Milano – “Le parrocchie in Italia sono circa 27mila e l'appello del Papa potrà allargare questa rete di solidarietà e accoglienza. I profughi ospitati sono al momento circa 15mila, ovviamente con un turn over per coloro che vengono ospitati e poi riprendono il cammino verso altri Paesi e altre comunità o per i ricongiungimenti familiari”. Così mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes a Radio 24. “Sono molte già le parrocchie che ospitano profughi, anche a seguito di alcuni appelli di vescovi come quelli di Torino, Milano, Brescia e del sud. Abbiamo parrocchie da Siracusa, fino al bresciano. Partiamo dal fatto che il Papa chiede che ogni parrocchia, istituto religioso o santuario possa ospitare una famiglia, quindi 3 o 4 persone. Se sono 27mila le parrocchie, la capacità, rispondendo a questo appello, potrebbe essere di 100mila persone. Una cosa – ha aggiunto - che è possibile se pensiamo che ad esempio, dopo la prima guerra mondiale le nostre parrocchie sono arrivate ad ospitare fino a mezzo milione di profughi in arrivo dal Friuli, dal Veneto, dal Trentino. La rete può essere veramente capace. Se poi pensiamo all'Europa, le parrocchie sono circa 100mila e quindi la capacità potrebbe allargarsi fino a 400mila persone”.
Primo Piano
Taranto: il Vescovo mette a disposizione il monastero Gesù Sacerdote per l’accoglienza dei migranti
Taranto - “Cercheremo di adattare alla situazione contingente l’accoglienza degli immigrati, che a Taranto permangono solo per pochi giorni, perché il nostro territorio, come sappiamo, non offre possibilità di lavoro. Ogni situazione di questi fratelli ha esigenze diverse e disparate. Certo è che le parrocchie e le strutture religiose, sono oggi maggiormente incoraggiate all’accoglienza”. Lo scrive in una nota l’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, in risposta all’appello del Papa. Nell’attesa di raccogliere le disponibilità delle singole parrocchie, il presule destina, per la prima accoglienza, in maniera stabile, il monastero Gesù Sacerdote delle Carmelitane Scalze, edificio adiacente al seminario di Poggio Galeso. Per anni, ricorda l’arcivescovo, “questo luogo è stata la dimora di preghiera di monache claustrali che adesso, trasferendosi in un altro luogo desiderano renderlo disponibile alle esigenze caritative dell’arcidiocesi di Taranto. Quelle mura saranno sicuramente il porto migliore per tante famiglie che speriamo arrivando lì si siano lasciati la morte e la guerra alle spalle, incontrando serenità è maggiore fiducia nel futuro”.
L’arcidiocesi è anche impegnata nella costruzione della Casa dell’accoglienza di Palazzo Santacroce, alle spalle del Duomo, per la cui costruzione si sono impegnati da mesi i sacerdoti e l’intera comunità diocesana.
L’arcidiocesi è anche impegnata nella costruzione della Casa dell’accoglienza di Palazzo Santacroce, alle spalle del Duomo, per la cui costruzione si sono impegnati da mesi i sacerdoti e l’intera comunità diocesana.
Arezzo: L’appello dell’Arcivescovo Fontana per l’accoglienza dei migranti in diocesi
Arezzo - L’Angelus di domenica 6 settembre ha scosso le coscienze di tutta Europa con l’appello di Papa Francesco all’accoglienza dei profughi nelle parrocchie europee. Un appello raccolto da mons. Riccardo Fontana, che ha inviato una lettera a tutti i parroci della diocesi, ai superiori delle comunità religiose, monasteri e santuari, ai presidenti delle aggregazioni laicali affinché in diocesi vi sia una pronta e generosa risposta. “Mobilitare tutte le parrocchie e le comunità religiose d’ogni genere, i Santuari e le aggregazioni cattoliche, comporta non solo il materiale reperimento di spazi adeguati, ma anche quella ospitalità che è connaturale alla nostra cultura toscana e alle scelte di carità cristiana - chiarisce il presule -. Il Papa vuole che tutti siamo coinvolti in questo esercizio di misericordia, in riferimento all’ormai imminente Anno Santo. Laddove si parla di parrocchia, si intende l’intera comunità e il suo territorio, non la casa parrocchiale soltanto”.
L’Europa in Terra Santa
Gerusalemme - Su invito di Sua Beatitudine Fouad Twal, Patriarca latino di Gerusalemme, si svolgerà dall’11 al 16 settembre in Terra Santa l’annuale Assemblea Plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), l’assise ecclesiale a cui partecipano i presidenti di tutte le conferenze episcopali rappresentanti ben 45 paesi del continente.
E’ la nella storia del CCEE che un’assemblea plenaria si svolge in Terra Santa, nella terra dove è nato e si è sviluppato il cristianesimo. L’eccezionalità dell’evento è data anche dal fatto che è la prima volta nella storia recente del cristianesimo che un così grande numero di rappresentanti dell’episcopato europeo ad un così alto livello s’incontrano lì nello stesso tempo.
Accogliendo l’invito di avere la Terra Santa come luogo del loro incontro, i Presidenti delle Conferenze episcopali “intendono compiere un pellegrinaggio alle radici stesse dell’Europa, della cultura europea”, si legge in una nota diffusa questa mattina.
“L’incontro è di fatto un pellegrinaggio ai luoghi dove è nata la fede cristiana. Da questa terra, i discepoli di Gesù si sono mossi per tutto il mondo per portare la novità di Gesù. Anche in Europa è arrivato il Vangelo a partire da questa terra! Quando l’Europa va in Terra Santa, va quindi, al luogo delle sue radici giudeo-cristiane. Da sempre quest’area del mondo è un incrocio di civiltà, pervasa da grande diversità culturale e alle volte di forti tensioni sociali che hanno unito in passato e continuano ancora oggi a legare intrinsecamente l’Europa al Medio Oriente”, afferma mons. Duarte da Cunha, Segretario generale del CCEE. Due sono i temi centrali dell’incontro: la figura di Gesù e la condivisione delle sfide della Chiesa in Europa. Al centro dei loro lavori, i vescovi si soffermeranno innanzitutto sulla Persona di Gesù, Vero Dio e vero uomo. “Guardare al Gesù storico che ha vissuto in questa terra, è molto importante per rafforzare il rapporto con Gesù vivo oggi. Guardare alla realtà storica che è all’inizio della fede cristiana e conoscere la persona di Gesù all’interno del Suo popolo, è fondamentale per capire quello che Lui ha detto e realizzato. Dio fatto uomo è venuto come membro di un popolo, quello d’Israele, che lega quasi geneticamente il Popolo d’Israele a tutti i popoli cristiani della terra”, specifica mons. da Cunha.
Un ampio tempo sarà poi dedicato all’ascolto e alla condivisione delle “gioie e delle sfide” che pervadono oggi la Chiesa in Europa. A turno, i Presidenti riferiranno sulla situazione della propria Nazione. Sarà anche l’occasione per un confronto su alcune sfide comune.
Oltre alle varie celebrazioni nei luoghi santi della Galilea come a Cafarnao, Magdala e la processione nella città di Mi’ilya in occasione della Festa dell’Esaltazione della Croce, assumerà particolare rilevanza la veglia di preghiera per la famiglia nella Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, sabato 12 settembre, guidata dal Prefetto della Congregazione per i Vescovi, il card. Marc Ouellet, preceduta da un incontro dei vescovi con le famiglie cattoliche della città. Inoltre è prevista una visita alla città di Betlemme, dove, per i cristiani, Dio si è manifestato e ha abitato la storia dell’uomo. Lì, i partecipanti visiteranno in gruppo diverse opere di carità, istituzioni attraverso le quali la Chiesa cerca di farsi prossima ai più bisognosi.
Queste opere di carità sono per la maggior parte gestite e frutto dell’intuizione delle numerose congregazioni religiose che operano in Terra Santa. A Betlemme, i Presidenti renderanno omaggio all’opera, umile e nascosta, dei numerosissimi consacrati/e. In particolare, i vescovi avranno l’opportunità di ricevere la testimonianza delle suore carmelitane e delle suore del Rosario sulla vita delle due nuove Sante palestinesi (Suor Maria Alfonsina e Suor Maria di Gesù Crocifisso) canonizzate lo scorso 17 maggio. A Betlemme, i presidenti incontreranno anche il custode di Terra Santa, i vescovi dell’Assemblea Cattolica degli Ordinari di Terra Santa (ACOHL) e i rappresentanti delle altre confessioni cristiane. L’Assemblea plenaria si concluderà mercoledì 16 settembre con la celebrazione all’altare della Tomba vuota di Gesù nella Basilica del Santo Sepolcro. E’ anche prevista la visita alle autorità d’Israele e di Palestina.
E’ la nella storia del CCEE che un’assemblea plenaria si svolge in Terra Santa, nella terra dove è nato e si è sviluppato il cristianesimo. L’eccezionalità dell’evento è data anche dal fatto che è la prima volta nella storia recente del cristianesimo che un così grande numero di rappresentanti dell’episcopato europeo ad un così alto livello s’incontrano lì nello stesso tempo.
Accogliendo l’invito di avere la Terra Santa come luogo del loro incontro, i Presidenti delle Conferenze episcopali “intendono compiere un pellegrinaggio alle radici stesse dell’Europa, della cultura europea”, si legge in una nota diffusa questa mattina.
“L’incontro è di fatto un pellegrinaggio ai luoghi dove è nata la fede cristiana. Da questa terra, i discepoli di Gesù si sono mossi per tutto il mondo per portare la novità di Gesù. Anche in Europa è arrivato il Vangelo a partire da questa terra! Quando l’Europa va in Terra Santa, va quindi, al luogo delle sue radici giudeo-cristiane. Da sempre quest’area del mondo è un incrocio di civiltà, pervasa da grande diversità culturale e alle volte di forti tensioni sociali che hanno unito in passato e continuano ancora oggi a legare intrinsecamente l’Europa al Medio Oriente”, afferma mons. Duarte da Cunha, Segretario generale del CCEE. Due sono i temi centrali dell’incontro: la figura di Gesù e la condivisione delle sfide della Chiesa in Europa. Al centro dei loro lavori, i vescovi si soffermeranno innanzitutto sulla Persona di Gesù, Vero Dio e vero uomo. “Guardare al Gesù storico che ha vissuto in questa terra, è molto importante per rafforzare il rapporto con Gesù vivo oggi. Guardare alla realtà storica che è all’inizio della fede cristiana e conoscere la persona di Gesù all’interno del Suo popolo, è fondamentale per capire quello che Lui ha detto e realizzato. Dio fatto uomo è venuto come membro di un popolo, quello d’Israele, che lega quasi geneticamente il Popolo d’Israele a tutti i popoli cristiani della terra”, specifica mons. da Cunha.
Un ampio tempo sarà poi dedicato all’ascolto e alla condivisione delle “gioie e delle sfide” che pervadono oggi la Chiesa in Europa. A turno, i Presidenti riferiranno sulla situazione della propria Nazione. Sarà anche l’occasione per un confronto su alcune sfide comune.
Oltre alle varie celebrazioni nei luoghi santi della Galilea come a Cafarnao, Magdala e la processione nella città di Mi’ilya in occasione della Festa dell’Esaltazione della Croce, assumerà particolare rilevanza la veglia di preghiera per la famiglia nella Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, sabato 12 settembre, guidata dal Prefetto della Congregazione per i Vescovi, il card. Marc Ouellet, preceduta da un incontro dei vescovi con le famiglie cattoliche della città. Inoltre è prevista una visita alla città di Betlemme, dove, per i cristiani, Dio si è manifestato e ha abitato la storia dell’uomo. Lì, i partecipanti visiteranno in gruppo diverse opere di carità, istituzioni attraverso le quali la Chiesa cerca di farsi prossima ai più bisognosi.
Queste opere di carità sono per la maggior parte gestite e frutto dell’intuizione delle numerose congregazioni religiose che operano in Terra Santa. A Betlemme, i Presidenti renderanno omaggio all’opera, umile e nascosta, dei numerosissimi consacrati/e. In particolare, i vescovi avranno l’opportunità di ricevere la testimonianza delle suore carmelitane e delle suore del Rosario sulla vita delle due nuove Sante palestinesi (Suor Maria Alfonsina e Suor Maria di Gesù Crocifisso) canonizzate lo scorso 17 maggio. A Betlemme
Card. Sepe: affrontare insieme il fenomeno migratorio
Tirana – “Alcune delle immagini che giungono in questi giorni e ci mostrano i rifugiati che tentano di raggiungere l’Europa, con il loro carico di speranza e disperazione, talvolta fanno rabbrividire!”: è quanto afferma il card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, a Tirana in Albania durante il panel “Migranti, una sfida globale” che si inserisce nell’incontro per la pace organizzato nella capitale albanese dalla Comunità di Sant’Egidio insieme alla diocesi albanese.
“Il fenomeno delle migrazioni segna la vita del nostro tempo, si presenta come un fenomeno globale ed epocale; per questo non si può affrontare come singoli Stati, ma, a mio avviso, nemmeno da pochi Stati insieme: va affrontato come comunità di Stati. La Comunità di Sant’Egidio ha saputo cogliere un segno dei tempi nel radunarci oggi qui a parlare di questo tema: proprio l’Albania è stata simbolo dell’emigrazione verso l’Italia negli anni 90”, ha continuato Sepe.
“Il fenomeno delle migrazioni segna la vita del nostro tempo, si presenta come un fenomeno globale ed epocale; per questo non si può affrontare come singoli Stati, ma, a mio avviso, nemmeno da pochi Stati insieme: va affrontato come comunità di Stati. La Comunità di Sant’Egidio ha saputo cogliere un segno dei tempi nel radunarci oggi qui a parlare di questo tema: proprio l’Albania è stata simbolo dell’emigrazione verso l’Italia negli anni 90”, ha continuato Sepe.
Cei su accoglienza dei profughi: con il Papa per un Vangelo vissuto
Roma - “Un appello che accogliamo con la gratitudine di chi riconosce nel Successore di Pietro colui che, anche nelle situazioni più complesse, sa additare le vie per un Vangelo vissuto” e che “trova le nostre Chiese in prima fila nel servizio, nell’accompagnamento e nella difesa dei più deboli”. È quanto si legge in un comunicato a firma del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, e di monsignor Nunzio Galantino...
Mons. Caputo: “Parole Papa risuonate fortemente al santuario Pompei. Qui accoglienza è stile vita”
Roma - “Le parole pronunciate ieri all’Angelus da Papa Francesco sono risuonate fortemente qui al santuario di Pompei” dove “l’accoglienza è uno stile di vita quotidiano”. Lo ha detto l’arcivescovo di Pompei, mons. Tommaso Caputo, in un'intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, rispondendo all’appello all’accoglienza dei migranti lanciato ieri dal Papa.
“Da oltre 130 anni – ha spiegato mons. Caputo - bambini, poveri, orfani, figli di carcerati, anziani, ex tossicodipendenti, diversamente abili, donne adolescenti in difficoltà hanno trovato e trovano casa, istruzione, futuro ma soprattutto amore concreto e diffusivo”. “Le nostre opere sociali e caritative – ha aggiunto mons. Caputo - ospitano centinaia di ultimi ed emarginati. Tra due settimane sarà inaugurata una nuova casa famiglia che sarà dedicata ai bambini e ai bambini diversamente abili. Negli ultimi mesi abbiamo accolto 30 donne migranti con i loro bambini che provengono da Eritrea, Nigeria, Guinea. Attualmente sono ospitate presso la nostra casa 12 donne con 2 bambini”.
“Da oltre 130 anni – ha spiegato mons. Caputo - bambini, poveri, orfani, figli di carcerati, anziani, ex tossicodipendenti, diversamente abili, donne adolescenti in difficoltà hanno trovato e trovano casa, istruzione, futuro ma soprattutto amore concreto e diffusivo”. “Le nostre opere sociali e caritative – ha aggiunto mons. Caputo - ospitano centinaia di ultimi ed emarginati. Tra due settimane sarà inaugurata una nuova casa famiglia che sarà dedicata ai bambini e ai bambini diversamente abili. Negli ultimi mesi abbiamo accolto 30 donne migranti con i loro bambini che provengono da Eritrea, Nigeria, Guinea. Attualmente sono ospitate presso la nostra casa 12 donne con 2 bambini”.
P. Lombardi, il Papa chiede solidarietà e accoglienza a “tutta” l’Europa
Città del Vaticano - “Commentando il fortissimo appello del Papa a proposito dell’accoglienza ai rifugiati da parte di parrocchie, comunità religiose, monasteri, santuari di tutta Europa, il Papa vuole che in tutta l’Europa - attenzione in ‘tutta’ l’Europa e non solo in qualche luogo particolare di essa - la comunità cattolica si faccia animatrice di accoglienza in una situazione in cui la gravità dei problemi dei profughi e dei migranti si manifestano come la frontiera più attuale e urgente della solidarietà concreta in un orizzonte continentale”. Lo scrive il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, in una breve dichiarazione diffusa ieri a commento delle parole del Papa dopo l‘Angelus, in merito all‘accoglienza.
“L’appello - prosegue p. Lombardi - è appunto un appello alla solidarietà e all’accoglienza, a una risposta creativa e generosa, che nasce dal cuore del Papa nel contesto della preparazione a un Giubileo della Misericordia che si deve attuare in particolare attraverso le opere, e non si riferisce a un piano operativo e organizzativo predefinito”.
“Quando il Papa parla delle parrocchie - precisa il direttore della sala stampa - intende infatti le comunità parrocchiali come comunità inserite nel territorio e non solo i parroci con le case ‘canoniche’; le comunità parrocchiali potranno trovare in forme diverse le vie adatte per realizzare l’accoglienza”.
“Mentre quando parla delle comunità religiose - si legge ancora nella dichiarazione - tornano alla mente le parole forti che aveva già usato tempo nella visita al Centro Astalli di Roma con riferimento ai ‘conventi vuoti’: ‘Il Signore chiama a vivere con più coraggio e generosità l’accoglienza nelle comunità, nelle case, nei conventi vuoti… Carissimi religiosi e religiose, i conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi. I conventi vuoti non sono nostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati. Certo non è qualcosa di semplice, ci vogliono criterio, responsabilità, ma ci vuole anche coraggio. Facciamo tanto, forse siamo chiamati a fare di più, accogliendo e condividendo con decisione ciò che la Provvidenza ci ha donato per servire”’ (10 settembre 2013). Infine, conclude p. Lombardi, per quanto riguarda le “due parrocchie” del Vaticano, il Papa “si riferisce alla parrocchia di Sant’Anna e alla Basilica di San Pietro, che sono due realtà assai diverse l’una dall’altra e troveranno quindi ognuna il modo proprio per rispondere all’appello del Papa”.
“L’appello - prosegue p. Lombardi - è appunto un appello alla solidarietà e all’accoglienza, a una risposta creativa e generosa, che nasce dal cuore del Papa nel contesto della preparazione a un Giubileo della Misericordia che si deve attuare in particolare attraverso le opere, e non si riferisce a un piano operativo e organizzativo predefinito”.
“Quando il Papa parla delle parrocchie - precisa il direttore della sala stampa - intende infatti le comunità parrocchiali come comunità inserite nel territorio e non solo i parroci con le case ‘canoniche’; le comunità parrocchiali potranno trovare in forme diverse le vie adatte per realizzare l’accoglienza”.
“Mentre quando parla delle comunità religiose - si legge ancora nella dichiarazione - tornano alla mente le parole forti che aveva già usato tempo nella visita al Centro Astalli di Roma con riferimento ai ‘conventi vuoti’: ‘Il Signore chiama a vivere con più coraggio e generosità l’accoglienza nelle comunità, nelle case, nei conventi vuoti… Carissimi religiosi e religiose, i conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi. I conventi vuoti non sono nostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati. Certo non è qualcosa di semplice, ci vogliono criterio, responsabilità, ma ci vuole anche coraggio. Facciamo tanto, forse siamo chiamati a fare di più, accogliendo e condividendo con decisione ciò che la Provvidenza ci ha donato per servire”’ (10 settembre 2013). Infine, conclude p. Lombardi, per quanto riguarda le “due parrocchie” del Vaticano, il Papa “si riferisce alla parrocchia di Sant’Anna e alla Basilica di San Pietro, che sono due realtà assai diverse l’una dall’altra e troveranno quindi ognuna il modo proprio per rispondere all’appello del Papa”.
Cara di Mineo: gli stranieri ospiti promuovono una preghiera in memoria dei coniugi uccisi
Catania - I giovani ospiti del Cara di Mineo, in tanti ormai da tempo impegnati nelle attività di solidarietà e di sostegno ai più poveri, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, in diverse città siciliane, esprimono il loro “sgomento” per i tragici fatti di Palagonia, dove hanno perso la vita Mercedes Ibanez e Vincenzo Solano, e comunicano tutta “la loro solidarietà alla famiglia delle vittime”. Avendo percepito tale atto come “disumano” e orribile danno appuntamento lunedì per questa sera presso il Container C, per “una preghiera in memoria di Mercedes Ibanez e Vincenzo Solano: “vuole essere questa la nostra risposta, quella di centinaia di migranti che proprio per fuggire da guerre e violenze hanno abbandonato la loro terra e amano la pace”, evidenziano.
Card. Scola: “il coraggioso appello del Papa con la consueta concretezza interpella tutti e non rimarrà inascoltato”
Milano – “Il coraggioso appello di Papa Francesco con la consueta concretezza interpella tutti e non rimarrà inascoltato”. Lo ha detto ieri l'Arcivescovo di Milano, il Card. Angelo Scola al termine della Messa per la giornata dedicata alla custodia del Creato rispondendo alle domande dei giornalisti che lo interrogavano sull'esortazione a favore dei migranti. “Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma” rivolta da Papa Francesco all’Angelus.
“La Diocesi di Milano è pronta a fare la sua parte dando vita al piano di accoglienza diffusa che abbiamo annunciato mercoledì 2 settembre, un piano che coinvolgerà le parrocchie per l'accoglienza di piccoli gruppi, 5 o 6 persone per ogni comunità”, ha precisato Scola che di fronte al dramma dei migranti ha richiamato anche la politica alle sue responsabilità: “L'Europa con l'ONU costringa gli stati a fare una politica dell'immigrazione che posa considerarsi tale”.
L’Italia in particolare - ha precisato Scola – velocizzi i tempi di risposta alle domande di protezione e vari nuove norme che consentano nel frattempo ai richiedenti asilo di partecipare su base volontaria con il loro lavoro alle necessità delle comunità”.
“La Diocesi di Milano è pronta a fare la sua parte dando vita al piano di accoglienza diffusa che abbiamo annunciato mercoledì 2 settembre, un piano che coinvolgerà le parrocchie per l'accoglienza di piccoli gruppi, 5 o 6 persone per ogni comunità”, ha precisato Scola che di fronte al dramma dei migranti ha richiamato anche la politica alle sue responsabilità: “L'Europa con l'ONU costringa gli stati a fare una politica dell'immigrazione che posa considerarsi tale”.
L’Italia in particolare - ha precisato Scola – velocizzi i tempi di risposta alle domande di protezione e vari nuove norme che consentano nel frattempo ai richiedenti asilo di partecipare su base volontaria con il loro lavoro alle necessità delle comunità”.
Card. Bagnasco: “grande gratitudine al Papa. Da Diocesi risposta breve a urgente appello”
Roma - “Grande gratitudine verso il Santo Padre che come sempre ci precede nella via del Vangelo e ci indica come tradurre la parola del Signore nelle situazioni più concrete in questo caso quella dei migranti”. Lo ha detto il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Card. Angelo Bagnasco, ai microfoni di Tv2000. Il Papa, ha rivelato il Card. Bagnasco, “non ci ha allertati” di questo appello, è stata “una grande sorpresa che ci incoraggia e stimola su questa via della misericordia che si fa opera concreta verso tutti i bisognosi ma in questo caso in modo ancora più decisivo verso questa povera gente disperata”.
“Si tratta di continuare e intensificare – ha proseguito Bagnasco - l'impegno, lo sforzo, l'intelligenza, la generosità di tutte le diocesi italiane, che stanno facendo ormai da tanto tempo, per accogliere il più possibile questi disperati. Intensificare quest'opera in modo ancora più puntuale nel senso di rivolgersi e sostenere, come ha detto il Papa, le parrocchie, le comunità religiose, i santuari in modo che si possa il più possibile e nei tempi più brevi rispondere a questo grande e urgente appello”.
“Se una parrocchia accogliesse una famiglia – ha sottolineato il Presidente della CEI - non occuperebbe solo una struttura ma metterebbe in movimento un'ulteriore rete di solidarietà, di vicinanze, prossimità che farebbe un grande bene a chi è ospitato e chi ospita”.
L'indicazione del Papa è “molto concreta e la prendiamo tutti molto sul serio sia noi vescovi italiani sia quelli europei con cui mi vedrò tra pochi giorni in Terra Santa per l'incontro annuale. Al primo punto dell'ordine del giorno metteremo questo appello del Santo Padre. Il Papa con questa indicazione allarga in modo molto consistente la porta della Chiesa e della Comunità cristiana in Europa e al di là dei numeri l'indicazione del Papa è un orizzonte ulteriormente grande. Questa apertura farà bene alla Comunità cristiana ma anche ai Paesi europei”.
L'appello del Papa, ha concluso Bagnasco, ha “la valenza politica di un segno, uno stimolo, una spinta e un incoraggiamento. Vorremmo tutti che questa ulteriore apertura che ci indica il Santo Padre fosse per il Paese una parola: 'coraggio si può fare'”.
“Si tratta di continuare e intensificare – ha proseguito Bagnasco - l'impegno, lo sforzo, l'intelligenza, la generosità di tutte le diocesi italiane, che stanno facendo ormai da tanto tempo, per accogliere il più possibile questi disperati. Intensificare quest'opera in modo ancora più puntuale nel senso di rivolgersi e sostenere, come ha detto il Papa, le parrocchie, le comunità religiose, i santuari in modo che si possa il più possibile e nei tempi più brevi rispondere a questo grande e urgente appello”.
“Se una parrocchia accogliesse una famiglia – ha sottolineato il Presidente della CEI - non occuperebbe solo una struttura ma metterebbe in movimento un'ulteriore rete di solidarietà, di vicinanze, prossimità che farebbe un grande bene a chi è ospitato e chi ospita”.
L'indicazione del Papa è “molto concreta e la prendiamo tutti molto sul serio sia noi vescovi italiani sia quelli europei con cui mi vedrò tra pochi giorni in Terra Santa per l'incontro annuale. Al primo punto dell'ordine del giorno metteremo questo appello del Santo Padre. Il Papa con questa indicazione allarga in modo molto consistente la porta della Chiesa e della Comunità cristiana in Europa e al di là dei numeri l'indicazione del Papa è un orizzonte ulteriormente grande. Questa apertura farà bene alla Comunità cristiana ma anche ai Paesi europei”.
L'appello del Papa, ha concluso Bagnasco, ha “la valenza politica di un segno, uno stimolo, una spinta e un incoraggiamento. Vorremmo tutti che questa ulteriore apertura che ci indica il Santo Padre fosse per il Paese una parola: 'coraggio si può fare'”.
Papa Francesco: “è violenza respingere indietro chi fugge da condizioni disumane nella speranza di un futuro migliore”
Tirana - “E’ violenza alzare muri e barriere per bloccare chi cerca un luogo di pace. E’ violenza respingere indietro chi fugge da condizioni disumane nella speranza di un futuro migliore”. Lo ha scritto Papa Francesco in un messaggio ai partecipanti all’incontro internazionale per la Pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio a Tirana sul tema “La pace è sempre possibile. Ha fatto eco, nel suo messaggio, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella: “Le fiamme della guerra lambiscono i nostri confini, provocando miseria, devastazioni e ondare di profughi che bussano alle porte dei paesi occidentali con la speranza di trovare salvezza, speranza e diritti. La risposta delle nazioni democratiche non può essere la chiusura e l’arroccamento. I muri e i fili spinati non fermeranno il divampare degli incendi. La soluzione è porsi alla guida dei processi mondiali. Per farlo, serve un’intelligente, lungimirante, coraggiosa azione politica. Che coniughi dialogo, sviluppo, integrazione e sicurezza per i cittadini”.
Rispondendo all’autorevole all’invito del Papa nella preghiera dell’Angelus (“Ogni parrocchia accolga una famiglia di rifugiati”), il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi ha lanciato la sua proposta al governo italiano e all’Europa: introdurre subito la sponsorship, strumento essenziale per realizzare l’accoglienza di chi è già arrivato nel nostro continente e interrompere i rischiosi viaggi dei migranti attraverso il mare. “Per venire incontro al desiderio di tanti cittadini, e famiglie che vogliono ospitare i rifugiati, proponiamo – a nome di tutti i leader religiosi riuniti qui a Tirana – di introdurre nei sistemi legislativi europei lo strumento della sponsorship. Si tratta di permettere a cittadini europei, ad associazioni, parrocchie e organizzazioni varie della società civile, di farsi garanti dell’accoglienza: ospitare subito coloro che sono arrivati ma anche chiamare singoli e famiglie direttamente dalla zone a rischio”.
Gli altri interventi che si sono susseguiti nella cerimonia inaugurale, svoltasi eri pomeriggio al palazzo dei Congressi di Tirana, non si sono discostati da questo carattere di attualità e concretezza. Per il patriarca di Babilonia dei Caldei, in Iraq, Louis Raphael I Sako “la violenza che sta scuotendo l’Iraq, la Siria e il Medio Oriente è uno choc. Uno choc per i nostri paesi, ma anche un trauma per il mondo intero. L’umanità non può accontentarsi di restare a guardare”. E le grandi religioni mondiali hanno un preciso dovere da compiere per vincere le guerre e costruire la pace: proclamare, unite, che “la violenza è contro il piano di Dio e contro la natura dell’uomo”. In Medio Oriente, in particolare, l’ideologia jihadista, che ha le sue radici nelle divisioni tribali del paese, può essere combattuta solo realizzando “una riconciliazione politica in Iraq e in Siria e in tutto il Medio Oriente, basata sulla cittadinanza”, con una riforma delle Costituzioni “per includere tutte le componenti della società civile”.
Uno spunto di ottimismo è venuto dal rabbino David Rosen secondo il quale “nella storia dell’umanità mai come oggi vi è stata tanta comunicazione, collaborazione e cooperazione tra persone di tante diverse origini religiose, per il bene della società nel suo insieme”. E l’Arcivescovo Anastasios, primate della Chiesa Ortodossa autocefala di Albania ha sottolineato come nel suo paese libertà religiosa e pacifica convivenza procedano di pari passo nella costruzione di una società solidale che si pone ad esempio per tutti i Balcani. E dunque: “Affinché la pace risulti possibile, diviene necessario il prerequisito della pace tra le religioni”. (Raffaele Iaria)
Rispondendo all’autorevole all’invito del Papa nella preghiera dell’Angelus (“Ogni parrocchia accolga una famiglia di rifugiati”), il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi ha lanciato la sua proposta al governo italiano e all’Europa: introdurre subito la sponsorship, strumento essenziale per realizzare l’accoglienza di chi è già arrivato nel nostro continente e interrompere i rischiosi viaggi dei migranti attraverso il mare. “Per venire incontro al desiderio di tanti cittadini, e famiglie che vogliono ospitare i rifugiati, proponiamo – a nome di tutti i leader religiosi riuniti qui a Tirana – di introdurre nei sistemi legislativi europei lo strumento della sponsorship. Si tratta di permettere a cittadini europei, ad associazioni, parrocchie e organizzazioni varie della società civile, di farsi garanti dell’accoglienza: ospitare subito coloro che sono arrivati ma anche chiamare singoli e famiglie direttamente dalla zone a rischio”.
Gli altri interventi che si sono susseguiti nella cerimonia inaugurale, svoltasi eri pomeriggio al palazzo dei Congressi di Tirana, non si sono discostati da questo carattere di attualità e concretezza. Per il patriarca di Babilonia dei Caldei, in Iraq, Louis Raphael I Sako “la violenza che sta scuotendo l’Iraq, la Siria e il Medio Oriente è uno choc. Uno choc per i nostri paesi, ma anche un trauma per il mondo intero. L’umanità non può accontentarsi di restare a guardare”. E le grandi religioni mondiali hanno un preciso dovere da compiere per vincere le guerre e costruire la pace: proclamare, unite, che “la violenza è contro il piano di Dio e contro la natura dell’uomo”. In Medio Oriente, in particolare, l’ideologia jihadista, che ha le sue radici nelle divisioni tribali del paese, può essere combattuta solo realizzando “una riconciliazione politica in Iraq e in Siria e in tutto il Medio Oriente, basata sulla cittadinanza”, con una riforma delle Costituzioni “per includere tutte le componenti della società civile”.
Uno spunto di ottimismo è venuto dal rabbino David Rosen secondo il quale “nella storia dell’umanità mai come oggi vi è stata tanta comunicazione, collaborazione e cooperazione tra persone di tante diverse origini religiose, per il bene della società nel suo insieme”. E l’Arcivescovo Anastasios, primate della Chiesa Ortodossa autocefala di Albania ha sottolineato come nel suo paese libertà religiosa e pacifica convivenza procedano di pari passo nella costruzione di una società solidale che si pone ad esempio per tutti i Balcani. E dunque: “Affinché la pace risulti possibile, diviene necessario il prerequisito della pace tra le religioni”. (Raffaele Iaria)
Card. Bagnasco: “108 mila persone accolte nelle parrocchie italiane? Spero si realizzi”
Roma – In Italia le parrocchie sono 27.133, se ciascuna ospitasse una famiglia di 4 persone oltre 108 mila persone troverebbero un alloggio e una sistemazione: “Spero che si realizzi questo auspicio, che è un po' contabile ma che dà l'idea delle possibilità che ci sono nel nostro Paese”. Lo ha detto il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Card. Angelo Bagnasco, ai microfoni di Tv2000, durante lo “Speciale Angelus” dedicato all'appello di Papa Francesco alle parrocchie, alle comunità e ai santuari dell'Europa affinché accolgano una famiglia di profughi.“Se una parrocchia accogliesse una famiglia – ha sottolineato il Presidente della CEI - non occuperebbe solo una struttura ma metterebbe in movimento un'ulteriore rete di solidarietà, di vicinanze, prossimità che farebbe un grande bene a chi è ospitato e chi ospita”.
Papa Francesco invita all’accoglienza dei migranti
Città del Vaticano - Non basta dire “coraggio, pazienza!” ma occorrono gesti concreti di solidarietà. Lo ha detto ieri Papa Francesco, al termine della preghiera mariana dell’Angelus in piazza San Pietro invitando le Chiese e i fedeli d’Europa, in vista del Giubileo della Misericordia ad un gesto concreto. “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere ‘prossimi’ dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: ‘Coraggio, pazienza!...” ha detto il Papa sottolineando che la speranza cristiana è “combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura”. Da qui l’invito alle parrocchie alle comunità religiose, ai monasteri, ai santuari d’Europa ad ospitare ognuno una famiglia, “incominciando dalla mia diocesi di Roma”. “Misericordia è il secondo nome dell’Amore” ha ricordato il Papa a tutti i fratelli vescovi d’Europa, perché sostengano il suo appello, cosi come si farà la città leonina. Anche le due parrocchie del Vaticano accoglieranno in questi giorni due famiglie di profughi. (Raffaele Iaria)
LoppianoLab: Europa, immigrazione, terrorismo, famiglia, crisi economica…
Roma - Europa, immigrazione, terrorismo, famiglia, crisi economica, ma anche cultura e sviluppo: di questo si parlerà alla sesta edizione di LoppianoLab, il 25 e 26 settembre prossimi a Loppiano (Fi). Come da tradizione, saranno le diverse anime del Paese – cittadini, mondo politico, economico e culturale – a darsi appuntamento per riflettere, progettare e agire sulle grandi sfide dell’attualità.
“Oltre la paura – cultura del dialogo, cittadinanza attiva, economia civile” è il titolo dell’edizione 2015 promossa da Gruppo Editoriale Città Nuova, Istituto Universitario Sophia, Polo Lionello Bonfanti/Economia di Comunione e Centro internazionale di Loppiano. Perché se in queste ore l’Europa è alle prese con la sfida dell’unità del continente, il mondo sta facendo i conti su più fronti con la paura, nemico subdolo e “liquido”, che prende forme inattese e sconcertanti, spiegano i promotori: il consenso popolare trasversale riscosso dai gruppi terroristici più disparati; la gravissima situazione in Siria e in Libia, i fatti di Parigi, di Copenaghen, di Tunisi; la perdurante crisi economica che stravolge Paesi quali la Grecia e i tassi di disoccupazione crescenti; la corruzione dilagante che investe larghi strati della pubblica amministrazione; la questione del gender che abbatte certezze millenarie sull’uomo e sulla donna, solo per citarne alcune.
Attraverso la formula laboratoriale che contraddistingue l’evento, LoppianoLab raccoglierà interrogativi e problemi, ma anche risorse ed energie, proponendo piste di riflessione e di azione per andare oltre la paura, per continuare a costruire il presente e progettare il futuro.
“Oltre la paura – cultura del dialogo, cittadinanza attiva, economia civile” è il titolo dell’edizione 2015 promossa da Gruppo Editoriale Città Nuova, Istituto Universitario Sophia, Polo Lionello Bonfanti/Economia di Comunione e Centro internazionale di Loppiano. Perché se in queste ore l’Europa è alle prese con la sfida dell’unità del continente, il mondo sta facendo i conti su più fronti con la paura, nemico subdolo e “liquido”, che prende forme inattese e sconcertanti, spiegano i promotori: il consenso popolare trasversale riscosso dai gruppi terroristici più disparati; la gravissima situazione in Siria e in Libia, i fatti di Parigi, di Copenaghen, di Tunisi; la perdurante crisi economica che stravolge Paesi quali la Grecia e i tassi di disoccupazione crescenti; la corruzione dilagante che investe larghi strati della pubblica amministrazione; la questione del gender che abbatte certezze millenarie sull’uomo e sulla donna, solo per citarne alcune.
Attraverso la formula laboratoriale che contraddistingue l’evento, LoppianoLab raccoglierà interrogativi e problemi, ma anche risorse ed energie, proponendo piste di riflessione e di azione per andare oltre la paura, per continuare a costruire il presente e progettare il futuro.
Dall’Italia all’Albania: lo “sbarco al contrario”
Roma - All’inizio degli anni Novanta, alcuni di loro arrivarono in Italia con i gommoni e con le navi, fuggendo impauriti. Immagini che ricordano quelle di questi giorni. Oggi, gli stessi, hanno deciso di fare la traversata alla rovescia. Dall’Italia all’Albania, per dire a tutti, da una parte all’altra del mare, di non avere paura. Perché l’integrazione è possibile. Come è successo a loro nel nostro Paese. Ma anche spiegare che per tentare di fermare l’attuale, grande, esodo dei migranti, l’unica strada è quella di costruire con urgenza la pace dove ci sono i conflitti, non chiudere gli occhi di fronte ai Paesi che soffrono, aiutarli crescere. E’ “lo sbarco al contrario”: un folto gruppo di immigrati ed ex profughi, ormai “nuovi europei”, ben integrati in Italia, partirà questa sera in nave da Bari alla volta di Durazzo, per poi raggiungere Tirana, dove domenica si aprirà l’incontro internazionale “La pace è sempre possibile”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. A loro si uniranno, nella stessa nave, giovani italiani provenienti da diverse città, per compiere insieme una traversata controcorrente all’insegna del dialogo e della coabitazione.
“Vogliamo raggiungere l’Albania – spiega Dawood – per lanciare un messaggio forte da questo Paese che ha conosciuto in passato un’emigrazione di massa, ma che oggi è un modello di coabitazione: sappiamo che non si può arrestare l’attuale esodo dal Sud del mondo se non si fa nulla per fermare i conflitti in corso. Le religioni possono fare molto per la pace. Noi ci uniremo a loro, a Tirana, per dire all’Europa e al mondo che non bisogna avere paura. Occorre conoscersi, incontrarsi, lavorare: i muri sono il passato, l’integrazione è il futuro”.
“Vogliamo raggiungere l’Albania – spiega Dawood – per lanciare un messaggio forte da questo Paese che ha conosciuto in passato un’emigrazione di massa, ma che oggi è un modello di coabitazione: sappiamo che non si può arrestare l’attuale esodo dal Sud del mondo se non si fa nulla per fermare i conflitti in corso. Le religioni possono fare molto per la pace. Noi ci uniremo a loro, a Tirana, per dire all’Europa e al mondo che non bisogna avere paura. Occorre conoscersi, incontrarsi, lavorare: i muri sono il passato, l’integrazione è il futuro”.
Mons. Moraglia: l’accoglienza è un imperativo
Venezia – “Non possiamo davvero chiudere il cuore”. L’accoglienza è “un imperativo. Le notizie drammatiche di chi ha trovato la morte durante la traversata in mare o nascosto all’interno di un tir – ma chissà quante altre morti a noi rimangono ignote – ci consegnano la disperazione di tante persone e tanti popoli. E ci fanno capire che tali vicende non sono l’emergenza di un “momento”, ma una tendenza destinata ad accompagnarci per anni”. A dirlo è stato ieri il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, auspicando in una nota nuove leggi ma anche chiedendo ai parroci e alle comunità “uno speciale, concreto e intelligente ‘scatto’ di sensibilità e generosità”. Per il patriarca “urge un nuovo strumento legislativo in grado di rispondere alle dimensioni epocali assunte dal fenomeno migratorio. La memoria storica delle antiche responsabilità coloniali e post-coloniali ci deve rendere ancor più partecipi del presente travagliato e del futuro incerto di tanti nostri fratelli”. Richiamando l’impegno delle strutture caritative e di volontariato, ecclesiali e non, il patriarca ricorda la mensa-dormitorio Papa Francesco di Marghera e chiede, “in vista di un’accoglienza che sia anche integrazione”, di dare vicinanza e sostegno a profughi e migranti “accompagnandoli nelle procedure” per richiedere visite e documenti, offrendo loro corsi di lingua italiana e l’opportunità di svolgere “piccoli servizi a favore della comunità locale, occupando in modo socialmente utile il non poco tempo disponibile”. Favorire “gesti semplici di accoglienza e di autentica prossimità è modo semplice ed efficace per scacciare paure, talvolta forzosamente indotte, per allontanare sentimenti di ostilità, per prevenire e sconfiggere conflitti e tensioni”. Dal patriarca il ringraziamento a chi è già impegnato nelle strutture e nei servizi esistenti e l’incoraggiamento ad altri ad unirsi a quest’azione. “È un passo concreto per generare cultura di solidarietà e integrazione, venendo incontro a uomini, donne e bambini disperati”. “Chiedo – conclude - alle differenti componenti della nostra Chiesa di cogliere il senso del momento presente che ci interpella e domanda saggezza e dedizione, nello spirito cristiano di una gratuità e di un servizio che non solo aiuta e soccorre ma ci rigenera come comunità che, particolarmente, riconosce nel fratello sofferente il segno della presenza di Cristo”.
Movimento per la Vita: il mondo è diventato inospitale per tanti bambini
Roma - “La tragica foto del bambino siriano morto sulla spiaggia di Bodrum mostra impietosamente il naufragio di un’Europa nella quale l’interesse per l’economia ha prevalso sugli ideali di solidarietà, accoglienza e rispetto della vita”. Lo scrive oggi il Movimento per la Vita italiaano invitando le autorità italiane ed europee a farsi “carico di tutti i bambini: di quanti sono in fuga dalla guerra e dalla miseria, dei bambini oggetto di violenza, di quelli sfruttati sul lavoro, di quelli costretti a prostituirsi o vittime della pedofilia, di quelli a cui viene impedito di nascere, di quelli scartati perché non sufficientemente sani”.
“Un mondo in cui non c’è più posto per troppi bambini è destinato - si legge ina nota - a diventare sempre più inospitale anche per gli adulti. In un mondo così l'idea stessa di Europa non avrebbe più significato”.
“Un mondo in cui non c’è più posto per troppi bambini è destinato - si legge ina nota - a diventare sempre più inospitale anche per gli adulti. In un mondo così l'idea stessa di Europa non avrebbe più significato”.
Mons. Nosiglia “no a distinzione tra italiani e stranieri. I poveri sono poveri”
Roma - “La stragrande maggioranza di tutto il nostro impegno è rivolto verso la nostra popolazione. Non si tratta di scegliere tra italiani o stranieri. I poveri sono poveri”. Così l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, in una intervista a TG2000 il Telegiornale di Tv2000 ha risposto ieri alla provocazione del leader della Lega, Matteo Salvini, che su Twitter nei giorni scorsi aveva scritto ‘Arcivescovo di Torino: 'ospitalità completa' per almeno 5 immigrati a parrocchia. Riusciranno a mantenere anche 5 italiani in difficoltà?’.
Mons. Nosiglia aveva rivolto un appello alle famiglie torinesi affinché accogliessero un rifugiato nelle loro case e alle Unità Pastorali affinché individuassero parrocchie, case di riposo, istituti ecclesiali, in grado di accogliere cinque profughi. (/siti_migrantes/migrantes_online/00015979_Mons__Nosiglia_su_accoglienza_ai_profughi__lettera_messaggio_alla_diocesi_e_ai_cittadini_.html )
“E’ una risposta concreta - ha spiegato l’arcivescovo di Torino - a tutte le polemiche, le chiacchiere e i discorsi sull’immigrazione”. Si tratterebbe di un’ospitalità non solo notturna ma completa per alcuni mesi. In attesa della risposta di parrocchie e istituzioni sono già 20 le disponibilità di singoli e famiglie: “Proprio questa mattina - ha concluso mons. Nosiglia - è arrivata una persona che mi ha detto ‘mia mamma ha un appartamento con un piccolo orto, abbiamo deciso di metterlo a disposizione”.
“E’ una risposta concreta - ha spiegato l’arcivescovo di Torino - a tutte le polemiche, le chiacchiere e i discorsi sull’immigrazione”. Si tratterebbe di un’ospitalità non solo notturna ma completa per alcuni mesi. In attesa della risposta di parrocchie e istituzioni sono già 20 le disponibilità di singoli e famiglie: “Proprio questa mattina - ha concluso mons. Nosiglia - è arrivata una persona che mi ha detto ‘mia mamma ha un appartamento con un piccolo orto, abbiamo deciso di metterlo a disposizione”.
Pescara: in visita alla prefettura l’ambasciatore del Senegal
Pescara - L’ambasciatore del Senegal Mamadou Saliou Diuf è stato ricevuto nei giorni scorsi dal prefetto di Pescara Vincenzo D’Antuono. Nel corso dell’incontro sono state affrontate in particolare le principali problematiche lavorative e di integrazione sociale della numerosa comunità senegalese, residente in particolare a Pescara e Montesilvano. L'ospite e il prefetto hanno convenuto sulla necessità di dare priorità alla legalità e al rispetto della legge come fondamento per il riconoscimento e la valorizzazione delle diversità culturali e per il miglioramento sociale e economico della collettività intera, si legge in una nota.