Bruxelles – E scomparso, nei giorni scorsi, don Giuseppe Vacca, missionario con gli italiani in Belgio. Nato a Palermo il 10 aprile del 1958 e ordinato sacerdote nel 1983, esercitò il suo ministero nella diocesi palermitana fino al 1997. Nello stesso anno arrivò in Belgio per il servizio alla comunità italiana di Charleroi (particolarmente nella zona di Jumet dove aveva la sua abitazione). Prima una abitazione fuori Malonne e poi nella parrocchia di Malonne stessa, prende vita una comunità sacerdotale e di fedeli laici riconosciuta canonicamente nel 2004, ricorda oggi il coordinare delle MCI in Belgio mons. Giovanni Battista Bettoni. “Un male invincibile, contro il quale lottò – aggiunge - con serenità (mi ricordo che prima di lasciare la parrocchia per l’ospedale aveva celebrato con tutta la parrocchia di Malonne il sacramento dei malati) lo raggiunse e nonostante le cure mediche e il trapianto del midollo, lo vinse. I funerali sono stati celebrati sabato (era volontà di don Pippo che si facessero di sabato!) nella chiesa di Malonne gremita di persone di tutte le età”. Oltre al vescovo di Namur Mons. Van Cottem e il suo ausiliare Mons. Warin , folta era la presenza di sacerdoti e di giovani. Erano presenti la mamma, la sorella e il fratello e la zia che, venuta con lui dall’Italia, l’ha seguito in questi anni. La Fondazione Migrantes è vicina in questo momento alla famiglia di don Vacca e alla comunità dove egli ha prestato servizio.
Primo Piano
Cingalesi e tamil di Sicilia in festa per Sant’Agata
Catania – Domenica scorsa, 11 ottobre, come ogni anno, si è rinnovata la devozione a Sant'Agata da parte della comunità srilankese della Sicilia. Un omaggio alla Patrona di Catania, che ha richiamato nella Basilica Cattedrale più di mille fedeli dello Sri Lanka provenienti, oltre che dal capoluogo etneo, dalle province di Palermo, Messina e Siracusa. L'intensa giornata di devozione ha preso il via con la processione dei fedeli in costume tradizionale, che hanno sfilato per il centro storico sino al sagrato della cattedrale, illuminata e infiorata a festa. In testa al corteo religioso, una piccola statua copia del busto reliquario di Sant'Agata. Con il saluto di benvenuto a tutti i fedeli di mons. Barbaro Scionti, parroco della basilica cattedrale catanese, al quale è stata offerta una caratteristica corona floreale, ha avuto inizio la solenne celebrazione eucaristica, presieduta da mons. Harold Antony Perera, vescovo della diocesi di Kurunegala (Sri Lanka), arrivato a Catania per l’occasione. Insieme al metropolita, hanno concelebrato: don Christie Perera, cappellano etnico della comunità srilankese presso la chiesa “Santa Maria dell’Ogninella” di Catania; don Cosmos Pradeep, cappellano etnico presso la chiesa “S. Elia” di Messina; don Sachita Fernando, cappellano della comunità etnica di Siracusa, assistiti dai diaconi don Giuseppe Cannizzo, direttore dell'Ufficio Pastorale Migrantes e don Santo Rizzo. Al termine della celebrazione eucaristica, il diacono Cannizzo, a nome di mons Salvatore Gristina, arcivescovo di Catania, ha ringraziato i fedeli per l’ennesima dimostrazione di fede nel giorno di festa dedicato alla Patrona etnea. Ha quindi rivolto un saluto di benvenuto ai tanti srilankesi (cingalesi e tamil) di Sicilia, che ogni anno in sinergia con l'Ufficio diocesano Migrantes partecipano così numerosi alle celebrazioni in memoria di Sant'Agata. Ringraziamento esteso, oltre che ai concelebranti sopra citati, anche a Giovanni Guglielmino, presidente della Confraternita di San Sebastiano, per la sensibilità, l'accoglienza e la disponibilità dimostrata da più di un decennio verso i migranti dello Sri Lanka presso la chiesa di “Santa Maria dell'Ogninella”, punto di riferimento in città per molti migranti. La festa in onore della Patrona catanese è molto sentita dalle comunità cattoliche dello Sri Lanka, da dieci anni è sempre occasione di incontro tra i fedeli e allo stesso tempo un momento in cui si realizza la koinonia cristiana tra persone di differente cultura, etnia e persino credo religioso. La Parola di Dio proclamata nel corso della celebrazione eucaristica ha, poi, suggellato la giornata, invitando i presenti a riscoprire la vera radice della fraternità attraverso la condivisione del pane quotidiano, materiale e spirituale. Al termine della funzione religiosa molti dei fratelli srilankesi si sono ritrovati per un momento di agape fraterna presso un parco cittadino, si tratta di vere e proprie opportunità che la comunità, ecclesiale e civile, deve valorizzare per consolidare percorsi di incontro e integrazione. (Filippo Cannizzo – Migrantes Catania)
Portogallo: in Italia il convegno dell’Opera Cattolica Portoghese per le Migrazioni
Brescia - “Il ruolo delle missioni nella catechesi e la partecipazione dei migranti con riguardo alle attuali tendenze nelle diocesi di accoglienza”. Sarà questo il tema del convegno, in corso fino al 23 ottobre, a Brescia e promosso dall’Opera Cattolica Portoghese per le Migrazioni (OCPM), organismo della Conferenza Episcopale impegnato da più di 50 anni sostenere il lavoro dei tanti sacerdoti, religiosi e laici nel mondo al seguito delle comunità emigrate lusofone. Cinque – riferisce la Radio Vaticana - gli obiettivi dell’incontro: scambiare informazioni sul lavoro svolto dalle missioni portoghesi nel Continente anche per fare fronte ai bisogni dei nuovi emigranti portoghesi che hanno lasciato il Paese a causa della crisi; valutare il contributo delle missioni cattoliche alla pastorale della mobilità umana in un’Europa in profonda trasformazione; rafforzare il dialogo e la collaborazione concreta tra le strutture della Chiesa portoghese e i Paesi di destinazione degli emigrati; riscoprire il potenziale missionario dei migranti nella nuova evangelizzazione dell’Europa; proseguire il dibattito sull’integrazione alla luce delle indicazioni dell’Istruzione “Erga Migrantes Caritas Christi” (La carità di Cristo verso i migranti), pubblicata nel 2004 dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti per aggiornare la pastorale migratoria tenendo conto appunto dei nuovi flussi e delle loro caratteristiche. Tra gli invitati all’evento, mons. António Vitalino, vescovo di Beja e responsabile della pastorale della mobilità umana della Conferenza Episcopale Portoghese (CEP), Eugénia Costa Quaresma, direttrice nazionale dell'OCPM, e i delegati dei missionari delle comunità portoghesi in Francia, Germania e Svizzera.
CEMi: è morto mons. Plotti
Roma - Questa mattina è morto a Roma, presso il Policlinico Agostino Gemelli dove era ricoverato, l’arcivescovo emerito di Pisa e membro della Commissione CEI per le Migrazioni, monsignor Alessandro Plotti. Mons. Plotti era nato a Bologna nel 1932 e ordinato sacerdote nel 1959. Nel 1980 è stato chiamato come vescovo ausiliare di Roma. Sei anni dopo è alla guida della diocesi di Pisa che ha servito per 22 anni.
Mons. Perego: i migranti italiani all’estero costituiscono un luogo, una provocazione per aiutare la Chiesa a uscire
Brescia - “La Chiesa è fatta da coloro che camminano, i migranti e, al tempo stesso, la Chiesa cammina con i migranti. I migranti sono parte della Chiesa e interessano, pertanto, il suo cammino pastorale; la Chiesa è pellegrinante, è estroversa, in uscita”. Con queste immagini conciliari riproposte da monsignor Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, si è concluso il convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa che si è svolto a Brescia.
“Anche alla luce del Convegno ecclesiale di Firenze che celebreremo il prossimo novembre - ha detto monsignor Perego - la vita delle antiche e nuove missioni e comunità di migranti di lingua italiana all’estero costituiscono un luogo, una provocazione, quasi un ‘sacramento’ per aiutare la Chiesa a uscire: investendo più che in strutture in relazioni, cercando i sempre più numerosi lontani, facendosi vicini ai nuovi migranti, economici o forzati, creando contesti nuovi d’incontro e di dialogo”. Alcune città europee che oggi vedono arrivare i migranti italiani - da Barcellona a Mosca, da Berlino a Helsinki, da Londra a Zurigo - costituiscono dei laboratori dove “costruire - ha spiegato monsignor Perego - nuovi percorsi di pastorale migratoria che sappiano accompagnare famiglie, giovani, lavoratori precari, anziani soli. Sono la sfida e la provocazione delle migrazioni di oggi”. (Raffaele Iaria)
“Anche alla luce del Convegno ecclesiale di Firenze che celebreremo il prossimo novembre - ha detto monsignor Perego - la vita delle antiche e nuove missioni e comunità di migranti di lingua italiana all’estero costituiscono un luogo, una provocazione, quasi un ‘sacramento’ per aiutare la Chiesa a uscire: investendo più che in strutture in relazioni, cercando i sempre più numerosi lontani, facendosi vicini ai nuovi migranti, economici o forzati, creando contesti nuovi d’incontro e di dialogo”. Alcune città europee che oggi vedono arrivare i migranti italiani - da Barcellona a Mosca, da Berlino a Helsinki, da Londra a Zurigo - costituiscono dei laboratori dove “costruire - ha spiegato monsignor Perego - nuovi percorsi di pastorale migratoria che sappiano accompagnare famiglie, giovani, lavoratori precari, anziani soli. Sono la sfida e la provocazione delle migrazioni di oggi”. (Raffaele Iaria)
Pavia, parrocchie aperte all’accoglienza
Pavia - Krubeli è l’anziano del gruppo, l’ultimo arrivato. Ha trentasette anni e nel Mali ha lasciato moglie e un figlio di dieci anni. Parla sia il francese che l’inglese, ma fatica a inserirsi in un contesto dove ha lasciato tutto per trovare solo incertezze. Poi c’è Ahmed, ventitreenne ivoriano, che invece a Pavia cerca di ricostruire quella famiglia che gli è stata distrutta in patria. “La guerra ha ucciso tutti – spiega – i miei fratelli, papà e mamma a cui hanno sparato mentre in grembo aveva due gemelli”. Lo stesso Ahmed porta sul volto i segni della violenza. Ha perso un occhio dopo i pestaggi subiti nelle carceri libiche due anni fa, dove è stato rinchiuso per mesi prima di imbarcarsi per l’Italia. Proprio venerdì ha subìto un complesso intervento chirurgico alla Clinica Oculistica del San Matteo, per riuscire ad eliminare il dolore con cui convive a causa dell’infezione.
Sono solo due delle tante storie dei profughi ospitati nelle parrocchie cittadine della Sacra Famiglia e del Borgo Ticino che, insieme alla Casa del Giovane e al Seminario, hanno accettato di ospitarli. L’appello di Papa Francesco ha confermato ciò che queste due parrocchie attuano da un anno e mezzo. Krubeli e Ahmed vivono alla Sacra Famiglia, insieme ad Hamim, Falle e Samba. Presto la parrocchia aprirà le porte a altri tre profughi. Il parroco don Vincenzo Migliavacca ha ritagliato tre camere per loro da quelle riservate all’accoglienza dei parenti dei ricoverati nelle strutture sanitarie pavesi. Samba, che è a Pavia da un anno e mezzo, è appena uscito dal Policlinico San Matteo dopo un mese e mezzo di permanenza per i problemi legati alla profonda ferita alla mano rimediata nella sua patria nel corso di un combattimento.
“La nostra comunità parrocchiale ha scelto di accogliere i profughi già da un anno e mezzo, molto prima dell’appello del Santo Padre – spiega don Vincenzo – ci è sembrato naturale dare un contributo a quei valori di accoglienza e ospitalità di cui parlava già duemila anni fa un uomo chiamato Gesù Cristo e che noi siamo chiamati a testimoniare concretamente”.
La comunità del Borgo Ticino è stata ugualmente accogliente. Il parroco di Santa Maria in Betlem, don Lamberto Rossi, dall’aprile 2014 ha aperto le porte del suo ostello dei pellegrini a cinque profughi (tre della Guinea e due del Mali), per poi trasferirli in Oratorio e infine decidere di ristrutturare un appartamento di cento metri quadrati per garantire loro un’accoglienza consona. “In oratorio avevamo sacrificato spazi per il catechismo per attuare una concreta catechesi “sul campo” – spiega don Lamberto – suscitando anche qualche perplessità, che ora si è trasformata in domande di conoscenza e di interesse verso questi giovani che si sono integrati nella comunità”. Don Lamberto chiude con una sottolineatura: “L’appello del Papa? Di fronte all’emergenza si deve rispondere con un impegno totale e ringraziamo il Santo Padre che sempre lo ricorda. Ma credo anche si debba passare a soluzioni più strutturali, e lo dico soprattutto per loro perché quando si parte in cento e si arriva in dieci il rischio diventa inaccettabile”. (Daniela Scherrer- Avvenire)
Sono solo due delle tante storie dei profughi ospitati nelle parrocchie cittadine della Sacra Famiglia e del Borgo Ticino che, insieme alla Casa del Giovane e al Seminario, hanno accettato di ospitarli. L’appello di Papa Francesco ha confermato ciò che queste due parrocchie attuano da un anno e mezzo. Krubeli e Ahmed vivono alla Sacra Famiglia, insieme ad Hamim, Falle e Samba. Presto la parrocchia aprirà le porte a altri tre profughi. Il parroco don Vincenzo Migliavacca ha ritagliato tre camere per loro da quelle riservate all’accoglienza dei parenti dei ricoverati nelle strutture sanitarie pavesi. Samba, che è a Pavia da un anno e mezzo, è appena uscito dal Policlinico San Matteo dopo un mese e mezzo di permanenza per i problemi legati alla profonda ferita alla mano rimediata nella sua patria nel corso di un combattimento.
“La nostra comunità parrocchiale ha scelto di accogliere i profughi già da un anno e mezzo, molto prima dell’appello del Santo Padre – spiega don Vincenzo – ci è sembrato naturale dare un contributo a quei valori di accoglienza e ospitalità di cui parlava già duemila anni fa un uomo chiamato Gesù Cristo e che noi siamo chiamati a testimoniare concretamente”.
La comunità del Borgo Ticino è stata ugualmente accogliente. Il parroco di Santa Maria in Betlem, don Lamberto Rossi, dall’aprile 2014 ha aperto le porte del suo ostello dei pellegrini a cinque profughi (tre della Guinea e due del Mali), per poi trasferirli in Oratorio e infine decidere di ristrutturare un appartamento di cento metri quadrati per garantire loro un’accoglienza consona. “In oratorio avevamo sacrificato spazi per il catechismo per attuare una concreta catechesi “sul campo” – spiega don Lamberto – suscitando anche qualche perplessità, che ora si è trasformata in domande di conoscenza e di interesse verso questi giovani che si sono integrati nella comunità”. Don Lamberto chiude con una sottolineatura: “L’appello del Papa? Di fronte all’emergenza si deve rispondere con un impegno totale e ringraziamo il Santo Padre che sempre lo ricorda. Ma credo anche si debba passare a soluzioni più strutturali, e lo dico soprattutto per loro perché quando si parte in cento e si arriva in dieci il rischio diventa inaccettabile”. (Daniela Scherrer- Avvenire)
Brescia: 600 migranti in pellegrinaggio al Santuario del Caravaggio
Brescia - Saranno circa 600 i migranti della diocesi di Brescia che domani, 18 ottobre, si recheranno in pellegrinaggio al Santuario di Caravaggio. Questo pellegrinaggio, nato grazie ai direttori Migrantes di Lombardia, vede i migranti cattolici impegnati in una giornata di preghiera e momenti di folklore tipico di ogni comunità etnica. Da alcuni anni il pellegrinaggio si svolge, ad anni alterni, una volta a Caravaggio ed una in una delle diocesi Lombarde. Quest’anno, per la prima volta, saranno presenti solo i pellegrini ddella diocesi di Brescia. I migranti cattolici lombardi, infatti, hanno compito il proprio pellegrinaggio il 4 ottobre scorso ad Assisi insieme ai pellegrini di tutta la regione in occasione dell'offerta dell’olio per la lampada di San Francesco. I migrtanti che risiedono nrl brescianoi hanno un forte legame con io santuario di Caravaggio: per questo il direttore Migrantes di Brescia non ha voluto mancare a questo appuntamento. (Raffaele Iaria)
Mons Bressan: i migranti non sono un campo di specializzazione
Brescia -“Le migrazione come il sintomo della iniquità, ingiustizia, malattia del presente”. Così mons. Luca Bressan, Vicario Episcopale per la cultura e la carità della diocesi di Milano, riassumendo il pensiero di Papa Francesco sulle migrazioni nella relazione “Nuova evangelizzazione e migrazioni: il magistero di Papa Francesco” che ha aperto, a Brescia, la quinta ed ultima giornata del Convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa, promosso dalla Fondazione Migrantes. La Nuova Evangelizzazione come “sfida per la Chiesa”: “radicamento evangelico capace di parlare al mondo di oggi”; “capacità di porsi ai crocevia della vita sociale del proprio tempo”; “non avendo paura di prendere la parola in prima persona per testimoniare la propria fede”; “la ricerca attiva di momenti di comunione vissuta, nella preghiera e nello scambio fraterno”; una “predilezione naturale per i poveri e gli esclusi”; “la passione per le giovani generazioni e per la loro educazione”. Mons. Bressan sottolinea il “rischio di un’inerzia strutturale che è sempre in agguato: si possono aiutare – ha detto - le nostre comunità a far sì che l’obiettivo dal quale far dipendere le loro azioni non venga predeterminato dalle tante istituzioni create al servizio della pastorale, quanto piuttosto da un attento discernimento dei desideri dell’uomo (che giacciono anche dentro di noi credenti) e dalla voglia di farli germinare, per godere insieme della gioia del Vangelo. Forse è meglio uscire da tanti progetti, frutto dei frammenti in cui si è disarticolata la nostra pastorale o di un esercizio progettuale ideologico, per assumere un obiettivo più unitario e aderente al vissuto”. Da qui il bisogno aprire le strutture per “aprirle all’ascolto delle parole dei nostri contemporanei, che risuonano anche nei nostri cuori. Ascoltare lo smarrimento della gente, di fronte alle scelte drastiche che la crisi globale sembra imporre; raccogliere, curare con tenerezza e dare luce ai tanti gesti di buona umanità che pure in contesti così difficili sono presenti, disseminati nelle pieghe del quotidiano. Offrire strumenti che diano lucidità ma soprattutto serenità di lettura, convinti che anche oggi i sentieri che Dio apre per noi sono visibili e praticati”. Mons. Bressan ha quindi evidenziato come le migrazioni debbano diventare “luogo teologico per la Chiesa italiana ed europea. I migranti non sono un campo di specializzazione della Chiesa” ma guardare a loro come “il futuro della Chiesa”. Una Chiesa in uscita deve “lasciarsi interrogare dalle migrazioni”, ha concluso mons. Bressan.
Rom e sinti: a Roma il pellegrinaggio mondiale
Roma - Si terrà a Roma, dal 23 al 26 ottobre prossimo, il Pellegrinaggio Mondiale del popolo gitano organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti per commemorare il 50° anniversario della storica visita di Papa Paolo VI al campo nomadi di Pomezia avvenuta il 26 settembre 1965. È attesa la partecipazione di oltre 5000 gitani provenienti da tutti i Paesi d’Europa, dall’America e dall’Asia. Per l’occasione, Papa Francesco riceverà i pellegrini in udienza nell’Aula Paolo VI, in Vaticano, lunedì 26 ottobre. L’evento vuole ricordare – spiega una nota del Pontificio Consiglio per i Migranti e Itineranti - al popolo gitano, e all’intera comunità, l’apertura della Chiesa nei confronti di chi vive ai margini della società promossa in modo particolare cinquant’anni fa da Papa Montini e si propone di diventare un “incontro delle culture”, un’occasione per far conoscere all’opinione pubblica la storia e le qualità dei gitani, spesso vittime di pregiudizi e ostilità.
Il programma prevede, fra gli altri appuntamenti, una Via Crucis sabato 24 ottobre alle 18,30 nell’area del Colosseo, presieduta dal card. Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma. Domenica 25 ottobre, alle 12.00, la celebrazione della S. Messa al Santuario della Madonna del Divino Amore presieduta dal card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. La giornata si concluderà nella Basilica di Santa Maria in Trastevere con un concerto di musica gitana. Lunedì mattina, 26 ottobre, in Aula Paolo VI i partecipanti saranno ricevuti in Udienza dal pontefice. Le statistiche più recenti – riferisce il dicastero vaticano - parlano di circa 36 milioni di gitani sparsi in Europa, nelle Americhe e in alcuni Paesi dell’Asia e 18 milioni in India, terra originaria di questa popolazione. In Bangladesh, nelle Filippine e Indonesia vive oltre 1 milione di Sea Gypsies (nomadi del mare) e un altro milione lo si conta negli Stati Uniti. In Brasile vivono oltre 900 mila nomadi mentre, per quanto riguarda il continente europeo, le stime ufficiali del Consiglio d’Europa parlano di numeri che oscillano tra i 10 e i 12 milioni, con una rilevante concentrazione nell’Est europeo.
La pastorale per i nomadi è ben strutturata in 24 Paesi del Mondo, soprattutto in Europa, negli Stati Uniti d’America, in Brasile e in Argentina, in India e in Bangladesh dove credenti laici, sacerdoti, diaconi e religiosi di origine gitana sono diventati parte integrante delle comunità cristiane. La visita di Papa Paolo VI a Pomezia ha segnato una tappa importante per il cammino della Chiesa nell’accompagnamento di questa popolazione ed è stata seguita da un altro momento significativo, l’Udienza di Papa Benedetto XVI, l’11 giugno 2011, che ha portato per la prima volta in Vaticano oltre duemila rappresentanti di diverse etnie nomadi.
Sempre più numerose – aggiunge la nota - sono le consacrazioni religiose tra i gitani che segnano un evidente avvicinamento tra la Chiesa e questo popolo aiutato nell’integrazione anche dalla figura del beato Zeffirino Giménez Malla, figlio di nomadi, proclamato da Papa Benedetto XVI “Martire del Rosario”. Oltre a lui, altri due gitani, Emilia Fernández Rodríguez e Juan Ramón Gil Torres, sono in processo di beatificazione per martirio.
Il programma prevede, fra gli altri appuntamenti, una Via Crucis sabato 24 ottobre alle 18,30 nell’area del Colosseo, presieduta dal card. Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma. Domenica 25 ottobre, alle 12.00, la celebrazione della S. Messa al Santuario della Madonna del Divino Amore presieduta dal card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. La giornata si concluderà nella Basilica di Santa Maria in Trastevere con un concerto di musica gitana. Lunedì mattina, 26 ottobre, in Aula Paolo VI i partecipanti saranno ricevuti in Udienza dal pontefice. Le statistiche più recenti – riferisce il dicastero vaticano - parlano di circa 36 milioni di gitani sparsi in Europa, nelle Americhe e in alcuni Paesi dell’Asia e 18 milioni in India, terra originaria di questa popolazione. In Bangladesh, nelle Filippine e Indonesia vive oltre 1 milione di Sea Gypsies (nomadi del mare) e un altro milione lo si conta negli Stati Uniti. In Brasile vivono oltre 900 mila nomadi mentre, per quanto riguarda il continente europeo, le stime ufficiali del Consiglio d’Europa parlano di numeri che oscillano tra i 10 e i 12 milioni, con una rilevante concentrazione nell’Est europeo.
La pastorale per i nomadi è ben strutturata in 24 Paesi del Mondo, soprattutto in Europa, negli Stati Uniti d’America, in Brasile e in Argentina, in India e in Bangladesh dove credenti laici, sacerdoti, diaconi e religiosi di origine gitana sono diventati parte integrante delle comunità cristiane. La visita di Papa Paolo VI a Pomezia ha segnato una tappa importante per il cammino della Chiesa nell’accompagnamento di questa popolazione ed è stata seguita da un altro momento significativo, l’Udienza di Papa Benedetto XVI, l’11 giugno 2011, che ha portato per la prima volta in Vaticano oltre duemila rappresentanti di diverse etnie nomadi.
Sempre più numerose – aggiunge la nota - sono le consacrazioni religiose tra i gitani che segnano un evidente avvicinamento tra la Chiesa e questo popolo aiutato nell’integrazione anche dalla figura del beato Zeffirino Giménez Malla, figlio di nomadi, proclamato da Papa Benedetto XVI “Martire del Rosario”. Oltre a lui, altri due gitani, Emilia Fernández Rodríguez e Juan Ramón Gil Torres, sono in processo di beatificazione per martirio.
Migrantes: il ricordo di mons. Petris
Brescia - “Essere portatori e testimoni di speranza nei territori nei quali operiamo accanto a coloro che vivono l’esperienza della mobilità umana”. Lo ha detto questa mattina monsignor Guerino Di Tora, Presidente della Commissione CEI per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, a Brescia durante la liturgia che ha aperto l’ultima giornata del Convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa davanti ai missionari e operatori pastorali. Il presule ha voluto ricordare la figura di mons. Luigi Petris, Direttore generale della Fondazione Migrantes morto il 21 dicembre di dieci anni fa. Petris – ha detto mons. Di Tora – “si è speso per tutta la vita” a fianco degli italiani emigrati all’estero, prima come missionario in Germania, poi come Direttore dell’Ufficio nazionale e successivamente Direttore generale di Migrantes. “E’ stato capace di entrare nella concretezza dei problemi delle persone che incontrava” e si è impegnato “nell’integrazione delle minoranze etniche nelle varie chiese particolari”. Un impegno “umano e sociale nell’esperienza di fede che ha animato” e in una “Chiesa della Pentecoste creata dallo Spirito Santo, nell’unità e nella diversità”. Per realizzare ciò – ha detto mons. Di Tora – “occorre lasciarci guidare dallo stesso Spirito, entrare nei tempi della nostra storia”. (Raffaele Iaria)
Il medico di Lampedusa premiato a Cracovia
Cracovia - Ieri a Cracovia Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, ha ricevuto il Premio Sergio Vieira de Mello di Villa Decius. La sua candidatura è stata presentata dall’ambasciata di Polonia a Roma. “Volevamo dare un giusto riconoscimento – si legge – all’impegno del dottor Bartolo e a quello delle autorità dell’isola di Lampedusa e di tutti coloro che con lui ogni giorno si prestano a soccorrere gli immigrati che giungono sulle coste italiane”.
Due minori morti nell’Egeo
Roma - Ancora piccole vittime nell’Egeo. Una donna, una ragazzina e un bambino sono morti dopo che il gommone sul quale viaggiavano insieme con altri migranti si è ribaltato al largo dell’isola di Lesbo, in Grecia. I cadaveri sono stati individuati mercoledì dopo una giornata di ricerche da un elicottero di Frontex. Altre 21 persone sono state soccorse. Sempre a Lesbo un’altra barca è entrata invece in collisione con un’imbarcazione dei soccorsi: otto migranti risultano dispersi. A Calais una migrante siriana sui 30 anni è morta dopo essere stata investita da un’auto lungo l’autostrada che porta al tunnel della Manica. Per i profughi che dal Medio oriente arrivano in Grecia l’ingresso in Europa si preannuncia più difficile rispetto a chi è arrivato nelle scorse settimane. Ieri, infatti, il premier ungherese Viktor Orban, all’arrivo a Bruxelles per il vertice europeo, ha annunciato che la «barriera difensiva anti-immigrati al confine con la Croazia è pronta». Entro questa mattina l’Ungheria deciderà sull’eventuale chiusura della frontiera: prima Budapest intende parlare ancora con partner europei e regionali. L’Ungheria aveva già sigillato i 175 km di confine con la Serbia, fatto che aveva spostato i profughi attraverso la Croazia. Difficile pensare che il nuovo filo spinato arresterà il flusso che, come un fiume, cercherà semplicemente un nuovo punto di passaggio.
Mons. Galantino: il grazie della chiesa italiana ai missionari con gli italiani all’estero
Brescia - “Grazie per il servizio che rendete alla Chiesa conoscendo la fatica che voi fate”. Lo ha detto ieri pomeriggio monsignor Nunzio Galantino, Segretario generale della CEI durante una solenne concelebrazione eucaristica a Nigoline (Bs), luogo natale del vescovo mons. Geremia Bonomelli che, con l’Opera Bonomelli, ha avviato le Missioni Cattoliche Italiane in Europa inviando propri sacerdoti per i nostri connazionali. Una celebrazione che ha chiuso il terzo pellegrinaggio dei partecipanti al convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa, promosso dalla Fondazione Migrantes, in corso, fino a domani, a Brescia. Il presule, dopo aver ricordato alcuni momenti della vita di Santa Teresa d’Avila che la liturgia ricordava ha detto che “le piaghe di Cristo possono convertire e quando convertono segnano in modo profondo la vita delle persone. E’ facile commuoversi – ha aggiunto mons. Galantino - davanti ad una immagine e poi rimanere indifferenti davanti a Cristo che ancora oggi soffre. Da noi c’è gente che difende la presenza del Crocifisso nelle aule istituzionali e poi restano indifferenti o addirittura ostili al Cristo rappresentato dai nostri fratelli sofferenti”. Per mons. Galantino i convegni e i momenti di incontro se non portano alla conversione, “se ciò di cui parliamo non si trasforma in amore e servizio, tutto si trasforma in sterile accademia”. “Quanta fatica – ha aggiunto il Segretario generale della CEI – si fa a lasciarsi convertire dalla carne sofferente di Cristo quando tenta di scardinare le nostre convinzioni”. Mons. Galantino ha quindi pregato: “Indicaci quale strada percorrere per diventare capaci di accogliere e aprire il cuore a quanti incontro sulla mia strada”. Con il presule concelebrava il Presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione CEI per le Migrazioni, mons. Guerino Di Tora, il Direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego e molti sacerdoti impegnati oggi nelle Missioni Cattoliche Italiane in Europa accanto ai nostri connazionali. (Raffaele Iaria)
Vescovi Piemonte: incontro su accoglienza dei rifugiati
Villanova d’Asti - Lunedì scorso, presso la Casa del Pellegrino di Villanova d’Asti, si è tenuto un incontro congiunto della Delegazione regionale Caritas e della Commissione regionale Migrantes di Piemonte e Valle d’Aosta, alla presenza dei Vescovi delle Diocesi di Piemonte – Valle d’Aosta.
Oggetto dei lavori è stata l’accoglienza straordinaria dei migranti profughi per rispondere all’appello di Papa Francesco volto all’intensificazione della vicinanza delle comunità cristiane a questi fratelli. All’incontro era presente Elide Tisi, Vice-Sindaco di Torino e in rappresentanza dell’Associazione Nazionale dei Comuni italiani (Anci). Nel corso della mattinata di lavoro, aperta da Mons. Cesare Nosiglia, Vescovo di Torino e Presidente della Conferenza episcopale Piemontese, e dal Vescovo Incaricato per Caritas e Migrantes. Mons. Francesco Ravinale, il Direttore del Coordinamento Migrantes Regionale, Sergio Durando, ha fornito ai partecipanti elementi per una migliore comprensione della situazione nazionale e piemontese dell’accoglienza di richiedenti asilo e protezione internazionale e ha ripreso l’appello del Santo Padre sull’opportunità di fare un atto concreto di misericordia. Riprendendo i suggerimenti della Conferenza Episcopale Italiana pubblicati attraverso un Vademecum, sono state prese in esame le diverse possibilità dell’accoglienza, ponendo l’attenzione sul target più bisognoso, quello di chi è ormai fuori dai percorsi SPRAR, CARA o CAS e che ancora non ha raggiunto l’autonomia economica e/o abitativa. Molti gli interventi delle diverse diocesi piemontesi per portare la testimonianza di esperienze di accoglienza già in essere, ma anche di richiesta di chiarificazioni.
Forte è emersa l’esigenza di creare una “rete lunga” tra gli uffici Migrantes e Caritas della regione, per condividere esperienze e informazioni che facilitino il lavoro. “Ogni Diocesi abbia un’equipe di poche persone formate che entrino in relazione tra loro e con le altre equipe regionali”, ha suggerito Mons. Cesare Nosiglia. La Conferenza Episcopale Piemontese, da parte sua, darà il massimo appoggio a questo progetto, consapevole che forte dovrà essere la sensibilizzazione della comunità cristiana al prendersi cura di tutti i poveri.
Oggetto dei lavori è stata l’accoglienza straordinaria dei migranti profughi per rispondere all’appello di Papa Francesco volto all’intensificazione della vicinanza delle comunità cristiane a questi fratelli. All’incontro era presente Elide Tisi, Vice-Sindaco di Torino e in rappresentanza dell’Associazione Nazionale dei Comuni italiani (Anci). Nel corso della mattinata di lavoro, aperta da Mons. Cesare Nosiglia, Vescovo di Torino e Presidente della Conferenza episcopale Piemontese, e dal Vescovo Incaricato per Caritas e Migrantes. Mons. Francesco Ravinale, il Direttore del Coordinamento Migrantes Regionale, Sergio Durando, ha fornito ai partecipanti elementi per una migliore comprensione della situazione nazionale e piemontese dell’accoglienza di richiedenti asilo e protezione internazionale e ha ripreso l’appello del Santo Padre sull’opportunità di fare un atto concreto di misericordia. Riprendendo i suggerimenti della Conferenza Episcopale Italiana pubblicati attraverso un Vademecum, sono state prese in esame le diverse possibilità dell’accoglienza, ponendo l’attenzione sul target più bisognoso, quello di chi è ormai fuori dai percorsi SPRAR, CARA o CAS e che ancora non ha raggiunto l’autonomia economica e/o abitativa. Molti gli interventi delle diverse diocesi piemontesi per portare la testimonianza di esperienze di accoglienza già in essere, ma anche di richiesta di chiarificazioni.
Forte è emersa l’esigenza di creare una “rete lunga” tra gli uffici Migrantes e Caritas della regione, per condividere esperienze e informazioni che facilitino il lavoro. “Ogni Diocesi abbia un’equipe di poche persone formate che entrino in relazione tra loro e con le altre equipe regionali”, ha suggerito Mons. Cesare Nosiglia. La Conferenza Episcopale Piemontese, da parte sua, darà il massimo appoggio a questo progetto, consapevole che forte dovrà essere la sensibilizzazione della comunità cristiana al prendersi cura di tutti i poveri.
Circo: gli artisti del Festival ieri all’Udienza in Piazza San Pietro alla vigilia del loro debutto a Latina
Latina – Ieri mattina una folta delegazione dell’International Circus Festival of Italy si è recata in Vaticano per partecipare alla tradizionale Udienza Generale di Papa Francesco. Hanno partecipato all’Udienza: il Clown italiano Wioris De Rocchi, special guest del Festival, la Face Team Academy da Györ - Ungheria, la Troupe Lebedkov dalla Russia, la Xinjiang Production and Construction Corps Acrobatic Troupe dalla Cina. Alcune decine di artisti, guidati dalla Signora Mirella Iuliano Montico, hanno raggiunto Papa Francesco indossando i costumi ed il trucco di scena: un segno di omaggio e rispetto nei confronti del Papa ed, al tempo stesso, l'opportunità per presentare al pontefice la dimensione interculturale ed inter-religiosa del Circo. La Chiesa Cattolica, dal suo canto, ha rinnovato la propria vicinanza agli artisti convenuti a Latina da 21 diversi Paesi del mondo: parole di saluto sono state loro indirizzate dal Cardinale Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio per i migranti, e da Mons. Gian Carlo Perego, Direttore della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana. Il primo spettacolo del festival è fissato per le ore 21 di oggi a Latina.
Don Vignola: la realtà degli italiani ad Amburgo
Brescia - Gli italiani emigrati negli ultimi anni spesso sono diplomati, laureati e in alcuni casi hanno un’istruzione anche superiore. “Cambiano anche le mete, o meglio, a quelle classiche se ne aggiungono di nuove, in particolare prima dell’inizio della crisi economica”. A dirlo oggi è stato il responsabile della Missione Cattolica Italiana di Amburgo, don Pierluigi Vignola, parlando della nuova emigrazione italiana in Germania in occasione del convegno delle Missioni cattoliche Italiane in Europa promosso dalla Fondazione Migrantes e in corso a Brescia. Le nuove mete ora sono soprattutto legate al terziario, ha evidenziato il sacerdote: i nuovi migranti italiani lavorano nel settore dei servizi e per questo Berlino, dagli anni novanta ad oggi, “si è riproposta come città meta di immigrazione europea, in quanto centro di servizi, insieme ad altre grandi città tedesche”. A Berlino, per esempio, la maggior parte sono “nuovi arrivati”. Don Vignola ha quindi evidenziato come il nuovo emigrato “post-moderno” ha “un alto livello culturale e un diverso stile di vita”. Con il passaggio dalla società industriale alla società dei servizi inoltre, molti italiani in Germania “non sono più esclusivamente lavoratori dipendenti, ma sono diventati lavoratori autonomi, aprendo negozi nei settori della gastronomia e del commercio, sia al dettaglio sia all’ingrosso dei prodotti mediterranei”. In Germania vi sono circa 12 mila ristoranti e 20 mila pizzerie italiane, in tutto circa 60 mila addetti. Uno dei problemi segnalati dal sacerdote è quella dell’integrazione delle seconde e terze generazioni italiane. “A giudicare dai risultati scolastici, i figli degli italiani degli anni ’60 e ’70 sono messi molto male. Le motivazioni sono però varie: una tra le tante ipotesi sostiene che gli italiani si siano letteralmente infilati in una serie di nicchie economiche “etniche” che spaziano dall’enogastronomia ad una serie di piccole imprese di stampo familiare e non sembrino interessati ad ottenere un’effettiva mobilità sociale, così come già presentato”, ha detto don Vignola che ha sottolineato come un altra motivazione “sembrerebbe dipendere dal sistema scolastico estremamente selettivo che si riscontra in molti Bundesländer e che tende a discriminare i figli di genitori non madrelingua tedesca. Anche se non spiega come mai gli italiani di seconda o terza generazione siano messi peggio dei figli di cittadini turchi, arabi o dell’ex Jugoslavia”. Oggi spesso la Missione Cattolica Italiana - ha concluso il missionario ad Amburgo - si ritrova a soddisfare servizi che esulano da quelle che sono le sue competenze. Da qui la necessità di “costruire strategie e di coordinarsi tra le varie Missioni, per confrontarsi sempre più sulle metodologie di intervento anche alla luce delle nuove emigrazioni e quindi dei nuovi arrivi che si hanno giorno dopo giorno”.
Don Pasinato: la realtà della comunità cattoliche italiane in Finlandia
Brescia - Il numero degli italiani in Finlandia si è triplicato negli ultimi 10 anni e raddoppiato nell’ultimo quinquennio. Questi dati sono stati forniti dal consolato italiano in Finlandia. Al momento abbiamo circa 3.200 iscritti nell'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (AIRE), più qualche altro centinaio non ancora iscritta. Anche se probabilmente la cifra è superiore. Alcuni dicono che possiamo contare su più di 4000 italiani in Finlandia, se prendiamo in considerazione anche quelli di seconda generazione. E’ la panoramica fatta questa mattina dal missionario italiano ad Helsinki, don Marco Pasinato che è anche parroco della Cattedrale di s. Enrico a Helsinki durante una tavola rotonda in corso a Brescia sul tema “Le Città e le nuove emigrazioni italiane” promossa a Brescia dalla Fondazione Migrantes. In Finlandia prima degli anni ’80 del ‘900 “avevamo un'immigrazione di soli uomini, con titolo di studio al massimo di scuola media inferiore e quasi tutti legati al settore ristorazione. Negli ultimi 10 anni invece, abbiamo rilevato un'immigrazione in gran parte di laureati (70-80% degli ultimi arrivi) e un notevole aumento dell'immigrazione italiana femminile, cosa assai rara fino a tutti gli anni '90”, ha evidenziato il sacerdote secondo il quale la comunità italiana “sembra essere perfettamente inserita nel tessuto sociale finlandese e non sembra avere grossi problemi con le Autorità di questo Paese”. Don Pasinoto ha poi sottolineato come la presenza della chiesa cattolica in Finlandia è molto piccola, una realtà che conta lo 0,2 % della popolazione. Le chiese attive sono solo 8: in altri casi si fa riferimento, per le attività pastorali, a luoghi “generosamente prestati” dalla chiesa luterana o dalla chiesa ortodossa”.
Romania: la realtà della comunità italiana
Brescia - Secondo gli ultimi dati forniti dal Consolato Italiano in Romania, gli italiani iscritti all'Aire sono 6014, di cui 1262 nella sola Bucarest. Mentre non si possono avere dati certi di tutti gli altri italiani che per motivi diversi, in Romania, risiedono temporaneamente o in modo definitivo per lavoro: le imprese italiane in Romania sono 40942, di cui solo 2367 a Bucarest; bisogna, inoltre, considerare i moltissimi italiani che hanno creato una impresa rumena e che, quindi, non sono comprese nei numeri appena indicati. E’ la realtà della comunità italiana in Romania raccontata dal missionario, don Damian Ciobanu, nel corso del convegno delle Missioni Cattoliche italiane in Europa in corso Brescia fino a domani su iniziativa della Fondazione Migrantes. In forte aumento sono i giovani che risiedono temporaneamente per gli studi universitari, soprattutto in medicina; in crescendo sono coloro che dopo l'università o i master, decidono di fermarsi e stabilirsi a vivere in Romania. Un altro fenomeno “ancora di entità limitata e frutto della situazione non facile in Italia, è quello – ha spiegato il sacerdote - dei pensionati che si trasferiscono in Romania, dove con la pensione italiana possono vivere in modo degno”. Il prossimo anno, la comunità di Bucarest sarà impegnata, in collaborazione con la Diocesi locale e l'ambasciata, a festeggiare i 100 anni della costruzione della Chiesa del SS. Redentore, la Chiesa Italiana, come è meglio conosciuta, e luogo tradizionale di ritrovo degli italiani residenti nella capitale rumena.
Don Caruso: la realtà della Cappellania italiana a Mosca
Brescia - I fedeli che frequentano con regolarità la Cappellania Italiana a Mosca appartengono a diverse tipologie. La più numerosa è formata dagli italiani che lavorano per delle aziende multinazionali anche se non mancano liberi professionisti, imprenditori, commercianti, impiegati del consolato e dell’Ambasciata. A presentare oggi la situazione degli italiani a Mosca il responsabile della Cappellania Italiana dedicata a San Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, il missionario don Giampiero Caruso intervenuto oggi al convegno delle Missioni cattoliche Italiane in Europa. Gli italiani residenti a Mosca sono circa duemila ma secondo i dati del consolato il loro numero è di gran lunga superiore. Per quelli che arrivano oggi nella Capitale Russa la principale difficoltà è è rappresentata dalla conoscenza della lingua che “crea come un blocco, un muro anche per la semplice e quotidiana comunicazione: la spesa, la ricerca di un medico, l’uso dei mezzi di trasporto...ecc. Tutto questo crea la tendenza a ‘ghettizzarsi’ e spesso al lamento”. Spesso i lavorartori delle multinazionali vivono una vita agiata ma hanno contratti a tempo determinato: “questa è la causa rilevante per cui il volto della cappellania – ha detto don Caruso - muta molto rapidamente. Ogni anno c’è un significativo alternarsi di famiglie: chi parte per nuove destinazioni, e le nuove che arrivano non solo dall’Italia, ma spesso, sempre trattasi di famiglie italiane provenienti da altre nazioni. Famiglie quindi in continuo movimento che guardano e vivono la cappellania come punto decisivo per la loro stabilità e unità personale. Per questo continuo movimento per la Cappellania ogni anno è un nuovo inizio”. La comunità italiana è frequentata molto anche da studenti universitari, la maggior parte studenti dell’Università Cattolica di Milano. Questi, nonostate la breve permanenza “offrono un prezioso contributo alla comunitàW” con vari servizi di volontariato. Ogni mese la comunità si ritrova per vivere insieme una “giornata comunitaria”. Inoltre, sempre con frequenza mensile, è proposta una giornata caritativa dalle suore di Madre Teresa di Calcutta nella loro casa di accoglienza di ragazzi down e disabili.
Don Usubelli: la realtà italiana a Barcellona
Brescia - “Il quadro culturale catalano non favorisce in generale la pratica pastorale in quanto il riferimento culturale al cristianesimo è marginale”; “la mobilità e la precarietà della presenza italiana soprattutto giovanile frena l’azione pastorale che risulta essere molto frammentata”; la percezione della mancanza di una pastorale d’insieme per quel che concerne l’immigrazione a causa delle tante etnie diverse con le rispettive difficoltà d’inserimento e una chiara difficoltà da parte della chiesa locale ad aprirsi ad un profondo scambio ecclesiale”. Sono queste le principali difficoltà espresse oggi dal missionario italiano a Barcellona, don Luigi Usubelli, intervenuto alla tavola rotonda sul tema “Le città e le nuove emigrazioni italiane” promosso dalla Fondazione Migrantes all’interno del Convegno delle Missioni cattoliche Italiane in Europa in corso a Brescia. A Barcellona – ha detto il sacerdote durante la tavola rotonda moderata dal direttore del Sir Domenico Delle Foglie – la missione cattolica è “decisamente recente”. E’ infatti iniziata un anno fa a servizio dei circa 50mila italiani. “Va riconosciuto alla città di Barcellona – ha spiegato don Usubelli - di aver sviluppato in chiave multiculturale la propria innata vocazione internazionale proponendo un modello d’integrazione politico, sociale, culturale e religioso che si fondasse sulla scelta, a mio avviso lungimirante, di non cadere nella tentazione di concentrare persone della stessa provenienza in luoghi ben definiti per evitare l’abituale processo di ghettizzazione”. I quartieri di Barcellona registrano la presenza di moltissimi immigrati da tutto il mondo ma “non esiste un ‘barrio’ (quartiere) identificato etnicamente. E questo è il risultato di una sapiente pianificazione politica che fa di Barcellona una delle metropoli europee meglio integrate dal punto di vista dei diritti anche se la comunità cittadina fatica ad avviare un autentico processo d’integrazione”. Gli italiani che vivono in questa città “non si identificano - ha detto ancora il missionario - nella categoria di immigrati, soprattutto i giovani la cui abitudine alla mobilità sta facendo crescere la sensibilità europea con il risultato confortante di ‘sentirsi a casa’. Inoltre la vicinanza e la facile accessibilità all’Italia rende più sfumata la realtà del sentirsi straniero e lontano”. La comunità italiana celebra la liturgia domenicale non in una parrocchia fissa ma diversificando per “coprire” tutto il territorio “pastoralmente interessato”. La stessa cosa per tutte le attività pastorali. La Mci vuole aprire presto un sito internet della comunità italiana a Barcellona e creare occasioni per approfondire la cultura cristiana in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e la Casa degli italiani”.