don Gianluca Loperfido, celebrerà la sua Prima Messa domenica 20 agosto alle ore 15 nella Chiesa Sacra Famiglia, sede della Missione Cattolica Italiana di Genk. Una celebrazione in lingua olandese e italiana, espressione del suo servizio,  “dono anche della Fede della Chiesa d'origine italiana alla Chiesa qui nelle Fiandre”, spiegano alla Mci. Alla celebrazione sarà presente il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo insieme al responsabile della comunità italiana don Gregorio Aiello. Don Loperfido, originario della diocesi di Taranto ma emigrato in Belgio, è stato ordinato sacerdote lo scorso 15 agosto nella parrocchia San Martino di Genk, in Belgio, nel corso di una celebrazione eucaristica presieduta da mons. Patrick Hoogmaartens, vescovo della diocesi di Hasselt.  Nato a Taranto il 21 marzo del 1990 il neo sacerdote ha svolto lavoro pastorale negli ultimi anni in quattro parrocchie della diocesi belga. Mons. Felicolo, dopo la celebrazione della Prima Messa di don Loperfido visiterà, accompagnato da don Aiello, alcune Missioni cattoliche italiane: il 22 agosto in Lussemburgo, mercoledì 23 agosto Moers e  Krefeld in Germania. (Raffaele Iaria)

Mons. Perego: serve uno scatto di umanità

17 Agosto 2023 -
Città del Vaticano - “2060 persone lasciate morire nel mare, tra cui bambini, donne e anziani, è una tragedia che sta diventando sempre più un massacro”. Lo ha detto a Radio Vaticana – Vatican News mons.  Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Migrantes. “È una situazione drammatica", ha aggiunto, che  che "crescerà sempre di più, perché l’instabilità di diversi Paesi dell’Africa Subsahariana, a cui si sta aggiungendo anche il Niger, non farà altro che creare ulteriori movimenti e cammini”. Le vittime così numerose possono essere paragonate a un popolo che viene lasciato morire, sottolinea ancora l'arcivescovo e “questo deve interpellare la nostra coscienza e la nostra responsabilità". Per il presideente di Migrantes non è il tempo "di sole parole", ma piuttosto è il momento "di ripensare a un’operazione di soccorso nel Mediterraneo che interpelli tutta l’Europa” e che "sia capace di intercettare e salvare le persone. Al tempo stesso, è fondamentale una riforma del sistema di asilo europeo e un piano di cooperazione internazionale nei confronti di tutti i Paesi impegnanti nell’accoglienza. “Questo, però - precisa - richiede molto tempo, nel frattempo c’è assolutamente bisogno che le persone non vengano lasciate morire”. La situazione è preoccupante non solamente in mare, ma anche in un secondo momento, dopo gli sbarchi. Per mons. Perego c’è bisogno di un sistema che possa veramente aiutare le persone a inserirsi nel Paese di arrivo. Sono fondamentali i permessi di protezione umanitaria, grazie ai quali le persone potrebbero mettersi da subito a lavorare e costruirsi così una certa autonomia. “Purtroppo, il sistema di accoglienza in queste ore sta avendo una battuta d’arresto – sottolinea ancora Perego – perché molte persone sono costrette a lasciare i centri per fare posto ai nuovi migranti che stanno arrivando. Ognuno ha bisogno di essere tutelato nella sua dignità e questo è un impegno che noi stiamo portando avanti, aprendo nuove case e centri”. Oggi, per il presidente dell'organismo pastorale della Cei “bisogna dare più possibilità alle persone di poter vivere nella propria terra in pace e di poter avere quei mezzi che possono concedere loro di costruirsi una vita sul territorio”:  anche il tema del debito estero  "è  ancora una piaga che tante volte non permette ai Paesi più poveri di poter impegnare molte risorse in progetti scolastici, sanitari e di sviluppo”. (R.I.)