Primo Piano

Sui profughi troppe parole in libertà: un editoriale del settimanale de la “Vita del Popolo”

Treviso - “Come era prevedibile il messaggio dei vescovi di Treviso e Vittorio Veneto sul problema dell’accoglienza dei profughi nel nostro territorio ha suscitato consensi, ma anche critiche, con i soliti luoghi comuni e considerazioni, alcune di bassa lega, degne di certi discorsi che più si addicono alle piazze e alle osterie che a un civile confronto”.
E’ quanto scrive il direttore della “Vita del Popolo”, settimanale della diocesi di di Treviso, Lucio Bonomo e pubblicato sul sito del giornale.
I vescovi - sottolinea il periodico -  non hanno inteso né pronunciare “scomuniche” né provocare “scontri” con i sindaci: “La loro lettera mirava soprattutto a porre degli interrogativi ai cristiani, e anche a chiunque consideri la dignità di ogni essere umano e il valore della solidarietà non princìpi superflui o parole vuote. Non vi erano moniti severi, diti puntati, e tanto meno ordini impartiti a chicchessia”. “Molti cristiani - prosegue Bonomo - si sono sentiti confortati dalle parole dei due vescovi. Come tutti provano un certo disagio di fronte a questo nuovo fenomeno migratorio, ma al tempo stesso si rendono conto che è necessaria, anzitutto in loro, una conversione evangelica e anche culturale, perché come uomini e donne discepoli di Gesù, sanno bene di aver ricevuto da Dio in custodia ogni fratello, soprattutto il povero, e di questo devono renderne conto a Lui e alla storia”.
“Altri sedicenti cristiani, purtroppo, si sono lasciati andare ad attacchi ingiustificati e polemici alla Chiesa - ricorda Bonomo -. Non ci preoccupiamo se le chiese si ‘svuotano’ per la loro defezione, perché per accedere al culto bisogna prima accogliere il Vangelo e convertirsi, soprattutto sulla via della carità. Ci preoccupano invece i luoghi comuni, per di più farciti di ironia e di facile presa propagandistica, usati da alcune figure istituzionali”. La lettera, evidenzia il direttore del settimanale, “voleva invitare i cristiani a un esame di coscienza, incentrato soprattutto su alcune domande: che cosa significa, in queste precise circostanze, essere cristiani? Lo siamo davvero? Abbiamo ‘il coraggio del Vangelo’, di essere discepoli di Gesù? Al cuore della lettera vi erano proprio queste espressioni: ‘Vangelo’ e ‘discepoli di Gesù’”. Per Bonomo, “è comprensibile che coloro ai quali queste parole evocano poco o nulla si siano sentiti disturbati o, peggio, giudicati. Ma sia chiaro che, nel proporre tali domande, i vescovi non si ergevano a giudici irreprensibili di cristiani infedeli ai loro impegni. I vescovi, convinti di essere, loro per primi, lontani da un’ineccepibile fedeltà al Vangelo, hanno chiesto, in sostanza, che i cristiani di queste terre si aiutino a trovare, in tale impegnativa situazione data dal fenomeno migratorio, un più deciso riferimento a quanto ci chiede il Vangelo”.

Opera per la gioventù “La Pira”: giovani da tutto il mondo in Toscana

Firenze - Come di consueto, anche quest'anno l'Opera per la Gioventù “Giorgio La Pira” organizzerà il Campo Internazionale, un momento d'incontro, dialogo e riflessione che vedrà coinvolti, assieme ai giovani italiani, anche ragazzi provenienti da Russia, Israele e Palestina, diversi Stati africani ed altri paesi ancora.
Il tema che guiderà le riflessioni del Campo Internazionale 2015 sarà quello della città, di stampo prettamente lapiriano, ma approfondito ed esteso in modo da rispondere alle istanze di un mondo in continuo cambiamento. “#cityingtheworld: Unire le città, unire le nazioni”, questo il titolo, vedrà la partecipazione anche di relatori di spicco, che aiuteranno i partecipanti ad analizzare la natura, il ruolo sociale e politico e la prospettiva comunitaria e perfino religiosa della città, intesa come centro aggregativo precedente e in certo modo superiore a quello dello Stato, possibile interlocutore privilegiato di un futuro scenario politico che vede sempre più vicino il tramonto del modello statale tradizionale.
Franco Montanari, urbanista e docente all'Università di Firenze, guiderà una riflessione sulla “città a misura d'uomo”, su come questa si sia o meno realizzata nelle realtà urbane attuali e quali prospettive esistano per una sua piena e vera attuazione. Il Sindaco di Firenze Dario Nardella, assieme all'assessore Massimo Toschi, discuteranno invece del ruolo delle città in uno scenario politico in continuo mutamento, mentre starà al rabbino capo di Firenze Joseph Levi, al Presidente dell'UCOI Imam Izzedin Elzir ed a Suor Costanza Pagliai delle Sorelle Apostole della Consolata analizzare il ruolo della città nelle tre grandi religioni abramitiche, enucleandone i tratti essenziali e tentando di individuare prospettive di dialogo e di convivenza. Interverrà anche l'ambasciatore Mario Sica, in occasione di un incontro per rievocare il viaggio di La Pira in Vietnam, evento di cui quest'anno si celebra il cinquantesimo anniversario.
I ragazzi vivranno insieme in un clima di riflessione e preghiera, ma anche di gioco e amicizia, nello stile ormai abituale dell'Opera La Pira, da sempre convinta che le relazioni interpersonali siano il primo e più fondamentale passo per la costruzione di reti umane e sociali che, forse, portano in sé il seme di un mondo nuovo.

Unhcr: arrivati 224.500 migranti

Roma - Aggiornato il computo dei rifugiati e dei migranti arrivati via mare nel 2015. Secondo i dati diffusi dall’Acnur sono giunte circa 224.500 persone. Tra queste 98.500 sono sbarcate in Italia (dati al 4 agosto) mentre 124.278 in Grecia (dati al 31 luglio). A Malta sono arrivati in 94 (dati ufficiali del 21 luglio) mentre 1.607 in Spagna (qui il dato è piuttosto vecchio: 30 giugno).
Le nazionalità di provenienza più numerose sono Siria (38%), Eritrea (12%), Afghanistan (11%), Nigeria (5%) e Somalia (4%). Le proporzioni cambiano però se rapportate ai soli migranti arrivati in Italia: Eritrea (27%), Nigeria (12%), Somalia (8%), Sudan (6%) e Siria (6%). Tra i profughi arrivati in Grecia la maggioranza assoluta è siriana (63%), seguita a lunga distanza da afghani (20%) e iracheni (5%). Le nazionalità di chi arriva in Spagna rispecchia la dislocazione geografica e le piste differenti dei migranti: Camerun (19%), Algeria (16%), Costa d’Avorio (15%) e Guinea (11%).

Mons. Galantino nei campi profughi in Giordania

Roma - Da ieri e fino a domenica il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, è in Giordania, su invito del Patriarca di Gerusalemme, Fouwad Twal, e del Vicario patriarcale per la Giordania, mons. Maroun Lahham.
Il viaggio avviene ad un anno del primo anniversario dell’arrivo in Giordania dei profughi iracheni, avvenuto l’8 agosto 2014. Il programma prevede la visita ad alcuni centri di accoglienza, con incontri e testimonianze offerte dai rifugiati. In particolare, nel pomeriggio dell’8 agosto mons. Galantino parteciperà a un incontro di preghiera ad Amman, promosso dalla Caritas giordana in collaborazione con la comunità caldea e siriaca, le Associazioni, i sacerdoti e i volontari che si prendono cura dei profughi. Vi prenderanno parte la Famiglia Reale, le autorità statali giordane ed esponenti delle altre Chiese.
In occasione di questo viaggio, Papa Francesco ha voluto inviare - tramite il Segretario generale della Cei - un messaggio di vicinanza a quanti, “perseguitati” e “oppressi dalla violenza, sono stati costretti ad abbandonare le loro case e la loro terra”. Nelle parole del pontefice, la viva prossimità della Chiesa, la riconoscenza per quanti si fanno carico dei profughi e l’appello alla Comunità internazionale, perché “non assista muta e inerte di fronte a tale inaccettabile crimine”.

Vescovi inglesi: riconoscere la disperazione di chi cerca asilo

Londra - In una lettera al Telegraph, il vescovo responsabile della Conferenza episcopale inglese per i migranti, monsignor Patrick Lynch, interviene sulla situazione dei migranti a Calais e invita i leader politici di Francia e Inghilterra a riconoscere “la disperazione di chi cerca asilo” e a mettere in atto, soprattutto in Francia, “procedure più efficienti per valutare in modo equo e rapido i richiedenti asilo”. “Mi ha rincuorato - scrive il vescovo - leggere l’impegno congiunto di Theresa May, il ministro degli Interni, e di Bernard Cazeneuve, il suo omologo francese, per fornire una protezione a chi fugge da un conflitto e perseguire invece i criminali spietati che incoraggiano così tante persone a intraprendere un viaggio pericoloso. Dobbiamo rispondere alla situazione a Calais riconoscendo la disperazione di coloro che chiedono asilo, e contribuendo a mettere in atto (soprattutto in Francia) procedure più efficienti per valutare in modo equo e rapido i richiedenti asilo. Dobbiamo lavorare con la Francia per migliorare le misure di sicurezza, e sostenere chi (come in Italia, Grecia, Spagna e Malta) è impegnato in missioni di soccorso per le migliaia di migranti che attraversano il Mediterraneo”.
“A livello globale - prosegue il vescovo inglese - vorrei incoraggiare il nostro governo a lavorare a stretto contatto con gli altri governi, agenzie umanitarie e comunità di fede dei Paesi da cui provengono i migranti e dei Paesi che li accolgono. Le cause di questa migrazione di massa sono complesse - conflitti armati, guerre civili, l’ascesa di Isis, il fallimento di alcuni Stati e la loro incapacità a funzionare adeguatamente, la depressione sociale e la povertà. Tutti questi fattori acuiscono la disperazione. Le Chiese e le comunità di fede in alcuni di questi Paesi agiscono unicamente per offrire assistenza a coloro che fuggono dal conflitto, ma anche per aiutare le persone, soprattutto i più vulnerabili, a non cadere nelle false promesse dei trafficanti degli esseri umani”.

I bellunesi nel mondo ricordano il 59.mo anniversario di Marcinelle

Belluno - Nel segno del ricordo del sacrificio del lavoro degli italiani all’estero e di chi ha contribuito alla crescita dell’associazionismo in emigrazione, Sabato 8 agosto l’Associazione Bellunesi nel Mondo celebrerà la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano” con una semplice commemorazione che si terrà alle ore 18 presso il monumento degli emigranti presente davanti alla sede ABM in via Cavour 3 a Belluno; nella stessa giornata, a Limana. La “Giornata del sacrificio del lavoro italiano all’estero” è stata istituita per ricordare la tragedia di Marcinelle. Era l’8 agosto del 1956, quando un incendio scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbon fossile del Bois du Cazier provocò un disastro che segnò per sempre la storia dell’emigrazione italiana. 262 vittime, provenienti da 12 diversi paesi, 136 italiani. La tragedia, con il suo dolore, permise tuttavia di far luce sulle deplorevoli condizioni di lavoro nelle miniere, contribuendo finalmente all’introduzione delle maschere antigas. A tal proposito il MiM Belluno - Museo interattivo delle Migrazioni - sabato 8 agosto aprirà dalle 16 alle 18 con una serie di video dedicati al lavoro in miniera.

Migrantes su cittadinanza: una riforma a metà

Roma - E’ arrivato ieri in commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati il via libera del testo base sulla cittadinanza ai figli degli stranieri, sintesi di oltre 20 proposte di modifica alla legge 91/92 depositate a Montecitorio. Un testo che riapre la speranza di avere tempi più brevi per diventare cittadini italiani, a particolari condizioni. Così, non conterà solo la discendenza da genitore italiano ( ius sanguinis, diritto di sangue), ma anche la nascita sul territorio nazionale da immigrati con residenza tricolore da almeno 5 anni ( ius soli soft, diritto di suolo temperato) e la conoscenza della nostra cultura ( ius culturae). L’apprendimento sarà 'certificato' dalla frequenza di almeno un ciclo scolastico nel nostro Paese per chi arriva e ha meno di 12 anni; mentre per i ragazzi tra 12 e 18 anni oltre a cinque anni di scuola è richiesta la permanenza stabile e regolare in Italia di almeno 6 anni. Potrà diventare italiano, inoltre, anche il minore che ha uno dei genitori, benché straniero, nato in Italia e qui “residente legalmente, senza interruzioni, da almeno un anno” antecedente alla nascita del bambino.
“È una riforma a metà, un accordo e una mediazione al ribasso”, spiega mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes aggiungendo che la proposta arrivata in Commissione  introduce il principio dello “ius soli” temperato e lo “ius culturae” per i ragazzi che arrivano in Italia prima dei 12 anni. In questa parte il testo  è “interessante, ma debole, perché riguarda solo i minori e non interviene sulle migliaia di adulti che aspettano di diventare cittadini italiani. Nel testo originale si chiedeva - spiega il direttore Migrantes - la diminuzione degli anni di residenza, l’accelerazione dei tempi, mentre nel testo proposto c’è solo un consenso sui minori. Va nella linea di uno ius soli allargato ai minori, ma non interviene sugli adulti migranti in Italia, mancando l’obiettivo importante di una riforma complessiva della legge del 1992”.
“L’8 settembre conclude il sacerdote -  il disegno di legge arriverà in aula e ci auguriamo si possa arrivare ad  ulteriori emendamenti e aggiunte che riguardino tutti gli aspetti complessivi della cittadinanza”.

Accoglienza migranti: l’impegno degli istituti religiosi

Milano - Un’accoglienza non urlata, ma concreta e capace di allargarsi a tutto il Paese. Tantissime sono le Congregazioni e gli Ordini religiosi che hanno saputo ascoltare le parole del Papa e trasformarle in un quotidiano esercizio di carità, perché con l’accoglienza e con la fraternità si può aprire una finestra sul futuro: “Il Signore chiama a vivere con più coraggio e generosità – aveva ricordato Francesco, il 10 settembre del 2013 nella visita a suoi confratelli del Centro Astalli di Roma – l’accoglienza nelle comunità, nelle case, nei conventi vuoti”. E così oltre alla rete del Centro Astalli, promossa dai gesuiti per i rifugiati che opera a Palermo, Catania, Vicenza, Trento, Napoli, Padova, Milano e Roma, hanno spalancato le porte delle proprie comunità i Guanelliani a Como, Lecco, Nuova Olonio (Sondrio) e a Sormano (Como), i Francescani ad Enna, Roma e Piglio, nel Frusinate, i Pavoniania Moggio di Valsassina (Lecco), gli Scalabriniani a Roma e Foggia, le Suore mercedarie a Valverde di Scicli, nel Ragusano, le Orsoline a Caserta, le Suore della Provvidenza a Gorizia, le Figlie di Santa Maria della Provvidenza a Lora (Como) ed Ardenno (Sondrio); ma l’elenco non ha la pretesa di esaurire un’accoglienza che è in continuo divenire.
“Abbiamo colto l’invito della nostra diocesi già a novembre 2014 e abbiamo deciso di mettere a disposizione gli spazi della nostra Casa San Lorenzo ad Ardenno – spiega suor Silvana Negrini, superiora delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza –. Sono arrivate 12 persone richiedenti asilo, originarie del Pakistan, come noi hanno diritto di accedere all’essenziale per vivere”. Dopo quella visita al Centro Astalli e innumerevoli altri richiami nel corso delle udienze generali il Papa nella Lettera apostolica inviata ai consacrati lo scorso novembre era stato ancora più incisivo: “Aspetto da voi gesti concreti di accoglienza dei rifugiati” aveva scritto e da allora altre comunità si sono aggiunte, al grande movimento di accoglienza che vede la Chiesa in prima linea. A Sotto il Monte, il Pontificio istituto missioni estere ( Pime) ha accolto la richiesta della Prefettura di Bergamo, mettendo a disposizione la propria struttura in via Colombera per offrire ospitalità ai richiedenti asilo, in arrivo nei prossimi giorni giorni. “Non potendo promuovere opere di accoglienza per i profughi in prima persona, abbiamo messo a disposizione gratuitamente alcune nostre strutture. Le iniziative sono gestite tramite cooperative vicino alla Caritas diocesana e a realtà ecclesiali” ha spiegato padre Luigi Testa, Superiore provinciale degli Oblati di San Giuseppe. In Sardegna a Frutti d’Oro, nel Cagliaritano, a Canelli, in provincia di Asti, la parrocchia del Sacro Cuore sta ospitando alcuni minori non accompagnati richiedenti asilo, e soprattutto a Villa Quaglina, l’ex Seminario degli Oblati di San Giuseppe, ci sono 21 camere, 4 spazi comuni, una cucina, una lavanderia, un magazzino e una palestra.
“Lavorare con serietà in questo settore così delicato – spiega Alberto Mossino, del Piam, che gestisce Villa Quaglina – è l’unico modo per rendere un servizio utile a chi ha bisogno di ricominciare a vivere”.
La disponibilità dei religiosi nasce dalla capacità di ascolto delle tante povertà che abitano la società di oggi: ne è prova l’opera di accoglienza della Congregazione delle Suore della Provvidenza che a Gorizia sta ospitando 150 persone richiedenti asilo. Per tanti che hanno offerto i loro spazi per l’accoglienza ci sono anche religiosi, come i Comboniani che da sempre se ne occupano: a Brescia, ad esempio, da 15 anni attraverso il progetto “Tenda di Abramo” che offre 20 posti letto e “Tenda di Sarah” che accoglie una dozzina di mamme con bambini si lavora per l’inserimento e l’integrazione delle persone straniere. “C’è gruppo di 20 volontari coordinati da due operatori che si occupano della gestione della tenda, del cibo e di aiutare gli ospiti a cercare lavoro. Tra loro ci sono rumeni, bulgari, senegalesi, maliani: purtroppo di questi tempi – ammette con amarezza padre Sandro Cadei – non è facile trovare un’occupazione. E finisce che si trattengono più a lungo di quanto non accadeva negli anni scorsi”. In prima linea anche i Somaschi a Legnano, che gestiscono un centro che ospita 25 richiedenti asilo provenienti da Gambia, Ghana e Senegal e a Como, dove assieme alla Caritas diocesana, hanno a luglio iniziato ad accogliere 30 persone richiedenti asilo. (Ilaria Solaini)

Migrantes: 50 anni di lavoro italiano nel mondo segnato da morte e sfruttamento

Roma - Nel 2015 il mese di agosto ha un significato molto particolare per l’Italia, gli italiani, l’Europa, gli europei, il lavoro di tanti uomini e donne per due diversi eventi entrambi, allo stesso tempo, tragici e simbolici.
Dal 2001, l’8 agosto, si celebra la Giornata Nazionale del Sacrificio e del Lavoro Italiano nel Mondo. La data rimanda alla tragedia nella miniera belga di Marcinelle quando, l’8 agosto del 1956 morirono 262 minatori, di cui 136 italiani: il numero più numeroso dei 600 italiani morti nelle miniere tra il 1946 e il 1956.
Sono passati 50 anni invece dalla morte di 88 tra operai, tecnici ed ingegneri degli oltre 700 impegnati in quel momento nella costruzione di una delle infrastrutture più importanti d’Europa, la diga di Mattmark, in Svizzera. Erano le 17.15 di lunedì 30 agosto 1965: in meno di 30 secondi, le baracche, la mensa e le officine furono sepolte sotto oltre 50 metri di ghiaccio, ghiaia e sassi.
“La montagna di ghiaccio aveva inghiottito la vita di 88 persone, 86 uomini e 2 donne, e lasciato 10 feriti gravi. Insieme agli italiani perirono 4 spagnoli, 2 tedeschi, 2 austriaci, un apolide e 23 svizzeri. La provincia di Belluno fu quella più colpita con 17 vittime, insieme al Comune di San Giovanni in Fiore (Cosenza), che perse 7 uomini. Il dolore toccò tanti borghi di provincia da Nord a Sud, fino a quel momento sconosciuti, come Acquaviva di Isernia, Gessopalena oppure Bisaccia e Montella, Gagliano del Capo, Tiggiano e Ugento e, ancora, Uri, Senorbì e Orgosolo, Castelvetrano, Cormons e molti altri. Complessivamente, delle 56 vittime italiane, 55 uomini e una donna, 17 erano veneti, 8 calabresi, 4 abruzzesi, 5 trentini, 3 campani, 3 emiliani, 3 friulani, 3 pugliesi, 3 sardi, 3 siciliani, 2 piemontesi, 1 molisano e 1 toscano”.
È quanto si leggerà nel Rapporto Italiani nel Mondo 2015 che sarà presentato a Roma il 6 ottobre prossimo. Il volume della Fondazione Migrantes, giunto quest’anno alla decima edizione, dedicherà particolare attenzione a questi eventi rileggendoli in chiave europea e riattualizzandoli alla luce dell’attuale ripresa delle partenze degli italiani. Numeri sempre più consistenti legati a necessità occupazionali vissute a livello sicuramente nazionale, ma alla luce di un nuovo scenario europeo e internazionale.
“Il ricordo di queste morti sul lavoro, in questo tempo di una nuova emigrazione italiana giovanile in Europa e nel mondo - ricorda il Direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego - richiama la necessità di una tutela dei lavoratori migranti tutti, siano essi italiani fuori dei confini nazionali o cittadini di altre nazionalità che vivono e lavorano in Italia”.
Un editoriale del Corriere della Sera del 9 agosto 1956, titolava: L’Italia può esportare dei lavoratori, ma non degli schiavi: un titolo significativo che pone una riflessione sull’attualità delle tragedie che segnano il mondo del lavoro migrante nel mondo.
In un momento in cui viviamo concretamente la cosiddetta “era delle migrazioni” l’attenzione alla dignità del lavoratore migrante diventa imprescindibile soprattutto considerando che una serena accoglienza si può attuare solo accompagnando all’autonomia i migranti attraverso quattro elementi fondamentali: famiglia, casa, lavoro, istruzione.
“Il ricordo e la preghiera in questo giorno si unisce all’impegno per le persone - conclude Mons. Perego - ancora oggi vittime del lavoro, come le recenti cronache testimoniano: spesso lavoratori migranti, italiani all’estero e immigrati in Italia, costretti a subire orari e trattamenti sui posti di lavoro che non tutelano la dignità delle persone: tema diffusamente trattato all’interno del XXIV Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes presentato all’Expo di Milano lo scorso giugno”.

RC : l’impegno della diocesi per l’accoglienza e il sostegno ai profughi

Reggio Calabria - Gli immigrati sbarcati a Reggio Calabria da giugno 2014 a luglio 2015 sono stati circa 26.000 di cui 1.500 minori non accompagnati. Attraverso l’attività del coordinamento diocesano sbarchi - al quale aderiscono fra gli altri gli uffici Caritas e Migrantes della diocesi - e grazie alla buona volontà dei cittadini e di contributi diocesani è stato possibile distribuire in area di sbarco e nei centri di primissima accoglienza  12.000 paia di infradito, 15.000 confezioni di succhi di frutta e merendine; vestiti, pannolini, omogenizzati. Grazie al lavoro degli interpreti e mediatori culturali del coordinamento i medici vengono agevolati durante la procedura sanitaria dello sbarco ed anche presso gli Ospedali Riuniti ove, talvolta, gli immigrati vengono ricoverati. Sono solo alcuni dei dati forniti oggi dalla diocesi calabrese dopo alcuni articoli pubblicati sulla stampa “che rischiano di offuscare quanto le Comunità e le Associazioni Diocesane realizzano per gli immigrati”.  La diocesi reggina - si legge in una nota - attraverso i suoi organismi Pastorali, spinta dal mondo delle Associazioni e Comunità Cattoliche ha cercato di rispondere “adeguatamente a quella che è definita “Emergenza Immigrazione”, forte del mandato che “Cristo stesso ha affidato alla comunità cristiana, dei continui richiami di Papa Francesco e delle indicazioni pastorali dell’arcivescovo Fiorini Morosini. Il coordinamento sbarchi è presente al porto grazie al riconoscimento della Prefettura locale con circa 60 volontari impegnati stabilmente  soprattutto giovani appartenenti ad Associazioni che operano in città e di altri giovani che in questo periodo estivo hanno chiesto di poter svolgere un'esperienza di volontariato. Impegno forte del Coordinamento - fa sapere ancora la diocesi - è quello contro la tratta: “sono state liberate e accolte presso strutture diocesane 3 ragazze Nigeriane destinate allo sfruttamento sessuale. Altre tre ragazzine minorenni a rischio di tratta sono state messe in protezione”. Nelle strutture di accoglienza sono state accolte a “titolo gratuito moltissime persone rientranti nelle categorie vulnerabili” mentre sono stati messi a disposizione saloni e locali parrocchiali per sopravvenute situazioni di emergenza. Le “situazioni di criticità di questi mesi - spiega la diocesi -  sono imputabili al ritardo che le istituzioni hanno accumulato nel prendere decisioni rispetto all'accoglienza post-sbarco e alla realizzazione di seri programmi per l’integrazione”. (R.Iaria)

Migrantes: “Muro ungherese ? Rischiamo ritorno a nazionalismi”

Roma - “Dove c’è una barriera, accadono le maggiori tragedie. Oggi anche in Inghilterra, come in Italia, Francia e Spagna, c’è un rischio di ritorno dei nazionalismi”. Lo ha detto il direttore della Fondazione Migrantes della Cei, mons. Giancarlo Perego ai microfoni di inBlu Radio, network delle radio cattoliche italiane, commentando la costruzione di un muro anti-migranti da parte dei militari ungheresi al confine con la Serbia.
Il direttore della Migrantes ha inoltre sottolineato che così la “politica si indebolisce proprio sulla tutela dei diritti delle persone”. “E’ un segno di debolezza sul piano politico - ha aggiunto mons. Perego - purtroppo si ha la memoria corta. L’Europa e la ricchezza europea sono cresciute abbattendo i muri. Tutti salutammo come una conquista l’abbattimento del muro di Berlino che segnò non solo l’unificazione della Germania ma anche un passo avanti verso l’unificazione europea”.
“Ritornare a costruire i muri - ha concluso mons. Perego - significa ritornare molto indietro sul piano politico e al tempo stesso non risolve il problema perché le migrazioni continueranno, anche con tragedie maggiori”.

Duemila vite inghiottite dal mare

Milano - Vita dopo vita, naufragio dopo naufragio. Hanno superato la soglia dei duemila i migranti morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. In tutto il 2014 erano stati 1.607.
A marcare il triste conteggio è l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. La tragedia che ha fatto scattare la soglia è avvenuta settimana scorsa, quando 19 persone hanno perso la vita nel Canale di Sicilia. Di queste, 14 sono morte per colpi di calore e sete su un gommone il cui motore si era surriscaldato. Per raffreddarlo era stata usata acqua potabile. I corpi sono stati portati a Messina dalla nave militare irlandese Le Niamh. Le vittime facevano parte di un gruppo più ampio di 456 persone soccorse in mare. La cifra non solo non contempla i fatti di cronaca ancora più recenti (come il migrante morto asfissiato lunedì su un traghetto tra Marocco e Spagna) ma calcola i morti accertati. Va quindi letta in difetto.
“È inaccettabile che nel XXI secolo le persone in fuga da conflitti, persecuzioni, miseria e degrado ambientale debbano patire tali terribili esperienze nei loro Paesi, per non dire quello che sopportano durante il viaggio e poi morire alle porte dell’Europa”, ha detto il Direttore generale dell’OIM William Lacy Swing. Ma la paura dei rischi del viaggio è inferiore alla certezza delle sofferenze che da gennaio ha spinto quasi 200mila persone a imbarcarsi per l’Europa. “Sono stati 188mila circa i migranti salvati finora nel Mediterraneo” ricorda l’Oim e osserva: “L’Italia e la Grecia hanno sperimentato quest’anno un afflusso simile di migranti: rispettivamente circa 97mila e 90.500. Ma i tassi di mortalità sono molto diversi: 1.930 persone hanno perso la vita cercando di raggiungere l’Italia, ma solo 60 sono morti nel tentativo di raggiungere la Grecia”. Ad aumentare “significativamente la probabilità delle tragedie in mare” l’uso di “carrette del mare utilizzate da contrabbandieri e trafficanti”.
E su carrette del mare viaggiavano gran parte delle oltre millecento persone portate in salvo ieri nei porti italiani. Sulle banchine di Crotone il rimorchiatore d’altura norvegese Siem Pilot St Avangar ha sbarcato 395 persone: tra queste c’erano ben 150 minori – un numero particolarmente alto, specie in proporzione al totale dei migranti – dei quali tanti erano bambini e alcuni neonati. Le donne erano 24, di cui due incinte. A Vibo Valentia è attraccata una nave della marina militare svedese con a bordo 427 migranti (83 donne e 8 minori accompagnati). Sul molo Marconi del porto di Messina sono invece sbarcati 305 migranti, salvati dalla Guardia Costiera.
Diversi gli arresti tra gli scafisti. Un siriano di 32 anni e un albanese di 37 sono stati fermati con l’accusa di essere al comando dello yacht con a bordo 86 migranti intercettato al largo delle coste crotonesi tra domenica e lunedì. Un marocchino e un tunisino sarebbero invece gli scafisti degli oltre cinquecento migranti soccorsi dalla nave Bourbon Argos di Medici senza frontiere, arrivati lunedì a Palermo. Secondo le testimonianze, molti tra i naufraghi appartengono a tribù sterminate nei paesi di origine da etnie rivali. (Alessandro Beltrami - Avvenire)

Marcinelle: la Rai ricorda la tragedia dei 136 italiani morti in miniera

Roma - La Rai ricorderà il sacrificio di 136 italiani morti nella miniera di Marcinelle nel 1956. L’8 agosto, infatti, trasmetterà su Rai Uno, in seconda serata, un film che è l’emblema dei nostri minatori in Belgio, che hanno contribuito, con il loro sudore, a garantire il carbone ad una Italia senza materie prime, dopo i terribili danni della seconda guerra mondiale. Si tratta di “Mineurs - minatori e minori”, di Valeria Vaiano e Fulvio Wetzl che racconta la storia della massiccia emigrazione negli anni 50 dall’Italia, ed in particolare dalla Lucania, verso le miniere del Belgio.

Tragedia Mattmark: una tovaglia realizzata dalla vedova di una vittima per le celebrazioni del 50° di Mattmark

Mattmark - A poche settimane dalle celebrazioni ufficiali del 50° anniversario della tragedia di Mattmark che si terranno il prossimo 30 agosto, per la celebrazione  della Santa Messa che sarà celebrata nel luogo della catastrofe la signora Caterina Caputo, settantotto anni, residente a San Giovanni in Fiore e vedova di una delle vittime di Mattmark, ha commissionato, una tovaglia in pizzo che verrà posizionata sull’altare utilizzato per la funzione religiosa del 50.mo e che rimarrà di seguito nella cappella presente a poche centinaia di metri dalla diga.
“L’idea della tovaglia nacque a mia madre già nel 1995 - racconta la figlia Giovanna Audia - ma per problemi vari non vi fu la possibilità di realizzarla prima”. Adesso invece questo desiderio è diventato realtà. “Partiremo in dieci della nostra famiglia da San Giovanni in Fiore per le celebrazioni del 50° anniversario di Mattmark. Mia madre aveva solo 28 anni quando rimase vedova - le parole commosse di Giovanna - io ne avevo uno e le mie sorelle Angela e Paola cinque e otto”.
San Giovanni in Fiore (Cosenza) fu il comune con il maggior numero di vittime.
 
 

Giappone: Renzi incontra la comunità italiana

Tokio - Tappa “Italiana” per il presidente del Consiglio Matteo Renzi in Giappone. Il premier italiano ha infatti incontrato, nella Residenza dell’ambasciatore d’Italia a Tokio, la comunità italiana. “C’è molto orgoglio per quello che state facendo - ha detto Renzi -  e io vorrei fare a tutti voi i complimenti per il lavoro che state svolgendo, sia a chi è qui da qualche mese per progetti specifici dell’Unione europea sui temi della ricerca o per scambio di studenti, sia a chi si trova  in Giappone da qualche anno o lustro. Tutto sommato questo è il segno più interessante della grande forza del nostro Paese  che deve essere nel mondo un punto di riferimento culturale e valoriale. Talvolta - ha continuato Renzi - siamo  noi italiani che specie a casa nostra guardiamo il nostro paese con uno sguardo rassegnato e un po’ troppo legato al piagnisteo, eppure l’Italia è vista dagli altri nel mondo come un grande punto di riferimento”. Per Renzi molto merito va chi ha lasciato l’Italia per “seguire un sogno, una passione, un progetto”.

MCI Germania: nuovo missionario a Rosenheim

Francoforte -  Dal prossimo 1 settembre 2015 assumerà la direzione della Missione Cattolica Italiana  di Rosenheim don Pawel Wlakowiak. Nato il 30.10.1977, don Pawel è stato ordinato sacerdote il 26.05.2007. Dopo due anni in parrocchia a Kielce, è stato mandato dai superiori in Italia: un anno a Valdocco e due anni a Roma, all’Università Pontificia Salesiana. Con la fine degli studi in Italia, nel 2012, è tornato in Polonia, dove al momento è responsabile della formazione al prenoviziato. “ A don Pawel benvenuto tra noi e tanti auguri per il suo nuovo lavoro”, dice il delegato nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania, padre Tobia Bassanelli.
 

“Rubano solo, non vogliono integrarsi”: Germano e Piotta smontano le bufale sui rom

Roma - “Lo sapevate che in Italia c’è una delle percentuali di rom più basse di tutta Europa? Che solo uno su cinque vive nei campi? Che la metà ha cittadinanza italiana, con punte del 90 per cento? Che solo il 3 per cento dei rom è nomade?”. Così l'attore Elio Germano e il rapper Piotta rispondono ai pregiudizi sui Rom in un video a sostegno della campagna di raccolta firme “Accogliamoci”.  Un'intervista doppia per sfatare, con simpatia e ironia, luoghi comuni tra i più resistenti e invitare i cittadini a firmare per il superamento dei campi rom e la riforma dei centri per migranti a partire da Roma, riferisce l’agenzia “Redattore Sociale”.
 

Abruzzo: l’integrazione? Può fare gol

Vasto - I ragazzi dell’amatori Vastese Calcio 1902 non sono ancora rodati e vincenti come i loro “fratelli” del Centro di Accoglienza dell’Asd Cara Mineo (neopromossi in Prima categoria siciliana), ma potrebbero diventarlo. A Vasto (Chieti), è appena partito un progetto di integrazione attraverso il calcio che è destinato ad andare “in gol”. A volerlo, sono stati dei dirigenti della rinnovata società della Vastese, club iscritto all’Eccellenza abruzzese, i quali hanno raccolto l’assist del Consorzio Matrix. “È la nostra cooperativa sociale che da un decennio opera sul territorio per l’accoglienza dei migranti minorenni dall’Africa (eritrei, sudanesi, somali) e dei richiedenti asilo politico del Ghana Bangladesh, Pakistan, Mali, Nigeria e Gambia. Le due stelline più promettenti della nuova squadra biancorossa, arrivano da questi Paesi martoriati dalle guerre civili e le decennali dittature: sono il centrocampista nigeriano, classe 1995, Eddy Pereotubo, e il 21enne del Gambia Buba Baldeh. “Ci sono anche un altro paio di nigeriani e un ghanese molto forti, giocavano già nel loro Paese”, dice con orgoglio Simone Caner, responsabile dei sette centri di accoglienza di Matrix (a Vasto, Palmoli, Carunchio, Torino di Sangro, Lentella, Schiavi d’Abruzzo e San Salvo) dove vivono ed operano con “passione e speranza nel futuro”, 350 persone, in età compresa tra i 18-24 anni. E quella, è anche l’età media dei calciatori che entreranno a far parte della seconda realtà della Vastese, gli amatori della stagione calcistica 2015-2016. “Dopo una serie di allenamenti - il primo organizzato nei giorni scorsi allo stadio Aragona - ne stiamo selezionando una trentina”, spiega Michele Cappa, il responsabile marketing e comunicazione del club. Per la nuova compagine, oltre al risultato in campo, l’obiettivo primario è puntare alla “piena integrazione sociale”. Una meta che in questi anni hanno raggiunto, fuori dal campo, lavorando nell’ombra. “La nostra è l’integrazione che non fa mai notizia”, dice amaro Caner, invitando a cliccare su Youtube per vedere il documentario ‘Il coraggio di essere umani’, la sintesi di una missione compiuta. “Lo sport è uno strumento prezioso, universale, in grado di azzerare le distanze, ma noi da tempo con i nostri ragazzi e ragazze collaboriamo con le parrocchie, operiamo con dei laboratori d’artigianato, organizziamo cene con degustazioni di cucina etnica e convegni, perché i nostri centri, da sempre, sono aperti a tutti”. Cinque ragazzi arrivati a Matrix ora fanno parte dello staff. Il 23enne ghanese Samodai Mohamed, quando è “sbarcato” era un minore non accompagnato come tanti altri che qui sono passati, “ma si è fermato, parla un ottimo italiano e ora fa il mediatore culturale”. Una delle tante storie esemplari, quanto quelle che i ragazzi di Matrix si apprestano a scrivere su un campo di pallone. “Noi come Vastese - conclude Cappa - gli offriamo la possibilità di un allenamento settimanale, la partita al sabato e poi alla domenica possono seguire la squadra come tifosi o ancora meglio svolgere attività di steward sugli spalti”. Un’attività di “volontariato sportivo” che potrebbe proseguire anche al Palazzetto, porte aperte alla Bcc Vasto Basket (serie B). (Massimiliano Castellani)
 

Puglia: insediato a Bari il Tavolo di coordinamento regionale per l’immigrazione

Bari - Si è riunito nella prefettura di Bari il Tavolo di coordinamento regionale per l’immigrazione, presieduto dal prefetto Carmela Pagano, al quale hanno partecipato, oltre ai prefetti e questori delle province pugliesi, il presidente della regione Puglia, i sindaci della Città Metropolitana e dei capoluoghi di provincia della regione, i presidenti delle Commissioni per il riconoscimento della Protezione internazionale di Bari e Lecce, i rappresentanti del Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) e dell’Associazione nazionale dei comuni d'Italia (Anci). A rappresentare il dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione il prefetto Carmine Valente. E' stato fatto il punto sulla situazione dell’accoglienza in tutto il territorio regionale e sullo stato di attuazione delle procedure di riconoscimento della protezione internazionale, mirate a razionalizzazione e snellimento. Nel solco della tradizione di accoglienza pugliese, sono state rafforzate le sinergie tra amministrazioni dello Stato, regione Puglia e amministrazioni locali, sinergie indispensabili per la realizzazione di un sistema di accoglienza “diffuso” e condiviso. In vista di questo obiettivo, il tavolo regionale ha deciso l’attivazione di tavoli tecnici monotematici per affrontare temi territoriali specifici, già in esame e monitoraggio. Con la condivisione dei comuni della regione, in particolare, potrà essere ampliato soprattutto il modello Sprar, che genera anche una migliore integrazione degli immigrati.
 

Campania: il sistema accoglienza a tavolo regionale per l’immigrazione

Napoli - Per un punto sul sistema dell’accoglienza dei migranti in Campania, si è riunito a Napoli alla presenza del capodipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione Mario Morcone, il Tavolo Regionale per l’immigrazione, presieduto dal prefetto, Gerarda Pantalone. La presenza del prefetto Morcone - segno di attenzione ad un territorio che si caratterizza per complessità e difficoltà e che ad oggi gestisce un sistema di accoglienza di circa 7000 persone - si è rivelata di particolare utilità per l’individuazione di strategie di intervento che da un lato attenuino l’impatto sociale dell’accoglienza e, dall’altro, siano adeguate al consistente arrivo di profughi, si legge in una nota.
Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha assicurato il sostegno dell’amministrazione regionale per accrescere l’offerta di ospitalità preannunciando, inoltre, la proposta in sede di prossima Conferenza Unificata, della modifica dei criteri di distribuzione dei migranti sul piano nazionale, al momento basata sul solo dato demografico delle regioni, che potrà essere riequilibrata con riferimento ad ulteriori parametri quali l’estensione territoriale e il reddito medio pro-capite, per renderla meglio aderente e calibrata alle diverse realtà del Paese. Alla riunione hanno partecipato anche il vicepresidente della giunta regionale campana, Fulvio Bonavitacola, il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, i prefetti, i sindaci dei comuni capoluogo e i presidenti delle amministrazioni provinciali della Campania e il presidente Anci regionale.