Primo Piano

Mattmark: da Belluno 140 persone in partenza per la commemorazione del 50°

Belluno - Tutto è pronto per il viaggio organizzato dall’Associazione Bellunesi nel Mondo per la commemorazione del 50° anniversario di Mattmark. Dalla provincia di Belluno venerdì mattina partiranno centoquaranta persone. Di queste molte sono parenti delle vittime e superstiti, ma saranno presenti anche autorità locali, il presidente e i due vice presidenti dell’Abm, diversi consiglieri del Direttivo e altre componenti. Inoltre ci sarà la partecipazione straordinaria del coro Monte Dolada che, oltre a tenere un concerto a Sion venerdì sera, accompagnerà musicalmente i diversi momenti delle due giornate dedicate al 50.mo. Questo nel dettaglio il programma. Venerdì 28 agosto partenza da Belluno alle ore 5.00 con fermata a Verbania dove si visiterà nel primo pomeriggio il giardino di Villa Taranto. Arrivo previsto a Briga (Svizzera) verso la sera per la cena. Sabato 29 agosto a Briga presso la Grünwald-Saal, a partire dalla ore 10, tavola rotonda “Sicurezza e prevenzione sui cantieri: quali politiche oggi contro i rischi d’infortuni sul lavoro?”. A inizio del convegno il coro Monte Dolada canterà l’inno italiano e svizzero. Nel pomeriggio visita alla città di Briga e, a partire dalle ore 18, serata d’onore al Zentrum di Naters. Durante la cena vi saranno diversi interventi di autorità locali e italiane, tra cui quella del presidente Abm Oscar De Bona, intervallate dai canti del Coro Monte Dolada e la Musikgesellschaft Vispe. Domenica 30 agosto, alle ore 10, cerimonia ufficiale ai piedi della diga di Mattmark per il 50.mo della tragedia. Messa solenne di commemorazione celebrata dal vescovo di Sion, Jean-Marie Lovey e dal vescovo della diocesi di Belluno-Feltre, Giuseppe Andrich. Seguiranno le allocuzioni della autorità svizzere e italiane. Alle 12.30 scoprimento e benedizione della targa ricordo.

Crotone: il comune istituisce l’albo delle famiglie affidatarie per minori stranieri non accompagnati

Crotone - L'assessorato alle Politiche Sociali del comune di Crotone rende noto che è stato istituito l'Albo delle Famiglie affidatarie per minori stranieri non accompagnati.
Quanti sono disponibili all'affidamento di uno o più minori possono fare richiesta di inserimento nell'albo compilando la domanda su apposito modello disponibile presso l'ufficio dei Servizi Sociali del Comune di Crotone e sui siti internet dei singoli comuni del distretto Socio Sanitario che comprende i Comuni di Crotone - Belvedere Spinello- Cutro - Isola di Capo Rizzuto - Rocca di Neto - San Mauro Marchesato - Scandale.
“L'affidamento familiare - spiega una nota del comune calabrese - è un intervento temporaneo di aiuto e sostegno che si attua per sopperire al disagio e/o alla difficoltà di un bambino e della sua famiglia che, momentaneamente, non è in grado di occuparsi delle sue necessità affettive, di cura ed educative”.
Eventuali chiarimenti o informazioni possono essere richieste agli Uffici Servizi Sociali dei Comuni del Distretto di Crotone oppure al Comune di Crotone - Capofila di Distretto - Piazza della Resistenza, 88900 Crotone - Tel.0962.921204 - 0962.921202- 921418
 

Mons. D’Ambrosio: noi credenti “continuiamo ad accogliere”

Lecce - “Non verremo fuori dallo stallo e dalla inconsistenza e frammentarietà di rapporti umani superficiali se non risaneremo dal profondo, lo stile dei nostri rapporti, della nostra accoglienza, del nostro brutto vezzo di giudizi e rifiuti che condannano senza appello”. A dirlo è stato, ieri sera, l’arcivescovo di Lecce, mons. Domenico Umberto D’Ambrosio nel suo messaggio alla città in occasione della festa dei Santi Patroni Oronzo, Giusto e Fortunato.  Per il presule “non possiamo non pensare a quanto sta accadendo ogni giorno sul nostro Mediterraneo. A differenza di deliranti, offensivi e gratuiti insulti di qualche pubblico servitore dello Stato - ha detto -  noi credenti e i tanti uomini e donne di buona volontà, continuiamo ad accogliere, vestire, dar da mangiare, amare, questi poveri, disgraziati e infelici fratelli che bussano alle porte del nostro Paese e dei nostri cuori”.

Treviglio: 22 profughi ospitati in due strutture

Treviglio - “Treviglio ospita da qualche mese un gruppetto di richiedenti asilo, il numero maggiore (17) presso la Fondazione Portaluppi in via Casnida, i restanti cinque in un appartamento di Casa Amica alla Geromina”. Lo scrive Amanzio Possenti, direttore del “Popolo Cattolico”, settimanale cattolico di Treviglio (in provincia di Bergamo), osservando che la loro presenza non crea problemi, “anzi si stanno rendendo utili in azioni di volontariato”, e “alle polemiche iniziali (appena accennate) è seguita la miglior risposta dall’andamento normale del rapporto città-migranti. “Sono stati accolti - annota Possenti - con spirito di disponibilità caritativa cristiana - come la Fondazione Portaluppi ha subito segnalato nella fase di accoglienza e come ha dichiarato la Comunità Ruah, chiamata dalla Prefettura alla loro gestione con la collaborazione preziosa di volontari e l’opera del direttore della Fondazione quale referente - e si sono via via inseriti fra la nostra gente. A loro è stato anche destinato uno speciale momento di festa, nel segno appunto della più cordiale ospitalità”. (SIR)

Einsiedeln: il 29 agosto il pellegrinaggio dei migranti africani

Einsiedeln - “Il destino dei migranti e dei rifugiati africani”. E’ questo il tema del pellegrinaggio, giunto alla quinta edizione, dei migranti africani previsto per il 29 agosto prossimo al santuario della  “Madonna Nera”. Il pellegrinaggio inizierà alle ore 10.30 con l’incontro di tutti i pellegrini sul sagrato all’Abbazia. Da qui, si snoderà la Via Crucis, accompagnata da canti di diversi Paesi africani. Alle ore 12.30, poi, all’interno dell’Abbazia, si terrà la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Jean-Marie Lovey, vescovo di Sion e delegato della Conferenza episcopale svizzera (Ces) per la Pastorale dei Migranti. L’evento è promosso da “Migratio”, organizzazione che opera in Svizzera su incarico della Ces come suo organo di consulenza, direttivo ed esecutivo per tutte le questioni relative alla Pastorale per i migranti e gli itineranti e alle loro istanze a livello culturale e sociale.
 “Con questo pellegrinaggio – spiega una una nota dei presuli elvetici – gli africani residenti in Svizzera hanno la possibilità di esprimere la loro fede e di pregare tutti insieme in favore delle loro famiglie, dei Paesi d’origine e della loro patria di adozione”. Il pellegrinaggio, continua la nota, “mira anche a rendere più attivi, nella Chiesa svizzera, i cristiani provenienti dal continente africano, favorendo il loro incontro con la popolazione locale”.

Card. Betori: a Firenze, se non avessimo accolto i profughi non saremmo cristiani

Rimini - “I primi cristiani di Firenze erano dei siriani e dei greci, perché così dicono le lapidi che sono dentro l’antica chiesa di santa Felicita, a due passi dal Ponte Vecchio. Se non avessimo accolto quei profughi, quei migranti, non saremmo mai diventati cristiani noi fiorentini. Siamo tutti immigrati”. Lo ha detto il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, intervenendo alla XXXVI edizione del Meeting di Rimini, con una relazione dedicata al rapporto tra arte e fede, nell’ambito della presentazione della mostra “Opus Florentinum. Piazza del Duomo a Firenze tra fede, storia e arte”.

Profughi: la Serbia in prima linea

Roma - L'ondata dei profughi nei Balcani si sposta alla Serbia, dove gli arrivi ogni giorno si contano a migliaia, dopo che la Macedonia ha rinunciato al blocco della frontiera con la Grecia, con un miglioramento della situazione nella località di confine di Gevgelija.
Le cifre parlano di oltre 23 mila immigrati nelle ultime due settimane, quasi 90 mila dall'inizio dell'anno. E altri stanno arrivando. Solo nell'ultimo weekend sono stati circa 10 mila i migranti passati in Serbia, nella regione meridionale di Presevo, un territorio a maggioranza albanese e musulmana.
Tra loro tante donne e bambini, intere famiglie disposte a percorrere a piedi sotto il sole centinaia di chilometri pur di scappare dal dramma della guerra e della desolazione dei loro Paesi d'origine.
In 24 ore a Belgrado sono giunti oltre 70 autobus carichi di migranti, in gran parte profughi dalle zone di guerra di Siria, Iraq, Afghanistan. Ma arrivano anche pachistani, cingalesi, africani. Una massa umana notevole per un Paese di soli 7,5 milioni di abitanti, non ancora membro dell'Ue e con mezzi finanziari molto limitati. Ma nonostante ciò la Serbia sembra per ora rispondere in modo composto all'emergenza umanitaria.
In Serbia sono stati allestiti quattro centri di accoglienza, due a sud a Presevo e Miratovac, e due a nord al confine con l'Ungheria, a Kanidjia e Subotica.
È l'Ungheria il Paese dove quasi tutti i profughi intendono recarsi, e da lì proseguire poi verso Austria, Germania, Svezia, Francia e altri paesi del nord Europa. Ma l'impresa non è agevole, visto che per entrare in Ungheria bisogna superare il muro metallico e di filo spinato alto quattro metri che il governo conservatore magiaro di Viktor Orban ha deciso di erigere a scopo "difensivo" lungo tutti i 175 chilometri della frontiera con la Serbia.
La conclusione della barriera, prevista inizialmente per novembre, è stata anticipata per fine agosto. Una volta in Serbia, profughi e migranti possono presentare domanda di asilo, ma la stragrande maggioranza ottiene un permesso di soggiorno temporaneo di 72 ore per poter attraversare il territorio serbo e raggiungere l'Ungheria. Lo fanno in treno, in autobus di linea, auto e pullmini privati, e tanti anche a piedi.
A Belgrado, dove i migranti a centinaia bivaccano in parchi e spiazzi della città, oggi è stato aperto un Info Centre dotato di rete wi-fi per l'uso di personal computer e cellulari e nel quale è possibile ottenere informazioni sulle modalità delle domande di asilo, sull'assistenza legale e psicologica e su altri problemi di ordine pratico.
Apprezzamenti per l'organizzazione dell'accoglienza sono stati espressi al governo serbo dal rappresentante Ue a Belgrado, Michael Davenport, mentre è sostanzialmente positiva e amichevole la reazione della popolazione serba nei confronti della massa di profughi, ai quali vengono donati cibo e altri generi di prima necessità. Fatto, questo, che si spiega probabilmente con l'esperienza dolorosa di un Paese che ha provato sulla propria pelle il dramma delle centinaia di migliaia di profughi serbi affluiti nel Paese da Croazia, Bosnia e Kosovo in conseguenza delle guerre sanguinose degli anni novanta nell'ex Jugoslavia.

Sant’ Egidio: la vera emergenza sono le guerre non i profughi

Roma -  Assistiamo ormai da anni a guerre che nessuno sembra avere la forza o la volontà di fermare, come quella che si combatte in Siria, e che “generano ogni giorno nuove vittime, alimentano la disperazione delle popolazioni civili e mettono in contrapposizione etnie e confessioni religiose, fino a poco tempo fa inserite in un quadro di coabitazione”. Se la comunità internazionale “non riesce ad imporre neanche una tregua umanitaria è necessaria una mobilitazione popolare che riesca a far sentire la voce dei tanti che ormai vedono nell’emigrazione la loro unica via di uscita a costo di rischiosissime traversate verso l’Europa”. Ad affermarlo è la Counità di Sant’Egidio che insieme alle Chiese cattolica e ortodossa di Albania, le grandi religioni mondiali ha preso l’iniziativa di un Incontro Internazionale, “La pace è sempre possibile”- Religioni e Culture in dialogo”, che si svolgerà a Tirana dal 6 all’8 settembre. Un grande evento nello “spirito di Assisi” - la prima Preghiera per la Pace voluta da Giovanni Paolo II nel 1986 nella città di San Francesco - che avrà quest’anno un carattere speciale, non solo per l’attuale scenario di guerre e conflitti di diversa origine, ma anche per la crescita di un nuovo soggetto rappresentato dalla forza pacifica delle religioni che si contrappone alla violenza con proposte concrete e realizzabili.
Per tre giorni, in decine di tavole rotonde, si alterneranno i più importanti leader religiosi di Europa e Mediterraneo, Asia e Africa, insieme ad esponenti della cultura e delle istituzioni: a questi ultimi verrà lanciato un forte appello perché “si realizzino immediate tregue umanitarie” e venga avviato con “urgenza il complesso, ma al tempo stesso indispensabile, lavoro di costruzione della pace”. Saranno interpellate tutte le istituzioni internazionali ma in particolare l’Europa che si trova di fronte ad un bivio: “chiudere le sue porte e invecchiare tristemente oppure accettare le nuove sfide di fronte a cui si trova, come quelle della pace, dell’accoglienza e dell’integrazione”.

Reggio Calabria: l’impegno per l’accoglienza ai migranti

Reggio Calabria - Gli sbarchi di migranti sono quasi pane quotidiano per il territorio di Reggio Calabria. “Nell’ultima settimana ce ne sono stati tre, con l’arrivo di diverse centinaia di persone”, precisa padre Bruno Mioli, responsabile Migrantes in diocesi. “C’è un’autentica attenzione in vaste aree della diocesi e ciò diventa condivisione e coinvolgimento attivo, un vero e proprio rimboccarsi le maniche da parte di associazioni e organismi ecclesiali”, prosegue il religioso, per il quale “l’inizio degli sbarchi, due anni fa, è stato per tutti una palestra di accoglienza”.
Rappresentanti delle diverse associazioni ecclesiali, che operano anche in collaborazione con la protezione civile, partecipano in Prefettura, prima di ogni sbarco, al tavolo di crisi. “Ci siamo dati il nome di ‘coordinamento ecclesiale di pronto intervento’, perché siamo presenti anche noi agli sbarchi. Tra organismi ecclesiali abbiamo realizzato una bozza di intesa in dieci punti per l’accoglienza per avere un contatto diretto con i migranti per un aiuto effettivo più concreto”, continua padre Mioli: “la nostra prima esigenza è stabilire un contatto umano con chi arriva, che ha tanto sofferto nel deserto e nel mare. Hanno bisogno di percepire un senso di accoglienza e di condivisione”. Grazie all’aiuto di 60-70 volontari la diocesi di Reggio Calabria garantisce ai migranti diversi servizi.
 “Interveniamo anche nella struttura di prima accoglienza di Reggio Calabria a favore dei minori non accompagnati e di tanti che al loro arrivo manifestano malattie”, dice il direttore Migrantes al Sir. A disposizione della diocesi alcuni magazzini con vestiario pronto a essere portato al porto, “perché molti scendono dalla nave scalzi”. Gli indumenti “provengono da tutte le parrocchie”, sottolinea padre Mioli mettendo in evidenza ancora una volta “l’accoglienza” del popolo reggino e anche “la vicinanza del vescovo”, mons. Giuseppe Fiorini Morosini. Predisposto anche un servizio docce per i bambini. “Il nostro obiettivo, stabilendo un contatto umano, è sorridere, lasciare affiorare nei migranti che non tutto quanto è maledizione. Cerchiamo poi di far capire loro che allo sbarco sono solo a metà del viaggio perché poi andranno per diverse destinazioni”, afferma. Da parte dei volontari, anche l’ascolto: “Il sogno dei migranti è quello di attraversare le Alpi e sistemarsi principalmente in Svezia e Germania. Noi non li incoraggiamo in questo, lasciamo che la politica faccia il proprio compito. Però, in casi particolari, quando è possibile, favoriamo il contatto e il ricongiungimento con i parenti in Italia”. Sono tante le parrocchie reggine impegnate nell’accoglienza dei migranti. Padre Mioli è anche parroco della comunità di Sant’Agostino alla stazione: “Abbiamo un centro d’ascolto per gli immigrati che funziona 4 giorni a settimana e dove arrivano tra i 50 e i 60 immigrati”. L’ascolto è essenziale perché “l’emergenza non finisce in 2-3 mesi né in 2-3 anni, ma è continua”. A Sant’Agostino ai migranti è offerta l’assistenza legale, nonché un servizio di doposcuola e di alfabetizzazione per gli ultimi arrivati, ma “mancano mediatori culturali e linguistici, dobbiamo ringraziare tanti insegnanti in pensione che offrono le proprie competenze”. L’esempio di Sant’Agostino non è l’unico: “Ci sono diversi centri di ascolto in altre parrocchie della diocesi che, pur nati con diverse esigenze, si interessano anche degli immigrati. Questa si chiama accoglienza allargata”. Da parte dell’Ufficio Migrantes vengono quindi organizzati “momenti di svago e di passatempo, cercando di favorire incontri con i giovani delle parrocchie”.
Padre Mioli sottolinea anche il lavoro “di annuncio religioso” compiuto in diocesi verso i migranti. “Abbiamo diversi opuscoli con le preghiere principali da distribuire. Nelle ultime domeniche, al centro di prima accoglienza, abbiamo anche celebrato la Messa in inglese, con la partecipazione di molti nigeriani e di cristiani copti ma anche di molti italiani”, conclude.

Card. Bagnasco: il cuore misericordioso della nostre comunità

Roma - “Ho fatto riferimento all’Onu, il massimo organismo di incontro politico-economico, non per depistare l’attenzione verso responsabili lontani e indistinti, ma perché il fenomeno con cui siamo chiamati a confrontarci è mondiale: è come se il Sud del pianeta, costretto da circostanze ormai insopportabili, vedesse l’Occidente come l’unica sponda rimasta”. A dirlo è il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in una intervista pubblicata ieri dal “Corriere della Sera” parlando del tema immigrazione.“È vero - ha aggiunto il porporato -  che anche da noi esistono problemi e squilibri, ma i poveri del mondo non sono più disposti a vivere in condizioni disumane. E la tragedia di gente che muore dentro a una stiva, in una valigia, cacciata in mare è talmente grave e complessa che non può essere risolta né da un singolo Paese e neppure dall’Europa che, comunque, deve fare molto di più. La sede è a livello mondiale, perché si tratta di accogliere e anche di dare possibilità di  futuro, tenendo conto dei contesti”. Per il presidente dei vescovi italiani è “urgente da una parte aiutare i Paesi di provenienza e, dall’altra, perseguire con rigore scafisti e altri oscuri decisori che speculano sulla pelle dei disperati”. Il card. Bagnasco sottolinea l’impegno delle prefetture, che cercano di comporre “le giuste esigenze di chi accoglie e di chi è accolto. E qui - evidenzia - si inserisce l’impegno della Chiesa: per esemplificare, soltanto a Genova c’è una rete di quaranta centri di ascolto parrocchiali aperti indistintamente a tutti e attualmente sono ospitati 400 immigrati. Come presidente della Cei posso testimoniare che si tratta di un’esperienza comune pressoché in tutte le diocesi, grazie a quel cuore misericordioso delle nostre comunità, tanto sollecitato da papa Francesco”. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco: un pensiero e un appello per l’Ucraina

Città del Vaticano - Anche gli ucraini che vivono in Italia oggi celebrano la festa nazionale del loro Paese. Ieri mattina, al termine dell’Angelus in piazza San Pietro papa Francesco ha rivolto un appello di pace per questo Paese il cui conflitto il pontefice segue con “preoccupazione”.
“Rinnovo il mio accorato appello - ha detto -  affinché siano rispettati gli impegni presi per giungere alla pacificazione e con l’aiuto delle organizzazioni e delle persone di buona volontà, si risponda all’emergenza umanitaria nel Paese. Il Signore conceda la pace all’Ucraina, che si accinge a celebrare domani (oggi, ndr) la festa nazionale”. (Raffaele Iaria)

Alla Fondazione Migrantes il premio “Culture a confronto”

Tropea – “Per aver aperto la strada del dialogo interculturale valorizzando le diverse identità in un clima di pacifica convivenza”. Questa la motivazione del premio “Culture a confronto” assegnato alla Fondazione Migrantes e consegnato ieri sera a Tropea al direttore generale mons. Giancarlo Perego.

Mattarella: “umanità con profughi e fermezza su trafficanti”

Roma - “L'umanità che mostreremo nell'accogliere i profughi disperati, l'intelligenza con cui affronteremo i fenomeni migratori, la fermezza con cui combatteremo i trafficanti di esseri umani saranno il modo con il quale mostreremo al mondo la qualità della vita democratica. La democrazia si esporta con la cultura e con l'esempio"...

Sbarchi in aumento ma non in Italia

Roma - Si guarda alla Libia come al nervo scoperto, al Paese da cui la maggior parte dei migranti diretti in Europa decide di partire, a bordo di vecchi pescherecci e gommoni stracolmi. Eppure, rilevano a Frontex, nel 2015 i migranti hanno cambiato decisamente rotta...

Diocesi di Ischia: “ascolta, accogli, ama”

Ischia - “Ascolta, accogli, ama. Come posso farmi santo attraverso l’emergenza migranti, cioè essere cristiano al 100% e dare il mio contributo per poter aiutare questi nostri fratelli?”. È la domanda che pone Lorenzo Russo, direttore del settimanale diocesano di Ischia, “Kaire”, nell’ultimo numero del giornale. “Quello che posso fare...

Catania: per Sant’Agata campane mute per lutto per i migranti morti

Catania – “Catania, come comunità civile ed ecclesiale, ancora una volta si mostra accogliente: le istituzioni pubbliche e tante persone singole, come pure le forze del volontariato, rappresentano e offrono il volto bello di una città che accoglie le persone che approdano da noi dopo prove pesanti; di una città che onora chi ha perso la vita in queste tragiche condizioni”. Sono le parole dell’Arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina...

Card. Bagnasco: affrontare il tema immigrazione con serietà

Genova - “Quando vediamo centinaia, migliaia di persone, esseri umani: uomini, donne, bambini che affrontano i viaggi della morte per arrivare in Paesi lontani dal proprio, per i motivi che ben sappiamo, non possiamo non concludere che questo problema è un’emergenza veramente umanitaria, una tragedia dell’uomo. Questo fatto non fa onore alla nostra civiltà, in modo particolare a quella occidentale”. Lo ha detto questa mattina il card. Angelo Bagnasco, presidente della conferenza Episcopale Italiana, al termine della visita ai profughi ospitati presso il seminario arcivescovile della diocesi ligure.

Catania: accoglienza e solidarietà di Caritas e Migrantes

Catania - Accoglienza e solidarietà della Caritas Diocesana di Catania e dell'Ufficio Pastorale Migrantes ai 316 migranti superstiti - tra cui 45 donne e tre minori - soccorsi sabato scorso al largo della Libia dal pattugliatore della Marina Militare italiana Cigala Fulgosi e giunti stamani a bordo della nave norvegese Siem Pilot al servizio di Frontex. La prima accoglienza ha riguardato anche altri 103 migranti soccorsi in precedenza dalla nave militare tedesca Werra a bordo di un gommone in difficoltà. Sulla nave anche le 49 vittime, tutti uomini, morti soffocati nella stiva per aver inalato gas di scarico.