Primo Piano

Mons. Saviola: Moira Orfei “vera messaggera di pace”

San Dona di Piave - Moira Orfei è stata “vera messaggera in nome di Dio di pace e di serenità”. Lo ha detto mons. Piergiorgio Saviola, per anni responsabile della pastorale con i circensi della Fondazione Migrantes, presiedendo, insieme ad altri sacerdoti, le esequie di Moira Orfei nel duomo di San Donà di Piave. “Qual è quel luogo dove meglio si aprono spazi di festa ed amicizia se non il Circo”, ha detto mons. Saviola ricordando la figura di Moira che attraverso i suoi spettacoli ha contribuito ad allietare bambini, giovani ed adulti e a “rendere  gli uomini più vicini gli uni agli altri”. “E’ normale – ha aggiunto il sacerdote  - la sofferenza e la  tristezza  che è presente  in  noi, per la sua  dipartita: è testimonianza del vuoto  che la nostra fragilità  umana sperimenta e teme, mentre accompagniamo il suo corpo alla sepoltura. Non esisterebbe questo vuoto se prima non avessimo gustato e goduto una presenza feconda e carica di amore. Abbiamo paura che ci manchi  ciò che fino ad oggi abbiamo  goduto”. “Siamo certi – ha concluso mons. Saviola -  che la morte non ha potuto vincere l'amore che ti ha unito ai tuoi cari. Ora sei ricongiunta con tutta la famiglia del Circo che ti ha precedute nella casa del Padre. Insieme a loro continuerai a proteggerci e ad illuminarci nel nostro cammino terreno. Continua ad affacciarti, Moira, ai nostri ricordi più profondi con il tuo grande sorriso e con la mano alzata in segno di saluto non di addio ma di arrivederci come quando alla fine di ogni spettacolo ti congedavi dal tuo sempre numeroso pubblico: appuntamento per te irrinunciabile in segno di amicizia e dì affetto”.
Mons. Saviola ha portato il cordoglio della Migrantes e degli operatori pastorali del settore Circhi e Luna Park sparsi in tutte le diocesi italiane.
“È un giorno triste per il mondo del circo. Con Moira Orfei – ha scritto il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo Dario Franceschini in un messaggio -  scompare una delle principali protagoniste dell’arte circense internazionale che, nel corso della sua ricca carriera, ha saputo divertire e stupire intere generazioni”. (Raffaele Iaria)
 

Doppio naufragio: decine i migranti dispersi

Madrid - Un’ondata ha lacerato il fragile fondo del barcone: 24 dei 46 passeggeri sono finiti in acqua. E il mare – dicono i superstiti – li ha inghiottiti in pochi istanti. Erano migranti in fuga dai conflitti e la miseria dell’Africa subsahariana. Il naufragio è avvenuto nel corridoio atlantico tra le Canarie e il Sahara occidentale, nella notte tra martedì e mercoledì. Proprio il buio ha ostacolato le operazioni di salvataggio da parte della Guardia costiera spagnola. Quest’ultima è riuscita a salvare 22 giovani uomini, trasportati a Puerto de Arguinenguín, sull’isola di Gran Canaria. I sopravvissuti hanno raccontato un viaggio da incubo, cominciato tre giorni fa. Le ricerche dei dispersi sono ancora in corso: se non verranno ritrovati vivi, quella di ieri sarà la tragedia più grave, al largo dell’arcipelago, dal 2006, quando annegarono 45 migranti nel naufragio di due imbarcazioni provenienti dalla Mauritania. Secondo gli ultimi dati di Madrid, nella frontiera sud della Penisola, sono morti almeno 21mila irregolari tra il 1998 e il 2014. Sempre ieri, un altro incidente è avvenuto non lontano dalle coste di Bodrum, nel sud-ovest della Turchia. Almeno dieci migranti siriani sono dispersi, cinque sono stati salvati.
 

Acireale, domani incontro di formazione sul tema “Una umanità migrante”

Acireale - Domani pomeriggio, nella sala teatro dell`Istituto Socio-Psico-Pedagogico Regina Elena di Acireale, si svolgerà un incontro di formazione per docenti, educatori e formatori sul tema del fenomeno della migrazione. A guidare la riflessione su "Una umanità migrante" interverranno il giornalista Renato Camarda e l`avvocato Viviana Cafaro.  L`incontro ha come obiettivo quello di fornire ai docenti, ai formatori ed agli educatori, delle informazioni riguardo ai recenti flussi migratori, conoscerne le origini e le motivazioni e conoscere le norme europee e nazionali con le quali si cerca di regolare tali flussi per poi utilizzare tali informazioni all’interno dei percorsi formativi e didattici da proporre agli studenti.
L`incontro fa parte dei Percorsi Condivisi di Legalità che si realizzano ogni anno in rete con le scuole superiori di Acireale (IIS Gulli e Pennisi, IIS Majorana-Meucci, IIS Regina Elena e IISS Galielo Ferraris), Libera e l`associazione Liberacittadinanza, incontri tesi ad educare attraverso l`esercizio della democrazia, della partecipazione e della cittadinanza.
 
 

Circo: aperte a Milano le giornate di studio sull’arte circense

Milano -  E’ all’indomani dell’improvvisa scomparsa della regina del Circo italiano – Moira Orfei – che il Presidente del Rosgostsirk, Vadim Gagloev, ha dato il via alle Giornate di Studio sull’Arte Circense, con una lezione sulla storia e il modello unici del “Circo di Stato” e sulle sfide di quest’arte, rivolta agli studenti del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano.
Affiancato da Alessandro Serena di Circo e Dintorni - Direttore Scientifico del progetto “Open Circus” che da 7 anni promuove le Giornate di Studio – Gagloev ha tracciato il percorso storico del Circo in Russia dal ‘700 fino ad arrivare al Rosgostsirk odierno: un’organizzazione statale cui afferiscono 44 circhi stabili in tutto il Paese, con uno staff complessivo di oltre 800 persone e 2000 artisti – vere e proprie star note al grande pubblico russo - raccolti in compagnie che si spostano nei circhi dei diversi centri cittadini garantendo programmazioni di altissimo livello.
L’Italia ha svolto un ruolo determinante nella nascita e nel radicamento dell’Arte Circense in Russia, che è parte integrante del tessuto culturale e sociale russo: “E’ stata una famiglia italiana, i Ciniselli – spiega Gagloev - a inaugurare la storia del circo stabile in Russia, fondando a metà Ottocento il circo di San Pietroburgo, la più antica e celebre istituzione stabile nel Paese; ed è stato grazie ad artisti italiani, francesi ed europei che il Circo ha dato i suoi primi grandi frutti nell’Ottocento, tanto da essere regolamentato e da diventare una emanazione del Ministero della Cultura, con una legittimità pari a quella del Teatro e del Cinema”.
Eppure i problemi non mancano: se soprattutto negli anni ’60, ’70 e ’80 del Novecento si è assistito a un incremento del numero di circhi e all’introduzione di nuovi generi e numeri grandiosi (tra tutti la “barra russa”), dagli anni ’90 il Circo risente di una forte crisi – in Russia e a livello internazionale –  un fenomeno sostenuto anche dai sondaggi, secondo cui “solo” il 50% della popolazione afferma di amare il Circo (un tempo il giudizio positivo sarebbe stato pressoché unanime). “Da anni ci stiamo chiedendo con altri direttori di organizzazioni circensi – commenta Vadim Gagloev - che cosa stia succedendo, che cosa si aspetta lo spettatore dal Circo, quale sia il prodotto da vendere e soprattutto quale sia l’essenza stessa del Circo oggi”. Quesiti che - secondo il Direttore Generale del Rosgostsirk – non trovano risposta perché il Circo stesso non riesce a rispondere alla domanda su cosa esso sia e – soprattutto – perché manca nell’Arte Circense una formazione pubblica internazionale accessibile a tutti (rispetto al Teatro, alla Danza e allo Sport), motivo per cui le dinastie circensi hanno un ruolo fondamentale nel trasmettere l’Arte.
Proprio sui problemi attuali del Circo a livello mondiale si rifletterà nel Forum Internazionale dell’Arte Circense in programma a dicembre a San Pietroburgo e patrocinato dall’UNESCO (in quanto il Circo è riconosciuto Patrimonio dell’Umanità). Intanto, per favorire la comunicazione sul mondo del Circo e promuoverne la creatività e professionalità, il Rosgostisirk ha istituito con il Ministero della Cultura “Master”,  premio annuale internazionale dedicato alle arti circensi. 
 E’ con un caldo appello agli studenti che Gagloev conclude la sua lectio all’Università degli Studi di Milano: “Forse sarete voi a cambiare le sorti del Circo e a creare una nuova Scuola; se desiderate conoscere ed entrare in questo mondo, questo è il momento giusto, in cui è possibile sfruttare le nuove tecnologie.  Da parte nostra non mancherà il supporto.”
 
 

Firenze: nasce una Scuola per l’educazione al dialogo interreligioso

Firenze - Nei giorni scorsi è stato firmato lo schema del protocollo d’intesa tra i capi delle comunità cattolica, ebraica e islamica per la realizzazione dell’istituto da parte del Sindaco Dario Nardella, del Cardinale Arcivescovo Giuseppe Betori, del Rabbino Joseph Levi e da Musa Mohammad, delegato dall’imam Izzedin Elzir. La Scuola fiorentina per l’educazione al dialogo interreligioso avrà come scopo fondamentale “lo studio e la promozione del dialogo tra culture”, la “comprensione e l’interazione positiva e cooperativa fra persone appartenenti a differenti tradizioni religiose” e il “conseguente rispetto e valorizzazione interculturale”. L’istruzione, la conoscenza e “la condivisione delle ricchezze etiche, religiose e identitarie, custodite in ogni cultura del mondo saranno i valori e le leve attraverso le quali la Scuola si farà portavoce di concetti inalienabili” di crescita e sviluppo umano come la coesione, la pace, lo scambio, il dialogo sociale. Contro “ogni stereotipo culturale e intolleranza etnica e religiosa”. La Scuola, si legge nel protocollo d’intesa, “offrirà ai giovani che la frequenteranno gli strumenti e la metodologia per poter diffondere, nei paesi di origine e a livello internazionale, il patrimonio di conoscenze e di cultura interreligiosa e interculturale acquisite durante la frequentazione dei corsi e la permanenza nella scuola fiorentina”. In base al protocollo sottoscritto nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il Comune e i capi delle comunità religiose cattolica, ebraica e islamica “si impegnano a proseguire il percorso di collaborazione già iniziato, seguendo un iter condiviso e sviluppando la progettualità” con “un gruppo di lavoro comune”. (fonte ToscanaOggi)
 

Dal cuore dell’Africa a quello dell’Europa: a Messina un incontro di preghiera senza confini

Messina - “Cosa abbiamo fatto di male Signore? Il nostro peccato è quello di essere poveri. Ci state uccidendo, lasciate che l’Africa trovi la sua pace”.
Come ben si evince dalla strofa di una delle canzoni intonate, quello organizzato dall’Ufficio Migrantes di Messina sabato 14 novembre, nella chiesa di “Santa Maria di Porto Salvo”, doveva essere un “incontro di preghiera per le vittime per le migrazioni”. Purtroppo, però, gli echi, ancora profondi, degli spari e delle urla di terrore che hanno inondato Parigi, l’Europa e il mondo intero, hanno fatto sì che l’appuntamento organizzato dalla Migrantes di Messina si trasformasse in un incontro di preghiera in memoria di quanti, per ragioni diverse, hanno visto brutalmente spezzate le loro vite. Un momento di condivisione tra occidente e oriente, reso ancor più intenso dal bisogno di superare gli echi dell’odio e della diffidenza verso l’altro che, inevitabilmente, a seguito di quando accaduto nel cuore dell’Europa, rischiano di riprodurre invalicabili barriere ideologiche.
Un pensiero alle vittime del mare e a quelle delle armi dei terroristi dell’Isis; un pensiero rivolto a chi, ogni giorno, tenta di trovare pace oltre il Canale di Sicilia scappando da guerre, fame e persecuzioni e un pensiero rivolto a quanti, in una sera uguale a tante altre solo all’apparenza, hanno invece conosciuto morte e paura. Un’atmosfera a tratti surreale quella respirata tra le navate di “Santa Maria di Porto Salvo”, scandita da intensi momenti musicali intonati dal coro multietnico dell’Ufficio Migrantes di Messina. Ad “impreziosire” la croce ricavata dal legno dei barconi, posizionata a ridosso dell’altare, un giubbotto di salvataggio, unica ancora di salvezza nelle insidiose navigazioni del Mediterraneo; una busta per colazione a sacco, a significare la frugalità del viaggio intrapreso dall’Africa verso l’Europa; una cassetta di pomodori e un paio di scarpe con tacco a spillo, rispettivamente emblemi dello sfruttamento di migranti uomini e donne; uno zainetto ed un peluche, immagini di un’infanzia spesso rubata. Tanti simboli a “incorniciare” il simbolo, quello della Croce, posti ai piedi di quest’ultima da alcuni ragazzi ospiti del Centro di prima accoglienza per minori stranieri non accompagnati “Ahmed” di Messina. Una presenza, quella dei minori, che ha rappresentato e rappresenta testimonianza concreta di come il fenomeno della mobilità umana vada considerato e analizzato ben oltre la fase emergenziale degli sbarchi. Una presenza che è segno delle domande a cui la Chiesa e la società civile devono riuscire a dare delle risposte, ripensando nuove forme di accoglienza, immaginando di costruire una città capace di vivere, attraverso gesti concreti, i valori della solidarietà e della condivisione. Valori che, come testimoniato dalle intercessioni recitate  durante la celebrazione dai rappresentanti di diverse parrocchie cittadine, chiamate da Papa Francesco ad essere protagoniste di ospitalità, e dai diversi rappresentanti delle comunità religiose presenti sul territorio messinese (chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Kiev; comunità islamica; comunità buddhista), devono animare e riempire di senso i gesti quotidiani di ciascun credente a prescindere dal proprio credo. Oltre “confini” di colore, razza o religione. (Elena De Pasquale)
 
 
 

Napoli: giornata di studio all’Università di Napoli su “Noi nel Mondo e il Mondo da noi”

Napoli - “Noi nel Mondo e il Mondo da noi: dai diritti all’integrazione dei migranti”. E’ questo il tema di una giornata di studi che si svolgerà il 20 novembre all’Università di  Napoli promossa dal Master di I livello in “Immigrazione e politiche pubbliche di accoglienza e integrazione” del Dipartimento di Scienze Politiche in collaborazione con Save the Children Napoli .
Due le sessioni in programma. La prima sul tema “Gli italiani all’estero: la difficile conquista dei diritti” mentre la seconda sarà dedicata ai flussi migratori provenienti dall’estero.
Tra i tanti interventi previsti quelli di Delfina Licata, capo redattrice del Rapporto “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes e del Direttore Generale dello stesso organismo, mons. Gian Carlo Perego.
 

Almeno settecento bambini al giorno chiedono asilo

 
Città del Vaticano - La crisi dei rifugiati e migranti in Europa colpisce drammaticamente i bambini: da gennaio più di 215.000 minorenni, 700 al giorno, hanno cercato asilo nell’Unione europea, e circa 700 bambini sono morti nel 2015 attraversando il Mediterraneo. Le stime sono state diffuse dall’Unicef, il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, che ha lanciato una petizione per i diritti dei bambini in pericolo. “Dall’inizio del 2014 — dicono fonti dell’Unicef — circa trenta milioni di bambini hanno lasciato le proprie case a causa di guerre, violenza e persecuzioni”.
Nel dettaglio, il Fondo riferisce che più di due milioni di bambini rifugiati hanno trovato riparo in Egitto, Iraq, Giordania, Libano e Turchia. In Iraq, 1,3 milioni di bambini sono sfollati, 2,3 milioni nello Yemen, dove ne sono stati uccisi 573 negli ultimi sei mesi. In Sud Sudan più di un milione di bambini sono sfollati a causa del conflitto. In Nigeria, Camerun, Niger e Ciad, 1,4 milioni di bambini sono stati costretti a lasciare il loro Paese a causa del gruppo armato di Boko Haram. “Questi bimbi, come i nostri figli, hanno diritto a crescere sani, a giocare, ad andare a scuola, ad avere un futuro” afferma l’Unicef. Per difendere i diritti di questi bambini, il fondo ha lanciato, come detto, una petizione in vista della Giornata internazionale dell’infanzia e dell’adolescenza, che si terrà il prossimo 20 novembre. Intanto, continua l’allarme nel Mediterraneo. Questa mattina sono stati segnalati otto morti e tre dispersi per il naufragio di un gommone affondato al largo dell’isola di Kos. Ci sono sette sopravvissuti. La notizia è resa nota dalla Guardia costiera ellenica. Non è da meno la situazione sulla rotta dei Balcani. Il totale dei nuovi arrivi di migranti nella giornata di ieri (fino alle 18, dicono le autorità locali) è stato pari a 4.141 persone. Nel fine settimana il flusso si era assestato a circa settemila arrivi al giorno. Il centro più affollato rimane quello di Sentilj nei pressi del confine con l’Austria. In serata vi avevano trovato sistemazione 4.243 migranti. I centri di prima accoglienza al confine con la Croazia sono invece quasi vuoti: il maggior numero di persone (239 profughi) sono ospitati a Dobova e sono in attesa di essere trasportati proprio verso Sentilj.
Il numero totale dei migranti entrati in Slovenia dall’inizio della seconda ondata migratoria (ovvero dal 17 ottobre scorso) è salito, sempre secondo i dati forniti dalla polizia slovena, a 221.044, mentre quelli che dal 20 ottobre in poi hanno lasciato la Slovenia in direzione Austria sono stati 206.514. (L'Osservatore Romano)
 

UNHCR: i rifugiati non devono diventare capri espiatori

Ginevra - L’UNHCR esprime “shock ed orrore” nei confronti degli attacchi di Parigi e dell’uccisione di così tante persone innocenti. L’Alto Commissario per i Rifugiati, António Guterres, ha espresso la sua “solidarietà” con il governo ed il popolo francese, così come ha fatto con il governo del Libano in seguito ai recenti attacchi mortali a Beirut. “La stragrande maggioranza di coloro che arrivano in Europa – evidenzia l’UNHCR - fugge da persecuzioni o dalle conseguenze dei conflitti che mettono in pericolo la loro vita, ed è incapace di raggiungere la salvezza attraverso vie legali. Anche le situazioni precarie nei paesi di prima accoglienza stanno spingendo molti a partire per l’Europa. Molti fuggono dall’estremismo e dal terrorismo – proprio dalle stesse persone legate agli attacchi di Parigi”. L’UNHCR è “profondamente preoccupato” dalla notizia, “non ancora confermata, che uno degli attentatori di Parigi potrebbe essere arrivato in Europa con il flusso attuale”. L’Agenzia ONU per i rifugiati crede “fortemente nell’importanza di preservare l’integrità del sistema d’asilo. L’asilo e il terrorismo non sono compatibili l’uno con l’altro. La Convenzione sui Rifugiati del 1951 è chiara su questo, infatti esclude dal suo ambito di applicazione le persone che hanno commesso crimini gravi”. “Fin dall’inizio, abbiamo – si legge in una nota - sollecitato i paesi a mettere in atto immediatamente dei meccanismi efficaci di accoglienza, identificazione e registrazione appena le persone arrivano. Ai rifugiati bisogna garantire protezione e i richiedenti asilo eleggibili devono poter accedere al piano UE di ricollocamento. Il piano di ricollocamento e le altre misure concordate possono migliorare la gestione e la stabilizzazione degli attuali flussi di persone. Queste misure includono piani di sicurezza e l’appropriata registrazione di tutte le persone in fuga”. L’UNHCR esprime “preoccupazione” per la reazione di alcuni Stati che potrebbero porre fine ai programmi messi a punto, facendo marcia indietro sugli impegni presi per gestire la crisi dei rifugiati o proponendo di innalzare nuove barriere e “profondo sconcerto per la retorica che demonizza i rifugiati come gruppo. Si tratta di qualcosa di molto pericoloso, in quanto contribuisce ad aumentare la xenofobia e la paura. I problemi di sicurezza che l’Europa sta affrontando oggi – spiega - sono estremamente complessi. Non si possono trasformare i rifugiati in capri espiatori, e questi non possono diventare le vittime secondarie di tali tragici eventi. Ciò evidenzia anche il bisogno urgente di espandere significativamente i canali legali, in particolare i programmi di ricollocamento e di ammissioni umanitarie, come alternative ai viaggi pericolosi e irregolari, stroncando nel frattempo il traffico di esseri umani. Garantire la sicurezza delle nostre società e l’integrità dei programmi di asilo in Europa non sono obiettivi incompatibili. Questi sono centrali – conclude l’agenzia dell’ONU - per mantenere i valori europei fondamentali e per proteggere il diritto a chiedere asilo”.
 

MCI Parigi: silenzio e preghiera dopo la tragedia terroristica

Parigi - La comunità italiana di Parigi, “come credente in Cristo Signore della Vita”, nelle Messe di sabato e domenica scorsa si è unita a tutta la Chiesa “per la preghiera di suffragio per i defunti e per le intenzioni dei sopravvissuti, feriti, familiari, società tutta intera nella richiesta di consolazione, misericordia e pace al Dio della Vita”. A dirlo è il rettore della Missione Cattolica Italiana di Parigi, padre Lorenzo Prencipe dopo i recenti avvenimenti che hanno sconvolto la Francia e non solo. Venerdì 13 novembre, “alcuni fanatici terroristi hanno seminato la morte e la disperazione in alcuni quartieri di Parigi: alcuni bar e ristoranti, una sala di musica, uno stadio, tutti luoghi di ritrovo conviviale e distensivo, soprattutto di giovani vite, piene di speranze e di progetti. La città – aggiunge il religioso - si è svegliata nel silenzio attonito di chi non riesce a spiegarsi il perché di tale violenza cieca e omicida. La tentazione è quella di arrendersi al terrore, di pensare che è impossibile lottare contro il male che colpisce gli innocenti alle spalle, di chiudersi in casa e in se stessi o di abbandonarsi all'odio che distrugge il cuore dell'uomo”. Per padre Prencipe “ognuno di noi, deve fare i conti con queste, ed altre, risposte possibili all'orrore. Ognuno di noi vuole giustizia. Ognuno di noi dovrà comunque ritrovare in se stesso quel sentimento di misericordia compassionevole che ci fa piangere i morti, soffrire con chi è nel dolore, essere solidali con quanti hanno portato soccorso a vittime e feriti, collaborativi con le forze dell'ordine incaricati di assicurare i colpevoli alla giustizia”. In segno di vicinanza alle vittime e ai familiari padre Prencipe annuncia che il catechismo, previsto per giovedì 19 novembre, sarà rinviato.
 

Acli: una guida per gli italiani che arrivano in Germania

Roma - Il numero degli italiani, giovani per lo più ma non solo, che si trasferisce in Germania continua a crescere, e con esso i bisogni d'informazione, consulenza e sostegno dei “nuovi migranti italiani”. Per farvi fronte, le Acli del Baden-Wurttemberg, dopo la costituzione del  Ciane (Centro informazioni Acli nuova emigrazione), pubblicano una guida di orientamento per chi arriva in città. Oggi le Acli del Baden-Württemberg, insieme al Patronato Acli di Stoccarda, desiderano dare un ulteriore loro contributo per dare risposte al bisogno d'informazione dei nuovi arrivati. Il primo intervento – spiegano “l'abbiamo fatto realizzando il ‘Ciane’, un servizio offerto due volte la settimana ai connazionali che arrivano a Stoccarda e hanno bisogno di numerose e diverse informazioni: come funziona l'iscrizione al comune; dove e come posso usufruire di un corso di tedesco; come e dove far riconoscere il titolo di studio, come scrivere una candidatura per un posto di lavoro. Al Ciane cerchiamo di dare risposte a queste e altre richieste”. Il secondo intervento è questa guida che contiene informazioni su come orientarsi quando si arriva a Stoccarda. Una guida “non esaustiva di tutte le domande che chi arriva per la prima volta a Stoccarda (o in un qualsiasi paese della Germania) può porre, ma il rinvio alle diverse istituzioni competenti, agevola di sicuro il ‘primo impatto’”.
 

Roma: domani preghiera per la pace in Siria, Iraq e per le vittime di Parigi

Roma - Domani pomeriggio, alle ore 18,00, nella Basilica dei Santi Quattro Coronati a Roma, il Cardinale Vicario del Papa per la diocesi di Roma, Agostino Vallini, presiederà i vespri per la pace in Siria e in Iraq. Parteciperanno all’incontro anche il nuovo Arcivescovo di Bologna, il vescovo Matteo Zuppi, e il Vescovo ausiliare del settore Sud di Roma, Mons. Paolo Lojudice, che ha preso il posto di Mons. Zuppi nel coordinamento del Centro per la cooperazione missionaria tra le Chiese della diocesi di Roma, organizzatore dell’iniziativa insieme all’Ufficio Migrantes. Al centro della serata, in cui si pregherà anche per le vittime degli attentati di Parigi, la testimonianza di fra Firas Lutfi, religioso siriano dei Frati Minori, in procinto di tornare ad Aleppo. Prevista la partecipazione dei fratelli delle Chiese orientali presenti a Roma. “Non vogliamo smettere di commuoverci di fronte alla sofferenza della Siria e dell’Iraq, che tra l’altro coinvolgono tanti nostri fratelli nella fede”, scriveva qualche giorno fa nel suo invito alla partecipazione il vescovo Matteo Zuppi. E, rinnovando l’invito di Papa Francesco all’attenzione e alla commozione “verso una sofferenza così grande e inaccettabile”, concludeva: “Non possiamo fare molto ma certamente non vogliamo rassegnarci e restare indifferenti”. L’animazione della liturgia sarà curata dalle monache agostiniane del Monastero dei Santi Quattro Coronati.
 

Oratori di Milano: il 91% vede la presenza di stranieri

Milano - Capillarmente diffusi sul territorio, ben attrezzati, con un’ampia gamma di attività che spazia dai percorsi di fede, allo sport, al teatro e frequentati soprattutto dai più piccoli. Sono queste le caratteristiche principali degli oratori della diocesi di Milano secondo la ricerca “L’oratorio oggi” presentata nei giorni scorsi all’Assemblea diocesana dei responsabili e degli educatori degli oratori, la prima che presenta una radiografia completa degli oratori milanesi. Gli oratori sono presenti nell’84% delle parrocchie della diocesi di Milano, percentuale superiore alle media lombarda (75%). Sono frequentati mediamente da 212 tra bambini e ragazzi, un dato più positivo di quello degli oratori in tutto il territorio regionale (180). I 937 oratori ambrosiani sono luoghi aperti in ogni periodo dell’anno e durante tutta la settimana: nella fascia pomeridiana il 65% prevede attività e quasi tutti, il 96%, la domenica. Possono contare anche su una buona dotazione di spazi, attrezzature, strumenti didattici. Nella stragrande maggioranza sono presenti aule per incontri, aree gioco, sale ricreative, impianti sportivi, saloni da 100 mq in su. La ricerca ha evidenziato che vi si svolgono in media 11 diverse attività (dato in linea con la media lombarda): si spazia da feste, attività ricreative, formazione liturgica e spirituale, gite, pellegrinaggi. In diocesi l’oratorio è frequentato da 1 bambino su 3 tra i 6 e i 12 anni. Come succede nel resto dalle Lombardia la presenza alle iniziative oratoriane cala con il crescere dell’età, fino a giungere al 4% della popolazione tra i 19 e i 30 anni. Gli oratori sono luoghi di integrazione: nel 91% degli oratori milanesi sono presenti ragazzi stranieri, in numero consistente: nel 50% degli oratori in numero superiore a 20 unità. Per loro sono pensate anche attività specifiche.
 

Mons. Nosiglia: grazie per l’accoglienza di migranti

Torino - “Ringrazio il Signore che ben 180 famiglie (e stanno ancora aumentando) hanno aderito all'invito di aprire la loro casa a un rifugiato per condividere quanto di più prezioso ha: una famiglia, la casa, la fraternità, l'accoglienza. E mi auguro che nelle festività di Natale tante famiglie e canoniche si aprano per accogliere un povero a pranzare nella propria casa perché, se Gesù è nato in una grotta e non in una casa non avendola trovata, almeno oggi i suoi discepoli sappiano offrirgli una casa accogliendo proprio nei giorni più densi di affetto e amicizia dell'anno che ne è privo”. E’ quanto ha detto mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, durante la celebrazione di ordinazione di 8 diaconi permanenti. Tra questi Kenneth Ilonwa, coordinatore e animatore da anni del gruppo ecumenico di cristiani nigeriani nella diocesi piemontese. Oggi – ha detto mons. Nosiglia - il nostro cuore è “turbato” dalla strage di Parigi e “alta si eleva la preghiera a Dio, fonte di giustizia e di pace, ma anche forte deve essere la nostra speranza fondata sulla certezza che ci viene dalla croce del Signore che il male alla fine viene vinto dall'amore più grande, che dà anche la vita per gli altri. Continuiamo dunque a operare per un mondo dove la cultura dell'incontro e non dello scarto si impone e dove, contro la violenza e la morte, non risponde con violenza e morte, ma sa vincere ogni male, anche il più ingiusto e devastante, con l'amore, la riconciliazione, il saper pagare un prezzo alto anche di persona come ha fatto Gesù, i martiri e tanti innocenti nel corso della storia cristiana di tutti i tempi e anche oggi”. “Sì - ha concluso - siamo certi che il bene e l'Amore di Dio accolto e vissuto giorno per giorno nel dovere e nelle responsabilità quotidiane di ciascuno vincerà ogni male e sarà più forte di ogni apparente sua sconfitta. Di questo siamo chiamati ad essere testimoni e promotori nella mentalità e nella cultura della gente, intessendo una rete di prossimità, di servizio e di accoglienza verso tutti testimoniando così la forza della Pasqua del Risorto, che niente e nessuno potrà mai impedire di imporsi nella storia”. (Raffaele Iaria)
 
 

Echi dalla lunga distanza: sul palcoscenico le speranze e i drammi dei migranti

Palermo - Maris sogna di aprire un negozio tutto suo, in modo da portare in Italia la madre che ha dovuto lasciare in patria. Le sue speranze e i suoi desideri si mescolano ai ricordi dolorosi del lungo viaggio che lo ha portato in Europa. La traversata in mare durata otto giorni, trascorsi ad urlare “perché si sperava che, dietro quel buio e dietro quel nulla in tumulto, ci fosse qualcuno. E due donne annegavano. Un uomo urlava, guardava quei corpi, si batteva le mani”.
La storia di Maris e quella di altri ragazzi che hanno attraversato il Mediterraneo per sfuggire alla guerra, alle persecuzioni e alla fame sono al centro di “Echi della lunga distanza”, spettacolo ideato dal regista e narratore iracheno Yousif Latif Jaralla, che andrà in scena il prossimo 3 dicembre al Teatro Biondo di Palermo.
Storie di fughe dolorose, echi della lunga distanza di tanti minori non accompagnati o richiedenti asilo, che nei tre anni del progetto a loro dedicato hanno frequentato le aule della Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell’Università di Palermo. Storie recitate da Ama, Amadou, Saikou, Kirolos, Rosemary, Sadikur e Khalifa, altri minori compagni di banco di chi quelle storie le ha raccontate.
“L’Africa salirà sul palco – anticipa il regista Jaralla – e accompagneremo gli spettatori in un viaggio nell'habitat originale, nei paesi di provenienza dei nostri giovani attori e dei protagonisti delle storie. Perché le narrazioni saranno esclusivamente nella lingua madre dei ragazzi”.
Lo spettacolo teatrale inaugurerà l’anno accademico del dottorato in “Studi letterari, filologico-linguistici e storico culturali” del Dipartimento di Scienze Umanistiche di Unipa. Un modo – spiegano i promotori dell’iniziativa – per rimarcare la linea culturale del dottorato e di tutto l’Ateneo, che mira a promuovere un’idea di cittadinanza basata sull’apertura culturale e sull’inclusione linguistica.
“Con lo spettacolo e l’inaugurazione del dottorato, l’Università si apre alla città – commenta il coordinatore Mari D’Agostino – e sul palco non ci saranno solo i minori: insieme a loro ci sarà un popolo di cinquanta migranti che ascolterà, insieme al pubblico in sala, le storie dei loro figli, fratelli, amici”.
Nel corso della manifestazione, inoltre, saranno consegnati gli attestati Cils (Certificazione di Italiano come lingua straniera) alle donne migranti del progetto Fei “I Saperi dell'Inclusione”, che hanno superato brillantemente l’esame dopo aver seguito i corsi di lingua e cultura italiana della Scuola di lingua italiana per stranieri. Attestati verranno consegnati anche ai minori inseriti nei processi di inclusione linguistica della Scuola. (Luca Insalaco)
 
 

Il dialogo che favorisce lo sviluppo della cultura e la pace

Firenze - Di fronte ai terribili, vili atti terroristici di Parigi, emerge il sentimento della rabbia e della paura. Sale il sospetto irrazionale e il pregiudizio verso chi ci è accanto e si professa musulmano. Ma sappiamo bene che musulmano non è uguale a terrorista, né atteggiamento cristiano è stato la caccia alle streghe o le cosiddette “guerre dei Franchi”, com'erano chiamate con altro nome le Crociate. Monta l'irragionevole rivalsa di una laicità non compresa, che diviene ideologia quando dice basta con le religioni, retaggio oscurantista. Non viene in mente, ad esempio, che Marsilio Ficino, nella Firenze del '400 propone per primo il concetto della Dignità dell'Uomo. Ficino era un frate domenicano e attingeva la sua riflessione prevalentemente dalla Scrittura, oltre che dai classici. Così Leon Battista Alberti, che nella sua visione urbanistica considera la città “una grande casa per una grande famiglia”. La stessa Rivoluzione francese, desiderosa di combattere i privilegi di casta e promuovere la giustizia, fa propri valori evangelici, ma prendendo le distanze dalla dimensione della trascendenza, inventa la ghigliottina e il terrore. Sì, evviva la laicità che è dimensione umana fondamentale, perché rispettosa dell'altro con la sua diversità. La laicità che appartiene a chi professa una fede religiosa, come a chi non la professa. La laicità che permette lo scambio sincero di pensieri diversi, cioè il dialogo che favorisce lo sviluppo della cultura e la pace. I nostri Costituenti lo hanno mostrato scrivendo insieme i 12 Principi, anticipando quasi di un anno la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. La civiltà europea, sorta prevalentemente dall’incontro dell’umanesimo greco con quello giudaico e cristiano si fonda sul valore dell’ospitalità e dell'accoglienza. Lo stesso Islam riconosce nel “Volto” di Dio misericordioso e nell’attenzione al povero (Zakat) questo stesso valore. Ospite nel nostro linguaggio è colui che è accolto ed è anche colui che accoglie: in questa parola c’è il senso della reciprocità del dono. L’Europa deve recuperare sempre questo valore, altrimenti perderà la sua anima, la sua vitalità. 
Nel nostro mondo globale, occorre avviare un percorso nuovo che ci faccia uscire a poco a poco dalla logica della forza e della guerra che conduce il genere umano verso l'autodistruzione. Non c’è ancora stata la guerra che ha posto fine a tutte le guerre. Per questo occorre che l'Europa-che-non-c'è-ancora, scelga una politica condivisa, solidale, pacifica, aperta al nuovo e vincolante per gli stati membri, riconoscendo gli errori anche recenti che hanno sollecitato e permesso l'escalation di violenza che è sotto i nostri occhi. Il mondo ha bisogno dell'Europa. A livello locale, occorre inoltre che la politica sappia creare le condizioni materiali affinché i cittadini solidarizzino tra di loro, producendo comunità solidali e aperte, davvero partecipi della vita politica, basate sulla relazione fraterna, sulla nonviolenza. C'è nel nostro Paese un società civile che va oltre la paura ed è attenta all'incontro; che ha una visione matura della realtà sociale, locale e planetaria ed opera proficuamente attraverso le tante forme del volontariato, divenuto ormai a dimensione interculturale. E' questo motivo di grande speranza. Non possiamo perdere la Speranza! (Maurizio Certini)
 
 
 

Migrantes Torino: convegno su “l’immigrazione: numeri e fotografia di una umanità in movimento”

Torino - L’Ufficio Pastorale Migranti (Migrantes) della Diocesi di Torino organizza un incontro di confronto e approfondimento sui cambiamenti della mobilità umana che incidono nelle dinamiche sociali dei nostri territori. Un’occasione per riflettere sulle strade da percorrere per far crescere una cultura di accoglienza e di solidarietà nelle nostre città e nelle comunità ecclesiali. Nuove presenze di una Chiesa in uscita e nuove forme di prossimità con i migranti. L’incontro si svolgerà domani, 17 novembre, presso la Sala Multimediale in Corso Regina Margherita 174. Interverranno tra gli altri mons. Valter Danna, vicario generale della diocesi di Torino che introdurrà i lavori sul tema “Migranti e Chiesa locale: una comunità che si rinnova”.  Su “Immigrazione in Piemonte: presenze e interventi e sfide, interverrà Monica Cerutti, Assessore Regionale con delega all’Immigrazione; “Torino e la sfide della coesione sociale nell’attenzione alle povertà e alle fragilità” sarà il tema affidato a Elide Tisi, Vice-Presidente Anci Piemonte mentre mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes tratterà il tema “Il ruolo della comunità cristiana per la costruzione di un nuovo umanesimo in una società plurale”. Seguirà la testimonianza di don Giovanni Isonni, parroco di Santa Maria della Stella di Rivoli sul tema dell’accoglienza. I lavori saranno moderati da Sergio Durando, Direttore dell’Ufficio Migrantes di Torino.
 
 

Migrantes: Moira Orfei ha regalato “momenti di gioia e di divertimento”

Roma - “E’ stata  una donna che ha regalato momenti di gioia, di divertimento e di spensieratezza a grandi e piccoli”. Così mons. Piergiorgio Saviola, per anni direttore della pastorale per i circensi della Fondazione Migrantes, ricorda Moira Orfei, morta sabato a Brescia (dove il suo complesso era in scena). Una notizia che getta nel dolore tutto il mondo del circo e non solo. Basta leggere alcuni quotidiani di oggi che dedicano ampio spazio alla sua figura. Per mons. Saviola Moira Orfei è stata “una grande professionista che con il suo lavoro “ha portato in giro per il mondo la sua arte e il suo messaggio di pace e di speranza per il mondo. Tutti la ricordiamo come una donna che con i suoi spettacoli ha fatto divertire intere generazioni”. Moira, anche dopo aver smesso di lavorare, girava con il suo circo in giro per il mondo e non solo: “ricordiamo tutti i suoi saluti quando entrava in pista per dire grazie al pubblico che seguiva gli spettacoli e che l’accoglievano con applausi”.
Sarà proprio mons. Saviola a presiedere, mercoledì pomeriggio nel Duomo di  San Donà di Piave dove oggi arriverà la sua salma e dove sarà poi seppellita nella tomba di famiglia.
La Fondazione  Migrantes esprime cordoglio al marito Walter Nones, ai figli Stefano e Lara, ai nipotini e a tutti i familiari, ai quali si unisce anche le nostra redazione e quella di “Migrati-press”.
Moira (all’anagrafe Miranda) Orfei era nata a Codroipo il 21 dicembre 1931. La sua popolarità, fin dagli anni ’60 è stata enorme sia nell’arte circense che nel suo ruolo di attrice in diversi film. Ma non solo: una sua foto, scattata da Mario De Biasi, dal titolo “Gli italiani si voltano” e  che mostra una giovanissima Moira Orfei avanzare di spalle in piazza Duomo a Milano, si trova oggi  al Guggenheim di New York. (R.I.)
 

Papa Francesco: la strada della violenza e dell’odio non risolve i problemi dell’umanità!

Città del Vaticano - Papa Francesco esprime “profondo dolore” per gli attacchi terroristici che nella tarda serata di venerdì hanno insanguinato la Francia, causando numerose vittime. E lo fa, dopo le parole di sabato a Lucio Brunelli, Direttore di Tv2000, davanti a migliaia di persone presenti ieri mattina in Piazza San Pietro, dopo la preghiera mariana dell’Angelus.
Papa Francesco esprime “profondo cordoglio” al Presidente della Repubblica Francese e a tutti i cittadini di questo Paese ed è “vicino” in particolare ai familiari di quanti hanno perso la vita e ai feriti. “Tanta barbarie – ha detto il Papa - ci lascia sgomenti e ci si chiede come possa il cuore dell’uomo ideare e realizzare eventi così orribili, che hanno sconvolto non solo la Francia ma il mondo intero. Dinanzi a tali atti intollerabili, non si può non condannare l’inqualificabile affronto alla dignità della persona umana. Voglio riaffermare con vigore che la strada della violenza e dell’odio non risolve i problemi dell’umanità!”. “Utilizzare il nome di Dio per utilizzare questa strada –ha detto a braccio -  è una bestemmia”. Da qui l’invito a “unirvi alla mia preghiera: affidiamo alla misericordia di Dio le inermi vittime di questa tragedia. La Vergine Maria, Madre di misericordia, susciti nei cuori di tutti pensieri di saggezza e propositi di pace. A Lei chiediamo di proteggere e vegliare sulla cara Nazione francese, sull’Europa e sul mondo intero”. E commentando le letture del giorno ha detto che Gesù “vuole sottrarre i suoi discepoli di ogni epoca 
alla curiosità per le date, le previsioni, gli oroscopi, e 
concentra la nostra attenzione sull’oggi della storia”. “Gesù – ha detto il pontefice -  
ci richiama all’attesa e alla vigilanza, che escludono tanto l’impazienza quanto l’assopimento, tanto le 
fughe in avanti quanto il rimanere imprigionati nel tempo attuale e nella mondanità”. (Raffaele Iaria)