Primo Piano
Migrantes: a Frascati l’incontro degli operatori pastorali per rom e sinti
Papa Francesco: accogliere tutte le persone che hanno bisogno
Roma - Papa Francesco chiede di pregare per «le persone che vivono ai margini della società, in condizioni di vita disumane» nelle intenzioni del mese di settembre, perché «non siano dimenticate dalle istituzioni e non siano mai considerate scarti». È il passaggio centrale del video del Pontefice diffuso dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa per il mese di settembre. Di qui l’amara constatazione del Vescovo di Roma: «Una persona senzatetto che muore per strada non apparirà mai sulla prima pagina dei motori di ricerca di Internet o dei notiziari». E la domanda rivolta a tutti: «Come siamo potuti arrivare a questo livello di indifferenza?». Ad accompagnare le parole di Francesco sono le immagini che mostrano i senza dimora sui marciapiedi di Canada, Usa, Kenya, Camerun e India bambini di strada che passano le giornate lavando i vetri alle automobili ferme ai semafori di San Salvador, e ancora disabili in Spagna, Filippine e Centroamerica. E ci sono anche le baraccopoli a ridosso dei grattacieli a Vancouver, Buenos Aires e Rio de Janeiro. Un’umanità di vario genere che vive ai margini, secondo l’Onu il 10% della popolazione mondiale, più di 700 milioni di persone. Di qui il richiamo di Bergoglio: «Come possiamo permettere che la “cultura dello scarto” – in cui milioni di uomini e donne non valgono nulla rispetto al profitto economico – come possiamo permettere che questa cultura domini le nostre vite, le nostre città, il nostro modo di vivere? Ci verrà il torcicollo, a forza di guardare dall’altra parte per non vedere questa situazione». La risposta a tutto questo è, secondo Francesco, l’accoglienza.«Concentriamoci sull’accoglienza. Sull’accogliere tutte le persone che hanno bisogno. La “cultura dell’accoglienza”, dell’ospitalità, del dare un tetto, del dare un riparo, del dare amore, del dare calore umano».
Lampedusa: 130 operatori CRI nell’hotspot di Lampedusa
Ucraini cattolici di rito bizantino: nuove norme per l’Esarcato
Roma - Nuove norme per l’Esarcato per i fedeli ucraini cattolici di rito bizantino in Italia. Più stretti i rapporti con la Cei e con le rispettive diocesi italiane: è quanto stabilisce un Rescritto del Dicastero per le Chiese orientali, approvato dal Papa. Si stabilisce che «l’Esarcato è una porzione del popolo di Dio formato dai fedeli ascritti alla Chiesa sui iuris greco-cattolica ucraina, con domicilio o quasi domicilio in Italia e retta dall’esarca a nome del romano Pontefice». L’esarca è membro di diritto della Cei, di cui è vincolato alle norme che ne regolano il funzionamento, nonché le direttive. Si stabiliscono poi norme che rafforzano il coordinamento tra l’Esarcato e i vescovi delle diocesi anche per l’erezione di parrocchie e i rapporti tra i chierici grecocattolici e i sacerdoti cattolici che operano in uno stesso territorio.
Migrantes: da ieri la Summer School “Mobilità Umana e Giustizia Globale”
Card. Zuppi: “il futuro del nostro Paese è una porta aperta, non un muro”
Una circolare a fronte di nuovi arrivi di richiedenti asilo
La posta in gioco
Card. Zuppi: “l’accoglienza non è un pericolo: è aprirsi al futuro”
28 Agosto 2023 - Roma “Come si fa a definire ‘emergenziale’ la questione migratoria? Fa parte della storia recente e dell'attualità d'Italia ormai da lungo tempo. E sarà così per anni. Bisogna predisporre prima possibile un sistema strutturato di assistenza e integrazione per affrontare finalmente le criticità con lucidità ed efficacia. Rendendole un'opportunità”. E’ quanto dice oggi, in una intervista al quotidiano “La Stampa”, il card. Metteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiani sottolineando che “l'accoglienza non è un pericolo: è aprirsi al futuro”. La realtà migratoria – ha spiegato il porporato - è “un fenomeno che non è emergenziale. Come si fa a definirlo emergenziale?.Non lo è da anni, decenni ormai. E non lo sarà per anni, considerando i disequilibri, la demografia, le scarse ed episodiche risposte messe in campo finora. Non sono liberi di restare e nemmeno di partire! La migrazione fa parte della storia e dell'attualità d'Italia, ormai da lungo tempo. Se si continua a tentare di gestirla con la concezione dell'emergenza e basta, saremo sempre in balia e vittime dell'agitazione e della paura, oltre che spettatori di tragedie del mare inaccettabili”. Per il card. Zuppi “momenti drammatici e dinamiche complesse saranno sempre da mettere in conto, purtroppo, ma se noi riusciamo presto a impostare un piano strutturale che parta dal governo e coinvolga tutti gli interlocutori attivi nell'accoglienza e nell'integrazione di quanti arrivano in Italia - chiedendo all'Ue di assumersi le proprie responsabilità - potremo essere più pronti ad affrontarli in modo costruttivo. Altrimenti avremo l'impressione di svuotare l'oceano con le mani. Certo, è una sfida enorme, epocale, ma proprio per questo non possiamo più ‘derubricarla’ a emergenza, altrimenti non ci avvicineremo mai a una soluzione. È urgente trasformare l'emergenza in piano d'azione, per predisporre finalmente meccanismi strutturati, a livello italiano e anche europeo”. “Dobbiamo – aggiunge ancora nella lunga intervista il presidente della Cei - uscire dalla logica limitata ai Cas (Centri di accoglienza straordinaria), occorre investire analogamente tanto anche sui Sai (Sistema accoglienza integrazione). E serve anche garantire all'interno dei Cas vari servizi fondamentali - come l'informazione legale e il sostegno psicologico - perché altrimenti diventano solo tremendi parcheggi, peraltro già pieni. In più in questo modo si continua a creare clandestinità, perché non si sa più dove e come collocare queste persone, che invece potrebbero intraprendere percorsi di integrazione con i Sai. Così potremo rendere le emergenze opportunità. E guidare meglio i flussi, che non sono solo una complicazione numerica, cioè di ‘quanti ce ne servono’”. Per il card. Zuppi si pongono ancora i temi della casa, del lavoro, della scuola. Questi percorsi devono funzionare in modo efficace, e non con tempi eterni e procedure che diventano dei labirinti che aumentano l'incertezza, e quindi la clandestinità. E la litigiosità, come quella tra alcuni sindaci. E anche la paura da parte dei cittadini, che avvertono come una presenza ulteriormente minacciosa tutte quelle persone proprio perché ‘parcheggiate’ malamente. Poi, siamo chiamati a passare da un'idea di sicurezza a un'idea di sviluppo” come il rispondere alla richiesta di manodopera. Il governo – ha spiegato il cardinale - con “saggezza ha aumentato il numero di ingressi di lavoratori consentiti, e probabilmente ne serviranno ancora di più, se vogliamo guardare a un avvenire all'altezza dei problemi. Le tante pratiche di permessi devono essere snellite. Bisogna garantire di più il passaggio ai permessi di lavoro per evitare che poi si cerchi la clandestinità. Su alcuni aspetti si può ricorrere ai patronati, o ad altre forme che possono aiutare a velocizzare gli iter”. Oggi occorre – ha concluso il presidente dei vescovi italiani - “cambiare l'approccio emergenziale in un intervento sistemico, organizzato e articolato. La Chiesa è in campo anche per questo. Siamo sempre stati interlocutori attenti, mai strumentali, sempre leali, con tutti i governi. E anche con l'attuale esecutivo c'è stata un'interlocuzione e continuerà a esserci, per fronteggiare insieme le problematiche, e anche per manifestare il nostro punto di osservazione”. L’accoglienza è “un valore cristiano e un valore umano. Coincidono pienamente. L'accoglienza non è un pericolo: apre al futuro. Non lo limita, lo permette. E ci consente anche di vivere il presente: se non avessimo accolto migliaia di donne che oggi lavorano come badanti nelle nostre case, per la gran parte delle famiglie italiane la vita sarebbe insostenibile. E questo avviene anche in tante aziende”. (R.I.) Mci Germania: è morto don Minella
Bisognava innanzi tutto impegnarsi ad imparare la lingua tedesca e poi a conoscere il territorio della Missione, trovare collaboratori, creare nuclei di presenza nelle diverse località della sua zona ed avere una sede. Davvero un brusco cambiamento nella esperienza precedente. Già la sistemazione, detta provvisoria, ma rimasta definitiva, presso una anziana signora protestante, la Frau Lehmann, lo aveva un po’ impensierito. Ma poi ne è maturato un buon rapporto ed è stata una grande opportunità per apprendere la lingua tedesca. Con la sua cultura e le doti di canto e suono, con la sua attenzione alle persone e tenace impegno ben presto don Giuseppe organizza luoghi e tempi di incontro e raduno della popolazione italiana della zona. Così è nata la nuova Missione italiana di Remscheid. Per la Chiesa Cattolica sono anche gli anni del provvidenziale Concilio Ecumenico Vaticano II (1963-68). E don Minella sente l’esigenza di un periodo di aggiornamento culturale. D’intesa con i superiori il 10 ottobre 1968 lascia definitivamente la Missione di Remscheid. Una esperienza “breve ed intensa, talvolta faticosa , ma anche gratificante”, come ha scritto, e “avanti verso la nuova esperienza di studio in Roma”. Qui ottiene la licenza in Teologia Universale presso l’Università Lateranense nel 1969 e nel 1970 la laurea in Teologia. Avrebbe voluto ritornare in Germania ma il Vescovo lo nomina direttore della Casa dello Studente di Feltre. Riprende allora gli studi con la laurea in Filosofia(1974). Il Vescovo lo nomina parroco di Santa Giustina e ed insegnante di Storia al Liceo del Seminario di Belluno (1975). Il Signore, pastore eterno delle nostre anime ha certamente accolto questo suo zelante sacerdote. Al vescovo di Belluno-Feltre e alla famiglia la vicinanza della Fondazione Migrantes. (Silvano Ridolfi) Villa Literno: oggi il ricordo di Jerry Masslo e di tutte le vittime di razzismo
Villa Literno - Oggi, a 34 anni dalla sua morte, la Comunità di Sant’Egidio invita tutti a ricordare Jerry Essan Masslo, il rifugiato sudafricano ucciso per rapina nella povera baracca dove viveva insieme ai suoi compagni per la raccolta dei pomodori. Il suo omicidio commosse l’Italia provocando la prima grande manifestazione antirazzista dell’ottobre 1989 e suggerendo i primi provvedimenti legislativi nei confronti degli immigrati. Alle 17.30 Sant'Egidio, insieme ad altre associazioni, si riunirà al cimitero di Villa Literno per commemorare la vita e il tragico destino di Masslo. La sua memoria - spiega - una nota - è "un richiamo costante a combattere le leggi ingiuste, l’odio e l’intolleranza che costringono molte persone a vivere ai margini della società. Ma è anche un impegno quotidiano per proteggere, più in generale, i diritti delle persone più vulnerabili che lavorano nelle nostre campagne, un richiamo a combattere lo sfruttamento, il caporalato e l’invisibilità di tanti che contribuiscono, in condizioni molto dure, alla nostra economia".
Mantova: sarà intitolata a papa Pio X la stazione ferroviaria da dove partivano i migranti italiani
Card. Lojudice: manca un’organizzazione efficace dell’accoglienza di passaggio
Card. Zuppi: la pace richiede la giustizia e la sicurezza
Papa Francesco invita alla preghiera per la pace in Niger e la stabilità nel Sahel
Mci in Europa: mons. Felicolo visita alcune comunità italiane
Mci Svizzera: e’ morto don Bressani
18 Agosto 2023 - Cremona - E’ morto questa mattina don Giuseppe Bressani per tanti anni sacerdote impegnato nella pastorale con gli italiani in Svizzera. Nato a Caravaggio, nella diocesi di Cremona, il 14 novembre 1952, don Giuseppe Bressani è stato ordinato sacerdote il 26 giugno 1976. Ha iniziato il proprio ministero come vicario di Fontanella e, sempre come vicario parrocchiale, era stato successivamente a Mozzanica (1983-1990) e Soncino nella parrocchia S. Maria Assunta e S. Giacomo apostolo (1990-1993). Nel 1993 ha raggiunto la Svizzera, dove per quasi trent’anni è stato missionario al servizio degli emigrati italiani nella Svizzera tedesca, ad Aarau, cittadina di 15mila abitanti, capitale del Cantone Argovia. La Missione Cattolica Italiana comprende complessivamente un territorio che si estende su una quindicina di parrocchie, per circa 4.200 nuclei famigliari. Negli anni di ministero in Svizzera don Bressani ha intessuto una buona collaborazione con le parrocchie locali, così come con gli altri missionari presenti nel cantone d’Argovia. L’impegno pastorale negli anni è stato a non ridurre la pastorale ai soli sacramenti, uno forzo supportato dai vari gruppi: quello dei giovani, dei piccolissimi, la corale, quello missionario, ministranti, lettori, ministri straordinari della Eucarestia e un gruppo della terza età. Insomma una comunità vivace capace di realizzare tante attività. “Questo tempo è stato molto bello e crediamo molto fruttuoso – il saluto degli altri missionari d’Argovia al momento del rientro in Italia di don Bressani – per la comunità cattolica di questo cantone. Insieme abbiamo lavorato, reciprocamente ci siamo incoraggiati nei momenti della stanchezza e insieme gioito per i piccoli o grandi successi. La comunità italiana d’Argovia ti deve tanto. Non solo per le tante iniziative messe in atto, ma anche per averci messo il cuore”.
Negli anni di servizio di don Bressani erano più di 600mila (compresi coloro che hanno il doppio passaporto) gli italiani presenti nella Confederazione elvetica, con ancora tanti nuovi arrivi da parte di chi superava le Alpi in cerca di un lavoro. Nel giugno 2019 il vescovo Antonio Napolioni aveva fatto visita ai due sacerdoti diocesani missionari in Svizzera: don Bressani e don Francesco Migliorati. Rientrato in Italia alla fine del 2022, don Giuseppe Bressani era collaboratore parrocchiale nella parrocchia Ss. Fermo e Rustico di Caravaggio.
A celebrare i funerali, lunedì 21 agosto alle 10, sarà il vescovo di Cremona, mns. Antonio Napolioni. Al vescovo della diocesi di Cremona e alla famiglia la vicinanza della Fondazione Migrantes. (R.I.) Mci Genk: domenica la prima messa di don Loperfido. Concelebrerà il direttore della Migrantes, mons. Felicolo
Don Loperfido, originario della diocesi di Taranto ma emigrato in Belgio, è stato ordinato sacerdote lo scorso 15 agosto nella parrocchia San Martino di Genk, in Belgio, nel corso di una celebrazione eucaristica presieduta da mons. Patrick Hoogmaartens, vescovo della diocesi di Hasselt. Nato a Taranto il 21 marzo del 1990 il neo sacerdote ha svolto lavoro pastorale negli ultimi anni in quattro parrocchie della diocesi belga.
Mons. Felicolo, dopo la celebrazione della Prima Messa di don Loperfido visiterà, accompagnato da don Aiello, alcune Missioni cattoliche italiane: il 22 agosto in Lussemburgo, mercoledì 23 agosto Moers e Krefeld in Germania. (Raffaele Iaria)