Bruxelles - L’emergenza profughi riavvicina i Balcani e la Turchia, ma il processo di allargamento avanza a fatica, fra ostacoli e mancate riforme. Lo si evince dalle relazioni annuali sui Paesi della regione – Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Serbia, Macedonia e Turchia – adottate oggi dalla Commissione UE. Tali relazioni mirano a valutare lo “stato di avanzamento” nei preparativi per l’adesione all’UE. Il commissario all’allargamento, Johannes Hahn, presentando i documenti, ha dichiarato: “L’attuale crisi dei rifugiati dimostra quanto sia cruciale una stretta cooperazione tra UE e Paesi dell’Europa sudorientale”. Il processo di allargamento “è uno strumento potente per rafforzare lo Stato di diritto e i diritti umani in questi Paesi, in grado di promuovere anche lo sviluppo economico e la cooperazione regionale”. La Commissione ribadisce dunque l’interesse dell’Unione a tale processo inclusivo. E afferma: “La regione è stata gravemente colpita dalla crisi dei rifugiati. La Turchia fornisce un sostegno considerevole a oltre 2 milioni di rifugiati siriani sul suo territorio. I Paesi dei Balcani occidentali, in particolare l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia e la Serbia, hanno dovuto far fronte dall’inizio dell’anno a un flusso massiccio di cittadini di Paesi terzi in transito sul loro territorio. La sfida costituita dalla migrazione dimostra più che mai la necessità di cooperare strettamente” con questi Stati e l’Ue “ha predisposto un ingente sostegno a tal fine”.
Primo Piano
Cinesi a Prato: “contenti” per l’attenzione ricevuta dal Papa
Prato - Papa Francesco ci “ha esortati a cingerci i fianchi, servendo la Chiesa e la società a partire dai più bisognosi”. E’ quanto afferma il parroco dell’Ascensione di Prato, il francescano padre Roberto Bellato, parlando della visita di ieri mattina di Papa Francesco a Prato. Nella sua parrocchia si riunisce ogni domenica la comunità cattolica cinese presente in città e nella diocesi. Per loro – dice padre Roberto – “è stato un momento di gioia” che ci “sprona a lavorare molto accanto a questa popolazione. Per questo – aggiunge – il nostro comito di cristiani è quello di “sensibilizzare” tutti sul tema del lavoro e della dignità delle persone affinché “non avvengano più tragedia come quella di due anni fa che ha provocato la morte di sette lavoratori cinesi”. “Nella nostra parrocchia – ci spiega don Bellato – voluta dal vescovo mons. Agostinelli, lavoriamo per far incontrare la comunità italiana e cinese, celebrando le feste del calendario cinese ma anche le feste religiose cattoliche”. “Certamente – conclude – “un cammino lento che porterà frutti a lungo termine”. Ad incontrare il Pontefice questa mattina, in rappresentanza della comunità cinese, un altro padre francescano, Paolo Hou, cappellano della comunità cattolica cinese e Lia Chen, commessa in un negozio a Prato dove vive da sei anni. “La comunità cinese – dice il sacerdote – è molto contenta di questa visita e non solo. E’ contenta per questa attenzione particolare del Papa verso la le comunità straniere e della comunità cinese”. Al Papa p. Hou ha chiesto di pregare per la Cina mentre Lia gli ha detto che i cinesi “pregano molto per lui”. “Sono rimasto molto toccato dal fatto che il Papa abbia
ricordato la tragedia in cui sono morti
sette lavoratori cinesi e si sia anche rivolto ai noi cinesi che
viviamo qui a Prato”, ha aggiunto il francescano dicendosi “tanto commosso” e “contento” di aver
visto il Papa.
La comunità ha poi regalato al pontefice due quadri in stile orientale: uno rappresenta la Madre di Dio e l’altro la Sacra Famiglia. (Raffaele Iaria)
Papa Francesco a Firenze: la città ha sempre avuto il “volto della carità”
Firenze - “Dio e l’uomo non sono i due estremi di una opposizione: essi si cercano da sempre, perché Dio riconosce nell’uomo la propria immagine e l’uomo si riconosce solo guardando Dio”. Lo ha detto questo pomeriggio Papa Francesco...
Don Brunetti (Migrantes Prato): la “gioia dei migranti per la visita di Papa Francesco”
Prato – “Speriamo che non passi inosservato questo viaggio e questi messaggi”. E’ l’augurio di don Santino Brunetti, Direttore Migrantes di Prato parlando della visita di Papa Francesco in città: un momento “di gioia” per tutta la comunità immigrata che vive in questa diocesi, oltre 35mila persone. Il Papa – spiega don Brunetti – incontrando anche una rappresentanza degli stranieri “ha voluto ribadire l’impegno al rispetto e alla dignità di ogni persona. Come Chiesa siamo impegnati – aggiunge - affinché la differenza diventi ricchezza comune. Arricchiamoci allora dei loro valori etici e religiosi”. Prato – ricorda il sacerdote – rappresenta da sempre una città di immigrazione: prima dal Sud Italia e poi dal mondo intero.
Mons. Perego: il ricordo del Papa degli operai cinesi morti a Prato ci richiama alla necessità di un maggior impegno sulla sicurezza sui luoghi di lavoro
Firenze – “Il rispetto, l’accoglienza, l’inclusione, l’integrazione”. Queste, per il Direttore generale della Fondazione Migrantes, le quattro parole “chiave” sul piano educativo indicati questa mattina da Papa Francesco nel suo discorso alla città di Prato. Il ricordo dei sette lavoratori cinesi morti nel rogo di un capannone il 2 dicembre di due anni fa proprio in questa città dove vive una comunità cinese molto numerosa è stata – aggiunge il sacerdote presente a Firenze per partecipare al Convegno ecclesiale della Chiesa Italiana – “l’occasione per Papa Francesco per richiamare ancora una volta il rispetto dei diritti dei lavoratori soprattutto migranti, che troppo spesso ancora oggi sono violati. In particolare il ricordo degli operai morti ci richiama alla necessità di un maggior impegno sulla sicurezza sui luoghi di lavoro”. A Prato, in una città con oltre 35mila immigrati provenienti da oltre 100 Paesi del mondo, queste parole – spiega mons. Perego - assumono ancora di più un valore per costruire dialogo e incontro tra i residenti e coloro che arrivano”. L’impegno della Migrantes a Prato – ricorda il Direttore Generale - passa attraverso l’azione, in particolare, delle suore cinesi che seguono i malati e le famiglie più bisognose nel quartiere cinese di Prato e attraverso il Centro pastorale per i cinesi realizzato con i fondi della CEI alcuni anni fa e da alcuni mesi curato da una comunità francescana composta da religiosi italiani e cinesi. (R. Iaria)
Da ateo clandestino a sacerdote: la testimonianza di don Bledar
Firenze - Da ateo e clandestino in Italia a sacerdote oggi a Firenze. Una storia molto commovente quella di Bledar Xhuli, è albanese, nato da famiglia atea e arrivato in Italia nel 1993 a 16 anni. L’ha raccontato lui stesso questa mattina nella cattedrale di Firenze portando la sua testimonianza davanti a Papa Francesco e ai delegati al quinto convegno ecclesiale della Chiesa Italiana in corso nel capoluogo toscano. Dopo anni trascorsi a dormire sotto i ponti dell'Arno, e mangiando alla mensa, alla fine approdò nella Canonica di don Giancarlo Setti, un sacerdote della periferia fiorentina, quella di San Gervasio. Prima – ha detto – “giravo tutto il giorno per cercare lavoro, ma senza documenti era impossibile. Suonavo nelle chiese per chiedere l’elemosina e un aiuto. La notte spesso non riuscivo a dormire per il freddo e l’umido, ma anche perché mi trovavo in una situazione peggiore di prima: e non potevo tornare indietro a causa dei tanti soldi presi in prestito per l’attraversata. Di nascosto dagli altri, la notte piangevo e gridavo la mia disperazione. Dio ascoltò la voce di un disperato”. Ed ecco l’incontro con don Setti: era il 2 dicembre 1993: “bussai alla chiesa di San Gervasio, non per chiedere l’elemosina, ma per ritirare una lettera. Il prete, don Giancarlo Setti comincio a chiedermi chi fossi e cosa facevo. Non mi diede l’elemosina, ma si interessava a me. Quando gli dissi che dormivo sotto il ponte e che avevo sedici anni, non riusciva a crederci. Cominciò a telefonare per chiedere aiuto a delle persone che conosceva ma la questione non era facile. Mi disse di tornare il giorno dopo promettendomi di trovare una soluzione”. Il giorno, non avendo trovato niente, il sacerdote gli disse: “per me ha bussato Gesù, per cui vieni e stai in casa mia”. “Mi fece – ha raccontato il sacerdote albanese - entrare ed abitare nella sua casa, come un figlio non per un giorno o un mese, ma per quasi dieci anni fino al 2002 anno in cui mori, in seguito ad una grave malattia. Una generosità e accoglienza che mi hanno sconvolto. E mi fece capire una grande verità: ero clandestino, non ero un delinquente. È stato il primo incontro con Cristo sebbene non ne ero consapevole”. Don Setti lo aiutò nell’avvicinamento alla fede, al battesimo, al diploma e alla laurea prima di entrare in seminario. Oggi, ha detto Bledar, “sono parroco di Santa Maria a Campi, una comunità vivace e generosa dove non manca il lavoro pastorale e quello spirituale”. (Raffaele Iaria)
Papa Francesco: “non costruite mai muri nè frontiere”
Firenze – “Ai vescovi chiedo di essere
pastori: sia questa la vostra gioia. Sarà la gente, il vostro
gregge a sostenervi”. E’ stato questo l’invito rivolto questa mattina da Papa Francesco nell’incontro con i partecipanti al convegno ecclesiale della Chiesa italiana iniziato ieri a Firenze. "Come pastori - ha esortato Papa Francesco - siate non predicatori di complesse dottrine, ma
annunciatori di Cristo, morto e risorto per noi. Puntate
all’essenziale, al kerygma. Non c’è nulla di più solido,
profondo e sicuro di questo annuncio. Ma sia tutto il popolo di
Dio ad annunciare il Vangelo, popolo e pastori, intendo”. Il Papa ha evidenziato che il “il volto di Gesù è simile a quello di tanti nostri fratelli umiliati, resi schiavi, svuotati”, come gli immigrati: “Dio ha assunto il loro volto. E quel volto ci guarda”. Tre i sentimenti indicati dal pontefice per un nuovo umanesimo: “umiltà, disinteresse e beatitudine”: “tre tratti che voglio oggi presentare alla vostra meditazione sull’umanesimo cristiano che nasce dall’umanità del Figlio di Dio. E questi tratti dicono qualcosa anche alla Chiesa italiana che oggi si riunisce per camminare insieme. Questi tratti ci dicono che non dobbiamo essere ossessionati dal ‘potere’, anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all’immagine sociale della Chiesa. Se la Chiesa non assume i sentimenti di Gesù, si disorienta, perde il senso. Se li assume, invece, sa essere all’altezza della sua missione. I sentimenti di Gesù ci dicono che una Chiesa che pensa a sé stessa e ai propri interessi sarebbe triste. Le beatitudini, infine, sono lo specchio in cui guardarci, quello che ci permette di sapere se stiamo camminando sul sentiero giusto: è uno specchio che non mente”. Una Chiesa che presenta questi tre tratti, ha poi sottolineato, è “ una Chiesa che sa riconoscere l’azione del Signore nel mondo, nella cultura, nella vita quotidiana della gente. L’ho detto più volte e lo ripeto ancora oggi a voi: ‘preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti’”. Papa Bergoglio ha quindi chiesto “ di essere costruttori dell’Italia, di mettervi al lavoro per un’Italia migliore”: “non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell’ampio dialogo sociale e politico. Le mani della vostra fede si alzino verso il cielo, ma lo facciano mentre edificano una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento. E così sarete liberi di accettare le sfide dell’oggi, di vivere i cambiamenti e le trasformazioni”. “Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere”, ha proseguito Francesco: “Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo”. Da qui un nuovo invito a “uscire per le strade” e andare ai crocicchi” delle strade: “tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso. Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, zoppi, storpi, ciechi, sordi”. “Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo”. (Raffaele Iaria)
Card. Bagnasco: “far emergere le attese del cuore”
Firenze - In questi giorni a Firenze, durante il convegno ecclesiale della Chiesa Italiana a Firenze, si rifletterà “a partire da una rinnovata riflessione sull’umano, soffermandoci sul modello di persona diffuso nel contesto sociale di cui siamo parte”. A dirlo è stato questa mattina il card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, salutando Papa Francesco nella Cattedrale della città. Ricordando i convegni ecclesiali degli scorsi anni il porporato ha ricordato che questi hanno “segnato il cammino della nostra Chiesa all’indomani del Concilio Vaticano II: ci hanno aiutato a recepirne le istanze, a rafforzare la nostra testimonianza e a contribuire al rinnovamento della società. Hanno scandito il nostro essere Chiesa, che – consapevole del mandato di annunciare Cristo – si sente protesa verso tutti, in particolare i più poveri, al fine di condurre ognuno all’incontro con Colui che risana e rialza la nostra umanità. Le piste di lavoro e di confronto di questi giorni indicano proprio questa via, quella di una Chiesa che desidera uscire, annunciare, abitare la storia, educare, trasfigurare nella fede”. Oggi, ha proseguito il presidente dei vescovi italiani, “intendiamo far emergere le attese del cuore, mostrando che esse trovano pienezza in un progetto più alto; ci proponiamo di mostrare che il Signore non distrugge ma eleva l’umano, non lo schiaccia ma lo libera. È in questo senso che parliamo di nuovo umanesimo consapevoli”, come ha scritto il Papa nell’Enciclica Laudato si’, “non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia”. Un umanesimo – ha detto il card. Bagnasco – “dove il volto di Gesù appare come volto amico e la sua misericordia ispira il vivere insieme”. Tale impegno – ha spiegato - si colloca nel quadro del progetto educativo assunto dalla Chiesa italiana come “principale obiettivo del decennio in corso”. Il Convegno ecclesiale, che si colloca a metà di questo tragitto, “ci rafforzi in questa missione e – ha concluso - ci sproni a sostenere e promuovere alleanze efficaci con ogni realtà che ha un ruolo educativo, a partire dalla famiglia e dalla scuola”. Questo convegno ecclesiale, “con la sua preparazione remota e il convenire di tante sensibilità, è una peculiare forma di espressione della sinodalità della Chiesa italiana”.
Papa Francesco a Firenze: tra i saluti quelli di un sacerdote immigrato
Firenze - Terminata la visita a Prato, il Papa ha raggiunto in elicottero Firenze, accolto al suo arrivo - nello Stadio di atletica “Luigi Ridolfi” - dall’Arcivescovo, il Card. Giuseppe Betori, dal Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, dal Prefetto, Alessio Giuffrida, e dal Sindaco, Dario Nardella. In auto Papa Francesco raggiunge il Battistero, al cui ingresso è presente il Gonfalone della Città con le “chiarine” storiche che danno il benvenuto al pontefice, accolto da mons. Giancarlo Corti, Proposto del Capitolo della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, e dagli otto Membri del Consiglio dell’Opera di Santa Maria del Fiore. Papa Francesco attraversa poi il Battistero e sosta brevemente davanti alla “Crocifissione bianca” di Marc Chagall (attualmente esposta nella mostra “Bellezza divina”, allestita a Palazzo Strozzi) che gli viene presentata da Douglas Druick, Arturo Galansino e Carlo Sisi. Quindi a piedi raggiunge l’attigua Cattedrale di Santa Maria del Fiore.
Sul sagrato della Cattedrale Il Papa sarà accolto dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Card. Angelo Bagnasco, dal Presidente del Comitato preparatorio del Convegno Ecclesiale e arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, e dal Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Nunzio Galantino. Quindi il Papa attraversa la navata centrale e raggiunge il presbiterio. Nella Cattedrale, ad attendere il Papa, sono presenti i 2.500 partecipanti al 5° Convegno nazionale della Chiesa Italiana, riuniti dal ieri al 13 novembre sul tema: “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. Il pontefice riceverà, quindi, i saluti, del card. Bagnasco e alcune testimonianze presentate da Francesca Massarelli, coniugata e catecumena, dai coniugi Pierluigi e Gabriella Proietti, e da don Bledar Xhuli, immigrato albanese, oggi prete della Diocesi di Firenze. (R.I.)
Papa Francesco: a Prato ricorda le 7 persone cinesi morti nel rogo di due anni fa
Prato – Papa Francesco, durante il suo discorso a Prato ha ricordato la tragedia che il 2 dicembre di due anni fa ha causato la morte di 5 uomini e 2 donne di cittadinanza cinese a causa di un incendio nella zona industriale di Prato: “dormivano e vivevano - ha detto - nello stesso capannone dove lavoravano. È una tragedia dello sfruttamento e delle condizioni umane di vita e questo non è lavoro degno”. La sacralità di ogni essere umano – ha aggiunto il pontefice - richiede per ognuno rispetto, accoglienza e un lavoro degno”. La vita di ogni comunità “esige – ha sottolineato - che si combattano fino in fondo il cancro della corruzione e il veleno dell'illegalità. Dentro di noi e insieme agli altri, non stanchiamoci mai di lottare per la verità!”. Al suo arrivo sulla piazza della Cattedrale tra le tante scritte di benvenuto anche uno in lingua cinese. E proprio rappresentanti delle comunità cinese, ucraina, polacca, romena, filippina, nigeriana e pakistana hanno poi salutato personalmente il pontefice. (Raffaele Iaria)
Papa Francesco a Prato: stabilire veri e propri ‘patti di prossimità'”
Prato - Non rimanere “chiusi nell’indifferenza” ma “aprirci”. E’ l’invito rivolto da Papa Francesco ai cittadini di Prato durante il suo discorso sulla piazza della Cattedrale. “Ci è chiesto – ha detto - di uscire per avvicinarci agli uomini e alle donne del nostro tempo. Uscire, certo, vuol dire rischiare, ma non c’è fede senza rischio. Una fede che pensa a sé stessa e sta chiusa in casa non è fedele all’invito del Signore, che chiama i suoi a prendere l’iniziativa e a coinvolgersi, senza paura”. Di fronte alle “trasformazioni spesso vorticose” di questi ultimi anni – ha detto il Papa – “c’è il pericolo di subire il turbine degli eventi, perdendo il coraggio di cercare la rotta. Si preferisce allora il rifugio di qualche porto sicuro e si rinuncia a prendere il largo sulla parola di Gesù. Ma il Signore, che vuole raggiungere chi ancora non lo ama, ci sprona. Desidera che nasca in noi una rinnovata passione missionaria e ci affida una grande responsabilità. Chiede alla Chiesa sua sposa di camminare per i sentieri accidentati di oggi, di accompagnare chi ha smarrito la via; di piantare tende di speranza, dove accogliere chi è ferito e non attende più nulla dalla vita”. “Siamo stati serviti da Dio che si è fatto nostro prossimo, per servire a nostra volta chi ci sta vicino”, ha proseguito, sottolineando che per “un discepolo di Gesù nessun vicino può diventare lontano. Anzi, non esistono lontani che siano troppo distanti, ma soltanto prossimi da raggiungere”. Da qui il ringraziamento per gli “sforzi costanti che la vostra comunità attua per integrare ciascuna persona, contrastando la cultura dell’indifferenza e dello scarto. In tempi segnati da incertezze e paure, sono lodevoli le vostre iniziative a sostegno dei più deboli e delle famiglie, che vi impegnate anche ad ‘adottare” con l’invito a “non scoraggiarsi” di fronte alle difficoltà”: “non rassegnatevi davanti a quelle che sembrano difficili situazioni di convivenza; siate sempre animati dal desiderio di stabilire dei veri e propri ‘patti di prossimità’”. (Raffaele Iaria)
Mons. Agostinelli: a Prato una Comunità-laboratorio
Prato – “Una comunità-laboratorio”. Così il vescovo di Prato e membro della Commissione CEI per le Migrazioni ha parlato di Prato salutando Papa Francesco che ha voluto iniziare il suo viaggio in Toscana proprio da qui. L’occasione è la visita a Firenze in occasione del convegno nazionale della Chiesa Italiana che si è aperto ieri. “Una comunità-laboratorio di convivenza – ha detto il presule – di laboriosità, di intraprendenza, di solidarietà e di spiritualità”. “Siamo – ha aggiunto mons. Agostinelli – una comunità in piena trasformazione sociale e culturale”, una “sfida bella” per quella “Chiesa in uscita” che il “Lei indica come stile pastorale”. Mons. Agostinelli cita poi le situazioni “urgenti” che vive la città di Prato: la “trasformazione” del mondo del lavoro” e “l’immigrazione” che è “insieme risorsa e invito alla nuova umanità conviviale”. (Raffaele Iaria)
Mons. Agostinelli: a Prato il laboratorio della società di domani nel segno della cultura dell’incontro
Prato - Non dite che Prato è la periferia di Firenze. Perché, nella Toscana dei campanili e delle rivalità che ancora echeggiano, i pratesi si offenderebbero. Eppure la città dei “cenci” (delle stoffe), della crisi che morde, delle centodieci nazionalità che convivono in un fazzoletto di terra, dei 30mila cinesi più o meno visibili, dell’assalto del gigante asiatico fra le fabbriche del tessile, delle morti bianche nelle aziende-lager è, sì, una periferia.
Papa: l’attesa tra la comunità cinese di Prato
Prato - C’è molta attesa per la comunità cinese che vive a Prato per l’arrivo del Pontefice. “Devo dire che la comunità cinese è in fibrillazione perché vorrebbero non solo poter vedere e ascoltare il Papa ma anche parlargli, dirgli qualcosa”.
Firenze: mons. Nosiglia apre i lavori del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale
Firenze - “Non siamo qui per predisporre dei piani pastorali, né per scambiarci informazioni, neppure per partecipare a dotte conferenze o a un corso di aggiornamento: lo scopo del nostro appuntamento fiorentino è quello di fare il punto sul nostro cammino di fedeltà al rinnovamento promosso dal Concilio e aprire nuove strade all’annuncio del Vangelo”.
La prolusione con cui oggi pomeriggio mons. Cesare Nosiglia – arcivescovo di Torino e Presidente del Comitato preparatorio – ha aperto i lavori del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale, muove dal riferimento ai Convegni precedenti, all’attuale piano decennale della CEI incentrato sull’Educare alla vita buona del Vangelo e all’attesa per l’intervento di domani di Papa Francesco. Nosiglia indica, quindi, “alcune aree di impegno prioritarie per la vita della nostra gente e del Paese”: la famiglia, bisognosa di “una accoglienza compassionevole e di un accompagnamento e sostegno della sua esistenza”; i giovani, con l’impegno a operare per qualificare la proposta della scuola e l’inserimento nel mondo del lavoro; l’ecologia, intesa – sulla scorta della Laudato si – come cura della casa comune, in contrasto con ogni cultura dello scarto.
“Attorno a queste aree, come ad altre ugualmente importanti – ha evidenziato l’arcivescovo – è necessario attivare un adeguato supporto di pensiero e di azione concreta da parte dei laici soprattutto, che hanno diritto e dovere di ‘fare coscienza’ e operare uniti”. Un’unità che si esprime in uno stile di ricerca comune e in un metodo preciso: quello della sinodalità che “sarebbe già un grande risultato se da Firenze divenisse lo stile di ogni comunità ecclesiale”.
Prima dell'intervento di Mons. Nosiglia, e del saluto del Sindaco di Firenze Dario Nardella, il Cardinale di Firenze, Giuseppe Betori, ha accolto in Cattedrale i 2200 partecipanti ai lavori partiti con quattro processioni da altrettante Basiliche.
Firenze, ha detto Betori, è una città in cui “l'affermazione dell'umano, nelle sue espressioni migliori, ha saputo legare insieme il senso alto della cultura e dell'arte con la cura del debole e l'esercizio della misericordia”. Questa città, ha proseguito, “vi indica come un traguardo e una missione: una sintesi di ricerca sincera e intensa del vero, di espressione in superbe forme di bellezza, di passione generosa e multiforme di carità”. (Raffaele Iaria)
La prolusione con cui oggi pomeriggio mons. Cesare Nosiglia – arcivescovo di Torino e Presidente del Comitato preparatorio – ha aperto i lavori del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale, muove dal riferimento ai Convegni precedenti, all’attuale piano decennale della CEI incentrato sull’Educare alla vita buona del Vangelo e all’attesa per l’intervento di domani di Papa Francesco. Nosiglia indica, quindi, “alcune aree di impegno prioritarie per la vita della nostra gente e del Paese”: la famiglia, bisognosa di “una accoglienza compassionevole e di un accompagnamento e sostegno della sua esistenza”; i giovani, con l’impegno a operare per qualificare la proposta della scuola e l’inserimento nel mondo del lavoro; l’ecologia, intesa – sulla scorta della Laudato si – come cura della casa comune, in contrasto con ogni cultura dello scarto.
“Attorno a queste aree, come ad altre ugualmente importanti – ha evidenziato l’arcivescovo – è necessario attivare un adeguato supporto di pensiero e di azione concreta da parte dei laici soprattutto, che hanno diritto e dovere di ‘fare coscienza’ e operare uniti”. Un’unità che si esprime in uno stile di ricerca comune e in un metodo preciso: quello della sinodalità che “sarebbe già un grande risultato se da Firenze divenisse lo stile di ogni comunità ecclesiale”.
Prima dell'intervento di Mons. Nosiglia, e del saluto del Sindaco di Firenze Dario Nardella, il Cardinale di Firenze, Giuseppe Betori, ha accolto in Cattedrale i 2200 partecipanti ai lavori partiti con quattro processioni da altrettante Basiliche.
Firenze, ha detto Betori, è una città in cui “l'affermazione dell'umano, nelle sue espressioni migliori, ha saputo legare insieme il senso alto della cultura e dell'arte con la cura del debole e l'esercizio della misericordia”. Questa città, ha proseguito, “vi indica come un traguardo e una missione: una sintesi di ricerca sincera e intensa del vero, di espressione in superbe forme di bellezza, di passione generosa e multiforme di carità”. (Raffaele Iaria)
Card. Betori: l’affermazione dell’umano e l’esercizio della misericordia
Firenze – “Il luogo che vi accoglie, questa cattedrale, casa delle fede e della cittadinanza del popolo fiorentino, è il frutto della cultura di un popolo consapevole di quale fosse la radice che la faceva germinare e che alimentava l’umanesimo che andava costruendo per offrirlo come un dono all’intero mondo”. A dirlo è stato il Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, oggi pomeriggio salutando i delegati al quinto convegno nazionale della Chiesa Italiana che si apre oggi nel capoluogo toscano. “Tale radice – ha spiegato il porporato accogliendo i partecipanti che in processione hanno raggiunto la Cattedrale di Firenze - era così chiara alla coscienza di questo popolo che la fece incidere sul cielo a cui rivolgeva lo sguardo in questo luogo sacro, nel miracolo ardito e perfetto della cupola di Filippo Brunelleschi, dove volle fosse l’immagine della meta verso cui siamo in cammino, che ha al suo centro Gesù, in cui riconosceva la pienezza dell’umano”. “Ecce Homo”, proclama l’angelo che scorgete sopra il capo del Cristo glorioso, volto compiuto del disegno d’amore del Padre sull’umanità. In questa indicazione il Convegno ha già il cammino tracciato”. L’Arcivescovo di Firenze ha fatto ha ricordato la visita di Papa Giovanni Paolo II a Firenze, ventinove anni fa. Un discorso che “ci richiamò a promuovere la verità sull’uomo, proponendolo come ‘un dovere improrogabile’”. La verità è un “valore incommensurabile. Lo è nei contesti storici proclivi alla menzogna, facili alla falsificazione, disinvolti nel culto delle mezze-verità”. “Non ci abbandona certamente – ha detto il card. Betori - la consapevolezza che nell’affermare se stesso l’uomo può anche decadere in forme orrende di disumanizzazione: Siamo eredi di una storia che, specialmente nei secoli a noi più vicini, ha mostrato quanto feroce e brutale possa essere l’umanità. Solo se l’umanesimo riveste i caratteri della carità può sfuggire a questo destino. Ed è quanto mostra la storia di questa città, in cui l’affermazione dell’umano, nelle sue espressioni migliori, ha saputo legare insieme il senso alto della cultura e dell’arte con la cura del debole e l’esercizio della misericordia”. (Raffaele Iaria)
CEI: inizia il convegno ecclesiale nazionale
Firenze – Sta per iniziare ufficialmente il quinto convegno ecclesiale della CEI. A Firenze sono giunti 2300 delegati da tutt’Italia per questo evento decennale della Chiesa italiana. Tra pochi minuti, infatti, con l’avvio delle processioni dei delegati e dei fiorentini da quattro basiliche cittadine (Santa Croce, Santa Maria Novella, Santo Spirito, Santissima Annunziata) inizierà l’evento. I partecipanti si congiungeranno nel Battistero di San Giovanni e nella cattedrale di Santa Maria del Fiore dove si darà avvio al Convegno sul tema “In Gesù Cristo il nuovo Umanesimo”. (Raffaele Iaria)
Savona: Unità pastorale si prende cura dei bambini cubani
Savona - Come raccontato nei mesi scorsi dal settimanale diocesano “Il Letimbro”, da circa un anno il Gruppo famiglie dell’Unità Pastorale del Centro storico di Savona, si dedica ad una piccola opera missionaria, prendendosi cura di 5 famiglie cubane che il sacerdote don Michele Farina ha fatto arrivare a Genova, all’ospedale pediatrico Gaslini, perché i bambini affetti da leucemia potessero avere una speranza di vita grazie al trapianto di midollo osseo.
“Si è creato così un ponte di affetti: don Michele li accompagnava e salutava in aeroporto a Cuba e noi li abbiamo accolti a Genova – spiegano i fedeli che aderiscono all’iniziativa – presto ci siamo resi conto, però, che era necessario un sostegno, sia umano che materiale, per risolvere tanti piccoli e grandi problemi quotidiani. Per questo abbiamo offerto, nelle nostre frequenti visite al Gaslini, abiti invernali e biancheria, telefonini e schede telefoniche, computer per aiutare i ragazzi a trascorrere le lunghe giornate di immobilità a letto, giochi per i più piccolini, cibo integrativo necessario dopo i lunghi cicli di chemio”. “In poche parole abbiamo iniziato un piccolo, inaspettato cammino missionario nella nostra terra con i nostri amici cubani Luis, Julio, Suri, Ela, Belkis e i loro genitori – proseguono – è stato un anno prezioso e continueremo nel nostro cammino. Papa Francesco, proprio nel suo recente viaggio a Cuba, ci ha esortato a prenderci cura delle fragilità; se qualcuno volesse accogliere questo invito e volesse unirsi a noi per offrire la propria amicizia, un po’ del proprio tempo o un contributo materiale, sarebbe il benvenuto”.
“Si è creato così un ponte di affetti: don Michele li accompagnava e salutava in aeroporto a Cuba e noi li abbiamo accolti a Genova – spiegano i fedeli che aderiscono all’iniziativa – presto ci siamo resi conto, però, che era necessario un sostegno, sia umano che materiale, per risolvere tanti piccoli e grandi problemi quotidiani. Per questo abbiamo offerto, nelle nostre frequenti visite al Gaslini, abiti invernali e biancheria, telefonini e schede telefoniche, computer per aiutare i ragazzi a trascorrere le lunghe giornate di immobilità a letto, giochi per i più piccolini, cibo integrativo necessario dopo i lunghi cicli di chemio”. “In poche parole abbiamo iniziato un piccolo, inaspettato cammino missionario nella nostra terra con i nostri amici cubani Luis, Julio, Suri, Ela, Belkis e i loro genitori – proseguono – è stato un anno prezioso e continueremo nel nostro cammino. Papa Francesco, proprio nel suo recente viaggio a Cuba, ci ha esortato a prenderci cura delle fragilità; se qualcuno volesse accogliere questo invito e volesse unirsi a noi per offrire la propria amicizia, un po’ del proprio tempo o un contributo materiale, sarebbe il benvenuto”.
Papa a Prato: è previsto un saluto al pontefice dai migranti che vivono in città
Prato – Sono quasi 35mila i cittadini stranieri, di cui circa 15mila cinesi che vivono a Prato, la città che domani mattina sarà visitata da Papa Francesco, prima tappa del suo viaggio in Toscana per il quinto convegno ecclesiale della CEI che si aprirà oggi a Firenze.
A Prato sono oltre 120 le nazionalità presenti sul territorio: una realtà che fa di Prato un luogo dove si sperimentano difficoltà, ma anche integrazione e confronto, soprattutto tra le seconde generazioni. Una realtà molto eterogenea, “veramente una multiforme e variegata presenza che si impegna dal punto di vista sociale e dal punto di vista ecclesiale, al fine di quell’evangelizzazione con la quale vorremmo confrontarci con questi nostri fratelli che vengono da lontano”, dice il vescovo mons. Franco Agostinelli che è anche membro della Commissione CEI per le Migrazioni.
Nella stessa città hanno trovato riparo, trecento richiedenti asilo che, in attesa dell’ottenimento dello status di rifugiato politico, si impegnano in corsi di italiano e attività di volontariato.
Una rappresentante delle comunità migranti presenti rivolgerà un indirizzo di saluto al Papa e alcuni di loro lo saluteranno personalmente. (R. Iaria)
A Prato sono oltre 120 le nazionalità presenti sul territorio: una realtà che fa di Prato un luogo dove si sperimentano difficoltà, ma anche integrazione e confronto, soprattutto tra le seconde generazioni. Una realtà molto eterogenea, “veramente una multiforme e variegata presenza che si impegna dal punto di vista sociale e dal punto di vista ecclesiale, al fine di quell’evangelizzazione con la quale vorremmo confrontarci con questi nostri fratelli che vengono da lontano”, dice il vescovo mons. Franco Agostinelli che è anche membro della Commissione CEI per le Migrazioni.
Nella stessa città hanno trovato riparo, trecento richiedenti asilo che, in attesa dell’ottenimento dello status di rifugiato politico, si impegnano in corsi di italiano e attività di volontariato.
Una rappresentante delle comunità migranti presenti rivolgerà un indirizzo di saluto al Papa e alcuni di loro lo saluteranno personalmente. (R. Iaria)
Legnano: migranti “ad un passo da noi”
Legnano - Da mesi, e con maggior intensità nelle scorse settimane, i media ne hanno parlato incessantemente, le immagini hanno fatto il giro della rete e la comunità internazionale si è interrogata su come rispondervi. Così, quella che è stata definita “emergenza migrazioni”, con le sue molteplici facce, si è presentata in modo dirompente alle porte dell’Europa, dell’Italia. Così è accaduto in ogni angolo del Paese. È accaduto anche a Legnano, nord-ovest milanese, 60mila abitanti, entrando a far parte della vita quotidiana della città: “Ad un passo da noi”, dalle case dei legnanesi, dalle parrocchie, dalle scuole, chiamando in causa la società civile e l’associazionismo... L’invio, da parte del Prefetto, di 25 profughi giunto via Mediterraneo dal cuore dell’Africa, ha obbligato 11 comuni dell’area a consorziarsi per istituire un centro di prima accoglienza. A due passi da un centro per accogliere i rom che prima vivevano tra i boschi nella periferia della città.
Così, il gruppo giovani dell’Azione cattolica del decanato di Legnano, ha deciso di immergersi in questa realtà per conoscere più da vicino il fenomeno della mobilità attraverso l’incontro con coloro che ne sono protagonisti. Sabato scorso, 7 novembre, i giovani di AC (dando vita a una iniziativa denominata appunto “Ad un passo da noi”) sono stati ospitati dai giovani africani del centro di accoglienza di via Quasimodo e poi dalle famiglie rom di via Junker. Un incontro nella semplicità di esperienze scambiate, di racconti di vita vissuta, di un pranzo condiviso e nella profondità di un incontro che supera i chilometri che separano i Paesi d’origine, le culture, le lingue differenti le diverse fedi religiose. Proprio questo clima di ascolto e di reciproca accoglienza ha permesso di avvicinarsi, di parlare, condividere, mangiare, suonare e conoscere le storie di ragazzi e famiglie che, pur non avendo “bagagli”, portano con sé storie tutte da raccontare.
La presenza per l’intera giornata di mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, con la sua esperienza e il suo “bagaglio” di conoscenze ha, poi, consentito di entrare nel merito della questione-migrazioni e dell’emergenza profughi che non può essere semplificata o banalizzata, ma che ha bisogno di uno sguardo attento e proiettato al futuro. Mons. Perego ha tracciato il quadro mondiale delle migrazioni, con un focus sull’area mediterranea, su quella europea e sull’Italia. Ha richiamato le parole di Papa Francesco e ha illustrato la posizione della Chiesa e l’impegno di tante realtà ecclesiale sul versante dell’integrazione. La presenza di diversi volontari, del prevosto don Angelo Cairati, del sindaco Alberto Centinaio, hanno dato il segno di una città che non resta indifferente. “Abbiamo vissuto – hanno infine commentato i giovani di AC – un momento che non ha la pretesa di poter essere sufficiente per capire la complessità di questo evento, ma ci ha permesso di incontrare e toccare con mano questa realtà, e così rilanciarci nelle nostre vite di giovani universitari e lavoratori con uno sguardo capace di accogliere”. (Marco Rotondi)
Così, il gruppo giovani dell’Azione cattolica del decanato di Legnano, ha deciso di immergersi in questa realtà per conoscere più da vicino il fenomeno della mobilità attraverso l’incontro con coloro che ne sono protagonisti. Sabato scorso, 7 novembre, i giovani di AC (dando vita a una iniziativa denominata appunto “Ad un passo da noi”) sono stati ospitati dai giovani africani del centro di accoglienza di via Quasimodo e poi dalle famiglie rom di via Junker. Un incontro nella semplicità di esperienze scambiate, di racconti di vita vissuta, di un pranzo condiviso e nella profondità di un incontro che supera i chilometri che separano i Paesi d’origine, le culture, le lingue differenti le diverse fedi religiose. Proprio questo clima di ascolto e di reciproca accoglienza ha permesso di avvicinarsi, di parlare, condividere, mangiare, suonare e conoscere le storie di ragazzi e famiglie che, pur non avendo “bagagli”, portano con sé storie tutte da raccontare.
La presenza per l’intera giornata di mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, con la sua esperienza e il suo “bagaglio” di conoscenze ha, poi, consentito di entrare nel merito della questione-migrazioni e dell’emergenza profughi che non può essere semplificata o banalizzata, ma che ha bisogno di uno sguardo attento e proiettato al futuro. Mons. Perego ha tracciato il quadro mondiale delle migrazioni, con un focus sull’area mediterranea, su quella europea e sull’Italia. Ha richiamato le parole di Papa Francesco e ha illustrato la posizione della Chiesa e l’impegno di tante realtà ecclesiale sul versante dell’integrazione. La presenza di diversi volontari, del prevosto don Angelo Cairati, del sindaco Alberto Centinaio, hanno dato il segno di una città che non resta indifferente. “Abbiamo vissuto – hanno infine commentato i giovani di AC – un momento che non ha la pretesa di poter essere sufficiente per capire la complessità di questo evento, ma ci ha permesso di incontrare e toccare con mano questa realtà, e così rilanciarci nelle nostre vite di giovani universitari e lavoratori con uno sguardo capace di accogliere”. (Marco Rotondi)