Primo Piano

Reggio Calabria: una veglia di preghiera per le vittime del Mediterraneo

Reggio Calabria - Sabato scorso, nella parrocchia di Sant’Agostino a Reggio Calabria,  un momento di preghiera, culminato nella celebrazione eucaristica presieduta dal superiore dei padri Scalabriniani, per i migranti morti.
La veglia è stata organizzata dal Coordinamento diocesano per gli sbarchi, impegnato quasi quotidianamente nell’accoglienza dei migranti.
I religiosi - con loro anche il direttore Migrantes padre Bruno Mioli -  sono impegnati in prima linea nella diocesi calabrese, nell’accoglienza e nel sostegno dei migranti.

Migranti: tremila salvati in una sola giornata

Milano - Tremila persone salvate solo nella giornata di ieri: è una delle cifre più elevate registrate, anche tenendo conto che sono state recuperate in molte operazioni diverse.
1.200 sono stati salvati da navi della Guardia costiera italiana, 1650 dalle navi di Medici senza Frontiere e 300 circa dal Moas. Ma non finisce mai l’incubo dei profughi. Quello raccolto ieri da padre Mosè Zerai è di una tragicità che rasenta il surreale.
“Abbiamo ricevuto la telefonata di un barcone con a bordo 700 persone” racconta il sacerdote eritreo, punto di riferimento per molti di coloro che cercano salvezza in Europa: “Ci hanno riferito che erano già partiti 5-6 giorni fa ma dopo 5 ore in mare sono stati ricatturati e riportati in Libia, anche se non sanno indicare né da chi né dove”. Lì sono stati sequestrati e molti di loro picchiati. Poi, l’altra notte, sono stati fatti ripartire: “Abbiamo avvertito i soccorsi. A bordo ci sono molti feriti oltre a donne vicine al parto”.
È la prima volta che don Zerai sente una cosa simile: “Sono stati picchiati probabilmente a causa di una battaglia tra gruppi di trafficanti e loro ci sono finiti in mezzo. Quando le bande si sono messe d’accordo su come spartirsi i soldi, i profughi sono ripartiti”.
La telefonata (insieme a una seconda partita da un barcone con altre 700 persone, ma la cui storia è "standard") è arrivata a Watch the Med, piattaforma online che monitora le morti e le violazioni dei diritti dei migranti alle frontiere marittime dell’UE, e che da un anno ha attivato un "alarm phone", centralino a cui i profughi in viaggio possono chiamare.
Don Zerai è uno dei trenta volontari circa di diverse nazionalità ed etnie che in tutta Europa prestano servizio: “Quando il centralino, che è un numero francese, riceve la chiamata, smista la telefonata a uno di noi a seconda della lingua del chiamante. In questo modo garantiamo la perfetta comprensione del problema. Poi chiamiamo le autorità, avvertendole o accertandoci che abbiano ricevuto l’allarme”. Quello di Watch the Med non è un numero di soccorso: “Spesso chiamano prima noi della Guardia costiera. Oggi la maggior parte delle telefonate arrivano da imbarcazioni in mezzo al mare”. Al momento nessuno dei due barconi sembra essere tra i 3mila soccorsi ieri. (Alessandro Beltrami - Avvenire)

Diocesi di Treviso: “accoglienza diffusa nelle nostre comunità”

Treviso - Un invito ad accogliere nelle parrocchie piccoli gruppi di persone migranti, “con il coraggio del Vangelo” e con l’aiuto di chi da tempo accoglie i profughi nel nostro territorio. La lettera che contiene questo appello è stata inviata nei giorni scorsi dal vicario generale delal diocesi di Treviso, mons. Adriano Cevolotto, ai parroci e ai superiori degli istituti religiosi presenti nella diocesi. Dopo la lettera “ai cristiani e agli uomini e donne di buona volontà” dei Vescovi di Treviso e di Vittorio Veneto, giunge ora questa rinnovata proposta di solidarietà. “La nostra Chiesa diocesana, attraverso la Caritas, sta rispondendo da tempo all’emergenza della prima accoglienza in diverse strutture - spiega mons. Cevolotto -. Ma, come tutti sappiamo, il flusso non mostra rallentamenti e, per chi è qui da qualche tempo, ma è ancora in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato, si apre la prospettiva di quella che chiamiamo “seconda accoglienza”. Costoro potrebbero essere accolti nelle nostre comunità, coinvolgendo le Caritas parrocchiali, volontari, associazioni, famiglie. Alcune positive esperienze di questo tipo sono già state avviate. Naturalmente è importante che queste scelte siano maturate all’interno delle nostre comunità, nei Consigli pastorali parrocchiali, nei Consigli delle Collaborazioni”.
La lettera dei Vescovi mons. Gardin e mons. Pizziolo aveva suscitato dibattito e riflessione nelle rispettive comunità, tanto che alcune persone e diversi sacerdoti avevano chiesto: “E noi che cosa possiamo fare?”. Questo messaggio, quindi, sollecita a concretizzare nel territorio diocesano una “accoglienza diffusa”. E alcune disponibilità sono già arrivate, da parte di parrocchie e comunità religiose. “Il nostro contributo, come ci hanno ricordato i Vescovi, ci è sollecitato dal dovere di riconoscere la dignità di queste persone e i drammi che hanno vissuto e stanno vivendo - sottolinea Cevolotto -. Noi crediamo che, come cristiani, ci sia chiesto di vivere il “coraggio del Vangelo”, come scrivevano i Vescovi, con scelte che nascano “dall’intelligenza e dal cuore”.

Card. Scola: su migrazioni “necessario lavoro educativo” per “superare la paura”

Gazzada - “Studiare i differenti linguaggi, le rispettive modalità e gli specifici obiettivi attraverso i quali cristianesimo e islam si sono inculturati nella tradizione africana, risulta particolarmente importante nell’attuale frangente storico. La conoscenza delle reciproche fedi e della storia di ciascuno deve condurre al rispetto di ogni espressione religiosa in ogni parte del mondo”. Lo afferma il card. Angelo Scola, arcivescovo di Milano, nel messaggio inviato alla Settimana di storia religiosa euro-mediterranea che si è aperta nel pomeriggio di ieri a Villa Cagnola di Gazzada, sul tema: “Le missioni in Africa”.
“Le drammatiche migrazioni che stanno interessando il continente europeo devono farci riflettere - afferma l’arcivescovo - su una situazione sociale e politica che in modo improprio e doloroso sfocia in conflitti tra uomini delle religioni. Di fronte alle attuali situazioni risulta necessario un grande lavoro educativo che permetta a chi accoglie di superare la paura, oggi aggravata da problemi strutturali e dalle notevoli difficoltà che stiamo attraversando in questo periodo di grande cambiamento”. In tale prospettiva, Scola ritiene che la Settimana di studi di Gazzada “sarà un prezioso aiuto per promuovere una cultura del dialogo in vista di una pace autentica, fondata sulla comune ricerca della verità, sul confronto costruttivo e sull’amicizia tra i singoli e tra i popoli”.  (SIR)
 

ACS: in aumento i cristiani in fuga dalla persecuzione

Roma - “Se centinaia di migliaia di persone preferiscono la fuga alla permanenza nel luogo di origine, pur consapevoli di mettere in pericolo la loro vita, è perché i conflitti si sono moltiplicati. I profughi non si riducono innalzando muri, ma diminuendo le guerre”.
 Così Alfredo Mantovano, presidente della sezione italiana della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre commenta il drammatico aumento dei flussi migratori. Nelle ultime settimane, la sezione italiana di ACS ha approfondito il fenomeno, ponendo attenzione sul forte incremento di cristiani in fuga dalla persecuzione religiosa tra i profughi che giungono sulle coste di Sicilia, Puglia e Calabria.
Secondo quanto riferito ad ACS Italia dall’agenzia Habeshia e confermato da numerosi operatori umanitari, negli ultimi cinque anni i profughi cristiani sarebbero aumentati di circa il 30 %. “Il maggior numero di migranti nell’area del Mediterraneo - nota Mantovano -  è soprattutto effetto diretto della guerra in Libia e dell’avanzata di Isis in Iraq e Siria”. Per questo, il presidente di ACS Italia ritiene urgente “una risposta immediata all’interno dell’Unione europea”, a partire dalla revisione della Convenzione di Dublino, accordo che regola la valutazione delle domande di asilo politico nel territorio europeo, per il quale le richieste di asilo devono necessariamente essere prese in esame nel paese di arrivo. “Questo fa sì che le domande dei circa 400mila profughi giunti in Europa dall’inizio dell’anno siano suddivise soltanto tra Italia, Ungheria e Grecia». Prova della necessità di una modifica della convenzione, la recente decisione del Cancelliere tedesco Angela Merkel di accogliere qualsiasi rifugiato proveniente dalla Siria a prescindere dalla regola del primo ingresso.

Radio 24: viaggio alle porte dell’Europa lungo le rotte dei migranti

Milano - Subotiza, Edirne, Chop, Lampedusa e Kos sono le porte dell’Europa. Luoghi di frontiera e punti di passaggio, a volte sbarrati altre volte socchiusi, ben noti a chi ha il sogno dell’Europa ed è pronto a tutto per conquistarlo.
Nel mese di settembre, Radio 24 presenta una serie di reportage dedicati alla frontiera esterna dell’Unione Europea, al tempo in cui migliaia di disperati cercano di raggiungere lo spazio unico dei 28 paesi d’Europa. Si inizia venerdì 4 settembre nei Gr, nei programmi  ‘Effetto Giorno’ alle 13.00, ‘Effetto Notte’ alle 21.00 e il sabato mattina nel reportage europeo in onda alle 7.15.
I reportage partiranno dal confine tra la Serbia e l’Ungheria, che in questi giorni è stato blindato dalle autorità di Budapest. Successivamente ci si sposterà al confine dell’Evros dove la Turchia lambisce la Bulgaria. E ancora il confine orientale dove Slovacchia e Polonia fanno i conti con la bomba Ucraina, e infine in mare, ad Atene e a Catania, città di transito di tanti migranti.

Palermo: preghiera interreligiosa sul molo per le centinaia di morti che cercavano una vita migliore

Palermo - Una flotta di barchette di carta colorate agganciate una a una a un grande lenzuolo nero come il colore del Mediterraneo diventato mare di morte. Davanti all’ingresso del porto di Palermo,
attraverso cui da mesi passano i pullman carichi di migranti sbarcati sul molo Puntone, da lunedì sera c’è questo monito visivo, costruito con gesti e testimonianze da uomini, donne, bambini, cristiani, musulmani, ebrei, non credenti, durante un intenso momento di preghiera interreligiosa e riflessione, perché i 98 corpi di migranti senza vita accolti a Palermo in questi mesi e le centinaia di altre vittime inghiottite dalle acque sono “sangue nostro”. Chiedono l’apertura di canali umanitari il cartello di associazioni e l’amministrazione comunale: sono presenti il sindaco Leoluca Orlando e la sua giunta, i rappresentanti della Consulta delle Culture, della diocesi di Palermo e di molte parrocchie vicine al porto, della Caritas, della Famiglia Missionaria Comboniana, dell’Ufficio diocesano Migrantes, del Forum antirazzista, di Borderline Sicilia, dell’Osservatorio Noureddine Adnane, dei Salesiani di Santa Chiara, del Ciss, dell’Ufficio Missionario, di Diritti e Frontiere, della Comunità di Sant’Egidio. Il comboniano padre Domenico Guarino, che ha coordinato l’incontro, ricorda le 98 persone arrivate al porto di Palermo morte, le tre ragazze nigeriane vittime della tratta uccise, una bambina. L’imam Abdelhafid Kheid, rappresentante della comunità islamica siciliana, ringrazia Palermo e la Sicilia e cita papa Francesco per queste morti che sono “una spina nel cuore che ci mette tutti davanti alla nostra coscienza. Abbiamo chiesto al Presidente della Regione di realizzare un cimitero per i morti del mare”. E don Sergio Mattaliano, direttore della Caritas di Palermo, stigmatizza la “strumentalizzazione del fenomeno migratorio, perché tutti hanno il diritto di vivere e realizzare la vita dove vogliono. Dobbiamo gridarlo al mondo”. (Alessandra Turrisi)
 

“Cartoline dall’altra Italia” a Dublino

Dublino - Tappa a Dublino per la puntata di questa settimana di “Cartoline dall'altra Italia”, la web serie realizzata da 9colonne con il sostegno del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale-Direzione Generale per gli Italiani all' Estero e le Politiche Migratorie.
Nella capitale irlandese vive, ormai da due anni, Alessia Scarpellini, assunta da una grande azienda tech la quale si occupa della pubblicità online. Pisana, classe 1989, dopo la laurea in Economia, Alessia è subito partita: prima alla volta di Parigi, poi in India e infine in Irlanda. Appena arrivata a Dublino, Alessia si è subito sentita a casa sua: “Gli irlandesi sono la popolazione più accogliente che ho incontrato nella mia vita. Non ci si sente mai di troppo in questo paese”. Se l'accoglienza è senza dubbio un punto di forza dell'isola, una difficoltà che può incontrare un italiano che si trasferisce in Irlanda è la mancanza di alcuni servizi pubblici come quello sanitario: “Stando qua ho apprezzato nuovamente il valore della sanità pubblica, questa è una cosa che manca qui. Non ero abituata, ad esempio, alle pubblicità delle assicurazioni sanitarie, per me la sanità era qualcosa garantita a me come cittadina, qua invece si paga tutto”. I suoi progetti per il futuro non prevedono un rientro a breve in Italia: “Mi trovo molto bene all'estero dove mi sono sentita apprezzata molto di più sia come persona che dal punto di vista professionale. Comunque non penso di restare in Irlanda: a me piace molto viaggiare, quindi penso che mi sposterò. Vorrei fare qualche altra esperienza prima di stabilizzarmi”. Alessia ha raccontato la sua storia a “Cartoline dall' altra Italia” che ogni settimana va alla scoperta del mondo della nuova emigrazione: riallaccia i contatti con i giovani connazionali che hanno deciso di provare un'esperienza all'estero, per voglia o per necessità, mantenendo con le loro testimonianze quel filo indivisibile che li lega all' Italia.
 

Migrantes: a rischio l’emigrazione dei giovani italiani nel Regno Unito

Roma - Il Ministro dell’Interno britannico, Theresa May, ha dichiarato sulle colonne del “Sunday Times” la sua intenzione di agire affinché gli accordi di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini comunitari all’interno dell’Unione Europa vengano  rivisti in senso più restrittivo. Le parole del Ministro dell’Interno preoccupano, soprattutto chi opera oggi a favore delle comunità italiane residenti a Londra, ma anche in altre capitali europee, spiega una nota della Fondazione Migrantes.
Infatti, - prosegue il comunicato - gli italiani oggi sono nel Regno Unito una comunità numerosa e ben inserita di circa 238 mila unità, secondo i dati ufficiali più recenti dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, in crescita costante negli ultimi anni, la cui presenza è documentata all’interno del Rapporto Italiani nel Mondo 2015 della Fondazione Migrantes, che verrà presentato a Roma il prossimo 6 ottobre. Anticipando alcuni dati del Rapporto, i cittadini italiani espatriati nel Regno Unito al 1° gennaio del 2015 sono 13.425, il 3,8% in più rispetto al 2014. La Migrantes aveva già messo in evidenza nel 2014 un boom di espatri verso il Paese anglosassone, + 71,5% dal 2013 al 2014, riflettendo sulla composizione demografica e sull’inserimento socio-economico dei connazionali che avevano scelto questa meta. Si tratta in prevalenza di giovani. In crescita anche i nuclei familiari. Non tutti laureati o dottori di ricerca, pochi con un’ottima conoscenza della lingua inglese, ma tutti con il desiderio di lavorare e di migliorare le proprie condizioni economico-sociali.
“In questo momento in cui la disoccupazione giovanile in Italia supera il 40%, e nel Sud arriva a superare anche il 50% - afferma mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes - il rischio di una chiusura del Regno Unito anche ai comunitari può portare a una forte penalizzazione della migrazione giovanile italiana, in crescita, come segnalano anche gli operatori pastorali delle nostre missioni cattoliche italiane a Londra, in particolare. I nazionalismi, le chiusure della politica rischiano di avere un effetto boomerang anche sull’emigrazione giovanile italiana ed europea”. Purtroppo - conclude Mons. Perego –“il rischio è che anche i migranti italiani nel Regno Unito costituiscano un problema e non una risorsa”.
 
 

Religioni in Europa: a Tirana dialogo, pace e migrazioni

Roma -  Questa mattina è stato presentato “La pace è sempre possibile – Religioni e culture in dialogo”, l’incontro internazionale delle grandi religioni mondiali promosso da Sant’Egidio a Tirana dal 6 all’8 settembre. Il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo, ha spiegato la scelta dell’Albania per la realizzazione dell’evento sottolineando come questo piccolo Paese, in cui fino a pochi anni fa regnava l’ateismo di Stato, sia diventato oggi un interessante laboratorio di coabitazione tra le religioni. Una nazione, con legami di amicizia ormai trentennali con Sant’Egidio e ormai alle soglie dell’Unione Europea, che fu protagonista all’inizio degli anni Novanta di un’emigrazione di massa verso l’Italia, ma che si risolse in poco tempo in una positiva integrazione nel nostro Paese con ricadute positive, dal punto di vista economico, anche in Albania.
Il titolo del convegno, “La pace è sempre possibile”, nasce dalla convinzione di dover contrastare con forza il pessimismo che ormai circonda i tanti conflitti in corso e dalla consapevolezza che l’attuale grande migrazione dal Sud del mondo e dai Paesi in guerra verso l’Europa, “non può essere fermata senza un importante investimento sulla pace”.
Tante le conferenze in programma, animate per tre giorni da oltre 400 autorevoli esponenti delle religioni, del mondo della cultura e delle istituzioni, quasi un giro del mondo, tra crisi, conflitti, grandi questioni aperte, ma anche speranze, cambiamenti in corso, esempi di coabitazione e contributi preziosi delle religioni alla costruzione della pace. Un importante panel dal titolo “Immaginare la pace. Il ruolo delle religioni e della politica” vedrà la partecipazione del ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni insieme al patriarca siro ortodosso di Antiochia, Afrem II, il cardinale nigeriano Onaiyekan e il rabbino Skorka. Ma ci saranno importanti focus, in altrettante tavole rotonde, anche su numerosi Paesi che vivono situazioni difficili o di guerra come Iraq, Kurdistan, Siria, Nigeria, Mindanao (Filippine) e Salvador, dove regna la violenza delle bande giovanile con migliaia di vittime. Saranno presenti anche importanti leader sciiti dall’Iran.
Numerosi anche i temi d’attualità che verranno affrontati, tra cui quello ambientale, con un panel che vedrà la partecipazione del ministro della Giustizia Andrea Orlando con un intervento sugli eco-reati. Oltre ad Orlando e Gentiloni saranno presenti, dall’Italia, anche Romano Prodi e il sottosegretario agli Esteri Mario Giro. Si rifletterà inoltre sui quasi trent’anni dello “spirito di Assisi” – la prima preghiera delle religioni per la Pace voluta nel 1986 da Giovanni Paolo II – che è passato dal clima della guerra fredda all’attuale mondo globale e sull’utilizzazione dei social media da parte di chi strumentalizza le religioni per fini violenti e di terrore. E’ attesa anche una tavola rotonda sulla crisi libica che vedrà per la prima volta seduti attorno a uno stesso tavolo tutte le componenti del Paese da Tobruk e Tripoli, alle tribù del Sud e alla società civile.
Nell’assemblea inaugurale verrà letto anche un importante messaggio di Papa Francesco che – ha spiegato Impagliazzo – “già un anno fa aveva dato un grande sostegno alla scelta di tenere l’incontro in Albania”.
 

Card. Schönborn: “Europa si svegli. Scandaloso che Paesi non accettino profughi”

Roma -  “E’ uno scandalo che nella Comunità europea ci sono Paesi che fanno ciò che umanamente è obbligatorio e altri che non lo fanno. Per questo spero che ci sia un risveglio europeo”. Lo ha detto il card. Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, in un'intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, sottolineando che “è scandaloso che alcuni Paesi confinanti con l’Austria hanno un ‘millesimo’ del numero dei profughi che ci sono in Austria. E’ scandaloso che non accettino profughi”. “In Austria c’è paura e voci xenofobe come in Italia – ha aggiunto il card. Schönborn  - ma la mia impressione è che nel popolo ci sia molta solidarietà, compassione e disponibilità ad aiutare questi poveri che arrivano con niente”. Tutta la Chiesa in Austria con il card. Schönborn si è stretta nella preghiera per le 71 vittime, tra cui quattro bambini, trovate in un camion sull’autostrada Budapest-Vienna: “Questo tragico evento – ha ricordato il cardinale - la morte incredibile di 71 persone è stato uno shock, uno spavento incredibile per tanta gente. Si è visto che il Duomo era gremito di gente, nonostante fosse un giorno lavorativo, ed era presente quasi tutto il governo”.
L’arcivescovo di Vienna ha spiegato che la preghiera è stata dedicata a “queste povere persone delle quali non sappiamo ancora l’identità perché non avevano documenti. Una situazione cinica: erano in un furgone frigorifero per la carne, stretti come sardine. Non si può immaginare la sofferenza di questa gente nel morire soffocata, una persona dopo l’altra. Molti hanno capito che non si può continuare così”.
 

Australia: appello per liberare i bambini detenuti nel centro per immigrati di Nauru

Yaren - Una Commissione del Senato australiano ha presentato un documento che definisce del tutto “inadeguate, inappropriate e insicure” le condizioni di vita dei richiedenti asilo del centro di detenzione di Nauru, stato insulare indipendente dell’Oceania della Micronesia. Lo rede noto l’agenzia Fides ricordando che il 31 luglio erano presenti nel centro 637 immigrati, compresi 87 bambini e 111 donne. Per far fronte a questa grave emergenza, l’opposizione e diverse organizzazioni della società civile in Australia hanno lanciato un appello per la liberazione immediata delle famiglie con bambini.
 

Misure che garantiscono la richiesta di asilo in sicurezza

Roma - “Siamo di fronte ad una debolezza di tutto il sistema europeo”: ad affermarlo è padre Luis Okulik, segretario della Commissione “Caritas in Veritate” del CCEE (Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee) sul tema immigrazione: “la tendenza di alcuni governi ad autogestire in modo molto drastico e chiuso queste emergenze crea molte difficoltà per l’insieme dei paesi membri”.
Sul ruolo dell’Europa, interviene anche monsignor Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes. “L’Europa dei diritti e della solidarietà oggi è chiamata a rafforzare l’accoglienza – dice il sacerdote – partendo dalla salvaguardia della vita delle persone migranti via terra e via mare, dal riconoscimento delle persone e dalla loro libera circolazione in Europa, per arrivare a un programma di protezione internazionale che veda distribuiti i migranti che ne hanno diritto (anche chi è in fuga da persecuzioni religiose, da disastri ambientali, da dittature e violenze e non solo dalle 42 guerre in atto nel mondo) in tutti i Paesi europei”. Questo programma di azione chiede “il superamento degli Accordi di Dublino III per un nuovo programma di asilo europeo. Forse sarebbe importante anche sul piano europeo una campagna di informazione, in collaborazione con le maggiori agenzie e gli organi di stampa, che spieghi da quali Paesi e situazioni provengono i migranti, così da favorire un’informazione corretta a tutti i cittadini europei”, conclude Perego.
Misure “urgenti e straordinarie” per mettere fine alle morti in mare, sono chieste anche da padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli. “Ricorderemo l’estate 2015 per il numero incalcolabile di vite spezzate nei viaggi organizzati dai trafficanti che hanno come destinazione l’Europa”,  sottolinea. “Fino a quando i governi si ostineranno a concentrarsi su accordi e politiche volti ad impedire gli arrivi – sostiene il gesuita – ci pare ampiamente dimostrato che l’unico risultato che si ottiene è un’incalcolabile strage di innocenti  Abbiamo l’obbligo – ammonisce padre Ripamonti – di attuare misure immediate che garantiscano la possibilità di chiedere asilo in sicurezza”.
 

Ucraino ucciso: proprietario market rapinato adotta la famiglia

Roma – La famiglia di Anatolij Korol, il muratore ucraino di 38 anni ucciso la sera di sabato scorso da due banditi in un supermercato di Castello di Cisterna (Napoli) mentre cercava di sventare una rapina, sarà adottata dal proprietario dello stesso market. Lo ha annunciato il proprietario del supermercato, Michele Piccolo, ai microfoni del Tg2000, il telegiornale di Tv2000.
Anatolij Korol lascia la moglie, collaboratrice familiare, e due bambine piccole. "Abbiamo assicurato alla famiglia - ha detto Michele Piccolo - che penseremo noi ad assicurare tutto il fabbisogno per i figli, la scuola, il lavoro e gli alimenti. Abbiamo dato tutta la nostra disponibilità.

 



 

 
 

Migrantes: speculare sui migranti o respingerli sono atti criminali

Roma - “In questi ultimi giorni continuano le notizie di morte dei migranti via terra e via mare, ma continuano anche le notizie di una chiusura di Paesi europei al cammino dei migranti, con un pericoloso ritorno a nazionalismi che mette in discussione l’unità stessa dell’Europa. Speculare sulla vita umana dei migranti o respingerli in terra o in mare sono atti criminali - come ha ricordato domenica all’Angelus Papa Francesco - su cui dovrebbe procedere a un’indagine la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, afferma Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes.
“L’Europa dei diritti e della solidarietà oggi è chiamata a rafforzare l’accoglienza – continua il Direttore della Migrantes -, partendo dalla salvaguardia della vita delle persone migranti via terra e via mare, dal riconoscimento delle persone e dalla loro libera circolazione in Europa, per arrivare a un programma di protezione internazionale che veda distribuiti i migranti che ne hanno diritto (anche chi è in fuga da persecuzioni religiose, da disastri ambientali, da dittature e violenze e non solo dalle 42 guerre in atto nel mondo) in tutti i Paesi europei”.
Questo programma di azione chiede “il superamento degli Accordi di Dublino III per un nuovo programma di asilo europeo. Forse sarebbe importante anche sul piano europeo una campagna di informazione, in collaborazione con le maggiori agenzie e gli organi di stampa, che spieghi da quali Paesi e situazioni provengono i migranti, così da favorire un’informazione corretta a tutti i cittadini europei ” conclude Mons. Perego.
 

Vaticano: dalla Farmacia un contributo alle necessità degli immigrati

Città del Vaticano - Un barattolo bianco con tappo rosso e un’etichetta adesiva: benzil benzoato al 20 per cento. Per gli addetti ai lavori è uno dei più efficaci trattamenti contro la scabbia. Per la Farmacia vaticana è anche un modo nuovo per esercitare la carità e proseguire nel servizio alla persona umana, senza distinzioni di razza, lingua, età e religione. Il barattolo, infatti, contiene un unguento che la farmacia realizza nei propri laboratori per venire incontro alle necessità delle migliaia di immigrati che giungono ogni anno in Italia. A riferirlo è l’Osservatore Romano che in un articolo a firma di Nicola Gori spiega che la preparazione viene prodotta su richiesta dell’Elemosineria apostolica, che si incarica poi di distribuire il medicinale recandosi periodicamente nei vari centri di accoglienza a Roma per portare la carità del Papa ai bisognosi della diocesi. Proprio di recente, in una delle strutture più affollate della città, i volontari dell’Elemosineria hanno consegnato cinquanta chili del farmaco anti-scabbia, insieme a un centinaio di confezioni di antibiotici e antistaminici, e a una cinquantina di pomate antimicotiche.
 

Card. Bagnasco: l’immigrazione è “un problema umanitario”

Genova - La proposta del Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, che ha convocato i capi di Stato e di governo nel palazzo di Vetro a New York per parlare del fenomeno delle migrazioni “è veramente un bel segno”: “Finalmente. Un po’ tardivo ma lo accogliamo con tanta speranza perché il fenomeno sarà prolungato nel tempo". Ad affermarlo è il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della CEI, a margine delle celebrazioni per la festa della Madonna della Guardia di Genova. In merito al fenomeno delle migrazioni, il cardinale ha affermato: “È come se il Sud del mondo si fosse risvegliato improvvisamente e avesse cominciato a muoversi verso il Nord del benessere, dell’Occidente”. L‘immigrazione, ha proseguito, “è un fenomeno inarrestabile e umanitario perché la gente fugge disperata e nella disperazione cerca ancora la speranza”. Per questo “il mondo del Nord, in particolare occidentale, deve veramente prendere sul serio questo fenomeno che è planetario, non con l’animo di avere di fronte un problema pesante, grave, con dolore ma con decisione perché ci riconosciamo tutti uomini e quindi fratelli”. Per il Presidente della CEI l‘immigrazione è “un problema umanitario, un esodo terrificante da cui nessuno Stato europeo si può sentire esente, tanto più la Germania e gli Stati che stanno meglio”; per questo “siamo tutti contenti di sentire le parole dalla Sig.ra Merkel perché è un cambio di marcia, un cambio di registro per affrontare un problema drammatico”. Il porporato ha ricordato che l’immigrazione è un fenomeno con “misure veramente bibliche” per questo deve intervenire “l’autorità internazionale, non soltanto continentale”. È necessario, quindi, che “l’ONU affronti seriamente - politicamente ed economicamente - il problema perché è un fenomeno inarrestabile che si amplificherà sempre di più, tanto è vero che ormai da Afghanistan e da altre nazioni, che prima non si erano affacciate alle porte dell’Europa, stanno arrivando persone. È veramente un problema mondiale”. Il cardinale ha parlato anche della persecuzione dei cristiani affermando che “non bisogna assolutamente spegnere le luci”. Si tratta di “un fatto gravissimo, che persiste e che aumenta dalle nostre informazioni tramite le nunziature apostoliche e quindi bisogna, grazie ai media, che l‘attenzione del mondo continui ad essere puntata su queste persecuzioni”.
 

Mons. Cantafora: “non possiamo dimenticarci degli immigrati che arrivano da noi”

Lamezia Terme - “Anch’io, come Vescovo, sono pellegrino qui a Conflenti. La Madonna della Quercia non è un santuario come gli altri! Questo è il Santuario diocesano degli emigrati. Così l’ha voluto intitolare un Vescovo tanto amato dai lametini, Monsignor Moietta, piemontese, che conosceva in prima persona il dramma dei tanti calabresi emigrati in Piemonte. Potremmo noi essere pellegrini qui dimenticando i nostri emigrati? E possiamo dimenticarci degli immigrati che oggi arrivano da noi? Come ci insegna Papa Francesco, la risposta non è mai la paura, la violenza e la contesa, ma la misericordia! I Cristiani lo sappiano bene!” Lo ha dichiarato il vescovo Mons. Luigi Cantafora al termine della celebrazione eucaristica al Santuario Diocesano di Conflenti per festeggiamenti in onore della Madonna della Quercia. Come ogni anno, sono stati molti i calabresi “emigrati” che, rientrati al loro paese per il periodo estivo, hanno reso omaggio alla Madonna.  (R.I.)
 

Card. Parolin: “allibiti” dalle tragedia dei migranti

Roma -  Sulla questione immigrazione “l'importante è la collaborazione di tutti. Non dobbiamo dividerci, non dobbiamo polemizzare, dobbiamo unirci consapevoli dei nostri limiti e dell'entità del fenomeno, della difficoltà di dare una risposta e insieme cercare le soluzioni possibili”. Lo ha detto il Segretario di Stato vaticano, il card. Pietro Parolin, ai microfoni di Tg2000, il telegiornale di Tv2000, a margine di una visita al Policlinico Agostino Gemelli.
“Questo è un atteggiamento metodologico – ha aggiunto il card. Parolin - ma questa è l'unica via per arrivare a trovare delle risposte difronte a queste tragedie che ci lasciano veramente allibiti. Che possa succedere questo nei nostri giorni è qualcosa d'incredibile”.
Il Segretario di Stato Vaticano ha inoltre sottolineato che “il problema è veramente complesso, dobbiamo essere consapevoli di questo. Probabilmente nessuno ha la soluzione a portata di mano perchè ci sono tante cause che concorrono a questo fenomeno e ci sono anche tante soluzioni che possono essere realizzate subito e altre che richiedono più tempo”.
Parolin ha poi ricordato la gente della Siria che “fugge da una guerra crudelissima che dura da tanti anni senza che ci siano prospettive di soluzione. Lì bisogna raddoppiare e moltiplicare gli sforzi. Mi spiace che sulla situazione della Siria, come in tante altre situazioni, c'è sempre la tendenza di dimenticare, diventano malattie croniche di cui nessuno più si occupa a meno che non ci siano fiammate particolari”.
Parolin ha infine voluto “richiamare l'attenzione” sul “dramma” della Siria e “soprattutto di cercare di riattivare tutto quello che è possibile, anche dal punto di vista diplomatico. Sentivo qualcuno che mi diceva che c'è qualche speranza che si possa riprendere 'Ginevra 1', auspichiamo veramente questo e lavoriamo affinché questo sia possibile”.
 
 

Papa Francesco: Basta strage di migranti

Città del Vaticano - Papa Francesco è tornato ieri a rivolgere un appello affinché le istituzioni politiche e non solo si mobilitino per fermare la strage di migranti.
“Purtroppo – ha detto al termine della preghiera mariana dell’Angelus - anche nei giorni scorsi numerosi migranti hanno perso la vita nei loro terribili viaggi. Per tutti questi fratelli e sorelle, prego e invito a pregare. In particolare – ha poi aggiunto -  mi unisco al Cardinale Schönborn, che oggi è qui presente, e a tutta la Chiesa in Austria nella preghiera per le settantuno vittime, tra cui quattro bambini, trovate in un camion sull’autostrada Budapest-Vienna. Affidiamo ciascuna di esse alla misericordia di Dio; e a Lui chiediamo di aiutarci a cooperare con efficacia per impedire questi crimini, che offendono l’intera famiglia umana”. (R.I.)